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venerdì 7 agosto 2026

Serie "Bootleg" n. 378 - Antonello Venditti - Forte di Bard (Aosta), 7 luglio 2026 - Daje! Live Summer Tour 2026

 

TRACKLIST CD 1:

01. Intro – Star Wars Theme 
02. Bomba o non bomba 
03. Sotto il segno dei pesci 
04. Sara 
05. Giulia 
06. Peppino 
07. Piero e Cinzia 
08. Giulio Cesare 
09. Venditti su esami maturità 
10. Notte prima degli esami 
11. Venditti su moscerini 
12. Ci vorrebbe un amico 
13. Roma Capoccia 


TRACKLIST CD 2:

14. Dimmelo tu cos’è 
15. Che fantastica storia è la vita 
16. Dalla pelle al cuore 
17. Unica 
18. Venditti su collaborazione con Lauro 
19. Che tesoro che sei (con Achille Lauro) 
20. Amici mai 
21. Alta Marea 
22. Benvenuti in Paradiso 
23. In questo mondo di ladri 

ENCORE
24. Ricordati di me 
25. Band intro 
26. Grazie Roma


MUSICISTI:

Antonello Venditti - voce e pianoforte 
Alessandro Canini - batteria 
Amedeo Bianchi - sax 
Danilo Cherni - tastiere 
Angelo Abate - pianoforte e organo Hammond 
Roberta Palmigiani - violino


Un vecchio leone, una colonna sonora della nostra e di molte generazioni ci ha lasciati per sempre. Ricorderemo Francesco Guccini, tra qualche giorno (il tempo di preparare il post) come è nostra abitudine attraverso la sua musica. Teniamo in sospeso questo importante appuntamento e nel frattempo dedichiamoci ad un altro eroe multigenerazionale.  

Quando si parla di Antonello Venditti si rischia di scivolare su un personaggio divisivo. Già in passato su questo blog era piovuta qualche critica per aver scelto di dedicare uno spazio al musicista romano. A fianco delle critiche, più che legittime, c'erano stati anche degli apprezzamenti. Insomma, gusti diversi, sensibilità diverse. Succede quasi sempre che un musicista o un cantante debba fare i conti con una fetta di pubblico che lo denigra, un'altra che lo apprezza e un'altra ancora che resta indifferente. Ipotizzo che gli estimatori di Venditti sia generazionalmente più giovani di coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato nei primi anni '70 e siano maggiormente coinvolti dalle canzoni commerciali e orecchiabili, frutto della svolta stilistica intrapresa dal cantautore agli inizi degli anni '80. A prescindere da questa contrapposizione di vedute, ritengo che il personaggio vada quantomeno rispettato per la sua energia (anche lui ha toccato i 77 anni), per la sua statura artistica e per la indiscussa capacità di stare sul palco e intrattenere il pubblico. Camicia bianca, jeans e immancabili Ray-Ban (li ha sul naso fin dai primissimi anni '70); questo è il Venditti a cui siamo un po' tutti quanti affezionati.


Certo che di acqua sotto i ponti (a cominciare da quelli di Roma che sono piuttosto numerosi) ne è passata da quando in tempi remoti un giovane cantautore semi sconosciuto frequentava il Folkstudio di Roma al fianco  di altri semi sconosciuti artisti, carichi di belle speranze, quali Francesco De Gregori, Renzo Zenobi, Giorgio Lo Cascio e Mimmo Locasciulli (cito i primi che mi vengono in mente - a proposito, anche un emergente Bob Dylan  pare sia transitato dal Folkstudio nel 1962). E quanti anni sono passati da quel primo acerbo "Theorius Campus", registrato nel 1972 insieme all'amico De Gregori, un album che ascoltammo con una certa curiosità, contenente quel must, quel brano epocale che è Roma Capoccia, un inno per almeno cinque generazioni, una composizione che ha accompagnato Antonello lungo tutto il corso della sua carriera e che non smette mai di presentare durante i suoi spettacoli dal vivo. Inevitabile che Roma Capoccia entrasse nel novero delle canzoni "tradizionali" romane, cantata anche da stornellatori e cantastorie. . 


