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mercoledì 2 ottobre 2019

Maurizio Vandelli - 1970 - L'altra faccia di Maurizio Vandelli (vinyl)


TRACKLIST:

Lato A
01. Cavaliere
02. Amo lei 
03. Un giorno di più
04. Perdona bambina
05. Era lei (It's Me That You Need) (B. Taupin, E. John, M. Vandelli)


Lato B
01. Lei mi ama
02. Un giorno nella vita
03. The Colour Of My Love (P. Ryan)
04. Vecchio mio
05. Giovedì
06. Let It Be (Lennon-McCartney)


Cari amici, un lungo impegno di lavoro all'estero mi ha costretto a stoppato per una decina di giorni i post sulla Stratosfera, Vediamo di recuperare il tempo perduto. Apriamo dunque il mese di ottobre con questo primo album di Maurizio Vandelli pubblicato dalla Ricordi nel 1970, dal titolo "L'altra faccia di Maurizio Vandelli". L'Equipe 84 è ancora in attività e, di conseguenza, non risulta chiaro quale sia "l'altra faccia" di Vandelli, visto che i brani dell'album  ricalcano perfettamente le sonorità del gruppo madre. Cavaliere, in particolare, pubblicato anche come singolo, ebbe un successo commerciale di tutto rispetto. Fanno eccezione le tre cover tratte dal repertorio di Elton John (il suo secondo singolo del 1969), di Barry Ryan e dei Beatles. Le altre tracce sono composte in gran parte dallo stesso Maurizio Vandelli. Di questo periodo è rimasto celebre anche il rifiuto dell'Equipe 84, raccontato dallo stesso Vandelli in diverse interviste, di incidere il brano Io vagabondo (che non sono altro), che venne poi proposto ai Nomadi, dei quali decretò il successo. Oltre a questo album solista, nel periodo 1972-1974 Vandelli scrisse le colonne sonore di due film, "Un apprezzato professionista di sicuro avvenire" (1972) e "Madeleine, anatomia di un incubo" (1974), quest'ultimo già postato qui sulla Stratosfera.


Il disco è tuttavia godibile e piacerà a tutti i nostalgici dell'Equipe 84. Ne vennero tratti alcuni singoli. Perdona bambina / Amo lei e Era lei / Un giorno di più precedettero di un anno l'uscita del 33 giri, mentre Cavaliere / Un giorno nella vita venne pubblicato nel 1970.  Il 33 giri è stato ristampato in CD dalla Ricordi, ma è oggi fuori catalogo.


Vi lascio con le copertine dei singoli e con il consueto buon ascolto.





Post by George

mercoledì 26 luglio 2017

Le Antologie della Stratosfera Vol 34 - Donatella Bardi - 1974 - “A puddara è un vulcano”… e altre storie

Solo due righe "captainesche" per introdurre un post speciale davvero tutto da leggere, oltre che da ascoltare. A scrivere con il cuore è il nostro grande amico Frank-One, che ci dona una testimonianza unica ed emozionante (ricca anche di retroscena inediti) circa questa talentuosa artista, per molti versi sfortunata, con la quale condivise una profonda amicizia ed una frequentazione di diversi anni. Grazie Francone, sei un grande uomo ;)


Conobbi Donatella Bardi nel 1987, benché il nostro primo incontro fu molti anni prima: era il 1975 o il 1976, e a Quarto Oggiaro (non idilliaco quartiere della periferia milanese) andai a vedere un concerto del quasi esordiente Eugenio Finardi. Una volta dentro mi sedetti vicino ad una bellissima ragazza più grande del sottoscritto, allora quindicenne. Durante un tentativo di sfondamento di un folto numero di giovani, e dopo un assolo del chitarrista, la ragazza mi disse: “Quello è mio fratello”. Sapendo che il chitarrista era Lucio Bardi ne trassi le dovute conseguenze, ma ahimè tutto finì lì. Fu più di 10 anni dopo che accadde l’incredibile: telefonando da una cabina ad una mia amica di nome Donatella, mi rispose una voce che, alla mia domanda: “Pronto, Donatella?”, rispose: “Si, ciao come stai?”. Impiegammo non più di un minuto per capire che avevo sbagliato numero, ma lei invece di chiudere mi disse: “Ma dai, è incredibile! Come è possibile?”, e volle sapere cosa facessi nella vita, se mi piacesse la musica, perché lei, Donatella Piccolo, era cantante lirica. Dissi che sì, la musica mi piaceva, ma non la lirica, e lei di rimando: “Sai, tanti anni fa io cantavo con artisti un po’ di nicchia, un po’ particolari, non credo tu li conosca: Claudio Rocchi, Alberto Camerini, forse conosci Eugenio Finardi”, al che le dissi: “Ma scusa, allora tu sei Donatella Bardi, mi hai detto un altro cognome!”, “Si, perché è il mio nome da sposata, ma sono proprio io”. Questa volta non mi feci scappare questa pazzesca occasione, e cominciammo una frequentazione che durò quasi due anni: mi fece conoscere suo marito Enrico, i suoi tre figli, la meravigliosa mamma Paola, titolare allora di una Galleria d’arte, l’Aleph, in Corso Garibaldi ed il papà Mario, famoso pittore siciliano i quadri del quale trovai in molti angoli dell’isola suddivisi in musei, ristoranti, luoghi d’arte, e che tra l’altro prestò nel recitato in dialetto siciliano presente nel disco di Donatella. L’unico che intravidi poche volte nel loro appartamento di Via Castelvetro fu il fratello Lucio, divenuto nel frattempo quotato turnista, prima con Finardi e Edoardo Bennato, ed in quei giorni in tourneè con Francesco De Gregori.


