mercoledì 12 febbraio 2020

Bernardo Lanzetti - 1980 - Bernardo Lanzetti (vinyl)


TRACKLIST:

01. Amore di saccarina
02. In taxi non vale
03. Un barista (nella sua serata libera)
04. Bad Rock & Roll
05. I sopravvissuti
06. Generazione nucleare
07. Uno o nessuno
08. Un mostro nella mia vita-ta-ta
09. Skaranga|
10. Musica maledetta


Questo disco di Bernardo Lanzetti non era ancora presente sulla Stratosfera, cosa strana, vista la copiosa discografia già disponibile su queste pagine. Meglio tardi che mai. L'omonimo album dell'ex cantante degli Acqua Fragile e della PFM venne pubblicato dall'etichetta Ciao nel 1980 e, in ordine cronologico, è il suo secondo disco solista, dopo "K.O." del 1979, che ebbe anche una versione in inglese intitolata "High Roller" (entrambi già postati sulla Stratosfera). Il 33 giri "Bernardo Lanzetti", qui proposto, non è mai stato ristampato né in vinile né me che mai in CD. Anche questa prova discografica di Lanzetti, alla stregua di quella precedente, ebbe una versione internazionale, "No Limits". pubblicata l'anno successivo. Se qualcuno possiede una copia di questo disco si faccia avanti, in modo tale da condividerla sul blog.


Il disco, prodotto e arrangiato da Niko Papathanassiou (purtroppo scomparso nel 2014), fratello del più celebre Vangelis. si compone di 10 brani di buon rock classico, assolutamente lontano dal prog della PFM era Lanzetti. Nessuna scarica di adrenalina, anche se la ruvida e potente voce di Bernardo provoca sempre momenti di emozione. Ascoltatelo e mi direte.
PS "Generazione nucleare" finisce proprio così. 
E con questo post mi commiato da voi per un paio di settimane, passando il testimone agli altri stratosferici blogger. Ciao 



Post by George

lunedì 10 febbraio 2020

Serie "Historic (not) prog bands live in Italy" - Capitolo 63 - Tony McPhee's Groundhogs live in Milano, 5 giugno 1994


TRACKLIST:

01. Shake For Me   3:17
02. Eccentric Man   4:30
03. Garden   5:07
04. 3744 James Road   7:07
05. I Want You To Love Me   5:02
06. Split Part One >
07. Split Part Two   13:11
08. Still A Fool   7:22
09. Mistreated   6:28
10. Groundhog Blues   4:44
11. Down In The Bottom   4:00


LINE UP

Tony McPhee - guitar & vocals
Eric Chipulina -guitar
Alan Fish - bass
Peter Correa - drums


Questo disco ufficiale dei Groundhogs di Tony McPhee, titolo "Gone With The Wind", è stato pubblicato dall'etichetta Vinilmania nel 1994 in tiratura limitata 500 copie numerate a mano. 
Il concerto della celebre band inglese di rock blues, probabilmente per la prima volta in Italia (non ho riscontri certi al riguardo) venne registrato alla "Vinilmania Record Fair" di Milano il 5 giugno 1994. 
Il benefattore è l'amici Osel, che mi ha spedito i file non più di 48 ore fa, Filiera corta, dal produttore al consumatore in un batter d'occhio. Grazie Osel per questa rarità che segna il 63° capitolo della saga degli "Historic rock concert in Italy". 


Quella dei Groundhogs è una storia lunga che affonda le radici agli inizi degli anni '60,  Amanti del blues tradizionale presero il nome dal classico di John Lee Hooker, "Groundhog's Blues". Furono proprio McPhee & Co. ad accompagnare John Lee Hooker nel corso del suo tour inglese del 1964 al posto nientemeno che di John Mayall. La strada era aperta: iniziarono le collaborazioni con bluesmen del calibro di Little Walter, Jimmy Reed e Champion Jack Dupree. Nel 1965 registrarono un album insieme all'amico John Lee Hooker, pubblicato nel 1968. Nello stesso anno la band ritornò sulle scene dopo una separazione durata circa tre anni. Il primo disco ufficiale a loro nome sarà quel mitico "Scratchin' the Surface" con Pete Cruickshank al basso, Ken Pustelnik alla batteria e Steve Rye all'armonica. La formula del quartetto continuerà negli anni a seguire.


 L'album seguente (1969) fu il capolavoro "Blues Obituary", pietra miliare nella storia del rock blues, che segnò la presa di distanza dal blues tradizionale, Quando uscì "Split" (1971) i Groundhogs vennero catapultati ai vertici delle classifiche inglesi. Lo stesso anno andarono in tour con i Rolling Stones e Mick Jagger, fan del gruppo, regalò a Tony la registrazione di un concerto dei Groundhogs. Utilizzata inizialmente come materiale promozionale per le radio statunitensi, sarà in seguito pubblicata col nome di "Live at Leeds". Gli album seguenti, in particolare "Hogwash" (1972) e "Solid" (1973) videro il suono del gruppo spostarsi con successo decrescente verso territori più progressive. Nel 1974 la band originale si sciolse e McPhee iniziò a creare nuove incarnazioni del glorioso marchio Groundhogs. 


