PREMESSA (by CMB / Cimabue)
Da frequentatore del blog (prima che collaboratore) ho apprezzato l’inventiva del Capitano e dei collaboratori storici nel creare le cosiddette “Serie della Stratosfera”, catalogando talune proposte con una modalità che richiama i volumi tematici di un’enciclopedia. Con estremo piacere, con il post odierno, aggiungiamo un ulteriore capitolo alla storica serie “L’Ottava… ma ora non lotta più”, che vide la luce il 4 gennaio 2013 con un bellissimo post dedicato al "Te Deum" di Juri Camicasca.
LA GENESI
“A casa di Ida Rubinstein” di Giuni Russo (al secolo Giuseppa Romeo) edito nel 1988, è un disco sperimentale, quasi un unicum nella produzione dell’artista siciliana, totalmente immerso in quella che sarà poi definita “musica di confine”. All’epoca Giuni - che poteva già vantare un palmares di tutto rispetto (suoi i cori non accreditati in “YS” del Balletto di Bronzo edito nel 1972, tanto per rimanere in ambito prog) - aveva attraversato gli anni ’80 sulle ali del pop commerciale, anche se raffinato e stava faticando non poco a scrollarsi di dosso l’etichetta di artista festaiola ereditata dal grande successo estivo di “Un’estate al mare” del 1982.
Era il momento di cambiare strada, seguendo l’esempio della sodale amica e collega Alice che - accantonato temporaneamente il sodalizio con Franco Battiato con l’omaggio di “Gioielli rubati” - aveva dato alle stampe lo splendido e lungimirante “Park Hotel”, primo tassello di un percorso da taluni definito “Avantgarde Pop”. Ad Antonietta Sisini (compagna artistica e di vita, custode instancabile dell’opera di Giuni con la Fondazione Giuni Russo Arte) venne un’idea: “Perché non mettiamo insieme un bel repertorio di romanze?”. A Giuni l’idea piacque e dà lì prese il via un intenso percorso di documentazione e di studio del canto, con regolari lezioni dall’anziana insegnate di canto Lia Guarini, un’istituzione nel mondo della lirica milanese. Tra i grandi compositori, Donizetti era stato particolarmente generoso con il genere, ma anche Verdi e persino il conterraneo Bellini si erano cimentati scrivendo romanze. Ma non era una sfida facile quella su cui Giuni e Antonietta si stavano avventurando: si trattava di composizioni ottocentesche, ma loro non potevano e non volevano rifarle come si cantavano allora. Si rendeva necessario un lavoro di rielaborazione che le rendesse attuali, contaminandole con la musica del tempo.
“L’idea di cantare alla mia maniera le romanze e le arie di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi - scriverà nella presentazione del CD che venne realizzato in contemporanea con il disco in vinile - nasce anche dalla mia curiosità di cantante e di donna. Mi sono posta molti interrogativi sul senso del mio ruolo nella ‘modernità’ della musica leggera attuale”. Per l’adattamento e l’arrangiamento delle musiche, Antonietta e Giuni, si rivolsero al M° Alessandro Nidi, già direttore d’orchestra dell’opera lirica “Genesi” di Franco Battiato.
IL RICORDO DI ALESSANDRO NIDI
“Le melodie…l’unica cosa su cui lavorare dimenticando tutto il resto. Per provare a contaminare modi di accompagnamento, ritmi, armonie, tempi addirittura. La strada si rivelava difficile data la precisione delle melodie così stilisticamente nette. Il rischio era quello della contaminazione fine a sé stessa; e allora, con l’aiuto di particolari armonie, di sensazioni di clima, lunghe sonorità aperte, di tutto ciò insomma che riconosco come mio patrimonio, con l’aiuto di ciò che conosco degli autori (il tipo di orchestrazione, la ricerca, e la creazione di emozioni), con la collaborazione di un musicista di estrazione jazzistica (Martino Traversa ndt), quindi molto diversa dalla mia, cercando l’appoggio del divertimento e dell’ironia, siamo arrivati all’espressione completa delle nostre sensazioni ed emozioni.
Alcune ‘canzoni’ sono state soltanto ritoccate, altre lasciate intatte; la voce di Giuni Russo ha il diritto di interpretarle anche così, come sono state scritte.”
Dallo studio parmigiano di Alessandro Nidi vengono scelti otto brani, tra romanze, ariette ed arie da camera: un programma rappresentato in anteprima al Teatro Due di Parma, con la direzione del M° Nidi e con l’Orchestra Sinfonica al gran completo. Tutto molto bene. C’era solo un piccolo problema… la pubblicazione e soprattutto la distribuzione. Antonietta e Giuni si rivolsero alla Decca Classica, che sembrava loro la casa discografica più adatta, ma dopo un primo (apparente) interessamento i responsabili della prestigiosa etichetta si tirarono indietro. Dopo aver bussato a diverse porte, incassando altrettanti garbati rifiuti, Antonietta e Giuni capitarono a casa di Franco Battiato che, curioso come sempre, volle sentire i provini. Gli piacquero tanto che, sentendo delle peripezie per trovare un editore, lasciò le due amiche a bocca aperta… “E che problema c’è? Ve lo pubblico io.”
