lunedì 21 aprile 2014

Serie "Bootleg" n. 153 - Alphataurus live @ "La Casa di Alex", Milano, 09.11.2013

Un graditissimo ritorno quello degli Alphataurus, gloriosa band progressive milanese con alle spalle uno storico unico LP uscito nel 1973, dal titolo omonimo. La storia ci ricorda che dopo questa brillante prima prova gli Alphataurus incisero una serie di brani che sarebbero dovuti confluire nel mai realizzato secondo album. Le quattro tracce, poco più che dei demo, vennero pubblicate solo nel 1992 ad opera dai soliti della Mellow Records in un album intitolato "Dietro l'uragano". Entrambi i dischi sono stati postati sulla Stratosfera. Due brani, Valigie di terra e Ripensando e... saranno inclusi nel marzo 2012 nell'album "Live in Bloom", registrazione del concerto della reunion della band datato 6 novembre 2010 (l'occasione era quella della Progvention 2010). Entrambi questi titoli più Claudette verranno poi completati in occasione del vero secondo album in studio del gruppo, "AttosecondO", pubblicato nel settembre 2012. Dopo vari cambi di formazione gli Alphataurus sono sempre all'attivo. I membri 'storici' sono rimasti in due, Pietro Pellegrini e Guido Wassermann. 
Il concerto a "La Casa di Alex" (qualche traccia la potete trovare anche su YouTube) si apre con Peccato d'orgoglio, il brano che apriva il disco del 1973, seguito praticamente dall'intero "AttosecondO". Fanno eccezione Ombra muta e la lunga La mente vola (quest'ultima sul Disc 2), entrambe ripescate dal disco di esordio. Le tre bonus tracks provengono direttamente dal Tubo. Interessante il frammento della jam con il violinista Mietek Glinkowski. Nonostante l'inevitabile passare degli anni, la musica è sempre fresca e il gruppo ben affiatato. Questo concerto ne è una evidente dimostrazione. Class is not water!

TRACKLIST DISC 1:

01. Peccato d'orgoglio
02. Gocce
03. Progressivamente
04. Claudette
05. Ombra muta
06. Valigie di terra 

TRACKLIST DISC 2:

01. Presentazione / La mente vola

Bonus tracks

02. Mix prove in studio - reunion 2010
03. Ripensando e... - Live ARCI Groove, Rozzano (MI), 03.06.2011
04. Violin solo on "Dopo l'uragano" - Alphataurus feat. Mietek Glinkowski on electric violin - Club "Il Giardino", Verona, 29.09.2012

FORMAZIONE (in live @"La Casa di Alex" 2013)

Pietro Pellegrini - Hammond, synth
Guido Wassermann - chitarra, tastiere, voce
Andrea Guizzetti - pianoforte, tastiere, voce
Claudio Falcone - voce solista, percussioni
Alessandro "Pacho" Rossi - batteria
Marco Albanese - basso



Link Disc 1 
Link Disc 2
 Link Bonus tracks

Posted by George

venerdì 18 aprile 2014

Le antologie della Stratosfera vol. 7 - The Rokes: Complete works part 2

I 33 giri italiani (1965-1968)

Eccoci giunti alla seconda parte della lunga storia musicale dei Rokes, che ho la presunzione di voler tracciare sulle pagine di questo blog. Dopo il post #1 dedicato ai singoli pubblicati in Italia e al disco live del 1969, affrontiamo questa volta la discografia ufficiale che vede come protagonisti i quattro 33 giri pubblicati dalla band di Shel Shapiro dal 1965 al 1968. Ho volutamente tralasciato le numerosissime antologie, dal momento che non offrono nessun brano inedito, ad eccezione della "Anthology", pubblicata nel 1988 ed oggi fuori catalogo, che contiene due inediti degli esordi che troverete nel post # 3 dedicato alle rarità.
Detto questo fiato alle trombe.

The Rokes - 1964 - The Rokes

TRACKLIST:

01. Ci vedremo domani (Will you love me tomorrow)
02. Walking the dog
03. Eravamo amici
04. Hi-heel sneakers
05. Strada della tristezza (Lonely Avenue)
06. Un'anima tra le mani (Un'anima pura)
07. C'è una strana espressione nei tuoi occhi
08. Beautiful Delilah
09. Summertime
10. Spegni questa luce
11. She asks of you
12. Dancing in the street
13. Chiama me

FORMAZIONE:

Norman David 'Shel' Shapiro - vocals, guitars, bass
Robert 'Bobby' Posner - bass
Johnny Charlton - lead guitar
Mike Shepstone - drums

