lunedì 4 luglio 2022

Un altro lutto nel mondo della musica: scomparso Tonino Cripezzi (1946-2022 R.I.P.) voce e tastiere dei Camaleonti

 

Insomma, basta! E ora di finirla. Oramai gli eventi luttuosi nel mondo della musica stanno diventando uno stillicidio quotidiano. Non abbiamo ancora chiuso la pagina dedicata a Massimo Morante che se ne apre una nuova, questa volta per ricordare il cantante e tastierista dei Camaleonti, Antonio Cripezzi, detto semplicemente Tonino, è scomparso all'improvviso ieri, 3 luglio. Speriamo che questa triste catena si interrompa fin da subito. Ed eccoci qui, come sempre accade a seguito di questi brutti eventi, a ricordare e a celebrare il musicista che se ne è andato. Di seguito vi riporto cosa ha scritto ieri Marco Castrovinci sul quotidiano La Repubblica - Milano - subito dopo la scomparsa di Tonino:


"Il mio caro amico di una vita, Tonino Cripezzi, se ne è andato nel sonno. Non posso crederci, sono sconvolto dal dolore. Tornano in mente i bei momenti vissuti insieme che terrò sempre nel mio profondo, caro amico". E' il saluto che il musicista Mario Lavezzi ha affidato ai social per rendere omaggio al cantante e tastierista dello storico gruppo dei Camaleonti trovato senza vita in una stanza di albergo di San Giovanni Teatino (Chieti) a causa di un malore sopraggiunto nella notte. Lavezzi e Cripezzi negli anni Sessanta hanno condiviso un pezzo di strada insieme, proprio nei Camaleonti che lo stesso Cripezzi contribuì a fondare nel 1963 a Milano. E' il primo dei tanti, tantissimi messaggio di cordoglio che hanno inondato la rete dopo che si è diffusa la notizia della sua morte. Tra questi, anche le parole di Maurizio Vandelli, modenese d'origine ma che Milano l'ha frequenta e amata, che esprimono bene il dolore e il legame con il musicista scomparso: "Nooo... ho saputo ora, da Lallo dei Dik Dik e confermato da Valerio Veronese dei Camaleonti, che il mio amico carissimo Tonino Cripezzi non c'è più!", scrive. "Un fratello per me... ciao Tonino, ti voglio tanto bene.... Marina, Matteo, Niccolò... non ho parole...", aggiunge nominando i figli e la moglie, Marina Bonotti, che come raccontò una volta Cripezzi, convinse il marito a lasciare Milano tanti anni fa per amore: anche la sua bacheca su Facebook si sta riempiendo di un fiume di messaggi di saluto e vicinanza di fan e amici.


Gli stessi Dik Dik, altra gloria del beat milanese e oltre, scrivono su Facebook uno stringato ma addolorato "Ciao Tonino, compagno di tante avventure", aggiungendo poi: "La tua voce inconfondibile rimarrà nei nostri cuori per sempre". Il giornalista Marino Bartoletti ha scritto un dolce messaggio in cui ricorda come "tutti noi che abbiamo amato la delicatezza della sua voce" - quella di Cripezzi - "ci sentiamo privati di un altro pezzo della nostra adolescenza (e non solo). I Camaleonti sono stati un gruppo di grande raffinatezza musicale, per certi versi di autentica avanguardia. Solo loro potevano avere il coraggio di sfidare l'immensità dei Procul Harum. Ci hanno lasciato canzoni che abbiamo sempre cantato e che canteremo per sempre. Tonino Cripezzi, è giusto ricordarlo, è stato un grandissimo musicista. Eternità, spalanca le tue braccia. Applausi!".


Un aneddoto che racconta tanto di quella Milano arriva da Aldo Caponi (Don Backy): "Purtroppo sono costretto a salutare un 'vecchio' amico del bel tempo andato. Il pensiero mi corre veloce alla vecchia formazione, con tu, Livio, Paolo, Gerry e Ricky Maiocchi, inquadrati dai faretti che, sulle vostre teste, vi illuminavano perpendicolarmente, dandovi un'aura di mistero, sul palco buio del "Paip's", in corso Europa, a Milano, diventato il nostro punto d'incontro notturno, laddove è nata la vostra avventura che sarebbe sfociata nella strepitosa carriera, che ancora oggi vi arride. Ecco, caro Tonino, io ti ricorderò sempre così; dietro la tua tastiera, prima che tutto fosse e - pieno di speranze nel futuro - cantavi: "Amore amor/Portami tante rose...".
Red Canzian, che Milano ha accolto "come una mamma" agli esordi con i Pooh, esprime il suo sgomento ricordando la sua "voce riconoscibile e dolce". E poi, l'omaggio sincero: "Da ragazzo facevo 'L'ora dell'amore', cercando di imitare il suo particolare vibrato. Un uomo buono che con le sue canzoni ha saputo far sognare (e innamorare) noi ragazzi di allora. Un abbraccio alla famiglia e ai ragazzi della band". 
Mentre Ricky Gianco nella sua riservatezza ha scritto un semplice ma profondo "Ciao Tonino", Angelo Branduardi ha voluto ricordarlo come "la voce dei jukebox negli anni belli", mentre anche sulla bacheca di Livio Macchia, compagno fin dagli esordi di Cripezzi nei Camaleonti, continuano ad arrivare messaggi e incoraggiamenti, come quello di chi sottolinea come Macchia fosse "il miglior fratello per lui". Di sicuro, con Cripezzi, se ne va un pezzo della nostra storia, musicale e non solo.


