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martedì 20 ottobre 2026

Eris Pluvia - The Remains - part I (1991-2016)


PREFAZIONE 

Dopo la pubblicazione su queste pagine del secondo CD, nel rispetto dell'ordine cronologico, degli Eris Pluvia (dal titolo Third Eye Light del 2010, che ritroverete qui), vuoi per la bellezza della musica da loro proposta, vuoi per alcune richieste pervenute da parte di amici e lettori, abbiamo pensato di proporre ciò che rimane della discografia della band, suddividendola in due tranche. In questa prima tornata ascolteremo il primo CD pubblicato nel 1991, "Rings Of Earthly Light" ed il terzo del 2016 intitolato "Different Earths". Due grandi lavori che escono rispettivamente dagli archivi del nostro storico collaboratore Marco Osel e da quelli del sottoscritto. Resta escluso da questa presentazione il primo demo, risalente al 1990, pubblicato solo su musicassetta e intitolato "Pushing Together", purtroppo assente dai nostri archivi. Se qualche amico lo possiede ce lo faccia sapere (e magari ce lo invii). Sarebbe cosa alquanto gradita. Nella seconda parte (tra qualche giorno) ascolteremo "Tales From Another Time" (2019) e "1991/1995 - Rings Of Earthly Light and Other Songs" (2019), quest'ultimo attribuito a Eris Pluvia & Ancient Veil. In effetti il percorso musicale degli Eris Pluvia e quello degli Ancient Veil si interseca in molte fasi. Ma procediamo con ordine. Iniziamo dal primo vero album in studio degli Eris Pluvia.


Eris Pluvia - Rings Of Earthly Light (CD, 1991)
(from Osel archives)


TRACKLIST:

01. Rings of Earthly Light (17:12) :
a) Earthscore
b) Portrait
c) Sell My Feelings
d) Following Her in a Fantasy Lake
e) I Re-Emerged, Ancient Knight, in Presence of Metal Knights
02. In the Rising Mist (4:26)
03. The Broken Path (1:32)
04. Glares of Mind (3:56)
05. Pushing Together (4:40)
06. You'll Become Rain (2:14)
07. The Way Home (9:17)


FORMAZIONE:

Alessandro Serri - voce, chitarre elettriche e acustiche, flauto
Paolo Raciti - pianoforte, tastiere
Edmondo Romano - flauto dolce, flauto, sassofono, cori
Marco Forella - basso, chitarra acustica
Martino Murtas - batteria e percussioni

ospiti:
Valeria Caucino - voce (1 e 3)
Enrico Paparella - chitarra acustica (3)
Alessandro Cavatorti - chitarra acustica (4)
Sabrina Quarelli - violino (4 e 7)


Iniziamo come sempre dalle origini. Ricordo che alcune informazioni sulla band sono già presenti nel vecchio post dedicato a "Third Eye Light". Nel 1985 Alessandro Serri e Edmondo Romano fondano gli Eris Pluvia, una fusione tra suoni antichi e moderni. Nel 1991 danno vita ed arrangiano le loro composizioni nel lavoro discografico “Rings Of Earthly Light” uno dei più apprezzati album del progressive rock internazionale di quegli anni. Alessandro e Edmondo nel 1992 lasciano la band e insieme a Fabio Serri creano il progetto ‘Ancient Veil’, una sorta di derivazione del vecchio gruppo madre e nel 1995 pubblicano l’omonimo CD. Se volete approfondire la biografia  e la discografia degli Ancient Veil potete cliccare qui, per raggiungere il loro sito web ufficiale. Vorrei far notare che Serra e Romano suonarono anche nel CD di debutto dei Narrow Pass, altro ottimo gruppo prog italiano (per usare il linguaggio cinematografico saranno "a breve su questi schermi") e poi, singolarmente, negli altri due album della band genovese. "


Preso atto della defezione di Romano e  Serri, Marco Forella, Paolo Raciti e Alessandro Cavatorti reclutarono altri membri e ospiti per colmare il vuoto e proseguire con il progetto Eris Pluvia. Bisognerà però attendere il 2010 per vedere e gustare il secondo lavoro della band, quel magnifico "Third Eye Light", pubblicato dalla AMS, di cui abbiamo già parlato in un recente passato. L'album in questione, "Rings Of Earthly Light", inizialmente autoprodotto, venne pubblicato nello stesso anno dalla Musea in Francia. Uscì sul mercato nella doppia veste CD e musicassetta. Un'opera prima, che racchiude però una grande maturità artistica, dove il gruppo esprime al meglio la sua passione per il progressive rock internazionale.


