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martedì 20 ottobre 2026

Eris Pluvia - The Remains - part I (1991-2016)


PREFAZIONE 

Dopo la pubblicazione su queste pagine del secondo CD, nel rispetto dell'ordine cronologico, degli Eris Pluvia (dal titolo Third Eye Light del 2010, che ritroverete qui), vuoi per la bellezza della musica da loro proposta, vuoi per alcune richieste pervenute da parte di amici e lettori, abbiamo pensato di proporre ciò che rimane della discografia della band, suddividendola in due tranche. In questa prima tornata ascolteremo il primo CD pubblicato nel 1991, "Rings Of Earthly Light" ed il terzo del 2016 intitolato "Different Earths". Due grandi lavori che escono rispettivamente dagli archivi del nostro storico collaboratore Marco Osel e da quelli del sottoscritto. Resta escluso da questa presentazione il primo demo, risalente al 1990, pubblicato solo su musicassetta e intitolato "Pushing Together", purtroppo assente dai nostri archivi. Se qualche amico lo possiede ce lo faccia sapere (e magari ce lo invii). Sarebbe cosa alquanto gradita. Nella seconda parte (tra qualche giorno) ascolteremo "Tales From Another Time" (2019) e "1991/1995 - Rings Of Earthly Light and Other Songs" (2019), quest'ultimo attribuito a Eris Pluvia & Ancient Veil. In effetti il percorso musicale degli Eris Pluvia e quello degli Ancient Veil si interseca in molte fasi. Ma procediamo con ordine. Iniziamo dal primo vero album in studio degli Eris Pluvia.


Eris Pluvia - Rings Of Earthly Light (CD, 1991)
(from Osel archives)


TRACKLIST:

01. Rings of Earthly Light (17:12) :
a) Earthscore
b) Portrait
c) Sell My Feelings
d) Following Her in a Fantasy Lake
e) I Re-Emerged, Ancient Knight, in Presence of Metal Knights
02. In the Rising Mist (4:26)
03. The Broken Path (1:32)
04. Glares of Mind (3:56)
05. Pushing Together (4:40)
06. You'll Become Rain (2:14)
07. The Way Home (9:17)


FORMAZIONE:

Alessandro Serri - voce, chitarre elettriche e acustiche, flauto
Paolo Raciti - pianoforte, tastiere
Edmondo Romano - flauto dolce, flauto, sassofono, cori
Marco Forella - basso, chitarra acustica
Martino Murtas - batteria e percussioni

ospiti:
Valeria Caucino - voce (1 e 3)
Enrico Paparella - chitarra acustica (3)
Alessandro Cavatorti - chitarra acustica (4)
Sabrina Quarelli - violino (4 e 7)


Iniziamo come sempre dalle origini. Ricordo che alcune informazioni sulla band sono già presenti nel vecchio post dedicato a "Third Eye Light". Nel 1985 Alessandro Serri e Edmondo Romano fondano gli Eris Pluvia, una fusione tra suoni antichi e moderni. Nel 1991 danno vita ed arrangiano le loro composizioni nel lavoro discografico “Rings Of Earthly Light” uno dei più apprezzati album del progressive rock internazionale di quegli anni. Alessandro e Edmondo nel 1992 lasciano la band e insieme a Fabio Serri creano il progetto ‘Ancient Veil’, una sorta di derivazione del vecchio gruppo madre e nel 1995 pubblicano l’omonimo CD. Se volete approfondire la biografia  e la discografia degli Ancient Veil potete cliccare qui, per raggiungere il loro sito web ufficiale. Vorrei far notare che Serra e Romano suonarono anche nel CD di debutto dei Narrow Pass, altro ottimo gruppo prog italiano (per usare il linguaggio cinematografico saranno "a breve su questi schermi") e poi, singolarmente, negli altri due album della band genovese. "


Preso atto della defezione di Romano e  Serri, Marco Forella, Paolo Raciti e Alessandro Cavatorti reclutarono altri membri e ospiti per colmare il vuoto e proseguire con il progetto Eris Pluvia. Bisognerà però attendere il 2010 per vedere e gustare il secondo lavoro della band, quel magnifico "Third Eye Light", pubblicato dalla AMS, di cui abbiamo già parlato in un recente passato. L'album in questione, "Rings Of Earthly Light", inizialmente autoprodotto, venne pubblicato nello stesso anno dalla Musea in Francia. Uscì sul mercato nella doppia veste CD e musicassetta. Un'opera prima, che racchiude però una grande maturità artistica, dove il gruppo esprime al meglio la sua passione per il progressive rock internazionale.