Negli anni '80, a seguito dell'interesse suscitato dalla pubblicazione di un album live con registrazioni storiche ("Hoggin' the Stage"), McPhee riformò i Groundhogs con nuovi musicisti per realizzare una serie di nuovi album sia in studio che dal vivo. La carriera del gruppo proseguì per tutto il corso degli anni 90, con concerti anche in piccoli locali e album prodotti da etichette indipendenti. In questo periodo fecero una puntata anche in Italia (1994) dove registrarono il live qui proposto.
Siamo all'epilogo di questa succinta biografia dei Groundhogs. Dopo una breve parentesi dedicata al blues acustico, Tony McPhee nel 2007 riprese l'attività rispolverando il vecchio marchio.  Dopo uno stop dovuto a ben due infarti, McPhee torno sulle scene nel 2010 affiancato da Joanna Deacon alla voce, con una nuova incarnazione del gruppo. Come giusto riconoscimento per una così brillante carriera, nel 2012 venne pubblicata la biografia ufficiale di Tony Mc Phee e dei suoi Groundhogs.
Non ci resta ora che gustare questo possente concerto e ringraziare ancora una volta Osel per il prezioso contributo fornito alla Stratosfera.



Post by George - Music by Osel

domenica 2 febbraio 2020

Bruno Tavernese - Il compositore e il musicista: 1981-2013


C'è un disco di Bruno Tavernese che ristagna da molti anni nella wishlist della Stratosfera. Si tratta del suo primo album solista, intitolato "Marea", pubblicato dalla Numero Uno nel 1978. Praticamente introvabile, aspettiamo ancora che qualche anima buona ci faccia un gentile omaggio. Sono certo che questo nuovo appello verrà accolto.  Sappiamo di amici che possiedono tutto e anche di più. 
Ed è così che trattiamo in questa sede gli altri due album appartenenti alla scarna carriera solista di Bruno Tavernese. Eh sì, perché il nostro protagonista è più che altro un compositore che ha scritto, nel corso della sua lunga attività artistica, decine e decine di brani per altri cantanti e musicisti.  
La carriera artistica professionale di Bruno Tavernese inizia nel 1973, quando entra a far parte della Numero Uno, la scuderia di Mogol e Battisti. Con Mogol scrive subito due brani per Adriano Pappalardo, California no e Con il martello. L'album che ne segue, intitolato appunto "California no", è prodotto da Claudio Fabi (produttore anche della PFM), e comprende al suo interno altri quattro brani scritti da Tavernese con Alberto Salerno. Sempre nel 1973 scrive il brano Stereotipati noi per la giovanissima Gianna Nannini, all'epoca cantante del gruppo Flora Fauna e Cemento.
Nel 1974 scrive per i Nomadi Tutto a posto, brano che resterà al primo posto in classifica per diverse settimane, vendendo oltre un milione di copie. La collaborazione con il gruppo emiliano proseguirà ancora con Fatti miei, Ritornerei, Vorrei che fosse e Quasi quasi.
Nel 1975 passa come compositore alla Ricordi dove conosce Luigi Albertelli, con il quale stringe un rapporto di lavoro che durerà molti anni. Insieme incideranno anche "Alta Sound n. 1" nel 1981, un interessante album di sonorizzazioni (presentato in questa occasione). Dal 1975 al 1979 incide una manciata di 45 giri. Nel 1978, rientrato alla Numero Uno, registra il suo primo 33 giri, quel "Marea", contenente dieci brani arrangiati insieme al giovanissimo Celso Valli, che prima o poi ascolteremo su queste pagine. Continua instancabilmente a scrivere brani per altri artisti fra cui Mia Martini, Anna Melato, Drupi, Laura Luca e, soprattutto, Adriano Pappalardo (musicista assolutamente da riscoprire specie nei suoi primi lavori).  


Tra i molti brani che Bruno Tavernese ha scritto per Adriano Pappalardo, oltre ai successi Mi basta così, Voglio lei e Non mi lasciare mai, va ricordato senz'altro Ricominciamo (sempre su testo di Luigi Albertelli), un successo  internazionale di vaste dimensioni. 
Nel 1983 Bruno Tavernese passa alla CBS, dove scrive e produce ancora per Laura Luca e per Michele Pecora. Lasciata l'etichetta nel 1987, fonda una propria casa discografica, la Alta Marea, che nel corso di un ventennio verrà distribuita dalla Polygram, dalla Carisch, dalla Warner Music, quindi dalla Edel Italia. Infine, tra i direttori di orchestra che hanno collaborato con Tavernese vanno ricordati il già citato Celso Valli, Vince Tempera, Maurizio Bassi, Gian Piero Reverberi e Alberto Nicorelli. Nel 2013 Tavernese ha deciso di pubblicare un disco, peraltro poco diffuso, contente i "suoi Numeri Uno", ovvero i successi scritti per altri artisti appartenenti alla gloriosa etichetta.

Albertelli - Tavernese - 1981 - Alta Sound N. 1 (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Pelota   3:10
02. Gonzales   3:30
03. Bossamba   3:10
04. Antille   3:00
05. Rodeo   3:00
06. Boulevard   4:00

Lato B
01. Neutroni   3:50
02. Angeli Poveri   4:00
03. Treno Fantasma   3:00
04. White Fox  3:00
05. Amando Lucia   3:00
06. Saloon   3:30


