sabato 14 marzo 2020

AA.VV.- 1979- I GIORNI CANTATI (vynil)


TRACKLIST:

1 Giancarlo Schiaffini- Tema di Marco
2  Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi, Anna Nogara- O Gorizia
3 – Roberto Benigni e Mariangela Melato- Du bist die ruhe
4 - Paolo Pietrangeli- Vale la pena
5 Francesco Guccini- Eskimo
6 Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi, Anna Nogara- Contessa
7 Pasquale Malinconico- Nanninella bucatora
8 Giovanna Marini – Ora è venuta l’ora
9- Ivan Della Mea, P.e.A.Ciarchi- Sent on po', Gioan te se recordet 
10- Paolo Pietrangeli- Manicomio criminale

Questo disco viene da un altrove che non è solo delimitato dall’anno di stampa. La storia cui attinge, e che in parte racconta, è ben più lontana: viene dai profondi anni ’60, da quando figure cardine come quelle di Gianni Bosio, Roberto Leydi, Franco Coggiola, Michele L.Straniero, Cesare Bermani ed altri cominciano a recuperare, catalogare e studiare il canto popolare, a farlo uscire dal folklorismo paesano e a concepirlo come cultura “altra”, alternativa e quella “alta”, ma anche in dialettico (e spesso non facile) rapporto con quella cultura di sinistra in cui quegli insigni studiosi si riconoscevano. Nacquero così le Edizioni Avanti (poi Edizioni del Gallo), il Nuovo Canzoniere Italiano, l'Istituto Ernesto de Martino, l’etichetta de I Dischi del Sole, spettacoli epocali come “Bella ciao”, o “Ci ragiono e canto”, e tante altre iniziative che contribuirono a seminare il Sessantotto e a caratterizzare gli anni successivi.



E’ proprio in quel grande calderone che muove i suoi primi passi Paolo Pietrangeli, esponente di punta della canzone di protesta del turbolento decennio ’68-‘78, il quale attraversa quegli anni con canzoni in cui politico e personale si amalgamano in una scrittura di indubbia efficacia, per poi inerpicarsi su moduli musicali via via sempre più coraggiosi.
Pietrangeli, segni particolari occhialone, barbone e vocione, ben presto porta avanti in parallelo la sua passione per il cinema ereditata dal padre Antonio, noto regista (un titolo per tutti: “Io la conoscevo bene”). Dopo il necessario apprendistato, arriva alle sue prime produzioni: un documentario politico come “Bianco e nero” (’74), e poi due film veri e propri: “Porci con le ali”, tratto dall’omonimo libro-scandalo di Lidia Ravera e Marco Lombardi Radice, e nel 1979 questo “I giorni cantati” (lavoro invero non eccelso, e siamo buoni) con il quale partecipa alla Biennale di Venezia e in cui chiama a raccolta come interpreti nel ruolo di se stessi molti dei colleghi musicisti (Giovanna Marini, Francesco Guccini, Ivan Della Mea, Alberto e Paolo Ciarchi, Anna Nogara) con cui aveva attraversato, tra lotte, canti e impegno, quegli “anni affollati” (per dirla con Gaber). Sul versante prettamente attoriale, oltre a Pietrangeli troviamo figure di un certo spicco come Mariangela Melato e, in un piccolo ruolo, Roberto Benigni. 



Ma veniamo al disco: la colonna sonora è parte integrale del film generazionale che racconta le vicende di Marco (alter ego palese dello stesso Pietrangeli, che lo impersona), cantautore famoso ai tempi del ’68 che, dopo un tentato suicidio, cerca di riprendersi riavvicinandosi confusamente agli altri colleghi cantautori e al mondo politico dell’epoca, anche se poi si avvita in una tresca con la moglie di un compagno etnomusicologo impersonato da Luciano Della Mea. Il tutto è raccontato con stile simil-morettiano, senza peraltro avvicinarsi minimamente al modello.

Solo parte della colonna sonora troverà posto nel disco omonimo che accompagnò l’uscita del film e che non è mai stato riedito in CD, né in altra forma (il film è stato però pubblicato in DVD). Per questo, forse, il nostro ripescaggio incuriosirà chi bazzica quella zona di mezzo tra musica “politica” (perdonateci il termine assai vago) e canzone d’autore. I motivi di interesse stanno nel fatto che diversi brani sono presenti in versioni inedite, e non saranno ripresi, se non in poche occasioni, nella discografia dei rispettivi autori. 



Andiamo con ordine: 
le celebri “O Gorizia” (la pietra dello scandalo al Festival dei Due Mondi di Spoleto del ’64) e “Contessa” (l'inno dello stesso Pietrangeli che accompagnò le lotte degli studenti sessantottini, anche se in realtà era stata scritta due anni prima durante un’occupazione) sono qua interpretate in una versione inedita dalla voce solista di Anna Nogara accompagnata da Pietrangeli, Della Mea e i due fratelli Ciarchi.

La schubertiana “Due bist die rue” (con “e” finale di troppo) che vede all’opera un improbabile Benigni con la Melato (che canta apposta male per esigenze di copione) è presa direttamente dal film ed è del tutto inedita.

“Vale la pena” (nuovo nome assunto da “Era sui quarant’anni”) è in veste diversa da quella in studio incisa da Pietrangeli in “Mio caro padrone domani ti sparo” del ’70.

