domenica 19 novembre 2017

Theodor King Group - Ispirazione - Collection 1974/1980



TRACKLIST :

01 Preparati bambina
02 Jumbo rock
03 Samborrombon
04 Happy people everywhere
05 Daya think I'm sexy
 06 Dedicated to Fausto Papetti
07 Quella carezza della sera
08 Lady bug
09 Subday fame
10 Jump on the motocycle
11 Ispirazione
12 Elle et Elle
13 Young Amazzonia
14 Knock on wood
15 Born to be alive
16 Fireball
17 Heart glass
18 Per Annamaria
19 Stasera
20 Se vuoi restare sola
21 Non hai pietà
22 Se sono in tempo
23 Se non ti vado bene più


 E dopo essermelo ripromesso decine e decine di volte, eccomi finalmente giunto a realizzare uno miei più vecchi propositi, ovvero sforbiciare il più possibile la wishlist del nostro impareggiabile Capitano. Cominciamo con questo gruppo, o meglio col gruppo di questo alquanto poco noto personaggio (e prima di creare asti e proteste come in passato, tengo a precisare sconosciuto solo per mia mera ignoranza), ovvero Theodorking ed il suo Theodorking Group. Diciamo subito che il cd qui riproposto è stato edito nel 2007 dalla Giallo Records del mai sufficientemente ringraziato Sergio Alessandro Ferrario, persona che, avendo l’onore di averlo conosciuto personalmente, posso definire oltremodo squisita e competente. Ricordo solo alcune, veramente minima parte, delle gemme regalateci da questa casa discografica, lavori che mai avremmo potuto ascoltare sia per la rarità sia per i costi proibitivi di alcuni: vi bastino i nomi di Acid Group, Salis, Dalton, Perdio, Persimfans, Zip Fastener Blues Band, UH…..ma devo proseguire?



Tornando al nostro artista direi che niente può definire e raccontarci notizie a suo riguardo meglio delle note interne al cd, tra l’altro tradotte in inglese, spagnolo, francese e tedesco, insomma un respiro assolutamente internazionale.

"T H E O D O R K I N G - Rosferra Marsalis come jazzista, Diego pepe come cantante.
Il suo vero nome è Rosario Sferrazza, come risulta alla SIAE, alla quale è iscritto dal 1973.
Molto noto in Italia e all’estero per la sua intensa attività artistica, sia come jazzista che come cantante. Figlio di un violinista affermato e nipote di musicisti apprezzati negli anni ’50 nelle orchestre americane, ha cominciato a suonare la batteria e a cantare nelle orchestre all’età di 18 anni. E’ stato allievo di Enrico Lucchini e poi di Tony Williams, studiando in seguito alla Berckley di Boston tecnica, linguaggio, letture e play jazzistiche della batteria. Ha studiato anche altri strumenti (flauto, sax alto, basso, tastiere) consolidando la sua competenza nelle procedure armoniche e melodiche dei grandi jazzisti. Al “The Wanted” (in seguito denominato “Piper”) ebbe a conoscere Seren Gay e Micki Del Prete; un provino alla Durium e da lì l’inizio di una bella collaborazione.

Con il nome di Diego Pepe ha ottenuto gran successo con i Cavernicoli. Eccolo quindi alla Bentler con cui fece la sua apparizione su Rai Uno in una trasmissione condotta da Pippo Baudo con l’orchestra di Luciano Fineschi. Sempre in televisione partecipa anche a Settevoci ed al Festival di Zurigo. Per un certo periodo continuò la sua attività in programmi tv con varie orchestre, partecipando anche all’ “Oscar Nazionale della Canzone”. Fece anche delle tournèes in Inghilterra e in Brasile. Negli anni ’82, ’83, ’84 ha composto sigle del Girofestival. Negli stessi anni compose la sigla “Una canzone per tutti” (Italia Uno). E’ stato anche ospite della trasmissione radiofonica “Asiago Tenda”. Un personaggio davvero invidiabile per la sua eccezionale attività artistica che è impossibile poter elencare al completo. Ancora oggi continua la sua attività particolarmente presso case discografiche, televisioni private e come docente di corsi e seminari di studio completo della batteria e ritmica jazz." (Dal libretto interno all’album Ispirazione by Theodorking Group).

