TRACKLIST:
1. Dive with me (9:33)
2. Underground Ride (8:03)
3. Embankment (6:29)
4. Temple (8:24)
5. Blackfriars (3:27)
6. Move the Stone (5:45)
7. Monument (8:52)
Francesco Lovari - lead & backing vocals
Alessandro Palmisano - lead & rhythm electric guitar, acoustic guitar
Niccolò Gallani - grand piano, electric piano, Hammond organ, Mellotron, synthesizer
Loris Bersan - bass, classical guitar
Eric Bersan - drums, percussion
with:
Chiara Alberti - cello
Luca Tarantino - oboe
Giulia Zanardo - flute
"I Cellar Noise nascono a Milano nel 2013, dall'incontro tra Niccolò Galliani e Alessandro Palmisano. I due, uniti dalla passione per il progressive rock, decidono di unire le forze e i loro talenti compositivi per dare vita a un progetto originale, rispettoso dei "classici" degli anni '70 ma allo stesso tempo proiettato verso sonorità più moderne. Il nucleo principale del gruppo si completa quando al tastierista e chitarrista si aggiunge Francesco Lovari, cantante, che darà il suo contributo personale scrivendo i testi.
Dopo diversi cambi di formazione, nel 2015 si compone la sezione ritmica dei fratelli Bersan, Loris al basso e un giovane Eric alla batteria. La formazione è finalmente completa.
I Cellar Noise, che inizialmente suonano cover di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull e PFM, iniziano a scrivere composizioni inedite che propongono nel corso dei concerti, ricevendo commenti positivi e ottenendo la vittoria in un concorso tra band della loro città. Nel 2016, il gruppo incontra Fabio Zuffanti (su di lui bisognerebbe sciivere un saggio), il quale, affascinato dalla loro musica, decide di proporsi come direttore artistico e di seguire la creazione del loro primo disco, registrato a Genova e pubblicato, guarda caso, per AMS Records il 10 febbraio 2017". A questo seguiranno gli altri due album sopracitati.
Circa la loro musica, questo è quanto hanno raccontato i componenti del gruppo nel corso di una intervista: "La musica che proponiamo è un prog sinfonico di matrice "genesisiana", non basato sui virtuosismi dei singoli musicisti bensì sulla ricerca di belle melodie ed armonie e di soluzioni strumentali interessanti che strizzano l'occhio alla musica classica romantica".
Per completezza di informazione, riporto - in chiusura di post - quanto scritto da Valentino Buffi il 21 aprile 2017 sul sito "ArtistsAndBands"
"L’album è un concept incentrato sulla vita di un anonimo impiegato che, come nelle varie diramazioni di una metropolitana, cambia “linea” e vita alla ricerca di se stesso. E’ un rock sinfonico, quello del gruppo milanese, che trae origine negli anni '70, ma che si colora di tonalità più attuali, risultando convincente sia nelle parti cantate (in inglese), sia nelle pregevoli soluzioni strumentali. Un lavoro dinamico e coinvolgente e, per certi aspetti, “rassicurante” con tutti gli ingredienti dosati nella giusta misura e tali da rendere appetitoso ognuno dei cinquanta minuti di durata dell’album. La traccia iniziale, “Dive with me” è uno strumentale ad ampio respiro dominato dalle numerose tastiere di Gallani (organo, mellotron, synth…) ed impreziosito dagli interventi di Chiara Alberti (cello), Luca Tarantino (oboe) e Giulia Zanardo (flauto).
Le band di riferimento? Strano a dirsi ma Hostsonaten ed Ezra Winston (soprattutto il secondo album) non sono così distanti. “Underground ride” ci permette di apprezzare la calda voce di Francesco Lovari. L’inizio è dolcemente acustico e vellutato, poi qualche spunto dell’elettrica di Palmisano prima che il brano distenda le ali in una sinfonia di colori e suoni abbaglianti. In “Embankment”, dopo un inizio soft, la band mostra i muscoli con ritmiche sferzanti e chitarra heavy, appena stemperate dalle immancabili incursioni di Gallani. Emozionante e malinconico il finale per voce e pianoforte. L’oscura “Temple” è un altro sviluppo del sound dei Cellar Noise che, nei momenti più hard, “flirta” con gli ultimi Porcupine Tree (ecco un altro riferimento attuale per la band).
Finale ancora da brividi con chitarre acustiche, oboe ed un bell’intervento di Palmisano ad aggiungere quel “quid” al già splendido brano. Quando tutto sembra volgere al termine un’ulteriore esplosione strumentale va a coronare un brano davvero sontuoso. Fra tanto splendore la frizzante “Blackfriars” passa quasi in secondo piano, anche perché il brano successivo “Move the stone” è un’altra prova cristallina delle capacità della band di creare atmosfere delicate e seducenti. Su coordinate simili si pone la conclusiva “Monument” con un ottimo e pirotecnico finale. I giovanissimi Cellar Noise fanno centro al primo tentativo e confermano la vitalità della scena “progressive” italiana. Ora però viene il difficile, con “l’obbligo” di ripetersi a questi altissimi livelli".
E giusto per non smentirsi, "Nautilus" conferma la grande capacità creativa, compositiva e strumentale della band. Da non perdere.
Intanto, dopo aver ringraziato ancora una volta Osel per la scelta dei file, vi lascio augurandovi il mio consueto buon ascolto.
Post by George - Music by Osel

















































