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venerdì 12 giugno 2026

Ropa 11 - The First Two Albums - Infrangibile (CD, 2006) & Mark III (CD, 2008)

 

Altre due rarità fanno capolino sulla Stratosfera, questa volta grazie al prezioso contributo del nostro amico e collaboratore Roberto. Se vi ricordate avevamo postato qualche tempo fa (7 ottobre 2025 qui) il terzo e ultimo CD in ordine cronologico della band torinese intitolato "Amazing Stories" (2010), regalo del grande Osel. I due primi CD della band sono piuttosto difficili da recuperare, specie "Mark III" del 2008. Detto questo passiamo alla presentazione.

Ropa 11 - Infrangibile (CD, 2006)


TRACKLIST:

01. Strategie - 4:49
02. Ropa 11 - 4:38
03. Speranza sarà (la prima a morire) - 3:58
04. Eternal Hate - 3:23
05. Antieroe - 4:00
06. Strada Statale 28 - 3:41
07. Cristallo - 5:05
08. Se io fossi - 4:27
09. In fondo al mare - 5:45
10. Meglio tardi o meglio mai? - 3:51
11. Bonus track: Hope Will Be (english demo) - 4:00
12. Bonus track: Better Late Or Better Never? (english demo) - 3:54

Eugenio Mirti

FORMAZIONE:

Chiara Onida - voce
Eugenio Mirti - chitarra
Andrea Quaglino - chitarra
Adriano Raspo - basso
Paolo Inserra - batteria

con:

Lara Brachet Cota - cori ("Strategie", "Se io fossi", "Ropa 11")
Alberto "Lallo" Vitale Brovarone - sax ("Ropa 11")


Primo album del quintetto jazz-rock torinese. Come ben sappiamo Torino ha una lunga tradizione nel campo del jazz-rock, fin dagli anni '70 (Art e Mestieri, Furio Chirico Band, Venegoni & Co., Esagono, Silvano Borgatta, giusto per citarne alcuni). Dei Ropa 11 avevamo già tracciato la biografia col sopracitato post dello scorso anno, ma giusto per rinfrescarci la memoria ricordo che gli ideatori si chiamano Chiara Onida (vocalist) e Eugenio Mirti (chitarrista), quest'ultimo con alle spalle una discreta carriera musicale pre Ropa 11. Inglobati gli altri tre elementi, la band si caratterizzò per la miscela tra rock, jazz, blues, funk, con testi tutt'altro che banali. Sono queste, in estrema sintesi, le caratteristiche dei 12 brani (di cui due demo cantati in inglese e inseriti come bonus tracks) inclusi in questa opera pima. I due demo sono le versioni in inglese di "Speranza sarà" e di "Meglio tardi o meglio mai?"

Ropa 11 - Mark III (CD, 2008)


TRACKLIST:

01. Led Boots - 4:23
02. November in Vegas - 6:56
03. Hoover Dam - 5:17
04. La piccola Chiara - 6:30
05. And So Do I - 4:48
06. Déjà vu - 6:49
07. Bella ciao - 6:05
08. Resolution - 8:29


FORMAZIONE:

Eugenio Mirti - chitarra acustica
Andrea Quaglino - chitarra elettrica
Michele Anelli - double bass
Paolo Inserra - batteria

ospiti:
Marco Cimino - tastiere in "Led Boots"
Alessandro Muner - tromba in "And So Do I"


Nel 2008 ritroviamo i Ropa 11 in formazione a quattro, temporaneamente orfani della cantante Chiara Onida (che ritroveremo in "Amazing Stories"). "Mark III", unico album esclusivamente strumentale della trilogia realizzata dalla band piemontese, è un grande album di jazz, caratterizzato dalle performance dei due chitarristi, Andrea Quaglino ed Eugenio Mirti. Ho una grande passione per questo album, specie per alcuni gioiellini quali "November in Vegas", "La piccola Chiara" e la totale revisione sonora di un classico popolare come "Bella ciao" (chi la riconosce è bravo). "And So Do I" è il brano più cool, con la tromba di Alessandro Muner a dialogare con le chitarre di Mirti e Quaglimo. Le otto tracce che costituiscono l'album vennero composte nel corso del mini tour che i Ropa 11 tennero negli Stati Uniti nel 2007 per presentare il loro primo album. Il lavoro ottenne buoni riscontri anche grazie all'attività live.

Paolo Inserra

A proposito di Eugenio Mirti, il fondatore del gruppo, vorrei spendere qualche parola in più per ricordarne la figura. Nato a Torino nel 1972 ha studiato a lungo tecnica chitarristica prima di formare nel 1995 la rock band Matka con la quale ha registrato per la Toast di Torino due album, "Lavorare stanca" nel 1998 e "Zen n° 3" nel 2000. Nel 2001 ha formato l'Eugenio Mirti Trio (ancora attivo) con Paolo Narbona e Davide Liberti, dedicato al jazz. Il trio ha prodotto nel 2005 il CD "Il Piccolo Uragano".


