martedì 3 marzo 2026

Gigi Venegoni - Ante Tilt (CD, 2006 - registrazioni del 1972-1973)


TRACKLIST:

01. Land Of Trees - 9:40
02. Gravità 9.81 (La Marcia) - 3:20
03. Dark Waves - 4:47
04. Via De Amicis - 2:36
05. Remember The Giant - 1:51
06. Sunrise Sonata - 3:12
07. The Lake - 5:21
08. Night Flight - 2:09
09. Velvet Shadow - 1:44
10. Phoenix - 3:30
11. Aliante - 3:52
12. Cantilena - 4:03
13. L'acrobata - 1:45


MUSICISTI:

Gigi Venegoni - chitarre acustiche ed elettriche, Venegonimelloron, percussioni e basso, 
Giovanni Vigliar - voce, violino, batteria
Max Bertola- voce, basso, chitarre
Claudio Montafia - flauto, chitarra


"Tilt (Immagini per un orecchio)" è quel capolavoro degli Arti & Mestieri, il loro disco di esordio che noi tutti conosciamo e amiamo. Pubblicato nel lontano 1974 dalla Cramps, rappresenta una tra le massime espressioni del cosiddetto progressive jazz-rock. Ma la storia del gruppo inizia un po' di tempo prima, nel 1972-1973, con una serie di registrazioni che il chitarrista Gigi Venegono ha estratto dai sui archivi per farle confluire su un CD pubblicato dalla Electromantic Music nel 2006. Per saperne di più riporto fedelmente le liner notes contenute nella copertina interna, redatte dallo stesso Gigi Venegoni.


"Ante Tilt è una raccolta di brani realizzati negli anni (72/73) antecedenti alla pubblicazione di Tilt con la partecipazione di alcuni musicisti, tra i quali Giovanni Vigliar, con cui suonavo prima che entrambi entrassimo a far parte di A&M. Le registrazioni vennero effettate utilizzando due registratori stereo (un Revox A 77 ed un Tascam) riversando le registrazioni tante volte quante erano le sovraincisioni che volevamo effettuare. Un sistema, per intenderci, con il quale George Martin aveva realizzato Sgt. Pepper's dei Beatles, utilizzando un registratore a quattro tracce nel 1967. Il tutto registrato nella mia camera da studente fuori corso, dove erano ammonticchiati amplificatori, microfoni, chitarre, bassi, percussioni, registratori e mixer, senza alcuna insonorizzazione e combattendo con il rumore di auto, sirene ed aerei che transitavano fuori dalla mia finestra". 


Premetto che, fatta eccezione per una primissima versione di "Gravità 9.81" e di qualche passaggio di "Dark Waves", nessuno di questi demo troverà posto negli album ufficiali degli Arti & Mestieri. Da notare che 12 tracce sono risalenti al periodo 72-73, mentre The Lake, caso unico, è stata registrata nel 2006 per essere inserita in questa compilation. 
Rispetto agli standard degli A&M le musiche sono praticamente irriconoscibile: qui ci si perde tra chitarre acustiche, assoli sovraincisi di chitarra elettrica, percussioni, flauti, violini, tastiere sognati, cori fiabeschi. Suoni onirici e molto crimsoniani. Oserei dire commoventi. Anche la formazione da lì ad un anno cambierà di molto: solo Venegoni e Vigliar confluiranno nei nascenti Arti & Mestieri. "Ante Tilt", lo dice il nome stesso, ha sicuramente un valore storico che ci permette di entrare nei suoni embrionali  degli A&M, quando ancora non sapevano di esistere né quale strada avrebbero percorso. Piccola curiosità: per emulare il Mellotron che la band non poteva ancora permettersi (costava carissimo), venne utilizzato un organi Farfisa con effetti di phasing ed eco, denominato VenegoniMellotron. Semplicemente geniale. Ne parlerà Gigi più avanti. 


Ed ora esaminiamo le caratteristiche delle 13 tracce, così come uscite dalla penna di Gigi Venegoni (che - come da lui riferito - ha dovuto scavare non poco nella sua memoria).

1- Land Of Trees - questa piccola suite (ndr - quasi 10 minuti di durata) è composta da frammenti - interpretati da me, Vigliar e Bertola - di un progetto intitolato "Queen Time and Queen Eternity" Una sorta di opera rock che descriveva la vita di potenti ed umili in un antico regno immaginario. Non venne mai terminata.

2 - La Marcia - chi ama gli A&M conosce le note di Gravità 9.81 in un arrangiamento minimalista.

3 - Dark Waves - brano d'origine di uno dei temi contenuti in Articolazioni, la lunga suite pubblicata sul lato B di Tilt. Presenti chiare influenze di uno dei miei massimi miti chitarristici di quei tempi, Robert Fripp.

4 - Via De Amicis - dovendo titolare brani inediti ho scelto di dedicare questo all'indirizzo della Cramps che pubblicò i dischi storici di A&M. L'emozione di entrare nella prima casa discografica che ci prese sul serio fu indescrivibile. Un caro ricordo al nostro discografico Gianni Sassi che non c'è più. Notate la presenza di temi e sonorità che sarebbero diventati segni distintivi di A&M.

