venerdì 23 settembre 2022

Artisti vari - 1993 - Il volo di Volodja (15 canzoni per Vladimir Vysotskij)

 

TRACKLIST:

01. Eugenio Finardi – Dal fronte non è più tornato – 4:24
02. Roberto Vecchioni – Vladimir – 4:33
03. Luciano Ligabue – Variazioni su temi zigani – 5:49
04. Vinicio Capossela – Il pugile sentimentale – 2:02
05. Marina Vlady – Ho portato la mia pena – 3:41
06. Cristiano De André – Il bagno alla bianca – 6:47
07. Paolo Rossi – Ginnastica – 2:37
08. Juan Carlos "Flaco" Biondini – Humo – 4:31
09. Francesco Guccini – Il volo interrotto – 4:21
10. Milva – Cavalli bradi – 5:55
11. Giorgio Conte – De profundis – 3:29 – (Liberamente tratto da "Il defunto" di Vladimir Vysockij
12. Andrea Mingardi – Il volo di Volodja – 4:00
13. Angelo Branduardi – L'ultimo poema – 2:45
14. Marina Vlady & Eugenio Finardi – Il canto della terra – 3:38
15. Vladimir Vysockij – Ochota na Volkov – 3:18 – Versione originale


Dopo la grande abbuffata con i potenti suoni del Banco del Mutuo Soccorso, torniamo a navigare in acque più tranquille. Il disco che vi propongo oggi, omaggio del nostro amico e collaboratore Marco Osel, che ringrazio, contiene 15 tracce in stile cantautorale, eseguite da artisti di grosso calibro quali Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Cristiano De André, Angelo Branduardi, Milva, Vinicio Capossela, giusto per citarne alcuni. In parole povere il gotha della musica d'autore italiana. Ma cosa ci fanno tutti questi artisti radunati in un disco pubblicato nel 1993 dall'etichetta I dischi del Club Tenco? Beh, già l'etichetta è un marchio di garanzia. Ricordo che è nata agli inizi degli anni '90, grazie alla collaborazione con il Club Tenco, iniziando a lavorare con cantautori quali Paolo Conte, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Francesco Guccini. E' poi nata la "rassegna della canzone d'autore", l'unica collana italiana che raccoglie opere di artisti molto noti che hanno partecipato alle omonime 44 edizioni, tenutesi al Teatro Ariston di San Remo dal 1974 in poi. 
Passiamo al disco: raccoglie 15 brani con i testi scritti dal poeta russo Vladimir Vysotskij (nato a Mosca nel 1938 e scomparso a Parigi nel 1980) e tradotti da Sergio Secondiano Sacchi.


La vita di questo poeta presenta alcune analogie con un altro grande poeta russo, Sergej Esenin. Anche Vladimir infatti ebbe una vita travagliata e devastata dall’alcool. Vi riporto alcune parti del booklet.
“Vladimir, o Volodja secondo il vezzeggiativo russo,Vysotskij nasce a Mosca il 25 gennaio 1938. Nel 1961 scrive le sue prime canzoni che diventano in breve tempo famose in tutta Mosca. All’attività ufficiale di attore, affianca quella di poeta e cantautore: ma le sue composizioni, ritenute dal regime troppo scomode, vengono dapprima attaccate dalla stampa, quindi complessivamente ignorate. Nel 1967 conosce l’attrice francese Marina Vlady (qui presente con un brano) che sposa l’anno seguente. Scrive oltre 500 canzoni; incide i suoi dischi all’estero, in Francia e Canada, quando - dopo il ‘75 - gli viene concesso il passaporto in quanto marito di una cittadina straniera. Ignorato e boicottato dal regime, ma sempre più amato dal popolo russo, Vysotskij diventa il poeta più popolare del paese malgrado di lui non sia mai stato pubblicato, in patria, nemmeno un verso. Un infarto lo stronca nella notte del 25 luglio 1980. La notizia viene taciuta dalla stampa ufficiale, ma il grido ‘Volodja è morto!’ rimbalza nelle metropolitane e nelle strade di Mosca. Quasi un milione di persone seguono il suo funerale.” Vi rimando a questa pagina per leggervi la biografia di Vladimir (qui).

Vladimir

Wikipedia ci fornisce una serie di ulteriori interessanti informazioni sull'album. Ve le riporto.

"Il disco nasce dall'opera di Sergio Secondiano Sacchi, uno dei componenti storici del Club Tenco ed esperto italiano del cantautore russo. Quasi tutti i brani sono il frutto di un lungo lavoro di adattamento sulle traduzioni, testi pubblicati in un libro edito sempre sotto l'egida del Club Tenco un anno prima della produzione del disco (successivamente le due opere verranno riunite per la vendita), a cui è poi seguito il lavoro di arrangiamento svolto in comune dagli artisti. Uniche eccezioni sono il secondo brano, omaggio originale scritto e interpretato da Roberto Vecchioni, e la traccia numero 12, creazione originale dello stesso Sacchi. La traccia finale è invece una registrazione originale dell'autore russo, risalente al 1977. I brani sono stati registrati in vari studi (Esagono di Rubiera, Highland di Milano, Metropolis di Milano, Mulinetti di Recco), successivamente mixati e riuniti nel disco. La copertina è opera dell'artista grafico Giuliano Ghelli, che aveva offerto la sua collaborazione anche in occasione della presentazione del libro di Sacchi. Gran parte delle canzoni sono state eseguite dagli artisti presenti nel disco nell'ambito dell'edizione 1993 della consueta Rassegna della canzone d'autore, dedicata al cantautore moscovita scomparso nel 1980, prima e fino ad ora unica occasione di attribuzione postuma del premio". Abbiamo concluso. Vi lascio con il consueto buon ascolto.

