sabato 21 gennaio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 48 - Giusto Pio - 2000 - Le vie dell'oro


"TRACK" LIST :

1 - Spazi Concatenati (1:34)
2 - Spazi Concatenati (1:17)
3 - Spazi Concatenati (1:00)
4 - Spazi Concatenati (0:32)
5 - Spazi Concatenati (1:28)
6 - Spazi Concatenati (0:52)
7 - Spazi Concatenati (0:59)
8 - Spazi Concatenati (0:29)
 9 - Spazi Concatenati (1:03)
 10 - Spazi Concatenati (0:53)
11 - Spazi Concatenati (1:08)
12 - Spazi Concatenati (2:09)
13 - Spazi Concatenati (0:57)
14 - A.D.A.M. Ubi Es? (16:49)


"Le vie dell'oro" è un lavoro davvero poco noto del maestro Giusto Pio. Si inserisce nel solco delle opere più sperimentali, sulla scia dell'album "Alla corte di Nefertiti" e con maggiori astrazioni rispetto a un lavoro già piuttosto complesso come "Attraverso i cieli". Ancora una volta ci troviamo al cospetto di musiche pensate per accompagnare la mostra d'arte omonima che ha trovato spazi in Veneto nel corso del 2000. Per l'esattezza, il "poema Sinfonico Elettronico" fu realizzato da Giusto Pio per l'installazione di "Le Vie dell'Oro" di Bruno Gripari, settembre 2000 con il patrocinio della Fondazione Villa Benzi-Zecchini. Solo in quella sede fu data copia del cd che adesso è possibile ascoltare in questo blog.


I primi 13 frammenti (definirli altrimenti sarebbe per me difficoltoso) sono dei bozzetti sonori chiamati "Spazi concatenati". Più che narrare una storia definita, queste note suggeriscono delle astrazioni. Sono delle pennellate su una tela indefinita più che delle note impresse in un pentagramma. Chiude una suite più corposa dal misterioso titolo "A.D.A.M. ubi es?". Acrostico per chiedersi: "Anima dell'anima mia... dove sei?". Titolo che conferma gli interessi spirituali del maestro Pio. Una vita intrisa di musica. By Antonio.


Nota del Capitano: mi scuso con Antonio per la dimenticanza e spero di rimediare, in calce a questo post, alla seguente gentile richiesta: "mi piacerebbe aggiungere al post il seguente link, utile per approfondire la figura del maestro Giusto Pio: http://dentroisecondi.blogspot.it/2013/07/giusto-pio-se-ne-consiglia-la-lettura.html


LINK mptroi
LINK efelaci


Post by Antonio LM with a little Captain's touch
 

giovedì 19 gennaio 2017

Serie "Bootleg" n. 230 - Eugenio Finardi & Crisalide - Ivrea, Stadio Pistoni, 29 agosto 1979


TRACKLIST CD 1:

01. Tutto subito
02. Se solo avessi
03. Song Fly High
04. Affetto
05. Cuba
06. Lasciati andare (cut in)
07. La CIA
08. 15 bambini
09. Non è nel cuore
10. Scuola


TRACKLIST CD 2:

01. Funky Song (solo Crisalide)
02. Hold On (traditional)
03. La radio
04. Scimmia
05. Musica ribelle (including drums & percussion solo)
06. Extraterrestre
07. Sulla strada
08. Saluteremo il signor padrone


FORMAZIONE

Eugenio Finardi - voce, chitarra elettrica e acustica
Mark Harris - tastiere, voce
Luciano Minzetti - chitarra solista
Stefano Cerri - basso
Mauro Spina - batteria
Maurizio Preti - percussioni


Storico concerto di Eugenio Finardi, per la prima volta ospite della Stratosfera con un post tutto suo, risalente all'epoca di "Roccando Rollando". In una torrida giornata di fine agosto, accompagnato dai Crisalide, Finardi tenne questo magnifico concerto all'interno dello Stadio Pistoni a Ivrea (dove ai tempi della scuola facevamo educazione fisica). Armato di Philips K7 e di un paio di C90 più o meno sminchiate, cercando di sovrastare il mare di cazzate che dicevano i miei amici, riuscii - nonostante tutto - a registrare il concerto. Devo dire, col senno del poi, che tutto sommato il risultato finale resta a tutt'oggi più che dignitoso.  

