domenica 8 dicembre 2019

Vari autori - 1971 - Rebus


TRACKLIST :

A1 - B. Nicolai, F. Carpi - Ghetto (2:35)
A2 - B. Nicolai - Tra Sogno E Vita (4:27)
A3 - G. Tommaso - Dissenso (2:20)
A4 - B. Nicolai - Ansioso I (1:03)
A5 - F. Tamponi - Strada Pericolosa (3:11)
A6 - B. Nicolai - Ansioso II (1:20)

B1 - A. Alessandroni - Sul Campo Di Battaglia (2:40)
B2 - A. Alessandroni - Sul Campo Di Battaglia II (1:14)
B3 - B. Nicolai - Confusamente In Fretta (2:53)
B4 - B. Nicolai - Climax (3:10)
B5 - F. Carpi - Ostinato Meccanico (1:40)
B6 - F. Tamponi - Soft Ground (3:47)

A5 e B6 Composte da Leopoldo Perez Bonsignore [Uncredited]

   

Vi presentiamo in questo post una delle più rare e ricercate raccolte italiane di sonorizzazioni (anche dette "library music") dei primi anni 70. Stampato dalla mitica (per i cultori del genere) etichetta Sermi in, si dice, sole 300 copie, raggiunge quotazioni di diverse centinaia di euro nei vari e-market. L'album è una specie di compilation, vista la partecipazione di diversi autori di album di sonorizzazioni, i più conosciuti dei quali sono Bruno Nicolai, Alessandro Alessandroni ed il futuro Perigeo Giovanni Tommaso (questi ultimi già presenti con diversi lavori sulla stratosfera).


Le atmosfere del  disco vanno dalla psichedelia all'industrial, con vari brani atti a creare tensione; vi è un buon uso di chitarra distorta ("Sul campo di battaglia" I e II) ed una diffusa e sana tendenza alla sperimentazione, il che non è mai un male. Una mezz'ora di musica che scorre veloce, grazie alla varietà dei brani, e che sicuramente entusiasmerà i cultori del genere library, ma non solo.
Buon ascolto...


Post by Captain

P.S. - Menzione speciale al primo che risolve il peraltro facilissimo rebus 😉

venerdì 6 dicembre 2019

Various - 1998 - Notturno Etrusco (I migliori gruppi di musica etnica del Festival di Tarquinia)


TRACKLIST:

01. Marco Schiavoni - Tema dell'aria  5:31
02. Nicola Alesini - Anínas  4:33
03. Dissòi Lògoi (Ensemble Tages) - Amptruabat/Redamptruabat  12:55
04. Mauro Palmas - Tyrrhenica "Nodas"  4:04
05. Consoli-Leopizzi Trio - 24 novembre  4:37
06. Marco Schiavoni - Il piccolo Tagète  2:36
07. Ensemble Galilei - Le gagliarde  2:53
08. Marco Schiavoni - ...Venivano da Oriente  7:12
09. Paolo Modugno - Maggi's Cave  7:11


Uno tra i dischi più belli e misconosciuti nel panorama della musica etnica, pubblicato nel 1998 e - da come scrive Marco Osel (che ringraziamo per l'invio dei file) - "uscito come allegato-omaggio ad una rivista". Il sotto titolo ricorda che le nove tracce appartengono "ai migliori gruppi di musica etnica del Festival di Tarquinia". Ovviamente di questo "festival" non vi è traccia. Altra cosa è il "Festival della Complessità", nato nel 2010. Ma qui siamo su altri campi culturali. 
Bene, tutto ciò detto, il mistero pervade questo CD compilation, sponsorizzato tra gli altri (vedi loghi sulla back cover) dalla Città di Tarquinia e dalla locale Università Agraria. Se avete informazioni aggiuntive sappiate che sono ben accette. 


Tutti i brani sono di rara bellezza ed è sicuramente apprezzabile lo sforzo creativo nel cercare di riprodurre suoni dal sapore antico, risalenti nientemeno alla antica civiltà etrusca collocata tra il IX e il I secolo a.C. nella terra di Etruria (Toscana. Umbria, Lazio, parte della Lombardia, del Veneto e della Campania). La musica era una presenza forte in questa civiltà. Ma cosa suonavano gli Etruschi durante la giornata? Molti strumenti, alcuni dei quali largamente utilizzati ancora oggi. 
Un primo strumento era il flauto, molto usato anche come mezzo per la caccia: secondo alcuni scritti, infatti, gli Etruschi usavano il suono dei flauti per attirare gli animali fuori dalle loro tane per poi catturarli con l’ausilio di cani e reti. Durante i banchetti, invece, non era raro ascoltare il suono delle trombe, con cui si dava il ritmo ai danzatori. Ma tra gli strumenti che forse più gli Etruschi suonavano di più vi era l’aulos, un tipo di flauto inventato da loro stessi, formato in realtà da due flauti uniti e che produceva un suono simile a quello della cornamusa. Arricchivano il panorama  i crotali, formati da pezzi di legno tenuti insieme da un anello che gli Etruschi suonavano come oggi si fa con le nacchere. Gli strumenti a corda, oggi dominanti nella musica etnica, erano allora sconosciuti. A questo punto fate serenamente un viaggio a Tarquinia e nel resto dell'Etruria. Ne vale veramente la pena: tombe, affreschi e meravigliosi spazi aperti sono a vostra disposizione. 


