giovedì 20 agosto 2026

Serie "Bootleg" n. 379 - Le Orme dal vivo al Teatro Ridotto di Venezia, marzo 1980

 

TRACKLIST:

01.  Introduzione e presentazione del gruppo
02. Piccola rapsodia dell' ape
03. Fragile conchiglia
04. Raccogli le nuvole
05. La mia bianca sposa
06. Il treno
07. Jaffa
08. Fine di un viaggio
09. Sguardo verso il cielo
10. Il mago
11. Gioco di bimba
12. El gran senser
13. Amico di ieri
14. Felona e Sorona
15. Sera / Canzone d'amore


FORMAZIONE:

Aldo Tagliapietra - voce, violoncello, chitarra acustica
Tony Pagliuca - pianoforte, clavicordo, Harmonium
Germano Serafin - violino, chitarra acustica, bouzouki, mandola
Michi Dei Rossi - marimba, vibrafono, glockenspiel, percussioni acustiche


Sono molte le ragioni che rendono questa registrazione live un evento eccezionale. Vediamo di esaminarle, ma prima lasciatemi ringraziare il mio sodale amico Frank-One per avermi inviato i file di questo raro bootleg. Detto questo passiamo ai protagonisti del post odierno ovvero Le Orme. 

Iniziamo dalla formazione. Qui Le Orme sono in quartetto, esperienza nata nel 1975 con l'album "Smogmagica" e con l'ingresso del chitarrista Tolo Marton. Quando Marton lasciò la band al termine delle registrazioni al suo posto subentrò Germano Serafin alla chitarra e al violino. Con Tagliapietra & Co, incise il singolo "Canzone d'amore", seguito da ben quattro album: "Verità nascoste, Storia o leggenda, Florian" e "Piccola rapsodia dell'ape". In quest'ultimo disco Germano Serafin diede il maggior contributo, sia per l'uso di numerosi strumenti a corda, sia per la stesura dei brani. Dopo avere contribuito alla realizzazione del primo album solista di Aldo Tagliapietra, "...Nella notte" del 1984, in cui suonava la chitarra in un brano, lasciò la musica pop per concentrarsi sul violino, entrando a far parte dell'orchestra sinfonica comunale di Treviso. Morì purtroppo nel 1992 per un tumore al polmone. 
Perdonatemi, ma ci tenevo a ricordare la figura di Germano Serafin, un grande musicista scomparso prematuramente e troppo presto dimenticato. Ascoltate in questo live il suo incredibile apporto come violinista nel rifacimento di "Felona e Sorona". Di seguito due immagini del musicista. 



Altra particolarità risiede nella scelta degli strumenti utilizzati dal quartetto in questo concerto, avvenuto nel prestigioso Teatro Ridotto di Venezia (mi risulta che oggi non sia più attivo) che offrì una atmosfera intima, perfetta per la strumentazione utilizzata in quel periodo. Nel 1979 e 1980 troviamo Le Orme in piena fase acustica legata alla pubblicazione di due dischi importanti quali "Florian" (1979) e "Piccola rapsodia dell'ape" (1980), quest'ultimo non ancora pubblicato all'epoca della registrazione (come precisato in apertura di concerto). Questi due progetti portarono la band a suonare in versione "unplugged", utilizzando solo strumenti classici. E qui emerge l'abilità tecnica e la bravura dei quattro musicisti (già iniziata in studio di registrazione) alle prese con strumenti quali violino, violoncello, mandola, clavicordo, percussioni varie e altri ancora. Questa fase concertistica, di ispirazione cameristica, durò lo spazio di circa un anno e mezzo.  Si tratta dunque di un documento storico di notevole importanza per fan e collezionisti, riportato anche da Discogs tra i vari bootleg del gruppo. 
La scaletta propone tracce tratte dai due album "classici" del 1979 e 1980 e alcuni rifacimenti di vecchi classici quali "Sguardo verso il cielo", Gioco di bimba e "Felona e Sorona" (come non li avete mai sentiti).


Questa memorabile esibizione chiuse (ma questa notizia ve la passo coi benefici d'inventario) la fortunata tournée della svolta acustica. In particolare, per promuovere l'album "Florina", nel corso del 1979 Le Orme intrapresero un lungo tour di circa 40 date, sia in Italia che all'estero. Sulla Stratosfera troverete un ottimo concerto acustico di questo periodo, registrato a Padova il 28 luglio 1979 (qui, con link ancora attivo). Dal 1982 Le Orme, ritornate in trio, realizzeranno album più "leggeri", marcatamente pop, ad iniziare da "Venerdì". E' tutto. Un ultimo ringraziamento a Frank-One. A voi tutti auguro buon ascolto



Post by George - Music by Frank-One

martedì 18 agosto 2026

Court - Frost of Watermelon (CD, 2007)