Insomma un gran bel personaggio a 360 gradi, come piacciono a noi. Non vi annoierò con miei commenti e opinioni sui brani qui presenti, e neanche starò a sottolineare con quali nomi e da quali suoi gruppi siano stati incisi e pubblicati, potete leggere tutto sul retro del cd che vi allego, e che include anche le bonus tracks. Qui troverete molte cover, persino hit da discoteca di quegli anni, che seppur immagineremmo di trovare più nella collana ONE SHOT che nella StratoSfera, va reso il merito di non essere meri rifacimenti, ma tutte reinterpretate in chiavi e stili diversi; possono piacere o meno, ma non sono un puro esercizio melomane, bensì il frutto di un lavoro di restyling davvero notevole ed impegnativo. Sono presenti inoltre molti brani inediti a firme dello stesso Theodorking alias Sferrazza alias Pepe, accattivanti e piacevoli. Insomma cominciamo a sforbiciare, buon ascolto e soprattutto buona salute a tutti. FRANK-ONE


LINK

Post by Frank-One stratospherised by Captain

sabato 18 novembre 2017

Roberto Cacciapaglia - 1986 - Generazioni del cielo


TRACKLIST:

01. Ouverture (5:29)
02. Kneeling World (3:46)
03. Desir d'une vie plus juste (1:15)
04. Anello (1:41)
05. Gesang der Wesen (3:18)
06. Fuoco celeste (5:14)
07. La voie du coeur (4:13)
08. L'échelle des sentiments (4:08)
09. Incanto dell'arcobaleno (2:54)
10. Helmat (5:09)
11. Unisono - Life Explodes (3:40)
12. Notturno (3:35)
13. Desiderio contro il tempo - Life Explodes (5:33)
14. Preghiere lontane (3:19)
15. Animals (4:41)
16. Kinderwelt (5:20)
17. No Name (4:23)
18. The Last Day (2:26)


PERFORMERS

Roberto Cacciapaglia - composizione
Giada Manca di Villahermos - testi
Sara Stowe - soprano
Ulrike Wurdach - mezzosoprano
Giuseppe Zambon - tenore
Cinzia Alessandroni - soprano
Michele Fedrigotti - piano
Malleus - organo
Orchestra Carme diretta da Giuseppe Zambon


Un album bellissimo, dall'incedere maestoso, scritto con l'intento di utilizzare i brani come colonna sonora di un'opera teatrale in due atti che venne rappresentata in prima assoluta al Teatro Metastasio di Prato e, a seguire, al Teatro Lingotto di Torino. Devo dire che "Generazioni del cielo" ben si accosta ad una delle composizioni operistiche di Franco Battiato (con il quale, come ben sapete, collaborò nel 1972 per l'album "Pollution"). In ordine cronologico si tratta del 4° disco di Cacciapaglia dopo "Sonanze" (1975), "Sei note in logica" (1979), e "The Ann Steel Album", ancora nel 1979. Il disco è stato ristampato nel 2001 dalla Proper in versione rimasterizzata e,  come doppio LP, nel 2014 per il solo mercato russo.  Tra i musicisti troviamo due nostre vecchie conoscenze: Michele Fedrigotti al piano e Malleus (Enrico Ragni) all'organo. Cacciapaglia non figura come musicista, ma come compositore. Il resto, oltre ai due strumentisti sopracitati, è affidato all'orchestra "Carme" diretta da Giuseppe Zambon (anche voce tenorile) che ha il merito di sostenere le altre grandi voci liriche.


Di seguito la descrizione dell'opera da parte dello stesso Roberto Cacciapaglia, pubblicata sul sito ufficiale www.robertocacciapaglia.com 

