mercoledì 7 dicembre 2016

Alberto Radius - 1982 - Gente di Dublino (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Lombardia
02. Se il mare c'è
03. Non metteteci la bomba
04. Labirinto

Lato B
05. Olè
06. Centro campo
07. Pane amore e fantasia
08. Gente di Dublino
09. Paura di volare


FORMAZIONE

Alberto Radius - voce, chitarra, programmazione
Sante Palumbo - tastiera, pianoforte
Filippo Destrieri - tastiera
Stefano Pulga - tastiera, pianoforte
Pietro Pellegrini - programmazione
Paolo Donnarumma - basso
Alfredo Golino - batteria


"Gente di Dublino" è il sesto album solista di Alberto Radius, ex Formula 3 e Il Volo, pubblicato nel 1982 solo in vinile e cassetta e mai ristampato in versione CD. Si tratta di un disco di buon livello, onesto, come è stata onesta la produzione solista di Radius. Brani pop con qualche sconfinamento nel rock, giusto per dare voce alla chitarra elettrica, con la quale Alberto Radius ha scritto in passato pagine memorabili, valga per tutti il suo primo e inarrivabile album solista del 1972. 

Vorrei ricordare la collaborazione di Alberto Radius  in questo periodo e in quelli immediatamente precedenti e successivi con Franco Battiato: sua è la chitarra solista in "Patriots (1980)", La voce del padrone" (1981), "Larca di Noè" (1982) e, proseguendo, in "Mondi lontanissimi" (1985). Difatti, se guardate con attenzione il gruppo che lo accompagna in questa prova solista,vedrete che è in gran parte quello che accompagna Franco Battiato nel "La voce del padrone" e ne "L'arca di Noè" (Filippo Destrieri, Alfredo Golino, Paolo Donnarumma). Scusate se è poco, Collaborano ai testi Oscar Avogadro, presenza costante negli album di Radius oltre che Francesco Messina e Tommaso Tramonti, quest'ultimo collaboratore di Franco Battiato. Come d'abitudine vi lascio augurandovi un buon ascolto.



Post by George

lunedì 5 dicembre 2016

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 11 - Peter Gabriel live Torino, Palasport, 30.09.1980


TRACKLIST CD 1:

01. Intruder 
02. Start
03. I Don’t Remember
04. Solsbury Hill
05. Family Snapshot
06. Milgrams ‘37
07. Modern Love
08. Not One of Us
09. Lead a Normal Life (cut end)


TRACKLIST CD 2:

01. Moribund the Burgermeister
02. Mother of Violence
03. Humdrum
04. Games Without Frontiers
05. band introductions
06. I Go Swimming
07. Biko
08. On the Air 
09. D.I.Y. 
10. Here Comes the Flood


LINE UP

Peter Gabriel - vocals, keyboards
Larry Fast - synthesizer, keyboards
Jerry Marotta - drums
John Ellis - guitar
John Giblin - bass


Con orgoglio e con molta nostalgia posso dirvi: io c'ero! Fu una serata straordinaria e indimenticabile quella che si tenne al Parco Ruffini di Torino, all'interno del Palasport, in quel lontano 30 settembre 1980. Palasport gremito all'inverosimile, pubblico ansioso di rivedere Peter Gabriel a 5 anni di distanza dalla sua ultima apparizione in Italia e a Torino (24 marzo 1975 quando i Genesis portarono in tour "The Lamb Lies Down On Broadway"), non ci fu nessuna pietà per gli allora sconosciuti Simple Minds a cui toccò l'open act: il tempo di suonare 5 brani (Capital City, Factory, Premonition, Thirty Frames a Second, Pleasantly Disturbed) e il pubblico insofferente, che era lì solo per Peter Gabriel, iniziò a fischiarli e a lanciare lattine sul palco, costringendo Jim Kerr & Co, ad abbandonare la scena. Da lì a pòchi anni riempiranno le più grandi arene del mondo. 



