domenica 16 gennaio 2022

Serie "Bootleg" n. 326 - Stefano Rosso live in Teramo, 10.12.1981

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

01. Pane e latte
02. Compleanno
03. Metro's Rag
04. Manù
05. Bologna 77
06. Young Blues
07. Intermezzo
08. Storia disonesta
09. Letto 26
10. Volo
11. America
12. Lilly del West
13. Lilly Rag
14. Lucky Dallas
15. Non preoccuparti Charles
16. unknown
17. Vado
18. E allora senti cosa fò
19. unknown


In questo periodo il tempo è tiranno e di conseguenza non riesco a produrre una recensione articolata e approfondita, come amo fare abitualmente, su questo grande e inedito concerto di Stefano Rosso. Voglio però permettermi due ringraziamenti: il primo va senza dubbio ad Andrea che ha avuto il merito di avere aperto le porte a Stefano Rosso (finora ingiustamente "dimenticato") sulla Stratosfera. Grazie Andrea per il magnifico post. Il secondo, enorme ringraziamento, è indirizzato al nostro grande amico e collaboratore Frank-One che mi ha inviato, come preannunciato nei commenti, i file di questa performance live di Stefano Rosso, registrata a Teramo il 10 dicembre 1981. Diciannove brani, tra cui due inediti. Stefano è sul palco, solo con la sua chitarra, chiacchiera con il pubblico e non manca di esibire la sua grande tecnica nel finger picking. Prendete questo post come una appendice di quello proposto da Andrea. Abbiamo altre chicche di Stefano nel cassetto, che vedranno la luce prossimamente. Per ora è tutto. Magari Frank-One potrà aggiungere qualche altra informazione o aneddoto  sul concerto nei commenti. Per il momento è tutto. Buon ascolto, cari amici.



Post by George - Music by Frank-One

mercoledì 12 gennaio 2022

Stefano Rosso- 2011- Folkstudio Live 1993 (CD)




TRACKLIST:

01 Canzone per un anno 

02 Gli occhi dei bambini

03 Letto 26 / Gina blues

04 Neurologico raggae

05 Lady Tonight

06 Vado via

07 Nashville rag 

08 Galopeira

09 Compleanno

10 I got rhythm

11 Una storia disonesta

  

FORMAZIONE:

Stefano Rosso- voce, chitarra 

 

Con questo post fa il suo ingresso nella Stratosfera Stefano Rosso, uno dei più rappresentativi cantautori italiani degli anni Settanta e Ottanta, abile come pochi nella difficile arte di intessere canzone (fortemente impregnata di una schietta romanità) e trame folk, country e blues, il tutto impastato con tagliente e dissacratoria ironia, ma anche profonda umanità. Se è vero che come Rino Gaetano, per fare un nome per molti versi affine, il cantautore trasteverino ha tratto la propria linfa vitale dallo spirito dell’epoca, è anche vero che si tenne fuori da ogni scuola e da ogni parrocchia, proseguendo con coerenza un proprio percorso musicale, sia nel momento del successo (si pensi a quell’autentico inno che fu “Una storia disonesta”) che nei periodo più in ombra, come nei difficili anni ’80, in cui la sua poetica fu un po’ annacquata dai suoni plasticosi allora in auge.
 
Romano fino al midollo, fu un acuto osservatore della sua epoca, senza moralismi, ma anche senza sconti. Virtuoso chitarrista, in particolar modo nella tecnica del fingerpicking a cui dedicherà un apprezzato manuale, dopo un oscuro 45 giri a fine anni ’60, esordì in casa RCA nel ’76 con “Una storia disonesta”  la cui titletrack (con il suo celebre refrain “Che bello, due amici una chitarra e uno spinello”), fu trasmessa a spron battuto dalle nascenti radio libere, insieme al suo altro classico “Letto 26”. Sono questi i due brani cui è ancorata tutt’oggi la fama di Stefano Rosso presso il (relativo) grande pubblico, ma sarebbe ingeneroso misconoscere i tanti suoi altri gioielli disseminati in album come “E allora senti cosa fo” (’78), “Bioradiofotografie” (’79) e nei due seguenti (e meno conosciuti) “Io e il Signor Rosso” (1980) e “Vado, prendo l’America e poi torno” (’81).



