Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Manfredi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianfranco Manfredi. Mostra tutti i post

venerdì 25 settembre 2026

Gianfranco Manfredi Trilogy anni 70: Ultima Spiaggia - Disco dell'angoscia (con Ricky Gianco - LP, 1975 - RE-POST & RE-LOAD), Ma non è una malattia (LP, 1976) & Zombie di tutto il mondo unitevi (LP, 1977)


Confesso di avere realizzato questo post sull'onda lunga del bellissimo concerto di Ricky Gianco, appena postato, all'interno del quale avevo parlato del legame artistico tra lo stesso Gianco e Gianfranco Manfredi. I due avevano collaborato nel corso degli anni '70 partecipando come ospiti nei rispettivi dischi solisti o scrivendo le musiche di alcuni brani, come fece Gianco per Manfredi, Sta di fatto che questi due album del 1976 e del 1977 vanno a completare sulla Stratosfera la discografia di Gianfranco Manfredi riferita al decennio dei Seventies, Manfredi era stato nostro ospite nel passato in due diverse occasioni: la prima nel dicembre 2016, quando vennero postati "La crisi", primo album del cantautore (ricordo che Gianfranco è scomparso a Milano il 24 gennaio dello scorso anno), pubblicato nel 1972 e "Biberon", risalente al 1978 (entrambi li ritroverete qui) ; la seconda nel 2024 quando pubblicammo la colonna sonora originale del film "Liquirizia" (1979) composta proprio dal duo Manfredi - Gianco (qui). Premetto subito che non riscriverò la biografia di Manfredi per la semplice ragione che è stata magistralmente tracciata dall'amico Frank-One nel post originale del 2016. E lì vi rimando per una rilettura. In questo frangente mi limiterò, si fa per dire, a fornire informazioni essenziali sui due album. Discorso a parte vale per "Ultima Spiaggia - Disco dell'angoscia", un album pubblicato nel 1975 per lanciare l'omonima etichetta discografica, un disco che potrei definire "di lucida follia". I creatori di questo unico ed irripetibile progetto furono Ricky Gianco in coppia con Gianfranco Manfredi. L'album venne postato sulla Stratosfera nel lontano 2011, ma il link è purtroppo inattivo da molti anni, così ne approfitto per dargli nuova vita. E ora si parte con la musica. 


RE-POST & RE-LOAD
Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi: 
Ultima Spiaggia - Disco dell'angoscia (LP, 1975)


TRACKLIST:

Lato A
01. L’incidente
02.Voglio vivere
03. Motivo angoscia 1 (La religione e la morte)
04.Canto delle streghe e del demonio
05.Motivo angoscia II (Canto nazista)
06. Samba della tortura e della guerra
07.Che cosa è?


Lato B
08. Motivo angoscia III
09. Rock della ricostruzione
10. Davanti al nastro che corre
11. Motivo angoscia IV
12. Zucchero mio
13. Piacere e potere
14. Motivo angoscia V
15.L’incidente


MUSICISTI:

Ricky Gianco - chitarra, voce
Gigi Cappellotto - basso
Ellade Bandini, Tullio De Piscopo - batteria
Sergio Farina - chitarra
Claudio Bonechi - tastiere
Hugo Heredia . sax
Gianfranco Manfredi, Ivan Cattaneo, Nanni Ricordi, Ninni Carucci - voci


Il post originale risale al 4 aprile 2011 e vene realizzato dal nostro storico amico e fondatore Roby. Anche in questo caso non spendo una parola in più del necessario perché la recensione fatta all'epoca è assolutamente perfetta ed esaustiva. Qui il post originale. Solo pochi flash per ricordare la portata di questo originalissimo esperimento: il disco venne pubblicato per l'appunto dall'etichetta Ultima Spiaggia (sappiamo già che venne fondata dallo stesso Gianco insieme a Nanni Ricordi nel 1973) nel 1975. La ristampa in CD non è ufficiale (come confermato da "Italian Prog" e da "Discogs"). Quindi, in realtà, questo disco è rimasto confinato nella versione vinile dalla data di pubblicazione, ovvero dal 1975. 

la back cover del CD

Come scrive Augusto Croce (scusami se ti tiro sempre in ballo, ma almeno sono certo dell'affidabilità delle informazioni) su "Italian Prog": "Disco molto conosciuto tra i collezionisti stranieri (molto più ricercato che in Italia), Ultima spiaggia (disco dell'angoscia) è musicalmente vario, un mix di stili diversi ma non del tutto convincente. L'amore di Gianco per il rock'n'roll emerge in alcuni passaggi, mentre ci sono alcuni momenti di orientamento prog, sebbene l'album risulti un po' troppo frammentato.
I buoni testi sono tutti collegati da un tema concettuale e, come suggerisce il sottotitolo (si chiama "disco dell'angoscia"), contengono la storia di un uomo che ha un incidente e un lungo stato di incoscienza". Da sottolineare la presenza di musicisti di prestigio quali Gigi Cappellotto al basso, Tullio De Piscopo e Ellade Bandini alla batteria, Sergio Farina alla chitarra.



