giovedì 18 aprile 2019

Serie "Bootleg" n. 291 - Area - Novara '75 (plus bonus tracks)


TRACKLIST:

01. L'elefante bianco (5:34)
02. Arbeit Macht Frei (10:09)
03. Nervi scoperti (7:54)
04. Cometa rossa - La mela di Odessa (intro) (11:24)
05. La mela di Odessa (cut - 9:34)
06. Luglio, agosto, settembre (nero) (fades in) (5:10)
07. Are(A)zione - L'Internazionale (20:26)

Bonus 1974 studio tracks
08. L'Internazionale (45 giri, lato A, 1974) (3:04)
09. Citazione da George L. Jackson (45 giri, lato B, 1974) (3:15)


FORMAZIONE

Demetrio Stratos - voce, percussioni, organo
Giulio Capiozzo - batteria, percussioni
Ares Tavolazzi - basso, contrabbasso, trombone, tromba
Patrizio Fariselli - pianoforte, clarinetto basso, percussioni, tastiere, sintetizzatore
Paolo Tofani - chitarra elettrica, sintetizzatore


1975: l'Italia è ancora prigioniera degli "anni di piombo (omicidio di Alceste Campanile, già ricordato sulla Stratosfera con un grande concerto-evento, morte di Pasolini, tensioni sociali e politiche, proteste operaie e studentesche) mentre sotto il profilo musicale viene relegata al ruolo di cenerentolada parte dei grandi gruppi stranieri. preoccupati degli episodi di violenza prima, durante e dopo i concerti. Poche e rare furono le eccezioni. Sul patrio suolo trionfava invece  in quel periodo l'International Popular Group, ovvero il gruppo degli Area, protagonista di numerosi "concerti alternativi". E' giunta l'occasione per proporvi un raro concerto live tenutosi presumibilmente al Palasport di Novara proprio nel 1975. La data esatta è sconosciuta. Di questo concerto se ne parla poco o niente sul web (unica eccezione il sito Maclen's Live Archive che presenta il bootleg con le due bonus track in studio che proponiamo anche noi per l'occasione.
Ringraziamo quindi l'amico Osel per averci inviato questi preziosi file.


Nel 1975 gli Area furono tra i protagonisti dello storico concerto al Parco Lambro di Milano e pubblicarono due dischi, "Crac!" in studio e "Are(A)zione" dal vivo. Nel concerto novarese, che presenta una buona qualità audio nonostante i suoi 44 anni, gli Area propongono brani da "Crac!" (L'elefante bianco, La mela di Odessa, Nervi scoperti) la fianco di classici quali Arbeit Macht Frei, Cometa rossa, Luglio, agosto, settembre (nero). Splendido il finale con una lunga improvvisazione sulle note di Are/A)zione che presenta in coda l'immancabile canzone manifesto L'Internazionale.
Le due bonus track comprendono il 45 giri del 1974 con la versione in studio de L'Internazionale e con Citazione da George L. Jackxon sul lato B, entrambe inedite su LP o CD.
Chiudo qui augurandovi il consueto buon ascolto.

Buona Pasqua da parte del Capitano e 
del suo Stratospheric Team



Post by George - Music by Osel



lunedì 15 aprile 2019

Mario Pogliotti- 1961 - Il Cantacronache ben temperato n.7 (EP, vynil) e tutte le altre




TRACKLIST
1 Tiro a segno
2 La ruota
3 Uno uguale a me
4 Questa democrazia
EXTRA:
5 E’ fatto giorno - Ricordo di Rocco Scotellaro (45 giri, 1964)
6 Un paese vuol dire non esser soli - ricordo di Cesare Pavese (45 giri, 1964)

FORMAZIONE 
Mario Pogliotti- voce 
Fausto Amodei- Arrangiamenti e probabilmente chitarra (tr. da 1 a 4)
Fiorenzo Carpi- orchestrazione (tr 5 e 6)

Sono doppiamente colpevole, lo ammetto senza riserve. Per prima cosa perché ciò che vi presento oggi non è esattamente raro o introvabile. Poi perché  sono ben consapevole che questa proposta esula un po’ dal solco Stratosferico, ma d’altra parte nel tempo abbiamo spesso portato i nostri lettori/ascoltatori su strade abbastanza eterogenee, sicché permettetemi di proporre alla vostra attenzione quello che personalmente reputo, con Fausto Amodei, uno dei più grandi autori degli albori della canzone d’autore italiana. 


Se Mario Pogliotti (Torino, 1927- Aosta 2006) non è celebrato e ricordato come il grande Amodei è soprattutto per la sua esigua produzione che praticamente è tutta qui, in questo EP di 4 brani uscito nel 1961 nell’ambito della produzione dei Cantacronache e in altre due canzoni apparse in un 45 giri del ’64, anch’esse legate allo stesso modello e orchestrate da Fiorenzo Carpi.


