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sabato 18 maggio 2024

I Baronetti - I Baronetti 1977 (2013) - REPOST (COMPLETE VERSION)

 

TRACKLIST:

01. Toccata in La maggiore di Paradisi - 4:30
02. Preludio - Coniucto Oppositorum - 8:28
03. Tempo al tempo - 2:58
04. La caccia - 6:04
05. Promenade e la Grande Porta di Kiev - 6:28
06. L'alba - 6:43
07. Sirio - 5:38


FORMAZIONE

Franco Cefalù - chitarra, basso
Roberto Isacco - tastiere
Massimo Pedrazzoli - batteria


Cari amici, qui non si scherza. Grazie al nostro grande benefattore Domenico Vinci, che lo aveva preannunciato nei commenti del precedente post, ecco qui la versione completa con 7 tracce dell'unico album dei Baronetti, inclusa la famosa track 1, Toccata in La maggiore di Paradisi, che sembrava evaporata nel nulla. Un grazie corale a Domenico per questo regalo. Non solo, insieme al file mancante ho ricevuto anche il booklet completo (che troverete in fondo a queste poche righe) con alcune rare foto del gruppo. Per il resto vi rimando al post precedente. Vi consiglio di leggere all'interno del booklet  le liner notes di Saverio De Chiara che ripercorre la storia del gruppo e desciive alcuni brani inclusi nell'album, E' tutto. Buon ascolto.





NEW LINK (18.05.2024)

Repost by George - Music & booklet by Domenico Vinci

lunedì 7 giugno 2021

Matthias Filippone-Thaulero - 2008 - L'era del silenzio

 

TRACKLIST.

01. L’era del silenzio - 3:15
02. Sulla mia pelle - 2:40
03. L’anima - 3:05
04. Capitano - 3:27
05. L’onda - 3:58
06. Déjeunée - 3:26
07. Volta a destra dopo iIl bar - 3:01
08. C’è un posto - 3:48
09. Le città invisibili - 3:15
10. Scacco - 3:33
11. Piano, piano (demo version) - 2:55
12. Sto venendo lì da te - 3:17


Ho ricevuto dall'amico e collaboratore Domenico Vinci una altro pregevole contributo, il 5° per l'esattezza, come lo stesso Domenico mi ha ricordato. Si tratta di un CD piuttosto raro, visto che non è mai stato distribuito nei normali circuiti. Il disco era allegato, come ricorderà lo steso Domenico, al magazine "Musikbox" n. 36 del 2008. E ora spazio alla recensione di Domenico.

Alla (ri)scoperta di Matthias Filippone-Thaulero

Devo ammettere che la velocità di consultazione dell’immenso archivio di internet rappresenta per noi tutti una comodità a cui forse non riusciamo più a rinunciare, soprattutto in virtù delle innumerevoli risorse disponibili su tutti gli argomenti dello scibile umano. Ogni tanto mi torna però una sorta di nostalgia per cui sono costretto a riprendere in mano vecchie riviste che ancora conservo, piuttosto che accendere il pc e dare sfogo alle connessioni virtuali. Stavolta l’occasione è stata utile per recuperare il numero 36 (maggio/giugno 2008) della rivista Musikbox: all’epoca ero abbonato e ricordo ancora con piacere la sorpresa che ebbi nel ricevere il magazine con l’aggiunta gratuita di un bel CD intitolato “L’Era Del Silenzio”, opera di Matthias Filippone-Thaulero, uno sconosciuto cantautore dal nome poco italiano. Trattasi di una pubblicazione postuma, poiché lo sfortunato Matthias è stato investito da un’auto ed è scomparso il 4 novembre 2001 all’età di soli 29 anni. Rubo le note a firma di Mario Pagano dal libretto interno poiché sono molto utili per iniziare a comprendere la cifra stilistica del personaggio, prima di ascoltare un album che, a mio parere, conserva intatta una raffinata piacevolezza.


«Matthias Filippone-Thaulero … da poco era diventato giornalista della Rai, ma la sua vera passione, la sua “vocazione”, era la musica: uno dei tanti artisti italiani che semi-clandestinamente suonano le loro musiche nelle cantine o dagli amici, sperando in tempi migliori. Matthias era venuto da me nel 1992, insieme al suo più caro amico, Valentino Russo, oggi giornalista e scrittore, presentando un concept album in inglese, molto complesso, legato alla poesia di William Blake e ai racconti di Tolkien. Lo incoraggiai, pur osservando che, per farsi capire, occorreva essere più semplici, immediati e soprattutto cantare in italiano. Si mise a studiare, imparò da un amico marchigiano, Camillo Perazzoli, a comporre musica con il computer e si ripresentò dopo molto tempo con pezzi più orecchiabili in italiano. Notando la validità artistica ed interpretativa delle sue canzoni gli consigliai di partecipare, insieme a Valentino Russo, alle selezioni dell’Accademia della musica di Sanremo. Non furono scelti, ma il loro lavoro fu molto apprezzato per cui mi fu più facile, al suo ritorno, presentare Matthias a Massimo Calabrese e Marco Rinalduzzi, fondatori e animatori della “Piloti Dischi”. E così conobbe anche Alessandro Centofanti, un altro importante musicista romano. 


