mercoledì 27 maggio 2026

Cellar Noise - Alight (CD, 2017)

 

TRACKLIST:

1. Dive with me (9:33)
2. Underground Ride (8:03)
3. Embankment (6:29)
4. Temple (8:24)
5. Blackfriars (3:27)
6. Move the Stone (5:45)
7. Monument (8:52)


LINE UP:

Francesco Lovari - lead & backing vocals
Alessandro Palmisano - lead & rhythm electric guitar, acoustic guitar
Niccolò Gallani - grand piano, electric piano, Hammond organ, Mellotron, synthesizer
Loris Bersan - bass, classical guitar
Eric Bersan - drums, percussion

with:
Chiara Alberti - cello
Luca Tarantino - oboe
Giulia Zanardo - flute



Mentre è appena uscito sul mercato il terzo album di questa eccellente band milanese, dal titolo "Panic Loves Telling Lies", noi - grazie al nostro mitico Osel - andiamo ad ascoltarci il primo CD, risalente al 2017. "Alight", questo il titolo, venne pubblicato dalla AMS Records. Grazie Osel per questo ennesimo cadeau che, ancora una volta, evidenzia la ricchezza e la qualità del panorama italiano del new prog rock. Giusto per dirla tutta il secondo album, pubblicato nel 2019 (troppo recente per il nostro blog) è intitolato "Nautilus" e vi garantisco che è un'altra meraviglia. Sulla rete lo poterete ascoltare in streaming. Una breve biografia dei Cellar Noise l'ho recuperata da "Prog Archives" e ve la riporto paro paro. 



"I Cellar Noise nascono a Milano nel 2013, dall'incontro tra Niccolò Galliani e Alessandro Palmisano. I due, uniti dalla passione per il progressive rock, decidono di unire le forze e i loro talenti compositivi per dare vita a un progetto originale, rispettoso dei "classici" degli anni '70 ma allo stesso tempo proiettato verso sonorità più moderne. Il nucleo principale del gruppo si completa quando al tastierista e chitarrista si aggiunge Francesco Lovari, cantante, che darà il suo contributo personale scrivendo i testi.
Dopo diversi cambi di formazione, nel 2015 si compone la sezione ritmica dei fratelli Bersan, Loris al basso e un giovane Eric alla batteria. La formazione è finalmente completa. 


I Cellar Noise,  che inizialmente suonano cover di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull e PFM, iniziano a scrivere composizioni inedite che propongono nel corso dei concerti, ricevendo commenti positivi e ottenendo la vittoria in un concorso tra band della loro città. Nel 2016, il gruppo incontra Fabio Zuffanti (su di lui bisognerebbe sciivere un saggio), il quale, affascinato dalla loro musica, decide di proporsi come direttore artistico e di seguire la creazione del loro primo disco, registrato a Genova e pubblicato, guarda caso, per AMS Records il 10 febbraio 2017". A questo seguiranno gli altri due album sopracitati. 
Circa la loro musica, questo è quanto hanno raccontato i componenti del gruppo nel corso di una intervista: "La musica che proponiamo è un prog sinfonico di matrice "genesisiana", non basato sui virtuosismi dei singoli musicisti bensì sulla ricerca di belle melodie ed armonie e di soluzioni strumentali interessanti che strizzano l'occhio alla musica classica romantica".



Per completezza di informazione, riporto - in chiusura di post - quanto scritto da Valentino Buffi il 21 aprile 2017 sul sito "ArtistsAndBands"

"L’album è un concept incentrato sulla vita di un anonimo impiegato che, come nelle varie diramazioni di una metropolitana, cambia “linea” e vita alla ricerca di se stesso. E’ un rock sinfonico, quello del gruppo milanese, che trae origine negli anni '70, ma che si colora di tonalità più attuali, risultando convincente sia nelle parti cantate (in inglese), sia nelle pregevoli soluzioni strumentali. Un lavoro dinamico e coinvolgente e, per certi aspetti, “rassicurante” con tutti gli ingredienti dosati nella giusta misura e tali da rendere appetitoso ognuno dei cinquanta minuti di durata dell’album. La traccia iniziale, “Dive with me” è uno strumentale ad ampio respiro dominato dalle numerose tastiere di Gallani (organo, mellotron, synth…) ed impreziosito dagli interventi di Chiara Alberti (cello), Luca Tarantino (oboe) e Giulia Zanardo (flauto).



