venerdì 23 febbraio 2024

Assolo di Bongo: The Complete Works 2001-2005

 

Che non si dica che in Italia non abbiamo grandi musicisti! Quando ho ascoltato per la prima volta gli Assolo di Bongo sono rimasto colpito dalla classe e dal virtuosismo dei componenti. Un enorme grazie va al nostro amico e collaboratore Marco Osel, sempre prodigo nell'inviarmi album poco conosciuti, ma di grande spessore, come in questo caso. Grazie amico mio, per questa ennesima condivisione. La biografia del gruppo è piuttosto breve, così come la discografia, composta da soli due album. Nascono come quartetto a Udine e fin da subito scelgono la strada del rock jazz con influenze prog piuttosto marcate. La loto musica è completamente strumentale sulla scia di gruppi quali DFA e Deus Ex Machina. Se qualche riferimento lo vogliamo fare con il passato azzarderei con i Gentle Giant (specie nel secondo album) per i repentini cambi di tempo e ritmo e gli impasti sonori. 
Gli Assolo di Bongo hanno dovuto aspettare ben undici anni dalla loro "fondazione" per pubblicare finalmente il loro album di debutto. Dietro la band c'erano tre amici udinesi, Enrico De Stalis (chitarra), Marco Cucchiaro (batteria) ed Erico Rainis (basso). Inizialmente erano tutti musicisti poco esperti, ma la band maturò musicalmente grazie all'innesto di David Accaino, provetto tastierista. Mentre si esibivano nei club locali, dovettero abbandonare il progetto a causa degli obblighi militari (all'epoca era un classico), per ritornare successivamente con il nuovo membro Elvis Fior dietro la batteria. Con questa formazione in gruppo registrò il debut album, "Primetime".

Assolo di Bongo - Primetime (2001)


TRACKLIST:

01. Usa e Jazz (4:50)
02. Buc (4:38)
03. Sembra Pate' (4:21)
04. Vega (8:15)
05. E già colazione (5:23)
06. Lobotomia (3:26)
07. Iodred (6:48)
08. Satanica (3:31)


FORMAZIONE:

David Accaino - tastiere
Enrico De Stalis - chitarra
Elvis Fior - batteria
Erico Rainis - basso


Otto brani, dai titoli piuttosto originali, compongono "Primetime", opera prima degli Assolo di Bongo pubblicata nel 2001 dall'etichetta Nota di Valter Colle. Il disco è veramente un bel debutto, con quel basso pulsante in apertura della prima traccia che lascia presagire un lavoro di grande spessore. I parallelismi con altre band si sprecano, ma a me non piacciono più di tanto. Sicuramente i quattro hanno masticato un bel po' di prog anni '70 oltre che avere assimilato il meglio della scuola del jazz rock più autentico. Ne nasce una miscela di suoni originale, con grandi giochi di chitarra e tastiere supportati dall'eccellente sezione ritmica del duo Rainis-Fior. Così hanno scritto di loro: "La musicalità è impressionante e la scrittura unica e seducente, che flirta alternativamente con il jazz rock e la fusione pesante, a volte assomigliando a ELP in modalità jamming. Tutto crea un vivace gioco di prog strumentale ad alta energia in cui tutto scorre bene, poiché la band preferisce chiaramente l'effetto complessivo rispetto alle esibizioni soliste. Un album davvero impressionante che vale la pena di ascoltare" (anche più volte, aggiungo io).

Assolo di Bongo - Spinning Like A Top (2005)


TRACKLIST:

01. Bad Boy 'H' (5:08)
02. Bulbo (5:32)
03. Rapsodia (7:01)
04. Joungle Box (6:01)
05. Blu superficiale (2:56)
06. Immersion (2:42)
07. Tangram (6:42)
08. Spinning Like A Top (10:54)
I) Cistad-Intro
II) Cistadentro
III) Cistadentro due volte)


FORMAZIONE:

David Accaino - tastiere
Enrico De Stalis - chitarre
Erico Rainis - basso
Elvis Fior - batteria

ospiti:
Arianna Cormons - violoncello (tracce 1-2)
Nevio Zaninotto - sax contralto, tenore e baritono (tracce 1-4-8)
Mirko Cisilino - tromba (tracce 1-4-8)
Maurizio Cepparo - trombone (tracce 1-4-8)
U.T. Gandhi - percussioni (tracce 4-5-6-8)


Il secondo e ultimo album del quartetto udinese viene pubblicato in due versioni: la prima nel 2005 destinata al mercato italiano per l'etichetta Artesuono Recording Studio, la seconda nel 2006, destinata invece al mercato francese, ad opera dell'etichetta Musea, Nulla cambia rispetto alla tracklist. La formazione non è cambiata, ma si è arricchita di numerosi ospiti: in alcuni brani vengono introdotti i fiati (sax, tromba e trombone) e il violoncello, suonato con grande eleganza da Arianna Cormons (specie nella traccia 2). Quattro anni di distanza dall'opera prima hanno consentito al quartetto una ulteriore maturità artistica. Lo stile fondamentalmente risulta invariato, ma forse la matrice prog si fa sentire in misura più intensa. Spettacolare la mini suite posta in chiusura del disco, della durata di quasi 11 minuti. L'unico rimpianto è che la breve avventura degli Assolo di Bongo si sia conclusa così precocemente. Peccato veramente. Buon ascolto.