Con l'incontro di Chiara Onida, nel 2005, sono nati i Ropa 11 di cui abbiamo già ampiamente parlato. Terminata questa esperienza, nel 2011, Mirti insieme a Chiara Onida ha costituito il B.B.Duo, suonando in Italia, Inghilterra e Asia e pubblicando un CD omonimo. Nel 2013 insieme a Marco Giaccaria e Sergio Ponti forma il Collettivo Apostrophe, dedicato alle sonorità più etniche e avant-garde, con cui ha pubblicato nel novembre 2013 l'album "Sempre più lontano". Altri CD "didattici" vennero realizzati negli anni a seguire tra cui un album di rilettura in chiave jazz del lavoro di Prince, "Minneapolis standard vol. 1". Eugenio è uno degli insegnanti di chitarra più attivi dell'area torinese  e dal novembre 2009 collabora con la redazione della prestigiosa rivista "Jazzit". Con questo è tutto. Un ultimo  ringraziamento a Roberto e a voi un augurio di buon ascolto. 


LINK Infrangibile (2006)
LINK Mark III (2008)

Post by George - Music by Roberto

martedì 3 marzo 2026

Gigi Venegoni - Ante Tilt (CD, 2006 - registrazioni del 1972-1973)


TRACKLIST:

01. Land Of Trees - 9:40
02. Gravità 9.81 (La Marcia) - 3:20
03. Dark Waves - 4:47
04. Via De Amicis - 2:36
05. Remember The Giant - 1:51
06. Sunrise Sonata - 3:12
07. The Lake - 5:21
08. Night Flight - 2:09
09. Velvet Shadow - 1:44
10. Phoenix - 3:30
11. Aliante - 3:52
12. Cantilena - 4:03
13. L'acrobata - 1:45


MUSICISTI:

Gigi Venegoni - chitarre acustiche ed elettriche, Venegonimelloron, percussioni e basso, 
Giovanni Vigliar - voce, violino, batteria
Max Bertola- voce, basso, chitarre
Claudio Montafia - flauto, chitarra


"Tilt (Immagini per un orecchio)" è quel capolavoro degli Arti & Mestieri, il loro disco di esordio che noi tutti conosciamo e amiamo. Pubblicato nel lontano 1974 dalla Cramps, rappresenta una tra le massime espressioni del cosiddetto progressive jazz-rock. Ma la storia del gruppo inizia un po' di tempo prima, nel 1972-1973, con una serie di registrazioni che il chitarrista Gigi Venegono ha estratto dai sui archivi per farle confluire su un CD pubblicato dalla Electromantic Music nel 2006. Per saperne di più riporto fedelmente le liner notes contenute nella copertina interna, redatte dallo stesso Gigi Venegoni.


"Ante Tilt è una raccolta di brani realizzati negli anni (72/73) antecedenti alla pubblicazione di Tilt con la partecipazione di alcuni musicisti, tra i quali Giovanni Vigliar, con cui suonavo prima che entrambi entrassimo a far parte di A&M. Le registrazioni vennero effettate utilizzando due registratori stereo (un Revox A 77 ed un Tascam) riversando le registrazioni tante volte quante erano le sovraincisioni che volevamo effettuare. Un sistema, per intenderci, con il quale George Martin aveva realizzato Sgt. Pepper's dei Beatles, utilizzando un registratore a quattro tracce nel 1967. Il tutto registrato nella mia camera da studente fuori corso, dove erano ammonticchiati amplificatori, microfoni, chitarre, bassi, percussioni, registratori e mixer, senza alcuna insonorizzazione e combattendo con il rumore di auto, sirene ed aerei che transitavano fuori dalla mia finestra". 


Premetto che, fatta eccezione per una primissima versione di "Gravità 9.81" e di qualche passaggio di "Dark Waves", nessuno di questi demo troverà posto negli album ufficiali degli Arti & Mestieri. Da notare che 12 tracce sono risalenti al periodo 72-73, mentre The Lake, caso unico, è stata registrata nel 2006 per essere inserita in questa compilation. 
Rispetto agli standard degli A&M le musiche sono praticamente irriconoscibile: qui ci si perde tra chitarre acustiche, assoli sovraincisi di chitarra elettrica, percussioni, flauti, violini, tastiere sognati, cori fiabeschi. Suoni onirici e molto crimsoniani. Oserei dire commoventi. Anche la formazione da lì ad un anno cambierà di molto: solo Venegoni e Vigliar confluiranno nei nascenti Arti & Mestieri. "Ante Tilt", lo dice il nome stesso, ha sicuramente un valore storico che ci permette di entrare nei suoni embrionali  degli A&M, quando ancora non sapevano di esistere né quale strada avrebbero percorso. Piccola curiosità: per emulare il Mellotron che la band non poteva ancora permettersi (costava carissimo), venne utilizzato un organi Farfisa con effetti di phasing ed eco, denominato VenegoniMellotron. Semplicemente geniale. Ne parlerà Gigi più avanti. 