5 - Remember The Giant - ovviamente un doveroso omaggio ai beneamati Gentle Giant Notate una bella interpretazione di Claudio Montafia al flauto con dedica finale al genio di Claude Debussy.

6 - Sunrise Sonata - un brano per sola chitarra e VenegoniMellotron, un organo Farfisa talmente pasticciato con eco e phaser da ricordare il suono del Mellotron (che non potevamo permetterci!!)


7 - The Lake - unico brano realizzato nel 2006 appositamente per questa raccolta Una melodia che avevo in serbo da tre anni e che ho sviluppato per questa speciale occasione suonando tutti gli strumenti. Ovviamente il sound è ispirato a quello che facevamo "prima di Tilt".

8 - Night Flight - un brano realizzato con due tracce di acustica Yamaha e due tracce di elettrica frippertronica. Aggiungete il VenegoniMellotron, la batteria suonata da Vigliar e il basso da Bertola ed ecco un ottimo "volo notturno".

9 - Velvet Shadow - una specie di jam session, anche questa molto crimsoniana, con batteria, basso con abbondante wah-wah e la mia chitarra.

10 - Phoenix - Montafia al flauto, Bertola al basso e alla batteria, varie acustiche ed elettriche 

11 - Aliante - come Night Flight era uno dei miei tentativi di sonorità "aperta" che cercavo di creare miscelando chitarre acustiche ed elettriche in atmosfere che non hanno più avuto seguito nei miei successivi dischi. Notate la parte di basso suonata da Bertola chiaramente ispirato da McCartney. 

12 - Cantilena - antesignano di certo minimalismo che avrebbe avuto gran seguito in USA. Anche qui un solo molto influenzato da certi free flights del grande Robert Fripp. 

13 - L'acrobata - uno strano tema composto da riff minimali in successione, con sovraincisioni di violini e batteria, registrata, quest'ultima, nella cantina di Vigliar (ndr - scusate, ma l'incedere di questo brano, purtroppo molto breve, mi riporta direttamente alla storica Mahavishnu Orchestra di McLaughlin, Cobham, Goodman e soci. Splendido).


Fin qui abbiamo ascoltato i primi "esperimenti sonori" Ante Tilt. Bisognerà attendere la fine del 1973 per vedere nascere a Torino gli Arti & Mestieri veri e propri, fondati dall'ex batterista dei Trip Furio Chirico, insieme a Gigi Venegoni, Giovanni Vigliar, Arturo Vitale, Marco Gallesi e Beppe Crovella. Da lì in avanti è storia. La band, come ben sappiamo, ha alle spalle una lunga e articolate discografia culminata, al momento, con "D-Brane", l'ultimo grande album pubblicato nel 2025. Con questo ho concluso. Vi lascio augurandovi buon ascolto. 

Arti & Mestieri 1974


Post by George

domenica 1 marzo 2026

Corrado Sannucci - La sfida e le passioni (CD, 1993)

FIRST TIME ON THE WEB

"Non sono riuscito a fare il medico, non sono riuscito a fare il cantautore, non sono riuscito a fare la rivoluzione. Non mi restava che fare il giornalista".


TRACKLIST:
01.Tutti i nomi di Giuda
02. Le mele rosse 
03. Hangar 
04. Il male e il nero (Funerali di stato) 
05. Perdona 
06. Asma bambina (Il bambino che si crede Eolo)
07. Cartesio
08. La sfida 
09. Incidendo la stele


MUSICISTI:

Paolo Emilio Marrocco: tastiere, programmazioni computer
Riccardo Giagni: chitarre
Alessandro Cercato: basso elettrico
Claudio Corvini: tromba
Francesco Marini: sax contralto, sax soprano
Mike Appelbaum: tromba, flicorno
Silvia Schiavoni: voce in “Tutti nomi di Giuda”
Giovanna Marini: voci in “Incidendo la stele"

Un ritratto di Corrado Sannucci

Colpevolmente, per vari impegni, è da un po’ che non do il mio piccolo contributo alla Stratosfera. Me ne scuso e ringrazio invece chi, come George, Frank-One e tutti gli altri, continua a tenere su la baracca.

L’occasione del rientro mi è data da un CD che, sistemando un po’ i miei scaffali, è saltato fuori un po’ a sorpresa. Ancora più sorprendente è stato il constatare che, nonostante qualche buona recensione ricevuta all’epoca, questo lavoro sembra essere a tutt’oggi un’opera-fantasma, un disco missing in action. Il web, a parte citarlo, sembra ignorarlo, almeno per quello che ho potuto constatare: non è su Youtube e non è nemmeno catalogato su Discogs. Per questo ho pensato di riproporlo per gli amici della Stratosfera, sempre ghiotti di rarità, sperando che possa essere un contributo interessante.