TRACKLIST:

01. Limbo (Last Odyssey Vs Empress) - 4:52
02. Men I Met - 2:19
03. Walking and Talking  - 5:18
04. When I Lose - 4:55
05. Past Days - 4:36
06. Wet of Sky - 2:40
07. My World - 5:05
08. Bridge to Maya - 6:05
09. Synaptic Ghost - 4:06
10. Sun Beyond Time - 7:33
11. Flat Stones - 4:05
12. Mad and Child - 24:02
I) You
II) Mother Nature
III) Father
IV) Myself


FORMAZIONE:

Paolo Lucchina - voce
Mosè Nodari - chitarre, voce, oboe, flauto dolce, mellotron, Fender Rhodes, pianoforte
Marco Strobel Ticozzi - chitarre, mandolino
Luigi Bonacina - basso
Francesco Vedani - batteria, percussioni, flauto traverso, sintetizzatori

Altri musicisti:
Andrea Balliano - chitarra
Francesco Nodari - fisarmonica
Andrea Cajelli - campioni
Marco Sessa - sintetizzatori


Questo CD è un bel regalo di Ferragosto da parte del nostro inarrestabile collaboratore Marco Osel. Grazie Marco per questa ottima condivisione. Per essere sincero non conoscevo i Court e forse anche molti di voi ignorano la loro esistenza. Procedendo con la ricerca delle informazioni ho scoperto cose assai interessanti sul loro conto. Partiamo da wikipedia che propone una biografia piuttosto dettagliata, tant'è che mi viene da pensare che sia stata scritta da qualche componente del gruppo. Altre informazioni meritevoli di interesse sono presenti sul sito Prog Archives. Procederò con una sintesi, per non essere troppo ridondante. Per una lettura completa vi rimando ai due siti sopracitati. 
Diciamo subito che i Court appartengono a quella schiera di gruppi di new prog che pubblicano i loro album con il contagocce. "Frost of Watermelon", album autoprodotto, è del 2007 e, in ordine cronologico, è la terza prova discografica, ma le due precedenti sono rispettivamente del 1993 e del 1997. Seguirà nel 2017 il loro canto del cigno, "Twenty Flying Kings", pubblicato dalla Ma.Ra.Cash Records, costituito in gran parte da rifacimenti di vecchi brani del gruppo. 


La storia dei Court inizia a Varese nel 1990 ed è fatto insolito che, ancora diciannovenni, vengano contattati dall'etichetta tedesca indipendente Music Is Intelligence per la quale nel 1993 pubblicano il primo album "And You'll Follow the Winds' Rush 'Till Their Breath Dwells", registrato a Leonberg, a supporto del quale si esibiscono in Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Norvegia. Nel 1997 la band pubblica il secondo lavoro "Distances", anch'esso registrato in Germania sempre con l'etichetta Music Is Intelligence e partecipa come ospite musicale ad una puntata della trasmissione televisiva Help, condotta da Red Ronnie. Subito dopo l'uscita di "Distances", iniziano le defezioni e i cambi di formazione. Passeranno ben sei anni prima che la nuova formazione nel 2003 si metta di buzzo buono e registri un demo contenente le basi del lavoro successivo che vedrà la luce solo nel 2007. Si tratta del CD oggi proposto dalla Stratosfera, registrato a suo tempo presso "La Sauna Recording Studio" di Varano Borghi. 


Prima della pubblicazione dell'ultimo CD i Court avranno l'onore di intraprendere un tour di venti date negli Stati Uniti che toccherà ben sedici stati. Il tour si concluderà con un concerto al “The Gig” di Hollywood durante il quale la band viene notata da due promoter ed invitata a partecipare al “Los Angeles Music Awards” dove otterranno le nomination nelle categorie “Best Alternative Artist” e, soprattutto, “Best Alternative Song” in cui saranno premiati. Beh, non capita proprio a tutti.


"Frost of Watermelon" è un album in buona parte in stile new prog che miscela con eleganza episodi elettrici e acustici, caratterizzato da una ricerca stilistica personale che si discosta dal rifacimento un po' pedissequo delle caratteristiche stilistiche del progressive tradizionale anni '70 e '80. Tra i miei preferiti cito l'anomala "My World", brano struggente, aperto da un  bellissimo arpeggio di chitarra acustica, che ci riporta senza sconti sulle assolate strade della California. "Men I Met" è invece una breve traccia elettrica che ricorda i primi lavori dei REM. Nel resto dell'album gli strumenti utilizzati sono quelli della tradizione prog: guardate che armamentario suonano i cinque musicisti integrati dai loro quattro ospiti. Non possono mancare flauti, mellotron, sintetizzatori, mandolino e varie tipologie di chitarre. Bella e potente la voce di Paolo Lucchina. La band si concede "il lusso" di proporre, in chiusura, una suite di 24 minuti, "Mad and Child", suddivisa in quattro movimenti, una miscela di rock, progressive con sentori folk. I brani cantati in lingua inglese, bontà loro, danno all'album quel respiro di internazionalità. Una grande prova che va ascoltata almeno un paio di volte per essere apprezzata in tutta la sua bellezza. 
Alla prossima. 



