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mercoledì 21 agosto 2024

Serie "Bootleg" n. 348 - Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli - Live in Padova, 23.04.1975

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. E lu menestre Colombe
02. L'attentato a Togliatti
03. Il vestito di Rossini
04. La leva
05. Uguaglianza
06. E lu menestre Colombe è venute da Roma
07. E' finito il Sessantotto
08. Karlmarxstrasse
09. I treni per Reggio Calabria
10. Fanfan


TRACKLIST CD 2:

01. Anni Sessanta nati dal fracasso
02. Il camionista va
03. Era sui quarant'anni
04. Suicidio
05. Petrolio tu
06. Violette
07. Mio caro padrone domani ti sparo
08, Valle Giulia
09. Pensa un po'
10. I cavalli di Troia
11. Se tu bagni il tuo piede

Francesco Guccini, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini

Questa rara registrazione ci è stata regalata dal nostro amico e collaboratore Albe che - come lui stesso ha precisato nel messaggio di accompagnamento ai file - era su una audiocassetta passata da un cliente ad un rivenditore di dischi che a sua volta l'ha passata ad Albe. E così, di passaggio in passaggio, la registrazione è approdata sulla Stratosfera. A quanto mi risulta per la prima volta sul web. Albe si è anche fatto carico di suddividere le tracce in due distinti CD. Grazie anche per questo importante lavoro. Premetto che in passato abbiamo già parlato a lungo di questo tormentato periodo, almeno sotto il profilo politico e sociale (quello musicale e artistico, al contrario, è stato eccezionale) pertanto eviterò di annoiarvi e di annoiarmi per l'ennesima volta ripercorrendo le tracce salienti del decennio. Siamo però di fronte a due personaggi di elevata caratura, per l'occasione catturati dal vivo sul palco il 23 aprile 1975 a Padova, tra l'altro a ridosso delle celebrazioni del 25 aprile! Paolo Pietrangeli è personaggio noto e ci occupammo di lui nel 2021, all'atto della sua scomparsa, dedicandogli un lungo e articolato post (che ritroverete qui). Assolutamente da rileggere, al fine di contestualizzare il nostro concerto, è anche il post realizzato nel 2020 dal nostro collaboratore Andrea che aveva per oggetto l'album "I giorni cantati" del 1979 (qui) dove, al fianco di artisti quali Ivan Della Mea, Francesco Guccini, lo stesso Paolo Pietrangeli, giusto per citarne alcuni, fa la sua comparsa Giovanna Marini. 


Di Giovanna Marini si è parlato molto di recente, a seguito della sua scomparsa avvenuta l'8 maggio di quest'anno all'età di 87 anni. Ed è giusto spendere alcune righe per ricordare una tra le più grandi protagoniste del recupero della musica di tradizione orale, per raccontare la voce dell’altra Italia. Giovanna ha collaborato sia con i grandi, da Paolini a De Gregori, sia con i piccoli gruppi teatrali. La sua attività multiforme ne ha fatta una delle figure più importanti nello studio, nella ricerca e nell’esecuzione della tradizione musicale popolare italiana. La scoperta del canto sociale, o “storia orale cantata”, nel senso di registrazione popolare degli avvenimenti storici mediante lo strumento privilegiato della canzone di composizione anonima e di circolazione orale fu uno degli elementi più innovativi e caratteristici della sua attività culturale. Con il Nuovo Canzoniere Italiano prese parte, durante il Festival dei Due Mondi 1964, allo spettacolo "Bella ciao". L’evento suscitò scandalo, tentativi di censura e interrogazioni parlamentari per l’esecuzione di "O Gorizia tu sei maledetta" insieme ad altri artisti folk come Giovanna Daffini, Caterina Bueno, Ivan Della Mea e Michele Straniero. Il canto, scritto durante la prima guerra mondiale, fu eseguito con l’aggiunta di una strofa antimilitarista che recitava «Traditori signori ufficiali / che la guerra l’avete voluta / scannatori di carne venduta / e rovina della gioventù», a seguito del quale in sala si crearono tumulti tra giovani allievi ufficiali e borghesia conservatrice da un lato - che intonò "Faccetta nera" - e pubblico di sinistra dall’altro a rispondere con "Bandiera rossa", e che sfociò in una denuncia contro gli organizzatori dello spettacolo per vilipendio delle forze armate. E' un episodio storico che fece assurgere alle cronache Giovanna Marini. 