Eris Pluvia - Different Earths (CD, 2016)
(from George archives)


TRACKLIST:

1. Renaissance (The Door Of My Soul Reprise) (3:23)
2. Man On A Rope (5:57)
3. Aqua (4:11)
4. Rain Is Falling (5:13)
5. Poet's Island (4:47)
6. Black Rainbow (4:48)
7. Heroes Of The Dark Star (10:13)
8. Springtime Drop (3:26)
9. The Door Of My Soul (6:09)


FORMAZIONE:

Alessandro Cavatorti - chitarre, testi
Marco Forella - basso, pianoforte, chitarra acustica, tastiere, batteria e percussioni
Roberta Piras - flauto
Roberto Minniti - voce



Altra lunga attesa, in questo caso di soli sei anni, ed ecco che gli Eris Pluvia realizzano il loro terzo album, ancora pubblicato dalla AMS Records. La formazione si è assestata a quartetto con Alessandro Cavatorti alla chitarra, Roberto Minniti, new entry alla voce solista, Roberta Piras al flauto e il grande Marco Forella, polistrumentista d'eccezione, che si destreggia tra basso, tastiere, chitarra e batteria.  Dal punto di vista tematico l'album si presenta come un'opera concettuale che esplora il profondo desiderio dell'umanità rivolto ai viaggi interstellari, alla scoperta e alla colonizzazione di nuovi mondi nello spazio. Musicalmente, il disco mette da parte i virtuosismi tecnici più esasperati a favore di atmosfere sia delicate e sognanti (ad esempio lo strumentale Springtime Drop col flauto in bella evidenza), sia più impetuose (come in Rain Is Falling). Lo stile fonde il rock sinfonico a sfumature folk e pastorali, trainato da flauti melodici, tastiere spaziali e assoli di chitarra fortemente influenzati da sonorità storiche come quelle di Camel e Pink Floyd (ascoltate la conclusiva The Door Of My Soul - flauto escluso - e mi direte). Poi, come sempre, ognuno è libero di trovare i riferimenti che più gli piacciono.



E qui termina la prima parte dei "remains", con l'obiettivo di completare la discografia degli Eris Pluvia. Tra qualche giorno verrà pubblicata la seconda tranche, ma nel frattempo tenetevi forti! E' in arrivo un bootleg a dir poco eccezionale di un musicista, purtroppo scomparso, che abbiamo tanto amato. Non spoilero oltre, ma questo concerto fa parte di quelle meraviglie che hanno reso grande e unico il nostro blog. Buon ascolto e a presto.


LINK Rings Of Earthly Light (1991)
LINK Different Earths (2016)

Post by George - Music by George & Osel

giovedì 12 febbraio 2026

Syndone - Eros & Thanatos (CD, 2016)

 

TRACKLIST:

01. Frammento (1:01)
02. Area 51 (3:07)
03. Terra che brucia (5:26)
04. Gli spiriti dei campi (5:27)
05. Qinah (6:10)
06. Duro come la morte (5:54)
07. Alla sinistra del mio petto (3:08)
08. Fahra (3:19)
09. L'urlo nelle ossa (7:15)
10. Bambole (remake) (4:15)
11. Sotto un cielo di fuoco (7:38)


MUSICISTI:

Nik Comoglio - all keyboards, pipe organ, orchestration
Riccardo Ruggeri - lead & backing vocals, vocoder, 12-string acoustic guitar
Marta Caldara - vibraphone, piano (7), Mellotron (3)
Gigi Rivetti - piano (6,8,9,11), Hammond (3), Moog (5), electric piano (1,5), clavinet (1)
Maurino Dellacqua / bass, Taurus bass
Martino Malacrida / drums & percussion

With:

Steve Hackett - electric guitar (11)
Ray Thomas - flute (9)
Pino Russo - classical guitar (3), oud (5)
Tony De Gruttola - acoustic guitar (8)
Puntorec String Orchestra
Fabio Gurian - conductor
String Quartet


