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giovedì 9 marzo 2023

Stormy Six & Moni Ovadia - 2013 - Benvenuti nel ghetto (live in Reggio Emilia)

 

TRACKLIST:

01. Canzone del tempo e della memoria – 5:26 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
02. Canto dei sarti ebrei della Wehrmacht – 3:12 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
03. Devarim – 3:48 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
04. Umschlagplatz – 3:46 (Umberto Fiori)
05. Benvenuti nel ghetto – 2:58 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
06. Mordechai Anielewicz – 4:33 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
07. Mein Name Ist Stroop – 3:17 (Carlo De Martini, Umberto Fiori, arrangiamento di Carlo De Martini)
08. Viene un giorno – 2:53 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
09. Il sole sottoterra – 4:17 (Carlo De Martini, Umberto Fiori, arrangiamento di Carlo De Martini)
10. Es Gibt – 3:35 (Tommaso Leddi, Umberto Fiori)
11. Invocazione – 2:55 (Salvatore Garau, Tommaso Leddi, Umberto Fiori)

FORMAZIONE:

Tommaso Leddi - mandolino, chitarra, basso, cori
Francesco Zago - chitarre
Umberto Fiori - voce, chitarra
Carlo De Martini - violino, cori
Archimede De Martini - basso, violino
Salvatore Garau - batteria
Moni Ovadia - voce recitante, cori

Moni Ovadia

Sono tornati. Dopo ben 18 anni dalla pubblicazione dell'album "Un concerto", risalente al 1995 (il disco della reunion). "Benvenuti nel ghetto" (quello di Varsavia, in occasione del 70° anniversario della resistenza alle truppe di occupazione naziste, la cosiddetta "primavera di Varsavia"), segna il ritorno degli Stormy Six sulla scena musicale, L'album venne immesso sul mercato nel 2013 dalla BTF Vinyl Magic in formato CD + DVD. La versione video contiene una traccia in più rispetto a quella audio. Si tratta del bis, dove gli Stormy Six proposero "Dante di Nanni", una vecchia composizione del 1975 inclusa nell'album "Un biglietto del tram". Lo spettacolo, un evento unico, ebbe luogo a Reggio Emilia, il 20 aprile 2013, al Teatro Ariosto. E' l'unico album in cui non è presente Franco Fabbri, uno dei "padri fondatori" degli Stormy Six, presente fin dal primissimo disco del 1969. In compenso troviamo l'amico storico degli Stormy, Moni Ovadia, come voce recitante. Vediamo più da vicino il significato del concerto e dei correlati supporti audio-video.


Il 19 aprile del 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia – uomini e donne, vecchi e bambini - si ribellarono  alla violenza delle SS e tennero loro testa, armi in pugno, per quasi un mese. Si trattò del primo episodio di resistenza armata contro i nazisti; un episodio tanto più significativo perché a esserne protagonisti –in condizioni di disperata inferiorità militare e di quasi totale isolamento- furono le vittime designate della persecuzione razzista e del genocidio, i “subumani senza onore” dai quali le truppe di Hitler si attendevano solo viltà e sottomissione" (fonte sito Doppio Zero). Fin qui la cruda realtà alla base dello spettacolo "Benvenuti nel ghetto". Continuo con l'articolo scritto da Umberto Fiori sul sito "Doppio Zero" dove prendono la parola gli stessi Stormy Six:
"Quando Moni Ovadia ha proposto a noi Stormy Six di progettare insieme una serata di rievocazione di quell’episodio al Teatro Ariosto di Reggio Emilia, ci siamo messi subito al lavoro. I legami tra il gruppo e Moni risalgono agli anni ’70, ma questa era la prima occasione per una collaborazione diretta, e oltretutto il tema è strettamente legato a quello del nostro disco più conosciuto, Un biglietto del tram (1975), dedicato alla Resistenza. Le canzoni di Benvenuti nel ghetto sono nate come una sorta di “continuazione” di Stalingrado, La fabbrica, Dante di Nanni, Otto settembre: un racconto epico il cui modello è la canzone popolare, da una parte, dall’altra il rock e la tradizione “colta” del Novecento. Con una formula, si potrebbe dire: Woody Guthrie a braccetto con Hans Eisler".


Qui sotto, trascrivo il testo del pezzo che fa da introduzione allo spettacolo, una riflessione sul senso di rievocazioni storiche come la nostra. "Noi ricordiamo –col canto, col racconto- i protagonisti di un evento terribile e magnifico. Il tempo, che mette al mondo i suoi figli e subito li divora, rischia di annientare il loro ricordo: noi siamo chiamati a “salvare” quelli che settant’anni fa, nel momento più buio della storia del Novecento, hanno avuto il coraggio e la forza di alzare la testa, di combattere, senza nessuna speranza di vincere. Li rammemoriamo, li rappresentiamo, li riportiamo a una presenza tutta da ripensare. In realtà, la memoria che risale la corrente e ritrova quegli uomini e quelle donne è la stessa che li ha sostenuti, che li ha guidati –attraverso la morte- verso un altro tempo: il nostro". 

ghetto di Varsavia - 1943

Conclusine: non sono a conoscenza della riproposta del concerto-spettacolo in altra sede, oltre all'evento duReggio Emilia. Wikipedia riferisce che "Benvenuti nel ghetto" sarebbe stato riproposto nel 2018 alla "Casa di Alex" a Milano. Non ho conferme al riguardo. Magari qualche amico della Stratosfera saprà fornire qualche notizia più dettagliata. Bene, cari amici, è tutto, vi lascio all'ascolto del concerto. 
Ci rivediamo tra qualche giorno.