Già, i Cantacronache: impossibile qui tratteggiare in poche righe chi furono e cosa hanno rappresentato per la storia musicale del nostro Paese, sicché se volete saperne di più, potete leggere, tra le tante fonti, QUI. 
Per il momento, vi basti però sapere che i Cantacronache furono un’imprescindibile esperienza culturale e musicale che tra il ’58 e il ’62 stese in Italia le basi di certa canzone d’autore, basi sulle quali poi poggiarono i piedi giganti come Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e, ancor più, Francesco Guccini.


Tra i tanti eroi di quella stagione (oltre allo stesso Amodei varrà la pena ricordare almeno Sergio Liberovici, Margot, scomparsa da poco, M.L.Straniero, Piero Buttarelli, Duilio Del Prete e, per la parte dei testi, autori come Gianni Rodari, Italo Calvino e Franco Fortini), il nostro  Mario Pogliotti si ritaglia una sua particolarissima posizione, non solo per la sua dislocazione romana (i Cantacronache avevano base a Torino, città di origine, peraltro dello stesso Pogliotti), ma soprattutto perché le sue canzoni, pur obbedendo a certi stilemi polemico-satirici, si stagliano con notevole forza grazie a testi intelligenti e precisi (millimetrici nella loro lucidità) e grazie a un’ispirazione musicale niente affatto banale. 

Nel pugno di canzoni che ci ha lasciato, la  più conosciuta è forse Un paese vuol dire,  una meraviglia ispirata dalle poesie di Cesare Pavese (nello specifico quello di “Lavorare stanca”) e a lui dedicata, un brano che ha goduto nel tempo di diverse esecuzioni, da Gigliola Cinquetti a Giovanna Marini, da Bruno Lauzi a Milly, dai Gufi a, più recentemente, Ernesto Bassignano. Ma il brano più impressionante, a mio parere, è Questa democrazia, satira perfetta dell’Italia del boom economico, di una società come quella degli anni ’50 che permette sempre più libertà superficiali per negare quelle sostanziali.
A prossimo di questo EP lo stesso Pogliotti ebbe a dire:

«Mentre gli altri usavano toni più diretti, da “j’accuse”, io avevo un approccio apparentemente più morbido, ma facendo finta di parlare a favore cantavo contro. Il mio disco del 1960 si chiamò, infatti, “Cantacronache ben temperato” perché applicai delle parole dure a motivi molto delicati, quasi bachiani. ”La ruota”, per esempio, è una fuga.»

Se “Tiro a segno” appare troppo ideologizzata e semplicistica (e, alla luce di quanto succederà nel decennio seguente, un po’ macabra), più centrate appaiono l’apologo storico de “La ruota”,  il quasi madrigale di “E’ fatto giorno”, tratta da una poesia dello scrittore, sindacalista e politico Rocco Scotellaro (interpretata anche da Maria Monti in “Dal vivo-Bologna 2 settembre 1974”, disco condiviso con Dalla, De Gregori e Venditti che potete recuperare QUI in un post dell'ottimo Franc-One) e “Uno uguale a me” in cui convivono impegno sociale e lirismo.


Dicevamo che la produzione di Mario Pogliotti, perlomeno quella a suo nome, termina qui, in questo breve volgere di tre anni.
Pogliotti, infatti, seguendo il consiglio dell’amico Piero Angela, preferì fare strada in RAI come autore (inventando trasmissioni cult come Non stop e La Sberla) e come giornalista a tutto campo, dai reportage di guerra a servizi culturali, tecnologici e d’inchiesta, fino a diventare caporedattore della sede RAI della Valle d’Aosta. Nella veste di autore RAI, tra i tanti meriti, ha quello di aver scoperto e portato in TV la Smorfia, il gruppo di Massimo Troisi, nonché quello di aver vinto nel 1962 con Ennio Santostefano il “Premio Italia” per il primo radio-documentario stereofonico della RAI, “Ascolto di una città”, la cui copia è andata purtroppo perduta. 

Pur coinvolto negli impegni lavorativi (cui aggiunge il romanzo "Il guanto della Beresina", Rusconi, 1980), e pur abbandonando la canzone impegnata e l’attività discografica, Pogliotti non lascia del tutto l’ambito musicale, circoscrivendola al jazz (con la montagna, la sua grande passione) scrivendo i testi di alcuni brani, tra cui “Caro Natalino” e “Dottor Swing”, interpretati da Natalino Otto, o  “Mi sei rimasta negli occhi” per Fred Buscaglione. Non disdegna, tuttavia, incursioni anche nel campo della musica leggera (“Sono timida”, per Jula de Palma, “Hai rifiutato le mie rose” per Marino Barreto Jr.) o del cabaret come la divertente “America” per Pippo Franco (“America, che ce vengo a fa? Io resto qui a Bergamo alta”), ma è anche da citare la sua collaborazione con Gigi Proietti per cui scrive due monologhi (“L’Avvocato” e “La telefonata”) del suo fortunato spettacolo “A me gli occhi, please”, poi testimoniato nell’album “Luigi Proietti dal vivo”, 1977. 