"Generazioni del Cielo" è un opera musicale contemporanea in forma di oratorio; nasce da uno sviluppo del linguaggio musicale maturato attraverso esperienze polivalenti, che spaziano dalla composizione classica alla produzione di musica di largo ascolto. Il soggetto scaturisce dalla volontà di raccontare una storia non usuale, una storia senza accadimenti reali ma con emozioni realmente provate, attingendo dalla letteratura contemporanea e prendendo spunto anche da testi sacri. Nella messinscena la musica, concepita classicamente, viene proiettata in un ambiente tecnologico e multimediale, dove possono dialogare antico e moderno, interagendo e dialogando. I costumi sono stati disegnati con un criterio di astrazione dal tempo. Là dove la stoffa in qualche modo rincorre la topografia del corpo, si sono utilizzati i percorsi funzionali delle bendature. La scena non è il luogo urbano o il puro paesaggio del wanderer. Essa si svolge accanto e dentro un archetipo: l'arca come "custode della vita", archetipo di tutte le città future. Ma anche topoc della rigenerazione di una umanità che viene "punita" con la salvazione, con il peso delle sue responsabilità e dei suoi rimorsi. La scenografia, astratta da un luogo fisico determinato, doveva rappresentare la musica secondo un processo analogico, come un corpo collocato accanto all'anima. Per questo la scelta di un archetipo: l'Arca. Mostrarne il suo interno voleva essere un invito a volgere lo sguardo entro se stessi e ad osservare le cose con l'occhio interiore, annullando ogni distanza tra l'oggetto osservato e la persona.



Post by George

venerdì 17 novembre 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 36 - Weather Report live in Bologna, 16.07.1976



TRACKLIST:

01 - Lusitanos 
02 - Barbary Coast 
03 - Bass Intro 
04 - Cannon Ball 
05 - Black Market 
06 - Directions - including bass solo 
07 - Badia 
08 - Gibraltar 
09 - Birdland


LINE UP

Joe Zawinul - keyboards 
Wayne Shorter - soprano sax 
Jaco Pastorius - bass 
Alex Acuna - drums 
Manolo Badrena - percussion


Il mio primo "incontro" con i Weather Report risale al lontano 1974, anno di grazia in cui per la prima volta sul giradischi di un amico ascoltai "Mysterious Treveller", che ancora oggi classifico come uno dei massimi capolavori del gruppo nonché dell'intera scena jazz-rock mondiale. Ubriaco dall'hard rock dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, mi accostai a quella miscela di suoni con una certa diffidenza. Poi venne la riscoperta, a posteriori di "I sing the body electric" e nel 1975 di "Tale Spinnin". Fu allora che dichiarai apertamente il mio totale ed incondizionato apprezzamento per i Weather Report. Sempre guidati dall'inossidabile duo Zawinul-Shorter, i WR, a prescindere dai numerosi cambi di formazione, hanno cavalcato la scena internazionale dal 1971 al 1986. 


Nel 1976, anno in cui il gruppo si esibì anche in Italia, videro la luce ben due dischi, "Black Market" e "Heavy Weather" dai quali sono tratte la maggior parte delle tracce di questo ottimo concerto. Conclusa l'esperienza con Alphonso Johnson, Zawinul e Shorter imbarcarono nella nuova line up quel geniale e virtuoso bassista che corrisponde al nome di Jaco Pastorius. Mi viene una punta di amarezza nel riascoltarli in questo live, per il rammarico legato alla scomparsa di due componenti essenziali quali Joe Zawinul (mancato nel 2007) e Jaco Pastorius (che ci ha lasciati ancora prima, nel 1987). Con loro, nello show bolognese, il batterista Alex Acuna e il percussionista Manolo Badrena. Pastorius ci regala un paio di assoli di basso, veri e propri virtuosismi. Il concerto si conclude con una splendida versione di Birdland, da "Heavy Weather". 


La prima volta che i Weather Report calcarono il suolo italiano fu il 24 agosto 1973, ospiti della storica rassegna "Umbria Jazz". La seconda volta fu nel 1976, il 16 luglio, allo Stadio Comunale di Bologna. Ed è il concerto qui documentato. Torneranno in Italia ancora nel 1980 per quattro date, il 25, 26, 27 e 28 ottobre, rispettivamente a Milano, Roma, Reggio Emilia e Mestre. Se vi interessa, magari per un prossimo post, possiedo le registrazioni integrali di questi quattro spettacoli. L'ultima volta i WR vennero in Italia nel 1983, per due sole date: il 16 maggio a Torino e il 19 maggio a Milano, al Teatro Tenda Lampugnano. Anche quest'ultimo show è documentato.