Antonello, nel corso degli anni '70, ci ha regalato dischi importanti, di un certo spessore, quali "L'orso bruno" (1972), "Le cose della vita" (1973), "Quando verrà Natale" (1974), "Lilly" (1975), fino a giungere nel 1978, a quel grande lavoro che ottenne un successo clamoroso di critica e di pubblico (forse più di pubblico) intitolato "Sotto il segno dei pesci". dove Venditti chiamò al suo fianco il gruppo Stradaperta e musicisti del calibro di Carlo Siliotto, ex violinista del Canzoniere del Lazio e il chitarrista Pablo Romero. Se ben ricordo questo fu l'ultimo album di Antonello Venditti che acquistai a suo tempo. Certo, da lì in avanti la strada fu tutta in discesa, costellata di hit ma anche di cadute di tono piuttosto importanti. Ma oggi Antonello è ancora qui, sul palco, a far cantare e divertire il pubblico insieme a lui. 


Questo concerto, regalo dei miei soliti amici, ha dato il via, proprio nella regione in cui risiedo, al "Daje! Live Summer Tour 2026", e lo ha fatto in una location stupenda, il Forte di Bard, carico di storia e di suggestioni. Da qui sono transitati gruppi e musicisti di levatura sia nazionale che internazionale. Qualcosa è già stato pubblicato sulla Stratosfera. A proposito dell'album "Sotto il segno dei pesci", guarda caso Antonello ha aperto il concerto con un poker di brani tratti proprio da questo album, tra cui la celebre "Bomba o non bomba" e l'intensa "Giulia". Seguono, in sequenza, i suoi maggiori successi. Io non c'ero la sera del concerto, ma c'era il mio storico amico, nonché collaboratore della Stratosfera, Chris, giornalista professionista che sulle pagine del quotidiano on line AostaSera ha recensito lo spettacolo, con la solita maestria. Vi consiglio di leggere l'articolo e di visionare anche il video racconto in 5 minuti. Basta cliccando qui. Preciso che anche le foto qui pubblicate provengono da AostaSera. Detto questo detto tutto. Alle parole preferisco lasciare spazio alla musica. Vi auguro il mio consueto buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - with the precious help of Chris

lunedì 6 luglio 2026

Serie "Bootleg" n. 374 - Premiata Forneria Marconi - Aosta Summer Festival, Area P8, 3 luglio 2026

 

TRACKLIST CD 1:

1. Intro 
2. Il respiro del tempo 
3. Suonare suonare 
4. Maestro della voce 
5. Dove… quando… 
6. La carrozza di Hans 
7. Romeo e Giulietta - Danza dei Cavalieri 
8. Band intro 
9. Impressioni di settembre

TRACKLIST CD 2:

10. Intro Traccia De André 
11. L’infanzia di Maria 
12. Bocca di Rosa 
13. La Canzone di Marinella (De André vocals) 
14. Un giudice 
15. Zirichiltaggia 
16. Volta la carta 
17. Il pescatore 

encore
18. E’ festa / Celebration / Impressioni di settembre 


FORMAZIONE:

Franz Di Cioccio - batteria, voce 
Luca Zabbini - basso, voce
Marco Sfogli - chitarra 
Lucio Fabbri - violino, cori 
Alessandro Scaglione - tastiere, cori 
Eugenio Mori - batteria


La Stratosfera, al fianco delle due trasmissioni radiofoniche del nostro mitico Frank-One, riapre i battenti con questo bootleg che più fresco di così se more...Il concerto della PFM risale infatti a venerdì scorso, 3 luglio, prima data del tour "Doppia traccia" che toccherà parecchie città italiane. "Doppia traccia", semplicemente perché lo show si divide in due tranche, la prima contenente una sorta di "greatest hits", con alcuni evergreen del gruppo, la seconda con un mix di cover di Fabrizio De André. Assente temporaneamente Patrick Djivas per i postumi di un infortunio al braccio, l'unico membro storico e "padre fondatore" della band è il nostro Franz Di Cioccio. Ero a conoscenza di questa data aostana della PFM che cadeva, purtroppo, durante la mia assenza. Ma la speranza è l'ultima a morire. Sta di fatto che al mio ritorno mi sono trovato i file dell'intero concerto, grazie alla buona volontà e alla generosità di uno dei tanti amici (che fanno le cose e preferiscono restare nell'ombra). 