LINK

Post by George - Music by Osel

domenica 16 agosto 2026

Officina del Tempo (demo inedito - 1999)

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

The Originals
01. Viaggio nella Luna
02. G
03. Pianeta rosso
04. Ride
05. Lo stagno
06. Iside
07. Apologia
08. La caccia
09. Grande albero
10. Carnivora

The Covers
11. Aqualung (Jethro Tull cover)
12. Locomotive Breath (Jethro Tull cover)
13. Hymn 43 (Jethro Tull cover)
14. La carrozza di Hans (Premiata Forneria Marconi cover)

FORMAZIONE:

Michele Rusmini - chitarra
Massimo "Cerry" (o forse Cherry) Selva - voce
Francesco Mottarella - basso
Giacomo Mottarella - batteria
Gabriele Agosta - tastiere
Lucio Tremolizzo - flauto

BREVE PREMESSA by GEORGE
Non vi nascondo che forse per la prima volta provo un filo di emozione nel realizzare questo post, e questo per molte ragioni. Innanzitutto si tratta del demo (a questo punto mi piacerebbe chiamarlo  l'album perduto che oggi vede la luce) di un gruppo di tutto rispetto e di alto livello tecnico e artistico come l'Officina del Tempo; di conseguenza è la prima volta che appare sul web ed è un vero onore per il blog Verso la Stratosfera poter presentare in esclusiva questa autentica rarità al pubblico nazionale e internazionale che ci segue. Infine non dimentichiamo il numero di richieste che sono pervenute. Frank-One aveva simpaticamente (ma forse non troppo!) posto la condizione di riceverne almeno 12-15 nei commenti prima di inviarmi i file per il post e ne sono giunte 34. E dulcis in fundo è un lavoro proposto da un amico, come Frank-One, a cui sono molto affezionato. Il demo (io preferisco usare il termine al maschile) raccoglie tracce che miscelano rock tradizionale e rock progressivo, con un buon uso di flauto e tastiere e con la chitarra di Michele Rusmini sempre in primo piano. E' anche presente una breve traccia acustica (Grande albero). L'anno di registrazione di questo demo è il 1999. Spero di riportare correttamente la data. Anche le due foto del gruppo sono un gentile omaggio di Michele. 
Ora taccio, perché il post è di Frank-One e di Michele ai quali cedo subito la parola.


LA GENESI DEL POST by FRANK-ONE
"Questo post nasce da un incontro di oltre 20 anni fa, come ho raccontato nella puntata di The Prog Side of the Moog del 28 luglio che mi auguro abbiate ascoltato. Se non l'avete fatto...siete ancora in tempo. Ma pubblicità a parte, un lunedì sera di un indefinito mese ed anno (a naso direi intorno al 2004 più o meno) viene a trovarci a From Genesis to Revelation, storica trasmissione di Progressive di Radio Popolare con i due redattori principali, Renato Scuffietti e Matthias Scheller, ed in piccolo io terzo facente parte della redazione, un gruppo di giovani musicisti: l'Officina del Tempo. La cosa incredibile è che io ho sempre conservato le trasmissioni che mi hanno visto presente in particolar modo con ospiti più o meno noti, eppure....questa proprio non la trovo, ma non dispero. Ricordo bene che fui colpito innanzitutto dalla loro giovane età, ma poi anche dalle loro capacità tecniche e compositive, trasmettemmo brani da un loro demo, che poi mi fu donato, e che poi è quello che troverete qui. In particolar modo legai con uno dei fondatori, Michele, al quale regalai la prima edizione del libro di Paolo Barotto "Il ritorno del Prog Italiano", cosicchè lui con cadenza quasi settimanale mi "ordinava" un bel po' di CD citati nel libro, così da poterli ascoltare. Ricordo che studiava musica a Villa Simonetta e spesso era quello il nostro punto di incontro. Per l'ultima puntata della stagione di The Prog Side cercavo qualche chicca da trasmettere, e così riesumai il qui presente, e subito da parte di George e degli amici del Blog arrivarono una marea di richieste per la pubblicazione dell'intero demo. Onestamente inizialmente non era mia intenzione condividerlo, ed i motivi ben li conoscete, poi oltre alle tante richieste mi ha fatto capitolare l'intervento dell'Amico Maestro Augusto Croce, così eccolo qua. Un ultimo aneddoto: avrei avuto piacere di coinvolgere anche Michele, col quale avevo perso i contatti, ma nel mio cellulare il nominativo non c'era. Però mi tornò in mente un DataBase della Casio di ben 256 MB che usavo ai tempi, e che vi propongo in foto, ebbene lì trovai : Michele Officina del Tempo, provai....ed era ancora quello il suo numero; emozionatissimi ci cominciammo a raccontare questi quasi 25 anni trascorsi, ma questa è un'altra storia e forse a voi neanche interessa. Buon ascolto e buona vita a tutti voi".