Vladimir e Marina


Post by George - Music by Osel

lunedì 19 settembre 2022

Banco del Mutuo Soccorso - Salvadanaio Story (1972-2022) - studio & live (superpost)

 

PREFAZIONE

Ricordo ancora la prima volta in cui vidi su una bancarella di vinili e musicassette (era un mercato rionale e correva l'anno 1972) questo disco, o meglio, questa originale copertina sagomata a forma di salvadanaio che si distingueva fra tutte le altre. Destò immediatamente in me e nei mei compari, all'epoca tutti ragazzini sbarbatelli, stupore, ammirazione, un po' di meraviglia e tanta curiosità. Non potevo resistere, dovevo assolutamente comprarlo ma, non possedendo allora uno straccio di giradischi, mi dovetti accontentare della casettina (che conservo ancora oggi gelosamente). Voglio essere sincero, tanto siamo fra amici: al primo ascolto non mi piacque un gran che, soprattutto non riuscivo ad apprezzare la voce acuta e decisamente anomala di Francesco di Giacomo. Al 3° ascolto mi era già entrato nel DNA. Da lì in poi non mi sono mai fatto mancare una sola uscita discografico del Banco. Ebbene, inutile sottolineare come questo primo glorioso album divenne in breve tempo una vera e propria icona e una pietra miliare nella storia del rock progressivo italiano. 


IL BANCO DEL MUTUO SOCCORSO NEL 1972

La formazione che registrò l'album si era formata l'anno prima, nel 1971 (tralasciamo la storia della primissima formazione e delle prime registrazioni, non è questa la sede; per una rilettura degli esordi del Banco vi rimando a queste pagine - qui). Proprio nel 1971 avvenne la svolta in occasione del 2° Festival Pop di Caracalla, a Roma: i due fratelli Nocenzi, Vittorio e Gianni, entrambi tastieristi, incontrarono il chitarrista dei Fiori di Campo Marcello Todaro, Francesco Di Giacomo (voce), Renato D’Angelo (basso) e Pierluigi Calderoni (batteria, proveniente dal gruppo Esperienze) e decisero di unire le forze. Soffermiamoci su Francesco, dotato di un timbro vocale decisamente atipico nel panorama rock, molto "lirico", al punto tale che non tutti ne apprezzarono le doti canore, almeno all'inizio. Anche la stazza e la sua lunga barba non erano sicuramente l'emblema di un tradizionale front man anni '70, più o meno belloccio e avviluppato in strettissimi pantaloni a zampa di elefante. Eppure in breve tempo, fu proprio lui a diventare l'emblema del gruppo, caratterizzando ed enfatizzando con la sua voce i potenti suoni degli altri quattro componenti. 


Il Banco iniziò a comporre nuovi brani nella famosa "stalla" di Marino, passando dalle canzoni del primo periodo, fortemente influenzate dal beat, a composizioni lunghe, articolate e complesse, che riflettevano il grande amore per la musica classica dei fratelli Nocenzi. E’ per merito della bravura ed innovatività della band, oltre che di Sandro Colombini e Franco Mamone, che il gruppo venne messo sotto contratto dalla Ricordi Dischi che pubblicò i primi tre album destinati a passare alla storia del nascente pop italiano. Le atmosfere musicali si rifacevano in parte ai primi Emerson Lake & Palmer, i quali non si lasciarono sfuggire l’occasione di scritturare il BMS per incidere i futuri dischi presso la loro casa discografica, la celebre Manticore.


Ma qual era il contesto musicale italiano nell'anno in cui vide la luce il "salvadanaio"? Stavano cercando un loro spazio e una loro affermazione band e artisti come la Premiata Forneria Marconi (Storia di un minuto), Le Orme (Uomo di pezza), i Garybaldi (Nuda), Quella vecchia locanda (omonimo), Franco Battiato (Fetus), Balletto di Bronzo (Ys), Alan Sorrenti (Aria), Osanna (Preludio, tema, variazioni, canzona), Rovescio della Medaglia (Io come io), giusto per citare i principali protagonisti. Che periodo, ragazzi!! Unforgettable. 


IL DISCO

Partiamo dalla copertina, di cui abbiamo già fatto cenno. Dalla feritoia del salvadanaio si estraeva una striscia di cartoncino con i volti dei membri del gruppo. L'immagine sulla copertina è dell'illustratore Mimmo Mellino. I testi vennero curati di Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi, le musiche di Vittorio Nocenzi. A proposito, il vero titolo dell'album e semplicemente  "Banco del Mutuo Soccorso", affettuosamente, per ovvie ragioni, chiamato "salvadanaio". 




Solitamente i gruppi prog anni '70, sia italiani che stranieri, cercavano brani  di effetto in apertura dei loro dischi, spesso mutuati e riarrangiati dal repertorio classico. Il Banco si distinse fin da subito per originalità: In volo, posto in apertura del lato A del vinile, è un brano epico, dal sapore medievale, con ampi riferimenti al poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, "Orlando Furioso" nella parte in cui si parla di Astolfo sulla Luna:

“Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo,
e sfrena il tuo volo dove più ferve l’opera dell’uomo.
Però non ingannarmi con false immagini
ma lascia che io veda la verità
e possa poi toccare
il giusto.

Da qui, messere, si domina la valle
ciò che si vede, è.
Ma se l’imago è scarna al vostro occhio
scendiamo a rimirarla da più in basso
e planeremo in un galoppo alato
entro il cratere
ove gorgoglia il tempo”.


