domenica 25 ottobre 2020

Serie "Bootleg" n. 317 - Alan Sorrenti - Teatro Astoria, Firenze, 17.05.1973 (addendum)

 

TRACKLIST:

01. Serenesse
02. Vorrei incontrarti
03. Oratore
04. Una luce si accende
05. Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto 
06. A te che dormi


MUSICISTI:

Alan Sorrenti - voce, chitarra acustica
Tony Marcus - violino
Francis Monkman - sintetizzatore, pianoforte
David Jackson - flauto
Tony Esposito - percussioni, batteria
Mario D'Amora . pianoforte (?)
Vince Tempera - tastiere (?)


Questo post nasce come "addendum" a quello pubblicato ieri e contiene l'intero show di Alan Sorrenti tenutosi il giorno successivo a quello di Genova nel Teatro Alcione. Qui siamo a Firenze, nel Teatro Ariston il 15 maggio 1973. Poche parole per descrivere questo "concerto ritrovato" nella massa di CD (che ho collocato sulle mie scaffalature in rigoroso ordine alfabetico) all'atto di posizionare il Cd con il concerto di Genova, grande regalo di Marco Osel. Proprio non ricordavo di averlo. Tra l'altro è scomparso da tempo  dal web. Sono rimaste solo le copertine che aveva realizzato a suo tempo l'amico Danilo Jans. La scaletta si differenzia dal concerto di Genova solamente nel bis: qui Alan propone "A te che dormi" (tratto da "Come un vecchio incensiere") al posto di "Un fiume tranquillo". L'unica pecca di questa registrazione, tutto sommato discreta, risiede in un fastidioso difetto nella parte centrale della suite "Come u vecchio incensiere". Il resto fila liscio. Osservando l'inserto promozionale tratto da "Ciao 2001" (nella back cover) si legge che accompagnavano Alan Sorrenti anche Marco D'Amora e Vince Tempera. Mah, chissà se c'erano veramente. E' tutto. Buon ascolto.



Post by George

sabato 24 ottobre 2020

Serie "Bootleg" n. 316 - Alan Sorrenti - Teatro Alcione, Genova, 16.05.1973

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

01. Serenesse (cut end9
02. Vorrei incontrarti
03. Oratore
04. Una luce si accende
05. Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto
06. Un fiume tranquillo


MUSICISTI:

Alan Sorrenti - voce, chitarra acustica
Tony Marcus - violino
Francis Monkman - sintetizzatore, pianoforte
David Jackson - flauto
Tony Esposito - percussioni, batteria


Questo incredibile reperto musicale esce dal baule dei ricordi di Marco Osel, ritrovato miracolosamente, come lui stesso afferma. Il recupero di questo concerto da una MC, proposto nella sua interezza e con una qualità del suono tutto sommato più che discreta, tenuto conto dei suoi 47 anni, ci permette di assaporare il grande Alan Sorrenti nel pieno dei suoi "Prog Years". Dopo l'esordio con "Aria" nel 1972, impreziosito dalla presenza del violinista Jean-Luc Ponty nella omonima suite, nel 1973 Alan presenta al suo pubblico "Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto". Ed è un secondo capolavoro. Nessuno sconto. La voce-strumento del musicista partenopeo raggiunge livelli altissimi. Anche in questo disco è presente una suite, il lungo brano che dà il titolo all'album collocato sull'intera side B. Lo accompagnano mostri sacri del progressive internazionale quali David Jackson dei VDGG, e Francis Monkman dei Curved Air. Tony Esposito, alla batteria e alle percussioni, con la sua destrezza e fantasia sostiene la ritmica in tutti i brani. Nello stesso anno Alan Sorrenti intraprese un tour nei teatri italiani per promuovere questa sua seconda prova discografica.. 


