Visualizzazione post con etichetta Osel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Osel. Mostra tutti i post

martedì 20 ottobre 2026

Eris Pluvia - The Remains - part I (1991-2016)


PREFAZIONE 

Dopo la pubblicazione su queste pagine del secondo CD, nel rispetto dell'ordine cronologico, degli Eris Pluvia (dal titolo Third Eye Light del 2010, che ritroverete qui), vuoi per la bellezza della musica da loro proposta, vuoi per alcune richieste pervenute da parte di amici e lettori, abbiamo pensato di proporre ciò che rimane della discografia della band, suddividendola in due tranche. In questa prima tornata ascolteremo il primo CD pubblicato nel 1991, "Rings Of Earthly Light" ed il terzo del 2016 intitolato "Different Earths". Due grandi lavori che escono rispettivamente dagli archivi del nostro storico collaboratore Marco Osel e da quelli del sottoscritto. Resta escluso da questa presentazione il primo demo, risalente al 1990, pubblicato solo su musicassetta e intitolato "Pushing Together", purtroppo assente dai nostri archivi. Se qualche amico lo possiede ce lo faccia sapere (e magari ce lo invii). Sarebbe cosa alquanto gradita. Nella seconda parte (tra qualche giorno) ascolteremo "Tales From Another Time" (2019) e "1991/1995 - Rings Of Earthly Light and Other Songs" (2019), quest'ultimo attribuito a Eris Pluvia & Ancient Veil. In effetti il percorso musicale degli Eris Pluvia e quello degli Ancient Veil si interseca in molte fasi. Ma procediamo con ordine. Iniziamo dal primo vero album in studio degli Eris Pluvia.


Eris Pluvia - Rings Of Earthly Light (CD, 1991)
(from Osel archives)


TRACKLIST:

01. Rings of Earthly Light (17:12) :
a) Earthscore
b) Portrait
c) Sell My Feelings
d) Following Her in a Fantasy Lake
e) I Re-Emerged, Ancient Knight, in Presence of Metal Knights
02. In the Rising Mist (4:26)
03. The Broken Path (1:32)
04. Glares of Mind (3:56)
05. Pushing Together (4:40)
06. You'll Become Rain (2:14)
07. The Way Home (9:17)


FORMAZIONE:

Alessandro Serri - voce, chitarre elettriche e acustiche, flauto
Paolo Raciti - pianoforte, tastiere
Edmondo Romano - flauto dolce, flauto, sassofono, cori
Marco Forella - basso, chitarra acustica
Martino Murtas - batteria e percussioni

ospiti:
Valeria Caucino - voce (1 e 3)
Enrico Paparella - chitarra acustica (3)
Alessandro Cavatorti - chitarra acustica (4)
Sabrina Quarelli - violino (4 e 7)


Iniziamo come sempre dalle origini. Ricordo che alcune informazioni sulla band sono già presenti nel vecchio post dedicato a "Third Eye Light". Nel 1985 Alessandro Serri e Edmondo Romano fondano gli Eris Pluvia, una fusione tra suoni antichi e moderni. Nel 1991 danno vita ed arrangiano le loro composizioni nel lavoro discografico “Rings Of Earthly Light” uno dei più apprezzati album del progressive rock internazionale di quegli anni. Alessandro e Edmondo nel 1992 lasciano la band e insieme a Fabio Serri creano il progetto ‘Ancient Veil’, una sorta di derivazione del vecchio gruppo madre e nel 1995 pubblicano l’omonimo CD. Se volete approfondire la biografia  e la discografia degli Ancient Veil potete cliccare qui, per raggiungere il loro sito web ufficiale. Vorrei far notare che Serra e Romano suonarono anche nel CD di debutto dei Narrow Pass, altro ottimo gruppo prog italiano (per usare il linguaggio cinematografico saranno "a breve su questi schermi") e poi, singolarmente, negli altri due album della band genovese. "


Preso atto della defezione di Romano e  Serri, Marco Forella, Paolo Raciti e Alessandro Cavatorti reclutarono altri membri e ospiti per colmare il vuoto e proseguire con il progetto Eris Pluvia. Bisognerà però attendere il 2010 per vedere e gustare il secondo lavoro della band, quel magnifico "Third Eye Light", pubblicato dalla AMS, di cui abbiamo già parlato in un recente passato. L'album in questione, "Rings Of Earthly Light", inizialmente autoprodotto, venne pubblicato nello stesso anno dalla Musea in Francia. Uscì sul mercato nella doppia veste CD e musicassetta. Un'opera prima, che racchiude però una grande maturità artistica, dove il gruppo esprime al meglio la sua passione per il progressive rock internazionale.