Continuò nel frattempo a girare tutta la penisola da cima a fondo, raccogliendo una massa sterminata di canti popolari in lingua italiana e nei vari dialetti. Era il nucleo fondante del Nuovo Canzoniere Italiano, con il quale Giovanna si esibì assieme ai gruppi formati dai maggiori cantautori italiani della cosiddetta Nuova canzone politica. Giovanna Marini diventò una colonna portante dell’Istituto Ernesto De Martino, nel quale raccolse tutta l’enorme quantità di canti popolari da lei scoperti e catalogati. Fu, la sua, una vera opera di trascrizione della memoria, che le permise di trasportarla sul palcoscenico. La sua ’attività prosegue con spettacoli e iniziative che fecero la storia del recupero delle tradizioni popolari italiane, come "Ci ragiono e canto" (1965), nel quale collaborò in veste di assistente musicale con Dario Fo. Negli anni ’70 fondò la prima scuola popolare di musica in Italia, quella di Testaccio; dal 1991 al 2000 fu anche titolare della cattedra di etnomusicologia presso l’Università di Paris VIII-Saint Denis, a Parigi. Nel 2015 promosse, in collaborazione con la Scuola Comunale di Musica di Monte Porzio Catone, la realizzazione del 1º Festival del Canto Sacro, Cantate Domino, Incontro tra musica colta e musica contadina, con lo scopo di far incontrare la musica popolare e contadina con la musica classica per esprimere il Sacro attraverso canti di tradizione orale, corali polifoniche e gruppi vocali
In tutti questi anni scrisse molte musiche sia per il teatro che per il cinema. Siamo quasi giunti alla fine del suo lungo percorso artistico e umano: nel 2021, in occasione del centenario della nascita del Partito Comunista Italiano, curò la concertazione per la messa in scena de "Il Partito", uno spettacolo tratto da una partitura originale di Fausto Amodei ispirata al “Diario dei trent’anni” di Camilla Ravera. All'attivo Giovanna Marini vanta una lunga e corposa discografia, sia come album solisti che collettivi. 


Reso il giusto omaggio a Giovanna Marini, non ci resta che passare all'ascolto del concerto dove i due protagonisti, nel clima infuocato delle piazze nel 1975, ripercorrono molti momenti salienti della prima parte della loro lunga carriera artistica. Un ultimo ringraziamento ad Albe per la condivisione di questo storico documento (spero di non avere commesso errori nel riportare la tracklist) e a voi tutti auguro il consueto buon ascolto.


Post by George & Albe


lunedì 8 maggio 2023

Artisti vari - Club Tenco vol. 1 (1991) e vol. 2 (1993) - 20 anni di canzone d'autore (post by George, Osel & Cimabue)

 

Questo post contenente le due compilation del Club Tenco datate 1991 e 1993 è frutto di un lavoro a sei mani: quelle del sottoscritto, che ha curato testi, immagini e impaginazione e quelle dei collaboratori di lunga data Osel e Cimabue che, bontà loro, mi inviarono i file qualche tempo fa. Grazie amici, per il prezioso contributo che arricchisce ulteriormente le pagine dedicate ai Dischi del Club Tenco. Sono felice che queste collaborazioni proseguano costantemente nel tempo. Sono la garanzia che il blog continua a rimanere vivo e, soprattutto,  partecipato. Conclusa la breve premessa passiamo alle tracklist dei due album. 

