lunedì 6 luglio 2026

Serie "Bootleg" n. 374 - Premiata Forneria Marconi - Aosta Summer Festival, Area P8, 3 luglio 2026

 

TRACKLIST CD 1:

1. Intro 
2. Il respiro del tempo 
3. Suonare suonare 
4. Maestro della voce 
5. Dove… quando… 
6. La carrozza di Hans 
7. Romeo e Giulietta - Danza dei Cavalieri 
8. Band intro 
9. Impressioni di settembre

TRACKLIST CD 2:

10. Intro Traccia De André 
11. L’infanzia di Maria 
12. Bocca di Rosa 
13. La Canzone di Marinella (De André vocals) 
14. Un giudice 
15. Zirichiltaggia 
16. Volta la carta 
17. Il pescatore 

encore
18. E’ festa / Celebration / Impressioni di settembre 


FORMAZIONE:

Franz Di Cioccio - batteria, voce 
Luca Zabbini - basso, voce
Marco Sfogli - chitarra 
Lucio Fabbri - violino, cori 
Alessandro Scaglione - tastiere, cori 
Eugenio Mori - batteria


La Stratosfera, al fianco delle due trasmissioni radiofoniche del nostro mitico Frank-One, riapre i battenti con questo bootleg che più fresco di così se more...Il concerto della PFM risale infatti a venerdì scorso, 3 luglio, prima data del tour "Doppia traccia" che toccherà parecchie città italiane. "Doppia traccia", semplicemente perché lo show si divide in due tranche, la prima contenente una sorta di "greatest hits", con alcuni evergreen del gruppo, la seconda con un mix di cover di Fabrizio De André. Assente temporaneamente Patrick Djivas per i postumi di un infortunio al braccio, l'unico membro storico e "padre fondatore" della band è il nostro Franz Di Cioccio. Ero a conoscenza di questa data aostana della PFM che cadeva, purtroppo, durante la mia assenza. Ma la speranza è l'ultima a morire. Sta di fatto che al mio ritorno mi sono trovato i file dell'intero concerto, grazie alla buona volontà e alla generosità di uno dei tanti amici (che fanno le cose e preferiscono restare nell'ombra). 


Posso già prevedere i commenti di alcuni amici: "questa è solo una cover band della PFM guidata da Franz Di Cioccio", "erano bravi solo negli anni '70", "Di Cioccio è senza voce ed è meglio che smetta di cantare e suonare", ecc, ecc. Verissimo. Gli altri componenti si sono persi da anni per strada e non torneranno, così come non torneranno gli anni 70. . Ma basta un solo musicista storico per tenere viva l'immagine di una band? Il concetto vale anche per Vittorio Nocenzi col suo Banco, Michi Dei Rossi con Le Orme, Lino Vairetti con gli Osanna, Furio Chirico con i Trip, giusto per citare i maggiori. Per me la risposta e sì, fortemente sì. Io provo grande ammirazione per questi vecchi leoni che dopo una carriera durata numerosi decenni, hanno ancora la voglia (e la forza) di proporre i loro successi sui palcoscenici. Cosa dovrebbero fare questi musicisti oramai ottantenni, o quasi? Ve lo vedete Di Cioccio seduto al bar a giocare a briscola con un bicchiere di vino bianco? Di Cioccio è un musicista che non si è risparmiato nel corso dei decenni e ancora oggi riesce a sedersi dietro la sua batteria e suonarla senza problemi alla schieni (come purtroppo è successo al suo collega Phil Collins, da anni impossibilitato a suonare). Certo, la voce oramai se ne è andata quasi del tutto, prova ne è che le canzoni di De André vengono quasi recitate. : Ma guardatelo in foto questo storico eroe che riesce ancor a creare in noi la nostalgia per una musica oramai confinati nei libri di storia.


La recensione del concerto è stata oggetto di un lungo articolo, molto bello e dettagliato (con tanto di foto che ho carpito per realizzare il post) apparso sul quotidiano on line "AostaSera" il 4 luglio scorso, scritto dal mio caro amico e collega giornalista Chris, (che saltuariamente collabora con la Stratosfera). Sempre su "AostaSera" troverete un video che sintetizza lo show in 5 minuti.  Cliccate qui per la lettura integrale dell'articolo. Io vi riporterò solo le parti legate al concerto della PFM.


La recensione di Chris
Lo “zoccolo duro” del progressive italiano è vivo e, anche ad Aosta, lotta ancora con la Premiata Forneria Marconi. Non legioni di fan come un tempo, perché di anni dall’epoca d’oro ne sono passati una cinquantina (e l’età media si è alzata), ma quanti ne sono bastati nella serata di venerdì 3 luglio, a riempire l’abbondante migliaio di sedie posizionate dall’organizzazione nell’area P8 per l’esibizione della band capitanata da Franz Di Cioccio. La prima è, per l’appunto, il prog, in cui piove sul pubblico un “greatest hits” dei successi della band nata a Milano nel 1971. Ad Aosta si è aperta con Il Respiro Del Tempo, quindi Suonare Suonare. Maestro della Voce ha rinnovato, per molti spettatori, una promessa d’amore con il gruppo e Dove… quando…, scivolata sul far del tramonto, ha sprigionato tutto il suo potere evocativo. Di Cioccio lascia il microfono per salire alla batteria su La Carrozza di Hans e la sensazione continua ad essere che, se proprio dovesse (potesse?) esprimere una preferenza, picchiare sulle pelli (il verbo è proprio quello) gli risulta più congeniale che cantare. 