Eros e Thanatos, ovvero il fondamentale dualismo della psiche umana secondo la teoria di Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. Eros, la pulsione di vita, Thanatos, la pulsione di morte: due potenze inestricabilmente intrecciate in conflitto permanente. Fin qui la teoria di Freud. Ma la musica rock dei Syndone cosa c'entra? Ce lo spiega Franco Vassia nelle liner notes. "Il progressive è stata una saldatura che ha saputo fissare la musica classica con la letteratura, l'istinto blasfemo del rock con la poesia. Scomodare Eros e Thanatos per i Syndone non era una mossa facile, soprattutto se filtrata attraverso lo spessore dagli attuali chiari di luna. Mentre Thanatos - il grandioso scheletro armato di una grande falce - è il cuore di ferro, visceri di piombo e ali di pipistrello che gli permettono di passare da un polo all'altro della Terra e insensibile a sentimenti di pietà, Eros è l'insidiatore dei belli e dei buoni, coraggioso, audace, impetuoso, straordinario cacciatore e incantatore, sempre intento a tramare intrighi". Di seguito le liner notes complete. 


I Syndone non sono nuovi a realizzare concept album piuttosto ambiziosi: basti ricordare gli album precedenti e/o successivi a questo "Eros & Thanatos" per rendersene conto. Dopo gli album di debutto, quelle due lontane opere degli anni '90, Spleen (1992 - già postato sulla Stratosfera) e Inca (1993), la band torinese guidata da Nik Comoglio e Riccardo Ruggeri si rifece viva solo nel 2010 con una raffica di concept album (Melapesante, La Bella e la Bestia, Odysseas, Mysoginia, Karma Suite e l'ultimo DirthyThity del 2023. La statura internazionale raggiunta dai Syndone è tale che nomi illustri del panorama prog internazionale hanno fatto la loro apparizione come guest star. Nel caso in oggetto troviamo nientemeno che Steve Hackett, l'ex Genesis che si prodiga in un assolo nella track 11, e Ray Thomas, flautista e co-fondatore dei Moody Blues, anch'egli presente in una sola traccia (la n. 9). Ray era già stato ospite in un brano sull'album "La Bella e la Bestia" del 2012. Ironia della sorte Ray Thomas morirà 2 anni dopo questa partecipazione (il 4 gennaio 2018). 


Fermo restando che l'intera discografia sopracitata è "nelle nostre mani" (grazie anche all'aiuto di Osel che, oltre al presente album,  tempo fa inviò alcuni CD), per questo post ho scelto un disco collocato a metà carriera, un album maturo e raffinato che pone i Syndone ai vertici delle band di new prog italiano. Non ci resta che passare all'ascolto e - se lo volete - scrivere i vostri pensieri al riguardo nei commenti. Infine, ringrazio doverosamente il nostro storico collaboratore Marco Osel per questo ottimo cadeau. Alla prossima



Post by George - Music by Osel

lunedì 1 dicembre 2025

Hautville - A Great New Prog from Lucania (2011-2013-2016)

 

Questo post nasce dalla collaborazione tra il sottoscritto e il nostro amico e collaboratore - di recente ingresso nella banda della Stratosfera - Roberto. Anche lui, alla stregua del nostro grande Osel, va alla ricerca di band "marginali" (non me ne vogliano, lo dico nel senso più nobile del termine) con all'attivo uno o pochi album, band molto sovente di grande valore artistico, ma rimaste purtroppo confinate nel sottobosco musicale. A questa categoria appartengono gli Hautville, un trio che è stato etichettato (brutta cosa le etichette) come appartenente al "neo folk progressive". Vedremo, ascoltando i loro lavori, che di folk c'è ben poco, se non qualcosina nei primi album. Gli Hautville sono originari della Basilicata, una terra un po' avara di gruppi e artisti prog. Si formarono nel 2006 per volontà del chitarrista Leonardo Lonigro e del tastierista Francesco Dinnella. Successivamente si unì a loro la cantante Simona Bonavita, dotata di corde vocali di tutto rispetto. Come si legge su Prog Archives "i loro testi affrontano dottrine tradizionali e tradizioni popolari che sono viste come una raccolta di antiche conoscenze". Il progetto musicale, prevalentemente acustico, combina, almeno belle fasi inziali,  elementi neofolk europei con il rock progressivo italiano . Il nome Hautville (da Altavilla) trae ispirazione da una nobile famiglia del Medioevo normanno-svevo.


