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mercoledì 12 novembre 2025

Yugen - Iridule (CD, 2010)

 

TRACKLIST:

01. On the Brink (0:51)
02. The Scuttle of the Past Out of the Cupboards (6:37)
03. Iridule (3:08)
04. Overmurmur (8:49)
05. Scribbled (1:42)
06. Becchime (6:18)
07. Ice (1:46)
08. Ganascia (4:10)
09. Thaw (1:40)
10. Serial(ist) Killer (5:43)
11. Cloudscape (7:53)


FORMAZIONE:

Elaine Di Falco / voce
Francesco Zago / chitarre, Mellotron, pianoforte preparato
Mike Johnson / chitarra
Tommaso Leddi / mandolino (6,8)
Paolo Botta / organo Hammond, pianoforte elettrico, sintetizzatori
Maurizio Fasoli / pianoforte
Michele Epifani / clavicembalo
Valerio Cipollone / sassofono soprano, clarinetti soprano e basso
Peter Schmid / clarinetto contrabbasso, basso clarinetto, sassofono contrabbasso
Giacomo Cella / fagotto
Markus Stauss / sassofoni contralto, tenore e basso
Elia Mariani / violino
Enrica Di Bastiano / arpa
Dave Willey / basso
Guy Segers / basso (2)
Alberto Roveroni / batteria
Dave Kerman / batteria (10,11)
Simone Beneventi / vibrafono, marimba, glockenspiel
Giuseppe Olivini / percussioni, theremin, Shruti scatola


La prima cosa che salta agli occhi è il numero dei musicisti e degli strumenti musicali che concorrono alla realizzazione di questo CD, una vera e propria orchestra di 19 elementi. "Iridule" è il terzo album della band milanese pubblicato dall'etichetta AltrOck nel 2010. Le due prove precedenti erano "Labirinto d'acqua" (2006) e "Uova fatali" (2008). Prima della cessazione delle attività gli Yugen pubblicarono ancora un album registrato dal vivo al Rio Festival nel 2011, intitolato "Mirrors" (2012) e uno registrato in studio, "Death By Water" del 2016. E' veramente difficile definire lo stile musicale del gruppo, una miscela tra progressive rock contemporaneo, sperimentazione, musica da camera, jazz, sul genere "Rock in Opposition". Forti e decisi sono i richiami a Henry Cow e Picchio dal Pozzo, ma anche a John Cage e Arnold Schoemberg. Musica per intellettuali e musica per l'intelletto. 


Fondati a Milano nel 2004 gli Yugen presero nome da una parola giapponese "che esprime il canone estetico dell'arte giapponese, come l'haiku in poesia o il Noh a teatro". Spero che sia chiaro... 
Sul sito Prog Archives viene tracciata una buona biografia che vi riposto:

"Tra dicembre 2004 e gennaio 2005 registrano il loro primo demo. Diego Donadio (ex batterista dei The Night Watch) è alla batteria in questa registrazione. Nel febbraio 2005 la formazione si rafforza con l'ingresso del tastierista Paolo Botta e del sassofonista svizzero Markus Stauss (Spaltklang, Ulterior Lux) durante una jam session a Tradate. Un'ulteriore espansione è rappresentata dall'ingresso del bassista Stephan Brunner (Spaltklang) e del suonatore di ance Peter Schmid (Evan Parker, Vinny Golia). Man mano che Zago compone nuova musica, la band vuole esprimere appieno il proprio potenziale aggiungendo altri musicisti che contribuiscano a creare un risultato finale all'altezza dell'obiettivo. È allora che si uniscono: il percussionista Massimo Mazza, il clavicembalista Giuseppe Olivini (OZ, Contrapplugged), i musicisti classici Maurizio Fasoli (pianoforte), Elia Mariani (violino) e Marco Sorge (clarinetti). Infine arrivano il batterista Mattia Signò, Tommaso Leddi (Stormy Six) e il batterista statunitense Dave Kerman (Thinking Plague, 5uu's, Present, Ahvak Blast).


Nel giugno 2005 iniziano a registrare il loro primo album, "Labirinto d'acqua", che esce nel 2006. L'album è mixato e masterizzato da Udi Koomran (Avhak, Present, Thinking Plague). Il disco è strumentale e, sebbene si possa rintracciare un sound chamber rock simile a quello di Univers Zero e Art Zoyd, ha un sound fresco, moderno e più rock. Dato che nella formazione ci sono diversi background (Zago è orientato alla sinfonica, Kerman e Leddi sono dei RIO e altri musicisti hanno una formazione classica), otteniamo un mix di tutto, e il risultato è avvincente. 

la cantante Elaine Di Falco

Si possono sentire alcune somiglianze con i 5UU, i Thinking Plague e gli Ahvak, rock cameristico dinamico, musica da camera, parti morbide e ponderose, alcune parti "symphonic prog" (c'è un mellotron e un minimoog), ritmi che cambiano rapidamente e tempi insoliti, strati di strumenti che suonano melodie diverse, alcuni brani eccentrici che sono liberi e più astratti (suonati principalmente solo da strumenti classici) e ci sono le parti completamente folli in cui la band impazzisce. C'è una miriade di stili qui e sono necessari molti ascolti per riuscire ad assorbirli tutti e identificare le numerose influenze e idee musicali".
Bene, concludo ringraziando l'amico e collaboratore Marco Osel a cui va il merito di avere scovato questo gioiellino e di averlo voluto condividere con il popolo della Stratosfera. Grazie veramente per questo bel colpaccio. A voi tutti auguro il mio consueto buon ascolto.

