martedì 3 febbraio 2026

Addamanera - Nella tasca de il zio (CD, 2005)


TRACKLIST:

01. Neurogenesi - 4:50
02. Gli altri non sapevano niente - 5:36
03. (Qualcosa a qualcuno) Bla Bla - 3:26
04. Il piromane - 1:39
05. La barca - 7:19
06. Libellule - 1:16
07. Lemonjelly - 10:25
08. La reale forma del vaso - 4:39
09. Il vaso - 6:08
10. Viandante - 1:30
11. Langue - 5:20


MUSICISTI:

Daniele Calandra: voce, chitarra elettrica, fisarmonica
Ulisse Mazzagatti: chitarra classica, acustica, 12 corde, zither, cori
Fabio D'Andrea: synth, piano elettrico, flauto traverso, marranzano, cori
Simone Di Blasi: batteria, percussioni, clarinetto, cori

Con:
Enrico Gabrielli: clarinetti, sax, arrangiamento fiati in "Bla bla" e "Il vaso"
Alessandro Fiori: violino, voce
Rocco Marchi: basso
Gianluca Giusti: aggeggi, cori
Enzo Cimino: percussioni
Hanna Rifkin: voce
Giovanni Logroio: oboe, viola
Stefano Cortese: tromba, arrangiamento fiati ne "Il piromane" e "La reale forma del vaso"


Prosegue la scoperta del sottobosco musicale italiano ricco di meraviglie e gioiellini passati inosservati da parte del grande pubblico. Queste scoperte sono possibili grazie al lavoro del nostro infaticabile collaboratore Marco Osel, che ringrazio a nome di tutti gli amici navigatori. Tra i gruppi passati sotto traccia troviamo questi Addamanera, con il loro album di debutto del 2005, caratterizzato da una copertina bella e originale (vagamente warholiana) intitolato "Nella tasca de il zio". Mah, di certo la traduzione in inglese, "In the uncle's pocket" avrebbe avuto un altro effetto. Voi che dite? Traduzioni a parte, il titolo è un omaggio diretto a Robert Wyatt, icona del rock progressivo e sperimentale al quale il quartetto messinese si è ispirato. La band, il cui nome significa "in quel modo" in dialetto siciliano, ha scelto questo titolo per riflettere l'influenza profonda di Wyatt sulla loro musica, definendosi scherzosamente i suoi "nipotini" cresciuti tra le braccia di Cariddi. L'espressione "nella tasca" suggerisce un senso di protezione, vicinanza e appartenenza alla tradizione sonora visionaria del musicista britannico. 

Robert Wyatt (81 anni il 28 gennaio scorso)

 Ora sappiamo cosa significa Addamanera in siciliano. Ma attenzione perché per la cronaca Addamanera è anche il nome di un vino rosso "Terre Siciliane IGT" che nulla ha a che fare col gruppo musicale, Vi posso però proporre una degustazione combinata tra disco e calice di vino. 
Mi piace riportare queste frasi - le ho tratte dal web - che trovo particolarmente efficaci: "Nella tasca de il zio è la loro lisergica opera prima, incredibilmente fuori dal tempo. Credeteci: anche se Verga non è stato mai surreale quanto Carroll, la Trinacria un giorno sarà la nuova Britannia e la sua Canterbury sarà Messina. Di questa novella questo disco è solo lo straordinario preludio".


La loro musica da molti critici è stata definita come folk-psichedelica, ma io ci vedo qualcosa di più; di certo echi del Canterbury Sound, del Robert Wyatt ispiratore, ma anche dei nostri Picchio dal Pozzo. Perché no? La miscela costituita da arpeggi di chitarre acustiche, improvvisi cambi di ritmo e di atmosfera, inserti di strumenti a fiato che vagano liberi tra i solchi, rende il suono degli Addamanera un qualcosa di assolutamente originale: musica creativa, sperimentale ma non cerebrale. Un plauso anche al anche alle voci di Daniele Calandra e Hanna Rifkin. 