NEW LINK Primetime (2001)
LINK Spinning Like A Top (2005)

Post by George - Music by Osel

lunedì 19 febbraio 2024

Antonio Virgilio Savona - 1969-1972: i primi Dischi dello Zodiaco (vinile)


Sicuramente il grosso pubblico, quello più "maturo" composto dai cosiddetti "boomer", ha memoria di Virgilio Savona - nome completo Antonio Virgilio - quale componente del Quartetto Cetra, quattro vocalist autori di canzoncine sul genere "swing leggero", molto lontani dalle nostre corde. Erano i tempi delle apparizioni televisive, ospiti in molti spettacoli e musical, tutto rigorosamente in bianco e nero (il colore arriverà anni dopo). Chi non ricorda la divertente versione di "Nella vecchia fattoria"?. Voi vi chiederete: cosa c'entra costui con la Stratosfera? Risposta: c'entra eccome, se consideriamo la svolta intrapresa da Virgilio Savona tra il finire degli anni '60 e gli anni'70, Una svolta imprevista, se vogliamo, dato che il Maestro Antonio Virgilio Savona, compositore, arrangiatore, pianista e cantante, si è indirizzato verso la canzone d'autore impegnata, con testi duri e spesso estremi, e una poetica militante dal linguaggio diretto e privo di freni inibitori. Non a caso la sua discografia anni '70 venne pubblicata dall'etichetta, a noi ben nota, I Dischi dello Zodiaco, che dal 1969 al 1986 raccolse una ampia produzione di dischi di matrice folk e politica. Guarda caso i due fondatori della casa discografica (una sotto etichetta della Vedette) furono Armando Sciascia e lo stesso Virgilio Savona. 


La produzione discografica di Virgilio Savona per I Dischi dello Zodiaco è piuttosto limitata: annovera solo cinque album distribuiti tra il 1969 e il 1980. Tutti quanti sono accomunati dal fatto di non essere mai stati ristampati nel corso negli anni, né in vinile né in digitale. Peccato veramente. Se vi fa piacere ascoltare in streaming gran parte dei dischi pubblicati da questa storica etichetta, vi invito a visitare il canale YouTube dedicato che troverete cliccando qui,
E' ora giunto il momento di passare all'ascolto dei due album che ho selezionato, ovvero i primi due in ordine cronologico: "Pianeta pericoloso" del 1969 e "E' lunga la strada" del 1972.

Antonio Virgilio Savona - con Corrado Pani e Odis Lévy
Pianeta pericoloso (1969)


TRACKLIST:

Lato A
01. Little Green Man
02. Sabbia
03. Non crederci
04. Il pendolo
05. Morte sul selciato
06. Zolle di terra

Lato B
07. Sotiris Petrulas
08. Il vetro
09. Il Proconsole Dione e il Fante Massimiliano
10. Annotazioni per una finzione scenica
11. Sciabola al fianco, pistola alla mano
12. Due metri per due, carcere duro


"Pianeta pericoloso" viene pubblicato nel 1969 e contiene 12 brani composti da Virgilio Savona nel corso di 5 anni, ispirati di volta in volta ad avvenimenti politici e sociali strettamente collegati a problemi internazionali quali l'incubo atomico. Per le parti recitate si avvale della collaborazione di Corrado Pani, noto attore e doppiatore, padre di Massimiliano, avuto dalla chiacchierata relazione con la cantante Mina (all'epoca fu uno scandalo, in quanto Corrado Pani era già sposato) mentre per quelle cantate viene chiamato uno sconosciuto studente universitario, Odis Levy, militante nel Movimento Studentesco. Il lavoro di Savona è un concept che narra la storia di un alieno (l'omino verde, "Little Green Man") che arriva sulla Terra alla ricerca di un contatto ma, di fronte a ciò che trova e vede, preferisce andarsene velocemente. Tra le composizioni spicca "Sotiris Petrulas", dedicata all'antifascista ucciso nel 1965 dalla polizia greca. Se vogliamo è anche un album antesignano dell'impegno ecologista, che emerge in molti brani, prevalentemente suonati con pianoforte e voce, con arrangiamenti scarni e con un approccio molto teatrale. Un disco intenso, coraggioso, un unicum per quel periodo. 

