giovedì 19 ottobre 2017

Luca Ghielmetti - 1990 - Le corniole di Nonno Rassuli (vynil)


  
TRACKLIST

1 Nostra signora dei Turchi
2 Uomini secchi
3 Nikos
4 Tana del lupo
5 Gli elefanti del mare/Elephant march
6 Le corniole di Nonno Rassuli
7 Zumpa zumpa and wine
8 Pilar Shopping Company
9 Sugar Ray Robinson
10 - Bonus track - Le corniole di Nonno Rassuli (live al Premio Tenco 1990)
11 - Bonus track - Madremmana (parte, inedito, live al Premio Tenco 1990)
12 - Bonus track - Zumpa zumpa and wine (parte, live al Premio Tenco 1990)


FORMAZIONE :

Bass – Andrea Tognoli
Drums – Gino Carravieri
Drums – Paolo Saraceno
Piano, Vocals, Keyboards – Mark Harris
Flute, Alto and Soprano Saxophone – Giancarlo Parisi
Guitar – Giorgio Cocilovo
Keyboards – Paolo Bolio
Cornet – Fabio Ciboldi
Trombone – Antonio Frisoni
Trombone – Ambrogio Frigerio
Trumpet – Armando Saldarini
Trumpet – Fabio Ciboldi
Contrabass – Paolo Frondoni
Contrabass & bass – Massimo Scoca
Bass – Marco Nanni


Quel Premio Tenco fu davvero rivelatore. Correva il 1990 e qualcuno, nonostante l’ora tarda, stava ancora davanti alla TV a gustarsi, in differita, le serate della gloriosa manifestazione musicale, a quell’epoca ancora guidata con mano salda dal grande vecchio Amilcare Rambaldi. Quel pochi in fervida attesa davanti al tubo catodico (in quegli anni non era ancora diventato solo un modo di dire) erano lì in attesa di qualcosa. Gli anni 80, il Gran Deserto della Canzone d’Autore, erano da poco finiti e tutti erano lì, alla ricerca di un’epifania, di qualcosa o qualcuno che sapesse riprenderla in mano, ‘sta cavolo di canzone d’autore (qualunque cosa già ai tempi cominciasse a significare). Sta di fatto che quella veglia di preghiera notturna non fu vana. In quella fatidica edizione furono lanciati due debuttanti assoluti, al loro primo album. Due che non potevano passare inosservati, tanta era la qualità della loro scrittura, e la voglia di non sottostare alle mode effimere di quel decennio appena (fortunatamente) morto.

Dei due, quello che mi colpì particolarmente era proprio l’artista oggetto di questo post. Mi fissai bene in mente il suo nome: Luca Ghielmetti, comasco. Mi incantò la sua assoluta padronanza della forma canzone, anche se i suoi riferimenti musicali erano ben piantati, e si vedeva benissimo, nel jazz e nelle sue numerose diramazioni. All’epoca, a molti, ascoltandolo, venne in mente Paolo Conte (d’altra parte si stava nel suo regno, al Tenco), anche se Ghielmetti timidamente cercò di fare i nomi di Randy Newmann e di Tom Waits. A quest’ultimo, in particolare, l’accumunavano sia la voce roca, sia una certa somiglianza fisica, tant’è che qualcuno dell’organizzazione pensò addirittura di mandarlo in scena a sorpresa facendolo passare proprio per Tom Waits... Chissà se il pubblico del Tenco avrebbe apprezzato lo scherzo.


