sabato 16 ottobre 2021

Atlas Palace - L'album che non c'è (compilation by Giudas)

 

TRACKLIST:

01. Every) Today - 3:33 (Cirillo)
02. Out of Time - 4:13 (Cirillo)
03. Injuries - (Sotano x Atlas Palace) - 3:54 (Cirillo-Sotano)
04. Terraforming - 4:55 (Cirillo)
05. 21 12 - 5:00 (Cirillo)
06. Voodoo - 4:26 (Cirillo


Breve premessa by George
Questa volta il nostro amico e collaboratore Giudas ci ha voluto stupire con effetti speciali. Ha assemblato una straordinaria compilation di brani attribuiti ad un gruppo che ufficialmente non esiste (stiamo parlando degli Atlas Palace) così come non esiste nessun CD o album a loro attribuito. Gli Atlas Palace, ma ce lo spiegherà Giudas nella recensione, altri non sono che Cosimo Cirillo. Qualcuno di voi lo ricorderà essendo già transitato nella Stratosfera. Ringrazio ovviamente Giudas per averci regalato una autentica primizia introvabile sul mercato, che ho semplicemente intitolato "L'album che non c'è".
E ora spazio alla recensione, lunga, articolata, scritta con dovizia di particolari.


Recensione by Giudas
Cosimo Cirillo è, oggi, il fonico e l’anima arrangiatrice di una sala di registrazione a Barletta che condivide con altri. Ma la Stratosfera lo conosce in quanto già anima musicale dei NYE (altro post  curato da Giudas, che troverete qui - ndr), il cui post è uscito nel maggio del 2020, puro prog di alto livello e che in quella occasione ha incontrato i favori dei frequentatori del blog. Chiusa quella esperienza, Cosimo Cirillo ha preso il nome d’arte di Atlas Palace e continua una sua personale ricerca musicale che lo ha traghettato nei territori ancora inesplorati di commistioni musicali una volta ritenute “impossibili”. I suoi lavori odierni mescolano tappeti di tastiere, sonorità elettroniche, effetti, e ritmi disco. Per realizzare questa recensione mi è bastato farlo “salire” dalla sua sala di registrazione al mio studio e convincerlo a darmi i suoi brani per poter approntare il post che state leggendo. Ho ritenuto utile e doveroso proporlo alla Stratosfera, anche in virtù di alcune considerazioni che vado ad esporre.
 

La prendo da lontano. In una famosa intervista di diversi anni fa David Gilmour, anima e chitarra dei Pink Floyd, dichiarava che quando loro suonavano tentavano di guardare sempre in avanti, mentre constatava che da un po’ di anni a questa parte quello che vedeva erano artisti che sistematicamente si guardavano indietro, pur di tentare di ripetere, tristemente, cliché di successo. Se aggiungiamo il fatto che mia figlia diciottenne è stata capace di immaginare prima, e mangiare poi, un panino con (udite! udite!) nutella e prosciutto crudo insieme (e ha detto che era molto buono) – e stiamo parlando della generazione del futuro – non si vede perché un artista non possa mettere insieme disco music, effetti elettronici, e tastiere.


Intendo dire con ciò che Cosimo Cirillo non si guarda indietro ma si proietta nel futuro – poi i risultati possono essere gradevoli nella loro novità ovvero suscitare perplessità in quanto si allontanano da schemi ben rodati – ma comunque dimostra fegato e guarda lontano. Per quello che può valere ho trovato strepitose le parti più “allucinate” e meno quelle più “disco”, ma sono appunto gusti personali – certo è che una simile sintesi musicale non la si incontra facilmente oggigiorno, ed ho deciso che merita tutto il mio rispetto. Per esempio, noto che in alcuni pezzi queste tre tematiche siano ancora un po’ “scollate” tra loro - meriterebbero una maggiore e migliore integrazione – staremo a vedere in futuro.
Suo “compagno d’armi” è stato in alcuni brani Antonio Saponaro, già sodale del progetto NYE, di cui Saponaro era il cantante. 