Finardi era in gran forma, arrabbiato e  grintoso, così come ce lo ricordiamo negli anni '70 (Le ragazze di Osaka erano ancora a Osaka) e fortunatamente sciorinò una sequenza di brani tratti dai dischi precedenti a "Roccando Rollando", che - mi perdoni il caro Eugenio - ho sempre considerato poco più di una chiavica. L'apertura è al fulmicotone con Tutto subito e Se solo avessi un Kawasaki. La CIA ci riporta dritti a quel capolavoro che fu "Sugo". Dopo una Funky Song (ma non credo fosse questo il titolo) suonata dai soli Crisalide, Eugenio Finardi presentò il traditional Hold On, che suonò nel mese di giugno dello stesso anno all'Arena Civica di Milano, in occasione del concerto-omaggio a Demetrio Stratos. A ruota seguirono La radio, Scimmia, Musica ribelle (con all'interno un lungo assolo di batteria e percussioni ad opera di Mauro Spina e Maurizio Preti) e la struggente Extraterrestre. Gran finale con Sulla strada e Saluteremo il signor padrone (poteva forse mancare in quel periodo?). Il gruppo che accompagnava Finardi, i Crisalide, era composto da musicisti del calibro di Mark Harris alle tastiere e di Stefano Cerri al basso. Ottima anche la performance del chitarrista, Luciano Minzetti. Bei momenti ragazzi. Che dire? Buon ascolto e datemi un feedback.

Per finire ecco le due copertine che confezionò l'amico Danilo per Rock Rare Collection Fetish un po' di anni fa, quando pubblicò per la prima volta la registrazione.



Link CD 1
Link CD 2

Post by George

mercoledì 18 gennaio 2017

Tullio De Piscopo Quintet with Luis Agudo - 1978 - Future Percussion (vinyl)


TRACKLIST:

01. Scetate / Garrison My Dear - 6:07
02. Barbara - 6:48
03. La mia natura - 6:52
04. Future Percussion - 6:45
05. Say It (Over and Over Again) - 5:00 
06. For Larry - 7:53


FORMAZIONE

Tullio De Piscopo - batteria
Larry Nocella - sax tenore
Giorgio Cocilovo - chitarra
Luigi Bonafede - piano
Lucio Terzano - basso
Luis Agudo - percussioni


Terzo capitolo dedicato ala produzione solista di Tullio De Piscopo, tra i musicisti più eclettici e versatili del panorama musicale nazionale. I primi due capitoli li ritroverete in questo vecchio post del 2013. Tullio De Piscopo ha praticamente suonato di tutto e con tutti: da Franco Cerri (nel celebre Franco Cerri Quartet agli albori degli anni '70) a Max Roach, dai New Trolls Atomic System a Pino Daniele, da Astor Piazzolla a Eumir Deodato, da Franco Battiato a Fabrizio De André e l'elenco sarebbe ancora molto ma molto lungo. Ha prestato il suo tocco ai grandi del jazz, del pop, del prog, dimostrando doti tecniche fuori dal comune. "Future Percussion" è il suo quarto disco solista in ordine di tempo, pubblicato dall'etichetta Carosello nel 1978. Per l'occasione il quintetto di Tullio De Piscopo incontra il percussionista argentino Luis Agudo, uno dei mostri sacri della musica internazionale, che suonò per anni al fianco del chitarrista brasiliano Baden Powell e poi con il grande batterista Elvin Jones. In Italia, nel 1974, Agudo fondò la "Scuola di Musica del Testaccio", dove ebbe l'occasione di suonare al fianco di Billy Cobham, Luther Allison, Steve Grossman, giusto per citare alcuni nomi. Non mi dilungo oltre. Biografia e discografia di Luis Agudo sono facilmente reperibili sul web. La presenza di Luis Agudo rappresenta sicuramente un valore aggiunto nell'economia del disco, già di per sé di ottima levatura. Le composizioni di De Piscopo vengono esaltata anche dalla grande performance del sassofonista Larry Nocella che si alterna tra i solchi alla chitarra dell'ottimo Giorgio Cocilovo. fa eccezione il brano che dà il titolo all'album, Future Percussion, dove batteria e percussioni si incontrano e si miscelano in modo magistrale. De Piscopo e Agudo, soli in sala di registrazione, e ci regalano una traccia a dir poco grandiosa. Per la cronaca, questo disco non è mai stato ristampato in versione CD, quindi "accontentiamoci" della vinyl version. Personalmente continuo a sostenere che il jazz è meglio ascoltarlo dal caldo vinile. Non so voi cosa ne pensate. Buon ascolto.