Eris Pluvia - Different Earths (CD, 2016)
(from George archives)


TRACKLIST:

1. Renaissance (The Door Of My Soul Reprise) (3:23)
2. Man On A Rope (5:57)
3. Aqua (4:11)
4. Rain Is Falling (5:13)
5. Poet's Island (4:47)
6. Black Rainbow (4:48)
7. Heroes Of The Dark Star (10:13)
8. Springtime Drop (3:26)
9. The Door Of My Soul (6:09)


FORMAZIONE:

Alessandro Cavatorti - chitarre, testi
Marco Forella - basso, pianoforte, chitarra acustica, tastiere, batteria e percussioni
Roberta Piras - flauto
Roberto Minniti - voce



Altra lunga attesa, in questo caso di soli sei anni, ed ecco che gli Eris Pluvia realizzano il loro terzo album, ancora pubblicato dalla AMS Records. La formazione si è assestata a quartetto con Alessandro Cavatorti alla chitarra, Roberto Minniti, new entry alla voce solista, Roberta Piras al flauto e il grande Marco Forella, polistrumentista d'eccezione, che si destreggia tra basso, tastiere, chitarra e batteria.  Dal punto di vista tematico l'album si presenta come un'opera concettuale che esplora il profondo desiderio dell'umanità rivolto ai viaggi interstellari, alla scoperta e alla colonizzazione di nuovi mondi nello spazio. Musicalmente, il disco mette da parte i virtuosismi tecnici più esasperati a favore di atmosfere sia delicate e sognanti (ad esempio lo strumentale Springtime Drop col flauto in bella evidenza), sia più impetuose (come in Rain Is Falling). Lo stile fonde il rock sinfonico a sfumature folk e pastorali, trainato da flauti melodici, tastiere spaziali e assoli di chitarra fortemente influenzati da sonorità storiche come quelle di Camel e Pink Floyd (ascoltate la conclusiva The Door Of My Soul - flauto escluso - e mi direte). Poi, come sempre, ognuno è libero di trovare i riferimenti che più gli piacciono.



E qui termina la prima parte dei "remains", con l'obiettivo di completare la discografia degli Eris Pluvia. Tra qualche giorno verrà pubblicata la seconda tranche, ma nel frattempo tenetevi forti! E' in arrivo un bootleg a dir poco eccezionale di un musicista, purtroppo scomparso, che abbiamo tanto amato. Non spoilero oltre, ma questo concerto fa parte di quelle meraviglie che hanno reso grande e unico il nostro blog. Buon ascolto e a presto.


LINK Rings Of Earthly Light (1991)
LINK Different Earths (2016)

Post by George - Music by George & Osel

mercoledì 14 ottobre 2026

The Night Watch - Twilight (CD, 1997)


TRACKLIST:

    01. My Ivory Soul - 8:41
02. The Theme - 1:31
03. The Fisherman - 8:42
04. Tomorrow Happened - 9:48
05. The Black Cage - 8:44
06. A Game With Shifting Mirrors - 8:03
07. Flower of Innocence - 3:50


FORMAZIONE:

Simone Rossetti - voce
Francesco Zago - chitarra
Giovanni Alessi - tastiere
Antonio Mauri - basso
Diego Donadio - batteria


Ci fu un momento in cui The Watch si chiamarono The Night Watch. Era il 1997 e la formazione registrò un solo album con questo nome: il CD era "Twilight", pubblicato dall'etichetta Lizard. Sono andato a riscoprire questo CD (che mi ha da poco inviato in copia l'amico Osel che ringrazio, come sempre, anche perché mi ha rammentato l'esistenza di questo lavoro) perché sono un estimatore della musica dei Watch (perdonatemi se ora ometto l'articolo in inglese) e del suono degli anni '70 che fa capo in particolare ai Genesis. D'altronde la band milanese non ha fatto nulla per smentire la sua passione per Gabriel, Collins & Co., registrando album di cover e proponendole altresì dal vivo. Anche questo disco trasuda "Genesis sound" fin dalla prima nota, connotando, se mai ci fossero dubbi, la matrice stilistica della band. Dopo la registrazione di "Twilight" Rossetti, vocalist e indiscusso leader del gruppo, sciolse i Night Watch per ricostituire una "new version" chiamata semplicemente The Watch, con musicisti totalmente nuovi, La prima prova della nuova formazione sarà lo splendido "Ghost" (2001) già proposto sulla Stratosfera all'interno del mega post dedicato alla band che ritroverete qui.