BIOGRAFIA DELL 'OFFICINA DEL TEMPO CURATA DA MICHELE RUSMINI
Abbiamo cominciato a chiamarci Officina del Tempo a fine agosto del ’97, quando, dopo 
alcune variazioni, la formazione si è stabilizzata con i fratelli Giacomo e Francesco Mottarella (rispettivamente batteria e basso), Massimo “Cèrry” Selva voce e Michele Rusmini alla chitarra. Da subito abbiamo cominciato a cercare un altro musicista che suonasse uno strumento diverso per arricchire la sonorità, ma il primo demo, inciso in autonomia tra dicembre ’97 e gennaio ’98, è stato registrato dai soli quattro. Nell’autunno ’98 la formazione si completa con Gabriele Agosta alle tastiere, e con la partecipazione saltuaria del flautista Lucio Tremolizzo (già compagno di scuola delle medie di Michele Rutz) abbiamo scritto e arrangiato alcuni brani che abbiamo poi registrato, sempre con mezzi autonomi nella nostra sala prove, più o meno nell’autunno del ‘99.


La sala prove l’abbiamo ricavata da una vecchia stalla di proprietà della mia famiglia (a Regoledo, un paesino alle porte di Morbegno, in provincia di Sondrio), di quelle a conduzione familiare, in una struttura di pietre e legno risalente a inizio ‘900 e dismessa dagli anni ’70 circa. Con un po’ di pulizia, costruzione di qualche parete e insonorizzazione alla buona ci siamo costruiti uno spazio dove creare la nostra musica, dove ci chiudevamo almeno un paio di sere a settimana e affinavamo prima le cover e poi i nostri brani. Innamorati della musica degli anni ’70, siamo partiti suonando Jethro Tull, Deep Purple, Rush, PFM, Banco, ma anche cose più moderne, ad esempio Dream Theater e cercando di comporre qualche pezzo anche ispirandoci alla loro musica.


Aneddoto divertente, quando andavamo nei locali per proporre la nostra musica e parlavamo di prog la maggior parte dei gestori non capiva, non conosceva il genere, poi spiegavamo, facevamo degli esempi e ci si chiariva. Abbiamo suonato molto nella zona tra Valtellina, Milano, Lecco, Monza Brianza e la Lombardia in generale. Nei locali il rock suonato con passione attirava ancora l’attenzione, pur non essendo materiale commerciale o di grande consumo. L’attività live è stata notevole, tutto l’anno avevamo qualche serata a settimana, c’erano degli appuntamenti fissi di locali che apprezzavano il genere o anche situazioni più varie come le Feste dell’Unità dove sempre apprezzavano la nostra musica.


Nel 2003 il cantante Cherry ha preso un momento di distacco dalla musica e l’esperienza è terminata; si sono tentate altre direzioni ma non più con la costanza e coerenza di prima, giungendo di fatto a uno “sbandamento” dell’Officina. Ad oggi, agosto 2026, anche sulla spinta dell’interesse dei fans di progressive rock in blog e in radio, c’è la volontà di rimaneggiare e riarrangiare i brani storici per poterne realizzare (finalmente) una registrazione professionale.


CONCLUSIONE by GEORGE
A questo punto non posso che ringraziare ancora una volta Frank-One in primis, artefice e vero deus ex machina di questo post e Michele Rusmini, chitarrista della band che, con una serie di efficaci pennellate, ha illustrato l'iter musicale dell'Officina del Tempo. Come vedete nella tracklist mi sono preso la libertà (spero di non offendere nessuno) di suddividere il demo in due sezioni, gli originali (i primi 10 brani) e le cover (le 4 tracce conclusive). E' tutto. Mi auguro che questo post riceva il suo giusto apprezzamento. Lo scopriremo leggendo i commenti. Vi lascio con il consueto buon ascolto.