Gianfranco Manfredi - Ma non è una malattia (LP, 1976)

TRACKLIST:

Lato A
01. Ma non è una malattia (Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco)
02. Agenda '68 (G. Manfredi, Giuliano Illiani, R. Gianco)
03. Nonsipà (G. Manfredi, R. Gianco)
04. Quarto Oggiaro Story (G. Manfredi, G. Illiani, R. Gianco)
05. No More Masoch (G. Manfredi, G. Illiani, R. Gianco)

Lato B
06. Puoi sentirmi? (G. Manfredi, R. Gianco)
07. Io clandestino (G. Manfredi, R. Gianco)
08. Ma chi ha detto che non c'è? (G. Manfredi, R. Gianco)
09. Il mostro è uscito dal mare (G. Manfredi, G. Illiani, R. Gianco)


"Ma non è una malattia" è il secondo album solista realizzato da Manfredi nel 1976, dopo "La crisi" del 1972 e il sopra descritto "Disco dell'angoscia" realizzato in coppia col sodale amico Ricky Gianco. L'etichetta è ovviamente l'Ultima Spiaggia. Interessante la trilogia dei compositori delle 9 tracce presenti sul disco: Gianfranco Manfredi in primis, con al suo fianco il quasi inseparabile Ricky Gianco e l'altro compagno di avventure musicali Giuliano Illiani, alias Donatello. Questo LP rappresenta una delle pietre miliari della canzone di protesta e del movimento della metà degli anni '70 in Italia. Musicalmente fonde sonorità folk rock, pop e ballate, arricchite da testi ironici e dissacranti che analizzano la crisi d'identità dei giovani della sua generazione e il rifiuto dei modelli borghesi del lavoro e dello studio. L'album si apre con la title track  "Ma non è una malattia" (canzone pubblicata anche come 45 giri), brano allegro e festoso, caratterizzato da ritmi dixieland, anche se il testo denota una profonda forma di tristezza e di malinconia. Si passa rapidamente a "Agenda '68", in perfetto stile country, con tanto di banjo e violino. Geniale. Gli altri brani seguono un andamento più "tradizionale". Tra quelli di punta segnalo la trascinante "Puoi sentirmi", con la voce graffiante di Manfredi sorretta da chitarra e tastiere. Non è un capolavoro, ma sicuramente si tratta di un album che ha lasciato il segno.


Gianfranco Manfredi - Zombie di tutto il mondo unitevi 
(LP, 1977)


TRACKLIST:

Lato A (Zombie side)
A1. Dagli Appennini alle bande – 4:18 (testo Gianfranco Manfredi – musica Claudio Dentes)
A2. Un tranquillo festival pop di paura – 6:04 (testo Gianfranco Manfredi – musica Ricky Gianco)
A3. Ultimo mohicano – 3:10 (testo Gianfranco Manfredi – musica Claudio Fabi)
A4. Zombie di tutto il mondo unitevi (brano musicale) – 5:01 (testo Gianfranco Manfredi – musica Claudio Fabi)

Lato B (Feto Side)
B1. Gatte da pelare – 2:56 (testo Gianfranco Manfredi – musica Claudio Fabi)
B2. Lamiento de Amor – 3:47 (testo Gianfranco Manfredi – musica Claudio Dentes e Giuliano Illiani)
B3. Ogino Knaus – 3:51 (testo Gianfranco Manfredi – musica Roberto Colombo)
B4. Feto di gruppo con signora – 3:27 (testo Gianfranco Manfredi – musica Ricky Gianco)
B5. I modelli – 3:15 (Gianfranco Manfredi)
B6. Nella diversità – 3:54 (testo Gianfranco Manfredi – musica Giuliano Illiani)


MUSICISTI:

Gianfranco Manfredi - voce
Gianluigi Belloni - basso (A1, B2-B3, B5-B6)
Doriano Beltrame - tromba
Roberto Colombo - tastiere e pianoforte; arrangiamenti (B3, B6)
Flaviano Cuffari - batteria
Lucio Fabbri - violino
Claudio Fabi - tastiere e pianoforte; arrangiamenti (A3, A4, B1)
Julius Farmer - basso (A2-A4, B1)
Giulano Illiani - mandolino; arrangiamenti (A1, A2, B2, B4, B5)
Maurizio Martelli - chitarre
Bruno Nidasio - viola
Mauro Pagani - violino
Claudio Pascoli - sax
Libero Pellacani - trombone
Marco Ravasio - violoncello
Cori - Françoise Goddard, Gianna Nannini, Ivan Cattaneo, Nanni Ricordi, Ricky Gianco, 
Roberto Manfredi