E' giusto dire che Simone Rossetti, dotato di un timbro vocale molto "gabrieliano", insieme ai suoi compagni di avventura ha cercato di catturare lo spirito dei Genesis era Gabriel e di trasporlo negli anni '90 con un giusto equilibrio, senza stravolgerlo troppo. Operazione non facile, ma conclusa felicemente. A differenza di quanto hanno scritto alcuni critici che hanno osannato questo disco, io non lo ritengo un capolavoro. "Twilight" è un album più che dignitoso anche se - ma questo resta un mio personale parere - alcuni brani o parti di essi sono troppo contorti, faticosi da ascoltare e appesantiti da un uso massiccio di strumenti che ne penalizza l'essenza e la bellezza. Bravi sicuramente, ma i nuovi The Watch, dal 2001 in poi, sono un'altra cosa. In ogni caso si tratta di un'opera prima e quindi va presa coi benefici d'inventario. C'è di buono che racchiude tutti gli ingredienti  che porteranno negli anni a seguire The Watch tra le vette del new progressive rock italiano. Mi fermo qui. Buon ascolto.


LINK

Post by George (with the help of Osel)

domenica 20 settembre 2026

Metronhomme - Discograpfia (2005 - 2020) - tra musica e teatro


La miriade di gruppi di new prog, con sonorità spesso caratterizzate da mille altre contaminazioni, sorti in questi ultimi decenni in Italia, rende necessaria una selezione. Alcuni sono di altissimo livello, con suoni e composizioni che non si limitano a riprendere quelli degli anni '70, altri si collocano invece qualche gradino più in basso per la carenza di originalità. Nella blogosfera c'è posto per tutti, indubbiamente, ma noi della Stratosfera siamo in qualche modo chiamati a selezionare i gruppi e il materiale che vogliamo condividere. Tra le decine di file che ricevo quasi quotidianamente qualcosa deve rimanere fuori. Non è il caso di questi Metronhomme, una ottima band marchigiana formatasi agli inizi degli anni 2000, con all'attivo tre soli album (tuti autoprodotti), pur in un lasso di tempo di circa 15 anni. Colgo subito l'occasione per ringraziare l'amico Osel (ci tengo tantissimo al gioco di squadra) che mi ha inviato qualche tempo fa  i file del secondo CD del 2019, che hanno integrato quelli dei due album in mio possesso, completando così la discografia della band. Premetto fin da ora che le foto del post sono tratte dalla pagine Fb della band (che ha anche un interessante suo sito web - qui). 


La proposta artistica del gruppo unisce in modo impeccabile progressive rock, jazz, elettronica e qualche spruzzata di avant-garde. Il progetto Métronhomme prende vita nell'estate del 2003 a Macerata. La band ha scelto questo nome proprio per richiamare la fusione tra la rigidità del tempo musicale (il metronomo) e la componente emotiva e sperimentale dell'essere umano (l'homme). I loro lavori uniscono musica originale, teatro e arti visive in veri e propri spettacoli concettuali, Facciamo però un passo indietro. La band nasce con l'intento esplicito di sviluppare un percorso musicale insolito, basato interamente su composizioni originali e aperto alla totale sperimentazione sonora. Fin dagli esordi, i lavori del gruppo si strutturano sotto forma di "concept album": la band predilige narrazioni musicali complesse e trame d'insieme, rifiutando la logica del singolo brano fine a se stesso. La formazione classica vede la collaborazione di polistrumentisti capaci di fondere strumenti tradizionali, synth, tastiere e sezioni ritmiche complesse, attirando l'attenzione della critica e degli appassionati del prog-rock sia a livello nazionale che internazionale. Durante il periodo di lockdown per l'emergenza Coronavirus, la band ha sperimentato anche la produzione a distanza per dare vita ad una nuova e originale uscita discografica. Ne parleremo più avanti. 