Nel 1980 Peter Gabriel intraprese il suo primo tour italiano da solista, per promuovere l'album "Peter Gabriel 3". Nel corso del tour toccò tre città: Firenze (28 settembre), Genova (29 settembre) e per l'appunto Torino il 30 settembre. Il giorno antecedente il primo show (27 settembre) Peter partecipò come ospite alla "Gondola d'Oro", trasmissione televisiva presentata da Enrico Beruschi e Amanda Lear, dove cantò in playback Games Without Frontiers

La scaletta dei concerti italiani conteneva brani tratti dai suoi primi tre lavori solisti con due inediti (di allora): Milgrams 37 e I Go Swimmimg.  Fuori discussione il livello della band che lo accompagnava. Nessun omaggio venne concesso ai Genesis. Speravamo tutti in "The Lamb" come bis e invece giunse la stupenda Here Comes The Flood. Tutto sommato, meglio così. 



Per un sacco di anni non ho visto questo concerto in circolazione sul web. Solo in tempi relativamente recenti ho recuperato una versione "soundboard" sulla rete, stranamente priva di una traccia, ovvero Modern Love. Quindi, per la gioia (o per la dannazione) dei completisti, ho postato le due versioni. La prima, che contiene il concerto completo, è la registrazione che feci io allora, tutto sommato una discreta registrazione audience che raccoglie anche gli umori, gli entusiasmi e i commenti di chi mi stava vicino, incluse le maledizioni, gli insulti e le contumelie (anche un po' pesanti) rivolti ad uno spettatore seduto davanti a noi che ci toglieva la visuale tenendo sollevato in aria il suo registratore. Non fateci caso. La seconda versione è quella soundboard, priva di Modern Love, come si può dedurre dalla back cover pubblicata qui sotto. 



Bene amici, è tutto. Vi lascio con questa photo gallery dei concerti italiani del 1980 e vi auguro il consueto buon ascolto.






Link CD1 audience
Link CD2 audience

Link CD1 soundboard
Link CD2 soundboard


Post by George

sabato 3 dicembre 2016

Ivan Graziani - 1974 - Tato Tomaso's Guitars


Lato A

1 - Information (Ivan Graziani)
2 - Hasta Mañana (Stig Anderson, Benny Andersson, Björn Ulvaeus)
3 - Seleçao (Claudio Damiani, Gian Pieretti)
4 - Nothing from Nothing (Bruce Fisher, Billy Preston)
5 - Come un Pierrot (Maurizio Monti, Giovanni Ullu)
6 - Lady Lay (Pierre Groscolas, Michel Jourdan)

Lato B

7 - Bella senz'anima (Amerigo Paolo Cassella, Riccardo Cocciante, Marco Luberti)
8 - Id (Ivan Graziani)
9 - Bellissima (Luciano Beretta, Adriano Celentano, Miki Del Prete)
10 - Dicitencello vuje (Rodolfo Falvo, Giovanni Fusco)
11 - Rollin' and Rollin' (E. Jacobin, R. Rupen)

 
Con quest'album iniziamo la collaborazione con l'amico Joanz, che promette di serbare altre sorprese per il futuro. Partiamo col botto, vista la rarità estrema di quello che è, a tutti gli effetti, il terzo album come solista di Ivan Graziani, sebbene sotto mentite spoglie. E che sia raro lo dimostra anche la desrizione che ne fa wikipedia: "(...) l'album strumentale Tato Tomaso's Guitars (prodotto da Pippo De Rosa e pubblicato dalla Dig-It, MS 0006[20]), in omaggio alla moglie Anna per la nascita del figlio Tommaso, fu distribuito in pochissime copie." Sempre su wikipedia esiste una pagina dedicata proprio all'album in questione, ma anche qui le informazioni scarseggiano, se escludiamo i credits delle canzoni e una scarna descrizione dell'album: "Il titolo è preso dal nome del figlio primogenito di Graziani, nato qualche mese prima della pubblicazione del disco. Si tratta di un album strumentale, con molte cover di canzoni note del periodo e due brani inediti."