Nel nostro piccolo, con grande umiltà, vogliamo ricordare anche noi, sulle pagine della Stratosfera, l'amico Tonino insieme ai suoi Camaleonti., una voce e un gruppo che hanno accompagnato molti di noi nel corso dell'adolescenza prima e della maturità poi. L'epopea dei Camaleonti affonda le radici negli anni '60 e - tra fasi alterne - è durata fino ad oggi. Non sappiamo cosa accadrà ora e cosa decideranno di fare gli altri musicisti, adesso che Tonino se ne è andato. Staremo a vedere. 
Ho scelto i due album degli inizi anni '70, due ottimi dischi pop melodici ma non troppo, in perfetto stile Camaleonti con sconfinamenti massicci nel prog, tenuto conto delle influenze e delle contaminazioni del periodo. Un po' come avvenne per i Dik Dik e i Pooh. I due album sono stati pubblicati rispettivamente nel 1974 e nel 1976.

I Camaleonti - 1974 - Amicizia e amore (vinyl)


TRACKJLIST:

Lato A
01. Amicizia e amore - 3:55
02. Amico di ieri, amico perduto - 6:50
03. Pensa - 3:50
04. Conosco questo gioco, l'amore - 5:22

Lato B
05. Il mare e lei - 4:35
06. Dove curva il fiume - 2:33
07. Gimcana - 10:40
08. Attimi - 4:25


FORMAZIONE:

Livio Macchia - voce, chitarra, cori
Antonio 'Tonino' Cripezzi - voce, tastiere, violino, cori
Dave Sumner - chitarre
Paolo de Ceglie - batteria
Gerardo ' Gerry' Manzoli - basso, cori
Con i violinisti dell'orchestra del Teatro "La Scala" di Milano

front cover del 45 giri

"Amicizia e amore" è il disco che dà un taglio netto alle canzoni prima beat poi melodiche che hanno caratterizzato i Camaleonti nel decennio degli anni '60. Il progressive è un fenomeno consolidato sia a livello europeo che italiano e anche Macchi, Cripezzi & Co. non restano insensibili al richiamo delle sirene. La foto che li ritrae in copertina è un nuovo biglietto da visita. L'innesto di Dave Sumner alla chitarra (ex Primitives di Mal) riporta il gruppo ad un quintetto. Le musiche si fanno più raffinate, la costruzione musicale è caratterizzata da cambi di tempo e melodia (Conosco questo gioco, l'amore, Gimcana),  le parti vocali e corali vengono curate alla perfezione (Pensa), gli strumenti escono dal ruolo di "accompagnamento" per avventurarsi in qualche assolo (chitarra, tastiere), il synth di Tonino fa capolino tra i solchi, insomma il prodotto finale è assolutamente di alto livello. Addirittura vengono "scomodati" i violini del Teatro "La Scala" di Milano per dare un tocco classico ai suoni elettrici e acustici. Tonino compone le musiche di quasi tutte le otto tracce. Il 33 giri venne preceduto nel dicembre 1973 dal singolo "Amicizia e amore/Pensa" con l'intento di promuovere l'album che sarebbe stato pubblicato dalla CBS il 4 gennaio 1974. Tra le perle del disco segnalo "Dove curva il fiume" (forse il brano più progressive dell'intero lavoro) e "Gimcana", della durata di oltre 10 minuti, con un arpeggio di chitarra acustica nell'intro e la bellissima voce di Tonino a dialogare con la chitarra (diventata elettrica) di Dave Sumner. Il finale strumentale è degno dei migliori gruppi prog rock italiani e britannici. Forse il vertice in assoluto del 33 giri. Un album da riscoprire e da assaporare con un ascolto attento.

back cover del 45 giri

la CBS pubblicò questo album, oltre che in formato vinile, anche in musicassetta e in cartuccia Stereo 8. La versione CD arrivò qualche anno più tardi (CGD East West) ma solo per il mercato tedesco. 