Ed ora esaminiamo le caratteristiche delle 13 tracce, così come uscite dalla penna di Gigi Venegoni (che - come da lui riferito - ha dovuto scavare non poco nella sua memoria).

1- Land Of Trees - questa piccola suite (ndr - quasi 10 minuti di durata) è composta da frammenti - interpretati da me, Vigliar e Bertola - di un progetto intitolato "Queen Time and Queen Eternity" Una sorta di opera rock che descriveva la vita di potenti ed umili in un antico regno immaginario. Non venne mai terminata.

2 - La Marcia - chi ama gli A&M conosce le note di Gravità 9.81 in un arrangiamento minimalista.

3 - Dark Waves - brano d'origine di uno dei temi contenuti in Articolazioni, la lunga suite pubblicata sul lato B di Tilt. Presenti chiare influenze di uno dei miei massimi miti chitarristici di quei tempi, Robert Fripp.

4 - Via De Amicis - dovendo titolare brani inediti ho scelto di dedicare questo all'indirizzo della Cramps che pubblicò i dischi storici di A&M. L'emozione di entrare nella prima casa discografica che ci prese sul serio fu indescrivibile. Un caro ricordo al nostro discografico Gianni Sassi che non c'è più. Notate la presenza di temi e sonorità che sarebbero diventati segni distintivi di A&M.

5 - Remember The Giant - ovviamente un doveroso omaggio ai beneamati Gentle Giant Notate una bella interpretazione di Claudio Montafia al flauto con dedica finale al genio di Claude Debussy.

6 - Sunrise Sonata - un brano per sola chitarra e VenegoniMellotron, un organo Farfisa talmente pasticciato con eco e phaser da ricordare il suono del Mellotron (che non potevamo permetterci!!)


7 - The Lake - unico brano realizzato nel 2006 appositamente per questa raccolta Una melodia che avevo in serbo da tre anni e che ho sviluppato per questa speciale occasione suonando tutti gli strumenti. Ovviamente il sound è ispirato a quello che facevamo "prima di Tilt".

8 - Night Flight - un brano realizzato con due tracce di acustica Yamaha e due tracce di elettrica frippertronica. Aggiungete il VenegoniMellotron, la batteria suonata da Vigliar e il basso da Bertola ed ecco un ottimo "volo notturno".

9 - Velvet Shadow - una specie di jam session, anche questa molto crimsoniana, con batteria, basso con abbondante wah-wah e la mia chitarra.

10 - Phoenix - Montafia al flauto, Bertola al basso e alla batteria, varie acustiche ed elettriche 

11 - Aliante - come Night Flight era uno dei miei tentativi di sonorità "aperta" che cercavo di creare miscelando chitarre acustiche ed elettriche in atmosfere che non hanno più avuto seguito nei miei successivi dischi. Notate la parte di basso suonata da Bertola chiaramente ispirato da McCartney. 

12 - Cantilena - antesignano di certo minimalismo che avrebbe avuto gran seguito in USA. Anche qui un solo molto influenzato da certi free flights del grande Robert Fripp. 

13 - L'acrobata - uno strano tema composto da riff minimali in successione, con sovraincisioni di violini e batteria, registrata, quest'ultima, nella cantina di Vigliar (ndr - scusate, ma l'incedere di questo brano, purtroppo molto breve, mi riporta direttamente alla storica Mahavishnu Orchestra di McLaughlin, Cobham, Goodman e soci. Splendido).


Fin qui abbiamo ascoltato i primi "esperimenti sonori" Ante Tilt. Bisognerà attendere la fine del 1973 per vedere nascere a Torino gli Arti & Mestieri veri e propri, fondati dall'ex batterista dei Trip Furio Chirico, insieme a Gigi Venegoni, Giovanni Vigliar, Arturo Vitale, Marco Gallesi e Beppe Crovella. Da lì in avanti è storia. La band, come ben sappiamo, ha alle spalle una lunga e articolate discografia culminata, al momento, con "D-Brane", l'ultimo grande album pubblicato nel 2025. Con questo ho concluso. Vi lascio augurandovi buon ascolto. 

Arti & Mestieri 1974


Post by George

martedì 1 luglio 2025

Serie "Just One Record" - Semi Infermità Mentale - Sul Riso e La Follia (CD self released, 2006)


TRACKLIST:

01. Abbrivio
02. Non posso arrendermi
L'ultima speranza
03. Goccia di vita - La scelta
04. Goccia di vita - Nella tua mente
05. Prima che tutto mi cambi
06. Mistificazione
07. Uomo destino
08. Sul Riso e La Follia:
I. Prologo: la paura 
II. Intermezzo: la follia 
III. Epilogo: anamnesi della follia


FORMAZIONE:

Alessandro Esposito - voce, oboe
Luigi Battaglini - chitarra elettrica/acustica, cori
Fabrizio Felici - chitarra elettrica/acustica, cori
Luca Arcangeli Conti - basso
Dario Valocchi - tastiere, pianoforte
Paolo Cittadini - batteria, percussioni


Voglio innanzitutto dire grazie a Roberto, altra new entry nel team della Stratosfera, che ci sta regalando delle perle di tutto riguardo. Oggi i protagonisti sono sei musicisti perugini che hanno adottato un nome quanto meno originale (e un filo inquietante), Semi Infermità Mentale. Il loro unico album autoprodotto, risale al 2006 dal titolo "Sul Riso e La Follia", preso in prestito da un'opera di Ippocrate. Nonostante questa sia un'unica prova discografica, è stata positivamente recensita da alcuni siti specializzati, tra cui Heavi-Metal.it. Metal Wave, Arlequins e pochi altri. Prendo spunto da Heavy-Metal per tracciare la loro biografia.