I 6 brani che vi propongo sono elencati nella tracklist. Ho voluto raccogliere la produzione di Atlas Palace come se si trattasse di un cd. Ma non esiste niente di tutto questo. Non è mai uscito sul mercato un cd di Atlas Palace! Tutti i brani sono in “musica liquida” come si usa dire oggi – ossia semplicemente posti in rete - in genere su Youtube. Eppure per ogni brano esiste una “copertina” che accompagna la riproduzione dello stesso e che è stata creata appositamente per l’occasione. E mi tornano in mente le parole di George, in un suo recente post su Battiato, sulla necessità di avere delle copertine e sulla loro bellezza. Vi allego dunque  i progetti grafici (leggi copertine) che ho trovato in rete associati ai vari pezzi musicali. Sono francamente molto belli – ricercati eppure semplici.


I brani abbracciano un periodo che va dal 2015 al 2020 e sono tutti composti ed arrangiati interamente da Cirillo. Unica eccezione “Injuries” composta insieme all’inglese Christopher Rea – in arte Sotano – artista musicale incontrato per caso in Italia e solo perché amico di amici comuni (i casi della vita …). E’ Sotano a cantare lo stesso pezzo. Tutti gli altri brani sono cantati da Cosimo Cirillo (cioè Atlas Palace) ad eccezione di “Out of Time”, “21 12” e “Voodoo” cantati dal vecchio complice Antonio Saponaro. Va precisato (lo stavo dando per scontato) che tutti gli strumenti usati derivano da un sapiente uso dei suoni campionati, coi quali si costruisce il pezzo musicale al computer – e infatti solo le chitarre (vere) degli ultimi due brani  - “21 12” e “Voodoo” - sono suonate da Mariano Doronzo.


Un discorso a parte merita “Terraforming” nel quale, in diversi punti, sono stati volutamente inseriti dei fruscii, come quelli tipici di quando una traccia di un cd risulta danneggiata. Quando li ho ascoltati, ho avuto un violento flash-back, ricordando quando ho messo sul piatto dello stereo “Wish You Were Here” dei Pink Floyd (tornano sempre …), appena acquistato il primo giorno di vendita, e ho pensato che si fosse rotto l’impianto quando ho ascoltato il tremendo passaggio che porta dal finale di “Have a Cigar” alla introduzione del brano omonimo dell’album – oggi lo conoscono tutti, ma allora fu un trauma.
(piccolo corollario – un mio coetaneo, all’epoca, avendo tra le mani un disco dei Pink Floyd completamente graffiato e rovinato, riuscì a venderlo ad un amico ingenuo spacciando il tutto per effetti sonori introdotti appositamente dai Pink Floyd, ben noti per queste raffinate invenzioni …!!!).


Ho chiesto a Cosimo Cirillo il perché del nome d’arte che si è scelto per questo progetto – e mi ha candidamente risposto che gli piacevano i suoni delle due parole – non esiste un altro motivo. Quindi, il nome Atlas Palace è semplicemente un suono eufonico, che nelle intenzioni dell’autore vuole essere solo evocativo. Su Youtube, se ricercate i brani di questo post, potrete vedere dei video che Cirillo ha realizzato, insieme ad una banda di matti come lui, e di cui ho trovato una foto di gruppo – vi consiglio di andarveli a gustare.


Riassumendo, l’impressione emozionale che ho avuto, sentendo Atlas Palace, è stata la stessa che ebbi quando, quattordicenne, sentii per la prima volta in vita mia della musica strana (erano proprio i Pink Floyd), così diversa da Albano, Massimo Ranieri, Rita Pavone, Mina e Gianni Morandi che si ascoltavano in casa mia. In sintesi i brani che vi apprestate ad ascoltare possono essere uno sguardo anticipatore su un possibile futuro di musica, oppure essere l’ennesimo vicolo cieco della ricerca musicale di un artista – vedremo. Al momento questa è una finestra – seppure molto originale - sulla musica del 21° secolo – creata al computer e riversata nel cyber-spazio. Confesso che mi interessano, e molto, le vostre reazioni ed i vostri commenti. 
Da parte mia, come sempre, un abbraccio musicale.



Post by George - Words & music by Giudas

martedì 12 ottobre 2021

Mandolin' Brothers - 2008 - Still Got Dreams


TRACLIST:

01. Still Got Dreams
02. Saigon
03. Went To See The Poet
04. Carton Box
05. Man On The Bench
06. Nothing You Can Do
07. Insane
08. Faded Photos
09. Wild Coloured Eyes
10. Long Time Ago
11. Scarlet
12. The Promise
13. A Song For You
14. Midnite Plane
15. I'm Ready