Presero forma sette dei dodici pezzi del CD: L’Onda, Le città invisibili, Scacco (Alessandro Centofanti); L’Anima, C’è un posto, Capitano, Sto venendo lì da te (Piloti Dischi). Dopo la sua morte per alcune composizioni di Matthias è stato possibile recuperare la voce sul computer e un suo amico carissimo, Pierpaolo Borgia, musicista e compositore napoletano, con grande talento e perizia le ha riarrangiate. Hanno così visto la luce L’Era del Silenzio, Sulla mia pelle, Déjeunée e Volta a destra dopo il bar. Un brano. Piano piano - di cui è stato impossibile recuperare isolata la voce - è stato inserito nel disco “grezzo”, come Matthias lo aveva composto, perché più degli altri, forse, dice di lui, del suo modo di vedere la vita con un misto disordinato di fiducia e disincanto. Delle sue interpretazioni mi impressionarono una forza, una disperazione strazianti, espressione certo di una interiorità sofferta che contrastava con l’aspetto solare di Matthias e la natura avida di divertimento e di conoscenza che trapelava dal suo modo di stare al mondo. Nei testi ci sono insieme pessimismo e attaccamento alla vita, una vita che egli amava con passione e disperazione; forse, chissà, presagiva che quella stessa vita, come una fanciulla troppo bella per essere amata, lo avrebbe respinto, ripagandolo con una morte prematura. Matthias Filippone-Thaulero ha mostrato una maturità musicale (e non solo) inconsueta per un giovane della sua età.»


Nota di merito finale per la bellissima copertina digipack raffigurante l’opera “Mutmassungen Su La Luna Piena” dell’artista romano Gaetano Pompa (olio su tela del 1994). Proprio qui sta la differenza tra la “comodità virtuale” di internet ed il “piacere reale” di godere della bellezza di un’opera d’arte. 


Nel 2013 sono riuscito a contattare il fratello Stefano che, dopo una fitta corrispondenza, mi ha inviato in regalo il libro contenente numerose testimonianze sulla vita di Matthias (volume curato dall’Associazione omonima) ed un DVD con alcuni brani inediti … ma questa sarà un’altra storia.
Buon ascolto e buona lettura (tra i file è inclusa anche la scansione dell’articolo pubblicato da Musikbox).



Post by George (just a little help) - Words & Music by Domenico Vinci

sabato 29 agosto 2020

Frà Claudio Canali - 2005 - Inno dell'oblato

 

Ricevo dal nostro amico Domenico Vinci questo pregevole contributo, e mi scuso da subito con lui per aver postato questo meraviglioso e dovuto ricordo di Frà Claudio con due giorni di ritardo rispetto all'anniversario della sua scomparsa, ovvero il 27 agosto di due anni fa. Purtroppo sono rientrato solo ieri da una breve vacanza, quindi ho letto oggi la mail di Domenico. Fatta questa doverosa premessa, lascio la parola al titolare di questo contributo, ringraziandolo di cuore.

 Minipost in ricordo di fra’ Claudio Canali


Ho avuto il grande piacere di conoscere fra’ Claudio nella primavera/estate del 2005, durante una mia visita presso l’Eremo Beata Vergine del Soccorso di Minucciano (LU) dove l’ex frontman del Biglietto per l’Inferno aveva trovato la sua ultima e più appagante dimensione di vita, dedicandosi alla preghiera in qualità di eremita e ponendo altresì il suo talento di incisore, scultore e disegnatore a servizio dell’ispirazione cristiana.


 

Fra’ Claudio ci ha purtroppo lasciato due anni fa (27 agosto 2018): è stato certamente un personaggio di grande spessore umano, artista nella più ampia accezione del termine, col quale ho avuto la fortuna di intraprendere una periodica corrispondenza costituita da brevi lettere piuttosto che da messaggi augurali in occasione delle principali festività; egli stesso mi spedì poi un CD con la registrazione dei due brani allegati al presente post, “L’Inno dell’Oblato” nelle versioni vocale e strumentale (registrate il 27 novembre 2005, festa della Medaglia Miracolosa). 

 

 Ho reso disponibile anche la scansione completa del libretto (che troverete nel file - Nota del Capitano), così da permettere a tutti i frequentatori della Stratosfera di leggere alcune preziose informazioni. Ciao fra’ Claudio, grazie per tutto ciò che ci hai donato con il tuo passaggio sulla Terra. 

