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venerdì 16 ottobre 2026

Omega atto II - inediti live al Teatro Odeon di Catania, aprile 1987 (addendum al post precedente)

 

TRACKLIST:

01. Danza mediterranea (mancante nel post precedente)
02.La stagione degli amori
03. Finale concerto

FORMAZIONE:

Francesco Prinzivalli - chitarra acustica
Fabio Puglisi - tastiera 
Maurizio Raciti - chitarra elettrica solista 
Ferdinando Di Bella - basso 
Accursio Sabella - batteria


Grazie alla preziosa collaborazione del nostro amico Giudas, abbiamo ora un nuovo brano live (che purtroppo mi era sfuggito nella mia precedente ricerca) risalente all'aprile 1987 in occasione del concerto che gli Omega tennero al Teatro Odeon di Catania. Il brano è "Danza mediterranea". Colgo l'occasione per riproporre le tre tracce live. Le ultime due erano già presenti nel post precedente. Chissà che non salti fuori l'intero concerto. Mai disperare. Intanto vi lascio all'ascolto di queste rare registrazioni. A presto 



Post by George (with the precious help by Giudas)

giovedì 15 ottobre 2026

Omega - inediti studio & live 1982-1987


Uno degli obiettivi del nostro blog è quello di ricercare dischi e registrazioni rare difficilmente reperibili sul mercato e più in generale altrove. Oltre ai contributi dei nostri amici e collaboratori, che non finirò mai di ringraziare, vi è anche YouTube, che potrei definire uno scrigno pieno zeppo di preziosi segreti spesso di difficile individuazione. A volte, tra le pieghe dei vari canali, può saltare fuori qualcosa di particolarmente interessante come nel caso specifico. Stiamo parlando degli Omega, una band di Catania che non ha mai avuto il piacere di entrare in sala di registrazione. Eppure, alcune tracce da loro registrate bel corso degli anni '80 sono presenti su un canale YouTube, nello specifico quello di Accursio Sabella, batterista della oramai disciolta band. Accursio ha salvato alcune rare registrazioni e le ha pubblicate sul suo canale. Operazione di nicchia, senza dubbio. In noi è però scattata la voglia di portare queste registrazioni in superficie e condivderle col popolo della Stratosfera. Mi auguro che l'operazione possa piacere anche all'autore e ai componenti di quella remota band. Anche le rare foto qui pubblicate appartengono a quel periodo (1982 e 1987) e fanno parte della collezione di Accursio Sabella. 


Le tracce salavate sono solamente quattro, due registrate in studio e due dal vivo. Vi riporto quanto ha scritto Sabella sulla pagina YT, in merito al brano in studio intitolato "Don Scuderi". 
"Era il 1982, ed io avevo 18 anni. In quell'anno in cui l'Italia divenne per la terza volta campione del mondo e il Catania finalmente risaliva in serie A dopo decenni, moriva a San Gregorio, una persona che mi colpì per la sua bontà e per la sua onesta dedizione alla fede cristiana: Don Scuderi. Noi ragazzini che alle prime esperienze suonavamo in una band e che da sempre vivevamo i pomeriggi in Oratorio, fummo molto legati a lui e la sua scomparsa ci emozionò non poco. Trascinati dal quell'onda emotiva e dal profondo dolore per quella scomparsa decidemmo di comporre una canzone a lui dedicata. Questo brano (ed anche un altro) è rimasto nei nostri cassetti fino ad oggi. Probabilmente potrei essere solo l'unico ad averlo conservato fino ad oggi. Oggi mi ritrovo immerso nei ricordi che questa pagina mi evoca e quale miglior occasione per celebrare questo magnifico ricordo per questa formidabile persona scomparsa 32 anni fa. La qualità audio è ciò che di meglio noi ragazzini (io ero il più grande) riuscimmo a fare con i mezzi a disposizione per quell'epoca". Ed ora passiamo all'ascolto.



Omega - Inediti studio & live 1982-1987


TRACKLIST:

01. Don Scuderi (studio, 1982)
02. L'anticonformista (studio, 1982)
03. La stagione degli amori (strumentale, live 1987)
04. Finale concerto - 1987)


FORMAZIONE (1982):

Fabio Puglisi - voce e tastiera 
Maurizio Raciti - voce e chitarra 
Ferdinando Di Bella - basso (track 1)
Mario Caramma - basso (track 2) 
Accursio Sabella - batteria


FORMAZIONE (1987)

Francesco Prinzivalli - chitarra acustica
Fabio Puglisi - tastiera 
Maurizio Raciti - chitarra elettrica solista 
Ferdinando Di Bella - basso 
Accursio Sabella - batteria



Due parole sui brani proposti. "Don Scuderi", tenuto conto del soggetto trattato, non sfugge alla linea del catto prog da noi ben conosciuta. Dal genere si discosta "L'anticonformista", specie sotto il profilo musicale, decisamente più evoluto, con chitarre acustiche, discrete parti  corali  e assoli di tastiere e chitarra elettrica. Passiamo alle due tracce registrate dal vivo nel mese di aprile 1987 al Teatro Odeon di Catania. La formazione è leggermente cambiata. "La stagione dell'amore" è un inedito strumentale molto vicino al filone prog, mai più eseguito dal vivo dagli Omega. Discorso diverso vale per il "finale". Non si tratta di un vero e proprio brano ma della presentazione della band seguita da una breve traccia strumentale e dagli applausi del pubblico. Null'altro. La vita musicale degli Omega è raccolta in queste quattro tracce. Valutate questo post non solo sotto il profilo musicale, che nulla aggiunge a decine di altre band già ascoltate, ma sotto il profilo della rarità del materiale proposto. Concludo invitando Accursio Sabella a contattarci attraverso i commenti. Sono certo che avrà altre curiosità da condividere con noi. E con questo vi lascio augurandovi buon ascolto.





Post by George - grazie a Accursio Sabella e al suo canale YouTube

lunedì 2 giugno 2025

Serie "Battiato and Friends" Special Fan Collection n. 81 - Giusto Pio: Come sei bella amica mia (suite inedita -1992) - mini post

 

Ma che bello riuscire ancora a dare seguito alla gloriosa serie "Battiato and Friends, ecc". E lo facciamo con questo mini post il cui protagonista è il Maestro Giusto Pio, compositore, direttore d'orchestra, arrangiatore, violinista, pittore e grande amico e collaboratore del mai dimenticato Franco Battiato. Inutile sprecare altre righe per ricordare la sua grande figura. Giusto Pio se ne è andato nel 2017 (come passa il tempo...) lasciandoci in eredità una decina di album pubblicati dal 1979 al 2010, molti dei quali presenti sulla Stratosfera. La suite che vi propongo quest'oggi, assolutamente inedita, della durata di poco più di 20 minuti, è il regalo di un amico del blog (che va ad allargare la schiera degli A.B. - Anonimi Benefattori). La suite venne composta per la mostra "Come sei bella amica mia" allestita nel marzo 1992 presso il Palazzo Foscolo di Oderzo. In essa erano esposte opere di artiste locali in onore della festa della donna. Alcuni frammenti musicali della suite furono riutilizzati da Giusto Pio per mostre successive e furono inclusi nel CD "Le vie dell'oro" del 2000, già presente  sulla Stratosfera (qui). La suite è molto suggestiva, con belle orchestrazioni intercalate da passaggi di pianoforte e organo. Anche questa volta il Maestro non si smentisce. Ultima cosa prima di salutarvi: su YT è presente un filmato della mostra, della durata di circa 24 minuti, girato da Paolo Ferretton. Inserisco il link per completezza. E' tutto. Buon ascolto