Un capolavoro! Non c'è altro termine per definire l'esordio musicale dei Rokes. Un disco fresco, immediato, frutto della lunga gavetta nei club, suonato di getto, tutto d'un fiato. Echi di Beatles e di Rolling Stones. E' il "Please Please Me" dei Rokes, che ben si colloca in quel lontano 1965 ricco di fermenti musicali fuori e dentro l'Italia. L'album offre un mix di brani cantati in italiano (i loro primi successi pubblicati anche a 45 giri) e di brani in inglese, che rappresentano il vero punto di forza: Walking the dog di Rufus Thomas (ripresa anche nel 1964 dai Rolling Stones), Hi-heel sneakers, un blues scritto da Tommy Tucker nel 1963 e ripreso da centinaia di musicisti (tra questi Beatles, Stones, Faces, Led Zeppelin, Elvis Presley, Stevie Wonder, ecc.), Lonely Avenue (tradotta in italiano col titolo "Strada della tristezza"), potente blues con tanto di armonica e organo (fu un hit di Ray Charles), Beautiful Delilah, composta da Chuck Berry e ripresa dai primi Kinks (era nel loro album d'esordio) e dai primi Rolling Stones, Summertime, giocata sulla voce di Shel e su un tappeto di tastiere, altro brano coveratissimo, composto da George Gershwin e portato al successo da Ray Charles (ma come dimenticare la ruvida versione di Janis Joplin), e ancora Dancing in the street, storico brano del 1964 di Mickey Stevenson e Marvin Gaye, registrato da Martha and The Vandellas e, in tempi più recenti, dal duo Bowie-Jagger. Infine una piccola sottolineatura per She asks of you, che sembra uscita dal primo album degli Stones e invece è una composizione originale di Shel Shapiro. Roba da non credere.

Da ascoltare a volume molto, ma molto sostenuto. 



The Rokes - 1966 - Volume 2°

TRACKLIST:

01. Take a look
02. The wind will carry them by (Ascolta nel vento)
03. A thing like that
04. Proprio niente
05. I've got a message for you
06. Put the pen down
07. I would give the world
08. Mama said
09. Ma c'è un momento del giorno (You've lost that lovin' feelin')
10. No, no, no
11. No game
12. When you are gone

Gran bel disco, anche se non all'altezza del precedente. Si percepisce un lieve calo di freschezza e di immediatezza. Per fare un paragone con gli inarrivabili Beatles è un po' la differenza che intercorre tra il loro album d'esordio e "With The Beatles". Resta comunque una prova molto alta, dove dominano i brani cantati in inglese (giusto un paio di canzoni in italiano). Gli hit in lingua italiana erano affidati ai 45 giri. La formazione dei Rokes è e resterà immutata. Tutti i brani sono composti da Shel Shapiro con la sola eccezione di Ma c'è un momento del giorno, cover dei Righteous Brothers. 
Per la cronaca ho rippato i brani direttamente dal vinile originale. I file sono solo due, corrispondenti alle due facciate dell'album. 



The Rokes - 1967 - Che mondo strano

TRACKLIST:

01. E' la pioggia che va (Remember the rain)
02. Se io fossi povero (If I Were a Carpenter)
03. Ride On
04. Se fossi lei
05. Bambina
06. Non fare finta di no
07. Che mondo strano
08. 101
09. Baby Blue (It's all over now, Baby Blue)
10. Dall'altra parte
11. Finché c'è musica mi tengo su
12. Il treno delle 7.10

Il 1967 vede l'uscita del 3° LP dei Rokes, questa volta dominato dai brani cantati in italiano. L'apertura è affidata al celebre hit E' la pioggia che va, cover di Remember the rain di Bob Lind. Con questo brano, uscito anche su singolo, i Rokes si ripromettevano di ripetere il successo di Ma che colpa abbiamo noi, sempre composto da Bob Lind. Il testo in italiano venne scritto da Mogol, sfruttando il filone della cosiddetta "canzone di protesta", piuttosto diffusa in quel periodo. Altre belle cover sono Se io fossi povero, brano composto e interpretato da Tim Hardin nel 1966 col titolo If I Were a Carpenter e Baby Blue, personalissima versione dei Rokes dello storico brano di Bob Dylan. Nel complesso si tratta di un buon disco, che risente delle influenze della psichedelia dilagante in Inghilterra: non dimentichiamo che il 1967 fu l'anno di Sgt. Pepper's e di Their Satanic, giusto per citare i due colossi.



