lunedì 6 febbraio 2012

Francesco Buccheri - 1979 - Journey


TRACKLIST :

1 - Journey 21.10
2 - Annalia 6.13
3 - Dream 4.50
4 - Solitude 2.36
5 - I Know the Time 4.14
6 - Jesus Christ 4.27

Anche per questo post abdico al mio ruolo e lascio le chiavi della Stratosfera al valentissimo Filippo, bravissimo e veramente autonomo nel confezionare post ottimi e corredati di un validissimo apparato informativo. Bravo Filippo e avanti così !!!

Nel 1979 di rock progressivo italiano ne è sopravvissuto poco, il movimento ha già dato tutto e adesso il pubblico preferisce musiche più immediate. Tuttavia c'è chi prova ancora a proporre lavori che hanno a che fare col prog, come Francesco Bucchieri. Il suo lavoro del 1979 si chiama Journey, ed è un album di pezzi elettronici che ricordano le atmosfere kraut e cosmiche: Buccheri si è interessato alla musica ascoltando Atom Heart Mother e i gruppi della scena tedesca. Sebbene il lavoro non brilli per originalità ci sono momenti molto belli. Pur essendoci chitarra, batteria e violino, i brani sono dominati dalle tastiere. Il disco si apre con la lunga suite che da il titolo al disco, cronaca di un viaggio interstellare, come riportano le note di copertina, dominata da sintetizzatori e tastiere varie, con recitativi pesantemente filtrati (si fatica a distinguere le parole del testo, che mi sembra in inglese). La suite suona però poco organica, e separarla in più brani non le avrebbe tolto molto, ma anzi forse l'avrebbe resa un po' più scorrevole. Gli altri pezzi non sono contraddistinti da idee interessanti, e se da un lato il sound complessivo è molto uniforme, dall'altro quest'uniformità rende un po' monotono il disco: Annalia, con le sue atmosfere epiche di pianoforte e voci, il tutto accompagnato da accordi di chitarra forse un po' fuori tema; Dream, di sole tastiere, probabilmente uno dei momenti migliori; Solitude, con il motivo di violino e synth, non molto convincente. Gli ultimi due pezzi, cantati, invece sono piuttosto leggeri, e sembrerebbero canzoni esterne all'album (e la pronuncia inglese non è magnifica). Peccato perchè il sottofondo e i breaks strumentali non sono affatto da buttar via, come i soli di violino e sintetizzatore su Jesus Christ. Insomma, non un gran bel disco in generale, ma ogni tanto può fare piacere viaggiare insieme al Buccheri sulla sua navicella spaziale...


LINE-UP :

Roberto Mingozzi - tastiere
Danilo Forni - violino e tastiere
Marco Raimondi – batteria
Francesco Buccheri - pianoforte, sintetizzatori, mellotron, chitarre elettriche, acustiche e a 12 corde

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2 commenti:

  1. Bello proprio, anche se a volte l'organo tende ad "ammosciarsi"... difetti dell'album o del supporto specifico da cui è stato "rippato"?

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