Sta di fatto che al “Millerecords” di Roma mi prendo subito il lavoro di esordio di questo tizio, dal curioso e astruso titolo “Le corniole di Nonno Rassuli”. Lo adagio sui piatto e, tempo pochi giri, capisco che non mi sono sbagliato: questo è uno bravo, poco da fare. Mi riascolto la title track (nel disco non c’è la stecca iniziale di sax soprano che invece inficiò l’esibizione sanremese), e la ritrovo stupenda e malinconica con quel suo dolce rievocare gli anni avventurosi e romantici da studente fuorisede. E poi scopro tutte le altre, nessuna buttata là tanto per fare (quando bazzichi il jazz la tentazione della jammata fine a sé stessa è dietro l’angolo). C’è il ritratto in grigio degli “Uomini secchi”, l’esilarante gita a New York dei provinciali della Val di Muggia, sulle tracce di, toh!, Tom Waits (e qui in effetti i debiti contiani appaiono più evidenti) raccontata in “Zumpa zumpa and wine” e poi la finale “Sugar Ray Robinson”, una delle più belle canzoni dedicate alla nobile arte attraverso la rievocazione di uno dei suoi campioni più leggendari. Ma, ripeto, ognuna delle 9 canzoni contiene un’idea forte portante, così come è forte l’apertura di “Nostra signora dei Turchi” (la cui protagonista è ritratta “perfetta al tavolino/ in quella coda di settembre”, tanto perfetta che poi Ghielmetti non può che constatare che “una condanna così forte/ può stare bene solo a me”). I rivestimenti sonori creativi, mai scontati, in cui entrano in ballo chanson, ballad, swing, jazz-rock (nel modo in cui lo declinava, in quegli anni, lo Sting solista), danno la sensazione che tutto giri come si deve, grazie a musicisti ispirati e agli arrangiamenti sapienti di Maurizio Caldironi. D’altra parte il parterre di turnisti è notevole, basti citare quel gran chitarrista che è Giorgio Cocilovo (il suo assolo dal sapore manouche su “Tana del lupo” è da antologia), Mark Harris e Giancarlo Parisi, entrambi in orbita De Andrè (il secondo anche in quella PFM).

Insomma, un album che per me resta una delle vette degli anni ’90 italiani, un capolavoro misconosciuto che andrebbe assolutamente rivalutato.


Ve lo presento (rippato dal vinile, anche se al tempo uscì anche in CD) con tre bonus track, per la prima volta on the web, che documentano la sua esibizione al fatidico Tenco di quell’anno. Sono tratte dalla diretta Radio RAI, durante la quale Ghielmetti si guadagnò gli apprezzamenti di Ernesto Bassignano e Roberto Vecchioni. Putroppo, per i continui parlati degli speakers, sono in forma parziale.


Ghielmetti poi navigherà spesso sotto costa, dedicandosi alla sua professione di farmacista, ma continuando lo stesso a frequentare il mondo musicale producendo due altri album a diversa distanza l’uno dall’altro (“Dolci spose mancate d’un soffio”, 1999, anch’esso fuori catalogo e difficilemente reperibile, e il più recente “Luca Ghielmetti”, 2008, prodotto da Greg Cohen, storico sodale di, ri-toh!, Tom Waits) e collaborando con Enrico Ruggeri (che l’anno scorso sul suo profilo Fb l’ha appellato come “uno dei più grandi cantautori italiani”) e con Giorgio Conte, con cui condividerà spesso e volentieri canzoni e palchi.


Ah, e l’altro? Sì, quello, l’altro cantautore che venne fuori in quella edizione. Beh, anche l’altro era bravo, l’avevo capito subito, tant’è vero che da lì a poco mi comprai anche il suo, di disco. In ogni caso mi pareva ancora un po’ derivativo, acerbo, con un suono tutto sommato più classico. Predico a Luca Ghielmetti un gran futuro, e all’altro un destino da piccoli club.


Il suo nome era Vinicio Capossela, e forse ne avrete sentito parlare.

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 Post by Andrea Altrocanto with a very little Captain's touch

martedì 17 ottobre 2017

Herbert Pagani - 1975 - Ballate dal Marco Visconti (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Cavalli ricamati (Pagani - Moraschi)
02. Il cavaliere nero (Chiaramello)
03. Rondine (Pagani - Moraschi)
04. Ricordo di Ottorino (Chiaramello)
05. Giudizio di Dio (Pagani - Moraschi)
06. Avventure di Lupo (Chiaramello)

Tracce 1,4,6: arr. e direz. d'orch. Bill Shepperd
Tracce 2,3,5: direz d'orch. Giancarlo Chiaramello