The Rokes - 1968 - The Rokes

TRACKLIST:

01.  Le opere di Bartolomeo
02. Non dirmi niente
03. Lascia l'ultimo ballo per me
04. Mele mature (Ripe apples)
05. Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi
06. Tra le fiamme del camino
07. Somewhere
08. Ricordo quando ero bambino
09. Io vivrò senza te
10. Una famiglia all'antica
11. Telegram for Miss Marygold
12. Fine della trasmissione

L'ultimo 33 giri ufficiale dei Rokes prima dello scioglimento è un disco contraddittorio: contiene alcuni brani già apparsi su 45 giri (Le opere di Bartolomeo, Lascia l'ultimo ballo per me, Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi), peraltro alquanto mediocri, a fianco di brani (pochi) di ottimo livello. Uno di questi è Ripe apples, anche se - ma questo è un mio personalissimo parere - uno dei brani più strepitosi incisi dai Rokes è quella Telegram for Miss Marygold (non so come sia finita su questo 33 giri), con un giro di basso incredibile ad opera di Bobby Posner, psichedelico fino al midollo, con echi degli Hollies e degli Stones di Their Satanic che fanno capolino: un capolavoro! Degna di menzione è anche Somewhere di Leonard Bernstein, presente in versione live sul disco dal vivo al Teatro Parioli nel 1969. Altri brani sono solo dei riempitivi (Una famiglia all'antica, Fine della trasmissione) che denotano il calo della vena creativa del gruppo. The Rokes 1968 è quindi un album di commiato che manifesta il declino compositivo del quartetto guidato da Shel Shapiro. Da qui in poi si apriranno ampi spazi per le classiche compilation che continueranno a tenere vivo fino ad oggi il nome dei Rokes.



Posted by George

lunedì 14 aprile 2014

Lodovico Ellena - 1998 - Good Morning Mr. Barrett

TRACKLIST:

01. Golden hair
02. Baby lemonade
03. It is obvious
04. Dominoes
05. See Emily play
06. Terrapin
07. Lucifer Sam
08. Arnold Layne
09. Julia's dream
10. The gnome
11. Astronomy Domine
12. Mathilda mother
13. Take up thy stethoscope and walk
14. Interstellar overdrive

MUSICIANS:

Lodovico 'Vico' Ellena: all instruments
Mauro Coda: bass on "Lucifer Sam"

Splendida rivisitazione in chiave acustica e minimalista di alcune composizioni storiche di Syd Barrett, ad opera dell'ex Effervescent Elephants (nonché Looking Glass Alice, ma non solo), Lodovico "Vico" Ellena. La sviscerata passione per i primi Pink Floyd non è mai stata un segreto per Lodovico, ad iniziare dal nome della sua prima band (un omaggio a Barrett) per proseguire con l'immancabile omaggio al Cappellaio Matto di Cambridge e ai primi Pink Floyd presente in quasi tutti i suoi album, da solo o come componente di band da lui create. Il genio di Alice Castello non finisce mai di stupirci. Lodovico Ellena, per la cronaca, è uomo di cultura, ex direttore scolastico, autore di numerosi saggi (anche con forte connotazione politica), collaboratore di testate giornalistiche, personaggio impegnato politicamente. Per noi amanti della buona musica vorrei ricordare che Lodovico ha pubblicato nel 1998 il volume "Storia della musica psichedelica italiana". Chi, se non lui, sedici anni fa poteva incidere un disco come questo "Good Morning Mr. Barrett", assolutamente coraggioso, tenuto conto della statura del personaggio che andava e reinterpretare? Beh, il disco va preso semplicemente per quello che è, ovvero un atto d'amore e non una sfida narcisistica. Proprio partendo da questa considerazione l'album deve essere ascoltato con serenità e distacco, senza cadere nei facili e scontati parallelismi. Leggete quello che scrive Lodovico sulla back cover e capirete lo spirito che sta alla base di questa  prova discografica.

PS - Per la cronaca, mentre sono all'opera con questa recensione, più ispirato che mai, sto ascoltando sul Tubo l'intero "The Piper at the Gates of Dawn". 

Detto questo passiamo alle composizioni presenti su questo disco che, lo ricordo, venne pubblicato nel 1998 dalla Mellow Records. In totale sono 14 tracce, tutte composizioni originali di Syd Barrett, ad eccezione di "Julia's Dream" che, come i floydiani incalliti ben sanno, venne scritta da Roger Waters e interpretata da David Gilmour. L'unico brano elettrico che si discosta in tutto e per tutto dal minimalismo acustico, è quello posto in chiusura del disco: una torrida versione di "Interstellar Overdrive" che, a mio parere, potrebbe essere stata ripescata da una session precedente, probabilmente con gli EE al gran completo. La maggior parte delle tracce proviene dal primo straordinario album dei Pink Floyd "The Piper at the Gates of Dawn" (anno 1967). Lodovico Ellena si distingue come ottimo musicista, che ben padroneggia la chitarra acustica (See Emily Play e Arnold Layne sono due fulgidi esempi) e propone effetti particolari quali voci sdoppiate. filtrate e sovraincise. Consigli per un ascolto ottimale: scegliere le ore serali, abbassare le luci, accendere lo stereo, servirvi un buon drink e...