Per finire una curiosità che è anche un’ammenda: contrariamente a quanto affermato più sopra, il brano più famoso di Mario Pogliotti è probabilmente un altro, seppur non ufficialmente accreditato: parliamo de i “I crauti”, canzone da puro avanspettacolo che, attraverso Franco Nebbia, arrivò a Monica Vitti, che la rese nota in diverse apparizioni in TV,  tanto da essere scambiata per un pezzo popolare, con le sue false accreditazioni (Ivan della Mea) e le conseguenti varianti (si pensi a “I fichi”, che Guccini pose a chiusura del suo “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”, 1996).

E’ tutto, più o meno.

Come sempre, buon ascolto!



venerdì 12 aprile 2019

Federico Troiani - 1978 - Strade (vinyl) plus Live in Roma 1994 (bootleg)


TRACKLIST:

Lato 1
01. Strade
02. Non ne posso più
03. Maria
04. 15 anni
05. Io so' io

Lato 2
01. Vento del Sud
02. Niente di te
03. Stanzetta di periferia
04. Amore addio


MUSICISTI

Federico Troiani -voce, pianoforte
Carlo Pennisi - chitarre, cori
Fernando Fera - chitarre
Dino Cappa - basso
Glauco Borelli - basso (in "15 anni" e "Stanzetta di periferia"), cori
Sandro Centofanti - tastiere
Giancarlo Aru - batteria
Mauro Chiari - armonica, cori
Linda Jaconelli - cori


Il primo disco solista di Federico Troiani, "Strade", venne pubblicato dall'etichetta Ricordi nel 1978. Troiani, dopo gli esordi con i Fholks, dal 1966 al 1972 (un solo 45 giri all'attivo nel 1970), entrò nell'organico della Reale Accademia di Musica, come tastierista, fino al 1975. Di questa gloriosa formazione di progressive rock, protagonista anche di due splendidi episodi al fianco di Adriano Monteduro e di Nada, abbiamo già a lungo parlato su queste pagine, quindi è inutile dilungarsi. Ho ascoltato più volte questo disco di esordio (tempo fa acquistai il vinile, anche perché non vi sono ristampe in CD) e francamente l'ho sempre trovato un pizzico deludente e poco convincente. Da Federico Troiani, alla luce del suo luminoso passato musicale, mi sarei aspettato un lavoro più articolato e innovativo. Invece quei pochi brani di una certa levatura (Vento del Sud su tutti) vengono soffocati da semplici "canzoni", di classico stampo cantautorale. Andiamo decisamente meglio con il successivo omonimo album del 1979 (già pubblicato sulla Stratosfera) e ancor di più con "Hotel Eden" del 1981. Un crescendo inarrestabile dopo l'esordio in sordina di "Strade". Poi, come sempre, ognuno è libero di esprimere il proprio giudizio, 

Bonus CD - Federico Troiani - Buena Suerte Live
Classico, Roma, 17.01.1994 (bootleg)


TRACKLIST:

01. Aiutiamoci
02. Lei vivrà
03. Mi cercherai
04. Sud
05. Buena Suerte
06. Aiutiamoci (Live Alpheus, Roma, 1994 - Bonus track)


FORMAZIONE (in 1-5)

Federico Troiani - voce, tastiere
Nicola Distaso - chitarra
Alessandro Saba - basso
Giancarlo Aru - batteria
Roland Ricaurte - flauti andini
Ruggero Artale, Jack Tama - percussioni

FORMAZIONE (in 6)

Federico Troiani - voce, tastiere
Nicola Distaso - chitarra
Massimiliano Di Loreto - percussioni


Ed ecco che la grandezza di Federico Troiani emerge prepotentemente in questo magnifico concerto live. I brani, registrati e pubblicati su Youtube dal suo storico amico e collaboratore Nicola Distaso (ce lo ricordiamo, tra le mille collaborazioni, nella RAM e nei Libra), appartengono al concerto romano tenuto al Classico nel 1994, in cui Troiani presentò anche alcuni brani che poi finiti su "Buena Suerte", suo ultimo lavoro del 1997, uscito tre anni prima della sua prematura scomparsa avvenuta nel 2000. Voce potente e una grande band a sostegno delle cinque tracce. Svetta su tutte una lunga e articolata versione di Sud. Ho inserito, in chiusura, una seconda versione di Aiutiamoci, registrata sempre nel 1994 in trio, con Troiani affiancato dall'onnipresente Nicola Distaso alle chitarre e da Massimiliano Di Loreto alle percussioni. 
E' tutto, Vi lascio alla musica. Buona ascolto.


