Visualizzazione post con etichetta Pierrot Lunaire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pierrot Lunaire. Mostra tutti i post

lunedì 26 febbraio 2024

Arturo Stalteri - Two Gems (1992-2014)


Ho sempre reputato Arturo Stalteri un musicista geniale, sia nel suo periodo compositivo iniziale con i Pierrot Lunaire, dal 1974 al 1977, sia nella lunga fase della sua produzione solista. Ho parlato di lunga produzione, proprio perché fin da quello storico primo lavoro solista, "André sulla Luna" del 1979, la sua carriera è proseguita fino ai giorni nostri, chiudendosi, almeno per il momento, al disco dedicato a Philip Glass. La tecnica pianistica associata alla creatività hanno fatto di lui un musicista a tutto tondo, dove classicismo e sperimentazione sono andati a braccetto per alcuni decenni. Riguardando gli archivi della Stratosfera troverete molte pagine a lui dedicate, ad iniziare dai Pierrot Lunaire fino a quel lungo post risalente al 2016 dal titolo "Dopo i Pierrot Lunaire 1978-1994" che ritroverete qui (con i link ancora attivi). Per questa occasione ho scelto due gemme risalenti rispettivamente al 1992 e al 2014, sicuramente tra gli album meno "ostici" e difficili da assimilare. Vediamo se la scelta verrà condivisa.

Artuto Stalteri - Syriarise (1992)
 ristampa del 2001 con bonus tracks

TRACKLIST:

Unit Moon - Acoustic Session]
01. Pianure del sorriso - 4:47
02. Le ultime luci di Brea - 10:46
03. Broadwood & Fredi - 3:02
04. Gymnovalzer - 3:58
05. Dolce vento, folle vento - 6:20

[Syriarise - Electric Suite]
06. Planets - 1:26
07. Viking 1 - 4:41
08. Syriarise - 3:59
09. A Secret Passage To The Core Of Mars - 4:05
10. Viking 2 - 1:24

[Route To Earth - Electric Session]
11. Nella casa di Elrond - 2:00
12a. The Moon & The Mirror - 5:07
12b. Falling Rise - 1:22

back cover ristampa 2001

MUSICISTI:

Arturo Stalteri - piano, tastiere, sampler
Patrizio Pascarella - chitarra
Arlo Bigazzi - basso (traccia 7)
Stefano Saletti - batteria (tracce 4, 9)
Damiano Puliti - violoncello (tracce 3, 4, 7)
Orio Odori - clarinetto (tracce 4, 5, 9)


Nel 1992 esce per Materiali Sonori il CD “Syriarise”, un'opera in cui si intrecciano due differenti percorsi artistici: una suite elettronica con influenze minimaliste ed etniche e una parte dedicata al pianoforte. Inizia con questo lavoro una proficua collaborazione con l'etichetta toscana, di cui Stalteri è uno degli autori più rappresentativi. L'album è un piccolo gioiello e, a mio avviso, uno dei vertici della produzione artistica di Stalteri solista. Già solo il brano di apertura, "Pianure del sorriso", vale l'acquisto (o il possesso) di questo lavoro: una gioioso arpeggio di pianoforte, con successivi intrecci di chitarra acustica, Le altre tracce sono un mix di brani per solo pianoforte e di composizioni in cui rientrano violoncello, clarinetto, basso e batteria. 


IL disco venne pubblicato inizialmente nel 1992 (seguì a distanza di 5 anni "...e il pavone parlò alla luna") con sole 9 tracce. La ristampa del 2001 (qui proposta) contiene 4 bonus track (Viking 2, Nella casa di Elrond, The Moon and the Mirror e Falling Rise) e presenta una diversa disposizione dei brani. Questi ultimi sono suddivisi in tre parti: una sezione acustica e due elettroniche (una delle quali in forma di suite). Stàlteri suona un Bösendorfer 209 Imperial, oltre a un Broadwood and Sons e a varie tastiere. Il brano "Dolce vento, folle vento" è ispirato allo studio n. 12 op. 25 di Fryderyk Chopin. L'album contiene inoltre la stesura iniziale de "Le ultime luci di Brea" e la prima versione di "Rivendell (Nella casa di Elrond)". Anche il libretto interno è differente da quello del 1992.  (fonte Wikipedia).
Un album imperdibile, geniale  e meditativo che solo Arturo Stalteri poteva realizzare

back cover versione 1992

Arturo Stalteri - In sete altere, 
Arturo Stalteri suona Battiato (2014)


TRACKLIST:

