giovedì 21 gennaio 2021

Serie "Historic Prog Bands Live in Italy" - Capitolo 69 - Colosseum live in Chiari (Brescia), 14.04.2007

FIRST TIME ON THE WEB 

TRACKLIST CD 1:

01 Intro
02 Those About To Die
03 Skelington
04 Morning  Story
05 Theme From An Imaginary Western >
06 Walking In The Park >
07 Stormy Monday Blues


TRACKLIST CD 2:

08 The Valentyne Suite: Theme One (January's Search)
09 The Valentyne Suite: Theme Two (February's Valentyne)
10 The Valentyne Suite: Theme Three (The Grass Is Always Greener)
11 Tomorrow's Blues
12 Jon Hiseman  Solo
13 Lost Angeles


FORMAZIONE

Chris Farlowe - vocals
Dave "Clem" Clempson - guitar
Dave Greenslade - organ
Jon Hiseman - drums
Barbara Thompson - sax
Mike Clarke - bass


Questo sublime concerto dei Colosseum, per la prima volta sul web, proviene dagli archivi del nostro amico e collaboratore Marco Osel. L'ho ritrovato in un hard disk dove, per fortuna, avevo messo in salvo gran parte del materiale inviato dai vari collaboratori, tra i quali lo stesso Osel, Il nome Colosseum mi riporta ad un lontano passato: "Valentyne Suite" fu una delle prime cassette che acquistai in tempi remoti (la conservo ancora). L'amore per questa band è fortemente condivisa anche da Osel che ha avuto la fortuna di assistere a questo loro concerto, registrato il 14 aprile 2007 nella Palestra San Bernardino di Chiari, in provincia di Brescia. 


Per riascoltarli in altri due grandi concerti "made in Italy" vi rimando a questa vecchia pagina della Stratosfera (qui). La formazione è quella di "Daughter of Time" (1970) ad eccezione dello scomparso Dick Heckstall-Smith (era il 2004), sostituito da Barbara Thompson, moglie del batterista Jon Hiseman. E a proposito di Jon Hiseman, uno tra i più grandi batterista nella storia del rock, va ricordato che purtroppo ci ha lasciati io 12 giugno 2018. Quella di oggi è una buona occasione per ricordarlo , ascoltarlo e omaggiarlo. 


Dopo la reunion del 1994, la band inglese è stata impegnata in numerosi tour mondali. Fortunatamente alcune date negli anni 2000 hanno toccato la nostra penisola. Il repertorio presentato è quello "storico": abbiamo così la gioia di riascoltare capolavori quali Those About To Diew, Morning Story, Walking in the Park, Stormy Monday Blues e la sublime, inarrivabile Valentyne Suite, proposta nella sua integrità. I musicisti, nonostante l'età che avanza inesorabilmente (comunque parliamo di 13 anni fa), da veri leoni del palcoscenico, ad iniziare da Chris Farlowe, offrono una performance di altissimo livello. Jon Hiseman riesce ancora a stupirci per la sua grande tecnica, seduto dietro ai suoi tamburi. Ascoltatelo nel suo assolo e ne avrete la conferma. La qualità della registrazione è veramente ottima. Ancora un grazie a Osel per questo regalo. A voi il mio abituale buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Music by Osel

martedì 12 gennaio 2021

I Giganti - 1996 - Concerto Live al Teatro Regio di Parma 1968

 

TRACKLIST:
indicata nella back cover


FORMAZIONE

Giacomo "Mino" Di Martino - voce, chitarra
Francesco "Checco" Marsella - voce, organo
Sergio Di Martino - voce, basso
Sergio Enrico Maria Papes - voce, batteria


Grazie a questo magnifico regalo dell'amico Ilario (un po' alla volta sto smaltendo i contributi dei tanti amici che ci inviano periodicamente del materiale) abbiamo l'opportunità di ascoltare questo storico gruppo. Si tratta di un documento sonoro semi ufficiale, oggi di non facile reperibilità, al punto che alcune discografie (vedi Discogs) non lo includono. Venne pubblicato nel 1996 sia in formato MC (ebay la vende a euro 44,50!) che in CD. Ilario ricorda di averlo acquistato in un autogrill dell'autostrada in uno di quei cassonetti che tutti noi ben ricordiamo. Direi che si tratta di un unicum, essendo l'unico album registrato dal vivo dal quartetto milanese. 
Il concerto è stato registrato nel prestigioso Teatro Regio di Parma nel nel lontano 1968, a cavallo tra il primo album del gruppo,  "I Giganti" del 1965 e il secondo, "Mille idee dei Giganti" del 1969. "Terra in bocca", il loro capolavoro, arriverà solo nel 1971. 