Eris Pluvia - Different Earths (CD, 2016)
(from George archives)


TRACKLIST:

1. Renaissance (The Door Of My Soul Reprise) (3:23)
2. Man On A Rope (5:57)
3. Aqua (4:11)
4. Rain Is Falling (5:13)
5. Poet's Island (4:47)
6. Black Rainbow (4:48)
7. Heroes Of The Dark Star (10:13)
8. Springtime Drop (3:26)
9. The Door Of My Soul (6:09)


FORMAZIONE:

Alessandro Cavatorti - chitarre, testi
Marco Forella - basso, pianoforte, chitarra acustica, tastiere, batteria e percussioni
Roberta Piras - flauto
Roberto Minniti - voce



Altra lunga attesa, in questo caso di soli sei anni, ed ecco che gli Eris Pluvia realizzano il loro terzo album, ancora pubblicato dalla AMS Records. La formazione si è assestata a quartetto con Alessandro Cavatorti alla chitarra, Roberto Minniti, new entry alla voce solista, Roberta Piras al flauto e il grande Marco Forella, polistrumentista d'eccezione, che si destreggia tra basso, tastiere, chitarra e batteria.  Dal punto di vista tematico l'album si presenta come un'opera concettuale che esplora il profondo desiderio dell'umanità rivolto ai viaggi interstellari, alla scoperta e alla colonizzazione di nuovi mondi nello spazio. Musicalmente, il disco mette da parte i virtuosismi tecnici più esasperati a favore di atmosfere sia delicate e sognanti (ad esempio lo strumentale Springtime Drop col flauto in bella evidenza), sia più impetuose (come in Rain Is Falling). Lo stile fonde il rock sinfonico a sfumature folk e pastorali, trainato da flauti melodici, tastiere spaziali e assoli di chitarra fortemente influenzati da sonorità storiche come quelle di Camel e Pink Floyd (ascoltate la conclusiva The Door Of My Soul - flauto escluso - e mi direte). Poi, come sempre, ognuno è libero di trovare i riferimenti che più gli piacciono.



E qui termina la prima parte dei "remains", con l'obiettivo di completare la discografia degli Eris Pluvia. Tra qualche giorno verrà pubblicata la seconda tranche, ma nel frattempo tenetevi forti! E' in arrivo un bootleg a dir poco eccezionale di un musicista, purtroppo scomparso, che abbiamo tanto amato. Non spoilero oltre, ma questo concerto fa parte di quelle meraviglie che hanno reso grande e unico il nostro blog. Buon ascolto e a presto.


LINK Rings Of Earthly Light (1991)
LINK Different Earths (2016)

Post by George - Music by George & Osel

giovedì 1 ottobre 2026

Tony D'Urso Blues & Soda Band - Happy Birthday Mr. Dylan (CD, 1991)


TRACKLIST:

01. Pledgin' My Time
02. Mighty Quinn
03. Just Like Tom Thumb's Blues
04. Oh Sister
05. All Along The Watchtower
06. Tombstone Blues
07. My Back Pages
08. Just Like A Woman
09. Sweet Heart Like You
10. I Shall Be Released
11. Rainy Day Women 12 & 35



FORMAZIONE:

Tony D'Urso - chitarra, voce
Valerio Giambelli - chitarra
Luca Revel - organo
Francesco Bechis - basso
Sandro Immacolato - batteria, percussioni
Paolo Peretti - fisarmonica
Roberto Goria - sassofono


Inizio col ringraziare il grande Frank-One per questo prezioso contributo (promessa mantenuta, amico mio). Gradualmente stiamo completando la discografia di Tony D'Urso, che potremmo definire un "affezionato" ospite del nostro blog. In questo frangente lo troviamo alla guida della Blues & Soda Band (anche conosciuta semplicemente come Blues & Soda), una formazione che con questo marchio di fabbrica registrò un solo album, questo "Happy Birthday Mr. Dylan", pubblicato nel 1991 dall'omonima etichetta Blues & Soda. Il titolo del CD è emblematico: venne pubblicato per celebrare il 50° compleanno del grande artista americano. all'anagrafe Robert Allen Zimmerman, nato il 24 maggio 1941 a Duluth nel Minnesota. Undici tracce, riarrangiate con gusto e maestria, che ripercorrono i momenti salienti della sua lunga e articolata carriera artistica. La formazione a sette, nella quale troviamo un paio di musicisti (Immacolato, Revel) che confluiranno anni dopo nel Tony D'Urso Group, si caratterizza per un suono robusto, condito da ottime parti vocali e ottimi assoli di chitarra. Bella e intenza, come sempre, la voce di Tony D'Urso. 