Posso già prevedere i commenti di alcuni amici: "questa è solo una cover band della PFM guidata da Franz Di Cioccio", "erano bravi solo negli anni '70", "Di Cioccio è senza voce ed è meglio che smetta di cantare e suonare", ecc, ecc. Verissimo. Gli altri componenti si sono persi da anni per strada e non torneranno, così come non torneranno gli anni 70. . Ma basta un solo musicista storico per tenere viva l'immagine di una band? Il concetto vale anche per Vittorio Nocenzi col suo Banco, Michi Dei Rossi con Le Orme, Lino Vairetti con gli Osanna, Furio Chirico con i Trip, giusto per citare i maggiori. Per me la risposta e sì, fortemente sì. Io provo grande ammirazione per questi vecchi leoni che dopo una carriera durata numerosi decenni, hanno ancora la voglia (e la forza) di proporre i loro successi sui palcoscenici. Cosa dovrebbero fare questi musicisti oramai ottantenni, o quasi? Ve lo vedete Di Cioccio seduto al bar a giocare a briscola con un bicchiere di vino bianco? Di Cioccio è un musicista che non si è risparmiato nel corso dei decenni e ancora oggi riesce a sedersi dietro la sua batteria e suonarla senza problemi alla schieni (come purtroppo è successo al suo collega Phil Collins, da anni impossibilitato a suonare). Certo, la voce oramai se ne è andata quasi del tutto, prova ne è che le canzoni di De André vengono quasi recitate. : Ma guardatelo in foto questo storico eroe che riesce ancor a creare in noi la nostalgia per una musica oramai confinati nei libri di storia.


La recensione del concerto è stata oggetto di un lungo articolo, molto bello e dettagliato (con tanto di foto che ho carpito per realizzare il post) apparso sul quotidiano on line "AostaSera" il 4 luglio scorso, scritto dal mio caro amico e collega giornalista Chris, (che saltuariamente collabora con la Stratosfera). Sempre su "AostaSera" troverete un video che sintetizza lo show in 5 minuti.  Cliccate qui per la lettura integrale dell'articolo. Io vi riporterò solo le parti legate al concerto della PFM.


La recensione di Chris
Lo “zoccolo duro” del progressive italiano è vivo e, anche ad Aosta, lotta ancora con la Premiata Forneria Marconi. Non legioni di fan come un tempo, perché di anni dall’epoca d’oro ne sono passati una cinquantina (e l’età media si è alzata), ma quanti ne sono bastati nella serata di venerdì 3 luglio, a riempire l’abbondante migliaio di sedie posizionate dall’organizzazione nell’area P8 per l’esibizione della band capitanata da Franz Di Cioccio. La prima è, per l’appunto, il prog, in cui piove sul pubblico un “greatest hits” dei successi della band nata a Milano nel 1971. Ad Aosta si è aperta con Il Respiro Del Tempo, quindi Suonare Suonare. Maestro della Voce ha rinnovato, per molti spettatori, una promessa d’amore con il gruppo e Dove… quando…, scivolata sul far del tramonto, ha sprigionato tutto il suo potere evocativo. Di Cioccio lascia il microfono per salire alla batteria su La Carrozza di Hans e la sensazione continua ad essere che, se proprio dovesse (potesse?) esprimere una preferenza, picchiare sulle pelli (il verbo è proprio quello) gli risulta più congeniale che cantare. 


