giovedì 23 marzo 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 21 - Genesis - Live in Milan, 19/5/1987


TRACKLIST CD 1
 
1 - Mama
2 - Abacab
3 - Domino
4 - That's all
5 - Brazilians
6 - Cage
7 - In that quiet earth
8 - Afterglow


TRACKLIST CD 2

9 - Land of confusion
10 - Tonight tonight tonight
11 - Through it all the way
12 - Home by the sea
13 - Invisible touch
14 - Turn it on again


Poiché mai vorrei accreditarmi di meriti che non mi appartengono, devo innanzitutto precisare che questo concerto io non l’ho visto né tantomeno ovviamente è stato da me registrato, nevvero mi sono procurato pochissimo tempo dopo uno dei tanti bootleg in vinile che lo riproducevano, in particolare il doppio LP pubblicato dalla Black Cat Records, che se non sbaglio era un’ “etichetta” (sottolineo le virgolette) olandese. Altra copia famosa era quella intitolata Five Sides Live (sulla falsariga del Three Sides Live ufficiale) sempre col concerto allo Stadio di San Siro a Milano del 19 Maggio 1987.


Diciamo subito che non è la formazione che “a noi più ci piace”, ovvero quella che oltre ai 3 di cui leggerete più avanti aveva in formazione anche i 2 mostri sacri Peter Gabriel e Steve Hackett. Il periodo è quello immediatamente successivo all’album Invisible touch, pubblicato l’anno prima, ma poiché mi ritengo estremamente ignorante soprattutto su questo periodo del gruppo inglese, preferisco attingere all’archivio di Repubblica.it, dove ho trovato l’articolo di Ernesto Assante pubblicato in occasione della prima data del loro tour che ebbe luogo a Malaga, e che poco tempo dopo, come scrive il noto critico musicale, avrebbe toccato anche Milano. Ma vi lascio alle sue parole con l’invito a ritrovarci subito dopo (Archivio la Repubblica.it)


 "UN CONCERTO - KOLOSSAL PER I TRE GENESIS
MALAGA - Chissà se, festeggiando il decennale del punk, qualche ribelle del rock, per mantenersi in allenamento, ha dato alle fiamme qualche disco dei Genesis, mantenendo vivo quello che fu il gesto più eclatante di "rivolta" contro un certo rock establishment che i Genesis allora rappresentavano più di ogni altro gruppo. Dieci anni fa, insomma, la nuova ondata rock, più veloce immediata e bruciante, aveva cercato di spazzare via quelli che senza mezzi termini definiva come "vecchi ed inutili dinosauri", tracciando un segno di demarcazione ben preciso tra la musica "romantica" dei Genesis, degli Yes, di Emerson Lake & Palmer, ed il rock della strada, tra una lingua slegata dalla realtà giovanile ed un gergo immediatamente comprensibile, tra uno show business fatto di palchi enormi, fumi colorati, spettacoli di luci sempre più ricchi e la semplicità di una musica fatta invece per coinvolgere senza trucchi o effetti speciali. Sono passati più di dieci anni dalla rivoluzione del punk ed i Genesis sono ancora qui, godono anzi di un successo particolarmente ampio, forse il più vasto che abbiano mai ottenuto nella loro pur lunga carriera, e girano ancora il mondo con uno spettacolo a dir poco mastodontico, perfettamente adatto al loro marchio di fabbrica di "vecchi dinosauri" del rock. A Malaga, prima tappa di un tour europeo che li porterà in Italia fra breve, il 17 di questo mese allo stadio Flaminio di Roma ed il 19 al San Siro di Milano, Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford, ovvero quel che resta stabilmente insieme della formazione originale del gruppo inglese, hanno messo in scena ancora una volta quella musica per la quale vanno giustamente famosi, nel bene e nel male, anche se si potrebbe dire che per i Genesis è da qualche anno cominciata una seconda giovinezza e che la formazione sta cercando, anche se con grande ritardo rispetto alle correnti trasformative che percorrono il rock e con motivazioni forse più commerciali che creative, di rinnovare almeno in parte la propria immagine musicale. Nello spettacolo quindi vengono necessariamente a convivere le due anime dei Genesis, quella più datata, legata ancora a doppio filo all' avventura con Peter Gabriel dei primi anni Settanta, quando la formazione britannica componeva suites e non canzoni, quando il rock, anche come riferimento, era decisamente lontano dalle traiettorie musicali dei Genesis, e quella odierna, più giovanile e pop, ricca di stumenti elettronici come di ritmi danzabili, di canzoni brevi e di presa immediata.
 