Dalla quiete dell'overture si passa repentinamente al rock potente di R.I.P. (Requisecant in pace), caratterizzato dalla torrida sezione ritmica del duo Calderoni - D'Angelo e dall'incredibile voce di Francesco Di Giacomo. Forse è il brano più celebre dell'intera epopea musicale del Banco, proposto da 50 anni in ogni concerto live. Le accelerazioni ed i rallentamenti sono la quintessenza delle sonorità prog, con le tastiere dei fratelli Nocenzi a rincorrersi lasciando l'ascoltatore senza fiato. R.I.P. è un capolavoro, anzi è il capolavoro per antonomasia. Passaggio, lo dice il nome stesso, con Vittorio al clavicembalo, cuce elegantemente il potente finale di R.I.P. con quello che si profila essere un altro capolavoro: Metamorfosi, della durata di quasi 11 minuti, chiude la prima facciata dell'album. Si tratta di un brano quasi completamente strumentale  (il cantato appare solo nella sezione finale), anch'esso riproposto in quasi tutti i concerti live, basato essenzialmente sul dialogo fra le tastiere di Gianni (al pianoforte) e Vittorio (all'organo). Incredibile cosa riuscivano  a fare i Nocenzi Brothers. Stupendo ed epico il finale con la voce di Francesco e gli strumenti perfettamente amalgamati.


Il lato B del disco si apre con una lunga suite della durata di oltre 24 minuti, che occupa quasi completamente la facciata. Il titolo è Il giardino del Mago, brano molto complesso ed musicalmente elaborato, suddiviso in quattro parti: Passo dopo passo, Chi ride e chi geme, Coi capelli sciolti al vento, Compenetrazione. Il testo narra la storia di un uomo che tenta la fuga dal mondo e si ritrova all'improvviso imprigionato nel giardino di un potente mago dal quale non riuscirà più ad uscire. Si perderà definitivamente in un sogno. Un testo assolutamente onirico scaturito dalla penna di Francesco Di Giacomo.  Il giardino del Mago venne proposto poche volte dal vivo, almeno nella sua integrità, La struttura del brano è molto complessa, con cambiamenti di tempo e ritmo continui: anche qui grande presenza delle doppie tastiere dei due Nocenzi. Insomma, un brano più prog di così non si poteva creare. Il disco si chiude in modo straordinario con Traccia, con il ritmo potente del pianoforte di Gianni Nocenzi in apertura, a cui subentrano l'organo, la batteria martellante e i fantastici cori. Da brivido. Il brano verrà spesso suonato nel corso dei concerti live, alternandolo all'altra traccia, la celebre Traccia II anch'essa posta a chiusura di un disco, per l'esattezza "Io sono nato libero".
Un disco storico, che ancora oggi mantiene una freschezza e una originalità mai più eguagliate nemmeno dallo stesso Banco del Mutuo Soccorso.


LE NUOVE REGISTRAZIONE DEL 1991

"Banco del Mutuo Soccorso" alias "salvadanaio" è stato uno dei dischi più ristampati in assoluto, sia in versione vinile che in CD, praticamente dal 1976 al 2021. Date un'occhiata a Discogs o alla discografia pubblicata su Italian Prog di Augusto Crice e ve ne accorgerete. Nel 1991 la allora formazione a quattro del Banco registrò una nuova versione del "salvadanaio" che venne pubblicata dalla Virgin Records sia in versione singola (cioè il solo "salvadanaio") sia come parte del cofanetto s tiratura limitata "Da qui messere si domina la valle"., insieme alla re-incisione dell'album "Darwin". Ed è questa la prima proposta musicale di oggi.

Banco del Mutuo Soccorso - B.M.S. (1991 version) 


TRACKLIST:

01. In volo
02. R.I.P. (Requiescant in pace)
03. Passaggio
04. Metamorfosi
05. Il giardino del mago
a) ...passo dopo passo
b) ...chi ride e chi geme...
c) ...coi capelli sciolti al vento...
d) compenetrazione
06. Traccia – 2:05


FORMAZIONE

Francesco Di Giacomo - voce
Pierluigi Calderoni - batteria, cimbali, batteria elettronica
Rodolfo Maltese - chitarra elettrica, chitarra synth, mandolino
Vittorio Nocenzi - piano, computer Akai S1100, tastiere, voce


Fu una strana operazione quella di reincidere il "salvadanaio" e "Darwin", anche perché francamente non se ne avvertiva il bisogno. Il Banco negli anni '90 aveva perso di interesse nei confronti del largo pubblico e così i quattro, anche se Francesco non era per nulla d'accordo su questa operazione (di fatto nelle note di copertina non è accreditato), proposero di realizzare un remake dei due primi album, il "salvadanaio" e "Darwin". Ne uscirono delle versioni "expanded" e parecchio rimaneggiate. In particolare il "salvadanaio" perse quella freschezza, quella vitalità e quella naturalezza che aveva la versione originale, anche a seguito dell'utilizzo massiccio di strumenti elettronici. Spiccava anche l'assenza del basso che penalizzò ulteriormente i nuovi prodotti. Passaggio, ad esempio, è qui presente in versione dilatata e molto pomposa, con una orchestrazione che può risultare addirittura fastidiosa. Lo stesso discorso vale per alcune parti di Metamorfosi. Ma, alla fine, al Banco possiamo perdonare questo e altro. 

