venerdì 1 luglio 2022

Retrospettiva - Patrick Samson: la discografia italiana anni '60 (1966-1969)


Oh, la voglia di amare
Mi scoppia nel cuore
Soli si muore...

Tu o un'altra è lo stesso
Aspettare non posso
Soli si muore
Senza un amore

Quante volte abbiamo cantato queste strofe? Quante volte le abbiamo ascoltate sui juke box dell'epoca, sulle radio, in Tv, anche in tempi diverse, visto che si tratta di una canzone multigenerazionale? E' un evergreen , uno di quei brani immortali che hanno fatto la storia della musica leggera italiana. L'interprete è lui, Sulaimi Khoury, classe 1946, in arte Patrick Samson, il protagonista del post di oggi. 


Qualche breve nota biografica, giusto per inquadrare il personaggio. Le ho attinte dal sito "GarageHangover" che le ha pubblicate il 29 novembre 2018. 
"Nato a Beirut in Libano, Patrick Samson e i suoi fratelli Sandy, che divenne il suo manager e MD, e il chitarrista Soussou Khoury si trasferirono in Francia nel 1961. All'inizio degli anni '60 formarono il gruppo Patrick Samson & Les Pheniciens e registrarono alcuni singoli. Formarono successivamente il Patrick Samson Group. Alla fine del 1966 i musicisti si trasferirono a Torino per costituire The Patrick Samson Set, che comprendeva cinque musicisti inglesi. Uno di questi era il sassofonista baritono Roger Warwick, che fu assunto da Sandy Samson dopo averlo visto lavorare con Freddie Mack & The Mack Sound all'Upper Cut nel dicembre 1966. Prima di allora, Warwick aveva lavorato brevemente con Screaming Lord Sutch & The Savages e I Tornado. Gli altri componenti erano il sassofonista tenore Derek Whitehall; l'organista Tony Tyler; il bassista Alan Bugby e il batterista Carl Daykin. Bugby aveva già suonato con Nero & The Gladiators, The Strangers e Johnny Halliday. Questa è la formazione raffigurata sulla copertina dell'LP dal vivo del gruppo.

Da sinistra a destra (ultima fila): Roger Warwick e Tony Tyler. Da sinistra a destra (riga centrale): Georges El Hayek, Alan Bugby, Patrick Samson, Georges Dersy e Sousso Samson. Da sinistra a destra (prima fila): Derek Whitehall e Carl Daykin

 "Sono Nero", primo album del PSS venne pubblicato nel marzo 1968 e includeva anche il trombettista marocchino Georges Dersy e un chitarrista libanese, Georges El Hayek, noto come "Little George". Questa formazione registrò anche alcuni singoli, inclusa una fantastica cover di "I'm a Man" degli Spencer Davis Group. Più o meno nel periodo in cui l'LP venne pubblicato, Carl Daykin se ne andò e in seguito suonò con i Primitives (non prima di riunirsi a Patrick Samson nel corso dell'anno). Daykin venne sostituito per un breve periodo da Christian Vander che, in seguito, formò i Magma. Un altro inglese, Nigel Pegrum, che era stato uno dei primi membri di The Small Faces e poi aveva lavorato con Lee Grant & The Capitols, si unì al posto di Vander. Nel marzo 1968, il gruppo aggiunse altri due inglesi, l'organista di Hammond Keith Burberry e il sassofonista tenore Martin Grice, che stavano suonando con The Warren Davis Monday Band.


Prima che salissero a bordo, Roger Warwick partì per unirsi ai Four Kents, dove fu successivamente raggiunto da Georges Dersi. Warwick lavorò poi brevemente con Ronnie Jones. Nello stesso anno Pegrum partì per tornare in Inghilterra e si unì agli Spice, ma se ne andò prima che questi ultimi trovassero il successo come Uriah Heep. Successivamente suonò con gli Steeleye Span prima di emigrare in Australia. Il batterista originale, Carl Daykin, si unì nuovamente alla band. Tony Tyler, in seguito, divenne un noto giornalista musicale, lavorando al New Musical Express . Quando Daykin se ne andò, al suo posto entrò il batterista italiano Euro Christiani, a cui si unirono altri tre connazionali, il sassofonista Claudio Pascoli, il bassista Guido Guglielminetti e il chitarrista Umberto Tozzi".
 
Fin qui la storia, piuttosto complicata, del gruppo che accompagnò Patrick Samson nel corso della prima fase della sua carriera musicale. 


Soli si muore: il grande successo

Nel 1969, dopo il successo di "Crimson and Clover" eseguita da un gruppo che si chiamava "Tommy James & The Shondells", in cui si ascoltava una chitarra con l'uso esasperato del "tremolo", ne uscì la cover in italiano eseguita da un gruppo R&B i cui componenti erano inizialmente nove, di cui quattro erano però inglesi ed uno era francese (l'unico italiani era il batterista triestino Euro Cristiani, che sostituì Nigel Pegrum, il sassofonista Claudio Pascoli ed il torinese Guido Guglielminetti al basso, sostituito nel 1970, dopo una tournèe in Libano, dal romano Eugenio Sartini, e l'altro torinese Umberto Tozzi alla chitarra). "Patrick Samson Set" si chiamavano ed il brano era "Soli si muore" su etichetta Carosello. Prima di questo successo avevano già partecipato al Cantagiro del 1967 con un altro successo, "Sono un uomo"  cover di "Im a man" dello Spencer Davis Group, inciso su etichetta Fonit Cetra. Patrick Samson e il suo numeroso gruppo di accompagnatori, come già sopra ricordato, arrivò in Italia intorno al 1965, portato da un impresario sull'onda dei successi francesi (i musicisti si erano anche esibiti all'Olympia di Parigi nel 1965). 


