lunedì 30 maggio 2016

Le "Antologie della Stratosfera" Vol. 26 - Mauro Pelosi - Part 2 (1977-1979)


A distanza di un anno occupiamoci nuovamente di Mauro Pelosi, con la seconda parte del superpost a lui dedicato. Per la prima parte, che comprendeva i primi due dischi del 1972 e 1973 vi rimando qui. Le recensioni non sono farina del mio sacco, bensì degli amici John (di John's Classic Rock) e di Pholas (che aveva pubblicato la recensione tempo fa sul sito DeBaser, col nick "stellameringa"). Insomma...with a little help from our friends. Spero che a loro non dispiaccia.


Mauro Pelosi - 1977 - Mauro Pelosi


TRACKLIST:

01. La bottiglia (4:13)
02. Luna park (5:10)
03. Ho trovato un posto per te (4:05)
04. Una lecca lecca d'oro (4:16)
05. L'investimento (4:04)
06. Una casa piena di stracci (5:16)
07. Alle 4 di mattina (4:45)
08. Claudio e Francesco (4:25)
09. Ho fatto la cacca (6:53)


FORMAZIONE

Mauro Pelosi - vocals, acoustic guitar
Claudio Bazzari - acoustic guitar
Pinuccio Pirazzoli - bass
Mauro Paoluzzi - drums & percussions
George Aghedo - drums & percussions
Bamby Fossati - electric guitar
Ricki Belloni - electric guitar
Alberto Mompelio - piano
Lucio Fabbri - violin
Edoardo Bennato - harmonica


Ho fatto la cacca sul mio pianoforte, 
sembrava un accordo e sui dischi,
anche quelli di jazz e di musica classica

Dopo la pubblicazione del secondo disco, "Al mercato degli uomini piccoli" del 1973, Mauro Pelosi scompare dalle scene per ripresentarsi solo 4 anni dopo con questo ottimo lavoro semplicemente intitolato "Mauro Pelosi". Lasciamo parlare l'amico John che, sul suo blog John's Classic Rock, traccia un ritratto molto efficace di questo disco e del periodo in cui venne pubblicato.

 "Sempre cinereo sia chiaro, ma quella cronica angoscia che prima sapeva di depressione, ora suonava perfettamente attuale. Il movimento si era sgretolato, il Punk era alle porte e la demitizzante “Ho fatto la cacca” fu sostanzialmente la perfetta fotografia di quello scenario. In più, proprio nel momento in cui il sistema catto-imperialista stava disperatamente tentando di salvare i suoi dogmi, “L’investimento” fece a pezzi i miti della famiglia e del matrimonio. “Claudio e Francesco” celebrava senza peli sulla lingua il rapporto gay e “Una casa piena di stracci” fu infine il più accorato degli esorcismi dell’autore romano: vero e proprio “j’accuse” contro quell’educazione machista e borghese che spesso condanna chi la subisce (e che magari non ha mai avuto la forza o la possibilità di emanciparsi) a un malessere intimo e tremendo che lo avvolgerà per tutta la vita.  “Finirò col lavorare in banca perché mia madre aveva ragione”. Avendo lei avuto “più esperienza di me, e vissuto più a lungo”. 


 “Mauro Pelosi” (ospiti Edoardo Bennato all'armonica, Bambi Fossati e Ricky Belloni alle chitarre, Lucio Fabbri al violino) è insomma un disco lacerante in un periodo di lacerazioni, dissacrante in un momento dissacratorio, ma senza nessuna di quelle volgarizzazioni a base di Kinotto, Gelati e Fagioli che afflisse il Movimento del 77. Si tocca con mano il declino della civiltà occidentale e c’è poco altro da aggiungere. E di fatto, dopo quell'ennesimo urlo di dolore, Mauro scomparirà ancora per altri due anni. Tornerà nel 79 per il suo canto del cigno".


Mauro Pelosi - 1979 - Il signore dei gatti


TRACKLIST:

01. Il signore dei gatti
02. Greenwood Creek
03. Dopoguerra
04. Al passo del lupo
05. Laghi di città
06. Il poeta
07. Jack
08. Viale Ortles
09. Passano gli anni
10. La voglia di...


