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giovedì 3 settembre 2026

Arcadelt - The Complete Works (1996 - 2019)


Questo post è stato reso possibile grazie al contributo di Roberto, amico e collaboratore della Stratosfera (ma avete notato che bel team abbiamo creato?) il quale, in possesso dei due lavori ufficiali della band (più un raro demo), ha ritenuto di condividerli con tutti i navigatori. Grazie Roberto per questi gioiellini che possiamo oggi includere nel nostro lungo elenco del gruppi di new italian prog. La storia degli Arcadelt prende avvio negli anni '90, all'interno della florida scena romana del rinascente progressive rock. Furono più fortunati (o forse semplicemente più bravi) di altri loro colleghi perché riuscirono, non senza fatica, ad entrare in studio e registrare il primo album, "Enjoy", pubblicato nel 1996 dalla piccola etichetta Progland Records. Il disco era un po' la conseguenza e la sintesi delle numerose esibizioni dal vivo, queste ultime molto apprezzate grazie, non solo alla bravura dei musicisti,  ma anche alla forte presenza scenica del vocalist Pierfrancesco Drago. Tanto per cambiare il disco passò del tutto sotto traccia e la band si sciolse dopo qualche anno come neve al sole. Solo Drago conitinuò a dare notizie di sé grazie ad alcune partecipazioni e alla militanza nei Revelation. Poi, incredibile ma vero, dopo ben 25 anni di assenza dalle scene, all'improvviso gli Arcadelt ritornarono nel 2019, in formazione originale, con un album nuovo di zecca dal titolo "Arc8". Giusto per completare la loro discografia ricordo la pubblicazione nel 2010 di "Enjoypan", un mini CD autoprodotto contenente 4 brani tratti da "Enjoy", utilizzato in occasione dei concerti live. 
Concluse lepremesse passiamo alla musica. 

Arcadelt - Enjoy (CD, 1996)


TRACKLIST:

1. Flight on a Marzipan Throne (7:48)
2. The Ballad of Friendship (6:21)
3. The God in the Bottle (3:03)
4. The Bullet-Tear (8:15)
5. Coriandres dans le ciels (2:46)
6. A Deceiving Melody's Dream (10:02)
7. Descent to Hell (6:27)


FORMAZIONE:

Pierfrancesco Drago - voce, flauto
Fabrizio Verzaschi - chitarra elettrica, chitarra acustica
Giacomo Vitullo - tastiere, cori
Fabio Cifani - basso, viola
Fabio Ferri - batteria
Cristina Ternovec -viola (track 5)


"Amanti del prog favolistico e fantasioso, l'album d'esordio degli Arcadelt arriva dopo qualche anno di gavetta. La  band romana riesce a proporre su supporto digitale il meglio della propria produzione musicale, ovvero 7 brani, per un totale di circa 50 minuti di musica perennemente in bilico tra new prog inglese e dettami della scuola romantica dei '70s. Pur avvicinandosi ad influenze di classico stampo Genesis/Marillion, il paragone che mi viene più voglia di fare è quello coi prolifici messicani Cast, anch'essi dei piccoli maestri nel riallacciare i rapporti tra le decadi 70 e '80, ma anche coi Clepsydra. Spicca sicuramente, pur in una dimensione quale quella del CD che non offre in tal senso le possibilità di un concerto dal vivo, la scenicità del cantato di Pierfrancesco Drago, pur penalizzata da una registrazione non ottimale. Sembra quasi di vederlo sul palco a mimare le storie raccontate dai suoi testi, storie di folletti, boschi più o meno incantati e... dèi in bottiglia! La strumentazione è arricchita dalla presenza di viola e flauto (che si mette in evidenza nella breve "Coriandres dans le ciel"), ma per il resto si tratta di una formazione classica. "Flight on a marzipan throne" evidenzia subito in modo paradigmatico le caratteristiche del CD, ovvero un continuo susseguirsi di temi ed aperture dettati da tastiere e chitarra, quest'ultima sempre su tonalità melodiche. I momenti migliori sono comunque racchiusi nei due episodi conclusivi, la lunga "A deceiving melody's dream" e "Descent to Hell". La musica degli Arcadelt può piacere al primo impatto, specie a chi ama certe sonorità prog-romantiche, ma per scoprirne e apprezzarne tutte le sfaccettature occorrono alcuni ascolti. Tutto risulta più semplice se si ha la possibilità di seguire i testi, di addentrarsi nelle storie narrate assieme alla narrazione di Pierfrancesco, di comprendere perché in quel dato punto le tastiere sembrano più cupe o in quell'altro la musica pare assumere atteggiamenti gioiosi" (tratto dalla recensione di Alberto Nucci sul sito  Arlequins)


Di seguito la copertina del sopra ricordato mini CD "Enjoypan" uscito nel 2010 e contenente le seguenti tracce tratte da "Enjoy": 
1. Flight on a Marzipan Throne
2. The Bullet-Tear
3. Descent to Hell
4. The Ballad of Friendship