Post by George 

martedì 17 gennaio 2017

Art and Illusion - 1995 - Seasons


da artandillusion.it

Dopo un periodo abbastanza difficile che vede alternarsi momenti di attività concertistica ad altri momenti di stallo dovuti ai continui cambi di formazione, il gruppo vive qualche mese di stabilità e produttività con una line-up che include, oltre a Luca Sabia, Fabio Antonelli e Alberto Callegari (come tecnico del suono), Barbara Martini (Tastiere e Cori), Elena Bensi (Basso) e Roberto Lupo (Batteria). Nell'Agosto del '94 Luca ed Alberto cominciano a registrare materiale per il nuovo album. Nell'Autunno del '94 vi è un altro cambio di formazione: Fabio, Elena e Roberto lasciano il gruppo e sono sostituiti da Alberto Callegari (che ritorna all'attività Live dopo un lungo periodo di tempo dedicato allo studio di registrazione) e da Paolo Lisè alla Batteria. La band è finalmente pronta per concentrarsi sulla realizzazione del nuovo disco.


La formazione è ora stabile:

Luca Sabia (Voce e Chitarre)
Alberto Callegari (Basso, Mandolino, Tastiere e Cori)
Barbara Martini (Tastiere e Cori)
Paolo Lisè (Batteria e Percussioni)
tuttavia durante la registrazione del nuovo lavoro intervengono numerosi ospiti, tra cui
Matteo Belmonti / bassoon (8)
Elena Bensi / cello (8)
Massimo Braghieri / electric piano (11)
Marco Marandotti / keyboards (14)


1. Seven seasons (7:15)
2. From the edge of a rainbow... (4:26)
3. Still (2:55)
4. Reflections (2:53)
5. Late for nowhere (3:35)
6. Mist secret (1:56)
7. (Livin') borrowed time (5:20)
8. Voice of the snow (4:58)
9. Springtime again! (2:25)
10. Strange little baby (4:54)
11. Shadowspell (4:43)
12. I know what I like (4:13)
13. Nagual (5:20)
14. Hey Jack (a season of wars) (7:25)
15. ... to the rainbow's end (6:55)
Il pregio maggiore di questo gruppo si chiama Barbara Martini, la bellissima tastierista di questa nuova formazione. A parte gli scherzi, e passando più specificatamente alla musica, devo dire che sono rimasto deluso dai nuovi A&I, orfani di Fabio Antonelli, il quale è andato a formare i Mindflower, per lo meno dal punto di vista dell'appassionato di Prog: dov'è il rock romantico dei Progen (primo mitico gruppo di Luca Sabia, chitarrista nonché fondatore di questo progetto)...?...O per lo meno quello strano Prog che abbiamo potuto ascoltare sul loro primo CD? Gli A&I adesso suonano pop; elegante, raffinato, ben fatto... ma pop; a nulla serve presentare una ripresa di "I know what I like" (non male comunque) su questo CD. Solo pochi altri momenti possono interessare la nostra trattazione: giusto il "Seven seasons" che apre, lasciandoci illudere, l'album, e poi poco più. Il resto è fatto di un pop-rock raffinato, dicevo, piuttosto west-coast, con un grande utilizzo della chitarra acustica: tutto abbastanza piacevole da ascoltare o da regalare alla cuginetta.



