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sabato 3 ottobre 2026

RE-POST & RE-LOAD: Roberto Cacciapaglia - Sonanze / Sonances & Otherworks (CD, 2000) (post originale 15 ottobre 2013)

 

TRACKLIST:

Sonanze - Sonances
01. 11st Movement - 4:27
02. 2nd Movement - 4:12
03. 3rd Movement - 2:56
04. 4th Movement - 1:23
05. 5th Movement - 3:47
06. 6th Movement - 3:26
07. 7th Movement - 2:26
08. 8th Movement - 1:52
09. 9th Movement - 4:30
10. 10th Movement - 3:54

Otherworks
11.  Skywaves - 3:23
12. Electric Avenues - 8:02
13. Birds Over Prague - 1:00
14. Floating Clouds - 2:28
15. Gongs - 2:27
16. Mother And Cousin - 3:00
17- Winds And Gong - 3:04
18. Moog Sequence - 2:16
19. Roxanne - 5:56
20. Metal Windows - 0:43
21. Slow Steps - 4:20
22. Manuela - 1:52
23. Rob Tiger - 1:12
24. Sub-Electronic - 1:54
25. Original Gongs - 3:02


MUSICISTI:

Roberto Cacciapaglia - piano, chitarra, Moog, clavicembalo, organo, synth VCS3, vibrafono, synthi A 
corni - Alfredo Arcobelli, Giuseppe Ferreri, Giuseppe Merli (tracce 1 to 10)
Luciano Tessari - clarinetto (tracce 1 to 10) 
Mario Arcari - oboe (tracce 1 to 10) 
Luciano Bianco - piano (tracce 1 to 10)
archi – Elsa Parravicini (tracce 1 to 10), Franco Rossi (2) (tracce 1 to 10), Gianni Berlendis (tracce:1 to 10), Giuseppe Cantoni (tracce 1 to 10), Marco Ravasio (tracce 1 to 10)
Walter Morelli - timpani (tracce 1 to 10)
Trombone – Bruno Ferrari (2) (tracce 1 to 10), Giuseppe Mauri (tracce 1 to 10)
voci – Elfriede Demetz (tracce 1 to 10), Francesco Maria Minghinelli (tracce:1 to 10)


Il post originale, realizzato il 15 ottobre 2013 dal sottoscritto, lo ritroverete qui.
Il link è da tempo inattivo e questo ci ha portato - anche a seguito delle richieste dei nostri amici navigatori - ad effettuare un breve re-post e il re-upload dell'album. Ringrazio per l'ennesima volta l'amico e collaboratore Cimabue per il sempre prezioso aiuto nell'effettuare il re-upload. Per quanto riguarda la recensione del CD vi rimando direttamente a quanto scrissi nel 2013. Ricordo solamente che la versione originale di "Sonanze" (tracce da 1 a 10) venne pubblicata nel 1975. I brani vennero registrati in parte a Milano nel 1972 e in parte a Colonia nel 1974. L'opera prima di Roberto Cacciapaglia venne prodotto da Rolf Ulrich Kaiser, titolare dell'etichetta discografica indipendente tedesca Ohr, specializzata in rock sperimentale e pubblicato dalla PDU, la casa discografica di Mina.


Venne descritto dalla critica come un lavoro ambizioso per quegli anni, costruito su orchestra, coro e musica elettronica, usando un linguaggio che si avvicinava alla musica cosmica tedesca. Con questo lavoro Cacciapaglia entrò in contatto con altri gruppi attivi nella sfera sperimentale tedesca come Popol Vuh, Tangerine Dream, Wallenstein e Dieter Dierks. Minimale ma molto bella nello stesso tempo la copertina con l'immagine dello scacciapensieri. Nel 2000 l'album venne ristampato in CD in una edizione rimasterizzata presso i celebri Abbey Road Studios di Londra, con il nuovo titolo "Sonanze - Sonances & Otherworks" con l'aggiunta di 15 tracce inedite, registrate a casa dello stesso Cacciapaglia. L'album originale è stato inoltre ristampato dalla spagnola Wah Wah Records in vinile nel 2011 e dalla russa Мирумир in LP + CD nel 2013. Di seguito la copertina del 1975.