"Alta Sound N. 1" venne pubblicato dall'etichetta Usignolo nel 1981 ed è l'unico frutto della collaborazione tra Bruno Tavernese e Luigi Albertelli. Quest'ultimo fin dagli anni '60 si dedicò alla musica e alla pittura. Come l'amico Tavernese scrisse canzoni per altri artisti (più di mille), tra cui Io mi fermo qui, interpretata da Donatello e dai Dik Dik, Donna sola, affidata a Mia Martini e ancora Un giorno insieme (Nomadi), Piccola e fragile (Drupi), Casa mia (Equipe 84) e centinaia di altri brani. 
Il maestro Luigi Albertelli vanta un curioso primato: è l’autore di cui Mia Martini abbia cantato il maggior numero di testi, 23 per l’esattezza, esclusi gli inediti.
Nel 1983 scrisse i testi di alcuni brani appartenenti a "Un po' di Zucchero", album d'esordio di Zucchero Fornaciari. La sua prima sigla per la televisione di enorme successo fu "Furia cavallo del West" (!!) del 1977. L’anno successivo, 1978, scrisse il testo e produsse insieme a Vince Tempera (autore delle musiche) il brano Ufo Robot e tutto l'album di Atlas Ufo Robot bissando un altro risultato clamoroso. 
Siamo al presente. Nel 2015 ricevette il premio Romics d’Oro Musicale. Seguirono altri numerosi riconoscimenti legati al suo lavoro dedicato alle sigle. Ricordiamo infine che nel campo pubblicitario realizzò numerosi  jingle musicali, tra i più importanti quelli per Coca Cola, Sprite e la mitica "Brooklyn, la gomma del ponte". Dal 2017 ha iniziato la produzione della cantastorie Furia, sua ultima scoperta. 
E' quindi un evento discografico eccezionale quello di "Alta Sound N. 1", che vede insieme due fra i più grandi autori della musica leggera italiana. Non resta che passare all'ascolto.

Luigi Albertelli
Bruno Tavernese - 2013 - Ieri & Oggi (I miei Numeri Uno)


TRACKLIST:

01. Stereotipati noi
02. California no
03. Tutto a posto
04. Quasi quasi
05. Marea
06. Fatti miei
07. Mare
08. Era lei
09. Ricominciamo
10. Aria di casa mia
11. Me ne andrò


Disco auto celebrativo, peraltro meritatissimo, "Ieri & Oggi" vede la luce nel 2013 (lo so, non sono trascorsi i fatidici 10 anni, ma facciamo una eccezione) e contiene i maggiori successi composti da Bruno Tavernese a favore di altri artisti all'interno della celebre etichetta Numero Uno (il sottotitolo del disco non è casuale). Il CD si apre con Stereotipati noi, cantata da Gianna Nannini sull'omonimo singolo del 1974, ascritto al gruppo Flora, Fauna e Cemento.  Di seguito California no (Adriano Pappalardo, 1973),Tutto a posto (Nomadi, 1974), Quasi quasi (Nomadi, 1976), Marea (dal suo primo LP del 1978), Fatti miei (Fiordaliso, 1986), Mare (Laura Luca, 1983), Era lei (Michele Pecora, 1991), Ricominciamo (Adriano Pappalardo, 1998), Aria di casa mia (Sammy Barbor, 1981) e per finire Me ne andrò (Michele Pecora, 1996).
Disco nostalgico che ripercorre alcune tra le migliori pagine della musica leggera italiana. Da ascoltare con disimpegno. Alla prossima. 


LINK Alta Sound N. 1
LINK Ieri & Oggi (I miei Numeri Uno)

Post by George

martedì 28 gennaio 2020

Serie "Bootleg" n. 306 - Francesco Guccini in concerto - Vercelli, Palestra Mazzini, 5 luglio 1981

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. Venezia
02. Il vecchio e il bambino
03. Canzone dei dodici mesi
04. Milonga (para Jacinto Chiclana)*
05. Antenor
06. Bisanzio

TRACKLIST CD 2:

07. Bologna
08. Eskimo
09. Black Out
10. Canzone di notte n°2
11. Un altro giorno è andato
12. La locomotiva
encore
13. Blue Suede Shoes

* J.L. Borges eseguita da Juan Carlos ''Flaco'' Biondini


FORMAZIONE

Francesco Guccini:  voce, chitarra
Juan Carlos ''Flaco'' Biondini: chitarra voce
Tiziano Barbieri: basso
Jimmy Villotti: chitarre
    Sconosciuto : batteria


Premessa by George

E' con enorme piacere che pubblichiamo questo importante contributo inviato dall'amico Ilario che ha avuto il privilegio di assistere al concerto di Francesco Guccini e a "passarci" la registrazione quasi  integrale (manca la parte iniziale, ma sarà lo stesso Ilario a spiegarci le ragioni).
Nel 1981, anno della registrazione di questo live, Francesco Guccini incise "Metropolis", decimo album in ordine cronologico, un disco molto bello (lo dice chi non è mai stato un grande estimatore del cantautore bolognese - sorry!) con gli arrangiamenti curati da Ettore De Carolis, ex componente del gruppo Chetro & Co.  La registrazione è di buona qualità ed è anche un'occasione per ascoltare un bis inusuale: il nostro Francesco in versione rock 'n 'roll che propone nientemeno che l'evergreen di Carl Perkins "Blue Suede Shoes".  Altra chicca è la presenza di "Milonga", una composizione di Jorge Luis Borges, interpretata da Juan Carlos Biondini. 
Grazie Ilario, anche per le belle copertine che hai realizzato per l'occasione e che arricchiscono questo post.


Recensione by Ilario

Ecco il concerto da me registrato in quel di Vercelli nel 1981. Si tratta di un concerto purtroppo monco nella parte iniziale, poiché a causa di mia negligenza, mi accorsi quando Guccini aveva già eseguito alcuni brani, che non avevo schiacciato il tasto REC del registratore, ed è un vero peccato perché erano veri e propri cavalli di battaglia, quali Dio è morto, Canzone per un'amica ecc...Maggiore il rammarico, in quanto la registrazione era secondo me, di buon livello. Comunque meglio di niente. Il concerto vede un Guccini più che mai in forma, forse uno dei momenti migliori del suo percorso artistico. Lo ricordo alle prese con le zanzare che in quella sera di inizio luglio abbondavano, e a sorseggiare dal fiasco, tra una canzone e l'altra. Sarà stato davvero vino?
Il concerto nonostante le zanzare e l'afa fu molto bello, e sopratutto questa volta ci era un pubblico attento e rispettoso.
P.S. Anche in questo caso zuma66 ha digitalizzato la mia registrazione. Grazie per l'ottimo lavoro.
Buon ascolto


