domenica 28 maggio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 57 (Serie "Bootleg" n. 241) - Franco Battiato - 2009 - Live in Theater



LIVE IN THEATER :

01 - Inverno
02 - Era d'estate
03 - Casta diva
04 - Bridge over troubled water
05 - Povera patria
06 - Del suo veloce volo
07 - E' stato molto bello
08 - Mesopotamia
09 - Sequenze e frequenze
10 - L'ombra della luce
11 - Lode all'inviolato
12 - La cura
 13 - I treni di Tozeur
14 - Il venait d'avoir 18 ans
15 - Caffè de la paix
16 - La stagione dell'amore
17 - L'addio
18 - E ti vengo a cercare
19 - Tutto l'universo obbedisce all'amore
20 - Prospettiva Nevskj
21 - Gli uccelli
22 - L'era del cinghiale bianco


Sul finire del 2008 Battiato completa la trilogia dei suoi Fleurs. L'ultimo episodio di questo viaggio da interprete di brani senza tempo sintetizza le volontà classiche del primo cd con quelle pop del secondo (che però si chiamava "Fleurs3"). Il tour che ne segue si svolge nei teatri di Italia toccando varie città e sempre con un enorme successo.
 
L'impostazione orchestrale poco o nulla aggiunge ad altri concerti di Battiato. L'ensamble comprende gli archi del Quartetto italiano, il pianoforte di Carlo Guaitoli e le tastiere di Angelo Privitera. A dare un tocco di novità, la chitarra del bravo Davide Ferrario al quale Battiato lascerà anche uno spazio solista durante i concerti.


La scaletta attinge ai brani dell'episodio discografico più recente. Tra le chicche una esecuzione non consueta di "Casta diva" e una versione molto interessante di "Sequenze e frequenze". "La cura" immancabile classico, si veste di archi sospesi e giunge a chiusura di una trilogia mistica di grande effetto.  Il cd vedeva Battiato impegnato in vari duetti: Carmen Consoli, Annie Ducros, Anthony e Juri Camisasca. Dal vivo, tuttavia, non resta traccia di ciò. Battiato è solo e basta a se stesso. Lo sorreggono un repertorio ormai sterminato, validi e rodati musicisti e l'affetto sempre enorme del suo pubblico.
 
In questo cd sintetizziamo lo spettacolo del 2009 con vari estratti da diverse esibizioni. In apertura la toccante "Inverno" di De Andrè eseguita nel corso della trasmissione "Che tempo che fa" dedicata al cantautore ligure. Buon ascolto... se lo vorrete. Antonio



Antonio LM fece e Captain postò

venerdì 26 maggio 2017

MARIVANA- 1983- Omonimo (vynil) + 45 giri e partecipazioni



TRACKLIST

LATO A
Aladino (Siliotto)
Ninnia (Siliotto, Borghetti, Siliotto)
Vivere e campare (Siliotto, Borghetti, Siliotto)
I musicisti (però le note) (Siliotto)

LATO B
Un angelo (Siliotto, Borghetti, Siliotto)
S. Antonio (Siliotto)
Filastrocca (Siliotto, Borghetti, Siliotto)
Una sera di gennaio (Siliotto, Borghetti, Siliotto)


Se anche voi pensate che sarebbe stato più giusto che Mauro Pagani avesse firmato il capolavoro “Creuza de ma” con Fabrizio De Andrè, allora sarete forse d’accordo sul fatto che questo album avrebbe dovuto vedere come contitolare in copertina anche Carlo Siliotto, il quale produce, arrangia e firma tutti i pezzi (e infatti sul retro, a parziale risarcimento, campeggia la scritta: “E’ un disco di Carlo Siliotto”)


Se di Siliotto è pleonastico, qui, parlare (nomi come Canzoniere del Lazio e Carnascialia dicono già tutto, per il resto c’è la pagina di Wikipedia e il suo sito personale), qualche nota in più merita la pressoché sconosciuta Marivana (all’anagrafe Marivana Viscuso), cantante palermitana cui, in quei turbinanti primi anni 80, la DDD volle dare una chance producendole nel 1983 quello che, per diversi anni, sarebbe rimasto l’unico suo lavoro discografico sulla lunga distanza, e poi lanciandola sul mercato sottostante, nella fattispecie il “Festivalbar” e la “Premiatissima” di quell’anno cruciale (ho delle idee sparse sul 1983 come anno spartiacque della nostra musica leggera, ma questa è un’altra storia). Se, infatti, il nome di Marivana può dire qualcosa a qualcuno, è probabile che sia per via di un filmato che qualche anno fa la perfida Amanda Lear espose al pubblico ludibrio in una puntata di “Cocktail d’amore”, trasmissione irrinunciabile per i cultori del trash. In tale spezzone, tratto da “Discoring”, la povera Marivana si esibiva in “I musicisti” con una certa calata apparentemente sarda (nonostante le origini palermitane), e una presenza televisiva quanto meno discutibile.