Post by George & anonymous friend

mercoledì 3 maggio 2023

Serie "Bimbitudine" vol.6 - Beppe Chierici & Mireille Safa- 2006 - Canzoncine e Favolette (CD inedito) - post by Andrea (Arrivano gli Sprassolati)

TRACKLIST:

01. Le mele di Carmela
02. Altalena
03. Arlecchino e Cloè
04. Pipistrella e Cacatoa
05. Sorelline e fratellini
06. Il gatto Totò
07. Gli yogurt
08. Latte e caffè
09. Una casa piena di finestre
10. Il maialino
11. C’era una volta un olmo
12. L’omino blu
13. A domani sole!
14. Il kukulé

Beppe e Mireille

FORMAZIONE:

Beppe Chierici e Mireille Safà- canto
???- piano

Mireille Safa #1

Spero che ai nostri amici della Stratosfera faccia piacere il ritorno della rubrica “Bimbitudine”, dedicata a canzoni e a musiche rivolte all’infanzia, con un occhio alla qualità e uno alla funzione didattica (le due cose dovrebbero sempre andare insieme). La proposta che vi presentiamo oggi è una piccola chicca tipica della Stratosfera: si tratta infatti di un CD fuori commercio, stampato solo in forma privata come CDrom, da Beppe Chierici e Mireille Safa. Di Beppe Chierici abbiamo già parlato in diversi occasioni, dentro e fuori la serie “Bimbitudine”, ma varrà la pena di ricordare per i più distratti o per i nuovi lettori almeno la sua ultradecennale attività di traduttore e interprete di Georges Brassens (con diversi dischi al suo attivo, dal 1969 ai nostri giorni, alcuni dei quali proposti su queste pagine) e il sodalizio umano e artistico che lo legò a Daisy Lumini (e anche di questo troverete tracce sulla Stratosfera).

Beppe e Daisy

Mireille Safa, franco-libanese, è moglie e “dama dei pensieri” di Beppe, il quale, stregato dalla sua voce limpida, ha pensato giustamente di coinvolgerla in alcune delle sue molteplici operazioni musical-culturali (segnaliamo un paio di CD usciti negli ultimi anni per la serie “Nuovo Cantacronache”).
Questo album, uscito, come ricordavamo, solo in forma privata e regalato agli amici, databile attorno al 2006, è a nostro modesto parere un piccolo gioiello che volge in italiano alcune delle “faboulettes” della cantautrice francese Anne Sylvestre, della quale lo stesso Chierici aveva nel 1970 tradotto per Daisy Lumini alcune canzoni, poi confluite nel bellissimo “La donna del vento”, anch’esso presente nella Stratosfera. Anne Sylvestre, vale la pena di ricordarlo, è stata una delle voci più alte della canzone francese, ed è un peccato che sia pochissimo conosciuta in Italia. In Francia provarono a chiamarla “la Brassens in gonnella”, anche se lei rigettò la definizione, lamentandosi che non capiva come mai, allora, la stampa non chiamasse Brassens “la Sylvestre con la pipa”. Tanto per far capire il caratterino… 
Per chi volesse approfondire la sua figura, suggerirei di leggere questo bell’articolo (qui) uscito su Patria Indipendente a firma della brava Chiara Ferrari.

Anne Sylvestre #1

La Sylvestre, venuta a mancare nel 2020, nella sua lunga vicenda artistica ha sempre avuto un occhio di riguardo per i bambini, soprattutto dopo l’esperienza della maternità e il conseguente infinito amore provato per la sua bambina Alice. La sua produzione musicale per l’infanzia è copiosissima (il che nella scena francese non è affatto sorprendente) e comprende titoli quali “Les Pierres dans mon jardin”, “Lala et le cirque du vent”, “Anne Sylvestre chante… au bord de La Fontaine”,  “Les Mots magiques” e la serie delle “Faboulettes”. 

Anne Sylvestre #2

Ma torniamo a Beppe Chierici, al quale si deve già un capolavoro del genere come “Il paese dei bambini con la testa” inciso con Daisy Lumini (album che non a caso ha inaugurato la serie “Bimbitudine”). Insomma, questo barbuto cuneese giramondo a un certo punto, dopo essere ritornato in Italia dalla Francia dove aveva vissuto vari anni imbastendo una straordinaria carriera di attore, chiama a sé Mireille Safa e decide di metter mano a questo progetto, senza alcun fine commerciale, solo per il puro piacere di farlo e di omaggiare, ancora una volta, la vecchia (e bizzosa) amica francese.
Rispetto ad altri lavori di Chierici, in cui predomina la chitarra, qua la parte musicale è interamente dominata dal piano, un piano che intarsia squillanti melodie, filastrocche e nenie, e non di rado minuetti e arie da cafè chantant, il tutto ad accompagnare le parole e le abili voci di Beppe e Mireille che fare sornione e a volte teatrale disegnano nell’aria le storie della Sylvestre.
I testi sono tradotti con sapienza e grazia, qua e là attualizzati come è nelle corde di Chierici. A me piacciono particolarmente “Sorelline e fratellini”, “L’omino blu”, “Una casa piena di finestre”, nonché la tenue ninna nanna “A domani sole!”, ma tante sono le sorprese di questo lavoro purtroppo uscito solo in forma clandestina.

Beppe Chierici

Non vi resta che predisporvi all’ascolto con animo bambino e godere anche voi di queste piccole grandi storie, non di rado, “civili” nel termine più alto. Infine, lasciatemi dedicare questo post a questo stupefacente e ancora attivissimo eclettico artista che pochi giorni fa, il 28 aprile, compie la bella età di 86 anni e che (prendete nota) il 7 maggio alle ore 18 in quel di Gavignano, vicino Anagni, in un luogo incantato come solamente può esserlo un’ex falegnameria trasformata in biblioteca e piena di dipinti, sculture, macchine desuete e antichi strumenti, presenterà un cofanetto di 3 CD, edito dalla prestigiosa Produttori Associati (sì, quella di De André) con la riedizione del suo primo album “Chierici canta Brassens” e de “La cattiva erba” del 2013.
Sarà il suo addio alle scene: ci saranno amici, musica, pacche sulle spalle, qualche lacrima, parecchi sorrisi a ringraziare questo ostinato cantastorie che tante perle ci ha regalato in più di cinquant’anni di attività. Auguri Beppe!!! 

