mercoledì 28 giugno 2017

Serie "Bootleg" n. 243 - Angelo Branduardi live Patio di Rubiera (RE), 1976 (soundboard)

First Time on The Web


TRACKLIST:

01. Confessioni di un malandrino
02. Tanti anni fa
03. Il dono del cervo
04. Sotto il tiglio
05. Alla fiera dell'Est
06. La luna
07. Gli alberi sono alti
08. L'uomo e la nuvola
09. Re di speranza
10. La serie dei numeri
11. Il vecchio e la farfalla
12. Rifluisce il fiume


Secondo prezioso contributo del nostro nuovo amico Marco Osel (nome e nick), dopo lo scoop del concerto dei Gentle Giant a Roma nel 1972. Abbiamo tra le mani una superba registrazione (parliamo di un soundboard), tratta direttamente dal mixer dallo stesso Osel. Il concerto risale al 1976 (la data non è indicata), la location è il Patio di Rubiera, località in provincia di Reggio Emilia.

Anche i musicisti che accompagnano Branduardi non sono menzionati. Verosimilmente potrebbero essere parte di coloro che lo accompagnarono nelle registrazioni in studio, ovvero Maurizio Fabrizio alle chitarre, Gigi Cappellotto al basso e Andy Surdi alla batteria. Ignoro il nome del tastierista. Magari Osel ci fornirà i nomi nei commenti.

Come indicato dallo stesso autore della registrazione "nei primi due pezzi c'è un ronzio dovuto alle luci del locale... poi le spensero e il suono divenne perfetto. Un concerto intimo e intenso, quando il successo non era ancora arrivato e Angelo era un musicista di nicchia".


In questo concerto Angelo si destreggia tra chitarra acustica e violino elettrico, rimaneggiando e dilatando i brani in scaletta tratti sia dall'allora ultimo album, "Alla fiera dell'est" (ascoltate la versione live del brano omonimo e capirete) sia da "La luna" del 1975. Anche qui stesso discorso: la parte cantata de"La luna" è preceduta da una lunga introduzione con intrecci di violino e chitarra acustica.

Peraltro abbiamo il piacere di ascoltare brani proposti pochissime volte dal vivo, quali "Donna mia", "Rifluisce il fiume" e "Gli alberi sono alti". Ricordate la versione di questo traditional inglese (titolo originale "The Trees They Do Grow High") cantata da Joan Baez o dai Pentangle? Ebbene io ho sempre preferito la versione di Angelo e qui ne ho avuto l'ennesima conferma. Uno dei vertici del concerto è l'intensa versione de "L'uomo e la nuvola" con il lungo intro strumentale. Il ripescaggio dal primo album del 1974 si intitola "Re di speranza", brano che venne riproposto dal vivo fino al 1980 in versione elettrica e decisamente stravolta rispetto all'originale.

Un grande concerto, un evento che cattura Angelo Branduardi nei primi anni della sua lunghissima attività artistica e che gli rende il giusto omaggio. Da gustare dalla prima all'ultima nota. Grazie Osel per aver conservato questo gioiello fino ad oggi ed averlo condiviso con gli amici della Stratosfera.
Buon ascolto



Music by Osel - Post by George 

lunedì 26 giugno 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 27 (part II) - Gentle Giant 1972 Italian Tour


Questo post è l'appendice del Capitolo 27 della serie "Historic prog bands live in Italy" dedicato al tour italiano dei Gentle Giant del 1972, pubblicato poche settimane fa. L'appello lanciato dalle pagine della Stratosfera è stato raccolto dall'amico Osel (vi rimando ai suoi commenti nel post dedicato ai Traffic & Spooky Tooth) che ha tirato fuori dal suo cilindro una vera rarità: si tratta della registrazione della prima data del tour dei GG, opening act dei Jethro Tull, realizzata al Palazzo dello Sport di Roma il 1° febbraio 1972. Di questa registrazione non se ne parla proprio (credetemi, ho setacciato a lungo il web) e invece ora ce la ritroviamo fra le mani, con nostra grande soddisfazione. Non so se l'amico Osel l'ha già regalata in passato a qualche altro blog, ma non credo proprio, Caso contrario abbiamo un ennesimo First Time on the Web. Non mi dilungo oltre, anche perché molto è già stato scritto riguardo a questo leggendario tour. Un grazie caloroso all'amico Osel per questo splendido regalo.

