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martedì 21 ottobre 2025

Dissòi Lògoi - Da Occidente a Oriente (CD, 1993)

 

TRACKLIST:

01. Dissòi Lògoi - 4:01
02. Go Home! - 4:36
03. Delfini - 2:43
04. Da Occidente a Oriente - 3:05
05. Etruschi - 3:56
06. Psycho Rock - 5:25
07. Il sogno dell'elefante - 4:49
08. Be Bop - 4:41
09. Radio Africa - 7:24
10. Luglio Agosto Settembre nero - 5:00


MUSICISTI:

Franco Parravicini - basso, chitarra elettrica e acustica, batteria, programming, tape, voce
Alberto Morelli - testiere, zuma, batteria, programming, piano, tape, conch, voce
Francesco D'Auria - batteria (6, 10), Giorgio Gallo - batteria  (1, 5), Marco Castiglioni - batteria (7)
Gerardo Cardinale - flauto, flauto basso (5, 7)
Roberto Mazza - oboe (1, 10)
Amedeo Bianchi - sax (2, 7)
Fabio Petrocchi - tabla (3)
Federico Sanesi - tabla, goblet drum. percussioni (1, 8, 9. 10)
Francesco Manzoni - tromba, trombone (8, 10)
Faisal Taher - voce (2, 7)
Nassera Chohra - voce araba (10)
Milton Kwami - voce (9)


Entriamo per la prima volta nel mondo dei Dissòi Lògoi grazie al contributo del nostro amico e collaboratore Roberto. Grazie Roberto, per la condivisione di questo splendido e geniale album. Iniziamo con la presentazione del gruppo (fonte wikipedia). 
"Dissoi Logoi (dal greco "discorsi duplici") è un gruppo musicale fondato da Alberto Morelli e Franco Parravicini che fa della commistione di linguaggi la propria cifra stilistica. Si tratta di un gruppo "a formazione aperta" nel senso che oltre ai due fondatori, nel corso degli anni, si sono susseguiti numerosi altri musicisti, alcuni in forma più assidua, altri in fugaci collaborazioni. Tra questi si possono citare nomi quali Mario Arcari, Luca Calabrese, Gerardo Cardinale, Francesco D'Auria, Paolo Fresu, Riccardo Luppi, Francesco Manzoni, Roberto Mazza, Gabriele Mirabassi, Stefano Scarani, Daniele Sala, e ancora Moni Ovadia, Laura Fedele, Muna Amari, Amelia Cuni, Eric Wood, Stephen James, Federico Sanesi, Piero Milesi, Tommaso Leddi, Matteo Maltauro, Faisal Taher, Milton Kwami, Nassera Chohra. 

Alberto Morelli

La trasversalità del loro progetto rende difficile identificare i Dissoi Logoi in una categoria di genere specifica, sebbene si possono individuare degli stilemi di riferimento nel jazz e nella musica sperimentale tra i '60 e la fine dei '70, nel primo progressive, nel minimalismo e nelle musiche tradizionali dell'area mediterranea".


Fin qui wikipedia che, oltre a ricordare le decine di collaborazioni, ha perfettamente centrato le sonorità proposte da questo ensemble. "Da Occidente a Oriente", pubblicato nel 1993 dalle Edizioni Musicali Il Pontesonoro, è il primo capitolo della discografia dei Dissòi Lògoi, composta da sei album (l'ultimo dei quali, con la partecipazione di Paolo Fresu, uscito nel 2021) e da numerose partecipazioni a compilation. Il CD in questione, come recita il titolo, è un tentativo perfettamente riuscito di combinare suoni, influenze e atmosfere tra il Nord e il Sud del mondo. Un grande esempio di world music dalle mille sfaccettature. Decisamente pregevole la cover del classico degli Area, "Luglio Agosto Settembre nero" posta a chiusura del disco. Non mi resta che augurarvi buon ascolto e aspettare di leggere i vostri commenti. 

