venerdì 26 luglio 2013

1969 Gian Pieretti - Il Viaggio Celeste di Gian Pieretti

Dante Pieretti, esordì, con lo pseudonimo di Perry, nel 1963, incidendo in modo molto personale una canzone di Adamo, Perduto amor. Sul retro di quel 45 giri, figurava Uno strano ragazzo, brano che affrontava (dopo “Coccinella” di Ghigo), tra il serio e il faceto, l’argomento della omosessualità. Fin dal secondo singolo (Ciao/C’era un bel sole), decise di usare il suo nome, cambiando solo quello di battesimo: "nacque" Gian Pieretti. Pieretti conobbe in questo periodo Ricky Gianco: iniziò così una prolifica collaborazione e il binomio Pieretti-Gianco fu uno dei più gloriosi della nostra musica, lasciando il segno negli anni ‘60. I due, musicalmente, sembravano fatti l’uno per l’altro; le magiche liriche di Pieretti si adattavano stupendamente alle onde musicali di Gianco e spesso, in composizione, i due si scambiavano i ruoli di paroliere e compositore. Nel 1965, fu la volta del singolo Michela/Io so già. Nel 1966, mentre anche in Italia esplose il movimento Beat, Pieretti si recò all’estero, per essere informato sulla musica e sui movimenti giovanili, in special modo per seguire quello che stava accadendo in Inghilterra e nella “swingin London”. Assistette a molti concerti, fra cui quello del suo idolo: Donovan (dopo un concerto riuscì anche ad incontrarlo e a parlargli). Ritornato in Italia, con Gianco, scrisse Il vento dell’Est, brano, dal taglio folkeggiante che ebbe un grande successo. Nel 1967 Gian Pieretti partecipò al Festival di Sanremo con il brano Pietre, cantato in coppia con il francese Antoine, che però la interpretò in chiave comica ottenendo un sensazionale successo popolare, mentre Pieretti, che la interpretava con sentimento e professionalità, fu apprezzato dai giovani che capirono il testo. Lo stesso anno ebbe un notevole successo con Julie 367008 e a fine anno pubblicò un altro grande 45 giri: Io sono tanto stanco/Strade bianche. Sono canzoni utopiche, ricche di desiderio per un mondo, una vita diversa, ma anche consapevoli dell’impossibilità di raggiungere questo obbiettivo, in cui compare la rassegnazione che avvolse molti giovani che videro il sogno di un mondo migliore, senza guerre e soprusi, infrangersi con l’inasprirsi della guerra nel Viet-Nam o l'invio dei carri armati in Cecoslovacchia. In quel periodo, la sua casa discografica, la Vedette, pubblicò un 33 giri, in edizione stereofonica, dal titolo Se vuoi un consiglio, un lavoro splendido e completo. Cessato il contratto con la Vedette, Pieretti venne scritturato dalla Ricordi, dove nel frattempo era già approdato l’amico Ricky Gianco. La collaborazione tra i due si fece ancora più fitta; grazie al programma televisivo di Pippo Baudo “Settevoci”, il cantante "dovette" sfornare canzoni a gettito continuo, poiché non trovava nessuno che lo scalzasse dal podio di vincitore di ogni trasmissione. Incise brani eccellenti come Mao mao, Lei e soprattutto Celeste, erroneamente considerata una sua trasposizione italiana della “Atlantis” di Donovan, (in realtà Celeste uscì prima del brano dell’inglese). Il brano ebbe un ottimo successo ed è, fra i suoi, quello che ha venduto di più (oltre 250.000 copie) arrivando ad 59° posto nei Top 100 di quell'anno. Nel 1970, Pieretti incise un altro piccolo capolavoro, Viola d’amore. Ormai la dimensione del singolo gli stava strettissima e decise di cimentarsi in ben due album “concept”: Il viaggio celeste di Gian Pieretti e Il vestito rosa del mio amico Piero, trattando, con tempestività assoluta rispetto ad altri cantautori, il tema dei diversi e degli emarginati. A questi due avrebbero dovuto seguire tre dischi in realtà mai usciti, ovvero “Come nasce un bambino”, “Splendore nell’erba” e “2000 rapporto sullo sviluppo”. Questi album non vennero mai realizzati e tanto meno incisi. Nel 1975 invece uscì Cianfrusaglie per la Dig.It, album nel quale spiccava la presenza di Ivan Graziani, che, oltre a suonare nel disco, firmò con Pieretti il pezzo Francesca no, Nel disco era contenuta anche Canada, traduzione di “Harvest” di Neil Young. Tutti questi dischi non ebbero successo e Pieretti decise di lasciare l'ambiente musicale, aprendo un negozio di biciclette ed articoli sportivi a Milano. Ma la passione ebbe il sopravvento: nel 1989, pubblicò Don Chisciotte, un lavoro grandioso che, nonostante il suo valore compositivo e musicale, non ottenne successo. Dopo qualche anno uscirono gli album Bang nel1992 (a nome Gian Pieretti Tryo) e Caro Bob Dylan nel 1997 contenente numerose cover di Dylan, Donovan ma anche di Ricky Gianco e Francesco Guccini. Dopo allora nuovamente il silenzio.