Lato B
01. Vicario Imperiale (Sequenza torneo) (Pagani - Moraschi)
02. Chiare dolci fresche acque (Chiaramello)
03. Alla ricerca di Marco Visconti (Chiaramello)
04. La postierla (Assedio di Milano) (Pagani - Moraschi)
05. Suoni di Battaglia (Chiaramello)
06. Le donne dei signori (Pagani - Moraschi)

Tracce 1,4,6: arr. e direz. d'orch. Bill Shepperd
Tracce 2,3,5:  direz d'orch. Giancarlo Chiaramello




Chi si ricorda della mini serie televisiva "Marco Visconti"? Articolata in sei puntate, la fiction - una trasposizione televisiva dell'omonimo romanzo storico di Tommaso Grossi - fu prodotta dalla RAI nel 1975 sotto la direzione di Anton Giulio Majano.  Lo sceneggiato venne ambientata nella Milano del XIV secolo, durante la signoria dei Visconti. Tra gli interpreti principali figuravano Raf Vallone nel ruolo di Marco Visconti, Gabriele Lavia nel ruolo di Ottorino Visconti, Pamela Villoresi nel ruolo di Bice del Balzo e Warner Bentivegna nel ruolo di Lodrisio Visconti. Tra le comparse, nel ruolo di un servo della del Balzo, apparve anche un giovanissimo Marco Columbro, divenuto poi un noto presentatore televisivo. Nel cast vi era anche Herbert Pagani che interpretava il ruolo di Tremacoldo, un menestrello-giullare. A Pagani vanno attribuite alcune composizioni inserite nella colonna sonora. Il brano più celebre è rimasto sicuramente Cavalli ricamati, composto e interpretata da Herbert Pagani, posto come sigla di chiusura di ogni puntata.

Pamela Villoresi nel ruolo di Bice del Balzo
Lo sceneggiato venne realizzato a colori, nonostante all'epoca la RAI trasmettesse ancora in bianco e nero e le trasmissioni a colori erano ancora solo di tipo sperimentale. Su Youtube sono pubblicati alcuni spezzoni. Lo sceneggiato venne trasmesso in prima visione dal 4 maggio all'8 giugno 1975 su RAI 1 (allora unico canale). Alcune delle riprese vennero girate a Soncino nella Rocca Sforzesca e a Pavia nel Castello Visconteo. Nel 1975 la RCA pubblicò la colonna sonora dello sceneggiato, un 33 giri intitolato "Ballate dal Marco Visconti", mai ristampato negli anni a venire e diventato oggi un album piuttosto raro. Su ebay lo potrete trovare al ragguardevole prezzo di circa 90 euro. Dall'album venne anche estratto il 45 giri Cavalli ricamati / Le donne dei signori. Le dodici tracce, sei per ogni lato del disco, sono equamente divise tra le ballate di Herbert Pagani e le composizioni orchestrali di Giancarlo Chiaramello e Bill Shepperd. Pagani si distingue come sempre per la sua verve e l'enfasi nell'interpretazione (valga per tutti la conclusiva Le donne dei signori). Un disco molto bello, suddiviso in due tracce (una per facciata), con tanto di righe e crepitii che ne attestano l'uso massiccio e la vetustà.

E con questa bella sforbiciata alla wishlist (nella quale l'album appariva da tempo) vi lascio con il consueto buon ascolto.


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Post by George

sabato 14 ottobre 2017

Futuro Antico - 2005 - Intonazioni archetipe plus Live Zuma Festival, Milano, 3 giugno 2017


TRACKLIST

01. Royal Cubit
02. African Pink Whale
03. Pan Tuning
04. Ektar On Plagiaulos On Electronic
05. Etruscan Blue Intonation
06. High Speed /Alta velocità
07. Arte nelle Stelle


FORMAZIONE

Walter Maioli - flute nai, osso d'acquila, fischio africano, sonagli, armonica bassa, arco a bocca, maranzano, flauto d'oppio, jangro, richiami, sonagli

Riccardo Sinigaglia - synthesizer, piano, organ, echoes, bongos, tibetan bells

Gabin Debirè - tambourines, xilophone, tom-tom, fischio, raspa, zanza, ektar, bastone sibilante, bonghi, conghe, legni, tamburo parlante, sonagli