E oggi?

Attualmente, tra alti e bassi ed il trasferimento in Puglia, a Siponto, nei pressi di Manfredonia (provincia di Foggia) avvenuto nel 1976, Patrick Samson è ancora in attività come insegnante di scuole medie a Foggia, ma ogni tanto continua ad esibirsi in qualche serata, memore del fatto di aver partecipato anche a programmi di revival come "Bandiera Gialla", "Una Rotonda sul Mare" ed "I Migliori Anni".  E' anche a disposizione per feste e serate, con l'ausilio delle basi musicali e di un paio di ballerine. Basta pagare. 
Per ulteriori informazioni sulla sua carriera musicale, vi rimando alla solita wikipedia. 

Patrick yesterday

...and today

In questo post prenderemo in esame la discografia italiana del cantante ad iniziare dal 1966 fino al 1969, composta da due LP e da una nutrita serie di 45 giri. Ho volutamente tralasciato la discografia francese, composta solamente da alcuni singoli, e gli album dal 1970 in poi. E ora spazio alla musica.

Part 1
Patrick Samson - I singoli 1966-1969


TRACKLIST (sono indicati i due lati del 45 giri):

01. Shibidibibbi  02. Midnight Hour (1966 - come Patrick Samson Group)
03. Un grosso scandalo / Finché non torni più (missing) (1966 - come Patrick Samson & Les Pheniciens)
04. Chi può dirmi (Keep On Running)   05. Valerie (1966 - come Patrick Samson & Les Pheniciens)
06. Io e il tempo   07. Sono un uomo (I'm a Man) (1967 - come Patrick Samson Set)
08. Sono nero (Give and Take)  09 Lasciami bere (Gin House Blues) (1967 - come Patrick Samson Set)
10. I Believe   11. Le mura stanno per crollare (1968 - come Patrick Samson Set)
12. Gloria   13. Laila, Laila (1969 - come Patrick Samson Set)
14. Soli si muore (Crimson and Clover)   15. Tanto era tanto antico (1969 - come Patrick Samson Set)
16. Se io fossi un altro (Ball of Fire)  17. Ancora una notte (1969 - come Patrick Samson Set)
18. Bonus track - Le opere di Bartolomeo (1968 - dal 33 giri "Sanremo '68")


Fin qui la discografia italiana a 45 giri. Il primi singolo del 1966 presenta sul lato A "Shibidibibbi", una marcetta pseudo beat che definirei "imbarazzante", tanto è insulsa. Tutt'altra cosa è il lato B, con una bella versione della celebre "In A Midnight Hour" di Wilson Pickett che evidenzia l'anima soul e l'amore per il rhythm 'n blues da parte di Patrick Samson. Sulla copertina del singolo si legge "In diretta dal Piper Club", il che ci fa capire che il Patrick Samson Group era tra i gruppi che frequentavano il celebre locale romano.  


Il secondo singolo, sempre del 1966, propone "Un grosso scandalo" sul lato A, un brano al limite della decenza. Il lato B, "Finché non torni più" non l'ho trovato da nessuna parte, pertanto non posso esprimere alcun giudizio.


Sempre nel 1966 la Philips distribuisce un altro singolo con "Chi può dirmi", cover di "Keep On Running" degli Spencer Davis Group sul lato A. Grande brano. Se ricordate anche i Pooh della primissima ora registrarono la cover intitolandola "Vieni fuori". Sul lato B troviamo "Valerie", cantato in francese, un brano che Patrick si porta dietro dal suo periodo parigino. Dignitoso.


Nel 1967 prende forma il Patrick Samson Set, di cui abbiamo parlato nelle premesse. Il gruppo partecipa al Cantagiro con "Io e il tempo", un bella canzone dall'incedere maestoso qui presente sul lato A. Ottiene un discreto successo di pubblici e vendite. La meraviglia è ancora una volta nascosta tra i solchi del lato B: "Sono un uomo", è una grande cover della celebre "I'm a Man". Enjoy!


Ancora nel 1967 il Patrick Samsono Set sforna questo magnifico singolo che presenta ben due cover: sul lato A troviamo "Sono nero", cover di "Give and Take" di Jimmy Cliff, un grande brano soul cantato veramente con "voce nera", mentre sul lato B scorre la suggestiva "Lasciami bere", cover di un grande blues interpretato nel 1961 da Nina Simone, intitolato "Gin House Blues".


La produzione di 45 giri continua imperterrita. Il 1968 si apre con "I Believe" sul lato A, cantata in inglese, già portata al successo dai Bachelors. L'interpretazione di Patrick è molto bella e ispirata. Sul lato B arriva un altro grande rhythm 'n blues, "Le mura stanno per crollare". Entrambi i brani sono (forse) registrati dal vivo e li ritroveremo sul primo 33 giri "Sono nero". 


