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venerdì 24 aprile 2026

mercoledì 28 aprile 2021

Beppe Chierici - 2008 – Suppliche e celebrazioni (CD)



TRACKLIST:

 

1 Giustizia, invoco te!

2 Don Giovanni

3 La marcia nuziale

4 L'ochetta di Betta

5 Messa per l'impiccato

6 La margherita

7 Morir per un'idea

8 Saturno

9 Il relitto

10 Modesto

11 La rosa, la bottiglia e la stretta di mano

12 Amici miei

13 Supplica per essere sepolto sulla spiaggia di Sète

14 Passerina song (Bonus Track)

15 Piselino song (Bonus Track)

  

FORMAZIONE: 

 

Ettore De Carolis, Simone Lattanzi, Salvatore Di Stefano e “Gli armonici distratti”- strumenti non indicati


Ettore De Carolis - Arrangiamenti tr.1-2-5-6-8-9-10-11-12-14-15

Simone Lattanzi- Arrangiamenti altre tracce

  

In due precedenti occasioni (QUI e QUA) abbiamo riscoperto insieme a voi, cari amici stratosferici, i primi due “capitoli” di quell’immane ed encomiabile opera e di traduzione in italiano delle canzoni di Georges Brassens, fatica di Sisifo portata avanti da più di cinquant’anni da Beppe Chierici, singolare figura di attore e cantautore di cui abbiamo in precedenza ricostruito la storia.

Ci piace riprendere la pubblicazione del lavoro di questo autore/traduttore proprio in questo 2021 che segna il quarantennale della morte del grande maestro francese, senza il quale non avremmo avuto Fabrizio De André e un bel pezzo della nostra migliore canzone d’autore. E ci piace pubblicare questo nostro modesto contributo proprio il 28 aprile, il giorno in cui il grande vecchio Beppe Chierici compie 84 anni (portati alla grande): che sia per lui un piccolo regalo, speriamo gradito.

 



Per molti anni quei primi due lavori cui alludevamo (“Beppe come Brassens” e “Storie di gente per male”) erano rimasti lì, soli soletti, perduti nella lontananza degli anni Settanta, mai ristampati o convertiti in digitale, e per lungo tempo, quindi, patrimonio di pochi carbonari, almeno fino a quando la Rete li ha a poco a poco rimessi a disposizione di tutti.

Come già vi raccontammo, infatti, Beppe Chierici negli anni ’80 si trasferisce in Francia dove costruisce una brillante carriera di attore teatrale e cinematografico, abbandonando momentaneamente la sua dimensione musicale.


Sarà solo nel 2008 che, ripescando vecchie cose edite ed inedite e incidendo ulteriori nuove tracce, il buon Beppe darà alle stampe il terzo lavoro della serie dedicata alla traduzione italiana delle canzoni di Brassens. “Suppliche e celebrazioni” esce in CD prodotto dal basso per una piccola etichetta quale “Il Maggiolone”. L’album ha una distribuzione assai limitata e ben presto, nonostante il valore, se ne perdono le tracce. Poco o nulla compare sul Tubo. Discogs lo cita, ma non è mai stato messo in vendita.

Viste tali premesse, capirete che si tratta di un disco davvero raro, che ci pregiamo oggi di divulgare urbis et orbis con il benevolo consenso dell’autore, che poi nel corso degli anni ha continuato nella sua dolce fatica sulle canzoni dell’amico francese (magari avremo occasione di tornarci, se volete). Sappiate che a tutt’oggi l’ineffabile Beppe continua a tradurre, a cantare e a incidere Brassens (a breve completerà con le ultime 25 canzoni l’incisione in italiano della sua opera omnia) e, fatto ancora più straordinario, a portare in scena le canzoni e le storie del maestro francese, con vitalità davvero stupefacente (QUO abbiamo entusiasticamente recensito un suo spettacolo di un paio di anni fa).


Lo locandina dello spettacolo andato in scena nel 2019 all'Arciliuto
 di Roma

 

Ma torniamo a queste “Suppliche e celebrazioni”. Ancora una volta Beppe Chierici ci prende per mano e ci porta a far visita al mondo, così libero, così umano, così tenero e così divertente dell’autore del “Gorille” e di tante memorabili canzoni. Il disco inizia, non a caso, forse, con tre pezzi che con un sottile gioco del rovescio prendono spunto da inni e rituali religiosi. Parliamo della vibrante “Giustizia, invoco te!”, dell’esaltante “Don Giovanni”  e di quella commossa “Marcia nuziale” che non sarà certo del tutto nuova alle orecchie dei nostri amici.