Dunque, come confermato anche dall'amico Joanz, reperire informazioni su questo disco nel web o altrove è impresa ardua: sembra che la polvere del tempo abbia coperto anche il suo ricordo. L'unico altro luogo della rete (perlomeno a noi noto) dove si parla di Tato Tomaso's Guitars è il sito della Discografia Nazionale della Canzone Italiana, da cui proviene anche la retrocopertina. Lì vi rimando per avere note tecniche precise sui pezzi, le loro edizioni originali e le attribuzioni precise ai rispettivi autori. Un'informazione interessante qui reperita, e che mi sembra invece utile riportare, è che la cover è opera dello stesso Ivan Graziani che in quel periodo, per arrotondare (come ricordato da George nello scorso post dedicato a quest'artista), era solito anche disegnare fumetti. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, Tato Tomaso's Guitars è un album interamente strumentale, per alcuni versi similare ad altre library del periodo, che presenta versioni per chitarra di vari pezzi famosi all'epoca, italiani e non. Il tutto è completato da due inediti a firma dello stesso Graziani, "Information" e "Id" che, secondo chi scrive, sono anche le punte di diamante di questo disco. Si fanno apprezzare anche le sanguigne versioni di "Nothing from nothing" e "Rollin' and rollin'" ma tutto l'album risulta interessante, soprattutto se il punto di vista è quello di osservare l'ottima tecnica chitarristica dell'artista, già nei primi anni di carriera solistica. Detto ciò, auguro buon ascolto a tutti e aspetto di sentirvi qui sotto, nei tanto sospirati commenti...




Post by Captain & Joanz

venerdì 2 dicembre 2016

Le "Antologie della Stratosfera" vol. 27 - Claudio Lolli: i primi anni '80 - Extranei (1980) & Antipatici Antipodi (1983)


Con l'arrivo del mese di dicembre si comincia a sentire il profumo delle strenne natalizie. E non mancheranno certo sulla Stratosfera, questo è poco ma sicuro. Iniziamo allora con questo piccolo cadeau che vede come protagonista Claudio Lolli, cantautore peraltro già ospitato su queste pagine. Eviterei quindi la solita biografia anche perché già tracciata nel post dello scorso anno. Ho ripescato i primi due dischi incisi da Lolli all'alba degli anni '80, tratti dal vinile, anche perché non mi risultano ristampe in versione CD. Gli album sono "Extranei" (1980) e "Antipatici antipodi" (1983)


Claudio Lolli - 1980 - Extranei


TRACKLIST:

01. Come un Dio americano
02. I musicisti
03. Double face
04. Il muto 
05. Der blaue engel
06. La canzone del principe rospo
07. Non aprire mai
08. Il ponte


MUSICISTI

Claudio Lolli: voce
Roberto Costa: basso, pianoforte, contrabbasso, ARP, pianoforte elettrico, polimoog, 
organo Hammond
Bruno Mariani: chitarra elettrica, chitarra 12 corde, chitarra acustica, Roland Synth guitar
Adriano Pedini: batteria
Guido Elmi: percussioni
Piero Baldassarri: pianoforte
Danilo Tomasetta: sax alto, sax tenore, ottavino, flauto
Andy J. Forest: armonica (in 1)
Rino Clari: clarinetto


A distanza di tre anni dalla pubblicazione di "Disoccupate le strade dai sogni", Claudio Lolli ritorna in sala di registrazione per sfornare un nuovo lavoro ancora per l'etichetta EMI dopo la breve parentesi con Ultima Spiaggia. Lasciatosi alle spalle l'impegno politico della prima ora, accantonati gli uomini in crisi, gli zingari felici e anche le canzoni di rabbia, per Claudio Lolli si apre una nuova stagione e con essa una nuova vita artistica. "Extranei" è un album decisamente più musicale, con testi sempre "impegnati", molto vicino stilisticamente alle esperienze di Francesco De Gregori a cui Lolli si richiama in molti brani. Gli arrangiamenti sono curati da Bruno Mariani e Roberto Costa. Anche in questo lavoro la voce e i testi di Claudio Lolli sono sostenuti dai musicisti dell'Orchestra Njervudarov. Tra i musicisti ospiti troviamo Andy J. Forest all'armonica a bocca nel brano di apertura.


 

Claudio Lolli - 1983 - Antipatici antipodi


TRACKLIST:

01. Antipatici antipodi
02. Notte americana
03. L'uomo a fumetti
04. Non voglio mettermi il pigiama
05. Torquato
06. Villeneuve
07. Formula uno
08. Romantic Ballad


MUSICISTI

Claudio Lolli - voce
Maurizio Preti - percussioni
Maurizio Bassi - tastiera
Tiziano Barbieri - basso
Jimmy Villotti - chitarra
Claudio Bazzari - chitarra
Gaetano Leandro - programmazione
Aldo Banfi - programmazione, sintetizzatore
Lele Melotti - batteria
Amedeo Bianchi - sax contralto
Claudio Pascoli - sax


Altri tre anni di attesa e viene dato alle stampe "Antipatici antipodi", che vanta una copertina disegnata dal fumettista e pittore Andrea Pazienza (scomparso nel 1988). Questa volta la EMI non bada a spese e attua un battage pubblicitario su larga scala. Il brano di punta è Notte americana, che Lolli propone in numerosi passaggi televisivi sulla RAI. Non manca una dedica a Villeneuve, il campione automobilistico morto da poco in quel periodo.