Post by George

domenica 20 febbraio 2022

Franco Fabbri - 1983 - Domestic Flights (vinyl version)


TRACKLIST:

01. Domestic Flights - 20:30
02. Home Flight #2 - 16:32


Questo album venne pubblicato nel 1983 dalla Cooperativa L'Orchestra, di cui abbiamo già lungamente parlato e sulla quale ritorneremo ancora, a breve, per presentare altre opere. L'Orchestra è la splendida creatura di Franco Fabbri, membro fondatore degli Stormy Six. E visto che lo scopo della Cooperativa era quello di promuovere la musica no commerciale, questo vinile si colloca al suo interno a pieno titolo. L'album vene ristampato in CD nel 1997 dalla Fonit Cetra con l'aggiunta di bel 14 brani, una mini suite dal titolo "La casa parlante". Qui invece vi propongo la versione originale, composta da due lunghe suite, collocate una su ogni facciata del disco. Si tratta di musica elettronica, sperimentale, di evidente matrice ambient, con Franco Fabbri unico protagonista alle prese con chitarra synth, drum machine e computer. Una dissertazione musicale del tutto unica e originale nella scarna produzione solista del musicista. Dalle informazioni che ho tratta dalla rete, "Domestic Flights", nacque come colonna sonora originale di una performance commissionato dal Comune di Milano e dalla Associazione Out-Oil con la scenografia di Monica Sestris. Insomma, sperimentazione multimediale a tutto campo. Il risultato finale non è nulla di eccezionale. Si tratta in ogni caso di un prodotto interessante, nonostante la ripetitività della seconda traccia, forse esageratamente "liquida" e la conseguente noia provocata dal suo ascolto. Lascio a voi ulteriori giudizi. Personalmente ho avuto modo di apprezzare maggiormente Franco Fabbri in altre vesti di sperimentatore, ad iniziare dai "La 1919" di cui parleremo a breve. Vi lascio con il consueto buon ascolto.


LINK

Post by George

lunedì 31 gennaio 2022

Gruppo Folk Internazionale - 1975 - Festa popolare (vinyl)

 

TRACKLIST:

01. Orange Blossom Special - 1:57
02. Na Kone' - 1:56
03. Main Rue Platz - 2:34
04. Brother Did You Weep - 2:07
05. Sentite buona gente - 3:18
06. Deportee - 4:10
07. Doña Javiera Carrera - 2:50
08. The Wark Of The Weavers - 2:04
09. Ena Dilino' - 2:30
10. La fontanella - 2:29
11. Santy Ano - 2:03
12. Reel - 1:32
13. Polesine - 4:04
14. La Petenera - 3:58


COMPONENTI

Mariuccia Colegni, Maurizio Deho, Claudia Gallone, Paolo Oniga,
Mony Ovadia, Enrico Sassoon, Roberta Zanuso


Facciamo un salto nelle "folk roots" con il primo grandioso album del Gruppo Folk Internazionale datato 1975. Venne pubblicato dall'etichetta Cooperativa L'Orchestra che, come ben ricorderete, venne fondata sul finire del 1974 da un gruppo di musicisti milanesi, tra i quali Franco Fabbri degli Stormy Six, con lo scopo di promuovere musica non commerciale. Tradotto in parole povere avanguardia, jazz, canzone politica e di protesta, musica popolare e folk. Proprio a quest'ultima categoria appartiene il Gruppo Folk Internazionale, un ensemble di cantanti e strumentisti che vedeva come personaggio di spicco Mony (poi solo Moni) Ovada.  Il gruppo faceva riferimento a due tipi di esperienze: la prima consisteva nel lavoro di ricerca in Italia settentrionale svolto da una parte dei componenti che in precedenza avevano fatto parte dell’Almanacco Popolare, e da questa matrice traeva l’impegno di fedeltà stilistica ai modi espressivi popolari; la seconda esperienza derivava dall’incontro con il musicologo inglese Ewan MacColl che seppe trasmettere ai componenti del gruppo la sua premura a unire al rigore della ricerca, l’impegno militante in campo culturale. Il repertorio del gruppo andava dai canti popolari italiani a quelli slavi, britannici, latino-americani, yiddish, nonché a canzoni di autori colti come lo stesso MacColi, Woody Guthrie e a canzoni di lotta di varie parti del mondo. Tanta maestria ispirò molti musicisti tra i quali Mauro Pagani nella “svolta” che lo portò a comporre per Fabrizio De André le musiche di "Creuza de ma"; 

Moni Ovada

L'avventura discografica del Gruppo Folk Internazionale prese avvio nel 1975 con l'album qui presentato, "Festa popolare". Seguiranno altri quattro dischi, registrati tra il 1977 e il 1979 e pubblicati sempre dall'etichetta L'Orchestra. Nel 2006 la Warner Music Italia ebbe la geniale idea di rimasterizzare tutto il repertorio del gruppo e pubblicarlo in un doppio CD antologico dal titolo "'75-'79". Assolutamente consigliato. Ancora due parole su Moni Ovadia, ispiratore sia del Gruppo Folk Internazionale che  dell’Ensemble Havadià. Ovadia, classe 1946, nativo della Bulgaria, non è solo musicista, ma uomo di teatro, interprete della tradizione ebraica, umorista e ideologo. Il GFI fu la sua prima grande esperienza musicale, dopo avere mosso i primi passi nel Gruppo dell'Almanacco Popolare. Nel 1984 l’esordio a teatro, nel 1987 il Festival di cultura ebraica del Teatro Pier Lombardo di Milano lo vide protagonista dello spettacolo "Dalla sabbia dal tempo", scritto e diretto da Mara Cantoni. Seguirono altre esperienze teatrali finché nel 2005, Moni Ovadia vinse il premio Colombe d’Oro per la Pace, assegnato annualmente dall’Archivio disarmo ad una personalità distintasi in campo internazionale. Nella sua carriera vanno ricordate – tra le altre – anche le collaborazioni cinematografiche con Enzo Monteleone, Nanni Moretti (Caro Diario) e Mario Monicelli (Facciamo paradiso). Ultimo ma non meno importante, nel 2009 interpretò il ruolo di un rabbino nel film "Mi ricordo Anna Frank".
E con questo vi lascio all'ascolto dell'album. Alla prossima.