Corrado Pani (1936-2005 RIP)

Antonio Virgilio Savona - E' lunga la strada (1972)


TRACKLIST:

Lato A
01. E' lunga la strada
02. Voltiamo il foglio
03. Nella testa di Nicola
04. Qualcosa in cui credere ancora
05. Ogni anno a fine d'agosto
06. La merda

Lato B
07. Il prete visionario
08. La ballata di via Tibaldi
09. Il testamento del parroco Meslier
10. Sono cosa delicate
11. La Garaventa


Sono trascorsi tre anni e la lotta politica si è fatta più dura e più intensa. Lo scontro di classe è una realtà palpabile sulla pelle di lavoratori e di studenti. Come si legge sul sito di "Tony Face", il secondo album solista di Virgilio Savona, “E’ lunga la strada” è un vero e proprio capolavoro ed è anche un album dimenticato che meriterebbe un posto di primo piano nella storia della musica italiana. L’approccio musicale è molto vicino a quello di Fabrizio De André, caratterizzato da ballate malinconiche suonate col pianoforte, chitarra, fisarmonica e flauto. Molto ben curati gli arrangiamenti. I testi sono di stampo marxista, anti americano e anti clericale (ci vuole coraggio per intitolare un brano "La merda") molto duri, spesso al di sopra di altri testi scritti dagli esponenti della canzone politica negli anni '70.  Per chi è rimasto al Quartetto Cetra questi dischi , ne sono certo, saranno una vera rivelazione.
Buon ascolto, amici miei.


LINK Pianeta pericoloso (1969)
LINK E' lunga la strada (1972)

Post by George

giovedì 15 febbraio 2024

Ritardo

 Cari amici, chiedo venia, ma per motivi personali ci sarà un piccolo ritardo nella consueta programmazione dei post. Appuntamento alla prossima settimana

George

domenica 11 febbraio 2024

Psychonoesis - The complete works 2001-2005 with bonus CD


Una meteora scomparsa troppo presto dal firmamento del progressive rock di questo millennio. Sto parlando dei milanesi Psychonoesis, autori di due soli dischi relegati oramai nel dimenticatoio. Gli album sono presenti su alcune piattaforme e possono essere ascoltati in streaming. Quello che manca sono le fotografie che ritraggono il gruppo, praticamente inesistenti. Tranne un paio di immagini relative ad una esibizione live altro non si trova, Pazienza, utilizzerò, come a volte accade, le cosiddette "immagini di repertorio". Innanzitutto voglio ringraziare il nostro amico Osel per avermi inviato i file del primo album del 2001. Mi ha stimolato e incuriosito e così sono andato a recuperare il seguito, datato 2005. Non solo , questo post è arricchito da un mini bonus CD con una brano in studio tratto da una compilation dedicata ai King Crimson e con tre brani registrati dal vivo nel 2003. E adesso spazio alla musica.

Psychonoesis - 2001 - Psychonoesis


TRACKLIST:

01. L'ultimo distacco - 7:03
02. Salsa di Capri a merende - 6:06
03. Bruco esci dal buco - 4:48
04. Farfalla - 6:41
05. Fenice - 5:49
06. Riso amaro - 5:14
07. Maracaibò - 5:10
08. Ritorno e andata - 3:33
09. Secondo Tia - 5:47


FORMAZIONE:

Davide Ponzini - basso, doppio basso
Federico Daidone Costantino - chitarra elettrica
Gabriele Tartaglino Mazzucchelli- chitarra elettrica
Mattia Nelli - batteria
Michele Nastasi - tromba


Gli Psychonoesis sono indubbiamente originali, lo dico per molte ragioni. Innanzitutto il nome, con quel "noesis" (derivante dal nous, intelligenza) che indica la conoscenza intuitiva e diretta, che si distingue dal ragionamento discorsivo (dianola, "pensiero, riflessione"). Trasposto in ambito musicale può essere tradotto come la volontà di trasmettere suoni diretti, frutto dell'intuizione e della spontaneità. Segue il fatto che il gruppo produca solo musica strumentale, con una formazione a 5 che include due chitarre elettriche, basso e batteria e una tromba al posto delle tastiere, completamente assenti, Non ultimo l'originalità di alcuni titoli, verosimilmente frutto di chissà quali spunti e suggestioni. Gli Psychonoeis arrivano da Milano e hanno all'attivo due soli album, il primo, omonimo, del 2001 (qualche discografia lo data 2002) e il secondo, "Superflualismo" (altro titolo da scoprire) del 2005. Il primo è stato pubblicato dalla Rock Revelation, il secondo dalla Vinyl Magic. L'esordio si caratterizza fin da subito per la notevole abilità dei musicisti e per la loro capacità di spaziare tra molteplici soluzioni musicali, transitando dal rock progressivo alla fusion con divagazioni jazz, regalandoci, in alcuni passaggi, atmosfere di matrice crimsoniana. La presenza della tromba di Michele Nastasi che duetta con le chitarre elettriche, crea trame sonore di rara raffinatezza. Gli Psychonoesis sono di certo tra le presenze più interessanti e significative in apertura del secondo millennio.