Fabrizio Felici # 1

 "Il gruppo nasce nel 1999 e dopo vari cambi di line-up nel 2005 si è assesta nella formazione attuale di sei elementi. Dopo aver affrontato una lunga, estenuante ma altamente fruttuosa gavetta live, nell’estate del 2005 la band decide di dare vita ad un proprio album trasformando i vecchi testi per scriverne dei nuovi in italiano. Una scelta quanto mai coraggiosa vista la difficoltà di adattare la lingua italiana alla musica Progressive. Sin dagli esordi il gruppo si è votato ad uno stile musicale che ricorda molto il progressive metal, anche se il gruppo lo arricchisce con degli elementi molto personali.  Anche se alcuni sostengono che questo sottogenere musicale ha detto oramai tutto, possiamo affermare senza alcuna paura di smentita che i Semi Infermità Mentale riescono ad essere nel loro piccolo piuttosto originali, se non proprio innovativi. Citazione a parte va fatta per la prova dei due chitarristi, magistralmente affiancati dalla sezione ritmica condotta da Conti e Cittadini. Buona la prova del cantante (che si diletta anche a suonare l’oboe), in possesso di un’ottima voce. Il gruppo ci offre degli episodi di notevole qualità, soprattutto nella suite “Sul Riso e La Follia”, divisa in tre atti, caratterizzati da un’alchemica miscela di riff tipicamente metal con degli ottimi spunti che ricordano molto il genere prog, creando un ensemble molto armonioso, orecchiabile, intenso ma al tempo stesso anche originale"

Fabrizio felici # 2

"Sul Riso e la Follia" è una sorta di concept basato - come sopra ricordato - su un trattato medico attribuito a Ippocrate. La stessa cover, molto cruda, con un folle rinchiuso nella camicia di forza, è parte integrante dell'opera: la grafica fa sviluppare il moderno dall'antico, dimostrando che i temi trattati hanno continuità e attualità. Per la recensione di ogni singolo brano dell'album vi rimando al sito Metal Wave (qui), mentre qui potrete leggere una interessante intervista al gruppo. 
Questo è ciò che scrivono gli altri. Per quanto mi riguarda si tratta di uno tra i migliori album di prog metal che abbia mai ascoltato negli ultimi anni. Aspetto ora i vostri giudizi. Un ultimo ringraziamento a Roberto e a voi tutti...buon ascolto.

AVVISO AI NAVIGANTI
La Stratosfera si prende una pausa di un paio di settimane. Riapriremo i battenti dopo il 18 luglio. Invito anche i collaboratori a non inviarmi file sulle mie e-mail, perché non avrò la possibilità di scaricarli. Auguro buone vacanze a chi le deve ancora fare. A presto.



Post by George & Roberto

mercoledì 5 febbraio 2025

This Harmony - Leila Saida (2006)

 

TRACKLIST:

01. Introduzione 19
02. Improvvisazione 13
03.Composizione 12
04. Improvvisazione 2/3
05. Improvvisazione 11
06. Impressione 15
07. Improvvisazione 7
08. Impressione 16
09. Composizione 18


FORMAZIONE:

David Aberra  - basso
Nicola Tarpani - batteria
Massimo Cervini - chitarre
Laurence Cocchiara - violino


La schiera dei collaboratori della Stratosfera si sta ampliando, con mio grande piacere. Per la seconda volta diamo il benvenuto a Roberto, anche lui possessore di album di nicchia (ma non solo) meritevoli di sempre più ampia diffusione. E anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo fornire il giusto contributo, Grazie Roberto per questo e per gli altri CD che mi hai inviato e che, a breve, troveranno collocazione sul blog. Veniamo a bomba al nostro disco, non proprio sconosciuto, devo ammettere, dal momento che è già stato oggetto di parecchie recensioni (tutte più che positive) da parte di molti siti specializzati, ad iniziare da Rockit e da Erzebeth. Ecco cosa dice di loro la casa discografica che ha pubblicato il primo album, la Lizard Records.