In quel momento, guardandolo sul palco ti ricordi che, quell’uomo dalla maglietta nera con la scritta “Randagio”, per l’anagrafe ha 80 anni. La domanda è universale (in alcuni scattata prima dell’inizio dello show, in altri durante): la performance è ancora all’altezza della nomea che precede la PFM? La risposta – pur se si moltiplicano i momenti in cui il nostro gioca alla creatura bizzarra e un po’ folle (di quelle che popolano il sottobosco prog) è: sì. E non deve stupire. In fondo, parliamo della stessa età di Patti Smith, Ian Gillian e John Paul Jones. Se poi cerchiamo delle rockstar più attempate, Eric Clapton ne ha 81, Bob Dylan 85, Mick Jagger 83 e Paul McCartney 84. Provate a dire quale di questi artisti ha appeso il microfono al chiodo. Nessuno? Ecco, perché dovrebbe farlo Di Cioccio?!
Assente Patrick Djivas (con il basso passato nelle mani dell’ottimo Luca Zabbini, da menzione come il chitarrista Marco Sfogli, il tastierista Alessandro Scaglione e il secondo batterista Eugenio Mori), l’altra “colonna” della PFM era rappresentata ad Aosta dal violinista Lucio Fabbri, entrato nella band ufficialmente nel 1980. Non ha bisogno di presentazioni, ma siccome qualcosa nel taccuino del cronista rimane sempre, riguarda l’arrangiamento rock-prog di Romeo e Giulietta – Danza dei Cavalieri. Sul brano, il suo violino fa a pezzi ogni convenzione che lo vorrebbe strumento classico. A trarre in inganno è forse che da fuori lo si vede suonato dalle mani di un musicista, ma a guidarle è il suo animo. Un concetto che torna prepotente anche sul brano che chiude la prima parte dello show, Impressioni di Settembre. Per milioni di persone nel mondo è l’inno della PFM. In quanto tale, non lo si commenta, lo si ascolta in silenzio. Scelta, va detto, parecchio condivisa ieri sera all’area P8.


Quindi Di Cioccio la tocca piano per aprire la seconda parte dello show: “Io considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti abbiano bisogno, di considerarlo come un uomo e di considerare come umani tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non si può imitarlo. Se lo si considera un uomo, sì… Fabrizio De André”.
La seconda traccia dello show, ça va sans dire, è quella dedicata al sodalizio tra la PFM e Faber, incarnato dal tour 1978-79, considerato ancor oggi uno dei momenti più importanti della musica italiana. La canzone d’autore (peraltro in un suo esponente tra i più intimisti e complessi, rispetto al quale non sarebbe sbagliato parlare di poesia) che incontra il rock-progressive.
L’omaggio sentito ieri sera ha viaggiato su coordinate non troppo diverse da quello sentito alla Saison Culturelle nel dicembre 2023, ma l’impatto emozionale si rinnova ad ogni occasione. Si parte con L’Infanzia di Maria, quindi Bocca di Rosa. La Canzone Di Marinella è sempre in grado di fermare il tempo, quando sulla musica della PFM si adagia la voce di De André registrata, e succede anche stavolta.


Un Giudice è forse il brano in cui si capisce di più cosa significhi vestire le liriche di Faber con i suoni nel DNA della PFM e Zirichiltaggia – in dialetto gallurese (cantato da Zabbini) – è un altro “amarcord” del tour di quarantotto anni fa. Gran finale, per la seconda traccia del concerto, con Volta La Carta e Il Pescatore. Richiamata a gran voce sul palco, la Premiata Forneria Marconi regala un medley conclusivo da cinque minuti e mezzo, in cui si fondono E’ Festa, Celebration e Impressioni di Settembre. Dopodiché, il sipario cala del tutto, dopo un’ora e mezza di musica. Andandosene non resta da pensare ad altro se non che il progressive è stata una meravigliosa forma (come, prima di lui, il jazz e il rock stesso) di contaminazione. Forse lo si dimentica troppo spesso.
E' tutto cari amici. Vi auguro buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Words by Chris & George

venerdì 23 gennaio 2026

Serie "Bootleg" n. 365 - Eugenio Finardi - Teatro Splendor, Aosta, 16 gennaio 2026

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. Tanto tempo fa
02. Greetins / Band intro
03. La forza dell'amore
04. Uno di noi
05. I venti della Luna
06. Le ragazze di Osaka
07. Dolce Italia
08. Non è nel cuore
09. Finardi talks
10. Un uomo
11. Patrizia
12. Bernoulli Intro
13. Bernoulli