"Zombie di tutto il mondo unitevi", pubblicato nel 1977, precede di una anno "Biberon", che chiude la sequenza di album realizzati da Gianfranco Manfredi negli anni '70. Quello successivo sarà l'eponimo LP del 1981. La versione CD dell'album venne realizzata nel 2004 ad opera dell'etichetta BMG Italia. Sotto il profilo compositivo tutti i testi sono scritti da Manfredi mentre le musiche sono equamente realizzate da uno schiera di amici quali il fedele Ricky Gianco in un paio di tracce, poi Claudio Dentes, Claudio Fabi, Giuliano Illiani (Donatello) e Roberto Colombo. In studio accompagnano Manfredi musicisti del calibro di Roberto Colombo, Lucio Fabbri, Claudio Fabi, Julius Farmer, Donatello, Mauro Pagani, Claudio Pascoli e altri ancora.


Dice bene JJ John sul suo sito "John's Classic Rock" recensendo l'album: "Gianfranco Manfredi era già da tempo raffinato lettore dei mutamenti sociopolitici in corso (ndr - siamo sul finire degli anni '70), condensando in un solo Lp tutti gli scenari, le aspettative, le delusioni e le contraddizioni che trasformarono un grande sogno in una bruciante sconfitta. L’album in questione era Zombie di tutto il mondo unitevi (Ultima Spiaggia, 1977), lucido ritratto di pratiche e soggettività proprie dei primi anni Settanta, ma anche impietoso nel raggranellare i cocci di quegli “zombie” che nella rivoluzione ci avevano creduto sul serio, e ora si sentivano lasciati soli a se stessi". Giusto dalla prima all'ultima riga. Vi invito a leggere l'intera recensione cliccando qui. 
Si conclude qui la trilogy anni '70 che va a completare l'intera discografia di quel decennio realizzata da Gianfranco Manfredi. Per completezza di informazione voglio ricordare, in chiusura, che Manfredi, oltre ad essere stato cantante e compositore, è stato attore, sceneggiatore e fumettista. Ma qui bisognerebbe aprire un altro lungo capitolo. Mi auguro di leggere qualche buon commento legato sia al personaggio che alla musica qui proposta. Nel frattempo vi auguro buon ascolto.


NEW LINK Ultima Spiaggia - Disco dell'angoscia (1975)
LINK Ma non è una malattia (1976)
LINK Zombie di tutto il mondo unitevi (1977)

Post by George

giovedì 19 settembre 2024

Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi & Others - Liquirizia (colonna sonora originale del film omonimo - 1979 - vinyl)


TRACKILIST:

Lato A
01. Gianfranco Manfredi – Liquerizia - 2:55
02. Fabio Concato – Ai fil romentick - 3:25
03. Gianfranco Manfredi – Flying In Your Dreams - 2:45
04. Naimy – La coda di cavallo - 1:55
05. Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi – Conchiglie - 3:05
06. Naimy e Lella – L'anello di fidanzamento - 2:04

Lato B
07. Ricky Gianco –No More Friends - 3:27
08. Ricky Gianco e Giancarla – Superficiale - 2:35
09. Ricky Gianco and The Tortona's Boys – Arapaho - 3:25
10. Fabio Concato – Shadow - 1:40
11. Ricky "Be Bop" Gianco –Tutti Frutti - 0:19
12. Ricky "Be Bop" Gianco – Tutù Rock - 1:45
13. Ricky "Be Bop" Gianco – Cavallina Rock - 1:54
14. Ricky "Be Bop" Gianco – Distruzione - 1:12
15. Ricky "Be Bop" Gianco – Musica da cani e tarantellati - 2:35


Album  decisamente atipico per due cavalli di razza come Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi, alle prese con brani in perfetto stile anni '50 scritti appositamente per la colonna sonora del film "Liquirizia". Quest'ultimo uscì nelle sale cinematografiche nel 1979 per la regia di Salvatore Samperi. Tra gli attori di questa pellicola, decisamente "leggera", ricordiamo l'immancabile Christian De Sica insieme a Barbara Bouchet, Teo Teocoli, Jenny Tamburi, Carmen Russo e altri ancori. Nel cast anche gli stessi autori della colonna sonora, Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi in ruoli minori. Il film, ambientato a Padova nel 1959, narra di uno scontro "artistico" tra liceali e ragionieri impegnati tra teatro, canzoni e varietà. Nulla di straordinario se non una sorta di divertente e scanzonato "italian graffiti". 