Psychonoesis - 2005 - Superflualismo


TRACKLIST:

01. Arquebuse
02. Dario
03. D'Alembert
04. Bariola
05. Superflogisto - parte prima: Flogisto
06. Superflogisto - parte seconda: 4 in 5
07. Superflogisto - parte terza: Sprout
08. Superflogisto - parte quarta: Coniglietti
09. Variazioni Starless
10. ML
11. It Locsa


Si tratta della seconda e ultima uscita discografica del gruppo,  datata 2005. Devo dire che questo album, per creatività e complessità degli arrangiamenti, si pone qualche gradini al di sopra dell'album di esordio. D'altronde sono anche trascorsi 4 anni e nel frattempo il quintetto ha avuto modo di affinare la sua tecnica e di amalgamare i suoni nel corso di numerose esibizioni live. L'amore per i King Crimson trasuda tra "i solchi" e non a caso nel 2004 gli Psychonoesis sono stati ospiti della compilation "The Letters - An Unconventional Italian Guide To King Crimson" proponendo la cover di "Starless". La ascolteremo nel bonus CD. Di seguito vi propongo una interessante recensione dell'album scritta da Peppe Di Spirito e pubblicata sul sito "Arlequins"


"Penso che chiunque abbia ascoltato l’opera d’esordio degli Psychonoesis ne sia rimasto catturato, intravedendo potenzialità enormi. Raramente si vedono gruppi già così maturi e personali ad un debutto discografico. Ma a quanto pare il meglio doveva ancora venire… Infatti, “Superflualismo”, il loro secondo lavoro, conferma appieno - anzi, probabilmente anche al di là della più rosea delle previsioni - che erano giustificate le aspettative riguardanti un futuro radioso. Si tratta di un cd di rara bellezza, di nuovo strumentale, della durata di oltre un’ora, che segnala un salto di qualità evidente (e la qualità da cui partivano non era certo bassa). Accentuando le caratteristiche prog-crimsoniane, mantenendo intatti i punti di contatto con il post-rock, facendo convergere nella stessa direzione più stili, mettendoci una fantasia ed un talento superiori alla media e realizzando un’affascinante miscela di suoni, gli Psychonoesis riescono davvero a creare uno degli album italiani più interessanti degli ultimi anni. La proposta particolare, lontana da canoni fin troppo spesso utilizzati, pregna di stravaganze e complicatezze che non disturbano l’ascolto, né lo rendono particolarmente ostico, merita le attenzioni di un mondo e di un piccolo insieme di fruitori che troppo spesso si accontentano di imitazioni ordinarie di un passato che non tornerà. Invece questo gruppo, pur partendo dall’ingegnosità e dalla ricerca di un’epoca gloriosa del rock, pensa e punta decisamente al presente ed al futuro. Le chitarre di Gabriele Tartaglino Mazzucchelli e di Federico Dandone Costantino si inseguono e si scambiano i ruoli, tenendo conto degli insegnamenti di Robert Fripp ed è incredibile l’amalgama che si crea col suono della tromba di Michele Nastasi, pronto ad indirizzare la musica verso certo post-rock, oppure di contaminarla con il jazz. E intanto Davide Ponzini (basso) e Mattia Nelli (batteria) sono lì a macinare ritmi e a rincorrere i loro compagni di avventura attraverso le mille strade verso cui si dirigono. Vorrei trovare altre mille parole per descrivervi la bellezza della proposta degli Psychonoesis, ma rischierei di essere banale e la banalità non va proprio bene quando si parla di questi musicisti. Volete capire di più? Ascoltate! Non si può non supportare un gruppo di tale livello! Fatelo anche voi!"

Bonus CD
Psychonoesis: Studio & Live Tracks


TRACKLIST:

Studio Track (2004)
01. Starless - dalla compilation "The Letters - An Unconventional Italian Guide To King Crimson"

Live Tracks (2003)
02. Arquebuse
03. Dario
04. Bariola


Giusto per non farci mancare nulla ecco un mini bonus CD con 4 tracce, la prima è la già citata cover dei King Crimson, "Starless", le ultime tre, che ho recuperato sul tubo, colgono la band in una rara esibizione live alla "Stecca degli Artigiani" di Milano il 9 settembre 2003. I tre brani qui proposti - siamo nel 2003 - appariranno nella versione definitiva in studio solo su "Superflualismo" del 2005. 
E con questo è tutto. Mi auguro che questa escursione tra le pieghe di un new prog originale e fuori dagli schemi canonici possa trovare il vostro interesse e il vostro gradimento. Buon ascolto.