Le band di riferimento? Strano a dirsi ma Hostsonaten ed Ezra Winston (soprattutto il secondo album) non sono così distanti. “Underground ride” ci permette di apprezzare la calda voce di Francesco Lovari. L’inizio è dolcemente acustico e vellutato, poi qualche spunto dell’elettrica di Palmisano prima che il brano distenda le ali in una sinfonia di colori e suoni abbaglianti. In “Embankment”, dopo un inizio soft, la band mostra i muscoli con ritmiche sferzanti e chitarra heavy, appena stemperate dalle immancabili incursioni di Gallani. Emozionante e malinconico il finale per voce e pianoforte. L’oscura “Temple” è un altro sviluppo del sound dei Cellar Noise che, nei momenti più hard, “flirta” con gli ultimi Porcupine Tree (ecco un altro riferimento attuale per la band). 



Finale ancora da brividi con chitarre acustiche, oboe ed un bell’intervento di Palmisano ad aggiungere quel “quid” al già splendido brano. Quando tutto sembra volgere al termine un’ulteriore esplosione strumentale va a coronare un brano davvero sontuoso. Fra tanto splendore la frizzante “Blackfriars” passa quasi in secondo piano, anche perché il brano successivo “Move the stone” è un’altra prova cristallina delle capacità della band di creare atmosfere delicate e seducenti. Su coordinate simili si pone la conclusiva “Monument” con un ottimo e pirotecnico finale. I giovanissimi Cellar Noise fanno centro al primo tentativo e confermano la vitalità della scena “progressive” italiana. Ora però viene il difficile, con “l’obbligo” di ripetersi a questi altissimi livelli".
E giusto per non smentirsi, "Nautilus" conferma la grande capacità creativa, compositiva e strumentale della band. Da non perdere. 
Intanto, dopo aver ringraziato ancora una volta Osel per la scelta dei file, vi lascio augurandovi il mio consueto buon ascolto.




Post by George - Music by Osel

lunedì 25 maggio 2026

Ivano Fossati - Cane di strada (7" inedito su LP, 1974)

 

TRACKLIST: 

01. Cane di strada (lato A, 45 giri, 1974)
02. Concerto di plenilunio in castello di Stoccarda (strumentale - lato B, 45 giri, 1974)


MUSICISTI:

Ivano Fossati - voce solista, flauto traverso
Umberto Tozzi - chitarra
Guido Guglielminetti - basso
Euro Cristiani - batteria
Oscar Prudente - tastiere


Il raro poster allegato alle prime copie del 33 giri

Frank-One, come suo solito, non smette mai di stupirmi.  Ma oramai ci ho fatto l'abitudine. Questa volta ha lasciato un ampio e dettagliato commento in calce al post "Good-bye Indiana" di Ivano Fossati dove ricorda l'esistenza di due 45 giri pubblicati "a supporto" dell'album. Il primo contiene la title track "Good-bye Indiana" suddivisa in due parti, una per ogni lato del singolo ed è stato pubblicato nel 1975. Il secondo (che sulla base dell'etichetta del vinile risale al 1974 e quindi ha preceduto l'album) contiene due inediti, oggetto del post di oggi. Segnalo l'eccellente strumentale posto sul lato B, col flauto traverso di Fossati in primo piano.. Come potete notare la copertina del singolo richiama quella dell'album. Ignoravo invece, perdonami amico mio per questa carenza informativa, l'esistenza di un poster allegato alle prime copie dell'album. Colmo la lacuna con la pubblicazione (qui sopra) del poster in questione che mi hai inviato. Quindi, cari amici, prendete questo breve post come un addendum a quello più corposo contenente l'intero 33 giri "Good-bue Indiana" del 1975. Ancora un enorme grazie a Frank-One e a voi tutto auguro buon ascolto. 