Post by George

sabato 18 luglio 2020

Serie Just One Record- vol. 6- Quarto Stato- 1975 - Omonimo (vinyl)


TRACKLIST:

01 Il brigante
02 Luca Marano
02 Orta Nova 1948
04 Cantata per Rocco Scotellaro
05 Non è tempo
06 Tonino e Carlo Magno
07 Pullmann

FORMAZIONE:
Mario Acquaviva- voce, chitarra
Nadia Furlon- voce
Tommaso Leddi- mandolino
Gaetano Liguori- piano
Riccardo Luppi- fiati
Roberto Del Piano- basso

Milano, turbolenti anni ’70. All’interno dell’Università Statale impera il Movimento Studentesco che supporta la sua attività politica anche attraverso una Commissione Musicale al cui interno hanno un ruolo importante, perlomeno all’inizio, Franco Fabbri e altri membri degli Stormy Six (come si evince nel bel post di Frank-One che potete leggere QUI). Sono proprio gli Stormy Six, quelli dell’ “Unità” per capirci, il modello di riferimento di un giovane Mario Acquaviva, pugliese trapiantato, in modo non del tutto indolore, a Milano a dieci anni. In quell’ambiente così fervido Mario Acquaviva, occhiali da secchione e faccia da bravo ragazzo, si fa le ossa politicamente e musicalmente, scrive canzoni che raccontano l’occupazione delle terre dei contadini meridionali, la repressione nel Tavoliere delle Puglie, brani che cantano di briganti e soprusi, di ansie di giustizia. Con queste canzoni, una volta stretto un sodalizio artistico con Nadia Furlon ed essersi rinominati, in omaggio al celebre quadro di Pellizza da Volpedo "Quarto Stato", i due entrano nel giro dell’Orchestra, la Cooperativa ed etichetta discografica fondata appunto dagli Stormy Six e proprio su questa etichetta esce quindi nel ’75 questo primo e unico album omonimo con una estesa nota di copertina sul retro firmata nientepopodimeno che da Dario Fo, che più di una volta li ospita alla sua Palazzina Liberty, sede della Comune. 



Scrive il futuro Premio Nobel: “Lei suona un mandolino lui la chitarra, si danno il cambio alla prima voce alla seconda e alla terza... ogni tanto uno tace e l'altro o l'altra va da solo o sola. Io e con me tutta la platea, ci siamo entusiasmati, divertiti, e commossi ad ascoltarli e vederli. E' importante vederli oltre che ascoltarli. Nadia e Mario mentre suonano e cantano le canzoni che loro hanno inventato... Hanno gesti brevi del collo e delle spalle a tempo e in assonanza... lento girare, inconscio, del viso quasi all'unisono... e poi un arresto legato al gesto della mano sulle corde... e poi di nuovo lo scatto delle spalle a sollevarsi e a scendere in bilancia sul tempo e il controtempo. Insomma... la danza. Le parole di quelle canzoni sono scritte con la musica... sono dentro un ritmo e un'aria. E' quasi ovvio: una canzone come "Tonino e Carlo Magno" non può nascere in due tempi,... prima la pagina in scrittura e poi, sopra, la musica, o viceversa, prima la musica e poi dentro le parole... lo si vede benissimo che note e sillabe sono uscite masticate assieme ai respiri e raddoppi di suono e di consonanti... (…) Evviva il popolo che ha ragazzi e ragazze che cantano poemi nuovi, con belle voci chiare e pulite, abbasso il potere che ha poeti catarrosi bolsi, senza allegria né rabbia… solo pessimismo e malinconica morte. Evviva Mario e Nadia che sanno cantare… sono vivi, hanno poesia e musica da regalare…e anche quando hanno malinconia… è solo per il fatto di dialettica con l’ottimismo!”



A causa del basso budget (praticamente un’autoproduzione) si dovette ridurre al minimo il piano di registrazione, limitato a un paio di giorni di studi Ariston, di conseguenza è stato giocoforza sacrificare un po' l’arrangiamento dei pezzi: il lavoro viene infatti in buona parte realizzato registrando  in presa diretta le voci e le chitarre, anche se il disco vede anche la collaborazione, oltre che di Franco Fabbri in cabina di regia, di Tommaso Leddi (Stormy Six) al mandolino, del pianista jazz Gaetano Liguori, di Roberto Del Piano al basso e di Riccardo Luppi ai fiati. 

Il Quarto Stato si fa conoscere ed apprezzare nel consueto giro in cui al tempo trovava spazio questa proposta di canzone di protesta militante, con diverse puntate anche all’estero (Germania, Belgio, Olanda).
Qualche freccia al proprio arco, sia detto, questi giovanotti l’avevano: due belli voci, un bel modo di stare sul palco e una scrittura che, al netto della retorica d’epoca, si stagliava su quella di altre esperienze simili. Certo, l’influenza degli Stormy Six (quelli del periodo ’72-’76) si fa sentire, ma ciò non toglie che alcune di queste canzoni abbiano una loro indubbia efficacia. Ci piace segnalare l’iniziale “Il brigante”,  o “Luca Marano” liberamente tratta da “Le terre del Sacramento” di Francesco Iovine o la commovente "Orta Nova 1948" che ricostruisce un episodio delle lotte contadine (in quel febbraio il Tavoliere fu inondato di sangue contadino dalla Celere inviata da Mario Scelta).



