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lunedì 15 aprile 2019

Mario Pogliotti- 1961 - Il Cantacronache ben temperato n.7 (EP, vynil) e tutte le altre




TRACKLIST
1 Tiro a segno
2 La ruota
3 Uno uguale a me
4 Questa democrazia
EXTRA:
5 E’ fatto giorno - Ricordo di Rocco Scotellaro (45 giri, 1964)
6 Un paese vuol dire non esser soli - ricordo di Cesare Pavese (45 giri, 1964)

FORMAZIONE 
Mario Pogliotti- voce 
Fausto Amodei- Arrangiamenti e probabilmente chitarra (tr. da 1 a 4)
Fiorenzo Carpi- orchestrazione (tr 5 e 6)

Sono doppiamente colpevole, lo ammetto senza riserve. Per prima cosa perché ciò che vi presento oggi non è esattamente raro o introvabile. Poi perché  sono ben consapevole che questa proposta esula un po’ dal solco Stratosferico, ma d’altra parte nel tempo abbiamo spesso portato i nostri lettori/ascoltatori su strade abbastanza eterogenee, sicché permettetemi di proporre alla vostra attenzione quello che personalmente reputo, con Fausto Amodei, uno dei più grandi autori degli albori della canzone d’autore italiana. 


Se Mario Pogliotti (Torino, 1927- Aosta 2006) non è celebrato e ricordato come il grande Amodei è soprattutto per la sua esigua produzione che praticamente è tutta qui, in questo EP di 4 brani uscito nel 1961 nell’ambito della produzione dei Cantacronache e in altre due canzoni apparse in un 45 giri del ’64, anch’esse legate allo stesso modello e orchestrate da Fiorenzo Carpi.


Già, i Cantacronache: impossibile qui tratteggiare in poche righe chi furono e cosa hanno rappresentato per la storia musicale del nostro Paese, sicché se volete saperne di più, potete leggere, tra le tante fonti, QUI. 
Per il momento, vi basti però sapere che i Cantacronache furono un’imprescindibile esperienza culturale e musicale che tra il ’58 e il ’62 stese in Italia le basi di certa canzone d’autore, basi sulle quali poi poggiarono i piedi giganti come Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e, ancor più, Francesco Guccini.


Tra i tanti eroi di quella stagione (oltre allo stesso Amodei varrà la pena ricordare almeno Sergio Liberovici, Margot, scomparsa da poco, M.L.Straniero, Piero Buttarelli, Duilio Del Prete e, per la parte dei testi, autori come Gianni Rodari, Italo Calvino e Franco Fortini), il nostro  Mario Pogliotti si ritaglia una sua particolarissima posizione, non solo per la sua dislocazione romana (i Cantacronache avevano base a Torino, città di origine, peraltro dello stesso Pogliotti), ma soprattutto perché le sue canzoni, pur obbedendo a certi stilemi polemico-satirici, si stagliano con notevole forza grazie a testi intelligenti e precisi (millimetrici nella loro lucidità) e grazie a un’ispirazione musicale niente affatto banale. 

Nel pugno di canzoni che ci ha lasciato, la  più conosciuta è forse Un paese vuol dire,  una meraviglia ispirata dalle poesie di Cesare Pavese (nello specifico quello di “Lavorare stanca”) e a lui dedicata, un brano che ha goduto nel tempo di diverse esecuzioni, da Gigliola Cinquetti a Giovanna Marini, da Bruno Lauzi a Milly, dai Gufi a, più recentemente, Ernesto Bassignano. Ma il brano più impressionante, a mio parere, è Questa democrazia, satira perfetta dell’Italia del boom economico, di una società come quella degli anni ’50 che permette sempre più libertà superficiali per negare quelle sostanziali.
A prossimo di questo EP lo stesso Pogliotti ebbe a dire:

«Mentre gli altri usavano toni più diretti, da “j’accuse”, io avevo un approccio apparentemente più morbido, ma facendo finta di parlare a favore cantavo contro. Il mio disco del 1960 si chiamò, infatti, “Cantacronache ben temperato” perché applicai delle parole dure a motivi molto delicati, quasi bachiani. ”La ruota”, per esempio, è una fuga.»

Se “Tiro a segno” appare troppo ideologizzata e semplicistica (e, alla luce di quanto succederà nel decennio seguente, un po’ macabra), più centrate appaiono l’apologo storico de “La ruota”,  il quasi madrigale di “E’ fatto giorno”, tratta da una poesia dello scrittore, sindacalista e politico Rocco Scotellaro (interpretata anche da Maria Monti in “Dal vivo-Bologna 2 settembre 1974”, disco condiviso con Dalla, De Gregori e Venditti che potete recuperare QUI in un post dell'ottimo Franc-One) e “Uno uguale a me” in cui convivono impegno sociale e lirismo.