Le pubblicazioni dei Métronhomme seguono una numerazione concettuale o titoli fortemente legati alla tradizione del rock progressivo teatrale e strumentale: Il primo lavoro risale al 2005 e si intitola "L'ultimo canto di Orfeo", opera prima in parte influenzata dal prog tradizionali, in parte arricchita da toni sperimentali. Dopo questo ottimo first work, rappresentato in numerosi teatri ed accolto favorevolmente dalla critica, e da cui venne tratto il CD della parte musicale, nel 2008 è la volta di “Neve”. Si tratta di una rappresentazione musical-teatrale liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Maxence Fermine e descrive, per il gruppo, un lavoro di ricerca, svolto insieme all’associazione teatrale “Non solo parole” di Macerata, che esplora la fusione tra strumenti musicali e teatrali, al servizio di uno spettacolo fatto di pieni e di vuoti di musica, immagini e sceneggiatura (ndr - tutte queste informazioni provengono dalla biografia ufficiale delgruppo presente sul loro sito web). Nel 2010 la band elabora, realizza e presenta “Bar Panopticon” al Teatro Lauro Rossi di Macerata, con il contributo dell’AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) e del Comune di Macerata. Procedendo sulla strada delle interferenze tra musica, teatro e video, i Métronhomme danno forma ad uno spettacolo multimediale, sullo stile di un noir onirico musicato e recitato dal vivo, di cui compongono oltre alle musiche, anche la sceneggiatura e ne realizzano i video, avvalendosi per la messa in scena, della collaborazione di professionisti provenienti dal Piccolo Teatro di Milano. Le musiche di questi due lavori teatrali non finiranno però né su CD né su album in vinile. 


Dovranno trascorrere ben 14 anni prima di poter ascoltare il secondo lavoro in studio dei Metronhomme. "4", questo il titolo, è un album maturo, fortemente espressivo, caratterizzato da una forte commistione jazz prog, acclamato dalla critica per la sua originalità. Il terzo e, per il momento, ultimo capitolo della produzione discografica della band risale al 2020 e si intitola "Tutto il tempo del mondo - 1 oikos". E ora è tempo di passare alla presentazione dei tre album.

Metronhomme - L'ultimo canto di Orfeo (CD, 2005)


TRACKLIST:

01. Orfeo (5:03)
02. Fuga e morte di Euridice (4:32)
03 . Orfeo intraprende il viaggio (4:54)
04. Quadrilogia: paesaggio sonoro (10:09)
05. Il traghetto di Caronte (6:18)
06. Cerbero (5:12)
07. Il patto (6:53)
08. Euridice (2:09)
09. Anabasi (6:39)
10. Il vagabondaggio in Tracia (2:22)
11. Le Menadi (3:37)
12 La morte di Orfeo (4:14)


FORMAZIONE:

Marco Poloni - chitarra, chitarra sintetizzatore
Andrea Ferraccio - basso, didjeridoo
Andrea Lazzaro Ghezzi - batteria, programmazioni
Tommaso Lambertucci - pianoforte, programmazioni, VST
Paolo Scapellato - tromba, tastiere, chitarra acustica


Come sopra ricordato, questo album contiene la musica dello spettacolo dei Metronhomme dal titolo “L'ultimo canto di Orfeo". Lo spettacolo, presentato in pubblico per la prima volta nel 2005, è un'interpretazione musicale e multimediale libera del mito greco di Orfeo ed Euridice. L'idea si basa sulla rappresentazione di un viaggio musicale attraverso una piccola compagnia di danza; alcune voci narranti in sottofondo accompagnano lo svolgersi dei brani musicali, come un piccolo vademecum per lo spettatore, e la band utilizza proiezioni video sincronizzate per accompagnare l'esecuzione dei pezzi. Il gruppo ha presentato la sua prima opera in numerosi teatri e le performance sono state accolte positivamente dalla critica (Bandcamp). A questo punto il gruppo ha deciso di realizzare un CD (autoprodotto), con le parti musicali dello spettacolo. Non è un album di facile ascolto e alcune tracce particolarmente complesse rimangono penalizzato causa la mancanza della parte visiva, quella legata alla sezione teatrale.. Denota però una grande capacità tecnica e creativa che esploderà molto più avanti nel secondo lavoro in studio.


Metronhomme - 4 (CD, 2019)


TRACKLIST:

01. I treni di Gabo (3:33)
02. L'uomo ombra (4:11)
03. Chiuso per gatti (2:44)
04. Blow-up - Automatic chiodi (4:04)
05. Rip Brian DIY (1:46)
06. Quattro pesci rossi (4:05)
07. Ortega (4:09)
08. Salt (3:56)
09. Hapax (4:02)
10. Uccideresti l'uomo grasso? (4:18)
11. Acrobazie (5:28)


FORMAZIONE:

Marco Poloni - chitarra
Tommaso Lammbertucci - piano, sintetizzatore, programming
Mirco Galli - basso
Andrea Lazzaro Ghezzi - batteria
Paolo Scapellato -tastiere (1,4,6,11), chitarra

ospite
Manuele Marani - contrabasso (3)