 Il pubblico attorno ai trent' anni, la maggioranza dei venticinquemila presenti allo stadio di Malaga, ha accolto con calore soprattutto le cose più vecchie che il gruppo ha proposto, come Out of the Cage, o brani più moderni che però non hanno tradito lo stile fondamentale del gruppo, come Domino, dove la proverbiale verbosità della musica dei Genesis riprende forma e spessore, in interminabili assoli o in partiture complesse ma non affascinanti. I più giovani invece hanno preferito gli ultimi hit, Land of confusion, That' s all, To night, Invisible touch, ovvero i Genesis più leggeri e veloci, dove alla tecnica invidiabile di ogni elemento del gruppo (arricchito dal vivo dal bassista Daryl Stuermer e dal batterista Chester Thompson) si fonde una comunicativa più immediata e coinvolgente. Ad animare lo spettacolo, la vera star dello show, è Phil Collins, perfettamente a suo agio nei panni molteplici dell' intrattenitore, del cantante e del batterista, compiti che assolve sempre con grande efficacia, senza mai strafare e lasciando ampio spazio sia alle chitarre di Mike Rutherford, impassibile e flemmatico sempre, che alle tastiere di Tony Banks, che da venti anni oramai dominano il suono dei Genesis. Ma la musica, a dire il vero, è solo un elemento dello show e probabilmente le oltre due ore di spettacolo che il gruppo propone risulterebbero troppo nostalgiche, datate e pesanti, se non fosse per un light show davvero impressionante, quasi mille fari in movimento sul palco, e per due schermi che ai lati della scena proiettano, con un' accortissima regia elettronica, le immagini del gruppo mentre suona tra fumi colorati, sostenuto da un' amplificazione perfetta e potentissima. Insomma a conti fatti, poco e nulla è cambiato per i Genesis del "dopo new wave", c' è qualche tocco elettronico in più, qualche taglio alle parti più ridondanti e alle lungaggini più inattuali, in una dose di perfezione e professionismo davvero invidiabili. Il rock, però, è già andato da qualche altra parte"
(Articolo di Ernesto Assante)


 Ultime poche note sul post qui pubblicato. Il CD numero uno è diviso in 2 parti, nella prima sono presenti i primi 3 brani (Mama – Abacab – Domino) senza suddivisioni degli stessi. Nel secondo sempre in soluzione di continuità, abbiamo gli altri 5 (That’all – Brazilians – Cage – In that quiet earth – Afterglow) (Nota a margine: ho copiato i titoli direttamente dalla cover dell’album in questione, conscio che alcuni sono scritti in maniera errata). Il secondo CD invece è diviso in 3 parti, nella prima in continuità abbiamo i 3 brani (Land of confusion – Tonight tonight tonight – Through it all away), nella seconda 2 brani (Home by the sea – Invisible touch). Questa seconda parte del secondo CD in realtà sarebbe dovuta essere il Side 4 del doppio LP, ma incredibilmente il brano conclusivo Turn it on again sfumava facendo terminare il vinile proprio alle prime note di Everybody needs somebody, col grande Phil Collins, a proposito commoventi i tentativi di parlare in italiano col pubblico, per l’occasione nelle vesti di Jake Joliet Blues ovvero John Belushi.
 

 Ma poiché mai avrei voluto donarvi un lavoro “monco”, il “Tubo” questa volta mi è venuto in aiuto con parte del concerto ai tempi trasmesso da Videomusic (in alcune foto si riesce ad intravvedere il logo della TV), ma soprattutto con l’intero medley del brano finale Turn it on again che trovate come terzo brano e che vede i nostri eroi riproporre come detto i Blues Brothers col brano di Salomon Burke, ma anche i Rolling Stones (Satisfaction), i Beatles (Twist and shout), i Four Tops e successivamente Gloria Gaynor (Reach out I’ll be there), the Who (Pinball wizard) e persino Wilson Pickett (In the midnight hour). Tra l’altro tra i Four Tops e gli Who c’è un altro brano che voi di gran lunga ben più preparati di me saprete sicuramente riconoscere. Per chi volesse vedere anche le immagini di Videomusic ecco il link che vi permette di poterlo fare:


Bene, perdonate l’intromissione, so che non è certo my cup of tea, mi auguro vi sia stato ugualmente gradito. Buon ascolto e soprattutto buona salute a Voi tutti, FRANK - ONE



Post by Frank-One, stratospherisation by Capt
 

3 commenti:

  1. Grazie Frank-One di questo bel post, tuttavia, scaricando ed estraendo le due parti il cd 1 consta di soli due brani ed il cd 2 di tre. Puoi rettificare il tutto? Grazie mille.

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    1. Albe , è corretto. Come ho scritto nel "brano 1" del primo cd puoi ascoltare 3 canzoni. Nel "brano 2" ne trovi 5 . Così come scrivi nelle note finali. Stesso procedimento per il cd 2

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  2. Scusa Frank-One, stamattina ero assai assonnato e non mi sono avveduto di tutti i titoli inclusi nelle tracce: grazie ancora e avanti così!

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