giovedì 13 giugno 2013

1968 - I Nomadi - I Nomadi

È il 1963 tra Reggio Emilia e Modena, come in tante altre zone dell'Italia del dopo-boom, nascono, a ritmo frequentissimo, centinaia di gruppi musicali, accomunati dalla voglia di esprimere sensazioni, pensieri ed insoddisfazioni dei giovani della nuova generazione, la prima del dopoguerra. I capelli lunghi, gli abiti sgargianti e la voglia di cambiamento, che caratterizzavano i giovani di quegli anni, divennero ben presto uno dei tratti distintivi del gruppo musicale, che per questo fu più volte attaccato verbalmente, e in alcuni casi anche fisicamente, soprattutto con pietre, da perbenisti e benpensanti, ancora legati al passato ventennio fascista, che vedevano nella nuova moda un segno di pazzia e di effeminatezza dei costumi.

Nel 1961 il tastierista Beppe Carletti fonda, insieme al batterista Leonardo Manfredini, al bassista Antonio Campari e al chitarrista Remo Gelati, il gruppo musicale I Monelli. L'anno seguente il chitarrista Mario Cambi si unisce al nucleo dei Monelli, sostituendo Remo Gelati.

Con l'arrivo del sassofonista Gualberto Gelmini, di qualche anno più anziano, il nome I Monelli viene modificato in I Nomadi, rilevando la denominazione da un precedente complesso di Ischia che aveva appena annunciato la cessazione delle attività.

Nel 1963 Carletti conosce Franco Midili, un chitarrista di Novellara che suona nei Roman's, il quale prende il posto di Mario Cambi. Dopo aver provato ad inserire un cantante che non soddisfa pienamente il gruppo, Franco Midili presenta a Beppe Carletti il cantante Augusto Daolio che, dopo una sorta di audizione svoltasi direttamente sul palco durante una serata danzante, viene inserito subito come voce del gruppo. È a partire da questo momento che il gruppo assumerà la denominazione I Sei Nomadi. Midili, all'epoca ancora incerto sulle scelte per il suo futuro, lascia poi i compagni che lo sostituiscono con Giacomo Zuffolini. Nell'estate del 1963 il gruppo venne scritturato dal Frankfurt Bar di Riccione; dopo poche esibizioni, tuttavia, viene richiamato il titubante Franco Midili, il quale decide finalmente di rientrare nel gruppo.

Nel 1964 il bassista italo-argentino Gianni Coron prende il posto di Campari. In seguito se ne va Gualberto Gelmini e la band riprende nuovamente a chiamarsi I Nomadi. Poco più tardi, anche Leonardo Manfredini lascia la band a causa della tragica scomparsa dei genitori in un incidente automobilistico, mentre stavano rientrando dopo aver assistito ad un'esibizione dei ragazzi. Il batterista riprenderà a suonare soltanto molti mesi più tardi, andando a raggiungere Gelmini nel gruppo I Diavoli Neri.

Augusto, Beppe, Franco e Gianni reclutano dunque il batterista Gabriele Copellini (che tutti chiamavano Bila e che aveva suonato assieme a Franco nei Roman's). Questa formazione, definita storica dai fans e dallo stesso gruppo, destinata a eseguire i primi grandi successi musicali del gruppo, ad affrontare la censura radiofonica e le difficoltà degli inizi, esordì con un concerto al Club Pineta di Novellara.

Dopo due anni di esibizioni nelle balere, nel 1965 i Nomadi pubblicano il primo 45 giri, contenente Donna, la prima donna (cover dell'omonimo brano di Dion & The Belmonts, con testo di Mogol) e Giorni tristi (composta dai Nomadi, ma firmata Mozzarini-Verona). La sua distribuzione è discontinua e limitata al nord Italia; il disco vende pochissime copie, ma ciò non impedisce al complesso di entrare nuovamente in sala d'incisione.