Volendo potremmo inoltrarci nel gioco dei confronti con le versioni, più note, di altri autori, come per esempio “Morire per delle idee” e, appunto, “Marcia nuziale” di De André (quest’ultimo pezzo ha conosciuto anche la versione di Gino Paoli), senza dimenticare le letture in milanese e in italiano di Nanni Svampa. Ognuno poi si scelga l'adattamento che preferisce (che poi, per motivi psicologici/emotivi, è spesso il primo che si capita di ascoltare, fateci caso).


Un scatto di Beppe Chierici in scena

Particolarmente bella ci sembra “Supplica per essere sepolto nella spiaggia di Sète”, una canzone-testamento giocata sui toni della memoria, in cui il riposo della morte è visto con confortante leggerezza, come una lunga vacanza.


Da qualche parte (per esempio Antonello Lotronto nel suo saggio "Georges Brassens attraverso le sue canzoni", Ripostes, 1985) si è rimproverato a Chierici di essere fin troppo fedele al suo mentore, ricalcandone lessico, metrica e rime in una traduzione fin troppo fedele. Non intendiamo qua addentrarci in tale questione, ma ci sembra che il lavoro che Chierici fa su “La cane de Jeanne” possa valere, almeno in parte, a smentire tale affermazione:


TRADUZIONE LETTERALE:

L’anatra di Jeanne/ È morta attendendo l'anno nuovo... 

L'aveva deposto, la vigilia./ Meraviglia! Un uovo.   

 

VERSIONE DI BEPPE CHIERICI ("L'ochetta di Betta")

L’ochetta di Betta/ morì tre giorni fa/ dopo aver fatto un uovo/ e detto “Qua qua!"              

 

 

Da segnalare che in questo CD Chierici inserisce anche alcune canzoni nella versione già presente in “Storie per bene e per male” (“La rosa la bottiglia, la stretta di mano” e “Amici miei”), per poi ripescare anche “Il relitto”, tratto dal suo 45 giri del 1970 e rimpolpare il tutto con due sue composizioni gemelle, per così dire, “Passerina song” e “Pisellino song” due canzoni-catalogo che ben si inseriscono nel filone più bonariamente provocatorio di Brassens.


Un intenso primo piano di qualche anno fa

Il filo comune che lega la scelta di questi brani dall'immenso canzoniere del maestro francese, è ben spiegato dallo stesso Chierici all'interno del booklet:



Infine, una annotazione: la maggior parte dei brani sono arrangiati e suonati da Ettore De Carolis (lo ricorderete sicuramente nei Chetro & Co.), storico sodale di Beppe Chierici anche nei precedenti lavori. Anche se il libretto (che vi mettiamo in link, per le sue note e i testi) non lo specifica, si tratta di tracce realizzate diversi anni prima, alcune delle quali (i due pezzi inediti, per esempio), risalgono a fine anni ’70. Gli altri brani sono invece incisioni ad hoc curate da Simone Lattanzi, che vi suona il clarinetto e si occupa anche della registrazione e del missaggio. Simone è purtroppo scomparso prematuramente nel dicembre del 2019 ed era il fonico del gruppo in cui chi scrive, scusate la nota personale, cantava negli anni ’90 e 2000. Abbiamo passato insieme tante epiche serate difficili da raccontare, con lui ci siamo divertiti e incavolati come con pochi altri. Era una brava persona. Gli volevamo bene. 



A Simone, permettetemi, è dedicato questo post.