LINK Strade
     LINK Live 1994

Post by George

martedì 9 aprile 2019

Dalton - Riflessioni: idea d'infinito - 2006 - Ristampa CD con bonus track


TRACKLIST:

Part 1
01. Idea d'infinito – 4:49
02. Stagione che muore – 4:20
03. Cara Emily – 4:55 

Part 2
01. Riflessioni – 3:50
02. Un bambino, un uomo, un vecchio – 3:35 
03. Dimensione lavoro / Idea d'infinito (live bonus track) - 12:30

Extra bonus track
04. Riflessioni (vocal version)


FORMAZIONE

Temistocle Reduzzi - pianoforte, organo, mellotron, moog, sintetizzatore, canto
Aronne Cereda - chitarra acustica a sei corde, chitarra acustica a dodici corde, chitarra elettrica, canto
Rino Limonta - basso, canto
Walter "Tati" Locatelli - batteria, canto
Alex Chiesa - flauto, canto


I grandi Dalton sono ritornati lo scorso anno sulla scena musicale tenendo qualche concerto e pubblicando un disco nuovo di pacca intitolato "Eden", pubblicato l'11 gennaio scorso dalla AMS. Si tratta del terzo album del quintetto - poi divenuto quartetto - lombardo, dato alle stampe dopo "soli" 44 anni dall'uscita di "Argitari" (1975), Lo zoccolo duro della band è ancora oggi composto da quattro membri originali, Ceresa, Chiesa, Brambilla e Limonta, affiancati dalla cantante e chitarrista Nicoletta Gentile. E' un disco decisamente di ottimo livello, con le immancabili atmosfere prog al fianco di sonorità folk e cantautorali. Procuratevelo perché ne vale la pena.
Questa nuova uscita ci porta a ricoprire il primo album del gruppo, datato 1973, ancora mancante sulla Stratosfera, qui proposto nella ristampa CD del 2006 con l'aggiunta di un brano live, Idea d'infinito, posto in chiusura dopo alcuni secondi di silenzio, La bonus track porta così il disco a superare quota 30 minuti. Ricordo che la durata complessiva del disco originale è di soli 28 minuti. 
Per ripercorrere la biografia dei Dalton (I e II) vi rinvio al post pubblicato su queste pagine nel 2015, che ritroverete qui


In merito al 1° LP vi riporto quanto brevemente tracciato da Augusto Croce (che amo sempre citare) su Italian Prog: "L'ottimo album d'esordio, Riflessioni: idea d'infinito, è caratterizzato da un grande uso del flauto e buoni riff di chitarra, Il disco contiene ottimi brani, come 'Idea d'infinito', con qualche somiglianza con i Jethro Tull, 'Riflessioni' e l'ultimo brano 'Dimensione lavoro', mentre 'Cara Emily' è una lenta ballata acustica. Il gruppo ebbe un moderato successo e vinse anche il primo premio in un festival pop svizzero, a Zurigo".
Come extra bonus track ho inserito la vocal version di Riflessioni, rimasta inedita fino alla sua pubblicazione sul CD compilation del 2008 allegato al volume "Italian prog".
Vi lascio con il consueto buon ascolto



Post by George

sabato 6 aprile 2019

Frizzi Comini Tonazzi - 1979 - Melodia* (vynil)




TRACKLIST:

LATO A
1 Baruffo col papà
2 Nel Bronx
3 Perché non mi fate arrestare?
4 Minù
5 Sei andata via
6 Strafalgar’s where

LATO B
7 Libera
8 Punk
9 Quando vince la nazionale
10 Droga
11 Ludovica Govoja de Trombèr
12 D’amor

FORMAZIONE 

Massimo Frizzi- chitarra solista, armonica, banjo, cazzetti, voce
Sandro Comini- voce
Enrico Tonazzi- chitarra ritmica, piano, voce

Con:
Hugo Heredia- sax clarino
Flaviano Cuffari- batteria
Silvano Bozzoni- batteria
Franco Feruglio- chitarre, sedia, piano, celesta, puttanessi, bassi
Chico Cotelli- pianoforte honky tonky

Post agile per una proposta sicuramente leggera, ma non del tutto disprezzabile. Comprai il disco nei miei anni studenteschi romani (inizio Novanta), attratto, oltre che dal prezzo irrisorio, dalla copertina dal lettering stile Cramps, con quella foto in bianco e nero, di spalle, che sembrava alludere a un lavoro serio & pensoso, di quelli che piacevano a me. Mi ritrovai tra le mani, invece, un album buttato in caciara (d’altra parte titoli come “Ludovica Govoja de Trombèr” dovevano pur mettermi in allarme), con pezzi che vanno dall’umoristico all’apertamente demenziale (genere di cui la pagina Wikipedia a loro dedicata afferma pomposamente che i Frizzi Comini Tonazzi, d’ora in poi per brevità FCT, siano stati i capostipiti. Addirittura). A confermare definitivamente i miei dubbi fu la delicatissima foto nella lista interna che mostra la parte più nascosta dei tre alle prese con una seduta di registrazione.