In quel momento, guardandolo sul palco ti ricordi che, quell’uomo dalla maglietta nera con la scritta “Randagio”, per l’anagrafe ha 80 anni. La domanda è universale (in alcuni scattata prima dell’inizio dello show, in altri durante): la performance è ancora all’altezza della nomea che precede la PFM? La risposta – pur se si moltiplicano i momenti in cui il nostro gioca alla creatura bizzarra e un po’ folle (di quelle che popolano il sottobosco prog) è: sì. E non deve stupire. In fondo, parliamo della stessa età di Patti Smith, Ian Gillian e John Paul Jones. Se poi cerchiamo delle rockstar più attempate, Eric Clapton ne ha 81, Bob Dylan 85, Mick Jagger 83 e Paul McCartney 84. Provate a dire quale di questi artisti ha appeso il microfono al chiodo. Nessuno? Ecco, perché dovrebbe farlo Di Cioccio?!
Assente Patrick Djivas (con il basso passato nelle mani dell’ottimo Luca Zabbini, da menzione come il chitarrista Marco Sfogli, il tastierista Alessandro Scaglione e il secondo batterista Eugenio Mori), l’altra “colonna” della PFM era rappresentata ad Aosta dal violinista Lucio Fabbri, entrato nella band ufficialmente nel 1980. Non ha bisogno di presentazioni, ma siccome qualcosa nel taccuino del cronista rimane sempre, riguarda l’arrangiamento rock-prog di Romeo e Giulietta – Danza dei Cavalieri. Sul brano, il suo violino fa a pezzi ogni convenzione che lo vorrebbe strumento classico. A trarre in inganno è forse che da fuori lo si vede suonato dalle mani di un musicista, ma a guidarle è il suo animo. Un concetto che torna prepotente anche sul brano che chiude la prima parte dello show, Impressioni di Settembre. Per milioni di persone nel mondo è l’inno della PFM. In quanto tale, non lo si commenta, lo si ascolta in silenzio. Scelta, va detto, parecchio condivisa ieri sera all’area P8.


Quindi Di Cioccio la tocca piano per aprire la seconda parte dello show: “Io considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti abbiano bisogno, di considerarlo come un uomo e di considerare come umani tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non si può imitarlo. Se lo si considera un uomo, sì… Fabrizio De André”.
La seconda traccia dello show, ça va sans dire, è quella dedicata al sodalizio tra la PFM e Faber, incarnato dal tour 1978-79, considerato ancor oggi uno dei momenti più importanti della musica italiana. La canzone d’autore (peraltro in un suo esponente tra i più intimisti e complessi, rispetto al quale non sarebbe sbagliato parlare di poesia) che incontra il rock-progressive.
L’omaggio sentito ieri sera ha viaggiato su coordinate non troppo diverse da quello sentito alla Saison Culturelle nel dicembre 2023, ma l’impatto emozionale si rinnova ad ogni occasione. Si parte con L’Infanzia di Maria, quindi Bocca di Rosa. La Canzone Di Marinella è sempre in grado di fermare il tempo, quando sulla musica della PFM si adagia la voce di De André registrata, e succede anche stavolta.


Un Giudice è forse il brano in cui si capisce di più cosa significhi vestire le liriche di Faber con i suoni nel DNA della PFM e Zirichiltaggia – in dialetto gallurese (cantato da Zabbini) – è un altro “amarcord” del tour di quarantotto anni fa. Gran finale, per la seconda traccia del concerto, con Volta La Carta e Il Pescatore. Richiamata a gran voce sul palco, la Premiata Forneria Marconi regala un medley conclusivo da cinque minuti e mezzo, in cui si fondono E’ Festa, Celebration e Impressioni di Settembre. Dopodiché, il sipario cala del tutto, dopo un’ora e mezza di musica. Andandosene non resta da pensare ad altro se non che il progressive è stata una meravigliosa forma (come, prima di lui, il jazz e il rock stesso) di contaminazione. Forse lo si dimentica troppo spesso.
E' tutto cari amici. Vi auguro buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Words by Chris & George

domenica 5 luglio 2026

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntate del 23 e del 30 giugno 2026)

 

Trasmissione andata in onda martedì 23 giugno 2026



Trasmissione andata in onda martedì 30 giugno 2026



Cari amici della Stratosfera, da oggi riprendono i lavori sul nostro blog, Con The Prog Side of the Moog ci siamo lasciati e con The Prog Side of the Moog ci ritroviamo. Nel frattempo sono in fase di preparazione i post del rientro. Qui abbiamo nientemeno che due puntate (quelle perse nel corso di queste due settimane che oggi recuperiamo) della trasmissione ideata e condotta dal nostro amico Frank-One. Credo che le sorprese non mancheranno, come sempre. Non aggiungo altro. 
Via auguro semplicemente buon ascolto.