LINK

Post by George & Frank-One

domenica 24 maggio 2026

Ivano Fossati - Good-bye Indiana (LP, 1975)


TRACKLIST:

01. Il grano e la luna – 3:13
02. Where Is Paradise – 5:44 (testo: Marrow – musica: Fossati)
03. Azteca (strumentale) – 3:56
04. I treni fantasma – 6:03
05. Storie per farmi amare – 4:21
06. Harvest Moon – 5:02 (testo: Marrow – musica: Fossati)
07. Good-bye Indiana – 9:58 (Fossati, Prudente)

back cover versione LP

MUSICISTI:

Ivano Fossati - voce, chitarra acustica ed elettrica, pianoforte, Fender Rhodes e tastiera, flauto traverso e dolce, sassofono soprano, ocarina, batteria e percussioni, basso, campane tubolari
Marva Jan Marrow - voce
Rossana Casale, Françoise Hardy, Aida Cooper, Caterina Bueno, Oscar Prudente - cori in 
Good-Bye Indiana


Cronologicamente "Good-bye Indiana" è il terzo album solista di Ivano Fossato, conclusa l'esperienza Delirium, preceduto da "Il grande mare che avremmo traversato" e "Poco prima dell'aurora", condiviso con Oscar Prudente, entrambi pubblicati nel 1973. Avevo sottolineato la bellezza di questo album in occasione del post con il concerto live di Fossati del 1987 e qualche lettore era concorde nel pubblicarlo. Quindi è inutile girargli intorno e continuare ad evocarlo, meglio postarlo, apprezzarlo in tutta la sua bellezza e non pensarci più. La versione originale venne pubblicata nel 1975 dalla Fonit Cetra. La versione in vinile è stata ristampata numerose volte nel corso del tempo (l'ultima nel 2025), mentre il CD venne pubblicato per la prima volta nel 1989.

back cover versione CD

Rispetto alle precedenti produzioni, "Good-bye Indiana" presenta alcune particolarità. Innanzitutto è interamente suonato dal solo Fossati che si cimenta con chitarre, tastiere, fiati, basso e percussioni, Gli unici apporti sono quelli di Umberto Tozzi come collaboratore agli arrangiamenti, di alcune celebri coriste presenti nella title track e della cantautrice californiana Marva Jan Marrow ai cori. La Marrow inoltre firma i testi dei due brani cantati in inglese, Where Is Paradise? e Harvest Moon. La title track è co-firmata da Fossati e Oscar Prudente. Altra particolarità del disco è il differente modo di cantare di Fossati, che abbandona il suo classico tono roco a favore di un modalità più morbida, con qualche eccezione come in Storie per farmi amare.
Tra i brani troviamo un ottimo strumentale (Azteca), dove fa la sua apparizione il flauto traverso, e una composizione particolarmente elaborata (I treni fantasma) dove nella parte centrale Fossati improvvisa alcuni assoli variando lo strumento utilizzato (dalla chitarra al sax). Infine vorrei segnalare la sorprendente title track. posta in chiusura dell'album, supportata da ben quattro coriste (oltre a Oscar Prudente), tra cui la compianta Françoise Hardy. Con i suoi 9 minuti e 58 secondi di durata è la canzone più lunga incisa in studio da Ivano Fossati. E' un brano evocativo, incentrato sui temi del viaggio, della transizione e del distacco. Il testo mescola l'italiano a brevi inserti in lingua inglese ("Good-bye Indiana train") e spagnola ("Te quiero, te quiero / E no puedo vivir"), costruendo un immaginario che richiama i grandi paesaggi americani, le ferrovie e atmosfere quasi cinematografiche frontieristiche ("Terra rossa sulla faccia", "Scende il sole dalle rocce"). Un brano semplicemente geniale. 

Marva Ian Marrow

Purtroppo, nonostante la sua indiscutibile bellezza, le vendite dell'album risultarono molto scarse, e per questo motivo la quotazione della prima edizione in vinile è molto alta (volete scommettere che Frank-One o Osel ce l'hanno?). Lo scarso riscontro ottenuto da questo disco fu uno dei motivi che portarono Fossati al cambiamento di casa discografica e al passaggio alla RCA Italiana, dove iniziò una collaborazione con Antonio Coggio. Da notare che nessuna delle canzoni incluse in questo  disco è stata mai eseguita dal vivo dal cantautore genovese. 
Con questo è tutto. Vi lascio all'ascolto dell'album e - se lo volete - alla pubblicazione di qualche commento. Di seguito due immagini di Ivano e Marva.