Il concerto di Bologna ha una durata di circa 70 minuti ed è contenuto in un unico file. La qualità sonora è discreta, lo definirei un ottimo audience, anche se il basso di Pastorius rimane un po' in ombra. Ma questo non toglie meriti alla bellezza e alla magia dello show. Un ringraziamento finale va all'amico Danilo, autore delle due copertine, che pubblicò qualche anno fa sul suo blog Rock Rare Collection Fetish. Enjoy





Post by George - Covers by Danilo

giovedì 16 novembre 2017

Serie "Cantautori ai margini" n.15 - Flavio Brunetti - 1994 - 1998- Tu-Tu-Ttù-Tu (EP) e Fallo a vapore + extra (CD)


TRACKLIST

1 Bambuascè
2 A faccia ‘e chi nun ce pò vedé
3 Il mito delle sirene
4 Quel che mi manca di te
5 Tu-tu-ttù-tu

FORMAZIONE:

Flavio Brunetti- voce
Giancarlo D’Abate- flauto
Maurizio Marino- oboe
Lelio Di Tullio- clarinetto
Antonio D’Abate- fagotto
Giampiero Riccio- corno

Quello di cui parliamo oggi è un artista davvero fuori dagli schemi: potremmo definirlo, stando a una delle storiche serie della Stratosfera, un cantautore ai margini (infatti, è stato inserito "d'ufficio" dal capitano - N.d.C.), se non fosse che è stato discograficamente attivo in tempi ben più vicini. Ma consentiteci un piccolo preambolo (che siete liberi pennacchianamente di saltare, se volete).


Nel decennio che generalmente siamo soliti chiamare anni 80, si assistette via via in Italia alla rottamazione di tutto ciò che aveva, musicalmente, caratterizzato il precedente decennio, dal rock progressivo (già in crisi dalla seconda metà dei 70) alla canzone d’autore che continuerà per qualche tempo a tenere banco con gli artisti che già si erano affermati nel decennio precedente (spesso scadendo nel più trito pop, vedi i casi di Venditti e Bennato, e poi di Dalla), incapace tuttavia di proporre nuovi nomi all’altezza. A questo stallo cercò di porre rimedio l’associazione Musicultura che nel 1990 con il “Premio Città di Recanati” pensò bene di affiancare alla storica Rassegna organizzata dal Premio Tenco  a Sanremo un altro contesto più specificatamente dedicato alla valorizzazione di quel mondo d’autore sotterraneo che faticava ad emergere. Specialmente i primi anni del “Premio Città di Recanati” risultarono artisticamente, se non commercialmente, proficui (basti pensare a nomi come Max Manfredi, Oliviero Malaspina, Gianmaria Testa).

 

Tra i nomi più originali lanciati da questa manifestazione, anche attraverso la pubblicazione di una serie di EP, c’è sicuramente il molisano Flavio Brunetti, affascinante figura di artista rinascimentale che si destreggia tra musica, fotografia, ingegneria edile, scrittura di racconti, teatro. Mi capitò tra le mani, negli anni delle mie scorribande romane, proprio il suo lavoro di esordio, che seguì la sua vittoria all’edizione 1993 della rassegna marchigiana, e ne rimasi fulminato perchè quell’EP (prodotto proprio dall’Associazione Musicultura) era davvero qualcosa che deragliava completamente dalla musica dell’epoca, anche nel campo della canzone d’autore: cinque pezzi accompagnati esclusivamente da un ensemble di fiati e grancassa, meravigliosi testi, ironici e graffianti, che mischiavano italiano e molisano, un approccio teatrale al canto che andava dal sussurro all’invettiva, insomma un oggetto alieno capitato chissà come nel mio stereo. 


Questo debutto, dal curioso nome di “Tu-tu-ttù-tu”, potrebbe essere, nonostante la sua brevità (o forse proprio per questo) anche per voi un buon punto di partenza per entrare nel mondo di Flavio Brunetti, a cominciare da quella “Bambuascè” che mi inchiodò all’epoca con il suo doloroso sarcasmo che svela una squallida storia di corruzione e malasanità (“Chi magnava ‘ncuopp’ ‘e pazze/ chiusi dentro il manicomio”) nonché di indifferenza (“puoi urlare contro i muri/ della gente che non sente/ nella valle dell’eco/ puoi gridare a squarciagola/ nella valle dell’eco/ ché la gente dorme”), alla spavalda “A faccia ‘e chi nun ce po’ vedè” , alla divertente anti-canzone d’amore di “Quel che mi manca di te”, fino all’invettiva finale che dà il titolo all’album. La musica interpunta il cantare di Flavio Brunetti, ora con effetti bandistici, ora costeggiando la grande lezione di Kurt Weill.