Poi sorgono dei dissapori con l’Orchestra, soprattutto di ambito politico, e il Quarto Stato prende un’altra strada mettendo in scena lo spettacolo “Contrasto” in cui ha ampio spazio la prosa e dove vengono affrontati anche temi femministi.
Gli alterni risultati e soprattutto la fine di un’epoca e il conseguente riflusso mettono la parola fine all’esperienza Quarto Stato, i componenti del quale continuano tuttavia ad agire in ambito artistico: Nadia Furlon si impegna in un longo percorso legato al cafè chantant e all’operetta fino a fondare la Compagnia  “La Nuova Operetta” con Romolo Siena, mentre Mario Acquaviva intraprende una carriera solista di grandissimo interesse cercando una suo percorso tra canzone d’autore, jazz e funk. Pubblica tra 1980 e 1987 due album (“Ballabile” e “Sogni e ridi”) e un Q Disc omonimo, lavori bellissimi in cui si proponeva come una sorta di Donald Fagen italiano, album purtroppo passati praticamente sotto silenzio, anche per una serie di incredibili odissee che coinvolsero le varie etichette che dovevano seguire e supportare il suo lavoro, fino a costringerlo a fare causa alla Fonit Cetra per non aver onorato il contratto. Vincerà la causa, ma da quel momento in poi per lui ci saranno solo porte chiuse.



La storia poteva finire qui, un altro artista bravo  e incompreso di cui si è persa la memoria, ma la cosa stupefacente è che da qualche tempo quei lavori, sepolti negli archivi polverosi della discografia, stanno ritornando in grande auge soprattutto nei set di alcuni DJ illuminati. Grazie alla loro spinta, l'etichetta Archeo ha provveduto nel 2019 alla ristampa del Q disc (con il capolavoro “Notturno italiano”) con conseguente risveglio di interesse critico verso questo straordinario outsider della nostra canzone: prova ne sia il corposo articolo del bravissimo Maurizio Becker apparso sul recente numero di luglio (ancora in edicola) della rivista “Vinile” (articolo e rivista consigliatissimi), da cui abbiamo tratto alcune delle notizie che compaiono in questo post.



Ci sarà modo, in futuro, di tornare sulla produzione solista di Mario Acquaviva, perché è davvero notevole e merita di essere riscoperta
Per il momento godetevi questi barricaderi Quarto Stato, colti al momento di una giovinezza gonfia di speranze, quando la rivoluzione sembrava dietro l’angolo.

Ultima nota- “Quarto Stato” non è stato più ristampato ed attualmente non è reperibile in rete, se non un paio di canzoni presenti sul Tubo. La versione che ascoltate è stata personalmente rippata dal vinile.

Buon ascolto!
  

 



lunedì 15 giugno 2020

Stormy Six - 1974 - Guarda giù dalla pianura (vinyl) + singoli non ufficiali


TRACKLIST:

01. Guarda giù dalla pianura – 1:28 (Michele Luciano Straniero, Tradizionale, Vitavisia
 (Giovanna Marini)
02. Union Maid – 3:03 (Woody Guthrie)
03. Otan xtupesis duo fores – 3:02 (Mikis Theodorakis)
04. Cuba sì, yanquis no – 2:44 (Alejandro Gómez Roa)
05. The Ballad of Ho Chi Minh – 3:33 (Ewan Mac Coll)
06. Leaving Belfast Town – 3:18 (Barney McIlvogue)
07. Cançion del poder popular – 2:39 (Luis Advis, Julio Rojas)
08. Do Re Mi – 3:05 (Woody Guthrie)
09. Brother, Did You Weep? – 1:49 (Ewan MacColl)
10. Per i morti di Reggio Emilia – 3:27 (Fausto Amodei)


FORMAZIONE

Franco Fabbri - chitarre, voce
Umberto Fiori - chitarra, voce
Carlo De Martini - sassofono, violino, viola, mandolino, chitarra acustica
Tommaso Leddi - violino, mandolino, balalaica, chitarra acustica
Luca Piscicelli - basso, voce
Antonio Zanuso - batteria, percussioni

Ospiti
Giorgio Kochinos (Spiros Nicolaou) - voce (brano "Cuba sì, yanquis no")
Giorgio Kochinos (Spiros Nicolaou) - coro (brano "Per i morti di Reggio Emilia")


Premessa by George
Spendo solo due parole per ringraziare l'amico Frank-One per questo ennesimo magnifico regalo. Con grande dovizia di particolari e maestria, da vero cultore, Frank-One ci accompagna in questo viaggio "storico", alla scoperta di segreti racchiusi in alcuni 45 giri dei primi anni '70, dove è presente la mano degli Stormy Six. E' anche grazie ai contributi di persone come lui, esperti e appassionati di musica e rarità, se la Stratosfera continua a crescere di livello e a mantenersi viva nel tempo. 