Acr 3 - Gentle Giant - Roma, Palazzo dello Sport
1° febbraio 1972

I Gentle Giant sul palco del Palazzo dello Sport a Roma, il 1° febbraio 1972
TRACKLIST:

01. Alucard
02. Funny Ways
03. Nothing At All (including drum solo)
04. Plain Truth (including violin solo)


La scaletta è la stessa del concerto tenuto dai GG il giorno successivo a Bologna. Un set piuttosto breve, circa 40 minuti, per lasciare il palco ai Jethro Tull, headliner della serata. Anche in questo caso i Gentle Giant ottennero un clamoroso successo di pubblico, ben documentato da questo bootleg. Null'altro da aggiungere se non il rituale
Buon ascolto.



Music by Osel - Post by George

domenica 25 giugno 2017

Areknamés - Areknamés (2003) e Love Hate Round Trip (2006)


Se è vero che di completismo non è mai morto nessuno, allora battiamo il ferro finché è caldo e passiamo all'esame dei primi due album registrati in studio dagli Areknamés dei quali abbiamo da pochissimo proposto il live del 2007. I "Van Der Graaf Generator italiani" non finiscono di stupirci e i commenti dei nostri amici ne sono una chiara testimonianza. In questo torrido inizio di estate, prima delle vacanze estive di agosto (come sapete anche la Stratosfera si prende un mese di ferie) sarà per me un piacere completare i post rimasti in sospeso o rateizzati (leggasi Underground Life e Musicanova) oltre a proporre qualche novità. Gli Areknamés erano stati promessi e le promesse vanno mantenute.


Areknamés - Areknamés (2003)


TRACKLIST:

01. A Day Among Four walls   12:04
02. Wasted Time  5:40
03. Down  10:28
04. Seasons of Death   8:43
05. Boredom  8:33
06. Grain of Sand Lost in the Sea  8:55


FORMAZIONE

Michele Epifani - organ, electric piano, mellotron, synthesizer, harpsichord, acoustic &
electric guitars, recorder, vocals
Piero Ranalli - bass
Mino Vitelli - drums, djembe, arabian tabla, spring drum


E' l'album del debutto in formazione a trio, con Mino Vitelli alla batteria, poi sostituito da Simone Antonini. Pur essendo privi di un geniale sassofonista sul modello di David Jackson, va rimarcato che alcune tracce sembrano delle outtakes provenienti direttamente dalle session di "Pawn Hearts" o di "Godbuff". Boredom la ritroviamo anche in versione live, della durata di oltre 13 minuti, sul disco dal vivo del 2007. Un debutto grandioso. Come già ricordato i tre dischi in studio sono stati pubblicati dalla Black Widow Records sia in vinile che in CD. 




Areknamés - Love Hate Round Trip (2006)


TRACKLIST:

01. The Skeletal Landscape of the World  6:43  
02. Deceit  10:16  
03. Outcast  4:05  
04. La Chambre  7:26  
05. Snails  7:31  
06. Yet I Must Be Something  5:16  
07. Ignis Fatuus  11:22  
08. Stray Thoughts From A Crossroad  7:25  
09. A Grotesque Gift  1:23  
10. Someone Lies Here  4:43  
11. Pendulum Arc  6:50  
12. The Web of Years  5:09  


FORMAZIONE

Michele Epifani / voice, keyboards
Piero Ranalli / electric bass
Simone Antonini / drums & percussions
Stefano Colombi / acoustic & electric guitar