La colonna sonora non poteva che essere il naturale supporto alla pellicola, anch'essa divertente e scanzonata. Oltre ai già citati Ricky Gianco (che nel finale del disco diventa un Ricky "Be Bop" Gianco impegnato in scatenati rock' n' roll, tra cui una short version di "Tutti Frutti") e Gianfranco Manfredi, anche lui in veste inedita, troviamo un giovane Fabio Concato - periodo "Zio Tom" - in due  brani e la cantante statunitense Naimy Hackett. Un briciolo di attenzione merita lo strumentale  "Arapaho", che sembra uscito da un album degli Shadows, con un Ricky Gianco alla guida dei fantomatici Torton's Boys. Un album decisamente divertente con venature demenziale (Cavallina Rock è uno dei punti più alti con il suo refrain "siamo tutti nella merda") che ci lascia col sorriso sulle labbra. Note finali: l'album, pubblicato nel 1979 dall'etichetta Fontana non è mai stato ristampato né in vinile né in CD. La condivisione di questo disco è stata resa possibile grazie al nostro amico e collaboratore Marco Osel al quale va il mio più grande ringraziamento. 
A voi tutti auguro buon ascolto.


LINK

Post by George - Music by Osel

lunedì 21 agosto 2023

Ricky Gianco e gli anni '70: Alla mia mam...(1976) e Arcimboldo (1978)

 

PREMESSA
Se vogliamo entrare nel mondo di Ricky Gianco, personaggio che fino ad oggi abbiamo trascurato, dobbiamo spingerci agli albori degli anni '60, quando iniziò a sfornare i suoi primi 45 giri. Era il 1961 allorché la Round Table pubblicò "Come un bambino", un singolo accreditato a Ricky Gianco e ad un altro. L'altro era Gino Paoli. Singoli e album proseguirono senza sosta. Poi, a metà degli anni '70 la svolta. Il sodalizio artistico con Gianfranco Manfredi portò i suoi frutti: testi e musiche si allinearono alla cultura del decennio. l'impegno politico e sociale trasudò da ogni brano mentre i suoni colsero gli ultimi aneliti di un rock di ispirazione progressivo che stava sopravvivendo a se stesso. Fondò nel 1974, insieme al discografico Nanni Ricordi l'etichetta Ultima Spiaggia che ebbe purtroppo vita breve. Cessò la sua attività nel 1979. In questo breve lasso di tempo mise sotto contratto artisti del calibro di Ivan Cattaneo, Roberto Colombo, Enzo Jannacci, Claudio Lolli, oltre a Gianfranco Manfredi. L'elenco è solo parziale. Gianco incise per la sua label due dischi fondamentali, "Alla mia mam..." nel 1976 e "Arcimboldo" nel 1978. Entrambi vennero preceduti da quel gioiellino, fuori da ogni schema, intitolato "Disco dell'angoscia" (1975), frutto della collaborazione di Ricky con una schiera di artisti afferenti all'Ultima Spiaggia: da Gianfranco Manfredi a Ivan Cattaneo, da Nanni Ricordi (proprio lui, che prestò la sua voce) a Tullio De Piscopo. Questo disco è stato postato sulla Stratosfera nel lontano 2011. Eccolo qui. Per tornare agli album ho preso in esame quelli che possiamo definire "impegnati", quelli del "nuovo corso" tralasciando volutamente altre due produzioni anni '70, ovvero i due inascoltabili Braccio di Ferro (1975 e 1976), con musiche per bambini,  e la colonna sonora del film "Liquirizia" (1979), condivisa con altri artisti. E ora diamo spazio alla musica.

Ricky Gianco - 1976 - Alla mia mam...


TRACKLIST:

Lato A
01. Un amore - 6:15
02. Campo minato - 3:03
03. Fango - 4:00
04.Repubblica - 4:50

Lato B
05. Mangia insieme a noi - 3:22
06. Ospedale militare - 3:55
07. Nel mio giardino - 3:40
08. Un pipistrello in abito da sera - 4:57
09. Davanti al nastro che corre - 2:35


MUSICISTI:

Ricky Gianco - voce, chitarra acustica
Claudio Dentes - chitarra acustica
Giuliano Illiani (alias Donatello) - chitarra acustica, flauto
Glauco Borrelli - basso
Marcello Vento - batteria
Oscar Rocchi - tastiere
Lucio Fabbri - violino
Giovanni Unterberger - pedal steel guitar
Flavia Baldassari, Gianfranco Manfredi, Naimy Hackett - cori


Come riporta il sito "John's Classic Rock" che propone una ottima e condivisibile recensione dell'album "Ricky Gianco rimase silente lungo tutta la prima metà degli anni ’70 sospeso tra il declino del Beat e qualche produzione per l’infanzia, ma è evidente che la sua coscienza politica stava rafforzandosi esponenzialmente sia grazie a un certo tipo di frequentazioni, sia grazie a un'innata capacità d'osservazione degli eventi in corso. Prova ne è che quando nel 1976 uscì il suo primo 33 giri del “nuovo corso”, Ricky si era completamente trasformato: non più il ragazzo ye ye che scriveva Pugni Chiusi per i Ribelli, ma un trentetreenne baffuto e sornione che nell’album “Alla mia mam...” faceva lucidamente il punto sulla situazione del Movimento. In più, con un’invidiabile consapevolezza musicale che, se proprio non possiamo chiamare Prog, ne aveva sicuramente assimilato la lezione. I nove brani che compongono il disco tracciano di fatto quella linea di demarcazione che allontanerà irreversibilmente la musica autorale, progressiva o politica, da quella nuova concezione provocatoria e dadaista che sarebbe stata poi propria del movimento del 77. Il tutto però, senza rinunciare a momenti poetici di alta classe, partoriti soprattutto dalla penna di uno straordinario Gianfranco Manfredi. 