Artisti vari - 1991 - Club Tenco
 Vent'anni di canzone d'autore - Volume primo


TRACKLIST:

01. Antonio Silva – Presentazione
02. Gino Paoli - Lontano lontano
03. Ornella Vanoni - Tatuaggio
04. Roberto Benigni – Mi piace la moglie di Paolo Conte
05. Paolo Conte – Dal loggione
06. Roberto Vecchioni - Canzone per Francesco
07. Francesco Guccini - Luci a San Siro
08. Francesco Baccini - Le donne di Modena
09. Fiorella Mannoia - La storia
10. Pino Daniele - Na tazzulella  e' caffé
11. Ivano Fossati e Ars Antiqua - Confessione di Alonso Chisciano
12. David Riondino e Paolo Rossi - Canzone del silenzio degli animali
13. Gianna Nannini - Dea
14. Francesco Guccini e Roberto Vecchioni - Gli amici
15. Antonio Silva - Buonanotte


Il volume primo proviene dagli archivi di Marco Osel a cui rivolgo il mio ringraziamento. Venne pubblicato nel 1991 dall'etichetta Dischi del Club Tenco sia in formato CD che come doppio LP-vinile (etichetta CGD), nonché in musicassetta. Le 15 tracce - 13, escludendo la presentazione e la buona notte di Antonio Silva - sono  tutte registrate dal vivo a Sanremo nel corso di varie Rassegne della Canzone d'Autore e in larga misura sono inedite. La compilation offre l'opportunità di ascoltare una buona fetta di grandi interpreti della canzone italiana che vanno da Gino Paoli a Paolo Conte, da Roberto Vecchioni a Francesco Guccini, passando attraverso Ivano Fossati, David Riondino, Pino Daniele e altri ancora. Piuttosto anomala la presenza di Roberto Benigni con una composizione ironica e divertente, dedicata alla moglie di Paolo Conte (che ricambierà la cortesia qualche tempo dopo). Assolutamente pregevoli i duetti presentati  nella sezione finale dell'album.: Ivano Fossati con gli Ars Antiqua, David Riondino con Paolo Rossi e, ultima delizia, Francesco Guccini con Roberto vecchioni in una registrazione del 1989 dedicata ad un amico allora da poco scomparso, ovvero il celebre "Bigi", anima del Club Tenco al fianco di Amilcare Rambaldi. Di seguito le pagine del booklet con le foto dei protagonisti,


Artisti vari - 1993 - Club tenco
Vent'anni di canzone d'autore - Volume secondo


TRACKLIST:

01. Antonio Silva – Presentazione
02. Milva - Lontano lontano (live 1991)
03. Gianni Morandi - Uno su mille (live 1986)
04. Roberto Vecchioni - Alessandro e il mare (live 1990)
05. Enzo Jannacci - Musical (live 1989)
06. Bruno Lauzi – Quella gente là = Ces gens là (live 1977)
07. Paolo Pietrangeli - Io ti voglio bene (live 1988)
08. Gianna Nannini – Come una schiava (live 1989)
09. Francesco Guccini–Il frate (live 1989)
basso – Ares Tavolazzi; batteria – Ellade Bandini
chitarra – Juan Carlos "Flaco" Biondini*; tastiere - Vince Tempera
sax. armonica - Roberto Manuzzi
10. Enzo Gragnaniello – Indifferentemente (live 1990)
11. Francesco Baccini – Genova Blues (live 1990)
12. Pino Daniele – Napule è (live 1989)
13. Angelo Branduardi – Il ladro (live 1991)
14. Mia Martini – Almeno tu nell'universo (live 1989)
15. Ivano Fossati – Luna Spina (live 1990)
16. Zucchero & Gino Paoli – Come il sole all'improvviso (live 1986)
piano – Gino Paoli, Zucchero; sax – Eric Daniel
17. Antonio Silva – Buonanotte