Il percorso musicale degli Hautville prende forma e si sviluppa attraverso la realizzazione di una serie di album in studio, ad iniziare dall'opera prima datata 2010 dal titolo "No Milk For Babies". Seguiranno "Numen Lumen" (2011), il mini CD "Le Moire" (2013), "Mater Dolorosa" (2016) e, per concludere, un CD single con 2 brani pubblicato nel 2020, intitolato "Il mago ubriaco". A questi album si unisce una compilation, pubblicata nel 2011  dal titolo "Per aspera ad astra". 
Quest'oggi ascolteremo tre album, quelli pubblicati dal 2011 al 2016 visto che all'appello manca il debut album, il sopracitato "No Milk For Babies". Ma per conoscere e addentrarci nel progetto musicale degli Hautville questi tre lavori sono più che sufficienti. Poi, se vogliamo fare i completsti, aspetto che qualche anima buona scovi questo primo CD e mi spedisca i file. Le foto qui pubblicate provengono dalla pagina Fb del gruppo. Tutto ciò detto iniziamo a fare conoscenza con il sound degli Hautville.


Hautville - Numen Lumen (CD, 2011)


TRACKLIST:

01. Apparizione (7:41)
02. Libera (3:58)
03. Hautville (2:53)
04. Memorie di felicità (4:21)
05. Otranto (4:13)
06. In lode all'asino (3:49)
07. Sapientza (4:17)
08. Età del ferro (4:25)
09. Sapientza part II (5:06)
10. Polvere alla polvere (4:23)


FORMAZIONE

Francesco Dinnella - piano, organo, chitarra acustica
Leonardo Lonigro - chitarra acustica, classica ed elettrica, flauto, voce
Simona Bonavita - voce
Paolo Bitonto - batteria, basso, mellotron

con
Domenico Montemurro - chitarra elettrica (3)
Antonella Scivoletto - piano (1)
Eleni Pitta - voce (9)
Maria Rosaria Lonigro - cori (1,3,4)


"Numen Lumen" è un album dai contenuti un po' strani, dal momento che contiene solo tre brani inediti (Apparizione, In lode all'asino e Memoria di felicità); gli altri, dopo un processo di rimasterizzazione  provengono in parte dal primo CD, "No Milk For Babies" pubblicato da Invisible Eye Records l'anno prima. Un tocco di folk ben integrato con suoni più vicini al prog, la bella voce di Simona Bonavita supportata dagli arpeggi della chitarra acustica di Leonardo Lonigro, sono gli ingredienti fondamentali di questo album che rappresenta la conferma di un percorso musicale originale nel panorama prog italiano. Una buona recensione (qui) è stata pubblicata sul sito "Arlequins". al quale vi rimando. Il CD venne pubblicato dalla piccola etichetta Hau Ruck! SPQR

Hautville - Le Moire (mini CD, 2013)


TRACKLIST:

1. Pro salute populi (4:42)
2. In superficie (4:18)
3. Caelum et terra (3:57)
4. Non mi rompete (cover Banco del Mutuo Soccorso) (4:38)
5. Le Moire (7:03)


FORMAZIONE:

Leonardo Lonigro - chitarra acustica, chitarra elettrica
Francesco Dinnella - organo, tastiere
Simona Bonavita - voce
 Paolo Bitonto - batteria, basso
Arturo Stalteri - piano (2,3)


Nel 2013 dalla stessa etichetta discografica viene pubblicato questo EP contenente 5 brani, per una durata totale di 24 minuti. Il titolo è "Le Moire", ispirato alle omonime figure mitologiche (le celebri "Three Fates" suonate da Keith Emerson nel primo disco del trio ELP), un album breve ma ambizioso. L'ospite di tutto riguardo è Arturo Stalteri, già componente dei Pierrot Lunaire, che qui suona il pianoforte in due tracce. Fin dallo splendido episodio di apertura "Pro Salute Populi" si percepisce il cambiamento del sound del gruppo che si sposta verso luminosi orizzonti progressive. La matrice rimane sempre quella acustica, in alcuni tratti chitarra e pianoforte si mescolano deliziosamente come in "Caelum et terra", uno dei vertici dell'album. Il penultimo brano è la cover dell'evergreen del Banco del Mutuo Soccorso "Non mi rompete". Ma quanto è bella e delicata la voce di Simona. Oltre ai miei giudizi riporto la sezione conclusiva della recensione scritta da Francesco Inglima e pubblicata su "Arlequins", assolutamente condivisibile:


"Tutti i brani sono di buon livello, a partire dai due che prevedono la collaborazione di Stalteri: “In superfice” e “Caelum et terra”, Il livello sale ancora in “Le Moire” dove apprezziamo particolarmente la strepitosa interpretazione vocale di Simona che, ribadiamo, ne dimostra la crescita e una maggiore consapevolezza nei propri mezzi. A suggellare la strada intrapresa verso il progressive c’è anche la cover di “Non mi rompete” dei Banco, brano storico in cui era molto facile perdere nel confronto con l’originale e cadere in miserrime figuracce. Un plauso agli Hautville che lo hanno interpretato con molta personalità, bravura e nella pienezza del loro stile. A questo punto dobbiamo aspettare la band lucana alla prova di un album completo per verificare tutti i miglioramenti assaporati in queste cinque canzoni. Le premesse sono tutte estremamente positive e chissà se gli Hautville non riusciranno a sorprenderci ulteriormente".


Hautville - Mater Dolorosa (CD, 2016)


TRACKLIST:

1. Dis Pater (5:24)
2. Artemide (4:23)
3. Pièta e Costanza (4:50)
4. Le ombre (4:38)
5. Mater Dolorosa (5:30)
6. La sposa (5:28)
7. Per non sentire niente (4:53)
8. Il castello (6:03)


FORMAZIONE:

Francesco Dinnella - basso, tastiere
Leonardo Lonigro - chitarra elettrica, chitarra acustica
Simona Bonavita - voce

con
Daniela Caschetto - violoncello
Arturo Stalteri - piano
William Matteuzzi - voce tenore
David Bisetti - timpani, rullante, piatti
Giulio Amico Padula - tromba
Rebecca Dallolio - violino


In lavorazione dal 2015, il nuovo album degli Hautville, "Mater Dolorosa" - questa volta autoprodotto -vede la luce nel maggio 2016. Qu ci facciamo cullare dalle onde di un prog molto originale e raffinato, con l'aggiunta di un arrangiamento orchestrale reso possibile dalla partecipazione di numerosi musicisti classici. Per la prima volta troviamo una voce tenorile (in duetto con Arturo Stalteri, quest'ultimo nuovamente presente in studio), gli archi (violoncello e violino), una tromba e i timpani. Insomma, una mini orchestra al fianco dello storico trio. Alle produzioni in studio il gruppo affiancò una buona attività live in contesti di rilevanza nazionale ed europea (in supporto a Vienna al duo neofolk americano Changes e con la partecipazione al Wave Gotik Treffen nel 2013 e nel 2017). Ma veniamo al disco, composto da 8 tracce, un album affascinante, forse un po'malinconico, ma ben curato fin nei minimi particolari. Siamo distanti anni luce da "Numen Lumen", eppure sono trascorsi solo 5 anni. Ma quanto sono cresciuti gli Hautville? Tra i capolavori dell'album cito "Le ombre", gioiello acustico con la meravigliosa voce di Simona su un arpeggio di chitarra di Lonigro. Splendido anche "La sposa", con quegli originali inserti cantati in francese e la voce doppiata. Geniale. 


Vicina ai miei gusti e ai mei pensieri è la recensione pubblicata su "Aristocrazia Webzine" laddove si dice "Mater Dolorosa" è un album con i fiocchi, suggestivo (componente ben rappresentata anche dalla sezione grafica, in cui risaltano i dipinti di Mirko Lucchini: "L'Antica Città Di Ys" in copertina e "Il frutto del più antico degli alberi" all'interno) e altamente fruibile, ma non facilmente accessibile. Può piacere sin da subito per i toni così raffinati e melodiosi, eppure richiede comunque una buona serie di passaggi nello stereo per essere apprezzato maggiormente, crescendo con l'aumentare degli ascolti. Inoltre diverte e permette alla mente di viaggiare. Mi è sembrato più volte di incrociare mentalmente svariati artisti nel corso delle otto tracce, a esempio Franco Battiato, il Balletto di Bronzo, Sergio Cammariere, Ataraxia, Corde Oblique e un non so che di Cat Power, che prendevano parte a questo tragitto in compagnia degli Hautville, rimanendo però certo del fatto che la personalità del gruppo non ne fosse minimamente intaccata".