Certo è che i friulani Massimo Frizzi, Sandro Comini ed Enrico Tonazzi cominciano dalla metà degli anni ’70 a segnalarsi per il loro stile scanzonato e irriverente, sia in italiano sia nella lingua che fu del primo Pasolini, fino ad arrivare a incidere il primo disco (“Craccole”) nel 1975 e a sfornarne a ritmo più o meno costante, altri 13 fino al 2013. “Melodia *” (l’asterisco, che fa parte del titolo, nel retro è esplicato come “parola d’ordine da pronunciare all’atto dell’acquisto”) è il loro quarto LP ed è quello, forse, che tradisce più ambizioni, se è vero che uscì per la CGD sotto gli auspici di Alfredo Cerruti (devo forse scrivere la parola Squallor? Va bene, l’ho scritta).


Fatta la tara ad alcune cadute di gusto, con passi a volte un po’ scontati, c’è da dire che il disco, mai ristampato in CD e non reperibile in rete, si rivela all’ascolto ancora piacevole, sia per la sua veste acustica, debitrice di una matrice country-blues variamente declinata e imbastardita, sia per alcune soluzioni di arrangiamento interessanti, anche se alcuni pezzi sono in veste abbastanza scarna. D’altra parte alcuni dei nomi dei session men, come quelli di Hugo Heredia e di Flaviano Cuffari sono di tutto rispetto. 

Tra i brani di segnalare c’è sicuramente “Punk”, presa per il culo senza sconti (curioso notare che negli stessi anni esercitano il loro sarcasmo sul movimento punk sia Davide Riondino con “Re del punk”, 1979, che Andrea Mingardi con la sua imperdibile “Pus” 1978 che delle tre a mio parere è la migliore). Che poi molti altri abbiamo fatto in quegli anni delle parodie involontarie ancora più esilaranti, è un altro discorso.


Curiose anche la quasi barrettiana “Droga” e “Perché non mi fate arrestare?”, l’unico pezzo che, in qualche modo rinogaetanesco, possiamo definire “serio”, un brano che è baciato  da una coda strumentale con i fiati di Hugo Heredia che si rincorrono come capitava nei dischi del Finardi di epoca Cramps (per l’appunto).

 
I FCT hanno continuato a divertirsi in musica per quarant’anni, portando in giro per il Friuli e non solo la loro voglia di cazzoneggiare, scrivendo tra l’altro la colonna sonora di “Un ferragosto all’italiana” e sfornando piccoli cult come “Il Manìago di Maniàgo” e “Le bigate”. Fresca fresca è la notizia di una loro reunion dopo quattro anni di pausa, con un concerto fissato pare, per fine aprile.


Buon ascolto.

NB- i due lati dell’LP sono stati rippati su un file cadauno.


LINK

Post by Andrea degli Sprassolati

martedì 2 aprile 2019

Serie "Cantautori ai margini" n. 16 - Gianni Neri - 1977 - Sono nato per errore (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Motel (banjo, strings – Bruno De Filippi) - 4:08 
02. Ma lascia stare (voce solista – Lalla Francia) - 3:34 
03. Zia Maria - 4:37
04. Se avessi io - 3:23 
05. Le mutande di Agnese (banjo, strings – Bruno De Filippi; violino – Lucio Fabbri) - 4:05 

Lato B
01. E poi la musica - 4:59
02. Nina (bongos, timbales – Tullio De Piscopo) - 4:20
03. Cantastorie (banjo, strings – Bruno De Filippi) - 2:56 
04. Dedicato a... - 5:20
05. Sono nato per errore - 3:23


MUSICISTI

Gianni Neri - voce
Stefano Cerri - basso
Luciano Ninzatti - chitarra
Stefano Pulga - tastiere
Mauro Spina - batteria
Maurizio Preti - percussioni
Paola Orlandi - cori


Togliamo le ragnatele da questo disco, da lustri presente nella capitanesca wishlist. Ho inserito volutamente Gianni Neri nella serie "Cantautori ai margini" date le scarse informazioni (e le immagini) sul personaggio e la altrettanto risicata discografia. Consultando Discogs (nella speranza che il sito sia aggiornato) si apprende che la stessa è composta da questo 33 giri, "Sono nato per errore", pubblicato dalla Dig-It nel 1977 e da due singoli tratti dall'album (nessun inedito), ovvero Dedicato a / Cantastorie del 1977 e Le mutande di Agnese / Nina del 1978. 