Post by George & Frank-One

giovedì 18 giugno 2026

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntata del 16 giugno 2026)

 

Trasmissione andata in onda martedì 16 giugno 2026

Con questo post, come preannunciato, la Stratosfera fa un breve STOP di due settimane. Appuntamento subito dopo il 5 luglio. Nel frattempo, cari amici, date un'occhiata alla wishlist. Chissà che non salti fuori qualche sorpresa.

Led due trasmissioni radiofoniche del 23 e del 30 giugno verranno recuperate e postate subito dopo la riapertura del blog.

Buona ascolto



Post by George & Frank-One

mercoledì 17 giugno 2026

Ifsounds - Apeirophobia (CD, 2010)

 

TRACKLIST:

01. Anima Mundi - 7:21
02. Summer Breeze - 6:06
03. Last Minutes - 6:18
04. Aprile - 2:22
05.  Apeirophobia - 27:50


FORMAZIONE:

Elena Ricci - voce
Dario Lastella - chitarre, synth, voce
Claudio Lapenna - piano, tastiere, synth, voce
Franco Bussoli - basso
Enzo Bellocchio - batteria, percussioni

con:
Phil Naro - voce solista (1)
Andrea R. Garrison - voce solista (2)
Núria Palau, Alexandra Milas, Maria Miele, Armando Varriano - archi (4)
Luca Di Pardo - batteria (3,5)


Frank-One ha presentato un paio di settimane fa il brano di apertura di questo CD, "Anima Mundi", nel corso della sua "The Prog Side of the Moog" e io cosa ho fatto? L'ho invitato ad inviarmi tutti i file (con la track 5 completa, visto che sul web se ne trova una versione dimezzata di 12") per condividere l'album con gli amici della Stratosfera. Ed eccolo qui. Grazie, come sempre, amico mio. Fatti i doverosi ringraziamenti passiamo ora all'esame del nostro bel CD, che si presenta con un titolo alquanto interessante ma complicato. Il termine  apeirophobia deriva dall'unione di due parole dell'antico greco (se qualcuno di voi ha fatto il Liceo Classico forse lo saprà), apeiros (che significa infinito) e phobos (che significa paura o fobia), ovvero paura dell'infinito o dell'eternità. Chiusa la dotta citazione, passiamo ai contenuti: si tratta di un concept sulla coscienza dell'Uomo riguardo alla fine, non la paura della morte, ma - come sopra ricordato - la paura dell'infinito dopo la morte. 


La band ha fornito una propria biografia che vedrò di sintetizzare. Si tratta innanzitutto di un gruppo molisano, cosa abbastanza rara, fondato a Petacciato (un piccolo comune in provincia di Campobasso) nel 1993 col nome If (come il quasi famoso gruppo rock jazz inglese anni '70) poi rinominato Ifsounds nel 2009. L'inizio della loro carriera è simile a quella di altri gruppi: suonano nelle feste scolastiche e in piccoli festival rock locali, soprattutto cover di Pink Floyd, Queen, Police integrandole con qualche brano originale. Dopo  alcuni assestamenti nella formazione, nel 2004 gli If registrano "In the Cave", opera prima che darà il via ad una lunga serie di album (10 in studio e un live pubblicato nel 2025). Per leggere l'intera biografia potete cliccare qui per raggiungere il sito Prog Archives. 


In ordine cronologico quello oggi proposto è il quinto album della discografia degli Ifsounds. E'un album che amo molto, ad iniziare dall'introduttiva "Anima Mundi".  con la voce un po' orientaleggiante di Elena Ricci seguita dalla graffiante chitarra elettrica di Dario Lastella. Vi siete accorti che il refrain riprende, ovviamente a velocità maggiore, la melodia di "Grantchester Meadows" dei vecchi Pink Floyd? Sarà merito del grande amore degli Ifsounds per la band inglese? "Summer Breeze" è una morbida ballata acustica  (inizialmente per chitarra e voce) che sale di intensità nel segmento conclusivo. "Last Minutes" è un buon rock anni '70, aperto da basso e batteria seguito da un ottimo riff di chitarra elettrica. Un bel tuffo nel passato. "Aprile", dolce e malinconico, è il brano più anomalo di tutto l'album, suonato da un quartetto d'archi. Bello, non c'è che dire. Arriviamo così alla chiusura con la title track, una mini suite della durata di quasi 28 minuti. E' la sintesi perfetta di tutti gli umori e i suoni che pervadono il disco e che caratterizzano gli Ifsounds in questo periodo. Si tratta di un brano con forti tinte psichedeliche, con un'apertura molto floydiana. Dentro c'è di tutto: una miscela di suoni acustici (flamenco incluso) ed elettrici, con lunghi assoli di chitarra. Insomma, le vecchie Good Vibrations. 
 Morale: un disco che non mi sono ancora stancato di riascoltare (credo dopo 4 volte). Proviamo magari a cercare qualche altro lavoro di questa band. Sono certo che non ci deluderà. 
Intanto vi auguro buon ascolto.