Recensione by Frank-One
Da tempo volevo pubblicare l’unico lavoro mai ristampato in CD degli Stormy Six, ovvero "Guarda giù dalla pianura" del 1974, uscito per la Ariston serie Progressive, in verità ripubblicato pochi anni dopo in edizioni economiche con busta singola (l’originale era gatefold), sia nel 1975 dalla Super Oscar che nel 1976 dalla Oxford, quest’ultima anche in cassetta e addirittura con differente titolo, "Canti della rivoluzione nel mondo" L’album è una raccolta di canti militanti da ogni parte del mondo come era sovente in uso in quegli anni. Ricordo lavori analoghi da parte, ad esempio, del Canzoniere delle Lame e del Canzoniere Internazionale.  La formazione è quella storica : Carlo De Martini, Franco Fabbri, Umberto Fiori, Tommaso Leddi, Luca Piscicelli e Antonio Zanuso.
Sintetizzando le note di copertina si legge che il gruppo, dopo l’esperienza de "L’Unità" del 1972, con canzoni da loro composte sulla storia dell’Italia, avendo introdotto nel repertorio dei propri concerti molti brani popolari di autori sia noti sia anonimi, decisero di pubblicarne un disco, rassicurando che quanto prima avrebbe visto la luce un nuovo lavoro con brani sempre attinenti alla storia d’Italia, ma originali. Chiaro riferimento al futuro "Un biglietto del tram" che ebbe anche il ruolo di primo album per la nascita della nuova casa discografica l’Orchestra. Note che si chiudono con i ringraziamenti a Giorgio Kochinos che ha cantato con loro nella canzone greca e nel coro "Per i morti di Reggio Emilia", a Aliki Andrismichalaros per le ricerche editoriali ed infine a Giorgio Prudente, tecnico del suono, che con entusiasmo collaborò alla realizzazione del disco.

In ognuno dei 10 brani è presente un piccolo commento atto ad inquadrare lo stesso:

a) Guarda giù dalla pianura (Vitavisia – Straniero) – la canzone in questa versione risale al periodo dell’occupazione delle fabbriche;

b) The Union Maid (W. Guthrie) – scritta nel 1940 e dedicata alle militanti sindacali, spesso vere eroine, che combattevano a fianco dei loro uomini nel IWW (Industrial Workers of the World):

c) Otan Xtupeseis Duo Fores (perdonate la trasformazione dal testo greco con nostre lettere) (M.Theodorakis) – l’inno è nato durante la guerra di Resistenza in Grecia,nella Seconda Guerra Mondiale.  La canzone è stata dedicata da Theodorakis ad Alessandro Panagulis;

d) Cuba si, yanquis no (anonimo) – una delle più conosciute canzoni della rivoluzione cubana;

e) The Ballad of Ho-Chi-Minh (E.Mac Call) – scritta nel 1954 poco prima della storica vittoria di Dien Bien Phu, e ripresa in tutto il mondo durante le manifestazioni di solidarietà col popolo vietnamita;

f) Leaving Belfast  town (Mc Livogue) – scritta sull'aria di una vecchia canzone popolare irlandese intorno al 1969;

g) Cancion del Poder Popular (L.Advis – J.Rojas) – diffusa in Italia dal gruppo degli Inti Illimani, è una delle canzone più significative nate dall'esperienza di Unidad Popular;

h) Do – Re – Mi (W.Guthrie) – la canzone si riferisce al periodo della Grande Depressione Economica (1929) e delle emigrazioni interne verso gli stati più ricchi;

i) Brother did you weep? (E. Mac Call) – scritta nel 1968, questa canzone testimonia l’impegno di solidarietà col popolo vietnamita degli artisti folk britannici;

l) Per i morti di Reggio Emilia (F.Amodei) – scritta dopo i fatti di Reggio Emilia durante il governo Tambroni (1960), è una delle canzoni più popolari conosciute in Italia. 

E questo è tutto per quanto riguarda "Guarda giù dalla pianura".


BONUS CD - SINGOLI NON UFFICIALI

Movimento Studentesco Milano - 45 giri (1971) (vinyl)



TRACKLIST:

01. Chi ha ucciso Saltarelli?
02. Un bel discorso fine e antifascista



Commissione Artistica del Movimento Studentesco di Milano - 1972 - E.P (vinyl)



 TRACKLIST:

01. I padroni possono perdere la testa
02. Dimitrov
03. Palestina!
04. Come Yu Kung rimosse le montagne


Commissione Musicale del Movimento Studentesco Milanese - 45 giri (1973) (vinyl)


TRACKLIST:

01. Compagno Franceschi
02. E se il nemico attacca (ovvero, contro ogni opportunismo)


Come scrivevo all'inizio, da tempo volevo parlare di questo lavoro e di quelli che mi accingo ad aggiungere, soprattutto in seguito ad una conversazione con Franco Fabbri, quando ospite a casa sua mi segnalò che anche il 45 giri “Compagno Franceschi” fosse opera loro, scritto all'indomani dell’uccisione dello studente Roberto Franceschi di fronte all'Università Bocconi a Milano il 30 gennaio 1973, benché pubblicato a firma Movimento Studentesco. Ma il desiderio divenne realtà quando sul numero 24 di Vinile (Sprea Editore) trovai la discografia completa degli Stormy Six di Franco Settimo a cura di Michele Neri, ai quali vanno i miei più dovuti ringraziamenti per gli spunti successivi.


Orbene, già sulla Stratosfera era stata pubblicata una raccolta dei 45 giri ufficiali pubblicati dal gruppo milanese, ma grazie a questo meraviglioso e completo articolo si viene a conoscenza di quanto Franco Fabbri già mi avesse solo accennato. Ma andiamo con ordine.

Nel 1971 esce il 45 giri a nome Movimento Studentesco, "Un bel discorso fine e antifascista (Fiori) / Chi ha ucciso Saltarelli? (Fiori)", con U.Fiori voce e chitarra, F.Fabbri chitarra e voce, Roberta Zanuso voce, Jemima Zeller voce. Produzione diretta da F.Fabbri dove U.Fiori non viene accreditato come autore.