Great Post by George, Frank-One & Michele Rusmini

lunedì 10 agosto 2026

Addio a Francesco Guccini, cantautore e poeta della nostra inquietudine (RIP, 1940-2026)

 

6 agosto 2026: la notizia giunge all'improvviso e ci lascia sgomenti. Francesco Guccini se ne è andato per sempre all'età di 86 anni (era nato a Modena il 14 giugno 1940). E' difficile parlare di un gigante come lui e francamente non so nemmeno da dove iniziare. Allora partiamo dal titolo di questo post, il titolo pubblicato da un quotidiano, quello che tra i tanti titoli mi è piaciuto di più perché a mio avviso è il più appropriato e ben si addice ad un uomo del calibro di Francesco Guccini. Ebbene, il titolo è quello apparso sul quotidiano cattolico "Avvenire". Laici e cattolici, senza distinzione, hanno riconosciuto lo spessore del personaggio, dell'uomo, del poeta, del musicista, lui che con la Chiesa non era molto in sintonia. anzi era stato per anni un tedoforo con la fiaccola dell'anarchia per poi sposare la causa della sinistra italiana. Però è vero. è innegabile, a modo suo era un  poeta, come lo sono stati molti altri eroi delle passate generazioni, un musicista portavoce dei malesseri e delle inquietudini delle fasce giovanili di almeno due decenni, gli anni '70 e gli anni '80. Guccini era Guccini e i suoi concerti erano veri e propri happening con il pubblico. Il dialogo con i presenti era un rituale imprescindibile e questa regola non sfugge di certo al concerto che oggi vi presentiamo.


Il ricordo di Francesco Guccini si mescola con la leggendaria Osteria delle Dame, con gli amici Augusto Daolio e i suoi Nomadi, con le bevute e le cantate, con i concerti di piazza e con canzoni iconiche quali Auscwitz (la canzone più triste del mondo, portata al successo dall'Equipe 84), L'Avvelenata, La locomotiva, Il vecchio e il bambino e quante altre ancora.
Guccini, uomo di sinistra fino al midollo, era amato e apprezzato da molti ma non da tutti. Era però conosciuto e rispettato da tutti, anche da chi - musicalmente - si trovava su sponde diametralmente opposte. Negli ultimi anni, dopo il ritiro dalle scene e accantonata la canzone, si era dedicato alla scrittura realizzando romanzi e saggi che, insieme alla precedente produzione musicale, hanno avuto il merito di raccontare una fetta importate della storia dell'Italia contemporanea e della cultura giovanile. 


Dopo la sua scomparsa le biografie sono spuntate come funghi. Ve ne consiglio una su tutte, chiara e completa, apparsa sul quotidiano on line Il Post (qui). Francesco se ne è andato lasciando dietro di sé una scia lunghissima di ricordi. Come è già accaduto in passato per altri grandi eroi scomparsi, la memoria di Guccini non si esaurirà con questo post. Nel breve avremo altre sorprese. Ricordo altresì che un paio di concerti sono già stati presentati sulla Stratosfera. Oggi iniziamo il mesto ricordo con un concerto bootleg registrato a Imola il 27 luglio 1983.


Francesco Guccini - Live Imola, 27 luglio 1983


TRACKLIST CD 1:
01. talk
  02. In morte di S.F
03. talk
  04. Auschwitz
05. talk
  06. Autogrill
07. talk
  08. Gulliver
  09. Il vecchio e il bambino 
  10. Canzone dei 12 mesi
11. talk
  12. Shomèr ma mi-llailah
  13. Argentina

TRACKLIST CD 2:

  14. Bisanzio 
15. talk
  16. Venezia
  17. Bologna
  18. Inutile
19. talk
  20. L'avvelenata
  21. Incontro
  22. Gli amici
23. Un altro giorno è andato
  24. Canzone di notte
  25. La locomotiva


MUSICISTI:

Vince Tempera - tastiere
Ares Tavolazzi - basso
Ellade Bandini - batteria
Juan Carlos "Flaco" Biondini - chitarra
Renato D'Aiello - sax


Per quanto riguarda le tracce audio, voglio ricordare che il nostro collaboratore Albe, che ringrazio a nome di tutti gli amici della Stratosfera, ha scaricato il concerto da YT, suddiviso le tracce e creato anche le due copertine. Ottimo lavoro Albe. Ti sono veramente grato. La registrazione è di buona qualità e il concerto rende perfettamente l'idea del clima "infuocato" che caratterizzava le performance di Francesco. La scaletta è quanto mai appetibile e, tra i musicisti che lo accompagnano, oltre ai fidi Vince Tempera e Flaco Biondini, troviamo l'ex Area, Ares Tavolazzi al basso e Ellade Bandini alla batteria. Buon concerto, amici miei e... 

a presto, caro Francesco

LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Music by Albe


INFORMAZIONE FINALE PER GLI AMICI DELLA STRATOSFERA
Visto che nella settimana di Ferragosto tradizionalmente l'Italia si ferma (tranne i turisti e i vacanzieri), prendiamoci anche noi qualche giorno di pausa. Ci rivedremo subito dopo il 15 agosto con un post dedicato a quell'oggetto del desiderio, tanto richiesto, che si chiama OFFICINA DEL TEMPO.
Ciao 

venerdì 7 agosto 2026

Serie "Bootleg" n. 378 - Antonello Venditti - Forte di Bard (Aosta), 7 luglio 2026 - Daje! Live Summer Tour 2026