01. Intro – 0:53 (musica: Arturo Stàlteri)
02, Meccanica Due – 6:50 (musica: Franco Battiato - Arturo Stàlteri)
93. L'Oceano del Silenzio – 4:53 (musica: Franco Battiato)
04. Propiedad Prohibida – 7:04 (musica: Franco Battiato)
05. The Instrumental Centro di Gravità Permanente – 2:10 (musica: Franco Battiato - Giusto Pio - Arturo Stàlteri)
06. Caliti Junku – 3:45 (musica: Franco Battiato) – (Pino Zingarelli alla batteria)
07. The Meeting of the Gods (Un'improvvisazione) – 4:28 (musica: Arturo Stàlteri) – 
Ispirato a "Il Mercato degli Dei" di Franco Battiato
08. La Porta dello Spavento Supremo – 4:10 (musica: Franco Battiato)
09. La Porta dello Spavento Supremo (Il Sogno) – 3:50 (musica: Franco Battiato)
10. Il Vuoto – 3:10 (musica: Arturo Stàlteri)
11. L'Egitto prima delle Sabbie (nuova versione) – 14:28 (musica: Franco Battiato)


La seconda gemma che ho scelto non poteva che essere questo grande omaggio al Maestro Franco Battiato. Wikipedia fornisce alcuni brevi informazioni sul disco e sugli strumenti suonati da Stalteri: :"Sono stati usati pianoforti Fazioli F228 e Yamaha C7. In alcuni casi sono stati trattati. I brani Meccanica Due e The Instrumental Centro di Gravità Permanente hanno la doppia firma Stàlteri/Battiato e L'Egitto prima delle sabbie, Premio Stockhausen nel 1978, è presentato in una nuova versione. Il titolo prende il nome da una frase di Carlotta Wieck, Passavano donne bellissime, in sete altere... contenuta nel brano La Porta dello Spavento Supremo (Il Sogno) di Franco Battiato".
Ovviamente sono felicissimo di proporre questo album, pubblicato nel 2014 dall'etichetta Felmay, per  l'ammirazione che provo per entrambi i musicisti / compositori. (nella copertina interna - qui sotto - sono ritratti insieme). Stalteri lungo le 11 tracce è da solo, con le sue tastiere, eccezion fatta per la presenza di Pino Zingarelli alla batteria nel brano n. 6. Vi propongo alcune parti della lunga recensione dell'album pubblicata sul sito "ExhiMusic Magazine. 


“In sete altere” è l'album pubblicato nel 2014 da Arturo Stàlteri, musicista, compositore, conduttore radiofonico (Rai Radio 3), critico musicale romano e rollingstoniano convinto, che viene ad impreziosire la sua magnifica carriera artistica, fatta di tanti lavori solisti e collaborazioni che lo hanno visto come protagonista durante tutti questi anni, caratterizzati da una intensa attività concertistica, dove nelle sue performances per solo piano è possibile ascoltare composizioni proprie e brani di Debussy, Schubert, Mozart, Beethoven, Chopin, Litzs, Bach  ma anche Sakamoto, Sigur Ros, Philip Glass e Mertens tra gli altri. Questo esperimento strumentale è un omaggio alla musica di Franco Battiato con il quale ha partecipato ad alcuni suoi progetti (come ad esempio per Musikanten come attore e nel 2004 come conduttore e musicista nel suo primo programma televisivo: “Bitte, Keine Réclame” ) e del quale è un suo grande estimatore. Esperimento, dicevamo, che parte dalle prime cose di Battiato (quelle più all’avanguardia), rielaborate, arricchite, arrangiate e (ri)composte dal genio e dalla bravura di Arturo e presentate in una nuova veste per essere (ri)scoperte e (ri)valutate, da un punto di vista differente a distanza di molti anni dalla loro creazione. 


Il progetto è molto ambizioso, non una semplice esecuzione o rivisitazione fedele, ma fine a se stessa, e i brani contenuti nel CD sono il frutto di un lavoro lungo e delicato. L’amore per la musica classica, l’elettronica e l’ambient, unito ad un approccio minimalista ed intimo, sono alla base di questo disco, sicuramente fuori dalle logiche commerciali, di classifica o di facile ascolto e che riassume alla perfezione il concetto di fare Musica nel senso più elevato del termine. Infatti la prima impressione e il primo effetto risultante dall’ascolto del disco di Stàlteri è proprio una sorta di elevazione, complice la musica, verso uno stato dove l’anima e la mente viaggiano insieme alle note che escono dal pianoforte e dalle mani del Maestro e che sembrano materializzarsi nell’aria. Un viaggio durante il quale si passa da atmosfere avanguardistiche,  ad echi e campionamenti elettronici, suoni che si rincorrono e si intrecciano e che disegnano paesaggi stupendi e mondi lontanissimi, composizioni belle già in partenza e qui rese ancora più particolari. 