Dopo 25 anni dall'uscita dell'eponimo disco del 1980, Futuro Antico si è ricostituito nel 2005 per sperimentare nuove possibili soluzioni sonoro-musicali alla ricerca di "intonazioni archetipe". Dopo numerose ricerche, e un concerto ad Ameno, è seguita una registrazione di quattro giorni realizzata nel settembre del 2005 il cui risultato ha dato vita a questo splendido CD, ancora un volta un perfetto mix tra sonorità etniche ed elettroniche. L'ultima traccia, Arte nelle Stelle, è una registrazione analogica risalente al 1980. Sul sito "Soundcenter", l'etichetta che ha pubblicato il CD, troverete una accurata descrizione dell'album e dei singoli brani che lo compongono. La consultazione è indispensabile.


Futuro Antico - Zuma Festival, Cascinet 
(Cascina Sant'Ambrogio), Milano - 3 giugno 2017
- reunion concert - (bootleg)


TRACKLIST:

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3


FORMAZIONE

Walter Maioli - strumenti a fiato
Riccardo Sinigaglia - tastiere
Gabin Debirè - percussioni, chitarra, voce


Questa registrazione live vede i Futuro Antico ospiti dello Zuma Festival, che si tiene a Milano alla Cascina Sant'Ambrogio (conosciuta come Cascinet) da alcuni anni. Nel cartellone 2017 appare anche il trio Maioli, Sinigaglia, Debirè per una eccezionale reunion dopo anni di assenza dalle scene musicali. Il gruppo riesce come sempre ad ammaliare il pubblico per le sperimentazioni sonore, con l'organo di Sinigaglia (che in alcuni momenti ha delle somiglianze impressionanti con Terry Riley), gli incredibili strumenti a fiato suonati da Maioli e il tappeto di percussioni di Debirè. 

Concludo: sarebbe interessante dedicare un post alle due musicassette "home made", ovvero "Les Balafons de Haute-Volta" e "Afghanistan". L'appello è stato lanciato. Amici, se qualcuno di voi le possiede e le vuole condividere con noi, si faccia vivo.

Buon ascolto! 


Link Intonazioni archetipe
Link Live Zuma Festival 2017

Post by George

venerdì 13 ottobre 2017

Ramasandiran Somosundaram - 1973-1976 - Tre singoli inediti su album



1 - Pasta e fagioli (a side - 1973)
2 - Contrabbando di fagioli (b side - 1973)
3 - Funky star (a side - 1975)
4 - Leon dance (b side - 1975)
5 - You keep me hanging on (a side - 1976)
6 - Hold on I'm coming (b side - 1976)


E dopo tante pubblicazioni di assoluto valore eccomi con un agile e veloce post che fonda le sue radici nel lontano 29 Agosto 2013, quando il nostro valoroso Capitano decise di dare il giusto spazio ad un album molto, troppo, sottovalutato, quello Skinny Woman il cui autore Ramasandiran Somusundaram aveva non pochi contatti con gruppi a noi ben più noti e ben più cari, ma per tutto questo Vi rimando al post di cui sopra. I motivi di questa incursione sono due: in primis il fatto che la Cinedelic ha ripubblicato in vinile Skinny Woman, come si usa ora in 180 gr, ma soprattutto con la possibilità di scaricare,  tramite una pass, l’intero album in mp3 direttamente dal pc, e mi sembrava corretto rendere merito a queste lodevoli iniziative. Inoltre in fondo all’album è presente a mò di bonus track il brano Contrabbando di fagioli, lato B del 45 giri di esordio di R.S. (consentitemi questa abbreviazione) datato 1973, che nel lato A presentava il brano Pasta e fagioli, e così mi sono domandato: ”Perché non dare fondo a quel male inguaribile che ci pervade, e che va sotto il nome di completismo, così da pubblicare i 3 45 giri che completavano la discografia del percussionista indiano?”.