FORMAZIONE

Alessandro Jimmy Ragazzon (voce, armonica a bocca, chitarra)
Paolo Canevari (chitarra, slide, national steel)
Marco Rovino (chitarra, mandolino, voce)
Riccardo Maccabruni (fisarmonica, tastiere, voce)
Giuseppe Joe Barreca (basso, contrabbasso)
Daniele Negro (batteria, percussioni)


Con i Mandolin' Brothers ci caliamo in piene atmosfere country, blues e rock 'n roll di ispirazione americana. Ad un primo ascolto è difficile identificarli come un gruppo nostrano. Personalmente li ho apprezzati fin dal loro album d'esordio, quel  "For Real" del 2001. L'invio dei file di questo secondo CD, pubblicato nel 2008, da parte dell'amico Marco Osel (grazie, come sempre), mi ha fatto venire voglia di riascoltarli e di condividere con voi i loro suoni. A dire il vero i Mandolin' Brothers erano già apparsi nel 1985 sulla compilation "Dixie in Rock" con 3 brani (uscito solo in vinile - se qualcuno lo possiede si faccia vivo). Successivamente, nel 1994, pubblicarono "Roots & Roll", una musicassetta autoprodotta (anche questa rarità sarebbe da condividere sulla Stratosfera - 2° appello ai naviganti). 



La band si forma a Voghera (siamo in provincia di Pavia) nel lontano 1979 su iniziativa del mitico Alessandro Ragazzon (detto Jimmy), chitarrista e armonicista innamorato del blues e del country di matrice americana. La gavetta è lunga, fatta di decine e decine di concerti. Solo nel 2001 giungeranno al primo album ufficiale, distribuito dall'etichetta Studiottanta-Fortuna Record. Roberto Rustichelli, su Buscadero (di cui  Ragazzon è collaboratore) del febbraio 2001, lo definì " un bel disco, che conferma la vitalità della scena indie italiana anche per quello che riguarda la vera musica. I Mandolin' Brothers non fanno rimpiangere molte band americane di settore. Sentire per credere". L'anno prima della pubblicazione di "Still Got Dreams" la band partecipa a Fort Lauderdale al Festival FTL Moda con il patrocinio del consolato italiano. In merito a "Still Got Dreams" sul sito ufficiale del gruppo (qui) così si legge: "Questo CD dei Mandolin’  Brothers, già dal titolo, una dichiarazione d’intenti: arrivati alla soglia dei trent’anni di attività, crediamo ancora fermamente in quello che facciamo e riusciamo ancora, nonostante le inevitabili difficoltà, ad avere dei sogni ed a proporre la nostra personale idea di roots rock music. " Still Got Dreams " è il risultato di un lavoro corale e di insieme, dove non sono state messe in luce le singole personalità dei componenti, ma tutta la band ha lavorato unitamente per il risultato finale. I brani, tutti originali ed inediti, sono anche un omaggio ed un tributo alla musica che abbiamo ascoltato ed amato. Importantissima è stata la partecipazione di Massimo Visentin (collaboratore di Paolo Conte) nelle vesti di fonico e produttore. Ha creduto nel nostro lavoro e si è inserito perfettamente, cercando i suoni e le atmosfere giuste, suggerendoci arrangiamenti e soluzioni che difficilmente avremmo pensato. Si è dimostrato disponibile ed insostituibile, a tutti gli effetti il settimo elemento del gruppo."



La produzione discografica dei Mandolin' Brothers proseguirà negli anni a seguire tra album live e in studio. Uno di questi, "Moon Road", verrà registrato ad Austin presso lo studio di registrazione di Merel Bregante. L'ultimo lavoro, pubblicato dalla Martiné Records nel 2019, si intitola "6". Biografia, discografia e recensioni le troverete sul sito ufficiale. Visitatelo perché ne vale la pena. 
Vi lascio con il consueto buon ascolto. 




Post by George - Music by Osel

lunedì 4 ottobre 2021

Serie "Historic (Not) Prog Bands Live in Italy" - Capitolo 71 - Frank Zappa, Palermo, Stadio Comunale "la Favorita", 14 luglio 1982

 


TRACKLIST:

01 Mammy Anthem 
02 Band Intro 
03 Dancin' Fool 
04 RDNZL 
05 Advance Romance 
06 Joe's Garage 
07 Why Does It Hurt When I Pee? 
08 Doreen 
09 Goblin Girl 
10 Black Page 
11 Cocaine Decisions 
12 Nig Biz
13 King Kong 
14 Marqueson's Chicken
15 Sofa 