Stiamo parlando de “La sfida e le passioni”, opera seconda e ultima di Corrado Sannucci, uno di quelli la cui storia artistica è legata indissolubilmente al mitico Folkstudio di Cesaroni. E’ qui infatti che il giovane Sannucci muove i suoi primi passi quando già altri colleghi (i De Gregori, i Bassignano, i Venditti, i De Angelis, i Lo Cascio) sono già approdati al primo disco (se non al secondo) e qualcuno si stava già avviando verso il successo. Sarà proprio l’etichetta “Folkstudio” voluta da Cesaroni per dare voce e opportunità ai suoi giovani (fra essi, Mimmo Locasciulli) a far esordire discograficamente Sannucci nel 1975 con "I falò di maggio”, titolo con echi pavesiani che nasconde in realtà una vena politica e sociale molto evidente, con un’interpretazione vocale che ricorda molto da vicino Paolo Pietrangeli (è stato proprio lui che, su indicazione di Giaime Pintor e Marco Lombardo Radice, lo aveva indirizzato al Folkstudio). Sulla scia della pubblicazione di quest’album, nel ’76 si esibisce in diverse occasioni per “Lotta Continua” movimento di cui è un convinto militante, ed è invitato a partecipare al Club Tenco.

Programma del Tenco 1976

Ma il riflusso è dietro l’angolo, e molte strade si chiudono, sicché, a parte altre episodiche occasioni (tra cui la collaborazione con un pezzo, “Martello”, alla colonna sonora di “Sogni d’oro” di Nanni Moretti e una canzone uscita nel 1986 su un 45 giri collettivo per raccogliere fondi per il Folkstudio), Corrado Sannucci si allontana dal mondo della canzone per dedicarsi ad altro.


Corrado Sannucci nel mediometraggio di Nanni Moretti "Come parli, frate?" del 1974

Negli anni ‘80 sviluppa infatti una carriera giornalistica già avviata in precedenza (a metà '70 aveva collaborato con Muzak), una carriera che lo porta prima a “Reporter” (nulla a che vedere con l’attuale trasmissione di RAI 3) e poi, alla sua chiusura, a Repubblica dove però si occupa prevalentemente di sport (calcio, atletica, rugby e pallavolo in particolare), diventando uno dei giornalisti sportivi più apprezzati. Scrittore, lo si ricorda in particolar modo per “Lotta Continua. Gli uomini dopo” (Limina, poi ristampato per Fuori Onda), e per “A parte il cancro tutto bene” (Mondadori), libro autobiografico in cui racconta come il tumore, che nel 2009 lo porterà alla morte a soli 59 anni, ha fatto irruzione nella sua vita e in quella della sua famiglia. Nel 2008 un suo pezzo, “Angelo” viene interpretato da Piero Brega (Canzoniere del Lazio, Carnascialia) per il suo album “Fuori dal paradiso”.

Ma sarà anche ora di cominciare a parlare dell’album oggetto di questo post, che ne dite? Allora, cominciamo dalla coordinate-base: "La sfida e le passioni" esce, in formato CD, nel 1993, alla bellezza di 18 anni di distanza dall’esordio, per l’etichetta “Stentore”, dietro la quale si cela un’autoproduzione. E’ un album che va ascoltato nel suo contesto, come colpo di reni di un cantautore che aveva esordito in tutt’altra epoca. Musicalmente si avverte un po’ che il budget era, giocoforza, limitato, e gli arrangiamenti si appoggiano soprattutto sulle tastiere che, complice un basso fretless, riempiono la scena sonora su cui si staglia la voce profonda di Sannucci. Ogni tanto qua e là fa capolino una chitarra acustica e un fiato (sax soprano e contralto, flicorno, tromba). 

Insomma, musicalmente siamo più o meno dalle parti di altri “ritorni” di vecchi leoni a cavallo tra ’80 e ’90 (come il Claudio Lolli del disco omonimo del 1988, il Pietrangeli -ancora lui- di “Tarzan e le sirene”, stesso anno), ma se si supera un po’ l’effetto “ciglio alzato” che ci fanno questi suoni un po’ datati e, almeno sulla carta, poco consoni alla canzone d’autore, quello che resta è un disco che regala alcune belle canzoni che acquistano punti a ogni ascolto. Parlo soprattutto di pezzi che sfoggiano refrain notevoli come “Il male e il nero” e “Perdona”. A queste mi sentirei di aggiungere “Hangar” in cui l’arrangiamento si fa più interessante (e dove compare l’inaspettata rima tra “paptest” e “Oktoberfest”) e “La sfida” con sentori battiatiani in certe soluzioni sonore (lo stesso sentore l’avevamo già avvertito nella cosa finale di “Tutti i nomi di Giuda”).

Inoltre, vogliate apprezzare la chicca finale: i 100 secondi di “Incidendo la stele” in cui prende la scena, sovrapponendo diversi voci, la grande Giovanna Marini, anche lei purtroppo da poco scomparsa (con la Marini collaborerà anche per la parte musicale di “I-TIGI- Canto per Ustica” di Marco Paolini). Pur nella sua brevità, si tratta di un pezzo intenso e dolente, che, come raccontano le note del libretto, prende spunto da un fatto di cronaca: “A Franca V. di Pordenone, il medico nascose che l’amniocentesi rivelava gravi malformazioni al feto. Per il suo silenzio, il medico è stato assolto: la Chiesa ha giustificato il suo operato teorizzando che la bugia è necessaria, oltre che eticamente lecita, se la verità può provocare un peggioramento delle condizioni della madre. Di B., nata senza braccia, senza una gamba, e con malformazioni al viso e al cranio, nessuno parla”.

direttamente dal mio Cd-Rom "Gli anni di Repubblica", 20 marzo 1992

A un altro dramma medico (la morte del piccolo Ciro E.) è dedicata “Asma”.