L’esordio discografico è appunto del 1973 per la casa discografica Magma, come d’altra parte la sua intera discografia, Lato A appunto Pasta e fagioli, autore Aldo De Scalzi, un divertissement che ricorda gli Oliver Onions di Altrimenti ci arrabbiamo, ma è il lato B che lascia senza fiato, non a caso scelto tra tutti come bonus per la ristampa del vinile, quella Contrabbando di fagioli, gli autori del quale rispondono ai nomi di De Scalzi e Piccarreda: un intro con un attacco basso percussioni che ricorda il brano Adesso di C.Rocchi nell’album Il miele dei pianeti le isole e le api. Inoltre le sapienti intromissioni di flauto non possono non far pensare all’intervento di Vittorio De Scalzi, con un risultato veramente appagante. Nel 1974 pubblica l’LP Skinny woman, dal quale vengono estratti i due singoli appunto Skinny woman e Shangai, che ovviamente qui non riproponiamo.

 
Nel 1975 altro 45 giri, con lato A Funky star, a nome Niliomi (ricordate? Trattasi di Vittorio De Scalzi) e Funky, e qui alzo le braccia e non saprei di chi si tratta, forse lo stesso R.S. Il lato B è Leon dance di Niliomi e….Belleno, sigla della trasmissione televisiva “Facciamo insieme”, si tratta di due accattivanti brani elettro funky in stile dance, tanto da avere in angolo alto di copertina la scritta: Special Discoteque. Chiude la discografia di R.S. il 45 giri del 1976 che presenta due cover famose, il lato A You keep me hanging on, inizialmente interpretato dalle Supremes, negli anni ha avuto molteplici interpreti e non certo di poco spessore: Vanilla Fudge,Wilson Pickett, Rod Stewart e Kim Wilde negli anni 80. Il lato B Hold on I’m coming, portata al successo dal duo Sam & Dave, ed in tempi più recenti presentata in tour dalla Blues Brothers Band (quelli orfani di Jake ed Elwood per capirci), anche perché uno degli autori era quel Steve Cropper lead guitar of Booker T and the MG’s in seguito nella stessa B.B.B., vi allego un loro bel ricordo.



I due brani in questione vengono qui riproposti entrambi in chiave meno blues ma più elettro dance, un po’ come il 45 giri del 1975. Curioso infine come nei due titoli venga ignorata la contrazione originale per presentare la forma canonica ma meno usuale della lingua inglese, e così You keep me hangin’ on diventa You keep me hanging on e Hold on I’m comin’ diventa Hold on I’m coming, ma queste sono sole disquisizioni al limite dell’onanismo. Insomma, 6 canzoni, un autore sottovalutato, ed un po’ di easy listening. Buon divertimento, Frank-One

 
LINK


Post by Frank-One, final touch by Captain

mercoledì 11 ottobre 2017

Serie "Etnic Italy" vol. 3 (serie "Bootleg" n. 255) - Radio Dervish - L'immagine di te tour - Cantina Valle Dell'Acate, 30-07-2008



TRACKLIST :

01 - Intro
02 - Spirits
03 - L'immagine di te
04 - Se vinci tu
05 - Milioni di promesse
06 - Radio Dervish
07 - Centro del mundo
08 - Amara terra mia
09 - Erevan
10 - In prima luce
11 - Rosa di Turi
12 - Hanin
13 - Avatar
14 - Due soli
15 - L'esigenza
16 - Taci
17 - Belzebù
18 - Ghost

  
I Radiodervish sono il gruppo che, più e meglio di altri, è riuscito a sintetizzare in Italia il nuovo spirito etnico della musica italiana. Prima Al Darawish con una formazione a dir poco multi etnica, poi Radio Dervish con Nabil Salameh al canto, Michele Lobaccaro alla direzione artistica e Alessandro Pipino alle tastiere. Poi una costellazioni di incontri, incroci con alcuni dei nomi più significativi della scena nazionale e internazionale. Battiato, Caparezza, Noa, Jovanotti, Domenico Modugno (si l'arte riesce a sorpassare limiti di tempo e di spazio).
 
Un cammino fatto di intuizioni linguistiche, musicali, politiche e metafisiche. Il loro è un mondo imprescindibile per chi ama le contaminazioni. "Centro del mundo" uno dei cd meglio riusciti, ma ogni episodio della loro discografia merita attenzione.
 