il chitarrista Francesco Zago


Post by George - Music by Osel

domenica 22 settembre 2019

ARP Quintet - 1986 - Gomma arabica (vinyl)


TRACKLIST:

01. Gomma arabica   7:40
02. Lungo sogno   7:10
03. Spizz   3:50
04. Maracutú   9:28
05. Six By Four   9:34


FORMAZIONE

Claudio Angeleri - piano
Paolo Dalla Porta - basso
Christian Meyer - batteria, percussioni
Tino Tracanna - sax
Martin Dietrich Wehner - trombone


Breve premessa by George
Con questo disco ci addentriamo ancora una volta nel terreno del jazz, ambito nel quale ci siamo già ampiamente avventurati in passato. Mi auguro che questa dissertazione non vi deluda. Ogni tanto una boccata d'aria diversa, rispetto al rock e al prog, male non fa. Accogliamo quindi con piacere il contributo dell'amico Pietro che ha rippato direttamente i cinque file dal vinile. La scarna discografia del quintetto comprende due soli album, "Tango-Ing" del 1984 (mai ristampato) e questo "Gomma arabica" del 1986, ristampato in CD dalla Fonit Cetra nel 1990.
Non mi resta che ringraziare Pietro e cedergli la parola.

Recensioni by Pietro & Pasquale Santoli
Disco di jazz, prodotto da Pasquale Santoli per RadioTre -un certo discorso- nel 1986;
distribuito dalla Fonit Cetra nella collana Italian Jazz Club n° catalogo IJC 006. Un’epoca d’oro per i giovani jazzisti italiani, che seppero imporsi ben oltre i confini nazionali, diventando - in alcuni casi - vere e proprie star del firmamento jazz europeo ed internazionale. Piacerà sicuramente agli appassionati del genere, in particolare agli amanti del trombone, strumento, a mio avviso, troppo spesso sottovalutato. Nella formazione (stellare) noterete il futuro batterista di Elio e le Storie Tese. 
Vi lascio alla recensione del produttore, riportata nel retro del LP, e a modalità (oggi sicuramente desuete) di presentare dettagliatamente il prodotto musicale, quasi fosse la prefazione di un libro.
Buon ascolto

Christian Meyer
“Il percorso d’ascolto di ogni disco è, nelle norme, quello solo apparentemente meccanico, dello spostamento ondulatorio e orizzontale del pick up sul vinile secondo l’ordine, solo apparentemente discografico, delle facciate dei brani. Ora, lasciando ad ogni ascoltatore la libera facoltà di organizzare a proprio gusto la sequenza dei cinque brani contenuti in questo LP dell’ARP QUINTET, sia consentito un modesto, intuitivo, suggerimento: ascoltiamolo rispettandone la scansione originale, ma cerchiamo di annullare i silents grooves tra un brano e l’altro. Questo piccolo sforzo di fantasia, o, se si vuole, di collaborazione, potrà certamente proiettare, almeno a livello intuitivo, come sé detto, il nostro immaginario in quello proposto e offerto dal quintetto. E se decidessimo di non limitarci ad un ascolto per risonanze, e alle sue connotazioni aggettivali, risulterà ancora più evidente, una volta eliminate quelle superflue corone mute, la caratteristica fondamentale delle composizioni di Claudio Angeleri: esse fanno parte di un unico progetto, e, nel loro insieme, potrebbero costituire una suite organicamente strutturata in cinque movimenti. Certo questa suite “bergamasca” non rispetta fedelmente i canoni compositivi della tradizione classica, dal tono sempre eguale nei diversi movimenti al loro numero e disposizione. Il colto musicologo inorridirebbe anche se solo volessimo alludere con un ragionamento paralogistico alla forma sonata. Tuttavia siamo ben decisi a tenere il punto. Il progetto che anima l’Arp Quintet è essenzialmente di natura compositiva ed è questo principio la cellula organica che informa ogni processo linguistico musicale di crescita, di sviluppo e di vita della identità artistica del gruppo: dalla sequenza dei brani e dal loro ordine formale, alla struttura di ogni singolo brano, alla ricerca timbrica e ritmica alla funzione esecutiva e al ruolo creativo di ogni singolo musicista.

Claudio Angeleri
In questo disco CLAUDIO ANGELERI, pianoforte, TINO TRACANNA (sassofonista noto per le sue collaborazioni con Franco D’Andrea) e il trombonista californiano MARTIN DIETRICH WEHNER, sono affiancati da una ritmica affiatatissima: PAOLINO DALLA PORTA (uno dei più quotati contrabbassisti della scuola jazzistica italiana) e CHRISTIAN MEYER, un giovane talento della batteria. Le qualità solistiche individuali, sia tecniche che creative, di questi musicisti si inseriscono con assoluta naturalezza nelle linee compositive dei cinque brani di CLAUDIO ANGELERI: GOMMA ARABICA, LUNGO SOGNO, SPIZZ. MARACATÙ, SIX BY FOUR. Arredi musicali di finissima classe per architetture sonore lucidamente e sapientemente costruite".

