venerdì 12 aprile 2013

Blue Morning - 1973 - Blue Morning



Blue Morning è l’unica produzione di questo gruppo romano, registrata all’indomani della loro partecipazione al Festival di Villa Pamphili  (26 maggio 1972) :
“… vorrei menzionare i Blue Morning, formazione davvero eccellente, in grado di tenere lo spettacolo con una notevole grinta ed una musicalità pulita e raffinata cui in Italia siamo difficilmente abituati: il loro è stato un momento jazzistico di ottimo livello, una parentesi fatta di vibrafono, basso, chitarra solista, batteria, organo e flauto, un tutto estrinsecante, un jazz molto viscerale, parzialmente influenzato, negli andanti , dagli ultimi lavori di Miles Davis e, in parte, dai Soft Machine….”
(Maurizio Baiata nel recensire il festival su Ciao 2001 n.24 del giugno ‘72)


























Il nucleo dei Blue Morning si forma sul finire degli anni 60 attorno a Maurizio Giammarco, al suo sax  e alla sua passione per il jazz, che studia e sperimenta con altri musicisti del quartiere in cui vive (Montesacro).
È durante quella lunga esperienza di garage-band che il gruppo si consolida, ricercando un proprio linguaggio musicale “d'avanguardia” (così si diceva allora, per indicare percorsi poco battuti),  che li porterà ad emergere dalle cantine con una proposta originale e matura.

In quel periodo vi militano, tra gli altri, Billy Ward al piano elettrico, il percussionista Alfredo Minotti e, in un secondo momento, Roberto Ciotti alla chitarra;
e al trio Giammarco-Minotti-Ciotti si aggregheranno, successivamente, anche il basso di Sandro Ponzoni e il polistrumentista Alvise Sacchi (cordofoni e aggeggi vari).





















Chi, nel tempo, ha scritto di loro suggerisce coordinate che portano dalle parti di Perigeo e Soft Machine,  personalmente ho sempre faticato ad associarli a quei nomi, se non marginalmente e solo per evidenziarne lo spirito libero:
meno “circolari” dei primi  e meno “elettronici” dei secondi, ma con un inter-play decisamente più ritmico e festoso, sottolineato dal pindarico lavoro di sax e chitarra.
È un jazz-rock atipico, il loro, caratterizzato da una forte impronta personale, impregnato di blues e mediterraneo.
Sono gli scarti, le virate, gli accenti musicali ad evidenziarlo, valga, come esempio, la prima traccia in presa diretta: un vero e proprio manifesto del “mattino blu”, col sax che sembra un’armonica soul e la chitarra che sanguina rock “sudista”.
L’album verrà dato alle stampe solo nel ’73 dalla Tomorrow/IT con una incisione dinamica poco brillante (ho provato a migliorare le frequenze basse nel ripparlo).

 
 “i Blue Morning sono un gruppo romano avviato al jazz d'avanguardia, da parecchio tempo in anticamera: finalmente esce il loro primo album, che coincide però con uno sfaldamento parziale della formazione.   Resta il documento, il risultato di una ricerca musicale condotta per molto tempo in modo del tutto autonomo e non senza sacrifici vari, come gli stessi ragazzi del gruppo scrivono nelle note di copertina. ...il loro è un jazz personale, lontano dai modelli inglesi più imitati: un jazz ricco di spunti creativi e sufficientemente comunicativo, senza sbavature, con spazio per tutti gli strumenti e nel medesimo tempo senza noiosi assoli.    L'album è strumentale, e cinque sono i brani dai titoli molto originali e per i quali non è sempre facile trovare il nesso logico con la musica… un'ennesima prova, quella dei Blue Morning, che la musica in Italia ha uomini validi, e che sono soprattutto le strutture, e semmai l'educazione artistica del pubblico a mancare“ (Enzo Caffarelli su Ciao 2001)
In effetti, i titoli (quelli sì) sembrerebbero figli di terra "canterburyana"... e, purtroppo, rimane il rammarico per un progetto che non ha avuto ulteriori capitoli e ciò, nonostante il gruppo (più o meno al completo) sia stato ingaggiato nella realizzazione di diversi dischi dai cantautori del giro Folkstudio (De Gregori, Venditti, Lo Cascio...)
Dei musicisti e delle loro successive esperienze artistiche, anche internazionalmente note, nel caso del bluesman Ciotti e del jazzista Giammarco, vorrei ricordare l’attività grafica di  Alvise Sacchi (suo il disegno del disco) che poi migrerà a Caracas dove, con Stefano Gramitto (altro italiano in trasferta) e Luis Levin, fonderà nel 1978 il gruppo sperimentale elettroacustico Musikautomatica  (un album omonimo nell’83), e la militanza di Maurizio Giammarco sia nel Canzoniere del Lazio a partire dal ‘76 (album Miradas e Morra) che nel successivo progetto Carnascialia (disco e tour del '79).





















 TRACKLIST :
SIDE 1
01. Danza dei palombari lottatori (*)
02. Panini volanti
SIDE 2
03. Farfalle nella pancia
04. Belmont Plaza
05. Una sera di luglio, in città, dopo una cena col morto
 (*) registrato estemporaneamente dal vivo e riprodotto senza alcuna aggiunta o ritocco 



 FORMAZIONE:
Maurizio Giammarco (sax soprano, sax tenore, flauto, ottavino, piano, rhodes)
Roberto Ciotti (chitarre)
Sandro Ponzoni (basso elettrico)
Alfredo Minotti (batteria, percussioni)
Alvise Sacchi (aggeggi vari trk 3,5) 

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Post by Odiladilu

6 commenti:

  1. ...gran bel post.....come sempre del resto.....grazie mille

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  2. grazie, per la bontà...
    (come diceva Guccio ai concerti)

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  3. Non posso che essere d'accordo con il nostro amico lisergico !!!!

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  4. Lovely tasteful jazz-fusion with bluesy guitar playing. Nice and pleasant for a warm afternoon, yep with a thoughtful and reflective sound for a cool night. Even the figure on the front cover looks lost in contemplation. Wish there was a CD reissue of it!

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