Tra i brani: “Meccanica due” (in origine intitolata Meccanica e contenuta in Fetus); “Propiedad Prohibida” (contenuta nell’album Clic e che molti ricorderanno come la sigla di Tg2 Dossier); “The Instrumental Centro di Gravità Permanente”, una versione che riprende la celebre canzone contenuta nell’album “La Voce del Padrone”, e che viene eseguita e sviluppata da Arturo in una forma nuova (approvata dallo stesso Battiato); “La Porta dello Spavento Supremo” e “Il Vuoto”, altre due composizioni che racchiudono l’essenza di tutto quello che è alla base della musica: tra il sublime e il sovrannaturale." E qui termina la recensione.
L’album si chiude con una nuova versione (??) de “L’Egitto prima delle Sabbie”, con le stesse note ripetute per quasi 15 minuti. Non so chi di voi riuscirà ad ascoltarlo integralmente. Peccato per questa soporifera conclusione. Ma ciò nulla toglie alla bellezza e alla magia di questo lavoro. Ascoltate e giudicate. A presto.


LINK Syriarise (1992-2001)
LINK In sete altere, Arturo Stalteri suona Battiato (2014)

Post by George

giovedì 22 giugno 2023

Roberto Donnini - 1987 - Tunedless 2 (vinyl - Limited Edition)

 

TRACKLIST:

Lato A
A1. (1A) Andar (percussioni - Andrea Centazzo)
A2. (1A) Fula (piano - Stefano Fiuzzi; vibrafono - Andrea Centazzo)

Lato B
B1. (1A) Te-Eesa
B2. (2A) Suca 


MUSICISTI:

Roberto Donnini - computer, piano elettrico
Arturo Stalteri - tastiere (A2 - B1)
Gisella Frontero - piano (B1 - B2)
Lucia Donnini - piano (A1 - B1)
Marco Dalpane - piano (A1 - A2)
Daniele Lombardi - piano preparato (B1 - B2)
Daniele Venturi - fisarmonica
Luca Benucci - corno
Roberto Laneri - sax
Michele Losappio - trombone
Giancarlo Schiaffini - basso tuba
Donella Del Monaco - voce


Innanzitutto voglio ringraziare l'amico Stefano AbulQasim, creatore del blog "SoundScapes", un nostro "sito amico", che - come promesso - mi ha inviato i file e le copertine di questo secondo lavoro realizzato da Roberto Donnini. Grazie Stefano. Scusandomi in ritardo per la dimenticanza, vi invito a leggere sulle pagine del suo blog la recensione del primo album di Donnini, "Tunedless", del 1980. da poco postato sulla Stratosfera. La troverete qui. Detto questo passiamo all'esame del disco in questione, anch'esso, come quello precedente, pubblicato dalla Linx Records come stampa privata. Come potete vedere dalla copertina, Donnini ha coinvolto membri chiave della scena italiana dell'avanguardia, ad iniziare dall'ex Pierrot Lunaire,  Arturo Stalteri, dalla vocalist degli Opus Avantra, Donella Del Monaco e dal percussionista Andrea Centazzo. 

Donella Del Monaco

La novità risiede nella presenza di una robusta sezione fiati composta da ben quattro elementi. Completano l'organico quattro pianisti e un fisarmonicista.
"Tunedless 2" riprende il filo del discorso interrotto sette anni prima, all'insegna della sperimentazione pura, con massiccio utilizzo di tastiere elettroniche che si uniscono e si amalgano con la voce della Del Monaco, il pianoforte e i fiati. "Andar", posto in apertura del lato A, è un esempio luminoso della via sperimentale perseguita da Donnini. Musica per la mente, di non facile assimilazione. lunghe improvvisazioni che prendono forma partendo da un canovaccio voluto dal compositore. 



È una combinazione unica di classico contemporaneo, infuso con l'ispirazione della scuola  minimalista della prima ondata americana e idee d'avanguardia lungimiranti. Gli effetti sono come un collage di sogni a occhi aperti senza un inizio o una fine evidenti, svolazzi di corde di pianoforte preparato, vocalizzi liberi e inserti strumentali che proiettano questi suoni verso il futuro. Avanguardia pura. Un gioiellino ancora oggi di grande attualità. Il disco è rimasto relegato all'edizione in vinile e non è mai stato ristampato. La stampa venne limitata a 300 copie. Ora non ci resta che recuperare e ascoltare il terzo e ultimo lavoro di Donnini, quel "Fluxmar" pubblicato nel 1992. Per il momento è tutto. Buon ascolto.