Arcadelt - Arc8 (CD, 2019)


TRACKLIST:

1. Behind the Curtain (7:58)
2. The Heartbeat (5:53)
3. Dogs in Chains (4:26)
4. Caledonia (The Inn of Happiness) (8:18)
5. Assenze (4:18)
6. Boold On (3:59)
7. The Blue Side (8:13)


FORMAZIONE:

Pierfrancesco Drago - voce
Fabrizio Verzaschi - chitarra
Giacomo Vitullo - tastiere
Fabio Cifani - basso
Sandro Piras - batteria
Fabio Ferri batteria (track 8)
Quartetto d'archi – Euterpe Quartet (track 5)


Come ricordato nelle premesse, a distanza di 25 anni, il quintetto in formazione originale, decide di dare un seguito a quell’unico album, ammodernando il suono ma non rinnegando niente delle proprie esperienze pregresse. Abbiamo ancora un progressive sinfonico intriso di new prog marillioniano, quasi interamente cantato in inglese, con un ruolo importante giocato dall’espressività del cantato, attorno al quale la musica si muove per supportare e sostenere adeguatamente le narrazioni. Le 7 tracce sono quasi interamente cantate in inglese; quel “quasi” in realtà si traduce proprio nelle due tracce migliori dell’album, “Caledonia (The Inn of Happiness)” e “Assenze” .

Sandro Piras

Con una certa enfasi, è il caso di dirlo, la Lizard Records (la casa discografica che ha pubblicato l'album) descrive così "Arc8":
"Un tuffo meraviglioso nel neo-prog degli anni 80 e 90 che contraddistinse la rinascita della magia progressive. Nelle sonorità degli Arcadelt ritroviamo quella magia, l’estetica e la poesia dei primi Marillion, dei primi IQ, che inevitabilmente rimandano in particolare anche ai primi Genesis. Un ritorno sorprendente a 25 anni da “Enjoy”, dunque speciale ed emozionante, che non poteva essere se non assommando una nuova freschezza e una nuova pregevole fonte ispirativa alle tipiche atmosfere (e teatralità) british-prog che hanno gli Arcadelt. Pertanto la Lizard Records è orgogliosa di accompagnare questo ritorno discografico che affiancherà anche una nuova attività live. “Arc8” rappresenta la chiusura di un cerchio nato 25 anni fa, un progetto dove la passione per il progressive rock degli anni 70 e 80 lascia spazio ad una componente rock dal peso specifico non indifferente, integrandone lo stile". 


Vi lascio ricordando che il nostro amico Roberto mi ha inviato un raro demo tape degli Arcadelt contenente due lunghe tracce con numerosi brani. Le tracce necessita però di preparazione prima di essere postate. Rinviamo quindi di qualche giorno la loro pubblicazione. E' tutto. Buon ascolto.

LINK Enjoy
LINK Arc8

Post by George - Music by Roberto

venerdì 20 marzo 2026

Serie "Bootleg" n. 369 - Teresa De Sio - Unplugged in Torino, 26.10.1996 (soundboard)

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST

01. Riturnella
02. You Ain't Going Nowhere (Bob Dylan cover)
03, Voglia 'e turnà
04. Unknown
05. Marzo
06. Io non mi pento
07. Angelina
08. Un libero cercare 
09. Via con me (Paolo Conte cover) 
10. Anima linda
11. Animali italiani
12. Ridere


Regola generale riguardante i bootleg: verificare sempre l'autenticità, la provenienza e la fonte, visto che - purtroppo - circolano molte patacche. Fortunatamente questo fenomeno capita raramente per gli artisti italiani. Nella fattispecie il concerto di Teresa De Sio, patrimonio del nostro amico Osel, prima di essere oggetto del presente post, è stato ampiamente verificato fino a giungere - per avere la totale certezza - alla fonte primaria, ovvero la diretta interessata (Teresa De Sio), contattata dal nostro Osel. Io purtroppo non il filo diretto con i musicisti. Lui sì. La cantante ha confermato di avere eseguito nel corso del 1996 una ridottissima serie di concerti acustici. Questo - confermato anche da Setlist - risale al 26 ottobre 1996 ed è stato registrato all'Auditorium del Lingotto a Torino. Il concerto si intitolava "Musica contro la sofferenza". Sia io che Osel ci tenevamo molto alla sua pubblicazioni per due ragioni fondamentali: la bellezza e la purezza  del suono acustico e la qualità dell'audio, uno splendido soundboard. Lo show è stato ripulito dai dialoghi e anche gli applausi si sentono a malapena a conclusione delle singole tracce. 