Roberto Mazza


Post by George - Music by Roberto

sabato 2 dicembre 2023

Monjoie - The Beginning: Contravveleno (2002) & Il bacio di Polifemo (2004)

 

Dopo aver ascoltato un bel grande classico nel post precedente, riprendiamo con la ricerca e la presentazione di gruppi di nicchia, che definirei del sottobosco musicale italiano. Lo scenario nazionale è pieno zeppo di gruppi e musicisti di ottimo livello, alcuni decisamente originali e creativi, che fanno fatica ad emergere ed uscire dai circuiti circoscritti della loro regione di provenienza o poco di più. E' il caso dei Monjoie, una band originaria della Liguria che conoscevo solamente attraverso un album, il terzo della loro discografia, intitolato "Affetto e attrazione", pubblicato nel 2012 dall'etichetta Lizard. L'amico Osel, che continua a dare fondo ai suoi sterminati archivi (e per questo lo ringrazio), ci offre oggi l'opportunità di ascoltare i primi due album, che in ordine cronologico sono "Contravveleno" del 2002 e "Il bacio di Polifemo" del 2004. Come vedete sono trascorsi ben otto anni prima di pubblicare il terzo lavoro. Ma chi sono i Monjoie? Forse è bene spendere qualche parola per fare la loro conoscenza.


Innanzitutto potrebbe incuriosirci il nome: si pronuncia "Monjwa" ed era il grido di battaglia dei cavalieri Franchi, nel Medioevo, che significa "all'attacco!". Si formano in Liguria (se non sbaglio a Loano, nei pressi di Savona) sul finire del 1999 con l'obiettivo di riuscire a fondere le varie suggestioni, musicali e non, che ogni membro apporta, in una “forma canzone” in cui il testo assume particolare importanza. Il suono che propongono i Monjoie è una miscela di musica etnica, con riflessi mediorientali e indiani, musica medievale europea, canzoni d’autore, musica acustica anni ’70. Musiche che si sposano a una loro idea di “pop” per creare un suono contemporaneo originale e volutamente difficile da etichettare. I fondatori sono Alessandro Brocchi (voce, chitarre, tampura), Valter Rosa (chitarre, bouzuki), Alessandro Mazzitelli (tastiere, sintetizzatori, programmazione), Roberto Rosa (basso), Nicola Immordino (batteria, djembe). ) e Davide Baglietto (tabla, derbouka, sonagli, tiktiri). Già solo l'uso di strumenti etnici conferma la miscela sonora che abbiamo sopradescritto. Il loro primo album vede la luce nel 2002.

Monjoie - 2002 - Contravveleno


TRACKLIST:

01. Gayatri (Mantra) (2:52)
02. Lungo il corso di un fiume (6:07)
03. Genziane (5:22)
04. Daubhi (5:34)
05. Spazi e tempi di un eterno mutare (5:14)
06. Come le nuvole d'estate (5:36)
07. Segni forieri (4:28)
08. Il canto dell'ombra (4:22)
09. Nelle rughe della Luna (6:19)
10. L'attesa (4:31)
11. Sante Nicholas (1:31)
12. Contravveleno (7:57)


FORMAZIONE

Alessandro Brocchi / voce, chitarre, tampura
Valter Rosa / chitarre, bouzuki
Alessandro Mazzitelli / tastiere, synth
Roberto Rosa / basso
Nicola Immordino / batteria, djembe
Davide Baglietto / tabla, derbouka, sonagli, tiktiri