Siamo alle conclusioni: ogni musicista o gruppo presente nella compilation meriterebbe un discorso a sé. Alcuni di essi vantano una copiosa discografia, Alcuni sono conosciuti, altri un po'meno. Non è escluso che prima o poi dedicheremo questi spazi ad alcuni di essi. Per il momento gustatevi questa delizia. Grazie ancora ad Osel per il pregevole regalo.
Buon ascolto.



Post & words by George - Music by Osel

martedì 3 dicembre 2019

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 61 - Henry Cow, Festa di Unità Proletaria, Cervia (RA), 23 luglio 1978 (with bonus mini CD live 1975)


TRACKLIST CD 1:

01. +Soundcheck + Stage Intro
02. Viva Pa Ubu (cont'd) / The Big Tune
03. The March
04. Half The Sky Intro / Falling Away 1 
05. Woodwind intro / Falling Away 2
06. Improvisation


TRACKLIST CD 2:

01. Slice
02. Look Back
03. Industry
04. Waking Against Sleep
05. Ruins Variations-Free-Virgin Of Illinois
06. Scotland the Brave / Half The Sky


LINE UP

Fred Frith: guitar, bass, viola, vibes
Tim Hodgkinson: keyboards, treated guitar, alto and baritone sax, clarinet
Lindsay Cooper: bassoon, oboe, soprano, recorder
Anne-Marie Roelofs : trombone, violin, toys
Chris Cutler : drums, percussion, noises


Cari amici stratosferici, siamo oggi alle prese con gli Henry Cow, quasi certamente la band più coraggiosa, rivoluzionaria, sperimentale e sinceramente alternativa di tutta la scena musicale inglese. Nata a Canterbury nel 1968, si è soliti considerarla canterburiana di adozione per gli importanti contributi dei musicisti a quella scena. Fred Frith suonò spesso con Robert Wyatt, Lindsay Cooper con Egg e Steve Hillage, entrambi anche con Mike Oldfield, John Greaves con i National Hrealth e via discorrendo. Musica molto difficile quella degli Henry Cow (e questo concerto ne è una testimonianza), solo occasionalmente riconducibile alle classiche armonie della scuola di Caanterbury, ma soprattutto una consapevole politica pressoché unica nella scena rock. Fred Frith e Tim Hodgkinson furono i due fondatori. Il nome della band derivò da quello del compositore americano Henry Cowell (quindi nulla a che fare con la "mucca Henry"), maestro di Gershwin e Cage. Fin dagli esordi, con le copertine dei primi album caratterizzate dal calzettone che cambiava di colore ad ogni uscita, combinarono rock e sperimentalismo, teatro di strada, spirito dadaista e citazioni colte. Gli Henry Cow presero forma definitiva nel 1973, specie nei concerti live, accompagnando tra l'altro Mike Oldfield nella versione dal vivo di "Tubular Bells".  Cooptati dalla Virgin pubblicarono nel 1973 il loro primo storico LP, "Legend" (calzettone rosso e grigio). Secondo il batterista Chris Cutler le fonti di ispirazione abbracciarono Zappa e Beefheart, i Pink Floyd di Syd Barrett, i Soft Machine, Sun Ra, John Coltrane e Stockhausen, per arrivare a Magma e Faust. Un melting pot di suoni e di sonorità multiformi che resero unico il sound degli Henry Cow. Nel 1974 entrò nel gruppo la fagottista Lindsay Cooper (scomparsa nel 2013) , autrice di una ulteriore complessità dei suoni già piuttosto contorti, 


Seguì una fusione artistica con il trio anglo tedesco Slapp Happy che portò l'organico a otto elementi, più vari ospiti occasionali: il frutto di questa joint venture furono gli album "Desperate Straights" e "In Praise of Learning", entrambi pubblicati nel 1975. 
Le esibizioni live non si contarono, privilegiando consessi dove la lotta politica era dominante, Italia inclusa, nella quale gli Henry Cow stazionarono a lungo condividendo battaglie politiche di grande rilevanza all'epoca. Una selezione dei nastri dal vivo del periodo 1973-75 trovò posto sul doppi LP "Concerts", con alcuni estratti dal famoso tour nelle capitali (Londra, Parigi, Roma), con Robert Wyatt ospite sul palco, poco dopo l'incidente. La nascita del movimento "Rock In Opposition" (RIO), di cui gli Henry Cow furono artefici, segnò ancor di più il divario con la restante scena musicale e ancor di più con la Virgin, ben lieta di liberarsi di un gruppo scomodo, anti commerciale per scelta, dichiaratamente socialista e per nulla redditizio. E fu così che nel 1977 il contratto venne lasciato scadere. 