Tra i brani di punta segnalo "Mighty Quinn". "All Along The Watchtower" e ancora le immortali "Just Like A Woman" e "I Shall Be Released". Il finale non poteva essere più grandioso, degno della Band di Robbie Robertson (lo so, il paragone è un po' forte, ma i nostri eroi se lo meritano): una versione graffiante e trascinante di "Rainy Day Women 12 & 35", un blues "sporco" con la chitarra di Tony in bella evidenza. Francamente preferisco questa versione "old style" rispetto all'originale di Dylan troppo chiassosa (era l'apertura di "Blonde On Blonde"). Un grande album che piacerà, ne sono certo, anche a coloro che non sono appassionati di blues (o lo sono in minima parte).  
Ancora un grazie al nostro amico Frank-One e voi tutti auguro buon ascolto. 

Il nostro festeggiato sul finire degli anni '80


Post by George - Music by Frank-One

mercoledì 1 aprile 2026

David Riondino si è spento il 29 marzo (1952-2026 R.I.P.) - La Stratosfera ricorda il grande artista

 

INTRO by GEORGE
Gli organi di informazione in questi giorni hanno dato fondo alla loro fantasia per trovare un titolo legato alla scomparsa dell'artista fiorentino (deceduto il 29 marzo 2026 all'età di 73 anni): "poeta della satira", "cantautore, attore e autore", "il cantautore padre di Maracaibo", "la gioia e la follia di una vita in rima", "il poeta anarchico che ipnotizzò Maurizio Costanzo", "Addio al picaresco David Riondino, sempre in attesa delle ballerine". Può bastare? Direi proprio di sì. Anche l'Osservatore Romano si è unito al coro di elogi con un breve trafiletto. Noi della Stratosfera siamo molto più modesti: ci occupiamo di musica e non ci dedichiamo alle frasi roboanti (seppur giuste e legittime). Noi vogliamo ricordare l'artista solamente per la sua musica. Lo facciamo attraverso un lavoro corale che ha coinvolto, oltre che il sottoscritto, altri due amici/collaboratori del nostro "Stratospheric Team", ovvero Osel, e Cimabue. Un lavoro a 6 mani che, ne sono certo, sarà di vostro gradimento. Ognuno di noi ci ha messo "del suo", come si dice, con l'obiettivo comune di rendere omaggio al "caleidoscopico" artista, un creativo  "a tutto tondo",  e di condividerne la musica con i nostri lettori/navigatori. L'amico Frank-One, sempre per tenere vivo il nome di David Riondino, fra qualche giorno metterà a disposizione i file di un inedito concerto live. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. 
Si apre la carrellata con una sintetica, ma precisa ed efficace biografia, tracciata da Cimabue.


IL PROFILO DI DAVID RIONDINI - A CURA DI CIMABUE (Pietro)
"Sintetizzare in poche righe l’opera di un’artista poliedrico come David non è cosa facile. Per dieci anni bibliotecario presso la biblioteca nazionale di Firenze e poi…… poi musicista (cantante e autore), giornalista, attore (cinema, teatro e televisione), conduttore radiofonico, produttore, consulente teatrale… e sicuramente ho tralasciato qualcosa. Un uomo tanto appassionato, quanto illuminato, capace di spaziare dai primi passi (decisamente impegnati ed impegnativi) con il Collettivo Victor Jara (già documentati sul blog) per arrivare a Maracaibo, hit di successo affidata a Lu Colombo nella calda estate del 1981. Ma prima, nel 1978, l’album omonimo del debutto solista (anche questo già postato) e l’apertura dei concerti del celeberrimo tour di Fabrizio De André con la PFM, ben testimoniato dallo stesso David nel docufilm “Il Concerto Ritrovato” edito nel 2020 con la regia di Walter Veltroni. Al cinema frequenta Marco Tullio Giordana (con una comparsata nel suo film d’esordio) e persino Gabriele Salvatores e Giuseppe Bertolucci; sulla carta stampata imprime il suo tratto satirico in testate  leggendarie, quali “Tango”, “Il Male”, “Cuore”, “Comix” e “Boxer” oltre che sul quotidiano “Il Manifesto”. In TV lo ricordiamo in altrettanti epici programmi comico-satirici, tra cui “Lupo Solitario”, “Zanzibar” e “L’Araba Fenice” oltre che come ospite al “Maurizio Costanzo Show” e a “Quelli che il Calcio”. A teatro, lo ricordiamo complice di personaggi del calibro di Paolo Rossi, Silvio Orlando e Sabina Guzzanti (per un certo periodo anche compagna di vita), Ricca e di qualità, infine, la produzione discografica, in cui spiccano collaborazioni eccellenti. Un istrione gentile, dal tratto pressoché unico, con quel suo fare scanzonato che è divenuto il suo marchio di fabbrica".
Bon voyage, David 