Tino Tracanna

Post by George - Music & Words by Pietro

giovedì 26 luglio 2018

Tony Iglio - 1970 - Drug Store



TRACKLIST :

01 - Drugstore (10:39)
02 - Marijuana (01:50)
03 - Performance (03:17)
04 - Hurrycane (00:55)
05 - Velvet (03:35)
06 - Soft Cream (03:12)
07 - Yellow Drops (03:21)
08 - Yatagan (07:31)
09 - Jungla (03:12)


Già dalla durata di alcuni pezzi ci accorgiamo subito, a dispetto dell'aspetto esteriore di questo Drugstore, di non trovarci di fronte ad una comune raccolta di sonorizzazioni, o library music che dir si voglia. Siamo piuttosto nel campo del jazz, e la title track è una suite a base di fiati, batteria, organo e basso. La matrice mi sembra puramente jazz, sebbene nella sua accezione più ritmata (non si arrabbino i più esperti per questa semplificazione, riconosco i miei limiti in materia...). D'altro canto la carriera anche futura di Tony Iglio, titolare di quest'album, lo vede militare nel microcosmo jazz sin dagli anni 50 (classe 1932), per poi dedicarsi alla direzione d'orchestra, tra l'altro. Gli appartengono anche diverse incursioni nel mondo della canzone, soprattutto tradizionale napoletana. Qui potete trovare alcuni cenni biografici sulla carriera dell'artista.

Evinco dal titolo, sia dell'album che di alcuni pezzi, che il long playing dovrebbe essere una specie di concept-album dedicato alle droghe e ai loro effetti. Non so dire se l'operazione sia riuscita, fatico ad associare alle sonorità proposte una qualsiasi velleità psichedelica, ascoltate per esmpio "Marijuana" e ditemi voi perchè si deve intitolare proprio così? Insomma, gli amanti del jazz gradiranno certamente questa proposta, gli altri forse un po meno. Rimane comunque un'utile aggiunta per i molti qui ammalati di completismo. Statemi bene e alla prossima...


Solisti

Tpt. - E. Caruso, G. Desidery
Trb. - G. Baldini
Saxes - A. Andolfi, F. Cocco, S. Accardo, T. Iglio
Drums - E. De Biase, A. De Franchis
Bass - A. Parascandolo
Guitar - R. Di Sandro, G. Esposito
Piano - I. Tramontano, T. Iglio
Organo - T. Iglio



Post by Captain


mercoledì 16 maggio 2018

Patrizia Scascitelli - Ballata (1975) & Live Università Statale di Milano (1976) - vinyl


Si parla poco di Patrizia Scascitelli, ed è veramente un peccato perché ci troviamo di fronte ad una grande artista con un percorso musicale di tutto rilievo che affonda le radici negli anni '70. Rendiamole giustizia. Romana di nascita, Patrizia inizia a suonare precocemente il pianoforte per poi diplomarsi al Conservatorio di Santa Cecilia. Accostatasi al jazz, frequenta un corso condotto niente meno che da Giorgio Gaslini, I giornali musicali degli anni '70, "Ciao 2001" in primis, la ricordano come la prima donna jazzista in Italia.


Entrata di diritto, grazie alla sua bravura, nell'orbita del jazz italiano, suona con musicisti del calibro di Bruno Tommaso, Massimo Urbani, Roberto Della Grotta. Forma anche una serie di band di cui diviene leader, partecipando ai più importanti festival jazz della nostra penisola, tra cui Umbria Jazz e quelli di Bologna e Pescara. La sua prima prova discografica, che deriva da una ricerca sul folklore italiano (così leggo sul sito "Jazz Italia" dal quale ho attinto parte di queste informazioni) risale al 1975 e si intitola "Ballata". Il disco è stato recentemente classificato sulla rivista "Jazzit." tra i dischi più rappresentativi della cultura giovanile degli anni settanta. E scusate se è poco!

Dopo la pubblicazione del debut album si trasferisce per un breve periodo a Milano dove collabora con alcuni musicisti locali tra i quali il sassofonista Daniele Cavallanti. Tornata a Roma, insieme al batterista Marvin "Boogaloo" Smith, al sassofonista Larry Dinwiddie e al percussionista Karl Potter forma il quartetto "Life Force". Insieme realizzano il secondo disco registrato dal vivo alla Statale di Milano nel 1975.


Sul finire degli anni '70 Patrizia Scascitelli, sempre alla ricerca di nuove sonorità, con uno stile proprio, esplora varie forme jazz, dal free al bebop, fusion e latin; dando vita a nuove formazioni, con solisti d'evidenza, quali il sassofonista Giancarlo Maurino, il chitarrista Dario Lapenna e il percussionista brasiliano Carlos Silva. Nel 1980 compone la musica dell'opera teatrale "Medea" di Camilla Migliori. Seguiranno "Istallazioni sonore" per la mostra d'arte di sculture e quadri di Marie Laure Piccinelli e altre collaborazioni con la letteratura, poesia, danza e arte visiva.

Nel 1981 si trasferisce a New York. Nella "grande mela" si esibisce nei maggiori teatri inclusi il Madison Square Garden, suonando al fianco di leggende musicali jazz tra cui Don Cherry, Maxine Sullivan, Clifford Jordan, Buster Williams, Charles McGhee, David "Fathead" Newman. Ultime annotazioni: sulla classifica della rivista "Musica Jazz", il suo CD "Live in Rome" , in coppia con Giorgio Gaslini, è stato indicato tra i migliori album del 2002 e nell'ultima classifica Patrizia è apparsa come  Musicista dell'anno 2003. Citazioni sulla pianista /compositrice si possono trovare sulla Grande Enciclopedia Jazz Curcio e in numerosi libri e riviste. Su Youtube sono postati alcuni suoi concerti e video.

E ora, finalmente, occupiamoci dei primi due dischi, rigorosamente in vinile, rispettivamente datati 1975 e 1976. 