FORMAZIONE

Ed Mann - percussioni
Tommy Mars - tastiere
Robert Martin - tastiere, sassofono, voce e alphorn
Scott  Thunes - basso e voce
Steve Vai - chitarra
Chad Wackerman - batteria
Ray White - chitarra e voce
Frank Zappa - chitarra e voce
Special guest: Massimo Bassoli


Premessa by George

Da molto tempo avevamo trascurato la serie "Historic Prog - or not Prog - Bands Live in Italy" ed era giunto il momento di riprenderla. Ho molti contributi in sospeso che prima o poi troveranno spazio sulla Stratosfera. Quest'oggi voglio pubblicare questo celebre live del grande Frank Zappa, ricordato non solo per la musica ma anche per i disordini che accaddero nello stadio. Sempre pronti a distinguerci e a farci riconoscere. Il concerto dura meno di un'ora, anche perché venne interrotto. Il caos è ben documentato nella registrazione. Lascio ora la parola all'amico Gaetano Simarco, che mi ha inviato i file insieme alle copertine e alla recensione. Spendo due parole per quest'ultima, molto precisa e dettagliata, ricca di particolari che ci riportano al clima di allora. Complimenti Gaetano e grazie per questo bel regalo.


Recensione by Gaetano Simarco

Dopo l'esibizione al Palermo Pop '70 del virtuoso Tony Scott, pseudonimo di Anthony Joseph Sciacca,  tra i più grandi clarinettisti jazz di tutti i tempi, un altro figlio di emigranti siciliani calca le scene sul terreno dello Stadio La Favorita: Frank Zappa, siciliano di terza generazione, per la precisione di Partinico, personaggio incatalogabile, vero e proprio cappellaio matto del rock’n’roll, musicista capace di spaziare a tutto campo dal rock, alla musica classica, passando dal jazz alla musica demenziale. 
Siamo in piena estate del 1982 e dopo Danimarca, Svezia, Germania e Inghilterra, Zappa conclude il tour nel Vecchio continente (quello che poi darà vita all'album "The man of Utopia") con una lunghissima tournee nel nostro Paese.
Queste nel dettaglio le date italiane: 
2 luglio Torino (Stadio Comunale), 3 luglio Bolzano (Stadio Comunale), 4 luglio Bologna (Quartiere Fieristico), 5 luglio Genova (Stadio Marassi) 7 luglio Milano (Parco Redecesio), 8 luglio Pistoia (Stadio Comunale), 12 luglio Napoli (Stadio San Paolo), e dulcis in fundo il concerto del 14 luglio per l'appunto a Palermo dove il "Genio di Baltimora" concluderà il suo tour europeo allo Stadio La Favorita. 


La città e i palermitani, sovente bistrattati per ospitare kermesse di musica rock dopo le parapiglie del Festival del '72, possono finalmente condividere una occasione di tale portata che in Sicilia non si vedeva da tempo, accogliendo la musica e la genialità di una icona e mostro sacro del rock mondiale. 
Tre giorni prima del concerto la nazionale Italiana trionfò in Spagna conquistando il suo terzo Mondiale, e la città aveva festeggiato insieme al resto della penisola. E' comunque un brutto periodo: la mafia fa quello che vuole e il capoluogo si guadagna paragoni poco invidiabili. Si spara e si piange con strade sventrate da autobombe, vetrine infrante a colpi di mitra, cadaveri lanciati per strada. Dopo la sanguinosa strage della circonvallazione sarà sterminata metà della famiglia del pentito Buscetta, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, il deputato Pio La Torre, le loro scorte, i loro familiari, agenti di polizia, militari dei carabinieri e pure altri mafiosi, in una mattanza che pare non finire mai. 
Palermo non è il posto migliore per organizzarvi un concerto, oltretutto i promotori dell'evento che hanno calendarizzato la serata non hanno fatto i conti della coincidenza con la tradizionale festa di Santa Rosalia. Il 14 luglio è consacrato alla Santuzza, e nessuno, neanche il genio musicale di Frank Zappa può distrarre i palermitani dalla devozione alla patrona. La scelta della data e quella logistica sinceramente è discutibile.