Il bootleg che presentiamo segue la pubblicazione del cd maggiormente venduto del gruppo, "L'immagine di te" prodotto proprio da Battiato e dal tecnico del suono Pino Pinaxa Pischetola. Un cd che presenta un linguaggio più semplice ed accessibile. Il concerto, al netto della qualità della registrazione amatoriale, è una gioia per l'ascoltatore. Presenti i classici più amati, come "L'esigenza" o "Taci", ma anche echi dalle origini come "In prima luce". A completare la scaletta alcuni brani dell'ultimo cd. Tutti di spessore gli artisti sul palco. La voce svettante di Nabil apre cuore e mente verso mondi lontani. Michele Lobaccaro sostiene con una strumentazione sapiente e Alessandro Pipino completa con i colori di tastiere senza tempo. La batteria e le percussioni di Antonio Marra regalano ritmi e brividi nel cortile di una antica cantina siciliana tra gli ulivi secolari e gli agrumeti.
 
Il concerto si apriva con una intro strumentale curata da Alessandro Pipino. Sue le composizioni poste idealmente ad aprire e chiudere questo cd. Le copertine del cd riportano la presenza di un video che in questa sede non serve riproporre.
Buon ascolto... che ve lo dico a fare? 

 



Post by Antonio LM with a little captain's hand
 

lunedì 9 ottobre 2017

Le Antologie della Stratosfera vol. 36 - Musicanova: the complete works part 2 (Quanno turnammo a nascere - 1979 - Studio & Live)


Questo post, realizzato a quattro mani con l'amico Frank-One, è da un po' che giaceva tra le bozze, via via bypassato da altre "esigenze". Scusami Frank-One, adesso è proprio giunto il momento della condivisione con gli amici della Stratosfera, visto anche il gradimento dimostrato per il gruppo napoletano.

La prima parte di questa antologia a puntate, comprendente l'intera opera dei Musicanova, era stata pubblicata nello scorso mese di aprile e la potrete ritrovare qui. In questa seconda tranche vi presentiamo il disco del 1979, "Quanno turnammo a nascere", in accoppiata con un magnifico concerto live dello stesso anno, trasmesso dalla Radiotelevisione svizzera TSI, dove il gruppo partenopeo ripropone dal vivo, in larga misura, i brani del disco in studio. Per questa ragione non abbiamo seguito in modo rigoroso la cronologia delle uscite discografiche. Sempre nel 1979, qualche mese prima di questo album, i Musicanova pubblicarono "Brigante se more", che vi proporremo nel terzo ed ultimo capitolo, insieme a "Festa festa" del 1981. 


Musicanova - Quanno turnammo a nascere - Canzoni sulle quattro stagioni di Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò (1979)


TRACKLIST:

01. Quanno turnammo a nascere  3:18  
 A VERNATA  
02. Quanno è vierno 'mmiezo o mare  3:40  
03. Jesce carnevale  1:20  
04. Diavolo s'arrecreia  2:40  
05. Sunata breve  0:50  
 PRIMMAVERA  
06. Primmavera  4:00  
07. È Passata la Vernata  3:55  
A STAGIONE  
08. Quanno o sole è doce  2:40  
09. Canzone libera  4:03  
 AUTUNNO  
10. Tempo di vendemmia  3:20  
11. Moresca nuova  2:48  


FORMAZIONE

Eugenio Bennato - chitarra, armonica
 Carlo D'Angiò - chitarra e voce in 1
Teresa De Sio - voce
Gigi De Rienzo - mandoloncello, tamburello
Robert Fix - sax, oboe, ciaramella
Pippo Cerciello - violino
Andrea Nerone - voce
Alfio Antico - tamburello
Aldo Mercurio - contrabbasso
Nando Caccaviello - cello in 11


Tra le molte recensioni reperibili sul web, ho trovato particolarmente interessante quella scritta da Marco Genzanella sul blog "Mescalina.it", che vi propongo nei suoi tratti salienti.