 “Sent un po’ Giuan te se recordet”, una delle molte canzoni che Ivan Della Mea dedicò a Gianni Bosio (prima in vita, poi in morte), suo maestro e padre putativo, è in versione diversa da quella apparsa sul suo primo LP “Io so che un giorno” (1966).



Anche la gucciniana “Eskimo” compare in un’altra incisione (a quanto sappiamo mai più ripresa) rispetto a quella che possiamo ascoltare su “Amerigo”, uscito  appena l’anno prima, con un arrangiamento più presente grazie al progressivo incedere del basso suonato slap e della batteria. Si tratta probabilmente di un alternative track. Da notare che Guccini nel film appare in alcuni camei, nel primo dei quali canta “Incontro” per strada, sostanzialmente ignorato dai protagonisti, a segnare lo stacco tra la vecchia generazione di cantori e i nuovi cantautori idoli dei giovani. 


Anche il successivo incontro alla stazione si risolve in pochi saluti formali e molto non detto. Infine Marco/Pietrangeli abbandona i vecchi compagni, impegnati  a riproporre il vecchio repertorio in un polveroso teatro, per andare al Palasport dove Guccini canta per una marea di ragazzi, e implorarlo di fargli fare una canzone (straordinario il sorriso beffardo che gli fa il Guccio mentre canta per dirgli che non se ne parla neanche).

  
Significativa in tal senso è la scena comica in cui Marco/Pietrangeli sbraita contro i giovani che gli abitano vicino, e che, per inciso, hanno appeso alle pareti il poster di Dalla, con i quali poi cercherà un confuso rapporto, che si incaglia nell’incomunicabilità intergenerazionale.

“Ora è venuta l’ora” di Giovanna Marini (che in realtà è collegata anche a “Ragazzo gentile”, non citata nei credits) è invece presentata nella meravigliosa versione già apparsa in “I treni per Reggio Calabria” del 1976.


“Tema di Marco”, lo strumentale che apre il brano, è composto da Paolo Pietrangeli ed è eseguito da Giancarlo Schiaffini, jazzista di area sperimentale (basti pensare alla sua militanza nel pioneristico Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza), e anche questo è un inedito assoluto che compare solo qua.

 “Manicomio criminale”, il bel pezzo dello stesso Pietrangeli che invece chiude l’album, uscirà solo nel 1989, come bonus track della versione in CD di “Cascami”.

Resta però un mistero: chi sarà mai quel Pasquale Malinconico che esegue, per solo voce, un suggestivo brano disteso, dal forte sapore popolare, in realtà accreditato allo stesso Malinconico? In rete non ci sono informazioni, se non l’attestazione della partecipazione a questo film. Chi avesse notizie su questo cantante (di posta?), si faccia avanti.


Ora, dicevamo, il film (in cui  compaiono in realtà anche frammenti di altre canzoni, non riportate nell’album) non è certo un capolavoro: “terribile, ma prezioso” lo definisce giustamente Alessio Lega nel suo notevolissimo “La nave dei folli” (Agenzia X, 2019), monografia dedicata a Ivan Della Mea che finisce inevitabilmente per tratteggiare tutto quel mondo musicale e al contempo sociale, politico, ma anche umano, con le sue glorie e le sue meschinità, una generazione che dopo tante speranze, tanto lavoro, tante lotte, si ritrova a fine anni ’70 tagliata fuori dall’immane riflusso, incapace di comunicare alcunché di significativo, come dimostra la scena finale con Marco/Pietrangeli che di nuovo sale sul tettino della sua auto (come all’inizio, quando aveva tentato il suicidio), bloccando il traffico dell’autostrada cantando numeri, e nulla più.


7 commenti:

  1. Caro Andrea, innanzitutto grazie per questo bellissimo post e per la dettagliata e minuziosa recensione. Questo disco mi mancava. Ne approfitto per rivolgermi a tutti gli amici della Stratosfera, premettendo che in questi giorni mi darò da fare anch'io per arricchire il nostro blog, visto che in questi tempi duri in cui siamo obbligati a restare in casa, anche navigare tra le pagine della Strato, magari alla ricerca di qualche vecchio post, può rappresentare un ottimo passatempo alternativo alla lettura, alla Tv o al pc. Sempre cultura è. A presto

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  2. Io invece questo LP ce l'ho, ma le note precise di Andrea e l'analisi così precisa del film e della sua colonna sonora, con l'aggiunta anche di qualche inedito, non può che farmi ringraziare l'amico Andrea per il bellissimo contributo. E che questi giorni di forzata quarantena possano essere forieri di nuovi e interessanti lavori. Frank - One

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  3. Senza dubbio, amico mio. Chissà che non si riesca anche a postare il mitico LP di Rinaldo Ebasta. Un abbraccio, Francone

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  4. Grazie Andrea dell'ottima colonna sonora e se qualcuno, eventualmente, ha anche ha anche il video completo del film, lo ringrazio anticipatamente.

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  5. Mandami una mail ad altrocanto@yahoo.it, vedo quello che posso fare...

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  6. Piccola precisazione: Guccini per strada canta "Canzone di notte numero due", tratta da "Via Paolo Fabbri 43" del 1976. Invece "Incontro" si ascolta nella scena con gli studenti vicini di casa, che in camera hanno il poster di Guccini e che poi saranno al concerto.

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