Detto questo, detto praticamente tutto. Ricordo che nel 1995 Teresa pubblicò un album molto bello, intitolato "Un libero cercare", dal quale sono estratti alcuni brani proposti in questo concerto. Al disco parteciparono ospiti illustri quali Michele Ascolese alle chitarre, Ares Tavolazzi al basso, Mauro Pagani al violino e Claudio Pascoli al sax tenore. Nel corso del concerto qui proposto Teresa De Sio (che grande voce, ragazzi!) ci regala anche un paio di cover: You Ain't Going Nowhere di Bob Dylan e Via con me di Paolo Conte. L'iniziale Riturnella proviene dal repertorio dei Musicanova, in particolare dall'LP "Musica Nova" del 1978, attribuito a Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò, nel quale Teresa cantava e suonava la chitarra acustica. Bellissimo il suo grande classico del 1982, Voglia 'e turnà, in versione unplugged. Insomma, un concerto straordinario che nulla ha da invidiare ad un album live ufficiale. Grazie Osel. Buon ascolto, carri amici.



   Post by George - Music by Osel

martedì 25 marzo 2025

The Sleeves - The (almost) complete discography (1987-1996) plus bonus CD "Live in Rovigo 1999"

 

Quest'oggi, con una bella sterzata rispetto alle usuali, o quasi, atmosfere progressive, vorrei occuparmi degli Sleeves, un r'n'r band genovese con all'attivo una manciata di dischi registrati tra il 1987 e il 1996. Se ben ricordo la trattazione di questo gruppo mi era anche stata sollecitata da un nostro amico frequentatore del blog. Per documentarmi sulla biografia e sulla carriera artistica del gruppo mi sono affidato a quanto scritto nel 2016 dal noto giornalista, critico musicale e produttore discografico Federico Guglielmi sul suo blog "L'ultima Thule - dove la musica è ancora una ragione di vita". Per la lettura dell'articolo completo vi rimando qui. Guglielmi è una garanzia senza ombra di dubbio. Fatte le doverose citazioni e i riconoscimenti delle fonti informative passiamo ai nostri protagonisti. Troverete, di seguito, la loro intera discografia (3 album) ad eccezione del demo tape registrato nel 1986.


LE ORIGINI - GETTING THE FEAR (demo tape, 1986)
"Sono di Genova, vantano una classicissima line-up r’n’r di tre elementi (chitarra/voce, basso e batteria) e hanno appena realizzato il demo-tape Getting The Fear, inciso per metà in studio e per metà dal vivo: stiamo parlando degli Sleeves, figli naturali dei Dream Syndicate (non a caso propongono una cover di Still Holding On To You) e del roots-rock statunitense. Il lato in studio, oltre alla già citata cover, contiene due originali del gruppo, validi seppure con qualche soluzione un po’ ingenua, mentre la facciata live raccoglie i tre pezzi di cui sopra più le riletture di So You Want To Be A Rock’n’Roll Star (Byrds) e I Had Too Much To Dream Last Night (Electric Prunes). Insomma, un buon biglietto da visita".
(da Il Mucchio Selvaggio n.106 del novembre 1986)
Il 1987 è l'anno della svolta per il gruppo genovese: registrano infatti il loro primo LP per la Cobra Records intitolato "Five Days To Hell".


The Sleeves - Five Days To Hell (1987 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Five Days To Hell - 2:33
02. Love & Hate - 3:27
03. Under The Lights - 3:10
04. Cook Book - 3:39
05. Always The Sun Go Down - 4:00

Lato B
06. Beating The Grass - 4:39
07. Shadows Of The Trees - 4:26
08. Snared Souls - 3:55
09. (I Had) Too Much To Dream (Last Night) - 2:47
10. Lighting Struck The Granary (The First Thing I Saw) - 3:11


FORMAZIONE:

Marco Keldi - voce, chitarra
Carlo Keldi - chitarra, voce
Luciano Moriconi - basso
Luciano Cerellini - batteria


“Dieci canzoni amare, acide, in cinque giorni, spesso cantate con le lacrime agli occhi. Me stesso, mio fratello, il mio migliore amico. Le due ore passate a Pisa con Paul Cutler, Los Angeles 1981, le tue recensioni, le tue parole ad Arezzo, tutto questo è tra i solchi del disco, un disco che probabilmente rimarrà negli scaffali del retrobottega di un negozio, ma che spero ti piacerà”. Non penso che me ne vorrai, Marco, se ho reso pubblico questo stralcio della lettera che mi hai inviato. Non so se mi crederai quando ti dirò che spesso, all’ascolto di Five Days To Hell, gli occhi mi diventano lucidi. E che in esso ritrovo i nostri Dream Syndicate, i nostri Alley Cats, la nostra California, le nostre birre, i nostri sogni, soprattutto il nostro rock’n’roll. Sei nato dalla parte sbagliata dell’Oceano, caro Marco. Come tuo fratello Carlo, come il tuo migliore amico Luciano, forse come me. Ti accuseranno di imitare Steve Wynn, e ti ricorderanno che sei nato a Genova. Ma quei i – e chi dice che, invece, non saranno tanti? – che ascolteranno davvero il primo album dei tuoi Sleeves non lo lasceranno marcire in un magazzino polveroso. Perché è bello. Sincero. Ispirato. Coinvolgente. Perché – ed è il miglior complimento che possa farti – è puro e semplice r’n’r, di quello che grida al mondo il suo sentimento e la sua voglia di libertà. 