Proprio a Genova, nel Teatro Alcione (un locale che ha ospitato grandi gruppi italiani e stranieri nell'era prog) il nostro amico Marco Osel ha fissato per sempre questa rara performance. Le quattro tracce (la n. 4 include gli ultimi tre brani) raccolgono in buona parte materiale tratto dal disco del 1973, ad eccezione di "Vorrei incontrarti" e "Un fiume tranquillo", due brani ripescati da "Aria". Peccato per "Serenesse" tagliata un po' bruscamente nel finale (evidenti problemi di registrazione). Il pubblico è decisamente rumoroso e, mentre mostra il suo gradimento in alcuni passaggi del concerto (ad esempio all'inizio di "Vorrei incontrarti", qui in una spettacolare versione) pare non esprimere completamente il suo apprezzamento. Ricordo che un simile trattamento venne riservato più o meno nello stesso periodo ad altri musicisti italiani, leggasi Claudio Rocchi e Franco Battiato. Poco importa.Anche questo faceva parte di quel meraviglioso decennio, almeno sotto il profilo musicale. Altro grande pregio di questo live è quello di vedere radunati sul palco, al fianco di Alan Sorrenti, alcuni dei musicisti che lo avevano accompagnato in studio, ovvero David Jackson e Francis Monkman. Oltre a loro troviamo Tony Marcus al violino e Tony Esposito alla batteria e percussioni. Uno show memorabile, 77 minuti di grande musica che ci riportano alla mente la statura musicale del primo Alan Sorrenti, non ancora figlio delle stelle. Se ancora non lo avete, vi consiglio di procurarvi il cofanetto intitolato "The Prog Years Box", pubblicato nel 2018 e contenente i primi quattro album più un bonus CD di rarità. A questo punto non mi resta che ringraziare ancora una volta l'amico Marco Osel e auguravi un buon ascolto. 



Post by George - Music by Osel


martedì 20 ottobre 2020

Peppa Marriti Band - 2005 - Rockarberesh


TRACKLIST:

01 - E para – 4:26
02 - Ohj Manu Chao! – 3:27
03 - Një Petrìt – 2:37
04 - Ruajta – 5:02
05 -Shkò mbë shpi baby – 3:25
06 -Vjershët – 4:36
07 -Nat-Dit – 3:34
08 - Vaite – 3:02
09 - Shahàli – 3:01
10 - Rrini mirë se jam e vemi – 2:48


FORMAZIONE:
Indicata nella recensione


Breve premessa by George
Questo disco è un regalo del nostro amico e collaboratore della Stratosfera, Gaetano Simarco. Si tratta del primo album inciso nel 2005 da questa originalissima formazione. Ringrazio Gaetano per il pregevole apporto e gli passo subito la parola. 

Recensione by Gaetano Simarco
La Peppa Marriti Band è un gruppo musicale di stanza a Santa Sofia d'Epiro, un piccolo paese in provincia di Cosenza, abitato dalla comunità arbëreshë. Il progetto musicale della Peppa Marriti Band inizia nel 1991 con il sodalizio di Gigi Fabbricatore (voce e chitarra acustica), Angelo Conte (basso e voce) e Francesco Canadè (chitarra elettrica). In seguito faranno il loro ingresso Rita Guido (coro), Pino Murano (violino e fisarmonica) e Rosario Cerqua alla batteria. Si avvicenderanno tra le fila della Band Antonio Giorgianni alla batteria, Domenico Basile Miracco alle percussioni, Gianluca Marchianò alla chitarra elettrica, Mary Scorza al coro, Fabio Guido al basso, Franco Cerqua alla batteria, Nicola Di Gregorio alle tastiere, Maurizio Mirabelli alla batteria, Demetrio Corino al basso e Luca Pontedoro alla chitarra elettrica.


Sicuramente la prima band a coniugare la tradizione musicale arcaica di origine balcanica e culturale arbëresh, dalla quale riprendono i canti tradizionali polivocali chiamati Vjersh, accentuate dall'uso del violino, con la loro passione per il rock, il progressive, il blues, il jazz, nel loro caso di impronta americana. La loro proposta musicale riesce ad unire il rock con le radici della cultura albanese e non c’è contrasto perché, anziché escludersi come spesso succede, si completano a vicenda.
Nei testi dei brani, prettamente in arbërisht (la lingua della minoranza etnica di cui fanno parte i componenti - l’etnia di origine greco-albanese rappresenta la minoranza linguistica più diffusa in Italia, con insediamenti in tutte le regioni del Centro-Sud e in particolare del nord della Calabria), si scorge una forte nostalgia per la madrepatria. Raccontano di un popolo, delle sue tradizioni e della sua anima.
Il nome del gruppo rimanda al soprannome Peppa Marriti di un falegname del paese, un falegname molto bravo ma spesso esagerava nel bere alcol e così la comunità a volte lo emarginava. L’idea di denominare così la band  è stata quella di dare nome a quelle persone che vivono ai margini della nostra società e che spesso vengono messe da parte. Dare voce a chi non ha voce, agli ultimi, agli emarginati e a tutti quelli che per un motivo o un altro, cadendo, non riescono a rialzarsi.