"Lemonjelly" resta il capolavoro dell'album: oltre 10 minuti di psichedelia allo stato puro, con quel finale free jazz inaspettato. Come hanno scritto gli stessi Addamanera all'interno del CD, "questo è un disco di musica componibile che conferma la diffusione di questo viìrus al di là del suo raggio di azione". Ci sono infatti i Mariposa, lo storico gruppo bolognese della scena indipendente, sparsi qua e là per il disco. a dare manforte Una aggiunta di sperimentazione. 



Per ripercorrere a grandi tratti la loro storia artistica ricordo che gli Addamanera nascono nel 2000 a Messina dall'incontro di quattro musicisti che da subito esplorano i territori del folk, del rock, del pop classico-psichedelico. Nel 2001 esce il loro primo lavoro: un EP omonimo (poco più che un demo) contenente quattro brani, prodotto dalla Mechanism Records. Trasferitisi a Bologna nel 2004 entrano in contatto con l'etichetta Trovarobato che produce il loro primo vero LP, quello qui oggi proposto, coprodotto dall'etichetta Lizard di Treviso e con distribuzione Audioglobe per il territorio italiano e Pick Up per l'estero. Nel corso degli anni gli Addamanera hanno suonato con numerosi gruppi italiani e stranieri ed hanno partecipato a diversi festival tra cui Arezzo Wave 2001/02; Sonica Tour 2002/2003; Musiche Migranti 2003; Art Interakt 2003 (manifestazione policulturale in scena a Spalato in Croazia); Delia-rock 2002 e 2004; Iceberg 2005; Selezione RadioWave 2006.


Gli Addamanera hanno realizzato nel 2006, presso lo studio 'Magazzeno bis' di Bologna, le registrazioni del loro secondo album "Un uomo che si pensava quell'altro". ma la band si è sciolta prima della sua pubblicazione. Nel 2011 l'album è stato pubblicato per la collana Paranormal Discography di Trovarobato Netlabel-Le tracce sono a disposizione per il download. 
Bene, credo di avervi detto tutto. Non mi resta che ringraziare ancora una volta Osel e augurare a tutti voi buon ascolto



LINK

Post by George - Music by Osel

sabato 31 gennaio 2026

Serie "Catto Prog" n. 17 - Alessandro Aliscioni e Renato Biagioli - Il Rivoluzionario (LP, 1977)


TRACKLIST:

01. Io e gli altri - 3:21
02. L´arrivista - 3:15
03. Né servi né padroni - 3:16
04. Maddalena - 2:32
05. Bla, Bla, Bla (la pagliuzza e la trave) - 2:42
06. Scribi e Farisei - 3:05
07. Cena di addio - 3:42
08. Il braccio della morte, Getsemani - 3:00
09. Non voglio sentire - 3:43
10. Il Rivoluzionario - 3:14


Alessandro Aliscioni, nato a Tolentino nel 1951, non è certamente tra i personaggi più noti della scena musicale italiana. Ma questo non significa nulla. La bravura non si misura in base alla notorietà di un personaggio. Almeno, non sempre. Dalla sua biografia si legge che ha iniziato a studiare musica all'età di dieci anni alla scuola di Modesto Rich, suonando la fisarmonica come primo strumento. Passò in seguito al pianoforte. Sebbene abbia pubblicato numerose registrazioni nel corso della sua carriera, solitamente a tema religioso, dobbiamo ritenere il lavoro di maggior interesse quello oggi proposto, che altro non è se non un musical, scritto nel 1977, dal titolo "Il Rivoluzionario". Il vinile, mai ristampato nel corso degli anni, è attribuito al suddetto Alessandro Aliscioni (autore delle musiche) e a Renato Biagioli (curatore dei testi). Definire prog le musiche de "Il Rivoluzionario" è cosa un tantino azzardata. Mi limiterei ad inserirlo in quel filone pop, molto diffuso negli anni '70, tenuto conto di alcuni interessanti inserti di chitarra elettrica e di discrete parti vocali, anche con ameni cori giovanili. Tutto sommato un disco che ha la sua dignità.  