Gli arrangiamenti sono di Riccardo Giagni (che suona la chitarra e produce anche) e Paolo Emilio Marrocco e c’è da dire che, fatta la tara per i motivi di cui si diceva prima, alla fine risultano tutto sommato funzionali a creare il mood per queste canzoni che si muovono su un crinale poetico ed umano, una sorta di bilancio della maturità. La penna di Sannucci, forte delle esperienze accumulate negli anni, si è decisamente affinata e i testi risultano notevoli, sospesi come sono tra onirismo, delusioni esistenziali, ricerca dell’essenza del vivere, passioni (appunto) civili. A mio parere si rivelano di molto superiori a quelli del già ricordato (e, relativamente, più noto) esordio del ’75 che scontava una certa retorica figlia di quell’epoca barricadera (se volete considerarli con calma, ve li ho scansionati nel link che vi posto alla fine). Non che, come si è visto,  gli slanci politici siano stati messi da parte dal Sannucci ultraquarantenne (ne fanno fede anche l’iniziale “Tutti i nomi di Giuda” o la già ricordata “Il male e il nero”), ma ora sono amalgamati con altri temi e, liberati dalla necessità zdanoviana di dover per forza esibire l’impegno, risultano ancora più efficaci.

Insomma, forse non siamo dalle parti del capolavoro, ma “La sfida e le passioni” mi sembra un album sicuramente meritevole di tornare alla luce, dopo più di trent’anni di oblio.


La presentazione di Corrado Santucci tratta dalla rivista "Il Cantautore", 1976 - numero unico


Come sempre, nella speranza che questa proposta possa incontrare i vostri favori, vi auguro buon ascolto!

Post by Andrea "Arrivano gli Sprassolati" Caponeri

venerdì 27 febbraio 2026

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntata del 24 febbraio 2026)


Trasmissione andata in onda martedì 24 febbraio 2026

Di seguito la playlist della serata
Buon ascolto


LINK

Post by Frank-One & George

giovedì 26 febbraio 2026

I Compagni di Scena - Due stagioni (LP, 1977)


TRACKLIST:

Lato A
01. E noi a guardare
02. E la luna
03. M’han sempre detto
04. Respira più piano
05. Se le parole vanno lontano

Lato B
06. Un piede segue l’altro
07. Taglia le ali
08. Ecco qua
09. Piove anche sopra il re
10. Canto cantare canto


Breve premessa by George
Non sono mai stato un grande "tifoso" o sostenitore della canzone politica, non l'ho mai nascosto: rappresenta in ogni caso un pezzo importante della nostra storia contemporanea che deve essere  necessariamente storicizzata. Di conseguenza ogni tanto, riesco a farla rientrare queste musiche nelle deviazioni varie di cui si compone la Stratosfera. E poi, scusate, ma qui abbiamo l'amico e collaboratore Cimabue che ci propone un vinile piuttosto raro, mai ristampato nel corso degli anni, completo di  parti musicali e di testi. Grazie CMB per questo ottimo lavoro, che merita di essere pubblicato e condiviso. Aggiungo che, a differenza di certi dischi di canzoni politiche, dai suoni scarni ed essenziali, qui si apprezza lo sforzo compositivo e l'innesto di strumenti diversi dalla solita chitarra acustica. Lo ricorderà Cimabue nelle sue note conclusive. Apprezzabili anche le parti corali, che mantengono l'impronta del folklore sardo, patrimonio culturale di quella regione (I Compagni di Scena provengono dalla Sardegna). Le musiche e i testi sono di Antonello Manzo e Gino Melchiorre, mentre gli esecutori non sono accreditati. Conclusa questa breve premessa la parola passa all'amico Cimabue. 


I Compagni di Scena sono un ensemble musical-teatrale sardo che si è cimentato nella canzone sociale e politica con risultati artisticamente interessanti. Ad un primo album, denominato “Brecht la madre di Gorky” edito dalla Compagnia Italiana del Suono nel 1971, ha fatto seguito “Due stagioni”, oggetto del post odierno. Questo vinile, edito nel 1977 dall’etichetta I dischi dello Zodiaco e distribuito dall’Editoriale Sciascia anche su formato MC, come in uso all’epoca (vinile mai ristampato negli anni a seguire - ndr) presenta una lunga presentazione che vi riporto integralmente così da farvi immergere nello spirito anche sociale e non solo sonoro del maggio 1977 in Italia ed in Sardegna in particolare. È un po’ lunga, ma estremamente interessante sotto il profilo storico.


