domenica 8 marzo 2026

Serie "Bootleg" n. 368 - Novara, 9 luglio 1986 - Concerto di Area 2, PFM, Banco del Mutuo Soccorso (musicassetta)

 

TRACKLIST:

01. Area II - Jam # 1 / Jam # 2
02. Banco - Notte Kamikaze
03. Banco - Baciami Alfredo / Il ragno / Moby Dick
04. Area II - bass & drums solo
05. Banco - Grande Joe
06. Banco - Lontano da / Buone Notizie
07. PFM - Si può fare / Impressioni di settembre
08. PFM - Maestro della voce / E' festa (cut end)

Area II - insert cover 1° LP del 1986

FORMAZIONE AREA II 

Giulio Capiozzo - percussioni, batteria 
Andrea Allione - chitarra elettrica
Emanuele Cisi - sassofono soprano
Aldo Mella - basso elettrico
Emanuele Ruffinengo tastiere

Giulio Capiozzo nel 1986

FORMAZIONE BANCO DEL MUTUO SOCCORSO:

Vittorio Nocenzi - tastiere
Francesco Di Giacomo - voce
Rodolfo Maltese - chitarra elettrica
Pierluigi Calderoni - percussioni, batteria
Gabriel Amato - basso

Banco - back cover LP "...E via" - 1985

FORMAZIONE P.F.M.

Franz Di Cioccio – voce
Franco Mussida – chitarra elettrica
Patrick Djivas – basso, tastiera
Lucio Fabbri – tastiere, violino
Walter Calloni – batteria

PFM - 1986

Cari amici, non so proprio cosa accadde a Novara nella serata del 9 luglio 1986. Le cronache non ne parlano, però questi tre storici gruppi italiani si trovarono realmente sullo stesso palco in una serata estiva, infuocata in tutti i sensi. Eventuali dubbi sulla autenticità del concerto li fuga Francesco Di Giacomo, quando in apertura della track 3 (Baciami Alfredo) parla di una serata tra amici e saluta Giulio Capiozzo e la PFM. Ringrazio l'amico e collaboratore Morris per avere recuperato il file dal tubo e avere suddiviso le tracce. Un bel lavoro, come sempre. Grazie Morris. Ma veniamo ai contenuti della musicassetta, perché come potete vedere dalla cover, di musicassetta trattasi. I brani proposti dai tre gruppi sono stati registrati - così si legge su YT - tra il pubblico e successivamente masterizzati dalla Banksville Records, una piccola etichetta londinese fondata nel 2005 dal producer Paolo Ballaro. Di più non so. Naturalmente i tre set sono verosimilmente incompleti e anche un po' mischiati (Area e Banco, in particolare). Ma questo non sposta la bellezza di quanto proposto. 


Lo show risale al 1986, in pieno decennio anni '80 laddove i nostri storici gruppi prog marcavano una profonda crisi. I gusti del pubblico erano cambiati e le nostre storiche prog band cercavano di rigenerarsi proponendo suoni più in linea con i tempi, sposando spesso un pop sostanzialmente più leggero, ma non per questo banale. Ne sono una dimostrazione gli album "...E via" (1985) e, parzialmente "Banco" (1983) per l'omonimo gruppo e "PFM?PFM!" (1984) e "Miss Baker" (1987) per la PFM. Anche i lunghi nomi vennero abbreviati; Banco e PFM. Nulla di più. Discorso a parte vale per gli Area II, la creatura del batterista Giulio Capiozzo, autori di un' ottimo suono fusion. Proprio nel 1986 pubblicarono il loro primo eponimo LP ad opera della Gala Records. I brani proposti in questo concerto non si ritrovano nell'album in studio, ed è per questa ragione che li abbiamo intitolati Jam # 1 e Jam # 2. La traccia 4 raccoglie invece due grandi assoli sia di basso che di batteria, Le restanti tracce proposte dal Banco e dalla PFM sono in linea con la loro produzione anni '80. Nulla di straordinario, ma buone esecuzioni. Con questo vi saluto e vi auguro buon ascolto.


LINK

Post by George - Music by Morris

venerdì 6 marzo 2026

2011- 2026: 15 anni, ma non li dimostra - BUON COMPLEANNO STRATOSFERA!


E così, cari amici, il blog denominato ufficialmente "Verso la Stratosfera", battezzato domenica 6 marzo 2011, raggiunge oggi una tappa importante: 15 anni di vita. Confesso che il primo ad essere sorpreso sono io, proprio perché non mi sono reso conto del tempo che è trascorso così velocemente. Scrissi già molte cose in occasione del 10° compleanno (era il 2021- qui) e altrettante quando raggiungemmo i 7 milioni di visitatori. Ma qui siamo andati avanti a passi da gigante. In questa ricorrenza così importante, che evidenzia l'ottimo stato di salute e la longevità del blog, forse tra i più longevi nel panorama musicale nazionale, il primo pensiero va al mio storico amico Roby (che tutti voi avete conosciuto come il Capitano), colui che il 6 marzo 2011 salì metaforicamente sul colle della fondazione per tracciare il solco, quel  perimetro che avrebbe contenuto da lì in poi centinaia di dischi, di concerti live, di CD, di album rari, tenendo sempre alta la bandiera del progressive rock e, nello stesso tempo, allargando i confini ad altre contaminazioni, generi e forme musicali. Le famose  "deviazioni varie" indicate nel sottotitolo. 