1972-2012: I 40 ANNI DEL SALVADANAIO


La Sony Music, in occasione del 40ennale della pubblicazione dell'opera prima, presentò il 26 giugno 2012 un cofanetto celebrativo dal titolo “Banco del Mutuo Soccorso 40 anni”, sia in formato vinile che in CD (con uno splendido booklet ricco di immagini che narra la storia delle registrazioni e dei primi concerti) , contenente la rimasterizzazione del mitico “salvadanaio” del 1972. In aggiunta u nsecondo CD con tre brani inediti in studio e tre brani live. 
Raggiungere i 40 anni di attività è sempre una data importante e il Banco la celebrò, come d'abitudine, proponendosi sui palcoscenici. La Stratosfera vi ha proposto, in passato, alcuni interessanti concerti relativi al 2012, dallo show registrato nella sala A di via Asiago, trasmesso da Radio Rai 1 il 22 gennaio 2012 (proprio per celebrare i 40 anni di attività), al concerto nella Stazione della Birra di Roma il 28 aprile, passando attraverso un altro radio show tramesso da Rai 1 il 3 maggio, con i soli Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi, fino allo show di Sant'Olcese (GE), in occasione del GOABOA 012, dividendo il palco con Le Orme. Un altro show celebrativo per i 40 anni di carriera e per i 40 anni dall'uscita del "salvadanaio", il Banco lo tenne a Roma, a Villa Ada, il 28 giugno 2012, nell'ambito della  Rassegna musicale “Roma incontra il Mondo”. Per l'occasione il gruppo presentò alcuni estratti dal loro primo leggendario lavoro che troverete subito a ruota del cofanetto con la deluxe edition 2012.

Banco del Mutuo Soccorso - 40 anni 
(debut album 40th Anniversary Deluxe Edition) (2012)


TRACKLIST CD 1:
Banco del Mutuo Soccorso (1972 album remastered)

1. In volo (2:13)
2. R.I.P. (Requiescant In Pace) (6:33)
3. Passaggio (1:17)
4. Metamorfosi (10:48)
5. Il Giardino del Mago (18:18)
- a. ... passo dopo passo ...
- b. ... chi ride e chi geme ...
- c. ... coi capelli sciolti al vento ...
- d. compenetrazione
6. Traccia (2:15)


TRACKLIST CD 2
Inediti

Studio 
1. Poilifonia (5:27)
2. Tentazione (6:59)
3. Padre nostro (7:33)

Live - Roma, 28.04.2012
4. R.I.P (8:40)
5. Metamorfosi (12:27)
6. Traccia (2:59)


FORMAZIONI

Disc 1
Francesco Di Giacomo / lead vocals
Gianni Nocenzi / piano, keyboards, recorder, vocals
Vittorio Nocenzi / organ, harpsichord, recorder, vocals
Marcello Todaro / guitars
Renato D'Angelo / bass
Pier Luigi Calderoni / drums

Disc 2
Tracks 1 - 3 (studio)
Vittorio Nocenzi / piano, orchestrations (1, 2)
Carlo Micheli / contralto sax (1, 2), Akai EVI (3)
Tom Sinatra / acoustic guitar (1, 2)
Tiziano Ricci / cello (1)

Tracks 4 - 6: (live)
Francesco Di Giacomo / lead vocals
Vittorio Nocenzi / piano, keyboards, vocals
Rodolfo Maltese / guitar
Filippo Marcheggiani / guitar, vocals
Alessandro Papotto / sax, clarinet
Tiziano Ricci / bass
Maurizio Masi / drums


Finalmente abbiamo avuto  l'opportunità di ascoltare il "salvadanaio" in versione rimasterizzata, con una purezza di suono che l'edizione originale non possedeva. Gli inediti sul CD 2 sono suddivisi in tre tracce registrate in studio, tra cui un remake, praticamente irriconoscibile, di "Polifonia". un brano che il Banco proponeva dal vivo nel corso dei primissimi concerti, e tre estratti live dallo show di Roma del 28 aprile 2012. Io avrei inserito l'intera versione live del "salvadanaio", cosa fattibilissima, ma purtroppo è rimasto solo un desiderio. Vediamo di compensare, parzialmente, con il concerto proposto qui di seguito.

Banco del Mutuo Soccorso - "salvadanaio" live
Roma, Laghetto di Villa Ada, 28 giugno 2012  


TRACKLIST:

01. In volo / R.I.P.
02. Metamorfosi
03. Traccia
04. BONUS TRACK - Il giardino del mago (live anni '80)



Ecco la sezione del concerto di Villa Ada dedicata alla riproposta del primo album. A differenza delle tracce live contenute nel CD 2 del cofanetto celebrativo, qui Vittorio e Francesco aprono con una "short version" di In volo, subito prima dell'attacco di R.I.P. La formazione è la stessa indicata nel CD 2 del sopracitato boxset. Preciso invece che "Il giardino del mago" non proviene da questo concerto, ma è un registrazione risalente alla fine degli anni '80. L'ho inserita come bonus track con il semplice scopo di completare (o quasi, visto che comunque manca "Passaggio") l'intero primo album. E' un'ottima versione che vale la pena ascoltare. 



1972-2022 - I 50 ANNI DEL SALVADANAIO

Passa il tempo, trascorrono gli anni, il Banco del Mutuo Soccorso affronta nuovi percorsi musicali e subisce eventi luttuosi, molto dolorosi, che ne segneranno il passo, come la scomparsa di Rodolfo Maltese e Francesco Di Giacomo. Ma Vittorio riesce, nonostante tutto, a tenere la barra dritta, a ricomporre il Banco in una versione 2.0, e a registrare un nuovo album. "Transiberiana" (2019). Non solo, a breve sarà nei negozi il loro nuovo doppio CD, "Orlando: le forme dell'amore" in versione sia italiana che inglese. In occasione di questo cinquantesimo anniversario,  Vittorio Nocenzi ha rilasciato qualche mese fa una lunga intervista a "Rolling Stone", analizzando i brani dell'album. Cliccate qui se volete leggerla. Il gruppo ha anche voluto tenere, nel corso dei recenti mesi estivi, una serie di show all'interno dei quali ha riproposto integralmente il "salvadanaio". Per l'occasione, al fianco di Vittorio Nocenzi, ha fatto la sua apparizione il fratello minore, Gianni, già componente storico del Banco. Il "salvadanaio" è stato presentato in sole quattro date: Bellinzona (20 maggio), Roma (29 maggio), Verona (12 giugno) e Bordighera (5 agosto). Di seguito la versione live presentata a Roma. Il concerto è stato tratto da Youtube (lode e gloria la tubo).

