martedì 17 gennaio 2017

Art and Illusion - Art and Illusion 1990


da artandillusion.it
Il gruppo si è formato verso la fine del 1989 per iniziativa di Luca Sabia (Voce e Chitarre). La formazione iniziale, che include anche Fabio Antonelli (Chitarre), autoproduce un primo demo-tape "Art and Illusion" nel 1990. Nei tre anni che seguono la band si dedica quasi prevalentemente all'attività Live, circoscritta in ogni modo in un ambito locale; l'organico della band si allarga in prospettiva degli spettacoli dal vivo, includendo un altro chitarrista (Andrea Giganti), un bassista  (Pier Mazza) ed un batterista (Dario Broglia), quest'ultimo poi diventa parte integrante del gruppo collaborando anche alle registrazioni del primo album ufficiale realizzate tra il marzo ed il novembre '92. 


1. Memories (the fire from within) 
2. The eternal mask 
3. Soliloquy no. 4 
4. the door in the mirror 
5. Soliloquy no. 3 
6. Art or Illusion? 
7. Soliloquy no. 2 
8. Lost in time: 
a) lost in time (opening section) 
b) the sandwatch (1st part) 
c) escape from the mirror 
d) behind the mirror (excerpt) 
e)the sandwatch (2nd part) 
f) lost in time (closing section) 
9. Soliloquy no. 1 (including "goodbye miss light")



Luca Sabia / vocals, guitar, bass, keyboards and drum programming 
Fabio Antonelli / classic guitar 




liberamente tratto e tradotto da Progarchives (Neu!mann)

Finora questa piccola ma accattivante banda italiana è stata ingiustamente considerata poco progressive. E' un peccato, perché l'album di debutto nel 1990 è una vera e propria chicca: rozzo, solo semi-professionale, ma con abbastanza qualità da meritare un secondo ascolto. A questo punto la band era più un progetto solista del poliedrico Luca Sabia (gestione di tutti gli strumenti tranne chitarra classica) e il suo album presenta una miscela non sgradevole di radio-friendly Neo Prog con stili pre-'70. L'influenza dei primi Genesis è notevole, ma la musica è comunque distante dalla fonte di ispirazione almeno per metà dei suoni. Le dolci melodie pastorali, disposte con disarmante semplicità preparate in studio per tastiera e chitarra (per lo più acustica), a volte raggiungono una pienezza quasi sinfonica che ricorda i migliori MARILLION: ascoltate la melanconica traccia iniziale o i 13 minuti del mini-epico "Lost in Time" (il titolo è un riferimento al discorso finale di Rutger Hauer nel film "Blade Runner"). Non ci si può nemmeno immaginare che sia un album italiano, i giri anglo-americani del suono e i testi in lingua inglese lo collocano ben al di fuori dello stile del Rock Progressivo Italiano. La qualità audio purtroppo è incerta e penalizza l'album, è come se le tracce master si fossero deteriorate nel corso del tempo. Ma guardiamo il lato positivo: il fruscio di fondo aiuta a mascherare la programmazione della batteria elettronica (nell'album successivo sarebbe stato poi impiegato un percussionista reale). Consideratelo un bootleg ufficiale, forse, o un pacchetto demo mai destinato alla vendita al pubblico, basta solo ignorare i difetti di produzione e concentrarsi sulla musica stessa, facendo ben attenzione a quello che si ascolta.

Post by Grog

2 commenti:

  1. Grazie Grog, sono canzoni assai piacevoli ed ho gradito molto anche i brani strumentali di chitarra.

    RispondiElimina