Con questo abbiamo concluso. Vi auguro innanzitutto buon ri-ascolto e vi anticipo che, a brevissimo, ritornerà sulle nostre pagine la oramai mitica "The Prog Side of the Moog", la trasmissione radiofonica realizzata e condotta dal nostro Frank-One, che ci riserverà una bella sorpresa. A presto.



Re-post & Re-load by George & Cimabue

mercoledì 20 maggio 2026

Serie "Just One Record" - Eclisse - Mercury and Sulfurus (CD, 2000)

 

TRACKLIST:

01. Mercury and Sulfurus - 6:48
02. A New Eden  - 4:28
03. The March To... - 5:43
04. Volti sospesi - 4:05
05. Through The Meadows - 10:13
06. Face In The Mirror - 6:56
07. Lovers Whisper Secretly - 5:43
08. La via deserta del Sud Est - 4:15
09. Welcome To Our Show - 6:30
10. Turbamenti di uno gnomo - 4:42
11. La porta nera - 4:57
12. La signora del tempo - 6:12


FORMAZIONE:

Alessio Guerriero - chitarra, basso, voce
Andrea Picciau - tastiere, piano, sequencer
Roberto Diomed - bateria

con
Massimo Monagheddu - basso in “Volti sospesi”
Nicola Orrù - tastiere in “A new Eden”, “Welcome to our show”, “La porta nera” e
 “La signora del tempo”
Sandro Sanna - percussioni in “La via deserta del Sud Est”
Stefano Deidda - violino in “La via deserta del Sud Est”
Yuri Orrù - coro in “A New Eden” e “La porta nera”


BREVE PREMESSA by GEORGE

Diciamo subito che tutto il merito per la realizzazione di questo bellissimo post va ai miei cari amici Cimabue e Frank-One. Il nostro CMB, "folgorato" dall'ascolto degli Eclisse nel corso della trasmissione radiofonica settimanale "TPSOTM" di Frank-One. ha subito richiesto i file a quest'ultimo e ha preparato il post in un batter d'occhio. Scherzi a parte, questo cammino a braccetto fra il blog e la trasmissione sta dando ottimi frutti. Molti brani trasmessi (parlo di quelli italiani, naturalmente) ho visto che appartengono ad album già presenti sulla Stratosfera e offrono così l''opportunità agli ascoltatori di risentire l'album per intero (nel caso di link inattivo chiedeteci pure il re-upload); altri - come nel caso in oggetto - sono assenti sul blog ed è quindi un vero piacere scoprirli e successivamente pubblicarli. Ho inserito questo album nella serie "Just One Record" perché col nome "Eclisse" è l'unico CD registrato dalla formazione sarda. Ringrazio ancora i due sodali amici e passo subito la parola al nostro Cimabue.

POST by CIMABUE

Direttamente dalla trasmissione “The Prog Side of the Moog” - divenuta un vero e proprio spin-off del blog - ecco a voi l’album d’esordio degli Eclisse, band cagliaritana di neo prog con una storia quantomeno singolare. Ma prima di tutto, doveroso il ringraziamento al sodale amico e collaboratore Frank-One che ci ha fornito i file (by request come direbbero gli anglosassoni) l’indomani della messa in onda su Radio Panda. Grazie davvero… ma attento che l’appetito (musicale) vien mangiando e temo sarai “disturbato” anche in divenire.
La band, formatasi presumibilmente sul finire degli anni ’90, si presenta con una formazione base condotta da Alessio Guerriero (chitarrista, bassista, vocalist, e principale compositore) affiancato dal tastierista e coautore Andrea Picciau e dal batterista Roberto Diomedi. Per la realizzazione dell’opera prima il combo si avvale della preziosa collaborazione di Nicola Orrù (tastierista e coautore in quattro brani), di Andrea Murgia (ingegnere del suono) e dell’artista Alessandra Murgia (copertina), oltre che di numerosi ospiti in fase di realizzazione a completare una formazione allargata che conferisce all’album una varietà timbrica molto interessante.