Gianni Neri nel periodo dell'incisione di "Sono nato per errore" pare che di professione facesse l'architetto. I 10 brani, in stile cantautorale, caratterizzati da un ottimo supporto musicale, sono stati scritti dal solo Neri, arrangiati e diretti magistralmente da Ninni Carucci. Degna di menzione la schiera di musicisti che lo accompagnano in questa isolata avventura musicale: Mauro Spina, Stefano Cerri, Lucio Fabbri, Tullio De Piscopo, Luciano Ninzatti, Bruno De Filippi, Stefano Pulga. Il disco venne prodotto da Pippo La Rosa e registrato al Trevisani studio di Milano. Pare che attualmente Gianni Neri svolga la professione di tecnico del suono. Se avete notizie aggiuntive ben vengano. 
Vi lascio, in modo un po' folkloristico, con l'immagine delle "mutande di Agnese color turchese", suo cavallo di battaglia.
Buon ascolto.



Post by George

domenica 31 marzo 2019

Serie "bootleg" n. 290 - Cervello - Live 1974 (plus bonus track)


Tra le reunion di storici gruppi prog italiani, una certa sorpresa l'ha destata quella dei Cervello, gloriosa band partenopea, guidata ancora una volta dal chitarrista Corrado Rustici.
E' fresca la pubblicazione ad opera di quest'ultimo del cofanetto CD+DVD intitolato "Live in Tokyo 2017", già immesso sul solo mercato giapponese nel 2017 dall'etichetta Belle Antique. La registrazione è relativa al concerto registrato il 27 luglio 2017 al Tsutaya O-east di Tokyo.
Della storica formazione che nel 1973 registrò il capolavoro "Melos" sono oggi rimasti, oltre al già citato Corrado Rustici, il sassofonista e flautista Giulio D'Ambrosio e il bassista Antonio Spagnolo. I nuovi innesti si chiamano Davide Devito (batteria), Sasà Priore (nostra vecchia conoscenza, con gli Osanna da 12 anni, alle tastiere) e Virginio Simonelli (voce solista).


La promozione di questa succosa novità discografica, che vi invito ad acquistare se ancora non la possedete, è banalmente l'occasione per presentarvi (scoprire o riscoprire) una breve serie di rarità attribuite ai Cervello. Quattro soli brani, di cui tre appartenenti ad un bottleg e uno inedito.

Cervello - Live 1974


TRACKLIST:

01. Melos # 1
02. Melos # 2
03. Melos # 3

Bonus track
04. Templi Acherontei (inedito)


FORMAZIONE

Gianluigi Di Franco (voce, flauto, percussioni)
 Corrado Rustici (chitarra, flauto, vibrafono, voce)
 Giulio D'Ambrosio (sax, flauto, voce)
 Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto, voce)
 Remigio Esposito (batteria, vibrafono


Questo bootleg, in circolazione su Youtube, raccoglie solamente tre brani, suonati dal vivo dai Cervello a ridosso del loro scioglimento, avvenuto proprio nel 1974, poco prima che Corrado Rustici si unisse agli Osanna per le registrazioni di "Landscape of Life". Luogo e data precisa della registrazione non sono indicati. Le notizie sul bootleg sono scarsissime. Ne parla Discogs in questi termini "Extremely rare bootleg, probably a test print. Features songs included in Melos and unreleased tracks. Recorded live in 1974. Good quality recording".  I tre titoli sono puramente indicativi e non ho la totale certezza che il boot sia completo. Non poteva mancare un cenno anche su Italian Prog di Augusto Croce: "Un disco dal vivo del gruppo intitolato Live 1974 venduto nel 2015 a molte migliaia di euro è in realtà quasi certamente un bootleg".
Un quesito sull'origine di questo disco è stato posto a JJ John sul suo sito "John's Classic Rock". La risposta è stata la seguente (e se lo dice lui ci possiamo credere): "Ho sentito qualche illustre collega, e siamo tutti dell'idea che sia un bootleg. Se non proprio una sola. Ciò considerato il prezzo richiesto, l'andamento dell'asta e il fatto che almeno un tentativo di licitazione sia già andato a buca il 10 dicembre (vedasi le "inserzioni scadute" di EBay). Quindi non si tratta di un acetato e nemmeno di un test pressing, là dove data, studio, titolo, brani ecc. si scrivevano a mano ed erano riconoscibili da labels particolari". Vediamo se qualche altro nostro amico ha qualcosa da aggiungere al riguardo.


Infine la bonus track, Templi Acherontei, è un brano strumentale inedito registrato quasi sicuramente  dal vivo (il fatto che si sentano gli applausi finali non significa che sia realmente un live), distribuito con download a pagamento dal sito di Corrado Rustici. Credo e spero di non provocare danni economici a Corrado né di offenderlo se, dopo molti anni, il brano viene finalmente pubblicato su un blog per essere ascoltato e apprezzato da tutti gli appassionati.
In ogni caso c'è da essere grati a Corrado Rustici, soprattutto per essere stato l'artefice della storica reunion dei Cervello, anche se per un solo concerto. Torneremo presto a parlare di lui ascoltandolo sia in studio che dal vivo. E' tutto. Vi lascio alla musica.
Buon ascolto