 Per la stagione 1983-1984 Claudio Lolli allestisce con Gian Piero Alloisio lo spettacolo "Dolci promesse di guerra" (documentato da un bootleg ma non da dischi ufficiali), in cui i due, oltre a eseguire i loro brani più celebri, si scambiano due canzoni ed interpretano insieme Come un dio americano di Lolli (fonte Wikipedia).

Claudio Lolli è qui accompagnato da una nutrita schiera di musicisti, tra i quali Jimmy Villotti alla chitarra e Claudio Pascoli al sax. E' probabile che ritorneremo ancora su Claudio Lolli in futuro, sia per la sua lunga produzione discografica che per la qualità dei contenuti musicali.



E con questo ho concluso. Nell'attesa dei vostri commenti, sempre preziosi e sempre graditi, vi auguro buon ascolto.

Post by George 

giovedì 1 dicembre 2016

Tony Pagliuca - 2003-2004 - Demos a Marghera



TRACKLIST :

1 - Nebbia
2 - La lista della spesa
3 - Semplicemente
4 - Pace a milano
5 - Silvestri - Solo version
6 - Nebbia
7 - La lista della spesa
8 - Semplicemente
9 - Pace a milano
10 - Silvestri - Trio version
11 - Sea's suite


Per la felicità dei fans de Le Orme, pubblico questo rarissimo e particolare lavoro intitolato a Tony Pagliuca (ed un altro altrettanto e forse anche più interessante che verrà) con un po' di cautela, suggerita anche dall'amico A.B. che ce lo ha passato e che ringraziamo di cuore per l'ennesimo introvabile contributo di valore. La cautela viene dal fatto che questo cd veniva venduto esclusivamente ai concerti di Tony Pagliuca con la formazione che lo accompagnava in quel periodo. Sono peraltro sicuro, vista anche la sua tiratura limitata, che esso sia ormai assolutamente introvabile: se però qualcuno avesse motivate ragioni per cui questo lavoro non dovrebbe essere condiviso qui, ce lo faccia sapere nei commenti e toglieremo il link.

D'altro canto, sarebbe stato un vero peccato non pubblicare questa raccolta di demo in studio, non fosse altro per il loro innegabile valore musicale e l'interessante confronto tra i due cantanti Pier Didoni e Federico Vian, non a caso alle prese con gli stessi pezzi, con "evidenti differenze nei testi nonchè approcci interpretativi diversi" (il virgolettato dal testo sulla back cover). Ad arricchire il tutto troviamo la doppia versione di "Silvestri", eseguita dal solo Pagliuca e in trio, e la splendida e suppongo inedita "Sea's suite", lunga e sperimentale come piace a noi... A me non resta che augurarvi buon ascolto e sollecitare, più che mai, i vostri commenti e ringraziamenti per A.B., dato che siamo di fronte all'ennesimo "First time on the web", locuzione che ho ormai fatto mia, rubandola all'amico George...




Post by A.B. & Captain

mercoledì 30 novembre 2016

Serie "Banco Special fan Collection" n. 23 (serie "Bootleg" n. 225) - Banco del Mutuo Soccorso "Darwin Live" - Frascati, 27 giugno 2009


TRACKLIST:

01. L'evoluzione
02. La conquista della posizione eretta
03. Danza dei grandi rettili
04. Cento mani e cento occhi
05. 750.000 anni fa...l'amore?
06. Miserere alla storia
07. Ed ora io domando tempo al tempo ed egli mi risponde...non ne ho!