Ed eccoci alla seconda prova discografica degli Areknamés. Sono tarscorsi ben tre anni dal disco di debutto ma le sonorità non sono cambiate. Il modello di riferimento è immutato, anzi, la voce di Michele Epifani è sempre più vicina a quella di Peter Hammill. Le sonorità si fanno più dark, grazie al timbro della chitarra della new entry Stefano Colombo.  La massiccia presenza di tastiere elettroniche è un ulteriore elemento di distinguo rispetto al vecchio (ma sempre affascinante) Hammond degli anni '70. Il CD sfiora gli 80 minuti di lunghezza. In effetti è stato anche pubblicato come doppio LP (anche i vinile colorato). A mio modesto avviso questo album rappresenta la summa della breve produzione discografica degli Areknamés (quattro album in tutto) nonché della loro creatività. Come ho già ricordato nei commenti, non possiamo postare il loro ultimo disco del 2010, "In Case of Loss" in quanto il nostro regolamento stabilisce, tranne rare e motivate eccezioni, che i dischi postati abbiamo almeno 10 anni di vita dalla dalla data di pubblicazione. Questo sia per rispettare le case discografiche che per scongiurare possibili "eventi avversi" nei confronti del blog.



Ed ora le riflessioni finali. Paragonare gli Areknemés tout court ai VDGG sarebbe profondamente ingiusto nei confronti di entrambi i gruppi, Apprezzo indubbiamente il coraggio degli Areknamés di essersi ispirati negli anni 2000 ad un gruppo piuttosto "difficile" come quello dei Van Der Graaf. Non osavo sperare tanto, La scelta è ancora più coraggiosa in quanto dettata dalla pura passione, considerato  che non si tratta di musica "di cassetta" e di facile ascolto. Va da sé che le vendite sono circoscritte ad una cerchia di appassionati. Gli Arehnamés, lo avrete notato anche voi, sono degli abilissimi strumentisti, dotati di elevata capacità tecnica (e compositiva). Noi, grandi amanti del prog, non possiamo che ringraziarli per le meraviglie che ci hanno regalato.

Buon ascolto


Post by George

giovedì 22 giugno 2017

Miro - 1977 - Real life games


TRACKLIST :

1 - I am taken (5:35)
2 - Real life games (4:38)
3 - Hoo hoo the lights (4:22)
4 - Carly (4:06)
5 - Safari of love (6:08)
6 - Ok girl (3:32)
07 - Take my life (3:59)
8 - Flying oceans and mountains (4:47)



Dopo moltissimo tempo torno a postare un album personalmente (leggi con testi di accompagnamento miei), grazie all'amico Anonymous Benefactor, con il quale mi scuso per aver tenuto in stand-by per un tempo indeterminato  alcuni dei suoi graditi contributi. Ci occupiamo questa volta di Miro, cantautore dalla lunga carriera e paroliere di successo, anche se non di grande notorietà, almeno ai nostri giorni (i più curiosi di voi possono consultare su wikipedia l'accurata scheda a lui dedicata). La prima impressione di fronte a quest'album, ancor prima dell'ascolto, è quella di trovarsi di fronte ad un artista internazionale, e ciò è confermato dall'uso della lingua inglese in tutti i brani. Solo andando a dare un'occhiata al retro-copertina, e leggendo i nomi (e che nomi!) dei musicisti che collaborarono a quest'album, ci si rende conto di stare in italy.

A livello musicale il genere imperante è il funky, di gran moda tra l'altro ai tempi, con venature rock e disco. La miscela risulta piacevole e abbastanza varia, e non così ammiccante al successo commerciale da suonare sgradevole (anche se le strizzatine d'occhio al pubblico ci sono eccome). Si denota un ottimo lavoro chitarristico, strumento in evidenza in tutto l'album. Tra i consigli del capitano metterei "Hoo hoo the lights", un funk (disco) rock con un'insolita e piacevole apertura jazz nel ritornello (pezzo che può ricordare, per alcuni versi, il Micha dei giorni nostri) e "Safari of love", brano più lungo dell'album, con i suoi oltre 6 minuti e con parti strumentali più dilatate. Segnalo questo pezzo per un motivo particolare: non ci crederete ma, tra sonorità funky, parti cantate parrebbe da Amanda Lear e facili arrangiamenti sinfonici, mi è parso di udire, in un determinato punto della canzone, il riff di "Probiedad Prohibida" di Battiato. E questa cosa ad ogni ascolto anche successivo. Che volete che vi dica, probabilmente l'eccesso di caldo, weed and stress mi stanno giocando un brutto scherzo...