LINK

Buon ascolto e buona lettura.
Domenico Vinci 

Post by Domenico & Captain

domenica 29 marzo 2020

Vari - 2002 - Live at the Torrita Blues Festival


Introduction by Captain - Ciao a tutti. Posto questo contributo, di sano e robusto blues (tra l'altro si tratta di una vera rarità ed è goloso anche per i progger, vista la presenza di Vic Vergeat dei Toad), che ci viene generosamente elargita dal nostro amico Domenico Vinci, il quale aveva già collaborato con noi qui ed anche qui. Ringrazio infinitamente Domenico e tutti gli amici che stanno continuando, in un momento a dir poco drammatico e foriero di un futuro ignoto, a condividere momenti di normalità come i post sulla stratosfera: in questi anni ci siamo incontrati qui spesso, in fin dei conti, e per ora almeno quello non è cambiato. E forse è questo che fa paura... Stavolta davvero "Dopo... niente è più lo stesso!". Stringiamoci tra noi, seppur virtualmente, e speriamo che il mondo sappia fare lo stesso. Non è più tempo per l'odio e per la sopraffazione, altrimenti sarà la barbarie. Io vi voglio bene e abbraccio tutti voi da questa terra sanguinante che è la Lombardia.

A te la parola Domenico, e grazie...


TRACKLIST DISC 1 :

Mama's Pit
1-1 A Good Fool Is Hard To Find
1-2 Living In The Ghetto
1-3 You’re Takin Up Another Man’s Place
1-4 The Way You Treated Me
1-5 Keep Your Head Up
1-6 The Sky Is Crying
1-7 Take Me To The River
Mike Onesko's Blindside Blues Band
1-8 Crying Shame
1-9 To The Station
1-10 The Light
1-11 Running
1-12 Natural Thang


TRACKLIST DISC 2 :

Vic Vergeat Band
2-1 My Babe’s Good To Me
2-2 Big Money 2
2-3 Like A Rolling Stone
2-4 It Took Just One Minute
2-5 The Same Thing
2-6 Red House
Comet Records All-Stars Jam Session
2-7 Rock Me Baby
2-8 Crossroads
2-9 Spoonful
2-10 Rambling On My Mind
2-11 Mike Shuffle


L’Associazione Culturale Torrita Blues si occupa con passione e competenza dell’organizzazione dell’omonimo Festival nel Comune di Torrita di Siena, caratteristico borgo in Valdichiana, a partire dal lontano 1989, quindi da oltre 30 anni senza interruzioni. Appuntamento imperdibile per numerosi fans che ogni anno assistono all’esibizione di artisti impegnati a perpetuare in musica la diffusione del verbo blues.


L’edizione 2002 fu organizzata col patrocinio, tra gli altri, della nostrana etichetta Comet Records; alla serata finale, era un caldo sabato 29 giugno, parteciparono infatti tre band in scuderia: gli italiani MAMA’S PIT, gli statunitensi BLINDSIDE BLUES BAND guidati da MIKE ONESKO e la band del chitarrista di origine italiana VIC VERGEAT, famoso per aver portato al successo nei primi anni Settanta gli svizzeri TOAD. Come si vede una distribuzione delle origini geografiche piuttosto varia, a testimonianza dell’universalità della musica del diavolo! Per completezza segnalo che alla prima serata del venerdì precedente suonarono LOU & THE BLUE’S,  PHIL GUY with DARIO LOMBARDO e il granitico POPA CHUBBY.


Durante quella emozionante seconda serata, svoltasi in Piazza Matteotti nella bella cornice del centro storico racchiuso entro una cinta muraria risalente al XII secolo (la piazza rappresenta il punto di incrocio delle strade che conducono alle quattro porte di accesso al paese, e curiosamente riporta alla memoria l’incrocio citato da Robert Johnson in “Crossroad Blues” dove avvenne il leggendario incontro col diavolo), ebbi la fortuna di scattare alcune fotografie che inviai a Giorgio Mangora e soci della Comet Records e che trovate ora tutte pubblicate sulla Stratosfera; risultato: le mie foto piacquero molto ed alcune di esse furono inserite nel booklet del doppio CD (poi distribuito in omaggio, io ne ricevetti un paio di copie) per complessivi 23 brani che ho provveduto a rippare per farne dono ai frequentatori del blog, in questo difficile momento di emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus che ci ha ormai costretto ad osservare il più rigido distanziamento sociale.


Alcune note di Roberto Giuli, all’epoca firma del magazine Buscadero, mi sono utili per descrivere la “Comet Records All-Stars Night” e per questo motivo gliele “rubo” (riconoscendogliene la piena paternità) trascrivendole in parte da quelle contenute nel booklet:

«Se la sensibilità, la freschezza e il talento degli italiani Mama’s Pit, complici la grande voce di Barbara Vulso e gli agili quanto sapienti arrangiamenti guidano l’ascoltatore attraverso un’ideale combinazione di blues e soul, la schietta irruenza e la voce fumosa di Mike Onesko (e della sua Blindside Blues Band) offrono al pubblico un lato robusto, spinto, quasi duro del blues. Cuore e generosità, unitamente a una voce acuta, a tratti quasi aspra, sono prerogative di Vic Vergeat, un virtuoso dello strumento che rende omaggio ai più grandi, da Bob Dylan a Willie Dixon a Jimi Hendrix oltre a proporre brani propri. Non esiste modo migliore di concludere se non con una jam session che vede fondersi tre “universi differenti” a ribadire la loro matrice comune. Il rosso “terra di Siena” incontra il blues, per una notte davvero speciale.»