Siamo giunti al 1969. "Gloria", sul lato A, è uno splendido brano dall'anima soul, cantato con voce graffiante, Da non confondere con la cover del brano dei Them che, comunque, Patrick registrò nel 1965 nel mentre del suo periodo parigino, cantandola in francese. Altrettanto splendido il lato B, con la grande "Laila, Laila". Senza dubbio uno dei più bei singoli del Patrick Samson Set. Entrambi i brani, come precisa la copertina, vennero inseriti nella colonna sonora del film "La stagione dei sensi" condivisa con Edda ed Ennio Morricone.


Eccolo qui "Soli si muore", cover di "Crimson and Clover", il grande successo del 1969 (di cui abbiamo già parlato) in tutto il suo splendore. Patrick con questo brano partecipa sia al Cantagiro che al Festivalbar. Un trionfo. Leggiamo quanto venne pubblicato, al riguardo, sul sito "Musica e Memoria".
"Numero 1 nelle classifiche USA nel 1969 nella versione dell'autore Tommy James con i suoi Shondells (con Mike Vale al basso e Peter Lucia Jr. alla batteria, accreditato anche come co-autore) e numero 1 l'anno successivo anche in Italia nella riuscita e potente cover del cantante libanese Patrick Samson, da tempo attivo in Italia, accompagnato dalla sua band. Testo italiano di Minellono e Mogol che riesce ancora una volta a tradire l'originale, pur se in questo caso c'era ben poco da tradire. Il titolo è una immagine astratta, unione di un colore (cremisi) e di un vegetale (trifoglio) o, più probabilmente, di un cognome di un amico di James. Il resto sono pochi versi che esprimono la gioia di aver trovato, a quanto pare, la ragazza giusta.


In italiano, invece, il protagonista sta letteralmente esplodendo dalla voglia di amore, ma a quanto pare la ragazza non ha lo stesso afflato, o almeno una ci sarebbe, ma non è consenziente. Si arriva così al mitico verso "tu o un'altra è lo stesso", che non può non ricordare la famosa barzelletta "alle 10 a casa mia chi c'è c'è ...". Ma le parole non sono così importanti in un brano che procede soprattutto per impressioni, le immagini di un uomo che sta vivendo sentimenti forti. Impreziosita anche, nella versione originale soprattutto, da effetti sonori particolari, come il vibrato sulla voce finale (non ricreato nella versione italiana, sostituito da un più semplice effetto eco), che ne fanno un riuscito esempio di canzone psichedelica, pur se di impianto pop". 


Il lato B presenta un brano nella migliore tradizione rhythm 'n blues intitolato "Tanto era tanto antico", utilizzato come sigla dell'omonima trasmissione televisiva. 


Il 1969 si chiude con la pubblicazione, sempre da parte della Carosello, di questo ottimo brano, di ispirazione black, intitolato "Se io fossi un altro", guarda caso un'altra cover di un successo di Tommy James originariamente intitolato "Ball of Fire". Sul lato B "Ancora una notte", un gioiellino da riscoprire, come molti brani confinati nelle B side.


L'ultimo brano che vi propongo come bonus track è una delle più grandi porcherie mai uscite da uno studio di registrazione. Si intitola "Le opere di Bartolomeo" e venne presentata da Patrick al Festival di Sanremo 1968 in coppia con i Rokes (sic!). L'ho inserita solo per i completisti. Venne pubblicata solamente sul disco antologico del Festival.

Altri singoli costelleranno gli anni '70, ottenendo successi altalenanti. L'ultimo 45 giri risale al 1984 (Tu sei tutto / You).


Part 2
Patrick Samson Set - 1968 - Sono nero (33 giri - vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Philly Dog
02. Top (Step Out Of Your Mind)
03. Le mura stanno per crollare
04. Lasciami bere (Gin House Blues)
05. Io e il tempo
06. Tell Mama

Lato B
01. Stasera canto io (Funky Broadway)
02. Bambolina (Any Day Now)
03. I Believe
04. Last Night
05. Sono nero (Give And Take)


Dopo una lunga stagione di singoli, inclusi quelli pubblicati in Francia, ecco finalmente il primo 33 giri dei Patrick Samson Set, contenente 11 tracce. I dialoghi, gli applausi e l'entusiasmo del pubblico ci fanno capire che si tratta di registrazioni dal vivo, Speriamo sia davvero così e non di "overdubs" creati in studio. Le note di copertina recitano "Recorded live in West End". Venne pubblicato nel 1968 dall'etichetta Fonit. La Empire, nello stesso anno, lo diffuse anche in Libano, terra natia del nostro Patrick Samson. Il disco non è stato ristampato nel corso degli anni. Non vi è soluzione di continuità tra una traccia e l'altra, così ho preferito suddividere il disco nelle sole due facciate. E' un grande album, all'insegna del miglior R&B, con venature blues e soul. 