Banco del Mutuo Soccorso feat. Gianni Nocenzi
Roma, Auditorium Parco della Musica, 29 maggio 2022
"salvadanaio" live


TRACKLIST:

01. Vittorio Nocenzi presenta la nascita del "salvadanaio"
02. Part I: In volo / R.I.P. / Passaggio / Metamorfosi
03. Part II: Il giardino del mago / Traccia



LA NUOVA FORMAZIONE

Con Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiere e voce) che guida il Banco fin dagli esordi, sono con lui sul palco una famiglia di musicisti all’apice della loro maturità: Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica) da più di vent’anni nel gruppo, Nicola Di Già (chitarra ritmica) con la band da diverse stagioni, Marco Capozi (basso) volto noto ai fan del prog per la sua militanza nel Balletto di Bronzo, Fabio Moresco (batteria) ex componente del gruppo rock progressive Metamorfosi, e Tony D’Alessio (lead vocals), da anni nell’orbita Banco e che raccoglie l’importante e non facile eredità di Francesco Di Giacomo, senza mai scadere nell’emulazione, tracciando invece una linea stilistica personale, nel segno della continuità ma anche del rinnovamento. L'ospite della performance è Gianni Nocenzi, al pianoforte, a dare manforte al fratello Vittorio come ai vecchi tempi, E' una grande emozione rivedere e riascoltare i due Nocenzi Brothers nella riproposta del "salvadanaio". Degna di menzione è la presentazione iniziale di Vittorio, che ricorda per sommi capi la nascita del Banco e del primo album.


"1972-2022: cinquant’anni di mutamenti profondi nella società, nel costume e nel gusto. Un periodo lungo durante il quale il Banco non ha perso però la sua essenza originale, il suo approccio fuori dagli schemi, lontano dal luogo comune, restando una band d’avanguardia pur mantenendo un legame viscerale con le radici della musica".
Cari amici, concludo qui questo lungo e articolato post (super?) dedicato al leggendario "salvadanaio". A proposito, chi possiede l'edizione originale sagomata possiede un tesoretto. Ho visto quotazioni che si aggira sui 600 euro. Ed è proprio tutto. Buon ascolto.


LINK  BMS 1991 version
LINK  BMS 40 anni Deluxe Edition CD 1
LINK  BMS 40 anni Deluxe Edition CD 2
LINK  Live Roma, Villa Ada, 2012
LINK  Live Roma, Auditorium Parco della Musica 2022

Post, Words & Music by George


giovedì 15 settembre 2022

Francesca Breschi - 1992- Cundu luna vini - CD

 


TRACKLIST:

01 Canzone arrabbiata

02 Ninna Nanna

03 Now go to sleep

04 Verrà dal mare

05 La storia di una vergine

06 Canzone del maldiluna

07 Girasole

08 La prova vivente

09 Lamento per la morte di Pasolini

 

10 HTAN KAMAPI THΣ AYΓΣ

 

11 Chimere sommerse (Tango per Venezia)

 

12 Ninna nanna per una persona grande

 

13 Cundu luna vini (con David Riondino)


FORMAZIONE:

Francesca Breschi- voce. cori

Mauro di Domenico - chitarra

Francesco Marini - chitarra su "Chimere sommerse"

Domenico Urso- fisarmomica

Germano Mazzocchetti - fisarmonica su "Chimere sommerse", pianoforte e tastiere su "Chimere sommerse"

Mauro D'Allura- mandolino

Sergio Consani- batteria

Carla Tutino- contrabbasso

Vittorio Sonsini- contrabbasso su "Chimere sommerse"

Alfredo Santoloci- sax e clarinetto

Francesco Marini- sax e clarinetto su "Chimere sommerse"

Stefano Caprioli- pianoforte e tastiere, cori, direzione artistica e arrangiamenti

Elvio Monti- Direttore d'orchestra

Lisa Green e Mario Lopez- violini

Antonio Pellegrino- violino su "Chimere sommerse"

Luca Sanzò- viola

Andrea Fossà- violoncello

Carlo Di Blasi- timpani, xilofono e percussioni


Vogliate gradire, cari amici e amiche della Stratosfera, questa proposta di assoluta qualità, almeno a mio modesto parere.

Si tratta senza dubbio, nell'ambito della canzone d'amore, di una delle più notevoli (e insieme delle più misconosciute) produzioni degli anni '90.

Francesca Breschi, fiorentina classe 1960, è un nome che forse non suonerà nuovo a chi segue le vicende artistiche di Giovanna Marini: è infatti dal 1990 membro (e poi anche assistente musicale) del suo storico Quartetto Vocale, con il quale la grande musicista e ricercatrice popolare ha inciso diverse cose di pregio.

Con il quartetto vocale di Giovanna Marini (la Breschi è l'ultima a destra)

Di lunga durata è anche la collaborazione con l'Ensemble Micrologus, gruppo di Assisi (permettetemi l'orgoglio umbro...) dedito alla ricerca sulla musica medievale.