Fatto sta che l'afa cittadina prepara un amalgama perfetto tra sacro e profano e Palermo si divide in due: i devoti che si incamminano verso il luogo della processione dove impazzano i fuochi per celebrare la Santa, chi invece è in fibrillazione per il concerto dove si sprigiona l'adrenalina per l'ultima tappa europea di Zappa. Ad attendere la star americana, atterrata con i suoi pard sul prato dello stadio, in questo mercoledì sera da leoni, c'è una Palermo straripante di entusiasmo pronta al riscatto e quando iniziano le danze, il pubblico che si sente e affolla le gradinate, saluta con un boato. Il palco, con decisione discutibile, è allestito all'altezza del centrocampo. La resa visiva e acustica è disastrosa e la musica arriva quasi difettosa. Si aprono così le danze in modo promettente come un evento finalmente normale e speciale, proiettando gli astanti in una dimensione speciale, quella del grande rock con Frank chitarra e voce accompagnato da una band formidabile di cui facevano parte, fra gli altri, Ed Mann alle percussioni, Tommy Mars alle tastiere, Bobby Martin alle tastiere, sassofono, voce e alphorn (strumento musicale a fiato, di legno, a tubo conico lungo anche fino a quattro metri), Scott Thunes al basso e voce, un giovanissimo ventiduenne Steve Vai alla chitarra, Chad Wackerman alla batteria, Ray White alla chitarra e voce. 


I musicisti coinvolti iniziano a suonare, macinando quella impressionante miscela di jazz, rock, blues, fusion e cabaret che è l’indecifrabile marchio di fabbrica del musicista. C'è euforia e si respirava l'aria del grande evento finché dopo una succulenta mezz'ora di buona musica il concerto è già quasi tutto finito. Si crea il caos dopo che alcuni dei presenti decidono di scendere sul terreno per avvicinarsi al palco, seguiti poco dopo da altri in scia, invadendo il prato. Le forze dell'ordine intervengono prontamente e pesantemente e sul prato e sugli spalti iniziano a piovere lacrimogeni il tutto nell’incredulità della band sul palco, che inizialmente continua a suonare. La folla inferocita viene caricata dalla polizia. Si scatena il panico totale. Un candelotto finisce sul palco e sfiora i musicisti. La Band continua lo show nonostante le lacrime e i fumi. Dopo un pò, durante l'esecuzione di "Cocaine Decisions", Frank, conscio del difficile momento, urlando a viva voce, chiama al microfono l'amico e biografo Massimo Bassoli (amico, fotografo e biografo dello stesso Frank ed autore del brano "Tengo na minchia tanta") che prontamente rivolgendosi alla folla la esorta a rimanere tutti seduti e calmi. "Massimo, what is happening?".  "E' tutto a posto", cerca di rincuorarlo l'amico. Allo stadio sta succedendo l'impossibile.  Zappa ripete: “Easy, easy”, “state seduti, sit down” cercando di riportare calma tra il pubblico inferocito e le forze dell’ordine tra spari e lanci di pietre e lacrimogeni. 


La Band, nonostante le difficoltà, propone altri tre bani poi, sotto il fuoco incrociato, abbandona il palco, dopo l’ennesimo appello di Zappa alla tranquillità. Si decide di sospendere e abbandonare il palco così dopo neanche 40 minuti i musicisti rientrano negli spogliatoi. L'esibizione si è conclusa bruscamente a fronte degli aspri scontri che hanno funestato il concerto per i violenti diverbi tra pubblico e polizia, il classico corollario di imprevisti che caratterizzava più o meno quasi tutti i grandi concerti rock in Italia in quegli anni. Termina così, con il fuggi fuggi generale, l’attesissimo concerto di Frank Zappa a Palermo. Fu una concomitanza di eventi a determinarne il fallimento, la ricorrenza di Santa Rosalia e la tensione per le recenti stragi di mafia. L'episodio ebbe pesanti conseguenze sulla circuitazione a Palermo di grandi artisti e infatti, conclusa l'estate del 1982, per diversi anni lo stadio fu escluso da eventi musicali di grande richiamo. 