Dicevamo che la produzione di Mario Pogliotti, perlomeno quella a suo nome, termina qui, in questo breve volgere di tre anni.
Pogliotti, infatti, seguendo il consiglio dell’amico Piero Angela, preferì fare strada in RAI come autore (inventando trasmissioni cult come Non stop e La Sberla) e come giornalista a tutto campo, dai reportage di guerra a servizi culturali, tecnologici e d’inchiesta, fino a diventare caporedattore della sede RAI della Valle d’Aosta. Nella veste di autore RAI, tra i tanti meriti, ha quello di aver scoperto e portato in TV la Smorfia, il gruppo di Massimo Troisi, nonché quello di aver vinto nel 1962 con Ennio Santostefano il “Premio Italia” per il primo radio-documentario stereofonico della RAI, “Ascolto di una città”, la cui copia è andata purtroppo perduta. 

Pur coinvolto negli impegni lavorativi (cui aggiunge il romanzo "Il guanto della Beresina", Rusconi, 1980), e pur abbandonando la canzone impegnata e l’attività discografica, Pogliotti non lascia del tutto l’ambito musicale, circoscrivendola al jazz (con la montagna, la sua grande passione) scrivendo i testi di alcuni brani, tra cui “Caro Natalino” e “Dottor Swing”, interpretati da Natalino Otto, o  “Mi sei rimasta negli occhi” per Fred Buscaglione. Non disdegna, tuttavia, incursioni anche nel campo della musica leggera (“Sono timida”, per Jula de Palma, “Hai rifiutato le mie rose” per Marino Barreto Jr.) o del cabaret come la divertente “America” per Pippo Franco (“America, che ce vengo a fa? Io resto qui a Bergamo alta”), ma è anche da citare la sua collaborazione con Gigi Proietti per cui scrive due monologhi (“L’Avvocato” e “La telefonata”) del suo fortunato spettacolo “A me gli occhi, please”, poi testimoniato nell’album “Luigi Proietti dal vivo”, 1977. 

Per finire una curiosità che è anche un’ammenda: contrariamente a quanto affermato più sopra, il brano più famoso di Mario Pogliotti è probabilmente un altro, seppur non ufficialmente accreditato: parliamo de i “I crauti”, canzone da puro avanspettacolo che, attraverso Franco Nebbia, arrivò a Monica Vitti, che la rese nota in diverse apparizioni in TV,  tanto da essere scambiata per un pezzo popolare, con le sue false accreditazioni (Ivan della Mea) e le conseguenti varianti (si pensi a “I fichi”, che Guccini pose a chiusura del suo “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”, 1996).

E’ tutto, più o meno.

Come sempre, buon ascolto!



sabato 9 luglio 2016

Cocky Mazzetti

Cocki Mazzetti, pseudonimo di Elsa Mazzetti; talvolta indicata anche come Cochi Mazzetti (Milano, 28 febbraio 1937).

Cocky Mazzetti è il nome d’arte della milanese Elsa Mazzetti. Cocky Mazzetti aveva iniziato a cantare nel 1954 nell'"Orchestra Zerosei", composta da Sergio Cassani al pianoforte, Walter Finelli al sax alto e al clarino, Vittorio Baroncini alla tromba, Mario Palmieri al sax tenore e al violino e Giorgio Banchetti alla batteria; con l'orchestra compie anche varie tournée all'estero e nel 1960 aveva ottenuto il suo primo contratto discografico con la Primary, etichetta distribuita prima dalla Bluebell ed aver assunto il nome d'arte Cocki; in seguito dalla RiFi record di Milano di Giovanbattista Ansoldi. L’anno dopo esordirà al Festival di Sanremo del 1961, interpretando il brano “Qualcuno mi ama“, in coppia con Emilio Pericoli, nella facciata B del disco A.A.A.Adorabile cercasi (Primary CRA 91817), canzone partecipante alla stessa manifestazione, non finalista, cantata da Bruno Martino (La voce del Padrone) e Jula De Palma (Circus), ma è nel corso dell'estate che si farà conoscere dal grande pubblico grazie al notevole successo del brano Pepito. Al primo posto si classificò “Al di là”, cantata da Luciano Tajoli (Car juke box) e Betty Curtis (CGD); al secondo posto 24000 baci, cantata da Adriano Celentano (Jolly J 20127) e da Little Tony (Durium LdA 6974).

Nel 1962 è nuovamente al Festival di Sanremo con Tobia e Occhi senza lacrime, partecipa al Festival di Napoli ed è presente al VI Festival di Zurigo con il brano Fuochi d'artificio. Inoltre, è la prima cantante ad incidere il brano La partita di pallone che però arriverà ai primi posti delle hit-parade qualche mese più tardi nella versione di Rita Pavone.

Dal 1962 in poi Cocky Mazzetti parteciperà a diverse manifestazioni canore, presentando brani cover e originali, collezionando molteplici successi personali. Chi le impedì il grande successo fu Rita Pavone, che incidendo La Partita di Pallone (RCA PM45 3140) , che già aveva inciso la Mazzetti (Primary CRA NP 91886), la relegò ingiustamente nella posizione di gregaria, ovviamente mi riferisco a quella particolare occasione.

La delusione viene presto riscattata dal Festival di Sanremo 1963 in cui si classifica terza con Giovane giovane cantata in coppia con Pino Donaggio; allo stesso festival presenta anche Perché perché in coppia con Tony Renis.
Sempre nel 1963 incide Dimmelo sottovoce, sigla della trasmissione televisiva "Leggerissimo".
Anche nel 1964 partecipa ad importanti manifestazioni musicali: è nuovamente al Festival di Sanremo con Mezzanotte, in coppia con Los Hermanos Rigual, al Cantagiro e al Festival delle Rose; nel prosieguo del decennio inciderà altri dischi senza tuttavia ottenere significativi riscontri di vendita.