LINK Psychonoesis (2001)
LINK Superflualismo (2005)
LINK Bonus CD

Post by George - Music by Osel & George

giovedì 8 febbraio 2024

Taberna Mylaensis: 1976 - gli esordi (vinyl)

 

Cari amici, percorriamo oggi le strade della musica popolare italiana, quel genere comunemente definito come folk, e lo facciamo con un gruppo storico, la Taberna Mylaensis, che ha l'innegabile merito di avere dato un forte impulso a questo genere musicale,  facendolo uscire dalla limitata cerchia di appassionati. Certo, non sono stati i soli: ad iniziare dagli anni '70 altri alfieri della musica folk furono il Canzoniere del Lazio, La NCCP, i Musicanova, Antonio Infantino con i suoi Tarantolati, Carmelita Gadaleta, i vari Canzonieri Popolari. Vado a memoria, quindi so di averne dimenticati alcuni. Tutti questi artisti li ritroverete nelle vecchie pagine del nostro blog. Grazie a loro e a molti altri, la musica folk cominciò ad essere ascoltata e apprezzata dal popolo giovanile, smarcandosi dalle gabbie delle feste di piazza o delle sagre paesane per affiancare cantautori e gruppi rock. Insomma, la musica popolare regionale iniziò una seconda vita con la diffusione della cultura e delle tradizioni del nostro Paese, inserendo testi di natura sociale e politica., Oggi il folk è vivo più che mai: dagli Agricantus in avanti è una esplosione di suoni che continuano a perpetrare le storie e la cultura musicale delle nostre regioni. L'uso del dialetto era ed è  piuttosto comune, così come l'utilizzo di strumenti della tradizione popolare. 


I musicisti della Taberna Mylaensisi (termini latini che significano "la taverna di Milazzo"), guidati dal fondatore Luciano Maio, sono siciliani doc. proprio di Milazzo, nei pressi di Messina. Il gruppo si formò all'incirca nel 1975 e - nota bene - è tuttora attivo. Proprio lo scorso anno abbiamo avuto il piacere di ascoltare il loro CD live "U tempu passa". Un capolavoro di suoni e di voci. La musica della Taberna è stata influenzata dalle culture dei popoli che sono stati presenti in Sicilia, tra cui Greci, Arabi e Normanni. Il loro repertorio proponeva, almeno agli inizi,  canzoni della tradizione siciliana, integrati da canti a sfondo sociale, basati sul lavoro dei vendemmiatori e dei minatori, canti religiosi, canzoni di rabbia e di protesta. Anche il nostro amico Augusto Croce li cita su "Italian prog" (sito web o volume che sia) ricordandoci che, grazie al contratto firmato con una major, la RCA, affiancarono Francesco De Gregori in tournée e, nel 1976, furono ospiti del celebre concerto del Parco Lambro a Milano (appaiono anche sul disco), Gli album di matrice prettamente folk "tradizionale" sono sicuramente i primi due, entrambi pubblicati nel 1976. Ad iniziare dagli anni '80, con "Gricalata" del 1981 (lo potete riascoltare qui), avviene la svolta musicale, con l'introduzione di strumenti elettrici, la composizione di brani originali ed un progressivo spostamento verso sonorità più rock. Passiamo ora alla musica. Gli album che ho scelto, come già scritto, sono i primi due, "Populu e Santi" e "Fammi ristari 'nto menzu di to brazza". Partiamo.

Taberna Mylaensis - 1976 - Populu e Santi


TRACKLIST:

Lato A
01. Orazione per le greggi e l'armenti a San Giuseppe - 6:48
02. Prighiera prufana - 4:32
03. Lu Patri Nostru di San Giuliano - 4:26

Lato B
04. I miraculi i Santu sanu - 4:35
05. Mirtoti Sfasciasanti - 3:46
06. A sirinata du carritteri - 3:21
07. Cantu di lu metri - 6:22


MUSICISTI

Luciano Maio - voce, chitarra, percussioni
Santo "Bobo" Otera - voce
Carmelo Gitto - voce, chitarra
Franco Salvo - chitarra, voce
Alberto Cocuzza - voce


A detta di molte discografie ufficiali "Popilu e Santi" è il primo album ufficiale della Taberna Mylaensis. Alcuni siti lo collocano come seconda uscita, al seguito di "Fammi ristari 'nto menzu di to brazza". Non lo so, ma poco m'importa, anche perché sono sati pubblicati entrambi nel 1976 e sono uno il seguito naturale dell'altro. In questo primo periodo della carriera musicale del gruppo il repertorio era basato su brani della tradizione, raccolti oralmente o tratti dalle ricerche di etnomusicologi o storici delle tradizioni popolari. 

Luciano Maio

"Populu e Santi" raccoglie canti di lavoro, canzoni d'amore, canti religiosi e profani e tarantella. Nell'epoca  del folk revival, nel corso degli anni '70, la Taberna Mylaensis, grazie all'impulso del suo fondatore, il già ricordato Luciano Maio, avvia una operazione di recupero della grande tradizione musicale della Sicilia: canti di lavoro, che scandivano ritmicamente una stagione dopo l'altra, Un recupero musicale che abbraccia diversi secoli: dal Cinquecento all'Ottocento, dai canti dell'isolamento e della solitudine a quelli che ruotano attorno alla delusione post-risorgimentale, alle lotte contadine, all'occupazione delle terre. Tutto ciò' si identifica in una espressione musicale che diviene prima di tutto musica del Mediterraneo, ovvero una musica che suona come un incrocio di culture" (da Rockbottom). 
L'album, così come quello successivo, stranamente non è mai stato ristampato in versione CD. 