I Camaleonti - 1976 - Che aereo stupendo...la speranza (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Sconfinate fortune - 6:19
02. Fantasia - 5:13
03. Cavalli con le ruote - 4:53
04. Semaforo rosso - 6:29

Lato B
05. Cuore di vetro - 3:55
06. Senza rancore - 6:14
07. Latte & caffè - 4:05
08. Che aereo stupendo... la speranza - 7:50


FORMAZIONE:

Livio Macchia: voce, chitarra
Antonio Cripezzi: voce, tastiere
Dave Sumner: chitarre
Paolo de Ceglie: batteria
Gerry Manzoli: basso


Mentre la CBS sforna nel biennio 74-75 le solite compilation nostalgiche con i loro classici anni '60, i Camaleonti tornano in studio sul finire del 1975 per registrare e sfornare, agli inizi del 1976, un altro gioiellino dai suoni molto ma molto prog, la naturale prosecuzione di quello stupendo "Amicizia e amore". Il nuovo prodotto discografico si intitola "Che aereo stupendo...la speranza". Stessa cura negli arrangiamenti e stesse sonorità. "Cavalli con le ruote", "Semaforo rosso"  e il lungo finale quasi strumentale "Che aereo stupendo" sono i tre brani di punta. ma tutto il disco si distingue per la sua bellezza. "Cuore di vetro" partecipò anche al Festival di Sanremo 76 classificandosi al 10° posto. Meglio che niente. L'album, oltre alla versione vinile e Mc, venne ristampato in CD per la prima volta dalla btf.it nel 2011. L'anno successivo i Camaleonti realizzarono "In vendita", un disco di tutto rispetto, ma la creatività racchiusa in questi due album non la ritroveremo più, Con l'ingresso negli anni '80 ci fu ancora un cambiamento di stile. Ma questa è un'altra storia. 


Concludo questo ennesimo amaro post "epitaffio" dedicato a Tonino Cripezzi e ai Camaleonti ringraziando l'amico Marco Osel che a poche ore dall'evento luttuoso mi ha inviato una compilation con alcuni "classici" ri-arrangiati. Prometto che la utilizzerò per un prossimo post insieme ad una antologia dei vecchi successi. Per questa occasione ho preferito privilegiare sonorità più consone e vicine allo spirito musicale del nostro blog. Cari amici, vi lascio con il consueto buon ascolto.
Ciao Tonino. Sarai sempre con noi.


LINK - Amicizia e amore (1974)
LINK - Che aereo stupendo...la speranza (1976)

Post by George

venerdì 1 luglio 2022

Retrospettiva - Patrick Samson: la discografia italiana anni '60 (1966-1969)


Oh, la voglia di amare
Mi scoppia nel cuore
Soli si muore...

Tu o un'altra è lo stesso
Aspettare non posso
Soli si muore
Senza un amore

Quante volte abbiamo cantato queste strofe? Quante volte le abbiamo ascoltate sui juke box dell'epoca, sulle radio, in Tv, anche in tempi diverse, visto che si tratta di una canzone multigenerazionale? E' un evergreen , uno di quei brani immortali che hanno fatto la storia della musica leggera italiana. L'interprete è lui, Sulaimi Khoury, classe 1946, in arte Patrick Samson, il protagonista del post di oggi. 


Qualche breve nota biografica, giusto per inquadrare il personaggio. Le ho attinte dal sito "GarageHangover" che le ha pubblicate il 29 novembre 2018. 
"Nato a Beirut in Libano, Patrick Samson e i suoi fratelli Sandy, che divenne il suo manager e MD, e il chitarrista Soussou Khoury si trasferirono in Francia nel 1961. All'inizio degli anni '60 formarono il gruppo Patrick Samson & Les Pheniciens e registrarono alcuni singoli. Formarono successivamente il Patrick Samson Group. Alla fine del 1966 i musicisti si trasferirono a Torino per costituire The Patrick Samson Set, che comprendeva cinque musicisti inglesi. Uno di questi era il sassofonista baritono Roger Warwick, che fu assunto da Sandy Samson dopo averlo visto lavorare con Freddie Mack & The Mack Sound all'Upper Cut nel dicembre 1966. Prima di allora, Warwick aveva lavorato brevemente con Screaming Lord Sutch & The Savages e I Tornado. Gli altri componenti erano il sassofonista tenore Derek Whitehall; l'organista Tony Tyler; il bassista Alan Bugby e il batterista Carl Daykin. Bugby aveva già suonato con Nero & The Gladiators, The Strangers e Johnny Halliday. Questa è la formazione raffigurata sulla copertina dell'LP dal vivo del gruppo.

Da sinistra a destra (ultima fila): Roger Warwick e Tony Tyler. Da sinistra a destra (riga centrale): Georges El Hayek, Alan Bugby, Patrick Samson, Georges Dersy e Sousso Samson. Da sinistra a destra (prima fila): Derek Whitehall e Carl Daykin

 "Sono Nero", primo album del PSS venne pubblicato nel marzo 1968 e includeva anche il trombettista marocchino Georges Dersy e un chitarrista libanese, Georges El Hayek, noto come "Little George". Questa formazione registrò anche alcuni singoli, inclusa una fantastica cover di "I'm a Man" degli Spencer Davis Group. Più o meno nel periodo in cui l'LP venne pubblicato, Carl Daykin se ne andò e in seguito suonò con i Primitives (non prima di riunirsi a Patrick Samson nel corso dell'anno). Daykin venne sostituito per un breve periodo da Christian Vander che, in seguito, formò i Magma. Un altro inglese, Nigel Pegrum, che era stato uno dei primi membri di The Small Faces e poi aveva lavorato con Lee Grant & The Capitols, si unì al posto di Vander. Nel marzo 1968, il gruppo aggiunse altri due inglesi, l'organista di Hammond Keith Burberry e il sassofonista tenore Martin Grice, che stavano suonando con The Warren Davis Monday Band.