"Leila Saida" (che in arabo significa buona notte) è il titolo del primo album dei This Harmony, piccolo capolavoro d’esordio del giovane quartetto perugino composto da tre ragazzi appassionati di musica rock, Massimo Cervini, David Aberrà, Nicola Tarpani e dal violinista Laurence Cocchiara. Un disco raffinato a cominciare dalla copertina, dal colore che ricorda la carta da pacco di un tempo e dalla raffigurazione spartana. Nove le tracce, tutte strumentali ed ispirate alle letture di Wassily Kandinskji. 
Grazia e temperamento sono alcuni degli elementi che caratterizzano il tipo di musica del giovane gruppo. Nel disco, piacevolissimo anche se non di facile ascolto, ci si specchia in note che vengono da lontano e che profumano d’antico ma che riescono ad interagire con quel concetto di modernità contenuto in certi arrangiamenti più vicini alla musica rock. Un disco dal carattere bizzarro e trascinante, che cattura l’attenzione per i suoi toni decisi e che riesce  ad emozionare l’ascoltatore per l’armonia di alcune sfumature. "Leila Saida" è una piccola rivoluzione nella musica moderna poiché rivaluta certe melodie ed un modo di pensare la musica che viene dal passato pur mantenendo un linguaggio ultramoderno. Una piccola rivoluzione fatta da un gruppo di giovanissimi che guardano al futuro con l’energia, i sogni e le speranze dei tempi buoni. 


Il gruppo dei This Harmony nasce artisticamente nel 2003. Nel 2005 vince la rassegna musicale “Omaggio a Demetrio Stratos di Alberone di Cento”. In quest’occasione il quartetto viene notato dalla nota label trevigiana Lizard che ha modo di apprezzare i This Harmony in azione dal vivo. Nel 2006 esce questo loro debut album, ben accolto da critica e pubblico. Seguiranno altri due CD, "Notturno" nel 2009 e ""1789" nel 2012, quest'ultimo autoprodotto. Da segnalare anche un mini album del 2007 con 5 brani (poi confluiti su "Leila Saida"), dal titolo "Live dal salotto", anche questo autoprodotto. Dal 2012 ad oggi il silenzio è calato sulla band. Peccato veramente! Questo album (gli altri non li ho ascoltati) è veramente un gioiellino. Grazie ancora a Roberto. Buon ascolto, cari amici.



Post by George - Music by Roberto

venerdì 22 novembre 2024

Le Antologie della Stratosfera vol. 52 - Periferia del Mondo - Opera Omnia (part 1)

 

BREVE PREMESSA

Periferia del Mondo è una tra le più luminose espressioni musicali dell'ultimo ventennio. Gruppo da me particolarmente apprezzato e amato, ahimé ancora assente sulla Stratosfera, merita sicuramente di vedersi rappresentato anche sulle nostre pagine. Questo articolato e corposo post è frutto di un lavoro a 6 mani, dimostrazione - se mai ce ne fosse ancora bisogno - della vitalità del sito e della passione che accomuna e unisce amici e collaboratori. Le sei mani sono le mie e quelle degli storici amici Osel e Adix (il cui contributo lo vedremo nella seconda parte). Ripercorrerò in poche righe (non voglio rischiare di venire definito "accademico") una essenziale biografia del gruppo lasciando il più ampio spazio possibile agli album e ai concerti live.
La prima parte sarà dedicata ai primi tre album in studio (periodo 1999-2006), mentre nella prossima puntata prenderemo in esame l'ultima prova in studio (2013) e le performance live inserite in alcune compilation. Sarà un lungo viaggio attraverso l'opera omnia (termine utilizzato in campo letterario ma da me esteso in quello musicale) del gruppo romano. 


CONOSCIAMO LA PERIFERIA DEL MONDO

Periferia del Mondo è conosciuta al largo pubblico soprattutto per la presenza nell'organico del sassofonista Alessandro Papotto e del suo ingresso nel 1999 in una storica formazione quale il Banco del Mutuo Soccorso. La storia musicale della band inizia però qualche anno prima, nel 1996 a Roma, per opera del già citato Alessandro Papotto insieme al chitarrista  Giovanni Tommasi e al bassista Claudio Braico. Ad essi si sono presto uniti il ​​batterista Tony Zito e il tastierista Bruno Vegliante. Questa formazione rimarrà invariata negli anni successivi. Papotto fin da ragazzo ha dichiarato di essere un grande ammiratore del Banco del Mutuo Soccorso e le musiche della Periferia del Mondo risentono di una certa contaminazione con il gruppo di riferimento. Almeno agli esordi. Più in generale il loro background si rifà ai grandi mostri sacri del prog britannico e italiano. Il distinguo è dato dalla presenza del sax di Papotto che introduce elementi jazz nel complesso sound del gruppo. 