Fu in quelle frequentazioni che mi raccontò tantissimi aneddoti e dettagli sulla sua precedente esperienza musicale (a proposito, nel corso della telefonata si presentò come cantante lirica in quanto stava prendendo lezioni di canto, in quegli anni, da una famosa insegnante, della quale ahimè non ricordo più il nome…). E così mi raccontò de Il Pacco e degli Anyway Blues (già presenti nella StratoSfera), gruppo quest'ultimo che la accompagnò nel suo unico album; di come il suo primo concerto fu, ancora quindicenne, col suo compagno di allora Alberto Camerini, due chitarre e voci, su una panchina di Via San Simpliciano, zona Brera di Milano; delle sue frequentazioni di concerti e e raduni alternativi di quegli anni: Parco Lambro, Ballabio, Alpe del Vicerè. Quando, in quest’ultimo, il comune tolse la luce, lei improvvisò un concerto alla luce dei fari dei furgoncini con Claudio Fucci, i Come le Foglie, Camerini (evento confermatomi dallo stesso Claudio molti anni dopo, durante un’intervista nella trasmissione From Genesis… di Radio Popolare). Mi mostrò i carteggi degli studi vocali effettuati col grande Demetrio Stratos poco prima della sua scomparsa (se penso che alcuni di questi me li aveva donati ed io… li dimenticai a casa sua in Piazza Tripoli, non riesco a farmene ancora oggi una ragione!).


E fu alla morte di Demetrio che, colta da una forma di depressione, nonché dalla necessità di andare un bel po’ lontano da alcuni problemi che la stavano attanagliando, decise di andare in Brasile, terra natia di Camerini, a disintossicarsi dalle scorie e dai residui dei problemi italici. Ed è proprio mentre era lì che fu contattata da Fariselli, mi sembra, o da qualcun altro dello staff Area, lei che era stata dopo Camerini compagna per lungo tempo di Paolo Tofani, per chiederle se avesse voluto prendere il posto dello scomparso Demetrio negli Area, visto che lei aveva seguito a lungo il maestro anche nei suoi studi. Ebbene, lei rispose di si, purchè venisse dato più spazio dal vivo alla sua produzione rispetto a quella del gruppo milanese. Questa era Donatella, fiera forse oltremisura del suo operato, tanto da rifiutare i contratti dalle major italiche di allora quali Cramps, tanto che preferì comparire con lo pseudonimo di Caramella in alcune sue presenze con artisti di questa casa discografica, della RCA e della EMI. Alla fine firmò nientepopodimeno che con la Elektra, quelli dei Doors e dei Queen per intenderci.



Tornando alla relazione con gli Area, poichè chiaramente la proposta di Donatella era inaccettabile da parte loro, o per lo meno da quanto ne rimaneva dopo lo scomparsa di Demetrio e l’abbandono in favore della filosofia Hare Krisna di Tofani, non se ne fece più nulla, e Donatella tornò mesi dopo col desiderio di rientrare nei circuiti abbandonati con la sua partenza. Ma a quel punto, con la new wave ed il punk dilaganti, i cantautori abbastanza alla corda ed il finire del periodo progressive, la cosa non era facile, da qui i suoi tentativi di rigenerarsi in una veste lirica. Vorrei qui sottolineare che quanto da me descritto sui contatti con gli Area, mi fu da lei raccontato personalmente, ma non ho mai avuto occasione di averne una conferma da alcuno degli interessati, insomma va preso come un "ipse dixit".



Donatella era nata a Torino nel 1954, benché nel Dizionario della canzone italiana Curcio Editore vi sia scritto: “Donatella Bardi: Cantautrice singolare e interessante che non è riuscita a concretare il suo potenziale. Nata in Sicilia, si trasferisce presto a Milano, dove entra in contatto con il cantautore Claudio Rocchi, che ne influenza parzialmente lo stile, e con altri esponenti della scena pop lombarda degli anni 70, come Eugenio Finardi e Alberto Camerini. (Aggiungo io che frequentò il Liceo Classico Beccaria dal quale uscirono lo stesso Camerini, gli Stormy Six, Enrico Nascimbeni, e nel quale insegnò qualche anno dopo, quando lo frequentai io, Roberto Vecchioni. ndr). L’unica testimonianza su disco è A puddara è un vulcano, tentativo di allontanare le influenze esterne che ne stavano minando l’originalità e di mettersi alla ricerca delle proprie radici. Degna di nota è la partecipazione al sottovalutato disco di Nino tristano, Suonate suonatori, tra i primi esempi di contaminazione tra musica popolare tradizionale e influenze rock”. La firma delle note è M.C., che nella didascalia iniziale dell’opera dovrebbe essere Massimo Cotto. Per quanto riguarda il citato "Suonate Suonatori" avevo già scritto, nei commenti alla sua pubblicazione sulla StratoSfera, che Donatella mi raccontò che avrebbe voluto essere una sorta di Nuova Compagnia di Canto Popolare settentrionale, diciamo sui generis, con un ensemble incredibile di giovani musicisti, cito qua e là: Alberto Camerini, Eugenio Finardi, Gigi Belloni (il Pacco), Dario Guidotti della Treves Blues Band, Cacao e soprattutto dei Jumbo, così come Daniele Bianchini e Ezio Malgrati, Lucio di Crema, che altri non è che Lucio Fabbri, allora spesso definito anche Lucio Cremino Fabbri.




Donatella è sempre stata sottovalutata dai critici musicali dell’epoca, o meglio tutti ne riconoscevano le meravigliose capacità canore/vocali, tanto da apparire in molti album di cantautori e gruppi di quegli anni non da semplice corista o seconda voce, ma quasi voce solista, come in Chiaro di Loy & Altomare, dove 6 brani su 8 la vedono protagonista col suo indispensabile e fondamentale apporto. Eppure Angiolini e Gentile nel 1977 in Note di pop italiano ed. Gammalibri scrivono: “Amabile e dolce, la Bardi ha dipinto per anni a Milano le sue canzoni con chitarra, tutte soffici e concilianti anche negli “anni caldi”, al seguito del carrozzone di Re Nudo, ha dispensato con monotonia ma sempre con delicatezza, incertezza, riflessioni e messaggi d’amore. Poi dopo una crisi mistica e personale che l’hanno condotta per un paio d’anni in una comune siciliana (nella quale sono state scattate le foto nelle quali compare lei con Alberto Camerini donatemi dall’amico fraterno Fabio
Treves e qui presenti ndr), ha inciso il suo primo disco e per ora ultimo album, A puddara è un vulcano. Dopodiché sembra aver chiuso l’attività: spezzato il sogno freak e uscita malamente da un brutto miscuglio di pillole, la Bardi si guarda intorno e non canta né suona”.