Per quei pochi lettori stratosferici che non conoscessero Stefano Rosso e che volessero saperne qualcosa di più, c’è la sua pagina su Wikipedia e un sito a lui dedicato, ma ancor più vi invitiamo a recuperare “L’ultimo romano”, un amorevole documentario prodotto qualche anno fa dal cantautore Simone Avincola.
 

Quello che vi proponiamo oggi, scaduti i canonici 10 anni dalla pubblicazione, è un prezioso documento live, finora irreperibile sul web. Si tratta della registrazione di un’esibizione al Folkstudio, datata 1993, acclusa al libro di Mario Bonanno e della figlia Stefania Rosso “Che mi dici di Stefano Rosso?”, edito da Stampa Alternativa nel 2011 8da cui abbiamo tratto anche le foto). Onestamente non saprei dirvi se si tratta della stessa registrazione apparsa nel 2003 in “Live at the Folk Studio” (Red & Black Music), giacché di questo lavoro non sono riuscito a reperire alcuna notizia (e il libro a tal proposito non dice nulla).

 

E’ uno Stefano Rosso in stato di grazia, quello che emerge dalla registrazione (probabilmente solo parziale, vista la durata) di questo concerto del ’93, scaldato dall’affetto dello zoccolo duro dei fans, in quel Folkstudio che, pur, in una diversa sede, lo aveva visto tanti anni prima muovere i suoi primi passi, a quanto pare all’inizio un po’ riluttanti (“Io non salii mai sul palco: mi ci buttò di peso Maurizio Francisci, poiché non ne avrei mai avuto il coraggio. E così fui battezzato anch’io”).


Nonostante tra anni ’90 e anni 2000 Stefano Rosso si esibisse talvolta accompagnato dalle basi, crediamo che sia proprio la formula voce & chitarra quella in cui emerge più limpidamente la sua arte, anche grazie alla sua sopraffina tecnica chitarristica.


Catapultiamoci dunque con la fantasia (i più fortunati con il ricordo) in quella serata del ’93 (non è dato sapere la data precisa), nell’angusto Folkstudio, in cui, in un’atmosfera intima e complice, Stefano Rosso sciorina i suoi classici (i già più volte citati “Una storia disonesta” e “Letto 26”), ma anche brani rimasti più nascosti come “Canzone per un anno” e “Neurologico raggae” (due inediti dalla raccolta “Il Meglio” del 2001), “Compleanno” (dal primo album) “Gli occhi dei bambini” (da “Banjoman”, 2004) “Gina’s blues”, introdotta da un gustoso aneddoto (da “Donne”, 1982), e gli esercizi virtuosistici di “Nashville rag” (dallo storico e raro disco-manuale “La Chitarra Fingerpicking di Stefano Rosso” del 1983), della tradizionale “Galopeira” e della gerswhiniana “I got rhythm” (entrambe da “Fingerstyle guitar, vol. 1” del 2003).

Ad impreziosire il tutto anche un paio di pezzi che, a quanto ci risulta (ma siamo pronti ad ogni smentita), dovrebbero essere inediti, come “Vado via” (da non confondersi con “Vado” dell’81) o la breve strumentale “Lady tonight”.

 

Insomma, uno Stefano Rosso in purezza che speriamo incontri il vostro gradimento.

 

Buon ascolto!

 

 

LINK

domenica 9 gennaio 2022

"Just One Record": Carmen Montagna - 2011 - The Box

 


TRACKLIST:

01. Via da qui - 4:03
02.  Stanze vuote - 4:51
03. Nell'universo - 4:30
04. Demons - 4:07
05. Blu perfetto - 3:37
06. Dove non so - 3:43
07. Le impressioni - 4:33
08. Le mani - 3:52
09. Cuore di cartone - 3:36
10. Nero - 3:39
11. Sei nella mia mente - 3:16
12. The Box - 4:14



MUSICISTI

Carmen Montagna - Voce, piano, Rhodes
Vito Ottolino - chitarre acustiche, elettriche e dobro (traccia 4)
Gianni Laporta - tastiere, organo Hammond
Pierpaolo 'Cipo' Giandomenico - basso
Felix Di Turi - batteria 