Il primo disco è autoprodotto e contiene 12 tracce per una durata totale di circa 60 minuti. Sono molto marcati i richiami all'oriente e alla musica etnica mediterranea più in generale. Scopriamo sei ottimi strumentisti, dotati di grande tecnica. L'album , per essere quello di esordio, è tutt'altro che ingenuo o discontinuo: unica pecca - ma questo è un mio personale giudizio - la voce solista di Alessandro Brocchi, piuttosto noiosa e monocorde. Le coralità sono al contrario impagabili: un brano come "Sante Nicholas" o come il conclusivo "Contravveleno" vanno direttamente nell'empireo. Una prova d'esordio nel segno della positività, che va ascoltata almeno due volte prima di esprimere un giudizio. Grazie Osel per averci fatto scoprire questa piccola gemma. Le 12 sono state registrare e mixate da Alessandro Mazzitelli presso il Punto d'Incontro Italo Calvino di Loano e l'AM Home Studio, sempre di Loano (SV). Due anni dopo uscirà il secondo album intitolato "Il bacio di Polifemo".

Monjoie - 2004 - Il bacio di Polifemo


TRACKLIST:

01. In cerca di una dimora per la notte (3:51)
02. Il cortile delle ortiche (6:06)
03. Incerto albeggiare (6:24)
04. Le inside del cammino a ritroso (3:22)
05. Viaggio all'interno (4:23)
06. Nazarè (4:59)
07. Il bacio di Polifemo (4:41)
08. Douce Debonnaire (5:12)
09. The Martyred Earth (5:11)
10. Le leggi del vuoto (5:07)
11. Asatoma (4:07)
12. Postura arida (5:43)
13. Ardesia (4:54)


FORMAZIONE:

Alessandro Brocchi / voce, chitarre, tampura
Valter Rosa / chitarre, bouzuki
Alessandro Mazzitelli / tastiere, synth
Roberto Rosa / basso
- Nicola Immordino / batteria, djembe
- Davide Baglietto / tabla, derbouka, sonagli, tiktiri


Il secondo album non smentisce la direzione musicale intrapresa dalla band con la prova precedente. La formazione è immutata così come la miscela di folk, etno, rock. I Monjoie, sia in studio che dal vivo (YouTube propone alcuni video di esibizioni live) si confermano solidi e determinati. Bellissimi gli arpeggi di chitarra acustica che aprono le prime tracce, ad iniziare dalla prima, la delicata "In cerca di una dimora per la notte". Questa volta il sestetto ha trovato un'etichetta discografica che cura la pubblicazione dell'album: si tratta della Erthnoworld (non a caso). Gli interventi vocali di Brocchi sono migliorati e appare anche un brano strumentale, tra i vertici del disco (Nazarè)
I Monjoie proseguiranno, seppur col contagocce, la loro produzione discografica nel corso degli anni a seguire. Nel 2012 vedremo il già citato "Affetto e attrazione", che segna il nuovo contratto con la Lizard, nonché la svolta elettrica per quanto riguarda i suoni.. A questo proposito cercate sul tubo la versione live di "Civilizzazione" e ne avrete la prova. A seguire, sempre per la Lizard, nel 2018 esce "And In Thy Heart Inurn Me", nel 2020 "Love Sells Poor Bliss For Proud Despair" e nel 2022 "Tanto tempo fa prima del caos". Abbiamo così concluso questo assaggio dei Monjoie.. Ditemi anche voi cosa ne pensate. Un ultimo ringraziamento a Osel e a voi l'augurio di un buon ascolto. 



LINK Contravveleno (2002)
LINK Il bacio di Polifemo (2004)

Post by George - Music by Osel

martedì 4 maggio 2021

Serie "Etnic Italy" vol. 8 - Novalia - 1997 - Canti & Briganti

 

TRACKLIST:

01. Stella splendens - 5:45
02. La banda viola - 4:45
03. Ebla - 4:26
04. Sposa - 5:30
05. Zighela - 5:01
06. L'albero e la memoria - 6:14
07. Kairouan - 5:41
08. Entu - 4:58
09. Canti & Briganti - 5:07
10. Do' Lu Munnu Se Regira (Novalia & Kahwa) - 5:39

Bonus track
11. Omaggio a Tarkovskij (dal CD Sonora - The Compact 2/91 - allegato alla rivista)