A proposito della nascita di Periferia del Mondo vi propongo una parte della lunga intervista rilasciata da Alessandro Papotto  a Gianluca Livi e pubblicata sul sito "Artists and Bands" nel marzo 2015.
"Periferia Del Mondo è un progetto nato nel 1994 e ancora oggi attivo (siamo nel 2015) dopo venti anni di lavoro. La passione che io e i miei amici abbiamo dedicato a questa band non sempre ha avuto come riscontro dei risultati soddisfacenti. Però posso dire con convinzione che l'apertura della seconda serata alla prima edizione assoluta del Prog Exhibition ci ha dato una grande carica e una forza notevole, tanto che il periodo di stanca seguito alla pubblicazione del nostro terzo disco con Electromantic, si è trasformato in un periodo di grande creatività sfociato nella pubblicazione di "Nel regno dei ciechi" per la Aereostella Ricordo molto bene l'emozione provata alle prime note di synth de "L'infedele" quella sera, e la gioia nel vedere la gente accorrere e riempire l'enorme Tendastrisce di Roma per ascoltarci. Dopo quella meravigliosa serata condivisa con il Banco, con la PFM, e con tanti altri mostri sacri del Progressive, Iaia De Capitani ci ha dato coraggio e ci ha spronato a continuare a scrivere. Inoltre Franz Di Cioccio ci ha supportato dandoci alcuni preziosi consigli sui nuovi brani". (NDR - nella puntata n. 2 ascolteremo il set della Periferia del Mondo al Prog Exhibition 2010).


Papotto e Zito li troviamo anche nella prima formazione del Nodo Gordiano, dove realizzano l'omonimo primo album nel 1999 (già postato sulla Stratosfera qui). Papotto, instancabile e onnipresente, insieme alla Periferia del Mondo realizza l'esordio discografico, sempre nel 1999 (anno ricco mi ci ficco!!) con l'album "In ogni luogo, in ogni tempo", edito dall'etichetta Akarma. Nel 1999 esce la versione in vinile (33 giri + 45 giri con due brani) mentre nel 2000 quella in CD. 

Periferia del Mondo - In ogni luogo, in ogni tempo 
(CD version, 2000) - from George archives


TRACKLIST:

01. L'infedele - 8:10
02. Ladro - 4:03
03. Leave Your Daily - 4:57
04. I Bless The Night - 6:26
05. Meltèmi - 10:08
06. In ogni luogo, in ogni tempo - 6:38
07. Brand-Y - 6:03
08. The Ghost In The Shell - 11:57


FORMAZIONE:

Max G.B. Tommasi - chitarra elettrica, chitarra acustica
Claudio Braico - basso
Tony Zito - batteria
Bruno Vegliante - synth, tastiere
Alessandro Papotto - voce, sax contralto, sax tenore, clarinetto, flauto, Yamaha DX7, effetti

Ospiti:
Francesco Di Giacomo (BMS) - voce in track 1
Rodolfo Maltese (BMS) - chitarra elettrica, synth in track 1
Stefania Mastrogiovanni - soprano in track 1
Tiziana Crucianni - voce i track 4
Alberto D'Annibale - violino in track 7
: 

L'album di esordio, caratterizzato da una bellissima copertina, vede la partecipazione di alcuni ospiti illustri tra cui Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso entrambi presenti nel brano di apertura, "L'infedele". La collaborazione di Papotto con il Banco è appena iniziata e queste due presenze nel disco della Periferia del Mondo non sono casuali. Il brano si sviluppa tra sonorità elettriche (la sezione iniziale così come quella finale richiamano da vicino gli Area) e acustiche, giocate sui suoni di chitarre e flauto su cui si inserisce l'inconfondibile voce di Francesco Di Giacomo. Alcune tracce richiamano, in molti momenti, il prog degli Indaco, gruppo fondato da Rodolfo Maltese che vide l'apporto dello stesso Papotto. Insomma, un grande esordio che lasciava aperto il campo ad ampie speranze. 


Dopo la pubblicazione del debut album,. il gruppo intraprende una serie di tour sia in Italia che all'estero dove affina e migliora ulteriormente l'abilitò tecnica. Ritornati in sala di registrazione, i cinque musicisti mettono a punto il secondo album, "Un milione di voci", che viene pubblicato, ancora dalla Akarma, nel 2002 in versione doppio LP e CD. Papotto, nel frattempo, si divide tra Periferia del Mondo e Banco del Mutuo Soccorso. Ecco ancora una parte dell'intervista pubblicata su "Artists and Bands" in cui Papotto racconta del suo ingresso nel Banco.

Domanda - "Dal 1999, in qualità di polistrumentista (sassofoni, clarinetti, flauti, percussioni e cori), sei entrato stabilmente nel Banco del Mutuo Soccorso con il quale - oltre ad esserti esibito in Italia e all'estero (segnatamente Europa, Canada, Stati Uniti, Centro e Sud America, Giappone), hai pubblicato 6 dischi, tra cui il recente "Un'idea che non puoi fermare". So che sarà difficile, ma puoi sintetizzarci in poche righe la tua esperienza con questo storico gruppo del prog italiano?"
 -
Risposta di Papotto - "La mia storia personale nel Banco del Mutuo Soccorso inizia da fan accanito di questa band storica. Seguono le prime collaborazioni musicali con Rodolfo Maltese e Francesco Di Giacomo, io con gli Indaco e loro con Periferia Del Mondo, e poi la telefonata di Vittorio Nocenzi che mi chiede di partecipare alla prima esecuzione integrale di “Darwin” al Teatro Morlacchi di Perugia per la Sagra Musicale Umbra edizione 1999. Dopo quel concerto memorabile entro a far parte della band in maniera stabile e vivo con loro una prima serie di concerti bellissimi, in giro per l’Italia ma anche all’estero dove il Banco viene letteralmente osannato, sia in versione acustica, sia con la band al completo in versione elettrica. Da semplice fan ero diventato un componente di una band storica che avevo amato sin da quando ero un ragazzo. Ma la cosa che mi ha reso più felice era il rapporto con Vittorio, Francesco e Rodolfo che nel frattempo si è trasformato ed è diventato una bella amicizia. 