Chiarisco subito che la conoscenza con Carmen Montagna la devo all'amico Giudas che ha avuto il merito di inviarmi i file di questa unica prova discografica datata 2011. Dopo un primo ascolto mi è scattata la curiosità di documentarmi sull'attività musicale di Carmen. Contrariamente alla scarna attività discografica, la rete è ricca di informazioni sulla cantante. Carmen Montagna (sicuramente un cognome impegnativo), classe 1984, Premio "Divi di domani 1997", vanta collaborazioni con Alex Baroni, Jenny B, Stefano Cento. Semifinalista al “Premio Recanati” , viene riconosciuta come miglior voce al concorso “Augusto Daolio” a Sulmona nel 2003. Subito dopo è vocalist del brano “Show me” (love me love me love me), prodotto dal gruppo Sissoko e dalla Do it yourself (nota etichetta di musica house). . Nel 2006 invia una demo in America (San Francisco) a Corrado Rustici (nostra vecchia conoscenza, produttore di artisti come Andrea Bocelli, Elisa, Negramaro, De Gregori, Zucchero e tanti altri) il quale la contatta e con la quale nasce un’amicizia. Nel 2007 Rustici la propone come artista emergente alla Sugarmusic, la celebre etichetta discografica di Caterina Caselli. Ha anche collaborato con Checco Zalone e i mitili ignoti, esibendosi sul palco del Teatro Ariston di Sanremo nel settembre 2009 per il Checco Zalone Show in onda su Canale 5. Come corista ha preso parte al tour di Checco Zalone e all’album “Se ce ho fatta io”. 


Nel febbraio 2009 frequenta un workshop di coaching artistico, nuova filosofia della maturazione della consapevolezza artistica, Nel 2011 pubblica il suo primo e unico CD dal titolo "The Box". Attualmente lavora come insegnante di canto moderno presso l'officina musicale, studio di registrazione e scuola di musica di Castellana Grotte. Subito dopo la registrazione dell'album, Carmen ha tenuto una serie di concerti in piccoli club insieme alla sua "Acoustic Box Band" presentando al pubblico una selezione di pezzi di grandi artisti del calibro di Peter Gabriel, Police, Bjork, Joni Mitchell, Tracy Chapman, John Mayer, Massive Attack, unitamente a brani originali tratti da ‘The Box’. Sul tubo potrete trovate qualche spezzone live. 


Questo è quanto,. Ma non basta. La chicca finale l'ha scritta Giudas. Leggiamo insieme queste righe (che risalgono allo scorso anno).
"Non so se avete presente qual fenomeno che prende il nome di “serendipità” – è quella situazione per cui un individuo scopre qualcosa di importante che non solo non conosceva ma che non stava neanche cercando, e che non gli sarebbe mai passato neanche per l’anticamera del cervello di ricercare – è successo con gli antibiotici, con chi voleva liberarsi di un quadro e scopre di avere un Caravaggio, con un tizio che cercava le Indie e scopre l’America, e così via. Più prosaicamente questo capita anche in ambito musicale. E questa è proprio una storia di serendipità. 
Anno scolastico 2020-2021. Nel mio liceo se ne va a gennaio un collega di scienze ed arriva la sostituta, supplente precaria che rimarrà sino a fine anno, tale sconosciutissima Carmen Montagna – cognome imponente e figura del tutto normale. Mai come in quest’anno i rapporti sociali sono caduti così in basso – se ti vedi con qualcuno è solo online – non ti va neanche di fare due chiacchiere. Morale della storia, incontro fisicamente Carmen solo nelle ultime settimane di scuola (noi docenti dobbiamo essere in aula anche se gli alunni sono nel cyberspazio) ed ho modo di parlarci durante alcune pause comuni.
Scopro così che:
- è cantante;
- è cantautrice completa (musica e testi);
- è arrangiatrice (i suoi brani se li arrangia lei);
- ha realizzato un cd;
- è artista grafica (si fa anche le copertine dei suoi cd);
- insegna scienze in quanto è laureata in chimica;
- il marito è batterista turnista;
- ha lavorato per anni con Checco Zalone e con la produzione dei programmi di Paolo Limiti;
- è attualmente la corista di Caparezza (che, come è noto, è di Molfetta mentre Carmen è di Bitonto, pochi chilometri di distanza).