Tra sferzate ritmiche, momenti folk, rincorse vocali, citazioni etniche e arrangiamenti tipici della label Ultima spiaggia, si parte così già con la classica “Mangia insieme a noi” che, pur omaggiando Pete Seeger, ha in se una forza analitica che la incolla spietatamente al proprio tempo storico: “E’ chiaro che l’emotività nell’istituzione, dinamica non ne ha. Dialettica dell’autonomia, ottica e... insomma... ognuno a casa sua”. Ritmiche Progressive promanano dalla dissacrante “Ospedale militare” alla quale segue, bilanciandola perfettamente, la struggente “Nel mio giardino”: asciutto ritratto degli immensi quartieri dormitorio milanesi da cui era appena partito il movimento dei Circoli del Proletariato e da cui di lì a poco sarebbero nate le prime soggettività Punk. Tra le isteriche “Davanti al nastro che corre” e “Un pipistrello...” si insinuano poi le ballate “Fango”, dal chiaro sapore militante, e la dolcissima “Un amore”, per poi chiudere il tutto con “Repubblica”, cantata in sei dialetti diversi e il cui concetto è chiaro:
“Tutti dicono che si può avere tutto. Io non voglio niente. 
Basta solo che mi lascino in pace”. 


Un disco sostanzialmente aggressivo quindi, i cui eccessi verranno poi limati nel 78 col più calibrato “Arcimboldo”: uno dei momenti più alti della carriera di Gianco. Ma tra il 76 e il 78 erano passate due ere geologiche e nell’anno del Lambro, occorreva ancora fare i conti con un passato chiuso e un futuro non ancora definito e “Alla mia mam...”, possiamo dire, fu una tra le migliori sintesi di quella situazione: sia musicalmente che poeticamente".
Il disco, dopo un lungo periodo nel dimenticatoio, è stato ristampato in versione CD dalla RCA nel 1995.

Ricky Gianco - 1978 - Arcimboldo


TRACKLIST:

Lato A
01. Compagno si, compagno no, compagno un caz - 3:37
02. Arcimboldo - 4:15
03. Uomini non parlate più - 2:35
04. Vita, morte e miracoli - 3:21
05. Ironia - 2:36

Lato B
06. Il deserto è pulito (ha collaborato Riccardo Zappa) - 3:45
07. Obrigado, obrigadinho - 3:52
08. Il fiume Po - 5:20
09. A Nervi nel '92 - 4:28


MUSICISTI:

PFM al completo (Mussida, Di Cioccio, Premoli, Djivas)
Roberto Colombo


Qui ci troviamo di fronte ad uno dei punti più alti della produzione discografica di Rocky Gianco. I testi si fanno più aderenti al movimento del 77-78, ironici e critici, e le musiche ancora più raffinate rispetto al disco precedente grazie alla presenza della PFM al gran completo. Ancora da "John's Classic Rock":
"Tecnicamente: nove canzoni prodotte da Claudio Fabi, eseguite dalla PFM post-Pagani in gran completo e in più, con la collaborazione di Roberto Colombo. Registrate presso gli studi milanesi della Ricordi, e mixate alllo Stone Castle di Carimate tra il maggio e il giugno del 1978. Concettualmente: una vera e propria analisi ex-post di tutte quelle problematiche che vennero trattate, dibattute e vivisezionate l’anno precedente ma, ripeto, mai risolte a livello collettivo: la frammentazione e le contraddizioni della sinistra, il silenzio sociale come conseguenza dei processi di modernizzazione, le possibili nuove forme di lotta, l’antimilitarismo, l’ecologia e, a chiudere il tutto, il ruolo della memoria storica sublimata in una curiosa canzone quale A Nervi nel 92, là dove due reduci del movimento si ritrovano quindici anni dopo sulla riviera ligure a raccontarsi le proprie esperienze. Degradati nella scala sociale, ma indomiti nel loro grande amore per la vita e appunto per l'esperienza.