Alessandro Aliscioni

"Il Rivoluzionario" venne pubblicato dall'etichetta discografica "Pro Civitate Christiana" nel 1977 ed è un'opera che forse per la prima volta in Italia ha utilizzato una nuova tecnica di costruzione della commedia musicale, incentrata su una libera interpretazione dei racconti evangelici, narrando i principi e la figura del "rivoluzionario" per eccellenza, quella di Gesù Cristo. Nonostante non sia mai stato ristampato in versione CD, il vinile  non raggiunge grandi quotazioni ed è disponibile in streaming sulle principali piattaforme on line (Apple Music, Amazon Music, YouTube, etc.). Ora è anche sulla Stratosfera pronto per il download. Non mi resta che augurarvi buon ascolto e se volte approfondire il tema del primo "rivoluzionario"  della storia, vi suggerisco questa lettura. Alla prossima.



Post by George

giovedì 29 gennaio 2026

martedì 27 gennaio 2026

RE-POST & RE-LOAD - Lino Vairetti - Il sogno del lupo (CD, 1999) (post originale 3 ottobre 2020)


TRACKLIST:

01. La tana del lupo (La danza dei piedi e delle mani)   3:34
02. Il sogno del lupo   5:51
03. Singhiozzi d'acqua   4:05
04. Alla ricerca dell'arte perduta   3:48
05. Mandonenia   3:07
06. Anche i lupi ballano   6:41
07. Violet   4:35
08. Amore e Luna   3:02
09. I Sanniti   3:45
10. Nel mare di Capri (Ninna Nanna del lupo)   8:52
11. Mito di Sweetness   2:24
12. Quasi Quasi tigre   5:12
13. Via Costantinopoli   4:52
14. Bambola   1:54


Il post dedicato a Lino Vairetti risale al 3 ottobre 2020 e venne inserito nella serie "Just One Record" n. 8. Lo potrete rileggere cliccando qui. Dal momento che il re-upload è stato richiesto da un nostro navigatore e che il link ha deciso di passare a miglior vita, eccoci qui pronti a riesumare questo interessante lavoro di Lino Vairetti. Lino, leader e front man degli inossidabili Osanna da oltre 50 anni, trovò il tempo nel 1999 per registrare questo unico album solista. Come scrissi a suo tempo, non aspettatevi un disco di rock o di progressive. Nulla di tutto ciò. Qui siamo lontani anni luce dai suoni del "gruppo madre". I contenuti sono illustrati nel booklet, sintetizzato nel post originale. Infine, ricordo che il CD mi venne inviato dal grande Frank-One, che saluto e ringrazio ancora una volta. Un grazie anche a Cimabue che si è occupato del re-upload. A voi tutti auguro un buon ri-ascolto.



Re-post by George - Re-load by Cimabue

lunedì 26 gennaio 2026

Serie "Historic Bands Live in Italy" - Capitolo 101 - Mick Abrahams Band Live in Forlì (CD, 2014) - Goodbye Mick (1943-2025 R.I.P.)

 

TRACKLIST:

01. You Got It Wrong
02. Lies
03. Going Down Slow
04. Jesus On The Mainline
05. Billy The Kid
06. Trouble In Mind
07.Wonder Who
08. The Victim
09. Cat's Squirrel
10. How Can A Poor Man
11. Dead Mans Hill
12.Rock Me Baby


FORMAZIONE:

Mick Abrahams - guitar, vocals
Andrea Garavelli - bass
Graham Walker - drums


Questo post l'ho voluto realizzare in ricordo di un grande musicista, forse un po' sottovalutato, che se ne è andato per sempre sul finire del 2025, per la precisione il 19 dicembre all'età di 82 anni. La lista dei musicisti scomparsi lo scorso anno è molto lunga e un omaggio alla loro grandezza musicale non mancherà da parte nostra. Parliamo allora di Mick Abrahams, ottimo chitarrista blues che tutti noi ricordiamo sostanzialmente per due motivi: in primis per essere stato co-fondatore e primo chitarrista dei Jethro Tull, successivamente per avere fondato i Blodwyn Pig, una tra le più luminose espressioni del blues revival britannico degli inizi anni '70. Guardate cosa scrivevano di lui - parliamo dei suoi esordi - Roberto Cacciotto e Giancarlo Radice su "Note di pop inglese", un volumetto quasi biblico pubblicato nel lontano 1982:


" Di certo Mick Abrahams non ha mai fatto parte della lista di chitarristi elevati al rango di divinità nella Londra sessantottesca. Questo mestierante si è limitato a tracciare, per oltre un decennio, qualche segno sulla grande carta del blues revival e a vivere una breve stagione con i Jethro Tull che hanno contribuito a rendere meno anonima la sua figura. Nato a Luton, appena fuori Londra, nel 1943, Abrahams inizia nel 1963 la consueta trafila nei club della zona con piccole band dell'allora nascente beat. Nel 1965 incontra il batterista Clive Bunker e con lui cerca di sopravvivere esibendosi nei locali di Manchester, fino a quando conosce Ian Anderson, flautista nei John Evan Smash. Con Anderson e Bunker (senza dimenticare il bassista Glenn Cornick - ndr) Abrahams mette in piedi i Jethro Tull, un gruppo che scuote l'ambiente musicale inglese cercando, almeno all'inizio, di filtrare il blues con una miscela musicale che ha radici nella tradizione folk europea. Non dura però molto. Appena il tempo di un LP (il mitico This Was del 1968) e subito dopo il chitarrista abbandona, proprio mentre i Jethro Tull si stanno facendo una solida fama. La svolta musicale che Anderson, sempre più orientato verso una rivisitazione della tradizione musicale del continente, imprime al gruppo non piace ad Abrahams che preferisce tirare dritto per la sua strada. Non lo soddisfa neppure la proposta di John Mayall che lo vorrebbe ingaggiare per l'ultima edizione dei suoi Bluesbreakers, e così oppone un rifiuto al grande maestro del british blues.

Jethro Tull - 1968

Riprende la strada organizzando nel gennaio 1969  i Blodwyn Pig, con Jack Lancaster ai fiati, Ron Berg alla batteria e Andy Pyle al basso, dove può finalmente esprimersi come meglio crede. Per quasi due anni, dal '69 alla fine del '70 spazza il Regno Unito con un solido rock blues che trova testimonianza in due LP accolti con un certo favore da pubblico e critica. Ma anche i Blodwyn Pig affondano e il chitarrista prosegue nella sua scelta musicale formando gli Wombat e poi la Mick Abrahams Band. Ma ormai il linguaggio musicale ha perso ogni contenuto riducendosi a uno sterile esercizio professionale. Scontento dei risultati Abrahams cerca di riformare nel 1974 i Blodwyn Pig, con Clive Bunker alla batteria, ma non ci riesce. Nel '75 si ritira dalla scena musicale lasciando come ultima impronta un disco per imparare a suonare la chitarra". 

Blodwyn Pig - 1970

Se la parte a lui dedicata da "Note di pop inglese" si conclude così, con alcune affermazioni a mio avviso discutibili, la carriera musicale di Mick Abrahams prosegue, seppur a fasi alterne, nel corso dei successivi decenni. E' curioso però ricordare che quando Abrahams decise di abbandonare per la prima volta il mondo della musica si dedicò al suo lavoro di venditore di automobili. Pensate a quelli che hanno acquistato una berlina o una utilitaria da Mick Abrahams...Il pentimento arriva nel 1987 quando ritorna sulla scena musicale registrando alcuni album sia come solista che con i vecchi membri dei Blodwyn Pig, sempre pronti a ritornare in sella. 