Come il Maestro Battiato, faccio autodafè (lui dei suoi innamoramenti, io dei miei travisamenti), e ammetto che anche io ero tra quegli stolti (e qui chiamo in correo i miei amici Giaccio e Walter) che ci sghignazzarono sopra, e per questo, quando a una fiera mi è traballato tra le mani questo album, credo a 5 o 10 euro, con il ghigno di cui sopra lo comprai senza esitazioni. Ebbene amici, non è che qui si voglia, per amor di contraddizione, innalzare Alvaro Vitali al rango di Charlie Chaplin, o “I Cinque del Quinto piano” al livello di “Lost”, ma l’ascolto di questo album mi ha fatto davvero ricredere, e spero che possa sorprendere positivamente anche voi, che già (ammettelo) siete stati stuzzicati dalla corposa presenza di Carlo Siliotto. Se così è, ancor più sarete solleticati dal sapere che tra i musicisti all’opera ci sono Marcello Vento e Giorgio Vivaldi, ex compari del Canzoniere del Lazio, affiancati da Ares Tavolazzi (Area): insomma, un bel pezzo dei compianti e seminali Carnascialia. A questo parterre de roi si aggiungono turnisti di rango come Paolo Gianolio e Aldo Banfi.

Musicalmente, siamo dalle parti di un elettro/synth pop, ibridato da certa new wave (non di rado oscura) e da suggestioni folk, nonché dal tentativo di succhiare la scia al sound lanciato in quegli anni dal Maestro Battiato di cui sopra. La stessa voce di Marivana si colloca, si parva licet, tra Giuni Russo e Alice, delle quali cerca di cogliere una qualche ieraticità nel modo di porsi. Passando a una rapida disanima dei singoli pezzi, vi farà gli onori di casa Aladino, una filastrocca circolare che già dalle sue progressive degradazioni vi farà supporre che in questo lavoro il folk sia una radice inquieta.  Si passa poi a Ninnia, ancora un folk cupo che trapela tra le maglie del vestito pop, con quel bordone tipico della tradizione sarda, e a Vivere e campare, più marcatamente pop, ma con un bel basso alla Jaco Pastorius e un riff di mandola. Chiude il lato A quella famosa I musicisti di cui vi accennavo prima, che premeditatamente accumula tutti i clichè negativi diffusi sui musicisti, per ribaltarli nel refrain. Riascoltandola, mi viene il dubbio che l’ostentazione della dizione simil-sarda sia forse voluta, usata per connotare negativamente i portatori di tali pregiudizi (insomma, vox populi). Il che mi costringerebbe ad andare a piedi e a nuoto fino in California (dove vive oggi Marivana, come, tra l’altro, lo stesso Siliotto) a chiederle umilmente scusa. Il lato B si apre con Un angelo, un’interessante apologo, una storia che non sarebbe dispiaciuta a Ivan Graziani (pensate a versi come: “Gente venite, solo 5 monete/ e vedrete tra polli e maiali/ coi vostri occhi/ un uomo anziano con le ali”), poi si continua con Santo Antonio, un brano che scherza con i santi (anche qui l’uso della marimba non può che rimandare all’autore di “Stranizza d’amuri”, anche se Siliotto l’aveva già utilizzata in altri lavori precedenti). Filastrocca è probabilmente il pezzo musicalmente più sfizioso: arrangiato benissimo da Siliotto, è una cavalcata che si avvicina alla migliore new wave inglese, quella più cupa, ma innervandola di sentori folk orientali. Se affermo a petto in fuori che avrebbe potuto stare nel repertorio dei primi Litfiba, bestemmio?

Si termina con Una sera di gennaio, forse il brano più scontato nel suo incedere lento-melodico, e infatti, con occhio lungo, fu scelto per partecipare a Festivalbar ‘83. Esito meno che minimo. Ulteriore motivo di interesse sono i testi, niente affatto banali, cui in più parti ha collaborato Riccardo Borghetti, già autore per Fanigliulo e Bertoli, per dirne due.


Il disco, che in retro copertina si fregia del fatto di essere il primo in Italia ad essere registrato con effetti olofonici (una supercazzola che girava all’epoca: anche “Il grande sogno” di Vecchioni, dell'anno seguente, se ne vantava), non è mai stato ristampato in CD, ma tutti i suoi brani sono reperibili sul Tubo, anche se noi qui abbiamo preferito postare la versione rippata da LP. Per quanto riguarda Marivana, dopo qualche anno e due singoli di cui uno inedito su LP (vedi sotto), tenta il tutto per tutto e si trasferisce negli Stati Uniti, con esiti certo più positivi: diventa autrice per voci latino-americane, ottenendo un certo successo con "Anuncio Clasificado" per Willie Rosario, finché nel 2011 cala il jolly partecipando a X-Factor USA, superando alcune fasi. Sulla scia della nuova visibilità, pubblica in quell’anno due lavori. L’ultimo album, “Simply Marivana”, solo digitale, è del 2016.

FORMAZIONE:

Marcello Vento - batteria, percussioni
Ares Tavolazzi - basso, mandolino, mandola
Paolo Gianolio - chitarra
Giorgio Vivaldi - percussioni
Claudio De Angelis - piano, tastiere
Aldo Banfi - sintetizzatore Sinclavier Il
Carlo Siliotto - Violino, cori, sintetizzatore Emulator
Marivana Viscuso - Voce

NOTA- Nel rippaggio i due lati sono stati riversati su altrettanti files.