Nel 2019 prende forma l'album "4", quarto lavoro della band (considerando anche le colonne sonore realizzate per gli spettacoli teatrali), pubblicato in versione vinile 180gr e CD, autoprodotto, e contenente 11 brani strumentali, per una durata complessiva di 43 minuti di grande musica emozionante. "4" per la band è il risultato di un lungo periodo di distacco dalle scene "live", trascorso in sala prove e dedicato esclusivamente alla composizione e all'esplorazione musicale, con la successiva registrazione in studio come momento conclusivo. Il materiale è frutto del momento di massima libertà creativa della band. In effetti, a mio giudizio, si tratta della migliore prova discografica in assoluto anche perché libera dai vincoli imposti di una rappresentazione teatrale. Proseguo riportando quanto scritto sul sito ufficiale "Métronhomme 4 live" è stato presentato per la prima volta il 12 aprile 2019, presso il recentemente rinnovato teatro "Politeama" di Tolentino (MC). Per l'occasione, l'esecuzione rigorosamente live della musica è stata accompagnata da proiezioni video contestuali di una selezione di immagini cinematografiche evocative, realizzate da Riccardo Minnucci (per gentile concessione di Officine Mattatoli). L'album è veramente straordinario, di grande bellezza e creatività, da ascoltare tutto d'un fiato. Provare per credere.


Metronhomme - Tutto il tempo del mondo - 1. òikos (EP, 2020)


TRACKLIST:

1. Quarantine (2:41)
2. Come la neve (2:44)
3. Di una moneta che cade (4:26)
4. Supermarket (2:11)
5. Arkè (3:51)
6. Il rumore del mare (3:01)
7. La città di K. (5:36)


FORMAZIONE:

Mirko Galli - basso, synth pedal
Tommaso Lambertucci - piano, synth, voce
Andrea Lazzaro Ghezzi - percussioni (nessuna drum machine - tutto suonato a mano)
Marco Poloni - piano, voce


Anche se ha solo 6 anni di vita, ho voluto inserire nel post questo mini CD, o EP se preferite, non solo per completare la discografia dei Metronhomme, ma anche e soprattutto perché è stato realizzato in un momento di particolare difficoltà e sofferenza. Sappiamo bene cosa è stato il 2020 e questo lavoro, composto da soli 7 brani per una durata complessiva di 24 minuti, è nato in modo del tutto particolare. Vale la pena ripercorrerne l'iter. 
Scritto e registrato durante il lockdown, ogni membro della band ha lavorato sulla propria parte utilizzando qualsiasi cosa avesse a disposizione, dato che nessuno di loro poteva accedere alla sala prove, il che spiega anche la presenza delle percussioni. La band ci tiene a sottolineare che tutte le percussioni sono state suonate fisicamente da Andrea Ghezzi e che non c'è nessuna drum machine. I nuovi brani sono l'espressione di un intero mese di lavoro compositivo, svolto tra frenetiche connessioni in chat, commenti, osservazioni, email e file condivisi. 


Le registrazioni sono state effettuate utilizzando gli unici strumenti che ogni musicista aveva tra le mura domestiche. Anche strumenti insoliti, nuovi o vetusti, compresi divani, fogli di carta, spazzole per capelli, posate, specchi e bacinelle per il bucato. Non a casa nel titolo del CD figura la parola "òikos" che in greco antico significa "casa". La spinta creativa è stata enormemente alimentata proprio dalla nuova circostanza di doversi arrangiare con ciò che era a disposizione del gruppo. Questo modus operandi ha profondamente influenzato il nuovo lavoro, conferendogli un suono nuovo e originale ed inedite sonorità rispetto ai lavori precedenti.


 C'è una netta sensazione di separazione tra questi sette brani, non solo strumentali (per la prima volta vi sono parti vocali), e ci sono momenti in cui questa separazione colpisce davvero e diventa qualcosa di profondo e significativo. Ma ci sono anche momenti in cui risulta un po' superficiale e incompiuto. 
Non ci si aspetti di trovarsi di fronte alla riproposizione delle sonorità ascoltate in “4”, l’ultimo LP dei Metronhomme  “Tutto il tempo del Mondo” presenta 7 brani di difficile collocazione di “genere”. 


2024: "Metropolis" di Fritz Lang sonorizzato dai  Metrotronhomme
Prima di concludere faccio ancora un cenno all'ultimo lavoro realizzato dai Metronhomme un paio di anni fa. Nell'aprile 2024, in collaborazione col Cineteatro Excelsior di Macerata, viene presentato per la prima volta “Metropolis by Métronhomme”: il film capolavoro di Fritz Lang (1927) con una nuovissima sonorizzazione tramite la composizione di una colonna sonora originale realizzata ad hoc. La messa in scena ha visto la proiezione del film con l’esecuzione musicale dal vivo. Al momento anche questa colonna sonora non è stata trasposta su CD o vinile. 