FORMAZIONE

Raffaello Simeoni
Stefano Saletti
Giovanni Lo Cascio
Michele Frontino
Alessandro Strinati
Fabiana Manuelli

con

Alexander Balanescu (special guest su Kairouan)
Kahwa (Do' lu munnu se regira)
Antonello Ricci
Valeria Bartoli
Carmine Pagano


"Canti & Briganti", regalo del nostro amici e collaboratore Gaetano Simarco, è la quinta prova discografica della band in ordine cronologico, che segue l'EP "Corteo" del 1987, il live "L'Australiano" (Materiali Sonori, 1988), "Sabir" (primo intero album di studio pubblicato anch'esso dalla Materiali Sonori nel 1990) e "Griot", mini CD con 4 brani pubblicato nel 1996. Per riascoltare "Sabir" e leggere la recensione vi rimando all'ottimo post realizzato dall'amico Andrea Altrocanto nel 2018 che ritroverete qui. Il disco brilla ancora una volta nel panorama folk etnico, o meglio ancora della world music, per la capacità di coniugare sperimentazione a suoni della tradizione  mediterranea sulla scia di quell'altro capolavoro, il già citato "Sabir" (che privilegio per capacità espressiva e fusione dei suoni). Sottolineo due tracce, "Stella splendens" tratta da "Llibre Vermell", canto di pellegrinaggio al Monte Serrato del XIV secolo e "Zighela", ovvero cicala, liberamente tratta da una canzone di lavoro dei contadini emiliani. la bonus track è tratta dal CD allegato alla rivista "Sonora" 2/91 ed è un brano assolutamente atipico, totalmente elettronico, figlio dei Tangerine Dream della prima ora. 


I Novalia hanno un loro sito che contiene l'intera discografia, incluse le recensione degli album pubblicate su numerose riviste musicali italiane e internazionali (qui). Non solo, vengono riportate anche le partecipazioni alle compilation, dove spesso sono presenti brani inediti (come la bonus track in coda all'album). Tra le numerose recensioni ne ho scelte tre, che vi propongo qui di seguito. Naturalmente ho indicato la testata e l'estensore dell'articolo, laddove presente. 


RUMORE (Vittore Baroni)

Non è solo la presenza di ospiti d'eccezione come il violinista Alexander Balanescu o il gruppo egiziano Kahwa a fare di Canti & Briganti (Ludos/CNI) dei Novalia una delle migliori opere di gusto world music apparse in Italia negli ultimi anni. Col tempo si è fatta più decisa e smaliziata la scrittura di questa veterana formazione sia nei testi cantati in dialetti dell'Alto Lazio e dedicati a storie di vecchi e nuovi "briganti", poeti omosessuali, contadini sfruttati e ribelli sognatori, sia negli arrangiamenti di ampio respiro di Stefano Saletti che, impreziositi dai numerosi strumenti etnici, spaziano da struggenti melodie mediterranee senza tempo ai ritmi quasi jungle che si muovono sotto La Banda Viola. Menzione particolare per la misurata sensibilità delle interpretazioni vocali di Raffaello Simeoni, che pare aver lasciato definitivamente alle spalle ogni tentazione a facili gigionismi.

REPUBBLICA-MUSICA  (Francesco Mirenzi)

Rispetto al precedente Griot, del quale viene riproposta "Ebla", che brilla per il sapore antico della melodia, la ricerca etnica dei Novalia si arricchisce di nuovi ingredienti. Ritmi vicini alla jungle londinese, chitarre elettriche ("Zighela"), reggae e reverberi dub ("Entu"), campionamenti, sequencer, loop che contaminano ancor di più i suoni della tradizione. Spicca la voce dai forti colori popolareschi di Raffaello Simeoni - che si cimenta anche con ocarina, ciaramella, organetto e altri strumenti - il quale canta nei dialetti dell'Alto Lazio: reatino, sabino, cicolano. Storie di briganti come Berardino Viola, che imperversò a metà ottocento nella zona di Rieti ("La banda Viola"); le lotte dei contadini contro il padrone in "Zighela"; i pellegrinaggi ("Stella splendens"). Ospiti, davvero speciali, Alexander Balanescu (Kairouan) e il gruppo egiziano Kahwa ("Do lu munnu se regira").