Corrado Rustici

Post by George

martedì 26 marzo 2019

Caterina Caselli - 1972 - Caterina Caselli (the cover album - vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. I've Been Loving You Too Long (Otis Redding)  2:58 
02. L'uomo del paradiso (Lady In Black - Uriah Heep)  3:50 
03. Per chi (Without You - Harry Nillson)  2:56 
04. Il silenzio vale più delle parole (We Have All The Time In The World - Louis Armstrong)  3:09 
05. Lady Eleonora (Lady Eleanor - Lindisfarne)  3:16 
06. Triste amore (Sad Lisa - Cat Stevens)  3:36 

Lato B
01. Come è buia la città (Ain't No Sunshine - Bill Withers)  2:15 
02. Tu sei mio padre (Son Of My Father - Giorgio Moroder)  2:21 
03. Meglio morire che perdere te  4:01 
04. Cuore ferito  3:45 
05. Ascolta mio Dio (Peppino Gagliardi)  2:30 
06. Ci sei tu  3:50 


Pubblicato in Italia dalla CGD  e in Canada dalla Columbia nel 1972, il quarto album in studio di Caterina Caselli porta semplicemente il suo nome, così come quello precedente datato 1970. La Caselli, oramai cantante matura, lasciatasi alle spalle il beat degli anni '60 e il suo celebre "casco d'oro", entra di prepotenza negli anni '70 con uno splendido album di cover, di grande classe, come è nello stile del personaggio. Le mani affondano in brani piuttosto eterogenei, rispolverando capolavori di Otis Redding, degli Uriah Heep (ottima la versione di Lady In Black), di Cat Stevens, di Harry Nillson. 
Assolutamente degna di menzione, anche per la scelta inusuale, è la cover di Lady Eleanor dei Lindisfarne. Solo tre brani portano la firma di autori italiani. E'anche presente una reinterpretazione di una canzone di Peppino Galiardi, Ascolta mio Dio. Dall'album venne tratto un singolo contenente Com'è buia la città / Ci sei tu, con due copertine differenti.



Inutile ricordare che il disco non ha mai visto la luce in versione CD. Non esistono nemmeno ristampe in vinile,  Grande Caterina, semplicemente emozionante,
Buon ascolto



Post by George

giovedì 14 marzo 2019

Serie "Historic (not) prog bands live in Italy" - Capitolo 54 - Deep Purple - The Genova Shows 1973-1988-1994


Cari amici, vi propongo un corposo post dedicato ai Deep Purple immortalati in tre diversi concerti tenuti in tre diversi decenni, '70, '80 ' '90. Cosa accomuna queste tre leggendarie performance? Semplicemente la location, ovvero Genova. L'idea iniziale era quella di proporvi il mitico concerto del 1973, poi, sapete come vanno le cose, mi è scappata la mano. Grazie all'aiuto fondamentale dell'amico Pelino, che ci ha inviato i suoi preziosi file, siamo oggi in grado di proporvi le migliori registrazioni in circolazione di questi concerti. Iniziamo allora il nostro viaggio.

Set #1 - Deep Purple - Genova, Palasport - 11 marzo 1973


TRACKLIST:

01. Intro
02. Highway Star
03. Smoke On The Water
04. Strange Kind Of Woman
05. Mary Long
06. Keyboards Solo ~ Lazy
07. Drums Solo ~ The Mule
08. Space Truckin'
09. Black Night


LINE UP

Ian Gillan - vocals, percussion
Ritchie Blackmore - guitar
Jon Lord - keyboards
Roger Glover - bass
Ian Paice - drums


Dopo il famoso tour del 1971, già immortalato su queste pagine, i Deep Purple scesero nuovamente in Italia nel 1973, a ridosso della pubblicazione di "Who Do We Thing We Are?" risalente al gennaio dello stesso anno. Il mini tour, comprendente quattro date, toccò i palasport di Bologna (5 marzo), Napoli (6 marzo), Roma (10 marzo) e Genova (11 marzo). Il tour di marzo proseguì subito a ruota in altre importanti città europee quali Vienna, Lione, Parigi, Zurigo, Bruxelles. In alcuni show l'open act fu affidato a Billy Preston e ai Medicine Head. Circolano molti bootleg di questo concerto, unica testimonianza del tour italiano del 1973, di qualità sonora piuttosto scadente e con titoli diversi. Ne possiedo ancora uno, dal suono decisamente cupo e metallico, intitolato "Lazy in Italy". Questo, che ci ha regalato il nostro amico e collaboratore Pelino, è il migliore che abbia finora avuto modo di ascoltare. ed è sicuramente un piacere condividerlo con voi. 