Prima che salissero a bordo, Roger Warwick partì per unirsi ai Four Kents, dove fu successivamente raggiunto da Georges Dersi. Warwick lavorò poi brevemente con Ronnie Jones. Nello stesso anno Pegrum partì per tornare in Inghilterra e si unì agli Spice, ma se ne andò prima che questi ultimi trovassero il successo come Uriah Heep. Successivamente suonò con gli Steeleye Span prima di emigrare in Australia. Il batterista originale, Carl Daykin, si unì nuovamente alla band. Tony Tyler, in seguito, divenne un noto giornalista musicale, lavorando al New Musical Express . Quando Daykin se ne andò, al suo posto entrò il batterista italiano Euro Christiani, a cui si unirono altri tre connazionali, il sassofonista Claudio Pascoli, il bassista Guido Guglielminetti e il chitarrista Umberto Tozzi".
 
Fin qui la storia, piuttosto complicata, del gruppo che accompagnò Patrick Samson nel corso della prima fase della sua carriera musicale. 


Soli si muore: il grande successo

Nel 1969, dopo il successo di "Crimson and Clover" eseguita da un gruppo che si chiamava "Tommy James & The Shondells", in cui si ascoltava una chitarra con l'uso esasperato del "tremolo", ne uscì la cover in italiano eseguita da un gruppo R&B i cui componenti erano inizialmente nove, di cui quattro erano però inglesi ed uno era francese (l'unico italiani era il batterista triestino Euro Cristiani, che sostituì Nigel Pegrum, il sassofonista Claudio Pascoli ed il torinese Guido Guglielminetti al basso, sostituito nel 1970, dopo una tournèe in Libano, dal romano Eugenio Sartini, e l'altro torinese Umberto Tozzi alla chitarra). "Patrick Samson Set" si chiamavano ed il brano era "Soli si muore" su etichetta Carosello. Prima di questo successo avevano già partecipato al Cantagiro del 1967 con un altro successo, "Sono un uomo"  cover di "Im a man" dello Spencer Davis Group, inciso su etichetta Fonit Cetra. Patrick Samson e il suo numeroso gruppo di accompagnatori, come già sopra ricordato, arrivò in Italia intorno al 1965, portato da un impresario sull'onda dei successi francesi (i musicisti si erano anche esibiti all'Olympia di Parigi nel 1965). 


E oggi?

Attualmente, tra alti e bassi ed il trasferimento in Puglia, a Siponto, nei pressi di Manfredonia (provincia di Foggia) avvenuto nel 1976, Patrick Samson è ancora in attività come insegnante di scuole medie a Foggia, ma ogni tanto continua ad esibirsi in qualche serata, memore del fatto di aver partecipato anche a programmi di revival come "Bandiera Gialla", "Una Rotonda sul Mare" ed "I Migliori Anni".  E' anche a disposizione per feste e serate, con l'ausilio delle basi musicali e di un paio di ballerine. Basta pagare. 
Per ulteriori informazioni sulla sua carriera musicale, vi rimando alla solita wikipedia. 

Patrick yesterday

...and today

In questo post prenderemo in esame la discografia italiana del cantante ad iniziare dal 1966 fino al 1969, composta da due LP e da una nutrita serie di 45 giri. Ho volutamente tralasciato la discografia francese, composta solamente da alcuni singoli, e gli album dal 1970 in poi. E ora spazio alla musica.

Part 1
Patrick Samson - I singoli 1966-1969


TRACKLIST (sono indicati i due lati del 45 giri):

01. Shibidibibbi  02. Midnight Hour (1966 - come Patrick Samson Group)
03. Un grosso scandalo / Finché non torni più (missing) (1966 - come Patrick Samson & Les Pheniciens)
04. Chi può dirmi (Keep On Running)   05. Valerie (1966 - come Patrick Samson & Les Pheniciens)
06. Io e il tempo   07. Sono un uomo (I'm a Man) (1967 - come Patrick Samson Set)
08. Sono nero (Give and Take)  09 Lasciami bere (Gin House Blues) (1967 - come Patrick Samson Set)
10. I Believe   11. Le mura stanno per crollare (1968 - come Patrick Samson Set)
12. Gloria   13. Laila, Laila (1969 - come Patrick Samson Set)
14. Soli si muore (Crimson and Clover)   15. Tanto era tanto antico (1969 - come Patrick Samson Set)
16. Se io fossi un altro (Ball of Fire)  17. Ancora una notte (1969 - come Patrick Samson Set)
18. Bonus track - Le opere di Bartolomeo (1968 - dal 33 giri "Sanremo '68")


Fin qui la discografia italiana a 45 giri. Il primi singolo del 1966 presenta sul lato A "Shibidibibbi", una marcetta pseudo beat che definirei "imbarazzante", tanto è insulsa. Tutt'altra cosa è il lato B, con una bella versione della celebre "In A Midnight Hour" di Wilson Pickett che evidenzia l'anima soul e l'amore per il rhythm 'n blues da parte di Patrick Samson. Sulla copertina del singolo si legge "In diretta dal Piper Club", il che ci fa capire che il Patrick Samson Group era tra i gruppi che frequentavano il celebre locale romano.  