Per una lettura completa della biografia, della discografia e dell'attività artistica in genere, vi rimando al sito ufficiale di David che troverete qui. 

Qualcuno di noi - io no, purtroppo - ha avuto l'opportunità di conoscerlo personalmente, come nel caso dell'amico Osel che ha voluto dedicargli questo toccante ricordo.

IL RICORDO DI OSEL (Marco)
Ho incontrato David tantissimi anni fa, eravamo tutti giovani di belle speranze, politicamente impegnati e artisticamente esaltati. Era il tempo dell'immaginazione al potere e sogni vari. Ci si vedeva fra festival, incontri a casa di amici, concerti, ecc. Il suo talento era già ben visibile, grande affabulatore, musicista per nulla sprovveduto, cantante ben impostato. teatrante istrionico. Non ci siamo mai persi di vista e, nonostante le scelte di vita differenti, ha sempre accettato i nostri inviti e ci ha donato, qui in zona, spettacoli mirabolanti. Fra tutti una rilettura del Boiardo (in un convegno sul grande poeta, all'interno di quella che era stata la sua rocca a Scandiano) e una serata di canzoni ispirate a Boccaccio. David era un uomo colto, simpatico (come sanno essere i toscani), dolce e burbero al contempo (come sanno essere i toscani....mi ripeto), coerente e testardo. A volte abbiamo discusso aspramente, come quella volta sul green pass, ma riuscendo sempre a rimanere rispettosi uno dell'altro. Come ha scritto Patrizio Roversi: "Se ne è andato e non ci ha aspettato...noi della sua generazione... Pensare che qualche settimana fa sembrava stesse meglio.
Ciao David, con te se ne va un pezzo della nostra anima giovanile.


ED ORA LA MUSICA DI DAVID
Premetto che il nostro blog, come ha ricordato Cimabue, si è già occupato nel passato, in modo piuttosto significativo, della discografia di Riondino e del Collettivo Victor Jara. Pur tuttavia alcuni album mancano ancora all'appello. Per questa mesta circostanza lo vogliamo ricordare attraverso due CD risalenti al 1989 e al 1991, ovvero "Racconti Picareschi" e "Non svegliate l'amore".  

David Riondino - Racconti Picareschi (CD, 1989) 


TRACKLIST:

01. Africa - 3:41
02. Elefanti - 4:04
03.Maracaibo - 4:07
04. Dottor Livingstone, I Suppose - 3:50
05. Inno dei Professionisti - 3:31
06. La Mantide Religiosa - 3:55
07. Milano sembra - 4:09
08. Canzone del silenzio degli animali - 3:49
09. Crepuscolo del Novecento - 4:25
10. Jessica - 1:53
11. E va Po Ro - 1:53
12. La grande aragosta - 1:27
13. Canzone della foca - 2:02
14. Canzone dell'impiegatino asburgico 1:17
15. Giuseppina che cammina sul filo (Francesco Del Gregorio?) - 3:12
16. Franco a Catania (Francesco Battiuto?) - 3:23
17. Parco Dell'Uccellina - 2:10
18. Le strade di Tex - 3:39
19. Alegria do Brasil - 0:56
20. Empepada de Cajajo - 1:33