La band ha suonato un po’ ovunque, partecipando via via alle più significative compilazioni, selezioni e rassegne italiche quali Arezzo Wave nel 1994, incidendo, per la compilation del festival, il brano “Rock & Roll Arbëreshë”, la Festa nazionale S. Elpidio a Mare organizzata della rivista “Avvenimenti” (nota per il suo valevole interesse verso le musiche etniche, documentato anche da splendidi CD), molti raduni rock nazionali quali Planet Rock ’94, Ultrasuoni, Sonica, Tavagnasco Rock, Mediterranea 2001, un concerto in diretta radiofonica nazionale nel programma “Patchanka” su Radio Popolare Milano, Adriatico-Mediterraneo, Ampollino Sound, Festa della Musica, Suns Contest 2009, DemoFest Lamezia Terme, BunkerFest Pezë/Tirana (Albania), Java Kulturore Arbëreshe Skopje (Macedonia).
Sono stati tra i protagonisti del film/documentario “Rockarbëresh ” di Salvo Cuccia, presentato al festival di Locarno, nonché i vincitori dei premi ETNO (DemoFest) e DEMO D’AUTORE (Sele d’Oro) 2010.


Nel 2005 viene inciso il primo album ufficiale dal titolo "Rockarbëresh" su etichetta Radio Epiro. L'album è registrato da Matteo De Leo presso lo Studio Nostrano Records a Tarsia (CS) e mixato da Alessandro Castriota presso lo Studio Castriota a Marzocca (Ancona).
Il gruppo, ha pubblicato al momento tre album: Rockarbëresh, Këndò! (2009) e Ajëret (2017).
Hanno anche un website che troverete qui



Post by George - Words & Music by Gaetano Simarco

sabato 17 ottobre 2020

KNOT TOULOUSE- 1991- CARNIVAL ALLEY 5 pm (vynil)

 


TRACKLIST:

1, Fools Crew Ballad

2. Mrs Girl On The Stilts

3. Paperchild

4. Three Old Men

5. Fortune Tellers Fair

6. Soldiers Of The Next Sundown

7. Only Children Can See The Big Top

8. My Last Three Blues Before We Go

9. Carnival Alley

10. The Parting Song

11. Salvation Caravan Blues

 

FORMAZIONE: 

Gianrico Bezzato- voce, chitarra, armonica.

Roby Ghiazza- basso, basso fretless, cori

Fabrizio Racchi- batteria e percussioni

Achille Vacca -cori e tamburello

 

con:

Renzo Ceroni- chitarra solista in tracce 1,4,6,13, mandola in tr.2, basso in tr.12

Guido Bezzato- organo in tr.10 e 11

Gianmario Binetti- banjo in tr.10

  

Un treno è sbagliato quanto l’altro e uno è quello giusto

Puoi aspettare un cambiamento e quel cambiamento può non arrivare mai

Perciò non confondere la tua sfortuna con la moglie del tuo vicino

Faresti meglio a dare via il tuo coltello per una possibilità e uscire

Per seguire i tuoi sogni sulla loro strada per il Vicolo del Carnevale.

(KNOT TOULOUSE, da “Carnival Alley”)

 

Band insolita e sfortunata, i Knot Toulouse. 

Ma grande band, sia detto subito.


Siamo al limitare delle ultime due decadi iconiche, gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, e nel sottobosco rock c’era chi orgogliosamente si smarcava sia dalle cupezze new wave, sia dalle asperità hard core. Tra essi, appunto, i Knot Toulouse (inizialmente solo Knot) ragazzi di Acqui Terme che preferiscono navigare portando con sé i portolani stilati anni prima dai gruppi della west coast americana, per seguire quelle rotte che conducono in terre ove un certo amore per il folk, il country e il blues incontra la psichedelia.