Io iniziai a fornire il mio contributo qualche mese dopo e con me e Roby vi era allora un manipolo di appassionati che formò il primo team di collaboratori, Tra questi merita una menzione particolare il grande Frank-One, mio sodale amico, ancora oggi attivo più che mai sulla Stratosfera (ma non solo) con i suoi preziosi album e, negli ultimi tempi, con la sua trasmissione radiofonica "The Prog Side of the Moog". Altro storico collaboratore è Andrea "Arrivano gli Sprassolati" che, ogni tanto (come è accaduto qualche giorno fa), ci regala qualche bella perla, com'è nel  nel suo stile. 

Numerosi collaboratori si sono avvicendati nel corso di questi anni, per giungere oggi ad un team quasi completamente rinnovato. Visto che siamo in tema di citazioni e di rngraziamenti vorrei dire un fortissimo grazie a tutta la squadra attuale (inclusi ovviamente i sopracitati Frank-One e Andrea), ad iniziare dal grande Osel (che da numerosi anni ci aiuta a scoprire gruppi di nicchia e altre meraviglie di eccezionale bravura), Cimabue-CMB, anch'egli grande esperto di produzioni discografiche e raffinato commentatore, e ancora Albe, Giudas, Adix, Roberto, Morris, Pedar, Davide. Se ho dimenticato qualcuno chiedo venia. Questi amici ricercano e selezionano dai loro archivi CD, dischi, bootleg e concerti live per arricchire e impreziosire il catalogo del blog. Compito mio è quello di coordinare questa magnifica squadra e di curare la realizzazione dei post. Quello che ci unisce è esclusivamente la grande passione per la buona musica. Come ho già ricordato più volte il blog non ha né sponsor né passaggi pubblicitari.  Di seguito i loghi di alcune nostre serie storiche ancora utilizzati. 




La Stratosfera nel corso degli anni è cresciuta e la community che ruota intorno ad essa si è allargata in modo esponenziale.. I numeri sono importanti per avere il polso della situazione. Evito inutili trionfalismi, che non sono nelle mie corde: citerò solo i dati oggettivi che in veste di amministratore acquisisco "dietro le quinte" del blog.

E' tempo di bilanci
 Le visualizzazioni complessive, in pochi mesi, tenuto conto che abbiamo appena  festeggiato la soglia dei 7 milioni, stanno per raggiungere i 7.500.000.  Quelle quotidiane oscillano dalle 1200/1500 alle 4000. con alcuni picchi record come le 6116 di fine febbraio. I download non si contano e abbiamo superato i 2200 post totali. Per quanto riguarda i Paesi di provenienza degli accessi, al primo posto abbiamo gli Stati Uniti (incredibile ma vero), seguiti da Italia, Spagna, Singapore, Canada, Germania, Cina, Francia, Paesi Basso, altro (Giappone, Belgio, Regno Unito, Brasile, Vietnam, Massico, Russia, ecc.) Mi fermo qui. Penso che possa bastare. Tra l'altro ho visto che anche l'AI di Google parla di noi. 


Un ringraziamento speciale va al nostro amico Augusto Croce, spesso presente tra di noi con i suoi commenti e con i testi che sovente prendo da lui in prestito per redigere i post, tra i massimi esperti nel campo del progressive rock italiano, autore e curatore del sito e del volume (in costante aggiornamento) "Italian Prog", che noi - per completezza e accuratezza delle informazioni contenute - amiamo definire "la bibbia". E' stata altresì una bella soddisfazione leggere i commenti, oltre a quelli dei fedeli amici del blog, di musicisti e artisti che hanno interagito con noi ringraziandoci per i post a loro dedicati. 

Credo di avere ben poche cose da aggiungere. Dopo 15 anni siamo ancora "on the road" e ci poniamo, al fianco di altri blog amici (sempre meno, a dire il vero) per sostenere e promuovere la bandiera del progressive italiano, vecchio e nuovo che sia, e le sue infinite deviazioni. Siamo una sorta di grande enciclopedia multimediale da leggere e ascoltare. In tempi di obbrobri e orrori musicali - è non parlo solamente di quelli sanremesi - è con orgoglio che proseguiamo nel nostro cammino, creando una specie di bolla di ossigeno all'interno della quale rifugiarsi  e respirare. . 
Io non so se sarò ancora qui a celebrare i 20 anni. Chi lo sa. Forse ho bisogno anch'io di passare il testimone a qualcuno, come fece Roby con me alcuni anni fa. Mi accontento di quello che riusciremo ancora a fare nel futuro prossimo. Ancora un grazie a tutti coloro che continuano a seguirci e, spero, ad apprezzare il nostro lavoro. 