Lo spettacolo presentato dai Giganti ci riporta indietro nel passato, con un velo di nostalgia. La scaletta propone una manciata di brani, molti dei quali hit da Disco per l'estate (Tema), Festival di Sanremo (Proposta), da classifica dei 45 giri e dal primo LP. In ogni caso mai banali. Mino Di Martino e soci ci deliziano anche con le presentazioni dei brani, trasformando il concerto in un incontro-dialogo con il pubblico. 
Ringrazio ancora Ilario per averci inviato file e copertine . A voi tutti, buon ascolto




Post by George - Music by Ilario

sabato 9 gennaio 2021

Serie "Bootleg" n. 319 - Le Orme - Special "Raistereonotte" 1996

 

TRACKLIST CD 1
01. Prima parte della trasmissione

TRACKLIST CD 2
02. Seconda parte della trasmissione

TRACKLIST CD 3 (mini concerto negli studi RAI)
01. Gioco di bimba
02, Amico di ieri
03. Ruby Tuesday (Rolling Stones cover)
04. India
05. Madre mia
06. Il vecchio


FORMAZIONE

Aldo Tagliapietra - voce, basso
Michi Dei Rossi - batteria
Michele Bon - tastiere
Francesco Sartori - pianoforte, tastiere


Un graditissimo regalo da parte del nostro amico Ilario. Si tratta dell'intera registrazione di una puntata  di "Superprogressive", nell'ambito della celebre trasmissione radiofonica "Raistereonotte", condotta da Maurizio Becker. Le Orme sono ospiti negli studi RAI TT14 di via Asiago in Roma. 
I primi due CD racchiudono l'intervista ai componenti de Le Orme e non solo, intervallata da spezzoni di brani musicali. Gli altri ospiti sono Giampiero Reverberi, Peter Hammil e Mario Giammetti (scrittore, giornalista e critico musicale). Pura operazione nostalgia che si apre con la storica sigla di "Raistereonotte", quella magnifica "Viaggiando", realizzata da Roberto Colombo appositamente per la trasmissione. che ci ha accompagnato per tante e tante serate. Ascoltate l'intera registrazione. Ne vale la veramente la pena.


Al termine dell'intervista Le Orme, nella formazione a quattro con doppie tastiere (Michele Bon e Francesco Sartori), ci regalano , sempre negli studi RAI, un mini concerto di soli sei brani (peccato), carico di magia e anche di nostalgia. Il 1996 è l'anno della pubblicazione dell'album "Il fiume", un concept album che riporta il gruppo agli albori progressive degli anni '70. "Madre mia" e "Il vecchio", posti in chiusura del concerto, provengono proprio da questo disco. L'apertura è dedicata a "Gioco di bimba", uno degli evergreen incluso in qualunque performance dal vivo, attinto dal glorioso "Uomo di pezza" del 1972. Seguono a ruota "Amico di ieri", da "Smogmagica" del 1975 e una inedita cover di un classico dei Rolling Stones, quella "Ruby Tuesday" risalente nientemeno che al lontano 1967 . E' la volta di "India", da "Contrappunti" (1974) prima di giungere alla chiusura con le sopracitate due tracce da "Il fiume". Ricordo agli amici della Stratosfera che molto tempo fa pubblicammo il video di un intero concerto risalente al 1996, registrato a Torino (lo ritroverete qui), in seguito pubblicato su Youtube (che ha correttamente citato la fonte).
Grazie ancora all'amico e collaboratore Ilario (che  nel frattempo ci ha inviato altri ottimi documenti sonori live che vedranno la luce a breve su queste pagine) e a voi tutti auguro buon ascolto.



Post by George - Music by Ilario

giovedì 7 gennaio 2021

La Piazza- 1997- Milandè (CD)

 

 

TRACKLIST

01 Più lontano di Così            

02 Stornelli di questua di Maggio     

03 Nena mia so’ barcarolo     

04 Cattivo custode     

05 Accordo      

06 Quadriglia  

07 Mampresa

08 Donna lombarda   

09 La bella ninfa         

10 La pastora e il lupo            

11 Valzer della giostra           

12 Il sogno delle stelle           

13 Jemose bella mia  

14 Pianto di Maria

 

FORMAZIONE:

Daniele Conversa- chitarra, bandola, voce

Antonella Giallatini- percussioni, voce

Riccardo Masi- voce, organetto

Gabriele Modigliani- chitarra, voce

Sara Modigliani- voce, flauto dolce

Claudia Mortali- voce

Giuseppe Pontuali- organetto

Ospiti:

Marta Cascarano- flauto dolce (tr.1)

Michele Modigliani- fagotto (tr.1,6,9,11)

Alessandro Quarta- voce solista (tr.14)

Raffaele Rambone- chitarra elettrica (tr. 12)

 

 

Negli anni ’90 la scena folk ha un improvviso risveglio, che parte dal fenomeno delle posse, che rivalutano la forza espressiva del dialetto, fino ai gruppi alternativi che in aperta contrapposizione al mainstream e al colonialismo culturale anglo-americano riscoprono la musica della tradizione, sia esteticamente che politicamente. Sono gli anni in cui riscuotono crescenti successi gruppi come Gang (seminale il loro “Le radici e le ali”, 1990), Mau Mau, Modena City Ramblers, Folkabbestia, Parto delle nuvole pesanti, Agricantus ed altri ancora (pensiamo per esempio all’etnojazz di Daniele Sepe) che in modi e misure diverse si muovono tra passato e futuro. Anche i nomi storici si rifanno sotto: Eugenio Bennato dopo la sbandata pop riesuma il brand Musicanova e di lì a poco farà ritorno alle radici anche Teresa De Sio. Ambrogio Sparagna e Riccardo Tesi non sono più solo nomi confinati a quel ristretto gruppo di carbonari che nel decennio precedente teneva viva la fiamma delle canzoni e dei balli tradizionali: ora si lanciano in progetti arditi e collaborano con numi tutelari della canzone d’autore come Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati e Francesco De Gregori. Sono ben due le riviste (“Folk Bulletin” e “World Music”) che danno conto di questa brulicante scena che, complice anche il boom della Notte della Taranta in Puglia, sembra assurgere a nuova vita, grazie anche alla nascita di nuove etichette interamente votate a questo materiale, e a riviste (come “Avvenimenti”) e quotidiani (come “Il Manifesto”) che si lanciano in una parallela attività discografica che attinge a piene mani a questi suoni antichi che improvvisamente diventano moderni.