Messaggio finale
Come si legge sul loro sito, i Métronhomme sono tutt'ora attivi e disponibili anche per la composizione e l’adattamento di musiche e colonne sonore per spettacoli teatrali, audiovisivi, film, cortometraggi, video pubblicitari, videogiochi, ecc. e per la partecipazione a festival e rassegne musicali.
E qui si conclude il post e con esso questa lunga avventura sonora attraverso la produzione musicale dei Metronhomme. Non mi resta che augurarvi buon ascolto.


LINK L'ultimo canto di Orfeo (2005)
LINK 4 (2019)
NEW LINK Tutto il tempo del mondo - 1. òikos (2020) (tutti i file in formato mp3)

Post by George - Music by George & Osel

venerdì 28 agosto 2026

Serie "Just One Record" - Alice's Mirror - Through The Mirror (CD, 2018)

 

TRACKLIST:

1. Fake Communication #1 (3:30)
2. Fake Communication (6:24)
3. Alice's Dance (4:06)
4. Ronin (11:32)
5. Bach Town (6:41)
6. Merigold (4:32)
7. Jump The Step (5:32)
8. Arabian Carpet (9:25)


FORMAZIONE:

Fulvio Bucci / voce, basso
Eduardo Bucci / tastiere
Walter Antonio Lanotte / chitarre, bouzouki, lap steel
Michele Di Modugno / batteria, pad

con:
Ass. Corale Polifonica "Rubis Canto" diretta dal M° Nicola Bucci (4)


Inizio, come faccio abitualmente, con i ringraziamenti, che indirizzo al generoso amico e collaboratore Marco Osel, sempre attento nel farci scoprire qualche perla rimasta nel sottobosco musicale e che vale la pena portare in superficie e condividere con i frequentatori della Stratosfera. Grazie come sempre, per questo ennesimo regalo. E di perla si tratta, dal momento che questo unico lavoro realizzato dagli Alice's Mirror nel 2018 è di una bellezza straordinaria (mio modesto pensiero, che sia ben chiaro). Visto che non si parla molto in giro per il web di questa band pugliese, riprendo quanto riportato dal sito Prog Archives.

Gli Alice's Mirror si sono formati nel 2016 a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, con l'obiettivo di proporre un progressive rock personale che fondesse influenze del passato con sonorità moderne. Dopo un periodo dedicato alla composizione di brani originali e al loro affinamento attraverso concerti nella scena locale, nel 2018 la band ha pubblicato un album di debutto intitolato "Through The Mirror" per l'etichetta indipendente Hydra Music (ndr - l'album si può ascoltare in streaming e scaricare da alcune piattaforme), con una formazione composta da Fulvio Bucci (voce, basso), Eduardo Bucci (organo, pianoforte, tastiere), Walter Antonio Lanotte (chitarre, bouzouki, lap steel) e Michele Di Modugno (batteria, pad). L'artwork dell'album, realizzato da Francesco Pio Marcone, rispecchia il contenuto musicale e nelle immagini presenti nel libretto si può apprezzare la cura che i musicisti dedicano all'aspetto visivo della loro musica, ispirata al romanzo di Lewis Carroll e al colorato film d'animazione di Walt Disney. Secondo la band, lo specchio riflette ciò che siamo e potrebbe essere visto come una porta d'accesso all'anima di un musicista, mentre Alice, la protagonista di un viaggio attraverso un mondo surreale e folle, rappresenta una metafora della ricerca musicale del gruppo...


Descrizione delle tracce (solo per chi ha voglia di leggerla)

L'ipnotico brano strumentale d'apertura "Fake communication # 1" inizia dolcemente con un'atmosfera spaziale e si conclude con un estratto del film commedia-drammatico italiano del 1981 "Sogni d'oro" diretto da Nanni Moretti, in cui si può sentire la voce infuriata di quest'ultimo ripetere "Non parlo di cose che non conosco!". È l'introduzione a "Fake Communication", una riflessione sincera e sentita sugli effetti negativi dei social media sul nostro modo di comunicare, dove le parole diventano solo rumore e troppe persone sembrano parlare senza avere nulla da dire, prigioniere dei like nelle loro chat...