Questo album è stato gentilmente fornito dall'amico Osel che ringrazio a nome di tutti gli amici della Stratosfera. Purtroppo i musicisti che accompagnano David lungo queste 20 tracce non sono indicati. Peccato. Ma andiamo oltre. "Racconti picareschi" venne pubblicato dalla CGD nel 1989 in versione vinile, CD e musicassetta. Ma cosa sono i "racconti picareschi"? Perdonate questo piccolo sfoggio di erudizione. Il termine "racconti picareschi" si riferisce al celebre genere letterario nato nella Spagna del Cinquecento. La letteratura picaresca è un genere di narrativa che racconta le avventure di un picaro, un antieroe di umili origini, che sopravvive grazie alla propria astuzia in una società corrotta. Questo in sintesi. Riondino volle titolare così il suo album, un mix di narrazione teatrale e musica in cui ogni traccia descrive storie avventurose e personaggi bizzarri. Tra i brani più conosciuti ricordiamo Africa, Elefante e Maracaibo. L'opera riflette lo spirito ironico e affabulatorio di Riondino, trasportando il concetto di "picaro" in un contesto più moderno e decisamente surreale. Da non perdere le due tracce in cui Riondino fa la parodia di De Gregori (De Gregorio) e Battiato (Battiuto). Un album storico. 


David Riondino - Non svegliate l'amore (CD, 1991)


TRACKLIST:

01. Un sogno
02. Non svegliate l'amore
03.Amica mia
04.Dialogo
95.Primavera
06. Tutto passa in un soffio
07. Un infinito vuoto
08. Danza (violino Angelo Branduardi)
09. Vento
10. Donna
11. Tempo
12. Morte
13. Vento (ripresa)


Congedatosi dai racconti picareschi, nel 1991 David Riondino realizza "Non svegliate l'amore", sempre pubblicato dalla CGD nei tre classici formati dell'epoca: vinile, CD e musicassetta. Da allora l'album non è più stato ristampato. Da sottolineare la bellissima copertina, caratterizzata da un volto femminile, molto elegante, e da una iguana. L'album, oltre che per la delicatezza e la bellezza dei testi e delle musiche, è anche noto per il coinvolgimento di grandi nomi della cultura e dell'arte italiana. In particolare i testi sono stati curati dal fumettista Andrea Pazienza, mentre la copertina e il retro sono opera rispettivamente dello stesso Pazienza (l'ultima da lui realizzata) e di Milo Manara. L’album è l’omaggio commosso di David Riondino al suo amico geniale e compagno di tante avventure, Andrea. Per quanto riguarda le musiche, molte tracce sono sostenute da ritmi di danza come bolero e tango. Nel disco vi sono altresì collaborazioni di rilievo come quella di Angelo Branduardi, che suona il violino nel brano "Danza", Un lavoro di grande spessore che ha lasciato il segno. L'album - che mi è stato inviato anche dall'amico Osel, proviene questa volta dai mei archivi. Insomma, melius abundare...


Abbiamo concluso questo breve viaggio che vuole semplicemente ripercorrere alcuni significativi passaggi musicali all'interno della ricca discografia di David Riondino. Il suo ricordo, ne sono certo, non si esaurirà con questo post. Più avanti ritorneremo sul personaggio con qualche bel regalo. Per il momento è tutto. Ringrazio ancora gli amici Osel e Cimabue per la sempre preziosa collaborazione e a voi tutti auguro buon ascolto,

Ciao David, il viaggio con te continua...


LINK Racconti Picareschi
LINK Non svegliate l'amore 

Post by George, Cimabue, Osel (six hands for the Stratospheric friends)

sabato 8 novembre 2025

Aton's - Two Pieces from 1991 & 2002

 

    Un bel lavoro a quattro mani, cosa che accade sovente su questo blog, tra il sottoscritto e il nostro collaboratore Roberto, col fine di portare alla ribalta gli Aton's, una ottima band di new progressive rock che ha preso il nome da una antica divinità egizia. La loro storia risale addirittura agli ani '70, per la precisione al 1977. Wikipedia presenta una biografia molto accurata del gruppo torinese, tant'é che mi viene da pensare che sia stata scritta da un componente della band. Salto le origini (vi invito però a leggere la biografia completa qui) per passare direttamente alla metà degli anni '80. Risale al 1983 la registrazione del primo singolo (Ore tre / Sogni), mentre nel 1986 venne registrato "H", un disco che vide la luce solo nel 1992 grazie alla Mellow. Il 1989 segna l'uscita del primo album ufficiale, "A.I.2984", con cui di fatto la band cominciò ad essere apprezzata nell'ambiente progressive internazionale. L'esperienza fu positiva e nel 1989 il gruppo iniziò a registrare il secondo album, "Caccia Grossa", che uscì nel 1991 per l'etichetta fiorentina  Contempo Records. Il disco, pubblicato anche in versione CD, riscosse un notevole successo nell'ambiente prog al punto da venire ristampato in Giappone ed in Corea e recensito positivamente da molte riviste specializzate internazionali. Del brano Buio fu prodotto un videoclip che più volte fu programmato su MTV. E qui ci fermiamo per passare al primo ascolto.