Dopo un periodo di pausa, nei primi anni ottanta diventa una componente del gruppo Gli Oldies con Wilma De Angelis, Claudio Celli, Ernesto Bonino e Nicola Arigliano: con questa formazione incide un nuovo album e partecipa a svariate trasmissioni televisive, soprattutto su Antenna 3 e Canale 5.
Dal 1998 al 2001 partecipa come ospite fissa a trasmissioni di Paolo Limiti su Rai Uno interpretando successi di tutti i tempi facenti parte del suo sterminato repertorio. Si segnala Il tema di Harry Lime dal film Il terzo uomo e Non chiamarmi autunno del repertorio di Flo Sandon's.
Attiva tuttora in serate con orchestre da ballo.

45 giri
1960: Flamenco rock/Quando c'è la luna piena
1961: Qualcuno mi ama/A. A. A. Adorabile cercasi (Primary CRA 91817)
1962: Carnaval do Brazil/Cielito Lindo1962: Che dirà la gente?/Abreme la puerta (Primary CRA 91824)
1962: Flamenco Rock/Pepito
1962: Nuttata 'e luna/Paese 'e cartulina/Chin'e fuoco (Primary CRA 91877)
1962: Pepito/Zero In Cha Cha Cha (Primary CRA 91833)
1962: Tobia/Occhi senza lacrime (Primary CRA 91857)
1962: Tango Italiano+Virgola di luna
1963: Un caffè/ Tu sei differente (Primary CRA 91880)
1963: La partita di pallone/Il tuo compleano (Primary CRA 91886)
1963: Giovane giovane/Le gocce (Primary CRA 91896)
1963: Perché, perché?/Di baci (Primary CRA 91897)
1963: La domenica/Pizza Pye
1963: Dimmelo sottovoce/Qui sotto il cielo di Capri (Primary CRA 91899)
1963: Casanova Baciami/Tu lo sai (Primary, CRA NP 91903)
1963: Ronf ronf / Pagherai (Primary CRA 91920)
1963: Buio/Pagherai (Primary CRA 91921)
1964: Carneval do Brasil/Pizza Pye/La domenica/Cielito Lindo
1964: Mezzanotte/Dicono di me (Primary CRA 91927)
1964: La fine di tutto/Ho perso la bussola (Primary CRA 91933)
1965: Abbracciami forte/Cominciamo ad amarci
1968: Pioggia di settembre/Coltivatore di garofani (Zeus, BE 234)
1971: Gitano/Un Caffè
1993: Till, Nessuno al mondo, Inno all’amore, A pugni stretti.

Album
60 The best years
I grandi successi
Il meglio di Cocky Mazzetti 1998
Incominciò con un caffè (manca una traccia)
Festival di Zurigo 1963 (una sola canzone)

Dal 1983 agli anni 2000 Cocky Mazzetti ha inciso CD per l’etichetta Bang Bang, SAAR record, Dig It, Duck Record etc.
Curiosità: molti dischi riportano il nome Cocki Mazzetti ed altri Cocky Mazzetti.

venerdì 21 giugno 2013

I Ribelli - I Singoli 1960-1970 - Una storia lunga 10 anni

Tracciare la storia dei Ribelli in modo enciclopedico e dettagliato richiederebbe un numero spropositato di pagine e non credo sia proprio il caso. Se andate a rispolverare vecchi numeri di "Raro!" o, più banalmente, la sezione di Wikipedia dedicata alla band, troverete biografia e discografia complete, aneddoti e notizie curiose. A parte questo va detto che la mia profonda stima e passione per questo fondamentale gruppo beat (anche se il termine è riduttivo) italiano, mi ha portato a ricercare e postare l'intera produzione a 45 giri, ad iniziare dal lontano 1960, e quindi a percorrere insieme un decennio di storia della musica italiana. Ho tralasciato solamente un paio di 45 del 1960, dove i Ribelli sono semplici accompagnatori di Colin Hicks, così come ho volutamente ignorato i successi di Adriano Celentano prima maniera, accompagnato proprio dai Ribelli. Mi sono dedicato alle loro pubblicazioni come gruppo autonomo e non come session men alla corte di altri cantanti. Per la maggioranza di noi il nome I Ribelli evoca la voce (leggendaria e unica nel panorama mondiale) di Demetrio Stratos, futuro co-fondatore e vocalist degli Area. Ma Demetrio è subentrato nel gruppo solo in un secondo tempo. Partiamo allora dalle origini.