Un ottimo resoconto di quel concerto e della visita alla città natale dei suoi parenti lo troviamo nel bellissimo documentario di Salvo Cuccia "SUMMER 82 WHEN ZAPPA CAME TO SICILY", che racconta il suo di viaggio con il padre dalla città dove era militare, a Palermo per vedere il concerto della sua star nella terra natia. Film documentario commovente dove si inseriscono storia personale, storia dello sfortunato concerto e storia del ritorno nella città di Partinico degli eredi del genio nel 2012
"Seduti per favore!" è invece il documentario diretto dall'attore e regista statunitense Alex Winter dal titolo "Zappa". Il lungometraggio è online sulle principali piattaforme di video e film in streaming.
Buon ascolto



Post by George - Words & Music by Gaetano Simarco


lunedì 27 settembre 2021

Antonio Infantino: dai Tarantolati di Tricarico alla taranta brasiliana (1976 -1979) - capitolo 2

 Antonio Infantino ed il Gruppo di Tricarico - 1976
La morte bianca (Tarantata dell'Italsider) (vinyl)


TRACKLIST:

01. La morte bianca (Tarantata dell'Italsider)
02. La gatta mammona
03. Piazza del Sud
04. Vengo da Gerusalemme (La Morra)
05. America, riso e fagioli


Gruppo di Tricarico:

Antonio Infantino, Agostino Cortese, Antonio Grassi, Antonio Guastamacchia, Franco Ferri, 
Giancarlo Infantino,  Marcello Semisa, Pasquale Carelli, Pietro Campisani, Pinuccio Salierno
Raffaele Gioioso, Rocco Paradiso
Mino Vismara - violino


Chiudiamo con questo post la carrellata dedicata ad Antonio Infantino e alla sua produzione discografica in vinile degli anni '70. "La morte bianca" è il secondo disco attribuito ad Antonio Infantino e al suo Gruppo di Tricarico. Viene pubblicato dall'etichetta Folkstudio nel 1976 e distribuito dalla Fonit Cetra. Come sempre questo vinile non è stato ristampato negli anni a seguire. Il lato A del disco contiene la lunga suite "La morte bianca (Tarantata dell'Italsider)", una denuncia sulle morti nei luoghi di lavoro e sullo sfruttamento dei lavoratori nello stabilimento Italsider di Taranto. E' forse il testo più politico scritto da Infantino. "Stare lì, in trance, davanti alla macchina. All'improvviso arriva la morte in fabbrica, arriva la morte bianca". Con questo brano il Gruppo di Tricarico raggiunge la vetta più alta della canzone di denuncia. Il lato B offre quattro brani, uno dei quali incentrato sul tema dell'emigrazione (America, riso e fagioli). Sia "America" che "Piazza del Sud" si discostano dai ritmi ossessivi della tarantata. "La gatta mammona" verrà ripresa nel 1999 da Infantino con i 99 Posse. L'album è stato registrato a Roma, nello Studio Junior.


Antonio Infantino - 1979 - La tarantola va in Brasile (vinyl)


TRACKLIST:

01. Superstrada degli immigranti   2:47
02. Carnaval   3:26
03. Paradiso tropicale   2:15
04. ...O futtboll   2:50
05. 5 stelle   3:30
06. Padre nostro   2:15
07. E canto   2:00
08. Asa Branca   5:00
09. Scuola di samba   3:24
10. La palma e il grattacielo   2:11
11. La partita è finita   5:22
12. Addio amor   0:54


MUSICISTI

Antonio Infantino - chitarra, cori
Rodolfo "Rudy" Grani Jr. - basso elettrico, chitarra
Eduardo "Dudù" Portes De Souza, Eduardo Edù" Rocha - percussioni
Josè "Papete" De Ribamar Viana - quica, birimbao
Emílio "Queiroz" Carrera - piano, organo
Carlos "Carlao" Alberto De Souza, Sergio "Mineiro" Werneck Muniz - archi
Marcio "Marchinho" Werneck Muniz - sax tenore, flauto
Fafá De Belém - voce


. Nel 1977 Infantino pubblica "Follie del divino Spirito Santo" (come precedentemente ricordato è già presente sulla Stratosfera) e prende parte con grande successo al Premio Tenco. Le cronache ricordano che il pubblico dell'Ariston si è messo a ballare per la prima volta. Nel 1978 si reca in Brasile dove, con la partecipazione attiva di popolazione e scuole di samba, unisce i due generi musicali, taranta e samba, pubblicando il "documentario sonoro" in forma di LP, Quest'ultimo disco degli anni '70 (come tutti gli altri mai ristampato) viene pubblicato nel 1979 dall'etichetta Polydor. Registrato e mixato nel mese di aprile 1979 a San Paulo in Brasile, vede la presenza di una folta schiera di musicisti al fianco di Infantino. Un salto stilistico deciso,  che si distanzia dalle sonorità del Gruppo di Tricarico. grazie ad una robusta presenza di percussioni e ad una vocalist d'eccezione quale Fata DeBelem.