La carriera di Francesca Breschi (che se volete potete approfondire qui) si muove quindi agilmente tra musica colta e canzone popolare e d'autore.

Proprio quest'ultimo versante, specificatamente nell'accezione della canzone teatrale, è quello esplorato dall'esordio solista che qui vi proponiamo, edito nel 1992 dall'etichetta "La Musica del Poeta", una dizione che già ci suggerisce verso quali terre sonore ci stiamo muovendo. Forte è infatti la connotazione letteraria delle 13 canzoni in scaletta, che cercano (felicemente, diciamolo subito) di riannodare i fili sottesi tra verso poetico e musica.

Il lavoro è anche frutto della collaborazione teatrale e musicale, negli anni che vanno dal 1988 al 1994, tra la Breschi e la Compagnia della Luna che portava in scena le canzoni scritte a due mani dal musicista Nicola Piovani e lo scrittore Vincenzo Cerami.

E' da ricordare però che la collaborazione tra la Breschi e Piovani risale ad ancora prima, all'81 per la precisione, quando i due erano soci della Cooperativa teatrale (e musicale) "Pupi e Frisedde" di Firenze.

Traccia dell'esperienza con la Compagnia della Luna si riscontrano in alcuni brani come "Now go to sleep", "Verrà dal mare", "La storia di una vergine (traduzione dall'autore greco Nikos Gatsos), "Canzone del maldiluna" (già cantata dalla stessa Breschi nella colonna sonora di "Kaos" dei Fratelli Taviani nel 1984), e "La prova vivente".


"Cundu luna vini", album passato decisamente sotto silenzio presso il grande pubblico, è di pregevolissima fattura, sia per l'intensa voce della Breschi, a suo agio in queste repertorio in cui, senza strafare, dà una grande prova di interpretazione, sia per la qualità media, davvero altissima, delle composizioni, in cui cantabilità e originalità passeggiano a braccetto.

Oltre ai brani della premiata coppia Cerami/Piovani, tutti da ascoltare con attenzione, lasciatemi almeno sottolineare alcune gemme incastonate nella tracklist, come "Chimere sommerse (Tango per Venezia)" per il testo dall'autore (e storico) teatrale Nicola Fano e per la musica di quella vecchia volpe della musica di scena che è Germano Mazzocchetti, ma anche "Ninna nanna" (proveniente dalla coppia DOC Lina Wertmuller-Nino Rota). Stupenda è anche, a parere di chi scrive, la breve "Girasole" (un sonetto del latinista e poeta Alessandro Fo, figlio del fratello del Premio Nobel Dario Fo), magistralmente musicato da Stefano Caprioli, anche direttore artistico e arrangiatore del lavoro).

Degna di nota anche "Canzone arrabbiata" (ancora una prova sublime del binomio Wertmuller/ Rota), originariamente cantata da Anna Melato nel 1973: la ricorderete, credo, nella colonna sonora di "Film d'amore e di anarchia". 

Dall'apprendistato con Giovanna Marini scaturisce invece la riproposta (la prima, vado a memoria, dopo l'originale) della celebre e toccante "Lamento per la morte di Pasolini", di cui la Breschi dà un'interpretazione più misurata e meno dissonante dell'originale.

Ma su tutte, permettetemi, lasciatemi esaltare la canzone finale, quella che dà il titolo all'album: "Cundu luna vini" è un vero capolavoro, un brano elegiaco e drammatico al contempo in cui testo e musica si librano con soavità nell'aria, portati in alto dall'incastro efficacissimo delle voci di Francesca Breschi e di David Riondino, anche autore della (libera) traduzione dall'originale greco. Il punto di partenza è infatti "Cundu luna vini (Όταν Βγαίνει Το Φεγγάρι)", un brano del 1976, ancora una volta scaturito dalla collaborazione tra il poeta Nikos Gatsos, per quanto concerne il testo, e, per la musica, quel gigante che è stato Manos Hadjidakis, antico maestro di composizione di Piovani che lo fece poi conoscere alla Breschi.

Per saperne di più sulla canzone originale vi invito a visitare la pagina del sito "canzoni contro la guerra".

Tra l'altro il musicista greco e Francesca Breschi, in qualità del quartetto di Giovanna Marini, si incroceranno in occasione del Festival "Musica Mediterrania" di Palma de Mallorca nel 1987.

Per concludere questa breve digressione su Manos Hadjidakis e la nostra canzone, qualcuno ricorderà forse che Milva ed altre cantanti incisero con il titolo "Uno a me, uno a te" la sua nota "I ragazzi del Pireo", canzone che nel '60 vinse il Premio Oscar per il film "Mai di domenica". Forse saranno di meno coloro che rammenteranno che due canzoni dell'autore greco, tratte dalla colonna sonora del film del '74 "Sweet movie" di Dusan Makavejev, furono adattate in italiano da Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini: i due brani con il titolo "C'è forse vita sulla terra?" e "I ragazzi giù nel campo" furono incise nello stesso anno da Daniela Davoli in un 45 giri.

Manos Hadjidakis

Tornando all'album in questione, è particolarmente da apprezzare la veste sonora che, ascolterete, è prettamente acustica, con arrangiamenti sempre gustosi e inventivi, in una veste da "piccola orchestra" diretta dal Maestro Elio Monti. 

In seguito Francesca Breschi nella sua veste solista giocherà la carta del etno/trance più in linea con il suo tempo, incidendo un altro LP ("Canti molesti") per la Nota nel 2004, sicuramente più contemporaneo, valido, ma forse anche meno personale.

