domenica 13 ottobre 2019

Serie "Historic (not) prog bands live in Italy" - Capitolo 60 - Ginger Baker live 1976-1980-1986


Ginger Baker, il leggendario batterista dei Cream e di numerose altre formazioni, ci ha lasciati il 6 ottobre scorso all'età di 80 anni. La sua scomparsa ha avuto un'ampia eco mediatica. Praticamente tutte le testate giornalistiche ne hanno parlato, tracciando con l'occasione la biografia del musicista. 
Su alcuni blog si è aperto il solito dibattito ricco di punti di vista e di valutazioni personali sulle doti del musicista. Non mi piacciono i paragoni, pertanto salterò questo tema.  Io l'ho apprezzato praticamente da sempre, dagli esordi con i Blues Incorporated di Alexis Korner e Cyril Davis e con la Graham Bond Organisation, alla straordinaria avventura con Clapton e Bruce nei Cream, gruppo fondamentale nell'intera storia della musica rock. Terminata prematuramente l'ubriacatura Cream, e conclusa anche la breve ma luminosa parentesi Blind Faith, ritroviamo Ginger Baker negli anni '70 alla guida degli Air Force, una big band di 10 elementi che miscelava sapientemente rock, jazz, blues e musica etnica africana. Due soli album, entrambi pubblicati nel 1970, a suggellare questa originale e coraggiosa avventura. La passione e l'interesse per i suoni etnici africani proseguì grazie alla collaborazione con il musicista nigeriano Fela Kuti (1971-1972) 


Risale al 1974 il ritorno al rock tradizionale, con i Baker Gurvitz Army, al fianco dei fratelli Adrian e Paul Gurvitz. Tre album in studio, dal 1974 al 1976 e tre live  (gli ultimi due pubblicati negli anni 2000). Nel 1976 i Baker Gurvitz Army arrivarono anche in Italia. Il concerto di Milano è qui documentato, grazie a numerosi bootleg usciti negli ultimi anni. Baker entra negli anni '80 come batterista degli Atomic Rooster e degli Hawkwind. Sarà poi la volta degli Energy, altra meteora durata lo spazio di un anno. Una tappa italiana, quella del Palalido di Milano (28 marzo 1980) è qui documentata. Il 1981 segna la nascita dei Nutter, altra effimera formazione destinata a scomparire nel giro di poco tempo. Altra calata in Italia e altro concerto a Milano, questa volta al Rolling Stone. Esiste il bootleg di questa serata che, però, ho deciso di omettere a favore di un altro concerto che ho ritenuto più significativo. Magari lo posteremo in futuro, se vi interessa.


 Va ricordato che verso la metà degli anni '80 Ginger Baker si rifugiò in Italia, per la precisione in Toscana, in una fattoria nei pressi di Larciano. Si esibì in questo periodo al Pistoia Blues Festiva, in un concerto in onore di Alexis Korner, al fianco di altri mostri sacri quali Jimmy Page e Jon Hiseman. Ed è questo il concerto che ho scelto di regalarvi. Nel corso degli anni successivi, Baker incise un altro album di grande spessore, quel meraviglioso "Going Back Home" nel 1994, insieme a Charlie Haden e Bill Frisell. Dopo l'ennesima meteora BBM, con Jack Bruce e Gary Moore (una sorta di remake dei Cream), nel 2005 alla Royal Albert Hall di Londra avvenne il miracolo: la reunion dei gloriosi Cream divenne realtà con una serie di indimenticabili concerti. Dopo i concerti del 2014 con i Jazz Confusion, due anni dopo, nel 2016, per gravi problemi al cuore, Ginger Baker fu costretto ad annullare tutti i suoi impegni: "Questo vecchio batterista non farà più concerti, tutto cancellato. Fra tutte le cose che potevano accadere non avrei mai pensato al mio cuore", aveva scritto sul suo blog, con un pizzico di desolazione. Poi, qualche giorno fa, il ricovero urgente in ospedale e la scomparsa definitiva dalle scene e da questo mondo. 


Addio Peter Edward Baker. Ricorderemo sempre i tuoi capelli rossi arruffati (da lì il nomignolo Ginger) e la tua inconfondibile tecnica musicale che ha fatto scuola per decenni. Noi della Stratosfera lo vogliamo ricordare con tre straordinari concerti che lo hanno visto protagonisti sui palcoscenici di casa nostra. 