Guidati da Gianrico Bezzato, animatore tra l’altro della rivista “Il Maltese”, questa band piemontese muove i suoi primi passi nel 1982 per poi, dopo qualche demo di rito, esordire con un 45 giri per la Contempo nel 1986. Ma è solo nel 1991, con qualche cambio in formazione alle spalle (per esempio se ne va Paolo Archetti Maestri, poi nei più noti Yo Yo Mundi), che il quartetto si ritrova in studio per questo “Carnival Alley, 5Pm”, un disco autoprodotto (e si sente un po’ dal suono complessivo) che dispiega ancor oggi, nella sua schietta essenzialità, la sua quieta bellezza. Ascoltate per esempio “Three old men”, e ditemi se non vi viene da chiedervi di quale classico sia una cover. Non scervellatevi troppo: il brano, come tutti quelli presenti nel disco, è tutta farina del sacco dei Knot Toulouse, capaci come pochi di attingere alle fonti senza risultare patetici nostalgici, sciorinando ballate avvolgenti che se è vero che guardano con deferenza ai “padri” Birds, Band e Co., emanano anche il sentore di quanti all’epoca stavano riscoprendo quei suoni per portarli nella contemporaneità, dai REM agli Smiths. A tratti potrebbero ricordare i primi Gang, ma meno barricaderi.



Oltre al pezzo già citato, questo esordio sulla lunga distanza ha tanti altri brani che vanno via che è una bellezza su chitarre liquide che qua e là sono arricchite da soffiate di organo, scrosci di banjo, cori, armoniche, lievi tappeti percussivi. Ognuno trovi le sue preferite, ma il consiglio è di lasciarsi attraversare con calma dall’intero album, con il suo incedere mid-tempo venato da una certa malinconia.



 Resta da spiegare il perché della nostra definizione iniziale di band “sfortunata”. Una prima ragione è squisitamente artistica: crediamo che i Knot Toulouse abbiano raccolto assai meno di quanto meritassero, un po’ perché un po’ alieni dai suoni underground dell’epoca (o meglio delle epoche) che hanno attraversato, costretti per anni a autoproduzioni che ne hanno limitato assai la penetrazione presso un pubblico più vasto, nonostante l’ultimo lavoro “Daisaredays” del ‘95, l’unico uscito per un’etichetta ufficiale (la On/Off) e prodotto dal giornalista John Vignola (oggi apprezzato speaker di Radio 2), avesse risvegliato un certo interesse critico.



L’altro motivo è purtroppo umano. Nel gennaio del 2012 se ne andava prematuramente a 51 anni Gianrico Bezzato, personaggio irregolare e geniale, leader del gruppo e autore dei testi. Sia durante l’attività della band, scioltasi a fine anni ’90, sia in seguito, Bezzato si era fatto apprezzare come operatore culturale (la già citata rivista seminale “Il Maltese”), come scrittore di bellissimi racconti e come autore di un romanzo, “Plays”, edito nel 2005. Inoltre aveva collaborato come giornalista letterario per Rockerilla e Il Mucchio Selvaggio e curato in qualità di traduttore, lavorando a fianco di Riccardo Bertoncelli, diversi volumi della collana Arcana dedicata ai testi dei grandi del rock. A lui gli Yo Yo Mundi (la band del già ricordato Paolo Archetti Maestri) dedicheranno nel 2016 la canzone “Il ragazzo che cantava il carnevale” con evidente riferimento a questo “Carnival Alley 5pm”.


 

Dei Knot Toulouse non sono rimaste purtroppo molte tracce: la rete è avara di informazioni (supplisce in parte la meritoria pagina FB che da qualche anno tramanda la memoria del gruppo e del suo leader), e non tutte le canzoni sono disponibili. Di questo “Carnival Alley 5pm”, tra il Tubo e Soundcloud, non ne tirate fuori tutta la playlist. All’epoca l’album uscì anche in CD, sempre autoprodotto, ma noi vi proponiamo la versione in vinile, appositamente rippata.

 

Come sempre, non mi resta che invitarvi a scoprire questo gruppo di grandi qualità purtroppo oggi poco ricordato, e augurarvi buon ascolto.

 


LINK


Post by Andrea Kappa Caponeri ("Arrivano gli Sprassolati!")