  


Post by George

venerdì 22 maggio 2026

Mamma Non Piangere - N. 2 (sempre avanti a testa bassa) (LP, 1980 - live)

 

TRACKLIST:

Lato A
1. My Sharona (1:06)
2. Un cactus nel bidè (5:37)
3. Gemini tre (6:11)
4. L'ora esatta (3:52)
5. Gloria (Gloria al Signore) (3:13)

Lato B
6. La fuga al Polo (6:31)
7. E' utile la gelosia (6:30)
8. Il valzer del buon umore (2:43)
9. La ruota su di sé (2:28)


FORMAZIONE:

Lorenzo Leddi - chitarra, mandolino, violino, harmonium, tastiere, voce in 4,6
Giorgia Marzano - voce, sax soprano
Roberto Meroni - sax, clarinetto, voce in 2
Luca Perreca - basso, violoncello, voce in 5
Giorgio Battaglia - batteria, percussioni


Un album veramente incredibile, registrato dal vivo in Sardegna il 4,5,7 settembre 1980. Si tratta del secondo lavoro dei Mamma Non Piangere dopo l'esordio dal titolo "N. 1 - Musica Bestiame e Benessere", uscito l'anno precedente. Quest'ultimo venne pubblicato sulla Stratosfera dal nostro storico amico Roby nel 2013 e lo ritroverete cliccando qui. Va precisato che entrambi gli album sono stati pubblicati dall'etichetta L'Orchestra in solo formato vinile e mai ristampati. Voglio ricordare i meriti di questa gloriosa etichetta, fondata nel 1974 da un gruppo di musicisti tra cui Franco Fabbri degli Stormy Six e rimasta in attività fino al 1983. Scopo della Cooperativa L'Orchestra era principalmente quello di promuovere ogni genere di musica non commerciale, spaziando dall'avanguardia al jazz, dalla musica politica e di protesta a quella popolare. Non a caso i Mamma Non Piangere (un nome un programma) vennero messi sotto contratto dalla Cooperativa. 


La loro è una musica che miscela l'avanguardia al rock, al free jazz con echi che rimandano agli episodi più "tossici" (intesi quelli più contorti) di Henry Cow, Slap Happy & Co. La parte del leone la giocano il sax di Roberto Meroni e gli inserti di violoncello di Luca Perreca. Nel corso del concerto vengono ripresi numerosi temi (e jingle) ben conosciuti ma rivoltati come un calzino, ad iniziare dalla My Sharona posta in apertura. Resta un episodio a sé la riproposta di Gloria ripescata dalla "Messa dei Giovani" dei Barritas. I testi sono ironici, dissacranti, al limite del demenziale (Un cactus nel bidé è un luminoso esempio). Dall'album venne estratto un singolo, sempre pubblicato nel 1980, contenente La fuga al Polo / L'ora esatta.  Di seguito la copertina.


Biografia dei Mamma Non Piangere
(dal sito "Italian Prog" di Augusto Croce)

Questo gruppo di Milano, poco conosciuto e formato intorno al 1978, è strettamente collegato con gli Stormy Six e l'etichetta L'Orchestra. Tutta la loro produzione uscì infatti per quell'etichetta indipendente ed il loro unico componente stabile è stato Lorenzo Leddi, fratello di Tommaso degli Stormy Six, insieme con un altro elemento costante del gruppo, il tecnico del suono Roberto Brenna. Gruppo insolito, con tutti i musicisti impegnati a suonare ogni genere di strumenti tradizionali ed inconsueti, Mamma Non Piangere ricordano a volte il gruppo inglese Henry Cow o altri artisti internazionali del movimento Rock In Opposition, specialmente nell'uso della voce femminile e di alcuni strumenti a fiato, ma hanno un approccio musicale unico che fonde insieme il rock con melodie folk, filastrocche tradizionali italiane, incredibili ritmi di valzer ed altri balli.