Il debutto in sala d'incisione dei Ribelli avviene nel 1960 dove accompagnano un giovane cantante rock, Ricky Sanna (che nel 1962 prenderà il nome d'arte Ricky Gianco). Il primo vero 45 giri come gruppo autonomo risale al 1961 e passa del tutto inosservato. E' composto da "200 all'ora", musicato da Detto Mariano e da "Enrico VIII" che, giustamente, passa anch'esso inosservato. Continui cambi di formazione caratterizzano la vita del gruppo in questi primi anni: dal 1960 al 1963 transitano, a volte come meteore, personaggi famosissimi (??) quali Dino Pasquadibisceglie, Giannino Zinzone, Gino Santercole (l'unico conosciuto), Nando De Luca,  Gianfranco Lombardi. Penso possa bastare. L'unica presenza fissa e costante nella storia dei Ribelli è il batterista Gianni Dall'Aglio, presente fin dai primi vagiti del 1960 e artefice della reunion degli anni '70. Con la nascita del Clan Celentano il gruppo entra nella nuova casa discografica, suonando in molti dischi di Adriano Celentano e di Don Backy e pubblicando alcuni 45 giri. Il primo si intitola "La cavalcata", eseguito in alcune apparizioni televisive. Nel 1964 sono coinvolti nell'entusiasmante operazione della Ragazza del Clan, per il lancio di Milena Cantù. Alla ragazza del Clan, che per mesi non si fa vedere in viso pur incidendo dischi, viene abbinato il lancio di una canzone dei Ribelli, intitolata "Chi sarà la ragazza del Clan?" (cover di Keep on dancin' di Brian Poole & The Tremeloes). Come risultato la nostra Milena vende circa mezzo milione di 45 giri (cifra più che rispettabile per l'epoca) ed anche il disco dei Ribelli riscuote un buon successo.

Nel 1966 entra nel gruppo un giovane cantante e tastierista di origine greca, Demetrio Stratos, insieme all'ex bassista dei Los Bravos, Angel Salvador. Con questa formazione i Ribelli pubblicano "Come Adriano" ancora per l'etichetta Clan, per poi passare alla Dischi Ricordi, la casa discografica presso cui incideranno tutte le loro canzoni di maggior successo. Sempre nel 1966 partecipano al Festival di Sanremo con "A la buena de Dios", canzoncina solare e messicaneggiante, senza lode né infamia. La prima vera impronta di Demetrio Stratos la si ritrova nel successivo leggendario 45 giri del 1967: "Pugni chiusi" che, sul lato B, contiene una spettacolare cover di "Friday on my Mind " degli Easybeats (tradotta in italiano col titolo "La follia"), con l'incredibile riff di chitarra di Giorgio Benacchio. La voce di Stratos si fa piena e prepotente e lascia intravedere il futuro genio vocale degli Area. Il 45 giri riscuote un grande successo e conferma I Ribelli come uno dei più importanti gruppi beat italiani.

Anche il disco successivo ottiene ottimi riscontri: si tratta della cover di "You Keep Me Hanging On" delle Supremes, eseguita però con un arrangiamento più vicino alla versione dei Vanilla Fudge, ed è intitolata "Chi mi aiuterà". In questo periodo I Ribelli fanno molte apparizioni in televisione, tra le quali è da ricordare quella a Settevoci, programma musicale condotto da Pippo Baudo, in cui si presentano a cavallo di motociclette.

Nel 1968 pubblicano il loro primo e unico LP, prodotto da Ricky Gianco, intitolato semplicemente "I Ribelli", che racchiude alcuni 45 giri già editi più qualche nuovo brano, come la cover del classico rhythm and blues dei Temptations "Get Ready" o "La nostra favola", cover di Delilah di Tom Jones. Dopo queste buone prove, però, i Ribelli incidono alcuni brani non adatti al loro stile e alla voce di Stratos, come "Yummy Yummy Yummy" (degli Ohio Express, uno dei più orridi esempi di bubble-gum music) o la cover di "Obladì Obladà" dei Beatles (in questi brani per fortuna Stratos non canta). La passione per i Beatles prosegue con le cover di "Goodbye" (un demo di McCartney inciso nel 1969) e. soprattutto, con "Oh, Darling", tratta dal capolavoro Abbey Road, dove Stratos si cimenta in una grande performance vocale. Siamo nel 1970: il disco, nonostante la bellezza e gli ottimi arrangiamenti, vende poco, mentre le divergenze tra i componenti del gruppo si fanno sempre più marcate. Da lì a poco avverrà lo scioglimento.

Il dopo Ribelli significa per Demetrio Stratos la fondazione degli Area nel 1973. Dall'Aglio fa il session man per Lucio Battisti fino al 1977, quando riforma il gruppo (per la prima volta) con Natale Massara, Giorgio Benacchio e Dino D'Autorio, per pubblicare un 45 giri per la Dischi Ricordi, "Illusione" (cover di un classico degli anni '30). Tra scioglimenti e reunion, sempre con formazioni diverse, il gruppo è sopravvissuto sino ai giorni nostri, Ma di questa operazione nostalgia "a tutti i costi" , un po' tristina, non voglio parlare. Resta vivo il valore di un gruppo che, soprattutto nel quinquennio 1966-1970 ha lasciato una forte e indelebile impronta nella musica italiana.