Arturo Stalteri


Post by George - Music by Stefano AbulQasim

lunedì 16 gennaio 2023

Pierrot Lunaire - 2011 - Tre

 

TRACKLIST:

01. Il Segno del Comando – Lady Ligeia
02. Gran Turismo Veloce – Il Re di Raipure
03. Sciarada  – Dietro Il silenzio
04. InSonar – Plaisir d'Amour
05. Claudio Milano feat. Liir Bu Fer – Gallia
06. Central Unit – Giovane Madre
07. Arturo Stalteri – Morella
08. Pierrot Lunaire – Sonde in profondità (versione alternativa)
09. Pierrot Lunaire – Mein Armer Italiener (versione alternativa)

TRE
10. Pierrot Lunaire – Soldato
11. Pierrot Lunaire – Cilla
12. Pierrot Lunaire – What'd You Say

13. Sciarada – Giovane Madre


FORMAZIONE:

Gaio Chiocchio: sitar, mandolino, chitarra Hammond, cimbali, timpani e voce
Vincenzo Caporaletti: chitarra acustica, chitarra classica, chitarra 12 corde, chitarra elettrica, basso, batteria e flauto
Arturo Stàlteri: pianoforte, organo, spinetta Eminent, celesta, percussioni e voce


Chi si ricorda dei Pierrot Lunaire, uno tra i più geniali ensemble dell'era del progressive italiano? Registrarono solo due dischi, "Pierrot Lunaire" nel 1974 e "Gudrun" nel 1977. Seguì lo scioglimento e l'inizio di una interessante carriera solista da parte di una delle menti creative del gruppo, Arturo Stalteri. Nel 2011 la label Musiche Particolari & Industria Records pubblicò questo disco antologico contenente tributi di varie band e alcuni inediti degli stessi Pierrot Lunaire. Per la precisione si tratta di 2 alternate take e 3 inediti veri e propri tra cui svetta la superlativa "What'd You Say", 3 minuti di pura magia corale su un tappeto di arpeggi di chitarre acustiche. Da sola valeva l'acquisto dell'album. 
Magari questo disco vi è sfuggito e magari no. In ogni caso mi è sembrata una buona idea proporlo sulle pagine della Stratosfera, anche e soprattutto per ricordare la grandezza e l'originalità del gruppo romano. Ricordo che nell'organico dei Pierrot Lunaire, negli anni '76 e '77 transitò anche la cantante Jacqueline Darby, assente in queste tracce, ma presente nelle immagini a corredo del post. 
Per quanto riguarda i contenuti del disco, vi  propongo questa ottima recensione, molto accurata, scritta da Valeria Calandrio il 14 novembre 2011e pubblicata sul sito "Artists and Bands".


"Tre è il titolo di quest’opera. Tre il numero dei brani inediti presentati all’interno. Tre sarebbe stato il numero dei dischi che i Pierrot Lunaire, nel lontano 1978, avrebbero collezionato, se non fosse stato per alcune vicende non ancora del tutto chiare e la successiva prematura scomparsa di Gaio Chiocchio, fondamentale mente creativa del gruppo. Tre sono i criteri fondamentali con cui introdurre l’album e creare l’incipit di questa recensione. Alone di mistero e allegorie stupiscono fin dal primo ascolto. Se state, infatti, cercando la chiave d’accesso per entrare in contatto con l’oscura forza incantevole di questo disco dovrete innanzitutto dimenticarvi della definizione stessa di disco, di ogni possibile confine, criterio di valutazione o canone in voga intrappolato nella superficie della vostra coscienza. Dovrete chiudere gli occhi e prepararvi a fare un salto nel territorio più lunare del vostro inconscio, dove una mano di voci senza tempo vi tenderà la chiave necessaria per lasciarvi meravigliare dall’inquietudine.