 


















Ed un paio di anni dopo il solo Enzo Gentile in Guida critica ai cantautori italiani, sempre ed. Gammalibri rincara la dose: “Tra i ricordi lontani che si rincorrono, in pieno tema “revival”, non sfugge la figura di Donatella Bardi, presente come attivista nel “movement” musicale alternativo dei primi anni 70, in un circuito che faceva riferimento agli strattoni organizzativi di Re Nudo. Chiamata a cospargere di dolcezza e di amore le platee e i primi festival ruspanti, fece subito un ottimo effetto sui “freak” nostrani, che ritrovavano in lei garanzie di dolcezza e di tenerezza, in evidente simbiosi con la West Coast. Suono acustico, ballate esili e delicate come il suo sguardo, la Bardi fu ospite di alcune incisioni del primo Claudio Rocchi, venendo ribattezzata da qualche buontempone “Jony Mitchell dei poveri”. Il contratto discografico da solista arrivò come sempre troppo tardi, quando ormai la vena e la volontà erano sbollite a favore di un disimpegno e di una discrezione abbastanza diffuse con il rifluire dell’intero circuito, nato sull’improvvisazione, sulle speranze e a corto di ossigeno, energie e mezzi materiali. La WEA le ha dato ospitalità per un album A puddara è un vulcano, edito nel 75 senza troppa convinzione da parte di tutti; carino e dispensatore di una simpatia epidermica, il disco resta isolato e senza seguito. Alle prese poco tempo dopo con una grave intossicazione a base di brutti e poco chiari intrugli di pillole, la Bardi si astrae dalle scene: un’etichetta milanese attende da un paio di anni del suo materiale da pubblicare, ma invano. Negli ultimi mesi del 79 si ritorna a parlare di lei tra addetti ai lavori, canticchia un po’ a fianco di Enrico Nascimbeni e forse la cosa avrà seguito.” 

 

L’unico libro che di Donatella non ha un occhio, o meglio un orecchio così aspro e critico, è quello edito dalla redazione di Gong: “TOP MUSIC 77” Arcana editrice; “A puddara è un vulcano (Elektra 1976) è il disco fuga della giovane cantautrice che a un viaggio in India ha preferito la Sicilia a “cercar radici e a lavar la testa”. Figlia assieme ai Rocchi, ai Finardi e ai Camerini della Milano pop borghese anni ’60, cerca a fil di voce di superare la crisi e la fuga proponendo sé stessa, la sua storia, badando a non somigliare a nessuno. Nelle sue canzoni c’è l’aria delle feste di Re Nudo a Ballabio, all’Alpe del Vicerè/Monterey, anche se l’odore freak viene rigettato per una più consapevole coscienza nell’affrontare i problemi. Disco – fuga, pieno di contraddizioni, ma caldo, adatto ad orecchie poco esigenti e tuttavia testimonianza di una delle più belle e sprecate voci di casa nostra”.



Insomma non è facile inquadrare Donatella nel filone dell’epoca: sui libri di prog non compare, tanto che persino il Maestro Augusto Croce l’ha inserita solo negli ultimi anni, e probabilmente non a torto, nel suo ItalianProg. Ma anche i manuali sui cantautori tendono a dimenticarsene. Nel suo Dizionario dei cantautori edizione Garzanti, Giangilberto Monti non la cita affatto. Da me chiestone il motivo via mail, mi rispondeva che un libro simile non poteva comprendere tutti, ma solo i principali… ecc, negando di fatto l’importanza che Donatella ebbe in quegli anni. Ed invece come ricordò Claudio Fucci nel 2010, in occasione della presentazione della ristampa in cd del suo unico lavoro: “(...) di Donatella non potevi non innamorarti, non potevi non volerle bene. Lei è stata la voce femminile del Movimento di quegli anni (...)”. Ricordo l’emozione del mio incontro, dopo tanti anni, col fratello Lucio, che in realtà di me inizialmente non si ricordava, e la riproposizione di quasi l’intero album con l’intera line up originale. Unico neo, la voce era quella di Claudio, questo perché nel frattempo, nel Dicembre 1999, Donatella ci ha lasciato improvvisamente a causa di un’emorragia cerebrale a soli 45 anni (Rockol).


  Come sempre accade, Donatella è molto più apprezzata ora che non c’è più, che durante la sua non facile vita. Ho trovato toccante la biografia e la recensione presenti in John’s ClassicRock, dove si parla anche dei singoli brani e della storia sia di Donatella che dell’album. Un articolo, come di consueto, molto preciso e puntuale, ed al quale vi rimando (grazie mille a John Martin).

 .
Come potrete vedere, all’album A puddara è un vulcano ho aggiunto una raccolta di brani usciti in lavori di altri artisti ma nei quali la presenza di Donatella è stata fondamentale con la sua voce. I 6 brani dell’album Suonate suonatori, già prima citato, di Nino Tristano del 1972 si possono già trovare sulla StratoSfera, e sono quelli dove la voce di una giovanissima Donatella lascia la sua impronta in modo particolare. Per completezza abbiamo incluso anche quelli in una cartella a parte, anch'essa tra i link a fondo post.

Passndo alle colaborazioni "eccellenti" di Donatella, partiamo con Volo Magico n.1 dall’album omonimo di Claudio Rocchi del 1971. A seguire il brano n. 2 Incoscienza, per me fulmine a ciel sereno in quanto sicuro di essere già in possesso dell’intera opera discografica di Donatella. E’ un’incisione presente nel cd allegato al libro Re Nudo Pop & altri Festival, di Matteo Guarnaccia edito per Volo Libero Edizione. E a proposito di Volo Libero Edizioni, qua devono cominciare i miei ringraziamenti, in quanto è grazie anche al titolare Claudio Fucci che è stata possibile la pubblicazione dell’unico lavoro della Bardi, ed è per questo che come segno di riconoscenza vi pregherei almeno di visitare il suo interessantissimo sito, troverete pubblicazioni veramente magnifiche. Ma tornando ad Incoscienza, è questo un brano del gruppo milanese Come le Foglie, presente nel loro lavoro AliAnte uscito qualche anno fa per BTF/AMS edizioni appunto Volo Libero, nonchè nelle varie raccolte precedenti riguardanti questo gruppo. Qui è presente una versione registrata a Catania dalla sola Donatella Bardi accompagnandosi alla chitarra nell’ambito di un Festival Pop. Sicuramente si trattava di una cassetta che ha purtroppo manifestato nella resa il famigerato effetto spira, ma rimane pur sempre un documento eccezionale.