    Post by George - Music by Frank-One

martedì 16 giugno 2026

Commento...ai commenti


Dopo aver letto 39 commenti, alcuni di questi molto lunghi e articolati (ma il dato è sicuramente parziale e credo stabilisca il record per la Stratosfera) non so veramente da dove iniziare per fornire delle risposte. Alcuni commenti confesso di averli trovati molto toccanti. Ho scoperto l'esistenza di un universo a me sconosciuto, composto da persone che ho visto metaforicamente per la prima volta, anche dalla Francia e dal Messico (ringrazio entrambi), tutte quante legate da un minimo comun denominatore che è l'amore e la passione per la musica, quella "che a noi ci piace" come direbbe Frank-One. Ma quelli che hanno scritto sono solo la punta dell'iceberg, lo so bene. Vorrei rispondere ad ognuno di coloro che ha lasciato il proprio commento e mi riprometto di farlo con calma nei prossimi giorni.

 Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno speso parole positive e di sostegno per il blog e per i suoi contenuti, fornendo anche spunti interessanti di lavoro per il futuro, a partire dagli amici e collaboratori più cari fino ad arrivare ad Augusto Croce, un amico del blog, un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli appassionati del progressive rock italiano, dal cui sito web molto spesso attingiamo a piene mani informazioni certe e accurate. Ho riflettuto non poco sulla attuale funzione o meglio sulla collocazione di un blog nell'attuale panorama della comunicazione, tema ripreso da molti di voi. Concordo con chi sostiene che in quest'epoca di comunicazione "mordi e fuggi", di news che si rincorrono sui social con ritmo frenetico, di sempre maggiore difficoltà con la lettura, avere a disposizione una pagina, un articolo corredato da immagini, da leggere e osservare con attenzione, rappresenti una pausa benefica. Non solo, le informazioni forniscono  forniscono un valore aggiunto al semplice download nudo e crudo. 

Sia ben chiaro - e così rispondo ad un lettore che ha verosimilmente frainteso il mio appello  - io non cerco e non voglio ringraziamenti. L'ho detto più volte e lo ribadisco anche in questa sede: il dialogo che sto cercando di costruire sul blog è strettamente legato al disco, al CD o al concerto proposto. Se invece volete ringraziare il sottoscritto e il suo team, evitate di scrivere.

Detto questo con i collaboratori studieremo qualche nuovo accorgimento sui re-post e i re-upload. Credo che il suggerimento di Augusto sia da applicare. Il nostro cosiddetto "palinsesto" continuerà a mixare nuove esperienze musicali con qualche bel "classicone" (magari i repost con inediti), i  bootleg (ho capito che sono molto graditi dai nostri navigatori), i concerti di artisti stranieri "Live in Italy" e la nostra bella trasmissione radiofonica. Sul limite dei 10 anni faremo le valutazioni volta pèr volta.

Quindi tranquilli amici, per quanto mi riguarda la Stratosfera non cesserà la sua attività. D'altronde non l'ho mai scritto: ho sempre e solo parlato di sospensione delle attività. 

Le vostre considerazioni sono state veramente importanti per dare fiducia a me e all'intero team e stimolarci a proseguire sulla strada fin qui intrapresa. Grazie ancora per quello che avete scritto e per essere "usciti allo scoperto". 
Vi anticipo che il blog chiuderà i battenti per soli 15 giorni a partire dalla prossima settimana per andarsene in ferie per un paio di settimane.

Da domani si riparte. Preparatevi per la navigazione

Post by George

lunedì 15 giugno 2026

CONSIDERAZIONI SUL FUTURO DEL BLOG

Queste riflessioni da parte del sottoscritto (come è noto il mio nickname è George, amministratore del blog "Verso la Stratosfera) seguono a ruota il post precedente di sospensione temporanea delle attività

Come potete vedere stiamo sfiorando quota 8 milioni di visualizzazioni. Esattamente un anno fa, era il mese di giugno, festeggiavamo i 7 milioni. Tradotto in parole povere: in un anno abbiamo collezionato un milione di visualizzazioni. Non sono bruscolini. Dovrei esser felice per questo traguardo e invece non lo sono o per meglio dire lo sono solo parzialmente.

Cosa intendiamo per “visualizzazioni”? Persone che accedono nel sito caricando pagine e navigando liberamente, soffermandosi a volte (ma non sempre) sui post più recenti, scaricando i file che mettiamo a disposizione per poi andarsene tranquilli e sereni senza lasciare la minima traccia. Questa situazione si sta trascinando oramai da troppo tempo.  “I have a dream” (ma il mio è un sogno impossibile), cioè che i fruitori del nostro blog lascino un breve commento, una traccia, una testimonianza del loro passaggio, positiva o negativa, per attestare che esiste un vero gruppo coeso, che si unisce intorno ai valori della musica, e che non si limita a fare shopping

Bene, in sintesi, amerei meno “visualizzazioni” e più partecipazione, meno quantità e più qualità. E quando dico partecipazione non intendo solo quella degli habitué (che abbraccio con affetto perché se non ci fossero loro saremmo avvolti da un silenzio tombale). Dove sono quei 2-3000 e a volte anche più accessi giornalieri? Noi abbiamo bisogno di sentire l'esistenza di un gruppo. E' l'unico vero incentivo.
Come già più volte ricordato l’unica leva che spinge me e i miei cari amici ad andare avanti è la passione per la musica. Punto. Null’altro. Qui non gira pubblicità e non abbiamo introiti. Questo è un blog, poverello, non un canale YT. 