Patrizia Scascitelli - 1975 - Ballata


TRACKLIST:

01. Introduzione
02. Tropico del Cancro
03. Danza corale ciclica carnevalesca
04. La Rinnidota
05. Lament
06. Ballata 1
07. Rispetto senese
08. Interludio
09. Ballata 2
10. Interludio
11. Inno all'albero della libertà
12. Vocero
13. Tarantella

Roberto Della Grotta
FORMAZIONE

Patrizia Scascitelli - piano
Roberto Della Grotta - basso
Mario Marinelli - batteria


Il disco di debutto di Patrizia Scascitelli è semplicemente meraviglioso ed è piuttosto difficile da reperire. L'ho avuto grazie all'amico Frank-One (ma che cosa non ha nella sua fonoteca?) che ringrazio e che ha prontamente risposto al mio accorato appello inviandomi i file rippati dal vinile.  Il disco, registrato nel marzo 1974 negli studi RCA di Roma, vede Patrizia, appena venticinquenne, sciorinare tutta la sua classe e la sua bravura, sorretta da due grandi musicisti quali Mario Marinelli alla batteria e Roberto Della Grotta al basso e al contrabbasso. Mi sono innamorato di questo disco fin dal primo ascolto, forse perché le atmosfere jazz sono sfumate, lasciando invece spazio a composizioni strumentali variegate, con echi di folk e prog sullo sfondo. Oggi credo di essere arrivato almeno al decimo ascolto.

 Patrizia Scascitelli - 1976 - Live alla Statale di Milano


TRACKLIST:

01. Riky
02. Tommy Seven
03. Blue Bossa


FORMAZIONE

Patrizia Scascitelli - piano
Larry Dinwiddie - sax tenore
Karl Potter - tumbe
Marvin "Boogaloo" Smith - batteria


L'anno successivo, dopo numerose esperienze musicali sui palchi dei principali festival jazz italiani, Patrizia Scascitelli, questa volta in quartetto, registra il suo secondo disco intitolato semplicemente con il suo nome. "Live alla Statale di Milano" è una definizione di comodo, giusto per meglio identificarlo. In effetti venne registrato il 28 gennaio 1975 nell'aula magna dell'Università Statale di Milano in occasione del "Festival Nuove Tendenze del Jazz Italiano" organizzato dal Centro di cultura popolare e dalla Commissione culturale del Movimento Lavoratori per il Socialismo. Il disco venne pubblicato nel 1976 dall'etichetta Edizioni di Cultura Popolare. E' stato ristampato nel 2009 in CD dalla Primo per il solo mercato giapponese. In ogni caso il disco l'ho trovato su ebay e non me lo sono lasciato sfuggire. I file, ovviamente, li ho rippati direttamente dal vinile. In questo concerto le atmosfere cambiano radicalmente rispetto a "Ballata", sposandosi verso un jazz più ortodosse, vista anche la presenza, piuttosto massiccia, del sax tenore di Larry Dinwiddie. I ritmi sono sostenuti dalle percussioni del mai dimenticato Karl Potter (scomparso a Roma nel 2003), artista a noi ben conosciuto per avere collaborato con numerosi gruppi e artisti prog (e non solo) italiani, dal Banco alla PFM,  dai Napoli Centrale a Pino Daniele, giusto per citarne alcuni.


I brani proposti sono solamente tre: la prima facciata è interamente occupata da Riky, unica lunga composizione di Patrizia Scascitelli. La seconda facciata include due tracce, dove il pianoforte di Patrizia trova giustizia solo in Blue Bossa, posto in chiusura dell'album. La pulizia del suono, per essere un live con 42 primavere alle spalle, è decisamente ottima. Varrebbe forse la pena, un po' più in là, scoprire o riscoprire il disco del 1998, "Homecoming", ancora in trio, e lo splendido "Live n Rome", con la magia dei due pianoforti di Patrizia Scascitelli e Giorgio Gaslini.

Per ora è tutto. Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. Lo spazio per i commenti non manca. Buona ascolto.


Link Ballata (1975)
Link Live Statale di Milano (1976)

Post by George - Music by Frank-One & George

martedì 5 dicembre 2017

Luis Bacalov e Giovanni Tommaso - 1979 - Sincretic 1



TRACKLIST :

1 Tangosaìn
 2 Tristies
3 Gabo
4 Puente a 6-8
5 Ebonysation


Mi ha molto meravigliato, ma sia detto senza alcuna vena polemica, il non vedere nella StratoSfera alcun cenno né tantomeno tributo al Maestro Luis Bacalov che qualche settimana fa ci ha lasciati all’età di 84 anni in quel di Roma. Un genio a 360 gradi, noto ai più per le innumerevoli colonne sonore, ove l’apice fu raggiunto col conseguimento del Premio Oscar nel 1996 per le musiche de "Il postino". Non voglio tediare, citando tutti gli altri film nei quali ha accompagnato le scene con i suoi tappeti musicali, bastino i registi che hanno avuto l’onore di impreziosire le proprie opere con le note del maestro, argentino di nascita ma italiano di adozione: Petri, Damiani, Zampa, Fellini e persino Pier Paolo Pasolini.