A dispetto della cover fiabesca (ad eccezione di un paio di brani) il gruppo propone una musica a forte trazione chitarristica, con belle ed efficaci tastiere in contrappunto, su una base ritmica senza fronzoli a sostenere il tutto. Calda e matura la voce di Alessio Guerriero che a tratti ricorda quel Derek William Dick (in arte Fish) dei primi Marillion. L’idioma inglese, infatti, la fa da padrone, ma in scaletta c’è posto anche per la strumentale “Volti sospesi” e per una parte finale tutta italiana, in cui spicca l’acustica “La via deserta del sud est” che più di tutti gli altri brani rimanda alla splendida copertina. 
Il disco è stato registrato presso il Red Studio di Cagliari, edito da Arcontes e distribuito dall’Associazione Immagini e Musica. Un disco che credo incontrerà i favori della frangia più “romantica” dei fruitori del blog.


Dopo questo bellissimo esordio, la band cambia nome in Yleclipse e come trio pubblica “Prime Substance” nel 2003; quindi, sempre a nome Yleclipse, consolida la formazione con due nuovi innesti (Andrea Iddas al basso e Federico Bacco a rilevare Roberto Diomedi dietro ai tamburi) e dà alle stampe “Opus” nel 2005 e “Trails of Ambergis” nel 2008. Partecipa alla compilation “Recital for a Season’s End (A tribute to Marillion) - edita nel 2010 dalla Mellow - con una cover della celeberrima “Market Square Heroes”. L’ultima pubblicazione “Song from the Crackling Atanor” risale al 2012. Tutte le pubblicazioni presentano le inconfondibili, affascinanti ed evocative copertine.
È tutto. Buon ascolto, un caro saluto e alla prossima.



Post by Cimabue - Music by Frank-One (with a little help by George)

martedì 21 aprile 2026

Filoritmia - The Complete Works: Filoritmia (CD autoprodotto, 2000) & Passaggi (CD autoprodotto, 2009)

 

Ed eccoci ancora una volta all'interno del sottobosco musicale del new prog italiano. E' sempre una bella soddisfazione quella di poter scoprire e condividere artisti di indiscusso valore con all'attivo magari solo uno o due album. purtroppo passati sotto silenzio. Bene, come si dice...questo è pane per i nostri denti. Per questa occasione i file non provengono (caso raro) dagli archivi dello storico amico Osel, ma da quelli di un altro amico della Stratosfera che preferisce restare dietro le quinte. I protagonisti sono i Filoritmia, un quintetto di Milano di cui si parla molto poco sul web (se non sul loro sito) e che ha realizzato due album di non facile reperibilità. . 


Il primo embrione risale al 1993, ma solo nel 1997 la band trovò la formazione ideale, quando Roberto Riccardi (chitarra) e Matteo Scarparo (basso) si unirono al nucleo storico formato da Angelo D'Ariano (tastiere), Antonio Mazzucchelli (batteria) e Giorgio Mele (voce). I Filoritmia alternavano le esibizioni live a periodi dedicati alla composizione, in cui ogni membro forniva il personale apporto ed il proprio contributo compositivo. Si giunse così nel settembre 2000, anno in cui il gruppo registrò il primo album, dall'omonimo titolo completamente autoprodotto. 

Filoritmia - Omonimo (CD, 2000)


TRACKLIST:

01. Al buio (7:17)
02. Rapporto occasionale (6:53)
03. Il mago (9:55)
04. Fiato sul collo (8:54)
05. La mappa del tempo (4:55)
06. Dirti di no (6:50)
07. Per essere felici (5:48)
08. Questo inferno (9:11)
09. Anima (6:25)
10. Epoca lontana (7:38)


FORMAZIONE:

Giorgio Mele - voce
Roberto Riccardi - chitarre
Angelo D'Ariano - tastiere
Matteo Scarparo -  basso
 Antonio Mazzucchelli - batteria