So già che non ti importa poi molto del suo futuro. Che per te è già un grosso risultato 1’aver trascorso cinque giorni della tua vita in uno studio di registrazione e averne tirato fuori queste dieci gemme, due delle quali “rubate” ai Damnations Of Adam Blessing (Cookbook) ed agli Electric Prunes (I Had Too Much To Dream (Last Night), addirittura!). Beh, sappi che a me, invece, interessa moltissimo, perché Five Days To Hell dovrebbe trovare posto in ogni casa e mi dispiacerebbe immensamente vederlo giacere fra gli invenduti. Tranquillo, il disco mi è piaciuto, più di quanto non lascino intendere queste mie poche confuse parole. Auguri, Marco, che tu conosca altri “inferni” come questo. E che lo spirito del rock’n’roll continui ad assisterti. Quasi dimenticavo: che i lettori mi perdonino se ho trasformato una semplice recensione in un qualcosa che neanch’io so bene come definire. Ma, come direbbe un mio più famoso collega, “anche un giornalista è un uomo”. E agli uomini, persino a quelli più cinici, è concesso talvolta di commuoversi".
(da Rockerilla n.89 del gennaio 1988)


"Molto lussuoso (ma anche, purtroppo, un po’ kitsch) nella veste grafica, Five Days To Hell allinea dieci episodi ad alto potenziale coinvolgente: dalla title track e dalla non meno affascinante Shadows Of The Trees, tese e vibranti, alle armonie grintose ma accattivanti di Always The Sun Go Down e Love & Hate, dalla passionalìtà di Under The Lights e Beating The Grass alle atmosfere più aggraziate e rarefatte di Lighting Struck The Granary (solo voce, chitarra acustica e tamburello) e Snared Souls. Infine, come fiore all’occhiello, gli eccitantissimi rifacimenti di Cookbook e I Had Too Much To Dream (Last Night), ai quali sarebbe forse stato il caso di aggiungere Escape From The Planet Earth degli Alley Cats, che i Nostri sono soliti proporre in concerto. “Ascoltai per la prima volta I Had Too Much To Dream - spiega Marco Keldi - in un disco da solista di Stiv Bators, Disconnected del 1981. Era devastante, iniziammo a provarla alla fine di ogni esibizione e soltanto molto dopo scoprimmo l’originale. L’abbiamo voluta nell’album perché è molto tirata, quasi punk, e perché non ci stanchiamo mai di suonarla. Per Cookbook il discorso è diverso: i Damnation Of Adam Blessing li abbiamo conosciuti grazie a Giorgio Mangora, il proprietario della Cobra, e ci è piaciuta l’idea di riarrangìare quella vecchia canzone trasformandola in un hard~rock molto psichedelico”.


Five Days To Hell ottiene un discreto successo, tanto che gli Sleeves mettono in cantiere un nuovo disco: un EP con 5 pezzi (che verrà pubblicato anch'esso dalla Cobra Records), che segnerà l’esordio ufficiale del nuovo bassista, Italo Wochicevich (“un tipo molto deciso”, secondo Marco). Nel frattempo, la band prosegue senza soste la sua attività dal vivo, raccogliendo ovunque consensi grazie a uno show carico di potenza, vitalità e feeling. 

The Sleeves - Sadness Boulevard (EP 12", 1988 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Mary'S Hours
02. Last Friday Night
03. Have A Pleasant Trip

Lato B
04. Down In Mexico
05. Sadness Boulevard


"Il secondo disco degli Sleeves sancisce l’ormai definitiva maturazione di una band che già con il suo precedente album Five Days To Hell aveva messo in luce notevoli capacità di elaborare canzoni liriche e avvolgenti, di inequivocabile derivazione californiana; nei cinque pezzi di questo mini-LP, però, il terzetto genovese sembra avere affievolito gli aspetti più epici e graffianti del suo sound a favore di soluzioni più ricche e raffinate, con influenze blues più marcate che in passato. Ne è venuto fuori un lavoro meno irruente di quello dell’anno precedente, più ponderato anche se sempre emozionante, che denota l’accresciuta verve canora di Marco Cheldi, ma che pecca forse di “artificiosità”, pur nel rispetto di una vena compositiva e interpretativa che è poco definire brillante".
(da Velvet n.4 del gennaio 1989)



Sleeves - Estremo limite di niente (CD, 1996)


TRACKLIST:

01. Tre colori - 3:51
02. Memorie - 2:59
03. Dio televisivo - 2:56
04. Il diritto a guardare il mare - 4:41
05. Estremo limite di niente - 5:18
06. I Don't Know What I Am - 2:54