FORMAZIONE

Mauro Pelosi - vocals, acoustic guitar
Claudio Bazzari, Gilberto Ziglioli, Luciano Ninzatti - guitars
Dino D'Autorio - bass
Gilberto Ziglioli - banjo
Mauro Spina - drums
Fabio Treves - harmonica
Leonardo Gaetano - organ
Alberto Mompelio - piano
Maurizio Preti - percussion, tabla
Claudio Pascoli - soprano & tenor saxophone 
Lucio Fabbri - violin


Vieni a Grenwood Creek
 è a pochi chilometri dai tuoi sogni, c'è tanta gente come te, 
ti pagherò il biglietto fino alla frontiera. Se non ti piacerà 
potrai tornare indietro al primo cammello, al primo bus

Ed ecco la recensione del disco, bellissima nella sua integrità, ad opera dell'amico Pholas 

"Una volta, spalmato sul divano ed abbracciato stretto a mia moglie ascoltavo un disco, mi pare di De Gregori. Ad un certo punto lei si fece seria e disse: "Ecco questo è il classico disco maiale!" Niente di particolarmente erotico che avesse sollecitato l'aumento della nostra libido, ma semplicemente intendeva che della totalità dell'opera lei non avrebbe buttato via niente, come con il maiale appunto e come i nostri saggi nonni contadini ci hanno giudiziosamente insegnato. Mi piacque quella definizione e decisi di farla mia, ma anche di usarla con parsimonia per renderle il valore che merita e soprattutto che merita l'album che si fregia di tale appellativo. Uno dei miei pochi dischi maiale è dunque "Il Signore dei Gatti" di Mauro Pelosi cantautore romano con all'attivo quattro LP, disseminati tra il 1972 e il 1979, uno più bello dell'altro, ma che per motivi a me un pochino misteriosi non hanno venduto niente o quasi. Vero che lui era un "maledetto" cantautore che non apparteneva alla cerchia del Folkstudio romano e che non lanciava messaggi politicizzati, parlava intimamente di condizioni personali , spesso condivisibili, quasi sempre "borderline", ma noi eravamo pregni di desiderio di conoscenza e di divulgazione di ciò che, diverso, avrebbe potuto affascinare, quindi proprio il pubblico perfetto nel decennio più ricettivo. Invece Mauro Pelosi, con leggerezza incredibile, riuscì a volare sopra a tutte le possibilità di un meritato riconoscimento per schiantarsi infine in un grottesco anonimato. "Il Signore dei Gatti" è l'ultimo suo album quello scritto forse con maggiore sincerità senza la convinzione di dover stupire ad ogni costo chi lo stava ascoltando, perché probabilmente ormai disilluso a livello artistico, quello maggiormente curato musicalmente e nei testi. L'album in questione è decisamente il suo più cantautorale, nel senso stretto del termine, senza quelle venature "progressive" che ambiguamente avevano un pochino condizionato la sua appartenenza e sicuramente senza quella ricerca e sperimentazione dei suoi dischi precedenti. Un lavoro bucolico e decisamente ben riuscito"


"Dopo tanta sottrazione non ci resta tuttavia un lavoro minimalista, ma un'appagante vetrina di belle canzoni velate di atavica tristezza come nella magnifica "Laghi di città" metafora di difficili convivenze: "..quando la mia voglia di te si trasforma in uno sguardo col respiro tagliato e le intenzioni nella gola, quando le parole sono suoni che riempiono il cervello e non ti accorgi di niente, neanche che piove.." non sono certo parole banali, o come nel brano "Il Poeta" ricettacolo di illusioni portate avanti una vita intera: "...Le illusioni son vere a volte si toccano con le mani e una camera in affitto diventa un granaio. Sua madre ingiallita nell'album di famiglia, accanto alla radio, ricordava la guerra..." o come nel brano che da il titolo al disco curiosamente autobiografico per osmosi: "Ho sognato una finestra e fuori tanta gente che inseguiva un gatto, con i baffi d'argento e i denti d'opale, cercava me, non aveva più unghie per graffiare...": Un lavoro che emoziona ancora oggi e, proprio perchè non vincolato ad alcuna moda e ad alcun compromesso, risulta assolutamente attuale. Di questo lavoro, ve lo garantisco, non butterete via niente, nemmeno un brano, come il buono e docile maiale, se solo avrete la pazienza di ascoltarlo con la mente e con il cuore".



Post by George with the precious help of John (John's Classic Rock) & Pholas (DeBaser)

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