Quattro sono, invece, le parti in cui i brani sono suddivisi e presentati:
nella prima, Storia, troviamo la rivisitazione di otto brani realizzati da alcune band italiane emergenti, tra cui spiccano l’impeccabile esecuzione de “Il Re di Ralpure” eseguita dal gruppo grossetano Gran Turismo Veloce e “Morella”, reinterpretata dallo stesso Stàltieri, cuore pulsante della storica band in questione. Nella seconda parte, Versioni Alternative, troviamo delle versioni demo di due brani di Gudrun, secondo disco dei Pierrot Lunaire, in home recording del 1975, rimasterizzate nel 2010. 
Ma è nella terza parte che troviamo i tre brani inediti che rappresentano l’essenza del disco, dove “Soldato”, due soli minuti strumentali grazie a un pianoforte che lascia cadere perle di note struggenti dimostra la capacità di togliere il fiato. “Giovane madre”, brano presente nel secondo disco dei Pierrot Lunaire (Gudrun, 1977) tocca le corde più spensierate della follia nell’interpretazione dei Central Unit e la si trova invece come brano di chiusura con una veste più ruvida ma lineare interpretata dagli Sciarada.


Questo disco non è una reunion ma un tributo, una celebrazione di una band coraggiosa, capace di sondare e far risplendere i luoghi più oscuri della propria anima. E’ un omaggio a Chiocchio, scomparso 15 anni fa (ndr - l'articolo è stato scritto nel 2011 ma Gaio Chiocchio è scomparso nel 1996), conosciuto anche come talent scout, che potrebbe oggi essere fiero dell’attualità con cui le sue opere possono essere accostate senza stridere, sia indossanti ancora vecchi abiti o vestite di nuovo".
Alla prossima e...buon ascolto

LINK

Post by George

lunedì 2 luglio 2018

Fabio Liberatori - 2002 - The Asimov Assembly - A Tribute To Isaac Asimov


TRACKLIST:

01. Eyes Do More Than See (voice Sonja Kristina)  4:21  
02. Strikebreaker  7:25  
03. Nightfall (voice Sonja Kristina)  4:18  
04. Nobody Here But...  5:01  
05. The Machine That Won The War  5:03  
06. The Galaxy Stock Exchange  4:21  
07. My Son, The Physicist  3:38  
08. Insert Knob A In Hole B  4:49  
09. The Up- To -Date Sorcerer  5:33  
10. Nightfall - Reprise 1:14  


MUSICISTI

Fabio Liberatori: keyboards and sonic treatments
Sonja Kristina: vocals on 1,3
Arturo Stalteri: piano and keyboards on 3,5,7
Anthony Drago: vocals on 6


Mi ero completamento dimenticato di Fabio Liberatori finché non ho letto sull'ultimo numero di "Prog Italia" l'intervista a Pericle Sponzilli, meritevole di avere ridato vita ad uno dei gruppi prog più gloriosi della scena musicale degli anni '70. Sto parlando della Reale Accademia di Musica (RAM) che da poco ha pubblicato "Angeli mutanti", un album di grande spessore che ha richiesto due anni di lavoro. Ebbene, nella nuova incarnazione della RAM troviamo anche Fabio Liberatori alle tastiere, al fianco di Fabio Frascini (basso), Andy Bartolucci (batteria), Pericle Sponzilli (uno dei fondatori del gruppo insieme allo scomparso cantante Federico Troiani, ancora e sempre alla chitarra elettrica) ed Erika Savastani (voce).

Sono quindi andato alla riscoperta di Fabio Liberatori e dei suoi lavori discografici solisti. Tralasciando la lunga e fruttuosa esperienza  con gli Stadio (di cui è stato tra i fondatori), che tutti noi ben conosciamo,  Fabio Liberatori si è distinto a partire dagli anni '80 come compositore di colonne sonore. Il sodalizio con Carlo Verdone lo ha portato a scrivere le musiche per film quali "Borotalco", "Acqua e sapone", "Io e mia sorella", "Compagni di scuola", "Viaggi di nozze",  "Gallo cedrone", giusto per citarne alcuni. Ma l'elenco è molto lungo.


Parallelamente alle collaborazioni con gli Stadio e alle composizioni di musiche da film, Liberatori ha trovato il tempo di arrangiare, produrre e suonare le tastiere in alcuni album di Paola Turci, Ivan Graziani e Mario Castelnuovo. Nei ritagli di tempo, è il caso di dirlo, ha seguito un proprio percorso personale di musica colta e di sperimentazione che lo ha portato a realizzare due importanti album di musica sperimentale. Il primo, dal titolo "Empire Tracks" risale al 1987 ed è frutto della collaborazione con l'ex Pierrot Lunaire, Arturo Stalteri. Il secondo, e per ora ultimo album solista, è "The Asimov Assembly", pubblicato nel 2002 dall'etichetta M.P. Records. 