I SINGOLI - TRACKLIST CD 1:

01.  Ribelli in Blues / 02.  La camicia blu (con Richi Sanna) - 1960
03.  200 all'ora / 04.  Enrico VIII - 1961
05.  La cavalcata / 06.  Serenata a Vallechiara - 1962
07.  Alle nove al bar / 08.  Danny Boy (pubblicato come Natale Befanino e i Ribelli) - 1963
09.  Chi sarà la ragazza del Clan / Quella donna (missing) - 1964
10.  Come Adriano / 11.  Enchinza Bubu - 1966
12.  A la buena de Dios / 13.  Ribelli - 1966
14.  Per una lira / 15.  Hei...voi - 1966
16.  Pugni chiusi / 17.  La Follia - 1967

I SINGOLI - TRACKLIST CD 2:

18.  Chi mi aiuterà / 19.  Un giorno se ne va - 1967
20.  Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto / 21.  Come sempre - 1968
22.  Yummi Yummi Yummi / 23.  Un posto al sole - 1968
24.  Obladì Obladà / 25.  Lei m'ama - 1969
26.  Goodbye / 27.  Josephine - 1969
28.  Oh Darling / 29.  Il vento non sa leggere - 1970
30.  Illusione / 31.  Calore - 1977

PS. La qualità delle tracce varia da brano a brano, essendo state tratte da differenti supporti sonori.


E per finire...
I Ribelli - LP omonimo (1968)

TRACKLIST :

01.  Come sempre (Baby Make Your Own Sweet Music)
02.  Chi mi aiuterà (You Keep Me Hanging On)
03.  Un posto al sole
04.  Baby è un'abitudine (Baby Now That I've Found You)
05.  Un giorno se ne va
06.  Arcobaleno (Over The Rainbow)
07.  Yummi Yummi Yummi
08.  Pugni chiusi
09.  Get Ready
10.  Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto
11.  La nostra favola (Delilah)
12.  Lei m'ama

FORMAZIONE:

Demetrio Stratos - voce, tastiere
Gianni Dall'Aglio - batteria
Natale Massara - voce, sax, fiati
Angelo Salvador - basso
Giorgio Benacchio - chitarra

Per dovere di cronaca ricordo che nel corso degli anni sono uscite numerose raccolte antologiche dedicate ai Ribelli (incluso un album live di dubbio valore). L'unica compilation consigliabile è consiste in un doppio CD pubblicato nel 2000, dal titolo "I grandi successi", ma dopo questo post l'acquisto è del tutto inutile. 


Post by George

martedì 23 ottobre 2012

Serie "Colonne Sonore" - 6 - 1961 Giorgio Gaslini - La Nuit

Nato a Milano il 22 Ottobre 1929 (auguri di buon compleanno in ritardo) è tra i più prolifici jazzisti italiani, vanta circa quattromila concerti in tutto il mondo, Cina compresa, più di 90 album, con collaboratori sia italiani che stranieri, per diverse case discografiche, tra cui la Voce del Padrone e la Durium. Autore anche di colonne sonore, ha collaborato con registi come Antonioni, Lizzani e Argento.
Cresciuto nella scena musicale milanese degli anni quaranta, Gaslini aveva iniziato a suonare il pianoforte a sette anni, sviluppando ben presto la sua inclinazione per il jazz, genere all'epoca relativamente sconosciuto in Italia, in quanto appannaggio di pochi cultori e scoraggiato dalle politiche autarchiche del regime fascista: l'adolescente Gaslini si esibì in vari club milanesi e nel 1949 si iscrisse al conservatorio, dove conseguì diversi diplomi tra i quali pianoforte, composizione e direzione d'orchestra. Dalla relazione con l'attrice di teatro Marisa Pizzardi nacque nel 1964 la figlia Viviana.
Dagli anni cinquanta Gaslini ha affiancato all'impegno nella musica jazz anche la sintesi con il mondo della musica classica (ebbe tra i suoi insegnanti anche il direttore d'orchestra Carlo Maria Giulini), non disdegnando neppure le commistioni con la musica popolare rivisitata in chiave jazz, spesso producendo interessanti elaborazioni che lo hanno reso uno degli sperimentatori musicali più prolifici dell'ultimo mezzo secolo.
Giorgio Gaslini e il suo Quartetto
1960, Regia/Directed by: M. Antonioni
Nastro d’Argento per la migliore colonna sonora dell'anno

RARE ORIG.FRENCH EP OST LA NUIT

BY





GROG

lunedì 10 settembre 2012

Piero Piccioni



Piero Piccioni (Torino, 6 dicembre 1921 – Roma, 23 luglio 2004) fu figlio della torinese Carolina Marengo, da cui lo pseudonimo Piero Morgan che l'autore ha usato fino al 1957, e del ministro Attilio Piccioni.
Piero aveva ascoltato jazz fin da bambino e suonato il piano senza aver fatto il conservatorio. Autodidatta, a tredici anni, quando il padre lo portava a Firenze (alla EIAR) ad ascoltare le orchestre, scriveva già delle canzoni e la Carisch ne pubblicò alcune.
Tra i pochi dischi americani che uscivano in Italia negli anni Trenta, era rimasto profondamente impressionato dalla musica di Duke Ellington, specialmente quella del 1933 e 34.
Nel 1937 fece un’audizione per la EIAR e gli fu commissionato di suonare da solo per un programma musicale su radio Firenze due volte alla settimana, nel pomeriggio.