BAKER GURVITZ ARMY - Milano, Palalido
23 marzo 1976


TRACKLIST (in one file):

01. Hearts On Fire
02. People
03. Night People
04. White Room
05. Mystery
06. Thirsty For The Blues
07. Neon Lights
08. Inside Of Me
09. Memory Lane / Drums
10. Sunshine Of Your Love
11. Time>
.12. Smokestack Lightning Medley
13. Hearts On Fire (reprise)


LINE UP

Ginger Baker - drums, vocals
Paul Gurvitz - guitar
Adrian Gurvitz - bass
Mr. Snips (Steve Parsons) - vocals


Rock pesante, chitarrona roboante, sezione ritmica possente: questi gli ingredienti dei Baker Gurvitz Army, una miscela esplosiva di grande rock allo stato puro, con qualche contaminazione blues. In certi tratti piuttosto indigesto, il concerto milanese si compone di brani tratti dai tre dischi della band con un paio di ripescaggi dal repertorio dei Cream. Formazione a quattro, senza le tastiere di Peter Lemer, presente invece negli album in studio. La conclusione del concerto è affidata a Smokestack Lightning di Howlin' Wolf. La registrazione è dignitosa anche se un po' "fragorosa". Discogs indica che il CD è stato pubblicato nel 2010 in Inghilterra dall'etichetta Voiceprint per la serie "The Official Ginger Baker Booteg Series". Ma non è facile trovarlo. Di seguito le copertine.




Ginger Baker's Energy - Milano, Palalido, 28 marzo 1980


TRACKLIST CD 1:

01. Band Intro > Just Like You > Lost Your Love My Love
02. Don't Be So Serious
03. Countin' On You
04. Help Yourself
05. Natural Thing
06. Living In The Men's World
07. Ain't Nobody Is Gonna Bring Me Down
08. Wasting Time >
09. Drums Solo > Wasting Time

TRACKLIST CD 2:

1. No Magic Law
2. That's Alright Mama


LINE UP

Ginger Baker - drums
John Mizarolli - guitar, vocals
Whyley Davis - guitar, vocals
Henry Thomas - bass
David Lennox - keyborads


Dall'agosto 1979 al giugno 1980, tanto durò l'esperienza Energy. Il primo concerto si tenne il 21 settembre 1979 al London Venue e da lì in poi il gruppo intraprese un tour, prima in Inghilterra, poi nel resto d'Europa (nei mesi di febbraio e marzo 1980) dove toccò Germania, Austria, Jugoslavia, Italia, Olanda e Belgio. Dal tour tedesco venne tratto un disco semi-ufficiale, registrato dal vivo ad Amburgo, Fabrik, il 10 marzo 1980 e semplicemente intitolato "Ginger Baker's Energy". Anche questo concerto milanese (avete notato? sempre al Palalido, sempre nel mese di marzo...) venne pubblicato ufficialmente in Gran Bretagna nel 2010 per la serie "The Official Ginger Baker Bootleg Series", alla stregua del disco dei Baker Gurvitz Army. La registrazione è di buona qualità. Questo raro concerto ci offre un Ginger Baker alle prese con grandi brani di matrice rock, con spruzzate  blues e funk. La distanza dai vecchi Cream e oramai siderale.


Pistoia Blues Festival 1984 - Tribute to Alexis Korner
Pistoia, piazza Duomo, 16 luglio 1984


TRACKLIST (in one file):

01. Keep Your Mouth Shut
02. Gypsy
03. Train Kept A-Rollin'
04. Instrumental
05. Sitting Up Here
06. Mercy
07. Bring It On Home
08. See Me Coming
09. Premiazione 


LINE UP

Jimmy Page - guitars
Ginger Baker - drums, vocals
Jon Hiseman - drums
Dick Heckstall-Smith - saxophones
Barbara Thompson - tenor sax, flute
Georgie Fame - Hammond organ


Una super band si ritrovò nel 1984 a Pistoia, in occasione dell'annuale blues festival. L'occasione era quella di tributare Alexis Korner, il leggendario blues man inglese morto a Londra circa sette mesi prima (il 1° gennaio 1984). I musicisti che salirono sul palco di piazza Duomo, rappresentarono solo una piccola parte dei grandi nomi che transitarono nei primi anni '60 nella Blues Incorporated, vera e propria scuola e fucina dove si formarono e suonarono, in tempi e modi diversi, quasi tutti i musicisti inglesi che in origine si richiamavano al blues. Qualche nome: da Charlie Watts a Jack Bruce e Ginger Baker dei Cream, da Long John Baldry a Graham Bond, Ronnie Jones, da Danny Thompson a Dick Heckstall-Smith. Anche altri giovanissimi musicisti parteciparono alle prime incisioni e tra questi Mick Jagger, Keith Richard e Brian Jones dei futuri Rolling Stones, Robert Plant e Jimmy Page dei futuri Led Zeppelin, Rod Stewart e John Mayall. 