front cover della ristampa del 1987

Musicalmente siamo invece di fronte a un insieme di stili differenziati che, come in uso all’epoca, mettono l’appena defunto prog al servizio di una comunicazione più immediata di taglio cantautorale. E in questo, c’è da dirlo, la PFM è davvero perfetta. Un lavoro molto sofisticato insomma, a partire dalla splendida copertina dello Studio Dada2 che ritrae una “testa composta” di Gianco nello stile del pittore Giuseppe Arcimboldo (1526-1593).  Altra caratteristica che legò indubbiamente l’album al suo tempo storico fu poi il linguaggio utilizzato nei testi, tutti firmati da un Gianfranco Manfredi in evidente stato di grazia. Versi speso ermetici - “comprensibili al movimento, ma oscuri al potere” si diceva allora - ma che toccano ogni atomo della coscienza sino a coinvolgerla tutta. Così, memorie e sensazioni che sembrano attraversare il disco quasi per caso,  rivestono in realtà un ruolo preciso, come quel “cielo che era blu / a volte di un triste blu: blu-polizia” nella splendida Obrigado Obrigadinho che, insieme alla title track, è a mio avviso l'autentico capolavoro dell’album.


Oppure come quel “deserto che è pulito e non fa rumore, ma è vivo e pieno di colore”, che poi sarebbe la metafora di una "Milano del futuro" che il potere vorrebbe sempre scintillante e asettica, ma dove le sacche di disobbedienza continuano ad incontrarsi, a resistere, a riprodursi. Parole certamente datate in effetti. Sentimenti quasi impossibili da spiegare a trent’anni di distanza, ma che non solo riflessero una rivolta diffusa e temuta dal sistema borghese, ma, se vogliamo, ancora attuali. Del resto, Il fiume Po, è sempre “un fiume chimico, ma senza H2O”, la sinistra è tuttora inquinata da “compagni del caz...”, e l’Ironia è sempre una delle armi più detestate dal potere. La sola differenza tra oggi e gli anni Settanta è che, se quarant’anni fa si osava toccare un qualsivoglia diritto civile, scattavano in piazza milioni di persone decise a tutto. Oggi invece, non solo “paghiamo” come Totò, ma sembra ci sia qualcuno che è pure contento di farlo. Ecco perché Arcimboldo fu allo stesso tempo un capolavoro e un sasso nell’oceano. Ma ricordiamoci sempre: ”è facile morire / ma è più difficile capire".
"Arcimboldo" è stato ristampato due volte in versione CD: la prima nel 1995 (RCA), la seconda nel 2002 (BMG Ricordi). E ora non mi resta che augurarvi buon ascolto.


LINK Alla mia mam...(1976)
LINK Arcimboldo (1978)

Post by George

giovedì 4 maggio 2017

Claudio Fabi - 1982 - Aleph (vynil)



TRACKLIST

LATO A
1 Aleph
2 I Linguaggi
3 Barbara
4 Il Mio Dio

LATO B
5 A Song For Everyone
6 Motel
7 Siamo Cresciuti
8 Carioca And 17 Latinos

CREDITS :

Claudio Fabi - tastiere, organo, marimba, voce
Alex Acuna - percussioni
Abrahim Laboriel - basso
Motch Holder - chitarra acustica ed elettrica
Garey Mielke - oberheim synthesizer
John Philips - oboe, flauto, piccolo, sax alto, tenore, soprano
Greg Bloch - violino
Claudio Dentes e Josè Due - chit. elettriche in “Barbara” e “ Il mio Dio”
Terry Simicik - solo chit ac. in “Siamo cresciuti”
Dean Andrè, Lura Daniel Bal, Regina Wereneck, 
Margot Brito e Vera Da Silva - cori 

Claudio Fabi è nome noto a chi bazzica musica made in Seventies: direttore artistico della Numero 1, il suo nome è legato ad alcuni dei nomi più scintillanti di quella gloriosa etichetta voluta da Battisti, Mogol e Colombini. In particolare, gli amanti del prog nostrano lo ricorderanno come produttore della PFM fin dal seminale “Storia di un minuto”, ma Fabi ha affiancato nel loro cammino anche artisti come Ivan Graziani, Adriano Pappalardo, Acqua fragile, Gianna Nannini, Paolo Conte. Passato alla PolyGram, metterà la sua firma sull’insuperabile esordio di Alberto Fortis (che produce e arrangia) ed altri ancora. Molti sapranno anche che nelle sue scorribande musicali dell’epoca si portava spesso dietro un bimbo che poi diverrà Niccolò Fabi, ma questa è storia dei giorni nostri. Pochi, forse, sanno invece che Claudio Fabi vanta anche una piccola discografia in proprio che consta di tre titoli, posti a notevole distanza l’uno dall’altro, da “Aleph” (’82) a “Anima mundi” (’99) al più recente “Hermetico” (2012).