BONUS TRACK: 45 giri e partecipazioni

In realtà, prima ancora che Amanda Lear mi avviasse, seppur per oscuri sentieri, verso la scoperta di Marivana, io quella voce l’avevo già sentita, anni prima. E’ sua infatti, la voce femminile che si sente in “Robinson” l’album del ’79 di Roberto Vecchioni (vedi a volte la vita), sia nell’introduzione solista a  Roland - Chanson de geste, chanson sans geste, sia nel controcanto di Lettera da Marsala.


Abbiamo deciso quindi di compendiare il disco di Marivana con la sua produzione coeva che comprende, appunto, la partecipazione ai due pezzi poco prima citati, e il singolo inedito in LP dello stesso 1983. Questo 45 giri di cover, se vede sul lato B una banale Che sarà, è invece sorprendente nel lato A (sigla dell’omonima trasmissione televisiva) in cui Le mille bolle blu, cavallo di battaglia di Mina, viene rivisitata con una chiave vocale incredibilmente anticipatrice non solo di Giusy Ferreri, ma anche, se mi passate il gioco dei gradi di separazione, dello stile di Amy Winehouse.


Marivana oggi

Post by Andrea Altrocanto, stratospherisation by Capt 

martedì 23 maggio 2017

Le Antologie della Stratosfera vol. 33 - Il Baricentro - Complete Works


Questa volta i protagonisti della serie "Le Antologie della Stratosfera" sono i quattro membri del Baricentro, gruppo che non era ancora apparso su queste pagine. Non ho grandi informazioni al riguardo, per cui attingo a piene mani dalla bibbia dell'amico Augusto Croce "Italian Prog" (che Dio ti abbia in gloria):
 
"Derivato dalle ceneri della Festa Mobile, questo gruppo operante a Roma scelse uno stile molto diverso dal precedente, concentrandosi su un jazz-rock strumentale, genere molto diffuso in Italia nella seconda metà degli anni '70. Il nome faceva riferimento alla città di provenienza dei fratelli Boccuzzi, ovvero Bari. Entrambi i loro album, pubblicati dalla EMI nel 1976 e nel 1978, mostrano forti influenze da gruppi stranieri come Weather Report o Mahavishnu Orchestra, insieme ad elementi tipicamente mediterranei più evidenti in "Trusciant". Il primo album, "Sconcerto", contiene un brano, Della Venis, che riprende il nome del primo gruppo dei fratelli Boccuzzi.

Francesco Boccuzzi # 1
Il gruppo si sciolse dopo il secondo album, riformandosi per un breve periodo come trio tra il 1983 e il 1984 producendo autonomamente un singolo di stampo funky-disco. I fratelli Boccuzzi sono rimasti nell'ambito musicale suonando ancora in studio, Francesco negli Stati Uniti e Vanni a Roma. Tra le altre cose i fratelli Boccuzzi hanno composto la colonna sonora per l'opera rock teatrale "Androidi" diretta da Ida Mastromarino (pubblicata su LP nel 1989 dalla Ricordi International)."

Il Baricentro - 1976 - Sconcerto


TRACKLIST:

1. Sconcerto   (4:58) 
2. Lido bianco   (10:04)
3. Meridioni e Paralleli   (6:15)
4. Afka   (6:11)
5. Pietre di Luna   (4:29)
6. Della Venis   (4:16)
7. Comunque... (Todo Modo)   (5:27)


FORMAZIONE

Francesco Boccuzzi - tastiere, chitarre, percussioni 
Giovanni Boccuzzi - tastiere, percussioni 
Antonio Napolitano - basso, percussioni 
Piero Mangini - batteria,  percussioni 


L'opera prima del Baricentro è un grande disco di jazz-rock, una luminosa speranza per il futuro del gruppo. Registrato tra la fine del 1975 e il gennaio 1976 negli studi Chantalain di Roma, "Sconcerto" è costituito da sette tracce strumentali che si avvicinano, in modo particolare, alle sonorità dei Weather Report. I due fratelli Boccuzzi, entrambi alle tastiere, insieme ad Antonio Napolitano (tutti e tre ex Festa Mobile), coadiuvati dal batterista Piero Mangini si dimostrano abili strumentisti e buoni compositori. L'album si ascolta di getto, tutto d'un fiato e non ha sbavature né cadute di tono. Nient'altro da aggiungere. Siamo di fronte ad un disco di ottima levatura. Leggetevi anche la recensione sul sito "John's Classic Rock". Ne vale la pena. Il vinile del 1976 è stato ristampato in CD due volte, nel 1991 dalla Mellow e nel 2000 dalla VM 2000.