E fu così che Ginger Baker (che, come abbiamo già ricordato, in quegli anni soggiornava in Toscana) venne invitato dagli organizzatori del Pistoia Blues Festival per questa speciale serata al fianco di Jimmy Page dei Led Zeppelin, Jon Hiseman (altro leggendario batterista mancato nel 2018), Dick Heckstall-Smith e Barbara Thompson (moglie di Jon Hiseman), tutti e  tre membri dei Colosseum e, infine, Georgie Fame, altra leggenda musicale inglese, in pista fin dal 1964. Ne uscì un gran concerto, un evento unico e irripetibile durato lo spazio della serata, qui documentato nella sua integrità. Fantastica la scaletta; peccato per la registrazione di mediocre qualità. 


E' tutto, cari amici. Mettiamo da parte le parole e passiamo alla musica, nella speranza che possa soddisfare i vostri palati.
Goodbye Ginger


LINK Baker Gurvitz Army - 1976
LINK Ginger Baker's Energy - 1980
LINK Tribute to Alexis Korner - 1984 

Post by George


lunedì 7 ottobre 2019

Ginger Baker R.I.P. (1939-2019)



Il grande Ginger Baker ci ha lasciati. Un vuoto incolmabile per tutti noi, amanti del grande e solido rock. A breve il ricordo di questo grande artista qui, sulle pagine della Stratosfera, nella rubrica "Historic concert". 
Con tristezza. 

George

sabato 5 ottobre 2019

Serie "Bootleg" n. 299 - Locanda delle Fate, Martirano Lombardo (CZ), Rock On, 07.08.2017 (soundboard)


TRACKLIST CD 1:

01 A volte un istante di quiete
02 Forse le lucciole non si amano più
03 Profumo di colla bianca
04 Sogno di Estunno
05 Mediterraneo


TRACKLIST  CD 2:

01 Lettere di un viaggiatore
02 Crescendo
03 Sequenza circolare
04 La giostra
05 Band introductions
06 Vendesi saggezza


FORMAZIONE

Leonardo Sasso: voce
Massimo Brignolo: chitarra elettrica, chitarra 12 corde
Maurizio Muha: pianoforte, tastiere, Minimoog
Oscar Mazzoglio: tastiere, fisarmonica, Mellotron
Luciano Boero: basso, bouzouki
Giorgio Gardino: batteria


Abbiamo oggi sul palcoscenico della Stratosfera nientemeno che la Locanda delle Fate, uno dei più importanti gruppi di progressive italiano, autori di quello storico primo album pubblicato nel 1977 dal titolo "Forse le lucciole non si amano più". La LDF si caratterizzò fin da subito per la grande capacità tecnica dei suoi componenti e per l'originale formazione con due chitarre e due tastiere. Purtroppo, come ricordano le cronache, il gruppo di Asti non  ottenne il meritato successo, complice il declino del progressive internazionale e nazionale. Come giustamente ricorda il maestro Augusto Croce sul suo sito Italian Prog "con gli anni 'Forse le lucciole non si amano più' è diventato un esempio del prog italiano di ispirazione classica, con il bell'intreccio delle tastiere, atmosfere sognanti e ottime parti vocali, come nel lungo brano che dà il titolo all'album, e in Profumo di colla bianca o la conclusiva Vendesi saggezza". A questo periodo risalgono anche le registrazioni racchiuse nel CD "Live", pubblicato nel 1993 dalla Mellow, che include anche "La giostra", brano inedito sul 33 giri. Prima dello scioglimento avvenuto nel 1980, con il nome abbreviato in La Locanda, il gruppo ridotto a quintetto, pubblicò ancora due singoli di stampo decisamente commerciali.
Bisognerà attendere il 1996 per ritrovare la LDF in sala di registrazione con la conseguente pubblicazione di un album nuovo di zecca.  "Homo homini lupus" contiene 11 tracce di buona fattura, anche se lontane dalle sonorità prog degli anni '70. Nella formazione mancano due dei membri fondatori, il cantante Leonardo Sasso e il tastierista Michele Conta.