Welcome Mr. Barrett


Posted by George

sabato 12 aprile 2014

Le antologie della Stratosfera vol. 6 - The Rokes: the complete works part 1

 Il personaggio Shel Shapiro, ancora oggi in piena attività ed energico come non mai, mi ha sempre affascinato e con lui i suoi Rokes, uno tra i più grandi gruppi beat che abbiano solcato il patrio suolo, nonostante la provenienza inglese. Riascoltandoli poco tempo fa su una emittente radiofonica (che tra l'altro ha mandato in onda un 45 giri definito "raro"), mi è sorto il desiderio di andare a riscoprirli e di condividere con voi l'opera omnia del gruppo, composta da singoli italiani e stranieri, promo, rarità, registrazioni live e tutti i loro 33 giri. Un lavoro enciclopedico che mi ha appassionato, nonostante la fatica di mettere insieme tutta la loro vasta produzione (ricerca iconografica inclusa). Mi perdoni chi non li ha mai amati: vuol dire che salterà a pié pari questo e i successivi post. Gli altri navigatori, sia i nostalgici che, soprattutto, i più giovani, troveranno - spero - un'opportunità per riscoprire e ascoltare questa grande band e comprenderne l'indiscusso valore. Ho deciso di suddividere in tre parti questo mega post. La prima tranche è dedicata all'intera produzione dei 45 giri pubblicati in Italia, dal 1964 al 1970 (incluse tutte le splendide copertine). A completamento del post ho inserito il loro unico album live intitolato "Dal vivo al Teatro Parioli, 1969". Il successivo post sarà invece dedicato all'intera discografia a 33 giri. Nella terza e ultima puntata saranno protagoniste le rarità: i singoli rari, quelli editi in UK e Francia, l'album "The Rokes in English", le apparizioni televisive e qualche altra rara sorpresa. 

Con l'occasione ripercorreremo insieme la storia musicale dei Rokes, dagli esordi sino allo scioglimento avvenuto nel 1970.

I 45 giri italiani (1964-1970)

DISC 1

01. Shake Rattle and Roll - lato A, 1964
02. Quando eri con me - lato B, 1964
03. Un'anima pura - lato A, 1964
04. She asks of you - lato B, 1964
05. C'è una strana espressione nei tuoi occhi - lato A, 1965
06. Ci vedremo domani - lato B, 1965
07. Grazie a te - lato A, 1965
08. La mia città - lato B, 1965
09. Ascolta nel vento - lato A, 1965
10. Il primo sintomo - lato B, 1965
11. Che colpa abbiamo noi - lato A, 1966
12. Piangi con me - lato B, 1966
13. È la pioggia che va - lato A, 1966
14. Finché c'è musica mi tengo su - lato B, 1966
15. Che mondo strano - lato A, 1967
16. Ride on - lato B, 1967
Bisogna saper perdere - lato A, 1967
Non far finta di no - lato B, 1967

DISC 2

01. Eccola di nuovo - lato A, 1967
02. Ricordo quando ero bambino - lato B, 1967
03. Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi - lato A, 1967
04. Regency Sue - lato B, 1967
05. Le opere di Bartolomeo - lato A, 1968
06. Siamo sotto il sole - lato B, 1968
07. Lascia l'ultimo ballo per me - lato A, 1968
08. Io vivrò senza te - lato B, 1968
09. Qui non c'è nessuno - lato A, 1968
10. La luna è bianca, la notte è nera - lato B, 1968
11. Baby come back - lato A, 1969
12. Hello come stai - lato B, 1968
13. Ma che freddo fa - lato A, 1969
14. Per te, per me - lato B, 1969
15. 28 giugno - lato A, 1969
16. Mary - lato B, 1969
17. Ombre blu - lato A, 1970
18. Sempre giorno - lato B, 1970

Non avrete alcuna difficoltà a reperire una delle numerose biografie dei Rokes presenti nel web: c'è veramente l'imbarazzo della scelta. Per non offendere nessuno ho tratto le informazioni direttamente da "Wikipedia", piuttosto precise ed esaustive. Per una analisi approfondita vi consiglio il sito "Distorsioni.net".