Insomma, c’è fermento, c’è voglia di riscoprire attraverso certa musica un modo diverso di stare insieme, di fare festa fuori dagli spazi spesso alienanti di una discoteca.



“La Piazza” nasce quando Sara Modigliani, storica voce dei primi due album del Canzoniere del Lazio, da vent’anni fuori dal giro, parla con un suo amico gastroenterologo che suonava chitarra e mandolino: “Mi sono accorta che lui e un suo amico con l’organetto facevano tutto il repertorio del Canzoniere del Lazio e mi hanno chiesto di mettere su un gruppo. Ma io non mi rendevo proprio conto che c’era qualcuno a cui piacevano quelle cose e che le suonava ancora…era come se fossero cose mie, del mio passato. E lui, mi fa: “Ma Sara, ma queste le sa un sacco di gente, voi siete stati lo spirito guida per tante persone”. Timidamente abbiamo messo su un gruppo che si chiamava La Cinciarella. Poi c’è stato un altro episodio contestuale, Claudio Papi, il mandolinista, aveva un disco, un bellissimo LP. L’ho ascoltato e alle prime note mi son detta: “Questo è quello che voglio fare”. Era un disco di Italia Ranaldi, l’unico disco fatto da lei: “Italia Ranaldi e la Sabina”. Da qui la voglia, tramite il nuovo gruppo La Piazza, di dare seguito, a metà anni '90, all'esperienza sul campo del Canzoniere del Lazio.



“Milandè” esce nel 1997 ed è il secondo lavoro di questa formazione di sette elementi che se da una parte prosegue il lavoro sulla tradizione laziale che fu del primo CdL (quello che aveva come guida spirituale Alessandro Portelli), dall’altra cerca di rinverdirla con composizioni originali, a cominciare dall’iniziale “Più lontano di così” inedito donato da Giovanna Marini (con cui la Modigliani aveva iniziato a collaborare fin dagli anni Settanta e con cui ha fondato la Scuola di Musica Popolare del Testaccio e poi la Bosio Big Band). E’ un inizio un po’ straniante, incentrato su voci polifoniche che intessono un moderno madrigale che funge da manifesto programmatico (“Più lontano di così/ più lontano di così non si può andare/ devi ritornare a terra e acqua sempre/ devi ritornare a terra”). Un pezzo meraviglioso (con un testo da antologia) che nel finale sfuma nel tradizionale calabrese “Pianto di Maria”, bissato nel finale da un altro canto rituale del venerdì santo, stavolta preso da una processione sacra a Fiuggi. 

 

Dopo questo inizio a canto spiegato, molto legato alla lezione di Giovanna Marini, ecco che fa il suo ingresso la ritmica e l’organetto con gli “Stornelli di questua di maggio” raccolti a Labro (RI). Di nuovo le voci protagoniste di “Nena mia so’ barcarolo”, anch’esso reperito in provincia di Rieti ma di origine veneta. La seguente “Cattivo custode” (anch’essa tradizionale reatina) giocata sulle due voci femminili di Sara Modigliani e Claudia Mortali, battezza con il primo verso l’album, che da qui in poi scorre felicemente tra pezzi originali, perlopiù strumentali come “La pastora e il lupo” e il “Valzer della giostra”, e brani frutto di un’intensa ricerca sulla tradizione laziale anche con il contributo di Claudio Papi. Il clima sonoro generale è molto rispettoso del materiale dando vita a un folk agreste in cui la ritmica (presente solo a tratti) è demandata a discreti tamburelli e nacchere, e in cui sono protagonisti chitarre, organetto e, naturalmente le voci, che più di una volta sono lasciate sole a testimonianza della ricca polivocalità laziale. Insomma, un viaggio che dalla tradizione sacra delle processioni devozionali ci conduce ai più profani balli sull’aia. 


 

Poco prima del “classico” della musica popolare, la ballata “Donna Lombarda” diffusa in tutto il nord Italia, nella Provenza e non solo, ecco un autentico gioiello: stiamo parlando di “Mampresa”, una canzone per metà filologica (il testo è tratto da una raccolta di canti popolari toscani del 1910) e per metà d’autore (la struggente musica è di Gabriele Modigliani), una storia di sopraffazione lontanamente memore della fiaba “Barbablù”, che però prende tutta un’altra direzione grazie alla fierezza e alla prontezza di spirito della donna che uccide l’uomo che l’aveva rapita.

 

Insomma, a nostro parere un disco notevole per fattura e per importanza culturale, un lavoro che purtroppo (a differenza del precedente “Amore piccolino fatte grande” del ’94 che era ancora più filologico), finora era quasi del tutto assente dal web. Ci sembrava dunque importante ripescarlo dai nostri scaffali e riproporlo alla vostra attenzione.

 

Buon ascolto!