Nell'ultima parte della loro storia musicale il gruppo si ridusse a quartetto (Frith, Cutler, Hodgkinson e Cooper) per per poi trasformarsi in Art Bears. Il 1978 segnò la fine degli Henry Cow che incisero un ultimo album, "Western Culture" (caratterizzato, oltretutto, da una copertina orrenda, ripresa anche nel bootleg qui postato) ed effettuarono un farewell tour per salutare definitivamente i fan rimasti. Gli Art Bears sono invece un'altra storia e presto saranno ospiti su queste pagine. 


Il concerto che vede protagonisti gli Henry Cow è stato registrato il 23 luglio 1978 a Cervia, in provincia di Ravenna, in occasione della Festa di Unità Proletaria, giusto per non smentire l'impegno politico della band. Ne esce un doppio CD che raccoglie parte del canto del cigno "Western Culture", pubblicato nello stesso anno, con qualche traccia ripescata dal passato. Il concerto, lo premetto, non è di facile ascolto e i musicisti si lasciano andare a lunghi strumentali dal tono marcatamente free, liberi da schemi,  che raggiungono l'apice nella lunga "Improvisation", posta a chiusura del primo disco. Il quartetto è qui arricchito dalla presenza di Anne-Marie Roelofs, al trombone e violino. Il bootleg, non raro ma nemmeno di non facilissima reperibilità, è caratterizzato da una ottima qualità sonora. Io ho sempre amato gli Henry Cow: non so voi. Me lo direte nei commenti. 


BONUS CD
Henry Cow in Concerto 1977 
(vinile 7" - allegato al n. 4 della rivista "Gong")


TRACKLIST:

Parte I
01. Beautiful as the Moon - Terrible as an Army With Banners

Parte II
02. Udine


LINE UP

Fred Frith - guitar, piano, violin, xylophone
Lindsay Cooper - bassoon, flute, oboe, recorder, piano 
Chris Cutler - drums, piano Dagmar Krause - voice, piano  
John Greaves - bass guitar, voice, celeste, piano 
Tim Hodgkinson - organ, clarinet, alto saxophone 


Stratosferico bonus mini disc come compendio al concerto del 1978. Nel lontano 1977 il n. 4 della rivista "Gong" (unforgettable!), "mensile di musica e cultura alternativa", come recitava il sottotitolo, regalò ai suoi lettori un 7" ovviamente in vinile, che girava a 33 giri, contenente tre brani distribuiti su due facciate per u totale di 16 minuti di musica live. Le registrazioni risalgono al 1975, anche se non è certa la provenienza dei due brani collocati sulla prima facciata (probabilmente risalenti al 27 giugno 1975 a Roma, in piazza Farnese), mentre certamente, come indica il titolo, il brano posto sul lato B venne registrato al Palamostre Auditorium di Udine il 13 ottobre 1975. Il disco, citato anche in alcune discografie (vedi Discogs), è oramai praticamente introvabile. 


Si conclude qui la cavalcata live dedicata agli Henry Cow live in Italy. Un ultimo ringraziamento all'amico Danilo e al suo blog "Music Italy 70" dal quale ho tratto alcune immagini. 
A tutti voi auguro il consuete buon ascolto



Post by George


sabato 30 novembre 2019

Crystals - 1992 - Crystals (registrazioni del 1973)

Front cover Mellow - 1992
TRACKLIST:

1. Wrought Iron (4:00)
2. Time Out (3:14)
3. Feeling (5:00)
4. If She's Still Mine (3:56)
5. Sad Story (5:42)
6. Persian Carpet (3:53)
7. Policeman (4:31)
8. Woman Under Water (4:13)

Back cover Mellow - 1992
FORMAZIONE

Carlo Degani - voce solista, percussioni
Giorgio Piazza - basso
Giorgio Santandrea - batteria, percussioni
Marcello Todaro - chitarra acustica, chitarra elettrica
Nanni Civitenga - chitarre
Paolo Tofani - compositore (di tutte le tracce)


BREVE PREFAZIONE BY GEORGE
La proposta di postare questo gioiellini proveniente dagli anni '70 mi è giunta dall'amico Frank-One e visto che condivido con lui l'apprezzamento per questo lavoro,  eccovi di seguito la recensione dello stesso Frank-One. Il post è arricchito dalle copertine sia dell'edizione Mellow del 1992 che della Akarma del 2003. Non mi resta che ringraziare Frank-One per questo ottimo contributo e per il piacere di realizzare questo post a quattro mani.