Secondo la band è difficile definire il loro stile: "Potrebbe essere rock, funky, jazz, delicato o tagliente, liscio e semplice o pieno di cambiamenti improvvisi. Ci piace rompere il ritmo e quegli schemi che abbiamo creato noi stessi. Tutto è uno strumento per creare un'atmosfera o una sensazione attraverso la musica. Prima di tutto, vorremmo sottolineare che, anche se la maggior parte delle persone considera la nostra musica progressiva, pensiamo che sia difficile paragonarci a qualsiasi altra band progressiva, vecchia o nuova. Anche se tutti amiamo i classici del rock progressivo (amiamo certe canzoni di PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Area, Genesis, Marillion), non traiamo ispirazione da nessuna musa in particolare". Ed infatti il loro sound è assolutamente originale. A differenza di altri gruppi italiani di new progressive rock che cercano l'essenza del prog nelle sonorità degli anni '70,  i Filoritmia lasciano il passato alle spalle, filtrando le loro influenze per  presentare un suono fresco e innovativo, fuori dagli schemi. ''Filoritmia'' si basa sulla sezione ritmica molto compatta e complessa, sul forte lavoro di chitarra di Riccardi e sul sensibile pianoforte/organo di D'Ariano. In quanto a tecnica non hanno bisogno di prendere lezioni da nessuno. Un gran bell'inizio che lasciava presagire interessanti sviluppi futuri. 


Filoritmia - Passaggi (CD, 2009)


TRACKLIST:

01. Colla e gesso (6:59)
02. Senza sale (8:45)
03. Non è festa (5:28)
04. L'uomo che torna (9:04)
05. Godo (9:37)
06. Il sogno del fotografo (7:46)
07. Questo (7:13)
08. Manifesto (10:02)


FORMAZIONE:

Giorgio Mele - voce
Roberto Riccardi - chitarra
Angelo D'Ariano - tastiere
Matteo Scarparo - basso
Antonio Mazzucchelli - batteria


Che dire? Sembrava imminente la pubblicazione di un secondo album e invece dovranno trascorrere ben nove anni prima di ascoltare l'episodio n. 2, "Passaggi", ancora autoprodotto e registrato, caso più unico che raro visto il tempo intercorso, con la medesima formazione. Sembra che il tempo non sia passato: la voce è ancora ruvida e graffiante, la chitarra è potente e la base ritmi è solida. Il biglietto da visita si intitola Colla e gesso, quasi 7 minuti di rock elettrico che si rifà agli anni Settanta. Distanze siderali dal progressive. Anche i quasi 9 minuti di Senza sale ripercorrono i sentieri del rock elettrico più tradizionale. La terza traccia è molto curiosa: si intitola Non è festa, uno strumentale che riprende le atmosfere e le sonorità della celebre E' festa della PFM. Ascoltatela e mi direte. Un grande omaggio alla band di Di Cioccio & Co. Sottolineo ancora la traccia n, 5 (delle 8 complessive) intitolata Godo, voce a parte, un miracolo sonoro alla Pearl Jam. E così fino alla fine, con qualche scivolone (peccato veniale) come nella complessa ma poco efficace Il sogno del fotografo. Ottimo il finale con Manifesto, dove la potenza del gruppo e, soprattutto,  la tecnica chitarristica di Roberto Riccardi esplodono in tutta la loro grandezza. Un ottimo  album di rock elettrico, dove però le già miti influenze prog presenti nel disco di esordio scompaiono del tutto. Giudizio complessivo più che positivo ma un gradino al di sotto dell'opera prima. 


In ogni caso la breve epopea dei Filoritmia si conclude qui: due album in 9 anni, ma di ottimo livello.. Quando si dice pochi ma buoni. Infine, per curiosare attraverso la loro storia e la loro musica vi invito a visitare il sito ufficiale che troverete qui. E' tutto, Vi lascio con il consueto buon ascolto.


LINK Filoritmia (2000)
LINK Passaggi (2009)

Post by George with the help of a friend of Stratosfera

lunedì 19 gennaio 2026

Serie "Bootleg" n. 364 - Vittorio De Scalzi / La Storia dei New Trolls - Live (registrazioni del 1999-2000-2001)

 

TRACKLIST CD 1

Concerto Grosso # 1
01. Allegro
02. Adagio / Shadows
03. Cadenza / Andante con moto
04. Shadows (per Jimi Hendrix)

05. In St. Peter's Day

TRACKLIST CD 2:

Concerto Grosso # 2
06. Vivace
07. Andante (Most Dear lady)
08. Intro a Moderato
09. Moderato (Fare You Well Dove)