Ed eccoci al volume secondo, pubblicato nel 1993 come sempre dall'etichetta I Dischi del Club Tenco. I file provengono dagli archivi del nostro amico e collaboratore Cimabue, che ringrazio. L'album venne immesso sul mercato sia in formato CD che musicassetta. Le compilation, anche in questo caso, raggruppa una serie di esibizioni live inedite di molti artisti italiani  provenienti da varie edizioni della rassegna (tra parentesi ho indicato l'anno). La voce del presentatore è sempre quella di Antonio Silva, una sorta di istituzione. Curiosamente l'album si apre nuovamente con "Lontano lontano", questa volta interpretata da Milva con la sua splendida voce. Oltre a ritrovare Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Gianna Nannini, Pino Daniele e Ivano Fossati (le colonne portanti del Club Tenco), abbiamo il piacere di ascoltare un Gianni Morandi (edizione 1986) con la sua classica "Uno su mille" e anche un ottimo Bruno Lauzi d'annata, edizione 1977, con "Quella gente là", il brano più "vecchio" della compilation. Angelo Branduardi e Mia Martini sono a mio avviso i gioiellini di questo album. E a proposito di duetti, che dire dell'inedita accoppiata Zucchero-Gino Paoli? Assolutamente unici. 
Per completezza, inserisco anche per questo secondo volume le immagini del booklet. 
Con questo vi saluto e vi auguro buon ascolto.


LINK Club Tenco - volume primo (1991)
LINK Club Tenco - volume secondo (1993)

Post by George - Music by Osel & Cimabue

lunedì 29 novembre 2021

In ricordo di Paolo Pietrangeli: dagli scontri di Villa Giulia al salotto di Maurizio Costanzo (1945-2021 R.I.P.)


Il 22 novembre scorso giornali, tv e radio danno la notizia della scomparsa di Paolo Pietrangeli, Aveva 76 anni e un male incurabile se l'è portato via, La sua morte non resta sotto traccia, Gli articoli si susseguono sui principali quotidiani. Nel piccolo, come abbiamo sempre fatto, anche la Stratosfera vuole contribuire al suo ricordo con un post che racchiude i suoi due primi 33 giri, quelli storici a cavallo tra fine anni'60 e inizi anni '70, in piena era contestazioni operaie e studentesche. La sua biografia è pubblicata ovunque, quindi eviterò di ripetere le stesse cose su queste pagine. Tra i vari articoli pubblicati dai quotidiani "ad memorian" ho trovato particolarmente interessante ed essenziale  quello riportato da Il Messaggero il giorno dopo la sua scomparsa. Lo riprendo.


«Compagni dai campi e dalle officine prendete la falce, portate il martello, scendete giù in piazza, picchiate con quello, scendete giù in piazza affossate il sistema»

 "È il ritornello di «Contessa», uno degli inni del '68, senza dubbio il brano più famoso del repertorio di Paolo Pietrangeli, morto a 76 anni a causa di una lunga malattia che già gli aveva impedito quest'anno di ritirare il premio Tenco, giusto riconoscimento alla sua opera di cantautore molto più ricca di «Contessa» o «Valle Giulia». Pietrangeli è stato un personaggio sicuramente insolito: figlio del regista Antonio e di Margherita Ferrone, negli anni '60 comincia a dedicarsi alla canzone popolare ed entra nel Nuovo Canzoniere Italiano: si ritrova così a pubblicare per I Dischi del Sole, a diretto contatto con Giovanna Marini (che sarà la seconda voce di «Contessa»), Ivan Della Mea, Michele Straniero, Fausto Amodei.

