domenica 17 luglio 2016

Kay Hoffmann - 1985 - Floret Silva (registrazioni del 1977-78)

Front cover CD, 2006 (Robot Records)
TRACKLIST:

01 Iste Mundus  
02 Floret Silva  
03 Exorcismus  
04 Intermezzo (Chume, Chume)  
05 Ich Will Truren  
06 Rondo  
07 Mai Tanz  
08 Quot Sunt Horae  
09 Tot  
10 Sonus Dulcis Lyrae  
11 Ouverture Zum Fest  
12 Intermezzo (Fagott Sommer Nacht Promenade)  
13 Tempus Instat  
14 Langueo (Vacillantis)  
15 Chume, Chume  
16 Nummus  
17 Post Communio Sancti Cyrilli

Back cover CD, 2006 (Robot Records)
FORMAZIONE

Kay Hoffmann - clavinet, piano, vocals
Gaio Chiocchio, Gianni Salaorni  - electric guitar
Nicola Vernuccio - bass
Carlo Bardi - bassoon
Alessandro Raimondi - drums, percussion
Michele Losappio - flute, trombone, piano
Simo Valzania - guitar, bass, violin, vocals, recorder, bouzouki, organ, glockenspiel, percussion –
Sauro Aibisani - tenor saxophone, clarinet
Tolmino Marianini  - trumpet
Jaqueline Darby - vocals, chorus


Grande disco questo "Florer Silva", decisamente poco conosciuto se non da parte di una ristretta cerchia di appassionati e cultori: un crogiolo di arie pastorali e suoni medioevali intrisi di prog-psych-folk rock. E con un inquadramento del genere chissà che cosa ci aspetta. E' un lavoro ambizioso, molto ben curato sotto il profilo delle musiche, ricercate e raffinate. La lingua utilizzata è il latino, o meglio il latino medievale (tranne qualche rara dissertazione in alto tedesco), elemento questo che pone il disco ad un livello di assoluta elevatezza. Se ben ricordo il disco rimase per qualche tempo nella wishlist, poi il nostro Big Captain ricevette i file da qualche amico. Lascio semmai a lui i dovuti ringraziamenti. Torniamo al nostro disco e alla sua autrice. Kay Hoffmann si è ispirata nientemeno che al Carmina Burana, un corpus di testi poetici medievali dell'XI e del XII secolo, scritti prevalentemente in latino, tramandati da un importante manoscritto contenuto in un codice miniato del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis 4660 o Codex Buranus, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l'antica Bura Sancti Benedicti, fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera). Il codice, che è custodito nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, comprende 228 componimenti poetici con testi scritti in latino medioevale eccetto 47 scritti in alto tedesco. I temi spaziano dagli inni bacchici alle canzoni d'amore ad alto contenuto erotico, nonché alcune parodie blasfeme della liturgia. Un testo decisamente fuori dagli schemi quale fonte ispiratrice per un disco. Il titolo dell'album, "Floret Silva" (la foresta fiorisce)  discende proprio da una poesia del Carmina Burana. Fine del dotto excursus.


Veniamo alla genesi del disco. Il progetto "Floret Silva" nacque quando la compositrice e cantante minimalista Kay Hoffman venne in Italia intorno alla metà degli anni '70 dove incontrò il soprano gallese Jaqueline Darby, che aveva lavorato con i Pierrot Lunaire alla realizzazione del secondo album del gruppo, "Gudrum" (1977). Jacqueline stava scrivendo nuove composizioni inseme al produttore Vincenzo Micocci della RCA e chiese a Kay se era interessata a collaborare ad un nuovo progetto musicale. Kay accettò e al progetto contribuirono inizialmente i due ex Pierrot Lunaire, Gaio Chiocchio e Arturo Stalteri. A loro si aggiunsero altri amici musicisti di Jaqueline Darby. In pochissimo tempo Kay scrisse tutti i testi, ispirandosi per l'appunto al Carmina Burana e alla sua passione per le musiche medioevali e rinascimentali. La stessa compositrice contribuì alle registrazioni con la sua voce (spesso in duetto con Jaqueline Darby), il clavinet e il pianoforte. Con loro un ottimo cast di musicisti provenienti dagli ambienti del jazz-rock e del progressive. Arturo Stalteri alla fine non prese parte alle registrazioni che avvennero nel corso del 1977-1978, sotto la supervisione di Vincenzo Micocci. Purtroppo la RCA non pubblicò il disco che rimase così inedito fino al 1985, anno in cui una copia del master fece rotta verso il Giappone dove venne pubblicato per la prima volta in vinile dall'etichetta Belle Antique. Solo nel 2006 la casa discografica statunitense Robot Records lo stampò per la prima volta in CD dopo averlo rimasterizzato. L'ultima ristampa (in vinile) risale a quest'anno ad opera della Sommor Records. Il disco è stato pubblicato in Spagna. E' bello vedere come in Italia non se lo sia filato nessuno. Nemo propheta in patria.

Front cover LP Japan 1985 (Belle Antique Records)
Back cover LP Japan 1985 (Belle Antique Records)
Il disco comprende 17 tracce, molte delle quali sono solamente brevi intermezzi della durata di una manciata di minuti se non di secondi. Le sonorità sono quelle sopra descritte, I due brani più atipici, che si discostano dalle atmosfere che permeano il disco, sono Langue Vacillantis, un sorprendente episodio jazz-rock, tra i punti più alti dell'album, e Overture Zum Fest, uno strumentale dominato dai fiati con intrecci di sax, tromba e trombone. Un disco decisamente all'avanguardia non solo nel periodo in cui venne inciso, ma ancora oggi, Se vogliamo accostare Floret Silva a qualche altro disco, la memoria ci riporta ai primi lavori dei Dead Can Dance, con suoni pastorali e antiche arie miscelati a sonorità più contemporanee. Insomma, un gioiellino ritrovato che vale la pena gustare con la giusta calma e rilassatezza. Buon ascolto.
Front cover ristampa LP 2016 (Spain) (Sommor Records)
Kay Hoffmann 
Jaqueline Darby nell'era Pierrot Lunaire 
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Post by George

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