Mireille Safa #2


Post by Andrea (with a little help by George)

sabato 11 maggio 2019

Parco Giochi Ore 21 - 1995/96 - Stella di luna (INEDITO)


Premessa by Captain - Prima di iniziare, ringrazio di cuore Giudas, che si riconferma come lo scopritore di talenti della stratosfera, per aver portato alla luce questo bellissimo lavoro. Mai come in questo caso, infatti, gli artisti coinvolti avrebbero meritato maggiore visibilità. Con un ritardo più che ventennale, la stratosfera si propone dunque di rendere noto il loro lavoro. A margine, grazie a Giudas anche perchè mi ha dato l'occasione di scrivere sul blog dopo mesi di assenza.



Il materiale di questo cd è stato realizzato nel biennio 1995-1996.

01 – Il giornale di domani  (3’ 58”)
02 – Fallo spesso (4’ 50”)
03 – Stella di Luna (5’ 06’’)
04 – GX-Trans (4’ 41’’)
05 – Essere normale (4’ 40’’)
06 – Volo cancellato (4’ 16’’)
07 – Un uomo nuovo (4’ 11’’)
08 – Ci sono (4’ 20’’)
09 – I pali della luce (4’ 10”)
10 – Così domani (5’ 50”)


PARCO GIOCHI ORE 21 

In occasione del precedente mio post sulla Stratosfera, con gli Zero Artico, il mio principale informatore è stato il chitarrista dello stesso gruppo, Ciccio Cassanelli. Costui mi disse, a un certo punto, che in precedenza aveva militato in un altro gruppo musicale. Anche questo dalla vita breve ma sufficiente a realizzare una decina di brani inediti. In quel momento ero concentrato sugli Zero Artico e, conoscendo i tempi biblici del mio interlocutore, evitai di divagare e mantenni il discorso sul mio obiettivo del momento. L’accenno a questo sconosciuto gruppo fu però sufficiente perché il Cassanelli mi facesse ascoltare una trentina di secondi di un solo brano. Bastarono per accendere il mio entusiasmo e la mia curiosità.  Se tutto il lavoro era come quei trenta secondi ci sarebbe stato da divertirsi. Pertanto lo incasellai mentalmente nella lista delle cose da fare. E adesso finalmente è fatta.

La località è Bisceglie, in Puglia, il periodo è quello degli anni ’95 – ‘96 ed il gruppo si chiama PARCO GIOCHI ORE 21. Bel nome, se si pensa che a quell’ora in genere i parchi sono chiusi e, se sono aperti, è solo per attività estemporanee, come ad esempio i concerti. Quindi il nome ha anche il significato di un appuntamento, insomma… abbastanza originale !!

Il lavoro si compone di dieci brani decisamente belli e particolari. Per scrupolo mi sono nominato avvocato del diavolo ed ho tentato a lungo di cercare in quei brani somiglianze ed analogie con quanto da me conosciuto, al fine di demolire l’originalità del lavoro stesso, ma non ci sono riuscito. Ogni volta che riscontravo una qualche somiglianza con qualcosa (e ne ho trovate veramente tante) c’era qualcos'altro che lo differenziava. In sintesi siamo davanti ad un lavoro certamente inserito ed influenzato dall’ambiente musicale globale, ma che riesce a mantenere una sua collocazione autonoma.

Tanto per dire, ho fatto ascoltare il primo brano (senza qualificarlo) ad alcuni miei amici, dei quali ho un’elevata opinione in fatto di competenza musicale. In tutti i casi mi hanno detto che sembrava loro un brano della PFM di cui in quel momento non si ricordavano il titolo (e sfido io che non lo conoscevano…). Confesso che quando ho avuto modo di ascoltare il tutto non credevo alle mie orecchie. Il materiale risultava di ottima qualità e, in altra situazione, avrebbe avuto un destino certamente più luminoso. Sapevo che il tutto era stato realizzato da giovani che all’epoca avevano un’età compresa tra 25 e 35 anni; eppure mi sembrava un lavoro fatto da musicisti con alle spalle almeno trent’anni di esperienza. Il cd parte col botto. Il primo brano ha un violino che neanche Mauro Pagani, ed un riff accattivante che permea tutta la traccia. Ed è stato proprio il violino di quei trenta secondi di primo ascolto a farmi venire la pelle d’oca nel primissimo ascolto. Quale gruppo, negli anni novanta, avrebbe utilizzato un violino per la parte principale di una canzone ?!?  Una scelta così fuori contesto meritava attenzione.



Qualche dato sui singoli brani, visto che l’autore mi ha fatto dono anche di una breve e sintetica spiegazione del significato di ogni brano. Nel primo (Il giornale di domani) abbiamo un pilota che riflette su un sogno premonitore, prima di sganciare un’atomica. E se il secondo (Fallo spesso) e’ un Ironico e irriverente doppio senso su una relazione a tre, nel terzo (Stella di Luna) abbiamo una bella fiaba sulla vanità, nella quale la Luna, che non brilla di luce propria, decide di ricoprirsi di stelle per essere più luminosa e appariscente, ignorando che il suo gesto egoistico avrà effetti "collaterali". Il quarto brano (GX-Trans) è una curiosa e surreale storia della metamorfosi dei chicchi di grano modificati geneticamente, ovvero dalla felicità di avere una propria identità al non sapere  cosa si è diventati). E’ curiosamente introdotto da un coro di bambini (i figli del fonico della sala di registrazione) ed ha lunghe porzioni in 7/4, una scelta ritmica tanto bella quanto poco usuale; per non parlare della distorsione vocale creata ad arte in diversi punti tramite l’uso di un vocoder. Il brano scorre con naturalezza ma, ad un orecchio attento, non sfugge la particolare difficoltà vocale che vi faccio notare: la sequenza cantata all’inizio è molto lunga e senza stacchi – se sei un cantante e non prendi fiato al momento giusto rischi di crollare (provare per credere): chi ha composto il brano mostra spirito sadico. Poiché l’autore è il cantante stesso possiamo dire che, in questo caso, mostra masochismo. Una breve menzione sull’ultimo brano che, a stessa detta del cantante / autore è “Peter Gabriel style”. La voce del cantante è molto rock, senza essere metal. In molti momenti mi ha ricordato Franz Di Cioccio e Ivano Fossati, con una punta di Bernardo Lanzetti, senza che peraltro li scimmiottasse mai.

Per questo gruppo la maggior parte delle informazioni proviene dal cantante stesso – Michele Dell’Olio – che è stato così gentile da mettersi a disposizione nel fornire informazioni utili. Mi spiega che il progetto musicale nasce in studio. Tutti i brani sono composti dal cantante stesso, autore completo delle musiche e dei testi, peraltro ben conscio che l’atmosfera degli stessi ricorda l’ambiente della PFM. Tutto quello che sentite è stato realizzato con suoni sintetizzati e campionati, in sala di registrazione. Solo le parti di chitarra sono state realmente inserite dal chitarrista (Ciccio Cassanelli), oltre ovviamente alle parti vocali. Quando si è deciso di promuovere qualche concerto, si è posto il problema di reclutare dei musicisti veri per suonare dal vivo. La faccenda dei concerti è durata solo pochi mesi, giusto il tempo per una decina di date in ambito locale e provinciale.