Tutti e due gli album sono interessanti e richiedono attenzione, ma purtroppo il gruppo si sciolse dopo il secondo LP, registrato dal vivo in Sardegna con una formazione quasi completamente diversa dal primo.
Lorenzo Leddi, Roberto Meroni e Luca Perreca, insieme a Laura Agostinelli (voce), Maurizio Del Monaco (sax), Walter Prati (basso) e Ferdinando Fara (batteria) hanno riformato i Mamma Non Piangere per un interessante album uscito nel 2016 in linea con le sonorità dei precedenti.(ndr - intitolato semplicemente "N.3"). Nicola Scarano e Sonia Milan, della formazione originale, hanno suonato anche fin dal 1970 con Strumentoconcerto, un gruppo strettamente collegato ai Mamma Non Piangere che comprendeva anche Lorenzo Leddi nel primo LP, e che ha realizzato due album per L'Orchestra, unendo ricerca musicale e cultura popolare". Ringrazio Augusto, come sempre, per la precisione e la chiarezza delle informazioni. Concluse quest'ultima parte vi lascio all'ascolto. Alla prossima
PS - se vi interessa il "N. 3" chiedetelo. Io ho il CD

Cover di Mamma Non Piangere N. 3 del 2016


Post by George

giovedì 21 maggio 2026

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntata del 19 maggio 2026)


Trasmissione andata in onda martedì 19 maggio 2026

Cari amici, prosegue senza sosta e con regolarità la nostra collaborazione con Radio Panda e con la trasmissione "The Prog Side of The Moog" condotta dal nostro grande Frank-One. Non perdiamocela.
Buona ascolto



Post by George & Frank-One

mercoledì 20 maggio 2026

Serie "Just One Record" - Eclisse - Mercury and Sulfurus (CD, 2000)

 

TRACKLIST:

01. Mercury and Sulfurus - 6:48
02. A New Eden  - 4:28
03. The March To... - 5:43
04. Volti sospesi - 4:05
05. Through The Meadows - 10:13
06. Face In The Mirror - 6:56
07. Lovers Whisper Secretly - 5:43
08. La via deserta del Sud Est - 4:15
09. Welcome To Our Show - 6:30
10. Turbamenti di uno gnomo - 4:42
11. La porta nera - 4:57
12. La signora del tempo - 6:12


FORMAZIONE:

Alessio Guerriero - chitarra, basso, voce
Andrea Picciau - tastiere, piano, sequencer
Roberto Diomed - bateria

con
Massimo Monagheddu - basso in “Volti sospesi”
Nicola Orrù - tastiere in “A new Eden”, “Welcome to our show”, “La porta nera” e
 “La signora del tempo”
Sandro Sanna - percussioni in “La via deserta del Sud Est”
Stefano Deidda - violino in “La via deserta del Sud Est”
Yuri Orrù - coro in “A New Eden” e “La porta nera”


BREVE PREMESSA by GEORGE

Diciamo subito che tutto il merito per la realizzazione di questo bellissimo post va ai miei cari amici Cimabue e Frank-One. Il nostro CMB, "folgorato" dall'ascolto degli Eclisse nel corso della trasmissione radiofonica settimanale "TPSOTM" di Frank-One. ha subito richiesto i file a quest'ultimo e ha preparato il post in un batter d'occhio. Scherzi a parte, questo cammino a braccetto fra il blog e la trasmissione sta dando ottimi frutti. Molti brani trasmessi (parlo di quelli italiani, naturalmente) ho visto che appartengono ad album già presenti sulla Stratosfera e offrono così l''opportunità agli ascoltatori di risentire l'album per intero (nel caso di link inattivo chiedeteci pure il re-upload); altri - come nel caso in oggetto - sono assenti sul blog ed è quindi un vero piacere scoprirli e successivamente pubblicarli. Ho inserito questo album nella serie "Just One Record" perché col nome "Eclisse" è l'unico CD registrato dalla formazione sarda. Ringrazio ancora i due sodali amici e passo subito la parola al nostro Cimabue.