10. Le Roi Soleil
11. Il treno
12. Signore, io sono Irish
13. Quella carezza della sera


Questo concerto, in una prima fase, venne da noi datato 2013 (almeno così era datato sul canale YT dal quale venne scaricato dal nostro collaboratore Cimabue), ma grazie alle precisazioni fornite in un commento da parte di un nostro "navigatore", siamo in grado di darvi le giuste informazioni. Ve le riporto qui di seguito. Tutto il resto è stato da me cancellato

Queste registrazioni non sono del 2013 bensì del 2000/2001. Sono registrazioni prese dal Concerto Grosso Live di Vittorio De Scalzi eseguito a Torino nel 2001 per quanto riguarda i movimenti con l'orchestra. I brani invece sono presi dal live di Vittorio De Scalzi - La storia dei New Trolls registrato a Genova nel 1999-2000. Il direttore dell'orchestra era Maurizio Salvi e la formazione del gruppo comprendeva Vittorio De Scalzi, Alfio Vitanza, Roberto Tiranti, Andrea Maddalone e Mauro Sposito.


Perdonateci per questo errore. Lo abbiamo rimediato. Buon ascolto

Post by George & Cimabue

sabato 1 novembre 2025

Goodbye James - In Memory of James Senese (1945-2025 R.I.P.)

 

INTRO

Il blues, il soul, la musica nera devi averla nel sangue per essere un grande artista di matrice black. E James Senese ce l'aveva, senza ombra di dubbio. Nascere e crescere a Napoli, da madre napoletana e padre afroamericano, in una città portuale crogiuolo di culture, di suoni e stili provenienti da ogni dove, soprattutto dall'America, significa assorbirne l'essenza e trasformarla in nuove esperienze musicali, dove anche la lingua (quella napoletana) diventa strumento e grande protagonista. E poi, con un simile DNA, il gioco è fatto. Narrano le cronache che il giovane James fin da piccolo ascoltasse i dischi che avevano portato in Italia i soldati americani nel corso del secondo conflitto mondiale, dove swing e boogie woogie la facevano da padroni. La folgorazione, però, avvenne ascoltando uh disco di John Coltrane, dove restò affascinato dal suono del sax. Aveva 12 anni quando la madre gliene regalò uno, permettendogli di iniziare la sua carriera di sassofonista sotto la guida del maestro e direttore d'orchestra Pasquale Santoro. Il resto è storia, dagli Showmen (1 e 2) ai Napoli Centrale, dalla fulgida carriera  solista alle numerose collaborazioni con grandi artisti. 

James Senese con gli Showmen negli anni '60

Vale la pena spendere una parola in più per la storica collaborazione con Pino Daniele che raggiunse l'apice con il "Vai Mò Tour" del 1981 (ampiamente documentato sulla Stratosfera (qui). James divenne parte integrante del supergruppo al fianco di Tullio De Piscopo, Toni Esposito, Rino Zurzolo e Joe Amoruso. Bissarono nel 2008, ma non fu la stessa cosa. Ovviamente per una lettura approfondita della biografia di James Senese vi rimando a wikipedia o ai numerosi siti specializzati. Nella sua lunga carriera, accanto alla musica, non mancarono incursioni nel mondo del cinema: da "No grazie, il caffè mi rende nervoso" (la colonna sonora è su queste pagine) con Massimo Troisi a "Passione" di John Turturro, fino a "Una festa esagerata" di Vincenzo Salemme.

James Senese con Pino Daniele nel gruppo del "Vai Mò Tour" 1981)

Ora che Senese se ne è andato per sempre anche le grandi testate, al fianco di quelle specializzate che lo hanno sempre seguito nel corso della sua carriera artistica, si sono ricordate di lu, inondandoci di biografie, interviste e ricordi più a meno degni di nota. James, e con lui il suo simbiotico sax, è mancato il 29 ottobre scorso all'età di 80 anni (era nato a Napoli, nel quartiere Miano, il 6 gennaio 1945), lasciando dietro di sé una corposa discografia e una bella serie di esperienze musicali. Come d'abitudine (è brutto dirlo) ricordiamo i musicisti scomparsi proponendo la loro musica. Gli Showmen (nelle versioni 1 e 2) sono già ampiamente documentati su questo blog, così come parte della discografia dei Napoli Centrale. E' invece un po' lacunosa la discografia solista del musicista. Siamo qui per rimediare. Per questo tributo ho scelto tre dischi che reputo tra i più significativi (senza nulla togliere agli altri). Si tratta dei primi due album risalenti agli anni '80 e di "Sabato Santo" del 2000. Procediamo con ordine.