Un estratto dalla versione italiana di "Alice nel Paese delle Meraviglie", il film d'animazione musicale fantasy americano del 1951 prodotto dalla Walt Disney Productions, introduce l'eccellente brano strumentale "Alice's Dance", che fonde echi degli anni Settanta e passaggi nervosi e intensi con chitarra elettrica e organo in primo piano. Questo brano introduce "Ronin", una sorta di elegia per un amico perduto, che inizia con un delicato arpeggio di chitarra acustica e un sognante motivo di pianoforte. L'atmosfera è malinconica, mentre la musica e le parole dipingono nuvole pallide in un cielo immobile e fiori che sbocciano nei campi... Il paesaggio primaverile fa da triste cornice all'ultimo addio di un guerriero errante, un samurai senza signore né terra... Questo brano contiene i cori della Corale Polifonica "Rubis Canto" diretto dal Maestro Nicola Bucci.

Un breve estratto da un documentario su Johann Sebastian Bach, che stigmatizza il cattivo carattere del celebre compositore, introduce "Bachtown", uno scintillante esercizio di stile in cui i musicisti mettono in mostra il loro talento e la loro grande maestria, fondendo rock e musica classica, da Bach a Mozart e alla sua Marcia Turca dalla Sonata per pianoforte in La maggiore n. 11...


"Merigold" è un bel pezzo folk che affronta il tema dell'emigrazione. Ci si trova di fronte a una scelta difficile: si è davvero sicuri di essere più felici se si lascia la propria patria e le proprie radici, dimenticandole, per cercare un posto migliore dove vivere e guadagnare? È questa la vita che si desidera veramente? Non è tutto oro quel che luccica...

L'album si chiude con due brani strumentali: la nervosa "Jump The Step" e la lunga e sognante "Arabian Carpet", intrisa di sonorità orientali e tocchi di psichedelia che evocano un forte senso di mistero, dove aggressivi riff di chitarra elettrica si alternano a passaggi acustici più delicati.

Insomma, un album che non poteva mancare nel catalogo della Stratosfera. Vi segnalo infine la recensione curata da Donato Ruggiero sul suo sito (la troverete qui).
E' tutto. Buon ascolto


LINK

Post by George - Music by Osel

lunedì 24 agosto 2026

Artisti vari - Mille papaveri rossi (compilation, 2 CD, 2003)


TRACKLIST CD 1:

01. Judith Malina / Le nuvole
02. Marmaja / Crêuza de mä
03. Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo con Stefano Giaccone / Ho visto Nina volare
04. Paolo Capodacqua / Morire per delle idee
05. The Walkabouts / Desamistade
06. Stefano Maria Ricatti Ensemble / Il pescatore
07. Eire Nua / Geordie
08. Franco Fabbri / Hotel Supramonte
09. Lalli / Ave Maria
10. Roberto Bartoli / Se ti tagliassero a pezzetti
11. Sniper / Inverno
12. Paolo Capodacqua / Un malato di cuore
13. Bonifica Emiliana Veneta / Amico fragile
14. Andrea Parodi e Bocephus King / Suzanne
15. Frontiera / Nella mia ora di libertà
16. Stefano Giaccone / La ballata dell'eroe
17. Kurkuma / La guerra di Piero
18. Laborintus / Canzone del maggio


TRACKLIST CD 2:

01. Lino Straulino / Verranno a chiederti del nostro amore
02. Mercanti di Liquore / Bocca di Rosa
03. Mideando String Quartet / Un giudice
04. Alessio Lega / Canto del servo pastore
05. FLK / Khorakhané
06. Alexian Group / Khorakhané (2ª parte)
07. Bevano Est / Sidún
08. Sergio Pugnalin e Marco Giaccaria / Jamín-a
09. Fratelli di Soledad / Fiume Sand Creek
10. Compagnia Angeli del Non Dove / Fila la lana
11. Judas 2 / 'Â pittima
12. Spoon River Band / Girotondo
13. Giorgio Cordini / La ballata dell'eroe
14. Gang / Giovanna d'Arco
15. La Rosa Tatuata / Rimini
16. Arbe Garbe / Maria nella bottega d'un falegname
17. L'Estorio Drolo / Il suonatore Jones
18. Alberto Cesa e Cantovivo / Canzone del maggio
19. Stefano Santangelo / Il pescatore