COMMENTO BY FRANK-ONE
Quando entrai a far parte della famiglia della Stratosfera, questa era in auge già da anni, cosicché accadde che pubblicassi lavori già postati da altri amici che non ero stato capace di trovare tramite la ricerca “TAG”. E così quando il mitico George ci ha deliziato col suo lavoro su Giorgio “Fico” Piazza ho subito pensato : “Figurati se i Crystals non sono già presenti in questa grande creatura!”, e invece cerca che ti ricerca…nulla, ed allora provvedo subito.
I supergruppi, chi erano costoro? Beh, avete in mente Crosby, Stills, Nash & Young? E anni dopo gli Asia? Anche in Italia avevamo avuto proprio il Supergruppo : Ricky Gianco , Victor Sogliani dell’Equipe 84, Mino Di Martino de i Giganti, Gianni Dall’Aglio de i Ribelli, Pietruccio.Montalbetti de i Dik Dik, ed in tempi più recenti gli Extra. Bene! Nel 1973 quattro grandi musicisti appartenenti a gruppi altrettanto importanti si misero insieme ed incisero un album per la Cramps, che però non vide mai la luce. Il gruppo fu chiamato Crystals ed il titolo dell’album ebbe lo stesso nome della band. 
, i componenti della quale erano  Giorgio Piazza (Premiata Forneria Marconi), Giorgio Santandrea (Alphataurus), Marcello Todaro (Banco del Mutuo Soccorso), Nanni Civitenga (Raccomandata Ricevuta di Ritornoe poi Samadhi) con l'aggiunta del debuttante Carlo Degani alla voce e percussioni. 


Abbeveriamoci come spesso facciamo alla fonte dell’amico maestro AUGUSTO CROCE e il suo sito ITALIANPROG per avere notizie sui Crystals e il loro unico lavoro.

Con una formazione così importante, è strano che questo gruppo abbia avuto una vita così breve. I Crystals furono una specie di supergruppo composto da musicisti di grande esperienza, ex componenti di gruppi importanti sotto la guida di Paolo Tofani (Area ed Electric Fankenstein) che risulta compositore di tutti i brani. Il gruppo registrò un album da pubblicare su etichetta Cramps, ma per ragioni misteriose questo non accadde, e il disco è comparso solo in CD all'inizio degli anni 90 (pubblicato nel 1992 per la Mellow Record di Mauro “Faraone” Moroni – ndr). Inutile dire che la qualità dei musicisti è eccellente, nonostante una certa mancanza di originalità. I testi sono in inglese, anche se l’album ha lunghe parti strumentali, e il genere musicale è più vicino ai gruppi inglesi che al suono prog italiano. C’è un evidente influenza dei Led Zeppelin in Time Out, molto simile negli arrangiamenti musicali e vocali al tipico suono di Page e Plant, o in Policeman con un tocco di folk. Tutto sommato un documento interessante di quello che sarebbe potuto essere un gruppo importante nella scena italiana”.
Come già detto il lavoro fu pubblicato in formato CD solo nel 1992 dalla Mellow, per poi essere ristampato anche dalla Akarma nel 2003 sempre in CD ma con copertina differente ed in formato digipack.

Front cover Akarma - 2003
Una curiosità dell’album è la presenza del brano Feeling che compare anche in Electric Frankenstein, per quanto qui in versione più corta. D’altra parte non va dimenticato che l’autore dei testi e delle musiche fosse proprio Paolo Tofani. E’ molto strano che l’Akarma non abbia stampato anche il vinile di questo album, cosa già fatta con altri gruppi che non ebbero la possibilità di pubblicare ai loro tempi. Mi vengono in mente Moby Dick, Buon Vecchio Charlie o Bauhaus, quest’ultimo con le note interne scritte da quella gran bella persona che corrisponde al nome di Giorgio Meloni, uno dei più grandi esperti di Progressive e non solo italiano. Da parte mia sto facendo pressione sul mio caro amico Matthias Scheller (BTF/AMS) perché provveda almeno lui, come già fece con Buon Vecchio Charlie, ma sembra che qui il problema dei diritti sia molto complesso, per cui posso solo salutarvi con gli auguri di un buon ascolto e soprattutto di buona salute,  

Back cover Akarma - 2003

Post by George - Words & Music by Frank-One

domenica 24 novembre 2019

Serie "Italian Prog Now" n. 6 - Barafoetida - Buio scarlatto (2018) & Here comes the Raven (2019)

Dopo una lunga pausa, riprende la serie "Italian Prog Now" sulla stratosfera, assente addirittura dal 2015. Penso sia utile ricordare che in questa sede pubblichiamo lavori contemporanei con l'esplicita autorizzazione degli stessi artisti. Denny, tastierista dei Barafoetida, è stato in grado addirittura di oltrepassare questa contemporaneità, infatti oltre ai due album recentissimi che qui vi presentiamo, ha inviato al nostro blog anche un lavoro che sarà disponibile a febbraio 2020, e che pubblicheremo contemporaneamente alla sua uscita (non si chiude qui dunque la presenza di questa band molto particolare ed interessante sulla stratosfera)



Barafoetida - 2018 - Buio scarlatto

01 - Buio scarlatto
02 - La casa dalle cento finestre
03 - Preludio alla morte part.1
04 - Preludio alla morte part.2
05 - Monia
06 - Nel bosco di notte
07 - Quieta non movere
08 - La stanza delle mantidi nere
09 - Lugubria
10 - Finale



BUIO SCARLATTO è un progetto multimediale ideato dai BARAFOETIDA, l'unione di musica e immagini in movimento, ovvero la colonna sonora di un omonimo film horror. Ma solamente l'Ade sa quanto siano mutevoli le vie dell'Arte ed ora, l'album BUIO SCARLATTO è colonna sonora del film del regista romano Fabrizio Spurio: CRIPTE di imminente uscita.