Debutto' come pianista nel 1938 alla radio, dove ritorno' nel 1944, a ventidue anni, con l'orchestra '013', da lui costituita. La “013” era la prima orchestra di jazz che trasmetteva ai microfoni e la prima formazione jazzistica stabile italiana. Si afferma dunque come eccellente pianista, arrangiatore e band leader. Alla RAI curava anche trasmissioni sui “classici del jazz”.

Parallelamente al jazz esercitava la professione di avvocato e aveva iniziato a studiare filosofia.
E’ stato l’unico musicista italiano ad aver suonato con Charlie Parker. Nel 1949 a New York, dove visse per un anno e mezzo, fu chiamato a sostituire il pianista Al Haig in un programma televisivo, suonando insieme a Charlie Parker, Kenny Dorham, Tommy Potter e Max Roach.
Charles Delaunay, presente, accreditò l’avvenimento e confermò il fatto che Piccioni suonò in modo eccellente.
Nei primi anni cinquanta in coppia con Armando Trovajoli, è protagonista del programma settimanale musicale serale Eclipse, con l'orchestra e voci diretta in successione dai due direttori, con pezzi estremamente sofisticati, molto diversi dallo stile delle altre orchestre radiofoniche del periodo.

Verso la metà degli anni cinquanta Piero Piccioni, all'epoca fidanzato dell'attrice Alida Valli, venne implicato nella vicenda di cronaca nera nota come il "caso Wilma Montesi", dal quale fu in seguito scagionato. La carriera politica del padre Attilio Piccioni, però, ne fu gravemente compromessa. Per molti anni è stato legato alla soubrette/attrice Gloria Paul, da cui ha avuto il figlio Jason. Ha anche una figlia di nome Valentina avuta dalla ex-moglie Gabriella.

Musicista e compositore autodidatta di oltre 300 cento colonne sonore per il cinema, per sceneggiati televisivi, musiche per la radio, il balletto e l’orchestra, iniziò a scrivere colonne sonore negli anni '50. Era un grande appassionato del cinema americano (Frank Capra, Hitchcock, Billy Wilder, John Ford) e tra i compositori stranieri il suo beniamino era Alex North (autore della colonna sonora di '”Un tram chiamato desiderio” e di “Spartacus” di Kubrick), che lo ha influenzato nell'uso del jazz.
Nel 1950 Michelangelo Antonioni commissionò a Piero Piccioni la musica per il documentario di un suo allievo, Luigi Polidoro. Il primo film per il quale scrisse le musiche fu “Il mondo le condanna” di Gianni Franciolini del 1952, seguito da “La spiaggia” di Alberto Lattuada del 1953. Piero Piccioni ha composto le musiche di 13 dei 17 film di Francesco Rosi e ha lavorato molto con Alberto Sordi, con entrambi in un sodalizio umano e professionale.
Tra le sue musiche piu' famose, quelle dei film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi e "Un italiano in America" e "Polvere di stelle" dello stesso Sordi.

Tanti registi hanno affidato al suo genio musicale le loro pellicole: Francesco Rosi, Mario Monicelli, Alberto Lattuada, Luigi Comencini, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Elio Petri, Bernardo Bertolucci, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Tinto Brass e Dino Risi tra gli altri. Sue anche le colonne sonore di “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto”, di “Tutto a posto e niente in ordine” di Lina Wertmuller e di ”ll bell'Antonio” di Mauro Bolognini.
Tra i prestigiosi riconoscimenti ottenuti nella sua lunga carriera: il David di Donatello per il film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (1975), il Nastro d’argento per il film “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi (1963), il Prix International Lumiere (1991), il premio Anna Magnani (1975), e il premio Vittorio De Sica (1979).

1961 Romolo e Remo

1966 Fumo di Londra

1967 C'era una volta

1968 Il medico della mutua




BY

GROG

martedì 31 luglio 2012

Fabrizio De Andrè - I Singoli Karim 1961-1966

Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli, prostitute e sono state considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie, tanto da essere inserite nelle antologie scolastiche.

Era conosciuto presso i suoi amici anche come "Faber", soprannome datogli dall'amico d'infanzia Paolo Villaggio e derivante dalla sua predilezione per i pastelli della Faber-Castell. Tale soprannome godrà di una certa popolarità presso il grande pubblico negli anni successivi alla morte dell'artista.

In quasi 40 anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi ripubblicate in varie antologie.

Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente hanno valorizzato la lingua ligure; ha esplorato inoltre, in misura minore, altri idiomi come il gallurese e il napoletano.

La popolarità e l'alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole subito dopo la prematura scomparsa.

Nell'ottobre del 1961 la Karim pubblica il suo primo 45 giri, con copertina standard forata (la ristampa del 1971 della Roman Record avrà invece una copertina con un disegno anonimo). Il disco contiene due brani, Nuvole barocche ed E fu la notte. Secondo quanto affermato dal cantautore in un'intervista al Corriere della Sera, nel 1964 sostenne l'esame di ammissione come autore della parte letteraria alla SIAE di Roma per poter depositare a proprio nome le canzoni (in realtà la data è sicuramente errata, in quanto De André già nel 1961 firmava i testi e le musiche delle sue canzoni, depositandole alla Siae); nel 1997, durante la consegna del Premio Lunezia, confessò di aver utilizzato una buona parte del testo della canzone Le foglie morte di Jacques Prévert nella prova di esame.