 

TRACKLIST CD 1:

01. Intro – Star Wars Theme 
02. Bomba o non bomba 
03. Sotto il segno dei pesci 
04. Sara 
05. Giulia 
06. Peppino 
07. Piero e Cinzia 
08. Giulio Cesare 
09. Venditti su esami maturità 
10. Notte prima degli esami 
11. Venditti su moscerini 
12. Ci vorrebbe un amico 
13. Roma Capoccia 


TRACKLIST CD 2:

14. Dimmelo tu cos’è 
15. Che fantastica storia è la vita 
16. Dalla pelle al cuore 
17. Unica 
18. Venditti su collaborazione con Lauro 
19. Che tesoro che sei (con Achille Lauro) 
20. Amici mai 
21. Alta Marea 
22. Benvenuti in Paradiso 
23. In questo mondo di ladri 

ENCORE
24. Ricordati di me 
25. Band intro 
26. Grazie Roma


MUSICISTI:

Antonello Venditti - voce e pianoforte 
Alessandro Canini - batteria 
Amedeo Bianchi - sax 
Danilo Cherni - tastiere 
Angelo Abate - pianoforte e organo Hammond 
Roberta Palmigiani - violino


Un vecchio leone, una colonna sonora della nostra e di molte generazioni ci ha lasciati per sempre. Ricorderemo Francesco Guccini, tra qualche giorno (il tempo di preparare il post) come è nostra abitudine attraverso la sua musica. Teniamo in sospeso questo importante appuntamento e nel frattempo dedichiamoci ad un altro eroe multigenerazionale.  

Quando si parla di Antonello Venditti si rischia di scivolare su un personaggio divisivo. Già in passato su questo blog era piovuta qualche critica per aver scelto di dedicare uno spazio al musicista romano. A fianco delle critiche, più che legittime, c'erano stati anche degli apprezzamenti. Insomma, gusti diversi, sensibilità diverse. Succede quasi sempre che un musicista o un cantante debba fare i conti con una fetta di pubblico che lo denigra, un'altra che lo apprezza e un'altra ancora che resta indifferente. Ipotizzo che gli estimatori di Venditti sia generazionalmente più giovani di coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato nei primi anni '70 e siano maggiormente coinvolti dalle canzoni commerciali e orecchiabili, frutto della svolta stilistica intrapresa dal cantautore agli inizi degli anni '80. A prescindere da questa contrapposizione di vedute, ritengo che il personaggio vada quantomeno rispettato per la sua energia (anche lui ha toccato i 77 anni), per la sua statura artistica e per la indiscussa capacità di stare sul palco e intrattenere il pubblico. Camicia bianca, jeans e immancabili Ray-Ban (li ha sul naso fin dai primissimi anni '70); questo è il Venditti a cui siamo un po' tutti quanti affezionati.


Certo che di acqua sotto i ponti (a cominciare da quelli di Roma che sono piuttosto numerosi) ne è passata da quando in tempi remoti un giovane cantautore semi sconosciuto frequentava il Folkstudio di Roma al fianco  di altri semi sconosciuti artisti, carichi di belle speranze, quali Francesco De Gregori, Renzo Zenobi, Giorgio Lo Cascio e Mimmo Locasciulli (cito i primi che mi vengono in mente - a proposito, anche un emergente Bob Dylan  pare sia transitato dal Folkstudio nel 1962). E quanti anni sono passati da quel primo acerbo "Theorius Campus", registrato nel 1972 insieme all'amico De Gregori, un album che ascoltammo con una certa curiosità, contenente quel must, quel brano epocale che è Roma Capoccia, un inno per almeno cinque generazioni, una composizione che ha accompagnato Antonello lungo tutto il corso della sua carriera e che non smette mai di presentare durante i suoi spettacoli dal vivo. Inevitabile che Roma Capoccia entrasse nel novero delle canzoni "tradizionali" romane, cantata anche da stornellatori e cantastorie. . 


Antonello, nel corso degli anni '70, ci ha regalato dischi importanti, di un certo spessore, quali "L'orso bruno" (1972), "Le cose della vita" (1973), "Quando verrà Natale" (1974), "Lilly" (1975), fino a giungere nel 1978, a quel grande lavoro che ottenne un successo clamoroso di critica e di pubblico (forse più di pubblico) intitolato "Sotto il segno dei pesci". dove Venditti chiamò al suo fianco il gruppo Stradaperta e musicisti del calibro di Carlo Siliotto, ex violinista del Canzoniere del Lazio e il chitarrista Pablo Romero. Se ben ricordo questo fu l'ultimo album di Antonello Venditti che acquistai a suo tempo. Certo, da lì in avanti la strada fu tutta in discesa, costellata di hit ma anche di cadute di tono piuttosto importanti. Ma oggi Antonello è ancora qui, sul palco, a far cantare e divertire il pubblico insieme a lui. 