Il secondo singolo, sempre del 1966, propone "Un grosso scandalo" sul lato A, un brano al limite della decenza. Il lato B, "Finché non torni più" non l'ho trovato da nessuna parte, pertanto non posso esprimere alcun giudizio.


Sempre nel 1966 la Philips distribuisce un altro singolo con "Chi può dirmi", cover di "Keep On Running" degli Spencer Davis Group sul lato A. Grande brano. Se ricordate anche i Pooh della primissima ora registrarono la cover intitolandola "Vieni fuori". Sul lato B troviamo "Valerie", cantato in francese, un brano che Patrick si porta dietro dal suo periodo parigino. Dignitoso.


Nel 1967 prende forma il Patrick Samson Set, di cui abbiamo parlato nelle premesse. Il gruppo partecipa al Cantagiro con "Io e il tempo", un bella canzone dall'incedere maestoso qui presente sul lato A. Ottiene un discreto successo di pubblici e vendite. La meraviglia è ancora una volta nascosta tra i solchi del lato B: "Sono un uomo", è una grande cover della celebre "I'm a Man". Enjoy!


Ancora nel 1967 il Patrick Samsono Set sforna questo magnifico singolo che presenta ben due cover: sul lato A troviamo "Sono nero", cover di "Give and Take" di Jimmy Cliff, un grande brano soul cantato veramente con "voce nera", mentre sul lato B scorre la suggestiva "Lasciami bere", cover di un grande blues interpretato nel 1961 da Nina Simone, intitolato "Gin House Blues".


La produzione di 45 giri continua imperterrita. Il 1968 si apre con "I Believe" sul lato A, cantata in inglese, già portata al successo dai Bachelors. L'interpretazione di Patrick è molto bella e ispirata. Sul lato B arriva un altro grande rhythm 'n blues, "Le mura stanno per crollare". Entrambi i brani sono (forse) registrati dal vivo e li ritroveremo sul primo 33 giri "Sono nero". 


Siamo giunti al 1969. "Gloria", sul lato A, è uno splendido brano dall'anima soul, cantato con voce graffiante, Da non confondere con la cover del brano dei Them che, comunque, Patrick registrò nel 1965 nel mentre del suo periodo parigino, cantandola in francese. Altrettanto splendido il lato B, con la grande "Laila, Laila". Senza dubbio uno dei più bei singoli del Patrick Samson Set. Entrambi i brani, come precisa la copertina, vennero inseriti nella colonna sonora del film "La stagione dei sensi" condivisa con Edda ed Ennio Morricone.


Eccolo qui "Soli si muore", cover di "Crimson and Clover", il grande successo del 1969 (di cui abbiamo già parlato) in tutto il suo splendore. Patrick con questo brano partecipa sia al Cantagiro che al Festivalbar. Un trionfo. Leggiamo quanto venne pubblicato, al riguardo, sul sito "Musica e Memoria".
"Numero 1 nelle classifiche USA nel 1969 nella versione dell'autore Tommy James con i suoi Shondells (con Mike Vale al basso e Peter Lucia Jr. alla batteria, accreditato anche come co-autore) e numero 1 l'anno successivo anche in Italia nella riuscita e potente cover del cantante libanese Patrick Samson, da tempo attivo in Italia, accompagnato dalla sua band. Testo italiano di Minellono e Mogol che riesce ancora una volta a tradire l'originale, pur se in questo caso c'era ben poco da tradire. Il titolo è una immagine astratta, unione di un colore (cremisi) e di un vegetale (trifoglio) o, più probabilmente, di un cognome di un amico di James. Il resto sono pochi versi che esprimono la gioia di aver trovato, a quanto pare, la ragazza giusta.


In italiano, invece, il protagonista sta letteralmente esplodendo dalla voglia di amore, ma a quanto pare la ragazza non ha lo stesso afflato, o almeno una ci sarebbe, ma non è consenziente. Si arriva così al mitico verso "tu o un'altra è lo stesso", che non può non ricordare la famosa barzelletta "alle 10 a casa mia chi c'è c'è ...". Ma le parole non sono così importanti in un brano che procede soprattutto per impressioni, le immagini di un uomo che sta vivendo sentimenti forti. Impreziosita anche, nella versione originale soprattutto, da effetti sonori particolari, come il vibrato sulla voce finale (non ricreato nella versione italiana, sostituito da un più semplice effetto eco), che ne fanno un riuscito esempio di canzone psichedelica, pur se di impianto pop". 