E qui altro lungo silenzio durato "solo" 10 anni. Nel 2006 il gruppo si ritrovò in studio, ma il tentativo di reunion fallì quasi subito senza lasciare tracce. Finalmente nel 2010 la premiata ditta Locanda delle Fate tornò a farsi sentire per una serie di concerti live, sulla scia del rinnovato interesse per i gruppi storici del progressive italiano. "Live in Bloom " documentò questa splendida rinascita. Nel 2012 suonarono anche in Giappone, a Kawasaki, all'interno del Progressive Rock Festival. Il bootleg è pubblicato sulla Stratosfera (qui). Il 2012 segnò anche l'uscita di un nuovo disco, "The Missing Fireflies" con tre bonus track registrate dal vivo nel 1977. Altra importante partecipazione della Locanda delle Fate fuori dai confini italiani, fu quella del Baja Prog Festival, in Messico, nel 2013. Il concerto, nella sua integrità, è qui documentato.


Dopo l'abbandono delle scene avvenuto nel 2017 (il concerto qui presentato fa appunto parte del Farewell Tour) la AMS ha pubblicato lo scorso anno un cofanetto celebrativo dal titolo "Lucciole per sempre" (bellissimo!) con CD, DVD e booklet di 64 pagine, contenente i brani dello special TV del 1977, quattro registrazioni del 1974 (tra cui una cover di Bambina sbagliata della Formula 3) e due brani inediti. Fin qui la biografia musicale del gruppo. E ora passiamo al concerto.


Il tour di addio alle scene della LDF, avvenuto come già ricordato due anni fa, si snodò nel corso dell'intero anno, toccando varie città e cittadine italiane: Torino, Milano, Verona, Lu Monferrato, Martirano Lombardo (che nonostante il nome si trova in provincia di Catanzaro), Roma, Genova, per concludersi il 9 dicembre nella loro natia Asti. Degni di menzione sono i due concerti tenuti a Rio De Janeiro il 10 e 11 novembre. Ecco come venne presentato il Farewell Tour sul sito ufficiale della Locanda delle Fate.
"Nel 2017 ricorre il quarantennale dell’uscita dell’album “Forse le lucciole non si amano più”, l’album universalmente riconosciuto come un capolavoro del Progressive italiano di tutti i tempi, che La Locanda delle Fate realizzò per la Polydor nel 1977 con la produzione di Niko Papathanassiou, fratello del più celebre Vangelis. Per celebrare la ricorrenza, la Locanda delle Fate intende effettuare nel corso del 2017 dei concerti molto  “speciali”. Innanzitutto sarà l’occasione per la Locanda di accomiatarsi da tutti i suoi fan. Si tratterà, infatti, dell’ultimo tour dove sarà possibile ascoltare la Locanda delle Fate live, dato che la band, di comune accordo, dopo questo tour ha deciso di abbandonare definitivamente il palcoscenico. Ed ecco le sorprese di questo “2017 Locanda delle Fate Farewell Tour”: nel corso dei concerti, che avranno durata fino a due ore, verranno eseguiti non solo tutti i brani di “Forse le lucciole non si amano più”, ma anche altri tratti da “Homo homini lupus” e da “The missing Fireflies”. Inoltre verranno presentate ufficialmente le nuove composizioni.
Una grande festa, quindi, unica ed imperdibile per i fan della Locanda delle Fate".