"Quanno turnammo a nascere", album fondamentale dei Musicanova, venne inciso nel 1979, anno di maturazione del gruppo che Eugenio Bennato fondo´ una volta distaccatosi dai "Nuova compagnia di canto popolare", per divergenze artistiche con Barra & soci. L'album è strutturato su quattro grandi temi, le quattro stagioni, che fanno da sfondo alla favola di un uomo che vuole una nuova vita: vuole rinascere parte di un´umanità libera, non dalle forme perfette, ma viva e senza affanni. La musica popolare napoletana fatta di tarantelle e villanelle è molto presente e la tradizione mediterranea si fa sfondo per sperimentazioni sognanti e dal sapore a volte vagamente jazz. "Quanno turnammo a nascere" inizia con queste parole di D´Angiò sulla base di una chitarra dai toni bassi: "Oi Pateterno mio, si torno a nascere voglio essere criato piscetiello, pe nun vede´ e nun sèntere astu munno, tutte li cose brutte ca succedono". Un forte bisogno umano di migliorare domina tutte le liriche dell´album che alla semplicità della tradizione popolare si appoggiano nel tentativo di creare un dialogo fra tradizioni diverse e di disparati periodi. Canzoni quali "Quando e´ vierno ´mmiezo o mare", "Quanno o sole e doce", "Primmavera", sprigionano una grande energia vitale nelle loro trame intricate di arpeggiature di chitarra, arpa e mandoloncello, dove la voce stridente e allo stesso tempo melodiosa di Teresa De Sio si solleva in registri di rara intensità vitale. Disco imperdibile, dove la più pura vena popolare mediterranea napoletana si fa attuale".



Musicanova - Musicalmente live TSI 1979 (bootleg)


TRACKLIST:

A VERNATA
01. Quanno è vierno 'mmiezo o mare
02. Jesce carnevale
PRIMMAVERA
03. Primmavera
 A STAGIONE
04. Tarantella
AUTUNNO
05. Tempo di vendemmia
06. Moresca nuova
07. Pizzica minore


FORMAZIONE

Eugenio Bennato - chitarra, voce
Teresa De Sio - voce
Aldo Mercurio - contrabbasso, mandoloncello
Andrea Nerone - voce
Alfio Antico - strumenti a percussione
Pippo Cerciello - violino
Robert Fix - fiati 


E ora passo la parola a Frank-One

Nella scatola dei ricordi sono andato a pescare questo concerto del 1979. Ma contestualizziamo il tutto: dobbiamo innanzitutto tornare a quella meravigliosa trasmissione della Radiotelevisione svizzera, ex TSI e oggi RTSI, che per anni ha deliziato l'etere con concerti veramente piacevoli e interessanti, della quale già avevamo parlato in occasione del live di Eugenio Finardi e i Crisalide, e cioè "Musicalmente". 


In questa performance del 1979 l'ensemble napoletano supportava l'uscita dell'album "Quanno turnammo a nascere", pubblicato nello stesso anno, proponendolo in buona parte, ripercorrendo lo stesso schema delle quattro stagioni come nell'album in studio. Ricordiamo infatti come il sottotitolo fosse "Canzoni sulle quattro stagioni di Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò".  Sebbene nel corso del concerto lo stesso Eugenio Bennato introduca le canzoni, o le commenti al loro termine, diamo la scaletta, anche perché il concerto è su una unica traccia.


Si parte con "A vernata" (l'inverno) e quindi: Quando è vierno 'mmiezo o mare e Jesce carnevale. Segue "Primmavera" con appunto Primmavera. Si passa poi all'Estate, definita come suole a Napoli "A stagione" con una tarantella dal titolo non meglio dichiarato. Il tutto termina con "Autunno", ovvero Tempo di vendemmia e Moresca nuova. Chiudeva il tutto la presentazione  del gruppo e l'unico brano fuori album, "Pizzica minore", dall'album "Musicanova" dell'anno precedente. Rispetto alla line up dell'album non sono presenti sul palco né Gigi Di Rienzo, il cui mandoloncello viene suonato da Aldo Mercurio - come ricordato nella presentazione da Eugenio Bennato - né, incredibilmente, Carlo D'Angiò, ma tant'è. Vorrei invece sottolineare la voce potente di Andrea Nerone e la solita stupenda, dolce, poliedrica performance di Teresa De Sio, non solo nella sua vocalità ma nella sua capacità interpretativa e scenografica. 