Detto questo, ad un certo punto, dopo 15 anni di attività (iniziammo nel 2011) un amministratore deve fermare un attimo la macchina, guardarsi indietro e, soprattutto, guardare al futuro. In 15 anni tutte le regole della comunicazione sono state sovvertite, così come sono profondamente cambiati gli strumenti per comunicare. Dieci o 15 anni fa un blog era innovativo. Ma oggi? Siamo nell’era dei reels, degli storutelling, dei brevi video e delle immagini su instagram o sulle pagine Fb.

Mi pongo pertanto delle domande che estendo al popolo della Stratosfera, se mai leggerà queste righe.

Dove si colloca uh blog come il nostro o come pochi altri più o meno simili (ma con impostazioni differenti) nell’attuale panorama della comunicazione web?

Il nostro è un blog tematico: solo musica italiana di alta qualità, di lato livello e di grande impegno (con l’eccezione dei concerti live tenuti in Italia da artisti stranieri). La scelta di non essere generalisti può oggi ritenersi una scelta vincente?

La qualità del post. E qui – lungi da me l’autoreferenzialità che mal sopporto - permettetemi di ricordarvi ancora una volta il lavoro che ci sta dietro: ricerca dei testi, verifica delle informazioni, citazione delle fonti, ricerca delle foto, impaginazione, upload e finalmente la pubblicazione. Quello che ne esce è un vero e proprio articolo giornalistico. Vale la pena svolgere così tanto lavoro o sarebbe sufficiente postare le copertine degli album, la tracklist, al limite la formazione e i link dove andare a leggere le recensioni (se ce ne sono) e ascoltare l’album in streaming su qualche piattaforma on line? Sicuramente sarebbe un lavoro più snello. Ma anche queste sono scelte.

Parliamo ora dei contenuti e del loro apprezzamento. Album di new prog o di rock-jazz-funk, folk prog, relativamente recenti, non raggiungono nemmeno 60/70 visualizzazioni. Sembra che vengano rifiutati a priori. 
Vogliamo vedere questi numeri decuplicare? Semplice, basta postare l’ennesimo vetusto concerto del Banco del Mutuo Soccorso o della PFM o delle Orme, con la stessa scaletta che ascoltiamo da 50 anni anni. Vogliamo spiegare le ragioni? C'è così tanta nostalgia? Volete che il nostro blog si riduca ad un museo? Come spesso ricorda l’amico Osel oramai non vi è più nulla in circolazione di quel periodo. Tutti i gruppi e i musicisti maggiori, così come quelli definiti minori, hanno trovato posto sulla Stratosfera. 

Ma da chi è composto allora il nostro pubblico? Di certo da qualche ottuagenario nostalgico, ma anche da qualche giovane che sta scoprendo il prog e altri filoni  musicali da noi proposti. Allora perché non lasciare un segno del proprio passaggio?

Per volontà mia e del mio amico storico Frank-One, abbiamo inserito nel nostro palinsesto una trasmissione radiofonica con cadenza settimanale. Leggo con piacere che riscuote molto successo, ma non paragoniamola al blog. Tranne che per i contenuti si tratta di due strumenti di comunicazione molto diversi che, come nel nostro caso, possono trovare una complementarietà. 

Abbiamo ancora un ultimo elemento di riflessione da portare alla vostra attenzione. La regoletta dei 10 anni che devono intercorrere tra la data di pubblicazione dell’album sul mercato e il post. Questa regoletta non c’entra nulla con le norme sul copyright, che come sappiamo dura per tutta la vita dell’autore. Anche un brano degli anni '50 è soggetto a copyright. La regola era stata escogitata per non penalizzare le vendite dell’album. Ma scusate!! Un gruppo che dopo tanta fatica è riuscito a malapena ad autoprodursi il primo e forse unico album, lo lasciamo ammuffire 10 anni nel cassetto prima di dargli dignità e visibilità? Quindi i casi vanno valutati singolarmente.

CONCLUSIONE

Questo è il punto della situazione che volevo portare a vostra conoscenza. Ho volutamente tralasciato altri dettagli meno significativi rispetto a quelli sopraelencati. Quello che importa di più è una maggiore presenza e una maggiore partecipazione. Basta con i silenzi e i commenti ZERO. 

Chiedo, soprattutto agli amici a me più vicini che ben conosco, di non dare subito una  risposte "di pancia”, ma di riflettere bene su questi argomenti. Per me è importante capire in che direzione vogliamo andare e se, nella peggiore delle ipotesi, quello che stiamo facendo non interessa più o non riscuote il gradimento, sono pronto a ritenere conclusa l’esperienza del blog. 
E ora vediamo cosa succede (intanto ho visto sul precedente post 3 commenti di frequentatori che si vedono poco o mai)

Post by George

domenica 14 giugno 2026

SOSPENSIONE (TEMPORANEA) DELLE ATTIVITA'

 
Le attività sono al momento sospese. 