Giovanni Boccuzzi # 2


Il Baricentro - 1978 - Trusciant


TRACKLIST:

01. Karwan   (3:23)
02. Trusciant   (5:39)
03. Falò   (3:16)
04. Akua   (4:03)
05. Flox   (3:38)
06. Font'amara   (7:26)
07. Vivo   (4:18)

Bonus tracks

08. Endless Man (lato A, 45 giri, 1978)
09. Trusciant (live 1978)


FORMAZIONE

Francesco Boccuzzi - tastiere elettriche e acustiche, chitarra acustica e elettrica 
Vanni Boccuzzi - tastiere elettriche e acustiche 
Tonio Napolitano - basso 
Piero Mangini - batteria 
Luis Agudo - berimbau, cuica, agogo, percussioni africane 
Max Rocci - congas


Le speranze che lasciava intravvedere il disco d'esordio, dopo un anno di silenzio, sono state ampiamente ripagate. "Trusciant" è l'album capolavoro del Baricentro, dove i musicisti esprimono in pieni la maturità artistica raggiunta. Il gruppo si arricchisce di nuovi musicisti, tra cui l'impareggiabile Luis Agudo che rifinisce magistralmente le tracce con le sue numerose percussioni esotiche, E come se non bastasse arriva anche Max Rocci alle congas a dare man forte ad Agudo e Mangini. Il Baricentro prende le distanze dai mostri sacri della scena jazz-rock internazionale a cui si era ispirato nel promo disco, per seguire un percorso musicale decisamente più mediterranea. Il brano di apertura, Karwan, ricco di umori, di suoni solari, è la testimonianza del nuovo corso. Flox è un altro capolavoro, giocato sul basso martellante di Tonio Napolitano e dal piano elettrico dei fratelli Boccuzzi. Il brano conclusivo, Vivo,  è il trionfo delle doppie tastiere, sorrette da una ritmica possente. 


Come nel caso di "Sconcerto", anche "Trusciant" è stato ristampato due volte in CD negli stessi anni, ad opera delle stesse case discografiche. Parliamo ora delle bonus tracks. La prima si intitola Endless Man, lato A di un 45 giri rimasto inedito su LP, pubblicato nel 1978 (il lato B era Flox incluso  in "Trusciant"), il canto del cigno del Baricentro, questo strumentale ebbe un discreto successo commerciale poiché venne utilizzato come sigla della serie televisiva "I racconti di fantascienza" di Alessandro Blasetti.  La seconda bonus track è una rara registrazione live del brano Trusciant, risalente al 1978 e trasmessa da mamma RAI.


Sul resto della produzione discografica del  Baricentro ridotto a trio (periodo 1983-1984) e  della terrificante Tittle Tattle, il peggio della più bieca disco music - che nonostante tutto ottenne un enorme successo internazionale - stendo un pietosissimo velo, anzi, una lastra di marmo. Se proprio volete farvi del male ascoltando una delle innumerevoli versioni di questo brano, Youtube vi verrà in aiuto. Io sicuramente no. Buon ascolto.


Post by George

venerdì 19 maggio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 56 (Serie "Bootleg" n. 240) - Roberto Cacciapaglia - Cammino Stellare - Ragusa, 17 giugno 2015


TRACKLIST

01 Antartica
 02 Floating
03 Sarabanda
04 Dialogo
05 Olimpica
06 Oceano
07 Luminous night
08 Intro Canone degli spazi
09 Canone degli spazi
10 Double vision
11 Endless time
12 Seconda navigazione
13 Intro Wild side
14 Wild side
15 Nuvole di luce
16 Intro How long
17 How long
18 Atlantico


Roberto Cacciapaglia - concerto piano solo....
È buio e luce insieme. Silenzio e suono. Suono che sorge dal silenzio. Proprio come un'alba che giunge guidata dalla notte. Le suggestioni si inseguono. Le dita danzano sui tasti bianchi e neri del pianoforte. Poi applausi che diventano un crescendo e si tramutano in un ideale abbraccio per il maestro Roberto Cacciapaglia. Il suo concerto è davvero, come promette il titolo, un “Cammino stellare” che ripercorre varie fasi del percorso artistico di questo compositore dall'ispirazione profonda e dal talento smisurato.

La cattedrale di San Giovanni Battista è il luogo sacro che ha ospitato il primo degli eventi musicali del Festival delle Relazioni. Ed è davvero sorprendente, lo confiderà il musicista stesso al termine del concerto, constatare il livello di attenzione che ha coinvolto le mille persone che hanno affollato la navata centrale ed i due transetti del tempio cristiano. Le note non hanno religione, ma sono senza dubbio sacre nel caso di Caccipaglia in quanto specchio di un'anima alla ricerca del senso profondo dell'esistere. 


 Il tocco delle dita produce suoni cristallini e, merito anche di un'ottima acustica, provoca emozioni profonde. “La mia musica – aveva spiegato l'artista – viene dal profondo e vuole arrivare nel profondo”. Il concerto si apre con “Antartica”, brano composto per fungere da colonna sonora del racconto di una spedizione scientifica. Si prosegue con “Floating” e “Sarabanda”. Il tema marino, echeggiato nel titolo della manifestazione “Le onde e il mare” appare molto presente. Ma non mancano episodi che sono frutto delle sperimentazioni che hanno reso celebre Cacciapaglia già negli anni Settanta. “Canone degli spazi” è uno dei risultati più avanzati in questa direzione. Molti dei brani sono estratti dalla trilogia discografica che ha visto il maestro milanese affiancato dalla Royal Filarmonica Orchestra. L'esecuzione per piano solo riesce a rendere il clima più essenziale. Neanche l'infortunio al piede sinistro scoraggia il musicista che, in ogni caso, ha voluto essere presente a Ragusa per rispondere all'invito di Giovanni Caccamo, direttore artistico del Festival delle Relazioni. Dopo avere attraversato “Nuvole di luce”, avere incontrato l'arcangelo “Michael” e attraversato “l'Atlantico”, il pubblico ragusano appare sospeso e colmo di stupore per quanto possa aver detto e raccontato un musicista che, in questa fase della carriera, ha scelto di far parlare il silenzio. Spazio perduto, significativo ed essenziale nel percorso di ogni essere umano. “Un mio maestro – racconta Cacciapaglia – dopo essere stato ringraziato per quello che non aveva detto, ha aggiunto che ancora molto gli restava di non dire”. Inutile aggiungere altro.
Al seguente link una mia intervista al maestro Cacciapaglia.