Qualche brano lo abbiamo già trovato tra i singoli, ovviamente senza gli applausi e il calore del pubblico che caratterizzano invece l'intero 33 giri, a cominciare dalla lunga presentazione con "Philly Dod" di Otis Redding. Non facciamo tempi a tirare il fiato che arriva "Top", grande cover di "Step Out Of Your Mind" degli American Breed. Un'altra grande cover chiude la prima facciata: si tratta di "Tell Mama" di Etta James. Il lato B si apre nientemeno che con "Funky Broadway di Wilson Pickett, tradotta in "Stasera canto io". La voce roca e nera di Patrick eleva questa performance a livelli altissimi. Dopo "I believe" e "Last Night" il disco si chiude con la già conosciuta cover di "Give and Take" dal titolo "Sono nero". Una prova d'esordio di tutto rispetto.


Part 3
Patrick Samson Set - 1969 - Soli si muore (33 giri, vinyl)


TRACKLIST:

01. Soli si muore (Crimson and Clover) - 3:40
02. Se chiudo gli occhi (This Magic Moment) - 3:20
03. È questa vita così che mi va (The Grooviest Girl In The World) - 2:02
04. Il diavolo col cuore (Race With The Devil) - 2:50
05. I muri parlano di noi (I Don't Want To Hear It Anymore) - 3:25
06. Ubriaco di sogni (Live In The Sky) - 2:25
07. Tanto era tanto antico - 3:10
08. Solo un pugno di briciole (Son Of A Preacher Man) - 2:35
09. Mai - 4:25
10. Lo capirai da te (I Got A Line On You) - 2:25
11. Violini - 4:20
12. Basta (25 Miles) - 3:10


Il secondo 33 giri di Patrick Samson, pubblicato nel 1969 dalla Carosello, prende il titolo dal grande successo ottenuto dal singolo "Soli si muore". L'album venne anche pubblicato sul mercato canadese, sempre nel 1969, dall'etichetta Bravo, L'unica ristampa in CD risale al 2001 (etichetta On Sale Music) arricchita da bel 10 bonus track, tutti singoli già pubblicati. E ora esaminiamo i contenuti del disco. Le cover si sprecano, ad iniziare dalla title track, per proseguire con  "Se chiudo gli occhi", italian version di "This Magic Moment" incisa da Ben E. King e i suoi Drifters nel 1960. Niente di che. Decisamente più coinvolgente - si tratta di un bel brano soul - la cover di ""The Grooviest Girl In The World" dei gruppo The Fun And Games, tradotta in "E' questa vita così che mi va". Rimaniamo su livelli decisamente alti con "Il diavolo col cuore", cover di "Race With The Devisl" un bel rock con chitarra elettrica in evidenza, interpretato nel 1069 dal gruppo inglese The Gun (l'embrione dei The Knack). Dieci e lode per l'interpretazione di Patrick, "I muri parlano di noi" venne scritta, nella versione originale del 1964 (titolo "I Don't Want To Hear It Anymore") da Randy Newman e interpretata per la prima volta da Jerry Butler. Si tratta di uno slow piuttosto sdolcinato che avrei volentieri omesso dall'album.


 "Ubriaco di sogni" è una marcetta che riprende il tema  di "John Brown" con un testo che definirei "al limite della decenza". Sicuramente il punto più basso dell'intero 33 giri. "Tanto era tanto antico" l'abbiamo già trovato nella sezione singoli, pubblicato come lato B di "Soli si muore". Si prosegue con "Con un pugno di briciole", gran bella cover di "Son Of A Preacher Man" della cantante britannica Dusty Springfiled. "Mai" non è una cover ma è un grande blues. Organo, chitarra, fiati e ottima interpretazione di Patrick Samson. Arriva ora uno dei vertici del disco: "Lo capirai da te" è nientemeno che la cover di "I Got A Line On You", composta da Randy California e registrata dagli Spirit nel 1968. Una versione semplicemente grandiosa. "Violini", sdolcinata e mielosa, è il classico "ballo lento" che tanto amavamo da ragazzini. Non aggiungo altro. Fortunatamente l'album si chiude in modo grandioso con la cover di "25 Miles" di Edwin Starr, un bel rhythm 'n bues, magnificamente reinterpretato dai PSS. La versione italiana si intitola "Basta".


Negli anni a seguire, a parte una manciata di  singoli e qualche compilation di vecchi successi, Patrick Samson registrerà altri tre album: "Il sapore dell'estate" (1970), "L'oro del Festival" (1984, una raccolta di cover) e "The International Songs" (1993). Cosa fa oggi Patrick lo abbiamo già scritto. 
La retrospettiva dedicata a Patrick Samson si conclude qui. Spero che questa "operazione nostalgia" vi porti qualche momento di svago e di buon umore. Di questi tempi ne abbiamo bisogno.
Buon ascolto.