Seguiranno alcune considerazioni da portare a conoscenza dei frequentatori del blog

venerdì 12 giugno 2026

Ropa 11 - The First Two Albums - Infrangibile (CD, 2006) & Mark III (CD, 2008)

 

Altre due rarità fanno capolino sulla Stratosfera, questa volta grazie al prezioso contributo del nostro amico e collaboratore Roberto. Se vi ricordate avevamo postato qualche tempo fa (7 ottobre 2025 qui) il terzo e ultimo CD in ordine cronologico della band torinese intitolato "Amazing Stories" (2010), regalo del grande Osel. I due primi CD della band sono piuttosto difficili da recuperare, specie "Mark III" del 2008. Detto questo passiamo alla presentazione.

Ropa 11 - Infrangibile (CD, 2006)


TRACKLIST:

01. Strategie - 4:49
02. Ropa 11 - 4:38
03. Speranza sarà (la prima a morire) - 3:58
04. Eternal Hate - 3:23
05. Antieroe - 4:00
06. Strada Statale 28 - 3:41
07. Cristallo - 5:05
08. Se io fossi - 4:27
09. In fondo al mare - 5:45
10. Meglio tardi o meglio mai? - 3:51
11. Bonus track: Hope Will Be (english demo) - 4:00
12. Bonus track: Better Late Or Better Never? (english demo) - 3:54

Eugenio Mirti

FORMAZIONE:

Chiara Onida - voce
Eugenio Mirti - chitarra
Andrea Quaglino - chitarra
Adriano Raspo - basso
Paolo Inserra - batteria

con:

Lara Brachet Cota - cori ("Strategie", "Se io fossi", "Ropa 11")
Alberto "Lallo" Vitale Brovarone - sax ("Ropa 11")


Primo album del quintetto jazz-rock torinese. Come ben sappiamo Torino ha una lunga tradizione nel campo del jazz-rock, fin dagli anni '70 (Art e Mestieri, Furio Chirico Band, Venegoni & Co., Esagono, Silvano Borgatta, giusto per citarne alcuni). Dei Ropa 11 avevamo già tracciato la biografia col sopracitato post dello scorso anno, ma giusto per rinfrescarci la memoria ricordo che gli ideatori si chiamano Chiara Onida (vocalist) e Eugenio Mirti (chitarrista), quest'ultimo con alle spalle una discreta carriera musicale pre Ropa 11. Inglobati gli altri tre elementi, la band si caratterizzò per la miscela tra rock, jazz, blues, funk, con testi tutt'altro che banali. Sono queste, in estrema sintesi, le caratteristiche dei 12 brani (di cui due demo cantati in inglese e inseriti come bonus tracks) inclusi in questa opera pima. I due demo sono le versioni in inglese di "Speranza sarà" e di "Meglio tardi o meglio mai?"

Ropa 11 - Mark III (CD, 2008)


TRACKLIST:

01. Led Boots - 4:23
02. November in Vegas - 6:56
03. Hoover Dam - 5:17
04. La piccola Chiara - 6:30
05. And So Do I - 4:48
06. Déjà vu - 6:49
07. Bella ciao - 6:05
08. Resolution - 8:29


FORMAZIONE:

Eugenio Mirti - chitarra acustica
Andrea Quaglino - chitarra elettrica
Michele Anelli - double bass
Paolo Inserra - batteria

ospiti:
Marco Cimino - tastiere in "Led Boots"
Alessandro Muner - tromba in "And So Do I"


Nel 2008 ritroviamo i Ropa 11 in formazione a quattro, temporaneamente orfani della cantante Chiara Onida (che ritroveremo in "Amazing Stories"). "Mark III", unico album esclusivamente strumentale della trilogia realizzata dalla band piemontese, è un grande album di jazz, caratterizzato dalle performance dei due chitarristi, Andrea Quaglino ed Eugenio Mirti. Ho una grande passione per questo album, specie per alcuni gioiellini quali "November in Vegas", "La piccola Chiara" e la totale revisione sonora di un classico popolare come "Bella ciao" (chi la riconosce è bravo). "And So Do I" è il brano più cool, con la tromba di Alessandro Muner a dialogare con le chitarre di Mirti e Quaglimo. Le otto tracce che costituiscono l'album vennero composte nel corso del mini tour che i Ropa 11 tennero negli Stati Uniti nel 2007 per presentare il loro primo album. Il lavoro ottenne buoni riscontri anche grazie all'attività live.

Paolo Inserra

A proposito di Eugenio Mirti, il fondatore del gruppo, vorrei spendere qualche parola in più per ricordarne la figura. Nato a Torino nel 1972 ha studiato a lungo tecnica chitarristica prima di formare nel 1995 la rock band Matka con la quale ha registrato per la Toast di Torino due album, "Lavorare stanca" nel 1998 e "Zen n° 3" nel 2000. Nel 2001 ha formato l'Eugenio Mirti Trio (ancora attivo) con Paolo Narbona e Davide Liberti, dedicato al jazz. Il trio ha prodotto nel 2005 il CD "Il Piccolo Uragano".