A fine anni novanta Abrahams forma una nuova band chiamata This Was, proprio come l'album d'esordio dei Jethro Tull, nella quale figurano alcuni dei vecchi membri del gruppo, escluso ovviamente Ian Anderson, e con cui si esibisce proponendo tutti i brani di quell'album. Da non dimenticare la presenza di ospiti illustri nei suoi lavori solisti, da Phil Manzanera a Ian McDonald, da Clive Bunker allo stesso Ian Anderson. Mick Abrahams non ha mai tradito il suo grande amore per il blues, continuando a proporlo sia negli album in studio (ancora negli anni 2000 - ricordo "Revived!" del 2015) che in occasione dei concerti dal vivo. Quel che è certo è che Mick Abrahams è sempre rimasto fedele alla linea, dove per lui suonare blues equivale a respirare. Non avrebbe mai potuto continuare a suonare con i Jethro Tull di Ian Anderson, anche perché non è mai stato uomo avvezzo ai compromessi.


E qui arriviamo al nostro album di oggi: non si tratta di un bootleg ma di un live ufficiale (anche se non sempre appare nelle sue discografie) registrato a Forlì nel 2008. Il CD venne pubblicato nel 2014 dall'etichetta Gonzo Multimedia, specializzata in rock progressivo, folk e jazz (anche se qui nemmeno l'ombra). Il concerto, con un Mick molto affabile che dialoga in italiano col pubblico, è un concentrato di potente rock blues. La concessione alla "Jethro Tull era" consiste nella sempre splendida "Cat's Squirrel". La formazione, a trio, classico combo chitarra-basso-batteria, annovera il bassista italiano Andrea Garavelli. Con la scomparsa di Mick Abrahams, il disco rimane una  delle poche testimonianze storiche della sua attività concertistica in Italia. Prima di concludere vi ricordo l'ospitata di Abrahams in casa Beggar's Farm e la sua  partecipazione in un paio di brani sull'album "Beggar's Farm & Itullians" al fianco del vecchio amico Clive Bunker. Lo ritroverete sulla Stratosfera (qui) in un superpost dedicato a Bernardo Lanzetti. Qui si conclude il ricordo di Mick Abrahams. Buon ascolto

GOODBYE MICK

Una delle ultime immagini di Mick Abrahams


Post by George

domenica 25 gennaio 2026

Gli 80 anni di Franz Di Cioccio e gli auguri della Stratosfera

 

PART 1
SHORT INTRO by GEORGE
21 gennaio 1946: a Pratola Peligna, piccolo comune in provincia dell'Aquila, in Abruzzo, nasce Franz Renzo Di Cioccio. Per esigenze di programmazione, definiamole così, festeggiamo il suo compleanno 4 giorni dopo. Mi ha fatto piacere leggere i numerosi articoli a lui dedicati, in occasione del suo 80° compleanno, apparsi un po'ovunque, dalle testate giornalistiche a quelle prettamente musicali fino a Dagospia". Insomma, potremmo chiederci, molti musicisti hanno compiuto 80 anni, e anche più, ma non abbiamo mai ricordato questa importante tappa di vita. Però, Franz Di Cioccio rappresenta qualcosa di diverso, è un personaggio che ha attraversato la scena musicale italiana dagli anni '60 ad oggi. E noi con lui. Dai Quelli ai Krel, dalla Premiata Forneria Marconi alla collaborazione con Lucio Battisti, passando attraverso il lungo sodalizio artistico con Fabrizio De André. Ancora oggi la sua PFM porta sui palcoscenici i successi del grande Faber. E poi, dopo tanti post dedicati ai morti, è bello dedicarne uno ai vivi. E Franz Di Cioccio è vivo e attivo più che mai.