“Due stagioni” vuole significare due periodi diversi ma anche due climi, due umori, due situazioni politiche, due stagioni teatrali distinte. Nel disco più semplicemente due facciate. La prima riporta i canti di commento e di accompagnamento dello spettacolo teatrale “Le fabbriche bugiarde” nato da una lunga inchiesta nei e intorno ai poli di sviluppo dell’economia sarda quando lo spegnersi del boom economico nazionale già dava ragione alla rabbia di chi aveva visto nel sorgere di queste cattedrali petrolchimiche il tradimento delle aspettative sull’utilizzazione delle risorse naturali offerte dal territorio e l’anacronismo con la propria cultura. Lo spettacolo e in particolare le canzoni si sono fatte carico, per due anni, d’essere documento di denuncia e amplificatore della voce della nuova classe operaia, cosciente, e combattiva, che veniva formandosi all’interno delle fabbriche di Ottana, Portotorres, Portovesme, Assemini, Sarroch, ecc. Proponendosi con il suo linguaggio diretto e teso nelle piazze, nei piccoli cinema, nelle fabbriche occupate, nei magazzini, negli altri atri delle scuole di decine di paesi, dove il teatro non era mai stato, come momento di aggregazione e di dibattito, come nuovo modo fi fare politica, vincendo remore e timori, scuotendo la coscienza di chi si apprestava a svendere i propri valori culturali ed una tradizione ancora viva e dinamica.


La seconda facciata (musicalmente più ricca - ndr) si riferisce ad un nuovo spettacolo, ancora in fase di allestimento, che ha per tema la strategia del potere ed i suoi vani tentativi di ritardare o sopire la presa di coscienza di un popolo che è sempre meno disposto a subire e reclama il diritto di essere protagonista della propria storia. È uno spettacolo che nasce dalla riflessione dei sei anni di attività del collettivo “I Compagni di Scena”, dalla rilettura delle centinaia di pagine dei dibattiti con il pubblico, registrati durante gli spettacoli precedenti, dalla situazione di disorientamento e di dibattito, spesso anche drammatico, in cui ci troviamo: questo spiega le difficoltà di allestimento di uno spettacolo il cui testo si riempie di giorno in giorno di significati nuovi ma, talvolta, si vede superato da vicende che solo la fantasia di un potere contorto e corrotto riesce a produrre. Questo spiega soprattutto la scelta della metafora nelle canzoni e l’abbandono di un linguaggio che per essere troppo diretto rischia di diventare unilaterale. Anche dal punto di vista musicale le canzoni, che nello spettacolo vengono sempre introdotte da un cantastorie, si ispirano a modelli più ricercati e, in un certo senso, elaborati: vi sono degli abbellimenti e dei di-più ogni volta che il cantastorie descrive i fatti del potere, barocchi, contorti, burocratici. Basti pensare a “Un piede segue l’altro” che con la sua struttura a vite senza fine vuole descrivere il balletto grottesco che ciascuno di noi è costretto a fare con le porte e le scale di qualunque ufficio pubblico nel quale si debba avventurare. Gli abbellimenti e i di-più si perdono non appena è il popolo a cantare, quel popolo che dapprima rivolta contro il potere quegli stessi canti, ma che, alla fine, ritrovata la sua identità e quindi intiera la sua forza si esprime con “Canto cantare canto” nei modi che gli sono propri.


A questo punto in ogni copertina per bene dovrebbero esserci i nomi degli autori delle musiche e dei testi delle canzoni e i suoi esecutori; se poi la copertina è per benissimo basta scrivere: autori ed esecutori “I Compagni di Scena”. Noi non ce la sentiamo di adottare né l’una né l’altra soluzione e quindi riportiamo, in sintesi, il dibattito che è avvenuto in proposito al nostro interno. È chiaro che la produzione collettiva è una frase vuota e spesso mistificatoria se si pensa che nel nostro collettivo solo alcuni sono in grado di comporre una musica o di stendere in versi idee e concetti; d’altra parte questi alcuni hanno dato veste di canzoni a idee prodotte da altri ed ai va bene non va bene espressi da altri ancora. Non basta: queste canzoni sono nate in un clima e attraverso esigenze suggerite da oltre ottanta persone che in sei anni di attività sono passate per l’esperienza de “I Compagni di Scena”. Inoltre ciascuno di noi ha dato al gruppo un contributo strettamente collegato alla propria disponibilità di tempo, portando in questa attività le contraddizioni e i problemi che man mano accumulava nel posto di lavoro o di studio, consentendo con il proprio impegno, spesso anche economico, di far cantare chi sapeva cantare,


Quindi queste canzoni non sono soltanto degli attuali componenti il gruppo, sono nella stessa misura di Pipino che le ha già trovate fatte e di Bastiano che è andato via cinque anni fa, di Natascia che le ha condizionate con il suo giudizio, di Giorgia che si è astenuta, di Ione che si è terrorizzata e di Caxomai che ne ha dattiloscritto le copie, di Biagio, di Filippo, di Ignazio e di chissà quanti altri dei quali non conosciamo neanche il nome né il viso e che pure ce le hanno suggerite senza neanche saperlo.
Sono in definitiva del movimento, bastava qualcuno che le raccogliesse, le sistemasse un po’ e le cantasse. Ma per raccoglierle era necessario stimolare tutti i fatti che rapidamente abbiamo accennato, era necessario soprattutto essere gruppo, organizzato, attento e spesso anche sofferto tra le tante difficoltà che questo lavoro povero e dilettantesco comporta. Se abbiamo avuto il merito di leggerle, queste canzoni, nel movimento, ci spetta dunque anche il diritto-dovere di rifiutarne la proprietà e di riconsegnarle, elaborate attraverso la nostra personalità, al movimento stesso.