Negli anni successivi De André andò affermandosi sempre più come personaggio riservato e musicista colto, abile nel condensare nelle proprie opere varie tendenze ed ispirazioni: le atmosfere degli storici cantautori francesi, tematiche sociali trattate sia con crudezza sia con metafore poetiche, tradizioni musicali di alcune regioni italiane e mediterranee sonorità di ampio respiro internazionale e l'utilizzo di un linguaggio inconfondibile e, al tempo stesso, quasi sempre semplice per essere alla portata di tutti.

In questo periodo uscirono i suoi primi 33 giri. La sua discografia non è numerosissima come, del resto, inesistenti fino al 1975 erano i suoi concerti. L'album del debutto è Tutto Fabrizio De André (1966, ristampato due anni dopo con il titolo di La canzone di Marinella sotto un'altra etichetta e con una diversa copertina), una raccolta di alcune delle canzoni che sino ad allora erano state edite solo in 45 giri, seguita da Volume I (1967), Tutti morimmo a stento (1968), Volume III (1968), Nuvole barocche (1969); quest'ultimo è la raccolta dei 45 giri del periodo Karim esclusi da Tutto Fabrizio De André.



Il brano di apertura di Volume I è "Preghiera in gennaio", una canzone scritta di getto poche ore dopo la morte a Sanremo di Luigi Tenco, amico di giovinezza di Fabrizio. Il cantautore, che aveva interpretato la canzone "La ballata dell'eroe" nel film "La cuccagna", perse la vita durante il Festival della Canzone Italiana di San Remo del 1967, appunto a gennaio. Il legame tra Luigi e Fabrizio era fortissimo.



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mercoledì 23 maggio 2012

Piero Ciampi 1934-1980 (Superpost)


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/3/3f/Piero-ciampi-piccola.jpg




Volevo fare il mio primo post parlando di un gruppo modenese, ma ho poi deciso di incominciare dagli albori, così ecco a voi Piero Ciampi (nato a Livorno il 28 Settembre 1934). Non viene annoverato tra il vero prog, ma lo si può considerare tale e come tale il precursore, in quanto in quel periodo di inglesizzazione per il fenomeno Beatles giravano pochi dischi e si tenevano un sacco di concerti dove venivano eseguite cover, ma di nostro, di italiano, poco. Se non era per i cantautori la nostra musica sarebbe ancora agli antipodi...

Aleggia nelle sue note e nei suoi testi un chè di noir, di depressione border line, c'è chi lo paragona a Montand o a Vian o a Becaud, mentre io sento in lui uno stile alla Tenco, anche se la sottile linea che li divide non ci svela quanto l'uno abbia influenzato l'altro, anche se Ciampi ebbe vita più lunga e forse più travagliata, amante più della bottiglia che delle donne, incostante nell'esistenza, mai fermo in una meta, sempre a rincorrere non sapeva neppure lui cosa... gli applausi? la rissa? l'alcool? la stabilità familiare? l'amicizia? il successo? Chi può mai dirlo, leggendo la sua biografia si scopre un uomo invaso da contraddizioni infinite, un uomo che ha passato la vita a scappare dai suoi fantasmi passando da un estremo all'altro.


Simone Coacci scrive di lui:
"Piero Ciampi, ogni notte, collezionava donne di cui poche ore dopo a stento ricordava il nome, solo due ne ha amate veramente e le ha perse entrambe, per colpa sua e per sempre. Piero Ciampi cominciava a bere di primo mattino, per schiarirsi le idee, innaffiandole e mescolandole in piccole poesie fino a che il sonno non concedeva una tregua ai suoi cattivi pensieri. Piero Ciampi si dà con tutto se stesso alle persone che incontra oppure le prende a pugni. Qualsiasi cosa pur di abbattere a colpi di scure la foresta d’indifferenza che lo circonda. Piero Ciampi è amico degli scaricatori, degli stradini, dei disoccupati come e più di quanto può esserlo di intellettuali come Moravia, Bene o Schifano. Piero Ciampi si fa pagare cinquecentomila lire (degli anni Settanta!) per cantare mezza canzone e mandare affanculo il pubblico. Piero Ciampi è odiato dai colleghi, dai discografici, dalle radio e dalle televisioni. Piero Ciampi sputa in faccia al successo ogni volta che può e, scommetteteci pure, gode come un pazzo a mandare tutto in vacca. L’unica formalità a cui tiene, a questo mondo, è che lo si chiami poeta e tanto briga che riesce a farsi stampare, a chiare lettere, questa bestemmia dell’industria culturale perfino sul suo passaporto lercio e spiegazzato, alla voce professione."