 

 

mercoledì 14 ottobre 2020

Serie "Bootleg" n. 315 - Torino, Teatro Nuovo, 13 marzo 1974: a night with Arti e Mestieri & Premiata Forneria Marconi

 Opening Act: Arti e Mestieri


TRACKLIST (in one file)

01. Gravità 9,81
02. In cammino
03. Farenheit
04. Articolazioni 
05. xxx


FORMAZIONE:

Gigi Venegoni - chitarra, synth
Beppe Crovella  - tastiere
Giovanni Vigliar - violino, voce, percussioni
Arturo Vitale - sax, clarinetto, vibrafono
Marco Gallesi - basso
Furio Chirico - batteria, percussioni


Questo post racchiude l'intera serata che si svolse in quel lontano 13 marzo 1974 nel Teatro Nuovo di Torino. Protagonisti: gli Arti e Mestieri come opening act e la Premiata Forneria Marconi come gruppo di punta. Il bello è che io ero presente a quella infuocata serata. Ero un po' piccolino, ma ricordo un Teatro Nuovo stipato all'inverosimile e, soprattutto, ricordo la grande performance degli Arti e Mestieri a cui toccò il compito di aprire la scena. Questa rara registrazione, prima assoluta sul web, me l'ha "passata" l'amico e collaboratore Marco Osel e fa parte di una serie di nastri ritrovati che lo stesso Osel  ha digitalizzato per la gioia di noi appassionati. Io invece, vai a capire il perché (probabilmente avevo con me una sola cassettina C90) non registrai il concerto degli Arti e Mestieri limitandomi, si fa per dire, a immortalare la sola PFM. Persa la cassetta non so come, ho ritrovato un po' di anni fa il concerto nella sua integrità sul web (ora pare scomparso) e così la mitica serata è stata ricostruita. 


Il concerto iniziò, come accadeva allora sempre ed inesorabilmente, con grande ritardo. E fu così che gli Arti e Mestieri dovettero restringere lo show in appena 28 minuti. Inutile sottolineare che abbiamo la possibilità di ascoltare uno dei primi concerti del gruppo torinese, nella storica prima formazione. 
Proprio nel 1974 la band iniziò la sua carriera grazie al sostegno di due figure chiave in quel periodo quali il manager Franco Mamone e il discografico Gianni Sassi della Cramps Records. Nel mese di giugno parteciparono al Festival di Re Nudo, al Parco Lambro di Milano e, sempre nello stesso anno, pubblicarono il loro primo album, quello che ancora oggi resta uno dei capolavori del progressive rock italiano, ovvero "Tilt (Immagini per un orecchio)". Nel frattempo iniziarono un lungo tour nei teatri italiani, prima come supporter della PFM (è il caso nostro). quindi dei Gentle Giant e degli Area,
Il concerto qui presentato ripropone gran parte dei brani compresi in "Tilt", in chiave però più "rough". Furio Chirico è un torrente di suoni, instancabile dietro al suo mare di tamburi. Sentite cosa riescono a produrre in questi 28 minuti. Se ben ricordo l'entusiasmo dei presenti per gli Arti e Mestieri superò addirittura quello riservato alla Premiata Forneria Marconi. 
Ho cercato di migliorare un po' la registrazione iniziale inviatami da Osel, equalizzando i suoni. Ne esce un documento dalla discreta qualità sonora e, soprattutto, dall'indiscutibile valore storico. 
Grazie Osel per questo bellissimo regalo.


Main Attraction: Premiata Forneria Marconi


TRACKLIST:

01. L’isola di niente
02. Is My Face On Straight
03. Mr. 9 Till 5
04. River of Life
05. Guitar solo / Dolcissima Maria
06. La luna nuova
07. Celebration
08. La carrozza di Hans
09. Impressioni di settembre


FORMAZIONE:

Franco Mussida – chitarra, voce
Patrick Djivas – basso, voce
Flavio Premoli – tastiere, voce
Mauro Pagani – flauto, violino, voce
Franz Di Cioccio – batteria, percussioni, voce


Ed ecco entrare sul palco del Teatro Nuovo la PFM, tutta proiettata verso la scena musicale internazionale, dopo la registrazione della versione inglese de "L'isola di niente" avvenuta a Londra nel 1974. "The World Became The World" fu lanciato dalla Manticore sul mercato statunitense e dal mese di luglio dello stesso anno il gruppo partì per un primo lungo tour di 50 date negli Stati Uniti e in Canada (al fianco di Peter Frampton) dove ottenne un clamoroso successo. Dal tour, come ben sapete, venne tratto il live "Cook" (in Italia "Live in USA").