Conclusione by CMB
A differenza di numerose pubblicazioni coeve “Due stagioni” - anche a distanza di molti anni - si lascia ancora ascoltare, grazie ad un impianto vocale che alterna voci soli a momenti corali che muovono i passi su un tappeto fatto di chitarre acustiche impreziosite da inserti di flauto nella prima facciata e da percussioni e tastiere vintage nella seconda. A momenti più pacati si alternano movimenti più ritmati che hanno il merito di conferire alla produzione una certa dinamicità. I testi, da leggere con gli “occhiali dell’epoca”, raccontano dei problemi del lavoro e della società della terra sarda. Concludendo, un documento storico di come musica e teatro fossero al servizio diretto del “movimento” che proprio in quel 1977 iniziò il suo lento, ma inesorabile declino. Buon ascolto.


LINK 

Post by Cimabue (with a little help by George)

martedì 24 febbraio 2026

RE-POST & RE-LOAD: Riccardo Zappa - Chatka (CD 1978 - post originale 15 marzo 2013) & Trasparenze (LP 1980 - post originale 6 luglio 2013)


Un bel doppio re-post & re-load richiesto da alcuni amici frequentatori del nostro blog. Il protagonista è Riccardo Zappa, tra i massimi virtuosi della chitarra acustica, in particolare della celebre Ovation, qui riproposto con il secondo e terzo album della sua corposa discografia. Entrambi gli album, con i link da tempo inattivi, vennero postati nel lontano 2013. Chatka il 15 marzo (qui), Trasparenze il 6 luglio (qui). Volendo potrete rileggervi le recensioni. Che dire? Grazie alle vostre richieste stiamo lentamente recuperando una serie di LP e di CD che, visto il trascorrere inesorabile degli anni, non si potevano più scaricare. Due annotazioni: Chatka venne pubblicato nel 1978 dall'etichetta Divergo e ristampato in formato CD in due occasioni: la prima nel 1997 dalla Mellow, la seconda nel 2006 dalla VM 2000 che lo distribuì anche in Giappone. Discorso diverso vale per Trasparenze: pubblicato nel 1980 dalla DDD, ovviamente in vinile, venne ristampato nel 1982 dalla Ariola per il mercato tedesco e nel 1984 ancora dalla DDD; in entrambi i casi sempre  e solo in vinile. Non esiste, a quanto mi risulti, la versione CD di questo disco. 

Riccardo Zappa - Chatka (LP 1978 - ristampa CD 1997)


TRACKLIST:

01  Emphasis 
02  St. Dumont 
03  La chitarra a pila 
04  Chatka 
05  Vivre 
06  Eleila 
07  Piraeus 
08  Numero unico (voce Lella Rosnati)

back cover LP 1978

MUSICISTI:

Riccardo Zappa- chitarra acustica, chitarra elettrica
Vince Tempera - piano, synthesizer 
Tullio De Piscopo - batteria
Julius Farmer - basso elettrico
George Aghedo - percussioni

back cover CD 1997


Riccardo Zappa - Trasparenze (LP, 1980)


TRACKLIST:

01.  Ouverture
02.  Synthesis
03.  Datsun Blues
04.  Trasparenze
05.  56 misure inedite
06.  Archipelagos Aegeon
07.  Così diversa...eppure...


MUSICISTI:

Riccardo Zappa - chitarre e campane tubolari
Antonello Venditti - intervento vocale nella track 1
Bob Clark - basso, sintetizzatore, Moog
Maurizio Preti - percussioni
Piero Pellegrini - sintetizzatore
Vince Tempera - piano
Walter Calloni - batteria



Vi ricordo che le richieste di re-upload sarebbe preferibile effettuarle utilizzando l'apposita sezione che trovate sul menu di destra della home page (icona mappamondo). Presto sarà il turno degli ultimi "arretrati": Banco del Mutuo Soccorso live Ivrea 1975 e doppietta Goblin (Torino e Ivrea 1975). Intanto vi auguro un buon ri-ascolto.

NEW LINK Chatka
NEW LINK Trasparenze

Re-post & Re-load by George

lunedì 23 febbraio 2026

Baracca & Burattini - Opera Omnia (1981- 1983 - 2012) - great post by Roberto, Osel & George

 