Nel 1966 il gruppo riscuote il primo successo con la canzone Come potete giudicar, cover di The Revolution Kind di Sonny Bono, inno al beat, che partecipa al Cantagiro 1966. Sulla scia di questo successo, Odoardo "Dodo" Veroli, produttore della band, affida il gruppo a un giovane e ancora sconosciuto autore, Francesco Guccini, che avrebbe regalato al gruppo alcuni dei maggiori successi della loro lunghissima carriera come Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo e Canzone per un'amica. Dalla collaborazione con questo autore nasce sempre in quello stesso anno il 45 giri Noi non ci saremo/Un riparo per noi.

Mogol presenta ai Nomadi un giovane Lucio Battisti, chiedendo loro di incidere la canzone Non è Francesca; per farlo, tuttavia, dovrebbero rinunciare ai brani di Guccini per dedicarsi esclusivamente a quelli della coppia Mogol-Battisti; pur apprezzando la canzone, i musicisti non accettano, volendo portare avanti la collaborazione col cantautore di Pavana.
Frutto della collaborazione con Guccini è anche il primo LP del gruppo, pubblicato nel 1967 col titolo Per quando noi non ci saremo. All'interno del disco desta scalpore Dio è morto. Subito censurato dalla RAI per il contenuto, il brano viene invece trasmesso da Radio Vaticana, che ne comprende il senso e ne autorizza la riproduzione. Nello stesso anno esce anche il 45 giri Un figlio dei fiori non pensa al domani, versione italiana di Death of a clown di Dave Davies dei Kinks.

È del 1968 il 45 giri intitolato Ho difeso il mio amore (cover di Nights in White Satin dei Moody Blues, precedentemente realizzata dai Profeti), che ha sul retro il brano scritto da Guccini In morte di S.F., successivamente intitolato Canzone per un'amica. I Nomadi pubblicano anche il 45 giri Il nome di lei, che ha sul retro Per quando è tardi, e l'album I Nomadi, che raccoglie i brani proposti sui precedenti 45 giri, alcune cover e nuove composizioni di Guccini.

I Nomadi è il secondo album della band italiana i Nomadi del 1968.
Dopo aver cercato a lungo invano un nome adeguato per il loro nuovo album, i Nomadi decisero di chiamarlo con il loro nome. L'album, come il precedente, raccoglie pezzi già editi su 45 giri, cover, e brani inediti. Ancora una volta, buona parte dei pezzi porta la firma di Francesco Guccini. In Ho difeso il mio amore alla chitarra al posto di Franco Midili c'è Maurizio Vandelli.

Con lo stesso nome sono state pubblicate successivamente due raccolte della EMI: I Nomadi del 1974 ed I Nomadi del 1980.



    Augusto Daolio - voce
    Beppe Carletti - tastiere
    Franco Midili - chitarre
    Gianni Coron - basso
    Bila Copellini - batteria

    Ho difeso il mio amore   (4' 01") (Moody Blues)
    È giorno ancora   (1' 52") (Francesco Guccini)
    Insieme io e lei   (2' 36") (Kinks)
    Un figlio dei fiori non pensa al domani   (3' 03") (Francesco Guccini) (Kinks)
    Ophelia   (3' 14") (Francesco Guccini)
    Vola bambino   (2' 45") (Jeff Beck)
    Il nome di lei   (2' 44") (R. Dean Taylor)
    Giorno d'estate   (3' 21") (Francesco Guccini)
    Per quando è tardi   (2' 57") (Francesco Guccini)
    Monna Cristina   (2' 44") (Stormy Six)
    Canto d'amore   (2' 33")
    Canzone per un'amica   (2' 58") (Francesco Guccini)














3 commenti:

  1. un gran bel Post. Sto lavorando anch'io ad un Post sui nomadi, per ricordare i 50 anni del gruppo.
    pensavo a "Per quando noi non ci saremo "
    Comunque complimenti.
    bel lavoro

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  2. Bel lavoro, Grog. Mi piace l'andare a riscoprire questi storici album. A questo proposito ho appena ultimato un lavoro analogo che vede come protagonisti I Ribelli, altra grande band da togliere dalla naftalina. Ciao

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