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - voce, chitarra
Carlo Cheldi - chitarra, cori
Fabio Reggio - basso
Carlo De Bastiani - batteria
Rocket de Johnny - chitarra solista (track 6)
Silvio Noto - piano, tastiere, cori
Paolo Bonfanti - chitarra slide (track 1)


"Non si facevano sentire da un bel po’ di tempo, gli Sleeves: più o meno dall’uscita di Sadness Boulevard, il mini-LP che nel 1988 aveva fornito degno seguito a Five Days To Hell – l’album d’esordio, anch’esso edito dalla Cobra Records – e alle partecipazioni alle raccolte Eighties Colours Vol.2 (1987 - con Beating The Grass) e Arezzo Wave 1987 (con Always The Sun Go Down), confermando la band genovese come brillante interprete di un rock’n’roll filo-statunitense straordinario per ispirazione e forza evocativa. Marco e Carlo Cheldi, fratelli di sangue e di corde, non avevano però appeso al chiodo gli strumenti: avevano anzi proseguito a raccontare, seppur solo dal vivo, le loro storie di rabbia, malinconia e sentimenti forti, dove il roots-rock psichedelico di Dream Syndicate e Green On Red si sposa con il punk “evoluto” dei tanti più o meno misconosciuti eroi dell’epopea californiana, i Sixties, il rhythm’n’blues.


Oggi, ben otto anni più tardi, gli Sleeves sono riapparsi sul mercato: con line-up rinnovata (accanto ai Cheldi bros, Silvio Noto alle tastiere, Fabio Reggio al basso e Carlo De Bastiani alla batteria) e forse con qualche capello bianco, ma con immutato desiderio di esprimere la propria anima attraverso canzoni che non vogliono sapere di avvilirsi nello scimmiottamento di questo o quel trend; canzoni che, rispetto al passato, presentano la sola differenza dei testi in italiano, ma che graffiano, trascinano e commuovono come le migliori del vecchio repertorio. Delle sei racchiuse nel recente mini-CD autoprodotto Estremo limite di niente, quattro sono originali del gruppo (Tre colori, la title track e le splendide Dio televisivo e Il diritto a guardare il mare), mentre le rimanenti due – Memorie, ovvero Memories Are Made Of This, e Don’t Know What I Am, rimasta in inglese – sono cover di classici degli australiani Saints e dei Wipers di Greg Sage: altamente consigliate, quasi inutile dirlo, per gli aficionados del vero rock e per chi ama affidare i propri sogni alle note per lo più ruvide di una chitarra elettrica".
(da Il Mucchio Selvaggio n.222/223 del luglio/agosto 1996)


Dal lontano 1996 gli Sleeves non sono più tornati in studio di registrazione, mentre è continuata, non so per quanto tempo, l'attività concertistica. Dal tubo ho recuperato questa unica performance live avvenuta a Rovigo nel 1999. 

BONUS CD (bootleg)
The Sleeves Live in Rovigo 1999



TRACKLIST:

01. L'ultima danza (inedito)
02. Down in Mexico (da Sadness Boulevard)
03. Tre colori - Memorie (da Estremo limite di niente)
04. Estremo limite di niente (da album omonimo)
05. AmaraMente (inedito)
06. Per te (inedito)
07. Il diritto a guardare il mare (da Estremo limite di niente)
08. La fabbrica del tempo perso (inedito)
09. Black Magic (inedito)
10. Sadness Boulevard (da album omonimo)
11. Dio televisivo (da Estremo limite di niente)


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - basso, voce
Carlo Cheldi - chitarra 
Cla Villa - batteria


Grandissimo concerto suonato in trio, come alle origini, con il combo composto da chitarra, basso e batteria. La particolarità di questo concerto risiede nei numerosi inediti proposti dal gruppo, segno - forse - dell'anticipazione di tracce che sarebbero confluite in un album, purtroppo mai pubblicato. 
Bene, siamo giunti al termine di questa lunga retrospettiva dedicata agli Sleeves. Non mi resta che augurarvi il consueto buon ascolto. 


LINK Five Days To Hell (1987)
LINK Sadness Boulevard (1988)
LINK Estremo limite di niente (1996)
LINK Live in Rovigo 1999 (bootleg)

Post by George

venerdì 29 novembre 2024

Serie "Just One Record" - Foglie di Vetro - Omonimo (1996)

 

TRACKLIST:

01. La moltitudine - 5:50
02. Prendi la mia anima (il viaggio) - 7:00
03. Foglie di vetro - 11:32
04. Immagini di un miraggio - 4:27
05. Ars Nova - 5:22
06. Io...partirò - 6:18
07. Mago Merlino - 6:31
08. Eclisse (ripresa de La moltitudine)  - 3:21


FORMAZIONE:

Daniele Bronzetti - voce, flauto, batteria, percussioni
Matteo Benvenuti - chitarra elettrica, chitarra acustica
Marco Marchetti - basso, tabla, cori
Carlo Pari - piano, tastiere
Valerio Barbieri - sax soprano, sax tenore