In questo tour i Deep Purple non presentarono i brani del nuovo album, fatta eccezione per Mary Long, che non venne proposta in tutte le tappe. Genova ebbe il piacere di ospitare questa traccia da "Who Do We Thing". Il resto del concerto propone versioni dilatate dei classici da "Machine Head", conditi con assoli di organo e di batteria. 
"Chi si ricorda dei Deep Purple a Genova?", questo il titolo di un breve articolo pubblicato sul giornale on line "La voce" che vi invito a leggere, Cliccate qui 
Bisognerà pazientare fino al 1987 per rivedere i Deep Purple nuovamente in Italia, fallito il celebre rock festival di Santamonica del 1974, in cui erano in cartellone. Nel 1987  la Mark 5 toccò le piazze di Milano ("Monsters of Rock"), Roma e Verona. Nel 1988, nuovamente in Italia, i Purple furono anche sul palco del palasport di Genova. Prima di passare al concerto vi lascio con qualche scatto fotografico della band nel 1973

            



 


Set #2 - Deep Purple - Genova, Palasport - 15 settembre 1988


TRACKLIST CD 1:

01. Highway Star (06:22)
02. Strange Kind Of Woman / Superstar (8:08)
03. Dead Or Alive (7:13)
04. Perfect Strangers (7:21)
05. Hard Lovin' Woman (4:11)
06. Child In Time (13:15)
07. Black Night (6:38)
08. Lazy (6:46)


TRACKLIST CD 2:

09. Difficult To Cure (8:46)
10. Knocking At Your Back Door (10:45)
11. Woman From Tokyo (3:02)
12. Speed King (6:00)
13. Hush (3:33)
14. Smoke On The Water (8:53)


LINE UP

Ritchie Blackmore - guitar
Ian Gillan - vocals
Jon Lord - keyboards
Roger Glover - bass
Ian Paice - drums



 

Ed eccoli di nuovo a Genova, dopo 15 anni, La formazione è ancora la stessa, quella della storica  Mark 2 in occasione della reunion con Gillan, Glover e Blackmore al fianco di Jon Lord e Ian Paice. Nel 1988 la band inglese affrontò un lungo tour italiano che toccò Jesi (31 luglio), Firenze (9 settembre), Cava De' Tirreni (10 settembre), Udine (13 settembre), Modena (14 settembre), Genova (15 settembre), Merano (17 settembre), Milano (19 settembre), Roma (20 settembre) e Torino (21 settembre). Nel frattempo la nuova incarnazione della Mark 2 aveva registrato "Perfect Strangers" nel 1984 e "The House of Blue Light" nel 1987, Contestualmente continuarono le immancabili tensioni tra Gillan e Blackmore. Il concerto qui proposto è grandioso e la qualità della registrazione è buona. Gillan propone ancora Child In Time, brano che verrà presto eliminata dalla scaletta dei concerti per "sopraggiunte difficoltà vocali". Anche in questo caso ringrazio Pelino per il prezioso contributo. Questi file, di non facile reperibilità, escono dai suoi archivi.
  

 Set #3 - Deep Purple - Genova, Palasport - 22 giugno 1994


TRACKLIST CD 1:

01. Intro
02. Highway Star
03. Ramshakle Man
04. Maybe I'm A Leo
05. Fireball
06. Perfect Strangers
07. Pictures Of Home
08. Jon Lord Solo
09. Knocking At Your Back Door
10. Anyone's Daughter
11. Anya


TRACKLIST CD 2:

01. The Battle Rages On
02. When A Blind Man Cries
03. Lazy
04. Satch Boogie
05. Space Truckin'
06. Woman From Tokyo
07. Paint It Black
08. Speed King
09. Smoke On The Water


LINE UP

Ian Gillan - vocals
Joe Satriani - guitar
Jon Lord - keybards
Roger Glover - bass
Ian Paice - deums


Dulics in fundo ecco il concerto dei Purple del tour 1994 che esce dai miei archivi. La piazza è ancora Genova, la formazione è quella classica con Joe Satriani al posto del fuggitivo Ritchie Blackmore.  L'anno prima del tour (1993) I Purple incisero "The Battle Rages On", con Gillan e Blackmore, un disco che comprendeva brani di un certo successo come la title track e Anya. Il conflitto fra Gillan e Blackmore però rimase irrisolto e questa volta fu Blackmore ad abbandonare definitivamente il gruppo. La band lo sostituì con con Joe Satriani (dopo il rifiuto di Steve Lukather, leader dei Toto) per le ultime date del tour in Giappone e per quello successivo in Europa, Italia inclusa. A Satriani fu chiesto di rimanere con la band, ma rifiutò per potersi dedicare pienamente al suo progetto "G3". Fra i chitarristi a cui i Deep Purple concessero un'audizione, la scelta cadde sullo statunitense Steve Morse, già nei Dixie Dregs. E da qui la storia continuerà fino ad oggi, con i Deep Purple praticamente presenti ogni anno sul nostro patrio suolo. 
Vi lascio sulle note di questo grande concerto augurandovi il classico buon ascolto.




Post by George - Music by Pelino & George (great Pelino!)