Mi capitò di imbattermi in lui dal vivo, sempre a Recanati, l’anno dopo, ospite d’onore della manifestazione e vederlo sul palco, con quella sua faccia che già da sola è una maschera degna di Totò e Petrolini, beh, fu qualcosa.





TRACKLIST

1 Bravo Catullo
2 Canzone banale
3 La mia nuova pompagna
4 Il fallo a vapore
5 Canzorucciaccia
6 Personaggi e Interpreti
7 A faccia 'e chi nun ce pò vedo
8 Tu-tu-ttù-tu
9 Quel che mi manca di te
10 Il mito delle Sirene
11 Bambuascè
12 Chicchirichì
13 Vorrei volare
14 BONUS TRACK- Thief hunt
15 BONUS TRACK- Acrobats
16 BONUS TRACK- Erroneous funeral
17 BONUS TRACK-  Polyp attack
18 BONUS TRACK- The chase
19 BONUS TRACK-  Martha's dream
20 BONUS TRACK- Orchestra's strike 1

21 BONUS TRACK-  Orchestra's strike 2

FORMAZIONE: 

Flavio Brunetti- voce

MOLISENSAMBLE:
Giancarlo D’Abate- flauto
Maurizio Marino- oboe
Lelio Di Tullio- clarinetto
Antonio D’Abate- fagotto
Giampiero Riccio- corno
Giulio Costanzo- vibrafono e percussioni
Donato Cimaglia- batteria e percussioni
  
Non facile veicolare una proposta del genere, ne converrete, e infatti da questo esordio sulla breve distanza al suo primo vero (e poi unico) LP passeranno alcuni anni, fin quando la CNI (Compagnia Nuove Indye) nel 1998 dette a Brunetti una chance con l’album “Fallo a vapore”, un disco che riprende le incisioni già incluse nell’EP del ’94 rimpolpandole con altre otto composizioni, arrangiate e dirette dal fidato Lelio di Tullio, talentuoso clarinettista e compositore, già presente all’esordio e ancora per anni suo stretto collaboratore, e suonate dal Molisensamble. Anche se all’epoca la CNI si muoveva abbastanza bene con altri artisti del suo rooster, questo “Fallo a vapore” venne poco promosso e poco curato dall’etichetta discografica: prova ne sia che ne sbaglia anche curiosamente la tracklist (diversa da quella indicata nel libretto e sul retro dell’album) e che l’album non è citato tra le produzioni CNI, né sul sito dell’etichetta né sulla relativa pagina Wikipedia (basata sulle produzioni depositate alla Discoteca di Stato). Il risultato è un sostanziale insuccesso, sicché il CD sparisce ben presto dalla circolazione diventando così un oggetto misterioso.


E’ un peccato (al quale cerchiamo con questo post di rimediare) perché è un lavoro che, pur se bisognoso di più ascolti, a poco a poco incanta: ci ritroviamo il piglio compositivo e irriverente dell’EP di esordio, con una tavolozza musicale che, se mantiene la stessa formula esecutiva (voce più fiati, con l’occasionale inserimento di vibrafono e percussioni), si amplia fino a  toccare il circense, almeno nella sua rilettura rotiana, e a immergersi in certo impressionismo di inizio 900. Chi scrive, tra le nuove composizioni, ha trovato particolarmente riuscita “Personaggi e interpreti”, teatrale fin dal titolo, con quell’incipit beffardo: “Ricordi padrone, un po’ birichino/ quando sei morto d’infarto/ in quel porno-shop parigino?”. Ma anche tra gli altri pezzi troverete, spero, motivi di interesse.