Paolo Pietrangeli con Francesco Guccini e Giovanna Marini

La sua caratteristica, al di là delle regole della canzone d'autore d'origine popolare, soprattutto dal vivo era la travolgente ironia e la capacità affabulatrice: l'apice dei suoi concerti, era la composizione istantanea di testi elaborati attorno a una parola chiesta al pubblico. Prima di dedicarsi alla regia televisiva lavorando al «Costanzo Show» e poi con Maria De Filippi ad «Amici» e «C'è posta per te», aveva fatto una gavetta d'alto livello come aiuto di Visconti in «Morte a Venezia» e Fellini in «Roma» e poi di Paul Morrissey in due film ispirati ad Andy Warhol, «Flesh for Frankstein» e «Blood for Dracula». Come regista ha firmato «Bianco e nero» nel 1974, un documentario sul neo fascismo e le sue collusioni con i Servizi deviati e nel 1977 «Porci con le ali», adattamento del best seller di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, ripudiato dagli autori del libro ma comunque colpito dall'implacabile censura del tempo. Insieme a Wilma Labate e Roberto Giannarelli nel 2001 ha diretto «Genova. Per noi», documentario sulle violenze legate alle manifestazioni nelle giornate del G8. Il suo ultimo disco, registrato insieme a Rita Marcotulli, è del 2015. Nella sua biografia ci sono vari tentativi falliti di entrare in Parlamento: nel 1996 con Rifondazione Comunista, nel 2001 per un seggio al Senato, nel 2018 con Sinistra Ecologia Libertà. In una recente intervista si era definito comunista e aveva dichiarato di essere ben felice di venire ricordato per «Contessa» aggiungendo con un certo orgoglio di averla sentita cantare dai giovanissimi in piazza".

Paolo Pietrangeli - 1969 - Mio caro padrone domani ti sparo


TRACKLIST:

01. Contessa - 3:20
02. Era sui quarant'anni - 2:15
03. Ma perché mi dici sempre - 1:58
04. Chiarezza chiarezza - 1:58
05. Pensa un po' - 2:37
06. Uguaglianza - 2:30
07. Se tu bagni il tuo piede - 1:48
08. Io cerco l'uomo nuovo - 4:08
09. Valle Giulia - 3:00
10. La leva - 2:06
11. Il vestito di Rossini - 3:50
12. Il figlio del poliziotto - 2:42
13. Mi porti due gassose - 2:04
14. Mio caro padrone domani ti sparo - 2:15
15. Manifesto - 1:10
16. Certo i padroni morranno - 1:58
17. Risoluzione dei Comunardi - 2:30
18. Contessa (ripresa) - 2:20


Ci occuperemo del Paolo Pietrangeli compositore e musicista, ovviamente, tralasciando le sue esperienze nel mondo del cinema, della televisione e della politica. La discografia di Paolo Pietraangeli è piuttosto corposa e tra album in studio, live e compilation copre un arco temporale che va dal 1969 al 2020. Sicuramente i primi due album sono delle vere e proprie icone e delle perfette fotografie di quel turbolento periodo. Ed è per questo che li ho scelti. Questo primo lavoro, dal suono scarno, vede Pietrangeli solo con la sua chitarra accompagnato dalle voci di Giovanna Marini, Alberto Ciarchi, Aldo Fanchiotti, Franco Coggiola, e Maurizio Ferrando. Quattordici brani tra cui i due storici "Contessa" e "Villa Giulia". La prima, vera e propria colonna sonora del 1968 italiano. pare che Pietrangeli l'abbia scritta ispirandosi a una conversazione intercettata, in modo del tutto involontario, in un elegante caffè di Roma nel Quartiere Trieste. Contessa diviene negli anni seguenti una canzone popolare nella vera accezione del termine. E della canzone popolare riprende stile e andamento, nonché l'argomentare che propaganda il parallelismo tra lotte operaie e studentesche (una delle parole d'ordine dell'attività del movimento studentesco che infatti nel 1969 va a saldarsi con il montante autunno caldo delle proteste operaie) (fonte Wikipedia). La seconda  è ispirata dagli avvenimenti del 1º marzo 1968, quando presso la facoltà di architettura dell'università di Roma, situata in via di Valle Giulia, avvenne il primo grave scontro tra gli studenti che occuparono la Facoltà e le forze dell'ordine. Il ritornello della canzone, "non siam scappati più, non siam scappati più, "fotografa" quel che avvenne effettivamente: il primo esempio in Italia di contrapposizione diretta tra studenti e polizia (fonte Wikipedia). Il disco venne pubblicato nel 1969 dall'etichetta I Dischi del Sole e ristampato in CD nel 1990 ad opera della Bravo Records.