Lo spunto per realizzare questo post me lo ha fornito l'amico Frank-One, che ha deciso di dedicare a Franz una intera puntata della sua trasmissione radiofonica "Radio Taxi" del mercoledì. Abbiamo così deciso congiuntamente di onorare il grande Franz con un concerto live della PFM e con, in calce, la trasmissione radiofonica a lui dedicata. Una bella doppietta. Il concerto che vi propongo risale al 2015, registrato a Quebec in Canada, dove Franz è leader e dominatore assoluto. Non sto a dilungarmi ulteriormente, visto che mi sto rivolgendo al pubblico della Stratosfera che conosce a menadito le vicende musicali di Di Cioccio e della sua PFM. Comunque per ripercorrere le tappe salienti della sua carriera artistica ci ha pensato Frank-One, il quale nel corso della trasmissione racconterà molti aneddoti e proporrà molti brani storici, purtroppo non tutto quello che aveva in serbo per gli ascoltatori. 
. Passiamo ora alla musica. Ma prima ecco quattro istantanee che riassumono la carriera musicale di Franz: i Quelli, i Krel, la Premiata Forneria Marconi degli esordi e il sodalizio con Fabrizio De André.

I Quelli sbarbatelli

I Krel, attimo fuggente

PFM 1971 - chi ha detto che Premoli non ha mai avuto la barba?

Faber e Franz

PART 2 - LIVE CONCERT
PFM live in Palais Montcalm, Quebec City, 
Canada, 22.11.2015 - "All The Best" Live Tour


TRACKLIST CD 1:

01. Four Holes In The Ground 
02. Photos Of Ghost 
03. Band introduction
04. Harlequin 
05. Il banchetto 
06. Dove... quando 
07. Dove... quando - part 2 
08. La carrozza di Hans 
09. Traveller 
10. Promenade The Puzzle

TRACKLIST CD 2:

01.Impressioni di Settembre 
02. Paper Charms 
03. Romeo e Giulietta – Danza dei cavalieri  
04. Mr 9 till 5 /  Altaloma 5 till 9 
05. Violin Jam / William Tell Overture 
06. Celebration / drums solo / Se le brescion


FORMAZIONE:

Franz Di Cioccio- voce, batteria
Patrick Djivas - basso
Alessandro Scaglione - Tastiere 
Marco Sfogli - chitarra
Alessandro Bonetti - violino
Roberto Gualdi - batteria
Alberto Bravin – tastiere, chitarra, voce


Ho ripescato questo concerto, presente anche su YT (con un video decisamente bruttino), dal momento che il tour del 2015, "All The Best", fu veramente la sintesi della carriera musicale della PFM degli anni '70 (con qualche rara eccezione come nel caso di Romeo e Giulietta da "PFM in Classic" del 2013), con l'esclusione - fortunatamente - delle cover dei brani di Fabrizio De André. Questa scelta mi rende particolarmente felice perché, non me ne voglia il grande Franz, mal sopporto la sua voce cantare i successi di Faber. Su tutti la sua interpretazione canzonettistica de "Il pescatore", utilizzata nei concerti solo per fare cantare il pubblico. Torniamo al nostro concerto, registrato nel Palais Montcalm di Quebec City, in Canada, tappa inserita nel North American Tour. La formazione vede saldamente Franz Di Cioccio alla sua guida, accompagnato dal sodale Patrick Djivas. Nel 2015 Francone Mussida lasciò il gruppo per essere sostituito, nel mese di aprile, da Marco Sfogli. Allora, diciamola tutta: Mussida non si discute, ma Marco Sfogli è di una bravura straordinaria, così come il violinista Alessandro Bonetti. Sentite cosa riescono a fare nella "Altaloma" e nella "Violin Jam". Franz. da anni impegnato nel ruolo di front man e cantante, lascia spazio a Roberto Gualdi alla batteria, tranne che in alcuni momenti topici dove fa ritorno dietro i suoi tamburi. Da non perdere il fantastico duetto di batteria "a 4 bacchette" durante la performance di "Celebration". Semplicemente grandiosi. La qualità audio è ottima. Unica pecca è un errore di registrazione nel segmento centrale di "Photos of Ghost". Qui si chiude il concerto per lasciare il campo alla trasmissione radiofonica. 