Miro in tutto il suo splendore

Anche il nostro vate Augusto Croce ha dedicato qualche riga al lavoro di Miro su Italianprog : "Un cantautore originario della provincia di Macerata, che aveva cominciato la carriera a Perugia negli anni '60 con il nome di Miro Banis, accompagnato dal gruppo I Transistors, e che dopo molti 45 giri ha pubblicato tre album negli anni '70. Per il secondo di questi, Real life games, la casa discografica cercò di lanciare Miro come artista internazionale, così l'album è interamente in inglese e con un produttore straniero, ed è spesso descritto come disco progressivo, anche se il suono è abbastanza commerciale con venature funky."


Hanno suonato:

Miro - Voce
Ken Stage - Chitarre
Marco Pellegrini - Batteria
Luigi Cappellotto - Basso
Gianni Dall'Aglio - Percussioni
Vince Tempera - Pianoforte, Sintetizzatore, Pipe Organo
Luigi Quaglia - Acoustic Piano



LINK

Post by A.B. & C. (respectively music and words)


martedì 20 giugno 2017

Roma drogata: la Polizia non può intervenire - 2007 - Colonna sonora originale del film (registrazioni del 1975)


TRACKLIST:

1 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.1 - We've Got a Lord)
vocals – Sammy Barbot  4:36
2 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.2)
vocals – Sammy Barbot  1:05
3 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.3) 1:22
4 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.4) 2:40
5 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.5) 1:30
6 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.6) 4:23
7 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.7) 7:22
8 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.8) 1:56
9 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.9) 9:11
10 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.10)
vocals – Edda Dell'Orso  1:00
11 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.11)
vocals – Edda Dell'Orso  2:59
12 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.12) 1:31
13 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.13) 3:26
14 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.14) 5:09
15 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.15) 0:30
16 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.16) 1:03
17 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.17) 2:10
18 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.18) 3:37
19 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.19 - Titoli Strumentale) 4:24


Si tratta di un disco di rara bellezza che raccoglie la colonna sonora di un film del 1975, pubblicata in tiratura limitata (500 copie) solo nel 2007. Il film si intitola "Roma drogata: la Polizia non può intervenire" (in inglese "Hallucination Strip") diretto da Lucio Marcaccini. Se vi interessa è reperibile nella sua veste integrale su Youtube. La colonna sonora venne scritta da Alber Verrecchia, compositore francese (ma presumo originario italiano) che venne in Italia negli anni '60 formando il gruppo I Pyranas, con i quali incise due album usciti per la Arc. Negli anni '70 Verrecchia si dedicò principalmente alla realizzazione di colonne sonore, tra cui quella qui presentata. A differenza di altri compositori di colonne sonore, Verrecchia preferiva sonorità elettriche agli arrangiamenti orchestrali. Questo disco contiene brani interessanti in stile rock e  blues, con qualche influenza psichedelica.

Tra i musicisti partecipanti al disco ci sono i Cyan, le Baba Yaga, Toni Esposito ed il cantante Sammy Barbot (che forse ricordiamo meglio come conduttore di due trasmissioni televisive degli anni '80, Piccolo Slam e Popcorn). I Cyan sono una nostra vecchia conoscenza, ai quali va attribuito un 33 giri nel 1972 e una manciata di singoli; Le Baba Yaga erano un trio femminile che realizzò un singolo nel 1972; infine Toni Esposito che non necessita di presentazioni. In due brani appare anche la cantante Edda Dell'Orso, con la sua voce da soprano.

Insomma, un disco unico nel panorama delle colonne sonora che non poteva mancare sulle pagine della Stratosfera.


Ho trovato sul web una eccellente intera recensione di questo album (sul sito
caniarrabbiati.it), che vi voglio proporre nelle sua integrità.