James Senese - Omonimo (LP, 1983)


TRACKLIST:

Lato A
01. E cchiu' dolore - 2:10
02. Marcus Silos - 3:06
03. Che t'aggia di - 1:14
04. Basta mo' no cchiu' - 3:33
05. So' vivo - 3:21

Lato B
06. Habbanera - 3:30
07. Coccosa e cchiu' - 3:10
08. Io volo - 3:23
09. Whe Ha - 4:15

Bonus Tracks
10. Malafemmena - lato A, 45 giri (1983)
11. Marcus Silos - lato B, 45 giri (1983)


MUSICISTI:

James Senese - sax tenore, sax soprano, lyricon, delay delta 4, harmonizer, voce
Renato Costarella - tastiere, brass prophet, obx-a
Rino Calabritto - basso, chorus ve 400, delay ibanez
Giorgio Cocilovo - chitarre
Walter Martino - batteria, percussioni


Conclusa l'esperienza con i Napoli Centrale e prima ancora con gli Showmen, James Senese apre una nuova pagina nella sua carriera artistica. In compagnia di un gruppo di amici musicisti apre con questo disco omonimo la sua produzione solista, alternandola con qualche uscita dei redivivi Napoli Centrale, che durerà fino al 2025, l'anno della sua morte. "James Senese", pubblicato dalla Polydor in vinile, è stato ristampato sempre dalla Polydor e sempre in vinile nel 2021 in edizione limitata e numerata. Non mi risultano ristampe in CD. IL disco è composto di soli 9 brani, ricchi però di patos e di atmosfera, permeati da quel tipico "Neapolitan Sound", black music cantata in napoletano, che caratterizzerà tutta la sua produzione musicale. Il sax, potente e preciso, volteggia nello spazio e viaggia "verso la stratosfera" (è il caso di dirlo). Infine, come avrete notato, ho inserito due bonus tracks: si tratta di due brani pubblicati nel 1983 su 45 giri e rimasti inediti su LP. Nello specifico il lato A è un arrangiamento jazzato del celebre traditional partenopeo. Di seguito la copertina del singolo.


James Senese - Alhambra (LP, 1988)

ù

TRACKLIST:

Lato A
01. Love Supreme - 4:46
batteria – Carlo Avitabile
piano, synthesizer – Ernesto Vitolo

02. Rosa Maria - 5:30
basso acustico – Rino Zurzolo
batteria – Tullio De Piscopo
voce (canto flamenco) – Anita Vescuso

03. Sciaccò - 4:14

04. Alhambra (memento per Gil Evans) - 5:06
piano, synthesizer – Ernesto Vitolo

Lato B
05. Hiwinnet (Love Supreme) - 5:15
voce (canto tigrino] – Woky Abe

06. Dolce malinconia - 4:10
piano, synthesizer - Ernesto Vitolo

07. Anema nera - 4:27

08. Tambòo (vocal) - 4:38

Bonus Tracks
09. Tamboo (instrumental) - lato B, 45 giri (1987)
10. Love Supreme (long mix)


MUSICISTI (oltre a quelli già indicati nella tracklist):

James Senese - sax tenore, sax soprano, voce solista
Gary Alston, Karen Moore, Sonia Gardner - cori
Andrée-Tia - batteria
Willy 'Nfor - basso elettrico
Franco Giacoia - chitarra elettrica e acustica
Gil Evans - piano elettrico, arrangiamenti
Joe Amoruso - piano, synthesizer
 Rob Vuono Junior - tromba