 

LINK CD

 

LINK BOOKLET


 

 

domenica 3 gennaio 2021

AA.VV. - Blues, Rock and Country Things - Live in Milan - 1979 (vinyl)

 

TRACKLIST:

01. Roger Belloni - Two Long Years   3:11
02. Acapulco Gold - Genesis   3:50
03. Acapulco Gold - Non Smokers Liberation Front Anthem   3:18
04. Roger Belloni - First Time I Met The Blues   3:20
05. Acapulco Gold - Don't Bogart Me   3:10 / Golden Slippers   2:33
06. Treves Blues Band - Stress Blues   7:35
07. Botti Band - My Woman Is A Sex Machine   4:40
08. Cacao - Pakistan Bar   8:20

Innanzitutto buon 2021 a tutti. La Stratosfera riapre i battenti agli inizi del nuovo anno. In questa nevosa (almeno qui ad Aosta) e triste giornata di "reclusione" in zona rossa, non c'è nulla di meglio del buon vecchio e sano blues per rinfrancare lo spirito. Avevamo già fatto cenno a questo disco in occasione del post n. 2 dedicato ai Cacao, contenente tre inediti su compilation inviati dal grande Frank-One, che ritroverete qui. Anche questo disco, pubblicato nel 1979 dalla Spaghetti Records e mai ristampato, proviene dagli immensi archivi di Frank-One. Caro amico, prima o poi vorremmo vedere qualche foto della tua collezione di vinili. Veniamo al nostro disco. I protagonisti sono, nell'ordine, Roger Belloni, gli Acapulco Gold, la Treves Blues Band, la Botti Band e, per finire, i Cacao con "Pakistan Bar" già pubblicata nel post sopracitato. A parte la Treves Blues Band che ci regala uno splendido inedito dal titolo "Stress Blues", gli altri gruppi e/o musicisti sono noti solamente nei circuiti blues e jazz. 


Iniziamo da Roger Belloni, milanese di origine, un chitarrista che si è fatto le ossa suonando nei club di Cambridge per poi approdare, a soli 19 anni, al prestigioso Folk Festival locale. Ha poi gestito un suo club in Italia ed è stato in tournée in tutta Europa fino a quando, nel corso di un impegno al Jazzland di Vienna, ha conosciuto il bluesman John Jackson che lo ha invitato negli Stati Uniti. La sua carriera è costellata di esibizioni nei club, nelle radio e nelle Tv di Italia, Messico e Svizzera, oltre che negli States. Piccolo particolare: Roger è stato selezionato dall’esperto di blues Steve La Vere (biografo di Robert Johnson) per aprire il primo Black Music Festival di San Diego e dal collezionista di dischi Lou Curtiss per tenere un workshop di chitarra con Sam Chatmon, fratellastro del leggendario Charlie Patton. Nei quasi 20 anni del suo soggiorno negli Stati Uniti, Roger è stato principalmente influenzato dal chitarrista Bill Bryant del North Carolina, allievo di Blind Boy Fuller e si è anche avventurato nel linguaggio del jazz, suonando con musicisti del calibro di Jimmie Noone, Jr. e del grande sassofonista Eugene Porter. Nel disco "Blues, Rock and Country Thing" appare con due brani, "Two Long Years" e la classica "First Time I Met The Blues", proposta da numerosi gruppi blues e bluesmen, tra  cui Chicken Shak e Buddy Guy.

Roger Belloni

Altri protagonisti dell'album sono gli Acapulco Gold (nome preso in prestito da una varietà di marijuana), un quartetto composto da Carlo Montoli alla chitarra acustica e al mandolino, Roberto G. Colombo alla voce e pedal steel (da non confondere con il Roberto Colombo di "Sfogatevi bestie" e "Botte da orbi"), Massimo Mariani alla voce e chitarra acustica e Carlo Panzalis al doppio basso. Quest'ultimo è considerato tra i migliori bassisti non professionisti con alle spalle quasi 30 anni di performance dal vivo.  Lo troveremo anche come componente del Progressive Jazz Quartet insieme a Luigi Tognoli al sax tenore, Alberto Minetti alle tastiere e Luca Colombo alla batteria. 
Il gruppo ci regala una bella versione acustica di "Genesis" di Jorma Kaukonen (la versione originale apparve su "Quah", disco realizzato da Jorma nel 1974 in collaborazione con Tom Hobson; il brano venne poi ripreso dagli Hot Tuna nel corso dei concerti live), "Non Smokers Liberation Front Anthem" e "Don't Bogart Me", quest'ultima dei Fraternity of Man", inclusa nella colonna sonora del film "Easy Rider". Segue a ruota il traditional "Golden Slippers"

Carlo Panzalis

Roberto G. Colombo

La Treves Blues Band, capitanata dal grande Fabio Treves, non necessita di presentazioni. Come mi ha raccomandato di scrivere l'amico Frank-One, "Stress Blues" è un brano inedito, che appare solo su questa compilation. Troviamo infine la Botti Band, guidata dal chitarrista Mario Botti. Al suo fianco Massimo Meazza alla chitarra acustica e voce, Tiziano Tononi alla batteria, Franco Cristaldi al basso e altri due chitarristi (chitarra elettrica), Patrizio Ricci e Angelo Turotti. Il brano presentato (un nome un programma) composto da Meazza, si intitola "My Woman Is A Sex Machine". 
Ultima annotazione, prima di concludere: il disco, come recitano le note di copertina, è stato registrato dal vivo al Ciak di Milano nel 1979. E con questo, dopo aver ringraziato ancora una volta Frank-One, vi lascio all'ascolto dell'album. 