"Per la parte strumentale di questa colonna sonora psichedelica, Verrecchia si avvalse della collaborazione del complesso dei Cyan, oltre al percussionista napoletano Tony Esposito, non ancora esploso come cantautore, ma con già alle spalle collaborazioni con Alan Sorrenti, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Edoardo Bennato e Francesco De Gregori. I Cyan erano un quartetto italo-inglese composto da George Sims (chitarre), Roger Smith (basso), Alberto Visentin (tastiere) e Franco Di Stefano (batteria). Questo complesso era derivato dai Cyan Three, gruppo spalla di Patty Pravo ai tempi del Piper, che poi cambiò nome quando divenne un quartetto con l'arrivo del tastierista.

 I Cyan Three originali erano tutti inglesi ed includevano il batterista Gordon Fagetter, che uscì dal gruppo nel 1973. Per la parte vocale Verrecchia si avvalse invece di Sammy Barbot, Edda Dell’Orso e le Baba Yaga. Sammy Barbot, il cui vero nome è Jacques Edouard Barbot era un ballerino, cantante e presentatore, famoso in Italia per la conduzione della trasmissione musicale Piccolo Slam. Edda Dell’Orso non ha bisogno di presentazioni fra gli appassionati di colonne sonore perché è la voce indimenticabile di tutto il cinema italiano degli anni ’60–’70. Le Baba Yaga invece erano un gruppo vocale formato da Isabella Sodani, Rita Mariano e Patrizia Neri che lavoravano come coriste per la RCA ed hanno cantato in molti dischi di cantautori come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Rino Gaetano ed anche in alcune colonne sonore dei fratelli De Angelis come in Altrimenti ci arrabbiamo nella celebre Dune Buggy.


Il disco di "Roma drogata: la Polizia non può intervenire" non uscì all'epoca e dobbiamo ringraziare l’Associazione Escalation per avere recuperato le musiche, stampate nel 2007 in CD. Il film e il disco si aprono con “We've got a Lord”, un brano soul cantato da Sammy Barbot accompagnato dal coro delle Baba Yaga. Questo brano che troviamo nei titoli di testa, di coda e in altri momenti durante il film, non fu scritto da Albert Verrecchia, ma da sua sorella Évelyne Verrecchia con lo pseudonimo di Evelyn Lenton (in Italia più nota come cantante beat con il nome di Evy). Caso molto particolare: i titoli di testa riprendono proprio le fasi della registrazione del brano, per cui si vedono Sammy Barbot, i Cyan, le Baba Yaga e Albert Verrecchia. Questo brano è presente nel film anche in una versione più lenta di solo voce, durante la prima scena di sesso, ma questa traccia non è presente nel disco. Viceversa la traccia 19 è una versione strumentale di questo. La seconda traccia del CD, sempre cantata da Sammy Barbot, è un violento brano hard rock che non ha nulla da invidiare ai Led Zeppelin, grazie soprattutto agli splendidi riff di chitarra con effetto fuzz. Le tracce 3 e 9, che nel film accompagnano la scena di un droga party, sono invece uno stesso brano blues di lunghezza diversa con la chitarra di George Sims ancora protagonista con effetti wah-wah.


Ci sono poi alcune tracce che caratterizzano particolarmente questo film che sono sperimentazioni percussive e vocali al limite dell'avanguardia, dove spicca ovviamente Tony Esposito (tracce 4, 5, 8 e 18). La traccia 6 è un brano ipnotico ossessivo che rimarca il carattere psichedelico del film mentre la 7 è invece un lungo brano rock dominato dall'hammond di Visentin le cui sonorità ricordano i Deep Purple o Le Orme di Cemento Armato. I brani 10 e 11 sono caratterizzati dalla voce di Edda Dell'Orso e nel film si sentono consecutivamente durante una scena di sesso e allucinazioni. La traccia 10 è una ninna nanna (che ritroviamo anche nella traccia 16) con l'aggiunta di effetti di lastre metalliche con singhiozzi e lamenti di Edda. La traccia 11 ha invece una base rock-blues dove i vocalizzi di Edda mutano in grida di dolore e angoscia.