TRACLIST CD 2:

14. Mio cucciolo d'uomo
15. La battaglia
16. Acoustic set intro
17. Katia
18. Oggi ho imparato a volare
19. Ivan Graziani souvenir
20. Il prete di Anghiari (Ivan Graziani cover)
21. Futuro
22. Finardi talks
23. La radio
24. Musica ribelle
25. Extraterrestre
26. Amore diverso / The Lion Sleeps Tonight


MUSICISTI:

Eugenio Finardi - voce
Giovanni 'Giuvazza' Maggiore - chitarra, loop, cori
Maximilian Agostini - tastiere, basso, cori
Claudio Arfinengo - batteria, percussioni


Premessa by George

E' sempre una bella emozione quella di poter ascoltare un vecchio leone come Eugenio Finardi, compagno di strada della nostra adolescenza ad iniziare dagli anni '70. La sua "Musica ribelle" (che ancora oggi ti vibra nelle ossa e nella pelle) divenne una vera e propria icona di una intera generazione, quella del Parco Lambro e dei grandi concerti live, quella che insieme a Finardi ascoltava i Genesis, i Gentle Giant, i King Crimson, i Pink Floyd, i Jethro Tull e chi più ne ha più ne metta. Molti concerti del nostro Eugenio sono già presenti sulla Stratosfera, alcuni di essi risalenti agli anni '70. con link ancora attivi. Cercateli perché vale la pena riscoprirli. Qui invece abbiamo tre le mani un concerto freschissimo, che non poteva mancare nella nostra collezione, risalente al 16 gennaio scorso, con tanto di registrazione integrale e foto, regalo di alcuni amici. Io purtroppo mi sono perso lo show, ma vi posso garantire che è sufficiente ascoltare l'audio (di ottima qualità) per entrare perfettamente nell'atmosfera del concerto. Come illustrato dalla locandina pubblicata qui sopra, Finardi ha portato, nella tappa aostana, il suo "Tutto '75-'25 Tour", per celebrare i 50 anni dalla pubblicazione del primo album (etichetta Cramps), lo storico "Non gettate alcun oggetto dal finestrino". Va da sé che questo concerto aostano è un "first time on the web". Bene, dopo queste poche righe di presentazione, me la prendo comoda e passo la parola all'amico Chris, giornalista professionista, che ha scritto una gran bella recensione del concerto il giorno successivo sul quotidiano online "AostaSera" (qui). Ve lo riporto.


Articolo pubblicato sul quotidiano AostaSera il 17.01.2026
a cura di Chris

Eugenio Finardi allo Splendor, 
cartoline da un viaggio iniziato 50 anni fa

"Salutato sui social il 2025 come “straordinario” – sull’onda del “magico triennio di Euphonia Suite”, che “mi ha ridato energia e autostima”, ma anche dell’uscita dell’album “Tutto”, “maturo e radicato in mezzo secolo di esperienza, ma fresco e proiettato nel futuro” – l’anno nuovo per Eugenio Finardi si è aperto dal vivo con una data ad Aosta, per la Saison Culturelle. Nel “tutto esaurito” dello Splendor, il cantautore milanese ha mostrato la solidità delle radici, ma anche la capacità di guardare avanti, liricamente e pure dal punto di vista dei suoni.


Il concerto di ieri, venerdì 16 gennaio, ha preso il via proprio dalla tappa più recente in studio, con “Tanto Tempo fa”. La voce di Finardi, arrivato a 73 anni (e 50 dal primo album in studio), resta avvolgente, accompagnato da chitarra, tastiere e batteria. Da subito si capisce che le atmosfere sono quelle che fanno sì che molti fans guardino a lui come al “Neil Young Italiano”. Da “Tutto” arriveranno anche “Bernoulli” (“la seconda canzone di un album è quella a cui un artista è affezionato”) e una non frequente dal vivo “Futuro”.
L’affinità (che forse sarebbe meglio chiamare complicità) con il chitarrista Giovanni “Giuvazza” Maggiore è evidente, d’altronde l’ultimo disco è un lavoro condiviso tra i due, anche dal punto di vista compositivo. La critica l’ha salutato come “un testamento musicale e spirituale” e una “fusione di cantautorato classico e sperimentazione contemporanea” e, sentirne parti dal vivo, spiega perché. I testi sono quelli che il rocker esplora dai tempi di “Diesel” e “Sugo”, ma l’accento musicale di “Giuvazza” ricorda che un assolo al momento giusto è importante quanto liriche poetiche.