Fata DeBelem

 . Sempre in Brasile esercita la professione di architetto progettando istituti religiosi, sistemazioni urbane, centri sanitari e strutture alberghiere nell'area di San Paulo. Nel 1983 torna a collaborare con Dario Fo musicando il suo "Arlecchino" in occasione della Biennale di Venezia. Nel 1984 compone l'opera "La fattoria degli animali", utilizzando campionamenti di versi di animali reali. Successivamente, firma la colonna sonora dei film "Ternosecco" di Giancarlo Giannini e "Vincere per vincere" di Stefania Casini.


Nel 1989 compone le musiche per lo spettacolo "Tricolore triste", allestito ad Anversa dal gruppo teatrale belga Nieuwe Scene. Dello spettacolo Infantino cura anche le scenografie e i costumi. Sempre in Belgio, dipingendo quadri, indaga sui rapporti tra musica e colore pittorico, ricevendo il premio e la laurea honoris causa in Belle Arti da parte dell'Accademia Reale Fiamminga. Nel 1996 presenta l'album "Tarantella Tarantata" (me lo ha appena inviato l'amico Gaetano Simarco e finirà in un prossimo post) ed espone dei suoi quadri presso il Parlamento Europeo di Bruxelles, in una mostra dal titolo "Danza Cosmica: danza, suono, colore". Nel 1997 assieme ai 99 Posse riedita "La gatta mammona", brano incluso ne "La morte bianca".  Nel 1998 pubblica "Succhà", una nuova antologia di poesie edita dalla City Lights Bookstore di Lawrence Ferlinghetti. La sua attività artistica prosegue per tutti gli anni 2000, fino al 2018 quando muore nella sua abitazione di Firenze a causa di un malore.
(grazie a Wikipedia per queste informazioni)
Siamo giunti alla fine, cari amici, Non mi resta che augurarvi il consueto buon ascolto.


LINK La morte bianca
LINK La Tarantola va in Brasile

Post by George

domenica 19 settembre 2021

Antonio Infantino: dalle origini ai Tarantolati di Tricarico (1967-1975) - capitolo 1

 

Probabilmente molti di voi si ricorderanno di Antonio Infantino, altri magari un po' meno. E' scomparso nel 2018 e la sua dipartita non ha destato eccessivi clamori. Eppure tre anni fa se ne è andato uno tra i maggiori esponenti della musica etnica meridionale. Il suo nome è legato in particolare al tarantismo (o tarantolismo), una sindrome culturale di tipo isterico riscontrata nel Sud Italia, che nella tradizione popolare è collegata ad una patologia causata dal morso di un ragno, la tarantola, appunto. La cura tradizionale di questa sindrome isterica consiste in una terapia musicale durante la quale il soggetto viene portato ad uno stato di trance nel corso di sessioni di danza frenetica, dando luogo ad un fenomeno che è stato definito un "esorcismo musicale". 
Bene, terminata questa dotta introduzione (grazie wikipedia) torniamo al nostro Antonio Infantino e alla sua produzione culturale e musicale. Antonio è stato anche poeta e pittore, oltre che compositore e architetto. Oltre alla sua musica, e ai suoi ritmi del tarantismo, non vanno dimenticati i testi, impegnati e di natura sociale e politica. Lo scopriremo strada facendo, seguendo in modo cronologico il suo percorso musicale degli anni '70, con l'unica eccezione del disco di esordio datato 1967. o meglio la sua discografia in vinile

Antonio Infantino - 1967 - Ho la criniera da leone, 
perciò attenzione (vinyl)


TRACKLIST

01. Ho la criniera da leone (perciò attenzione)   2:06
02. Il Cantico delle Creature   3:18
03. Come sei carina   2:40
04. Titinch - Titanch: Ah Si!   2:58
05. Alla mia età   3:08
06. Caramella   2:10
07. La mia ragazza si chiama Nuzziata   2:20
08. Che cosa c'è (nella scatola cinese)   2:40
09. Nella gabbia dei leoni   3:01
10. C'è una donna   2:36
11. Io sto bene   2:55
12. Spara, ma fuochi d'artificio   3:38