BUON COMPLEANNO STRATOSFERA!


Post by George

giovedì 5 marzo 2026

martedì 3 marzo 2026

Gigi Venegoni - Ante Tilt (CD, 2006 - registrazioni del 1972-1973)


TRACKLIST:

01. Land Of Trees - 9:40
02. Gravità 9.81 (La Marcia) - 3:20
03. Dark Waves - 4:47
04. Via De Amicis - 2:36
05. Remember The Giant - 1:51
06. Sunrise Sonata - 3:12
07. The Lake - 5:21
08. Night Flight - 2:09
09. Velvet Shadow - 1:44
10. Phoenix - 3:30
11. Aliante - 3:52
12. Cantilena - 4:03
13. L'acrobata - 1:45


MUSICISTI:

Gigi Venegoni - chitarre acustiche ed elettriche, Venegonimelloron, percussioni e basso, 
Giovanni Vigliar - voce, violino, batteria
Max Bertola- voce, basso, chitarre
Claudio Montafia - flauto, chitarra


"Tilt (Immagini per un orecchio)" è quel capolavoro degli Arti & Mestieri, il loro disco di esordio che noi tutti conosciamo e amiamo. Pubblicato nel lontano 1974 dalla Cramps, rappresenta una tra le massime espressioni del cosiddetto progressive jazz-rock. Ma la storia del gruppo inizia un po' di tempo prima, nel 1972-1973, con una serie di registrazioni che il chitarrista Gigi Venegono ha estratto dai sui archivi per farle confluire su un CD pubblicato dalla Electromantic Music nel 2006. Per saperne di più riporto fedelmente le liner notes contenute nella copertina interna, redatte dallo stesso Gigi Venegoni.


"Ante Tilt è una raccolta di brani realizzati negli anni (72/73) antecedenti alla pubblicazione di Tilt con la partecipazione di alcuni musicisti, tra i quali Giovanni Vigliar, con cui suonavo prima che entrambi entrassimo a far parte di A&M. Le registrazioni vennero effettate utilizzando due registratori stereo (un Revox A 77 ed un Tascam) riversando le registrazioni tante volte quante erano le sovraincisioni che volevamo effettuare. Un sistema, per intenderci, con il quale George Martin aveva realizzato Sgt. Pepper's dei Beatles, utilizzando un registratore a quattro tracce nel 1967. Il tutto registrato nella mia camera da studente fuori corso, dove erano ammonticchiati amplificatori, microfoni, chitarre, bassi, percussioni, registratori e mixer, senza alcuna insonorizzazione e combattendo con il rumore di auto, sirene ed aerei che transitavano fuori dalla mia finestra". 


Premetto che, fatta eccezione per una primissima versione di "Gravità 9.81" e di qualche passaggio di "Dark Waves", nessuno di questi demo troverà posto negli album ufficiali degli Arti & Mestieri. Da notare che 12 tracce sono risalenti al periodo 72-73, mentre The Lake, caso unico, è stata registrata nel 2006 per essere inserita in questa compilation. 
Rispetto agli standard degli A&M le musiche sono praticamente irriconoscibile: qui ci si perde tra chitarre acustiche, assoli sovraincisi di chitarra elettrica, percussioni, flauti, violini, tastiere sognati, cori fiabeschi. Suoni onirici e molto crimsoniani. Oserei dire commoventi. Anche la formazione da lì ad un anno cambierà di molto: solo Venegoni e Vigliar confluiranno nei nascenti Arti & Mestieri. "Ante Tilt", lo dice il nome stesso, ha sicuramente un valore storico che ci permette di entrare nei suoni embrionali  degli A&M, quando ancora non sapevano di esistere né quale strada avrebbero percorso. Piccola curiosità: per emulare il Mellotron che la band non poteva ancora permettersi (costava carissimo), venne utilizzato un organi Farfisa con effetti di phasing ed eco, denominato VenegoniMellotron. Semplicemente geniale. Ne parlerà Gigi più avanti. 


Ed ora esaminiamo le caratteristiche delle 13 tracce, così come uscite dalla penna di Gigi Venegoni (che - come da lui riferito - ha dovuto scavare non poco nella sua memoria).

1- Land Of Trees - questa piccola suite (ndr - quasi 10 minuti di durata) è composta da frammenti - interpretati da me, Vigliar e Bertola - di un progetto intitolato "Queen Time and Queen Eternity" Una sorta di opera rock che descriveva la vita di potenti ed umili in un antico regno immaginario. Non venne mai terminata.

2 - La Marcia - chi ama gli A&M conosce le note di Gravità 9.81 in un arrangiamento minimalista.

3 - Dark Waves - brano d'origine di uno dei temi contenuti in Articolazioni, la lunga suite pubblicata sul lato B di Tilt. Presenti chiare influenze di uno dei miei massimi miti chitarristici di quei tempi, Robert Fripp.