 Per noi, progster di razza, il Maestro lasciò il suo imprescindibile sigillo in tre lavori, tre colonne sonore (seppur la terza particolare) che credo, senza rischiare di essere accusato di semplicismo, io possa dichiarare a noi ben note: il "Concerto Grosso n.1" dei New Trolls, del 1971, per il film "La vittima designata", la colonna sonora del film "Milano Calibro 9" degli Osanna del 1972 ed infine "Contaminazione" de Il Rovescio della Medaglia nel 1973, pseudo colonna sonora di un immaginario lavoro cinematografico mai realizzato. Sempre per i New Trolls mise mano anche ai due successivi "Concerto Grosso n.2" del 1976 e, ahimè, "Concerto Grosso n.3" del 2014. Credo che il sottoscritto nulla possa aggiungere di quanto a voi amici già noto sui lavori qui sopra citati: se ne avete tempo e voglia, potete ascoltare la puntata di "From Genesis to revelation" del 20 Novembre dedicata a Bacalov e a questi lavori (qui il podcast).


Nel mio piccolo, ho voluto dedicare un ricordo al mestro, e così ho estratto dalla mia libreria questo lavoro del 1979, che vede Bacalov accompagnato da una nostra vecchia conoscenza, quel Giovanni Tommaso che credo non abbia bisogno di alcuna presentazione: come in quella famosa pubblicità di Tino Scotti (per noi non più giovanissimi): “Basta la parola!”, ovvero il Perigeo.

Mi preme sottolineare che ci troviamo di fronte ad un lavoro non proprio in linea con i nostri abituali stilemi, in quanto trattasi di Jazz. Nel libro di Francesco Mirenzi del 1997 "Rock Progressivo Italiano" (ed. Castelvecchi) Bacalov dichiarava: “Allora studiare il pianoforte per fare una carriera da virtuoso e allo stesso tempo frequentare gli ambienti di jazz e lavorare nella musica leggera per guadagnarsi la vita non era una cosa unica. C’erano tanti giovani per i quali queste separazioni non erano così nette. Era soprattutto un atteggiamento di apertura, perché se lavorare nella musica leggera significava sopravvivere, a frequentare il jazz non si guadagna niente”. Questo accadeva agli inizi della sua carriera, infatti ritengo questo lavoro una sorta di divertissement, da ascoltare anche da parte nostra con un approccio, diciamo così, easy e non particolarmente severo, considerando l’ambito nel quale stiamo pubblicando questo "Sincretic 1".


Poiché mi reputo davvero ignorante sul genere, mi permetto di riportare le note dell’autore
per quanto riguarda i 5 brani, note presenti sul retro di copertina :

"A proposito di titoli ed altro

Puente a 6/8 è una scommessa sulle possibilità di amalgama di alcune forme musicali
tradizionali provenienti dall’America Latina e dall’Africa. Queste musiche sono assai ricche
di accenti ritmici e tutte possono scriversi in notazione occidentale usando come unità di
misura il 6/8 (sei crome)…oppure il 3/4 o 3/4 + 6/8 a scelta del suonatore. Sul come e sul perché si devono scrivere in un modo o in un altro, c’è ancora chi polemizza, ma per fortuna i pezzi si sono salvati da questo “annegamento di fiume d’inchiostro”. A proposito, non è detto che la scommessa sia stata vinta.
L’”Ebony Concert” fu scritto da Igor Strawinsky per l’orchestra di Woody Herman nell’anno
1945 e inciso subito dopo da questa jazz band (nel ’44 il compositore aveva scritto sempre
per jazz band lo “Scherzo alla russa”). Già questo fatto singolare di sincretismo culturale “fa
sognare” (“fait rever”). Penso soprattutto a chi in generale ci fa ascoltare musica colta “dal
vivo” (a proposito com’è che nessuno suona Gershwin nei concerti? Sarà di cattivo gusto…).
Con Giovanni ci siamo divertiti ad effettuare un ripescaggio di certi materiali presenti
nell’Ebony Concert che secondo noi sono di matrice popolare nera (blues, marcette ecc.)
per ricreare con questo materiale quelli che chiamerei “schemi per variazioni”. Salvo certi appuntamenti fissi, pochi per la verità, il tutto viene di volta in volta improvvisato su questi “schemi per variazioni” secondo la tradizione dell’improvvisazione Jazzistica. E basta per Ebonysation.
Erdosain è un personaggio ricorrente in certi romanzi di Roberto Arlt, grande scittore
argentino. Io volevo chiamare il pezzo “TangArlt”, ma mi è suonato meglio, chissà perché, il
finale Sain (più buono di tango?). E’ probabile che in questo pezzo sia musicalmente esplicita l’idea generale che sta alla base di Sincretic 1 (percussione free su e nel ”tango”…?!).
Il “triste” è una forma musicale del folk argentino; il pezzo suonato da noi, nella seconda
parte, rimanda a queste musiche “tristi”. In più, i brandelli melodici presenti
nell’introduzione e nel finale si basano su scale musicali di negri, ebrei, indios. Basterà a
giustificare Tristies?
Gabo, pezzo che cavalca la negritudine dei Caraibi e del jazz, è anche soprattutto il nomignolo di Gabriel Garcia Marquez (“Cent’anni di solitudine”, “L’autunno del patriarca” ecc.). Gabo è nato nelle terre dove si suonano ballenatos e cumbias, ricordi ossessivi e ricorrenti di Gabo pezzo e di Gabo uomo.
Luis Bacalov"

Sempre sul retro di copertina, di fianco alla qui sopra disamina del Maestro Argentino, è presente un bell’articolo a nome di Nino De Rose, concedetemi di non riportarvelo, provate voi ad ingrandire eventualmente l’immagine per leggerne il contenuto. E’ tutto. Buon ascolto e questa volta un nuovo augurio di Buona Vita a Voi tutti. Frank-One