Nel 1972 esce a nome Commissione Musicale del Movimento Studentesco Milanese l’EP 33 giri con tutti i 4 brani aventi come autore Movimento Studentesco Milanese. In realtà leggiamo come l’autore de "I padroni possono perdere la testa" sia U.Fiori, l’autore di "Dimitrov" sia U.Fiori su una musica preesistente di Peggy Seeger (The song of choice), gli autori di "Palestina" siano U.Fiori e T.Leddi e gli accordi siano addirittura gli stessi della futura "Stalingrado", mentre l’autore dell’ultimo brano "Come Yu Kung rimosse le montagne" sia Giorgio Politi. In questo EP troviamo: voci soliste - U.Fiori, G.Politi, J.Zeller; F.Fabbri - chitarra e cori; U.Fiori - chitarra; C.De Martini: violino; T.Leddi - mandolino, Eminent; G.Politi - fisarmonica. La produzione è diretta da F.Fabbri


Nel 1973, infine, esce a nome Commissione Musicale del Movimento Studentesco Milanese il 45 giri "Compagno Franceschi / E se il nemico attacca (ovvero contro l'opportunismo)". Autore dichiarato per entrambi sempre Movimento Studentesco Milanese, mentre in realtà F.Fabbri è l’autore del lato A, mentre G.Politi del lato B. Voci : F.Fabbri, U.Fiori, Michele Mozzati (si proprio lui, di Gino & Michele), G.Politi, Mario Voltolini – F.Fabbri chitarra e basso – U.Fiori chitarra – C.De Martini violino – T.Leddi violino – G.Politi fisarmonica – A.Zanuso batteria
  Gli autori del succitato articolo, ai quali va tributato un doveroso enorme ringraziamento, ci informano che esistono altri dischi del Movimento Studentesco, ma che non vedono coinvolto Franco Fabbri e verosimilmente il gruppo degli Stormy Six.
Bene, è tutto. Un post estremamente militante, che mi auguro vi faccia piacere ascoltare.
Buona vita a voi tutti e buon ascolto                 


LINK Guarda giù dalla pianura
LINK Singoli non ufficiali

Post by George - Words & Music by Frank-One

sabato 11 aprile 2020

Umberto Fiori e Luciano Margorani- 2009- Sotto gli occhi di tutti- CD





TRACKLIST

1 Un'Indicazione
2 Case  
3 Aver Ragione      
4 Discussione
5 Mattino 
6 Scavo 
7 Dal Treno   
8 Apparizione 
9 Chiamarsi   
10 La Strada 
11 Allarme      
12 Capriccio    
13 Vista  
14 Bene 
15 Eccomi 
16 Uno

Per chi ama la scena italiana degli anni '70, quella più avventurosa e aliena da compromessi, quello di Umberto Fiori è un nome familiare, sia come cantante e coautore degli Stormy Six, sia come studioso dei fenomeni musicali e testuali. Per quanto concerne l'autore di questo post, Umberto Fiori è semplicemente il più grande poeta italiano contemporaneo. Il volume "Poesie 1986-2014" uscito per gli Oscar Mondadori sta lì a testimoniarlo.


Umberto Fiori

Chi già aveva apprezzato i testi di "Al volo", ultimo capitolo che chiudeva la prima parte della storia degli Stormy Six, ritroverà qua la stessa poetica "materiale", una poesia apparentemente fatta di cose, di paesaggi urbani, di situazioni quotidiane, tutte attraversate però da una luce obliqua, da un taglio dolente, da un lessico mai raro e prezioso, eppure sempre nuovo e rivelatore.

Il lavoro che qui presentiamo è uscito un po' sotterraneamente nel 2009 per l'etichetta Nota ed era accompagnato da un volumetto di poesie che riportava i testi. Ad affiancare Umberto Fiori c'è la chitarra preziosa di Luciano Margorani, avventuroso sperimentatore della sei corde (fin dagli anni Ottanta all'interno de La1919) e autore anche di gran parte delle musiche. Diciamo "gran parte" perchè in qualche occasione spuntano come compositori alcuni dei vecchi sodali dei gloriosi Stormy Six, cioè Franco Fabbri (tr.2), Pino Martini (tr.5) e Tommaso Leddi (tr. 14). In due occasioni (tr. 8 e 15) è lo stesso Fiori ad occuparsi delle musiche.


Luciano Margorani

Sono canzoni sui generis, che partono da testi pensati per la pagina scritta e solo successivamente piegati alla musica, tuttavia conservano un fascino e una forza che non possono lasciare indifferenti l'ascoltatore. La veste sonora è minimale, una chitarra elettrica con poche sovraincisioni, in un caso doppiata da quella acustica dello stesso Fiori. Il tutto per lasciare sotto l'occhio di bue la voce e le parole, scandite con quel timbro inconfondibile di Umberto Fiori che non può che richiamare all'epopea di uno dei più grandi gruppi degli anni '70, capace in poco più di un decennio di un'evoluzione pazzesca, dal beat alla musica di protesta, dalla canzone d'autore al rock progressivo, dal Rock in Opposizione alla musica contemporanea e quindi alla new wave, il tutto in modo assolutamente creativo, personalissimo.

Insomma, speriamo che questa "riscoperta" (in realtà presente sui maggiori canali web, ma incredibilmente poco conosciuta) possa interessarvi e magari spingervi alla scoperta delle poesie di Umberto Fiori: non ne rimarrete delusi.