La successiva attività di Flavio Brunetti si allontana dalla discografia, facendo rotta su altre sponde: apprezzati reportage e libri fotografici, organizzazione di simposi e convegni legati a una visione civile e progressista dell’urbanistica e dell’architettura, e, per tornare al nostro campo, numerose opere teatral/musicali di cui cura testi e musiche, spesso in collaborazione con il già citato Lelio di Tullio. Collabora, come compositore e anche attore, con il regista Antonio Capuano (autore di film apprezzati come “Pianese Nunzio” e “I Vesuviani”) e ancora con Lelio di Tullio per la composizione di alcuni brevi strumentali (che ci siamo presi la libertà di inserire, in quanto coevi, come bonus track di “Fallo a vapore”), nati per la scena e incisi nell’antologia collettiva “Applause” (Primrose Music, 1998).

Insomma, un artista bizzarro e irregolare, forse, ma assolutamente da riscoprire.


LINK “FALLO A VAPORE” + Extra + Booklet

Post by Andrea Altrocanto, mise en blog by Captain

lunedì 13 novembre 2017

Serie "Cantautori ai margini" n.14 - Marco Luberti - 1982 - Canzoni ed appunti (vinyl)


TRACKLIST:

indicata nella sottostante back cover


Mi rendo conto che inserire Marco Luberti nella serie "Cantautori ai margini" è un po' una forzatura, vista la sua lunga carriera di autore e paroliere. L'ho collocato "ai margini" per il semplice fatto che, nonostante la prestigiosa carriera, "Canzoni ed appunti" risulta essere l'unico album da lui inciso nel lontano 1982. Marco Luberti ha scritto parole e musica per numerosi cantanti italiani, ad iniziare dal 1964 quando, a soli 23 anni, scrisse "Beati voi" cantata da Daniela Casa. Negli anni a seguire compose canzoni per Rosanna Fratello, Schola Cantorum, Anna Oxa, Amedeo Minghi, Mimmo Locasciulli, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Marina Arcangeli e per il gruppo beat Le pecore nere. L'elenco è molto lungo. Mi soffermo solamente sulla stretta collaborazione tra Luberti e Riccardo Cocciante, che si concretizzò con la pubblicazione di "Mu", nel 1972.  Due anni dopo divenne anche il produttore di Cocciante e con lui pubblicò gli album "Poesia", "Anima", "L'alba", "Concerto per Margherita", "Riccardo Cocciante" ed "E io canto".

"Canzoni ed appunti", contenente 11 brani in stile cantautorale, venne pubblicato dalla Polydor nel 1982 e, a tutt'oggi, rimane la sua unica prova solista. Non è sicuramente un capolavoro, ma è un discreto disco di canzoni, come se ne trovano molti in circolazione, ben curato e interpretato, nonostante una eccessiva presenza degli archi.  I musicisti che lo accompagnano non sono indicati, Sempre nel 1982 Luberti partecipò all'annuale edizione del "Club Tenco", segno di un certo interesse nei confronti delle sue composizioni. Non mi risulta che il vinile sia stato oggetto di ristampa. Comunque è abbastanza facile reperirlo ad un presso molto onesto sul mercato on line. 

Non aggiungo altro se non il mio consueto buon ascolto.



Post by George

sabato 11 novembre 2017

Serie "Banco Special fan Collection" n. 27 (serie "Bootleg" n. 260 - 261) - Two shots from 1977: Santhià (4 giugno) & Milano (25 giugno)

FIRST TIME ON THE WEB


PREMESSA

Lo stimolo a pubblicare questi due grandi inediti del Banco del Mutuo Soccorso me lo hanno fornito Frank-One e il nostro Capitano con il loro recentissimo post dedicato alla PFM live 1976. Visto che hanno preso spunto dalla recente uscita del doppio album di inediti "Emotional Tattoos", io ho scopiazzato l'idea adattandola al Banco, che ha da poco pubblicato il cofanetto con la legacy edition di "Io sono nato libero" del 1973, con l'aggiunta di un CD di inediti suonati dalla nuova formazione assemblata da Vittorio Nocenzi.  In sostanza abbiamo tra le mani quattro storici bootleg al fianco di due nuove uscite discografiche.