Il concerto di Torino, impreziositi dalle front e back cover realizzate a suo tempo dall'amico Danilo Jans, si apre con la title track del nuovo disco seguita dalla splendida "Is My Face On Straight". "River of Life" e "Celebration" provengono da "Photos of Ghosts". "Dolcissima Maria" è introdotta da un virtuosismo chitarristico ad opera di Francone Mussida. ll finale spetta ai due classici "La carrozza di Hans" e "Impressioni di settembre". Un grande concerto ancora assente sulla Stratosfera, con una qualità di registrazione piuttosto buona. Ho appreso da Discogs che questo live act è stato pubblicato in CD dalla Blue Café nel 2013 (pare non ufficialmente) per il solo mercato giapponese. Con questo è tutto. Speriamo che questa grande e storica serata sia di vostro gradimento. Non vi resta che passare all'ascolto.


LINK Arti e Mestieri

Post by George - Music by Osel & George

domenica 11 ottobre 2020

Cacao # 2 - Inediti su compilation - Mini post

 

TRACKLIST:

01. Pakistan Bar (1979)
02. Hooks On Time (1987)
03. Midnight Sunsets (1987)


Premessa by George
Ringrazio il caro amico Frank-One che non si è fatto scappare l'occasione di completare il post sui cacao, grazie alla sua infinita collezione di dischi. Credo che questo mini post appaghi il palato dei completisti. E ora lascio a lui la parola.

Recensione by Frank-One
E dopo il bellissimo post dell’amico George sui Cacao, non volevo privare gli amici della StratoSfera di tre brani presenti in due raccolte : la prima del 1979 dal titolo BLUES, ROCK  AND  COUNTRY  THINGS  è un collage di performance di vari gruppi italiani registrati dal vivo allo storico Teatro Ciak nella sua vecchia sede di Via Sangallo, mixati da Shel Shapiro e pubblicati dalla Blues Spaghetti. I Cacao sono presenti con un brano di una nostra storica conoscenza, quell'Alvaro Fella, voce e anima de i Jumbo. Non dimentichiamo che in entrambi i gruppi militava Dario Guidotti. Il titolo del brano in questione è Pakistan Bar. Una curiosità: tanti anni dopo, direi occhio e croce 30, in occasione di una visita al mio concittadino Daniele Bianchini, gli raccontavo di questo brano. Ebbene era pronto a giurare che Alvaro Fella non avesse mai scritto nulla per i Cacao, eppure dal retro dell’album si evince proprio il contrario.


Nel 1987 la Bumshiva Music pubblicava una raccolta di gruppi soliti ad esibirsi in Club e Music Pub del Nord Italia (titolo "Moby Dick"), e tra questi i Cacao, qui presenti con Hooks of Time (versione inglese di Ganci del tempo presente nel CD n.2 del cofanetto) e Midnight Sunsets.  
Mi auguro che questa appendice sia di vostro gradimento. Buon ascolto,    



Post by George - Words & Music by Frank-One

venerdì 9 ottobre 2020

Serie "Battiato and Friends Special Fan Collection" n. 73 - Franco Battiato - 2013 - Live in Novara


FRANCO BATTIATO in concerto

6 febbraio 2013, Teatro Coccia, Novara

 
01) Un irresistibile richiamo
02) Testamento
03) Quand'ero giovane
04) Eri con me
05) Passacaglia
06) La polvere del branco
07) Caliti junku
08) Aurora
09) Il serpente
10) L'ombra della luce
11) Danza I (dal Telesio)
12) Lode all'Inviolato
13) Prospettiva Nevski
14) Mesopotamia
15) Il mantello e la spiga
16) Nomadi
17) La stagione dell'amore
18) La cura
19) E ti vengo a cercare
20) Bandiera bianca/Up patriots to arms
21) presentazione
22) L'era del cinghiale bianco
23) Voglio vederti danzare
24) 1973/1974 medley [Da Oriente a Occidente/Sequenze e frequenze/Aria di rivoluzione
          /Propiedad Prohibida]
 

 
Premessa by Captain: Questo deve essere il periodo di Battiato, visto che, dopo il post dedicato a Giusto Pio e dopo la bellissima antologia sui primi anni del maestro Siciliano presentata dall'amico George, oggi pubblichiamo un bootleg di Franco Battiato, questa volta risalente al 2013. anno in cui uscì l'album "Apriti Sesamo". Un altro tassello si aggiunge alla serie "Battiato and friends", a cui amo pensare come a una specie di enciclopedia sonora "alternativa" del grande artista. E altrettanto gradito è il ritorno del nostro amico Antonio LM (o ALM se preferite), autore dei testi di questo pregevole post (con l'aiuto di Stefano Abulqasim) e, come sempre, delle magnifiche copertine. Et voilà, c'est fait...