PART 3
RADIDIO TAXI - SPECIAL "FRANZ DI CIOCCIO"
(trasmissione andata in onda mercoledì 22 gennaio 2026)


INTRODUTZIONE ALLA TRASMISSIONE by FRANK-ONE

Questo signore ieri ha compiuto 80 anni. La puntata è dedicata interamente a lui, però non dite subito: “Oh mamma, un’ora e mezza di PFM. “, Perché è vero che c’è la PFM, ma ci sono anche i Nice e i Deep Purple, Lucio Battisti e Fabrizio De André, Alberto Radius e Mauro Pagani, I Krell e i Quelli e tanti altri. Insomma non ci si potrà annoiare. Buon ascolto

LINK  Radio Taxi


LINK  Live Quebec 2015 CD 1
LINK Live Quebec 2015 CD 2

Post bu George & Frank-One

venerdì 23 gennaio 2026

Serie "Bootleg" n. 365 - Eugenio Finardi - Teatro Splendor, Aosta, 16 gennaio 2026

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. Tanto tempo fa
02. Greetins / Band intro
03. La forza dell'amore
04. Uno di noi
05. I venti della Luna
06. Le ragazze di Osaka
07. Dolce Italia
08. Non è nel cuore
09. Finardi talks
10. Un uomo
11. Patrizia
12. Bernoulli Intro
13. Bernoulli


TRACLIST CD 2:

14. Mio cucciolo d'uomo
15. La battaglia
16. Acoustic set intro
17. Katia
18. Oggi ho imparato a volare
19. Ivan Graziani souvenir
20. Il prete di Anghiari (Ivan Graziani cover)
21. Futuro
22. Finardi talks
23. La radio
24. Musica ribelle
25. Extraterrestre
26. Amore diverso / The Lion Sleeps Tonight


MUSICISTI:

Eugenio Finardi - voce
Giovanni 'Giuvazza' Maggiore - chitarra, loop, cori
Maximilian Agostini - tastiere, basso, cori
Claudio Arfinengo - batteria, percussioni


Premessa by George

E' sempre una bella emozione quella di poter ascoltare un vecchio leone come Eugenio Finardi, compagno di strada della nostra adolescenza ad iniziare dagli anni '70. La sua "Musica ribelle" (che ancora oggi ti vibra nelle ossa e nella pelle) divenne una vera e propria icona di una intera generazione, quella del Parco Lambro e dei grandi concerti live, quella che insieme a Finardi ascoltava i Genesis, i Gentle Giant, i King Crimson, i Pink Floyd, i Jethro Tull e chi più ne ha più ne metta. Molti concerti del nostro Eugenio sono già presenti sulla Stratosfera, alcuni di essi risalenti agli anni '70. con link ancora attivi. Cercateli perché vale la pena riscoprirli. Qui invece abbiamo tre le mani un concerto freschissimo, che non poteva mancare nella nostra collezione, risalente al 16 gennaio scorso, con tanto di registrazione integrale e foto, regalo di alcuni amici. Io purtroppo mi sono perso lo show, ma vi posso garantire che è sufficiente ascoltare l'audio (di ottima qualità) per entrare perfettamente nell'atmosfera del concerto. Come illustrato dalla locandina pubblicata qui sopra, Finardi ha portato, nella tappa aostana, il suo "Tutto '75-'25 Tour", per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione del primo album (etichetta Cramps), lo storico "Non gettate alcun oggetto dal finestrino". Va da sé che questo concerto aostano è un "first time on the web". Bene, dopo queste poche righe di presentazione, me la prendo comoda e passo la parola all'amico Chris, giornalista professionista, che ha scritto una gran bella recensione del concerto il giorno successivo sul quotidiano online "AostaSera" (qui). Ve lo riporto.