Il brano n. 3 è Bambulè dall’album Gelato metropolitano di Alberto Camerini del 1977, dove Donatella dona la voce in una canzone del suo allora compagno, benché per motivi contrattuali non fosse potuta apparire con nome e cognome, usando lo pseudonimo di Caramella. Il brano n. 4 è Senza senso, presente nell’album Dr. Jekyll Mr. Hyde del 1973 dell’Equipe 84, dove all’interno, nelle note, si legge: “voce di Senza senso : dolce Donatella” I brani dal 5 al 10 inclusi sono presenti nell’album Chiaro di Loy & Altomare del 1974, dove non avrebbe affatto scandalizzato se Donatella fosse stata aggiunta come terza artefice del disco, date le numerose tracce e l’importanza della sua presenza nelle stesse. Il brano n. 11 Grande (e)vento oggi in Toscana nell’album Non ce n’è per nessuno di Claudio Rocchi del 1979. Qui Donatella mi raccontò che Rocchi dopo la registrazione in studio le disse: “Brava, la tua voce è ancora okay” accompagnando il tutto con un eloquente gesto. Nel brano n. 12 La clef des songes di Enrico Nascimbeni, dall’album Verso il mare, Donatella canta nella parte iniziale. Ricordate? Già sopra si parlava di questa collaborazione col cantautore milanese, ed infatti nel disco compaiono altri 2 brani alla cui composizione Donatella ha avuto parte attiva : Nenusa e Parigi (un’assenza), nei quali però non canta.



Il brano n. 13 Proviamo un po’ a scioglierci mi riempì di emozione quando lo trovai nell’album Claudio Rocchi del cantautore milanese del 1998. Mi fece sperare che come l’ormai ex Hare Krisna era tornato a produrre musica, lo stesso potesse accadere per Donatella, che tra l’altro sapevo nel frattempo essersi dedicata al teatro e alla regia. Ahimè non fu così. Anni dopo chiesi a Fabio Treves se avesse incontrato Donatella nella registrazione del brano in questione, che vedeva anche la sua presenza, per sapere come l’avesse trovata, poiché erano più di 10 anni che non avevo avuto sue notizie. Fabio purtroppo non la ricorda, tanto da indurmi a credere che la registrazione sia stata fatta in tempi e momenti diversi, per poi riversare il tutto in un unico prodotto finale. Ed infine cari amici vi lascio con un regalo che ha fatto luccicare gli occhi del fratello di Donatella, Lucio Bardi, quando gliene ho fatto dono: si tratta di un’incisione artigianale che vede lo stesso Lucio alla tastiera e Donatella che canta Over the rainbow di Gershwin da par suo.

Molte altre sono state le partecipazioni in altri album e altri gruppi, da Simon Luca e l’Enorme Maria (Per proteggere l’enorme Maria), a Eugenio Finardi in Diesel, a Claudio Rocchi Sulla soglia del 1998, ma il suo intervento è stato solo coristico, come nel brano Tutto passa Volo magico n. 3 sempre dall’album Claudio Rocchi già citato. Donatella mi disse di aver preso parte anche al 45 giri del gruppo 451 Ho in mente te / New wave Rho, pubblicato dalla Italian Record nel 1980, ma una volta riuscito a procurarmelo non ho avuto modo di riscontrare alcuna voce femminile se non nei cori. A mio sapere una sola è la partecipazione di Donatella non in mio possesso: mi raccontò di avere preso parte ad un disco di Enrico Rava, ma le mie ricerche non hanno mai portato ad alcun risultato, nonostante avessi negli anni chiesto ad esperti di jazz del calibro di Battistella di Black Saints o Marcello Lorray titolare della trasmissione Jazz Anthology a Radio Popolare.

Io qua mi fermo, ma prima altri doverosi ringraziamenti:
 a Claudio Fucci e alla Volo libero edizioni come precedentemente già argomentato. Al fraterno amico e a voi già ben noto Matthias Scheller, titolare di BTF/AMS, che come sempre nulla ha opposto alla pubblicazione di un lavoro del quale detiene i diritti, da qui la mia preghiera come minimo segno di ringraziamento a visitare il suo magnifico sito. Al blues brother Fabio Treves che negli anni mi ha regalato molte foto di Donatella, da sola e con Camerini, una delle quali compare anche nella ristampa del cd, del quale vi fornisco anche copia del libretto interno con tutti gli interventi dedicati al ricordo di Donatella, da parte dei musicisti dell’album e di Alberto Camerini suo storico compagno, come da lui spesso ricordato anche nel concerto La Notte delle chitarre Parco Lambro e dintorni, registrato nell’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare e già presente sulla StratoSfera. Ed infine un ricordo pieno di commozione ed affetto per quella meravigliosa creatura che troppo presto ci ha lasciati: Ciao Tella, sei sempre nel mio cuore.
Frank - One (ma questa volta anche Ubaldo)

 

Link A Puddara
Link Collaborazioni
Link Tristano

 

Post by Frank-One with Captain's help

martedì 10 novembre 2015

Maurizio Vandelli - 1974 - Madeleine...Anatomia di un incubo (colonna sonora originale del film)


TRACKLIST:

01. Camille K
02. Dr. Jekyll (feat. Equipe 84)
03. Aria
04. Senza Senso
05. Clinica Fior Di Loto S.p.A (feat. Equipe 84)
06. Split Rock
07. Inseguimento
08. Meglio (feat. Equipe 84)
09. Parentesi
10. Ipnosi
11. Autostop
12. Incubo
13. Madeleine


Et voilà! Diamo subito un taglio alla wishlist del nostro Capitano del vapore postando la colonna sonora del film "Madeleine... Anatomia di un incubo", scritta e in parte eseguita da Maurizio Vandelli, leader indiscusso della gloriosa Equipe 84. Non a caso ben tre brani della colonna sonora sono eseguiti dal gruppo nella sua interezza, inclusa la splendida Dr. Jekill.  Il film, diretto da Roberto Mauri, risale al 1975 e vede come protagonista Camille Keaton nel ruolo di una giovane perseguitata da incubi ricorrenti popolati da personaggi fantastici, incidenti automobilistici e bambole inquietanti. Sull'orlo della pazzia viene affidata al dottor Schuman che, al fine di superare la situazione, induce la ragazza a vivere liberamente e senza tabù. In questo clima fin troppo permissivo Madeleine cadrà in un vortice di avventure immorali. Il finale non ve lo racconto. Cercate il film e guardatelo. Ne vale la pena, anche se ha 40 primavere sulle spalle. 