LINK - I singoli 1966-1969
LINK - Sono nero (1968)
LINK - Soli si muore (1969)

Post by George

martedì 28 giugno 2022

In Memory of Massimo Morante 1952-2022 R.I.P. - New Goblin - Live in Roma (2011) & Tour 2013 EP (2013)

 

Lo so, sono in ritardo rispetto all'evento di cui voglio parlare oggi. Purtroppo la lotta contro il tempo che ho a disposizione è una costante quotidiana. Mi perdonino i lettori del blog. Ancora una volta, con tristezza, vediamo i nostri eroi andarsene un po' per volta. E noi siamo ancora qui a commemorare e a ricordare i musicisti scomparsi. E' la volta di Massimo Morante, il grande chitarrista fondatore dei Goblin, che con la sua musica ci ha accompagnato in questi decenni. Massimo Morante ci ha lasciati all'improvviso il 23 maggio scorso, all'età di 69 anni. Ne avrebbe compiuti 70 fra qualche mese. Non ho voglia di ripercorrere la sua biografia, anche perché tutti i giornali, print e on line, lo hanno fatto in questi giorni. Io ho un solo ricordo di Massimo Morante risalente al 1975, quando vidi i Goblin per la prima volta al Big Ben di Ivrea (registrai il concerto e lo postai molti anni fa sulla Stratosfera). Io e altri amici razzolavamo nel backstage di questa discoteca (che da anni non esiste più) per vedere Simonetti e invece incrociammo Massimo che ci disse: "Speriamo ci sia qualcuno ad ascoltarci stasera". In effetti eravamo quattro gatti. Pubblico un po' freddino e distaccato. Ma allora i Goblin erano ancora dei semi sconosciuti. Il successo esplose da lì a breve.  «Con estremo dolore e incredulità siamo costretti ad annunciare che Massimo Morante, fondatore e insostituibile chitarrista dei Goblin, ci ha lasciato», ha scritto la band sulla sua pagina Facebook. 


Sono certo che molti di voi avranno avuto occasione di conoscerlo, oltre che di ascoltarlo dal vivo. Quel riff di chitarra, l'intro di "Profondo Rosso" non ci uscirà più dalle orecchie. Gli amici della Stratosfera non necessitano di ripercorrere periodi della nostra storia musicale dove i Goblin sono stati i protagonisti: chi ha voglia di rileggersi queste gloriose pagine, non dovrà fare altro che immergersi nei contenuti del sito "Terra di Goblin", vera e propria bibbia dedicata al gruppo madre e alle sue innumerevoli declinazioni. Mi aspetto da voi qualche aneddoto e qualche ricordo di Massimo Morante. I commenti sono lì per questo. Noi, come da tradizione, vogliamo ricordare il musicista con la sua musica. Ho selezionato, per l'occasione, due album non ancora pubblicati sulla Stratosfera. Eccoli qui di seguito. I due lavori sono attribuiti ai New Goblin, formazione che restò in vita dal 2010 al 2013, con all'attivo il doppio "Live in Roma" del 2011, il "Tour 2013 EP" del 2013 e il DVD "Two Concerts in Tokyo (e Kuettattro) del 2012. Memorabile fu la loro performance con Steve Hackett al Prog Exhibition 2011 (la ritroverete sulla Stratosfera). I New Goblin vedevano nel loro organico tre componenti storici dei Goblin (Morante, Simonetti e Guarini) e due ex Daemonia (Previtali e Tani). 

New Goblin - 2011 - Live in Roma


TRACKLIST CD 1:

01. Intro New Goblin
02. Magic Thriller
03. Mad Puppet
04. Dr Frankenstein
05. Roller
06. E Suono Rock
'7. Aquaman
08. Non Ho Sonno
09. Death Farm

TRACKLIST CD 2:

01. Goblin
02. L'alba dei morti viventi
03. Zombi
04. Suspiria
05. Tenebre
06. Phenomena
07. School At Night
08. Profondo Rosso
09. Zaratozom


FORMAZIONE:

Massimo Morante - chitarra
Claudio Simonetti - tastiere
Maurizio Guarini - tastiere
Bruno Previtali - basso
Titta Tani - batteria


Così scrive Gianluca Livi, sul sito "ArtistSandBand" per celebrare questo album. Questi sono solo alcuni stralci.
"Il 18 febbraio del 2011, dopo più di 30 anni di assenza da Roma, una nuova incarnazione dei Goblin, comprendente tre membri storici (Massimo Morante, Claudio Simonetti e Maurizio Guarini), si esibisce a Roma, presso il live club “Alpheus”, di fronte ad un pubblico numeroso e particolarmente caloroso. “Live in Roma” - uscito in CD e anche in doppio vinile – propone la performance integrale di quella sera (ad eccezione del solo brano “E suono rock”, suonato due volte, una anche come bis finale, qui giustamente proposto in una sola versione) con l’aggiunta di una breve intro strumentale completamente inedita  a firma di Simonetti (non un vero e proprio brano inedito, ma una breve sonorizzazione di natura sperimentale). Questo live può essere considerato, a ragione, quale genuina rappresentazione del suono della band, con la sola eccezione del brano “Tenebre”, proposto in una versione che, a mio modesto avviso, risulta eccessivamente velocizzata. 