 
LINK

Post by Antonio LM, put on blog by Captain

mercoledì 17 maggio 2017

Three Million's Super Special Post n. 2 - Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 26 - An Evening with Crosby & Nash (Torino, 2005) and Crosby, Stills & Nash (Aosta 2010)

First time on the web


PREMESSA

La serie "Historic prog (or not prog) bands live in Italy" mi concede la possibilità di estrarre dal cassetto una serie di concerti inediti che desidero condividere con gli amici della Stratosfera. Nel caso in oggetto, bel lontani dalle sonorità prog, vi propongo una full immersion nel West Coast sound più puro, quello dei miei - e sicuramente dei vostri - Idoli degli anni '70. Sono di scena David Crosby & Graham Nash in un concerto ancora inedito sul web, risalente al 2005 e da me registrato al Teatro Colosseo di Torino il 7 marzo 2005. Segue a ruota il trio Crosby, Stills & Nash, in uno spettacolare concertone registrato, sempre dal sottoscritto, il 21 luglio 2010 al Teatro Romano di Aosta. E' quasi first time e vi spiego le ragioni. Quella sera di sette anni fa assistetti al concerto con il mio amico Danilo Jans, autore dei meravigliosi scatti fotografici che corredano la recensione. Io mi occupai della registrazione dello show, lui delle fotografie. Il brano di apertura, Woodstock, risulta tagliato nella parte iniziale, perché ci stavamo ancora sedendo e CS&N, senza presentazione alcuna, sbucarono sul palco all'ora d'inizio stabilita e iniziarono a suonare. E' possibile, ma non ho ricordi certi. che io abbia "passato" la registrazione a Danilo e che l'abbia postata per un breve periodo. In un nanosecondo il sito americano Sugarmegs me l'ha fagocitato (stessa parte mancante di Woodstock!!) listandolo come "Live at Anfiteatro di Aosta" ed è per questo - credo - che il buon Danilo ha linkato il mio concerto su Sugarmegs. E con questo nulla di male. Concerto e scatti fotografici oggi sono qui a vostra disposizione.


Dedico questi due rari concerti  innanzitutto al Capitano, mente e ideatore del blog, con il quale da anni condivido questa entusiasmante e straordinaria avventura, quindi all'amico Francone, gran conoscitore di tutti i più remoti meandri del prog nazionale e non solo, quindi agli altri collaboratori della Stratosfera (passati e presenti) e, soprattutto, a VOI, amici cari,  che ci seguite da sempre con costanza e affetto e che avete permesso a questo blog di raggiungere l'ambito traguardo dei 3 milioni 3 di visite e dei 7 anni 7 di vita. Scusate se mi gaso un po', ma non succede proprio a tutti. E poi da qualche mese ci siamo anche "internazionalizzati" con l'inserimento della nuova creatura "Historic prog (or not prog) bands live in Italy". Insomma, una gran bella soddisfazione. Grazie ancora e non mancate di seguirci perché i nostri archivi e i nostri cassetti sono ancora pieni zeppi di meraviglie da condividere.



E ora diamo spazio ai giganti della West Coast, David Crosby. Graham Nash e Stephen Stills

An Evening with David Crosby & Graham Nash
Torino, Teatro Colosseo, 7 marzo 2005


TRACKLIST CD 1:

01. Military Madness
02. Marrakesh Express
03. Long Time Gone
04. Lay Me Down
05. Immigration Man
06. In My Dreams
07. Southbound Train
08. Carry Me
09. Jesus of Rio
10. New Song
11. Cathedral
12. Band presentation
13. Déjà Vu
14. Cold Train
15. Live On (The Wall)


TRACKLIST CD 2:

01. Milky Way
02. Guinnevere
03. Just The Song Before I Go
04. Don't Dig Here
05. Wasted On The Way
06. Wind On The Water
07. Wooden Ships
08. Our House
09. Teach Your Children


LINE UP

David Crosby - vocals, guitar
Graham Nash - vocals, guitar, piano
Dean Parks - guitar
Andrew Ford - bass
James Raymond - keyboards
Stevie "D" Distanislao - drums


Abbiamo dovuto attendere il 2005 per poter vedere per la prima volta dal vivo, insieme in Italia, David Crosby e Graham Nash, due mostri sacri, due miti che hanno fatto la storia del rock e scritto pagine indimenticabili. Scusate, ma a ripensare a quella serata mi emoziono ancora e non mi vergogno di confessarvi che sulle note di Wooden Ships mi è scesa la lacrimuccia. Una serata con Crosby e Nash era il titolo del tour condotto per l'Europa nel 2005 dal duo, con alcune tappe nel nostro Paese. In particolare suonarono il 4 marzo a Trento, il 5 a Cortemaggiore (PC), il 7 al Teatro Colosseo di Torino, l'8 marzo al Teatro Smeraldo di Milano e, infine, il 10 marzo all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