Le musiche, senza lode né infamia, sono tipiche di una colonna sonora. Oltre ai brani dell'Equipe 84 si discosta dagli standard strumentali la sola Split Rock, con un bel ritmo sostenuto da una chitarra elettrica dal suono aggressivo. Per la cronaca si tratta della seconda colonna sonora composta da Maurizio Vandelli. La prima, risalente al 1972, riguardava il film "Un apprezzato professionista di sicuro avvenire", diretto da Giuseppe De Santis. I dischi solisti degli anni '70, ad iniziare da "L'altra faccia di Maurizio Vandelli" del 1970, vennero incisi in pieno periodo Equipe 84 e rappresentarono una sorta di sfida compositiva e artistica, in alternativa ai brani composti per il gruppo. Non mi risulta che il disco sia stato ristampato in CD.
Enjoy!


e...sforbiciata alla wishlist


Post by George

lunedì 1 dicembre 2014

Serie Italian Covers Vol. 2 - The Rolling Stones

Nota del Capitano - Quando ho pensato alla serie Italian Covers, l'idea era di inaugurare una serie abbastanza longeva, visto la mole enorme di cover interpretate da artisti italiani dagli anni 60 ad oggi dei più svariati artisti stranieri. La speranza era che l'idea potesse piacere anche ad altri blogger e che quindi questo progetto potesse avere una gestione più corale. Ed ecco infatti l'amico (ormai di lungo corso) George, che ci propone una ricchissima collection di cover made in italy degli inarrivabili Rolling Stones. Quindi grazie a George per lo stupendo post, di cui sono stato onorato di curare le cover (a proposito, per completezza ho aggiunto un link con le cover dei vari singoli e quelle della compilation, il tutto in una cartella compressa taggata con il titolo della serie, già pronto ad ospitare anche i due files di George - lo faccio per facilitarvi la catalogazione della raccolta e per dare uniformità alla serie Italian Covers, a partire dalle cover). Buon ascolto a tutti e lascio la parola al caro George...

Abbiamo realizzato questo lungo (e un po' faticoso) post dedicato alle cover dei Rolling Stones. Insieme ai Beatles, anche se in misura minore, gli Stones sono stati sicuramente tra i gruppi più "coverati" nel corso degli anni '60 da parte di numerosi artisti nostrani. Il percorso si snoda attraverso 2 CD, seguendo l'ordine cronologico di pubblicazione del singolo "made in Italy", dal 1964 fino al 1994. Nella compilation appaiono versioni diverse dello stesso brano (vedi Tell me e As tears go by tra le più gettonate). Nonostante ciò, per completezza le abbiamo postate tutte quante. I brani degli Stones sono stati ripresi, quasi sempre con testi tradotti in modo improponibile, tipico delle cover anni '60,  sia da nomi noti che da perfetti sconosciuti. Tra le cose più interessanti una versione strumentale di Lady Jane dei New Dada, una spettacolare RS version della beatlesiana I wanna be your man ad opera dei Delfini, una rara Con le mie lacrime dei Da Polenta, un irriconoscibile Piero Focaccia alle prese con Have you seen your mother baby, un provino di Ivan Graziani del 1994 (pubblicato su una recente antologia) contenente As tears go by e una potente versione di Hey Negrita, anno 1993, ad opera dei Negrita. Il resto scorre all'insegna della massima serenità, con un pizzico di nostalgia e un filo di ironia. Così eravamo... In chiusura, come bonus track, l'autentica e originale versione in italiano di As tears go by (Con le mie lacrime) ad opera degli stessi Rolling Stones . Non possono mancare le copertine dei 45 giri, veri gioiellini, belle e intriganti quanto i dischetti che contenevano. Ho pubblicato tutte quelle che sono riuscito a trovare.

DISC 1

01. Equipe 84 – Quel che ti ho dato (1964)
(Tell Me, da Rolling Stones 1st, 1964)
02 Iva Zanicchi – Come ti vorrei (1964)
(Cry to me, Salomon Burke version, 1962, poi incisa dai Rolling Stones nel 1965)
03 Kings – Fai quello che vuoi (1965)
(Time is on my side, singolo 1964)
04 I Delfini - Voglio essere il tuo uomo (1965)
(I wanna be your man - Rolling Stones version, singolo 1963)
05 I Delfini – Tu devi ritornare da me (1965)
(Tell me, da Rolling Stones 1st, 1964)
06 Equipe 84 – La fine del libro (1965)
(Time is on my side, singolo 1964)
07 The Termites – Stavolta hai vinto (1965)
(Tell me, da Rolling Stones 1st, 1964)
08 I Barabba – Non hai capito (1966)
(Down Home Girl, da The Rolling Stones n. 2, 1965)
09 The Big Ben’s – C’è chi per amore (1966)
(The last time, singolo 1965)
10 I Camaleonti – Come mai (1966)
(Get off of my cloud, singolo 1965)
11 Caterina Caselli – Tutto nero (1966)
(Paint it black, singolo 1965)
12 Johnny Kendall e gli Heralds – Hai promesso (1966)
(Heart of stone, singolo 1965)
13 Kings – Sei solo tu (1966)
(Off the Hook, da The Rolling Stones Now, 1965)
14 The Vanguards – Libertà sorella del vento (1966)
(Mother’s Little Helper, da Aftermath, 1966)
15 I Ragazzi del Sole – Satisfaction (1966)
(I can’t get no) Satisfaction, singolo 1965)

DISC 2

01 Kameleoni  – Con le mie lacrime (1966)
(As tears go by, singolo 1965)
02 Mario Tessuto – Che sbaglio fai (1966)
(Out of Time, singolo 1966)
03 I King’s Stars – Con le mie lacrime (1966)
(As tears go by, singolo 1965)
04 Piero Focaccia – Non ho più paura dell’ombra (1966)
(Have you seen your mother baby, standing in the shadows?, singolo 1966)
05 New Dada – Lady Jane (1967)
(Lady Jane, singolo 1966 e da Aftermath, 1966)
06 New Dada – Lady Jane - versione strumentale (1967)
07 I Profeti – Rubacuori (1967)
(Ruby Tuesday, singolo 1967)
08 I Calipop - Restiamo ancora insieme (1967)
(Let’s spend the night together, singolo 1967)
09 Da Polenta – Con le mie lacrime (dalla compilation del 1967 “Vietato ai maggiori di pochi anni”) (As tears go by, singolo 1965)
10 The Warren J.5 (english band) – Se hai qualcosa da dire  (1967)
(Tell me, da Rolling Stones 1st, 1964)
11 I Poeti – Non piangere (1968)
(Cry to me, da Out of our heads, 1965)
12 Ivan Graziani – As tears go by (provino 1994)
(As tears go by, singolo 1965)
13 Negrita – Hey! Negrita (1994)
(Hey Negrita, da Black and Blue, 1976)

bonus track
14 The Rolling Stones - Con le mie lacrime
(As tears go by, singolo 1965)