E’ proprio il suo esordio solistico che è protagonista di questo post: “Aleph” (che battezza anche la nuova, sporadica, etichetta di Fabi, distribuita dalla CGD) fa la sua comparsa quando ormai la vicenda della Numero 1 è già bella e finita, gli anni ’80, vogliosi di scrollarsi di dosso le pesantezze e le tensioni dei nervosi ’70, esigono un nuovo sound e Fabi, a modo suo, dice la sua con questo album il cui ascolto riserva più di una sorpresa. Intendiamoci, siamo dalle parti di un easy listening che a molti potrebbe apparire leggerino, ma, signori, vi invitiamo ad ascolatare senza pregiudizi, perché tra i solchi di questo album troverete, ne siamo sicuri, motivi di piacere.

Appoggiando il disco sul piatto, potreste, infatti, farvi ammaliare dal funky brasilianeggiante dell’iniziale title track, dalla languidezza di “I linguaggi”, dal violino solista  di “Barbara” (all’archetto Greg Bloch, già sostituto del fuoriuscito Mauro Pagani nella PFM), o dall’inusuale oboe che ricama “Il mio Dio”. Girando lato, vi accoglie lo strumentale pomicione di “A song for everyone”, la melodia non banale della strofa di “Motel”, arricchita anche da un’interessante figurazione ritmica e poi via via il finale, che come un serpente orfico si riallaccia all’inizio con quello sfoggio di percussioni (merito dell’ex Wheather Report Alex Acuna, e scusate se è poco), che lo intridono di quel forte sapore carioca dichiarato fin dal titolo.

Diciamolo subito, Claudio Fabi non è un cantante propriamente detto, tuttavia, vocalmente parlando, quasi sempre un trapattoniano 0 a 0 a porte inviolate lo porta a casa, eccezion fatta per “Siamo cresciuti”, dove alcuni limiti risultano abbastanza evidenti. Il disco, registrato e mixato a Los Angeles con session men di tutto rispetto (comprensivi di quota Cencelli di pedigree latino) suona ancora oggi bene e scorre via piacevolmente in un flusso sonoro in cui è bello, con leggerezza, adagiarsi. Altro motivo di interesse sono i testi di Gianfranco Manfredi (con cui Fabi aveva collaborato per il suo capolavoro “Zombie di tutto il mondo unitevi”) che si mette al servizio della musica di Fabi in modo affatto banale (parallelamente a quanto aveva già fatto qualche anno prima con la PFM di “Passpartù”).


Insomma, un disco che se non ha fatto la storia della musica italiana, non è neanche meritevole dell’oblio che l’ha travolto (in rete, per dire, le notizie sono praticamente assenti), e quindi, signori, buon ascolto e sappiateci dire.


Avvertenza - Nel rippaggio i due lati sono stati riversati su altrettanti files.


Post di Andrea Altrocanto, supervisione del Capitan

venerdì 16 dicembre 2016

Gianfranco Manfredi - La crisi (1972) & Biberon (1978)

 


1972 - La Crisi


TRACKLIST:

 01 La crisi
 02 Povero padroncino
 03 La proletarizzazione
 04 'O piscatore rivoluzionario
 05 'Che Brambilla
06 Avanguardo
 07 E Giuseppe leggeva Lenin
08 Sei impazzita per Marcuse
09 Quattro parole in fila
 10 L'imagination au boudoir
11 Lamento per i compagni usciti dall'organizzazione
12 C'è venuta in sogno la realtà
13 Liberiamo (Singolo del 1977)


 Breve prefatio capitanis: ringrazio l'amico Frank-One, che sopperisce alla mia poca energia di questo periodo concitato pre festivo, con un bel post già confezionato, oltretutto di ottimo valore storico e musicale. A me restava solo da postare, e son riuscito causa stanchezza a lasciarlo in bozza per una decina di giorni. Excuse-moi, mon ami... A te la parola!


Ecco due lavori di Gianfranco Manfredi, che Giangilberto Monti nel suo “Dizionario dei Cantautori” (Garzanti 2003) definisce : “Romanziere, saggista musicale, attore e sceneggiatore cinematografico nonché soggettista di fumetti. Gianfranco Manfredi tra i suoi molti mestieri è stato negli anni 70 anche cantautore, pubblicando una serie di album socialmente impegnati, ma tutti con irresistibile spirito satirico e dissacratorio nei confronti dell’ideologia di sinistra e dei suoi dogmi”. Tra l’altro, per chi ha avuto modo di vedere le immagini del Parco Lambro e del documentario : “Nudi verso la follia”, sicuramente lo ricorderà in canottiera sul palco di fianco ad un ragazzo, se non sbaglio dal nome Cristo, con problemi di droga….ma non è di questo che dobbiamo parlare. Vogliamo invece parlare del cantautore che Angiolini e Gentile inseriscono nel loro libro: ”Note di pop italiano” (Gammalibri 1977), in un capitolo denominato La Nuova Resistenza, dove di lui scrivono: “E’ la voce più gagliarda che il Movimento ha generato nell’ultimo anno con liriche e strofette che danno pizzicotti anche alla Sinistra (e alla sua elefantiasi, alle sue contraddizioni, ai suoi impacci, ai suoi cedimenti). In precedenza Manfredi (militanza all’interno di Re Nudo, simpatie per la Sinistra capace di non farsi imbottire nei luoghi comuni, anche se alternativi) aveva provato a travasare i suoi testi velenosi in un 33 giri, La Crisi, che avrà una diffusione molto limitata per i motivi che da sempre soffocano le etichette improvvisate”.
.