Il concerto di Martirano Lombardo, un ottimo soundboard, si è tenuto in piazza Matteotti il 7 agosto 2017 (alcuni articoli lo datano 8 agosto) in occasione del "Rock On Festival". La prima facciata è quasi interamente dedicata alla riproposta dello storico primo disco, con l'eccezione di Mediterraneo, una nuova composizione. Sottolineo che il disco "Forse le lucciole" non è proprio presentato nella sua completezza, visto che mancano due tracce. il secondo CD si apre con Lettera di un viaggiatore, altro inedito che finirà su "Lucciole per sempre" insieme a Mediterraneo. Seguono Crescendo e Sequenza circolare, entrambi da "The Missing Fireflies": Dopo La giostra (che, per la prima volta, come già ricordato, apparve sul Live 1977) si chiude in bellezza con Vendesi saggezza, che concludeva anche il 33 giri "Forse le lucciole".
Come sottolinea Leonardo Sasso nella presentazione del brano, "Vendesi saggezza è un urlo disperato, perché tanto della saggezza non gliene frega più un cazzo a nessuno".
Sacre parole.
Infine, un cenno alla formazione che comprende ben quattro dei sei membri originari, ovvero Sasso, Boero, Gardino e Mazzoglio. Ne approfitto anche per ringraziare Marco Osel che mi ha inviato i file che, comunque, già possedevo. Il concerto è anche su Youtube, a beneficio di chi volesse vedere, oltre che ascoltare, la LDF on stage.
Detto questo, detto tutto. Ricordandovi che il prossimo bootleg sarà il n. 300 (una bella tappa) non mi resta che augurarvi buon ascolto.


LINK

Post by George

mercoledì 2 ottobre 2019

Maurizio Vandelli - 1970 - L'altra faccia di Maurizio Vandelli (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Cavaliere
02. Amo lei 
03. Un giorno di più
04. Perdona bambina
05. Era lei (It's Me That You Need) (B. Taupin, E. John, M. Vandelli)


Lato B
01. Lei mi ama
02. Un giorno nella vita
03. The Colour Of My Love (P. Ryan)
04. Vecchio mio
05. Giovedì
06. Let It Be (Lennon-McCartney)


Cari amici, un lungo impegno di lavoro all'estero mi ha costretto a stoppato per una decina di giorni i post sulla Stratosfera, Vediamo di recuperare il tempo perduto. Apriamo dunque il mese di ottobre con questo primo album di Maurizio Vandelli pubblicato dalla Ricordi nel 1970, dal titolo "L'altra faccia di Maurizio Vandelli". L'Equipe 84 è ancora in attività e, di conseguenza, non risulta chiaro quale sia "l'altra faccia" di Vandelli, visto che i brani dell'album  ricalcano perfettamente le sonorità del gruppo madre. Cavaliere, in particolare, pubblicato anche come singolo, ebbe un successo commerciale di tutto rispetto. Fanno eccezione le tre cover tratte dal repertorio di Elton John (il suo secondo singolo del 1969), di Barry Ryan e dei Beatles. Le altre tracce sono composte in gran parte dallo stesso Maurizio Vandelli. Di questo periodo è rimasto celebre anche il rifiuto dell'Equipe 84, raccontato dallo stesso Vandelli in diverse interviste, di incidere il brano Io vagabondo (che non sono altro), che venne poi proposto ai Nomadi, dei quali decretò il successo. Oltre a questo album solista, nel periodo 1972-1974 Vandelli scrisse le colonne sonore di due film, "Un apprezzato professionista di sicuro avvenire" (1972) e "Madeleine, anatomia di un incubo" (1974), quest'ultimo già postato qui sulla Stratosfera.


Il disco è tuttavia godibile e piacerà a tutti i nostalgici dell'Equipe 84. Ne vennero tratti alcuni singoli. Perdona bambina / Amo lei e Era lei / Un giorno di più precedettero di un anno l'uscita del 33 giri, mentre Cavaliere / Un giorno nella vita venne pubblicato nel 1970.  Il 33 giri è stato ristampato in CD dalla Ricordi, ma è oggi fuori catalogo.


Vi lascio con le copertine dei singoli e con il consueto buon ascolto.





Post by George

domenica 22 settembre 2019

ARP Quintet - 1986 - Gomma arabica (vinyl)


TRACKLIST:

01. Gomma arabica   7:40
02. Lungo sogno   7:10
03. Spizz   3:50
04. Maracutú   9:28
05. Six By Four   9:34


FORMAZIONE

Claudio Angeleri - piano
Paolo Dalla Porta - basso
Christian Meyer - batteria, percussioni
Tino Tracanna - sax
Martin Dietrich Wehner - trombone


Breve premessa by George
Con questo disco ci addentriamo ancora una volta nel terreno del jazz, ambito nel quale ci siamo già ampiamente avventurati in passato. Mi auguro che questa dissertazione non vi deluda. Ogni tanto una boccata d'aria diversa, rispetto al rock e al prog, male non fa. Accogliamo quindi con piacere il contributo dell'amico Pietro che ha rippato direttamente i cinque file dal vinile. La scarna discografia del quintetto comprende due soli album, "Tango-Ing" del 1984 (mai ristampato) e questo "Gomma arabica" del 1986, ristampato in CD dalla Fonit Cetra nel 1990.
Non mi resta che ringraziare Pietro e cedergli la parola.