 Link CD1

Post by George, art by Captain (4 hands are better than 2)

giovedì 19 settembre 2013

1975 Grande Italia


Doppio LP registrato tra Aprile 1974 e Febbraio 1975 negli studi REGSON Milano, CHANTALAIN Roma, EMI Roma



Franco Anderlini da www.marcogiunco.com

L'idea del progetto Grande Italia fu concepita intorno al 1973/74 da Dodo Veroli, all'epoca produttore dei Nomadi e Pier Farri, uomo della Emi, entrambi frequentatori del bar Grande Italia, a Modena. L'intenzione era quella di riunire in un disco i musicisti più o meno noti che frequentavano l'omonimo locale, in quel periodo punto d'incontro di un'umanità varia affascinata dal fenomeno beat e dal movimento hippie, sia dal punto di vista musicale che da quello artistico letterario. Al disco avrebbe poi dovuto far seguito una serie di concerti. I vari gruppi prepararono i loro brani e li incisero senza particolari difficolta'. Il doppio LP uscì nella primavera del 1975 ma del tour  non se ne seppe più nulla e, dato che in quel perido non esistevano ancora le cosiddette radio libere, non credo sia stato programmato da qualche rubrica Rai.
Il  disco rimase per un pò nelle vetrine dei negozi  poi sparì dalla circolazione ed anche le persone coinvolte, occupate in altre faccende,  non se ne curarono troppo. La storia è abbastanza semplice ma ha poi avuto un seguito. L'immagine di copertina, che ritrae parte dei musicisti ed abituali frequentatori del bar, senza voler essere retorici o autocompiacersi, direi che ricorda la foto centrale dell'album Brothers and Sisters degli Allman Brothers, oppure anticipa la locandina del film Almost Famous, anche se nel nostro caso le ragazze invitate per la posa all' alba delle 10 di mattina, se ne rimasero quasi tutte a letto. Questa fotografia ha esercitato un certo fascino, così che venne ripescata nel 1988 in occasione di un concerto reunion ed arte varia tenutosi nella piazza del Duomo di Modena. Il bar Grande Italia non esisteva già più, al suo posto era stata aperta una pellicceria. Il momento più atteso della serata era costituito dall'esibizione dei Nomadi con l'ancora presente Augusto Daolio e gran parte del pubblico, interessato soprattutto alla musica, ad un certo punto invito' la presentatrice a compiere disparati atti sessuali, al che la ragazza abbandonò il palco sul quale fu catapultato il cantautore Romano " Panzer " Rossi accompagnato da me all'armonica. Io, che ero inattivo da alcuni anni, incappai in due stecche strepitose, che mi vergogno ancora.  Nessuno sembrò accorgersene ma io sì e da quel momento e per diversi anni mi impegnai seriamente nello studio dello strumento. Dopo quella serata la foto fu usata spesso quando a qualcuno veniva in mente di organizzare  manifestazioni, mostre, o scrivere qualcosa sui fantasiosi anni 60/70, fino ad essere inserita in una raccolta di fotografie dal titolo " Modena,  immagini di un secolo " pubblicata in mille esmplari numerati nel 1999, ed anche nel libro " Seduto in quel caffè... fotocronache dell'era beat " uscito agli inizi del 2003 per le edizioni rfmpanini.it curato da Massimo Masini, che in quel passato periodo aveva collaborato con varie formazioni di orchestrali.  Naturalmente non manca la leggenda metropolitana.  All' estrema sinistra della foto si nota un personaggio con giacca ed occhiali scuri che nessuno conosceva. Qualcuno chiese chi fosse e qualcun'altro, visti i tempi e l'ambiente rispose: " E' un poliziotto in borghese " così,  quel curioso divenne un agente  mandato a scoprire cosa fosse quell' assembramento di capelloni a quell'ora mattutina. Quanto ai musicisti che parteciparono alle registrazioni,  dei più noti, come Francesco Guccini o I Nomadi si sa più o meno tutto, ma anche la maggior parte degli altri  ha seguitato a suonare, chi in campo rock folk come i componenti della Pavullo Band, chi, come Glauco Zuppiroli è apprezzato e conosciuto bassista jazz, altri come Amos Amaranti,  Sandro Capasso e Silvano Ori collaborano con diversi gruppi musicali. Da parte mia, rimasto fedele all'armonica, continuo a fare serate con gruppi locali.