L'album dei BARAFOETIDA non si limita ad essere solo una serie di composizioni da usufruire con la visione del film di cui,comunque, orgogliosamente vi raccomandiamo,ma è un opera musicale che sa muoversi di vita propria, dove gli autori hanno tentato una fusione tra la musica elettronica industriale moderna e le sonorità vintage del rock progressivo e della musica tipica dei film italiani di genere, usciti negli anni 70. BUIO SCARLATTO è un album dedicato agli amanti del rock orrorifico dei Goblin e agli appassionati dei più oscuri suoni dark elettronici. BUON ASCOLTO!



Le origini del nome Barafoetida:
Noi siamo di Rovigo, nel Delta del Po. Le acque del grande fiume  hanno alimentato vari miti e leggende. Il più conosciuto è il mito di Fetonte. Salito sul carro del Sole, non possedendo la forza necessaria per condurre i cavalli alati del padre, perde il controllo del carro. I cavalli, infatti, imbizzarriti, iniziarono a correre all’impazzata per la volta celeste, salendo prima troppo in alto, bruciando un tratto di cielo che divenne la Via Lattea. Poi scesero troppo vicino alla terra, devastando alcuni territori che divennero deserti. Per salvare la Terra, Zeus, adirato, scaglia un fulmine contro Fetonte, che cade, così, alle foci del fiume Eridano e muore. Le Eliadi, sorelle di Fetonte, piangono inconsolabili la sua morte e vengono trasformate in pioppi. Le loro lacrime sono mutate in ambra. Anche un amico di Fetonte, Cicno, lo piange sulle sponde, fino a quando gli dei, impietositi, lo trasformano in un candido uccello, il cigno. Gli Argonauti nelle loro avventurose navigazioni, si erano spinti fino alle acque dell’Eridano, (attuale fiume Po) là dove era caduto Fetonte. Essi ritrovarono il corpo ancora fumante che puzzava tanto che anche gli uccelli morivano all’istante. L’espressione odore fetido o fetente deriverebbe, quindi, da questo mito. Il mito di Fetonte ha ispirato i Barafoetida cioè Bara (che sta per sarcofago cioè la terra che fa da tomba a Fetonte, ovvero la terra polesana, il delta del Po e fetido da Fetonte), una band di Rovigo.


Barafoetida - 2019 - Here comes the raven

01 - Here comes the raven
02 - Honest
 03 - Tantrika
04 - Chemtrails & Haarp
05 - Two full moons & no sun
06 - Love never dies (Remastered 2018)
07 - Do my way (Remastered 2017)
08 - Laetitia! (Remastered 2017)
09 - kapalika (video version)


Here Comes The Raven è uscito il 3 Gennaio 2019 e contiene 9 brani. Here Comes The Raven, Honest feat. Antony Crepaldi (Ex Egofobica), Tantrika, Chemtrails & HAARP feat. Diego Banchero de IL SEGNO DEL COMANDO e la strumentale Kapalika che fa parte della colonna sonora di un cortometraggio "LA MARIONETTA" di Valentino Martelozzo in collaborazione con il body painter Massimo Dengo e la modella Beatrice Ganeo.



In aggiunta al Full Lenght sono stati inseriti il singolo Two Full Moons & No Sun uscito a settembre 2017 solo su bandcamp con la sua Doppelganger in italiano dal nome "Due Lune Senza Sole" . Questa traccia è dedicata all'avvento delle unioni civili in Italia. L'amore non ha colore nè sesso ma è l'unione di due cuori e due anime che si sono incontrate e hanno capito che il vivere insieme darà un reale senso alla loro vita. E nessuno ha il diritto di impedirlo. Inoltre sono presenti nell'' album 3 brani rimasterizzati facenti parte del nostro DEMO "A Coffinful of Secrets".



Di questi 3 brani, in coda all'album, "Laetitia! (Remastered 2017)" è il primo realizzato con la formazione attuale. Here Comes the Raven è una nostra autoproduzione ed è stata realizzata, composta e pensata dai "Barafoetida & Marco Fregnan". L'album è stato registrato nello studio dei Barafoetida mentre  il mix e il mastering è a cura di Giordano Sandalo del SINCRO studio di ADRIA (RO).




Formazione attuale :

Luke Warner - Lead vocal, computer programming, theremin, sound devices
Triplax Vermifrux - Lyrics, sound devices, computer programming
Denny Z - Keyboards, synthesizer, computer programming


Pubblico qui anche un estratto della mail dell'amico Denny, per la gentilezza da lui dimostrata, per creare un po' di hype in vista dell'anteprima del prossimo album e, non me ne vogliate, anche per le belle parole da lui spese per il nostro blog, che sono il combustibile alla base del nostro lavoro...