Gli Aton's in quartetto

Aton's - Caccia grossa (CD, 1991) - archivio Roberto


TRACKLIST:

1. Maggio di Sant'Elena (6:33)
2. Caccia grossa (4:55)
3. Ombre di musica (4:43)
4. La torre tradita (7:35)
5. Sinfonia n°2 per tastiere MIDI, batteria, basso e chitarra più o meno distorta (12:44)
6. L'appuntamento (3:37)
7. Buio (6:43)


FORMAZIONE:

Pietro Ratto - voce, chitarra, tastiere
Vito Frallonardo - basso
Massimo Trasente - batteria, percussioni, octapad


Ringrazio ancora una volta l'amico Roberto per avermi inviato i file di questo album. Formazione "ridotta" a trio (inizialmente era un quintetto poi un quartetto), con nell'organico un eccellente polistrumentisti come Pietro Ratto (co-fondatore della band) per procedere alla registrazione di questa ottima seconda prova dal titolo "Caccia grossa". I sette brami di cui è composto l'album risentono delle influenze del progressive degli anni '70 e '80, ma vanno oltre la semplice riproposta, provvedendo invece alla rielaborazione dei suoni con gusto e originalità. La "Sinfonia n. 2" (track 6) è un piccolo capolavoro che ben riassume le qualità tecniche dei tre musicisti, Un plauso va anche alla voce di Pietro Ratto, molto intensa ed espressiva. Decisamente un'ottima prova che ben fotografa i suoni degli Aton's ai loro (quasi) esordi discografici.

Aton's - Capolinea (2002, CD) - archivio George


TRACKLIST:

01. Introduzione - Star
02. La fanciulla e l'albero
03. Oltre me
04. All'ingresso
05. Il fratello
06. Capolinea
07. Come me
08. Sonata
09. Sempre solo

Bonus track
10. Canzone per un'amica (dalla compilation "Zarathustra Revenge", 1997)


FORMAZIONE:

Pietro Ratto - voce, chitarra, tastiere
Vito Frallonardo - basso
Riccardo Lombardo - batteria


L'album "Capolinea" (che proviene dai miei archivi, venne pubblicato postumo, nel 2002, dall'etichetta Musea, dal momento che il gruppo si era sciolto nel 1999 dopo quasi 25 anni di onorata attività. I brani vennero registrati tra il 1997 e il 1998. "Capolinea", lo dice il nome stesso, fu l'ultimo album in assoluto della band torinese. Pietro Ratto, subito dopo lo scioglimento, iniziò una interessante carriera solista. Le sonorità di quest'ultima prova discografica risentirono dell'evoluzione stilistica avvenuta all'interno della band nel corso degli anni e delle delle registrazioni degli altri due album (1994 e 1996): un suono più aggressivo, la linea del basso decisamente più potente, così come è potente il drumming del nuovo batterista, l'inserimento di suoni intriganti come l'organo di chiesa (posto in apertura dell'album). Insomma un'altra grande prova che avrebbe richiesto un seguito, magari un bel live. Infine ho inserito una bonus track: forse qualcuno si ricorderà che gli Aton's erano presenti nella compilation "Zarathustra Revenge" pubblicata in formato 4 CD nel 1997, con la cover di "Canzone per un'amica" scritta da Francesco Guccini e portata al successo sia da Guccini stesso che dai Nomadi. E' tutto. Qui si conclude il nostro post. Mi auguro che gli Aton's possano trovare il vostro apprezzamento. Ci sentiamo nei commenti, se volete. 
Buon ascolto. 

Pietro Ratto

LINK Caccia grossa (1991)
LINK Capolinea (2002)

Post by Roberto & George

mercoledì 22 novembre 2023

Rocking Chairs - 1991 - Hate And Love Revisited (CD version)


TRACKLIST:

01. Chain Reaction - 3:54
02. Hate And Love Revisited - 4:21
03. The Soul Of A Man - 4:22
04. Nobody Knows - 4:49
05. Wounds And Scars - 3:42
06. Kingdom Hall - 4:18
07. Burning - 3:44
08. Making A Change - 3:18
09. Down The Wind - 4:30
10. Listen To Your Heart - 3:33
11. Little Rope Dancer - 3:50
12. Truth Is Told - 4:11
13. Charade - 3:54
14. Hate And Love Revisited (Reprise) - 1:33