Taberna Mylaensis - 1976 - Fammi ristari 'nto menzu 
di to brazza


TRACKLIST:

Lato A
01. Cantu di carcirati
02. Canto della vendemmia
03. Fammi ristari 'nto mezzu di to brazza
04. Romanza
05. U tritrolu

Lato B
06. L'amanti cunfissuri
07. Babba Blu di Petralia
08. Storia da figghiuledda rubbata di pirati
09. San Caloriu di Naru
10. Ninna nanna


Con la medesima formazione, la Taberna Mylaensis realizza nello stesso anno un altro grande disco, il seguito  naturale della prova di esordio. I canti a sfondo sociale riguardano carcerati, vendemmiatori, un popolo do sofferenti che attraverso i canti popolari trovano la via per amplificare il suo stato e il suo malessere. Non solo, nel disco appaiono anche canzoni d'amore e, nel finale, una ninna nanna. 


Ricorda gli esordi della Taberna Alberto Cocuzza, co-fondatore e voce del gruppo, nel corso di una intervista: "Avevamo una grande voglia di fare musica. Volli collaborare  con loro (il primo nucleo della Taberna Maio, Otera, Salvo e Luciano Maio. Il loro modo di fare musica mi piaceva molto e partimmo insieme per le Eolie, nel ’73, dove suonavamo musica popolare. Già allora la coralità fu il nostro segno distintivo: studiavamo per plasmare in modo organico le nostre voci; io avevo un tono di voce molto alto e mi ispirai subito a Giovanni Mauriello (strepitoso cantante della NCCP). Non ci piaceva il modo di rappresentare la Sicilia solo con balletti  e quartare, sullo sfondo di Ciuri Ciuri, ma si cercavano nuovi modi espressivi".  E sicuramente la Taberna ha varcato le frontiere della mera tradizione musicale siciliana, allargando i suoi orizzonti e i suoi confini in una progressione che continua ancora oggi.

Concludo il post con uno dei miei periodici appelli al popolo della Stratosfera. Perdonatemi se ogni tanto li faccio...Ebbene, il terzo album del gruppo, autoprodotto, uscito nel 1978 con un titolo lunghissimo, "19milioni 770mila 558lire 88centesimi per la libertà" è molto difficile da reperire. Se qualcuno lo possiede e lo vuole condividere su questo blog si faccia vivo. Sono certo che si trova in qualche vostro cassetto. Un caro saluto a voi tutti e buon ascolto.


LINK Populu e Santi
LINK Fammi ristari 'nto mezzu di to brazza

Post by George

lunedì 5 febbraio 2024

Serie "Bootleg" n. 346 - Claudio Lolli e Paolo Capodacqua live in Verona, Festa Provinciale dell'Unità - 23 agosto 1999

 

TRACKLIST:

01. Viaggio
02. Alla fine del cinema muto
03. La ballata del Pinelli
04. Intro 2
05. Analfabetizzazione
06. Intro 3
07. Primo Maggio di festa
08. Intro 4
09. Io ti faccio del male
10. Intro 5
11. Dita
12. Intro 6
13. Il temporale
14. Da zero e dintorni
15. Intro 7
16. Quando la morte avrà
17. Intro 8
18. I musicisti di Ciampi
19. Non conosco sorrisi
20. Intro 9
21. Anna di Francia
22. Ho visto anche degli zingari felici
23. Intro 10
24. Angoscia metropolitana


Magnifico bootleg, omaggio del nostro nuovo amico Luca, che ringrazio a nome di tutto il popolo della Stratosfera (è lui che ha realizzato le copertine). In occasione della Festa Provinciale dell'Unità di Verona  "Fuggiasca 99"- era il 23 agosto 1999 - Claudio Lolli si esibì in questo concerto evento accompagnato dalla chitarra classica, con banco midi, di Paolo Capodacqua. Un sodalizio che era già iniziato l'anno precedente con la registrazione dell'album "Viaggio in Italia" (in parte presentato nel corso di questo lungo show) e proseguito con il concerto del 1° maggio a Treviso. Sul tubo è stato postato l'audio integrale del concerto. La collaborazione artistica fra i due proseguì nel corso degli anni a seguire. Mentre Claudio Lolli non necessita di alcuna presentazione, forse Paolo Capodacqua richiede una breve presentazione. 