Ogni altro dettaglio è facilmente consultabile nella relativa scheda presente sul sito web Discogs, ivi compresi i link coi rimandi ai crediti dei vari artisti. Consiglio agli appassionati di blues, infine, la visione su Youtube dell’ampio reportage televisivo della durata di quasi un’ora e mezza, all’epoca prodotto da Teletruria, ricco di interviste agli artisti coinvolti nella manifestazione alternate a numerosi estratti delle performance dal vivo. 


Quale degna conclusione di questo post, mi sia concessa la citazione dell’incipit di un brano del grandissimo bluesman Albert King: «If you’re down and out and you feel real hurt, Come on over to the place where I live, And all your loneliness I’ll try to soothe, I’ll play the blues for You».


Buon ascolto,
Domenico Vinci


LINK 1 - CD 1
LINK 2 - CD 2
LINK 3 - Photos and words

Post by Captain; words, music and photos by Domenico Vinci (thank you friend)

lunedì 2 settembre 2019

Vari - 1989 - A guitar night in Italy


Pubblico con piacere il contributo dell'amico Domenico, già nostro collaboratore in passato, che forse ricorderete come "mediatore" per un esauriente post dedicato a I Vermi, gruppo minore del prog italiano, autore di un interessantissimo singolo nei primi anni 70. In quell'occasione Domenico fu promotore di uno scritto dell'eminente professor Pio De Bellis, che accompagnava in modo eccellente il post succitato. E Pio De Bellis è anche il motivo dell'attuale post, ma lascio al nostro amico (che ringrazio sentitamente) ulteriori spiegazioni ed approfndimenti. Captain.

Alla fine degli anni 80 la casa discografica “I.R.S.” fondata da Miles Copeland (fratello di Stewart, batterista dei Police) pubblicò il disco «Night Of The Guitar Live!», nei formati doppio LP, CD e cassetta (su Youtube ne è reperibile la versione video full concert): registrazione dal vivo di Classic Rock in gran parte strumentale, che appariva quasi un azzardo in un periodo in cui si preferiva ascoltare essenzialmente musica Disco e New Wave. Tra i solchi dell’incisione furono immortalati i suoni delle chitarre di eccellenti musicisti che, anche se riascoltati oggi dopo trent’anni dalla loro pubblicazione, risultano ancora freschi ed esaltanti. Notizie più precise sull’album ufficiale sono agevolmente consultabili sul sito web Discogs, mentre con questo post desidero portare all’attenzione dei fruitori del blog Verso La Stratosfera la versione “bootleg” di quel disco, registrata dal vivo in Italia nel mese di Aprile 1989 durante alcune delle date del tour europeo iniziato nel Regno Unito nel Novembre del 1988 e pubblicata dalla label italiana “All Of Us” (etichetta che su queste pagine già è apparsa con la registrazione della Gil Evans Orchestra feat. John McLaughlin «We Remember Jimi»). Il CD in esame si intitola « A Guitar Night In Italy - Rome & Milan 1989» e di seguito ne riporto subito line up e tracklist.


Tracklist:

01. Steve Hunter, Pete Haycock “The Idler”
02. Pete Haycock, Steve Hunter “Dr. Brown I Presume”
03. Robby Krieger, Steve Hunter “Your’re Lost Little Girl”
04. Randy California “Hey Joe”
05. Leslie West “Theme From An Imaginary Western”
06. Ted Turner, Andy Powell “In The Skin”
07. Pino Daniele, Robby Krieger, Pete Haycock, Phil Manzanera “Ue Man!”
08. Jan Akkerman “Sylvia”
09. Jan Akkerman “Hocus Pocus”
10. Phil Manzanera “Instrumental”
11. Robby Krieger “Roadhouse Blues”


Sulla grandezza dei chitarristi coinvolti non ritengo di aggiungere nulla, invito piuttosto a coglierne il grande feeling con lo strumento e le differenze di timbro che ne personalizzano il suono. Nota finale: sul retro della copertina del CD la traccia 7 è erroneamente elencata come “Hey Man” (Tradizionale), invece si tratta proprio della canzone blues composta da Pino Daniele per il suo omonimo album del 1979, ma stranamente il suo nome non appare neanche tra i crediti, anche se è chiaramente udibile (voce e chitarra) all’ascolto del brano. È noto, infatti, che nel 1989 Pino Daniele partecipò a diverse date del citato tour europeo.


Concludo col desiderio di dedicare questo mio contributo all’amico giornalista ed appassionato collezionista di dischi rari Pio De Bellis, che purtroppo ci ha lasciati lo scorso mese di giugno e che da par suo aveva concesso a queste pagine il “post d’autore” a proposito del meraviglioso singolo de “I Vermi”. Ciao Pio, vola alto nei cieli del Rock! Domenico Vinci.

Al Capitano e a tutto lo staff stratosferico non rimane che unirsi nel compianto per la scomparsa dell'eminente giornalista e studioso. R.i.p.