LINK

Post by George - Words & music by Ilario

sabato 25 gennaio 2020

Various Artists - 2001 - Omaggio a Demetrio Stratos


TRACKLIST:

01. Luca Sapio - Diplofonia
02. Lothlorien - Luglio, agosto, settembre (nero)
03. Memoria Zero - Salti
04. Memoria Zero  - 3 Haikù
05. Odessa - Cometa rossa
06. Cafeteria Murnau - Showdown Tokyo
07. Periferia Del Mondo - Brand - y / Arbeit Macht Frei
08. Vedda Tribe - Yang Meditation
09. Memoria Zero - Acrostico in memoria di Laio
10. Venus Tebla - Gerontocrazia
11. Imagin'aria - Bassa marea
12. Raffaello Regoli / Lothlorien - L'elefante bianco
13. Odessa - Esilio
14. Cafeteria Murnau - L'abbattimento dello Zeppelin
15. Venus Tebla - Il dubbio
16. Raffaello Regoli / Imagin'aria - Gioia e rivoluzione


Premessa by George
Ringrazio di cuore l'amico Frank-One per averci inviato i file e la recensione di questo splendido lavoro dedicato all'indimenticabile Demetrio Stratos. 
Il titolo completo del CD, un po' lunghetto, è il seguente: "Omaggio a Demetrio Stratos - rassegna a concorso di gruppi rock italiani, 3-4 luglio 1999 - Centro sportivo Alberone di Cento (FE)".
E ora passo la palla a Frank-One con questa lunga, precisa e magistrale recensione.


Recensione by Frank-One
Il desiderio di pubblicare questo CD edito 20 anni fa dalla Mellow  Records di Mauro “Faraone” Moroni mi è venuto a seguito del bel post di George su materiale del sempre prolifico Osel concernente un concerto degli Area. Mi sembra fosse il caro Albe a domandare chi potesse essere un erede dell’irraggiungibile Demetrio Stratos. Io, in quell'occasione, risposi Raffaello Regoli, amico dello stesso Demetrio e già presente nella StratoSfera con i Cormorano. Ma ascoltando in questo CD le diplofonie di Luca Sapio, beh…mi direte voi.
Il lavoro che pubblichiamo è a parer mio molto piacevole: trattasi di un contest nel quale alcuni gruppi di quel genere che si definirebbe NEO PROGRESSIVE si cimentano con un loro brano e soprattutto con una cover degli AREA. Ho notato che molti erano i gruppi presenti alla rassegna, ma non tutti parteciparono al concorso, e comunque quelli che ne presero parte avevano o avrebbero pubblicato lavori “personali”. Raffaello Regoli prese parte come ospite con Lothlorien ne L’elefante bianco e con Imagin’Aria in Gioia e Rivoluzione. Luca Sapio era ospite e la premiazione avvenne da parte del “compianto” Giulio Capiozzo e da Patrizio Fariselli. Insomma, una gran bella rassegna che vide per la cronaca la vittoria da parte de i Memoria Zero.
Belle le note di Loris Furlan Lizard Manager riportate nel booklet all'interno del CD:
“Un ponte di ricordi lungo vent'anni, una voce rimpianta che non era solo canto. Demetrio Stratos, voce rivoluzionaria del progetto AREA, caustica dentro la musica edulcorata nazionale e oltre la musica, comunque una voce amica che non si può più dimenticare: urlo parossistico del disagio sociale (vicino e lontano) in un significativo processo di fervida sperimentazione". Tutto o quasi tacque da quel 13 giugno 1979, non solo per la sua dolorosa dipartita, ma anche perché tante cose stavano cambiando nel rapporto tra musica, cultura e società, accentuando la precarietà dell’artista e della sua effettiva creatività.


Un “Omaggio a Demetrio Stratos" è dunque una circostanza importante con cui provare ad accendere la memoria (e scusate se i vincitori si chiamano MEMORIA  ZERO, non l’hanno fatto apposta), con cui animare questo ponte di idee, sensibilità e motivazioni. Credo siano state anche queste le serate del 3 e 4 luglio 1999: un concorso quale pretesto, un ritrovo speciale poco incline alle tendenze che sa assommare riprese progressive e vivide realtà alternative del panorama italiano. 
Nel ricordo di Demetrio, esultando intenti prettamente riproposti “revival”, hanno suonato ad Alberone di Cento (FE) i MEMORIA ZERO, dalla scarna commistione di rock e jazz in libera e disinvolta digressione, gli ODESSA, dall'avvincente musicalità hard-prog seventies, i VENUS TEBLA, dal brillante e dinamico jazz-rock strumentale, i CAFETERIA MURNAU, dall'originale ricetta acustica avanguardista, i PERIFERIA DEL  MONDO, dalle arrembanti incursioni prog-jazz-rock 'nell'eco dei tempi ruggenti (tra l’altro il loro album d’esordio, ”In ogni luogo, in ogni tempo” vide la partecipazione dei compianti FRANCESCO DI GIACOMO e RODOLFO MALTESE. Ndr), i VEDDA TRIBE, giovani alchimisti di rock, psichedelia, elettronica e cenni crimsoniani. Tutte espressioni eccellenti a cui vanno aggiunti i trascinanti ospiti LOTHLORIEN, IMAGIN’ARIA, le vocalità di RAFFAELLO REGOLI (il principale, eroico artefice della rassegna) e LUCA SAPIO, nonché altri encomiabili musicisti che questo CD non ha potuto includere. 