Il viaggio musicale di Finardi ha sempre avuto uno sguardo cosmopolita e così propone anche “Uno di noi”, la cover in italiano di “One of us” di Joan Osborne. Allo show aostano si affacciano anche i ricordi di un percorso iniziato nella Milano di metà anni ’70, in cui “non era facile vivere”. Ivan Graziani (di cui in Saison è da poco passato il figlio Filippo) viene salutato e omaggiato con l’interpretazione della sua “Il prete di Anghiari”, momento dagli accenti sonori tra i più robusti della serata. Non mancano poi (e sarebbe forse blasfemo, con una carriera simile ad un manifesto, che include anche tre volte al Festival di Sanremo) i grandi classici. Tra gli altri, ma le menzioni non sono esaustive, ecco “La forza dell’amore”, “Le Ragazze di Osaka”. Nel crescendo finale, “La Radio” (chiusa dal commento “Per un’informazione libera, sempre…”, perché gli artisti esistono per dire delle cose) ed “Extraterrestre”, cantata in coro da buona parte del teatro. Ti diresti che non c’è niente da aggiungere, ma quando nel foyer, chiuso lo show da un momento, con il cantautore a manifestare disponibilità al suo pubblico, un fan gli dice “complimenti per tutto quello che scrivi e che hai scritto”, lui si schernisce scaramanticamente: “e che scriverò”. E, vedendolo ancora a parlare con alcuni spettatori sul marciapiede davanti allo Splendor, mentre rincasi in auto, speri proprio che sia così".


Grazie Chris per averci "prestato" il tuo articolo, molto preciso ed efficace, come sempre. A voi tutti, cari amici, auguro il mio consueto buon ascolto.

LINK CD 1
LINK CD 2
LINK FOTO

Post by George - Words by Chris (from AostaSera

venerdì 18 novembre 2022

Serie "Bootleg" n. 336 - Treves Blues Band live in Aosta, Reg. Tzamberlet, 01.09.1999 (great boot by Chris)

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST

01 – Unknown
02 – Free Flop And Fly
03 – Tell Me Mama
04 – Gibson Creek Shuffle
05 – Suzeeing
06 – Summertime Blues
07 – Mojo Boogie
08 – I Don’t Want You To Be My Girl
09 – Satisfaction (I Can’t Get No)
10 – Walking By Myself
11 – TBB Boogie
12 – Song Of Chase


FORMAZIONE

Fabio Treves, voce ed armonica
Ale “Kid” Gariazzo, chitarre
Massimo Serra, batteria e percussioni
Tino “Kappelman” Cappelletti, basso elettrico


PREMESSA by George

Voglio ringraziare innanzitutto l'amico Chris, autore della registrazione di questo splendido concerto della TBB, per averlo voluto condividere con tutti gli amici della Stratosfera. Siamo da sempre affezionati a Fabio Treves, prova ne è che è già apparsi più volte su queste pagine. Questo concerto, che  rappresenta un altro importante tassello alla discografia e alle registrazioni live già presenti, ha la particolarità di essere pubblicato per la prima volta sul web e, naturalmente, siamo orgogliosi di ospitarlo sul nostro blog. Non dico più nulla, vi lascio alle parole di Chris e all'ascolto dello show. Un'ultima annotazione: le immagini non si riferiscono al concerto, ma appartengono al "repertorio" di Fabio, in epoche diverse. 