La descrizione dell'album la lasciamo allo stesso Fabio Liberatori sul suo sito (che vi invito a visitare qui): "E’ un concept-album, basato su alcuni racconti del grande scrittore Isaac Asimov, tratti dal libro Nightfall and other stories (pubblicato in Italia con il titolo di Antologia personale). La mia intenzione era anche quella di rendere un sincero omaggio alla storia della musica elettronica utilizzando gli strumenti che l’hanno caratterizzata. Dai rari sintetizzatori analogici degli anni Settanta e Ottanta come il Serge Modular, il Synthi AKS, il VCS3, l’Oberheim 2 Voice, il Memorymoog, il Prophet-V, i Roland MKS-70 e MKS-80, fino ai synths di più moderna generazione quali l’Hartmann Neuron e i Waldorf. Ospiti dell’album, il pianista e compositore Arturo Stalteri, Sonja Kristina, la grande vocalist dei Curved Air, storico gruppo prog inglese che ha lasciato pietre miliari come Air conditioning e Phantasmagoria, e Anthony Drago, che ha scritto e cantato da par suo il testo di The galaxy stock exchange. Infine il prezioso apporto di Carlo Verdone, per i suoi consigli e la grande competenza nel genere elettronico".


Per concludere, attingendo dalla solita Wikipedia, ricordiamo che nel 1991 Liberatori è stato invitato alla rassegna internazionale di musica "New Age-Ambient" al Palazzo delle Esposizioni di Roma, a cui sono intervenuti maestri riconosciuti della "nuova musica" quali Wim Mertens, Harold Budd, Roger Eno e Hans-Joachim Roedelius. In quella circostanza Liberatori ha tenuto un concerto costituito da prpprie composizioni elettroniche, tra cui la colonna sonora del film "Antelope Cobbler" di Antonio Falduto, premio speciale della giuria al Festival del cinema di Annecy nel 1992. E oggi lo ritroviamo sempre più in forma nella nuova incarnazione della Reale Accademia di Musica.
Buon ascolto

Fabio Liberatori in formazione con la nuova RAM - 2018

Post by George

domenica 17 luglio 2016

Kay Hoffmann - 1985 - Floret Silva (registrazioni del 1977-78)

Front cover CD, 2006 (Robot Records)
TRACKLIST:

01 Iste Mundus  
02 Floret Silva  
03 Exorcismus  
04 Intermezzo (Chume, Chume)  
05 Ich Will Truren  
06 Rondo  
07 Mai Tanz  
08 Quot Sunt Horae  
09 Tot  
10 Sonus Dulcis Lyrae  
11 Ouverture Zum Fest  
12 Intermezzo (Fagott Sommer Nacht Promenade)  
13 Tempus Instat  
14 Langueo (Vacillantis)  
15 Chume, Chume  
16 Nummus  
17 Post Communio Sancti Cyrilli

Back cover CD, 2006 (Robot Records)
FORMAZIONE

Kay Hoffmann - clavinet, piano, vocals
Gaio Chiocchio, Gianni Salaorni  - electric guitar
Nicola Vernuccio - bass
Carlo Bardi - bassoon
Alessandro Raimondi - drums, percussion
Michele Losappio - flute, trombone, piano
Simo Valzania - guitar, bass, violin, vocals, recorder, bouzouki, organ, glockenspiel, percussion –
Sauro Aibisani - tenor saxophone, clarinet
Tolmino Marianini  - trumpet
Jaqueline Darby - vocals, chorus


Grande disco questo "Florer Silva", decisamente poco conosciuto se non da parte di una ristretta cerchia di appassionati e cultori: un crogiolo di arie pastorali e suoni medioevali intrisi di prog-psych-folk rock. E con un inquadramento del genere chissà che cosa ci aspetta. E' un lavoro ambizioso, molto ben curato sotto il profilo delle musiche, ricercate e raffinate. La lingua utilizzata è il latino, o meglio il latino medievale (tranne qualche rara dissertazione in alto tedesco), elemento questo che pone il disco ad un livello di assoluta elevatezza. Se ben ricordo il disco rimase per qualche tempo nella wishlist, poi il nostro Big Captain ricevette i file da qualche amico. Lascio semmai a lui i dovuti ringraziamenti. Torniamo al nostro disco e alla sua autrice. Kay Hoffmann si è ispirata nientemeno che al Carmina Burana, un corpus di testi poetici medievali dell'XI e del XII secolo, scritti prevalentemente in latino, tramandati da un importante manoscritto contenuto in un codice miniato del XIII secolo, il Codex Latinus Monacensis 4660 o Codex Buranus, proveniente dal convento di Benediktbeuern (l'antica Bura Sancti Benedicti, fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera). Il codice, che è custodito nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, comprende 228 componimenti poetici con testi scritti in latino medioevale eccetto 47 scritti in alto tedesco. I temi spaziano dagli inni bacchici alle canzoni d'amore ad alto contenuto erotico, nonché alcune parodie blasfeme della liturgia. Un testo decisamente fuori dagli schemi quale fonte ispiratrice per un disco. Il titolo dell'album, "Floret Silva" (la foresta fiorisce)  discende proprio da una poesia del Carmina Burana. Fine del dotto excursus.