Non è stato importante vincere, ma esserci e questo documento (ringrazio anche personalmente la disponibilità della MELLOW Records), forse marginale nel contesto musica-consumo, diviene prezioso a ribadire, oltre all'esistenza di tanta buona musica sotterranea, non tanto la nostalgia, non tanto la storicizzazione, ma soprattutto che ancora ci arrabbiamo nel vedere che tuttora si “gioca col mondo facendolo a pezzi”, che ancora ci fa male vedere magari nel consueto spettacolo televisivo, quei poveri “bambini che il sole ha ridotto già vecchi”.   LORIS FURLAN
Ma io, invece, vorrei chiudere salutandovi e augurandovi buon ascolto con le commoventi parole di Raffaello Regoli, anche queste riportate all'interno del booklet : “Sono passati vent'anni e ancora stento a crederci. Quando mi hai detto: “VADO A NEW YORK, POI QUANDO TORNO CI VEDIAMO”. Io sono qui che ti aspetto. Ciao Demetrio”   RAFFAELLO REGOLI.



Post by George (a very little help) - Words & Music by Frank-One

mercoledì 22 gennaio 2020

LE ANTOLOGIE DELLA STRATOSFERA VOL.42- ORNELLA VANONI- MAIS BRASIL (1967-2010)





TRACKLIST

CD 1
1) TRISTEZZA (Tristeza, Lobo-Niltinho, ‘67)
2) BIM BOM (Bim bom, J.Gilberto, ‘68)
3) L’APPUNTAMENTO (Sentado a beira do caminho, R.Carlos, ‘70)
4) TEMPI DURI (Disparada, Vandré-Theo, ‘72)
5) DETTAGLI (Detalhes, E. e R.Carlos, 1973)
6) LA CASA NEL CAMPO (Casa no campo, Rodrix-Tavito, ‘73)
7) PIU’ GRANDE DEL MIO AMOR (Major que meu amor, Barros, ‘73)
8) NELL’ESTATE DEI MIEI ANNI (Se eu partir, Jorge, ‘73)
9) SE NON E’ PER AMORE (Por amor, E. e R.Carlos, ‘73)
10) PICCOLO AMICO (O pequeno amigo, P.Nogueira, ‘74)
11) L’APPRENDISTA POETA (O poeta aprendiz, Vinicius, ‘74)
12) LA GENTE E ME (Chuva, suor cerveja, C.Veloso, ‘74)
13) LUI QUI LUI LA’ (Eu sò quero um xodo, Dominguinhos-Anastacia, ‘74)
14) CANTA CANTA (Canta canta minha gente, Martinho da Vila, ‘75)
15) COSTRUZIONE (Costruçao, C.Buarque de Hollanda, ‘75)
16) FILI (Feelings, M.Albert, ’75)

CD 2
1)  TATUAGGIO (Tatuagem, C.Buarque de Hollanda, ‘77)
2)  OCCHI NEGLI OCCHI (Olhos nos olhos, C.B. de Hollanda, ‘77)
3) TERRA (Terra, C.Veloso, ‘78)
4)  TRE UOMINI (Teresinha, C.Buarque de Hollanda ,’80) 
5) L’AMORE E LA SPINA (O velho e a flor, Vinicius-Toquinho, ‘83) con Toquinho
6) VIAGGERAI (Mares de ti, Carlinhos Brown ‘97)
7) SANT'ALLEGRIA (Bem leve, M.Monte - A.Antunes, ‘97)
8) NAUFRAGIO (Seu corpo, Roberto Carlos, ‘97)
9) ARGILLA (Argila, Carlinhos Brown, ‘97)
10) AMORE VICINO (Ao meu redor, Nando Reis, ‘97 )
11) SE FOSSE VERO (Voce nao sabe, Roberto Carlos, ‘97)
12) MAGARI (Tomara, Vinicius, ‘04) con Gino Paoli
13) UGUALE A TE (Se todo fossem iguais a vocé, Jobim, ‘04) con Gino Paoli
14) UNA PAROLA (E’ preciso perdoar, Coqueijo, ‘04) con Gino Paoli
15) PERDUTO (Procuro olvidarte, Magdalena-Alejandro, ‘10)

Lo sappiamo, per il frequentatore-tipo della Stratosfera Ornella Vanoni non è esattamente il campo da golf su cui gli piace roteare la propria mazza (anche se dovremmo ricordare che è stata la prima a cantare i Genesis nella nostra lingua), e non è che le ultime performances canore-televisive della ex “cantante della mala” abbiano granché migliorato la situazione, lo ammettiamo. 
Ma dateci fiducia, e vedrete che non sarete delusi.

Ornella Vanoni negli anni '70
Orbene, c’è stato un tempo in cui la Vanoni non è stata solo l’ideale punto di congiunzione tra la musica leggera e quella d’autore, ma anche il giunto di cardano tra la musica brasiliana e quella italiana. Tutti voi ricorderete per esempio quel capolavoro che fu “La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria” che nel ’76, sotto la regia di Sergio Bardotti, la vide protagonista insieme a Toquinho e Vinicius De Moraes. Un album memorabile, tra i più importanti degli anni ’70.

Sergio Bardotti (a destra) in compagnia di Chico Buarque (al centro)
Ebbene, prima di andare avanti, permetteteci di spendere qualche parola appunto su Sergio Bardotti: questo colto pavese, paroliere e produttore artistico di enorme importanza per la musica italiana, è forse il pontefice massimo della penetrazione in Italia della musica di qualità brasiliana (lontana dai facili esotismi anni ’50 e ’60), sia affiancando Chico Buarque de Hollanda traducendone le canzoni per i due dischi dell’esilio italiano (1969 e 1970), sia indirizzando artiste affermate come Patty Pravo, Anna Identici e Mia Martini verso questo repertorio, sia producendo un album incredibile come “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” (1969) in cui fece collaborare Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes e Giuseppe Ungaretti (!). 
Così lo ha ricordato, poco dopo la morte, avvenuta nel 2007, la stessa Vanoni: “Bardotti è una persona che ha lasciato un grande vuoto, ma anche un grande pieno, perché ha lasciato tante cose: il suo entusiasmo per la vita, la sua commozione, la sua curiosità, la sua capacità aggregativa. Abbiamo avuto insieme una vita molto fantasiosa, molto bella. Eravamo così uniti che quando chiamavo al telefono i miei genitori, puntualmente sbagliavo numero e chiamavo Bardotti”.