I Cyan
Nella traccia 12 si scatena invece Tony Esposito con ritmi “afro”, per un brano che nel film accompagna un incubo a tema cannibalico causato dall'uso di droghe. I brani 13 e 14 sono invece più soft-rock con basso e tastiere in evidenza insieme a voci distorte. La breve traccia 15 contiene il suono di una chitarra distorta con effetti stereo che la fanno passare da un canale all'altro. La traccia 17 è infine un brano di chitarra acustica che nel film viene suonato da un ragazzo, unico caso di musica diegetica di questa colonna sonora. Un disco che non può mancare agli appassionati di rock anni 70".

Buon ascolto



Link

Post by George

sabato 17 giugno 2017

Serie "New Italian Prog" n. 7 - Areknamés - 2007 - Live at Burg Herzberg Festival 2007


TRACKLIST:

1. Dateless diary (6.18)
2. The prison that few can see (17.57)
3. A new song (9.02)
4. Outcast (3.43)
5. Boredom (13.31)


FORMAZIONE 

Michele Epifani / voice, keyboards
Piero Ranalli / electric bass
Simone Antonini / drums & percussions
Stefano Colombi / acoustic & electric guitar


Sono da sempre un po' prevenuto nei confronti delle band italiane di new prog, e questo è indubbiamente un mio limite. Ho scoperto, se così si può dire, questo gruppo in tempi relativamente recenti, proprio in occasione dell'uscita di questo album live del 2007, registrato in Germania in occasione del Burg Herzberg Festival, raduno di band rock e prog rock nato nel 1968. Nonostante il nome, non aspettatevi nessuna evocazione dei suoni del nostro amato Franco Battiato. Gli Areknames (originari di Pescara, nati nel 2001 col nome Mors in Fabula), guidati dal poli strumentista e compositore Michele Epifani, hanno invece assorbito in modo massiccio la lezione dei Van Der Graaf Generator (con qualche puntata nel Canterbury Sound) con un suono che è in perfetta armonia con i canoni del progressive rock degli anni '70. La lunga cavalcata di The prison that few  can see, è emblematica, con una coda strumentale dominata dalle tastiere di Epifani (riscopre anche il mellotron) che ci riporta indietro nel tempo almeno di 40 anni.

Titoli e testi sono scritti e cantati esclusivamente in lingua inglese. Ammetto che gli Areknamés mi piacciono, e anche molto, e non speravo di poter ascoltare questa meraviglia negli anni 2000. Diciamo che questo post è un assaggio. Il gruppo ha registrato quattro  CD, tutti per la Black Widow Records: l'eponimo nel 2003, "Love Hate Round Trip" nel 2006, questo live nel 2007 e, infine, "In Case of Loss" nel 2010.  Se gli Areknamés saranno di vostro gradimento sarà uno scherzo postare i primi due album.

Per il momento buon ascolto. I commenti sono sempre graditi.



Post by George

mercoledì 14 giugno 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 28 - Traffic & Spooky Tooth live in Bologna, 31.03.1973


Cari amici, ben ritrovati. Quest'oggi sono di scena due storiche band, Traffic e Spooky Tooth, insieme sul palco del Palasport di Bologna il 31 marzo 1973. Questo magnifico bootleg ha una storia un po' controversa. La mia copia, ad esempio, che ha pure un titolo, "Out of the Gridlock", indica come location il Palasport di Roma. Anche la data è inesatta: la back cover riporta il 2 aprile 1974. Per essere precisi i Traffic vennero in Italia nel 1974, per cinque date nel corso del mese di aprile: il 2 a Roma, il 3 a Napoli, il 4 a Pesaro, il 6 a Udine e l'8 a Torino. Ho trovato la registrazione di "Popoff" (mitica!) del 1° aprile 1974, condotta da Carlo Massarini, uno speciale di un'ora dedicato completamente ai Traffic proprio in occasione dell'imminente tour italiano. Ad un certo punto della trasmissione Jim Capaldi entra negli studi RAI per essere intervistato dallo stesso Massarini. Da brivido. Per la gioia (o la dannazione) dei completisti allego anche il file mp3 dell'intera puntata della storica trasmissione. Ricordo infine che due concerti del tour 1974 sono documentati, quello di Udine del 6 aprile e quello di Torino dell'8 aprile. Lo show di Roma del 2 aprile, citato erroneamente nel bootleg, non è invece documentato.