Non aspettiamoci un disco con cadenza annuale: James i dischi li registra quando è ispirato e quando ha composto del buon materiale da portare in studio. E' il caso di "Alhambra", secondo album pubblicato nel 1988 dalla EMI, ben 5 anni dopo quello di debutto. Anche questo disco restò disponibile nei soli formati vinile e mc. Discogs rende noto che una versione in CD venne pubblicata, sempre nel 1988, dall'etichetta Costa Est per il solo mercato svizzero. In "Alhambra" James Senese sperimenta nuove strade e nuove sonorità, circondato, in molte occasioni, dai vecchi compagni di strada, Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Ernesto Vitolo. I testi sono scritti da un altro storico amico, quel Franco Del Prete già batterista degli Showmen 2 e dei Napoli Centrale. L'album vanta anche la prestigiosa collaborazione di Gil Evans al piano e agli arrangiamenti. Gil scomparve proprio nel 1988, pochi mesi prima della pubblicazione del disco. Tra i brani di punta cito sicuramente "Love Supreme", posto in apertura (che diventerà uno dei suoi cavalli di battagliai) e la grande cavalcata di "Anema nera", lo specchio  della parte più "black" di James Senese. Un album forte, verace. a tratti grezzo, ma proprio per questo affascinante. Ultima annotazione: nel 1987 venne pubblicato un singolo contenente sul lato A la versione vocale di "Tamboo", poi confluita sul 33 giri, mentre sul lato B venne registrata una "instrumental version" che rimase inedita. La trovate qui come bonus track. Infine, ricordo che nel 1988 dal 33 giri vennero estratti due singoli, il primo con "Dolce malinconia / Hiwinnet (Love Supreme)" (entrambi presenti nel 33 giri), il secondo contenente tre diverse versioni di "Love Supreme", una long version, Hiwinnet e una radio version. Su YT è stata postata una lunga versione di oltre 7 minuti,  che ho inserito tra le bonus track. Di seguito le copertine dei singoli. 




James Senese - Sabato Santo (CD, 2000)


TRACKLIST:

01. Azteco Blood - 6:26
02. Black Mamba - 5:01
03. Chahida - 5:42
04. Mysterious To 167 - 4:53
05. Manama - 5:35
06. In My Room - 4:11
07. Sabato Santo - 6:02
08. Subway - 6:40


MUSICISTI:

James Senese - sax tenore, sax soprano, basso elettrico per tastiera, programming e batteria elettronica
Rino Zurzolo - basso acustico
Enrico Quaranta - batteria acustica
Berger Campos - percussioni (1)
Mazuk - percussioni arabe (2)


Adoro questo album con cui Senese aprì il nuovo millennio. Salto il terzo LP, "Hey James", uscito nel 1991, un discreto disco che non aggiunge nulla di nuovo al lavoro precedente, per passare direttamente alla quarta prova, "Sabato Santo", 8 tracce che ti lasciano senza fiato. Qui James Senese si è totalmente immerso nella fusion pura, un lavoro che ricorda molto da vicino il sound dei Weather Report. Qui la voce tace (tranne che in Sabato Santo), parlano solo gli strumenti. Il fedele Rino Zurzolo traccia linee di basso incredibili, mentre il sax di Senese volteggia libero, ancora una volta diretto "verso la stratosfera". Questa meraviglia restò un unicum nella discografia del sassofonista napoletano che negli anni a seguire registrerà ancora una manciata di album fino a raggiungere il fatidico 2025. C'è ancora un doppio CD che amo particolarmente, pubblicato nel 2018, quindi un po' troppo recente per il nostro blog. Vedremo di infilarlo nel 2026. Si tratta del live "Aspettanno 'o tiempo", contenente registrazioni di brani di Napoli Centrale e del solo sassofonista. Bene, cari amici, il nostro ricordo di James Senese termina qui. Riparleremo ancora di lui in futuro, non c'è dubbio. Intanto gustiamoci la sua classe ascoltando questi tre splendidi album. Buon ascolto e...buone vibrazioni (come si diceva negli anni '60).