Con l'incontro di Chiara Onida, nel 2005, sono nati i Ropa 11 di cui abbiamo già ampiamente parlato. Terminata questa esperienza, nel 2011, Mirti insieme a Chiara Onida ha costituito il B.B.Duo, suonando in Italia, Inghilterra e Asia e pubblicando un CD omonimo. Nel 2013 insieme a Marco Giaccaria e Sergio Ponti forma il Collettivo Apostrophe, dedicato alle sonorità più etniche e avant-garde, con cui ha pubblicato nel novembre 2013 l'album "Sempre più lontano". Altri CD "didattici" vennero realizzati negli anni a seguire tra cui un album di rilettura in chiave jazz del lavoro di Prince, "Minneapolis standard vol. 1". Eugenio è uno degli insegnanti di chitarra più attivi dell'area torinese  e dal novembre 2009 collabora con la redazione della prestigiosa rivista "Jazzit". Con questo è tutto. Un ultimo  ringraziamento a Roberto e a voi un augurio di buon ascolto. 


LINK Infrangibile (2006)
LINK Mark III (2008)

Post by George - Music by Roberto

mercoledì 10 giugno 2026

martedì 9 giugno 2026

Ske - 1000 Autunni (CD, 2011)


TRACKLIST:

01. Fraguglie (6:06)
02. Denti (5:11)
03. Carta e burro (4:57)
04. Scrupoli (4:12)
05. Delta (5:06)
06. Scogli 1 (2:13)
07. Sotto sotto (5:35)
08. Mummia (5:24)
09. Scogli 2 (2:33)
10. La Nefazia di Multatuli (6:29)
11. Scogli 3 (1:30)
12. Rassegnati (7:09)


MUSICISTI:

Paolo "Ske" Botta - organo, piano elettrico, synthesizers, string machines

con:
Roberta Pagani - voce
Valerio Neth Reina - voce
Francesco Zago - chitarra acustica, chitarra elettrica
Maurizio Fasoli - piano
Fabio Ciro Ceriani - thumb piano, percussioni
Giuseppe Jos Olivini - theremin, percussioni, Fx
Valerio Cipollone - clarinetto, sax
Markus Stauss - sax
Fabrice Toussaint - idiophones, trombone, percussioni
Nicolas Nikolopoulos - flauto
Enrica di Bastiano - arpa
Elia Leon Mariani - violino
Pierre Wawrzyniak - basso
Mattia Signò - batteria, percussioni


"1000 Autunni" è il primo album solista di Ske, meglio conosciuto come Paolo Botta, musicista e compositore progressive d'avanguardia. Quello che ci propone, permettetemi di definirlo un "prog estremo", influenzato da un arco variegato di stilemi musicali. Ma facciamo un passo indietro. Paolo Botta è uno dei talentuosi musicisti, in questo caso un tastierista, che collaborano stabilmente con gli Yugen, una band che abbiamo già presentato sulla Stratosfera con l'album "Iridule" del 2010 (qui). Il suo curriculum include anche una breve esperienza con i French TV, una delle band avant-prog di punta degli Stati Uniti. Stiamo parlando di un vero progger cosmopolita, senza dubbio.


 Così si legge sul sito "Prog Archives":
"Con Botta alla guida e alla direzione di SKE, il nostro musicista si vede nella posizione di poter esprimere la propria visione personale di musica progressive avventurosa per il nuovo millennio. Il primo risultato di questa visione è l'album di debutto "1000 Autunni", un'eccellente tavolozza sonora di musica eclettica in cui prog sinfonico, musica da camera sperimentale, avant-jazz e fusion si alternano e/o si fondono tra loro in modo meraviglioso. Per la realizzazione di questa registrazione, Botta ha ricevuto un valido aiuto dai suoi colleghi degli Yugen, così come da membri dei Camembert  e dei Ciccada". Registrato nel corso del 2010, "1000 Autunni" è stato pubblicato dalla Fading Records nel 2011 come CD singolo, poi ristampato nel 2018 con un bonus CD contenente 8 tracce live registrare all'Altrock Festival 2013. Ricordo che Ske ha pubblicato un secondo CD nel 2021, intitolato "Insolubilia" che riprende e sviluppa ulteriormente i temi affrontati nel lavoro di esordio. Due album di non facile ascolto, da apprezzare dopo una serie di attenti ascolti. Chiudo questo post ringraziando l'amico e collaboratore Osel che mi ha inviato i file proponendo la loro condivisione al popolo della Stratosfera. Buon ascolto.

  


Post by George - Music by Osel

sabato 6 giugno 2026

Aliante - Forme libere (CD, 2017)

 

TRACKLIST:

01. Forme libere - 0:59 / Kilowatt Store - 5:19
02. Tre di quattro - 9:29
03. Etnomenia - 6:21
04. Kinesis - 5:19
05. Coda: Marea 03 - 1:46
06. L’ultima balena - 8:38
07. San Gregorio - (9:27)
a) Ottava nota
b) Utrecht
c) Il Convento di San Martino
d) La paralisi
e) Kinesis (reprise)


FORMAZIONE:

Enrico Filippi - Yamaha P120 e-piano, Mellotron, tastiere (Moog Sub 37, Kurzweil pc3 61 kore expansion, Roland Fantom G6, Korg Trinity plus)
Alfonso Capasso - basso
Jacopo Giusti - batteria, percussioni, gong

ospite:
Serena Andreini - voce recitante (in Forme libere)