Ciao a tutti gli amici della stratosfera. Spero faccia piacere a molti di voi questa altra documentazione sonora che recupera, quasi per intero, una data del fortunatissimo Tour che Franco Battiato dedicò all'album "Apriti sesamo". 
 
Un concerto molto ricco di musicisti e di suoni con qualche bella sorpresa in scaletta. Dai brani allora nuovi del cd al medley finale dedicato agli anni della prima sperimentazione.
La qualità audio è reperita da youtube ed è piuttosto decente.


Presto un'altra sorpresa dedicata al musicista che da qualche anno si è ormai ritirato a vita privata. Per fortuna dopo averci lasciato note, immagini, parole e idee sulle quali è ancora bellismo perdersi...
Buon ascolto.. se lo vorrete!

 
 
Premessa e messa on line by Captain, post words and art by Antonio LM (welcome back our friend) con l'aiuto imprescindibile di Stefano AbulQasim
 

mercoledì 7 ottobre 2020

Serie "Bootleg" n. 314 - Angelo Branduardi - Reggio Emilia, Palasport, 09.03.1978

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. Intro / L’uomo e la nuvola
02. Tanti anni fa
03. Il dono del cervo
04. Sotto il tiglio
05. Alla Fiera dell’Est
06. Violin solo
07. Alla Fiera dell’Est (reprise)
08. La pulce d’acqua
09. La bella dama senza pietà (interrotta)
10. Il ciliegio


TRACKLIST CD 2:

01. La lepre nella luna
02. Il vecchio e la farfalla
03. Instrumental Intro / La luna
04. Confessioni di un malandrino
05. Gli alberi sono alti
06. Ballo in Fa diesis minore
07. La serie dei numeri


Cari amici, questo magnifico e, a quanto pare, ancora inedito concerto di Angelo Branduardi ci è stato regalato dall'amico Osel che, a quanto scrive, ha ritrovato un po di vecchie registrazioni ancora su cassetta, Un po' alla volta ci sta inviando i file. Quindi aspettatevi delle belle sorprese. 
Qui troviamo un Angelo Branduardi, registrato dal vivo al Palasport di Reggio Emilia il 9 marzo 1978, in forma smagliante accompagnato da un gruppo di musicisti non indicati. In analogia al famoso concerto tedesco sempre del 1978, quello trasmesso da Radio Bremen (già pubblicato sulla Stratosfera qui), azzarderei a confermare la stessa formazione, ovvero Maurizio Fabrizio alle chitarre, Gianni Dall'Aglio alla batteria, Gigi Cappellotto al basso e Franco Di Sabatino alle tastiere. Ma ve la vendo con i benefici d'inventario.
La scaletta è particolarmente suggestiva, comprendente brani tratti da "La luna", "Alla Fiera dell'Est" e "La pulce d'acqua", alcuni di questi dilatati con bellissime introduzioni strumentali. Molto bello il ripescaggio de "Gli alberi sono alti" e "Confessioni di un malandrino" (in questo caso con un Branduardi solo con la sua chitarra classica). 


Come ci ricorda lo stesso Osel "questo concerto fu organizzato dal PSI per la campagna elettorale o giù di lì.Io avevo un mega registratore quasi professionale della radio in cui lavoravo perché dovevo intervistare Angelo e così ne approfittai per registrare pure lo show. La registrazione non è niente male, peccato sia in mono, ma avevo solo un microfono. Manca solo il Bis dal momento che la cassetta era finita e l'altra mi serviva per l'intervista". Confermo la buona qualità della registrazione, nonostante il tempo passato. Ho suddiviso il file unico inviato da Osel in due maxi tracce, equivalenti a due CD. Attenzione perché il brano "La bella dama senza pietà" è interrotto nel finale. Poco male. Non sono queste piccole pecche dovute ad una registrazione amatoriale ad inficiare la bellezza complessiva di questo ottimo e raro documento.
Buon ascolto


LINK

Post by George - Music by Osel (thanks)