Gli inizi della carriera musicale dei futuri Rokes si perdono nell'Inghilterra del 1960 (mentre i Beatles, loro contemporanei, cercano fortuna suonando ad Amburgo). Proprio in quell'anno nasce il Shel Carson Combo, con Norman David Shapiro (detto Shel) alla voce e alla chitarra, Robert Posner al basso, Mike Shepstone alla batteria e Vic Briggs (che non è mai stato membro dei Rokes) alla chitarra solista, presto sostituito da Johnny Charlton. Shapiro è l'unico dei quattro che ha avuto esperienze di un certo rilievo, in quanto per quasi due anni ha suonato nei Blue Caps, gruppo accompagnatore di Gene Vincent. Diventa presto il leader del gruppo. Shepstone (discendente per parte di madre dal grande poeta inglese John Keats) e Shapiro sono stati compagni di scuola, ed avevano suonato insieme in gruppi studenteschi. Dopo una serie di esperienze in patria, nell'autunno del 1962 anche gli Shel Carson Combo (come i Beatles fino a pochi mesi prima) si recano a suonare ad Amburgo. Tornati in Inghilterra, vengono contattati da Colin Hicks, un cantante di rock 'n'roll, per un tour in Italia. Caso vuole che durante un concerto a Torino avviene l'episodio che cambia la loro carriera: Colin Hicks prima del concerto perde la voce, ma lo spettacolo non viene annullato e al gruppo viene chiesto di suonare al suo posto. Eseguono quindi il loro repertorio, costituito da cover di brani blues e rock'n'roll e riscuotono un notevole successo, al punto che vengono scritturati per effettuare dei concerti in autonomia.  A questo punto il gruppo decide di cambiare il nome, anche per segnare la differenza rispetto al periodo con Colin Hicks.

"The Rokes" è il nome inventato da Johnny Charlton, adottato da tutti quattro i componenti per fare i caroselli dei gelati Algida (ne parleremo nella parte dedicata alle rarità). Letteralmente significa scorie metalliche, o paglia da scoria.  Durante una serata del tour all'Ambra Jovinelli di Roma vengono notati da Teddy Reno, manager di Rita Pavone, che propone loro di effettuare la tournée come gruppo di accompagnamento della cantante torinese. Di questa parentesi dei Rokes con Rita Pavone parleremo, anche in questo caso, nel post con le rarità. Teddy Reno diventa loro produttore, procurando un contratto con l'etichetta ARC, per la quale incideranno tutti i loro dischi, incluso il primo 45 giri del 1964, contenente sul lato A un classico rock'n'roll dal titolo Shake, Rattle and Roll.

Grazie a Teddy Reno partecipano nello stesso anno al Festival degli Sconosciuti di Ariccia con Un'anima pura (vecchio successo scritto da Claudio Celli e Gianni Guarnieri, entrambi nel Quartetto Radar, per Don Marino Barreto Junior che la incise con il titolo Un'anima tra le mani) ottenendo un buon piazzamento (il vincente sarà Dino). Vengono quindi scritturati per la pubblicità dei gelati Algida su Carosello, aumentando la loro popolarità e la fama, grazie anche alla riconoscibilità del loro caratteristico accento inglese nel lanciare lo slogan "Posso dire una parola? C'è un Algida laggiù che mi fa gola". 

La grande notorietà, però, avviene nel 1965 con la canzone C'è una strana espressione nei tuoi occhi, versione italiana di When You Walk in the Room scritta dalla cantautrice statunitense Jackie DeShannon, ma portata al successo dai Searchers (incisa anche nello stesso periodo dai New Dada e da Gianni Morandi con un altro testo e con il titolo La mia voce), che entra nelle prime posizioni della classifica, consentendo loro di incidere il primo 33 giri. Il lato B è una cover di Will you love me tomorrow delle Shirelles.

In questo periodo le serate aumentano, diventano uno dei gruppi principali del Piper Club di Roma e girano anche alcune pellicole, come "Altissima pressione" per la regia di Enzo Trapani e soprattutto "Rita, la figlia americana" di Piero Vivarelli, dove hanno modo di recitare insieme a Totò e Rita Pavone e di presentare alcune canzoni come Take a Look, No, no, no, Grazie a te (versione italiana di I'm Alive degli Hollies) e The Wind Will Carry Them By (non perdete il post sulle rarità!). Una loro caratteristica è quella di avere molto materiale proprio e di non affidarsi quindi esclusivamente alle versioni italiane (come invece facevano molti gruppi beat); nei testi, a volte scritti da Mogol, spesso proponevano gli ideali di pace e fratellanza tipici del beat. Il 1965 si chiude con un altro 45 giri contenente Grazie a te (cover di I'm Alive) / La mia città.