"Cundu luna vini" non è mai stato ristampato, e non era finora reperibile sul web: vogliate gradire, dunque, questo piccolo omaggio della Stratosfera, e sappiateci dire.

Buon ascolto!

PS- grazie a Francesca Breschi per alcune precisazioni che mi hanno consentito di correggere alcune inesattezze in cui ero incorso in una prima versione di questo articolo

CUNDU LUNA VINI (New link!)

LINK LIBRETTO 

lunedì 12 settembre 2022

Serie "New Italian Prog" n. 9 - La Coscienza di Zeno - Atto I (Studio Records 2011-2013)

 

PREMESSA
Con il nome preso in prestito dal celebre romanzo capolavoro di Italo Svevo, La Coscienza di Zeno è una tra le migliori espressioni del new progressive italiano. Ingiustamente trascurati fino ad ora (sto parlando del nostro blog), è giunto il momento di conoscerli da vicino e di rendere giustizia. E così ho pensato di suddividere il post in due capitoli, il primo dedicato all'attività in studio, presentando i primi due album, il secondo a quella concertistica, con qualche buon concerto pescato dalla rete e assemblato appositamente per la Stratosfera.. 
Per tracciare la loro biografia mi faccio aiutare dalla onnipresente wikipedia.
ll gruppo nasce a Genova nel 2007, inizialmente composto da "Estunno" Guidi Colombi al basso (già con Trama, Narrow Pass, Armalite, Il Tempio delle Clessidre, Hidebehind, Not a Good Sign), Andrea Orlando alla batteria (già Finisterre, Malombra, Real Dream), Alessio Calandriello nel ruolo di cantante (già con Narrow Pass, Hidebehind, Lucid Dream, Not a Good Sign), Stefano Agnini alle tastiere, Davide Serpico alla chitarra, Andrea Lotti alle tastiere. Come potete notare i musicisti hanno un passato di tutto rispetto. Dopo la solita gavetta durata alcuni anni, dove il gruppo si è "fatto le ossa", trovando una sua identità musicale, nel maggio 2011 vede la luce il primo album, dal titolo omonimo, pubblicato dalla Mellow Records.

La Coscienza di Zeno - 2011- La Coscienza di Zeno


TRACKLIST:

01. Cronovisione - 7:36
02. Gatto lupesco - 7:23
03. Nei cerchi del legno - 13:09
I. Pinocchio - 2:17
II. V.I.T.R.I.O.L. - 3:05
III. L'eterna spirale del destino - 3:35
IV. Radici di una coscienza - 4:12
04. Il fattore precipitante - 7:00
05. Il basilisco - 6:19
06. Un insolito baratto alchemico - 7:11
07. Acustica felina - 9:37

Bonus Tracks
08. Colofonia (dalla compilation "The Stories of H.P. Lovecraft: a SyNphonic Collection" - 2012) 
09. Il paradiso degli altri (dalla compilation "Decameron Ten Days in 100 Novellas Part 1" - 2011)


FORMAZIONE

Alessio Calandriello - vocals
Davide Serpico - electric & acoustic guitars
Andrea Lotti - piano, keyboards, acoustic guitar
Stefano Agnini - piano, keyboards
Gabriele Colombi - bass
Andrea Orlando - drums & percussion

Ospiti
Lidia Molinari - vocals (1,7)
Luca Scherani - accordion (5), flute arrangements (6)
Joanne Roan - flute (6)
Rossano Villa - string arrangements (3,7)



Il debut album. pur risentendo dell'influenza dei giganti del prog rock britannico e italiano degli anni
'70, specie nell'utilizzo delle tastiere e negli elaborati intrecci di chitarra, ha una precisa identità
che lo contraddistingue da altri album suoi contemporanei. Viene accolto favorevolmente sia dal pubblico (la prima stampa è andata esaurita in pochi mesi) sia dalla critica specializzata, dalla quale viene indicato come uno dei migliori esordi dell'anno. Tra il 2011 e il 2012 vengono registrati due brani destinati ad entrare in due raccolte della Musea Records: il primo , "Il paradiso degli altri" viene inserito nel cofanetto di 4 CD dedicato al Decamerone di Boccaccio (2011),  l'altro, "Colofonia", nel cofanetto di 3 CD dedicato allo scrittore H.P. Lovecraft (2012). Entrambe le tracce le troveremo nella ristampa 2014 del disco da parte della Fading Records. Naturalmente sono presenti anche su questo post. Di seguito le cover delle due compilation.



Nel marzo 2012 entra a far parte del gruppo Luca Scherani (Höstsonaten, Il Segno del Comando, Trama, Periplo), sostituendo Andrea Lotti alle tastiere. Inizia qui un periodo di lavoro intenso: da un lato la CDZ inizia a comporre il nuovo album, dall'altro la band si misura sul fronte live, solcando diversi palchi e dividendo esperienze con gruppi quali La Locanda delle Fate, Maxophone, Accordo dei Contrari e Dawn. Nel 2013 esce "Sensitività," album prodotto dalla Fading Records.