FORMAZIONE

Graziano Romani - voce, chitarra
Antonio Righetti - basso
Roberto Pellati - batteria


Un ottimo combo, chitarra/voce, basso e batteria, tre musicisti innamorati dei suoni d'oltreoceano che ci riportano alle sterminate pianure e agli orizzonti sconfinati della grande America. Un po' epigoni del Paisley Underground tanto in voga negli States nella metà degli anni '80, i Rocking Chairs nascono nel 1981 a Salvaterra di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia,  da un'idea di Graziano Romani, cantante dalla ruvida voce decisamente ispirato da Bruce Springsteen. La primissima formazione comprende Rossano Prampolini (chitarra), Massimo Mammi (basso), Luigi Codeluppi (tastiere), Mirko Pellati (chitarra), Luca Urlotti (batteria) ed è dedita alla rivisitazione di classici rock e rock'n'roll. Successivamente i componenti vengono sostituiti, sino a giungere ad una formazione stabile che prevede, oltre allo stesso Romani in veste di cantante e chitarrista, la presenza di Max 'Grizzly' Marmiroli al sax, e di Paolo Poggi alle tastiere (il quale ebbe inoltre un ruolo importante per arrivare al contratto con l'etichetta discografica Ala Bianca, che pubblicò con la sussidiaria River Nile Records tutti i 4 dischi del gruppo nonché per creare i contatti promozionali per la band in quegli anni).


La formazione 'classica' trova il completamento con Franco Borghi al posto di Paolo Poggi alle tastiere, Roberto Pellati (Robby) alla batteria, Antonio Righetti (Rigo) al basso e Mel Previte (Mel) alla chitarra, gli ultimi tre successivamente componenti (per oltre un decennio) della band di Luciano Ligabue. I Rocking Chairs si fanno conoscere a livello nazionale nel 1987 con il videoclip "Old Rocker Busted" tratto dall'album d'esordio "New Egypt", che viene trasmesso dalla rete televisiva Videomusic. Dopo l'uscita del secondo album "Freedom Rain" nel 1989, più vario del precedente e contenente la cover di "Wild Horses" realizzata con Elliott Murphy, avviene l'abbandono di Grizzly e Borghi e l'entrata di Giorgio Buttazzo alla chitarra. Il terzo album "No Sad Goodbyes" del 1990 è pubblicato anche in Giappone dall'etichetta Toshiba (fonte wikipedia)


"Hate And Love Revisited", l'album qui presentato, è l'ultimo atto della loro breve carriera musicale, pubblicato dalla River Nile nel 1991, in versioni vinile, CD e musicassetta. La versione CD presenta un brano aggiuntivo, "Burning", escluso dal vinile. L'album viene registrato tra New York e Nashville, dove il gruppo ha l'occasione di duettare con artisti di fama internazionale come Willie Nile, Ashley Cleveland e Robert Gordon. Dopo la pubblicazione di questo disco il gruppo si scioglie lasciando campo libero ad una intensa carriera solista da parte del cantante Graziano Romano. Nel 2002 Graziano recupera alcuni brani dei Rocking Chairs composti nel 1991 e rimasti fino ad allora inediti. Vengono raccolti nell'album "Lost and Found: Songs for Rocking Chairs". Interessante è anche l'antologia "Sparks of Passion: Best and Rarities" del 2002, con un secondo CD zeppo di demo e rarità. L'ultimo dato risale al 2014, quando la band si ricompone nella sua formazione storica, per intraprender un reunion tour. Ultima curiosità: il nome del gruppo prende spunto dal brano rock-blues "Rocking Chairs Blues", richiamo all'immagine del bluesman che canta, accompagnandosi con la sola chitarra, seduto sopra una sedia a dondolo (in inglese rocking chair). Ricordo infine che l'amico Marco Osel, oltre ad avermi inviato i file di questo album, mi ha pure inviato quelli di un paio di album solisti di Graziano Romano che spero di riuscire a pubblicare quanto prima. Grazie, come sempre, amico mio. 
E' tutto. Buon ascolto.