Le loro sonorità si rifanno ai Beatles, agli Stones, agli Hollies, con impasti corali di pregevole livello. Approfondiremo questo tema nel post n. 2, dedicato ai 33 giri. Il 1966 si apre con la pubblicazione del singolo Ascolta nel vento / La mia città.

Il biennio 1966-67 è quello in cui i Rokes, ormai definiti "i Beatles italiani", raggiungono l'apice del successo grazie soprattutto a due singoli: il primo si intitola Che colpa abbiamo noi (versione italiana del noto successo Cheryl's Going Home di Bob Lind con testo italiano di Mogol), che si piazza al secondo posto in classifica allo storico Cantagiro del 1966 e conquista il primato nella classifica delle vendite di dischi a 45 giri; il secondo presenta sul lato A È la pioggia che va, cover di Remember the Rain sempre di Bob Lind (che verrà ripresa anche da Caterina Caselli). Il retro, Piangi con me, viene tradotto in inglese dai Grass Roots con il titolo Live for Today (incisa in inglese anche dagli stessi Rokes) ed entra in classifica negli Stati Uniti. 


Caratteristiche nelle loro esibizioni dal vivo sono le insolite chitarre "Eko", a forma di freccia, successivamente definite "Eko Rokes".  Nel 1967 partecipano al Festival di Sanremo con Bisogna saper perdere, che presentano in coppia con Lucio Dalla, ottenendo nuovamente un notevole successo di vendite (caratteristica dell'esibizione è il colpo di tacco all'unisono di Shel, Johnny e Bobby, durante il ritornello). Il 45 giri viene preceduto qualche mese prima da un altro singolo, Che mondo strano / Ride On, entrambe tratte dal loro terzo LP "Che mondo strano".  


Ancora nel 1967 vengono pubblicati i 45 giri Eccola di nuovo, versione italiana di Here Comes My Baby di Cat Stevens, e Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi, in cui i Rokes si accostano alle sonorità hippy californiane (il disco viene stampato in un vinile particolare, mescolato ad essenze di colonia, che lo rendono profumato). Da sottolineare che nella primavera dello stesso anno il popolare gioco televisivo "Chissà chi lo sa?", condotto da Febo Conti, indice una sorta di sondaggio-referendum fra il pubblico dei giovanissimi per stabilire il gruppo musicale preferito (il voto doveva essere inviato per cartolina postale): per i Rokes è un vero e proprio trionfo. Significativa inoltre l'intervista rilasciata sempre in quell'anno dai Nomadi al settimanale Giovani, nella quale vengono definiti il gruppo beat migliore in Italia e musicalmente di gran lunga superiori all'Equipe 84.


Il 1968 rappresenta purtroppo l'inizio della parabola discendente per i Rokes. In primavera si presentano nuovamente al Festival di Sanremo, in coppia con i Cowsills, con la canzone Le opere di Bartolomeo: brano non pienamente riuscito (a mio avviso veramente bruttino), registra un insuccesso dal punto di vista delle vendite. I Rokes ne incidono anche una versione in inglese. Il retro, piuttosto scialbo, si intitola Siamo sotto il sole

Nel 1968 vengono pubblicati altri due 45 giri. Lascia l'ultimo ballo per me (versione italiana di Save the Last Dance for Me dei Drifters), in una versione un po' calypso, è l'ultimo loro singolo a entrare in classifica; il retro è un celebre brano di Lucio Battisti, Io vivrò senza te, pubblicato dai Rokes prima della versione del suo autore. Segue Qui non c'è nessuno / La luna è bianca, la notte è nera


 Contestualmente alla pubblicazione di singoli e 33 giri, nel 1968 i Rokes recitano nella commedia musicale di Leo Chiosso e Tata Giacobetti (per la regia di Daniele D'Anza) "Non cantare, spara", parodia western per la Rai con il Quartetto Cetra: i Rokes interpretano la parte di una tribù di pellerossa Cherokee e cantano nelle varie puntate alcune canzoni (le posteremo nella puntata dedicata alle rarità). Il 1969 si apre con la pubblicazione di un nuovo singolo, Baby Come Back, cover del successo degli Equals; il lato B presenta Hello, come stai, versione italiana di Hello, how are you degli Easybeats. Da lì a poco tornano per la terza volta al Festival di Sanremo presentando Ma che freddo fa in coppia con Nada: ma è la versione di quest'ultima quella che viene ricordata, pur essendo ben eseguita anche quella dei Rokes (a mio avviso la versione dei Rokes è di gran lunga superiore a quella di Nada). 