La Coscienza di Zeno - 2013 - Sensitività


TRACKLIST:

01. La Città di Dite
02. Sensitività
03. Tenue
04. Chiusa 1915
05. Tensegrità
06. Pauvre Misère
07. La temperanza


FORMAZIONE

Alessio Calandriello - vocals
Gabriele Guidi Colombi - bass
Andrea Orlando - drums, percussion
Stefano Agnini - solina, sintorchestra, synth
Davide Serpico - guitars
Luca Scherani - piano, synth, mellotron, accordion, bouzouki


"Sensitività" trova numerosi riscontri positivi da parte del pubblico, tanto che già all'inizio del 2014 ne viene stampata una seconda edizione. Il gruppo presenta parte dei nuovi brani sui palchi di numerosi festival: la Fiera Internazionale della Musica (FIM), dove partecipano band storiche come Biglietto per l'inferno, The Trip, Delirium e Daemonia (con Claudio Simonetti); e l'AltrOck Festival, con band più "giovani" (molte delle quali militanti nell'etichetta AltrOck) come Ske, Ciccada (Grecia), Wobbler (Norvegia), October Equus (Spagna), Not a Good Sign e Humble Grumble (Belgio).
Di seguito la recensione dell'album, scritta da Valentino Butti (che ringrazio) sul sito "artsitsandbands".


"Autori di un apprezzato album d’esordio dal titolo omonimo, la CDZ pubblica il suo secondo lavoro, Sensitività ,per i tipi della Fading Records di Marcello Marinone. Nel gruppo è ormai entrato in pianta stabile Luca Scherani alle tastiere, mentre è rimasta invariata il resto della line up con Alessio Calandriello alla voce, Gabriele Guidi Colombi al basso, Davide Serpico alle chitarre, Andrea Orlando alla batteria e Stefano “Sinfield” Agnini ad occuparsi di quasi tutti i testi oltre che a suonare le tastiere in studio. Sette i brani del nuovo album di ottimo prog all’italiana: liriche sempre molto curate e di non facile interpretazione, attenzione al dettaglio, musiche coinvolgenti e sempre più flebili i rimandi musicali alle grandi band del passato a dimostrazione di una maturazione artistica ormai acquisita e consolidata. Una copertina e le foto interne molto affascinanti con oggetti di antiquariato a rimembrare le varie tematiche affrontate dai brani non fanno che offrire più appeal alla proposta. 



Un pregevole e lungo inserto di pianoforte introduce “La Città di Dite” (spettacolare brano che la band già presenta da qualche tempo “on stage”) che poi esplode in tutta la sua magnificenza e magniloquenza con l’ingresso degli altri strumenti e della voce. Ripetuti inserti solistici, delicati passaggi acustici, un “punch” aggiuntivo rappresentato dall’ugola d’oro di Calandriello ed il gioco è fatto. E pure molto bene.
Il soffuso inizio della title track con tastiere e voce ricama un brano dai colori delicati che non impediscono però notevoli scorribande tastieristiche a Scherani e nemmeno un bel “solo” di Serpico , presenza più corposa in questo nuovo lavoro che non nel precedente. Probabilmente  il brano top dell’album. “Tenue” ci mostra un ulteriore volto dei ragazzi liguri: un brano dall’atmosfera quasi notturna, evanescente, languido. Piacevolmente inaspettato. “Chiusa 1915” (dedicato ai prigionieri di guerra russi utilizzati per lavori ferroviari in Trentino durante la prima guerra mondiale) ha una bella ritmica spezzettata contrappuntata dalle tastiere. Un delicato passaggio al pianoforte prelude l’ingresso dell’espressiva voce di Calandriello, duttile come sempre. C’è ancora spazio per la chitarra elettrica e per il solito “trademark” delle tastiere a chiudere il tutto in modo molto malinconico.


“Tensegrità” (il termine si rifà ad antichi riti sciamanici) inizia con un deciso riff di chitarra ed un ottimo lavoro del duo ritmico Orlando/Guidi  Colombi prima  che varie sfumature di tastiere conducano il pezzo ad un degno finale. Piuttosto atipica per il gruppo “Pauvre Misère” con ritmiche articolate, quasi crimsoniane nella parte centrale, ed un notevole contributo degli archi (il violino di Sylvia Trabucco ed il violoncello dell’altra ospite Melissa del Lucchese). Chiude l’album “La temperanza”. La parte introduttiva è molto soffusa con protagonisti il pianoforte, il flauto e gli archi e solo con l’inizio del canto il brano si movimenta decisamente. Ora spiccano a turno la chitarra elettrica, il basso e la batteria, ora, ancora, il violino, il flauto e poi il bouzouki. Un brano che necessita di più ascolti per apprezzarlo come merita, ma che poi non vi lascerà indifferenti. Sensitività” è  dunque un ottimo album e conferma La Coscienza di Zeno fra i gruppi di punta del panorama progressive non solo italiano. Se poi  l’esordio rappresentava dei “canti d’innocenza” ed il secondo  certamente dei “canti d’esperienza”, questo è un altro discorso. Quale preferite?"


Siamo oramai in chiusura di questo Atto I dedicato alla CDZ e alle loro due prime prove discografiche. Ricordo ancora che nell'ottobre del 2013 entra a far parte del gruppo il violinista Domenico Ingenito. A cavallo tra il 2013 e il 2014 la CDZ partecipa a numerosi festival in ambito progressive, come la Convention Prog-résiste in Belgio, Veruno 2daysofprog+1 e Fiera Internazionale della Musica, dividendo il palco con band e musicisti quali Three Friends, Osanna, Alphataurus, Gianni Leone, Haken, Lazuli, The Watch, Gran Turismo Veloce. Per ritornare alla discografia, vale la pena ricordare le successive uscite: "La notte anche di giorno" (2015 - etichetta Fading Records), "Una vita migliore" (2018 - etichetta AMS) e "Il giro del cappio", album live pubblicato sempre nel 2018 dalla AMS. Trattandosi di uscite recenti non verranno pubblicate sulla Stratosfera. Pubblicheremo invece nei prossimi giorni una serie di performance live. Appuntamento a breve. Intanto, buon ascolto.


LINK La Coscienza di Zeno (2011)
LINK Sensitività (2013)

Post by George