In primis ringrazio l'amico Marco Osel per il gentile omaggio. E' merito suo se oggi possiamo condividere questo eccellente album di new prog, unico lavoro realizzato dalle Foglie di Vetro e pubblicato dalla Mellow Records nel 1996. Fin dal brano di apertura, "La moltitudine", la band romagnola ci fa capire che ha assorbito molto bene la lezione dei grandi maestri del progressive italiano (PFM, Banco, Orme), con delicati interventi di pianoforte e chitarra. Finalmente i suoni vengono supportati da una bella voce, calda ed espressiva - quella di Daniele Bronzetti - solitamente il lato debole in molte formazioni  di prog rock. Più in generale il disco rappresenta un buon tentativo di ritrovare lo spirito degli anni '70 coniugandolo con un'estetica moderna. 


Le otto tracce sono caratterizzate soprattutto dalle trame pianistiche di Carlo Pari che dominano l'intero album Molto belli e tecnicamente ineccepibili gli arpeggi di chitarra classica e li assoli di chitarra elettrica. Matteo Benvenuti si fa apprezzare per la sue doti di grande musicista. Lo spirito degli anni '70 è rafforzato anche dagli inserti di flauto (ancora Daniele Bronzetti). Dopo queste registrazioni la band è scomparsa, lasciandoci il rammarico di non poterla più ascoltare in qualche prova successiva. Purtroppo è un fenomeno che ha caratterizzato molti ottimi gruppi di prog rock "made in Italy". Buon ascolto.


LINK

Post by George - Music by Osel

giovedì 2 maggio 2024

Tavernanova: musica, tradizione, dialetto (1994-2012) - special post by Giudas (part I)


BREVE PREMESSA by GEORGE
Periodicamente l'amico e collaboratore Giudas ci propone delle vere e proprie delizie, frutto di lunghi lavori di ricerca, interviste incluse. Grazie Giudas per questi preziosi contributi. Questa volta i protagonisti sono i musicisti di un gruppo di world music (mi permetto di collocarlo in questa categoria), i Tavernanova, autori (al momento) di tre album pubblicati in un arco temporale che va dal 1994 al 2012. Il post sarà suddiviso in due parti: la prima con i primi due album del 1994 e 1996, la seconda con l'ultimi CD del 2012. Le immagini qui presenti le ho tratte dalla pagina Fb del gruppo. E ora la parola passa a Giudas.

BIOGRAFIA E RECENSIONI by Giudas
Questo gruppo non è affatto sconosciuto ed infatti vi sono un sacco di notizie in rete – ma come è mia abitudine lascio a chi fosse interessato il gusto dell’approfondimento, riservandomi il privilegio di contattare alla fonte i protagonisti per cavare da loro tutte le informazioni possibili. Ma vediamo come ci arrivo. Nei primi anni duemila giunge nella mia scuola un tizio di Corato – 30 km dalla mia città -  insegnante di inglese, col quale inizio ad avere i primi scambi di vedute – scopro che è anche un chitarrista e che ha un gruppo musicale con cui suona. E fanno musica interessante. Lui era, ed è, Aldo De Palma, il chitarrista storico dei TAVERNANOVA, gruppo di cui non avevo all’epoca alcuna cognizione. Mi fa dono dei due CD sino ad allora prodotti dal gruppo (“Tavernanova” e “Matengue”) - ringrazio e la cosa finisce lì – l’anno dopo si trasferisce ad altra sede – all’epoca non conoscevo la Stratosfera e così ciao ciao ..


Un paio di anni fa mi ritornano sotto gli occhi i due CD (ennesima sistemazione dello studio – ogni tanto affiora qualcosa …) – ma adesso esiste la Stratosfera ed il prodotto è molto interessante. Quindi ricontatto Aldo De Palma e gli spiego brevemente cosa mi serve per fare un buon post – lo trovo addirittura entusiasta – Corato dista pochi chilometri dalla mia città -  e quindi … si parte ! Anche Aldo De Palma è sfuggente come tutti gli artisti di mia conoscenza – ogni volta che fisso un appuntamento c’è qualcosa che non va e si rinvia – ci metto due anni ma finalmente a gennaio di questo anno ci ritroviamo a parlare, dopo un bel po’ di tempo. 