POST by CIMABUE

Direttamente dalla trasmissione “The Prog Side of the Moog” - divenuta un vero e proprio spin-off del blog - ecco a voi l’album d’esordio degli Eclisse, band cagliaritana di neo prog con una storia quantomeno singolare. Ma prima di tutto, doveroso il ringraziamento al sodale amico e collaboratore Frank-One che ci ha fornito i file (by request come direbbero gli anglosassoni) l’indomani della messa in onda su Radio Panda. Grazie davvero… ma attento che l’appetito (musicale) vien mangiando e temo sarai “disturbato” anche in divenire.
La band, formatasi presumibilmente sul finire degli anni ’90, si presenta con una formazione base condotta da Alessio Guerriero (chitarrista, bassista, vocalist, e principale compositore) affiancato dal tastierista e coautore Andrea Picciau e dal batterista Roberto Diomedi. Per la realizzazione dell’opera prima il combo si avvale della preziosa collaborazione di Nicola Orrù (tastierista e coautore in quattro brani), di Andrea Murgia (ingegnere del suono) e dell’artista Alessandra Murgia (copertina), oltre che di numerosi ospiti in fase di realizzazione a completare una formazione allargata che conferisce all’album una varietà timbrica molto interessante.


A dispetto della cover fiabesca (ad eccezione di un paio di brani) il gruppo propone una musica a forte trazione chitarristica, con belle ed efficaci tastiere in contrappunto, su una base ritmica senza fronzoli a sostenere il tutto. Calda e matura la voce di Alessio Guerriero che a tratti ricorda quel Derek William Dick (in arte Fish) dei primi Marillion. L’idioma inglese, infatti, la fa da padrone, ma in scaletta c’è posto anche per la strumentale “Volti sospesi” e per una parte finale tutta italiana, in cui spicca l’acustica “La via deserta del sud est” che più di tutti gli altri brani rimanda alla splendida copertina. 
Il disco è stato registrato presso il Red Studio di Cagliari, edito da Arcontes e distribuito dall’Associazione Immagini e Musica. Un disco che credo incontrerà i favori della frangia più “romantica” dei fruitori del blog.


Dopo questo bellissimo esordio, la band cambia nome in Yleclipse e come trio pubblica “Prime Substance” nel 2003; quindi, sempre a nome Yleclipse, consolida la formazione con due nuovi innesti (Andrea Iddas al basso e Federico Bacco a rilevare Roberto Diomedi dietro ai tamburi) e dà alle stampe “Opus” nel 2005 e “Trails of Ambergis” nel 2008. Partecipa alla compilation “Recital for a Season’s End (A tribute to Marillion) - edita nel 2010 dalla Mellow - con una cover della celeberrima “Market Square Heroes”. L’ultima pubblicazione “Song from the Crackling Atanor” risale al 2012. Tutte le pubblicazioni presentano le inconfondibili, affascinanti ed evocative copertine.
È tutto. Buon ascolto, un caro saluto e alla prossima.



Post by Cimabue - Music by Frank-One (with a little help by George)

lunedì 18 maggio 2026

Runaway Totem - Viaggio Magico (Live, 2 CD, 2014)

 

TRACKLIST CD 1:

01. Mongolian Voyage / Cucamonga Valley (Frank Zappa tribute) - 14:44
02. Mozambico - 14:18
03. Jaipur la Città Rosa - 12:54

TRACKLIST CD 2:

01. Segreto tra le mura - 12:32
02. Ganesha Puja - 13:40
03.TAT L'albero cosmico - 19:12



MUSICISTI:

Roberto Gottardi - chitarra, synth, effetti elettronici, voce in TAT
Giuseppe Buttiglione - basso, Fretless bass
Germano Morghen - batteria, tastiere in TAT
Raffaello Regoli - voce (diplofonica), marranzano
Antonella Bertini - voce (diplofonica)