4 - Via De Amicis - dovendo titolare brani inediti ho scelto di dedicare questo all'indirizzo della Cramps che pubblicò i dischi storici di A&M. L'emozione di entrare nella prima casa discografica che ci prese sul serio fu indescrivibile. Un caro ricordo al nostro discografico Gianni Sassi che non c'è più. Notate la presenza di temi e sonorità che sarebbero diventati segni distintivi di A&M.

5 - Remember The Giant - ovviamente un doveroso omaggio ai beneamati Gentle Giant Notate una bella interpretazione di Claudio Montafia al flauto con dedica finale al genio di Claude Debussy.

6 - Sunrise Sonata - un brano per sola chitarra e VenegoniMellotron, un organo Farfisa talmente pasticciato con eco e phaser da ricordare il suono del Mellotron (che non potevamo permetterci!!)


7 - The Lake - unico brano realizzato nel 2006 appositamente per questa raccolta Una melodia che avevo in serbo da tre anni e che ho sviluppato per questa speciale occasione suonando tutti gli strumenti. Ovviamente il sound è ispirato a quello che facevamo "prima di Tilt".

8 - Night Flight - un brano realizzato con due tracce di acustica Yamaha e due tracce di elettrica frippertronica. Aggiungete il VenegoniMellotron, la batteria suonata da Vigliar e il basso da Bertola ed ecco un ottimo "volo notturno".

9 - Velvet Shadow - una specie di jam session, anche questa molto crimsoniana, con batteria, basso con abbondante wah-wah e la mia chitarra.

10 - Phoenix - Montafia al flauto, Bertola al basso e alla batteria, varie acustiche ed elettriche 

11 - Aliante - come Night Flight era uno dei miei tentativi di sonorità "aperta" che cercavo di creare miscelando chitarre acustiche ed elettriche in atmosfere che non hanno più avuto seguito nei miei successivi dischi. Notate la parte di basso suonata da Bertola chiaramente ispirato da McCartney. 

12 - Cantilena - antesignano di certo minimalismo che avrebbe avuto gran seguito in USA. Anche qui un solo molto influenzato da certi free flights del grande Robert Fripp. 

13 - L'acrobata - uno strano tema composto da riff minimali in successione, con sovraincisioni di violini e batteria, registrata, quest'ultima, nella cantina di Vigliar (ndr - scusate, ma l'incedere di questo brano, purtroppo molto breve, mi riporta direttamente alla storica Mahavishnu Orchestra di McLaughlin, Cobham, Goodman e soci. Splendido).


Fin qui abbiamo ascoltato i primi "esperimenti sonori" Ante Tilt. Bisognerà attendere la fine del 1973 per vedere nascere a Torino gli Arti & Mestieri veri e propri, fondati dall'ex batterista dei Trip Furio Chirico, insieme a Gigi Venegoni, Giovanni Vigliar, Arturo Vitale, Marco Gallesi e Beppe Crovella. Da lì in avanti è storia. La band, come ben sappiamo, ha alle spalle una lunga e articolate discografia culminata, al momento, con "D-Brane", l'ultimo grande album pubblicato nel 2025. Con questo ho concluso. Vi lascio augurandovi buon ascolto. 

Arti & Mestieri 1974


Post by George

domenica 1 marzo 2026

Corrado Sannucci - La sfida e le passioni (CD, 1993)

FIRST TIME ON THE WEB

"Non sono riuscito a fare il medico, non sono riuscito a fare il cantautore, non sono riuscito a fare la rivoluzione. Non mi restava che fare il giornalista".


TRACKLIST:
01.Tutti i nomi di Giuda
02. Le mele rosse 
03. Hangar 
04. Il male e il nero (Funerali di stato) 
05. Perdona 
06. Asma bambina (Il bambino che si crede Eolo)
07. Cartesio
08. La sfida 
09. Incidendo la stele


MUSICISTI:

Paolo Emilio Marrocco: tastiere, programmazioni computer
Riccardo Giagni: chitarre
Alessandro Cercato: basso elettrico
Claudio Corvini: tromba
Francesco Marini: sax contralto, sax soprano
Mike Appelbaum: tromba, flicorno
Silvia Schiavoni: voce in “Tutti nomi di Giuda”
Giovanna Marini: voci in “Incidendo la stele"

Un ritratto di Corrado Sannucci

Colpevolmente, per vari impegni, è da un po’ che non do il mio piccolo contributo alla Stratosfera. Me ne scuso e ringrazio invece chi, come George, Frank-One e tutti gli altri, continua a tenere su la baracca.

L’occasione del rientro mi è data da un CD che, sistemando un po’ i miei scaffali, è saltato fuori un po’ a sorpresa. Ancora più sorprendente è stato il constatare che, nonostante qualche buona recensione ricevuta all’epoca, questo lavoro sembra essere a tutt’oggi un’opera-fantasma, un disco missing in action. Il web, a parte citarlo, sembra ignorarlo, almeno per quello che ho potuto constatare: non è su Youtube e non è nemmeno catalogato su Discogs. Per questo ho pensato di riproporlo per gli amici della Stratosfera, sempre ghiotti di rarità, sperando che possa essere un contributo interessante.