“Live in Roma” non è l’unica testimonianza dal vivo del gruppo, come mi è capitato di leggere sulla rete in un paio di recensioni, giacché nel 2001 la Cinevox pubblicò “The Fantastic Journey Of Goblin - The Best of Goblin Vol 1”, contenente due cd, uno con i migliori brani in studio (ma tratti soltanto dalle colonne sonore dei film di Dario Argento), l’altro con una rara performance dal vivo risalente alla tournée del “Bagarozzo Mark” del 1979. L’edizione in vinile presenta pregi e difetti: anch’essa doppia, contiene gli stessi brani proposti nel formato digitale e presenta una copertina completamente diversa da quella del cd nella quale è riprodotto l’interno di un teatro stracolmo di gente ove sono perfettamente contestualizzate le stravaganze e l’eccentricità dell’epoca vittoriana, la misurata compostezza dei musicisti classici, i calorosi interventi di un pubblico esuberante e festoso: un vero mix di fantasia, estro e creatività che proietta l’osservatore indietro nel tempo, negli anni ’70, in un luogo immaginario ove potrebbero convivere, perfettamente contestualizzate, la fantasiosa creatività del Roger Dean più ispirato con le algide ma geniali intuizioni dello studio Hipgnosis. Come fu per "Non ho sonno", anche quest’opera discografica viene stampata in edizione limitata, in cinque colorazioni differenti (rosso, giallo, trasparente, arancione e blu)"


New Goblin - 2013 - Tour 2013 EP (12")


TRACKLIST:

01. Profondo Rosso
02. Roller
03. Suspiria
04. Tenebre


FORMAZIONE:

Massimo Morante - chitarra
Claudio Simonetti - tastiere
Maurizio Guarini - tastiere
Bruno Previtali - basso
Titta Tani - batteria



Questo 12" venne prodotto dalla casa discografica Death Waltz a ridosso del tour americano del gruppo. Si tratta di un cosiddetto extended play, a tiratura limitata, di colore rosso (vinile 180 g.) che contiene quattro brani ri-registrati in nuove versioni. Come è facile intuire si tratta di una mossa puramente commerciale che ha fatto gola, però, ai numerosi collezionisti. Peccato che non sia stato inserito almeno un inedito. In ogni caso le quattro tracce mantengono tutta la loro carica e la loro potenza e la chitarra di Massimo Morante la fa da padrone. Un regalo per gli amici della Stratosfera. 
E qui si chiude il post con la stessa nota di amarezza con cui l'ho aperto. 
Ciao Massimo, resterai sempre con noi.


LINK Live in Roma CD 1
LINK Live in Roma CD 2
LINK Tour 2013 EP

Post by George

venerdì 24 giugno 2022

I grandi protagonisti del neo prog - Nuova Era: L'ultimo viaggio (1988) - Dopo l'infinito (1989) - Io e il Tempo (1992)


 Voglio dedicare questo lungo e articolato post ad una delle più grandi band inserite nel filone del cosiddetto neo-prog italiano: sto parlando dei Nuova Era, forse i più illustri rappresentanti dei suoni progressive post anni '70, con alle spalle una manciata di album che da troppo tempo, e me ne scuso, sono rimasti in un cassetto, in attesa della loro pubblicazione sulla Stratosfera. Ed ora eccoli qui, in tutto il loro splendore. Inizieremo il nostro viaggio nel mondo dei Nuova Era, attraverso la riscoperta dei loro primi tre album, registrati nel periodo 1988-1992. Premetto che non vanno confusi con La Nuova Era (qui c'è l'articolo determinativo), un gruppo che pubblicò un solo album nel 1984 (già sulla Stratosfera). Iniziamo con alcune note biografiche. Il gruppo viene fondato a Firenze nel 1985 per volontà del tastierista e compositore Walter Pini, vero motore pulsante dell'ensemble. La formazione storica includeva Gianluca Lavacchi alla batteria, Enrico Giordani al basso, Alex Camaiti alla chitarra e voce. Nel corso della loro carriera musicale hanno inciso quattro album: "L'ultimo viaggio" (1988), "Dopo l'infinito" (1989), "Io e il Tempo" (1992) e "Il passo del soldato" (1995) (quest'ultimo con Claudio Guerrini alla voce, al posto di Camaiti, ottenendo un buon successo anche nel mercato europeo ed asiatico; "Io e il tempo", per esempio, fu pubblicato anche con il booklet in coreano. 

Walter Pini #1

Wikipedia ci ricorda ancora che nel 2008 Walter Pini, insieme a Davide Guidoni (batteria) e Guglielmo Mariotti (basso), ha iniziato un progetto con registrazioni di pezzi inediti. Nel 2009 uno di questi è uscito sull'opera "Inferno the divine comedy" CD 1 canto I, e sul successivo "Purgatorio" CD 2 canto XXII, nel 2010 sul "Paradiso" canto II. Questi pezzi faranno parte del quinto album dei Nuova Era (omonimo), uscito nel dicembre 2010, insieme ad altri brani tra cui un remake di "Dopo l'infinito" e pezzi dal vivo con la formazione originale. Dal 2013 Walter Pini ed il vecchio chitarrista-cantante Alex Camaiti hanno provato e registrato con nuovi membri, Rudi Greco al basso e Maurizio Marra alla batteria, un concept album di ambientazione fantasy-medioevale, per la prima volta con "cantato" in inglese, ma in perfetto stile "Nuova Era". Il disco "Return to the Castle" è uscito nell'ottobre 2016, distribuito da BTF. I testi e la copertina sono di James Hoog, le musiche sempre di Walter Pini. 
Fin qui le vicende che hanno caratterizzato la storia musicale del gruppo fiorentino. 
Ora è il turno della musica.