Dal 1972, anno in cui venne pubblicato il leggendario "Graham Nash - David Crosby" ad oggi, sono solamente quattro gli album di studio incisi dal duo. Certo, la notevole produzione solista, quella in trio con Stephen Stills e quella in quartetto con l'aggiunta di Neil Young, hanno lasciato ben poco spazio alla sala di registrazione. Eppure, nel 2004, Crosby e Nash si ritrovarono insieme ad un gruppo di musicisti, tra i quali Russell Kunkel e James Raymond, per registrare un nuovo disco, addirittura un doppio album, semplicemente intitolato "Crosby & Nash".  Per la cronaca James Raymond (che suona le tastiere nel concerto qui postato) è figlio naturale di David Crosby nonché componente dei CPR, con Crosby e Pevar. Il tour del 2005 fu anche l'occasione per promuovere il nuovo disco, proponendo dal vivo alcune ottime tracce quali Lay Me Down, Jesus of Rio, Live On (The Wall), Milky Way e Don't Dig Here.



La parte del leone l'hanno fatta, naturalmente i grandi classici degli anni '60 e '70. Il concerto di Torino si apre con una tripletta da togliere il fiato: Military Madness, Marrakesh Express e Long Time Gone, quest'ultima sostenuta dalla sempre splendida voce di David Crosby. Ricordo però un Crosby stanco e un po' provato, che necessitava di numerose pause. Spesso spariva dietro le quinte lasciando il palco al solo Graham Nash, sempre dotato di una incredibile vitalità, e al gruppo che li accompagnava. Splendide le versione di Cathedral, uno dei capolavori di Graham Nash, di Déjà Vu e, soprattutto di Guinnevere (impasti vocali perfetti e altra lacrimuccia). Gran finale con Wooden Ships, Our House e Teach Your Children come bis.
Unforgettable.


Link CD 1
Link CD 2


Crosby, Stills & Nash
Aosta, Teatro Romano, 21 luglio 2010


TRACKLIST CD 1:

01. Woodstock (cut intro)
02. Military Madness
03. Long Time Gone
04. Bluebird (Buffalo Springfield)
05. Marrakesh Express
06. Southern Cross
07. In Your Name
08. Long May You Run
09. Déjà Vu
10. Wooden Ships


TRACKLIST CD 2:

01. Helplessly Hoping
02. Norwegian Wood (The Beatles cover)
03. Midnight Rider (Greg Allman cover)
04. Girl from the North Country (Bob Dylan cover)
05. Ruby Tuesday (The Rolling Stones cover)
06. What Are Their Names (a cappella version)
07. Guinnevere
08. Delta
09. Cathedral
10. Our House
11. Behind Blue Eyes (The Who cover)
12. Almost Cut My Hair
13. Love The One You're With

encore
14. Chicago
15. Teach Your Children

Bonus track
16. Woodstock (afternoon soundcheck)



LINE UP

David Crosby - vocals, guitar
Stephen Stills - vocal, guitar
Graham Nash - vocals, guitar, keyboards
Todd Caldwell - keyboards
Robert Glaub - bass
Joe Vitale - drums



Tappa d'eccezione di C,S & N ad Aosta, in occasione del tour europeo ed italiano del 2010. In Italia toccarono solo quattro località: Milano (16 luglio), Lucca (17), Roma (19) e Aosta (il 21 luglio, nella splendida cornice dell'antico Teatro Romano). Data l'eccezionalità dell'evento, io e l'amico Danilo Jans, armati rispettivamente di registratore e di macchina fotografica, già a metà pomeriggio stavamo razzolando sotto il palco, curiosando tra gli amplificatori e l'impianto luci, attendendo con ansia l'arrivo dei tre mostri sacri per il soundcheck. CS&N (con o senza Young), da soli o insieme nelle diverse formazioni, hanno accompagnato senza dubbio la nostra adolescenza e anche la nostra maturità. All'improvviso li vediamo attraversare il prato antistante il Teatro e salire sul palco per le prove. Ma ecco che sul più bello veniamo invitati dai roadies ad allontanarci. Il trio non gradisce la presenza di spettatori durante il soundcheck. E così, a malincuore, ce ne andiamo. ma ciò non mi impedì, seppur ad una ragguardevole distanza, di registrare Woodstock (che aprirà poi il concerto serale) che ho inserito come bonus track. Alle 21,30, con soli 15 minuti di ritardo rispetto all'orario previsto, mentre ero ancora distratto in chiacchiere,  David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash salirono sul palco ed iniziarono a suonare. E qui ebbe inizio un concerto semplicemente memorabile.



Contrariamente al concerto del 2005,qui ci troviamo di fronte ad un David Crosby in gran forma (non parlo dei chili in eccesso ma della splendida voce e della vitalità). La scaletta ripercorre la storia dei tre musicisti (addirittura suonano Bluebird dei Buffalo Springfield), attingendo a piene mani sia dal repertorio comune che da quello solista. La particolarità di questo concerto risiede nell'esecuzione di numerose cover di artisti quali Beatles, Who, Stones, Dylan e altri, brani che sarebbero dovuti confluire su un annunciato album di cover programmato per fine 2010. Purtroppo è rimasto solo un annuncio. Anche in questo caso finale da brivido con Chicago (Nash è grandissimo) e Teach Your Children. Se avete osservato la line-up non vi sarà sfuggita la presenza di Joe Vitale, storico batterista che ha accompagnato la band nel suo quasi intero percorso musicale.