Veniamo alla genesi del disco. Il progetto "Floret Silva" nacque quando la compositrice e cantante minimalista Kay Hoffman venne in Italia intorno alla metà degli anni '70 dove incontrò il soprano gallese Jaqueline Darby, che aveva lavorato con i Pierrot Lunaire alla realizzazione del secondo album del gruppo, "Gudrum" (1977). Jacqueline stava scrivendo nuove composizioni inseme al produttore Vincenzo Micocci della RCA e chiese a Kay se era interessata a collaborare ad un nuovo progetto musicale. Kay accettò e al progetto contribuirono inizialmente i due ex Pierrot Lunaire, Gaio Chiocchio e Arturo Stalteri. A loro si aggiunsero altri amici musicisti di Jaqueline Darby. In pochissimo tempo Kay scrisse tutti i testi, ispirandosi per l'appunto al Carmina Burana e alla sua passione per le musiche medioevali e rinascimentali. La stessa compositrice contribuì alle registrazioni con la sua voce (spesso in duetto con Jaqueline Darby), il clavinet e il pianoforte. Con loro un ottimo cast di musicisti provenienti dagli ambienti del jazz-rock e del progressive. Arturo Stalteri alla fine non prese parte alle registrazioni che avvennero nel corso del 1977-1978, sotto la supervisione di Vincenzo Micocci. Purtroppo la RCA non pubblicò il disco che rimase così inedito fino al 1985, anno in cui una copia del master fece rotta verso il Giappone dove venne pubblicato per la prima volta in vinile dall'etichetta Belle Antique. Solo nel 2006 la casa discografica statunitense Robot Records lo stampò per la prima volta in CD dopo averlo rimasterizzato. L'ultima ristampa (in vinile) risale a quest'anno ad opera della Sommor Records. Il disco è stato pubblicato in Spagna. E' bello vedere come in Italia non se lo sia filato nessuno. Nemo propheta in patria.

Front cover LP Japan 1985 (Belle Antique Records)
Back cover LP Japan 1985 (Belle Antique Records)
Il disco comprende 17 tracce, molte delle quali sono solamente brevi intermezzi della durata di una manciata di minuti se non di secondi. Le sonorità sono quelle sopra descritte, I due brani più atipici, che si discostano dalle atmosfere che permeano il disco, sono Langue Vacillantis, un sorprendente episodio jazz-rock, tra i punti più alti dell'album, e Overture Zum Fest, uno strumentale dominato dai fiati con intrecci di sax, tromba e trombone. Un disco decisamente all'avanguardia non solo nel periodo in cui venne inciso, ma ancora oggi, Se vogliamo accostare Floret Silva a qualche altro disco, la memoria ci riporta ai primi lavori dei Dead Can Dance, con suoni pastorali e antiche arie miscelati a sonorità più contemporanee. Insomma, un gioiellino ritrovato che vale la pena gustare con la giusta calma e rilassatezza. Buon ascolto.
Front cover ristampa LP 2016 (Spain) (Sommor Records)
Kay Hoffmann 
Jaqueline Darby nell'era Pierrot Lunaire 
Link

Post by George

venerdì 27 maggio 2016

Arturo Stalteri - dopo i Pierrot Lunaire (1979-1994)


Pianista di grande talento, Arturo Stalteri esordisce, come ben ricordiamo, nel 1974 con i Pierrot Lunaire, uno tra i gruppi più originali e innovativi del panorama progressive italiano. Al suo fianco il polistrumentista Gaio Chiocchio e il chitarrista-bassista Vincenzo Caporaletti. Due grandi dischi, l'omonimo del 1975 e "Gudrum" del 1977 (con il soprano gallese Jacqueline Darby), poi lo scioglimento. E da qui si spalancano nuovi orizzonti per Arturo Stalteri: dischi solisti, concerti, collaborazioni con innumerevoli artisti. Si cimenta anche nella composizione di musiche per il cinema. il teatro, la danza. E non finisce qui: su Radio Rai 2 conduce numerose trasmissioni. Tra queste Jet Lag, Fuori Giri, Il cammello di Radio 2, Musical Box.