Sentiremo nuovamente parlare degli Hautville solo nel 2020, in occasione della pubblicazione del mini CD con due brani nato in collaborazione con il gruppo neofolk italiano "La pietra lunare". ispirato al Libro Tibetano dei Morti e a "La Città del Sole" di Tommaso Campanella. I due brani si intitolano "Il mago ubriaco" e "Mura eterne". Il primo lo potrete ascoltare su YT. Dal 2020 bon abbiamo più notizie degli Hautville. Vediamo se il futuro ci riserverà qualche positiva sorpresa. 
Intanto vi auguro buon ascolto.


LINK Numen Lumen (2011)
LINK Le Moire (2013)
LINK Mater Dolorosa (2016)

Post by George - Music by Roberto (thanks friend)

lunedì 19 maggio 2025

Fluido Rosa - Le vie dei sogni (CD, 2016)

 

TRACKLIST:

01. DNA - 4:39
02. Le vie dei sogni - 4:44
03. Example 10 - 5:17
04. Antitesi - 4:37
05. Ivst - 4:57
06. Strade - 5:24
07. Ipazia - 6:40
08. Lamento in morte di García Lorca - 4:47
09. Res Viva - 4:58
10. La storia degli Ultimi - 6:02
11. A Sylvia - 1:41


FORMAZIONE:

Gabriele Marciano - voce
 Danilo Cherni - tastiere
 Adriano Lo Giudice - basso
 Maurizio Perfetto - chitarre
 Roberta Lombardini - voce
 Cristiana Polegri - voce, sassofono 
Derek Wilson - batteria


"Ognuno di noi, tutte le notti, ha la possibilità di viaggiare in altre dimensioni, creando il proprio panorama, la propria storia. I Fluido Rosa con questo progetto discografico hanno tentato di tradurre in musica questo contenuto onirico che sembra a volte così concreto e materico da confondersi con la realtà. Attraverso le parole e la musica ricche di chiaro-scuri e di emozioni profonde, miscelando rock, prog e forma canzone, i FR hanno cercato di scavare nell’animo umano, oltre i confini della comprensione razionale. Le influenze stilistiche derivano dai diversi gusti ed esperienze di ognuno dei componenti del gruppo, con la presenza più evidente del suono dei Pink Floyd, in virtù della più che ventennale carriera di Tribute Band della mitica band inglese. La band presenta alcuni dei membri dei Goblin Rebirth ed è da diversi anni la formazione che suona ed accompagna in tour Antonello Venditti. Prodotto dal tastierista Danilo Cherni (che insieme a Gabriele Marciano, cantante e autore dei testi, firma tutto il repertorio del disco), il progetto è rappresentativo del suono che il gruppo ha sviluppato e cercato in tutti questi anni". 



Questo è quanto scrisse la Ma.Ra.Cash Records nel 2016 all'atto della pubblicazione del CD. Teniamo però conto che il gruppo romano è attivo fin dal 1994. La loro storia musicale è lunga e densa soprattutto di concerti live. Quelli in onore dei Pink Floyd si trovano agevolmente anche sul tubo. Non ho sottomano la discografia completa dei Fluido Rosa, ma oltre al qui presente "Le vie dei sogni", mi risulta che proprio quest'anno sia uscito "Abaton", verosimilmente la loro ultima fatica. Fate u salto sulla loro pagina pagina Facebook (qui) e troverete informazioni e immagini interessanti. Alcune di queste le ho prese in prestito per confezionare questo post. 



A proposito di cover Discogs ci rammenta che i Fluido Rosa hanno realizzato nel 2013 un doppio CD intitolato "4 lustri", una compilation che raccoglie nel primo disco cover dei Pink Floyd e nel secondo dei Beatles. Se qualcun lo possiede si faccia vivo, please. Sarà un vero piacere poterlo postarlo e condividerlo. Concluso qui, ringraziando il nostro grande amico Osel per avermi inviato i file di questo ottimo disco. Ci risentiamo a breve con delle belle sorprese, Intanto...buon ascolto.




