mercoledì 21 febbraio 2018

Giangilberto Monti - 1978 - L'ordine è pubblico? (vynil)


 TRACKLIST

1 L'Ordine è pubblico?
2 Algeri 1954
3 Storia di periferia
4 Tic-Tac
5 Storia di una nota
6 Dal nostro Inviato Speciale
7 Il Pruk
8 Balthazar

Testi e musiche di Giangilberto Monti

FORMAZIONE
Giangilberto Monti- voce
Ivan Cattaneo, Roberto Colombo, Roberto Manfredi- voci ospiti
Beppe Cantarelli, Massimo Luca, Maurizio Martelli- chitarra
Giorgio Azzolini- contrabbasso
Flaviano Cuffari- batteria
Mino Fabiano, Stefano Cerri- basso elettrico
Maurizio Martelli- chitarra elettrica
Claudio Pascoli, Hugo Heredia- flauti
Ebe Mautino, Mara Galassi- arpa
Alfredo Coppola, Michele Berrino- corno
Alberto Mompellio- tastiera
Roberto Colombo- polimoog
Bruno De Filippi- mandolino
Mario Arcari- oboe
Maurizio Preti, Renzo Bergonzi, Tullio De Piscopo- percussioni
Attilio Donadio, Hugo Heredia, Paolo Tommelleri- sassofono
Fermo Lini, Gastone Bregoli- tromba
Sergio Almangano-violino
Franco Mompellio, Francoise Goddard, Lella Esposito, Luigi Langella, Maurizio Martelli, Vanda Radicchi- coro
Valentino Maggioni-  produzione e coordinamento artistico


Giangilberto Monti è stato autore, tra gli anni 70 e gli anni 80, di diversi dischi, di poco successo a dire il vero, non particolarmente considerati dalla critica, nè rivalutati a posteriori. Eppure, amici, ci permettiamo, almeno per il lavoro che stiamo per proporvi, di dissentire.

Figura importante della scena milanese (è stato uno degli agitatori dello Zelig, poi collaboratore di Dario Fo) Giangilberto Monti inaugura la sua carriera discografica proprio con questo interessante “L’ordine è pubblico?” inciso nel fatidico ’77 (e si sente) e uscito nel ’78. L’album, mai ristampato in CD (ad eccezione di alcuni pezzi poi riproposti nella raccolta “Musicalmente scorretto” del 2011), è un disco assolutamente da riscoprire, sia per la bontà in sé di diversi pezzi, sia per l’assoluto valore musicale degli arrangiamenti firmati da Alberto Mompellio e Maurizio Martelli (anche se sul sito dell'autore  è accreditato solamente il primo). Si avverte infatti il “Milano Sound” dell’epoca, con una sezione ritmica ad alto tasso creativo (Cerri/Cuffari) e uno svolazzare di fiati, strumenti a corde, percussioni (c’è anche Toni Esposito), piani elettrici, arpe, nonché un’orchestra d’archi che suggella il tutto nel finale di ogni lato. Insomma, un gran bell’ascoltare, fidatevi.


L’apertura della titletrack è già programmatica: un rock meticcio che sostiene un testo di conflitto  metropolitano, una visione espressiva e drammatica che ricorda, per certi versi, alcune cose di Enzo Maolucci, di Claudio Lolli o di Gianfranco Manfredi, probabilmente il nome a cui, per radici e approccio stilistico, Giangilberto Monti appare più vicino. Non a caso, forse, dall’Ultima Spiaggia (etichetta movimentista fondata da Ricky Gianco e Nanni Ricordi) che aveva da poco pubblicato le cose migliori di Gianfranco Manfredi, arrivano rinforzi di qualità come Roberto Manfredi, Ivan Cattaneo e Roberto Colombo, che diverrà poi produttore e arrangiatore di altri LP di Monti.

“Algeri 1954” è una delicata ballata che rievoca un episodio della lotta di liberazione dell’Algeria (si avvicinava il venticinquennale), mentre “Storia di periferia” tratta il delicato (e all’epoca dirompente) dramma della droga: visto l’alto rischio di retorica a cui si poteva andare incontro, diciamo che il nostro Giangilberto ne esce sostanzialmente illeso (anche se siamo lontani dalla crudezza di una “Scimmia” di Finardi).


Anche gli altri pezzi scorrono bene, tra belle invenzioni come “Tic-tac” (sviluppata da un idea del poeta palestinese Hamzi Salem), brani più sostenuti come “Storia di una nota” (ancora con un featuring di Ivan Cattaneo), la lunga “Dal nostro inviato speciale”, musicalmente ben costruita, con una coda jazz-rock davvero pregevole. Tra i musicisti, è degna di nota anche la sezione fiati che vede all’opera gente del calibro di Mario Arcari, Claudio Pascoli e Hugo Heredia (quest’ultimo di area Cramps).


Giangilberto Monti pubblicherà in seguito altri album, inizialmente per la CBS, etichetta all’epoca assai mainstream (nello stesso ‘78 accoglie Claudio Baglioni in fuga dalla RCA), il che, con il senno di poi, ha un po’ penalizzato Monti, che sarebbe stato forse più valorizzato altrove: per dire, questo primo album non sarebbe affatto apparso come un intruso nel catalogo della sopra ricordata “Ultima Spiaggia”. Tra questi primi lavori, quello che ha avuto un po’ più di riscontro è stata sicuramente la rock-opera “Guardie e ladri” del 1982, da poco rimasterizzata e disponibile in digital downloading, che ospitava nomi quali quelli di Alberto Camerini, Anna Oxa, Francesco Di Giacomo, Bernardo Lanzetti e Flavio Premoli (co-autore della musica), con il quale, nel corso degli anni ’80, Monti scriverà anche canzoni per altri (Mia Martini, Fiordaliso, Anna Oxa).

Giangilberto Monti in un recente scatto
Nel frattempo Monti si dedica al teatro musicale e allo studio e alla valorizzazione della canzone francese, attraverso spettacoli, altri dischi nei '90, nonché trasmissioni radiofoniche: insomma diventerà un importante operatore culturale, anche nella veste di critico con libri legati alla musica e alla comicità, tra cui un’Enciclopedia della canzone d'autore (una Garzantina di inizio anni 2000), che ancora oggi gli appassionati ricordano per la massa notevole di errori e imprecisioni che contiene.

Per tutto il resto, se volete saperne di più, c’è la paginaWikipedia o il sito dell’autore.

NOTA- purtroppo il vinile da cui abbiamo effettuato il rippaggio ha vissuto tempi assai migliori. Chiediamo venia. Ciò nonostante, buon ascolto!


Post by Andrea Altrocanto, piccole rifiniture del Capitano

4 commenti:

  1. Era ora di riscoprire questo gioiellino. Ottimo lavoro, Andrea. Grazie per l'ottimo post (come sempre)

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  2. Album assolutamente da rivalutare tanto è pregevole. Post sublime che mi ha mandato in sollucchero quando parla di ciò che sostengo da sempre, l’enorme numero di inesattezze ed omissioni nella sua garzantina sui cantautori. Da me interpellato personalmente sul perché della totale assenza di Donatella Bardi mi ha dato una risposta tra il demenziale e l’assurdo. Per cui grazie Andrea di cuore, in tutti i sensi.

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  3. Grazie Andrea di questo album graditissimo, a tal punto che mi piacerebbe postassi anche qualcos'altro della sua discografia.

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  4. Grazie, amici, perle vostre belle parole. E tu, albe, non disperare: qualcosa accadrà.

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