Post by Frank-One with a little Captain's help

venerdì 3 febbraio 2017

Giorgio Buratti - 1977 - Homo Sapiens? (vinyl)


TRACKLIST:

01. Il grido dell'uomo (live)
02. A Giglione (studio)
03. Donna (studio)
04. Uomo (studio)
05. Dio


MUSICISTI

Giorgio Buratti – contrabbasso, violoncello, sintetizzatore, nastri magnetici
Pasquale Liguori - percussioni
Hugo Heredia - sax soprano, sax tenore, flauto
Giancarlo Romani - trombone a pistoni
Sante Palumbo - piano acustico ed elettrico
Susanna Buratti - voce di bambina
Deb Reba - voce di donna
Giorgio Dall'Alba - voce di uomo, percussioni
Franco Corbella - voce di uomo
Stomu Yamash'ta - coro ricavato con anello a circuito chiuso creato con nastro magnetico lavorando su materiale sonoro ispirato al brano "My Little Friend”


Altra digressione nell'arcipelago jazz con un protagonista poco conosciuto ma molto creativo quale il contrabbassista Giorgio Buratti. Il disco, perché di vinile trattasi dal momento che non è stato oggetto di ristampe successive alla sua uscita, risale al 1977. E' un album di non facile ascolto e ancor più di difficile assimilazione, anche se racchiude un discreto fascino. 

Buratti, milanese di nascita, classe 1935, innamorato di Duke Ellington fin da piccolo quando suonava il jazz con l'armonica a bocca, vanta nel corso della sua lunga carriera prestigiose presenze in vari gruppi e collaborazioni di tutto riguardo (tra cui quella con Franco Cerri). Innamoratosi del contrabbasso grazie al bassista Al King, inizia a suonare stabilmente a cavallo tra gli anni '50 e '60 con il Gil Cuppini Quintet. Conclusa questa esperienza incide qualche disco a suo nome, tra cui questo "Homo Sapiens?" (con l'ambizione di ripercorrere la storia dell'uomo - e della donna - in meno di 40 minuti) e collabora con numerosi musicisti del circuito jazz nazionale finché nel 1987 si dedica al "Jazz Workshop" nell'ambito del "Living House", Centro Culturale Musicale creato e gestito dallo stesso Buratti dal 1981 al 1995. Di Giorgio Buratti, oramai ultra ottantenne, si sono perse le tracce.

Franco Cerri e Giorgio Buratti
"Home Sapiens?", pubblicato dall'etichetta Vedette,  è intriso di atmosfere free, con  impasti di piano, sax e contrabbasso. Il brano di apertura, Il grido dell'uomo, con il sax impazzito di Hugo Heredia, è stato registrato dal vivo al Festival Jazz di Bordighera nel 1974. Si conclude curiosamente con lo stacco pubblicitario della Milupa. Le altre quattro tracce sono state registrate al "Private Jazz Studio" di Milano. L'unica vaga concessione al prog, grazie alla presenza decisiva del flauto, risiede nel brano Donna, che si apre con una voce di bambina e si conclude con una serie di gemiti e sospiri (di grande effetto, ve lo assicuro). Il flauto ritorna anche in Uomo, brano volutamente "macho", con insetti vocali registrati in una palestra di karate. Il disco si conclude con Dio, aperto dal sintetizzatore sul quale si innestano il piano di Sante Palumbo e il contrabbasso dello stesso Buratti, sostenuti da un tappeto di percussioni suonate da Pasquale Liguori. L'effetto è assicurato. Se vi fa vomitare ditelo pure, non mi offendo. Intanto...buon ascolto. 



Post by George

mercoledì 18 gennaio 2017

Tullio De Piscopo Quintet with Luis Agudo - 1978 - Future Percussion (vinyl)


TRACKLIST:

01. Scetate / Garrison My Dear - 6:07
02. Barbara - 6:48
03. La mia natura - 6:52
04. Future Percussion - 6:45
05. Say It (Over and Over Again) - 5:00 
06. For Larry - 7:53


FORMAZIONE

Tullio De Piscopo - batteria
Larry Nocella - sax tenore
Giorgio Cocilovo - chitarra
Luigi Bonafede - piano
Lucio Terzano - basso
Luis Agudo - percussioni


Terzo capitolo dedicato ala produzione solista di Tullio De Piscopo, tra i musicisti più eclettici e versatili del panorama musicale nazionale. I primi due capitoli li ritroverete in questo vecchio post del 2013. Tullio De Piscopo ha praticamente suonato di tutto e con tutti: da Franco Cerri (nel celebre Franco Cerri Quartet agli albori degli anni '70) a Max Roach, dai New Trolls Atomic System a Pino Daniele, da Astor Piazzolla a Eumir Deodato, da Franco Battiato a Fabrizio De André e l'elenco sarebbe ancora molto ma molto lungo. Ha prestato il suo tocco ai grandi del jazz, del pop, del prog, dimostrando doti tecniche fuori dal comune. "Future Percussion" è il suo quarto disco solista in ordine di tempo, pubblicato dall'etichetta Carosello nel 1978. Per l'occasione il quintetto di Tullio De Piscopo incontra il percussionista argentino Luis Agudo, uno dei mostri sacri della musica internazionale, che suonò per anni al fianco del chitarrista brasiliano Baden Powell e poi con il grande batterista Elvin Jones. In Italia, nel 1974, Agudo fondò la "Scuola di Musica del Testaccio", dove ebbe l'occasione di suonare al fianco di Billy Cobham, Luther Allison, Steve Grossman, giusto per citare alcuni nomi. Non mi dilungo oltre. Biografia e discografia di Luis Agudo sono facilmente reperibili sul web. La presenza di Luis Agudo rappresenta sicuramente un valore aggiunto nell'economia del disco, già di per sé di ottima levatura. Le composizioni di De Piscopo vengono esaltata anche dalla grande performance del sassofonista Larry Nocella che si alterna tra i solchi alla chitarra dell'ottimo Giorgio Cocilovo. fa eccezione il brano che dà il titolo all'album, Future Percussion, dove batteria e percussioni si incontrano e si miscelano in modo magistrale. De Piscopo e Agudo, soli in sala di registrazione, e ci regalano una traccia a dir poco grandiosa. Per la cronaca, questo disco non è mai stato ristampato in versione CD, quindi "accontentiamoci" della vinyl version. Personalmente continuo a sostenere che il jazz è meglio ascoltarlo dal caldo vinile. Non so voi cosa ne pensate. Buon ascolto.