FORMAZIONE

Vittorio Nocenzi - pianoforte, tastiere
Francesco Di Giacomo - voce
Rodolfo Maltese - chitarre
Filippo Marcheggiani - chitarre
Tiziano Ricci - basso
Maurizio Masi - batteria
Alessandro Papotto - fiati


A dieci anni di distanza dalla precedente messa in scena dell’intero album "Darwin", tenutasi al Morlacchi di Perugia, nel settembre 1999, il Banco del Mutuo Soccorso decise di riproporre per intero questo straordinario capolavoro, il 27 giugno 2009 a Frascati. Furono gli ospiti del "Festival di Primavera" organizzato dalla Provincia di Roma (vedete a qualcosa servivano le province?). Inizialmente la location doveva essere la splendida Villa Torlonia ma, per motivi "ambientali", fu scelta la Villa Aldobrandini.


Il Banco, formato dai tre storici componenti, Rodolfo Maltese, Francesco di Giacomo e Vittorio Nocenzi, accompagnati dai fidi Marcheggiani, Ricci, Masi e Popotto, snocciolarono l'intero album, per oltre 40 minuti di musica, di fronte ad un pubblico attento e, a dir poco, estasiato. Alla fine di questa performance, Francesco disse..." è stata dura a ogni brano non dirvi grazie...". Vi rimando all'intera recensione del concerto scritta da Teo Orlando e pubblicata sul sito Yastaradio. Ancora una informazione di servizio: su Youtube deve ancora circolare il video del concerto. Per vostra comodità l'ho convertito in file audio (albumwrap) e collocato nella ricca fonoteca della Stratosfera. Per ascoltare una versione ufficiale di "Darwin" dal vivo, se ancora non lo possedete (gravissimo!) vi invito ad acquistare quanto prima il cofanetto in doppio CD o triplo vinile pubblicato dalla Sony Music nel 2013, che contiene, oltre ad un ricco booklet, la versione remaster dell'album e la registrazione live integrale del concerto tenutosi presso l'Anfiteatro Romano di Cassino nel 2012.
Detto questo: buon ascolto.





Post by George

martedì 29 novembre 2016

I Gufi


Roberto Brivio (Milano, 21 febbraio 1938) - chitarra, fisarmonica e voce
Gianni Magni (Milano, 16 maggio 1941 – Milano, 16 luglio 1992) - voce
Lino Patruno (Crotone, 27 ottobre 1935) - chitarra, banjo, contrabbasso, voce
Nanni Svampa (Milano, 28 febbraio 1938) - chitarra, pianoforte e voce

Il primo embrione del gruppo si forma nel 1964. Nanni Svampa ha appena inciso il suo primo disco, Nanni Svampa canta Brassens, ed ha iniziato a frequentare l'ambiente musicale milanese. Ha l'occasione di conoscere il jazzista Lino Patruno, diventandone amico ed iniziando a collaborare con lui. Tra i due si inizia a discutere della possibilità di allestire spettacoli di cabaret concerto. L'idea prende forma definitiva in seguito all'incontro con Roberto Brivio e Gianni Magni: i quattro decidono di fondare il gruppo "I Gufi".





Il primo album dei Gufi ha il marchio di fabbrica di Svampa: s'intitola infatti Milano canta (assumerà il numero 1 in seguito all'uscita di altri due album con lo stesso titolo). Nato e vissuto nei quartieri popolari di Milano, caratterizzati dai cortili, dalle case di ringhiera e da quell'intensa umanità che aveva fatto sì che si parlasse di Milan cont el coeur in man, Svampa aveva subìto il fascino della cultura popolare fino al punto da effettuare una scrupolosa ricerca filologica ed archivistica al fine di conservare e tramandare il patrimonio plurisecolare della canzone meneghina.

L'alchimia funziona bene: Nanni Svampa, detto il cantastorie, è il cantore della Milano dialettale che va scomparendo. Lino Patruno, il cantamusico, un jazzista di vaglia, tuttora attivo sui principali palcoscenici. Gianni Magni, l'unico prematuramente scomparso nel 1992, è detto il cantamimo: di famiglia circense, è un mimo capace di posture grottesche e di cantare con voce quasi bianca. Roberto Brivio, appassionato d'operetta è l'autore dei testi più originali del gruppo, che gli valgono il soprannome di cantamacabro.



Il secondo album segue di pochi mesi il primo, e s'intitola I Gufi cantano due secoli di Resistenza. Per questo lavoro il gruppo attinge alle ricerche effettuate sino a quel momento da Svampa (per quanto riguarda la canzone milanese) e da Brivio (canti anarchici dell'Ottocento e canzoni della resistenza partigiana).