Dicevamo che “La voglia, la pazzia…” ebbe un successo, se non immediatamente clamoroso, assai duraturo (oggi è considerato un classico), ma quello che forse molti non sanno è che la frequentazione della Vanoni con la musica brasiliana cominciò parecchio prima quel disco, e continuò anche dopo, dando vita a un corpus ben più consistente (31 pezzi) che attinge a tutti i più grandi autori della musica popolare brasiliana, da Caetano Veloso a Chico Buarque de Hollanda, da Vinicius De Moraes a Joao Gilberto, da Roberto Carlos a A.C.Jobim, fino alle nuove leve degli anni ’90, come Carlinhos Brown e Nando Reis.
Strano, quindi, che la Vanoni non abbia voluto negli anni cercare di bissare quel suo lontano album “brasiliano”: anche pescando dalla sua stessa produzione avrebbe avuto materiale almeno per altri 3 LP, tutti di livello.

Una foto recente della Vanoni con Toquinho
Ci è sembrata dunque cosa buona e giusta, a guisa di piccoli Dèi, correggere la Storia e raccogliere in un unico post tutta l’Ornella brasileira, ordinando i pezzi in ordine cronologico in due CD virtuali, prendendo come spartiacque il suddetto album del ’76.
Si tratta di versioni in italiano (tranne una, in originale) di incredibile bellezza, che, grazie a traduzioni eccellenti restituiscono la profondità e la leggerezza tipiche della musica carioca. Vi troverete alcuni “cavalli di battaglia” della prima Vanoni, come “L’appuntamento” e “Dettagli” (tradotte da Lauzi), “Tristezza”, o “Fili”, ma anche e soprattutto gioielli in gran parte sconosciuti al grande pubblico, sepolti in dischi non molto frequentati, pur se quasi tutti facilmente reperibili in rete. Mi riferisco a “Tempi duri”, “L’apprendista poeta” (il primo incontro con Vinicius), “La gente e me” (probabilmente la prima cover italiana di Caetano Veloso, poi bissata da “Terra”), senza dimenticare la solida frequentazione del canzoniere dell’immenso Chico Buarque de Hollanda (la celeberrima “Costruzione”, poi cantata anche, in versione assai più stranita, da Enzo Jannacci nel ’76, e poi Tatuaggio”, “Tre uomini”, “Occhi negli occhi”).

Dando una rapida occhiata alla cronologia dei vari pezzi, ci si accorge subito di un lungo periodo sabbatico in cui la Vanoni smette di attingere alla musica brasiliana, per dedicarsi invece ad altri repertori: sono gli anni che vanno dal 1983 al 1997, fin quando cioè pubblica lo splendido “Argilla” (un lavoro di grande qualità sia nella scrittura che nella veste musicale, ad opera di un dream team guidato da Beppe Quirici) nel quale la cantante milanese si rituffa nel mondo brasiliano scegliendo coraggiosamente di interpretare sei brani di recente uscita, e quindi sostanzialmente sconosciuti al pubblico italiano. 
Le ultime (nuove) interpretazioni risalgono ai primi anni del millennio, e sono in buona parte cantate con il vecchio amante, poi amico e sodale, Gino Paoli.


Con Gino Paoli, al tempo del loro amore (inizio anni Sessanta)
Una precisazione prima di lasciarvi all’ascolto: oltre al criterio di escludere i brani di “La voglia, la pazzia…” (album facilmente reperibile in rete), abbiamo scelto di presentare la prima esecuzione in disco, togliendo di mezzo le successive riprese in studio e live (anche se la “Tatuaggio” cantata al Club Tenco avrebbe meritato). Non stupisca poi la presenza di “Fili”: l’originale “Feelings” è in inglese, ma è scritta da un brasiliano DOC come Morris Albert (al secolo Maurício Alberto Kaisermann).

Infine, per questo post sono debitore della pregevole rivista “Vinile” che nel numero 8 (2017) ha pubblicato la discografia completa di Ornella Vanoni.

Nient’altro da aggiungere, se non l’invito a inoltrarvi, con alegrìa e saudade in questo mondo.

sabato 18 gennaio 2020

Zauber, Black Deal & Co - 1985 - Profumo di rovina - Dieci canzoni dal Ferrante Aporti (vinyl)


TRACKLIST & LINE UP:

Lato A
01, Zauber - Anna
Bass – Mauro Cavagliato
Drums – Massimo Cavagliato
Guitar – Christian Zanirato
Vocals, Keyboards – Oscar Giordanino

02. Zauber - Eroina
Bass, classical guitar – Mauro Cavagliato
Drums – Massimo Cavagliato
Lead vocals – Liliana Bodini
Piano, Keyboards – Oscar Giordanino

03. Marco Garzena - I miei giorni infelici
Bass – Mauro Cavagliato
Drums – Massimo Cavagliato
Lead vocals – Marco Garzena
Piano – Oscar Giordanino

04. Leo Fiore - Discoteca
Backing vocals – Liliana Bodini, Mauro Cavagliato
Lead vocals – Leo Fiore
Piano, backing vocals – Oscar Giordanino

05. Attilio - Concerto in Si Bemolle
Bass, classical guitar – Mauro Cavagliato
Drums – Massimo Cavagliato
Lead vocals – Attilio
Piano, Synth – Oscar Giordanino