Post by George 

mercoledì 5 ottobre 2016

Gato Barbieri - 1990 - Two Pictures Years 1965-1968 / Music by Piero Umiliani (vinyl)


TRACKLIST:

Side A
O.S.T. of "Una bella grinta" (1965)

01 Una bella grinta   5:02 
02 Ballata della Bassa Padana   4:45 
03 Lontananza e Sequenza   6:06 
04 Free Theme   3:03 
05 Ballata della Bassa Padana   1:50 
06 Hammond Blues   2:20 

Side B
O.S.T. of "Sweden Heaven And Hell" (1968)

07 Sleep Now Little One   3:15 
08 Solitudine   2:30 
09 Solitudine   2:15 
10 Piano Bossa Nova   1:20 
11 Free in Minore   2:12 
12 Solitudine   2:12 
13 Solitudine   3:50 
14 Sotto il tallone   3:58 


LINE-UP

Side A

Gato Barbieri (tenor sax)
Enrico Rava (trumpet)
Franco D'Andrea (piano, Hammond) 
Giovanni Tommaso (bass)
Bruno Biriaco (drums)

Side B

 Gato Barbieri (tenor sax)
Antonello Vannucchi (Hammond, vibes) 
Piero Umiliani (piano)
Enzo Grillini (guitar)
Giovanni Tommaso (bass) 
Bruno Biriaco (drums) 


Mi assumo tutta la responsabilità di questo sconfinamento nel campo del jazz per tre ragioni:

1. la grande stima e l'apprezzamento che ho sempre nutrito nei confronti di Gato Barbieri, musicista (lo ricordiamo) di origini italiane, al quale voglio anche rendere omaggio a pochi mesi dalla sua scomparsa (2 aprile 2016);
2. accompagnano Gato Barbieri ben tre futuri componenti del Perigeo, ovvero Giovanni Tommaso, Franco D'Andrea e Bruno Biriaco;
3. il compositore delle due colonne sonore è Piero Umiliani. 

Credo che possa bastare. Aggiungo anche la bellezza di questo disco, pubblicato solo in Italia dall'etichetta Liuto Records nel 1990. La compilation raccoglie i brani registrati per le colonne sonore di due film: il lato A contiene le musiche di "Una bella grinta" del 1965, diretto da Giuliano Montaldo; il lato B quella di "Sweden Heaven and Hell" (uscito nelle nostre sale col titolo "Svezia, Inferno e Paradiso) del 1968, per la regia di Luigi Scattini. 



Tracciare il profilo musicale e artistico di Gato Barbieri ruberebbe troppo spazio. Il web pullula di biografie e discografie. Ricordiamo solamente la sua parentesi italiana, quella legata al suo soggiorno romano, in occasione del quale il sassofonista argentino collaborò - tra gli altri - con Ennio Morricone, Giorgio Gaslini e, per l'appunto, Piero Umiliani, proprio per le colonne sonore di questi due film. Inutile ricordare che suo è l'assolo di sax in "Sapore di sale" di Gino Paoli, così come suo è il sax nella colonna sonora di "Ultimo tango a Parigi" del 1974. Ma veniamo al disco in questione. Sottolineo innanzitutto la netta differenza fra le due facciate, ben conscio che tra le due intercorrono tre anni e che le esigenze legate alle immagini dei due film sono assolutamente diverse: decisamente jazz canonico la side A, nel rispetto degli schemi classici, dove il sax di Gato Barbieri duetta con la tromba di Enrico Rava. Li sostengono la potente sezione ritmica contrabbasso-batteria di Tommaso/Briaco e il fraseggio del pianoforte dell'ottimo Franco D'Andrea che si prodiga anche in numerosi assoli. 


Diversa la Side B, suonata con una differente formazione, assente Franco D'Andrea, sostituito al piano da Piero Umiliani e integrata dalla chitarra di Enzo Grillini. Le atmosfere cambiano quasi radicalmente, ed è proprio la chitarra di Grillini ad aprire Sleep Now Little One, cantata da una bellissima voce femminile, purtroppo non accreditata sul disco. Il brano è delicatissimo, di una bellezza quasi struggente (Barbieri qui è assente). Il sax apre e domina invece Solitudine, ripresa più volte, qui suonata in trio con Giovanni Tommaso e Bruno Biriaco. Solitudine 2 è interamente giocata dall'organo Hammond di Antonello Vannucchi. In alcune tracce fanno la loro comparsa anche gli archi dell'orchestra diretta da Piero Umiliani. 