Post by Domenico (head) and Captain (hand)

venerdì 1 aprile 2016

Post d'autore - "I VERMI E L'ALTRO NASCOSTO" by Pio De Bellis

Premessa by Captain: è un vero onore, per noi che lavoriamo alla stratosfera con passione da anni ormai, dedicare un post al meraviglioso singolo de I Vermi, già apparso peraltro sul blog all'interno di un trio di compilations. Il vero motivo di questo post (ed il vero onore) è che ci è pervenuto un lungo e completissimo articolo, corredato da foto stupende e penso inedite, del gentilissimo giornalista Pio De Bellis di Genova (il quale, tra l'altro, cosa mai successa finora e che ho apprezzato tantissimo, ha unito all'articolo una liberatoria per la sua pubblicazione sulla stratosfera). Tutto questo grazie all'intercessione dell'amico Domenico Vinci. Ringrazio quindi enormemente tutti e due per il materiale eccezionale e per l'alta qualità culturale dell'articolo, che ha il merito di fare piena luce su una delle piccole avventure musicali, di estremo valore storico, che costellarono i gloriosi anni del rock progressivo in italia. Un'ultima precisazione, prima di passare la parola al gentilissimo amico Pio: questo post è opera del medesimo Pio De Bellis per quanto riguarda l'articolo e la provenienza del materiale fotografico, mentre i files musicali provengono da una loro precedente pubblicazione su compilation (Muchas gracias George !!). Per la foto finale inerente la ristampa del singolo de I Vermi, ringraziamo la Cosmorecord.

I VERMI E L’ <ALTRO NASCOSTO>

PREMESSE

 Ragazzotti semplici di provincia, siamo nel vercellese, anno 1972 d.C., “profittarono” di preparazione e coraggio per investirsi, in auto-produzione, d’una prova discografica di eccellente spessore, lontana dalle scontate ragazzate giovanili, pur provenendo essi da esperienze di Concorsi Beat locali, puntualmente e ovunque vinti. L’auto-investitura, clamorosa, si sarebbe denominata “Collina”, 45 giri attualmente “ricercato”, siamo nel 2016, in ogni vinilico anfratto mondiale. Per fortuna, ne risulta ancora reperibile la ristampa, completa di inserti fotografici aggiunti, in edizione limitatissima, presso cosmorecord@libero.it . La copertina riporta un significativo disegno a china, illustrante una antropomorfizzata collinetta, sovrastata da un alberello, caratterizzata da una grande bocca famelica, spalancata nell’atto di fagocitare la civiltà del consumo! La musica è di Mauro Schellino, i testi sono firmati da Schellino – Bosio. Il total time delle due facciate risulta essere di 7 minuti e 51 secondi. Da rimarcare, all’inizio del lato A, una lunga, fantomatica introduzione strumentale, della durata di 2 minuti e 46 secondi, nella quale il fraseggio della batteria di Luciano Vescovo con l’organo di Mauro Schellino appaga in via immediata i palati più fini in materia di sonorità prog, egregiamente sintonizzate con il subentrante coro al 2’,47”. Iperbolico, ammaliante, fascinoso, orgiastico!!! 

Sembra che, addirittura, il quartetto usasse confrontarsi, ancor prima, in giovanissima età, undicenni, vantando, nel corso del 1° anno della Scuola Media, un proprio gruppetto “formato Beatles”, affiatatissimo, che li vide, pertanto, bambini prodigio eccezionalmente costituiti in formazione (ecco spiegata la ragione della perfezione dell’impasto sonoro e della maturità scaturenti dal singolo!). Avvenimenti che dovettero giustamente motivare i genitori a incoraggiare e a sostenere in tutti i modi possibili gli sviluppi dell’indole dei piccoli artisti sotto la rassicurante prospettiva che, ben presto, si sarebbe rivelato, “agli occhi e alle orecchie di loro, Matusa”, un “gioco troppo serio”. Al punto di garantire, a protezione del futuro di “musicisti professionisti dei figlioli”, un margine di organizzazione compatibile con i doveri scolastici e con il profitto, affidato ai “mai trascurati compiti assegnati dal maestro al termine delle lezioni in classe”. Soddisfacente, efficace “prova personale” nell’ambito di una incontestabile intelligenza musicale “fuori dell’ordinario”, che dovette far gridare al miracolo, e, in molte sedi, a lunghe meditazioni su ciò che si delineava, per giovani marmotte davvero in gamba, quale “bizzarra predestinazione” nel campo della Pop Music di qualità.

Auto-investitura, quindi, vincente e conturbante, in più coronata da vinile!
Nell’esprimersi, il progetto si concretizzava gradatamente, a tavolino e nello studio/cantina, sulla base di una rara sensibilità sorretta da un’incrollabile amicizia ed arcigna fiducia nei propri mezzi. Sensibilità inesauribile, quindi, verso il “Valore” avvertito, in allora, prossimo alla propria vocazione di Paladini della Natura. Si trattava, senza dubbio, di una “Fede Cieca” (Blind Faith), a convogliare completamente le energie creativo-compositive, verso quella “Madre Terra” che scorgevano, nella loro non corta percezione, minacciata di continuo dall’umano egoismo, violata in nome dell’interesse, bieco, per “l’inutile mito di falsi denari”, come si troveranno coralmente a denunciare nell’originalissima traccia.