"Salve Captain, sono Denny e seguo "La Stratosfera" da sempre e spero possa continuare x secoli e secoli perchè a me del 1978 ha dato molto... Ti scrivo perchè spero che tu possa accogliere questa mia folle richiesta!!! Io ho una band dal 2010 circa e mi piacerebbe che fosse fatto un post con almeno gli ultimi 3 album ufficiali ... Ti passo un po' di info (poi in rete ne potrai trovare altre). Il trio si chiama Barafoetida, una band di musica Dark-Pop-Gothic.
 
Scrivo perchè sarei veramente felice di poter essere aiutato a far  ascoltare alcuni dei nostri lavori, compreso anche l'ultimo che uscirà in febbraio del prox anno e che vi posso già spedire in digitale e se possibile, voi in anteprima potete pubblicarlo per primi in febbraio (29 febbraio 2020) e nel caso voi decideste che ne valga la pena, avere una vostro super post.Abbiamo registrato già alcuni album autoprodotti (https://barafoetida.bandcamp.com/) e nel  febbraio 2020 uscirà l'ultimo dal titolo ''777 Obscura Somnia''. Il disco comprende musica composta da noi tranne una cover dei Sisters of Mercy (https://barafoetida.bandcamp.com/track/alice-the-sisters-of-mercy-cover-2). Il genere matrice è dark, con basi elettroniche, psichedelia e qualche elemento "metal" con testi inerenti il tantrismo, il futuro distopico. Tutti i brani sono stati eseguiti da noi tranne la chitarra  basso del brano ''God of Nothing'' dove abbiamo avuto l'onore di avere Diego Banchero de "Il Segno del Comando" e altre collaborazioni."


LINK Buio scarlatto (2018)
LINK Here comes the Raven (2019)

E per finire in bellezza, eccovi una lista di links per approfondire il lavoro di questa validissima band: link Bandcamp, link sito ufficiale, link Youtube, link Facebook, link Istagram, link Biography

Post by Captain, music covers and words by Barafoetida
 

venerdì 22 novembre 2019

Zauber - 1993 - Aliens


TRACKLIST:

01. Katre Van Dih (flute – Dino Pelissero)
02. Paralleli (harmonica, keyboards – Claudio Bianco; viola – Rossella Negro)
03. Inuit
04. Addio
05. Walser Soap (oboe, recorder – Massimo Sartori)
06. Katia (cello – Gianni Boeretto; flute – Guido Tonino Bossi)
07. Aliens
08. '81 (Piano Solo)


FORMAZIONE

Mauro Cavagliato: bass, guitars, xylophone, glockenspiel, keyboards, backing vocals
Massimo Cavagliato - drums, percussion
Gianni Cristiani - flute
Liliana Bodini - lead vocals, backing vocals,chime
Oscar Giordanino - piano, keyboards

OSPITI

Claudio Bianco - harmonica, backing keyboards (2)
Gianni Boeretto - cello (6)
Guido Tonini Bossi - flute (6)
Rossella Negro - viola (2)
Dino Pelissero - flute solo (1)
Massimo Sartori - oboe


Ritorniamo ad occuparci dei miei amati Zauber, band torinese già ampiamente documentata nelle pagine della Stratosfera. Ne parliamo tirando in ballo il loro bellissimo lavoro intitolato "Aliens", pubblicato dalla Mellow nel 1994 che segue, dopo tre anni di silenzio, l'uscita di "Est" del 1991. Ricordiamo ancora in questa sede che "Phoenix" del 1992, conteneva vecchie registrazioni risalenti al 1977. Si tratta quindi del secondo disco della rinascita degli Zauber, con testi scritti dal leader storico Marco Cavagliato. Le otto tracce sono il naturale prosieguo della seconda parte di "Est", che risente di influenze classicheggianti e sonorità mid-80's, con tratti strumentali di ottima fattura. Come recita la cover interna del CD "quasi tutte le parti solistiche di Aliens sono state suonate con strumenti acustici tradizionali".
Il prog delle origini permane nella struttura del disco, grazie alla presenza delle tastiere di Oscar Giordanino e del flauto di Gianni Cristiani. E che dire della voce di Liliana Bodini, sempre intensa e calda?  Il tocco classic-prog trova la sua completezza con la presenza di strumenti quali violoncello, viola, violino oboe e flauto, suonati dai numerosi ospiti in studio. Un disco di grande intensità, dispensatore di emozioni. Magari fatelo girare un paio di volte sul pc e nel vostro lettore CD. Lo apprezzerete ancora di più.
Buon ascolto.