Il suo lavoro più recente è il disco "In sete altere - Arturo Stalteri suona Battiato", album di straordinaria bellezza che vi invito ad ascoltare. Tra i classici di Franco Battiato, ripresi dal pianoforte di Stalteri, vi sono le versioni di Propriedad Prohibida, Meccanica e di L'Egitto prima delle sabbie della durata di 17 minuti. Per una lettura approfondita della lunga e articolata biografia di Arturo Stalteri vi rimando ai numerosi siti presenti sul web, ad iniziare da wikipedia. 


Arturo Stalteri - 1979 - André sulla Luna (vinyl)


TRACKLIST:

Il Sogno di André
01 Alba ancestrale 
02 Il prisma magico   
03 Viaggiando tra i riflessi   
04 Verso la Luna  

André sulla Luna 
05 Gli Hins
06 Sul mare omicida  
07 I Kroll! 
08 André e Sabiha  
09 Verso la realtà  
10 Morte mentale di un sogno 
11 Danza dei giaguari (inedito - bonus track)


FORMAZIONE

Arturo Stalteri: electronics/oscillator, organ, electric guitar, piano, flute, voice, celesta, 
acoustic guitar, whistle, tambourine 
Massimo Buzzi: drums, percussion (tracks 5, 6, 9) 
Enzo Martella: sound effects (tracks 1, 4, 5, 6) 
Silvio Dionisi: voice (track 7) 


Primo album solista di Arturo Stalteri, a conclusione della breve ma gloriosa esperienza dei Pierrot Lunaire. Il 1979 e anche l'anno in cui consegue il diploma di pianoforte al Conservatorio de L'Aquila. "André sulla Luna" è un disco bellissimo, che risente ancora delle influenze dei Pierrot Lunaire. Stalteri suona praticamente tutti gli strumenti, tranne le percussioni in qualche traccia. L'amore per l'elettronica e per i suoni minimalisti di grandi musicisti quali Brian Eno, Philip Glass e Terry Riley cominciano ad emergere. Si concretizzeranno, in modo decisamente più marcato, a partire dal secondo disco del 1987. Nel 1997 l'album è stato ristampato in CD con l'aggiunta di 5 bonus tracks. Nulla si interessante. Si tratta di una versione breve di Verso la Luna e di basi musicali. L'unico vero inedito degno di nota è Danza del giaguaro, qui incluso come bonus. Il disco qui postato è suddiviso in 3 file: lato A, lato B e bonus track.



Arturo Stalteri - 1994 - Racconti brevi -
...e il pavone parlò alla Luna


TRACKLIST:

Racconti brevi
01 Lo specchio di Galadriel
02 Passi sulle dune
03 Danza della lontra
04 Piccoli pinguini
05 Volo notturno

...e il pavone parlò alla Luna
06 Goa di fronte all'oceano
07 Mulini
08 ...e il pavone parlò alla Luna
09 La pescatrice di perle
10 Morceau
11 Raga occidentale
12 Nel palazzo dei venti


Il disco, nella sua versione originale, venne pubblicato nel 1987 dalla Lynx Recorda. La Materiali Sonori ne curò la ristampa in CD nel 1994 includendo 5 brani inediti del 1977 (Racconti brevi). Segue la versione rimasterizzata de "Il pavone parlò alla Luna", con diversa disposizione dei brani e la track 9 in una versione leggermente più breve. Un'ottima recensione di questo disco è pubblicata sul blog Arlequins al quale vi rimando. 

Fino al 2004 la Materiali Sonori continuerà a pubblicare i dischi di Stalteri. In particolare vanno ricordati "Circles" e "Cool August Moon", due omaggi rispettivamente a Philip Glass e Brian Eno. Il "post-minimalista-romantico", come qualche anno fa si è definito lo stesso Arturo Stalteri, continua imperterrito la sua esperienza musicale. Una delle sue ultime performance risale al 6 agosto dello scorso anno, quando al MuSe di Trento, con Massimiliano Bucchi, in occasione del 70° anniversario della tragedia di Hiroshima, ha eseguito brani legati al tema dell'atomica in un concerto reading.

La copertina del vinile del 1987
E' tutto. Concludo con il solito augurio di Buon ascolto.