GOODBYE JAMES


LINK James Senese (1983)
LINK Alhambra (1988)
LINK Sabato Santo (2000)

Post by George

sabato 18 gennaio 2025

Serie "Just One Record" - Sherpa - Endless Morning (2000)

 

TRACKLIST:

01. Ouverture part 1 - Piano Solo - 3:18
02. Ouverture part 2 - Spellbinder - 4:13
03. Morning Ceiling - 6:26
04. Age Of Time - 6:17
05. Endless Origin - 4:58
06. Sleepa - 6:02


FORMAZIONE:

Fabio Bonacotta - voce, chitarra, sax e mandolino (in track 3)
Mauro Bortolani - tastiere
Christian Comand - basso
Paolo Polesel - batteria, percussioni, viola (in track 6)
Umberto Corazza - flauto

con
Marco Balbinot - violoncello (in track 6)
Eleonora Steffan, Monica Cordaz - violino (in track 6)
– Davide "Damnagoras" Moras, Eleonora Steffan, Federico "Aydan" Baston, Mattia "Dag'or'dil" Carniel, Paolo Polesel, Umberto Corazza - cori (in track 3)
Mattia Carniel - narratore (in track 4)


I Sherpa rientrano in quella cerchia di oscure prog band, praticamente sconosciute, con all'attivo un solo altrettanto oscuro CD, intitolato "Endless Morning", autoprodotto e pubblicato nel 2000. Ringrazio l'amico Roberto per avermi inviato i file e per offrirci così la possibilità di ascoltare questo gioiello nascosto. Il web è avarissimo di informazioni. Qualcosa ho trovato sul sito olandese (!) "Progvisions" , ovviamente scritto in inglese, e ne farò buon uso in questa sede, in particolare nella descrizione delle sei tracce. Chi possiede (io no) il volume di Massimo Salari "Prog Italiano 1980-2013" troverà altre notizie su questa band friulana. L'album è praticamente introvabile, e non solo sul web. Sono altresì assenti foto e immagini del gruppo. Accontentiamoci di quello che abbiamo. Dopo la registrazione di questo album degli Sherpa si sono perse le tracce. Vi invito ad ascoltarlo con attenzione, non solo perché si tratta di una rarità, ma soprattutto perché nasconde delle vere e proprie meraviglie. La rotta seguita dal gruppo, se la guardiamo a ritroso, ci riporta direttamente ai primi anni '70, memori - in alcune parti - della grande lezione dei Jethro Tull (la presenza del flauto non è casuale). L'Overtoure part 2 e Morning Ceiling sono due esempi straordinari.


"Endless Morning". è un lavoro che dura poco più di mezz'ora in cui incontriamo una band di grande livello strumentale che cerca di dare forma a un progressive in cui le influenze classiche si mescolano a ingredienti più metallici. Troviamo sei brani in cui strumenti delicati come il flauto condividono spazi con una chitarra che tende a mantenere l'ascoltatore in tensione, con riff travolgenti, che a volte possono apparire superflui. "Overture" comprende due parti, "Piano solo" e "Spellbinder"  che costituiscono i primi brani del CD. Con queste due parti il gruppo sembra mostrarci in modo chiaro ciò che nel resto dell'album è mescolato: una parte classica con un brillante assolo di pianoforte, un mid tempo con un tocco malinconico che nella sezione finale si fonde con una chitarra elettrica molto morbida e un flauto delicato. Le cose si fanno più forti nella seconda parte, dove gli strumenti si scatenano e l'accelerazione dà al flauto un'aria molto Jethro Tull , combinata con tastiere veloci e una chitarra che diventa molto  dura. Con "Morning Ceiling" ricatturiamo un dolce flauto e le eccellenti tastiere di Mauro Bortolani che rendono un lavoro grandioso con alcune esplosioni di tasti alla Keith Emerson davvero spettacolare. 


Si prosegue con "Age of Time" dove quel dualismo classico-metallico si apprezza di nuovo con grande nervosismo. "Endless Origin" è forse il pezzo più diretto e hard, con la chitarra che guida il brano verso sviluppi che ricordano molto i Dream Theater . La chitarra suona in modo più coerente, con una progressione interna alla composizione, parallela al resto degli strumenti. L'album si chiude con "Sleepa" dove la chitarra acustica, le tastiere e il basso offrono un ottimo esempio del grande livello interpretativo di questa band. Un pezzo di chiusura con sviluppi di grande lirismo e finezza progressive
Concludo: abbiamo tra le mani un grande album che, meritatamente, esce dalle pieghe dell'oblio, per la gioia di tutti gli appassionati del prog rock di matrice tradizionale. Vi aspetto nei commenti. Intanto vi auguro il consueto buon ascolto.


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Post by George - Music by Roberto (thanks friend)