LINK

Post by George

martedì 19 novembre 2019

SERIE BIMBITUDINE vol.4 + SERIE DOPPELGANGER n.19- Vinicius De Moraes ed altri- L'Arca- 1972 + A Arca de Noè - 1980



TRACKLIST "L'ARCA"

01 L'Arca (Vinicius de Moraes - Sergio Endrigo - Ricchi e Poveri - The Plagues) 
02 Le api (Vittorio dei New Trolls - The Plagues) 
03 Il gatto (Marisa Sannia - The Plagues) 
04 Il pappagallo (Sergio Endrigo - The Plagues) 
05 La papera (Vinícius de Moraes - The Plagues) 
06 La foca (Vittorio dei New Trolls - Franco dei Ricchi e Poveri - The Plagues) 
07 La pulce (Vinícius de Moraes - The Plagues) 
08 La bella famiglia (The Plagues) 
09 San Francesco (Sergio Endrigo - The Plagues) 
10 L'orologio (Vinícius de Moraes - The Plagues) 
11 Il pinguino (Marisa Sannia) 
12 Piccinina (Vinícius de Moraes) 
13 La pulce (Sergio Endrigo) 45 giri bonus track
14 La papera (Sergio Endrigo e Vinicius de Moraes) 45 giri bonus track

Riprendiamo la Serie "Bimbitudine" con un must del genere, vale a dire "L'Arca", un lavoro collettivo uscito nel novembre 1972 e incentrato su alcuni testi scritti da Vinicius De Moraes, il grande poeta, autore e poi cantante brasiliano portato in Italia anni prima da quella immensa figura che fu Sergio Bardotti. 
"L'Arca" nasce come libro di poesie per bambini pubblicato in Brasile qualche anno prima da Vinicius De Moraes, comprendente anche la celeberrima "La casa" inclusa già nel '69 nel disco "La vita, amico, è l'arte dell'incontro" che aveva fatto incontrare, appunto, lo stesso "Vina" con un altro grande poeta come Giuseppe Ungaretti, e un cantante affermato come Sergio Endrigo, oltre un giovane chitarrista come Toquinho, che da lì in poi farà coppia fissa con Vinicius. Proprio sulla scia de "La casa" nasce in Bardotti l'idea di mettere in musica quei testi, quasi tutti riguardanti il mondo animale (fanno eccezione "L'orologio", "La bella famiglia" e la finale "Piccinina"). Per realizzare il lavoro vengono coinvolti Luis Bacalov che, come già in "La vita, amico..." arrangia e dirige l'orchestra, e una schiera di cantanti della scuderia Fonit Cetra: lo stesso Endrigo (che canta il brano che ebbe più successo, "Il pappagallo": 300.000 copie), The Plagues, Franco dei Ricchi e Poveri, Vittorio de Scalzi dei New Trolls e Marisa Sannia, oltre naturalmente i due brasiliani.



Musicalmente il disco sprizza fantasia in ogni pezzo: la fanno da padrone, chiaramente, i vari ritmi brasiliani, affiancati tuttavia da sapori bandistici e circensi e da afflati orchestrali dove si sente la mano felice di Bacalov, autore anche di alcune musiche (anche se la maggior parte sono firmate da Toquinho, e altre tre da Paulo Soledade).
Difficile segnalare i pezzi migliori, anche se, a parere di chi scrive, "La papera", "La foca", "La pulce" (che inizia con un singolare minuetto), "Il pinguino" e, naturalmente, "Il pappagallo", sono una spanna sopra le altre. A proposito di quest'ultimo pezzo, forse pochi sanno che nacque proprio da Paco, il pappagallo leggendario (vivrà ben 46 anni!) che Endrigo aveva portato a casa dalla tournée brasiliana del '68 che seguì l'affermazione sanremese (lo stesso aveva fatto Bardotti, ma il suo era morto poco dopo): racconta Claudia Endrigo (nel libro "Sergio Endrigo, mio padre", Feltrinelli) che una sera, a casa di Endrigo, "Vina" sente il suo pappagallo ripetere la frase "Povero Paco!" con la quale spesso cercava di impietosire qualcuno per avere da mangiare, e così scrisse di getto la canzone (cofirmatari poi Endrigo e Bacalov), un pezzo che, tra l'altro, nasconde un sottotesto politico che allude alla figura dello stesso Vinicius, costretto all'esilio dalla dittatura militare brasiliana: "Pappagallo brasiliano/ il Brasile è ormai lontano/ Tu che libero sei nato/ te lo sei dimenticato".
A ribadire sottilmente l'aria impegnata dell'epoca, che soffiava anche dentro un lavoro del genere, e a strizzare l'occhio ai genitori, c'è anche "La foca" in cui, in un allegorico scenario da guerra fredda, la foca italiana è messa alle strette dalla foca americana ("mezza bianca e mezza nera, laureata in ingegneria, biologia, in allegria e mia zia, e regala sigarette") e quella russa ("punta in aria una falce e un martello, op! ecco che cadono, che peccato!").

Molto bella la confezione apribile del disco originale, con le varie illustrazioni e un pieghevole a forma di ogiva che si estende e presenta i testi delle canzoncine.