Il suo primo album, pubblicato nel 1987 da Materiali Sonori si intitola "Memorabilia". L'ultimo, "Ferite & Feitoie" e del 2019. Si è anche cimentato con successo nella composizione di musiche per bambini, in alcuni casi tratte dalle opere di Gianni Rodari. Ha collaborato con diversi artisti tra cui Gianni D'Elia, Angelo Ferracuti, Ugo Riccarelli, David Riondino, Jarmila Očkayová, Stefano Tassinari, ma soprattutto con l'amico Claudio Lolli col quale, come abbiamo già detto, ha gironzolato per molti anni lungo l'Italia. Nel 1999 ha realizzato "La Cantata delle bugie con le ali", un recital tratto dal film di Charlie Chaplin, "Il Pellegrino". Il 28 ottobre 2017 ha ricevuto il "Premio Civilia" alla Canzone d'Autore, conferito dall'Associazione "Civilia - Cultura, parole e musica" di Lecce. Da non dimenticare le esibizioni dei due nel celebre Folkclub di Roma, tempio della musica cantautorale.


Tonando alla registrazione, va detto che la qualità è veramente buona ed è arricchita dai dialoghi di Claudio Lolli (gli "intro") con il pubblico. Si distingue "Il temporale", la traduzione di una canzone di Georges Brassens cantata in versione "deandreiana" dallo stesso Paolo Capodacqua. Non mancano, ovviamente, i brani storici di Cladio Lolli. Sono passati quasi 25 anni da questa esibizione: grazie caro Luca per averla estratta dal cassetto per condividerla con noi. Sicuramente è la prima volta che questo gioiellino appare sul web. Cari amici, vi lascio con il consueto buon ascolto.



Post by George - Music & Covers by Luca

giovedì 1 febbraio 2024

Laura Fedele - 2003 - Pornoshow (Laura Fedele interpreta Tom Waits)


TRACKLIST:

01 - Pioggia nelle mani 
02 - 29 dollari (e una borsetta di coccodrillo) 
03 - Giù nel buco nero 
04 - Discorsi da bar 
05 - Oro e diamanti 
06 - Pornoshow 
07 - Cani randagi 
08 - Invito ad una vita in blues 
09 - Tentazione 
10 - Biglietto di Natale 
11 - Polvere 
12 - Johnsburg, Ill. 


FORMAZIONE:

Laura Fedele - voce 
Massimo Mariani - chitarre 
Marco Mistrangelo - contrabbasso 
Stefano Dall'Ora - contrabbasso 
Davide Santi - violino 
Claudio Chianura - campionamenti 


Per interpretare in lingua italiana un mostro sacro come Tom Waits occorrono fondamentalmente due cose: un buona dose di coraggio e una grandissima voce. Laura Fedele possiede entrambi i requisiti. La voce del cantautore americano, unica e distintiva, ha influenzato schiere di cantanti della sua generazione. Il suo stile musicale è difficile da classificare, in quanto mescola una varietà di generi, tra cui blues, jazz, rock, folk e cabaret. Il suo timbro, graffiante e roco, riesce a trasmettere emozioni intense e profonde. e non è per nulla facile da ricreare. Ci ha provato, con ottimi risultati, a mio modesto parere, Laura Fedele, che di blues e di jazz si nutre da anni. Laura, forse non troppo conosciuta dal grosso pubblico, ha una carriera musicale molto lunga e intensa alle spalle. Vediamo di conoscerla più da vicino. 


Cantante, pianista (autodidatta, almeno agli inizi), autrice, performer e docente, napoletana di origine e milanese di adozione, .a livello professionale muove i suoi primi passi nel jazz verso la metà degli anni ‘80. Da allora si è spinta alla scoperta di altre forme musicali, jazz tradizionale, mainstream, vocalese, blues, musica napoletana, teatro canzone. A livello pratico ha partecipato a moltissimi festival italiani ed internazionali, tenuto un gran numero di concerti in Italia e all’estero; è stata ospite di molte trasmissioni sulle principali reti televisive, ha inciso 13 dischi (il primo  risale al 1984, l'ultimo al 2023) e, non ultimo, si è dedicata all’insegnamento ed al teatro. 
Questi gli episodi più salienti della sua carriera artistica:


- nel 1986 si esibisce  al prestigioso Jazz and Heritage Festival di New Orleans ed inizia una intensa attività concertistica in Italia, Francia, Svizzera e Germania, guidando il suo Laura Fedele Trio;

- a seguire tiene concerti in Jazz Club, festival, e sale concerto, tra cui la Mozartsaal della Liederhalle – Stoccarda- il Casinò di Lucerna, Le caveau de l’Huchette -Parigi- il Jazz Club di Gent -Belgio- il Blue Note – Milano;

- nel 1996 partecipa al Premio Tenco con l’album "Laura Fedele", che contiene brani di sua composizione;