I musicisti del gruppo che si sono alternati dal vivo sono stati i seguenti

Emanuele “Manu” Ratti (basso)
Gianni Caccialupo (basso)
Ciccio Cassanelli (chitarra)
Vito Rizzitelli (chitarra)
Sergio Daddato (chitarra)
Luigi Vania (violino)
Franco Scaringella (batteria)
Aldo Caputi (tastiere)
Michele Dell’Olio (voce)

Di fatto - mi dice il chitarrista Cassanelli - il progetto non è andato avanti perché nel frattempo lui e Ratti avevano fondato gli Zero Artico (cfr post precedente). Ma è anche vero che il progetto ha avuto una vita di pochi mesi e non è andato avanti soprattutto perchè, più che di un gruppo vero e proprio, trattavasi di una serie di “turnisti” messi insieme per necessità di tournee, che non si sono mai identificati col progetto ma che assecondavano semplicemente i desideri di chi di quel progetto ne era stato l’artefice. Infatti il cd in questione non è stato mai pubblicato e non esiste alcun progetto grafico ad esso inerente - la stessa copertina è stata realizzata per dare completezza a questo post.

Mi racconta l’autore che il materiale era stato fatto ascoltare anche a diversi produttori musicali i quali, pur ritenendolo molto buono, avevano deciso di non investire perché (udite ! udite!) la volatilità dei componenti non riusciva a dare un’identità stabile al gruppo. Se tanto mi da’ tanto posso solo immaginare quante altre situazioni simili possano essersi verificate in giro e quanto materiale ancora giaccia da qualche parte in attesa di essere resuscitato.



Oggi Michele Dell’Olio dirige un ufficio postale di Bisceglie (meriterebbe un capitolo a parte la scena in cui il sottoscritto si è presentato per la prima volta in detto ufficio, chiedendo di parlare col direttore e, a domanda diretta dell’impiegato, dichiarava che avrebbero dovuto parlare di musica)

Scopro infine che ha realizzato tanta altra roba inedita in diversi progetti, che gli ho chiesto di procurarmi. Se il destino sarà favorevole lo girerò sulla Stratosfera. Anche qui, a chiusura del post, una breve nota a margine: questa storiella della ricerca di gruppi e brani inediti mi sta intrigando e sta diventando una specie di catena di Sant’Antonio. Una volta scoperti gli Zero Artico mi era stato offerto il collegamento con i Parco Giochi ore 21, oggetto del presente post.  Nel frattempo sono venuto a conoscenza di altri due gruppi musicali da archeologia: ad oggi ne conosco solo il nome (Energetika – con la kappa il primo e Mediana Kasba il secondo), che facevano del prog di buon livello (forse), e che sono esistiti negli anni ’80-’90 (forse) sempre in quel di Bisceglie (forse). Prima o poi qualcuno si prenderà la briga di scavare a fondo in Italia in questo mare di sconosciume e verranno fuori cose tanto dimenticate quanto meravigliose.

Pertanto da questo momento sono a caccia – se son rose fioriranno e ve ne farò dono.
Un abbraccio musicale. Giudas


NEW LINK

Post by Captain, sound words and art by Giudas

domenica 31 marzo 2019

Serie "bootleg" n. 290 - Cervello - Live 1974 (plus bonus track)


Tra le reunion di storici gruppi prog italiani, una certa sorpresa l'ha destata quella dei Cervello, gloriosa band partenopea, guidata ancora una volta dal chitarrista Corrado Rustici.
E' fresca la pubblicazione ad opera di quest'ultimo del cofanetto CD+DVD intitolato "Live in Tokyo 2017", già immesso sul solo mercato giapponese nel 2017 dall'etichetta Belle Antique. La registrazione è relativa al concerto registrato il 27 luglio 2017 al Tsutaya O-east di Tokyo.
Della storica formazione che nel 1973 registrò il capolavoro "Melos" sono oggi rimasti, oltre al già citato Corrado Rustici, il sassofonista e flautista Giulio D'Ambrosio e il bassista Antonio Spagnolo. I nuovi innesti si chiamano Davide Devito (batteria), Sasà Priore (nostra vecchia conoscenza, con gli Osanna da 12 anni, alle tastiere) e Virginio Simonelli (voce solista).


La promozione di questa succosa novità discografica, che vi invito ad acquistare se ancora non la possedete, è banalmente l'occasione per presentarvi (scoprire o riscoprire) una breve serie di rarità attribuite ai Cervello. Quattro soli brani, di cui tre appartenenti ad un bottleg e uno inedito.

Cervello - Live 1974


TRACKLIST:

01. Melos # 1
02. Melos # 2
03. Melos # 3

Bonus track
04. Templi Acherontei (inedito)


FORMAZIONE

Gianluigi Di Franco (voce, flauto, percussioni)
 Corrado Rustici (chitarra, flauto, vibrafono, voce)
 Giulio D'Ambrosio (sax, flauto, voce)
 Antonio Spagnolo (basso, chitarra acustica, flauto, voce)
 Remigio Esposito (batteria, vibrafono


Questo bootleg, in circolazione su Youtube, raccoglie solamente tre brani, suonati dal vivo dai Cervello a ridosso del loro scioglimento, avvenuto proprio nel 1974, poco prima che Corrado Rustici si unisse agli Osanna per le registrazioni di "Landscape of Life". Luogo e data precisa della registrazione non sono indicati. Le notizie sul bootleg sono scarsissime. Ne parla Discogs in questi termini "Extremely rare bootleg, probably a test print. Features songs included in Melos and unreleased tracks. Recorded live in 1974. Good quality recording".  I tre titoli sono puramente indicativi e non ho la totale certezza che il boot sia completo. Non poteva mancare un cenno anche su Italian Prog di Augusto Croce: "Un disco dal vivo del gruppo intitolato Live 1974 venduto nel 2015 a molte migliaia di euro è in realtà quasi certamente un bootleg".
Un quesito sull'origine di questo disco è stato posto a JJ John sul suo sito "John's Classic Rock". La risposta è stata la seguente (e se lo dice lui ci possiamo credere): "Ho sentito qualche illustre collega, e siamo tutti dell'idea che sia un bootleg. Se non proprio una sola. Ciò considerato il prezzo richiesto, l'andamento dell'asta e il fatto che almeno un tentativo di licitazione sia già andato a buca il 10 dicembre (vedasi le "inserzioni scadute" di EBay). Quindi non si tratta di un acetato e nemmeno di un test pressing, là dove data, studio, titolo, brani ecc. si scrivevano a mano ed erano riconoscibili da labels particolari". Vediamo se qualche altro nostro amico ha qualcosa da aggiungere al riguardo.