Recensioni by Pietro & Pasquale Santoli
Disco di jazz, prodotto da Pasquale Santoli per RadioTre -un certo discorso- nel 1986;
distribuito dalla Fonit Cetra nella collana Italian Jazz Club n° catalogo IJC 006. Un’epoca d’oro per i giovani jazzisti italiani, che seppero imporsi ben oltre i confini nazionali, diventando - in alcuni casi - vere e proprie star del firmamento jazz europeo ed internazionale. Piacerà sicuramente agli appassionati del genere, in particolare agli amanti del trombone, strumento, a mio avviso, troppo spesso sottovalutato. Nella formazione (stellare) noterete il futuro batterista di Elio e le Storie Tese. 
Vi lascio alla recensione del produttore, riportata nel retro del LP, e a modalità (oggi sicuramente desuete) di presentare dettagliatamente il prodotto musicale, quasi fosse la prefazione di un libro.
Buon ascolto

Christian Meyer
“Il percorso d’ascolto di ogni disco è, nelle norme, quello solo apparentemente meccanico, dello spostamento ondulatorio e orizzontale del pick up sul vinile secondo l’ordine, solo apparentemente discografico, delle facciate dei brani. Ora, lasciando ad ogni ascoltatore la libera facoltà di organizzare a proprio gusto la sequenza dei cinque brani contenuti in questo LP dell’ARP QUINTET, sia consentito un modesto, intuitivo, suggerimento: ascoltiamolo rispettandone la scansione originale, ma cerchiamo di annullare i silents grooves tra un brano e l’altro. Questo piccolo sforzo di fantasia, o, se si vuole, di collaborazione, potrà certamente proiettare, almeno a livello intuitivo, come sé detto, il nostro immaginario in quello proposto e offerto dal quintetto. E se decidessimo di non limitarci ad un ascolto per risonanze, e alle sue connotazioni aggettivali, risulterà ancora più evidente, una volta eliminate quelle superflue corone mute, la caratteristica fondamentale delle composizioni di Claudio Angeleri: esse fanno parte di un unico progetto, e, nel loro insieme, potrebbero costituire una suite organicamente strutturata in cinque movimenti. Certo questa suite “bergamasca” non rispetta fedelmente i canoni compositivi della tradizione classica, dal tono sempre eguale nei diversi movimenti al loro numero e disposizione. Il colto musicologo inorridirebbe anche se solo volessimo alludere con un ragionamento paralogistico alla forma sonata. Tuttavia siamo ben decisi a tenere il punto. Il progetto che anima l’Arp Quintet è essenzialmente di natura compositiva ed è questo principio la cellula organica che informa ogni processo linguistico musicale di crescita, di sviluppo e di vita della identità artistica del gruppo: dalla sequenza dei brani e dal loro ordine formale, alla struttura di ogni singolo brano, alla ricerca timbrica e ritmica alla funzione esecutiva e al ruolo creativo di ogni singolo musicista.

Claudio Angeleri
In questo disco CLAUDIO ANGELERI, pianoforte, TINO TRACANNA (sassofonista noto per le sue collaborazioni con Franco D’Andrea) e il trombonista californiano MARTIN DIETRICH WEHNER, sono affiancati da una ritmica affiatatissima: PAOLINO DALLA PORTA (uno dei più quotati contrabbassisti della scuola jazzistica italiana) e CHRISTIAN MEYER, un giovane talento della batteria. Le qualità solistiche individuali, sia tecniche che creative, di questi musicisti si inseriscono con assoluta naturalezza nelle linee compositive dei cinque brani di CLAUDIO ANGELERI: GOMMA ARABICA, LUNGO SOGNO, SPIZZ. MARACATÙ, SIX BY FOUR. Arredi musicali di finissima classe per architetture sonore lucidamente e sapientemente costruite".