06. Black Deal - Profumo di rovina
Bass – Michele Nallino
Drums – Massimo Cavagliato
Electric guitar – Christian Zanirato
Lead vocals – Leo Fiore


Lato B

01. Black Deal - Life
Bass – Michele Nallino
Drums – Massimo Cavagliato
Vocals, electric guitar – Christian Zanirato

02. Zauber - Nightmare (live in Ferrante Aporti, 3 marzo 1984)
Bass, backing vocals – Mauro Cavagliato
Drums, backing vocals – Massimo Cavagliato
Keyboards, backing vocals – Oscar Giordanino
Lead vocals – Liliana Bodini

03. Cinzia - Non c'è gusto (live in Ferrante Aporti, 5 maggio 1983)
Classical guitar – Gianni Bodini, Mauro Cavagliato
Lead vocals – Cinzia (7)
Violin – Giovanni Vigliar
Vocals, acoustic guitar – Oscar Giordanino

04. Black Deal & Zauber - Immagine
Bass, vocals – Mauro Cavagliato
Classical guitar – Sandrino Rocca
Drums – Massimo Cavagliato
Electric guitar – Danilo Ghiglieri
Vocals – Christian Zanirato, Leo Fiore, Liliana Bodini, Marco Garzena
Vocals, electric piano – Oscar Giordanino


Il Ferrante Aporti è il carcere minorile di Torino, spesso protagonista delle cronache nazionali e oggetto di molteplici indagini ministeriali per le condizioni di vita al suo interno. Dal suo utilizzo come penitenziario minorile fino agli inizi degli anni '70  è un vero e proprio lager con al suo interno  circa 200 ragazzi dai 14 ai 18 anni. Basta rileggere le cronache dell'epoca per rendersi conto dell'ambiente in cui vivevano questi giovani all'interno di una ex cascina fatiscente costruita nel 1700. Ancora oggi, nonostante le molteplici iniziative per "umanizzarlo" i drammi di questi ragazzi, le loro voci e la loro sofferenza superano le spesse mura e vengono riprese dagli organi di informazione.  Fortunatamente sul finire degli anni '70 nacque il "Progetto Giovani", frutto dell'iniziativa congiunta tra Comune di Torino e Regione Piemonte, con lo scopo di organizzare attività ricreative e culturali all'interno della struttura. L'attività musicale, in particolare, venne affidata all'AICS, l'Associazione Italiana Cultura e Sport con sede a Torino. E fu così che molti ragazzi del Ferrante Aporti trovarono nella musica un'importante forma espressiva oltre che un valido passatempo. Alcuni di loro, come si legge nelle note di copertina del disco, rivelarono doti non comuni, raggiungendo una discreta professionalità. Tutti scrissero delle canzoni e dopo la pubblicazione di due raccolte di spartiti, i torinesi Zauber decisero di farle conoscere attraverso un disco. Nacque così "Profumo di rovina", pubblicato dalla Drums nel 1985, contenente nove canzoni  scaturite dalla fantasia e dall'abilità di ragazzi ospiti dell'istituto tra il 1980 e il 1985. La decima, Nightmare, è una composizione originale degli Zauber, nata e registrata nel Ferrante Aporti. Sempre gli Zauber furono gli animatori AICS impegnati nel carcere fin dal 1980. Inevitabile che toccasse a loro e ai collaboratori Garzena e Fiore tenere a battesimo queste composizioni. 

Black Deal
Nel disco sono anche presenti i Black Deal, un gruppo rock nato proprio all'interno del Ferrante Aporti, Il disco è semplicemente meraviglioso sia sotto il profilo dei testi che delle musiche: la delicatezza di brani come "Non c'è gusto" o la struggente  "Immagine" posta a chiusura della side B,  si mescola al rock duro dei Black Deal (Profumo di rovina, Life). L'album, mai ristampato, è fuori catalogo da anni ed è reperibile solo sul mercato on line. Tra l'altro è la seconda prova discografica degli Zauber in ordine cronologico (dopo quello di esordio del 1978 e il successivo "Est" del 1991) , anche se l'album non è completamente attribuito a loro, Non aggiungo altro se non il mio consueto buon ascolto



Post by George

mercoledì 15 gennaio 2020

Dono Celeste - 1999 - So Linger


TRACKLIST:

01. Cold Day
02. Obsessional Soul
03. Narcotic Swaying
04. Aloofness (Third Part)
05. L. August
06. Tripping Man
a) Schizoid Child
b) Dear People
c) Light Of Heaven


FORMAZIONE

Antony Graham Milner - vocals
Ignazio Serventi - acoustic, classic, electric & 12 strings guitars
Alessandro Buzzi - drums & percussion
Enrico Ghezzi - piano, mini-moog, tape-loops, sampler


Splendido e unico album, pubblicato dalla Mellow nel 1999, da parte del Dono Celeste, "So Linger" è una sapiente miscela di suoni prog e psichedelici, con ampi richiami ai Pink Floyd più sperimentali, specie gli ultimi tre brani del disco, con dissertazioni nella cosmic music nelle prime tracce. Un gioiellino dimenticato che vogliamo riscoprire per originalità e creatività. Purtroppo non ha mai ricevuto le giuste attenzioni da parte del pubblico, se non da una ristretta cerchia di appassionati. 
Ecco cosa è stato scritto sul blog "Rottersclub.net" a proposito di "So Linger".