TRACKLIST CD 1:

Traffic - part 1

01. Shoot Out at the Fantasy Factory
02. Rock 'n' Roll Stew
 03. 40,000 Headmen
04. Roll Right Stones
05. Empty Pages

Spooky Tooth

06. Cotton Growing Man
07. I'm the Walrus
08. The Wrong Time
09. Moraih
10. Better By You, Better Than Me
11. Come Back To Me

La back cover del doppio CD con data e luogo inesatti
TRACKLIST CD 2:

Traffic - part 2

01. No Face, No Name, No Number
02. Glad / Freedom Rider
03. Tragic Magic
04. Sometimes I Feel So Uninspired
 05. Light Up or Leave Me Alone
06. Low Spark of High-Heeled Boys


TRAFFIC LINE-UP

Steve Winwood – guitar, organ, piano, vocals
 Jim Capaldi –  percussion, drums, vocals
 Chris Wood – flute, sax, vocals
 Rebop Kwaku Baah – percussion
 Roger Hawkins (o Rick Grech?) - bass
Jim Gordon - drums

Spooky Tooth - 1973 line-up
SPOOKY TOOTH LINE-UP

Mike Harrison – lead and backing vocals, piano, harmonica, percussion
Gary Wright – organ, backing and lead vocals, synthesizer
Mick Jones – guitar, backing vocals
Chris Stewart – bass
Mike Kellie – drums

Spooky Tooth live 1973
Le informazioni su questo concerto sono praticamente nulle. In particolare il connubio Traffic-Spooky Tooth non trova alcuna fonte. I Traffic con una line-up non perfettamente certa, sciorinano una sequenza impressionante di brani storici, parte dei quali tratti dall'allora ultimo disco, quel memorabile "Shoot Out at the Fantasy Factory", pubblicato nel febbraio 1973. Oltretutto è una grande occasione per ricordare sia Chris Wood (scomparso nel lontano 1983) che il grande Jim Capaldi, anche lui scomparso da molti anni (febbraio 2005). Il brano 40,000 Headmen è una composizione dello stesso Capaldi, cantata da lui stesso. 






Il set degli Spooky Tooth è altrettanto avvincente. La band capitanata da Mike Harrison e Gary Wright propone una manciata di grandi successi, tra cui la cover di I'm The Walrus dei Beatles, capolavoro incluso nell'album "The Last Puff" del 1970. La registrazione, pur essendo un audience, è complessivamente buona. Un grande documento sonoro da gustare dalla prima all'ultima nota.
Buon ascolto



Link CD1
Link CD2
Link Popoff 1974

Post by George


giovedì 8 giugno 2017

I Marc 4 - 1970 - Special Effects (vinyl)


TRACKLIST:

01. Metropolis  1:59  
02. Mathausen  2:11  
03. Scherzo in chiave di basso  1:45  
04. Sahib  2:04  
05. Tamburi in parata N. 1  1:56  
06. Tamburi in parata N. 2  1:57  
07. Suspence subacqueo  2:03  
08. Ossessione omicida  1:48  
09. Texana  1:22  
10. Battuta di caccia grossa  2:03  
11. Terzo Mondo  3:08  
12. Alba di guerra N. 1 / Alba di guerra N. 2   2:11 
13. Berkley '70  2:02  
14. Raffiche di guerriglia N. 1  1:32  
15. Raffiche di guerriglia N. 2  1:30  
16. Brazil sound  1:26  
17. Divisione Panzer  2:40  
18. Bongos suspence  1:39  
19. Thrilling mortale  1:34  
20. Cadenza di morte e distruzione  1:34  


Un bell'esempio di library music, genere musicale di cui i Marc 4 sono stati tra i più interessanti esponenti. Si tratta di una sequenza di 20 brani, molto brevi, composti per sonorizzazioni e colonne sonore. L'album in questione è datato 1970, rigorosamente in vinile e mai ristampato in CD. Nelle numerose discografie dei Marc 4 questo "Special Effects" non viene quasi mai citato. Se ne trova traccia su Discogs.  I Marc 4, insieme ad Alessandro Alessandroni, sono già apparsi sulle pagine della Stratosfera, per la precisione lo scorso anno, quando proponemmo "Shopping in Carnaby Street", datato 1969. Vi rimando al post in questione che troverete qui