RELEASE NOTES by Chris

A volte, i ricordi di un’esibizione sono inversamente proporzionali alla buona musica sentita in quell’occasione. E’ indubbiamente il caso di questa serata ad Aosta della Treves Blues Band. Il concerto si tenne in Regione Tzamberlet, in uno spiazzo di cemento che non infrequentemente veniva utilizzato per i live, mentre oggi è occupato da una struttura sportiva. Era periodo di un festival, denominato “Europa in Blue Jeans”, composto da conferenze e concerti promossi da Consulta giovanile regionale e patrocinati dalla Regione. La manifestazione ebbe qualche strascico polemico per la partecipazione non esattamente oceanica (se ne trova traccia nel dibattito in seno al Consiglio regionale valdostano). Anche la serata di Trèves non fu delle più partecipate, ma a chi scrive non parve motivo di rattristarsi, anzi rese solo più facile arrivare alla transenna di prima fila.
Dal punto di vista musicale, commentare la Treves Blues Band è come dire che la Ferrari è veloce: superfluo. Ottima esibizione, con Ale “Kid” Gariazzo agli esordi della sua iperbole artistica, un Massimo Serra più lanciato che mai, Tino Cappelletti deciso a non fare prigionieri al basso e il Puma di Lambrate in forma quanto basta. Nella set-list, da segnalare un omaggio agli Stones dei sixties, con “Satisfaction (I Can’t Get No)” e vari brani da “Jeepster”, l’album di quell’anno del gruppo.

Tra questi si annoverano le cover di “Summertime Blues”, “Flip Flop and Fly” e “I Don’t Want You To Be My Girl”. La registrazione, effettuata in digitale con mini-disc (che dava una profondità interessante anche alla captazione “audience”), restituisce fedelmente l’atmosfera della serata. Nonostante tra l’Italia e il Mississippi ci sia di mezzo un oceano, esiste chi ha saputo colmare questa distanza: la TBB è tra quelle band". 
Buon ascolto



Post by George - Words & music by Chris

mercoledì 3 agosto 2022

Serie "Bootleg" n. 331 - Antonello Venditti - Aosta, Teatro Giacosa, 14.05.2000 - "Su questa nave chiamata musica Tour"

 FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST CD 1:

01. Sora Rosa
02. Mio padre ha un buco in gola
03. Roma Capoccia
04. Le cose della vita
05. Notte prima degli esami
06. Band intro
07. Medley: Sotto il segno dei Pesci / Bomba o non bomba / Sara
08. Compagno di scuola
09. Ci vorrebbe un amico (fade out)


TRACKLIST CD 2:

10. In questo mondo che non puoi capire
11. Shake
12. Peppino
13. Stella
14. Su questa nave chiamata musica
15. Amici mai
16. Alta marea
17. Ricordati di me
18. Goodbye Novecento
19. Che tesoro che sei


MUSICISTI:

Antonello Venditti – voce, pianoforte
Derek Wilson – batteria
Rodolfo Lamorgese – percussioni
Alessandro Centofanti – pianoforte
Danilo Cherni – tastiere
Fabio Pignatelli – basso
Maurizio Perfetto – chitarre
Toti Panzanelli – chitarre
Amedeo Bianchi – sax


Premessa by George

Prosegue la collaborazione con il mio storico amico Chris (da oggi lo chiamo così, come in effetti  lo chiamo abitualmente) che ci ha voluto regalare un magnifico concerto di Antonello Venditti, per la prima volta sul web, registrato nella nostra città, all'interno del Teatro Giacosa. Ammetto di non essere mai stato un grande fan del buon Venditti, anche se ho apprezzato e continuano a piacermi  i suoi primi lavori targati anni '70. Ricordo ancora quando acquistai la cassettina, che conservo tuttora, contenente quel mitico "Theorius Campus", registrato nel lontano 1972 insieme a Francesco De Gregori. Ebbene, basterebbe solo il primo dei due CD che costituiscono questo concerto, per giustificarne l'ascolto. Proprio dall'album appena citato fuoriescono "Sora Rosa" e "Roma Capoccia", mentre da "Le cose della vita" del 1973 Antonello propone il brano omonimo e quel capolavoro che si chiama "Mio padre ha un buco in gola". Infine, impareggiabile il medley da "Sotto il segno dei pesci". Lo accompagna una formazione super collaudata, come ha scritto Chris, dove troviamo musicisti dello spessore di Derek Wilson (già con Cocciante, Zero, Zucchero, Gaetano e altri ancora), Alessandro Centofanti (ex Buon Vecchio Charlie, ex Libra e collaboratore di tutti i più grandi musicisti italiani, scomparso purtroppo nel 2014) e Fabio Pignatelli, storico bassista dei Goblin.
Grazie Chris per questo magnifico cadeau estivo. A te la parola.