Tino Tracanna

Post by George - Music & Words by Pietro

martedì 17 settembre 2019

Serie "Bootleg" n. 297 / 298 - Bubola Comes Alive! - 2001 & 2003


Considerato l'alto gradimento ottenuto da "Marabel", postato prima della pausa estiva e grato all'amico Marco Osel che tempo fa mi inviò due meravigliosi bootleg, eccoci nuovamente pronti a rendere omaggio al grande Massimo Bubola. Quella che vi proponiamo è solo la prima parte di un trittico che si concluderà nei prossimi giorni. Ma, al momento, non voglio aggiungere nulla di più. Intanto, parafrasando il celebre doppio live di Peter Frampton,  gustiamoci questo "Bubola Comes Alive!" che consiste in due bellissimi concerti, senza dubbio pubblicati per la prima volta sul web, almeno in forma integrale

Massimo Bubola - Sant'Ilario di Reggio Emilia, 
Festa dell'Unità, 21 luglio 2001


TRACKLIST (in one file):

01. Un sogno di più
02. Fiume Sand Creek
03. Quello che non ho
04. Emmylou
05. Don Raffaè (slow blues version)
06. Niente passa invano
07. Andrea
08. Camicie rosse
09. Capelli rossi
10. Eurialo e Niso
11. Tre rose
12. Volta la carta


Massimo Bubola entra di prepotenza negli anni 2000 con un doppio live, "Il Cavaliere elettrico vol. I & II"  e con alle spalle una lunga produzione discografica iniziata nel lontano 1976 con il quasi leggendario "Nastro giallo". Il 1976 segna anche l'inizio della collaborazione con Fabrizio De André. "Rimini" vede Massimo Bubola coautore di tutti i brani. La collaborazione con De André continua nel 1980 con Una storia sbagliata, brano scritto come sigla di un documentario-inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini, e nel 1981 con la realizzazione dei brani per l'album "Fabrizio De André" e nella seguente tournée. Quindi le strade artistiche dei due (ma non quelle personali) si dividono per qualche anno, quando Bubola è impegnato nella sua "letteratura rock" (già iniziata tra il suo primo e secondo album), mentre l'artista genovese si sposta sul Mediterraneo con Mauro Pagani per realizzare "Crêuza de mä". I tre musicisti si ritroveranno a lavorare insieme nel 1990, alla stesura della canzone Don Raffae'. Il brano, arrangiato in origine a tempo di tarantella, è stato negli anni riproposto da Bubola stesso con nuove vesti sonore. In questo concerto possiamo ascoltarla in chiave slow blues, praticamente irriconoscibile.

Bubola e De André ai tempi di "Una storia sbagliata"
Bubola sia nei dischi in studio che nei concerti live dimostra di avere ben introitato le lezioni del maestro De Andrè: i testi, a volte intimisti, altre volte provocatori, ben si coniugano con una voce roca e dai timbri profondi. Nel corso del concerto di Sant'Ilario gli omaggi a Faber non mancano. Oltre alla già citata Don Raffaè, sono presenti Fiume Sand Creek, Andrea e, in chiusura, Volta la carta. Le altre tracce provengono dalla sua vasta discografia. La qualità della registrazione (su un solo file) è di ottima qualità. Da gustare dalla prima all'ultima nota. Immenso l'apporto del violinista Michele Gozich, già collaboratore di Michelle Shocked e di Eric Anderson.

 Massimo Bubola - Reggio Emilia, Parco Campo di Marte, 
6 luglio 2003


TRACKLIST (in one file)

01. Marabel
02. Maria che ci consola
03. Fiume Sand Creek
04. Corvi
05. Quello che non ho
06. Spezzacuori
07. Johnny lo zingaro
08 .Dove scendono le strade
09. Emmylou
10. L’usignolo
11. Se ti tagliassero a pezzetti
12. Niente passa invano (cut end)


Il secondo concerto, registrato due anni dopo a Reggio Emilia, si apre in bellezza con Marabel, dal suo secondo album del 1979. Cambia parzialmente la scaletta ma non cambia l'intensità dei suoni. Oltre ai "soliti" brani ripescati dal repertorio di De André, spiccano due gioiellini quali Corvi e L'usignolo (entrambi da "Mon Tresor" del 1997). Sottolineo che molti brani presentati da Massimo Bubola in questi due concerti non sono ricompresi nei tre live ufficiali "Il cavaliere elettrico". Una ragione di più per apprezzarli. Anche in questo caso Osel ci regala una registrazione di ottima qualità. E' tutto. Cari amici, intanto gustatevi questi due concerti. Il seguito arriverà fra qualche giorno. Buon ascolto.


LINK  Live 2001
LINK  Live 2003

Post by George - Music by Osel