A mio personale giudizio si tratta di un grande disco che segna da un lato la maturità artistica già acquisita dal giovane Gato Barbieri (quasi irriconoscibile nell'immagine di copertina), dall'altro la grande abilità tecnica del trio Tommaso, Biriaco e D'Andrea. Tutti e tre suonarono più volte con Gato Barbieri. Vi è qualche bootleg in circolazione al riguardo. Infine, devo dire che è interessante ascoltare i nostri tre alle prese con il jazz "classico"  - ovvero le loro radici - un po' di anni prima che intraprendessero, con Tony Sidney e Claudio Fasoli, quella straordinaria avventura che fu il Perigeo.

Adios Gato



Post by George 

mercoledì 7 ottobre 2015

Gaetano Liguori Idea Trio - 1975 - I signori della guerra + Idea Quintet - Live in Milano 1979

 Gran bel disco questo che vi presentiamo, da parte di un musicista che è davvero uno dei big del jazz italiano (lo dimostra la sua nutrita discografia, dalla pagina ufficiale dell'artista) e che negli anni 70  ha coraggiosamente coniugato contestazione e free jazz. Ricordo che Gaetano Liguori era già apparso sulla stratosfera, in compagnia di nientepopodimeno che Demetrio Stratos. Lo potete constatare voi stessi qui, in un bel post curato da George e MisterX. Prima di passare al "succo" del post, per aiutare a comprendere la caratura musicale ed umana del personaggio, credo sia utile leggere la sua biografia: ne allego qui di seguito alcuni tratti fondamentali, al link la versione completa: "Diplomato in Pianoforte e in Composizione Elettronica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, si è presto affermato come leader del gruppo Idea Trio, con cui ha tenuto più di tremila concerti, raggiungendo, con la sua musica ed i suoi dischi e CD (più di trenta), le più svariate realtà, suonando in piazze, festival, fabbriche, scuole, teatri e centri sociali. Nel 1978 ha ottenuto il Premio della Critica Discografica per il suo disco , in duo con suo padre il batterista Lino Liguori. ha tenuto tournée in Germania, Francia, Svizzera, Portogallo, Cuba (Festival Internazionale della Gioventù) ed è stato, inoltre, il primo musicista jazz italiano a suonare in India, Thailandia, Singapore e Malesia. Ha preso parte a numerosi viaggi di solidarietà in Eritrea, Senegal, Sahara, Amazzonia, Nicaragua, Gerusalemme e Sarajevo, dove ha suonato per “Time for Peace”, Beirut, per la commemorazione dell’anniversario di Sabra e Chatila e in ultimo Bagdad, Damasco, Aleppo, Istanbul (...)".


1 - Gaetano Liguori Idea Trio - 1975 - I signori della guerra

TRACKLIST :

1. I signori della guerra (8:08)
2. Garabongo (6:21)
3. Don Mario Blues (3:50)
4. Tarantella del vibrione (6:36)
5. Inco (5:17)
6. Viva la Cassa del Mezzogiorno (5:56)

Sempre dal sito ufficiale dell'artista, ecco come nacque questo particolare progetto musicale: "Aprile 73, dalla cantina di via Tadino a Milano uscivano baldanzosi tre giovani che, dopo anni di militanza in uno dei primi gruppi di free jazz, si misuravano con la più classica delle formazioni jazz il TRIO. Il debutto fu al Jazz Power mitico locale sovrastante il Motta della galleria Vittorio Emanuele. I punti di riferimento erano Cecil Taylor, Ornette Coleman, ma anche Emerson Lake and Palmer, Nono, Berio, Maderna, ma anche la canzone politica. Furono anni di concerti nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche occupate, nelle Università... Insomma il Jazz dell’IDEA trio diventò la colonna sonora del Movimento (...)." (Andate qui se volete leggere l'intero articolo). Prima di quest'album, nel 1974 il Gaetano Liguori Idea Trio aveva registrato un altro album, sempre all'insegna della protesta politica, "Cile libero, Cile rosso", non postabile perchè recentemente ristampato.

Gaetano Liguori Idea Trio :

Roberto Del Piano - elettric bass
Filippo Monico - batteria
Gaetano Liguori - pianoforte



2 - Gaetano Liguori Idea Quintet - Live in Milano 1979
Rec. live at "Palazzina Liberty", Milan, Italy, on March 22, 1979  (mics recording)

TRACKLIST :

1. Peppina (14:44)
2. 3/4 Per Danilo (12:52)
3. Il Tango (13:38)
4. Ballata Per Un Vicolo (07:40)
5. Corale Per Albert Ayler (11:30)
6. Suite Del Terzo Mondo (36:09)
7. Geronimo Boogie (04:33)
8. Unidentified Song by R.Rudd (07:55)

 Colgo l'occasione per accompagnare l'ascolto con un bel bootleg di qualche anno dopo, suppongo registrata con la stessa formazione a nome della quale Liguori registrò l'album "Terzo mondo", contemporaneo a questo concerto. Fonte dei files uno dei migliori blog mondiali per rintracciare bootleg, ovvero RRFC (al link il post originale). Thank you very much to Mister X.


Gaetano Liguori Idea Quintet :

Gaetano Liguori - piano
Massimo Urbani - alto sax
Danilo Terenzi - trombone
Roberto Del Piano - Fender bass
Filippo Monico - drums


LINK Disc 1
LINK Disc 2

Post by Captain with a big help from Mister X