Nuova Era - 1988 - L'ultimo viaggio


TRACKLST:

1. Eterna sconfitta (5:34)
2. L'ultimo viaggio (12:55)
3. Cattivi pensieri (I) (2:13)
4. Cattivi pensieri (II) (3:22)
5. La tua morte parla (9:14)
6. Ritorno alla vita (4:55)
7. Epilogo (4:55)
8. Senza parlare (bonus tracks dalla ristampa del 1999)


FORMAZIONE:

Alex Camaiti - acoustic & electric guitars, vocals
Walter Pini - organ, synthesizer, composer
Enrico Giordani - bass
Gianluca Lavacchi - drums
Ivan Pini - lyrics


Ed ecco l'album di esordio dei Nuova Era, un disco che va assolutamente riscoperto, da qualche critico giudicato "acerbo", opinione da me non condivisa proprio perché l'ho apprezzato per la freschezza, il rigore stilistico e la grande tecnica strumentale. E' un album coraggioso (per proporre questi suoni verso la fine degli anni '80 il coraggio non deve mancare) che mi ha appassionato fin dal primo ascolto. Venne pubblicato dalla Contempo Records nel 1988 in formato LP vinile. Il CD arrivò l'anno seguente, sempre per la stessa etichetta. Si tratta di un concept album, articolato in sette tracce, dedicato al duro tema della tossicodipendenza che trasuda influenze che variano dal rock sinfonico britannico alla ELP fino al progressive italiano anni Settanta di Banco del Mutuo Soccorso, Biglietto per l’Inferno, Museo Rosenbach e Balletto di Bronzo. La ristampa della Pick-Up Records del 1999 (uscita solo su CD) contiene una traccia in più, "Senza parlare", qui inclusa come bonus track. Ho scoperto che l'etichetta coreana Jigu Records pubblicò l’album in Corea Del Sud nel 1991 su vinile. Il disco venne registrato in una sola settimana su 16 piste analogiche, con un budget ridottissimo che ridusse praticamente al nulla la post produzione. Resta in ogni caso uno dei massimi esempi di neo progressive italiano degli anni '80.


Nuova Era -1989 - Dopo l'infinito


TRACKLIST:

01. Dopo l'infinito (20:46)
a) Nel nulla
b) Odissea
c) Tra le stelle
d) Dentro l'ignoto
e) Rassegnazione
02. Pianeta trasparente (22:53)
a) Ai margini dell'Olimpo
b) Miraggio cosmico
c) Scomparendo nell'addio


FORMAZIONE:

Alex Camaiti - electric guitar, vocals
Walter Pini - organ, synth, sampler
Enrico Giordani - electric bass
Gianluca Lavacchi - drums
Ivan Pini - lyrics



Nel 1989, esattamente un anno dopo l'esordio, sempre la Contempo Records pubblicò il secondo album dei Nuova Idea, intitolato "Dopo l'infinito". E' un lavoro semplicemente grandioso, articolato in due lunghe suite di oltre 20 minuti l'una, dove la tecnica strumentale subisce una impennata in avanti. Le tastiere di Pini sono sempre le dominatrici, ma questa volta la chitarra di Alex Camaiti si fa meno timida, regalandoci splendidi assoli. Il sound è sempre marcatamente seventies, con ampi richiami ai Genesis (la seconda suite è emblematica). "Dopo l'infinito" venne inizialmente stampato come LP gatefold. La Contempo ne pubblicò, sempre nello stesso anno, la versione CD. L'etichetta Crime distribuì il CD nel mercato giapponese. L'ultima ristampa è della Pick Up Records, questa volta senza l'aggiunta di bonus tracks. Voglio proporvi, ad integrazione di quanto scritto finora, una interessante recensione pubblicata sul blog "Blogressive" il 25 luglio 2008, nella parte in cui viene preso in esame il disco in questione.



  "Dopo l'infinito è un concept sulla solitudine, narra di un uomo persosi nello spazio con la sua astronave che gradualmente impazzisce finché trova un altro pianeta su cui vivere. Purtroppo il pianeta è frutto della sua immaginazione. Un aneddoto interessante racconta che una pubblicità di una macchina giapponese ha adottato un pezzo di questo album come colonna sonora dello spot. L'album è diviso in due lunghe suite, Dopo l'infinito e Pianeta trasparente. Walter finalmente acquista convinzione e sicurezza e mostra tutto il suo talento, a livello tecnico, ma soprattutto compositivo, utilizzando un gran numero di tastiere e di timbri. Il brano comincia con una linea melodica piacevole condotta da piano e synth, su cui si innesta la voce di Alex, completamente a suo agio sul tappeto di tastiere; poi evolve in un pezzo strumentale stupendo. Sembra davvero di sentir suonare Keith Emerson, la musica si fa sinfonica al massimo e il pathos raggiunge quote elevatissime. In seguito Walter passa all'organo, mentre Alex ricanta e suona finalmente la chitarra per un altro grandissimo pezzo; la coda è invece una accelerata per sola tastiera (e sezione ritmica ovviamente) e gli elogi qui si sprecano. 