Questo concerto, regalo dei miei soliti amici, ha dato il via, proprio nella regione in cui risiedo, al "Daje! Live Summer Tour 2026", e lo ha fatto in una location stupenda, il Forte di Bard, carico di storia e di suggestioni. Da qui sono transitati gruppi e musicisti di levatura sia nazionale che internazionale. Qualcosa è già stato pubblicato sulla Stratosfera. A proposito dell'album "Sotto il segno dei pesci", guarda caso Antonello ha aperto il concerto con un poker di brani tratti proprio da questo album, tra cui la celebre "Bomba o non bomba" e l'intensa "Giulia". Seguono, in sequenza, i suoi maggiori successi. Io non c'ero la sera del concerto, ma c'era il mio storico amico, nonché collaboratore della Stratosfera, Chris, giornalista professionista che sulle pagine del quotidiano on line AostaSera ha recensito lo spettacolo, con la solita maestria. Vi consiglio di leggere l'articolo e di visionare anche il video racconto in 5 minuti. Basta cliccando qui. Preciso che anche le foto qui pubblicate provengono da AostaSera. Detto questo detto tutto. Alle parole preferisco lasciare spazio alla musica. Vi auguro il mio consueto buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - with the precious help of Chris

mercoledì 5 agosto 2026

Ancestry - Discendenze (CD, 2003)


TRACKLIST:

01. I colori dell'età sorgente - 17:03
a) Risveglio
b) Giada
c) Colori segreti
d) Rinascere nell'alba
e) L'età sorgente
02. Nuova opera - 6:10
03. Stanza della Terra - 7:19
04.Oasi - 7:05
05. Labirinto - 5:53
06. Verso l'esterno - 12:07

FORMAZIONE:

 Fabrizio Sicuteri - tastiere, voce
Fabio Venturini - chitarra, cori
Maurizio Bellofiore - basso
Federico Ruoppolo - batteria


Noi li portiamo in superficie solo ora, ma loro hanno alle spalle una storia molto lunga che purtroppo si è interrotta troppo presto. Pensate che si sono formati nel 1988 a La Spezia. Stiamo parlando degli Ancestry, un classico e robusto quartetto chitarra-tastiere-basso e batteria con all'attivo due album. Il primo, omonimo, autoprodotto, risale al 1992 e secondo Discogs lo si trova solo su musicassetta; secondo Prog Archives, invece, che lo data 1999, è stato stampato in CD e forse anche  in vinile. Mah, chi ci capisce qualcosa è bravo. Sta di fatto che questo primo lavoro è finito dritto dritto nella nostra wishlist. Il secondo (e ultimo) album datato 2003, si intitola "Discendenze" e se non sbaglio era stato richiesto da qualche nostro amico navigatore. Ebbene, troppa grazia: me ne sono giunte ben due copie, la prima da parte di Cimabue, la seconda da Roberto. Ringrazio entrambi per la velocità di invio e per l'immancabile collaborazione. Grazie amici. 


La loro biografia la traggo dal sito Prog Archives (sempre prodigo di informazioni)

"Sebbene inizialmente fossero una cover band, gli Ancestry si trasformarono presto in un gruppo che eseguiva brani originali, pubblicando persino un demo all'inizio degli anni '90. Sfortunatamente, la loro carriera fu segnata da frequenti problemi tecnici che impedirono loro di ottenere concerti, e nel 1992 la band si prese una pausa dopo l'improvvisa scomparsa del chitarrista Davide Maucci e l'abbandono del bassista Fabio Menoni. Tuttavia, alla fine degli anni '90, il duo originale Ruoppolo/Sicuteri tornò con i nuovi membri Fabio Venturini (chitarra) e Dario Sommi (basso). Sommi lasciò gli Ancestry nel 2001 e fu sostituito da Maurizio Bellofiore; il primo vero album della band, "Discendenze", vide la luce nel 2003 grazie alla Mellow Records.