FOLK ROOTS

"If there's a late '90s equivalent of folk rock - the bringing of traditions into a contemporary context - this is one major way of tackling it. Retreading the early '70s version is like playing trad. jazz: a perfectly reasonable occupation for old person and young fogeys but hardly of more than passing curriosity. England needs people doing this. While we wait for it, here's one to love".


Post by George - Music by Gaetano Simarco 

martedì 5 giugno 2018

Serie "Etnic Italy" vol. 7 - Al Darawish - 1996 - Radio Dervish


TRACKLIST :

01 - Radiodervish
 02 - Rosa di Turi
03 - New partisan
04 - Cuazy moddo
05 - Exil,exil
06 - Gana de trabajar
07 - Spirits
08 - Barakah
09 - Bahyiah
10 - Wardi queen


Il secondo e ultimo album del gruppo “Al Darawish” ha un titolo che proietta direttamente nel futuro dell’ensemble multietnico: “Radio dervish”! E’ un album più contaminato con la musica d’autore rispetto al precedente. Senza rinunciare ad arrangiamenti originali ed arditi, i testi di alcuni brani si avvicinano alle atmosfere che non è inconsueto trovare in certi brani di Franco Battiato, riferimento artistico esplicito per il gruppo. Il miscuglio linguistico, che diverrà marchio di fabbrica dei futuri Radiodervish, inizia ad essere messo a fuoco con maggiore precisione in canzoni come “New partisan” e “Spirits” gli altri brani che entreranno di diritto nel repertorio futuro di Nabil Salameh e Michele Lobaccaro. 


 
L’area delle ispirazioni si allarga al mondo occidentale e nasce così uno dei brani più belli della musica italiana. “La rosa di Turi”, dalle lettere dal carcere di Gramsci è un capolavoro che meriterebbe di essere ancor più conosciuta ed apprezzata. La detenzione politica del filosofo italiano è accostata a quella delle carceri di Baghdad nella descrizione di un luogo senza spazio e dove il “tempo è carne”. L’evolversi di una rosa appare come unico fenomeno vivente capace di destare stupore. “Radio dervish” chiude l’esperienza degli Al Darawish che da qui in poi, al termine di una lunga esperienza live, si divideranno in due differenti gruppi che svilupperanno le correnti diverse che hanno animato un progetto breve ma intenso, tra i migliori in ambito di etno music in Italia. 


AL DARAWISH :

Nabil Salameh - voce, chitarra, bouzouki
Michele Lobaccaro - basso elettrico, chitarra
Angelo Pantaleo - tamburo, percussioni
Stratos Diamantis - fisarmonica
Enzo Leone - chitarra elettrica
Rocco Draicchio - percussioni
Paolo Mastromarco - violino



Post by Antonio LM with a little Captain's touch

sabato 26 maggio 2018

Serie "Etnic Italy" vol. 6 - Harish Powar - 1994 - North of the sea, South of the sky

 

TRACKLIST :

01 North of the sea, South of the sky (07:53)
02 Cosmic debris (07:15)
 03 Water girl (06:11)
04 Distant orizons (07:35)
05 The ghibli dance (13:33)


Prima di postare, nella serie Etnic, il secondo lavoro degli Al Darawish, prendiamo una deviazione su suggerimento dell'amico Marco Osel, per presentarvi questo magnifico album di un grande chitarrista di origini italo-indiane, Harish Powar appunto. Sebbene ai più il nome non dirà molto, siamo di fronte ad un personaggio di altissima levatura, vi basti sapere che fu per anni primo chitarrista dell'orchestra della RAI e che è considerato uno dei 12 migliori chitarristi al mondo. Tra le sue collaborazioni eccellenti ricordiamo qui Bob Berg, Danny Gottlieb, Eberhard Weber, Freddie Santiago, Randy Crawford, Litfiba e la nostra vecchia conoscenza Luis Bacalov.