Alessandro Papotto con Francesco Di Giacomo

Poi le pubblicazioni dal vivo: per il trentennale, per la nuova esecuzione integrale di Darwin, per il Prog Exhibition e ora per “Un idea che non puoi fermare” che purtroppo rimanda alla recente scomparsa di Francesco Di Giacomo (NDR - 21 febbraio 2014).  Su questo argomento, ancora molto delicato per me, mi limito a dire che mi manca molto l’artista ma soprattutto mi manca l’uomo, un fratello maggiore che mi voleva bene e a cui ho voluto molto bene. Ancora oggi ricevo segni della sua stima e del suo affetto da parte di colleghi musicisti come il chitarrista Michele Ascolese (De Andrè, Branduardi, ecc.) che mi ha raccontato di come Francesco gli parlasse sempre in termini lusinghieri di me, e la cosa mi commuove e mi riempie di orgoglio. Sono cresciuto con le sue canzoni e sono felice di aver partecipato anche alla registrazione di alcuni brani ancora inediti scritti da Francesco e dal pianista Paolo Sentinelli. Sono delle canzoni splendide che Francesco ha registrato con Paolo durante la preparazione del loro spettacolo teatrale musicale “Cenerentola – La parte mancante” e che presto diventeranno una pubblicazione discografica".
Per una lettura dell'articolo nella sua integrità cliccate qui 

Periferia del Mondo - Un milione di voci 
(CD version, 2002) - from Osel archives


TRACKLIST:

01. Luci da un universo neonato - 1:29
02. Percezioni della memoria - 1:50
03. Un Borghese Piccolo Piccolo - 9:10
a) ClonAzione
b) Un nodo al pettine
c) Chiarezza
04. Incanti e perplessità - 5:03
05. Two As One - 3:21
06. EvaLunA - 4:19
07. Cercando la via - 3:38
08. Can Stop - 4:18
09. Espresso (parte 2) - 4:13
10. Immagine I 0:39
11Di foglie e di acqua - 3:51
12. Un milione di voci - 6:58
13. Monologo - 1:06
14. Io brucio - 8:16


FORMAZIONE:

Alessandro Papotto - voce e coro, sax contralto, tenore e soprano, clarinetti in Sib e Mib, flauti, shanay, didjeridoo, berimbao, percussioni, sintetizzatori, effetti sonori
Max GB Tommasi - chitarre elettriche, acustiche e classiche, effetti sonori
Claudio Braico - basso elettrico
Bruno Vegliante - sintetizzatori, organo, pianoforte e synth
Tony Zito - batteria e percussioni
Alberto D'Annibale - violino

Ospiti

Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso) 
Mauro Pagani (ex PFM)
Luca Sapio (Area e Quintorigo)
Massimo Alviti (Indaco)
Alessandro Corsi (Il Balletto di Bronzo)



Ciò che colpisce fin dalle prime note è quanto sia cambiato il sound del gruppo nel giro di tre anni, spostandosi sul terreno del jazz rock e lasciandosi alle spalle la coperta del progressive che aveva caratterizzato l'opera prima. Un po' confuso e discontinuo, tra episodi jazzati, brevi pièce acustiche e sconfinamenti nel rock anni '70, il disco lascia intendere che la PDM è ancora alla ricerca di una sua precisa identità. Nonostante la presenza di ospiti illustri, tra cui Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso e l'ex PFM Mauro Pagani, l'album si  presenta un po' fiacco e in alcuni casi stancante. La voce di Papotto non aiuta sicuramente. Ovviamente questo mio personale giudizio non trova sempre concordi alcuni critici. Cito ad esempio quanto riportato sul sito "Movimenti Prog":

"Un milione di voci, secondo ed ottimo lavoro della Periferia Del Mondo è un bel bis dopo il felice esordio di tre anni fa. Il sestetto romano è ancora guidato dal fiatista/vocalist Alessandro Papotto, noto ai più per la sua presenza nell’organico del Banco Del Mutuo Soccorso, da un paio di anni a questa parte.
L’apertura è netta ed esplicativa: dopo l’antipasto tastieristico di “Luci da un universo neonato”, sono due le portate che subito denotano il sapore del PDM-sound. “Percezioni della memoria” e (soprattutto) la mini suite “Un borghese piccolo piccolo” invitano ad un ascolto attento, partecipe, incantando con un sound che idealmente nasce dall’incontro tra Arti & Mestieri e King Crimson (Wetton-era), con compattezza e concretezza, senza sbavature. Altra cosa importante, i vaghi sentori anni ’70 sono intelligentemente stemperati in un contesto “moderno”, amplificati, semmai, da un’invitante veste grafica e da un simpatico digipack, un vero e proprio “piccolo 33 giri". 

