TRACKLIST:
01. Il grano e la luna – 3:13
02. Where Is Paradise – 5:44 (testo: Marrow – musica: Fossati)
03. Azteca (strumentale) – 3:56
04. I treni fantasma – 6:03
05. Storie per farmi amare – 4:21
06. Harvest Moon – 5:02 (testo: Marrow – musica: Fossati)
07. Good-bye Indiana – 9:58 (Fossati, Prudente)
back cover versione LP
Ivano Fossati - voce, chitarra acustica ed elettrica, pianoforte, Fender Rhodes e tastiera, flauto traverso e dolce, sassofono soprano, ocarina, batteria e percussioni, basso, campane tubolari
Marva Jan Marrow - voce
Rossana Casale, Françoise Hardy, Aida Cooper, Caterina Bueno, Oscar Prudente - cori in
Good-Bye Indiana
Cronologicamente "Good-bye Indiana" è il terzo album solista di Ivano Fossato, conclusa l'esperienza Delirium, preceduto da "Il grande mare che avremmo traversato" e "Poco prima dell'aurora", condiviso con Oscar Prudente, entrambi pubblicati nel 1983. Avevo sottolineato la bellezza di questo album in occasione del post con il concerto live di Fossati del 1987 e qualche lettore era concorde nel pubblicarlo. Quindi è inutile girargli intorno e continuare ad evocarlo, meglio postarlo, apprezzarlo in tutta la sua bellezza e non pensarci più. La versione originale venne pubblicata nel 1975 dalla Fonit Cetra. La versione in vinile è stata ristampata numerose volte nel corso del tempo (l'ultima nel 2025), mentre il CD venne pubblicato per la prima volta nel 1989.
Rispetto alle precedenti produzioni, "Good-bye Indiana" presenta alcune particolarità. Innanzitutto è interamente suonato dal solo Fossati che si cimenta con chitarre, tastiere, fiati, basso e percussioni, Gli unici apporti sono quelli di Umberto Tozzi come collaboratore agli arrangiamenti, di alcune celebri coriste presenti nella title track e della cantautrice californiana Marva Jan Marrow ai cori. La Marrow inoltre firma i testi dei due brani cantati in inglese, Where Is Paradise? e Harvest Moon. La title track è co-firmata da Fossati e Oscar Prudente. Altra particolarità del disco è il differente modo di cantare di Fossati, che abbandona il suo classico tono roco a favore di un modalità più morbida, con qualche eccezione come in Storie per farmi amare.
Tra i brani troviamo un ottimo strumentale (Azteca), dove fa la sua apparizione il flauto traverso, e una composizione particolarmente elaborata (I treni fantasma) dove nella parte centrale Fossati improvvisa alcuni assoli variando lo strumento utilizzato (dalla chitarra al sax). Infine vorrei segnalare la sorprendente title track. posta in chiusura dell'album, supportata da ben quattro coriste (oltre a Oscar Prudente), tra cui la compianta Françoise Hardy. Con i suoi 9 minuti e 58 secondi di durata è la canzone più lunga incisa in studio da Ivano Fossati. E' un brano evocativo, incentrato sui temi del viaggio, della transizione e del distacco. Il testo mescola l'italiano a brevi inserti in lingua inglese ("Good-bye Indiana train") e spagnola ("Te quiero, te quiero / E no puedo vivir"), costruendo un immaginario che richiama i grandi paesaggi americani, le ferrovie e atmosfere quasi cinematografiche frontieristiche ("Terra rossa sulla faccia", "Scende il sole dalle rocce"). Un brano semplicemente geniale.
Purtroppo, nonostante la sua indiscutibile bellezza, le vendite dell'album risultarono molto scarse, e per questo motivo la quotazione della prima edizione in vinile è molto alta (volete scommettere che Frank-One o Osel ce l'hanno?). Lo scarso riscontro ottenuto da questo disco fu uno dei motivi che portarono Fossati al cambiamento di casa discografica e al passaggio alla RCA Italiana, dove iniziò una collaborazione con Antonio Coggio. Da notare che nessuna delle canzoni incluse in questo disco è stata mai eseguita dal vivo dal cantautore genovese.
Con questo è tutto. Vi lascio all'ascolto dell'album e - se lo volete - alla pubblicazione di qualche commento. Di seguito due immagini di Ivano e Marva.































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