 Ed ecco l’album di cui sopra, quel La Crisi edizioni Lo Spettro che si aggira per l’Europa, davvero acerbo seppur graffiante, musicalmente davvero scarno e minimalista, del quale però non possiamo non citare la meravigliosa copertina disegnata da Guido Crepax, “che riporta il clima di quegli anni: il poliziotto che spara, l’operaio, il borghese, gli studenti, la pila dei testi sacri di allora”, come scrive il fratello Roberto, scrittore, autore radiofonico e televisivo in Skan-Zo-Na-Ta, la canzone umoristica e satirica italiana da Petrolini a Caparezza, ed. Skira 2016. Sinceramente non avrei altre intuizioni o commenti da proporre, un album da ascoltare a parer mio con un sorriso sulle labbra memori, per chi come me ha l’anagrafe che glielo consente, di anni ed eventi di un secolo fa. 


 Avevo aggiunto, credendo di fare cosa gradita, un singolo del 1977, quel "Liberiamo" retro di "Questa casa non la mollerò" di Ricky Gianco, presente nell’album del Parco Lambro con la famosa bestemmia, dove in origine, nel 45 giri, c’era un semplice : “porco cane…”. Solo in un secondo momento mi sono accorto fosse già presente nella Stratosfera in una precedente raccolta. Non abbiatene a male, ascoltatela ugualmente nella sua ingenuità, tanto che lo stesso Gentile nella Guida critica ai cantautori italiani (Gammalibri 1979) scriveva : “Ha saputo imporsi con un’immagine pepata e stuzzicante ai giovani del Movimento, agli incazzati, agli indiani metropolitani, a chi ha travasato il suo livore contro le istituzioni dal 68 al 77 : …per quanto anche lui sia inciampato in questo tranello (dello slogan n.d.r.) con un 45 giri, Liberiamo, un po’ rozzo, sui detenuti politici”.


1978 - Biberon


TRACKLIST:

 1 Precipitoooo
2 Sbrinati
3 Non c'eri
 4 Biberon
 5 Pagana
6 Jungla libera
7 Mai più resistenza
 8 Mass media
9 Ognuno segua il suo destino


I due album seguenti “Ma non è una malattia” (1976) e “Zombie di tutto il mondo unitevi” (l977) sono molto stimolanti ed interessanti, ma essendo stati ristampati in cd e reperibili a costi non esorbitanti preferiamo non postarli. Invece se non vado errato, ma sarete voi a correggermi, non mi sembra sia mai stato ristampato in cd l’album “Biberon” del 1979, un LP dal quale non possiamo prescindere, in primis perché frutto di quella collaborazione con la P.F.M. che generò per il gruppo milanese il sempre troppo sottovalutato : “Passpartù”, e per il cantautore appunto Biberòn. Inoltre bellissima la copertina, dove si possono riconoscere le caricature in primo piano dello stesso Manfredi e di Ricky Gianco, presente nell’album in compagnia di altri prestigiosi ospiti: Claudio Fabi, Claudio Dentes, Roberto Colombo, Giuliano Illiani (Donatello) ed altri. In ogni caso è lo stesso autore ad essere non totalmente soddisfatto del suo lavoro, tanto che, citando nuovamente Enzo Gentile e la sua "Guida critica ai cantautori italiani" si può leggere: “Nel 78, con l’aiuto della PFM quasi al completo e di un paio di citazioni di Kierkegaard, appronta il suo quarto disco, Biberon, che lo vede ancora autore di alcuni sprazzi degni di rispetto, ma in generale abbastanza distratto: infatti Manfredi si avvede del cinema, del suo fascino… Dice Manfredi che così si diverte molto di più.”Mi rivedranno in un ufficio di casa discografica quando mi avranno garantito un’autonomia ed una libertà di azione che per il momento non mi sembra neppure ipotizzabile”. Resta il fatto che in seguito, da solo o col sodale Ricky Gianco, ha pubblicato altri lavori, che nulla avevano a che vedere con l’ironia e le intuizioni di quegli anni.

Bene! Spero che il tutto sia di vostro gradimento, buon ascolto e soprattutto buona salute a tutti


LINK Crisi
LINK Biberon

Post by Frank-One (all) & Captain (nothing)