A testimonianza del notevole riscontro che ebbe l'album, c'è la serie di 45 giri che, in un arco di ben due anni, ne furono estratti: Le Api/La Foca, L'Orologio/Piccinina, Il Gatto/ Il Pinguino, Il Pappagallo/S.Francesco, La Pulce/La Papera (in un'interpretazione di Sergio Endrigo inedita sull'album e che vi accludiamo come bonus tracks), L'Arca/La bella famiglia






In pratica, ogni pezzo del disco finì su 45 giri: se non è un record, poco ci manca. Da segnalare infine che nel 1975 uscirono due nuovi 45 giri (firmati De Moraes/Toquinho) con altri quattro pezzi a tema: Il porcellino/La civetta e L'aria/La Mosca (a tal proposito lanciamo un appello ai nostri fantastici lettori stratosferici: c'è qualcuno che potrebbe metterci a disposizione questi pezzi, così da rendere davvero completo questo post?).



"L'arca" da non confondersi con "L'arca di Noè" celebre e precedente 45 giri e poi LP dal vivo di Endrigo, ebbe un grande seguito tra i bimbi (e parecchi loro genitori) tanto da fare a sua volta da apripista a tutto un filone, nonché all'operazione "Ci vuole un fiore" (1974) che vedrà coinvolti Bardotti, Endrigo e Bacalov al lavoro sui testi di Gianni Rodari.

Il disco ha avuto diverse ristampe, prima in vinile (ma con confezione più spartana) e poi in CD, che per comodità riprendiamo (essendo uscito in Italia nel lontano 2004). Nessuna di esse contiene i pezzi inediti (o in altra versione) che vi abbiamo segnalato poco sopra.

Infine, consentiteci di segnalarvi questo Speciale della TV Svizzera in occasione del Natale 1972, dedicato alle canzoni per bambini di Vinicius De Moraes: veramente delizioso!








TRACKLIST "A ARCA DE NOE'" (1980)

01 A Arca De Noé (Chico Buarque e Milton Nascimento)
02 O Pato (MPB 4)
03 A Corujinha (Elis Regina)
04 A Foca  (Alceu Valença)    
05 As Abelhas (Moraes Moreira)
06 A Pulga (Bebel)
07 Aula De Piano (Frenéticas)
08 A Porta (Fábio Jr.)
09 A Casa (Boca Livre)
10 São Francisco (Ney Matogrosso)
11 O Gato (Marina) 
12 O Relogio (Walter Franco)
13 Menininha (Toquinho)
14 Final Orquestrado (Mazola)

Resta da chiarire il motivo per cui abbiamo inserito questo lavoro anche nella serie "DOPPELGANGER": il successo  del disco, pensato e prodotto, come abbiamo visto, in Italia, spingerà nel 1980 De Moraes, sempre in combutta con Toquinho, a pubblicare in Brasile un disco "fratello" (intitolato, tanto per fare ancora più confusione "A Arca de Noè"), coinvolgendo i suoi amici musicisti e cantanti, vale a dire il fior fiore della scena della MPB, da Chico Buarque a Milton Nascimento, da Elis Regina agli MPB4. Parliamo di disco "fratello" e non "gemello" perché nel passaggio tra Italia e Brasile in realtà cambia qualcosa: se restano in scaletta le versioni carioca di La Papera, La Foca (in una versione depoliticizzata rispetto all'originale italiana), Le Api, La Pulce, San Francesco, Il Gatto, L'Orologio, Piccinina, vengono cassate le altre a favore di nuovi ingressi: A Corujinha (La Civetta), Aula de Piano (Lezione di Piano), A Porta (La Porta), con il ripescaggio di A casa (La casa). Colpisce l'assenza de Il Pappagallo, considerando il notevole successo in Italia.



Curioso è anche il packaging di questo disco "fratello" brasiliano: al contrario di quello che si può vedere in rete, la copertina originaria esterna è del tutto bianca, con la scritta in basso "con todo o amor do Viniucius" scritta in blu. All'interno c'è una busta cartonata con i vari disegni colorati, con l'esplicita indicazione ai bambini di ritagliarli e incollarli sulla busta esterna, creando così la propria copertina personalizzata.


Addirittura nel 1982, a due anni dalla morte di "Vinà", come omaggio postumo di alcuni artisti, tra cui lo stesso Toquinho, uscirà anche un "A Arca de Noè 2" (che recupera tra l'altro O pingui (Il Pinguino), e O Porquinho (Il Porcellino). Una curiosità: in questo album postumo c'è un pezzo, O Pintinho (Il Pulcino), che vede come cofirmatari, oltre a Vinicius e Toquinho, anche i nostri Pippo Caruso e Sergio Bardotti: che sia un inedito de "L'arca"?

Con questo ultimo amletico dubbio vi saluto e auguro buon ascolto al bambino che è in voi.

LINK " A ARCA DE NOE'" (re-upload)



Andrea "Sprassolati"

P.S.- Per coincidenza, diversi miei cari amici ed amiche hanno, in un brevissimo arco di tempo, avuto bambini, o li stanno per avere. Permettetemi quindi di dedicare questo post ad Annalisa e Niccolò (e al piccolo Michelangelo), a Giacomo e Marialuce (e al piccolo Alberto), a Marilena e Maurizio (e alla piccola Marilù) e a Sandro ed Elena (e al piccolo Rocco).
Buona vita!