Per qualche informazione curiosa sul concerto vi rimando alla lettura dell'articolo scritto dall'amico Gaetano Lo Presti sul suo blog, che come titolo riprende una frase auto ironica pronunciata dal trio "E' la prima volta che suoniamo in un posto più vecchio di noi", riferendosi naturalmente all'antico Teatro Romano di Aosta (risalente al 25 a. C.), reso ancora più celebre al grande pubblico con i telefilm del commissario Rocco Schiavone. Mi permetto di pubblicare una foto che vi darà l'idea della suggestione della location.


Vi lascio con altri scatti fotografici della serata. Con questo è tutto. Magari, data l'occasione, due commenti in più sarebbero graditi. Al vostro buon cuore.
Buon ascolto.


Link CD 1
Link CD 2


Post by George - Pictures by Danilo (CS&N set)

lunedì 15 maggio 2017

Three Million's Super Special Post (Serie "Bootleg" n. 239) - PFM + Alberto Fortis - Soundcheck and complete set Live Arena di Milano, 10 Settembre 1979

 
Preambolo del capitano - Rubo un po' di spazio all'amico Francone, gentilissimo "celebratore" di questo bellissimo traguardo, perchè penso sia giusto, come fondatore del blog, rivolgere un grazie di cuore a tutti i nostri affezionti lettori che, con il tempo, sono diventati un numero considerevole. Ebbene sì, la Stratosfera ha ricevuto la bellezza di tre milioni di visite proprio mentre sto lavorando a questo post e, sappiatelo, la festa è doppia perchè la leggenda narra che la stratosfera nacque in una serata tempestosa del maggio 2010. Dunque esattamente 7 anni fa, miei cari amici. Numero sabbatico, per giunta, e numero fortunato secondo gli antichi saggi (ed uno moderno, mister Battiato, che inseriva sempre il numero sette nei suoi album - ricordi da un'intervista letta), propiziatorio sicuramente per nuovi stratosfercici viaggi. Chi vivrò vedrà, grazie ancora a tutti voi amati lettori e amati compagni d'avventura...


P.F.M. Arena di Milano 10 Settembre 1979
Festival Nazionale de l’Unità
Plus check sound iniziale e open guest Alberto Fortis

E così siamo a 3.000.000 !!! E per questo importante traguardo ho pensato di decidermi a dedicare un po’ del poco tempo a mia disposizione per donare un qualcosa di veramente speciale, e quindi cerca e ricerca mi sono imbattuto in un vecchio post anche della StratoSfera che riportava questo concerto della già PFM e non più Premiata Forneria Marconi, ma una cosa mi ha subito colpito: era più corto delle mie 2 cassette che lo contenevano, insomma a me il concerto lo regalò un amico, il mitico Gigi Leva che non posso non menzionare e ringraziare, benché pure io fossi presente. Me lo donò nella sua totale integrità, tanto da esserci gli oltre 10 minuti iniziali di soundcheck e l’intera performance di Alberto Fortis, più altri brani eseguiti dalla stessa PFM non presenti fino ad oggi da nessuna parte, o almeno così mi pare.

 
Si parte con gli artisti intenti a scaldare gli strumenti ed infine il presentatore della manifestazione che dà ragguagli sulla performance serale e quella dei giorni a seguire. All’inizio le pile del registratore di Gigi avevano dei problemi, fortuna che se ne accorse durante il soundcheck, il fastidioso cigolio dei primi minuti, così da riuscire a provvedere per eliminarlo nel resto del concerto. A questo punto comincia il concerto, e lo stesso Franz introduce Alberto Fortis, reperibile anche sul tubo (qui sopra). Fortis sale sul palco e subito polemizza con alcuni giornalisti, in particolare del Corriere della Sera, ma non vi anticipo nulla, potete tranquillamente ascoltarlo. In seguito chiama sul palco qualcuno che dal pubblico potesse suonare con lui, cosa in quegli anni non insolita. Nello stesso spezzone di Youtube di cui sopra si nota come il cantautore di Domodossola canti su basi preregistrate, tanto da dare il via al tecnico Mike dicendo prima de La pazienza: ”Okay Mike” e ringraziarlo al termine della sua performance. I brani sono tutti del suo album di esordio "Alberto Fortis", dove aveva suonato l’intero ensemble della PFM: probabilmente la…”cattiveria” a cui accenna non era in scaletta, ma richiesto ad alta voce per un bis, si ritrova ad interpretare il brano più scomodo di tutta la sua carriera. Io mi auguro che i nostri frequentatori di Roma e dintorni non ne abbiano a male, Fortis ha spiegato, o forse cercato di spiegare i motivi del suo A voi romani, e non vorrei aggiungere altro.