I nomi dei “Magnifici quattro”? Dario Bosio (chitarra), Pier Michelatti (basso), Mauro Schellino (organo), Luciano Vescovo (batteria).

Ai primissimi solchi il “cupo in penombra” di “Collina” - prima parte - bruscamente irrompe, parendo già condizionare integralmente la trama, che, al contrario, si dipana presto mediante un’introduzione bucolica, rasserenante, delicatissima grazie all’inatteso, magistrale “tocco d’angelo”, alla acustica, di Dario Bosio, atto a svitare impercettibilmente la serratura della Porta dell’Ignoto, per l’ingresso, altrettanto inaspettato, di flauti agresti (Schellino e Michelatti), preziosamente inumani nel cautamente sondare le spire degli Imprescrutabili Orizzonti di Dei avidi di “Perfetta Armonia”. L’ispirazione “melodica”, “disturbata da stranissime intromissioni aliene in stile prog”, ed, evidentemente, l’attrazione per “il suono onesto e veritiero”, stimolata dal tema ecologico prescelto, determinava la creazione di un capolavoro della Musica Progressiva italiana.


L’ideale forma sonora sviscerata con costante perizia, non abbandonò mai più il Pier Michelatti che riuscì a fare della sua vita una carriera piena di successi e infinite gratificazioni che si protraggono negli anni, risultando per diciott’anni, a decorrere dall’album denominato “L’Indiano” (1981), il bassista fidato di Fabrizio De André, alla scomparsa del quale ebbe a fondare il gruppo “Faber per Sempre” (per approfondimenti circa l’esperienza con Faber, si raccomanda “Intervista a Pier Michelatti” in Laspeziaoggi). Michelatti è stato collaboratore, altresì, di molti altri artisti, tra cui ricordiamo: Pino Daniele, Enzo Jannacci, Piero Milesi, e ancora Edoardo Bennato, Adriano Celentano, Francesco De Gregori, Teresa De Sio, Giorgio Gaber, Mario Lavezzi, Danilo Madonia, Fiorella Mannoia, Mauro Pagani, Eros Ramazzotti, Danilo Rea, Ron, Vasco Rossi, Vince Tempera, Celso Valli, Ornella Vanoni, Zucchero, nonché Ellade Bandini, Claudio Bazzari, Walter Calloni, Gigi Cappellotto, Piero Cassano, Stefano Cerri, Giorgio Cocilovo, Tullio De Piscopo, Alfredo Golino, Mark Harris, Claudio Pascoli, Pino “Pinaxa” Pischetola, ed altri ancora.

Attraverso il “canto-denuncia”, i musicisti della fantomatica formazione de “I Vermi” si proclamano “rappresentanti reali” della natura messa in pericolo, e si presentano, in modo inversamente proporzionale alla portata del loro nome, considerata l’indiscutibile professionalità che vanno a dimostrare ad ogni accordo, nella elaborazione di un brano “di genere” difficile e particolare: siamo al centro della musica Pop, si notano caratteristiche più consone allo stile progressivo che al rock, per un brano fondato su soluzioni armoniche e tonali, allineate si ai prodromi della musica classica (il loro cavallo di battaglia, nelle esibizioni live, sembra esser stato, in chiave psichedelica, la beethoveniana “Sonata al chiaro di luna”), ma, purtuttavia, autonome in quanto “figlie” della musica “underground e sperimentale” (sulla base di una testimonianza del bassista, Pier Michelatti, le cose migliori da loro mai concepite sono state, purtroppo, quelle eseguite eppur mai registrate). Dunque, essi hanno scelto di manifestarsi con il linguaggio di Dio, la Musica, quali figli di quella “Madre Terra” martoriata che, alla fine, innalzerà i giovani rampolli a ruolo di portatori di una “Coscienza Universale” che condurrà lontano, indietro nel tempo, fino alle riflessioni sulle distruzioni perpetrate, ad ogni livello, nell’epopea degli Indiani d’America.