A mano a mano cresce anche il contributo degli altri: Lino Patruno conferisce un'atmosfera ed un arrangiamento freschi e frizzanti a brani spesso anche molto datati. Gianni Magni, con la sua mimica e i suoi occhi costantemente strabuzzati s'impone come il vero e proprio front-man del gruppo, ed è probabilmente lui a suggerire l'adozione della calzamaglia nera che, assieme alla bombetta sul capo, diventerà la divisa d'ordinanza e il marchio di fabbrica del gruppo. I quattro si dimostrano anche esperti talent scout, dando fiducia a nuovi giovani talenti come Marco Messeri ed altri, facendoli esibire nei loro cabaret milanesi.









Protetti dal dialetto, comunque, i quattro riescono a dire cose che in italiano sarebbero state cassate dalla rigida vigilanza della Rai di Bernabei (per avere un'idea del livello ossessivo di controllo e vaglio a cui i testi erano sottoposti fino agli anni settanta, vedi la pagina sulla Censura nella musica in Italia). Soprattutto, si permettono di portare sotto i riflettori alcune canzoni di Brassens, come La prima tôsa (La première fille), che narra non del romantico primo amore, come il titolo lascerebbe intendere, ma del primo rapporto sessuale vero e proprio, spesso consumato in maniera "mercenaria". Oppure fanno un embrione di satira politica, scimmiottando le canzoni tradizionali: tra le altre, ricordiamo Socialista che va a Roma, modellata sulla famosa ballata popolare Pellegrin che vien da Roma. La testimonianza di questo periodo è fissata nella raccolta Il teatrino dei Gufi in TV.

Con l'esplodere del Sessantotto e della protesta pacifista in USA e in Francia, i Gufi portano a teatro il loro spettacolo più politico, che diventa presto un trentatré giri molto venduto: Non spingete, scappiamo anche noi. Lo spettacolo è un ironico, sarcastico viaggio nel corso dei secoli alla ricerca di miti patriottici e militari da abbattere: "Non spingete, scappiamo anche noi/ alla pelle teniam come voi./ Meglio esser vecchi e figli di boia/ che far gli eroi per casa Savoia [...]// E Pietro Micca è saltato in aria,/ per salvare la Fiat di Torino/ io invece sono all'Alfa ma non sono cretino /e i salti miei li faccio su un letto insieme a te. " (da: Non spingete, scappiamo anche noi). "Io sono un generale e me ne vanto,/ io sono un generale e son contento,/sono io che vi difendo/ nella guerra e nella pace/ da che cosa non lo so/ però però.// Ho un'alluce che tanto piace stavo bene anche in orbace [...]" (da: Io sono un generale).








Nella stagione tra il 1968 e il '69, all'apice del loro successo, alcuni contrasti all'interno del gruppo portano allo scioglimento. In particolare è Gianni Magni, per sua stessa ammissione, a dire la parola "basta". "Non riesco a sopportare le persone che non hanno più niente da dirsi. Finché un gruppo riesce a fare l'alba, ridendo, divertendosi a creare, inventando, tutto va bene, se però non c'è più questo feeling, questo accordo, allora il gruppo non ha ragione di esistere. A un certo punto mi sembrava di far parte di quelle coppie che vanno al ristorante e mangiano in silenzio, facendo capire a tutti che la loro storia è finita". Nel 1971 il loro ultimo album assieme ufficiale, un'antologia, La Balilla.








Il gruppo si riunisce brevemente nel 1981, conducendo su Antenna 3 Lombardia la trasmissione Meglio Gufi che mai (40 puntate con la regia di Beppe Recchia), nella quale ripropongono il loro repertorio tradizionale di scenette surreali e canzone popolare. Si registra un buon successo, coronato persino da una partecipazione come ospiti al Festival di Sanremo con la canzone Pazzesco. Al termine della stagione televisiva però Gianni Magni sceglie nuovamente la strada solitaria. Si cerca di mantenere viva una formazione a tre e in tale ridotta composizione i Gufi partecipano nel 1982 alla trasmissione Blitz su Raidue. Vengono inoltre re-incisi molti pezzi del gruppo, adattandoli alle tre voci. Conclusa la stagione televisiva ciascuno dei membri sceglie tuttavia definitivamente la propria strada, separata dal resto del gruppo.