Stiamo parlando de “La sfida e le passioni”, opera seconda e ultima di Corrado Sannucci, uno di quelli la cui storia artistica è legata indissolubilmente al mitico Folkstudio di Cesaroni. E’ qui infatti che il giovane Sannucci muove i suoi primi passi quando già altri colleghi (i De Gregori, i Bassignano, i Venditti, i De Angelis, i Lo Cascio) sono già approdati al primo disco (se non al secondo) e qualcuno si stava già avviando verso il successo. Sarà proprio l’etichetta “Folkstudio” voluta da Cesaroni per dare voce e opportunità ai suoi giovani (fra essi, Mimmo Locasciulli) a far esordire discograficamente Sannucci nel 1975 con "I falò di maggio”, titolo con echi pavesiani che nasconde in realtà una vena politica e sociale molto evidente, con un’interpretazione vocale che ricorda molto da vicino Paolo Pietrangeli (è stato proprio lui che, su indicazione di Giaime Pintor e Marco Lombardo Radice, lo aveva indirizzato al Folkstudio). Sulla scia della pubblicazione di quest’album, nel ’76 si esibisce in diverse occasioni per “Lotta Continua” movimento di cui è un convinto militante, ed è invitato a partecipare al Club Tenco.

Programma del Tenco 1976

Ma il riflusso è dietro l’angolo, e molte strade si chiudono, sicché, a parte altre episodiche occasioni (tra cui la collaborazione con un pezzo, “Martello”, alla colonna sonora di “Sogni d’oro” di Nanni Moretti e una canzone uscita nel 1986 su un 45 giri collettivo per raccogliere fondi per il Folkstudio), Corrado Sannucci si allontana dal mondo della canzone per dedicarsi ad altro.


Corrado Sannucci nel mediometraggio di Nanni Moretti "Come parli, frate?" del 1974

Negli anni ‘80 sviluppa infatti una carriera giornalistica già avviata in precedenza (a metà '70 aveva collaborato con Muzak), una carriera che lo porta prima a “Reporter” (nulla a che vedere con l’attuale trasmissione di RAI 3) e poi, alla sua chiusura, a Repubblica dove però si occupa prevalentemente di sport (calcio, atletica, rugby e pallavolo in particolare), diventando uno dei giornalisti sportivi più apprezzati. Scrittore, lo si ricorda in particolar modo per “Lotta Continua. Gli uomini dopo” (Limina, poi ristampato per Fuori Onda), e per “A parte il cancro tutto bene” (Mondadori), libro autobiografico in cui racconta come il tumore, che nel 2009 lo porterà alla morte a soli 59 anni, ha fatto irruzione nella sua vita e in quella della sua famiglia. Nel 2008 un suo pezzo, “Angelo” viene interpretato da Piero Brega (Canzoniere del Lazio, Carnascialia) per il suo album “Fuori dal paradiso”.

Ma sarà anche ora di cominciare a parlare dell’album oggetto di questo post, che ne dite? Allora, cominciamo dalla coordinate-base: "La sfida e le passioni" esce, in formato CD, nel 1993, alla bellezza di 18 anni di distanza dall’esordio, per l’etichetta “Stentore”, dietro la quale si cela un’autoproduzione. E’ un album che va ascoltato nel suo contesto, come colpo di reni di un cantautore che aveva esordito in tutt’altra epoca. Musicalmente si avverte un po’ che il budget era, giocoforza, limitato, e gli arrangiamenti si appoggiano soprattutto sulle tastiere che, complice un basso fretless, riempiono la scena sonora su cui si staglia la voce profonda di Sannucci. Ogni tanto qua e là fa capolino una chitarra acustica e un fiato (sax soprano e contralto, flicorno, tromba). 

Insomma, musicalmente siamo più o meno dalle parti di altri “ritorni” di vecchi leoni a cavallo tra ’80 e ’90 (come il Claudio Lolli del disco omonimo del 1988, il Pietrangeli -ancora lui- di “Tarzan e le sirene”, stesso anno), ma se si supera un po’ l’effetto “ciglio alzato” che ci fanno questi suoni un po’ datati e, almeno sulla carta, poco consoni alla canzone d’autore, quello che resta è un disco che regala alcune belle canzoni che acquistano punti a ogni ascolto. Parlo soprattutto di pezzi che sfoggiano refrain notevoli come “Il male e il nero” e “Perdona”. A queste mi sentirei di aggiungere “Hangar” in cui l’arrangiamento si fa più interessante (e dove compare l’inaspettata rima tra “paptest” e “Oktoberfest”) e “La sfida” con sentori battiatiani in certe soluzioni sonore (lo stesso sentore l’avevamo già avvertito nella cosa finale di “Tutti i nomi di Giuda”).