Infine la bonus track, Templi Acherontei, è un brano strumentale inedito registrato quasi sicuramente  dal vivo (il fatto che si sentano gli applausi finali non significa che sia realmente un live), distribuito con download a pagamento dal sito di Corrado Rustici. Credo e spero di non provocare danni economici a Corrado né di offenderlo se, dopo molti anni, il brano viene finalmente pubblicato su un blog per essere ascoltato e apprezzato da tutti gli appassionati.
In ogni caso c'è da essere grati a Corrado Rustici, soprattutto per essere stato l'artefice della storica reunion dei Cervello, anche se per un solo concerto. Torneremo presto a parlare di lui ascoltandolo sia in studio che dal vivo. E' tutto. Vi lascio alla musica.
Buon ascolto

Corrado Rustici

Post by George

lunedì 31 dicembre 2018

Zero Artico - 2000 - Anima (INEDITO)

 
FIRST TIME ON THE WEB

Premessa by Captain : tra i miei post preferiti, qui sulla stratosfera, ve n'è una categoria che mi manda particolarmente in sollucchero: quella degli inediti assoluti. Ringrazio quindi di cuore l'amico Giudas, al quale lascio tra pochissimo la parola, per il suo ruolo di "scopritore di talenti". Tra l'altro vi ricordo che Giudas non è nuovo a queste benemerite operazioni, si veda qui per confermare quanto appena detto...


TRACKLIST :

01 – Adele (4’ 10”)
02 – Ti amo perche’ (3’ 35’’)
03 – Bella come sei (4’ 28’’)
04 – Fragole e champagne (3’ 52’’)
05 – Anima (5’ 03’’)
06 – Le stagioni dell’amore (3’ 51’’)
07 – Lasciami pensare (4’ 07’’)
08 – Guardati (3’ 57’’)
09 – Bit on line (101) (3’ 34”)
10 – Lady Vanita’ (4’ 52”)
11 - Una grande ombra (3’ 54”)
12 – Mare (3’ 22”)
13 – Adele (live) (4’ 00”)


Questa e’ una storia che merita di essere raccontata. Non fosse altro che per le incredibili coincidenze che si sono succedute e che hanno portato alla pubblicazione di questo post. Pensavo di iniziare e di concludere la mia carriera di piccolo collaboratore della Stratosfera col post degli Odeia.  E poi invece mi capita tra le mani tutto questo materiale …

La storia nasce con un incontro fortuito nella scuola ove insegno. Novembre 2015: una mattina come tante; sono a scuola ed ho un’ora libera – decido di passarla in sala docenti – vi entro e adocchio una tastierina elettronica, abbandonata sul tavolo centrale vai a sapere per quale motivo. Sono solo, non posso dare fastidio a nessuno, e così inizio a suonicchiarci un pochino. Entra un collega (nuovo, acquisito appena due mesi prima) e dopo che io ho finito, attacca lui e si mette a suonare “A whiter shade of pale” dei Procol Harum. Ora … io insegno matematica … e lui francese … – se non ci fosse stata questa fortunata circostanza (stessa ora libera e tastiera a disposizione) probabilmente non avremmo mai scoperto questo terreno comune.  Si inizia a parlare di musica, quella ascoltata e quella suonata. Mi dice, quasi per caso, che ha un fratello che in passato ha avuto un gruppo musicale col quale ha realizzato una serie di brani inediti. Si da’ il caso che quello dei brani inediti sia una parola che mi fa drizzare le antenne. Io sono un patito dei brani inediti – sin da adolescente andavo alla ricerca di amici che mi facessero registrare le loro composizioni, che io poi ho sempre ascoltato per mio diletto personale e gelosamente custodito. Gli chiedo se puo’ procurarmi una copia del materiale del fratello. Neanche due settimane dopo si presenta con un cd, ricevuto dal fratello, contenente tutto il materiale da questo registrato col suo gruppo, nel 2000 e regolarmente suonato nei locali di Bisceglie e dintorni per un certo periodo. Si, va bene, ma di chi stiamo parlando?

Il gruppo si chiama ZERO ARTICO. Il nome mi sembra azzeccato. Da’ un senso di freschezza e fa venire alla mente il polo nord e la vodka. Hanno registrato poco piu’ di dieci brani. Il lavoro e’ ben curato e di ottima fattura e le registrazioni sono state fatte in casa del cantante, che ha un piccolo studio di registrazione semi-professionale. In pratica sono dei demo di elevata qualita’. I brani sono vari, e gia’ questo attira l’attenzione, dato che molti artisti - specie all’inizio - tendono a ripetersi. Le linee musicali sono variegate, seppure all’interno di un filone pop tipico dell’epoca – siamo nel 2000 – e sono gia’ quasi vent’anni fa. Il cantante non imita nessuno (ed e’ gia’ tanto per quello che si vede e si sente in giro) ed ha una sua spiccata timbrica, peraltro molto piacevole.


Sono, all’epoca, un gruppo di giovani che, come tanti, percorre la strada della ricerca dell’affermazione musicale. Suonano in lungo e in largo, all’interno della provincia, in locali e pub, specialmente in Bisceglie, la loro citta’ natale. Il materiale registrato finisce su cd – una tiratura di qualche centinaio di copie – giusto una promozione o, per essere piu’ precisi, dei demo molto curati – non vi e’ neanche una vera e propria copertina, che infatti e’ stata realizzata appositamente per questo post.  L’usanza dell’epoca era di girare per locali e di lasciare una copia dei propri lavori affinche’ il gestore, dopo averli ascoltati, si convincesse di aver a che fare con gente seria e non con dei cessi e li invitasse a suonare (pagandoli … magari …) nel proprio locale per un certo periodo di tempo. Molto difficile che si andasse oltre perche’ la genesi e la mortalita’ musicale di questo tipo di gruppi e’ per sua natura molto alta e l’ubicazione geografica non aiuta. Il gruppo infatti muore perche’ ad un certo punto ci si avvia sul viale del lavoro. E li’ finisce la storia, finche’ il tutto, dopo quindici anni, non arriva nelle mie mani… Decido subito di girarlo alla Stratosfera perche’ e’ un peccato che questi brani muoiano senza aver mai avuto almeno una possibilita’ di vivere – magari qualcuno, ascoltandoli, decidera’ di replicarne i migliori. Ci metto tre anni a rincorrere i vari componenti per avere del materiale e delle notizie. Ma ho la testa dura, non mi arrendo ed alla fine ottengo qualcosa, molto poco, ma almeno il minimo sindacale per realizzare un post.


I membri del gruppo sono i seguenti

Antonello Papagni (tastiere e voce)
Emanuele “Manu” Ratti (basso)
Ciccio Cassanelli (chitarra)
Franco D’Addato (batteria)

Il primo nucleo del gruppo e’ dato da Cassanelli e Ratti (chitarra e basso), reduci da un altro gruppo musicale disciolto, il “Parco Giochi ore 21” (anche qui materiale interessante – ci sto lavorando). Durante una manifestazione canora estiva sentono un sedicenne che attira la loro attenzione. E’ Papagni, che diventera’ la voce e le tastiere ma anche il motore del gruppo a costituirsi. La batteria la trovano in un “veterano”, D’Addato la cui eta’ all’epoca gia’ viaggia sui 40. Nel 2000 realizzano il materiale di questo post.