Lo stile dell'album è per gran parte acustico, ma non mancano pregevoli inserti più elettrici. Un album che viaggia a cavallo "fra jazz, world e prog", come ci racconta Osel stesso, "un superlativo chitarrista italo-indiano, già primo chitarrista dell'orchestra RAI, ha collaborato con jazzisti di fama mondiale come Bob Berg  e ha inciso anche in proprio. Questo è un suo bell'album di qualche anno fa, con musicisti eccezionali, fra tutti Joe Amoruso (già collaboratore di Pino Daniele e Berg, olttre a weber ecc). Assolutamente out of print". E l'intervento del grande Joe Amoruso (presente in 3 pezzi su 5, come potete leggere dall'inserto qui sotto pubblicato) è sublime, da brividi sulla schiena, ascoltate per credere. Non aggiungo altro, lascio a voi ed alla vostra sensibilità le suggestioni che evoca quest'album magnifico, augurandovi buon ascolto...


 PERSONNEL :

Harish Powar - 6 and 12 strings acoustic guitars, electric guitars, synthetizer, keyboards
Joe Amoruso - Piano, keyboards (tracks 1, 2, 4)
Freddie Santiago - Percussion (tracks 1, 2, 4, 5)
Eberhard Weber - Bass (tracks 1, 2, 4)
Danny Gottlieb - Drums (tracks 1, 2, 5)
Bob Berg - Tenor saxophone (track 2)
Walter Keiser - Drums (tracks 3, 4)
Mike Applebaum -Trumpet, flugelhorn, piccolo (track 4)




Post by Captain, musical suggestion by Osel
 

venerdì 18 maggio 2018

Serie "Etnic Italy" vol. 5 - Al Darawish - 1991 - Al Darawish


TRACKLIST :

01 - Gaza
02 - Mediterraneo
 03 - In prima luce
04 - Safar
05 - Tunes.Genova
06 - Hanin
07 - Sciù
08 - Nis'an
09 - Jerusalem
10 - Intifada


Seduti sopra a un muretto a guardare il mare.... Nabil e Michele osservano qualcosa che non avevano mai visto. Una nave stracolma di profughi fa il suo ingresso nel porto di Bari col suo carico di speranza, dolore, paura. E' una scena colma di pathos che i due amici non dimenticheranno più. Nabil Salameh e Michele Lobaccaro si conoscono perchè colleghi all'università. Con loro ci sono Rocco Draicchio e Paolo Mastromarco. Insieme formano un gruppo dai talenti eterogenei al quale si uniscono Vito Antonio Longo, Angelo Pantaleo, Enzo Leone e infine, nel 1991, Stratos Diamantis.

Il momento è favorevole per questi incontri sulle corde dell'etno music. Nasce così la possibilità di incidere un cd che prende il nome del gruppo "Al darawish". Forti di anni di esperienze live, i musicisti incidono un prodotto piuttosto maturo e ricco di sostanza. Alcuni titoli bastano a farsi un'idea dei temi trattati: "Gaza", "Mediterraneo", "Safar", "Tunes - Genova", "Jerusalem" e "Intifada".


 Il conflitto isrealo palestinese è argomento caro al gruppo ed al suo front man, così come grande attenzione è dedicata alla questione delle migrazioni. Non è un disco facile, ma è un prodotto importante nel suo gettare semi di consapevolezza. Tra i brani anche un testo in latino, "In prima luce" per raccontare in modo solenne dello sbarco visto nel porto di Bari.
Prima del loro scioglimento, nel 1996, gli Al darawish pubblicheranno un altro lavoro importante ma già proiettato verso il futuro di una parte del gruppo. Non a caso il titolo del secondo e ultimo album sarà "Radio Dervish"... ne riparleremo.... 