I TAVERNANOVA, si costituiscono negli anni 90. Il nome deriva da una contrada in agro di Corato –scopro che è anche il nome di una frazione del Comune di Casalnuovo di Napoli (che comunque nulla ha a che vedere con loro). Ad oggi hanno realizzato tre album (un quarto lo stanno facendo in questi mesi) prendendosi tutto il tempo necessario e senza alcuna fretta. Il loro segreto è che fanno musica veramente per puro piacere, avendo ciascuno di loro un lavoro che si tengono stretto, e quindi non sono oberati da tour, promozioni, ansia da pubblico, eccetera. La prima formazione è la seguente (in parentesi il lavoro che di fatto svolgono quando non fanno i Tavernanova):

Luigi DI ZANNI – voce (ragioniere in pensione)
Francesco QUATELA – voce (docente di Italiano)
Rosita RANALDO – voce (farmacista, residente a Roma)
Rino MAZZILLI – pianoforte (avvocato)
Aldo DE PALMA – chitarra classica (docente di inglese al liceo)
Pierluigi BALDUCCI – basso elettrico (insegnante di basso al Conservatorio)
Mario ARBORE – batteria (imprenditore)
Cesare PASTANELLA – percussioni (percussionista professionista)


Solo Balducci e Pastanella fanno musica per professione. Pastanella ha spesso e volentieri lavorato con gente del calibro di Toquinho, Antonella Ruggero, Roberto Ottaviano. Gli altri provengono dal mondo classico (De Palma) o jazzistico (Mazzilli) ed è proprio la mescolanza di questi due sistemi, spesso agli antipodi, che determina la cifra della loro particolare musica. All’epoca era un gruppo di venti-venticinquenni appassionati di musica; solo Di Zanni superava la quarantina riservandosi la funzione di “saggio” del gruppo". La passione comune converge quindi verso la musica etnica, con uno sguardo alle tradizioni del passato, ma mantenendo la barra dritta sul moderno – dobbiamo riconoscere che gente come la Nuova Compagnia di Canto Popolare, il Canzoniere del Lazio, Antonio Infantino e i Musicanova di Eugenio Bennato hanno decisamente spianato la strada a tutti gli altri e fornito nuovi obiettivi musicali per tanta gente. I TAVERNANOVA si inseriscono in questo solco e iniziano ad essere riconosciuti come appartenenti ai maestri del genere. 


A dirla tutta chiedo ad Aldo De Palma il motivo di questa scelta. Mi risponde candidamente che il cantante che avevano all’epoca, pur decisamente in gamba, non aveva il canto in italiano nelle sue corde, avendo molta più familiarità col dialetto, visto anche il possesso di una pesante inflessione, e quindi ci si è spostati in questa direzione. Mi ricordo che sono scoppiato a ridere: mai avrei immaginato una spiegazione simile… Eppure la cosa funziona e funziona molto bene. Si giunge così alla realizzazione del primo album nel 1994.

Tavernanova - Tavernanova (1994)


TRACKLIST:

01. Cuevas - 1:35
02. Toria Patoria - 3:26 
93. La pettinatrice - 4:24 
04. Filastrocca - 6:38 
05. Proverbi - 4:15 
06. Fuscia Demonia - 7:07 
07. Matalena - 4:12 
08. Ciaula d’Ore - 3:44 
09. Mallett’ America - 5:37 
10. Mitte u Agghie - 4:00 
11. U Guvern - 3:17 
12. Ninna Vola - 3:55 
13. Peppì Peppì - 6:08 
14. Titt Titt - 0:32 


FORMAZIONE:

Luigi Di Zanni - voce
Francesco Quatela - voce
Rosita Ranaldo - voce
Rino Mazzilli - piano, tastiere
Aldo Di Palma - chitarra classica
Pierluigi Balducci - basso
Mario Arbore - batteria
Cesare Pastanella - percussioni


L’ispirazione del primo lavoro proviene da un libro di Cataldo Bucci, scrittore coratino che aveva pubblicato proverbi e filastrocche locali, in vernacolo, di autori anonimi. E’ bastato saccheggiare quelle più belle per realizzare l’album (solo il primo brano è interamente strumentale) – la musica è venuta fuori spontaneamente. Si può quindi dire che i testi di questo album sono di fatto anonimi, seppure per il tramite di Bucci. I brani e gli arrangiamenti sono accreditati all’intero gruppo, senza distinzioni particolari. Va anche detto che se i gruppi etnici campani e salentini, forse un po’ più conosciuti, virano ovviamente su tarantelle e musiche molto briose, qui si pone lo sguardo sulla Puglia Murgiana che offre spunti molto diversi ed a volte i brani non scorrono proprio lisci – insomma occorre applicarsi nel loro ascolto. I testi sono riportati nel libretto del CD, ma purtroppo mancano le traduzioni in italiano. Pertanto ho preferito comunque fornirvi una traduzione di massima (a distanze superiori ai 50 km da Corato ho forti dubbi che gli utenti della Stratosfera possano apprezzare i dettagli linguistici …). E per la verità persino io ho trovato tante parole e locuzioni a me sconosciute (eppure sono appena 30 km di distanza). Sono passato in modalità “Google Traduttore” e ho passato al setaccio linguistico ogni singolo brano. Ed è stato un bene perché in questo modo persino io ho potuto apprezzare i contenuti dei singoli brani. Un esempio per tutti: il brano “U Guvern” (Il governo) è permeato da una rara ironia dissacrante, e ricorda tanto lo schema della Fiera dell’Est di Branduardi. Con la differenza che questa filastrocca è di due secoli orsono…