Presto dimenticati e spariti nel nulla dopo le prime registrazioni degli anni '80, riapparsi quasi miracolosamente nel 2012, i Baracca & Burattini meritano la riscoperta e la giusta valorizzazione Questo post, che se ben ricordo è stato anche caldeggiato da alcuni amici navigatori, è stato reso possibile grazie ai contributi e alla pronta risposta dei nostri due collaboratori Osel e Roberto che ringrazio infinitamente. Questo "gioco di squadra", permettetemi di sottolinearlo, è da sempre il sale e la forza della Stratosfera. Visto che oggi presenteremo l'opera omnia della band torinese, ricordo subito che Baracca & Burattini (nome, ahimé, un po' troppo sfruttato il quale, dopo il successo del film di Corbucci, è stato adottato da associazioni, imprese, circoli culturali e ricreativi e persino da ristoranti) hanno registrato tre album nel corso della loro carriera, molto diversi l'uno dall'altro: "Hinterland" (etichetta Mama Barley, 1981), "Trio + 1" (etichetta On Records,1983) e "Bib-Rambla" (etichetta Electromantic Music, 2012). I due album degli anni '80 sono reperibili solo in formato vinile, visto che non sono mai stati ristampati, mentre "Bib-Rambla" è ovviamente disponibile su CD. Le informazioni sul gruppo, al di là della discografia pubblicata su Discogs; sono praticamente nulle, a parte uno splendido lungo articolo realizzato da Luigi Cattaneo l'11 aprile 2014, pubblicato sul blog "ProgressivaMente" col titolo "Baracca & Burattini, dall'Hinterland di Torino alla Bib-Rambla". Ed è quello che utilizzerò per accompagnarci in questo viaggio musicale. Ora passiamo alla musica.

Baracca & Burattini - Hinterland (LP, 1981)


TRACKLIST:

Lato A
01. Hinterland - 3:25
02. Adriatica - 5:30
03. Terra e mare - 5:30
04. Rock & Tarocs - 4:08

Lato B
05. Come in Sudamerica - 3:55
06. Una nuvola in gabbia - 5:00
07. Asso di bastoni - 3:50
08. Scivolando... - 4:00
09. Senza rete - 3:00


FORMAZIONE:

Luciano Zaffalon - piano elettrico Rhodes, synthesizer ARP Odyssey, synthesizer polifonico Korg, voce, percussioni, battito di mani
Gianni Melis - basso elettrico, battito di mani
 Sandro Marangon - batteria, percussioni, battito di mani

ospite
Silvano Borgatta - synthesizer polifonico (track 6), piano elettrico Rhodes (track 4), voce, 
synthesizer ARP Odyssey, battito di mani (track 9)

Silvano Borgatta

La recensione degli album (dal blog "ProgressivaMente" dell'11 aprile 2014)

1975: le origini del trio
"L’occasione per parlare dei Baracca & Burattini ci è fornita dalla pubblicazione di un nuovo album per l’etichetta Electromantic di Beppe Crovella (tastierista degli Arti & Mestieri). Bib-Rambla (ossia la piazza centrale di Granada), uscito nel 2012, ha riacceso i fari su una delle tante realtà torinesi dedite al jazz rock negli anni ’70. Potremmo addirittura ipotizzare l’idea di una scuola jazz rock radicata su un territorio definito. Il jazz era una sorta di attrazione per chi lavorava in ambito rock e, al tempo stesso, i jazzisti del luogo erano interessati alla genuina semplicità della grammatica rock (Riccardo Storti, Rock Map Viaggio in Italia dal 1967 al 1980, Aereostella). Come ha sottolineato Storti nella sua opera del 2009, Torino era davvero un centro propulsore fondamentale per capire certi sviluppi sonori ed è impossibile per ogni amante del genere non conoscere gruppi storici come Arti e Mestieri e The Trip, ma anche realtà rivalutate con il passare degli anni come Dedalus, Beia come Aba, Gialma 3 o Living Life. In questo contesto nascono e si inseriscono, anche se con qualche anno di ritardo, i Baracca & Burattini, bizzarro monicker ripreso da un film degli anni ’50 di Sergio Corbucci. È il 1975, quando Luciano Zaffalon (tastiere), Sandro Marangon (batteria) e Gianni Melis (basso) danno vita al progetto pensando di unire il progressive colto dei King Crimson con il jazz rock targato Perigeo. Il risultato è un disco autoprodotto con l’aiuto di Silvano Borgatta (all’epoca tastierista del gruppo di Gigi Venegoni) che vedrà la luce solo nel 1981, fuori tempo massimo, come si suol dire in certi casi.


1981: l'album "Hinterland"
Hinterland è un album intriso di frizzante jazz rock, sulla scia di Esagono e Combo Jazz, con qualche leggera venatura world che colora le composizioni, sempre in bilico tra stacchi virtuosi e cura per l’aspetto più melodico. Peccato che ormai l’epoca d’oro dei raduni e delle attenzioni verso questi suoni fossero oramai esaurite, perché questo esordio, pur presentando qualche ingenuità, rimane un disco di buon livello che con gli anni ha raggiunto anche elevate valutazioni tra i collezionisti di vinili. Pezzi come Asso di Bastoni, Scivolando o la title track mostrano il potenziale del gruppo, che avrebbe probabilmente meritato qualcosa di più. I tre scelgono di non avvalersi per questo esordio di un chitarrista, affidando gli spunti maggiori alle tastiere di Zaffalon, che può spaziare in maniera sistematica all’interno di ogni singolo brano. Luciano viene però sempre ben coadiuvato dal lavoro ritmico di Marangon, preciso e mai irruento e dal tocco funk del bravo Melis. 