Persona dunque interessante – l’avermi detto che compone brani fa drizzare in me le solite antenne di quando sono a caccia di roba poco conosciuta e/o inedita – due giorni dopo mi porta il suo cd “The Box” che ascolto con curiosità. I primi quattro brani dell’album scorrono che è una bellezza – vanno via come acqua fresca – una goduria – e gli altri non sono certo da meno. E’ un rock-pop con ossatura tradizionale, ben congegnato, con ottime melodie e miscele sia strumentali che vocali.
Mi stupisce in realtà la potenza della voce e mi vengono subito alla mente Giuni Russo e Freddie Mercury (vabbè, fare paragoni con due defunti non è il massimo, ma avete capito cosa voglio dire). Lei stessa, a domanda diretta sull’argomento, mi dice che infatti sta studiando alcune tecniche vocali che hanno proprio lo scopo di alleggerire, alla bisogna, la timbrica e che le consentirebbero quindi di interpretare anche pezzi più “leggeri” e quindi di ampliare il repertorio - giuro che non ne conoscevo l’esistenza".


Grande Giudas, ti ringrazio per questa appassionata recensione. La tua descrizione dell'album non si discosta da quanto si legge sul sito "Talk About Music!". Riporto queste poche righe.
"The box” è l’album di esordio della cantautrice Carmen Montagna: una voce che sa unire la dolcezza alla grinta, la potenza del suo timbro alla trascinante melodia delle sue note. Dodici pezzi completamente inediti, che fanno di questo lavoro una storia, un viaggio a ritroso nella già brillante carriera della giovane artista pugliese. Ciascuna delle dodici canzoni affronta qualcosa di unico e particolare a partire dal tempo, fino ad arrivare alla scatola stessa, oggetto d’infanzia, scatola mobile che ad ogni scossa può restituire un ricordo. “The box”, infatti, è proprio un viaggio a ritroso nel tempo, al termine del quale tutti i pensieri iniziali vengono consegnati tra le mani ingenue ed inesperte di una bambina (copertina dell’album) che si affaccia al mondo per la prima volta, con la sua enorme carica vitale e il suo grande entusiasmo per la musica, nella speranza che proprio una bimba possa rimpadronirsi del mondo.  Sonorità rockeggianti, che si fondono a quelle classiche.
Il volto volutamente senza espressione della bambina in copertina, creato dalla ritrattista Gianna Bari, diventa quello senza età di ogni ascoltatore che liberamente regala alle canzoni una propria e personalissima interpretazione".


Concludo con la sequenza delle immagini del bellissimo booklet interno di "The Box" inviate sempre dall'amico Giudas.








Grazie ancora a Giudas per questo splendido contributo. Vi lascio con il consueto buon ascolto.


Post by George - Words by Giudas & George - Music by Giudas

giovedì 6 gennaio 2022

Serie "Just One Record": Amanita - 1997 - L'oblio

 

TRACKLIST:

01. Mistica (10:53)
02. Quando verra il tempo (13:33)
03. Astrazione cosmica (10:49)
04. Quinta stagione (9:24)
05. Il diavolo dentro (13:51)
06. Arjuna (10:22)


FORMAZIONE:

Andrea Bolognesi / acoustic & electric guitars
Goffredo Fioravanti / keyboards & accordion
Massimiliano Iannotta / bass
Andrea Monetti Roccasanta / flute & saxophone
Mario Sacco / vocals
Salvatore Turco / drums


La befana vien di notte e...porta con sé un sacco pieno di regali. Amici, questo é il secondo cadeau 
del 6 gennaio.

Questo disco sembra uscito da un polveroso cassetto rimasto chiuso dalla metà degli anni '70. Un bel mix di dark prog, modello Rovescio della Medaglia o Jumbo, con grandi riff di chitarra elettrica ad opera di Andrea Bolognesi, tappeti di tastiere e bellissimi assoli di flauto e sax del grande Andrea Monetti Roccasanta. Qualcuno li ha accostati ai Jethro Tull più elettrici, ma a parte la presenza del flauto (in effetti un po' ianandersoniano), non vedo grandi similitudini. Comunque è una meraviglia. Bella anche la voce di Mario Sacco. ruvida al punto giusto. Si tratta dell'unica prova discografica degli Amanita. "L'oblio" venne pubblicato dalla Mellow Records (che dio li benedica) nel 1997. La formazione è quella classica dei gruppi prog, 5 musicisti e il cantante. Hanno il merito di avere realizzato 6 tracce, tutte caratterizzate da una lunghezza che si avvicina o supera abbondantemente i 10 minuti. Probabilmente si trattava di un concept album di cui però ignaro il fil rouge. Che fine hanno fatto gli Amanita dopo questo disco? E chi lo sa. Sul sito "Prog archives", se volete, troverete alcune recensioni in inglese. Cliccate qui


Concludo ringraziando il nostro amico e collaboratore Osel il quale, avendomi inviato i file, mi ha indotto alla riscoperta dell'album che avevo relegato in uno dei tanti hard disk. Grazie Osel e a voi tutti buon ascolto. Per oggi mi fermo qui.


