giovedì 27 settembre 2012

1969 Stormy Six - Le idee di oggi per la musica di domani

Il gruppo è fondato nel 1965 da Giovanni Fabbri con Alberto e Giorgio Santagostino, Maurizio Cesana, Mario Geronazzo e Maurizio Masla. Già nell'anno successivo avviene il primo cambio di formazione, con l'arrivo di ex componenti del gruppo Gli Stegoni: Franco Fabbri, Antonio Zanuso e, nel 1967, Luca Piscicelli. Alla fine del 1966, dopo aver vinto il primo Festival studentesco di Milano al Palalido e dopo più serate nei locali importanti di allora (Piper, Voom Voom, Bang Bang), gli Stormy Six incidono il primo 45 giri, contenente Oggi piango (cover di All or Nothing degli Small Faces) e Il mondo è pieno di gente (una canzone di Franco Fabbri, dunque fra i primi brani originali registrati da gruppi italiani dell'epoca beat), con l'etichetta Bluebell.
Nel 1967 gli Stormy Six vengono scelti come uno dei gruppi spalla dei Rolling Stones per la loro prima tournée italiana. Sempre per la Bluebell, negli stessi mesi, esce il nuovo 45 giri Lui verrà / L'amico e il fico (entrambe canzoni originali). Questa prima fase viene conclusa dal tentativo della Bluebell (la casa discografica di Fabrizio De André, ma anche dei New Dada e di Santo & Johnny) di lanciare Maurizio Masla come solista. Gli Stormy Six restano un quartetto. L'anno successivo (ma esce nei primi mesi del 1969), viene inciso il primo LP Le idee di oggi per la musica di domani, album dove si intrecciano riferimenti al rock psichedelico angloamericano ma anche alla nascente canzone d'autore. Le canzoni sono tutte di Franco Fabbri e di Claudio Rocchi; oltre a loro nel gruppo sono rimasti Luca Piscicelli e Antonio Zanuso, anche se le numerose tastiere (Hammond, clavicembalo, pianoforte) sono suonate da Fausto Martinetti, ormai uscito dalla formazione. Non completamente convinta dall'idea (per l'epoca piuttosto rara in Italia) di un gruppo che esegue esclusivamente proprio materiale, la nuova casa discografica (Ariston Records) non sostiene l'album: prima offre agli Stormy Six di registrare due cover dei Creedence Clearwater Revival (La luna è stanca e Lodi), poi offre a Rocchi un contratto come cantautore solista. Viene sostituito nel gruppo da Massimo Villa.
L'album di debutto degli Stormy Six è, per certi versi, lo specchio di un'epoca: atmosfere semplici, quasi da "messa beat", clima rilassato da festini caserecci anni '60 in cui, i ragazzi più "esistenzialisti" si contendevano i favori del gentil sesso a suon di canzoni.
Le armonie sono elementari e l'impostazione generale risente decisamente delle origini Beat del gruppo.
L'Ellepì è un curioso miscuglio tra Beat, Psichedelia e cantautorato con chiari riferimenti ai Moody Blues di "In the search of the lost chord" e con qualche accenno ai primissimi Genesis.

I brani sono quasi tutti firmati dal duo Rocchi-Fabbri anche se, a posteriori, è stato assoldato che tre di essi appartenevano al solo Rocchi: "Ramo", dal sapore mistico e indiano; la Augeriana "I tuoi occhi sono tristi" e la struggente "Sotto i portici di marmo". Tutte canzoni molto "intimiste" e quasi contrapposte allo spirito più marcatamente freak dell'album.
In fase d'ascolto, la dicotomia tra i due autori salta subito all'orecchio, al punto di lasciar prevedere l'imminente abbandono del bassista, già maturo per una carriera personale.
I brani di Fabbri, ancora un po’ acerbi, sono invece già velati di quelle atmosfere country-rock (es: "Una più felice di te", "C'è qualcosa nel vita") che saranno tipiche degli Stormy Six degli anni '70: anni in cui la band assumerà una precisa collocazione politica.


Lascia invece esterrefatti l'unico brano psichedelico dell'album, "Schalplattengesellschaft mph":
un'indiavolata quanto tossica improvvisazione beat che fa pensare ad un errore di stampa, tanto è lontana e difforme dal resto della scaletta. Non a caso, sarà uno dei due pezzi che verranno esclusi dalle successive ristampe "Ariston" su vinile.
In sintesi, pur nel suo eccessivo ondivagare tra diversi stili musicali, "Le idee di oggi per la musica di domani" può essere considerato un buon frammento sonoro di fine anni '60.
La sua piacevole ingenuità verrà presto superata dal gruppo (orfano del Rocchi che abbraccerà altri percorsi ed altre filosofie), specie in virtù della politicizzazione di Franco Fabbri, che non solo fonderà una propria casa discografica, ma non mancherà neppure di regalare alla musica Italiana almeno un capolavoro: l'epica "Stalingrado" tratta dall'album "Un biglietto del tram".
L'album originale della "First" è piuttosto raro e ricercato dai collezionisti, sia nella versione completa a 13 canzoni, sia nella ristampa a 11.


Lato A

    Fiori per sempre - 3:57
    Un'altra come te - 2:51
    La storia più bella del mondo - 3:07
    Una più felice di te - 4:12
    C'è qualcosa nella vita - 2:21
    Shallplattengesellschaftmbh - 5:43

Lato B

    Forse - 0:59
    Lui verrà - 3:20
    Le stagioni - 4:17
    Ramo - 6:17
    I tuoi occhi sono tristi - 3:03
    Monna Cristina - 3:21
    Sotto i portici di marmo - 4:44





Il parere del GROG: in questi giorni ho ascoltato l'album più volte e dirò che mi è piaciuto, ma mi ha anche lasciato esterefatto, passa tranquillamente da canzoncine con testi insignificanti e musica tipo menestrelloide a brani impegnati e decisamente prog. Un Claudio Rocchi quasi irriconoscibile, ma che comincia a muovere i primi passi e si fa sentire con testi decisamente interessanti. Ottimi i giri di acustica e i cori. Altri brani sembrano la colonna sonora degli spot del tempo, ma una cosa è certa, si ascoltano bene e fanno sorridere... Nel complesso un ottimo album, ma va ascoltato più di una volta per carpirne l'essenza!


BY



GROG





3 commenti:

  1. Non mi piace la scritta "nessun commento". Pertanto scrivo e mi complimento con te per la scelta. Tranne che per questo album, non ho mai avuto una spiccata simpatia per i lavori degli Stormy Six. Magari potremmo anche postare qualcosa di Claudio Rocchi, in futuro, voli magici esclusi.

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  2. Si può fare certamente, intanto io continuo ad imperversare nei '60.....

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  3. Nello stesso anno "Monna Cristina" venne incisa anche dai Nomadi nel loro secondo album.

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