Post by George - Music by Osel

lunedì 12 maggio 2025

Serie "Just One Record" - Ergot Project - Beat-less (2016)


TRACKLIST:

01. Come Together - 4:43
02. Tomorrow Never Knows (synth, electric piano – Eros Cristiani) - 3:39
03. Dear Prudence - 4:28
04. Helter Skelter - 9:12
05. Revolution (synth, electric piano – Eros Cristiani) - 4:27
06. While My Guitar Gently Weeps - 4:48
07. Norwegian Wood - 2:59
08. Happiness Is A Warm Gun - 3:51
09. I Want You (She's So Heavy) - 3:17


FORMAZIONE:

Riccardo Nieddu - chitarra
Christian Marras - chapman stick (2)
Roberto Schirru - synth, drum programming
Daniele Pala - batteria
Daniela Pes - voce
produttore esecutivo - Matthias Scheller


I Beatles come non li avete mai ascoltati. Presi, rivoltati come un calzino, destrutturati e ricomposti con un suono totalmente rinnovato e reinventato. Questi brani (attribuibili ad una sorta di  "Beatles 2.0") hanno di sicuro un loro fascino e una certa caratura se li ascoltiamo con "orecchio disincantato", evitando assolutamente paragoni con gli originali. I nove brani sono nuovi di zecca, alcuni con maggiori richiami alle storiche composizioni (Come Together, While My Guitar Gently Weeps, I Want You), altri si identificano solamente in  qualche lieve passaggio. Lo stravolgimento, o meglio la re-iscrizione totale, avviene con "Helter Skelter", figlia delle nuove sonorità anni 2000. In ogni caso, da buon beatlesiano di antica data, confesso - al di là della perplessità del primo ascolto - che l'album non mi è dispiaciuto, anche perché riconosco e apprezzo il coraggio e la creatività utilizzati dal gruppo per realizzare i nuovi arrangiamenti. Le discografie ufficiali indicano questo "Beat-less" quale unico album realizzato dagli Ergot Project. Fin qui le mie considerazioni. Il resto lo lascio alla AMS Records che scrisse queste righe in occasione della pubblicazione del CD nel 2016.


 "Ergot Project nasce da un’idea del bassista e produttore sardo Christian Marras: trattasi di un ‘collettivo’ aperto a molteplici espressioni artistiche, che intende avere come unica finalità la totale anarchia creativa nella creazione di nuove produzioni musicali. Ergot Project è perciò una sorta di ‘factory’ dove il gruppo di lavoro, diretto e seguito da Christian Marras, varia in continuazione a seconda delle necessità permettendo di ampliare i confini di sperimentazione sonora e artistica. In questa occasione l'ensemble è composto da Christian Marras (Chapman Stick e direzione artistica), Daniela Pes (voce), Riccardo Nieddu (chitarre), Daniele Pala (batteria), Roberto Schirru (batteria, synth e programmazioni), Eros Cristiani (Fender Rhodes, synth e programmazioni), Andrea Pica (mix e mastering). L’artwork è opera di Ombretta Salis.


La curiosità e la voglia di destrutturare alcuni brani storici dei Beatles porta alla pubblicazione del primo album dal titolo “Beat-less”, a ennesima dimostrazione del fatto che i brani dei Fab Four sono opere senza tempo, adattabili e riarrangiabili in qualsiasi contesto musicale. Questo disco, a dispetto del nome, trova proprio nel beat, inteso come ritmo, uno dei suoi punti di forza. Restano riconoscibilissime, ovviamente, le melodie portanti e i ritornelli, ma tutto ciò che vi gravita intorno è stato completamente rivisitato in una personalissima chiave heavy-electro-prog. Un tributo inaspettato e interessante, che stupisce ad ogni ascolto!"





Dopo questa carrellata di foto degli Ergot Project "on stage" concludo con il ringraziamento - aspetto di primaria rilevanza - all'amico e collaboratore Marco Osel per avermi inviato i file di questo interessante album. Grazie Marco. A voi tutti: buon ascolto.



Post by George & Osel