Post by George - Music by Osel

Piersalis - 1975 - Plancton (vinyl version)

 

TRACKLIST:

01. Ninna nanna - 4:20
02. 15 anni - 3:03
03. Io e te - 3:37
04. Giovanni padre operaio - 4:22
05. Vedrai che poi - 4:04
06. Con un abbraccio, con un sorriso - 3:40
07. Nozze d'oro - 4:42
08. Il nonno - 3:53


MUSICISTI

Piero Salis - tastiere, voce
Ciccio Solinas - chitarra
Giacomo Medas - basso
Franco Medas - batteria
Enzo Avitabile - flauto





Grande Frank-One! Ti ringrazio. I file di "Plancton" , rippati dal suo vinile, sono giunti in tempo record. Ero curioso di ascoltarlo, forse perché l'attesa è stata lunga e le aspettative nel frattempo sono salite. Dopo due ascolti non posso che confermare la mia delusione. Anche Frank-One mi aveva anticipato che si trattava di una ciofeca (lui ha usato un termine più esplicito). Otto tracce in stile cantautorale, canzoni melodiche all'italiana farcite da fastidiosi archi. Fa capolino qui è là il flauto di Enzo Avitabile: ma non basta. Capisco perché il disco passò del tutto inosservato. Salvo solamente l'ultima traccia, Il nonno, anche grazie alla presenza di un bel violino. Null'altro per il buon Piero Salis, ex Gruppo 2001, alias Piersalis, alias Piero Marras. "Sono stato drastico, lo so, ma non riesco a farne a meno. Ditemi voi cosa ne pensate. Plancton" venne pubblicato dalla King Universal nel 1975 (chissà perché l'etichetta del disco indica 1976...) ed è stato ristampato in CD (non so esattamente in quale anno, ma credo nel 2014). Il disco venne preceduto nel 1974 da uh 45 giri contenente "Vedrai che poi... / Con un abbraccio, con un sorriso", entrambi confluiti su "Plancton". Discogs segnala l'uscita di un altro singolo  a nome Piersalis (date unknown) con due inediti, "Amore no / Ave Maria". Piero Marras lo incontreremo nuovamente nel 1978 (e negli anni a seguire) con "Fuori campo". Il resto della storia la conosciamo. Buon ascolto, cari amici.




Post by George - Music by Frank-One

mercoledì 5 gennaio 2022

The Sound of the Skies: Cabaret du Ciel (1992-2021)

 

Cari amici della Stratosfera, ben ritrovati in questo inizio 2022. Dopo il doveroso Buon Anno rieccoci pronti a trascorrere insieme i prossimi mesi, come sempre all'insegna della buona musica, magari un po' di nicchia, dei bootleg più interessanti e dei vecchi vinili che molti di voi si prodigano a  digitalizzare (noi diciamo "rippare"). Ringrazio fin da subito i numerosi amici e collaboratori che. grazie ai loro preziosi contributi, continuano ad alimentare la Stratosfera. Il 2022 segna l'ingresso nel suo 11° anno di vita. Mica male come longevità per u blog di cultura musicale dedito alla musica italiana. E' pur vero che ogni tanto ci concediamo qualche dissertazione esterofila, con la serie "Historic Concerts". Ma il "core" resta sempre la ricerca e la presentazione di gruppi e musicisti che hanno fornito un contributo significativo, anche se piccolo, al nostro panorama musicale. 