Fabio Treves


Post by George - Music by Frank-One

giovedì 31 dicembre 2020

Vince Tempera - 1976 - Temperix (vinyl)

 


TRACKLIST:

01. Sogno d'amore
02. Where Or When
03. Sing A Simple Song
04. Town Without Pitty
05. Sniff Sniff
06. A Taste Of Honey
07. Temperix
08. Love Letters
09. Get Up, Get On, Get Out, Get Off With Me
10. Sophisticated Lady


Questo post, l'ultimo del 2020, rappresenta il naturale seguito di quel meraviglioso "Art" del 1973, da poco pubblicato sulla Stratosfera, che ritroverete qui. Quindi non mi dilungherò sul profilo di Vince Tempera. Ancora una volta il merito va a all'amico Gaetano Simarco per averci inviato i file di questo album. "Temperix" venne pubblicato nel 1976 dalla Emi e, da allora, non è più stato ristampato. Si tratta dunque di un regalo ghiotto che mostra Vince Tempera alla presa con tutti gli strumenti. Il talento è indiscutibile. La quasi totalità dei brani si rifà ad un funky di classe e di ottima fattura. Interessante la rilettura di un brano "storico" come A Taste Of Honey, qui sostenuto da una ritmica potente. Le tracce restanti sono dei riempitivi che non destano alcuna emozione. 


Non ritengo di dover aggiungere altro. Vi lascio all'ascolto dell'album e tra mille incertezze legate all'anno che verrà il team della Stratosfera vi auguro un Buon 2021.
Al prossimo anno.



Post by George - Music by Gaetano Simarco

martedì 29 dicembre 2020

Serie "Cantautori ai margini" n.19 - Ezio Nannipieri - 1994- Tra il platano e il tiglio (CD)

  


                                                                  TRACKLIST:
                                                    01 E ancora luce e ombra      

02 Agosto       

03 Piove          

04 Taccuino di mare e di terra           

05 Carpe diem            

06 Aspettando Marisol          

07 Tra pane e companatico   

08 Come il toro nell'arena     

09 Lunghissime ciglia

10 Metti alzarti che è un mattino      

11 La breve storia di maciste

12 Quando il mare inghiotte il sole

13 BONUS TRACK: Metti alzarti che è un mattino (live al Premio Tenco 1990)

14 BONUS TRACK: Metti alzarti che è un mattino (versione in studio 1990)

 


FORMAZIONE:

Ezio Nannipieri- voce, chitarra classica e 12 corde, kazoo

Franco Santarnecchi- batteria, percussioni, basso, contrabbasso, piano, tastiere, bodhran, kazoo, darabukkeh, clavietta, kalengo

Riccardo Donati- fisarmonica, chitarre

Edoardo Righini- chitarra elettrica

Luca Signorini- sax

Giorgio Santarnecchi- sax, armonica a bocca

Paolo Ognissanti- violoncello

Luciano Parenti- violino

Nino Pellegrino- contrabbasso

Pino Marcogliese- cavaguño

Marco Carmassi, Silvia Clemente- altre voci

 

Questo post comincia con un lungo preambolo personale. Se volete potete saltarlo. Ma tanto non lo farete. E se lo farete ci rimarrò male.

Quindi poi non è mica vero, non potete saltarlo. 

Sono cose che si scrivono, ma senza crederci.

 

Nella seconda metà degli ’80 ero un adolescente che cercava disperatamente di sfuggire agli artigli delle radio commerciali e dei loro suoni avvilenti. A dire il vero cercavo di tirarmi fuori da tutto il decennio, ove vivevo come un cammello in una grondaia.

Erano anni in cui i dischi si facevano in tre, ed erano tutti immancabilmente arrangiati dai tastieristi, con gli esiti plasticosi che ben sapete. Ero anche molto interessato alla musica italiana, colpa di mio fratello maggiore che quando ero ancora bambino mi faceva ascoltare Dalla e Bennato, Battisti e Battiato. 


La copertina di BLU, n. 42 (1990)

 

Anche per queste ragioni, ero un affezionato lettore della rivista “Blu”, un mensile che era dedicato unicamente alla musica italiana, specialmente quella con delle cose da dire. Il numero 42 del 1990, che ho riesumato per voi recuperandolo dalla mia cantina, aveva anche un gustoso gadget, una cassetta che riportava i vincitori del Premio Nuove Tendenze della Canzone d’Autore di Musicultura, la cui prima edizione si era appena svolta a Recanati (all’interno della rivista erano riportati anche i testi). 


L'Editoriale

 

Erano tutti pezzi e artisti validi, ma già dal primo giro decisi che i più bravi erano senza discussioni Max Manfredi ed Ezio Nannipieri. Il primo, che continuerò a seguire negli anni, è diventato uno degli autori più in vista della nuova generazione di cantautori, collaborerà poco dopo con Fabrizio De André, e nel 2009 vincerà il Premio Tenco nella categoria Miglior Disco in assoluto con “Luna persa” (dopo aver vinto anni prima quello per la migliore Opera Prima). Dell’altro, Ezio Nannipieri, che anche lui si esibirà, come Max, sul palco del Tenco in quello stesso ’90, non seppi più nulla. 


L'articolo

  

Eppure quel suo pezzo, “Metti alzarti che è un mattino”, continuavo a canticchiarmelo in testa, e ogni volta che me lo riascoltavo mi sembrava più bello: “Metti alzarti che è un mattino/ e non hai più addosso te”. Sarà perché all’epoca il “me” che ero non mi piaceva granché, sicché quella prospettiva mi attirava moltissimo. Ma soprattutto mi piaceva quando diceva “Ara/goste aran/cioni” con quella scansione a metà parola che mi agganciava ogni volta. 