 
Finalmente sale sul palco la PFM, che immediatamente dedica l’intero concerto all’amico Fabrizio De Andrè in quei giorni in mano all’anonima sequestri sarda, augurandosi che possa tornare quanto prima, stranamente senza dire una parola od un accenno alla compagna di lui Dori Ghezzi, anche lei in mano ai rapitori. Si parte con una Volo a vela diversa nei testi dalla versione presente in Suonare Suonare, che sarebbe stato pubblicato da lì a poco, e che vede l’esordio alla voce di Flavio Premoli, come sottolineato dallo stesso Franz. I più esperti avranno notato che questa versione di Volo a vela è la stessa presente nel filmato che documenta il Concerto sempre all’Arena di qualche mese prima in occasione della scomparsa di Demetrio Stratos. A seguire una Passpartù anche qui riveduta e corretta, e la line up della formazione in classico quartetto più…”il polistrumentista Lucio Fabbri”: ritengo inutile ricordare chi fossero i quattro. Segue La luna nuova anche qui con nuovi inserti, e annunciata da Franz Il banchetto in versione molto simile a quella che anni dopo sarebbe stata pubblicata nel doppio live Performance, con Francone Mussida come sempre a farla da padrone.



Arriviamo a Dolce Maria con la grande introduzione di Flavio Premoli ed il flauto che sinceramente non ricordo se fosse suonato da Lucio Fabbri o se fosse riprodotto dal moog dello stesso Premoli. A questo punto la mia cassetta riporta il brano col titolo Peninsula, ma c’è anche un punto interrogativo. Seppur con intro diversa mi sembra il brano presente nell’album Jet Lag, o forse no, dite voi cosa ne pensate. Io mi limiterò a sottolineare la chiusura con l’assolo da paura di Mussida. Segue l’omaggio all’amico in difficoltà con Il pescatore, ed in seguito un bel duetto Di Cioccio / Djivas senza titolo. Nel ristampato di recente Live TSI di quegli anni questo brano viene indicato col titolo Tanti auguri, ma nulla ha a che vedere con quanto presente nel già citato Suonare Suonare. Io ho una reminiscenza dal titolo Clinics, ma non ricordo proprio da dove arrivi questo ricordo. Se potrete sicuramente sarete voi di aiuto.

 

Nel secondo CD Franz Di Cioccio presenta da par suo la cover dei Beatles Eleanor Rigby, ed in seguito un po’ di gloria per il gradito ospite Lucio “Violino” Fabbri, che sarebbe divenuto presenza costante in futuro, e che qui propone il suo Moto perpetuo di Paganini anche questo nel futuro Live Performance, e a chiusura del concerto E’ festa / Celebration ed il mini assolo di Franz. Cominciano i bis : Impressioni di Settembre, seguita da un nuovo brano annunciato da Franz dal titolo Rock è bello, che poi riveduta e corretta sarebbe diventata Sogno americano in Suonare Suonare, qui a doppia velocità rispetto a quella che sarebbe stata riproposta sull’album, con assolo finale di Franz e ripresa di Volo a vela a parziale chiusura del concerto. Ma, richiamati fuori a gran voce, eccoli uscire di nuovo per l’ultimo bis, richiamando anche Alberto Fortis, con quella Milano L’Arena il 10 Settembre, reperibile anche questa sul tubo (qui sotto), con qualità veramente bassa, e dalla quale ho cercato di estrapolare le poche foto che vi propongo. Nel corso del brano ogni artista, incluso Fortis, ha un breve spazio per singoli assoli e chiude il tutto il reprise di E’ festa. Ho voluto documentare, come solito in quegli anni, anche la musica diffusa dagli altoparlanti e l’invito a recarsi presso le uscite, a totale chiusura del tutto, benché qualcuno provasse ancora con: “Fuori fuori fuori”.



Cari amici, in conclusione che dirvi? Molti amici mi avevano chiesto questo concerto, ma io un po’ per pigrizia, un po’ per mera mancanza di tempo avevo sempre rimandato. Ma il traguardo dei 3.000.000 di contatti non poteva lasciarmi indifferente, per cui vuole essere un ringraziamento in primis al mitico Capitano che ha creato tutto questo, una persona che pur non avendo mai incontrato personalmente sento come un amico, e vedi mai che data la distanza non proibitiva prima o poi accada di poterci anche stringere la mano parlando di questo nostro mondo anche di persona.

Poi vorrei citare anche l’altro amico George, prodigo di chicche e gemme, presenza costante ed anche lui grande amico. E tra gli amici questa volta al quale ho avuto piacere di stringere la mano non posso non citare il Maestro Augusto Croce, autore della nostra bibbia quell’Italianprog digitale e cartaceo, che sovente ci ha anche deliziato con interventi sempre pertinenti e puntuali.

Ma soprattutto grazie a Voi che ci leggete e ci ascoltate, senza la Vostra presenza noi non avremmo motivo di esistere. Certo qualche parola di incoraggiamento e qualche commento in più male non farebbero, come tempo fa faceva notare George, ma sono sicuro che almeno questa volta vorrete gratificarci in quantità più copiosa ed anche partecipativa.

Grazie a tutti, un grande abbraccio davvero a tutti tutti tutti !!! FRANK - ONE

LINK CD 1 (sound check - Alberto Fortis set)
LINK CD 2 (PFM Complete Set)

Post by Frank-One &Captain