I quattro componenti dei Marc 4 (il disco non ne fa menzione) dovrebbero essere Carlo Pes alla chitarra, Maurizio Majorana al basso, Antonello Vannucchi all'organo Hammond C3 (vero dominatore del disco), tastiere, pianoforte, vibrafono; infine Roberto Podio alla batteria. Che dire di più? I titoli sono alquanto divertenti e il disco scorre in un baleno.
Buon ascolto



Post by George

mercoledì 7 giugno 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 58 (Serie "Bootleg" n. 242) - Franco Battiato - 2002 - Ferro Battuto Live a Ragusa (Castello di Donnafugata)


Ferro Battuto Live Donnafugata 2002 :

01 - Il cielo in una stanza
02 - Strani giorni
03 - Il cammino interminabile
04 - Shock in my town
05 - Il mantello e la spiga
06 - La canzone dell'amore perduto
07 - Ruby Tuesday
08 - La cura
09 - Bacterium
10 - E ti vengo a cercare
11 - La stagione dell'amore
12 - Nomadi
13 - Voglio vederti danzare
14 - L'era del cinghiale bianco
15 - Cuccuruccucu
16 - Stranizza d'amuri
17 - L'animale
18 - Gli uccelli
19 - Sarcofagia
20 - I treni di Tozeur
21 - Centro di gravità permanente
 

 Il barone di Donnafugata era un uomo di spirito. Nel giardino del suo "castello" aveva costruito un facile labirinto dai muri bassi, una panchina per innamorati con piccoli getti d'acqua che dovevano risultare tutt'altro che spiacevoli durante la canicola, una piccola casupola da cui il curioso ospite vedeva sbucare e precipitargli addosso un manichino di paglia. I visitatori tutto questo lo sapevano, ne erano divertiti e ne ridevano nei pomeriggi afosi all'ombra della Coffe house. Qualcosa di simile nella sera del concerto del nostro eroe al Castello di Donnafugata. Il percorso musicale disegnato per l'occasione è labirintico nel suo passare da "Il cielo in una stanza" a "Strani giorni", dai passi di TAI CHI de "Il mantello e la spiga" a un ulteriore detto siculo prima de "Il cammino interminabile", ma il pubblico sa e segue tutto.


Chi si perde è l'architetto che nell'eseguire dopo 10 anni "Nomadi" ha bisogno della mappa, smarrisce la via e si ritrova nel coro degli ammiratori che il pezzo lo ricordano benissimo. E poi, visto che gli ospiti sanno che al Castello ci si diverte, entra tra gli applausi Sgalambro. "Sei un poeta!" "Sei un grande!" E Battiato che sottolinea tutti i complimenti e li ripete al professore e attacca coi vari BACTERIUM!

Battiato rinvigorito dall'accoglienza, non si risparmia. Non fa mancare nessuno dei successi e nel vedere (vederci) ballare, cantare, ridere non dispiace risentire ancora "Cuccurucucu", "Voglio vederti danzare", "La cura". E poi  "E ti vengo a cercare" che ti entra sempre dentro, qualunque sia il contesto, anche "in questo secolo oramai all'inizio".


Insomma grande festa, che sopperisce alle carenze tecnico - acustiche e all'assenza (imprevista) degli archi che hanno penalizzato soprattutto le cover e i brani più rarefatti. E' la classica cronaca di un trionfo annunciato. Alla fine ci si risente sempre un pò nuovi, si ascoltano i commenti, si scruta tra le facce. Si canta. Ancora una volta la "frevi ci trasi nda l'ossa" e la sensazione puntuale si ripresenta. Un altro concerto all'aperto e in notturna ci ha fatto prendere una bella catarsi. Cough cough BACTERIUM!!!! :-))

All works by Antonio LM, posted by Captain