"Il disco si sviluppa attraverso sei composizioni eteree, dai toni molto riflessivi, che si riallacciano a sonorità vicine allo space-rock, ai corrieri cosmici tedeschi, sfiorando la new-age ed avvicinandosi anche a quel post-rock che cominciava a farsi notare alla fine dei nineties. Melodie indolenti, tappeti tastieristici ipnotici, arpeggi di chitarra delicati e ritmi compassati sono le caratteristiche che permeano "So Llinger" e che lo rendono così unico, così inclassificabile, così pieno di intuizioni. Anche quando si punta sulle chitarre elettriche, come in Obsessional soul, si avverte sempre una vena elegiaca, in parte discendente dalle visioni dei Pink Floyd di Echoes. In altre situazioni, si può persino intravedere un'anticipazione di quanto stavano per fare i Sigur Ros con Agaetis Byrjun, come si può notare chiaramente in Narcotic Swaging, una sorta di lenta sinfonia dalle atmosfere incantate e malinconiche"


"Se si entra in sintonia con il sound bucolico e tranquillo proposto dai Dono Celeste, si rimane inevitabilmente intrappolati e si viene assaliti da magnifiche emozioni. Non certo adatto a chi cerca quel prog roboante fatto di innumerevoli cambi di tempo e di tastiere superclassicheggianti, né a chi si esalta con le avanguardie legate al prog, So Linger è un grandissimo album che dimostra come la seconda metà degli anni '90 abbia visto in Italia il sorgere di svariate formazioni che provavano ad andare oltre certi cliché, ottenendo a volte, come in questo caso, risultati sorprendenti e meravigliosi".
E con questo vi auguro buon ascolto



Post by George

venerdì 10 gennaio 2020

Enrico Casagni (ex Nuova Idea) - 1977 - Qualcuno stanotte... (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
a. Qualcuno stanotte ...
b. Era il tempo
c. Gatto blues
d. Chi sta meglio d ime
e. Un po' di libertà

Lato B
a. Non per amore
b. Divo della canzone
c. S.I.A.E.
d. L'amico di tutti e tre
e. Domani è festa


Dopo l'incredibile successo di pubblico riscosso dal doppio LP "Labyrinthus" (scusate l'ironia), eccoci nuovamente pronti a proporvi un'altra chicca, piuttosto sconosciuta. 
C'era una volta un grande gruppo di progressive rock chiamato Nuova Idea. Indimenticabili autori di dischi fondamentali quali "In The Beginning" (1971), "Mr. E. Jones" (1972) e "Clowns" (1973), i cinque musicisti genovesi, subito dopo la pubblicazione di questo ultimo album, presero strade diverse. Giorgio Usai e Ricky Belloni nel 1975 accompagnarono Fabrizio de André nel suo primo tour (vedi post recenti); prima ancora Belloni e Paolo Siani formarono i Track, incidendo nel 1974 per la Ariston l'album "Track Rock" (anche questo sulla Stratosfera), 
Proseguendo, Belloni e Usai confluirono nei New Trolls, il primo nel 1975, incidendo con loro "Concerto Grosso n. 2", il secondo nel 1978. Il batterista Paolo Siani, dopo una breve parentesi con l'Equipe 84 e gli Opus Avantra sempre negli anni '70, si ritirò dalle scene per oltre 30 anni per rifarsi vivo nel 2010 incidendo un incredibile disco prog degno dei fasti del passato, intitolato "Castles, Wings, Stories & Dreams". Con lui, sia in studio che dal vivo, alcuni ex Nuova Idea quali Ricky Belloni, Marco Zoccheddu e Giorgio Usai, A questi si unirono Joe Vescovi, Mauro Pagani e altri ancora, ovvero una bella fetta di mostri sacri del prog italiano. La nuova incarnazione della Nuova Idea proseguirà con altri due eccellenti album; "Faces with no Traces" del 2016 e "The Leprechaun's Pot Of Gold" pubblicato lo scorso anno, 

La Nuova Idea nel 1973
Ne restano ancora due in elenco. Il primo è Claudio Ghiglino, chitarrista della prima ora al fianco di Marco Zoccheddu (quest'ultimo poi con Osage Tribe e Duello Madre). Dopo lo scioglimento del gruppo Ghiglino  andò a vivere a Roma dove, con il maestro Gianfranco Reverberi, lavorò in sala di registrazione confezionando basi musicali per diversi artisti. Nel tempo libero iniziò ad incidere una serie di brani chiamando in aiuto Giorgio Usai e Rocky Belloni. Nel 1975 prese forma un intero album che si pensò andato perduto nel corso degli anni, almeno fino al 2017, quando Reverberi, di passaggio a Genova, informò Ghiglino di avere ritrovato il nastro stereo dell'intero album. Questa è la storia. Il disco si intitola "It's An Old Dream" e su Youtube se ne trova una traccia (Well She Took Me, qui). 
Il "disco ritrovato" io però non l'ho trovato da nessuna parte. A questo punto ho dei dubbi sulla sua reale pubblicazione. Se qualcuno ha notizie al riguardo, oppure lo possiede e lo vuole condividere, si faccia vivo. 

La Nuova Idea in concerto - in primo piano il bassista Enrico Casagni
L'ultimo ex componente della Nuova Idea, protagonista del post di oggi, è Enrico Casagni che allora cantava e suonava basso e flauto. Casagni registrò un solo disco, nel 1977 (mai ristampato) intitolato "Qualcuno stanotte...". A differenza dei suoi vecchi compagni di avventura, rimasti ancorati al glorioso prog, Casagni incise un disco di canzoni, molto commerciale, senza lode né infamia, decisamente al di sotto delle sue potenzialità. Probabilmente la EMI preferì convogliarlo verso un genere melodico, più vendibile e di cassetta. Il risultato fu che il disco passò del tutto inosservato.
Nel 1976, un anno prima dell'uscita del 33 giri, venne pubblicato un singolo contenente Qualcuno stanotte e Non per amore, brani poi inseriti nel 33 giri. E qui finisce la storia. 
Buon ascolto



Post by George