L’unica cosa che con il tempo, e con il web, sono riuscito a sapere era che aveva pubblicato un album dall’elegiaco titolo “Tra il platano e il tiglio”, un disco ben presto finito fuori catalogo, e poi, a quanto pare, aveva fatto ciao ciao con la manina al mondo della discografia che ricambiò il saluto con una scrollata di spalle. Per anni, ogni tanto, ho setacciato il web alla ricerca di qualche sua notizia. Niente, per il Tubo era uno sconosciuto Carneade: di quel disco, nessuna traccia. Solo quella canzone era riascoltabile, sul sito di Musicultura.

E’ proprio qui che apprendo che Ezio Nannipieri, anni dopo aver vinto quella prima edizione, era diventato Direttore Artistico di Musicultura, che nel frattempo aveva spostato il suo Festival a Macerata.


Foto dal booklet

Allora mi faccio coraggio, gli scrivo e gli chiedo di poter ascoltare, dopo tanto tempo, quel suo disco di trent’anni fa.

Ed è così, grazie alla sua gentilezza, che ora ho il grande piacere di presentare a tutti voi amici stratosferici questo gioiello nascosto della musica d’autore italiana, per la prima volta disponibile in rete.

Prima di cominciare a parlarne nello specifico, vi prego di considerare ancora una volta la data in cui germina. Siamo nel 1990. Nello stesso anno è uscito l’esordio di Capossela. Sergio Cammariere suona ancora nei piano bar e Gianmaria Testa, anch’esso scoperto a Recanati, esordirà solo cinque anni dopo.


Ezio Nannipieri, 1994

“Tra il platano e il tiglio” esce però dopo lunga gestazione, solo nel 1994, per l’etichetta Musicultura, braccio armato discografico dell’omonima Associazione, con il quale cercherà di dare ulteriore sostegno agli artisti più meritevoli usciti vincitori dalla sua Rassegna. Ricordo, per esempio, il lavoro di Flavio Brunetti (che presentammo QUI), di Tiziano Gerosa, Pasquale Ziccardi e altri. A differenza della maggior parte degli artisti di questa collana, cui fui dedicato un mini-LP di 5-6 pezzi, per Ezio Nannipieri si fecero le cose in grande, mettendo in piedi un album completo con la produzione artistica degli allora patròn di Musicultura, vale a dire Piero Cesanelli (a sua volta cantautore, purtroppo scomparso nel 2019) e Vanni Pierini.


Ezio Nannipieri (a destra) con Piero Cesanelli
 La veste sonora generale è di impronta etnojazz acustica, ma perfettamente declinata a servizio di una canzone d’autore che è anche autorevole nella voce, graffiata e incisiva, e nelle parole, mai banali. Insomma, siamo lontani anni luce dalle carinerie con gli accordi in settima diminuita che irromperanno in seguito sul mercato e che faranno gridare al miracolo gli stolti. Fenomeni, va da sé, quasi tutti rapidamente eclissatosi nel giro di poche lune.

 

Se volessimo trovare delle rispondenze, potremmo citare Leandro Barsotti (il miglior Barsotti), soprattutto per come viene portato il canto, ed Ennio Rega. Ma forse sono nomi, ci rendiamo conto, che diranno poco, e questo è un peccato, perché la sensazione, oggi, è che sia stata una generazione in cui le cose migliori siano state bruciate, dissipate.

 

Sarà per questo che personalmente mi commuovo ad ascoltare pezzi come l’iniziale “E ancora luce e ombra” (“Alle stelle mi inchino assai/ a un tramonto non rinuncerei/ ma questo nero sudicio nell’unghie, lo salverei/ perché sono le cose raso terra/ a custodirmi l’anima”), o il passaggio di “Piove” (“come quando d’agosto/a palline sceglievo Gimondi”). 

 

E’ un disco di grande spessore questo, sia in termini musicali (con gli arrangiamenti ampi e convincenti di Franco Santarnecchi, solo in rari passaggi un po’ troppo tastierosi), sia in termini di scrittura, con versi che privilegiano la metafora e lo sguardo obliquo sul mondo, testi ricercati che vi consigliamo di leggere mentre ascoltate l’album (li trovate in un link apposito). Come si faceva una volta per gli artisti veri. 

 

E Nannipieri è un artista vero, tanto da concedersi il lusso di cantare una canzone in latino, il “Carpe diem” di Orazio reso celebre qualche anno prima dal film “L’attimo fuggente”. 

 

Il disco scorre che è un piacere, tra episodi più facili (“Lunghissime ciglia”, la più pop, per così dire, del lotto), il ritratto crudo di “La breve storia di Maciste” tutta incentrata su piano e archi, la chitarristica “Taccuino di mare e di terra” e le suggestioni latine più intense e raffinate della finale “Quando il mare inghiotte il sole”, fino al già citato capolavoro “Metti alzarti che è un mattino” (“Qui la gola sa di ruggine/ e quell’insegna indica un bar”).

 

Insomma, di fronte a tanto bendidio, non possiamo che dispiacerci del fatto che questo lavoro sia rimasto un episodio isolato, e che sia stato così rapidamente dimenticato, anche dagli addetti ai lavori. 

 Nella mia già ricordata recente corrispondenza via mail, a una mia rimostranza in tal senso, in cui deploravo che l’album fosse rimasto figlio unico, lo stesso Nannipieri mi ha risposto: “Perché “figlio unico”? Direi perché sono lento a scrivere e concilio male piacere dell’immaginare  e determinazione del fare; e poi perché ascolto moltissime canzoni di ieri, di oggi (spero di domani) e ho presente che di fronte a certi piccoli capolavori occorre ringraziare, inchinarsi e saltare il turno.”