Girando per la rete si incontrano tante parole spese su di lui a segnalare tutto sommato il successo ottenuto, se pur postumo, un successo che avrebbe potuto ottenere in vita ma che ha sempre ricacciato via per il suo carattere distruttivo. L'unico modo per apprezzare la sua musica è ascoltarla, parole stupende, un vero poeta, lasciatevelo dire da uno che scrive poesie, da uno che ascoltandolo invidia la sua capacità di espressione verbale, dove con poche parole riesce ad esprimere migliaia di sentimenti puri leggiadri ed eterei, tutto il contrario della sua vita...

Nel 1960 Ciampi pubblica, per la Bluebell di Antonio Casetta, i primi due dischi. Il nome che compare in copertina è quello di Piero Litaliano (riprendendo quindi, senza l'apostrofo e senza l'accento, il suo nomignolo parigino):
L'ultima volta che la vidi / Quando il vento si leva (1961)


Poi cambia etichetta e incide altri 45 giri:
Fino all'ultimo minuto / Qualcuno tornerà (1961)
Autunno a Milano / Hai lasciato a casa il tuo sorriso (1961)





Confesso / Non siamo tutti eroi (1962)
Fra cent'anni / Confesso (1962)
Alé Alé / Fra cent'anni (1962)
Lungo treno del Sud / Non siamo tutti eroi (1962)
Un giorno o l'altro ti lascerò / E va bene (1963)



Per questa etichetta inciderà altri singoli e, nel 1963 il suo primo album: Piero Litaliano (ristampato in cd nel 1990 con lo stesso titolo ma con il vero nome del cantante). L'album però non ha successo né di pubblico né di critica (se si eccettua il giudizio di Natalia Aspesi che scrisse «nei suoi versi ci si trova qualcosa di abbastanza poetico per riuscire incomprensibile all'amatore abituale di canzonette»):
1963 Piero Litaliano




In questo periodo Ciampi si dedica a composizioni più orecchiabili e firma canzoni per altri interpreti tra cui "Ho bisogno di vederti" che, cantata da Gigliola Cinquetti, arrivò quarta al Festival di Sanremo del 1965; la incise poi anche lui, ma senza successo:

Ho bisogno di vederti / Chieder perdono non è peccato (1965)

Nel 1970 incide Tu no / Barbara non c'è (1970) e L'amore è tutto qui / Il vino (1971) che saranno poi immessi nel suo successivo album: 1971 Piero Ciampi.

Escono altri 45 giri:
Dunque / Sotto il Bar Campanile (1972)
Il giocatore / 40 soldati 40 sorelle (1972)
Io e te, Maria / Te lo faccio vedere chi sono io (1973)
e a seguire un nuovo album 1973 Piero Ciampi - Io E Te Abbiamo Perso La Bussola Amico

Nel 1973 Nada, sua concittadina, incide un album con le sue canzoni
1973 Nada & Piero Ciampi - Ho Scoperto Che Esisto Anch'io.


Intanto Piero si trascinava da un club all'altro, spesso senza concludere i concerti e litigando con organizzatori, baristi e ascoltatori. In questi anni tornò spesso a Livorno e nel 1975 escono i suoi ultimi 45 giri:
Andare camminare lavorare / Cristo tra i chitarristi (1975)
Uffa che noia / Canto una suora (1975)
Te lo faccio vedere chi sono io / Adius (1975)
e a seguire l'album
1975: Andare camminare lavorare e altri discorsi .





Dello stesso anno è 1976 Piero Ciampi - Dentro E Fuori, il quinto ed ultimo album del cantautore italiano, pubblicato in doppio 33 giri nel 1975, ma distribuito sul mercato solo all'inizio dell'anno seguente.
Del 1976 è la sua storica apparizione al Club Tenco: la serata viene registrata e anni dopo pubblicata anche su CD 1976 Piero Ciampi - Live Al Tenco '76.

Tra la fine del 1976 e gli inizi del 1977 Ciampi prova ad esibirsi in concerto con alcuni amici conosciuti alla RCA: sono Paolo Conte, Nada e Renzo Zenobi, ma le serate non riscuotono molto successo; viene anche registrata una trasmissione televisiva, che però la Rai non trasmetterà mai. In compenso, in questi stessi anni, anzi sin dalla prima metà del decennio, in pratica non c'è trasmissione musicale di Radio Capodistria - emittente jugoslava all'epoca molto seguita in Italia centro-settentrionale - che non mandi in onda un suo brano.

Morì a Roma il 19 gennaio 1980 per un cancro alla gola, assistito dal suo medico, anche lui cantautore: Mimmo Locasciulli (che per ricordare l'amico incise, anni dopo, una delle canzoni di Ciampi: Tu no).



Merita darvi il link anche dell'album 1976 Piero Ciampi - Inediti E Provini


Postumo furono poi incisi raccolte varie con tributi e inediti, che se vi interessano non avete che da chiedere:

1990 Piero Ciampi - L'assenza E' Un Assedio
1992 Piero Ciampi - 5 Canzoni Inedite 
1992 Piero Ciampi - Il Disco
1997 Piero Ciampi - Il Mondo Di Piero Ciampi
1999 Artisti Vari - Tributo A Piero Ciampi-Te Lo Faccio Vedere Chi Sono Io
2010 Piero Ciampi - Le Canzoni E Le Sue Storie




Grazie a tutti per la pazienza, spero che il post sia stato di vostro gradimento.



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