I mesi che seguono sono contrassegnati da una intensa attività Live e dalla promozione del nuovo disco; la band inoltre partecipa ad un tour importante nel Nord Italia ed ad un tributo speciale organizzato a Venezia per Peter Gabriel. In queste occasioni il gruppo si distingue sia per i nuovi brani che per un repertorio di cover version molto curato e dinamico che, pur mantenendo i riferimenti alla musica degli anni '70, si arricchisce di influenze più attuali (Peter Gabriel come esempio più esplicito…). Ancora alti e bassi: ad inizio Primavera Barbara Martini lascia e si intensificano gli sforzi per ridefinire l'organico del gruppo che si concludono con l'arrivo di Mario Rossi (Chitarre) e Roberto Comaschi (Tastiere). La pressione sale e l'esigenza di proporre sempre più cover version allo scopo di ottenere più contratti con i locali di musica live minaccia di minare gli equilibri interni del gruppo, distogliendo l'attenzione dall'obiettivo originale di Art and Illusion: proporre musica propria. Sono questi i principali motivi che portano Luca Sabia, fondatore del gruppo, a decidere di interrompere l'attività della band nel Gennaio del 1997 e di lasciare il progetto Art and Illusion congelato in attesa di sviluppi futuri.

A distanza di parecchi anni, nella primavera del 2004 Luca Sabia ed Alberto Callegari decidono di ritrovarsi per delle sessioni all'Elfo Studio con l'intento di produrre nuovo materiale...

Post by Grog

Art and Illusion - Art and Illusion 1990


da artandillusion.it
Il gruppo si è formato verso la fine del 1989 per iniziativa di Luca Sabia (Voce e Chitarre). La formazione iniziale, che include anche Fabio Antonelli (Chitarre), autoproduce un primo demo-tape "Art and Illusion" nel 1990. Nei tre anni che seguono la band si dedica quasi prevalentemente all'attività Live, circoscritta in ogni modo in un ambito locale; l'organico della band si allarga in prospettiva degli spettacoli dal vivo, includendo un altro chitarrista (Andrea Giganti), un bassista  (Pier Mazza) ed un batterista (Dario Broglia), quest'ultimo poi diventa parte integrante del gruppo collaborando anche alle registrazioni del primo album ufficiale realizzate tra il marzo ed il novembre '92. 


1. Memories (the fire from within) 
2. The eternal mask 
3. Soliloquy no. 4 
4. the door in the mirror 
5. Soliloquy no. 3 
6. Art or Illusion? 
7. Soliloquy no. 2 
8. Lost in time: 
a) lost in time (opening section) 
b) the sandwatch (1st part) 
c) escape from the mirror 
d) behind the mirror (excerpt) 
e)the sandwatch (2nd part) 
f) lost in time (closing section) 
9. Soliloquy no. 1 (including "goodbye miss light")



Luca Sabia / vocals, guitar, bass, keyboards and drum programming 
Fabio Antonelli / classic guitar 




liberamente tratto e tradotto da Progarchives (Neu!mann)

Finora questa piccola ma accattivante banda italiana è stata ingiustamente considerata poco progressive. E' un peccato, perché l'album di debutto nel 1990 è una vera e propria chicca: rozzo, solo semi-professionale, ma con abbastanza qualità da meritare un secondo ascolto. A questo punto la band era più un progetto solista del poliedrico Luca Sabia (gestione di tutti gli strumenti tranne chitarra classica) e il suo album presenta una miscela non sgradevole di radio-friendly Neo Prog con stili pre-'70. L'influenza dei primi Genesis è notevole, ma la musica è comunque distante dalla fonte di ispirazione almeno per metà dei suoni. Le dolci melodie pastorali, disposte con disarmante semplicità preparate in studio per tastiera e chitarra (per lo più acustica), a volte raggiungono una pienezza quasi sinfonica che ricorda i migliori MARILLION: ascoltate la melanconica traccia iniziale o i 13 minuti del mini-epico "Lost in Time" (il titolo è un riferimento al discorso finale di Rutger Hauer nel film "Blade Runner"). Non ci si può nemmeno immaginare che sia un album italiano, i giri anglo-americani del suono e i testi in lingua inglese lo collocano ben al di fuori dello stile del Rock Progressivo Italiano. La qualità audio purtroppo è incerta e penalizza l'album, è come se le tracce master si fossero deteriorate nel corso del tempo. Ma guardiamo il lato positivo: il fruscio di fondo aiuta a mascherare la programmazione della batteria elettronica (nell'album successivo sarebbe stato poi impiegato un percussionista reale). Consideratelo un bootleg ufficiale, forse, o un pacchetto demo mai destinato alla vendita al pubblico, basta solo ignorare i difetti di produzione e concentrarsi sulla musica stessa, facendo ben attenzione a quello che si ascolta.