Inoltre, vogliate apprezzare la chicca finale: i 100 secondi di “Incidendo la stele” in cui prende la scena, sovrapponendo diversi voci, la grande Giovanna Marini, anche lei purtroppo da poco scomparsa (con la Marini collaborerà anche per la parte musicale di “I-TIGI- Canto per Ustica” di Marco Paolini). Pur nella sua brevità, si tratta di un pezzo intenso e dolente, che, come raccontano le note del libretto, prende spunto da un fatto di cronaca: “A Franca V. di Pordenone, il medico nascose che l’amniocentesi rivelava gravi malformazioni al feto. Per il suo silenzio, il medico è stato assolto: la Chiesa ha giustificato il suo operato teorizzando che la bugia è necessaria, oltre che eticamente lecita, se la verità può provocare un peggioramento delle condizioni della madre. Di B., nata senza braccia, senza una gamba, e con malformazioni al viso e al cranio, nessuno parla”.

direttamente dal mio Cd-Rom "Gli anni di Repubblica", 20 marzo 1992

A un altro dramma medico (la morte del piccolo Ciro E.) è dedicata “Asma”.

Gli arrangiamenti sono di Riccardo Giagni (che suona la chitarra e produce anche) e Paolo Emilio Marrocco e c’è da dire che, fatta la tara per i motivi di cui si diceva prima, alla fine risultano tutto sommato funzionali a creare il mood per queste canzoni che si muovono su un crinale poetico ed umano, una sorta di bilancio della maturità. La penna di Sannucci, forte delle esperienze accumulate negli anni, si è decisamente affinata e i testi risultano notevoli, sospesi come sono tra onirismo, delusioni esistenziali, ricerca dell’essenza del vivere, passioni (appunto) civili. A mio parere si rivelano di molto superiori a quelli del già ricordato (e, relativamente, più noto) esordio del ’75 che scontava una certa retorica figlia di quell’epoca barricadera (se volete considerarli con calma, ve li ho scansionati nel link che vi posto alla fine). Non che, come si è visto,  gli slanci politici siano stati messi da parte dal Sannucci ultraquarantenne (ne fanno fede anche l’iniziale “Tutti i nomi di Giuda” o la già ricordata “Il male e il nero”), ma ora sono amalgamati con altri temi e, liberati dalla necessità zdanoviana di dover per forza esibire l’impegno, risultano ancora più efficaci.

Insomma, forse non siamo dalle parti del capolavoro, ma “La sfida e le passioni” mi sembra un album sicuramente meritevole di tornare alla luce, dopo più di trent’anni di oblio.


La presentazione di Corrado Santucci tratta dalla rivista "Il Cantautore", 1976 - numero unico


Come sempre, nella speranza che questa proposta possa incontrare i vostri favori, vi auguro buon ascolto!

Post by Andrea "Arrivano gli Sprassolati" Caponeri

venerdì 27 febbraio 2026

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntata del 24 febbraio 2026)


Trasmissione andata in onda martedì 24 febbraio 2026

Di seguito la playlist della serata
Buon ascolto


LINK

Post by Frank-One & George

giovedì 26 febbraio 2026

I Compagni di Scena - Due stagioni (LP, 1977)


TRACKLIST:

Lato A
01. E noi a guardare
02. E la luna
03. M’han sempre detto
04. Respira più piano
05. Se le parole vanno lontano

Lato B
06. Un piede segue l’altro
07. Taglia le ali
08. Ecco qua
09. Piove anche sopra il re
10. Canto cantare canto


Breve premessa by George
Non sono mai stato un grande "tifoso" o sostenitore della canzone politica, non l'ho mai nascosto: rappresenta in ogni caso un pezzo importante della nostra storia contemporanea che deve essere  necessariamente storicizzata. Di conseguenza ogni tanto, riesco a farla rientrare queste musiche nelle deviazioni varie di cui si compone la Stratosfera. E poi, scusate, ma qui abbiamo l'amico e collaboratore Cimabue che ci propone un vinile piuttosto raro, mai ristampato nel corso degli anni, completo di  parti musicali e di testi. Grazie CMB per questo ottimo lavoro, che merita di essere pubblicato e condiviso. Aggiungo che, a differenza di certi dischi di canzoni politiche, dai suoni scarni ed essenziali, qui si apprezza lo sforzo compositivo e l'innesto di strumenti diversi dalla solita chitarra acustica. Lo ricorderà Cimabue nelle sue note conclusive. Apprezzabili anche le parti corali, che mantengono l'impronta del folklore sardo, patrimonio culturale di quella regione (I Compagni di Scena provengono dalla Sardegna). Le musiche e i testi sono di Antonello Manzo e Gino Melchiorre, mentre gli esecutori non sono accreditati. Conclusa questa breve premessa la parola passa all'amico Cimabue. 


I Compagni di Scena sono un ensemble musical-teatrale sardo che si è cimentato nella canzone sociale e politica con risultati artisticamente interessanti. Ad un primo album, denominato “Brecht la madre di Gorky” edito dalla Compagnia Italiana del Suono nel 1971, ha fatto seguito “Due stagioni”, oggetto del post odierno. Questo vinile, edito nel 1977 dall’etichetta I dischi dello Zodiaco e distribuito dall’Editoriale Sciascia anche su formato MC, come in uso all’epoca (vinile mai ristampato negli anni a seguire - ndr) presenta una lunga presentazione che vi riporto integralmente così da farvi immergere nello spirito anche sociale e non solo sonoro del maggio 1977 in Italia ed in Sardegna in particolare. È un po’ lunga, ma estremamente interessante sotto il profilo storico.