Altro graditissimo cadeau da parte del nostro mitico Osel per omaggiare uno tra i più grandi cantautori italiani, tanto amato e mai dimenticato come Fabrizio De André. Il grande Faber è scomparso già da 27 anni. Era l'11 gennaio 1999. Incredibile come passa il tempo. La compilation è decisamente anomala rispetto ad altri episodi simili proposti in passato sia per la scelta dei brani presenti che per gli esecutori che ancora per il progetto che vi sta alla base. Come è facile immaginare il titolo fa riferimento ad una strofa de "La guerra di Piero". Dalle informazioni in mio possesso il doppio CD, frutto dell'iniziativa della rivista anarchica "A" e curato da Marco Pandin, uscì per la prima volta nell'estate del 2003 in una versione non commercializzabile, in quanto per ottenerla bisognava fare una sottoscrizione alla rivista. Esaurite le 3000 copie disponibili è stata riproposta nel 2004 con una diversa veste grafica e con un libretto allegato. In copertina troviamo una vignetta di Andrea Pazienza che raffigura Sandro Pertini. Le 37 canzoni sono eseguite da musicisti noti (pochi), meno noti (parecchi) e per nulla noti (molti). I risultati sono in alcuni casi sorprendenti. Si segnalano tra gli altri la cantautrice astigiana Lalli, Giorgio Cordini chitarrista e collaboratore più volte di Fabrizio De André anche negli ultimi tour e il musicista e musicologo Franco Fabbri.


Per completezza di informazioni, vi riporto questo accurato articolo pubblicato sul sito "viadelcampo.com" (che vi consiglio di visitare..

"Mille papaveri rossi è il nome del cd doppio curato da Marco Pandin, dalla diffusione del quale traggono beneficio le casse di A/Rivista Anarchica. Si tratta di una raccolta di canzoni di Fabrizio De André interpretate da musicisti estranei e/o marginali rispetto al mercato discografico. Musicisti col nome piccolo piccolo, oppure senza nome. Tutta gente che nel «giro» c'è entrata solo di striscio e solo per poco, oppure non c'è mai entrata o voluta entrare. Bisogna innanzitutto dire che, nelle intenzioni di Marco e dei musicisti partecipanti, questa non è una celebrazione ufficiale: con questo progetto si è voluto esprimere il bisogno comune di riunirsi sotto alle canzoni di Fabrizio per suonarle, cantarle e ascoltarle insieme. Canzoni speciali, queste: canzoni che hanno saputo farsi strada direttamente fino al cuore. Il loro è un destino del tutto particolare: sono suonate nelle osterie, accanto ai falò sulla spiaggia e sui palchi dei bei teatri del centro, sono cantate in chiesa, sotto la doccia e nei campi rom, nelle sezioni di partito, nei raduni anticlericali e alle manifestazioni per la pace, da interpreti famosi per il pubblico pagante e da musicisti sconosciuti nelle feste di piazza. Nelle situazioni più diverse. Senza mai perderne in dignità.


Le registrazioni raccolte sono tutte autoprodotte, in massima parte sono casalinghe oppure riprese dal vivo, e (tranne una, altrimenti inutilizzabile) non sono state sottoposte a trattamenti o modifiche tecniche. Una scelta che vuole sottolineare il carattere documentario di questa iniziativa, così come le altre curate nel passato da Marco sempre allo scopo di raccogliere fondi a sostegno del nostro giornale, privilegiando i contenuti piuttosto che la forma. Ne risulta, alla fine, una raccolta «altra» nelle premesse e nelle intenzioni: è un «non prodotto», un oggetto «non in vendita» perché «non vendibile» (e che infatti non si trova nei tradizionali negozi di dischi: per procurarsene una copia bisogna muoversi, chiedere in giro, darsi da fare).


«E De André? Dove l'avete?» si chiede il piccolo Pertini in copertina, disegnato da Andrea Pazienza (ringraziamo la sua famiglia per la generosità). Non crediamo sia solo facile retorica affermare, com'è scritto sui muri, che Fabrizio è vivo ed è anche qui. C'è traccia di Fabrizio anche nelle nostre cantine e stanze di casa trasformate in sale prova e studi di registrazione improvvisati. C'è la sua voce che profuma l'aria dei centri sociali lasciati senz'acqua nelle «città più sicure» dove si attende l'alba temendo sgomberi e manganellate.
Ai due CD (ndr - pubblicati dall'etichetta Stella Nera) è allegato un libretto con le note tecniche per ogni brano, più un contributo scritto inedito dello scrittore genovese Marco Sommariva. Concludiamo con un ringraziamento particolare a Dori Ghezzi ed a Cristiano De André, che hanno espresso il loro apprezzamento e sostegno a questa iniziativa sin da quando era soltanto un sogno sfocato".
E' tutto, cari amici. Vi lascio augurandovi buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Music by Osel