Un doppio album registrato dal vivo il 4 maggio 2013 al Teatro Sociale Gustavo Modena di Mori, in provincia di Trento, pubblicato nel 2014 dalla Lizard. Questo secondo live realizzato dalla band trentina (il primo era "Ai cancelli dell'ombra" del 2010, contenente registrazioni del 1994) ha il pregio di raccogliere tutta la forza e la capacità creativa dei Runaway Totem del secondo periodo. La dimensione live evidentemente si addice loro: dai solchi esce un suono acido fino al midollo, degno del miglior Frank Zappa e delle sue Mothers, un suono erede del grande rock psichedelico californiano di fine anni '60, quello portato sui palcoscenici da Grateful Dead, Seeds, Electric Prunes. Ma non basta: i cinque musicisti miscelano folk, world music, rock jazz e progressive ricavandone un suono decisamente unico e originale che per ceri versi si avvicina a quello dei Magma o dei primi Amon Duul. Personalmente, per tutte queste caratteristiche, privilegio il CD 1, con gli inediti. Come potete vedere nella tracklist vi sono solamente sei tracce in tutto, ma di notevole lunghezza. TAT l'Albero Cosmico supera addirittura i 19 minuti. Non possono mancare due parole sulle voci diplofoniche di Raffaello Regoli (cantante dei Cormorano) e Antonella Bertini, usate come uno strumento, emuli della scuola di Demetrio Stratos. 


Vi riporto alcune parti della recensione, molto interessante, scritta da Giovanni Cara e pubblicata su "Arlequins".
"Seconda sostanziosa tappa live per gli storici Runaway Totem, ad oggi una delle formazioni più durevoli e prolifiche della nuova ondata progressiva italiana: “Viaggio Magico” inteso come una rivisitazione della storia dei Runaway Totem attraverso diverse tappe, ma anche come un tributo al compianto Claudio Rocchi. La vena cosmica e psichedelica dei Runaway Totem continua infatti ad essere rigogliosa nelle sue sfumature profumate d’incenso ed oriente… Se è vero che l’identità “gotico spaziale” della loro prima fase, com’era anche testimoniata sul primo eccellente disco live è ormai in buona parte andata perduta, quella più autenticamente progressiva e freak rimane ancora viva e pulsante. 
+

 La prima parte del concerto è riservata specialmente alle due composizioni inedite, “Mongolian Voyage/Cucamonga Valley” e “Mozambico”, brani che mettono in risalto l’organicità orchestrale dei Runaway Totem e la loro capacità evocatrice di mondi sonori che attraversano le distanze e lo spazio con un linguaggio musicale obliquo e contaminato, dalle sterminate steppe mongole al territorio zappiano della Cucamonga Valley dove Gottardi si esibisce in un lungo ed acido assolo di chitarra degno di “Hot Rats”. Il feeling tribale e mistico si colora anche delle tinte zeuhl fusion ma anche di variazioni ed improvvisazioni vocali free form e diplofoniche vicine alle esplorazioni di Demetrio Stratos, di cui era amico ed allievo proprio Raffaello Regoli. 


La poliritmia world fusion di “Mozambico” profuma ancora di Magma e si espande fluidamente nei territori space-rock cari ad Ozric Tentacles e Gong. E’ interessante notare come i tre brani del repertorio tratto dall’ultimo disco in studio “Affreschi e Meditazione” abbiano trovato la dimensione ideale proprio in concerto, come nella jam etno-fusion indiana di “Jaipur La Città Rosa”, vicina agli Shadowfax più esotici, e nella devota improvvisazione mistica di “Ganesha Puja” in cui possiamo apprezzare la precisa profondità sonora del basso di Buttiglione e le penetranti stratificazioni sonore dei synths di Gottardi, melodie liquide sulla scia di certe sperimentazioni ambient di Steve Hillage". 
In conclusione ricordo che i Runaway Totem hanno alle spalle una storia piuttosto lunga, iniziata a Riva del Garda nel 1988 da un'idea del polistrumentista Roberto "Cahal" Gottardi. L'intento era quello di esplorare tematiche mistiche, filosofiche ed esoteriche attraverso la musica. Il nome stesso simboleggia la "fuga dal totem", ovvero il rifiuto dei dogmi. La lunga discografia parte dal 1991 e si snoda attraverso ben 16 album fino al 2025. Non so cosa stia bollendo in pentola nell'anno in corso ma non è da escludere un nuovo lavoro. Intanto gustiamoci questo ottimo live. Buon ascolto.


LINK (2 CD)

Post by George