 Il “taglio” del singolo (SVBM – V001 – 1972) è eminentemente surreale ed è avvicinabile per il tema, l’inquinamento, al “Battiato Pollution di Bla Bla memoria” (1973). Esso ricorda anche il LP, godibilissimo, “POA” del Blocco Mentale (1973) che, al contrario, si attiene maggiormente a riti celebrativi di un festante ritorno della Primavera, con i suoi fiori, i suoi frutti, inneggiante alla spensieratezza e alla felicità dell’amore. Con i Vermi si affrontano radicalmente, per la prima volta e per differenti concezioni di fondo, modi interlocutori pronunciati nei confronti della … parte lesa, la natura. In altri termini, sottolineandosi una provvidenziale “povertà di mezzi”, si estrinseca, alla base, un’impostazione che sposta l’asse dialettico in maniera inedita, certamente rivoluzionaria. Sussiste l’esortazione vocale diretta, nei confronti della Natura, a prendere le debite distanze dagli uomini e, senza pietà alcuna, a vendicarsi inesorabilmente di simili, indegni esseri, scartando qualsiasi ipotesi alternativa al loro annientamento: “Non devi salvare di questi nessuno, distruggi per sempre la civiltà del consumo!” Nella economia, è il caso di dirlo, di una siffatta auto-produzione, il disco segna probabilmente anche il record della prima incisione a carattere “ecologista” nel panorama della musica italiana, quindi un’autentica “iniziale pietra miliare” nella cultura Pop di livello del nostro Paese, e, non secondariamente, di stampo simbolico. La “Collina” viene, infatti, “personalizzata”, divenendo inopinatamente “oggetto-soggetto” da salvaguardare, a tutti i costi, dallo sfascio ordito dalla “civiltà del consumo”.

CONSIDERAZIONI PONDERATE

La protesta che ne risulta, emergente pian piano dalle misteriose atmosfere prettamente prog (o pop, come meglio si evidenziava allora), non risponde affatto ai canoni sociali, di derivazione dylaniana per intenderci, sconfinando al di là di una Saggezza che possiede la forza ed il carattere di una “Fede”, o forse di un “Amore sostenuto da una Fede da cui non si potrebbe mai e pur mai prescindere”. L’aggressività di questi sbalorditivi “avventurieri vercellesi” assume i toni di un “mai detto”, “mai declamato con tanta veemenza”! Stupisce, in particolare, il sentimento di assoluta padronanza che esalta, finalmente, la massima libertà di affrontare, senza mezzi termini, ma, anzi, “in sede di colloquio nel tessuto testuale”, un tema così fastidioso, addirittura scabroso per i tempi in esame. Si avverte, recisa e violentissima, la volontà di esternare i propri indignati intendimenti verso l’ignara umanità che subisce, subisce e subisce, ingenua, sprovveduta, disarmata, correndo a perdifiato, incoscientemente, verso il baratro. Dal 45 giri appare verosimile la personalissima nostra ipotesi in base alla quale “I Vermi” nutrissero e professassero, fin da piccini, il Culto, Fede Incommensurabile, per l’idea incapsulata nell’ultimo, disperato verso, urlato all’Indifferente Incoscienza Umana: “...la vita è natura – ah, la vita è natura – ah”, sintomo di un profondissimo stato emozionale. Similari stati emozionali parrebbero avvicinabili a quelli presenti nella seminale composizione, pubblicata nel 1976 dalla EMI – Harvest, “Le tue radici”, dell’autore del LP “Aria” (EMI 1972) e del LP “Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto”(EMI 1973), Alan Sorrenti.

 
Ci sentiamo di sostenere che detta canzone genera indubitabilmente “bellezza”, ispirando all’unisono, oltre la pensabile carnalità della passione, una estremizzata, idealistica purezza: se avessimo colto nel segno, il progressivo, per una illustrissima volta, si sarebbe imbevuto impeccabilmente di romanticismo... e spieghiamo, qui di seguito, la nostra interpretazione. Il passaggio, nell’acuta intonazione del cantore partenopeo “...e vorrei essere capace di amare il tuo amor senza di te...” ricorda e sottolinea, indiscutibilmente, che la poesia è poesia e che, rimanendo essa tale, difficilmente se ne potranno svelare i reconditi significati con l’aiuto della nostra parte razionale... La motivazione di ciò è semplice, in quanto la poesia nasce dal piano emozionale allorché l’energia emozionale non viene sprecata da altre invadenti risorse, quelle del piano intellettivo, ad esempio. In altre parole, la poesia si enuclea dalla fonte ove l’acqua è incontaminata, “luogo-non luogo” in cui il verbo si tinge, perennemente, di “inesplicabile”. Emozionalmente, acclariamo che Alan, con l’apporto dei descritti, sublimi versi, vuole significare che l’amore per la propria donna, quando di Amore Vero si tratti, è di tale eccelso stadio che il partner maschile, umilmente, si sente a priori incapace di elevarsi al grado dei vertici di Sentimento che, momento per momento, esperimenta … fino al punto che vorrebbe, anche per un attimo, estraniarsi dalla carne debole, per accedere ad una divina dimensione del Sentimento stesso che ogni cosa travalica … se non fosse di dubitarne, di ritenersi vano esecutore, pur volendolo (“...e vorrei...). Rammenta la condizione dell’eremita in raccoglimento che, per Fede, rivolge la preghiera al Dio Non Visibile, al quale, ciononostante, sacrifica tutto il suo essere.