 - nel 2004 registra nell’ auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare a Milano, il suo primo CD live, in trio, dedicato alla cantante e pianista Nina Simone, "Independently Blue". Nello stesso anno pubblica  il suo primo libro, "Il canto: appunti di viaggio", edito da Curci, dove illustra il suo metodo di insegnamento, la cui particolarità deriva dall’essere sia cantante che pianista;

- nel 2007 è invitata alla rassegna "Just Like a Woman", a fianco di nomi quali Patty Smith e Dee Dee Bridgewater. Tra gli artisti italiani con cui ha collaborato ricordiamo Paolo Tomelleri, Giorgio Gaslini, Enrico Intra, Sandro Cerino, Lino Patruno;

- dal 2010 è protagonista, insieme al suo trio, dello spettacolo teatrale "87 Tasti-Storie di vita e canzoni di Tom Waits", che la vede sul palco in un inedita veste di attrice, oltre che cantante e pianista;

- nel 2015 vince il "Premio Donna-Una vita per la musica", assegnatole dall’associazione Assami-Amici del Conservatorio di Milano;
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- dal 2018 è protagonista, nonché autrice, dello spettacolo musicale-teatrale "Sola con un cane: canzoni e dissertazioni tragicomiche sulla solitudine", che la vede sul palco in assolo (voce, piano e monologhi) insieme al suo amato cane Barney. Lo spettacolo va in scena anche allo Zelig di Milano dove ottiene un grande successo.

Sulla sua pagina Facebook troverete molte altre notizie e immagini tratte dai suoi spettacoli.


Inquadrato il personaggio passiamo al nostro album. Inizio subito col ringraziare l'amico Osel che mi ha inviato poco tempo fa i file che mi hanno permesso di conoscere - e apprezzare - questo splendido disco. Va innanzitutto premesso che "Pornoshow", pubblicato nel 2003 dalla Auditorium, dove - come già ricordato - Laura reinterpreta brani firmati da Tom Waits da lei stessa riadattati in lingua italiana (operazione non certo facile) è stato direttamente supervisionato dall'autore. Uno dei brani dell'album (29 dollari) è stato inserito nella compilation internazionale "Female - Tribute To Tom Waits volume 1". Senza dubbio possiamo dire che Laura Fedele ha vinto vinto una scommessa, quella che molti artisti tengono nel cassetto, ovvero  incidere un disco di canzoni del proprio artista preferito, dandogli un'impronta personale. Se l'artista in questione si chiama Tom Waits l'impresa è durissima. E non finisce qui; Laura è una donna e ha dovuto reinterpretare un repertorio maschile traducendo le sue canzoni in italiano cercando di mantenere l'atmosfera e la suggestione create da Waits. Laura stessa, nel corso di una intervista, ha ammesso che "vi sono alcuni brani, in questo disco, in cui non era possibile prescindere dall'originale (NDR - anche se in nessuno è presente l'effetto "fotocopia"), mentre ve ne sono altri che non hanno bisogno di alcun confronto con l'originale in quanto vivono di vita propria". 


Sul sito Geocities.ws è stata pubblicata tempo fa una lunga intervista rilasciata via email dalla stessa Laura Fedele a proposito del disco. Ve ne riporto alcune parti:

Come è nata l'idea di un disco di cover in italiano di Tom Waits? 
Il mio amore per Tom Waits non è certo nato ieri, anche se devo ammettere di averlo scoperto con un certo ritardo. Già da qualche anno nel mio repertorio comparivano brani suoi, ancora in inglese, però. Io amo cantare in inglese: è così che ho iniziato, perché la musica che ho sempre amato nasce così. Però, da un po' di anni a questa parte, sentivo il bisogno di farmi capire dal mio pubblico, di comunicare con loro anche attraverso le parole, oltre che per mezzo di suoni e di atmosfere. Lo spettacolo che ho portato a Radio Popolare è stato il primo stadio di un lavoro che, da allora, è cresciuto molto e si è concretizzato in "Pornoshow". 


Che difficoltà hai trovato nel tradurre e interpretare un personaggio così atipico come Tom Waits?
Innanzitutto i suoni dell'italiano, così diversi, e il fatto che lui usi moltissime espressioni slang, e anche molti riferimenti a cose, credo, estremamente sue e personali delle quali a volte è difficile capire il senso logico, per ovvi motivi. In realtà, il fatto che lui sia un personaggio atipico non mi ha mai spaventata, forse perché, per certi versi, mi sento atipica anch'io. Comunque è stata una bella vittoria, perché dopo aver ascoltato e cantato per anni valanghe di blues, ovviamente in inglese, mi sembrava impossibile riuscire ad essere credibile in italiano. Di alcune canzoni ho amato subito le storie, di altre mi ha affascinato il mondo musicale". 

Qui termina l'intervista e qui termina questo corposo post, voluto e pensato per per accogliere - anche su queste pagine - una grande artista come Laura Fedele. Spero che l'album sia di vostro gradimento. Ancora un grazie a Osel e a voi tutti buon ascolto.



Post by George - Music by Osel