Recensione by Chris

Di Antonello Venditti si è parlato molto recentemente per il “bagno di folla” dell’Olimpico, lo scorso 18 giugno assieme a Francesco De Gregori. Al di là dei fasti di quella serata, la dimensione stadio è da tempo congeniale – se non quasi obbligata, visto il seguito raggiunto - al volto più popolare della “scuola romana”. Eppure, nella carriera iniziata al Folkstudio, non sono mancate le occasioni per vederlo esibirsi in teatri. Una di queste è stata rappresentata dal tour “Su questa nave chiamata musica” della primavera del 2000, seguito all’album “Goodbye Novecento” (il 15esimo in studio del cantautore romano) e alla partecipazione a Sanremo con “Che tesoro che sei” e “Su questa nave chiamata musica”.
Anche se non se ne trova traccia nelle date indicate su Wikipedia (forse perché inserito nella rassegna regionale “Saison Culturelle” e quindi considerato come evento a sé stante), toccò anche la Valle d’Aosta, con una data al Teatro Giacosa, nel cuore del capoluogo, il 14 maggio 2000.
Un’occasione per “non troppi intimi”: pur nel suo sostanziale sold-out, la location – al momento inutilizzata da tempo - non poteva contenere più di 530 spettatori, offrendo un osservatorio privilegiato sul momento musicale e sulla performance dell’artista e del suo (già) affiatato gruppo di collaboratori.


Da subito, in sala, fu chiaro che Venditti aveva voglia di raccontarsi non solo con le canzoni. Aneddoti e pensieri, seduto al pianoforte, hanno costellato il lancio e l’uscita da ogni brano, chiedendo ogni volta diversi minuti, ma non avendo innescato sempre (almeno, in chi scrive) quel “pathos” che in un concerto ci si aspetterebbe soprattutto dalla musica. Nell’ottica di mettere l’accento su quest’ultima – vero valore dell’autore di “Roma Capoccia” – la “scelta editoriale” è stata di eliminare le parti parlate (eccezion fatta per l’introduzione della band) dalla registrazione. 

Fabio Pignatelli

Dal punto di vista della scaletta, il Venditti di quegli anni era già forte del bagaglio di brani che avevano contribuito a scolpire il suo nome nella canzone d’autore italiana. I primi quattro brani, legati al suo intimo (tra i quali “Sora Rosa” e “Mio padre ha un buco in gola”), scivolarono via in versione “solo”, eseguiti esclusivamente da lui al piano. Su “Notte prima degli esami” entrò in campo la band, che dimostrò il valore degli strumentisti che si esibiscono al fianco di Antonello. Per il resto, pagine del trend più “commerciale” di Venditti (vedi alle voci “Shake” o “Alta marea”) si alternarono a suoi classici senza tempo (“Sotto il segno dei pesci”, “Bomba o non bomba” e “Compagno di scuola” eseguite in indelebile sequenza).

Alessandro Centofanti con Antonello Venditti

Nell’insieme, una serata che ha consentito di godere del volto non consueto di un’artista, mostrando al tempo stesso quella solidità musicale che fa da fondamenta al trionfo recente allo Stadio Olimpico. Menzione d’obbligo (ma non d’onore) per il pubblico valdostano, non particolarmente magnanimo in trasporto e calore, tanto da suscitare anche l’ironia del protagonista della serata, ma a chi va per concerti nella regione (o ci andava in quegli anni) non suonerà come una novità.
Buon ascolto

Il Teatro Giacosa di Aosta

LINK CD 1
LINK CD 2

Post By George - Words & Music by Chris