Paolo Pietrangeli - 1974 - Karlmarxstrasse


TRACKLIST:

01. Karlmarxstrasse - 2:23
02, Fermi in mezzo ad una strada - 1:58
03. E' finito il Sessantotto - 2:27
04. Vizi privati pubbliche virtù - 2:05
05. Lo stracchino - 2:12
06. Disimpegno disimpegno - 1:50
07. La malattia mentale - 2:27
08. Quelli che tricoloreggiano - 1:45
09. Suicidio - 3:00
10. Donna per piacere - 1:25
11. Sdraiato sul sofà - 1:54
12. Tra baci e tra carezze - 2:15
13. Il baobab - 3:12
14. L'altra sera - 2:48
15. La Comune non morrà - 2:23


MUSICISTI:

Paolo Pietrangeli: voce, chitarra
Sergio Almangano: violino
Alberto Ciarchi: chitarra, chitarra trattata e cori
Giovanna Marini: chitarra, pianoforte e cori
Athos Poletti: clarinetto e sax soprano
Marco Ratti: contrabbasso
Sergio Romani: trombone
Franco Coggiola: cori
Ivan Della Mea: cori
Francesco Marini: cori
Collettivo Gianni Bosio di Roma: cori


A distanza di 5 anni dal disco di esordio, nel 1974 esce "Karlmarxstrasse", sempre per l'etichetta I Dischi del Sole. Ristampato nel 1989 in CD dalla Bravo Records, l'album contiene 15 brani connotati da una maggiore musicalità, da un suono cabarettistico, grazie all'innesto di pianoforte, fiati e violino. I file me li ha inviati l'amico Osel, che mi ha anche sollecitato il post alla memoria di Paolo Pietrangeli. E mi è sembrato giusto e doveroso farlo. Ciao Paolo, un grosso abbraccio da tutti noi che ti abbiamo seguito ed apprezzato per tanti anni.


LINK  Mio caro padrone domani ti sparo
LINK  Karlmarxstrasse

Post by George - Music by George & Osel

sabato 14 marzo 2020

AA.VV.- 1979- I GIORNI CANTATI (vynil)


TRACKLIST:

1 Giancarlo Schiaffini- Tema di Marco
2  Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi, Anna Nogara- O Gorizia
3 – Roberto Benigni e Mariangela Melato- Du bist die ruhe
4 - Paolo Pietrangeli- Vale la pena
5 Francesco Guccini- Eskimo
6 Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi, Anna Nogara- Contessa
7 Pasquale Malinconico- Nanninella bucatora
8 Giovanna Marini – Ora è venuta l’ora
9- Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi- Sent on po', Gioan te se recordet 
10- Paolo Pietrangeli- Manicomio criminale

Questo disco viene da un altrove che non è solo delimitato dall’anno di stampa. La storia cui attinge, e che in parte racconta, è ben più lontana: viene dai profondi anni ’60, da quando figure cardine come quelle di Gianni Bosio, Roberto Leydi, Franco Coggiola, Michele L.Straniero, Cesare Bermani ed altri cominciano a recuperare, catalogare e studiare il canto popolare, a farlo uscire dal folklorismo paesano e a concepirlo come cultura “altra”, alternativa e quella “alta”, ma anche in dialettico (e spesso non facile) rapporto con quella cultura di sinistra in cui quegli insigni studiosi si riconoscevano. Nacquero così le Edizioni Avanti (poi Edizioni del Gallo), il Nuovo Canzoniere Italiano, l'Istituto Ernesto de Martino, l’etichetta de I Dischi del Sole, spettacoli epocali come “Bella ciao”, o “Ci ragiono e canto”, e tante altre iniziative che contribuirono a seminare il Sessantotto e a caratterizzare gli anni successivi.