Massimo Masini da Seduto in quel caffè - Fotocronache dell'era beat

Le opportunità continuavano a scaturire attraverso i Nomadi, che tra l'altro avevano l'ufficio dell'editore duecento metri più in là.
Amos sì rivelò troppo scalpìtante e coi Nomadi non durò, così Dodo chiamò Marco Tosattì in sala d'incisione per le parti di chitarra su un
album, 'Gordon', i cui testi erano stati scritti in buona parte da Romano 'Panzer' Rossi, laureato in filosofia e amante, tra l'altro, dei 'Gufi'
dì Lino Patruno. Nella stessa occasione ci furono altri 'novizi', pescati al bar, chiamati ad aggiungere qualche intervento in studio, qui e là.
Contemporaneamente stava incidendo un disco anche Rossana Barbieri, la sorella di Giò, che cantava bene ed era anche stata Miss
Modena (la si ritroverà più tardi a Sanremo come Linda Lee, poi nei Daniel Sentacruz Ensemble).
A Dodo nacque dunque l'idea di fare un disco che radunasse tutte le esperienze musicali, artistiche e letterarie che si erano succedute
sino ad allora in quel 'nostro' bar. Oltre ai già citati, almeno un'altra dozzina di strumentisti si radunò in quattro/cinque gruppi estemporanei.
La gestazione dì 'Grande Italia' occupò buona parte del 197 4, impegnando a diverso titolo quasi tutto l'ambiente del bar in un progetto
che si era fatto sin troppo ambizioso e che si tramutò poi in un doppio Lp: un brano di Francesco Guccini, un altro dei Nomadi, uno di
Victor Sogliani come solista, idem per il suo antico sodale nell'Equipe, Franco Ceccarelli ... poco per invogliare il grosso pubblico ad
acquistare un doppio Lp che metteva insieme tanti altri brani che, seppur apprezzabili, erano proposti da illustri sconosciuti.
Per owiare a questo handicap Pier Farri - inevitabilmente coinvolto in un'operazione di questo genere -fece ricorso ad alcuni musicisti
romani à la page quali Vince Tempera, Robert Fix e Tony Esposito, inseriti in extremis in fase di post-produzione. Ciò finì purtroppo per
togliere coesione e coerenza, snaturando definitivamente il prodotto che comparve negli scaffali la primavera successiva.
A parte le copie acquistate da amici e parenti, quel disco fu un flop commerciale mostruoso e sparì ben presto dalla circolazione, dopo
esser stato quasi subito declassato in 'offerta' a prezzo stracciato. Talmente scomparso che oggi 'spunta' quotazioni di tutto rispetto tra i
collezionisti, ed anche nell'immensità del web se ne trova un'unica traccia', ripudiato com'è anche dallo stesso archivio EMI.
C'è da dire che anche chi vi partecipò non se ne curò, da subito, più di tanto. l tempi stavano subendo un'accelerazione, complicandosi
non poco, e già al tempo della foto di gruppo per la copertina in molti erano altrove, presi da tante altre storie che muovevano la scoppiettante
'controcultura'. La foto fu scattata da Oscar Goldoni, pittore e fotografo che aveva già realizzato anche la copertina di 'Suoni' dei Nomadi,
uno dei 'vecchi' del bar che da anni dirigeva alcuni settori culturali del Comune. Suo anche il disegno all'interno dell'album.
Al momento convenuto per la foto, a metà mattina, si presentarono solo alcuni dei musicisti. Furono così immortalati con loro tanti semplici
amici e conoscenti che, anche quella mattina, 'cazzeggiavano' al bar Italia. A dar qualche 'dritta' col suo vocione c'era anche Carlo Savigni,
rispettato fotografo dell'epoca dei pionieri.
Nel luglio 1975 ci fu il cosiddetto 'raduno hippie di Rubiera', al quale ci recammo in tanti da un bar Italia che non poteva più, oggettivamente,
chiamarsi 'Grande' ... Travolto da un ineluttabile caos in parte dovuto, forse, ad un'eredità troppo ingombrante, avrebbe chiuso definitivamente
i battenti un anno e mezzo più tardi.

F.Spatarco su Super Sound, 7/10/1974

" ... sul direttissimo Modena-Roma, per venire a capo del
mistero, abbiamo messo alle strette Pierre Farri, ex-batterista
dell'Equipe 84, produttore discografico ed organizzatore:
Si può sapere cosa state architettando?
Pierre - Ci stiamo togliendo una piccola soddisfazione ...
sto parlando di un bar e della storia di quelli che ci hanno
vissuto dentro per un lungo periodo di tempo. Devi sapere
che a Modena c'è un bar, il 'Grande Italia', appunto. È un
bar qualunque come ce ne sono tanti; solo che per molta
gente questo posto è stato un punto di partenza e di
riferimento, e continua ad esserlo ancora per molti della
nuova generazione ... In questo bar sono cresciuti quelli
dell'Equipe 84, i Nomadi, Guccini e tantissimi altri. Chi ha
sfondato per primo ha poi sempre aiutato gli altri a fare
altrettanto ... Era un luogo di ritrovo per tutti noi o quasi, e
lo è ancora ... Abbiamo deciso (con Dodo Veroli, produttore
dei Nomadi e del primo album di Guccini, ndr) di ricordarlo
tutti insieme in una storia su L. P .... Guccini ha già registrato
il suo pezzo 'Le belle domeniche', seguito da Victor Sogliani
dell'Equipe; i Nomadi registreranno tra non molto e anche
Franco Ceccarelli (Equipe pure lui) farà lo stesso. Poi sarà
la volta dei giovani ... il gruppo dei 'Ghirlandina Libera',
gente che propone ottimo blues ... un altro gruppo chiamato
'O Babel', recita poesie e improwisa stupendi pezzi afrojazz
di ottima impostazione ed esecuzione ... Amos Amaranti
è un cantautore della nuova generazione del bar Grand'Italia
e contiamo molto su di lui ... Panzer- (Romano Rossi,
paroliere per i Nomadi, ndr) - ha già dato il suo notevole
contributo con la canzone 'Cristo'. Panzer immagina di
essere un contemporaneo di Gesù e gli dice: "Se t'hanno
ammazzato, qualcosa devi aver per forza combinato" ...
Piero Guccini, degno seguace del noto fratello ... Maurizio
Vandelli, invece, ha declinato l'invito: non è nel trip della
faccenda per motivi personali. La EMI si è dimostrata ben
felice di produrre questo album, anche se forse sarà un
album doppio."

Credits
Amos Amaranti: Acoustic Guitar, Electric Guitar
Franco Anderlini: Harmonics
Rosanna Barbieri: Vocals, Little Bells
Giuliano Bolchini: Acoustic Guitar, Havaian Guitar
Toni Bonfrisco: Tenor Sax, Flutes
Giuliano Brusiani: Drums
Marino Brusiani: Bass
Sandro Campasso: Drums
Beppe Carletti: Keyboards
Franco Ceccarelli: Vocals, Acoustic Guitar
Augusto Daolio: Vocals
Chris Dennis: Acoustic Guitar, Synth
Paolo Gainotti: Drums, Tabla
Alberto Girgenti: Piano
Francesco Guccini: Vocals, 6 Acoustic Guitar, 12 Acoustic Guitar
Paolo Lancellotti: Drums, Percussion
Umberto Maggi: 3 chords bass
Silvano Ori: Electric Guitar, Tabla
Romano Rossi "Panzer": Vocals
Luciano Sirotti: Alto Sax, Flute
Victor Sogliani: Vocals, Bass
Luciano Stella: Organ, Electric Piano
Germano Tagliazucchi: Acoustic Guitar, Electric Guitar, Mandolin
Marco Tosatti: Acoustic Guitar, Electric Guitar, Bass
Fabrizio Urzino: Drums
Glauco Zappiroli: Bass
Tony Esposito
Robert Fix
Vince Tempera
Ettore De Carolis