Innanzitutto questa formazione degli anni 2000 non va confusa con l'omonimo gruppo che nel 1997 pubblicò un CD intitolato "Project" (già postato sulla Stratosfera nel 2020). Questi Aliante n. 2, formatisi a Coltano (un sobborgo di Pisa) nel 2017, hanno fino ad oggi realizzato quattro CD, ovvero: "Forme libere" (2017 - MP Records), "Sul confine" (2019- MP Records), "Destinazioni oblique" (2022 - Mellow Records) e "Anime invisibili" (2024 - Ma.Ra.Cash Records). Salta subito all'occhio la formazione a tre, tastiere/basso/batteria, tipica di alcune grandi band progressive italiane (Le Orme, Trip, Triade) e straniere (E.L.&P. su tutti) degli anni '70. Una scelta importante che addossa sulle spalle del tastierista (Enrico Filippi, alle prese con una discreta quantità di strumenti vintage e contemporanei) una grande responsabilità. E dall'ascolto dell'album pare che l'abbia abbracciata molto bene. Ricordo che gli Aliante hanno condiviso un tratto della loro storia  con i neo-progger anni Novanta Egoband, con due dei suoi membri - il bassista Alfonso Capasso e il batterista Jacopo Giusti - a cui si è poi unito Enrico Filippi alle tastiere.


I brani sono esclusivamente strumentali, a parte il breve recitato dell'ospite Serena Andreini nella prima breve traccia, caratterizzati da un rock sinfonico a tratti un po' troppo pomposo. Ma questo è un mio personale giudizio. Mi piace però in nome Aliante, un termine che evoca una musica libera, capace di librarsi nell'aria, verso l'alto, facendosi trasportare dai soffi del vento.


L'ultimo brano, "San Gregorio", mi piace particolarmente ed è ispirato alla vita di Gregorio di Utrecht, seguace di San Bonifacio e abate del monastero di San Martino. Prima di morire si fece portare in chiesa, dove spirò. Questo splendido pezzo è diviso in cinque parti: "Ottava nota", "Utrecht", "Il convento di San Martino", "La paralisi" e "Kinesis (reprise)", ma la trama, naturalmente, è lasciata alla musica e all'immaginazione dell'ascoltatore. Per concludere, ci troviamo di fronte ad un ottimo album di esordio. Per ascoltare ancora un CD degli Aliante di pari intensità bisogna passare direttamente alla loro ultima opera, la già citata "Anime invisibili" del 2024. Purtroppo gli altri tre album sono troppo recenti per essere postati sul nostro blog. Accontentiamoci - si fa per dire - di questo assaggio. Buon ascolto


LINK

Post by George

venerdì 5 giugno 2026

Pino Ballarini - RIP (1949-2026) - Il ricordo della Stratosfera

 

Anche il popolo della Stratosfera si unisce al cordoglio generale del popolo del Rock per la prematura scomparsa di Pino Ballarini (avvenuta il 30 maggio 2026), frontman e vocalist (ma anche flautista e percussionista) del Rovescio della Medaglia. Abruzzese di Pescara, giunto nella Capitale per suonare con un fantomatico gruppo chiamato il Poema, dal 1971 al 1973 lega la sua vicenda artistica a quella del Rovescio, contribuendo alla scrittura dei testi oltre che alla teatrale interpretazione. E poi…
“In una notte di pioggia lasciammo il camion con l’intera strumentazione sotto l’abitazione del fonico Spartaco Di Mattei. Mancavano pochi giorni al Natale del 1973 ed eravamo tutti tornati a casa. Vengo a sapere proprio da Spartaco del furto subito. Per sei mesi sono rimasto senza lavoro. Ma a differenza degli altri componenti che abitavano a Roma e vivendo in famiglia non avevano spese vive, io ero sposato e quindi costretto a sostenere spese non indifferenti. Tra l’altro mia moglie era incinta…”.

Rovescio della Medaglia

La rivista Ciao 2001 viene incontro alla band organizzando il 31 gennaio 1974 al Piper di Roma un Pop Meeting in cui prendono parte diverse formazioni del Prog italiano, ma che non riesce a risollevare le sorti del celeberrimo gruppo romano. Alla fine sono fuggito senza dire niente ai miei ex compagni…”.
Emigrato in Svizzera, Pino non dimentica la musica: lo ritroviamo al seguito di formazioni storiche e non del Prog italico (Cerchio d’Oro, Fabbrica dell’Assoluto, Uovo di Colombo), sul palco del festival Progressivamente e in Tribal Domestic, del mai domo Rovescio della Medaglia.
Omaggerà i vecchi compagni di viaggio nell’album IO=IO 2020 (troppo recente per essere ospitato sul blog) rivisitando l’album del 1972 e pescando anche da La Bibbia e Contaminazione.


Dopo Franco (Di Sabatino) se be va un altro pezzo del Rovescio e della nostra storia musicale: la sua voce epica e possente ha caratterizzato l’opera del Rovescio della Medaglia (e del Rock nazionale), creando un unicum nel panorama progressive italiano (con riferimenti all’hard rock di matrice anglosassone).

Bon voyage, Pino

“virgolettati presi da Musicbox n°8 luglio/agosto 2002  


Post by Cimabue