Un'ultima annotazione: attraverso il seguente link, è possibile informarsi e sostenere il nuovo progetto dei Radiodervish, ovvero l'album "Il sangre e il sal"



Post by Antonio LM with a little Captain's help

giovedì 1 marzo 2018

Serie "Etnic Italy" vol. 4 - Novalia - 1990 - Sabir (vynil)



TRACKLIST

1. Deserto
2. Un caso d'assenza
3. Il Castello
4. (Bataille) Descrizione di una battaglia
5. Dio d'acqua
6. Acoustica/Anthem
7. Musa
8. Deir Yassin
9. Danse ogol
10. D'improvviso

FORMAZIONE 

Raffaello Simeoni: voce, flauto, sax, ciaramella, organetto
Stefano Saletti: batteria, percussioni, samplers
Enzo Renda: basso & basso freatless
Paolo Miatto: chitarra elettrica e acustica, effetti

Guest:

Floriana Beretta: voce
Giancarlo Bigazzi: various
Federico Festuccia: piano & tastiere

Raffaello, Stefano & Fabiana: cori

"Questo disco è dedicato
a tutti coloro che
in epoca non definita,
nei porti dell'Europa del Sud,
parlavano il Sabir".

Se scavallando lo scivoloso crinale tra anni Ottanta e Novanta, in una notte d’inverno, un viaggiatore si fosse trovato per caso a passare lungo le vie in cui la musica etnica non disdegnava di incestarsi con i suoni della modernità, avrebbe, nei pressi di Rieti, incontrato i Novalia, formazione che dipanò la sua musica ancora per un decennio, regalando al mondo album di grande originalità, a cominciare da questo “Sabir”, primo vero lavoro sulla lunga distanza, dopo una serie di demo tape, EP, registrazioni live.


Il disco è prodotto dalla Materiali Sonori dei fratelli Giampiero e Giancarlo Bigazzi e  dell’etichetta toscana ripropone alcuni stilemi estetici, ossia un senso totale della musica che insiste sulla spazialità e sull’iteratività di cellule melodiche e ritmiche. C’è, in più, in questo “Sabir” (termine che allude alla lingua parlata nei porti del Mediterraneo, fusione di diversi idiomi), l’emozione della scoperta, la consapevolezza di lastricarsi da soli la strada su cui si sta passando, meraviglandosi di come i suoni ancestrali di flauti, tamburi, e organetti possano dialogare con strumenti rock (basso, tastiera, chitarre elettriche) e samplers elettronici.

L’album, le cui registrazioni cominciarono nell’89, ci accoglie con “Desertu”, una sorta di etno-ambient dai tratti percussivi che s’innestano su alcune sonorità wave prettamente anni 80, un legame che appare ancor più evidente nel cantato de “Il castello”. E’ un suono, questo dei Novalia all’altezza del primo disco, di trame dilatate da tastiere liquide e, come in “(Bataille) Descrizione di una battaglia”, da chitarre circolari ed ipnotiche. Il lato B è aperto da Acoustica/Anthem” ove domina un pianoforte dai richiami minimalisti (con tanto di silenzio interno che fa tanto John Cage), per poi procedere a una serie di stratificazioni nella finale “D’improvviso”, dai vaghi accenti prog.


L’album contribuì a far conoscere maggiormente il nome di questi avventurosi reatini, con un tour che li porterà in posti, caldissimi all’epoca, come Sarajevo e Mostar. I Novalia da qui partiranno per solcare un decennio con una produzione il cui acme artistico, forse, risiede nel bellissimo “Canti e Briganti” che li avvicinerà  maggiormente alla forma canzone, mettendoli per un attimo in sintonia con l’emergente folk-rock coevo, di cui, assieme agli Agricantus, rappresenteranno il lato più trance.