In quanto tale, non limitato dal vizio, unicamente nell’idealistica accezione, il volere trascende il testo che fisicamente è “fatalmente” pronunciato. La parola cantata, in questo incredibile brano progressivo-romantico, selezionato da Battiato nel suo LP “Fleurs 3”(LP – 2015 Sony Music) riesce ad estraniarsi dal tradimento, dal peccato, che andrebbero, inevitabilmente, ad infangare il “Cuore”, pur per brevi istanti. Lungi dal soverchiare o appesantire il concetto, ritengo che la conseguenza insita nella debolezza della carne sia corrispondente al grado di coscienza, raggiunto da “Qualcuno” sul triste pianeta in cui viviamo. Ora, se l’assunto appena narrato è verità, sono pronto a dichiarare che la musica di per se amplifica il testo in essa inglobato, in quanto totalmente “pervasiva” (produce effetti su anima e corpo). E la musica progressiva, in particolare, tale quella di “Le tue radici”, per le sue proprie tipologie di espressione, “estremizzata” non soltanto dalla tecnica, fa presto a sublimare qualsivoglia “senso letterale e non”. Che dire? Trattasi probabilmente di alcuni barlumi, rapidissimi, di “risveglio della coscienza”, imbastito nell’assetto poetico-musicale, “che va ad incomparabilmente illuminare”, avvicinando a Verità che non sono alla normale portata (infelice) del “quotidiano”, proprio come accadde nel brano prog “Collina”.

CONCLUSIONI SULL’<ALTRO NASCOSTO>

Per quanto più sopra abbia tentato di spiegare, concluderei con il raccontare il mio personale rapporto tra letteratura e musica, nel senso che posso tranquillamente affermare, sul versante della mia esperienza, d’esser stato naturalmente incanalato proprio dalla Prog Music verso i lidi dell’Esoterismo. A dire il vero, l’opera di avvicinamento di me medesimo alle Verità Esoteriche è stata poi completata dalla Musica Minimalista Americana, specialmente di Terry Riley (dalla Biennale Musica di Venezia 1976 in poi) che, per via delle vibrazioni immesse nel “circolo della mia atmosfera”, ha sorprendentemente contribuito a dilatare in me “il circolo del riscontro libero al suono puro”. Tutto questo miracolo, nel tempo, è stato determinante per comprendere, parallelamente, l’essenziale “ruolo rivelatore” di Battiato nella mia esistenza. Il percorso, conseguentemente, si è snocciolato, sempre in piena sintonia con la musica e gli autori sopra indicati, in uno stato di reiterato scambio, evolutivo in primis, tra le onde sonore che persisto ad assorbire, in parallelo a quelle ideali Verità esposte nei testi esoterici, che, ho alla fine realizzato, fanno sinceramente crescere sul piano umano, soggettivo e oggettivo. È così che la piega della vita, riservatami, si è attestata su teorie diametralmente opposte al concetto di “Stato bidet”, istituito essenzialmente sulla “Situazione di NON ritorno”, emblema di una corruzione da cui siamo attorniati, volenti o nolenti, e che, oramai insostenibile, fa, nel quotidiano e del quotidiano, la travolgente Valanga nera, per causa di corruttori meschini e abietti.
 
È una “religione civile” di opposizione a tale concetto il mio Credo!!!

Ecco le ragioni che mi inducono a condurre l’essere in cui sono concentrato, e a capacitarmi di esserne sempre più convinto, sul valore assoluto della Prog Music come “Suono nascosto”, “Pulito”, “Intatto”, “Esoterico”, fondamentale “Ancora di salvezza”, o, se più vi garba, “Arca di Noè” nel sistema in perdizione in pieno corso di svolgimento. Per quanto pessimo possa essere o apparirci il disastroso mondo che ci circonda, ritengo che i fenomeni dilaganti della guerra in atto e della corruzione inarrestabile, siano indici tangibili della prossima “fine del mondo” di cui si parla sempre più di frequente, mondo che, sicuramente, risorgerà dalle sue proprie ceneri, per oltrepassare la funesta fase individuata col binomio “Kali Yuga”. Si coglie occasione per vivamente consigliare, a tal proposito, oltre all’ “assorbimento integrale” di “Collina” de I Vermi, l’ascolto del pezzo, forse sfuggito a molti, “Auto-Motion” di Giusto Pio (45 giri EMI 1984), nonché, in matematica sintonia, la lettura del libro-profezia “La crisi del mondo moderno” - Edizione 2015 - di Renè Guenon, il Tutto a proficuo vantaggio di quella Cultura apparentemente dimenticata … insomma dell’ALTRO NASCOSTO al quale, come a un Concerto del Maestro Franco Battiato, dovrà ogni volta farsi convenientemente riferimento per un Salubre Respiro Rigenerante.    PIO DE BELLIS


 
Ringraziamo infine il gentile staff della Cosmorecord, meritevole etichetta che ha confezionato una perfetta ristampa del singolo de I Vermi. A loro dobbiamo la foto soprastante, che "riguarda la ristampa del 2015, che è scrupolosamente identica in ogni minimo particolare all'originale e si differenzia SOLO per i vari inserti con foto, storia del gruppo e dati tecnici". Unico distributore (e produttore) della ristampa in questione è la piccola e benemerita etichetta Cosmorecord, alla quale potete rivolgervi direttamente per stringere questo gioiellino tra le vostre mani, indirizzando una mail a cosmorecord@libero.it

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