I pochi riscontri commerciali degli ultimi singoli uniti alle aspirazioni da solista di Shel Shapiro, portano il gruppo sulla soglia dello scioglimento. Nel 1969 viene dato alle stampe il loro penultimo 45 giri, 28 Giugno, brano peraltro molto bello, con un ritmo sostenuto, apprezzato soprattutto nelle versioni live con l'assolo finale di Johnny. Il brano viene presentato al Cantagiro dello stesso anno, ottenendo un ottimo successo. ma ciò evidentemente non basta a tenere uniti i Rokes. Il canto del cigno è il singolo Ombre blu / Sempre giorno, pubblicato nel 1970, con un pesante arrangiamento orchestrale: Johnny Charlton non prende parte alla seduta di registrazione. Il loro ultimo concerto dal vivo si tiene a Roma l'8 agosto 1970, di fronte a 12.000 spettatori. 

Poi, per i grandi Rokes, che hanno segnato l'epopea del beat italiano, viene scritta la parola FINE. 


Link - I singoli italiani Disc 1
Link - I singoli italiani Disc 2

The Rokes - Dal vivo al Teatro Parioli, 1969
Subito dopo la partecipazione al Festival di Sanremo i Rokes tengono alcuni concerti dal vivo, di cui due al Teatro Parioli di Roma; queste serate verranno registrate ma saranno pubblicate in un CD solo nel 1993 dalla rivista di collezionismo musicale "Raro!" Ascoltando nell'album l'introduzione parlata di Shel, si viene a sapere che pochi mesi dopo era prevista l'uscita di un disco dal vivo, intitolato "Due ore con i Rokes" (in contemporanea con un programma sulla RAI interamente dedicato a loro - la notizia fu riportata dal settimanale Giovani), progetto che evidentemente la casa discografica abbandonò.  In ogni caso, l'ascolto dell'album consente di apprezzare le notevoli capacità dal vivo come musicisti dei Rokes, al di là delle incisioni in studio. La scaletta propone molte cover di artisti internazionali (vi è anche un omaggio ai mei amati Beatles) oltre ai loro brani di maggior successo.  I Rokes, per l'occasione, saltellano da Les feullies mortes a Blowin' in the wind, da Not fade away a Hey Joe, passando attraverso Apache degli Shadows, Don't be cruel di Elvis Presley, Hey Joe di hendrixiana memoria, per concludere il set con una struggente Somewhere da West Side Story. Un'occasione unica per ascoltare il quartetto in una grande esibizione live. Quella postata è la versione completa con 20 brani (lo dico perché ne era uscita una versione con 16 brani e una diversa scaletta).

Di seguito le copertine dell'oramai introvabile CD (la tracklist è indicata nella back cover), uscito dagli archivi dell'amico Danilo.
Buon ascolto, friends.



Link - Dal vivo al Teatro Parioli, 1969
 
Posted by George

martedì 8 aprile 2014

Gianfranca Montedoro - 1974 - Donna Circo

Tra le tante mail che ricevo come amministratore e "titolare" di questo blog, ce n'è stata una, in questi ultimi giorni, che mi ha fatto particolarmente piacere:

"Ciao Captain... Mi chiamo Raffaello De Fazio e ho già avuto l'onore di apparire nel  tuo blog riguardo al post sui "The Flying Brain's Garden", gruppo di cui faccio parte insieme a Cristina Russo. Colgo l 'occasione per ringraziarti (anche se un pò in ritardo) per la bella recensione e per farti i complimenti per il blog. Anche se la vera ragione per la quale ti scrivo è un altra... Ho notato per caso che sul blog hai inserito una lista dischi che non sei riuscito a reperire (tutti molto rari), tra i quali quello di Gianfranca Montedoro "Donna Circo", che io possiedo e che mi farebbe piacere condividere sulla stratosfera... Perciò, se non lo hai ancora trovato, puoi contare su di me"

Insomma, che dire... Come ho già risposto privatamente a Raffaele, è stato davvero un piacere pubblicare, a suo tempo, un post dedicato al pregevolissimo album dei The Flying Brain's Garden sulla Stratosfera, dove tra l'altro ha ricevuto ottimi commenti, oltre ad essere stato uno dei maggiori HIT (leggi tra i più scaricati) del blog. Per chi lo avesse perso, trovate il post e relativo link a questo gioiellino di Psyco-Prog-Kraut Music QUI: cosa state aspettando..?  A me non resta che ringraziare due volte Raffaele: per averci concesso l'onore di postare il loro album, e per aver condiviso con tutti noi la rarità che andiamo oggi a presentarvi, album penso mai apparso sul web e di difficilissima reperibilità in qualsiasi altra forma, perchè mai ristampato...