Baracca & Burattini - Trio +1 (LP, 1983)


TRACLIST:

Lato A
01. Tango elettrico
02. Accarezzami, accarezzati
03. Tarocchi
04. Crisi d'identità

Lato B
05. E' volare
06. Trio
07. Passerà


FORMAZIONE:

Luciano Zaffalon - tastiere
Gianni Melis - basso elettrico
 Sandro Marangon - batteria, percussioni
Salvo Occhipicca - chitarra elettrica

1983: l'album "Trio + 1"
La band, senza perdersi d’animo, riuscì a pubblicare anche un secondo lavoro passato del tutto inosservato, "Trio + 1", con l’aggiunta di Salvo Occhipicca alla chitarra e una maggiore propensione per la forma canzone, contiene brani non più strumentali ma cantati da Zaffalon. È un platter che presenta contatti con il mondo cantautorale (la bellissima Tarocchi), senza dimenticare spunti jazzati che fanno parte del dna del gruppo, ma imbevuti di quel clima che si respirava nel pieno degli anni ’80. Il risultato è un disco indubbiamente piacevole ma che non lascia il segno come il precedente, forse anche per via di una stanchezza compositiva che affiora tra le trame di alcune tracce o per la smania di voler tentare strade che non erano proprie e che non rispecchiavano appieno le caratteristiche primigenie dei musicisti. Come spesso è accaduto per tanti di quei gruppi, ci sono voluti ben 30 anni per tornare ad ascoltare musica a loro nome

Baracca & Burattini - Bib-Rambla (CD, 2012)
 

TRACKLIST:

01. Bib-Rambla
02. Hinterland
03. Adriatica
04. Terra e mare
05. Le bambole
06. Balleranno (i burattini)
07. Secondina
08. Pensando più a Sud
09. Senza rete
10. Sequenza Meccanica Blues
11. Una nuvola in gabbia


FORMAZIONE:

Luciano Zaffalon - organo Hammond
Sandro Marangon - batteria, percussioni
Diego Mascherpa - sax, clarinetto


2012: il CD "Bib-Rambla"
È il 2012 quando i Baracca & Burattini rinascono con la forza della determinazione. Rimangono in sella Zaffalon (che si concentra solo sull’organo Hammond) e Marangon, a cui si aggiunge un autentico fenomeno come Diego Mascherpa al sax e al clarinetto. Un Hammond trio che in Bib-Rambla rivisita alcune tracce presenti in Hinterland, migliorandole e rendendole molto più coinvolgenti, oltre che proporre inediti convincenti e di elevato spessore. L’album scorre via veloce ma non per questo risulta di semplice assimilazione e i vari strumenti giocano a rincorrersi o sfidarsi all’unisono, con Zaffalon magnifico interprete all’Hammond e in dialogo costante con Mascherpa, entrambi sostenuti dal drumming energico e preparato di Marangon. Il trio appare molto affiatato e le doti tecniche si sono affinate nel corso del tempo, rendendo il tutto estremamente fluido e ricco di groove. 

Diego Mascherpa

Ne sono una prova la brillante title-track, che spazia dal latin al jazz rock, mettendo subito in risalto le grandi capacità dei tre e le riproposizioni di Hinterland e Adriatica, con la prima leggermente funky e la seconda pregna di elementi balcanici. Anche Terra e mare era già presente nel disco del 1981, mentre è nuova la seguente Le bambole, in cui possiamo assistere alle brillanti escursioni di Zaffalon e Mascherpa. Colpiscono la ritmica dance di Balleranno (i burattini), che si trasforma in un grande episodio jazz rock, soprattutto per la notevole prova di Mascherpa al sax, e le delicate melodie di Secondina (con lo stesso bravissimo anche al clarinetto). I paesaggi dell’Italia meridionale vengono evocati con una bella dose di progressive rock nella superlativa Pensando a Sud, salvo poi ritornare ai tempi di Hinterland con Senza rete. Chiudono l’album Sequenza Meccanica Blues, che come suggerisce il titolo ha echi della musica del diavolo ed una carica rock che ricorda i Cream di Eric Clapton e la rivisitazione sudamericana di Una nuvola in gabbia. Bib-Rambla è il disco più maturo dei Baracca & Burattini, merito di un interplay costante ed efficace tra l’Hammond di Zaffalon, i fiati di Mascherpa e le ritmiche di Marangon, abilissimi nel creare un sound sempre in bilico tra la fusion, il jazz rock e il progressive (anche se decisamente meno vistoso rispetto alle altre componenti). È un’opera piena di passione, quella di un trio che finalmente, dopo anni di assenza, torna perché ha davvero qualcosa da comunicare. Il consiglio è quello di cercare gli album degli anni ’80 e di fiondarsi poi su questo ultimo lavoro, per cogliere le differenze strutturali e le maggiori capacità acquisite in 30 anni di lontananza. Come il vino buono, anche il tempo ha migliorato i Baracca & Burattini".


Conclusione
Il viaggio attraverso la musica dei Baracca & Burattini termina qui. Ancora un enorme grazie a Roberto e a Osel che hanno fornito il materiale audio qui pubblicato. Buon ascolto, cari amici e...se avete voglia di partecipare alla vita del blog, ricordatevi che i vostri commenti saranno sempre molto graditi.


LINK Hinterland (LP 1981)
LINK Trio + 1 (LP 1983)
LINK Bib-Rambla (CD 2012)

Post by George, Roberto & Osel