Consiglio di andarveli a leggere – ne trarrete sicuramente un arricchimento culturale gratificante, da quelle più drammatiche a quelle decisamente più birichine con parecchi doppi sensi. Devo però per questo ringraziare Natalino Cantatore, mio collega di scuola, che si è improvvisamente trovato privato dei suoi panni di docente di matematica e fisica per vestire quelli di traduttore – lui che proviene direttamente da quell’area – un paio di volte l’ho quasi coartato per terminare in tempo utile le traduzioni. Eppure anche lui (non propriamente coratino) ha trovato diverse difficoltà, che sono riuscito a superare quando a un certo punto mi sono ricordato che il marito di mia sorella, Rocco, è di origine coratina … e tutti i tasselli sono andati al loro posto !! (NDR - i file con le traduzioni sono raccolti in una cartella con link dedicato che troverete al fondo di questo post). 
Il CD è quasi autoprodotto ma desta i primi interessi, Di loro si “accorge” Paolo Dossena, non certo l’ultimo arrivato visto che, tanto per dire, è uno degli autori di “Pazza Idea” cantata da Patty Pravo e di un mare di altri successi musicali. Dossena inizia a produrli e a promuoverli. Vengono così i vari tour che li fanno conoscere ed apprezzare sul territorio nazionale. Il tutto, lo ricordo, senza particolare fretta e nel rispetto del lavoro che ognuno svolge in proprio. 


Si arriva al 1996 e, con la realizzazione di “Matengue”, il gruppo viene finalmente notato e proiettato alla ribalta nazionale ed internazionale. Alcuni brani iniziano ad entrare in raccolte nazionali di vario tipo fra le quali si evidenzia quella della rivista "Il Manifesto", “Canti Sudati”, in cui spicca un loro pezzo. Iniziano a fioccare i premi ed i riconoscimenti più vari: un loro brano viene scelto come tema conduttore di un film francese. Radio Deejaj, MTV, e il quotidiano La Repubblica iniziano di fatto a promuoverli. 

Tavernanova - Matengue (1996)


TRACKLIST:

91, Fiure de Pagghjie (fiore di paglia) - 3:28
02. Traine (carretto) - 5:09
03. Ghiacce e Carvune (ghiaccio e carbone) - 2:53
04. Ngè Ngè - 3:44
05. Ninnella - 4:46
06. Matengue - 4:33
07. Ghiomere - 4:51
08 Vene Carnevale - 3:44
09. Ninna Nanna - 3:01
10. Sciette e Bum! - 4:11
11. Forco - 5:49


FORMAZIONE:

Luigi Di Zanni - voce
Rosita Ranaldo - voce
Rino Mazzilli - fisarmonica, tastiere e programmazione
Aldo De Palma - chitarra
Pierluigi Balducci - basso
Cesare Pastanella - batteria, darbouka, congas, djembe, percussioni



I testi, questa volta originali, sono di Quatela e le musiche di Mazzilli e De Palma. In questo album, finalmente , sono stampate anche le traduzioni in italiano (riportate qui sotto). Chiedo a De Palma se qualche brano ha un qualche significato particolare. Mi dice che “Sciette e bum” si rifà ad una vecchia filastrocca (ecco il punto di unione col primo lavoro). Ma la sorpresa viene quando mi parla di “Ghiacce e carvune” (ghiaccio e carbone) che si rifà a vecchie storie familiari di nonni e bisnonni delle famiglie degli autori, gente tra i tanti emigranti in America di inizio ‘900 che erano infatti spesso addetti al taglio del ghiaccio e del carbone. Giuro che non sapevo che moltissimi emigrati svolgessero questa mansione – il ghiaccio per esempio veniva usato all’epoca per i sistemi di condizionamento dei primi grattacieli. E adesso venitemi a dire che non è vero che la musica veicoli cultura … !





 A questo punto vi è una lunga pausa sino al 2012 e ce la prendiamo anche noi, sospendendo il post con questi primi due album. Nella seconda parte vedremo il loro terzo CD, “il sorpasso”, con la svolta in italiano e il cambio di cantante, Se il gruppo mi autorizzerà, in un post successivo vedremo anche il lavoro che stanno finendo di registrare in questi primi mesi del 2024. 
NOTA A MARGINE – sino ad ora ho scavato solo tra gli artisti di Barletta (la mia città), Trani e Bisceglie. Con i Tavernanova inauguriamo, dal punto di vista musicale, una nuova “piazza di spaccio”, Corato, cittadina di 50mila abitanti ma che promette di essere musicalmente frizzantina. De Palma, il chitarrista, mi ha fornito una serie di contatti: spero che diano frutti. Vedremo.
Da parte mia, come sempre, il solito abbraccio musicale.
Vostro Giudas


LINK Tavernanova (1994)
LINK con traduzione testi 
LINK Matengue (1996)

Post by George - Music & Words by Giudas