E' bello che i giudizi divergano. Cosa volete farci...Attendo anche i vostri commenti al riguardo.


Ricordo a questo punto che la Periferia del Mondo appare in due produzioni live: il CD "Omaggio a Demetrio Stratos" (2000, già postato sulla Stratosfera) e il DVD "Gouveia Art Rock 2004" registrato in Portogallo durante la loro esibizione al Gouveia Festival insieme ad altri gruppi e musicisti, Ne parleremo (e li ascolteremo) nella seconda parte. Giungiamo così al 2006 e alla pubblicazione del terzo album.

Periferia del Mondo - Perif3ria del Mondo 
(2006 - ristampato nel 2011) - from Osel archives


TRACKLIST:

01. Periferia del Mondo - 10:52
02. Oceani - 4:55
03. Suite Mediterranea - 8:37
a) Tra le terre
b) L'oracolo di Delfi
c) H.H. Blues
04. Chiaroscuro - 4:58
05. Come un gabbiano - 8:53
06. Alghe - 4:42
07. Synaesthesia - 6:25
08. Angeli infranti - 5:11

Bonus Tracks
09. Cartolina per il Giappone - 4:33
10. Piove sul mare - 3:04

Bonus Track (previously unreleased) - solo su ristampa 2011
11. Funkats - 4:52


FORMAZIONE:

Alessandro Papotto - voce, fiati, piano, percussioni
Giovanni Tommasi - chitarra
Claudio Braico - basso
Tony Zito - batteria
Bruno Vegliante - piano, tastiere


Il terzo album del quintetto romano (in queste registrazioni non è presente il violinista Alberto D'Annibale) venne pubblicato nel 2006 dall'etichetta torinese Electromantic Music, quella di Beppe Crovella degli Arti e Mestieri, e poi ristampato nel 2011 dalla Immaginifica-ARS con una bonus track inedita (presente nella nostra tracklist).  L'album segna il ritorno alle atmosfere e alle armonie  del primo album, con grandi tributi al progressive anni '70. Dopo lo sbandamento dell'album precedente, la PDM pare aver trovato la giusta strada. Il brano di apertura, con l'intro di batteria e il suo ritmo incalzante è già un ottimo preludio all'intero lavoro. "Oceani", che contiene un grande assolo di chitarra di Giovanni Tommasi, ci trasporta ad uno dei capolavori dell'album, la bellissima e articolata "Suite mediterranea" densa di atmosfera. della lunghezza di oltre 8 minuti, suddivisa in tre movimenti. Stupisce la presenza di "Synaesthesia", un hard rock anni '70 degno dei migliori Deep Purple. Invece delle tre bonus tracks potevamo farne decisamente a meno. Da dimenticare. Tutte le restanti tracce, con qualche eccezione come "Alghe" (a mio avviso il punto più basso dell'album) scorrono in modo fluido regalandoci un disco maturo e tutto sommato di buon livello.



Leggete qui di seguito cosa ne pensa Roberto Vanali con la sua recensione sul sito "Arlequins"

"PDM ci porta a capofitto nel terzo episodio di racconti dalla periferia di un mondo fatto di favole urbane talvolta minimali, talvolta assolute, in percorsi mediterranei e mitteleuropei giocati sui sentieri di un prog molto contaminato, spesso diluito in maniera omeopatica in grandi mari, musicalmente appartenenti ad altri mondi. Questo terzo lavoro è un opera di riflusso e di ritorno. Ritorno, innanzi tutto, a far musica come si deve, ben pensata, ben suonata e ben incisa. Ritorno a certi suoni che pensavamo perduti e che ci dimostrano come le piante seminate da Area, Banco, Perigeo e PFM riescano a dare ancora frutti di qualità. Ritorno a miscelare le sonorità italiane ed europee in maniera bilanciata, dove il momento alla Deep Purple non cozza con quello pescato da Ravel, dove un certo sapore per il folk non si scontra con l’apertura sinfonica o con il break di coinvolgente jazz-rock. Ritorno a fare un disco di grande sapore omogeneo partendo da radici estremamente eterotetiche."
Penso che sia sufficiente.


Bene, cari amici della Stratosfera, qui termina la prima parte della retrospettiva dedicata alla Periferia del Mondo. Appuntamento fra qualche giorno per la conclusione della nostra lunga maratona. 
Buon ascolto.

LINK In ogni luogo, in ogni tempo (2000)
LINK Un milione di voci (2002)
LINK Perif3ria del Mondo (2006 - ristampa 2011)

Post by George, Osel & Adix