Ne sono un esempio i Cabaret du Ciel, i protagonisti del post di oggi, un duo/trio di Treviso che ha preso il nome da uno storico caffè di Parigi inaugurato a Montmartre sul finire dell'Ottocento. I Cabaret du Ciel si costituirono nel 1986 per volontà di Luigi Morosin, decisamente influenzato dalla musica ambient, dagli esperimenti elettronici che vedevano mixatre i suoni dei sintetizzatori con quelli delle chitarre, memore della gloriosa esperienza del Krautrrok (ma che brutto termine!) e dei capiscuola Tangerine Dream della prima ora e Klaus Schulze da solo e con i suoi Ash Ra Tempel. Nel 1989 lo raggiunse Andrea Desiderà. Insieme iniziarono un nuovo approccio musicale basato su strumentazioni elettro-acustiche, sempre all'insegna della sperimentazione. Il duo registrò alcuni demo, rimasti confinati su musicassette: "Solarisation" nel 1988, "Weather Colors" e "Raintears" nel 1991. Nello steso tempo i Cabaret du Ciel iniziarono a suonare dal vivo, accompagnando i loro suoni con video e slideshow multicolori. Un ricordo del leggendario Technicolor Dream del 1967? La stampa locale ne parlò in termini postivi sia per la musica che per il visual. La colonna di queste performance multimediali, "Skies in The Mirror", venne registrata e pubblicata su musicassetta nel 1992.
E qui abbiamo la prima sosta-audio.

Cabaret du Ciel - 1992 - Skies in The Mirror (MC version)


TRACKLIST:

Lato A
a) Hora Aurea
b) The Tightroper Masqued Encounter
c) Skies In The Mirror
d) Staircase To Nowhere (voce Romina Salvadori)

Lato B
a) Falasarna Exposure
b) Hanging Wave
c) T.V. Sky
d) Raintears


La cassetta venne pubblicata dalla Ionisation Tapes nel 1992 e passò del tutto sotto traccia. Solo nel 2018 l'etichetta francese Hybrid Sentimento, dopo la rimasterizzazione dei nastri, pubblicò solo in Francia l'edizione vinile, con una diversa tracklist ed escludendo il brano "Raintears". Bontà loro. Le tracce qui proposte riportano direttamente alle sperimentazioni elettroniche dei corrieri cosmici teutonici. In "Stairecase To Nowhere" abbiamo il piacere, si fa per dire, di ascoltare i vocalizzi di Romina Salvadori (che ritroveremo negli estAsia nel 1997 con il loro unico album "Stasi" postato qui
Bei suoni, ma ascoltati oggi sono decisamente un po' noiosi. Sicuramente lo spettacolo multimediale era di tutt'altro effetto. Nel 1993 una nuova vocalist si aggiunge al duo: si tratta di Silvia Marton che fornisce un prezioso impulso al cambiamento di stile. La svolta prog elettronica si chiama "Blue Form".


Cabartet du Ciel - 2000 - Blue Form (CD)


TRACKLIST:

01. Under Scan - 6:01
02. Suspendu en l'air - 4:52
03. Shedoling - 3:13
04. Sirens - 5:19
05. Sentimental Act - 4:15
06. Nimue - 8:55
07. Sin - 4:09
08. Borderline - 3:25
09. Captivity - 4:42
10. Blue Return - 3:25


FORMAZIONE

Andrea Desiderà - keyboards, programming, percussions
Silvia Marton - vocals
G. Luigi Morosin - fretted & fretless bass, electric & acoustic guitars,
additional keyboards

Andrea Desiderà

with
Mauro Beggio - drums, percussions, additional bass
Alex De Rosso - electric guitar
Consuelo Marcon - violin
Luigi Stefanini - additional bass, guitar & percussions
Giorgio Ricci - sampling in "Under Scan"
Renzo Moretto - additional guitar in "Suspendu en l'air"


"Blue Form" è un disco semplicemente stupendo. Qui, oltre ai synth, entrano in gioco gli altri strumenti: chitarre (bellissimo l'arpeggio che caratterizza il brano conclusivo), basso, batteria, percussioni, violino. Su tutto i vocalizzi di Silvia Marton. Grande vocalist. Il disco venne registrato nel 1994 e lo avrebbe dovuto pubblicare la Music Is Intelligence. una etichetta tedesca. Purtroppo, causa problemi di natura finanziaria, l'album rimase in un cassetto fino al 2000, anno in cui venne pubblicato dalla Mellow Records, impreziosito da un booklet di 8 pagine. E qui cadde il silenzio discografico. Dopo "soli" 21 anni ecco apparire sul mercato, nel gennaio dello scorso anno, un nuovo LP (lo trovate solo in vinile) dei Cabaret du Ciel intitolato "The Breath of Infinity". Lo ha pubblicato la Quindi Recorda ed è composto da 12 tracce, tutte strumentali, che segnano il ritorno al primo amore da parte di Morosin, Ricci e Desiderà: synth, percussioni elettroniche, effetti e loops. Come si apprende dalle note di copertina le registrazioni sono state effettuate con la collaborazione del gruppo culturale bolognese LEDX. Sempre su vinile, la Quindi Records ha pubblicato nel 2021 un mini album con 3 brani remixati (titolo "The Breath of Infinity Rmxs").