Dopo lo scioglimento dei Novalia (2001, con episodiche recenti reunion),  Raffaello Simeoni continuerà poi nell’alveo della musica popolare, collaborando spesso, in diversi progetti, con Ambrogio Sparagna, mentre l’altro co-fondatore Stefano Saletti fonderà la Banda Ikona, ensemble che riunisce diversi esponenti della world music italiana.

“Sabir” è uscito unicamente in LP e musicassetta, ma recentemente è stato riproposto in digital downloading (lo trovate anche su Spotify) a cui vi rimandiamo per un suono più pulito.


Una curiosità: i titoli elencati sul retro di copertina sono in ordine sparso, mentre sono riportati correttamente sulla busta interna. Tuttavia qualche perplessità sussiste ancora: per esempio nella traccia 5, “Dio d’acqua” si canta “segui la danza ogol”, che invece sarebbe il titolo di un altro strumentale del lato B. Vabbè. Buon ascolto! 


Post by Andrea Altrocanto, piccole rifiniture del Captain

mercoledì 11 ottobre 2017

Serie "Etnic Italy" vol. 3 (serie "Bootleg" n. 255) - Radio Dervish - L'immagine di te tour - Cantina Valle Dell'Acate, 30-07-2008



TRACKLIST :

01 - Intro
02 - Spirits
03 - L'immagine di te
04 - Se vinci tu
05 - Milioni di promesse
06 - Radio Dervish
07 - Centro del mundo
08 - Amara terra mia
09 - Erevan
10 - In prima luce
11 - Rosa di Turi
12 - Hanin
13 - Avatar
14 - Due soli
15 - L'esigenza
16 - Taci
17 - Belzebù
18 - Ghost

  
I Radiodervish sono il gruppo che, più e meglio di altri, è riuscito a sintetizzare in Italia il nuovo spirito etnico della musica italiana. Prima Al Darawish con una formazione a dir poco multi etnica, poi Radio Dervish con Nabil Salameh al canto, Michele Lobaccaro alla direzione artistica e Alessandro Pipino alle tastiere. Poi una costellazioni di incontri, incroci con alcuni dei nomi più significativi della scena nazionale e internazionale. Battiato, Caparezza, Noa, Jovanotti, Domenico Modugno (si l'arte riesce a sorpassare limiti di tempo e di spazio).
 
Un cammino fatto di intuizioni linguistiche, musicali, politiche e metafisiche. Il loro è un mondo imprescindibile per chi ama le contaminazioni. "Centro del mundo" uno dei cd meglio riusciti, ma ogni episodio della loro discografia merita attenzione.
 

Il bootleg che presentiamo segue la pubblicazione del cd maggiormente venduto del gruppo, "L'immagine di te" prodotto proprio da Battiato e dal tecnico del suono Pino Pinaxa Pischetola. Un cd che presenta un linguaggio più semplice ed accessibile. Il concerto, al netto della qualità della registrazione amatoriale, è una gioia per l'ascoltatore. Presenti i classici più amati, come "L'esigenza" o "Taci", ma anche echi dalle origini come "In prima luce". A completare la scaletta alcuni brani dell'ultimo cd. Tutti di spessore gli artisti sul palco. La voce svettante di Nabil apre cuore e mente verso mondi lontani. Michele Lobaccaro sostiene con una strumentazione sapiente e Alessandro Pipino completa con i colori di tastiere senza tempo. La batteria e le percussioni di Antonio Marra regalano ritmi e brividi nel cortile di una antica cantina siciliana tra gli ulivi secolari e gli agrumeti.
 
Il concerto si apriva con una intro strumentale curata da Alessandro Pipino. Sue le composizioni poste idealmente ad aprire e chiudere questo cd. Le copertine del cd riportano la presenza di un video che in questa sede non serve riproporre.
Buon ascolto... che ve lo dico a fare? 

 



Post by Antonio LM with a little captain's hand