E’ proprio in quel grande calderone che muove i suoi primi passi Paolo Pietrangeli, esponente di punta della canzone di protesta del turbolento decennio ’68-‘78, il quale attraversa quegli anni con canzoni in cui politico e personale si amalgamano in una scrittura di indubbia efficacia, per poi inerpicarsi su moduli musicali via via sempre più coraggiosi.
Pietrangeli, segni particolari occhialone, barbone e vocione, ben presto porta avanti in parallelo la sua passione per il cinema ereditata dal padre Antonio, noto regista (un titolo per tutti: “Io la conoscevo bene”). Dopo il necessario apprendistato, arriva alle sue prime produzioni: un documentario politico come “Bianco e nero” (’74), e poi due film veri e propri: “Porci con le ali”, tratto dall’omonimo libro-scandalo di Lidia Ravera e Marco Lombardi Radice, e nel 1979 questo “I giorni cantati” (lavoro invero non eccelso, e siamo buoni) con il quale partecipa alla Biennale di Venezia e in cui chiama a raccolta come interpreti nel ruolo di se stessi molti dei colleghi musicisti (Giovanna Marini, Francesco Guccini, Ivan Della Mea, Alberto e Paolo Ciarchi, Anna Nogara) con cui aveva attraversato, tra lotte, canti e impegno, quegli “anni affollati” (per dirla con Gaber). Sul versante prettamente attoriale, oltre a Pietrangeli troviamo figure di un certo spicco come Mariangela Melato e, in un piccolo ruolo, Roberto Benigni. 



Ma veniamo al disco: la colonna sonora è parte integrale del film generazionale che racconta le vicende di Marco (alter ego palese dello stesso Pietrangeli, che lo impersona), cantautore famoso ai tempi del ’68 che, dopo un tentato suicidio, cerca di riprendersi riavvicinandosi confusamente agli altri colleghi cantautori e al mondo politico dell’epoca, anche se poi si avvita in una tresca con la moglie di un compagno etnomusicologo impersonato da Luciano Della Mea. Il tutto è raccontato con stile simil-morettiano, senza peraltro avvicinarsi minimamente al modello.

Solo parte della colonna sonora troverà posto nel disco omonimo che accompagnò l’uscita del film e che non è mai stato riedito in CD, né in altra forma (il film è stato però pubblicato in DVD). Per questo, forse, il nostro ripescaggio incuriosirà chi bazzica quella zona di mezzo tra musica “politica” (perdonateci il termine assai vago) e canzone d’autore. I motivi di interesse stanno nel fatto che diversi brani sono presenti in versioni inedite, e non saranno ripresi, se non in poche occasioni, nella discografia dei rispettivi autori. 



Andiamo con ordine: 
le celebri “O Gorizia” (la pietra dello scandalo al Festival dei Due Mondi di Spoleto del ’64) e “Contessa” (l'inno dello stesso Pietrangeli che accompagnò le lotte degli studenti sessantottini, anche se in realtà era stata scritta due anni prima durante un’occupazione) sono qua interpretate in una versione inedita dalla voce solista di Anna Nogara accompagnata da Pietrangeli, Della Mea e i due fratelli Ciarchi.

La schubertiana “Due bist die rue” (con “e” finale di troppo) che vede all’opera un improbabile Benigni con la Melato (che canta apposta male per esigenze di copione) è presa direttamente dal film ed è del tutto inedita.