Il lato B presenta un brano nella migliore tradizione rhythm 'n blues intitolato "Tanto era tanto antico", utilizzato come sigla dell'omonima trasmissione televisiva. 


Il 1969 si chiude con la pubblicazione, sempre da parte della Carosello, di questo ottimo brano, di ispirazione black, intitolato "Se io fossi un altro", guarda caso un'altra cover di un successo di Tommy James originariamente intitolato "Ball of Fire". Sul lato B "Ancora una notte", un gioiellino da riscoprire, come molti brani confinati nelle B side.


L'ultimo brano che vi propongo come bonus track è una delle più grandi porcherie mai uscite da uno studio di registrazione. Si intitola "Le opere di Bartolomeo" e venne presentata da Patrick al Festival di Sanremo 1968 in coppia con i Rokes (sic!). L'ho inserita solo per i completisti. Venne pubblicata solamente sul disco antologico del Festival.

Altri singoli costelleranno gli anni '70, ottenendo successi altalenanti. L'ultimo 45 giri risale al 1984 (Tu sei tutto / You).


Part 2
Patrick Samson Set - 1968 - Sono nero (33 giri - vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Philly Dog
02. Top (Step Out Of Your Mind)
03. Le mura stanno per crollare
04. Lasciami bere (Gin House Blues)
05. Io e il tempo
06. Tell Mama

Lato B
01. Stasera canto io (Funky Broadway)
02. Bambolina (Any Day Now)
03. I Believe
04. Last Night
05. Sono nero (Give And Take)


Dopo una lunga stagione di singoli, inclusi quelli pubblicati in Francia, ecco finalmente il primo 33 giri dei Patrick Samson Set, contenente 11 tracce. I dialoghi, gli applausi e l'entusiasmo del pubblico ci fanno capire che si tratta di registrazioni dal vivo, Speriamo sia davvero così e non di "overdubs" creati in studio. Le note di copertina recitano "Recorded live in West End". Venne pubblicato nel 1968 dall'etichetta Fonit. La Empire, nello stesso anno, lo diffuse anche in Libano, terra natia del nostro Patrick Samson. Il disco non è stato ristampato nel corso degli anni. Non vi è soluzione di continuità tra una traccia e l'altra, così ho preferito suddividere il disco nelle sole due facciate. E' un grande album, all'insegna del miglior R&B, con venature blues e soul. 


Qualche brano lo abbiamo già trovato tra i singoli, ovviamente senza gli applausi e il calore del pubblico che caratterizzano invece l'intero 33 giri, a cominciare dalla lunga presentazione con "Philly Dod" di Otis Redding. Non facciamo tempi a tirare il fiato che arriva "Top", grande cover di "Step Out Of Your Mind" degli American Breed. Un'altra grande cover chiude la prima facciata: si tratta di "Tell Mama" di Etta James. Il lato B si apre nientemeno che con "Funky Broadway di Wilson Pickett, tradotta in "Stasera canto io". La voce roca e nera di Patrick eleva questa performance a livelli altissimi. Dopo "I believe" e "Last Night" il disco si chiude con la già conosciuta cover di "Give and Take" dal titolo "Sono nero". Una prova d'esordio di tutto rispetto.


Part 3
Patrick Samson Set - 1969 - Soli si muore (33 giri, vinyl)


TRACKLIST:

01. Soli si muore (Crimson and Clover) - 3:40
02. Se chiudo gli occhi (This Magic Moment) - 3:20
03. È questa vita così che mi va (The Grooviest Girl In The World) - 2:02
04. Il diavolo col cuore (Race With The Devil) - 2:50
05. I muri parlano di noi (I Don't Want To Hear It Anymore) - 3:25
06. Ubriaco di sogni (Live In The Sky) - 2:25
07. Tanto era tanto antico - 3:10
08. Solo un pugno di briciole (Son Of A Preacher Man) - 2:35
09. Mai - 4:25
10. Lo capirai da te (I Got A Line On You) - 2:25
11. Violini - 4:20
12. Basta (25 Miles) - 3:10


Il secondo 33 giri di Patrick Samson, pubblicato nel 1969 dalla Carosello, prende il titolo dal grande successo ottenuto dal singolo "Soli si muore". L'album venne anche pubblicato sul mercato canadese, sempre nel 1969, dall'etichetta Bravo, L'unica ristampa in CD risale al 2001 (etichetta On Sale Music) arricchita da bel 10 bonus track, tutti singoli già pubblicati. E ora esaminiamo i contenuti del disco. Le cover si sprecano, ad iniziare dalla title track, per proseguire con  "Se chiudo gli occhi", italian version di "This Magic Moment" incisa da Ben E. King e i suoi Drifters nel 1960. Niente di che. Decisamente più coinvolgente - si tratta di un bel brano soul - la cover di ""The Grooviest Girl In The World" dei gruppo The Fun And Games, tradotta in "E' questa vita così che mi va". Rimaniamo su livelli decisamente alti con "Il diavolo col cuore", cover di "Race With The Devisl" un bel rock con chitarra elettrica in evidenza, interpretato nel 1069 dal gruppo inglese The Gun (l'embrione dei The Knack). Dieci e lode per l'interpretazione di Patrick, "I muri parlano di noi" venne scritta, nella versione originale del 1964 (titolo "I Don't Want To Hear It Anymore") da Randy Newman e interpretata per la prima volta da Jerry Butler. Si tratta di uno slow piuttosto sdolcinato che avrei volentieri omesso dall'album.