GIANFRANCA MONTEDORO - 1974 - DONNA CIRCO

TRACKLIST :

1 - Donna Circo
2 - A cuore aperto
3 - A dodici metri
4 - Che pazzi i pagliacci
5 - I due giocolieri
6 - La cavallerizza
7 - Trenta coltelli
8 - Gli elefanti sono tanti
9 - La tigre del Bengala
10 - Ma per fortuna al circo c'è la banda
 11 - Lo scontorsionista
 12 - La grande parata

Sebbene Augusto Croce dedichi a "Donna Circo", su Italianprog, solo un laconico "Da notare solo per la presenza dei musicisti dei Murple, questo è un album di canzoni per l'ex componente dei Living Music", io penso che questo lavoro di Gianfranca Montedoro meriti qualche nota in più, e non solo per la presenza dei peraltro validi Murple.

Gianfranca Montedoro è un'artista di grande spessore: attiva fin dai primi anni 60 nel circuito jazz, ha frequentazioni assidue anche nella musica leggera dei sixties (QUI, sul bel blog Rock e Martello di Gianni Lucini, trovate un interessante articolo dedicato alla carriera di questa artista). Nei primi anni 70 fu proprio nel salotto di Gianfranca che nacque quell'esperimento memorabile che risponde al nome di Living Music, fondamentale apporto alla musica prog ed underground italiana degli anni 70. Anni che videro la protagonista di questo post far parte anche dei Brainticket, altro gruppo underground di cui si è appena parlato qui sulla stratosfera.

L'album "Donna Circo", unico lavoro solista della Montedoro, è un concept album dedicato all'universo femminile, filtrato attraverso la metafora del mondo del circo. Gli splendidi testi sono di Paola Pallottino, autrice negli anni anche di testi per Lucio Dalla e Angelo Branduardi, tra gli altri, e oggi studiosa, autrice e docente, a tempo pieno, di storia dell'illustrazione. Nonostante la brevità dei brani, Donna Circo non è un disco di immediata presa: come siamo ben abituati noi amanti del rock progressivo, necessita di svariati ascolti per essere compreso a fondo, ma ciò costituisce solo un valore aggiunto. La title track, che apre in modo decisamente progressivo questo fantastico album, ricorda i Racc. Ric. Rit. nei loro momenti migliori; discorso a parte per il secondo pezzo, "A cuore aperto", un valzer blues sanguigno e amaro che entra nella pelle, attraverso i tagli che vi pratica... La seguente e soft "A dodici metri" ci conduce alla bella ballata, a ritmo di chitarra wah wah, "Che pazzi i pagliacci". Un'altra piccola gemma è la successiva "I due giocolieri", con il contrasto marcato tra il cantato su un ritmo in controtempo ed il ritornello sostenuto dalle tastiere. "La cavallerizza" è una bella e delicata ballata, mentre la successiva "Trenta coltelli" ha un inizio jazz ed un bel crescendo nel refrain. "Gli elefanti sono tanti" è una filastrocca rhythm and blues, mentre di nuovo più prog la bella "La tigre del Bengala". E si prosegue con la splendida e purtroppo brevissima ballata folk, "Ma per fortuna al circo c'è la banda". Forse uno degli episodi più riusciti del disco, questo brano contiene alcuni piccolissimi inserti/citazioni (Minuetto-Don Giovanni-Bel Danubio Blu-La Traviata, tutto in neanche 1 minuto e 40 secondi) che lo rendono ancora più delizioso: a mio parere è un brano semplicemente geniale (tanto che l'ho ascoltato una decina di volte di fila senza stancarmi). Stupenda anche l'altrettanto breve "Lo scontorsionista", dal claustrofobico incedere (memorabile il verso "Vedrai... che si prende anche il culo coi denti"). Chiude questo splendido album, come ogni circo che si rispetti, "La grande parata", qui amara metafora dell'apparire che prende il sopravvento sull'essere. Magnifica è l'interpretazione della Montedoro e molto efficace la teatralità vocale che utilizza, che ha il potere di caricare di emotività i pezzi e coinvolgere maggiormente l'ascoltatore.

 
Per chiudere il cerchio, segnalo anche che mister JJ John, su Classic rock, termina il suo articolo dedicato ai Living Music con un bel: "(...) segnaliamo doverosamente che la cantante Gianfranca Montedoro pubblicherà nel 1974 lo splendido album "Donna Circo (...)". Assolutamente nulla da eccepire, mi trovo completamente d'accordo con te, caro John, "Donna Circo" è davvero un album splendido...

 Quale delle tre?


Post by Captain & Raffaello