Un paio di note tecniche sui brani. Premesso che di prog in realta’ vi e’ ben poco, al di la’ della indubbia piacevolezza delle canzoni, siamo davanti (appunto) a delle canzoni di durata “normale” ma che presentano alcune caratteristiche non comuni per l’epoca. Intanto i testi non sono affatto (o non sono sempre) banali. Per fortuna manca il trittico cuore – amore – dolore, ed in compenso si assiste ad una simpatica varieta’ di situazioni. Puo’ una canzone parlare di uno che si pappa due chili di fragole per ripensare all’amata con cui si e’ appena lasciato ? Gli Zero Artico l’hanno fatto in “Fragole e champagne” – versione locale, diciamo cosi’, della classica voglia di fragola. In “Bit on line” i suoni iniziali ci introducono direttamente dentro Star Trek. E che dire di “Anima”, un brano che da solo vale l’intera raccolta ? – un piccolo capolavoro musicale che meritava di emergere dal dimenticatoio in cui stava morendo. L’avro’ ascoltata almeno un centinaio di volte e mi da’ ancora i brividi … Diversi brani presentano sostanziali variazioni ritmiche al loro interno (lady vanita’ – mare – bit on line). Magari e’ stato involontario ma chi e’ un po’ piu’ anziano non puo’ non riconoscere lo stile italiano tipico degli anni ’60 e ’70 in cui molte canzoni popolari presentavano le strofe con un ritmo e il ritornello con un altro (Lucio Battisti era un maestro del genere). E anche questo mostra una precisa scelta stilistica controcorrente, in un periodo nel quale era usuale che, una volta concordato il tempo di batteria, te lo portavi uguale uguale sino alla fine del brano.

I titoli dei brani sono esclusiva del cantante, che si prende anche il monopolio dei testi. Le musiche sono invece frutto di un vero lavoro comune. Mi dice Cassanelli, principale fornitore delle informazioni avute, che qualcuno aveva un’idea, la portava nel gruppo, dopo di che togli la’, aggiusta qua, modifica questo, varia quell’altro, usciva il pezzo finito (per la cronaca questa tecnica la usavano gli Yes e i primi Genesis).
Oggi Ciccio Cassanelli (chitarra) ha una cartolibreria in quel di Bisceglie (ma suona anche in una cover-band degli Stadio). Emanuele Ratti (basso) e’ ispettore di polizia in Abruzzo, ed e’ stato lui il primo contatto, quello che mi ha inviato il cd tramite il fratello che insegnava nella mia scuola. Franco D’Addato (batteria) ha un negozio di abbigliamento in Bisceglie. Antonello Papagni (tastiere e voce) continua a fare il musicista, ed e’ quello che ancora oggi mantiene lo spirito libero dei primi tempi.

Un minimo di aneddotica per inquadrare il gruppo ed i tempi in cui ha suonato.

Usavano esibirsi nei pub della zona ed indossavano completi interamente bianchi, tanto che, quando la voce si sparse, erano apostrofati con “ arrivano i Raoul Casadei”.

Durante i loro concerti organizzavano dei piccoli sketch, che intervallavano ai pezzi suonati – lo scopo era quello di rendere il tutto piu’ vario ed accattivante. Oggetto dei siparietti era quasi sempre il batterista che aveva uno spirito da giullare e si prestava volentieri. In uno di questi si simulava un diverbio tra il batterista ed il resto della band, che di conseguenza lo cacciava su due piedi – molti spettatori ci cascavano e si recavano a implorarne il rientro.  Non sempre le cose andavano a buon fine, soprattutto come quando, una volta, ebbero la non proprio felice idea di simulare la morte in concerto del batterista …

Partecipano ad un grosso e ben organizzato festival regionale a Santeramo, cittadina del barese appollaiata sulle Murge – portano il brano “Anima” e l’organizzatore, dopo aver  ascoltato la loro esibizione, li raggiunge sul retro del palco e dice loro che con quel pezzo hanno sicuramente vinto a mani basse. La manifestazione e’ a Santeramo, il pubblico e’ di Santeramo e c’e’ anche una giuria popolare votante (di Santeramo), ed infatti vince … un gruppo di Santeramo … di cui non resta traccia. Tipico di queste manifestazioni che nascevano e morivano sul palcoscenico su cui si svolgevano !

Un (seppur piccolo) premio al loro impegno lo ottengono partecipando qualche mese dopo al Team Tour di Matera - una semplice ma ben curata manifestazione in cui si esibivano i talenti locali – la soddisfazione nasce dal fatto che per parteciparvi occorresse superare una serie di prove preliminari, a seguito delle quali solo i migliori venivano scelti, e loro lo furono – quella manifestazione fu presentata da una poco piu’ che ventenne Vanessa Incontrada.

A questo punto il post, tecnicamente parlando, e’ finito.

Pero’ ho voglia di condividere un paio di ulteriori considerazioni di carattere generale con coloro che, come me, sono seguaci della Stratosfera. Perche’ seguiamo la Stratosfera ? Forse perche’ amiamo le cose vecchie ? o perche’ siamo degli inguaribili nostalgici che vorrebbero tornare indietro ai loro anni giovanili e lo possono fare solo con la musica ? Ovviamente no. Seguiamo la Stratosfera perche’ ci fornisce musica poco conosciuta o addirittura mai sentita. E il fatto che possa essere di 40 anni fa o di ieri non fa testo. E’ che semplicemente abbiamo una inesauribile voglia di imparare.

La musica e’ come il maiale (e’ un mio parere) e non si butta via niente. Quello che non piace a me, e non piace a te, magari piace ad un altro e viceversa. Se e’ giusto fornire una seconda opportunita’ anche al peggior delinquente, non vedo perche’ lo stesso non possa essere fatto con la musica dimenticata. A qualcuno piacera’ e la roba caduta in oblio avra’ la sua possibilita’ di riscatto. E’ per questo che inseguo da una vita il materiale inedito di amici e conoscenti che, altrimenti, morirebbe di ingiusta morte per semplice dimenticanza. E che ogni qual volta recupero qualcosa (bella o brutta che sia) ho voglia di proporlo agli altri. Prima non sapevo come far uscire di casa tutto cio’. Oggi, per fortuna esiste quel grande portone che e’ la Stratosfera.