“Due stagioni” vuole significare due periodi diversi ma anche due climi, due umori, due situazioni politiche, due stagioni teatrali distinte. Nel disco più semplicemente due facciate. La prima riporta i canti di commento e di accompagnamento dello spettacolo teatrale “Le fabbriche bugiarde” nato da una lunga inchiesta nei e intorno ai poli di sviluppo dell’economia sarda quando lo spegnersi del boom economico nazionale già dava ragione alla rabbia di chi aveva visto nel sorgere di queste cattedrali petrolchimiche il tradimento delle aspettative sull’utilizzazione delle risorse naturali offerte dal territorio e l’anacronismo con la propria cultura. Lo spettacolo e in particolare le canzoni si sono fatte carico, per due anni, d’essere documento di denuncia e amplificatore della voce della nuova classe operaia, cosciente, e combattiva, che veniva formandosi all’interno delle fabbriche di Ottana, Portotorres, Portovesme, Assemini, Sarroch, ecc. Proponendosi con il suo linguaggio diretto e teso nelle piazze, nei piccoli cinema, nelle fabbriche occupate, nei magazzini, negli altri atri delle scuole di decine di paesi, dove il teatro non era mai stato, come momento di aggregazione e di dibattito, come nuovo modo fi fare politica, vincendo remore e timori, scuotendo la coscienza di chi si apprestava a svendere i propri valori culturali ed una tradizione ancora viva e dinamica.


La seconda facciata (musicalmente più ricca - ndr) si riferisce ad un nuovo spettacolo, ancora in fase di allestimento, che ha per tema la strategia del potere ed i suoi vani tentativi di ritardare o sopire la presa di coscienza di un popolo che è sempre meno disposto a subire e reclama il diritto di essere protagonista della propria storia. È uno spettacolo che nasce dalla riflessione dei sei anni di attività del collettivo “I Compagni di Scena”, dalla rilettura delle centinaia di pagine dei dibattiti con il pubblico, registrati durante gli spettacoli precedenti, dalla situazione di disorientamento e di dibattito, spesso anche drammatico, in cui ci troviamo: questo spiega le difficoltà di allestimento di uno spettacolo il cui testo si riempie di giorno in giorno di significati nuovi ma, talvolta, si vede superato da vicende che solo la fantasia di un potere contorto e corrotto riesce a produrre. Questo spiega soprattutto la scelta della metafora nelle canzoni e l’abbandono di un linguaggio che per essere troppo diretto rischia di diventare unilaterale. Anche dal punto di vista musicale le canzoni, che nello spettacolo vengono sempre introdotte da un cantastorie, si ispirano a modelli più ricercati e, in un certo senso, elaborati: vi sono degli abbellimenti e dei di-più ogni volta che il cantastorie descrive i fatti del potere, barocchi, contorti, burocratici. Basti pensare a “Un piede segue l’altro” che con la sua struttura a vite senza fine vuole descrivere il balletto grottesco che ciascuno di noi è costretto a fare con le porte e le scale di qualunque ufficio pubblico nel quale si debba avventurare. Gli abbellimenti e i di-più si perdono non appena è il popolo a cantare, quel popolo che dapprima rivolta contro il potere quegli stessi canti, ma che, alla fine, ritrovata la sua identità e quindi intiera la sua forza si esprime con “Canto cantare canto” nei modi che gli sono propri.


A questo punto in ogni copertina per bene dovrebbero esserci i nomi degli autori delle musiche e dei testi delle canzoni e i suoi esecutori; se poi la copertina è per benissimo basta scrivere: autori ed esecutori “I Compagni di Scena”. Noi non ce la sentiamo di adottare né l’una né l’altra soluzione e quindi riportiamo, in sintesi, il dibattito che è avvenuto in proposito al nostro interno. È chiaro che la produzione collettiva è una frase vuota e spesso mistificatoria se si pensa che nel nostro collettivo solo alcuni sono in grado di comporre una musica o di stendere in versi idee e concetti; d’altra parte questi alcuni hanno dato veste di canzoni a idee prodotte da altri ed ai va bene non va bene espressi da altri ancora. Non basta: queste canzoni sono nate in un clima e attraverso esigenze suggerite da oltre ottanta persone che in sei anni di attività sono passate per l’esperienza de “I Compagni di Scena”. Inoltre ciascuno di noi ha dato al gruppo un contributo strettamente collegato alla propria disponibilità di tempo, portando in questa attività le contraddizioni e i problemi che man mano accumulava nel posto di lavoro o di studio, consentendo con il proprio impegno, spesso anche economico, di far cantare chi sapeva cantare,