Articolo pubblicato sul quotidiano AostaSera il 17.01.2026
a cura di Chris

Eugenio Finardi allo Splendor, 
cartoline da un viaggio iniziato 50 anni fa

"Salutato sui social il 2025 come “straordinario” – sull’onda del “magico triennio di Euphonia Suite”, che “mi ha ridato energia e autostima”, ma anche dell’uscita dell’album “Tutto”, “maturo e radicato in mezzo secolo di esperienza, ma fresco e proiettato nel futuro” – l’anno nuovo per Eugenio Finardi si è aperto dal vivo con una data ad Aosta, per la Saison Culturelle. Nel “tutto esaurito” dello Splendor, il cantautore milanese ha mostrato la solidità delle radici, ma anche la capacità di guardare avanti, liricamente e pure dal punto di vista dei suoni.


Il concerto di ieri, venerdì 16 gennaio, ha preso il via proprio dalla tappa più recente in studio, con “Tanto Tempo fa”. La voce di Finardi, arrivato a 73 anni (e 50 dal primo album in studio), resta avvolgente, accompagnato da chitarra, tastiere e batteria. Da subito si capisce che le atmosfere sono quelle che fanno sì che molti fans guardino a lui come al “Neil Young Italiano”. Da “Tutto” arriveranno anche “Bernoulli” (“la seconda canzone di un album è quella a cui un artista è affezionato”) e una non frequente dal vivo “Futuro”.
L’affinità (che forse sarebbe meglio chiamare complicità) con il chitarrista Giovanni “Giuvazza” Maggiore è evidente, d’altronde l’ultimo disco è un lavoro condiviso tra i due, anche dal punto di vista compositivo. La critica l’ha salutato come “un testamento musicale e spirituale” e una “fusione di cantautorato classico e sperimentazione contemporanea” e, sentirne parti dal vivo, spiega perché. I testi sono quelli che il rocker esplora dai tempi di “Diesel” e “Sugo”, ma l’accento musicale di “Giuvazza” ricorda che un assolo al momento giusto è importante quanto liriche poetiche.


Il viaggio musicale di Finardi ha sempre avuto uno sguardo cosmopolita e così propone anche “Uno di noi”, la cover in italiano di “One of us” di Joan Osborne. Allo show aostano si affacciano anche i ricordi di un percorso iniziato nella Milano di metà anni ’70, in cui “non era facile vivere”. Ivan Graziani (di cui in Saison è da poco passato il figlio Filippo) viene salutato e omaggiato con l’interpretazione della sua “Il prete di Anghiari”, momento dagli accenti sonori tra i più robusti della serata. Non mancano poi (e sarebbe forse blasfemo, con una carriera simile ad un manifesto, che include anche tre volte al Festival di Sanremo) i grandi classici. Tra gli altri, ma le menzioni non sono esaustive, ecco “La forza dell’amore”, “Le Ragazze di Osaka”. Nel crescendo finale, “La Radio” (chiusa dal commento “Per un’informazione libera, sempre…”, perché gli artisti esistono per dire delle cose) ed “Extraterrestre”, cantata in coro da buona parte del teatro. Ti diresti che non c’è niente da aggiungere, ma quando nel foyer, chiuso lo show da un momento, con il cantautore a manifestare disponibilità al suo pubblico, un fan gli dice “complimenti per tutto quello che scrivi e che hai scritto”, lui si schernisce scaramanticamente: “e che scriverò”. E, vedendolo ancora a parlare con alcuni spettatori sul marciapiede davanti allo Splendor, mentre rincasi in auto, speri proprio che sia così".


Grazie Chris per averci "prestato" il tuo articolo, molto preciso ed efficace, come sempre. A voi tutti, cari amici, auguro il mio consueto buon ascolto.

LINK CD 1
LINK CD 2
LINK FOTO

Post by George - Words by Chris (from AostaSera