Post by Grog

lunedì 16 gennaio 2017

Genfuoco - 2001 - Live (registrazioni del 1976/1978)


TRACKLIST :

01 - Solo Per Poco (4:50)
02 - Canzone Da Leggere (10:05)
03 - Dolce Momento (5:02)
04 - Favola Vera (3:49)
05 - Piccolo Sole (4:52)
06 - Dentro (5:19)
07 - Jam Session (19:32)
08 - La Suite Del Vento (6:03)

 

Per questo post devo ringraziare due persone: innanzittutto il vecchio e, in questo caso, tempestivo amico della stratosfera Anonimous Benefactor (A.B.) che, il giorno dopo il post già citato di George, mi aveva già passato il cd qui presente, e in seconda istanza in nuovo amico del blog Eufrasia, che già aveva condiviso il rarissimo "Antichi Confini", postato pochi giorni fa, accompagnato da un'altra copia di questo Live. Entrambe le versioni contenevano delle ottime scan del libretto interno. Ho preferito postare il contributo di Eufrasia (non me ne voglia l'amico A.B.), visto l'ottimo bitrate (320 kbs).


Chiudiamo dunque la trilogia che compone la discografia completa dei Genfuoco, gruppo di area cattolica, anche se non smaccatamente come altri, tanto da risultare uno dei miei preferiti del genere. Prima cosa molto interessante che salta subito agli occhi: tutti i brani sono inediti, ovvero nessuno di essi appare nei precedenti lavori di questo valido gruppo: motivo in più per ascoltare quello che ritengo, a mio modesto parere, il migliore dei loro lavori. Intanto bisogna dire che la qualità audio, sebbene secondo me il lavoro non goda di un ottimo missaggio, è ottima, certamente i concerti sono stati registrati dal mixer. Davvero di rilievo i pezzi più lunghi: "Canzone da leggere", di oltre 10 minuti, davvero interessante anche nella parte cantata, con ottimi stacchi e variazioni ritmiche e davvero hard in alcune sue parti; la lunghissima "Jam Session" di quasi 20 minuti, interamente strumentale e composta da lunghe improvvisazioni dei vari strumenti (con prevalenza del flauto) e, a partire dal 14° minuto, da un'interessantissimo uso delle voci come strumento, da ascoltare con attenzione; l'altro strumentale "La suite del vento", caratterizzata anch'essa dall'uso del flauto traverso. Tra i pezzi più brevi, mi sono piaciuti "Piccolo sole", con un bell'incedere ed un gradevole coro finale e la Branduardesca "Favola vera". Non da buttare comunque anche il resto. Vi lascio con una galleria parziale del bellissimo libretto che accompagna questa curatissima edizione, con tutti i testi delle canzoni e le formazioni. Insieme alla musica, troverete la versione integrale del booklet. Buon ascolto dal vostro capitano.



GENFUOCO :

Marco Borgogni - Voce, chitarra acustica, flauto traverso, armonica a bocca
Franco Cecchi - Tastiere, voce, chitarra acustica
Paolo De Luca - Chitarre, voce, armonica a bocca
Giovanni De Luca - Basso elettrico
Marco Masotti - Batteria
Marco Scala - Percussioni, effetti acustici
Tarcisio Bratto - Chitarre, flauto dolce, sax




Post by Captain, Eufrasia & A.B.

sabato 14 gennaio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 14 - Emerson, Lake & Palmer - 1972 - First italian tour

In memory of Greg Lake (1947-2016) 
Keith Emerson (1944-2016)


Annus horribilis per la musica questo 2016 da poco concluso: lo ricorderemo come l'anno che ha falcidiato un numero incredibile di rock e pop star. Giornali e notiziari hanno purtroppo ripercorso, negli ultimi giorni di dicembre, il triste elenco. Si fa fatica a rendere omaggio ad ognuno di loro. Tra i grandi eroi del progressive che ci hanno lasciato da poche settimane brilla il leggendario Greg Lake, nato Gregory Stuart Lake, classe 1947, scomparso a Londra il 7 dicembre scorso. Dai King Crimson agli EL&P Greg Lake ha accompagnato l'adolescenza e la maturità di molti di noi. Keith Emerson lo abbiamo già ricordato sulle pagine della Stratosfera con un memorabile concerto, mentre - lo ammetto - siamo in ritardo nel ricordare Greg Lake, complici le festività natalizie e altri post che erano in lista di attesa. Ma non è mai troppo tardi anche se, come spesso accade, è la scomparsa dei grandi musicisti che ti fa ritornare la voglia di andare a riscoprire vecchi album o concerti che, forse, non avresti mai più ascoltato.. Tributiamo quindi Emerson, Lake & Palmer con questo post che racchiude i primi due concerti italiani tenuti dalla band nel 1972, rispettivamente a Genova e a Bologna.