Ezio Nannipieri oggi

 

Ebbene, noi crediamo che la modestia sia una bella cosa, peccato che sia distribuita assai male, in questo mondo, e che ben altri avrebbero dovuto saltare il turno, non Ezio Nannipieri

 

Ci è sembrato dunque giusto e importante, in un sito come “Verso la Stratosfera” così attento al valore storico e culturale della musica italiana, recuperare questo album misconosciuto e renderlo di nuovo fruibile a tutti. Non servirà a cambiare la storia, ma nel nostro piccolo speriamo che servirà per far arrivare a qualcuno tanta bellezza finora nascosta. Aspetto i vostri commenti per sapere cosa ne pensate.

 

Per finire, ai brani del CD ci permettiamo di aggiungere due bonus track. La prima è l’esecuzione dal vivo di “Metti alzarti che è un mattino”, eseguita al Premio Tenco nel 1990. E’ una registrazione inedita sul web, rippata dalla mia musicassetta nella quale avevo impresso avidamente la registrazione radiofonica di quella serata. La seconda è la primissima versione di questa canzone che comparve nel 1990 in quella famosa musicassetta di cui vi parlavo all'inizio (e poi nel 33 giri) che documentava quella prima edizione del premio Nuove Tendenze della Canzone d'Autore. Come ascolterete, l'arrangiamento è un po' diverso (tutte le canzoni vincitrici venivano registrate allo studio Malleus).

 

Auguro a tutti voi il consueto buon ascolto e, con l’occasione, visto che sarà l’ultimo mio post dell’anno, un 2021 che ci faccia dimenticare il prima possibile questo anno tremendo.

 

LINK DISCO


LINK TESTI


Post by Andrea Sprassolati

domenica 27 dicembre 2020

AA.VV- 1983- Natale con i tuoi (vynil)



TRACKLIST:

01- Happy Christmas (War is over)- POOH

02- Tu scendi dalle stelle - IVAN CATTANEO

03- Adeste fideles- GIUNI RUSSO

04- Mull of Kintyre- DARIO BALDAN BEMBO

05- Little drummer boy- CATERINA CASELLI e RETTORE

06- Dalle stelle alle stalle (Canto in Natale in prosa) (O tannenbaum)- ROBERTO VECCHIONI

07- Bianco Natale- ADRIANO CELENTANO

08- Jingle bells- HEATHER PARISI

09- Pace - RICCARDO FOGLI

10- Go tell it to the mountains- JOSY A.NOWACK

11- Stille Nacht- ORNELLA VANONI

12- Biglietto d'auguri (Amazing Grace)- PIERANGELO BERTOLI


Amici, sappiamo che apparentemente questo post giunge fuori tempo massimo, ma sappiate che in Russia il Natale si festeggia il 7 gennaio, e per Piero Ciampi era il 24 dicembre. 

Per questo accogliamo ben volentieri il contributo che ci ha inviato Frank-One, una compilation natalizia con più di qualche chicca.

Ma lasciamo che sia lo stesso Frank-One a parlarcene.

So bene che purtroppo questi auguri arriveranno in ritardo, ma d’altra parte cosa abbiamo avuto di razionale in questo anno terribile e crudele?

 Cerchiamo di sorridere con questo album del 1983, che fu realizzato a sostegno della Associazione Italiana per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malformazioni, al quale tutti gli artisti presero parte a titolo ovviamente gratuito.

E’ un album di facile ascolto, con cover natalizie eseguite da artisti italiani o comunque ben conosciuti in Italia, brani mai più pubblicati, a mio sapere, in nessuno dei loro seguenti lavori, e interessante quindi proprio per la loro unicità, tra l’altro con realizzazioni e produzioni da parte di molte nostre “vecchie” conoscenze.



Aprono i Pooh con un brano di John Lennon e Yoko Ono , ovviamente oggi con un’emozione maggiore proprio per la recente scomparsa di Stefano D’Orazio, segue Ivan Cattaneo con un brano realizzato da Roberto Cacciapaglia, e poi Giuni Russo con una realizzazione di Alberto Radius. Dario Baldan Bembo esegue Paul McCartney arrangiato da Lucio “Violino” Fabbri, e a seguire Caterina Caselli e Donatella Rettore con un brano che fu eseguito in coppia da David Bowie e Bing Crosby nel 1982. Roberto Vecchioni sulle note di O tannenbaum recita un testo di sua composizione. Nel lato B due voci straniere benché note soprattutto in quegli anni al pubblico italiano per le loro presenze televisive: Heather Parisi e Josy A. Novack, anche quest’ultima arrangiata dall’allora componente della P.F.M. Lucio “Violino” Fabbri, e poi Adriano Celentano, Riccardo Fogli, Ornella Vanoni ed infine una voce a me molto cara, quel Pierangelo Bertoli che ci lasciò troppo presto, che esegue con un testo italiano un brano natalizio del 1700.

Mi rendo conto che siamo abituati a lavori di ben altro spessore, eppure credo che in un’ottica di augurio per un Natale ormai già andato, ma soprattutto per un 2021 che ci possa donare più serenità e maggiore sicurezza rispetto a quel 2020, nella speranza che con la sua fine porti via anche tutte le sventure che ci ha arrecato.