Dante Pieretti, in arte Gian Pieretti, autore e cantante anni '60, è stato al centro di polemiche per la canzone Pietre, scritta assieme a Ricky Gianco, e portata al Festival di San Remo del 1967 (con successo, assieme al cantante francese Antoine), imparentata in modo abbastanza evidente con Rainy Day Women 12 & 35 di Bob Dylan, un brano uscito l'anno prima sull'album Blonde On Blonde del grande musicista americano.
In una intervista del 1987 a Claudio Scarpa, l'editore della rivista Anni '60, spiega la sua posizione in merito, e alcuni retroscena:

"D: Che ne pensi della accoppiata con Antoine, avresti preferito un altro cantante?
R: In effetti Antoine è stato un ripiego, perché inizialmente avevamo pensato ad altri, ad altri nomi. Pensammo subito a Bob Dylan perché in Pietre c'era un po' lo spirito di Dylan, anche in una sua canzone in effetti il concetto era quello ".. sei cattivo, sei buono, e ti tirano le pietre...", c'é però da dire che nel 1300 una canzone napoletana diceva ".. sì bravo e te tirano 'e petre" eccetera, quindi un episodio che è purtroppo storia di sempre.
Dylan era impegnatissimo allora, in vari spettacoli, così pensammo subito a Donovan che però non si sognava mai di venire ad una simile manifestazione. Per fare una accoppiata funzionale quindi pensammo ad Antoine che faceva un po' di contestazione, almeno in quei primi periodi."

Chissà se Dylan è pentito di non essere venuto a San Remo, e cosa ne penserebbe Antoine di questa intervista?
Comunque è improbabile che i due interpreti di Pietre si incontrino, Dante Pieretti ha cambiato settore (ha o aveva un ristorante a Milano) e anche Antoine è decisamente in altro campo e in altro luogo, infatti fa la guida turistica in Polinesia.

Nella intervista però si viene a sapere che il buon Pieretti aveva una certa tendenza a subire influssi subliminali, infatti il suo primo pezzo Perduto amore, è ispirato a Amor Perdu, uno dei primi successi di Adamo (riproposto recentemente da Battiato nella sua nuova raccolta di "brani che gli hanno cambiato la vita", Fleurs 3). Racconta Pieretti riguardo alla sua prima esperienza di lavoro nel campo della musica in Belgio, dove conobbe Adamo:

"... come sai lui aveva fatto una canzone dal titolo "Amor perdu" ed io, quando tornai in Italia, feci "Perduto amore", non copiandolo ma ispirandomi, tanto è vero che le due canzoni hanno tonalità e sfumature diverse. Ecco lo ringrazio (Adamo) perché mi ha fatto capire, mi ha dato la certezza che c'ero anch'io, che anche io potevo cantare".

Ma dopo il successo di Pietre Pieretti ha ripensato ancora a Donovan, il mancato partner di San Remo, scrivendo un'altra canzone apparentemente ispirata a un modello straniero. Il pezzo si chiamava Celeste e il modello era Atlantis, il bel brano dedicato da Donovan al mito del continente scomparso.

Dice ancora Pieretti:
"D: Come scrivesti un brano come Celeste?
R: E' strano. Questa canzone è stata una simbiosi tra me e Donovan. Incredibilmente il mio Celeste uscì in Italia prima della sua Atlantis. Mi sono sempre chiesto come mai queste due canzoni fossero sulla stessa "lunghezza d'onda" così nettamente. Non te lo so dire, però allora esisteva Radio Caroline; forse la sentii lì ed inconsciamente mi uscì Celeste. E' chiaramente da escludere il discorso inverso, cioè che sia stato Donovan a sentire la mia Celeste e a fare poi Atlantis."

"Il viaggio celeste di Gian Pieretti" inizia da Milano in ottobre e si dipana poi su una rotta che passa da Parigi siporta in Oriente, poi negli Usa, quindi Rio De Janeiro per finire poi nell'isola di Celeste, al largo delle coste africane. Ogni città è sede di una piccola storia e, sia la storia che la musica, raccolgono umori e colori locali. Così a Parigi una specie di lenta ballata racconta una storia tristemente malinconia, sottolineata dai violini, a Siviglia l'intro è a cura di una chitarra flamenco, a Londra è uno rock larvatamente progressive con tanto di chitarre elettriche, a Odessa ci aspetta una balalajka e tanto freddo come di prammatica, a Bombay un sitar e un tema pallidamente sociale.

In Giappone ci attende una poesia, quasi un haiku, alla Hawai un ukulele, negli States ritmi compresi tra Bob Dylan e i Byrds, Brasiliana è invece un samba da cantare in Brasile e all'Isola Celeste, paradiso incontaminato, musica paradisiaca con tanto di arpa e parole alate e grida di gabbiani. Forse un po' manicheo al gusto di oggi, ma vivace per l'epoca e ancora più vivace se si considera che i brani non appaiono staccati tra loro, ma collegati dal suono del mezzo di trasporto utilizzato per lo spostamento che si introduce sulle ultime note della canzone precedente e cessa dopo le prime note del brano seguente.

In tutto il disco è trasparente un grande lavoro di chitarra: come era prassi all'epoca i nomi dei collaboratori non sono riportati, ma in Brasiliana è coautore un certo Franco Mussida che, non è da escludere, abbia avuto una parte rilevante alle chitarre. Insomma un vecchio disco, in parte ingenuo, ma che suona ancora dannatamente bene.

01 - Milano - Il Vento D'ottobre
02 - Parigi - Quando L'alba Tornerà
03 - Siviglia - Stanza 103 (No, Cameriere)
04 - Londra - Miss Ann
05 - Odessa - Una
06 - Bombay - Piccolo Bambino
07 - Kyoto - Quello Che Ho, Quello Che Sono
08 - Hawaii - A Naturale Velocità
09 - San Francisco - Bam Bam, Ricordando Bullit
10 - New York - Una Storia
11 - Rio De Janeiro - Brasiliana
12 - Isola Celeste - Celeste










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