 

LINK DISCO


LINK BOOKLET 

 



giovedì 31 ottobre 2019

BEPPE CHIERICI- 1969 – CHIERICI CANTA BRASSENS (vynil)



TRACKLIST
01 La ragazza da 5 lire
02 Ecatombe
03 Tristo Martino
04 Le trombe della celebrità
05 I lillà
06 La cattiva reputazione
07 Il cattivo soggetto pentito
08 Marinetta
09 L'uragano
10 Nell'acqua della chiara fontana
11 Un bel fiore
12 Testamento

BONUS TRACKS:
13 Il relitto (45 giri, 1970)
14 Ho un appuntamento con te (45 giri, 1970)
15 La cattiva erba (intro, da Beppe Chierici e Daisy Lumini, “La cattiva erba”, 1970)
16 La cattiva erba (finale, idem)


FORMAZIONE “CHIERICI CANTA BRASSENS”: 

Beppe Chierici- voce
Antonio Mastino- chitarra
Carlo Milano- contrabbasso
Gianni Bedori- flauto e sax
Gianni Zilioli- fisarmonica
Leonello Bionda- batteria

Arrangiamenti: Alberto Baldan




“Fu a Roma, in un garage di Via Alberico Secondo
che vidi Margot, Fernande e mille fils de joie (…)
Passeggiatrici, guardiani, chierichetti, postini, accattoni…
Con Brassens ci caliamo furtivi dentro l’inferno di Rimbaud,
Io ringrazio Chierici di queste nuove emozioni:
Quanto tu canti, il poeta Georges mi spia da un oblò”
(Gaio Fratini)

Così il poeta ed epigrammista Gaio Fratini celebrava l’arte di Beppe Chierici, questo barbuto cuneese dalle mille vite che nella sua lunga carriera ha attraversato, da solo o con la compagna Daisy Lumini, il cabaret, la canzone popolare e politica, la chanson francese (per esempio qui), la musica per bambini (ne parlammo qui) e poi, soprattutto dopo il trasferimento in Francia, il teatro (vinse il prestigioso Premio Molière) e il cinema in ruoli di rilievo con registi come Comencini (“Cuore”), Tornatore, Luchetti e tanti altri.
Se volete sapere qualcosa di più della sua incredibile vicenda artistica, è consigliatissimo il libro autobiografico “Un Ulisse da taschino” (Edizioni Il Cenacolo di Ares) in cui Chierici si racconta in una lunga intervista a Dario Faggella. Altrimenti, per farvi subito un’idea, vi consiglio questo articolo del Manifesto, in occasione di un suo recente lavoro, o, immodestamente, un mio intervento su L’isola che non c’era. Evitate la pagina Wikipedia che, oltre ad essere fortemente riduttiva, è anche poco aggiornata, non contemplando i lavori dell’ultimo decennio (sui quali torneremo in un altro post).

Capirete le ragioni del suo amore spassionato per Georges Brassens, questo Shakespeare della canzone del Novecento, un amore da ascoltatore che poi si trasforma in amicizia quando il grande francese accoglie Beppe all’Impasse Floriment, nella ristretta cerchia dei suoi amici, con cui amava passare il tempo tra interminabili cene e bevute, parlando di vita, di poesia, di canzone.



Se è vero che molti artisti italiani, fin dagli anni ’50, hanno cantato Brassens (tra i più significativi, oltre a Fabrizio De André, ricordiamo Fausto Amodei, Margot, Nanni Svampa in milanese, e, tra i più recenti, Alessio Lega, Alberto Patrucco e Luca Faggella) è anche vero che nessuno di essi vanta una frequentazione del canzoniere di Brassens così ampia nel tempo (a oggi siamo a 50 anni) e nel repertorio (cifra tonda di 100 versioni incise in italiano), come Beppe Chierici, per il quale lo stesso Brassens spese parole di grande elogio incoronandolo come il migliore dei suoi traduttori in italiano.

Già dagli anni ’60, infatti, Chierici comincia a cantare Brassens nei suoi spettacoli con Daisy Lumini, ed il successo è tale che Roberto Danè, storico produttore di De André, da qualche tempo direttore artistico della Belldisc, gli propone di registrare alcune delle canzoni che cantava sui palchi per poi farle uscire nella collana OFF dalla caratteristica veste grafica a due colori (verde e nero per la serie dedicata ai traduttori) con cover e retro identici (ma a colori opposti), e presentazione bilingue italiano/inglese. Danè chiede di non inserire “Il Gorilla”, che Chierici eseguiva già dal vivo, dato che per la stessa casa discografica era stata da poco incisa da De André. Chierici, dal canto suo, pone come condizione quella di ricevere l’approvazione dello stesso Brassens. Va a Parigi, gli fa ascoltare voce/chitarra le sue versioni e torna con l’approvazione orale del grande chansonnier francese, un riconoscimento che da lì a poco diventa scritto con una lettera che poi verrà riprodotta sulla copertina dell’album.