Quindi queste canzoni non sono soltanto degli attuali componenti il gruppo, sono nella stessa misura di Pipino che le ha già trovate fatte e di Bastiano che è andato via cinque anni fa, di Natascia che le ha condizionate con il suo giudizio, di Giorgia che si è astenuta, di Ione che si è terrorizzata e di Caxomai che ne ha dattiloscritto le copie, di Biagio, di Filippo, di Ignazio e di chissà quanti altri dei quali non conosciamo neanche il nome né il viso e che pure ce le hanno suggerite senza neanche saperlo.
Sono in definitiva del movimento, bastava qualcuno che le raccogliesse, le sistemasse un po’ e le cantasse. Ma per raccoglierle era necessario stimolare tutti i fatti che rapidamente abbiamo accennato, era necessario soprattutto essere gruppo, organizzato, attento e spesso anche sofferto tra le tante difficoltà che questo lavoro povero e dilettantesco comporta. Se abbiamo avuto il merito di leggerle, queste canzoni, nel movimento, ci spetta dunque anche il diritto-dovere di rifiutarne la proprietà e di riconsegnarle, elaborate attraverso la nostra personalità, al movimento stesso.


Conclusione by CMB
A differenza di numerose pubblicazioni coeve “Due stagioni” - anche a distanza di molti anni - si lascia ancora ascoltare, grazie ad un impianto vocale che alterna voci soli a momenti corali che muovono i passi su un tappeto fatto di chitarre acustiche impreziosite da inserti di flauto nella prima facciata e da percussioni e tastiere vintage nella seconda. A momenti più pacati si alternano movimenti più ritmati che hanno il merito di conferire alla produzione una certa dinamicità. I testi, da leggere con gli “occhiali dell’epoca”, raccontano dei problemi del lavoro e della società della terra sarda. Concludendo, un documento storico di come musica e teatro fossero al servizio diretto del “movimento” che proprio in quel 1977 iniziò il suo lento, ma inesorabile declino. Buon ascolto.


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Post by Cimabue (with a little help by George)

martedì 24 febbraio 2026

RE-POST & RE-LOAD: Riccardo Zappa - Chatka (CD 1978 - post originale 15 marzo 2013) & Trasparenze (LP 1980 - post originale 6 luglio 2013)


Un bel doppio re-post & re-load richiesto da alcuni amici frequentatori del nostro blog. Il protagonista è Riccardo Zappa, tra i massimi virtuosi della chitarra acustica, in particolare della celebre Ovation, qui riproposto con il secondo e terzo album della sua corposa discografia. Entrambi gli album, con i link da tempo inattivi, vennero postati nel lontano 2013. Chatka il 15 marzo (qui), Trasparenze il 6 luglio (qui). Volendo potrete rileggervi le recensioni. Che dire? Grazie alle vostre richieste stiamo lentamente recuperando una serie di LP e di CD che, visto il trascorrere inesorabile degli anni, non si potevano più scaricare. Due annotazioni: Chatka venne pubblicato nel 1978 dall'etichetta Divergo e ristampato in formato CD in due occasioni: la prima nel 1997 dalla Mellow, la seconda nel 2006 dalla VM 2000 che lo distribuì anche in Giappone. Discorso diverso vale per Trasparenze: pubblicato nel 1980 dalla DDD, ovviamente in vinile, venne ristampato nel 1982 dalla Ariola per il mercato tedesco e nel 1984 ancora dalla DDD; in entrambi i casi sempre  e solo in vinile. Non esiste, a quanto mi risulti, la versione CD di questo disco. 

Riccardo Zappa - Chatka (LP 1978 - ristampa CD 1997)


TRACKLIST:

01  Emphasis 
02  St. Dumont 
03  La chitarra a pila 
04  Chatka 
05  Vivre 
06  Eleila 
07  Piraeus 
08  Numero unico (voce Lella Rosnati)

back cover LP 1978

MUSICISTI:

Riccardo Zappa- chitarra acustica, chitarra elettrica
Vince Tempera - piano, synthesizer 
Tullio De Piscopo - batteria
Julius Farmer - basso elettrico
George Aghedo - percussioni

back cover CD 1997


Riccardo Zappa - Trasparenze (LP, 1980)


TRACKLIST:

01.  Ouverture
02.  Synthesis
03.  Datsun Blues
04.  Trasparenze
05.  56 misure inedite
06.  Archipelagos Aegeon
07.  Così diversa...eppure...


MUSICISTI:

Riccardo Zappa - chitarre e campane tubolari
Antonello Venditti - intervento vocale nella track 1
Bob Clark - basso, sintetizzatore, Moog
Maurizio Preti - percussioni
Piero Pellegrini - sintetizzatore
Vince Tempera - piano
Walter Calloni - batteria



Vi ricordo che le richieste di re-upload sarebbe preferibile effettuarle utilizzando l'apposita sezione che trovate sul menu di destra della home page (icona mappamondo). Presto sarà il turno degli ultimi "arretrati": Banco del Mutuo Soccorso live Ivrea 1975 e doppietta Goblin (Torino e Ivrea 1975). Intanto vi auguro un buon ri-ascolto.

NEW LINK Chatka
NEW LINK Trasparenze

Re-post & Re-load by George