Nel caso in esame, sempre dai magici archivi di Marco Osel, riemergono due rari concerti del 1977, due inediti assoluti sul web. Ricordiamo che nel 1976 il Banco pubblicò ben tre dischi: la colonna sonora del film "Garofano Rosso" (febbraio 1976), del regista Luigi Faccini, tratto dall'omonimo romanzo di Elio Vittorini, composta da 12 tracce strumentali (alcune delle quali portate in concerto). Seguì a ruota "Come in un'ultima cena" (ottobre 1976) e, infine, la versione inglese di questo album, intitolato "As in a Last Supper", edito dalla celebre etichetta inglese Manticore, con testi tradotti da Angelo Branduardi. Il 1977 fu quindi dedicato ai tour, con la riproposizione di molti titoli tratti da questa (allora) ultima prova discografica. Entrambi i concerti qui presentati risalgono al mese di giugno 1977. Il primo è stato registrato a Santhià il 4 giugno, suppongo nello Sporting Club (noto locale frequentato assiduamente anche dal sottoscritto e dalla sua banda di amici in occasione di ottimi concerti, in buona parte documentati su Mc prima e su CD poi); il secondo al Parco Ravizza di Milano, il 25 giugno, a distanza di soli 21 giorni. Entrambi i concerti sono degli audience di buona qualità. Leggermente superiore quello del 4 giugno.


Banco del Mutuo Soccorso - Live in Santhià (VC)
Sporting Club, 4 giugno 1977


TRACKLIST CD 1:

01. Suggestioni di un ritorno in campagna (da "Garofano Rosso")
02. Speech
03. A cena, per esempio
04. Il ragno
05. Quando la buona gente dice
06. Traccia II
07. La notte è piena

TRACKLIST CD 2:

08. Speech
09. Slogan
10. Si dice che i delfini parlino
11. La conquista della posizione eretta
12. Intro / Non mi rompete (cut end)


Sono piuttosto rari i concerti del Banco del Mutuo Soccorso risalenti a questo periodo. Rispetto al bootleg pubblicato sulla Stratosfera anni fa (Live Piscina Costoli, Firenze 1977), che troverete qui, il concerto di Santhià presenta una scaletta in gran parte rimaneggiata. L'apertura è affidata ad uno strumentale da "Garofano Rosso", Suggestioni di un ritorno in campagna, per poi presentare una sequenza di brani tratti da "Come un'ultima cena".  Degne di rilievo le versioni live di Slogan, Si dice che i delfini parlino Quando la buona gente dice. Tra i ripescaggi troviamo una bella versione della Conquista della posizione eretta e di Non mi rompete, preceduta da un lungo intro strumentale.



Banco del Mutuo Soccorso - Live in Milano
Parco Ravizza, 25 giugno 1977


TRACKLIST CD 1:

01. Suggestioni di un ritorno in campagna (da "Garofano Rosso")
02. A cena, per esempio (part 1)
03. A cena, per esempio (finale)
04. Il ragno
05. Quando la buona gente dice
06. La notte è piena
07. Slogan

TRACKLIST CD 2:

08. Si dice che i delfini parlino
09. La conquista della posizione eretta
10. Intro / Non mi rompete
11. Traccia II
12. 750.000 anni fa...l'amore?
13. R.I.P.  (cut end)


FORMAZIONE (in entrambi i concerti)

Francesco Di Giacomo - voce
Vittorio Nocenzi - organo Hammond, sintetizzatore, voce
Gianni Nocenzi - pianoforte, pianoforte elettrico, sintetizzatore
Rodolfo Maltese - chitarra acustica, chitarra elettrica, tromba, corno francese, voce
Renato D'Angelo - basso, chitarra acustica
Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni


Ed eccoci al secondo grande concerto inedito. Qui il Banco è di scena a Milano, al Parco Ravizza, il 25 giugno 1977. La tracklist, simile al concerto di Santhià, si snoda lungo tredici tracce. Qui in più troviamo 750.000 anni fa...l'amore?, uno dei capolavori di "Darwin", e una splendida versione di R.I.P (peccato che sia sfumata nella parte finale). 


Nulla da aggiungere sulla grandezza di questi due concerti, Non resta che ascoltarli.
Concludo ringraziando Osel per questo ennesimo importante contributo e l'amico Capitano che, come nel caso della doppietta dei bootleg del Banco del 1974, ha impreziosito il post con le due front cover. Buon ascolto


Link Live in Santhià 1977
Link Live in Milano 1977


Post by George, music by Osel, covers by Captain