A mia memoria non esiste altra performance ufficiale live dei Musicanova. Io ho anche un concerto dal titolo "Musicanova Roma 1981" (ndr con Mauro Di Domenico), trasmesso qualche anno fa dalla RAI, ma era un progetto in realtà solo a nome Musicanova, dove Eugenio Bennato interpretava molti brani dalla sua carriera solista, per riproporne solo alcuni del gruppo del quale era fondatore insieme a Carlo D'Angiò. 


E' tutto. Spero che il materiale proposto sia di vostro gradimento.
Vi lasciamo con il consueto buon ascolto.


Link Quanno turnammo a nascere 
Link Live TSI 1979 


Words & music by George & Frank-One
(4 hands are better than 2)

domenica 8 ottobre 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 34 - Donovan, La Bussola, Viareggio, 25 luglio 1970


TRACKLIST:

Solo
01. Isle Of Islay 
02. Jennifer Juniper 
03. Sailing Homeward 
04. Colours 
05. Electric Moon Upon The Water 
06. Lalena 
07. The Ice Queen 
08. Catch The Wind 

With band
09. There Is A Mountain 
10. Peace For My Mind 
11. Season Of The Witch 
12. Riki Tiki Tavi


LINE UP "OPEN ROAD" BAND

Donovan - guitar, harp, vocals 
Mike Thomson - bass, guitar, vocals 
Mike O'Neill - piano, vocals 
John Carr - drums, vocals 

Donovan e signora a Viareggio, 1970
Cari amici, accendete gli incensi: è in arrivo Donovan, il menestrello scozzese autore di brani storici e indimenticabili come Catch The Wind, Sunshine Superman, Mellow Yellow, Jennifer Juniper, Colours e, su tutti, quell'album capolavoro che fu "Barabajagal" del 1969, accompagnato dai migliori musicisti inglesi di allora: l'intero Jeff Beck Group, John Paul Jones, Nicky Hopkins, Rod Stewart, Ronnie Wood, giusto per citarne alcuni. Nel 1970, quando venne pubblicato "Open Road", Donovan aveva già alle spalle cinque anni di intensa attività in studio e dal vivo, e ben dieci album pubblicati. "Open Road" passò un po' sotto tono a livello di vendite, pur contenendo  quella Riki Tiki Tavi che divenne un singolo di successo. In quel periodo Donovan e la sua nuova band (guarda caso battezzata "The Open Road") si imbarcarono sullo yacht del cantautore con l'intenzione di abbandonare l'Inghilterra ritenuta troppo esosa per le tasse. Veleggiarono lungo il Mediterraneo fino all'isola di Creta. Il materiale realizzato, musiche e immagini, confluirono nel docufilm "There is an Ocean", rimasto inedito fino al 2008. 


Il tour promozionale toccò numerosi stati, Grecia, Francia, Unione Sovietica, Giappone. Nel corso del tour venne toccata anche l'Italia con un'unica data alla Bussola di Viareggio, il 25 luglio. Donovan e sua moglie si fecero anche fotografare mentre si rilassavano sulla spiaggia di Viareggio.Il tour degli Open Road si concluse il 30 agosto 1970 al leggendario Festival dell'Isola di Wight. Il bootleg qui proposto (con tanto di front e back cover), oggi di non facile reperibilità, venne intitolato "Open Road to Italy". 


Il concerto è purtroppo incompleto, infatti mancano tre brani, "Mistaken Eternuty  "I Don't See Anyone I Know" e "No Time's Passed". Di più però non si trova in circolazione. Su Youtube sono pubblicati due brevi spezzoni dello show. Lo stesso venne ripreso integralmente dalla RAI  e trasmesso qualche  tempo dopo. Le cronache ci ricordano che venne presentato da Mariolina Cannuli. Donovan decise di suddividere il concerto in due tranche: la prima da solo con la sua chitarra acustica (dove sciorinò brani storici  quali Jennifer Juniper, Colours, Lalena, Catch The Wind), la seconda affiancato dagli Open Road. La registrazione, quasi un soundboard, è su un'unica traccia.

Un documento di assoluto valore storico. Buon ascolto.




Post by George