Bonus CD - Cabaret du Ciel - Live & Improvisation (2021)


TRACKLIST:

01. Skydiver
02. Golden Touch
03. The Breath of Infinity
04. Solar Field


Si tratta di un mini concerto, una live premiere che ho pescato su Youtube (su unica traccia), dove i redivivi Cabaret du Ciel (Morosin, Ricci e Desiderà) dopo 28 anni dalla registrazione di "Blue Form" ritornano a suonare, sia in studio che dal vivo. Vengono proposti 4 brani, due tratti da "The Breath of Infinity" (tracce 1-3) e due inediti (tracce 2-4). Se volete leggere un'intervista pubblicata sul sito Infinity Jest in occasione del loro ritorno sulle scene, cliccate  qui 
Siamo giunti alla fine di questo lungo e articolato post. Spero che abbiate gradito questo regalo nella calza della Befana. Vi saluto e...naturalmente... buon ascolto.


LINK Skies in The Mirror
LINK Blue Form
LINK Live & Improvisation

Post by George

venerdì 31 dicembre 2021

Piero Marras - 1980 - Stazzi Uniti (vinyl version)


TRACKLIST:

01. Stazzi Uniti
02. L'ultimo capo indiano
03. Over
04. Adelina
05. Il mostro
06. Bestiolina
07. Sparagli Joe
08. Caro Caronte
09. Ciccio


MUSICISTI:

Piero Marras - pianoforte, piano Fender, organo, chitarra acustica, voce
Luciano Forgini, Paolo Somigli - chitarra
Franco Ventura, Marco Lecci - chitarra
   Fabio Pignatelli, Mick Brill - basso
Agostino Marangolo - batteria
Salvatore Genovese, Antonio Marangolo - sax
Mauro Palmas - launeddas e sulittu
Claudio Gizzi - Yamaha cs 80, Polymoog
Nanni Brundu, Paolo Cuccuru - voci
Franco Torru, Tonino Tedde Nanni Brundu, Paolo Cuccuru - cori
Archi scritti e diretti da J. Pierre Posit


Semplicemente attribuito a "Marras", il nostro vecchio amico, Piero Marras, sforna nel 1980 il suo terzo album solista dal titolo "Stazzi Uniti", pubblicato dalla EMI. Le prime due prove soliste sono, nell'ordine, "Plancton", pubblicato nel 1975 a nome Piersalis e "Fuori Campo" del 1978, quest'ultimo pubblicato sulla Strato qui nelle due versioni edite. "Stazzi Uniti" mi ha lasciato un po' di amaro in bocca, nonostante la forza del brano di apertura che lasciava presagire qualcosa di più vitale grazie alla potente sezione ritmica e ai ceselli chitarristici. Invece il resto dell'album scorre tra alti e bassi, con cadute imbarazzanti che raggiungono l'apice nel trittico "Bestiolina / Sparagli Joe / Caro Caronte".  Non è sufficiente la presenza di musicisti di indiscusso valore quali i due ex Goblin, Fabio Pignatelli e Agostino Marangolo, per risollevare le sorti di u disco dal punteggio globale "insufficiente", dove Marras è in bilico tra canzoni d'autore (poche) e canzonette pop (troppe). 


Ci tengo a ringraziare il nostro sodale amico Gaetano Simarco per avermi inviato i file da lui rippati dal vinile che, come lui stesso ha precisato, "custodisce gelosamente".  Grazie Gaetano, come sempre. A breve ripescherò e pubblicherò un bel po' di materiale che mi hai generosamente inviato in questi mesi. 
Ricordo, infine, che il disco in questione è stato ristampato in versione CD nel 2015 dalla Universal Music. Lancio, in chiusura, uno dei tanti appelli che, fortunatamente, ogni tanto trovano riscontro: riusciremo prima o poi a postare il mitico "Plancton" del 1975 a nome Piersalis? Forza ragazzi, lo aspetto!

E con questo AUGURI DI UN FELICE NUOVO ANNO 
dallo stratosterico team



Post by George - Music by Gaetano Simarco