Graziano Romano


Post by George - Music by Osel

venerdì 10 novembre 2023

Roberto Mazza - 1991 - Scoprire le orme (vinyl)

 

TRACKLIST:

Lato A
A1 Vulcani blu - 4:26
A2 First Song - 1:50
A3 Stanze parallele - 2:30
A4 Ebridi - 4:15
A5 Acrostici indolenti - 3:20
A6 Altari della Luna - 2:25

Lato B
B1 Visioni del sentiero azzurro - 4:50
B2 Esperidi - 3:40
B3 Mahoraga - 1:45
B4 Artigli arguti - 2:15
B5 Koan - 3:50
B6 Le lunghe ore luminose - 2:10


Questo album ci è stato regalato dall'amico e collaboratore Cimabue, che ringrazio di cuore per avere voluto condividere questo gioiellino con il popolo della Stratosfera. "Scoprire le orme" uscì inizialmente nel 1991 in musicassetta per l'indistria milanese ADN e solo nel 2017 riversato e stampato dall'etichetta Soave sia in vinile nero che trasparente. Le copertine sopra riportate sono quelle dell'edizione vinile. La biografia di Roberto Mazza è stampata sulla back cover. Riporto di seguito quanto scrive Cimabue a proposito dell'album: 
"Dall'esperienza del Telaio Magnetico, leggendario gruppo sperimentale protagonista di un'epico tour nel sud Italia (il disco venne stampato solo nel 1995 dalla Musicando e successivamente nel 2017 e nel 2020 in expanded version) recuperiamo uno dei protagonisti, il polistrumentista Roberto Mazza (oboe, sassofono, arpa, sintetizzatore, etc) che nel 1991 diede alle stampe un interessante lavoro strumentale intitolato Scoprire le orme. Roberto - uno dei sodali del Franco Battiato più misconosciuto (quello della "fase contemporanea" 1975-1978 per intenderci) ci regala un lavoro di musica popolare di tutto rispetto, in cui atmosfere placide si alternano stacchi più energici. Bisserà nel 1999 con Cyprea, edito su formato CD dall'etichetta discografica Ripamonti e poi di lui - discograficamente parlando - se ne perderanno le tracce". Intanto Cyprea finisce tout court nella nostra wishlist. Da qualche parte ho letto dell'esistenza di una compilation intitolata "Rève Bleu", pubblicata nel 2000. Ma non ne sono del tutto sicuro. 

la cover della Mc del 1991

Ha fatto benissimo l'amico Cimabue a recuperare il lavoro di uno dei musicisti forse più trascurati nella line-up del Telaio Magnetico. La visibilità di Juri Camisasca, di Giacomo Di Martino o di Lino Capra Vaccina, per citare altri protagonisti del Telaio (Battiato escluso, ovviamente) è decisamente superiore se confrontata con quella di Roberto Mazza. Eppure il "dimenticato" Roberto è un ottimo polistrumentista, con una particolare passione per le timbriche indoeuropee e scozzesi. ma è rimasto nel limbo per quasi 20 anni dall'esperienza del Telaio Magnetico prima di cimentarsi col suo primo lavoro solista. Nel frattempo la memoria di lui si era persa. Riporto di seguito quanto pubblicato su "Onda Rock" a proposito di Scoprire le orme: 



"Concepito per oboe, arpa bardica (dovuta al contatto con l'arpista Vincenzo Zitello), sintetizzatori e percussioni etniche, è una raccolta di bozzetti di breve durata che esplorano uno spettro concettualmente pan-etnico ma stilisticamente piuttosto ristretto. Una certa magia permea comunque l’aggraziato duetto di oboe e arpa, in un’allucinazione d’echi, di “Ebridi” (fa pensare alla “Crosswinds” dei Dif Juz), oppure “Vulcano blu”, danza marocchina generata dalle risonanze delle tastiere come campane tubolari, o “Visioni del sentiero azzurro”, la più tumultuosa ritmicamente. Al limite dell’aforisma sonoro, purtroppo incompiuto o proprio asettico, sono poi i brevi panneggi per sola arpa, colti tra diffrazioni in penombra (“Stanze parallele”) fino a svolazzare in staccato ultraterreni (“Acrostici indolenti”, “Artigli arguti”). Qualcosa di più moderno arriva verso la fine, una “Mahoraga” quasi ambient-techno con preziosismi nipponici, una “Koan” sostenuta da un ticchettio da orologeria, e, finalmente, una quasi riuscita sublimazione tra codici arcaici e futuribili, “Le lunghe ore luminose”.
Bene, con questa dotta recensione abbiamo concluso il post di oggi. Ancora un grazie a Cimabue e a voi tutti auguro un buon ascolto.



Post by George - Words by Cimabue & George - Music by Cimabue