Pianeta trasparente parte con un pezzo pop molto orecchiabile, ma il bello deve ancora arrivare: da questo momento in poi Walter è assoluto protagonista e si scatena in pomposità e sinfonismi senza dimenticare la melodia (Emerson docet), le sue fughe sono passionali, genuine, spaziali, riescono ad essere incredibilmente seventies e progressive, pur nella loro relativa semplicità. Da non sottovalutare il lavoro degli altri componenti della band che supportano alla grande il loro leader. In conclusione si può parlare di un grande gruppo, in gran forma, con un compositore in grado di unire eleganza ad orecchiabilità, tecnicismi a melodia, con una profonda nostalgia per il bel periodo che fu, di cui tenta di riprodurre fedelmente le atmosfere. Una piacevole ed inaspettata scoperta".


Nuova Era - 1992 - Io e il Tempo


TRACKLIST:

01. Io e il Tempo  (18:52)
a) Al passato
b) Meditazione
c) Io bambino
d) Impietoso scorrere
02. Domani io vecchio  (24:07)
a) Verità in uno specchio
b) Il mago dell' eternità
c) Smarrirsi nella realtà
d) Tra l'immagine di un Dio
e) Riflessioni dell'essere
f) Al futuro
03. Nuova Era  (2:25) - bonus track su edizione CD


FORMAZIONE:

Alex Camaiti - vocals, electric guitar, acoustic guitar
Walter Pini - keyboards, organ Hammond, voice actor
Enrico Giordani - electric bass
Gianluca Lavacchi - drums
Betty Cardelli - traverse flute
Ivan Pini - lyrics


Devono trascorrere tre anni prima di vedere il nuovo prodotto dei Nuova Era. "Io e il Tempo" venne pubblicato nel 1992 dalla solita Contempo, inizialmente come LP gatefold, successivamente (sempre nel 1992) in versione CD con l'aggiunta di una breve traccia, "Nuova Era", della durata di poco più di due minuti. La formula delle due lunghe suite viene riproposta anche in questo caso. La flautista Betty Cardelli fa il suo ingresso in organico, per fornire un tocco ancora più prog alle composizioni di Pini e soci. Anche in questo caso la Jigu Records pubblicò l'album sul mercato coreano, sempre nel 1992.



Ancora una volta, tratta dal blog "Blogress" del 5 febbraio 2009, vi propongo la recensione dell'album.
"Terzo album per il gruppo fiorentino dei Nuova Era, gruppo che non vede cambi di formazione, quindi con il tastierista Walter Pini ci sono ancora Enrico Giordani al basso, Gianluca Lavacchi alla batteria e Alex Camaiti alla voce e chitarra. Non si registrano nemmeno cambi di stile: rimane un prog sinfonico classico molto influenzato dal sound ELP. Questo lavoro ha un suono ancora più vintage rispetto al precedente, effetto ottenuto utilizzando un vero organo Hammond e un vero flauto, quest'ultimo suonato dall'ospite Betty Cardelli. L'album, che in Italia non ha praticamente mercato, è stato persino pubblicato in Corea con tanto di booklet tradotto in coreano. Il disco è composto da due suite più una breve traccia finale; lo stile è ancora prevalentemente sinfonico, anche se sono più presenti intrecci particolari e ricami ricercati, soprattutto nella prima parte della prima traccia. La costruzione della melodia è affidata alle sapienti tastiere di Walter, ma batteria e basso sono ben udibili, anche la chitarra è più partecipe rispetto all'album precedente. 


La prima suite, che altro non è che il primo demo risuonato e riregistrato, è intitolata "Io e il tempo" e comincia con un monologo parlato in cui il cantante introduce le tematiche del progetto, ovvero il rapporto fra l'uomo, visto come individuo, e il tempo, dall'infanzia alla vecchiaia, su una base molto dolce che ricorda un po' il sound Camel. In seguito la canzone si ravviva, con organo e chitarra che duellano e ottimi inserti di flauto e voce. Traccia stupenda, 19 minuti di sinfonie progressive curate, dolci ed emozionanti. La seconda suite è "Domani io vecchio", ricca di cambi di ritmo, energica e con i soliti duetti organo- chitarra; comincia in maniera pacata e dolce, simile a qualcosa dei Genesis, con un grande assolo di chitarra nella parte centrale e un finale epico. La passione sprigionata da questo pezzo è tangibile. L'ultima traccia, "Nuova Era", è una ballata medievaleggiante un po' barocca che chiude l'album alla maniera del Banco (ricordate Traccia e Traccia II?). Album bellissimo seppur molto simile al precedente, con la prima traccia migliore della seconda. Se i Nuova Era avessero suonato vent'anni prima, oggi farebbero parte dei gruppi storici della musica italiana. Per chi ama il prog sinfonico di stampo italiano è un lavoro da non lasciarsi scappare".

Walter Pini #2

EPILOGO
Come ho ricordato in apertura, a questi primi tre album seguirono "IL passo del soldato" (1995), "Nuova Era" (2010) e "Return To The Castle" (2016). Ne potremo riparlare in una prossima puntata. Ne approfitto per salutare Walter Pini (so che segue la Stratosfera) e per scusarmi con lui per avere aspettato forse un po' troppo tempo per rendere omaggio a questo grandioso gruppo. Oltre ai dischi in studio sarebbe bello poter pubblicare un concerto dal vivo dei Nuova Era. Forse Walter può venirci in aiuto?
Intanto, cari amici, vi lascio con il consueto buon ascolto.


LINK L'ultimo viaggio
LINK Dopo l'infinito
LINK Io e il Tempo

Post by George