“Vale la pena” (nuovo nome assunto da “Era sui quarant’anni”) è in veste diversa da quella in studio incisa da Pietrangeli in “Mio caro padrone domani ti sparo” del ’70.

 “Sent un po’ Giuan te se recordet”, una delle molte canzoni che Ivan Della Mea dedicò a Gianni Bosio (prima in vita, poi in morte), suo maestro e padre putativo, è in versione diversa da quella apparsa sul suo primo LP “Io so che un giorno” (1966).



Anche la gucciniana “Eskimo” compare in un’altra incisione (a quanto sappiamo mai più ripresa) rispetto a quella che possiamo ascoltare su “Amerigo”, uscito  appena l’anno prima, con un arrangiamento più presente grazie al progressivo incedere del basso suonato slap e della batteria. Si tratta probabilmente di un alternative track. Da notare che Guccini nel film appare in alcuni camei, nel primo dei quali canta “Incontro” per strada, sostanzialmente ignorato dai protagonisti, a segnare lo stacco tra la vecchia generazione di cantori e i nuovi cantautori idoli dei giovani. 


Anche il successivo incontro alla stazione si risolve in pochi saluti formali e molto non detto. Infine Marco/Pietrangeli abbandona i vecchi compagni, impegnati  a riproporre il vecchio repertorio in un polveroso teatro, per andare al Palasport dove Guccini canta per una marea di ragazzi, e implorarlo di fargli fare una canzone (straordinario il sorriso beffardo che gli fa il Guccio mentre canta per dirgli che non se ne parla neanche).

  
Significativa in tal senso è la scena comica in cui Marco/Pietrangeli sbraita contro i giovani che gli abitano vicino, e che, per inciso, hanno appeso alle pareti il poster di Dalla, con i quali poi cercherà un confuso rapporto, che si incaglia nell’incomunicabilità intergenerazionale.

“Ora è venuta l’ora” di Giovanna Marini (che in realtà è collegata anche a “Ragazzo gentile”, non citata nei credits) è invece presentata nella meravigliosa versione già apparsa in “I treni per Reggio Calabria” del 1976.


“Tema di Marco”, lo strumentale che apre il brano, è composto da Paolo Pietrangeli ed è eseguito da Giancarlo Schiaffini, jazzista di area sperimentale (basti pensare alla sua militanza nel pioneristico Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza), e anche questo è un inedito assoluto che compare solo qua.

 “Manicomio criminale”, il bel pezzo dello stesso Pietrangeli che invece chiude l’album, uscirà solo nel 1989, come bonus track della versione in CD di “Cascami”.

Resta però un mistero: chi sarà mai quel Pasquale Malinconico che esegue, per solo voce, un suggestivo brano disteso, dal forte sapore popolare, in realtà accreditato allo stesso Malinconico? In rete non ci sono informazioni, se non l’attestazione della partecipazione a questo film. Chi avesse notizie su questo cantante (di posta?), si faccia avanti.


Ora, dicevamo, il film (in cui  compaiono in realtà anche frammenti di altre canzoni, non riportate nell’album) non è certo un capolavoro: “terribile, ma prezioso” lo definisce giustamente Alessio Lega nel suo notevolissimo “La nave dei folli” (Agenzia X, 2019), monografia dedicata a Ivan Della Mea che finisce inevitabilmente per tratteggiare tutto quel mondo musicale e al contempo sociale, politico, ma anche umano, con le sue glorie e le sue meschinità, una generazione che dopo tante speranze, tanto lavoro, tante lotte, si ritrova a fine anni ’70 tagliata fuori dall’immane riflusso, incapace di comunicare alcunché di significativo, come dimostra la scena finale con Marco/Pietrangeli che di nuovo sale sul tettino della sua auto (come all’inizio, quando aveva tentato il suicidio), bloccando il traffico dell’autostrada cantando numeri, e nulla più.