 "Ubriaco di sogni" è una marcetta che riprende il tema  di "John Brown" con un testo che definirei "al limite della decenza". Sicuramente il punto più basso dell'intero 33 giri. "Tanto era tanto antico" l'abbiamo già trovato nella sezione singoli, pubblicato come lato B di "Soli si muore". Si prosegue con "Con un pugno di briciole", gran bella cover di "Son Of A Preacher Man" della cantante britannica Dusty Springfiled. "Mai" non è una cover ma è un grande blues. Organo, chitarra, fiati e ottima interpretazione di Patrick Samson. Arriva ora uno dei vertici del disco: "Lo capirai da te" è nientemeno che la cover di "I Got A Line On You", composta da Randy California e registrata dagli Spirit nel 1968. Una versione semplicemente grandiosa. "Violini", sdolcinata e mielosa, è il classico "ballo lento" che tanto amavamo da ragazzini. Non aggiungo altro. Fortunatamente l'album si chiude in modo grandioso con la cover di "25 Miles" di Edwin Starr, un bel rhythm 'n bues, magnificamente reinterpretato dai PSS. La versione italiana si intitola "Basta".


Negli anni a seguire, a parte una manciata di  singoli e qualche compilation di vecchi successi, Patrick Samson registrerà altri tre album: "Il sapore dell'estate" (1970), "L'oro del Festival" (1984, una raccolta di cover) e "The International Songs" (1993). Cosa fa oggi Patrick lo abbiamo già scritto. 
La retrospettiva dedicata a Patrick Samson si conclude qui. Spero che questa "operazione nostalgia" vi porti qualche momento di svago e di buon umore. Di questi tempi ne abbiamo bisogno.
Buon ascolto.


LINK - I singoli 1966-1969
LINK - Sono nero (1968)
LINK - Soli si muore (1969)

Post by George

martedì 28 giugno 2022

In Memory of Massimo Morante 1952-2022 R.I.P. - New Goblin - Live in Roma (2011) & Tour 2013 EP (2013)

 

Lo so, sono in ritardo rispetto all'evento di cui voglio parlare oggi. Purtroppo la lotta contro il tempo che ho a disposizione è una costante quotidiana. Mi perdonino i lettori del blog. Ancora una volta, con tristezza, vediamo i nostri eroi andarsene un po' per volta. E noi siamo ancora qui a commemorare e a ricordare i musicisti scomparsi. E' la volta di Massimo Morante, il grande chitarrista fondatore dei Goblin, che con la sua musica ci ha accompagnato in questi decenni. Massimo Morante ci ha lasciati all'improvviso il 23 maggio scorso, all'età di 69 anni. Ne avrebbe compiuti 70 fra qualche mese. Non ho voglia di ripercorrere la sua biografia, anche perché tutti i giornali, print e on line, lo hanno fatto in questi giorni. Io ho un solo ricordo di Massimo Morante risalente al 1975, quando vidi i Goblin per la prima volta al Big Ben di Ivrea (registrai il concerto e lo postai molti anni fa sulla Stratosfera). Io e altri amici razzolavamo nel backstage di questa discoteca (che da anni non esiste più) per vedere Simonetti e invece incrociammo Massimo che ci disse: "Speriamo ci sia qualcuno ad ascoltarci stasera". In effetti eravamo quattro gatti. Pubblico un po' freddino e distaccato. Ma allora i Goblin erano ancora dei semi sconosciuti. Il successo esplose da lì a breve.  «Con estremo dolore e incredulità siamo costretti ad annunciare che Massimo Morante, fondatore e insostituibile chitarrista dei Goblin, ci ha lasciato», ha scritto la band sulla sua pagina Facebook. 


Sono certo che molti di voi avranno avuto occasione di conoscerlo, oltre che di ascoltarlo dal vivo. Quel riff di chitarra, l'intro di "Profondo Rosso" non ci uscirà più dalle orecchie. Gli amici della Stratosfera non necessitano di ripercorrere periodi della nostra storia musicale dove i Goblin sono stati i protagonisti: chi ha voglia di rileggersi queste gloriose pagine, non dovrà fare altro che immergersi nei contenuti del sito "Terra di Goblin", vera e propria bibbia dedicata al gruppo madre e alle sue innumerevoli declinazioni. Mi aspetto da voi qualche aneddoto e qualche ricordo di Massimo Morante. I commenti sono lì per questo. Noi, come da tradizione, vogliamo ricordare il musicista con la sua musica. Ho selezionato, per l'occasione, due album non ancora pubblicati sulla Stratosfera. Eccoli qui di seguito. I due lavori sono attribuiti ai New Goblin, formazione che restò in vita dal 2010 al 2013, con all'attivo il doppio "Live in Roma" del 2011, il "Tour 2013 EP" del 2013 e il DVD "Two Concerts in Tokyo (e Kuettattro) del 2012. Memorabile fu la loro performance con Steve Hackett al Prog Exhibition 2011 (la ritroverete sulla Stratosfera). I New Goblin vedevano nel loro organico tre componenti storici dei Goblin (Morante, Simonetti e Guarini) e due ex Daemonia (Previtali e Tani). 