Questo post degli Zero Artico e’ il paradigma di quanto sopra detto. Una tastierina a scuola mi fa conoscere un collega musicista, che mi fa conoscere il fratello, che mi fa conoscere i brani inediti degli Zero Artico, che mi permette di incontrare i suoi membri, che mi raccontano fatti e aneddoti, che mi consentono di realizzare il post. Sembra quasi la storiella della Fiera dell’Est, in cui si parte dal topolino e passo dopo passo si arriva al Signore che chiude il cerchio. Ed io, felice come una pasqua, mi ci sono trovato in mezzo … E mi auguro che questo intimo piacere musicale possa essere condiviso. Giudas 


...and finally the LINK

Post by Giudas, stratospherisation by Captain

lunedì 2 maggio 2016

Odeia - 1979 - Salto nel vuoto - INEDITO, for the first time on the web

Intro by Captain - E' un grande onore per me postare questo doppio CD, contenente il jazz prog degli Odeia, rimasto inedito per ben 38 anni (riappare infatti solo oggi, con la sua pubblicazione in esclusiva qui sulla stratosfera). Il lavoro meraviglioso di conservazione e pulitura dei nastri originali, e la sopraffina cura nel rirpoporlo ai posteri che troverete nel post che segue la dobbiamo all'amico Giudas. Vi prego di soffermarvi a leggere, prima di correre a scaricare, perchè nel suo piccolo la storia degli Odeia è la fotografia di un'epoca, e gli aneddoti riportati da Giudas sono davvero gustosi. Dunque grazie di cuore al nostro nuovo amico, buona lettura e buon ascolto dal vostro Capitano...

Cd 1 – Odeia, live al Cinema Astra, Barletta 22 Dicembre 1979

01 – Intro – presentazione (0’ 59”)
02 – Ribaud (7’ 45’’)
03 – Bambu’ (9’ 33’’)
04 – Ghirlanda (7’ 33’’)
05 – Ramadan (8’ 24’’)
06 – A Demetrio (6’ 00’’)
07 – Semiramide (12’ 16’’)
08 – Pegaso 78 (9’ 00’’)
09 – Salto nel vuoto (5’ 54)

Cd 2 – Prove, provini, provette - Odeia “in studio”

01 – Ribaud
02 – Pegaso 78
03 – Salto nel vuoto
04 – Ghirlanda
05 - Ramadan

 
Gli ODEIA – Salto nel vuoto

Siamo in Puglia, a Barletta, nel dicembre del 1979. Un gruppo tiene un concerto agli studenti delle scuole superiori, presso il Cinema Astra (oggi sostituito da un palazzo). E’ l’unica apparizione pubblica degli ODEIA, che non terranno altri concerti, ne’ registreranno mai i loro brani per conto proprio, ne’ tantomeno entreranno mai in una sala di registrazione. Insomma, suonavano veramente per puro divertimento ed amore per la musica senza alcuna velleita’ di lucro, che infatti non li ha mai sfiorati. Il gruppo aveva tenuto in realta’ altri due concerti, uno nel febbraio ed un altro a maggio dello stesso anno, presso due istituti superiori (liceo scientifico prima e liceo classico dopo) per i soli allievi. Il concerto al Cinema Astra si tiene l’ultimo giorno di lezione prima delle vacanze di Natale – e’ un sabato 22 dicembre - e prevede un prezzo simbolico di appena 1000 lire pro ARCI (per i diversamente anziani che non hanno vissuto quel periodo diciamo che 1000 lire corrispondono tecnicamente a 0,52 euro al cambio, ma come potere di acquisto corrispondono in realta’  ad 1 euro di oggi). A tale prezzo il cinema si riempie, circa 1000 persone.

Gli stessi musicisti, che gia’ l’anno dopo erano di fatto andati ognuno per la propria strada lavorativa, non si sono mai preoccupati di tenere alcuna registrazione delle proprie opere. Se oggi le possiamo ascoltare si deve al fatto che qualcuno registro’ quel concerto ed io, amico sia dei membri del gruppo che del “registratore” me ne procurai una copia che ho gelosamente ascoltato e custodito in questi decenni. Ho sempre pensato che se solo avessero continuato, sarebbero diventati gli eredi del Perigeo, che ricordano molto da vicino per la cura delle costruzioni musicali. Perigeo che si era sciolto proprio in quel periodo.

Il nome ODEIA lo stabilisce il bassista del gruppo – Rino Sarcina – che così spiega la genesi del nome “all’epoca ero studente di Architettura ed avevo studiato che nell’antica Grecia le strutture dedicate al teatro ed alla rappresentazione si chiamavano Odeon (nome che ricorre spesso ancora oggi in teatri e cinema) mentre quelle dedicate al canto ed alla musica si chiamavano Odeia; … noi facevamo musica … e quello fu il nostro nome di battaglia” , ed e’ un nome che ricorre nel tempo, dato che anche oggi, ad esempio, lo si ritrova in alcune associazioni culturali italiane ed in un gruppo di musica da camera jazz - folk francese.

I membri del gruppo, che in quegli anni avevano un’eta’ compresa tra 20 e 30 anni, erano:

Gino VENA (sax vari)
Tommaso “Tommy” GANGAI (piano Fender, Hammond, Synth)
Rino SARCINA (basso)
Gino CARBONE (chitarra)
Filippo CHIUMEO (batteria e percussioni)

Oggi, a distanza di tempo, Gino Vena, ordinario presso l’Universita’ di bari, e’ un nome della dermatologia italiana; Tommy Gangai gestisce un ingrosso di attrezzature per la grafica e serigrafia; Rino Sarcina e’ architetto; Gino Carbone e’ membro dei Carabinieri  e Filippo Chiumeo e’ impiegato in una societa’ di distribuzione di energia e metano. Nella prima formazione non c’e’ il chitarrista. Si suona in quattro ma i brani, per quanto si autosostengano, risultano sempre un po’ zoppi – manca qualcosa – il quinto uomo arrivera’ nell’ultimo anno e risultera’ decisivo nell’arrangiamento finale dei pezzi (infatti uno dei pezzi eseguiti doveva chiamarsi in origine proprio “Il quinto uomo” ma fu ribattezzato “Semiramide”).

ODEIA – Concerto al Cinema Astra, Barletta, 22 Dicembre 1979

Durante quel concerto eseguirono 8 brani in tutto, frutto dei due anni di musica fatta insieme presso uno scalcinato cantinato prima (il sottoscala della rivendita di automobili del padre di Tommy Gangai) e successivamente presso un capannone industriale abbandonato dello zio di Gangai (… quando si dice avere una famiglia comprensiva …). Il genere musicale suonato, che nella sua originalita’ ricorda molto il Perigeo, e’ fatto da brani che presentano linee melodiche molto belle, spesso con cambi di tempo e ritmica sofisticata.  Una cosa che colpisce e’ l’assoluta mancanza di un leader che sovrasti gli altri; i brani sono di fatto composti da tutti ed i pieni strumentali sono dati da linee musicali molto semplici che ognuno suona senza uso di inutili virtuosismi ma che, insieme, producono un effetto orchestrale strepitoso (illuminante a tale proposito la seconda parte di Bambu’ eseguita addirittura in 13/4). Praticamente nessun brano mantiene lo stesso tempo dall’inizio alla fine (in questo sono molto “prog”) divertendosi i compositori a cambiare spesso le carte in tavola – appare evidente lo spirito compositivo del batterista, Filippo Chiumeo, che non amava “addormentarsi” pigiando sempre gli stessi tamburi ma che preferiva “cambiare” spesso e volentieri, trovando ricettivita’ nei colleghi le cui porte erano sempre spalancate alle novita’ divertenti. Trattandosi di brani esclusivamente strumentali, i titoli erano messi unicamente per necessita’ di catalogazione, sulla base dell’umore del momento, con alcune eccezioni:

- “A Demetrio”, come si intuisce, e’ dedicato a Demetrio Stratos, cantante (e non solo) degli Area, scomparso prematuramente quello stesso anno
- “Bambu’” -  ai membri del gruppo la melodia ricordava molto l’Africa ed i suoi suoni, e cosi’ hanno intitolato il brano Bambu’ (che infatti non si trova solo in Asia come si crede, ma anche nell’Africa sub – sahariana e in Madagascar)
- “Salto nel vuoto“ lo stavano provando da alcune settimane e non aveva ancora un titolo, le prove si svolgevano nel famigerato cantinato della rivendita di auto, a cui si accedeva attraverso una micidiale scalinata – un giorno, presenti tutti i musicisti tranne uno, ritardatario abituale, si vede scendere la famosa scalinata dal finalmente giunto ultimo musicista che, tentando di fare un ingresso trionfale, inciampa malamente e percorre l’ultimo (lungo) tratto usando il sedere al posto dei piedi – constatata l’integrita’ fisica del bassista Rino Sarcina (unica vittima il suo sedere) risata generale e titolo trovato.

Ho volutamente incluso, come intro, la presentazione che il gruppo fa di se’ ad inizio di concerto – una quarantina di secondi in tutto - ma a mia memoria e’ una delle presentazioni piu’ sgarrupate mai udite, il che dimostra ancora una volta che l’animo di questi musicisti era solo quello di suonare la propria musica, senza inutili chiacchiere (con le quali peraltro non erano a proprio agio).

All’epoca gli Odeia favoleggiavano sulla opportunita’ o meno di realizzare un album – ricordo a chi legge che non esistevano i CD e si viaggiava ad LP, la cui durata tipica variava da 30 a 45 minuti circa. Era gia’ pronto il titolo “Salto nel vuoto” con un evidente doppio significato, sia riferito al brano in questione che al salto nel buio che compie ogni gruppo alle prime armi quando si vuole proporre sul mercato – ed e’ proprio questo il nome che ho scelto per la compilation che vi propongo. Col materiale del Live all’Astra oggi si farebbe un cd pieno pieno – all’epoca si poteva tranquillamente tirare fuori un LP doppio o due LP singoli – e questo, si badi bene, col solo materiale eseguito in concerto. Ma i tempi erano quelli che erano – alcuni membri del gruppo erano gia’ impegnati col lavoro - e comunque, pure volendo, dove si andava? Le piazze realmente valide, anche solo per proporsi, erano a non meno di 500 km dalla Puglia, e cosi’ la passione musicale resto’ solo passione musicale.

Vale la pena di ricordare cosa fosse il settore musicale, a quell’epoca, in una zona del Sud Italia come Barletta riportando alcuni episodi, veri e significativi dei sacrifici che un musicista doveva affrontare.

Episodio 1 – gli Odeia si iscrivono ad un concorso musicale sbandierato come nazionale – scoprono che i partecipanti sono appena una decina – il concorso, a voler essere larghi, e’ poco piu’ che condominiale – si tiene alla “Spiaggia della Salute” (un nome una garanzia: per la cronaca vi sfociava anche il principale collettore fognario di Barletta) – si classificano secondi – non e’ rimasta alcuna traccia dei primi classificati che, come poi si e’ scoperto, erano parenti del gestore.

Episodio 2 ovvero cosa si deve fare per suonare – il gruppo ottiene la possibilita’ di suonare in un locale molto fuori mano – serve la macchina per caricare gli strumenti ed i musicisti – e’ disponibile solo la Fiat 126 di uno di loro (per chi non conoscesse questa gloriosa auto nazionale si procuri delle foto e le compari con quelle di una scatoletta di tonno; non notera’ differenze sostanziali) – gli strumenti sono caricati all’esterno sul tetto – i 5 (dicasi cinque) musicisti sono stipati all’interno con un Tommy Gangai che si accorge di avere le scarpe inzuppate di acqua estremamente puzzolente (un’acqua di spurgo di un tombino ? una pozzanghera di acque reflue ? vai a sapere) – ebbene, l’intero viaggio e‘ fatto con i piedi di Tommy FUORI dal finestrino per le giuste rimostranze dei compagni di viaggio.

Episodio 3 – Gli Odeia provavano all’inizio nel comodo e spaziosissimo cantinato della rivendita di auto del padre di Tommy Gangai – Cosa li porta a trasferirsi dall’altra parte della citta’, nello scomodo magazzino dello zio di Tommy, praticamente all’aria aperta ? La nuda verita’ risiede nel fatto che negli ultimi mesi il cantinato si era completamente allagato per una risalita della falda - appena una decina di centimetri – e l’ingegnoso Tommy aveva completamente riempito il cantinato stesso con una serie di vecchi copertoni di auto sui quali aveva disteso una serie di tavoloni di legno (praticamente il, diciamo cosi’, palcoscenico). Sulle tavole cosi’ poste, il gruppo aveva sistemato tutta la strumentazione, pensandola al sicuro (?!?!) dall’acqua. L’avere quasi totalmente apparecchiature elettriche a 220 Volt ha fortemente consigliato il trasloco (perche’ va bene l’amore per la musica ma c’e’ un limite a tutto). Breve annotazione: e’ evidente che i Pink Floyd, col loro concerto a Venezia di venti anno dopo, fatto in mezzo al mare di fronte a Piazza San Marco, non hanno inventato niente...

ODEIA – Prove, provini, provette (Bonus Tracks)

Per non farci mancare proprio niente ci sono anche (udite ! … udite ! …) delle “bonus tracks” (e scusate se ci siamo montati la testa …).

Bonus tracks che pero’ vanno spiegate... Il caso volle che il sottoscritto si recasse diverse volte ad assistere alle prove del gruppo e registrasse quanto eseguito usando un semplice registratorino portatile ad audiocassette dotato di microfonino incorporato: oggi farebbe inorridire ma all’epoca quello passava il convento. Chiamamo questi brani, con molta fantasia, “brani in studio”, anche se erano suonati nel capannone dello zio di Gangai, nell’unico spazio disponibile non ancora invaso da vecchi motori industriali arrugginiti, calcinacci vari e residui di lamiere. E questo senza alcun rivestimento alle pareti per attutire almeno il riverbero. Come il destino volle la registrazione riusci’ abbastanza bene e quello che potete ascoltare sono le prime versioni di alcuni dei brani poi eseguiti nel famoso concerto all’Astra. I primi tre pezzi sono eseguiti nella formazione a 4, senza il chitarrista – solo gli ultimi due brani sono stati registrati a formazione completa. E’ molto interessante osservare come i pezzi si siano trasformati e completati dopo l’ingresso di Gino Carbone alla chitarra.

Alcuni membri degli ODEIA ancora oggi suonano attivamente, per conto proprio, e sempre per pura passione. Beati loro.

LINK CD 1 Live Barletta 1979
LINK CD 2 Prove, provini, provette

Post by Giudas with a little help from Captain