Auguri cari amici, dal profondo del cuore per tutti gli angoli del mondo che ci leggono e ci ascoltano,

                                                                                                                            FRANK - ONE


Ovviamente mi associo agli auguri di Frank-One e auguro un 2021 che ci conduca in un mondo migliore.


LINK


Post by Andrea Sprassolati, testo e materiale di Frank-One

mercoledì 23 dicembre 2020

Corrado Rustici Trio - 2014 - Blaze and Bloom Live in Japan

 

TRACKLIST:

01. Sushumna's Dance - 6:11
02. Lazarus Pain - 5:59
03. The Princess and the Frog - 8:03
04. 100 Famous Notes - 5:57
05. Vimana - 11:18
06. Chiudi gli occhi - 8:31
07. Tantrum to Blind - 5:53
08. Spirals of Light - 7:37
09. Loud Cloud - 15:44


FORMAZIONE:

Corrado Rustici - chitarra, voce
Peter John Vettese - tastiere, voce
Steve Smith - tastiere, voce


Premessa by George
Voglio ringraziare innanzitutto l'amico e collaboratore Gaetano Simarco che, con l'invio dei file di questo magnifico album live, ci consente di realizzare un bel post proprio a ridosso del Natale. L'anno di pubblicazione è il 2014, quindi meno dei fatidici 10 anni, una delle regole della Stratosfera, ma credo di non fare un torto a Corrado Rustici nel pubblicare e valorizzare ulteriormente questo suo lavoro autoprodotto. La confezione originale contiene anche u DVD con 4 brani che qui evito di proporre. Sul tubo, in ogni caso, li potrete trovare agevolmente. Il concerto è stato registrato nel mese di aprile 2010 al Club STB 139 di Tokyo e al Club Janus di Osaka. Ancora una volta il Giappone si configura come la seconda patria dei nostri grandi artisti e ben vengano questi documenti live che ne dimostrano la grandezza. E ora lascio la parola all'amico Gaetano.


Recensione by Gaetano Simarco
Nella primavera del 2010, Corrado Rustici, già chitarrista del gruppo Cervello e dei Nova e produttore di alcuni degli artisti più influenti della storia italiana (Zucchero, Elisa, Francesco De Gregori, ecc.) ed internazionale (Herbie Hancock, Whitney Houston, Aretha Franklin, George Benson, Elton John, Narada Michael Walden.), il batterista Steve Smith (Journey) e il tastierista Peter Vettese (Jethro Tull, Annie Lennox) hanno intrapreso un tour di due settimane in Giappone. Il risultato di questa esperienza è questo live accreditato come Corrado Rustici Trio (Feat. Steve Smith & Peter Vettese), Blaze and Bloom registrato dal vivo in Giappone. Come riportato nelle note di copertina: "due dei migliori musicisti con cui abbia mai avuto la fortuna e il piacere di suonare, "dice Rustici, che li riconosce ulteriormente per aver dato vita alla musica con il loro talento eccezionale". Questo resoconto live, il cui livello in termini di prestazioni è altissimo, offre un mix di rock progressivo con assoli straordinari, di fusion ad alta energia e alcuni inserti di world music e ogni brano ha il suo sapore unico. 


L’esibizione ha inizio con Sushumna’s Dance, già contenuta nel suo esordio del ’96 The Heartist composta da Rustici, il quale, ottimamente sostenuto dai suo pard, si cimenta in una serie di straordinari assoli di chitarra. Il secondo brano è Lazarus Pain, tratta dal suo secondo album "Deconstruction of a Postmodern Musician" del 2006. Rustici utilizza varie tecniche per modificare il suono della sua chitarra piegando le note in modo affascinante. Il brano si conclude con una deliziosa sezione di chitarra slide. Con Princess and the Frog", composizione di Narada Michael Walden, il nostro mescola abilmente tecniche e suoni di chitarra, offrendo assoli di grande impatto. Nel seguente 100 Famous Notes, ottimamente arrangiato, grazie al suono delle tastiere e con la chitarra suonata come un sintetizzatore, siamo in territorio prettamente progressive. Vimana appartiene al repertorio del suo ex gruppo, i Nova, composta insieme ad Elio D'Anna e Renato Rosset, Qui il trio la riveste con nuovi entusiasmanti suoni di chitarra. 


Uno dei pezzi più belli di questo live è sicurante Chiudi gli occhi, anch'esso tratto dall'album "Deconstruction of a Postmodern Musician", grazie all’introduzione al pianoforte di ispirazione classica a cui fa seguito il cantato con voce squisita, accompagnata da tastiere, chitarre e percussioni morbide con finale magistrale. Tantrum to Blind, è proposta con un ritmo irresistibile e dall’andamento funk e con un magistrale assolo di organo elettrico e superbi assoli di chitarra. Segue Spirals of Light, dall’andamento più sopito grazie al suono ambient delle tastiere che sostengono le melodie della chitarra, quasi a delineare una sinfonia vagamente andalusa. L’esibizione si chiude con Loud Cloud, il brano più lungo dell’album. In questo pezzo risalta la professionalità e la destrezza di Steve Smith per l’assolo di batteria, percussioni e vocalizzi che portano ad un gran finale con piano elettrico e assoli di chitarra infuocata.


Siamo giunti al termine, cari amici. Quest'anno sarà un Natale al ribasso, ingabbiati nelle nostre zone rosse. La Stratosfera tornerà a breve, sempre ricca di novità e di buona musica da condividere.
Tutto il team vi augura un SERENO NATALE.



Post by George - Words & music by Gaetano Simarco