New Goblin - 2011 - Live in Roma


TRACKLIST CD 1:

01. Intro New Goblin
02. Magic Thriller
03. Mad Puppet
04. Dr Frankenstein
05. Roller
06. E Suono Rock
'7. Aquaman
08. Non Ho Sonno
09. Death Farm

TRACKLIST CD 2:

01. Goblin
02. L'alba dei morti viventi
03. Zombi
04. Suspiria
05. Tenebre
06. Phenomena
07. School At Night
08. Profondo Rosso
09. Zaratozom


FORMAZIONE:

Massimo Morante - chitarra
Claudio Simonetti - tastiere
Maurizio Guarini - tastiere
Bruno Previtali - basso
Titta Tani - batteria


Così scrive Gianluca Livi, sul sito "ArtistSandBand" per celebrare questo album. Questi sono solo alcuni stralci.
"Il 18 febbraio del 2011, dopo più di 30 anni di assenza da Roma, una nuova incarnazione dei Goblin, comprendente tre membri storici (Massimo Morante, Claudio Simonetti e Maurizio Guarini), si esibisce a Roma, presso il live club “Alpheus”, di fronte ad un pubblico numeroso e particolarmente caloroso. “Live in Roma” - uscito in CD e anche in doppio vinile – propone la performance integrale di quella sera (ad eccezione del solo brano “E suono rock”, suonato due volte, una anche come bis finale, qui giustamente proposto in una sola versione) con l’aggiunta di una breve intro strumentale completamente inedita  a firma di Simonetti (non un vero e proprio brano inedito, ma una breve sonorizzazione di natura sperimentale). Questo live può essere considerato, a ragione, quale genuina rappresentazione del suono della band, con la sola eccezione del brano “Tenebre”, proposto in una versione che, a mio modesto avviso, risulta eccessivamente velocizzata. 


“Live in Roma” non è l’unica testimonianza dal vivo del gruppo, come mi è capitato di leggere sulla rete in un paio di recensioni, giacché nel 2001 la Cinevox pubblicò “The Fantastic Journey Of Goblin - The Best of Goblin Vol 1”, contenente due cd, uno con i migliori brani in studio (ma tratti soltanto dalle colonne sonore dei film di Dario Argento), l’altro con una rara performance dal vivo risalente alla tournée del “Bagarozzo Mark” del 1979. L’edizione in vinile presenta pregi e difetti: anch’essa doppia, contiene gli stessi brani proposti nel formato digitale e presenta una copertina completamente diversa da quella del cd nella quale è riprodotto l’interno di un teatro stracolmo di gente ove sono perfettamente contestualizzate le stravaganze e l’eccentricità dell’epoca vittoriana, la misurata compostezza dei musicisti classici, i calorosi interventi di un pubblico esuberante e festoso: un vero mix di fantasia, estro e creatività che proietta l’osservatore indietro nel tempo, negli anni ’70, in un luogo immaginario ove potrebbero convivere, perfettamente contestualizzate, la fantasiosa creatività del Roger Dean più ispirato con le algide ma geniali intuizioni dello studio Hipgnosis. Come fu per "Non ho sonno", anche quest’opera discografica viene stampata in edizione limitata, in cinque colorazioni differenti (rosso, giallo, trasparente, arancione e blu)"


New Goblin - 2013 - Tour 2013 EP (12")


TRACKLIST:

01. Profondo Rosso
02. Roller
03. Suspiria
04. Tenebre


FORMAZIONE:

Massimo Morante - chitarra
Claudio Simonetti - tastiere
Maurizio Guarini - tastiere
Bruno Previtali - basso
Titta Tani - batteria



Questo 12" venne prodotto dalla casa discografica Death Waltz a ridosso del tour americano del gruppo. Si tratta di un cosiddetto extended play, a tiratura limitata, di colore rosso (vinile 180 g.) che contiene quattro brani ri-registrati in nuove versioni. Come è facile intuire si tratta di una mossa puramente commerciale che ha fatto gola, però, ai numerosi collezionisti. Peccato che non sia stato inserito almeno un inedito. In ogni caso le quattro tracce mantengono tutta la loro carica e la loro potenza e la chitarra di Massimo Morante la fa da padrone. Un regalo per gli amici della Stratosfera. 
E qui si chiude il post con la stessa nota di amarezza con cui l'ho aperto. 
Ciao Massimo, resterai sempre con noi.


LINK Live in Roma CD 1
LINK Live in Roma CD 2
LINK Tour 2013 EP

Post by George