Buon ascolto!





sabato 11 aprile 2015

Serie "Bootleg" n. 187 - Stormy Six , Reims (FR), Maison de la Culture, 17.04.1980 - Rock In Opposition


TRACKLIST:

1) 1 Prologo / 2 Scongiuri / 3 Algoritmo (con testo in francese) (2:12) 
2) Macchina Maccheronica (5:26) 
3) spoken intro (0:42) 
4) Megafono (5:14) 
5) Madonina (1:31) 
6) Buon Lavoro (5:20) 
7) spoken intro (0:51) 
8) Le Lucciole (7:13) 
9) Madonina (0:57) 
10) L'Apprendista intro (con testo in francese) (1:00) 
11) L'Apprendista (5:07) 
12) Pianeta intro (con testo in francese) (1:40) 
13) Pianeta (5:22) 
14) Salvatore Garau (4:45)  
15) Salvatore Garau solo (4:33)  
16) spoken intro (1:47) 
17) Enzo (3:35) 
18) Banca intro (con testo in francese) (1:03) 
19) Banca (2:51) 
20) spoken intro (0:12)  
21) Madonina (twist) (0:49) 
22) Verbale (9:50) 
23) Sommario (3:59)


FORMAZIONE:

Tommaso Leddi - violino, mandolino, sax, organo, chitarra
Franco Fabbri - chitarra, trombone, vibrafono
Pino Martini - basso
Salvatore Garau - batteria
Umberto Fiori - voce

plus

Georgie Born (Henry Cow) - violoncello

Franco Fabbri
Interessante bootleg che racchiude il concerto che gli Stormy Six tennero a Reims, nella Maison de la Culture, il 17 aprile 1980 in occasione del tour "Rock in Opposition", insieme ad altre band alternative quali gli inglesi Henry Cow, i belgi Universe Zero, gli svedesi Samlas Mammas Manna e i francesi Etron Fou Leloublan. Rock in Opposition, alias RIO, venne fondato dagli Henry Cow nel 1978 e rappresentò un importante filone musicale avant-prog in opposizione alle tendenze musicali del momento, dalla disco music alla prima ondata punk, e al business delle case discografiche.
Gli Stormy Six, che avevano appena pubblicato l'album "Macchina Maccheronica" (vincitore, tra l'altro, della critica discografica tedesca come miglior album rock dell'anno) entrarono di diritto nel circuito RIO per una serie di concerti non solo in Italia, ma anche in alcune importanti piazze europee. Non a caso Georgie Born, violoncellista degli Henry Cow, partecipò sia alle registrazioni del disco che ad alcuni concerti, tra i quali quello di Reims, qui proposto. La scaletta attinge a piene mani da "Macchina Maccheronica", album di grande maturità artistica per gli SS, quasi giunti al capolinea musicale (per ripercorrere la loro storia vi rimando al post antologico pubblicato qualche tempo fa sulla Stratosfera), senza tralasciare alcuni brillanti episodi del loro passato. 
Buon ascolto.



Post by George

sabato 29 marzo 2014

Serie "bootleg" n. 151 - Cassix (Cassiber + Stormy Six) - The complete workshop and the final show - July 1983


premessa
il giorno 21 marzo è scomparso  Pierantonio Pezzinga  redattore musicale di Radio Città Fujiko.    Conduceva la trasmissione Intersezioni e curava la notturna Inediti live, spazi musicali dedicati a musiche "alternative" e sperimentali. Non lo conoscevo personalmente, ma anni fa avevamo avuto qualche scambio di mail in relazione ai concerti che trasmetteva e, da allora, ho ricevuto regolarmente una mail settimanale di presentazione delle sue trasmissioni corredata, anche, di appuntamenti musicali e di iniziative culturali.

Quella che segue è una parte dell'ultima (giusto per inquadrare le proposte... ): 

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"Questa mail  di presentazione delle trasmissioni radiofoniche Intersezioni e Inediti live e di segnalazione di  appuntamenti e materiali musicali,  culturali   e  politici indipendenti,  viene inviata a circa 3.300 indirizzi di ascoltatori, musicisti, organizzatori, giornalisti, etichette indipendenti, realtà  politiche. Se volete far circolare le vostre informazioni attraverso questa mail settimanale INVIATELE 15 giorni prima di ogni trasmissione soltanto con testo in chiaro e coloratele parzialmente....  

Gli originali di Robert Wyatt del '68 con Moon in June e Rivmic Melodies, Ensemble X, Dead Kennedys, Sun Ra e Living by Lanterns saranno il menu d'Intersezioni di Lunedì 3 marzo 2014, invece Lunedì 10 marzo troverete il ricordo ...

Scorrono i decenni dal 1968 negli States:
Cuneiform è riuscita a rintracciare tutte le 4 incisioni effettuate da Robert Wyatt a New York  nell’autunno del ’68 , dopo la conclusione del  lungo tour dei Soft Machine  a fianco del Jimi Hendrix Experience.   Chelsea anticipa Signed Curtain con i Matching Mole ;
Il provino di Rivmic Melodies (arrangiamento con nuovi testi da parte di Robert di alcune composizioni abbozzate di Hugh Hopper ) di lì a pochi mesi avrebbe costituito, in una nuova versione, la prima facciata di Soft Machine Vol. Two, con pochi ulteriori inserimenti;
Il nastro di Moon in June  sarebbe diventato con diverse modifiche uno dei prezzi pregiati di Third dei Softs registrato nel 1970.  
ultima puntata  In diretta d’Intersezioni Lunedì 3 marzo
a cui ne seguiranno 2 registrate, il 10 Marzo andrà in onda il ricordo di Amiri Baraka e il 17 Marzo l’intervista con Umberto Fiori e Franco Fabbri,  più sotto  troverete le  scalette."
 