Proprio in quei giorni, infatti, all’Ottava libri si era affiancata l’Ottava dischi che poteva contare sulla capacità distributiva della EMI. Franco volle trovare lui stesso il titolo per il nuovo album; dopo alcuni giorni di riflessioni, disse. “Si chiamerà A casa di Ida Rubinstein.”
IDA RUBINSTEIN: BREVE RITRATTO
Nata a San Pietroburgo da una ricca famiglia ebrea (morta a 85 anni nel 1960 a Vence in Provenza), Ida Rubinstein è stato un personaggio molto famoso negli ambienti culturali europei della Belle Epoque.
Danzatrice nella celebre compagnia dei “Balletti Russi” di Dialoghev (cit. Prospettiva Nevski) raccolse attorno a sé una cerchia di artisti di varia estrazione e disciplina, ai quali commissionava e finanziava creazioni da lei stessa interpretata. Bella e incurante degli scandali, interpreta una Salomé senza veli nel dramma di Oscar Wilde, un Sebastiano al femminile per Gabriele D’Annunzio (su musiche di Debussy), commissiona e interpreta il celebre Bolero che Maurice Ravel scrive per lei nel 1928. Non certo una grande artista (o ballerina), ma sicuramente un’animatrice culturale di elevato spessore che nella sua casa di Parigi allestì un salotto frequentato dai più grandi artisti dell’epoca.
Ida Rubinstein - Salomé
Giuni Russo - A casa di Ida Rubinstein (CD, 1988)
TRACKLIST:
01. A mezzanotte (Gaetano Donizetti)
02. Malinconia, Ninfa gentile (Vincenzo Bellini)
03. Le crépuscule (Gaetano Donizzetti)
04. La zingara (Gaetano Donizetti)
05. Fenesta che lucive (Vincenzo Bellini)
06. Vanne, o rosa fortunata (Vincenzo Bellini)
07. Nell’orro di notte oscura (Giuseppe Verdi)
08. Me voglio fa’ na casa (Gaetano Donizetti)
Giuni Russo - voce
Alessandro Nidi - pianoforte e tastiere
Martino Traversa - programmazione e tastiere
Graziano Bassani - batteria
Sebastiano Scalzo - basso
Giuseppe Affilastro - corno
Massimo Ferraguti - clarinetto e sassofono soprano
Francesco Carraro - oboe
Elio Galeazzi – fagotto
Il disco, edito nei classici tre formati dell’epoca (CD, MC e vinile) è andato presto fuori catalogo per poi essere ripubblicato in due diverse edizioni a cura di Antonietta Sisini:
“Giuni Russo Mediterranea Tour - 10 settembre 1984” - “A casa di Ida Rubinstein” cofanetto DVD-CD edito da NAR nel 2005 (la versione proposta in questo post): rispetto all’album originale, il missaggio realizzato da Alberto Boi cambia il bilanciamento degli strumenti, reintegra alcune sezioni tagliate dall’album originale (nei brani A mezzanotte, La zingara e Nell’orror di notte oscura”. “A casa di Ida Rubinstein 2011” - opera postuma edita da EDEL - è invece concepita come una rivisitazione in chiave jazz con la partecipazione di illustri ospiti, quali Brian Auger, Uri Caine, Paolo Fresu e Franco Battiato.
L’opera sarà riproposta in versione integrale al Teatro Manzoni di Monza nel 1991 (immortalata su DVD come official bootleg) e molti singoli brani entreranno in scaletta nelle esibizioni live (molte delle quali testimoniate da registrazioni ufficiali).
"L’Isola che non c’era (un nuovo approdo per la musica italiana)" del maggio 1998, nella rubrica “Mi ritorni in mente” dedicò un’ampia retrospettiva a firma di Lino Terlati, che potete leggere nel file Word allegato alla cartella contenente i file audio e le immagini.
NOTE FINALI
Per la redazione dei testi, oltre cha alla sopra citata “L’Isola che non c’era”, ho attinto al bellissimo volume “Da un’estate al mare al Carmelo” di Bianca Pitzorno, edito da Bompiani nel 2009. Non mi resta che auguravi un buon ascolto (suggerisco ripetuto e comodamente seduti in poltrona o sul sofà) e un arrivederci alla prossima.
Post by Cimabue (with a little help by George)






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