Il disco “Chierici canta Brassens” esce nel 1969 (non ’68 come riportano erroneamente Discogs, Wikipedia ed altri fonti) ed è il primo album in italiano (escludendo quindi quelli in milanese di Nanni Svampa) interamente dedicato alle canzoni di Georges Brassens. Gli arrangiamenti sono di Alberto Baldan, e se in qualche caso sostanzialmente rispettano l’originale, in altri se ne distanziano, introducendo una strumentazione più ampia, e conferendo a qualche brano un’aria da orchestrina popolare da festa sull’aia, non molto dissimile a quella che si respirerà da lì a poco nei primi due dischi di un altro piemontese, Paolo Conte, che chissà, forse qualcosina di questo disco potrebbe aver ascoltato (date un’orecchiata a “Un gran bel fiore” e poi sappiatemi dire). 



Proprio questi elementi di novità nella rielaborazione musicale (assenti, per esempio, in De André, che nelle sue sette versioni brassensiane ricalcò pedissequamente gli arrangiamenti essenziali dell’originale) sorpresero positivamente Brassens che li trovò originali e divertenti, tanto da pensare di adottarli come veste sonora anche per le sue composizioni, sconsigliato poi dal suo entourage. 
In effetti il disco è godibilissimo, a partire dall’iniziale e “politicamente scorretta” “La ragazza da cinque lire” che comincia con una voce-trombetta che può richiamare un pioniere della canzone d'autore come Rodolfo De Angelis. La voce di Chierici,  una “voce che ride” (come scrive felicemente Danè nelle note di copertina), ci fa entrare con leggerezza dentro le storie del grande francese, da quelle più “politiche” (in senso lato) come “Ecatombe” a quella intrise di pietà umana (“Tristo Martino”), a quelle più assurde (la divertente “Marinetta”), a quelle più licenziose (come “L’uragano”) o provocatorie (“Le trombe della celebrità”). Un ruolo importante è rivestito dal flauto e dal sassofono di Gianni Bedori (poi meglio conosciuto come Johnny Sax) e dalla fisarmonica di Gianni Zilioli (che poi troveremo anche in “Un gelato al limon” di Paolo Conte).
La traduzione di Chierici è quanto possibile vicina all’originale, concedendosi libertà solo quando necessario. Se alle nostre orecchie in qualche caso essa può sembrare un po’ forzata, con quelle inversioni sintattiche, con quel lessico così retrò già in quel finale di anni ’60, si consideri che tale era la lingua usata da Brassens nelle sue canzoni, una lingua-mondo che, come Dante nella Commedia, teneva insieme linguaggio colto e linguaggio basso, poetismi e gergalismi.


L’anno seguente la stessa Belldisc dette alle stampe un 45 giri di Beppe Chierici con altri due brani inediti che segnano un ulteriore passo nella veste sonora (l’arrangiamento è infatti di Ettore De Carolis, ex Chetro & Co., che troveremo anche negli altri lavori di Chierici). Vi proponiamo questi due pezzi come bonus tracks, insieme a due piccoli accenni de “La cattiva erba” che apriranno e chiuderanno l’album omonimo di Beppe Chierici e Daisy Lumini, anch’esso edito nello stesso 1970.

“Chierici canta Brassens”, LP di non facile reperibilità, non è mai stato ristampato in CD e, per quanto ne sappiamo, non è oggi  presente nella sua interezza sul web (eccezion fatta per poche canzoni presenti sul Tubo).
Segnaliamo infine che due brani di questo album (“La ragazza da 5 lire” e “L’uragano”) compariranno nel ’74 in “Gran Cabaret”, raccolta che comprende pezzi, oltre che dello stesso Chierici, del conterraneo Duilio Del Prete (che anche lui aveva esordito in Belldisc per la stessa serie OFF), Cochi e Renato e Franca Mazzola.



Augurandovi un buon ascolto, vi preannuncio che questo è solo il primo passo della pubblicazione sulla Stratosfera di una ipotetica trilogia dedicata ai dischi che Beppe Chierici ha dedicato a Brassens. Seguirà infatti il meraviglioso “Beppe come Brassens- Storie di gente per male”, del 1976 (probabilmente il suo capolavoro) e il più recente, ma introvabile, “Suppliche e Celebrazioni”.