Il sound degli Ancestry è profondamente radicato nel prog classico degli anni '70 e sembrano essere influenzati sia dalla scena progressive rock italiana che da quella britannica. Hanno persino scelto di aprire il loro debutto con l'ambizioso brano di 17 minuti. L'epica "I Colori dell'età sorgente" è la prova del talento di questa band. Un rock sinfonico solido e compatto con occasionali tocchi neo-prog nelle parti di sintetizzatore, molto delicato, fluido ma anche con alcune dinamiche interazioni qua e là. Ottimo lavoro di chitarra, lunghe introduzioni di sintetizzatore, splendide voci, melodie romantiche e performance impeccabili completano un grande lavoro del gruppo. Il resto dell'album contiene composizioni di media lunghezza, sempre eseguite sotto l'ombrello del neo/rock sinfonico, con sintetizzatori taglienti, bassi profondi, fantastiche linee vocali e alcuni deliziosi passaggi di pianoforte accanto alle solide parti di chitarra di Venturini. Un altro pezzo epico chiuderà l'album: i 12 minuti di "Verso l'esterno". Impressionante prog italiano fluido con grandi e sognanti parti di tastiera, assoli di chitarra curati, texture di pianoforte classico e una gran bella voce".
Le tracce della band si persero già dal 2004, anche se in tempi successivi gli Ancestry tornarono con le registrazioni di alcuni nuovi brani durante l'estate del 2012. Purtroppo nessun nuovo brano confluito su un album. Accontentiamoci, si fa per dire, di questa bella e (quasi) unica prova. Buon ascolto.

PS. in carenza di immagini relative al CD e alla band sono stato costretto ad usare alcune cosiddette "immagini di repertorio". Sorry!


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Post by George - Music by CMB & Roberto

martedì 4 agosto 2026

The Psycheground Group - Psychedelic and Underground Music (LP 1971 - ristampa CD 2009)


TRACKLIST:

01. Psycheground – 8:26
02. Easy – 7:36
03. Traffic – 6:16
04. Ray – 3:07
05. Tube – 7:52


Questo album rientra nella categoria dei dischi o CD che credevo già pubblicati da tempo sulla Stratosfera e invece sono purtroppo ancora assenti. Grazie a Osel, che qualche giorno fa mi ha inviato i file (notare che questo album lo possiedo da anni), ho dato una rapida controllata al catalogo dove ho scoperto il vuoto (che ora andiamo a colmare). Grazie Osel, sei stato provvidenziale. In sostanza questo LP possiamo considerarlo un addendum di quel lungo post del dicembre 2013 dedicato alla Nuova Idea (che ritroverete qui) e alle sue ghost band. 
Vediamo allora di conoscere da vicino  The Psycheground Group, una band che ha realizzato questo unico LP nel 1971 pubblicato dalla Lupus, con numero di catalogo LUS 207.  Contiene cinque tracce, tutte quante strumentali, a parte qualche vocalizzo in "Traffic". L'album, che risente delle influenze blues e psichedeliche inglesi degli anni '60, non riporta i nomi dei musicisti ma solamente lo pseudonimo del produttore, Ninety, dietro al quale si celava il compositore Gian Piero Reverberi, produttore di numerosi gruppi progressive dell'epoca 8a cominciare da Le Orme). Due brani, Psycheground e Ray, sono stati inseriti nella compilation "Oggi & domani", pubblicata nel 1971 dall'etichetta Leo. 


Il dettaglio lo scopriamo sulle pagine di "Italian Prog", la nostra bibbia curata da Augusto Croce. Augusto accomuna The Psycheground Group con gli Underground Set, e non a caso,  visto che dietro questi nomi si nascondevano, per motivi contrattuali, i musicisti della Nuova Idea. Di sicuro l'anima ispiratrice di entrambi i gruppi era il sopracitato compositore Gian Piero Reverberi. Come Planetarium, Blue Phantom o Fourth Sensation si tratta quindi di gruppi italiani i cui componenti non sono stati citati sulle copertine dei dischi. In particolare gli Underground Set (già presenti sulla Stratosfera con i loro due LP del 1970 e 1971) sono stati considerati spesso un gruppo inglese, dal momento che il loro primo album è stato stampato in diversi paesi europei. Ma in un'intervista rilasciata da Paolo Siani alla rivista italiana "Musikbox", il batterista è stato uno dei primi a rivelare che i musicisti che suonarono su quei dischi erano quelli della Nuova Idea, visto che la Radio Records (l'etichetta che aveva pubblicato l'album e i primi singoli) era all'epoca distribuita dalla loro casa discografica, la Ariston. L'ultima ristampa in CD di questo album risale al 2024, ma solo per il mercato giapponese. 

Una manciata di informazioni su questa "ghost band" sono altresì reperibili su banccamp, dove è possibile ascoltare l'album in streaming. 
"Il gruppo Psycheground è rimasto a lungo avvolto nel mistero, di cui non si sapeva nulla se non di un oscuro LP pubblicato nel 1970 (ndr - l'anno esatto di pubblicazione è il 1971) , con una copertina rossa e il disegno stilizzato di un volto maschile con una bandana colorata. Solo di recente si è finalmente scoperto che la "musica psichedelica e underground" veniva suonata e registrata - e cantata in rarissime occasioni - dai musicisti della Nuova Idea ancor prima dell'uscita del loro primo disco". 
E' tutto, vi lascio all'ascolto di questo bellissimo e trascinante album. Alla prossima.


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Post by George - Music by Osel