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il bootleg
Il bootleg che propongo proviene da un doppio cd che contiene la trasmissione radiofonica "Un certo discorso", andata in onda nell'autunno del 1983 e registrata su MC proprio da Pierantonio Pezzinga.
L'avevo già messo in rete diversi anni fa ed oggi lo ripubblico in sua memoria aggiungendo, come bonus, la versione discografica di quanto è stato successivamente pubblicato. 

Cassix (Cassiber + Stormy Six):
the complete workshop and their final show
at "Cantiere Internazionale d'arte 1983"
Montepulciano, Laboratorio la Fortezza
july, 25/29, 1983


  


Non penso sia necessario presentare i musicisti, segnalo solo che entrambi i gruppi facevano parte del collettivo europeo Rock in Opposition, e pubblicavano per etichette indipendenti d'impostazione "cooperativa" curata dagli stessi musicisti (L'Orchestra e la Recommended Records) e che Chris Cutler, oltre ad essere stato musicista fondatore degli Henry-Cow, era (ed è ancora) redattore di scritti ed analisi di "musica e dintorni", cosa che lo accomuna anche a Franco Fabbri.




il progetto
nell'estate del 1983 tre componenti degli Stormy Six (Fabbri, Fiori, Martini) e tre Cassiber (Goebbels, Harth, Cutler) vennero coinvolti in un workshop a la Fortezza (Montepulciano).
L'idea di base prevedeva una settimana di sperimentazione e registrazione utilizzando le attrezzature messe loro a disposizione dalla RAI, così che: il Cantiere-Festival dell'Arte avrebbe potuto mettere in calendario un workshop aperto al pubblico, mentre la RAI avrebbe avuto a disposizione il materiale per una trasmissione che illustrasse le varie fasi del processo creativo.

 



il processo
ogni traccia musicale era il frutto dell'idea di una coppia di compositori che la proponeva agli altri musicisti che, successivamente, la arrangiavano e la sviluppavano fino alla versione definitiva;  a conclusione del workshop il gruppo Cassix tenne un concerto nella piazza cittadina in cui propose anche alcuni dei pezzi realizzati.















la trasmissione
il workshop completo fu trasmesso dal programma "UN CERTO DISCORSO" (Radio3 RAI) il 18 Ottobre 1983 e, così come previsto, di ogni traccia venne illustrato il percorso creativo dall'idea iniziale al risultato finale. Il giorno successivo (19 Ottobre) fu trasmesso il concerto di "fine-progetto" in cui il gruppo presentò una setlist con brani dei Cassix, Stormy Six, Cassiber e altri.


CD1 --- the workshop - prove aperte al pubblico - trasmissione del 18 Ottobre 1983


ogni pezzo è costituito da due parti, nella prima si ascolta l'idea compositiva registrata dal duo di compositori  e nella seconda il risultato finale dopo lo sviluppo collettivo.

TRACKLIST :
01. intro di Pasquale Santoli
02. Coste (Fabbri, Cutler)
03. Cripta (Martini, Goebbels) / intro
04. Religion (Martini, Fiori)
05. the Stanislawsky method (Goebbels, Cutler) / intro
06. Hoover (Fabbri, Harth)
07. Tempo di pace/Bari (Fiori, Harth)
08. Copy machine (Fabbri, Goebbels)
09. Cielo inquieto (Fabbri, Martini) / intro
10. Finta di nulla (Fiori, Goebbels)
11. The soul (Martini, Harth)
12. Poliniano (Goebbels, Harth)
13. The raiser (Cutler, Fiori)





CD2 --- il concerto - trasmissione del 19 Ottobre 1983

TRACKLIST :
01. intro di Pasquale Santoli
02. Piazza degli affari (Fiori, Fabbri)
03. intro / Religion (Martini, Fiori)
04. Out of town - the song of investment capital overses (Cutler, Frith)
05. On suicide - Uber den selebstmord (Eisler)
06. Coste (Fabbri, Cutler)
07. Cripta (Martini, Goebbels)
08. Finta di nulla (Fiori, Goebbels)
09. Cielo inquieto (Fabbri, Martini)
10. Copy machine (Fabbri, Goebbels)
11. The soul (Martini, Harth)
12. O cure me - Ach herr, mich armensunder (Bach, Cutler) 
 13. And I shall never see again - Und ich werde nicht mehr sehen (Eisler)
14. Non si sa dove stare (Fiori, Martini)
15. At last I am free (Rogers)
 16. Coste - reprise
 
 

 









FORMAZIONE:

Chris Cutler (batteria e percussioni)
Franco Fabbri (chitarra)
Umberto Fiori (voce)
Heiner Goebbels (tastiere)
Alfred Harth (fiati)
Pino Martini (basso)
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Pasquale Santoli (direction)
Roberto Carapellucci (engineered)
Giorgio Sala (sound control)

il bonus
qualche anno dopo, nel 1986, la Recommended Records di Chris Cutler pubblico' parte dei pezzi sul vinile "allegato" al ReR Quaterly volume 1 n.3, pubblicazione trimestrale che, nelle pagine dedicate al disco, ne descriveva genesi e crediti del progetto. 

CD bonus --- from ReR quaterly 1986 (volume 3 n.1)

TRACKLIST :
01. Coste
02. Cripta
03. Religion
04. The Stanislavsky method
05. Tempo di pace, Bari
06. Copy machine
07. Finta di nulla

  Post by Odiladilu