LATO A
    La Vita - Luciano Sirotti & Pavullo Band (Romano Rossi, Germano Tagliazucchi) - 4:46
    Mosaico Femminile - Rosanna Barbieri (Romano Rossi, Germano Tagliazucchi) - 4:42
    Le Belle Domeniche - Francesco Guccini (Francesco Guccini) - 3:07
    G. I. Blues - G. I. Band (MarcoTosatti) - 1:57
    L'inquietitudine - Victor Sogliani (M.Merchiori) - 4:14


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LATO B
    Antidoto - Piero Guccini (Piero Guccini) - 11:04
    Pensieri di un Amico (Eroina) - Panzer & G. I. Band (Romano Rossi, MarcoTosatti) - 3:48
    Mnephoto - Pavullo Band (Germano Tagliazucchi) - 3:47


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LATO C
    Soprese - I Nomadi (Romano Rossi, Giuseppe Carletti) - 3:29
    Dolce Tropico - Ghirlandina Libera (Marco Tosatti) - 3:29
    Muccona Mia - Piero Guccini (Piero Guccini) -2:13
    Perché No - Franco Ceccarelli (Franco Ceccarelli) - 2:47
    Linea E. O. - Ghirlandina Libera (Marco Tosatti, Luciano Stella) - 6:20


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LATO D
    Glassberg (Urzinato) - Amos & Amici (Amos Amaranti) - 5:39
    Escalation - Ghirlandina Libera (Marco Tosatti) - 5:34
    L'amore su di Voi - Amos & G.I.Band (Amos Amaranti) - 4:35
    Hacienda - Germano & G.I.Band (Germano Tagliazucchi) - 3:16


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lunedì 7 maggio 2012

Serie "Bootleg" n. 44 ("Yesterday & Today" 7) - Equipe 84 - 1977 - Live in Modena & Maurizio Vandelli - 1998 - Live in Saint Vincent

Come tutti sapranno, questa serie ed i relativi uploads sono a cura del grande amico della stratosfera George56. Ho dunque il privilegio di lasciare a lui la stesura delle note che accompagnano questo post. Mi resta solo il tempo per ringraziare George per gli ennesimi live introvabili della musica italiana che condivide con noi. A te la parola, George...

A - YESTERDAY

TRACKLIST :

1.NEL CUORE NELL'ANIMA
2.TUTTA MIA LA CITTA'
3.POMERIGGIO ORE SEI
4.MERCANTE SENZA FIORI
5.4 MARZO 1943
6.VAI AMORE
7.AUSCHWITZ
8.29 SETTEMBRE
9.BANG BANG

LIVE BONUS TRACKS :

10.IO HO IN MENTE TE - Cantagiro 1966
11.TUTTA MIA LA CITTA' - Cantagiro 1969
12.AUSCHWITZ - TV appearance
13.4 MARZO 1943 - Festival di Sanremo 1971
14.E' DALL'AMORE CHE NASCE L'UOMO - 1971, TV appearance

"Caro Roby e cari amici della Stratosfera, mentre impazza il singolar tenzone per la conquista del trofeo “Sconosciume”, peraltro dai contenuti semplicemente eccezionali, permettetemi una piccola digressione che esula non di poco dai sentieri del prog ortodosso. Per la miniserie Y&T sono andato a riscoprire l’Equipe 84, gloriosa formazione beat e soft prog (vedi Id e successivi) che ci ha regalato non poche emozioni in passato. Ho ripescato allora, per la sezione Yesterday, un album intitolato “In concerto”, sicuramente non di larga diffusione, registrato dal vivo a Modena nel 1977 e pubblicato solo nel 1995, con l’aggiunta di ben 5 rare bonus tracks che ho accalappiato qui e là dal Tubo. Tanta nostalgia e una qualità sonora più che dignitosa."

L'EQUIPE 84 nel 1977 :

Maurizio Vandelli (voce, chitarra)
Thomas Gagliardone (tastiere)
Victor Sogliani (basso)
Paolo Siani (batteria)


B - TODAY

TRACKLIST DISC 1 :

1.INTRO: ALSO SPRACH ZARATHUSTRA
2.MI RITORNI IN MENTE (Lucio Battisti)
3.POMERIGGIO ORE 6
4.CASA MIA
5.4 MARZO 1943
6.UN ANGELO BLU
7.MANIFESTO
8.LADRI D'AMORE (Vasco Rossi)
9.BALLANTIME MOOD (Zucchwero - Adelmo e i suoi Sorapis)
10.WE ARE THE CHAMPIONS (Queen - Mister O)
11.IMAGINE/LET IT BE
12.NEL CUORE NELL'ANIMA

TRACKLIST DISC 2 :

1.BANG BANG
2.TUTTA MIA LA CITTA'
3.29 SETTEMBRE
4.EMOZIONI (Lucio Battisti)
5.AUSCHWITZ
6.IO VAGABONDO (Nomadi)
7.IL MIO CANTO LIBERO (Lucio battisti)
8.IO HO IN MENTE TE
9.OUTRO: ALSO SPRACH ZARATHUSTRA

"Per la sezione Today vi propongo, invece, in esclusiva, un concerto che Maurizio Vandelli (sì, proprio lui, l’unico custode dei vecchi successi dell’Equipe 84) tenne a Saint-Vincent, nota terra di casinò e di terme, l’11 agosto 1998. Pensate che Le Orme (il concerto è già da tempo sulla Strato) fecero da spalla al Maurizione ricciolone (anche se abbondantemente imbiancato). Il concerto, intitolato “Non solo Equipe”, propone una serie di brani dedicati all’Equipe e ad altri illustri musicisti italiani, oltre che qualche cover di artisti internazionali. Il gruppo che accompagna Vandelli, che ad un certo punto ci propone nientepopodimeno che “We are the champions” si chiama Mister O."

"Credo di aver detto tutto. Chiedo venia per il divertissement poco ortodosso. Non me ne vogliate, dear friends. Alla prossima.
George"

Buon ascolto, amici della stratosfera, da George e, of course, da Captain Roby...