Act 1 - Emerson, Lake & Palmer live in Genova, 
Palazzo dello Sport, 15 giugno 1972


TRACKLIST CD 1:

01. Tarkus (cuts in)
02. The Endless Enigma
03. Take A Pebble
04. Lucky Man
05. Piano Improvisations / Take A Pebble

TRACKLIST CD 2:

01. Pictures At An Exhibition
02. Rondo / America



Nel 1972, a distanza di tre anni dal loro debutto (avvenuto il 23 agosto 1970 alla Guildhall di Plymouth), in quella florida stagione concertistica che in Italia durò fino al 1975, anche Emerson. Lake & Palmer calcarono il nostro patrio suolo seppur per due sole date, il 15 giugno a Genova, al Palazzetto dello Sport, e il 25 giugno a Bologna, allo Stadio Dall'Ara. Tra le due date ci fu una breve fuga nella vicina Svizzera, il 24 giugno, dove suonarono a Wetzikon. La scaletta comprendeva Tarkus dall'omonimo album, Take A Pebble (farcita da una lunga improvvisazione pianistica) e Lucky Man, entrambe dal disco di debutto, Pictures At An Exhibition e due tracce da "Trilogy" (che sarebbe stato pubblicato il successivo mese di luglio), Hoedown e The Endless Enigma. Il trio chiudeva i concerti con Rondo, attinta direttamente dal repertorio dei Nice, spesso intercalata alla classicissima America.


Questo primo concerto è mancante di Hoedown, brano con cui Emerson, Lake & Palmer aprivano abitualmente il loro set, mentre Tarkus è tagliata al nono minuto. La registrazione è piuttosto scadente, però...si tratta di un historic concert e vi assicuro che non esiste null'altro sulla piazza. Spettacolare il finale con una lunga dissertazione sulle note di Rondo, compreso l'immancabile assolo di batteria da parte di Carl Palmer.
 
  


Act 2 - Emerson, Lake & Palmer live in Bologna,
Stadio Dall'Ara, 25 giugno 1972


TRACKLIST CD 1:

01. Hoedown
02. Trakus
03. The Endless Enigma
04. Take A Pebble
05. Lucky Man

TRACKLIST CD 2:

01. Piano Improvisation / Take A Pebble
02. Pictures At An Exhibition


Seconda tappa italiana per E.L. & P.  Da Genova scesero a Bologna per riproporre, nello Stadio Dall'Ara, la loro performance. La scaletta non cambia. Qui la registrazione è decisamente migliore anche se, purtroppo, manca il brano finale, Rondo. C'è invece Hoedown. Diciamo che i due concerti, entrambi parzialmente monchi, si possono integrare a vicenda. L'improvvisazione pianistica di Keith Emerson, ora che la qualità della registrazione è più che dignitoso, è semplicemente spettacolare ed esalta la sua straordinaria  tecnica ed inventiva.

La foto sottostante è stata scattata nel backstage dello stadio di Bologna. Si vedono, da sinistra, Carl Palmer, Dee Anthony (manager di ELP), Francesco Sanavio (promoter italiano), Greg Lake e Keith Emerson. 


A chiusura del post, giusto per non farci mancare niente, pubblichiamo tutte e quattro le copertine che realizzò illo tempore il mio vecchio amico Danilo per il suo blog "Rock Rare Collection Fetish".





Il trio ritornerà altre volte in Italia, ad iniziare dal 1973 e, a reunion avvenuta, una ventina di anni dopo, nel 1992. Magari fra un po' vi faremo ascoltare anche queste splendide pagine. Non voglio concludere con la nota di tristezza che, inevitabilmente, mi pervade. Musica immortale, musicisti immortali. Ed è il caso di Greg Lake e Keith Emerson. Buon ascolto.  




Link ELP live in Genova
Link ELP live in Bologna

Post by George