(from wikipedia)
"Antonio Infantino nasce a Sabaudia e dall'età di 20 anni matura varie esperienze artistiche, spaziando dalla musica performativa e gestuale all'elettronica e al free jazz, con Vittorio Gelmetti, Sylvano Bussotti, Pietro Grossi, Charlotte Moorman, Giuseppe Chiari, Alvin Curran e con altri artisti di poesia visiva. Nel 1966 comincia ad esibirsi dal vivo al Folkstudio di Roma e al Nebbia Club di Milano, divenendo uno dei protagonisti del beat italiano, come documenta Fernanda Pivano in "Mondo Beat" ed un ritaglio del Corriere della Sera dell'epoca, quando passò una notte in cella dopo essersi aggirato per Milano con la corona di una Madonna in testa. Nel gennaio 1967 la Feltrinelli pubblica un quaderno di sue poesie dal titolo "I denti cariati e la patria 1966", con introduzione della stessa Pivano, che si rivela uno dei più alti esempi di beat italiano, tanto che Infantino viene invitato a tenere delle letture insieme ad Allen Ginsberg. Nello stesso anno esce il suo primo album, "Ho la criniera da leone (perciò attenzione)", registrato a Milano con gli orchestrali della Scala (non capita proprio a tutti) per la Ricordi". L'unico altro musicista accreditato sulla copertina del disco è Enzo De Re alle percussioni. 
Come definire un disco del genere? Sicuramente un album di "rottura" rispetto al panorama musicale italiano di allora, un disco dai toni intellettuali, con test apparentemente facili, che traspongono in musica le poesie di Infantino. L'ironia domina tra i solchi (Come sei carina, Alla mia età, La mia ragazza si chiama Nuzziata, Io sto bene - i più significativi) e la canzone sociale si affaccia solo  in alcuni brani. Lo ritroveremo solo otto anni dopo. Il vinile non è mai stato ristampato. Peccato veramente.


Nel 1969 Antonio Infantino collabora con Dario Fo e Franca Rame per lo spettacolo "Ci ragiono e canto n. 2", componendo e interpretando insieme a Enzo Del Re i brani Avola e Povera gente, che narrano, rispettivamente, l'eccidio di Avola e il dramma dell'emigrazione meridionale. Il passaggio alla canzone politica è oramai avvenuto. 



Antonio Infantino e il Gruppo di Tricarico - 1975 - I Tarantolati
(vinyl)


TRACKLIST:

01. L'Aliv
02. Michele Salomone
03. Al mare
04. L'Avola
05. Tiritupt
06. Cubba Cubba
07. Ninna Nanna
08. Pezca Pezca
09. Vuressia


GRUPPO DI TRICARICO

Agostino Cortese, Antonio Dell'Aquila, Antonio infantino, Domenico Maglietta, Enrico Pirro, 
Federico Zarotti, Giuseppe Salierno, Marcello Semisa, Pasquale Carelli, Pietro Campisani, 
Raffaele Gioioso, Rocco Paradiso


Registrato dal vivo nel 1975 al Folkstudio e a Tricarico, il disco rappresenta il debutto discografico di Antonio Infantino con il suo Gruppo di Tricarico e le musiche dei Tarantolati. Anni luce rispetto al disco di esordio di otto anni prima. "Il gruppo è totalmente aperto e nel corso degli anni molti musicisti si alterneranno nell'ensemble. Il merito di Infantino e del suo Gruppo è quello di avere stravolto e reinventato il repertorio tradizionale della Basilicata, creando un canzoniere del tutto nuovo e originale, Si passa dalle ninne nanne alle filastrocche infantili, ai canti di festa e di denuncia contro i problemi atavici del Meridione quali disoccupazione ed emigrazione, il tutto basato spesso su ritmi ossessivi e ipnotici, suonati con strumenti poveri della tradizione meridionale, come il cupo cupo, accompagnati da chitarra battente e percussioni. Con i Tarantolati di Tricarico Infantino pubblica tre dischi, I Tarantolati (1975), La morte Bianca (1976) e Follie del divino spirito santo (1977). Nel 1979 la Polydor pubblicherà "La Tarantola va in Brasile". Il disco qui proposto, così come quello di debutto, non è mai stato ristampato. Finisce qui il primo capitolo dedicato ad Antonio Infantino. Nel prossimo ascolteremo "La morte bianca - Tarantata dell'Italsider" e "La Tarantola va in Brasile". "Follie del divino Spirito Santo" (1978) è già presente sulla Stratosfera, insieme ad un bootleg del 1979. Li ritroverete qui
Per il momento vi auguro buon ascolto


LINK Ho la criniera da leone (1967)
LINK I Tarantolati (1975)

Post by George