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venerdì 30 maggio 2025

Paolo Sereno - Da Margherita di Savoia all'eccellenza fingerstyle (2004-2023) - part 2 (special post by Giudas)

 

Dopo una breve parentesi, eccoci giunti alla seconda e ultima parte del "super post" realizzato dal nostro amico Giudas. Ci eravamo fermati al 2009 con la pubblicazione di "The Movie Concert". Ma la storia non finisce qui. Lasciamo che sia Giudas ad illustrarci il resto.

Passano un bel po’ di anni e di esperienza accumulata. Ed esce, a dieci anni di distanza dal precedente, il suo terzo lavoro.

Con la chitarra (2019)


TRACKLIST:

01. Xmas Song - 4:21
02. Zigadezua - 4:21 
03. One for Marcel - 4:01 
04. U-Friends - 3:42 
05. Kikko - 3:27 
06. Serenata Genovese - 3:29 
07. July - 4:48


Anche in questo album, che riassume gli sviluppi tecnici nel frattempo accumulati, si predilige la chitarra in solitaria in modalità fingerstyle. Ma è col lavoro successivo, “Vulcano”, che l’anatroccolo diventerà finalmente cigno. 

Vulcano! (2019) 


TRACKLIST:

01. Nottetempo - 5:42
02. Vulcano! - 5:17 
03. Prayer - 3:11 
04. Vele di Settembre - 4:39 
05. Danza bianca - 5:26 
06. Seven secrets - 4:06 
07. Mermaid's Waltz - 3:48 
'8. Joshua - 3:24 
09. Ant-one - 5:06 
10. Reds - 4:02



I brani sono molto più maturi e in alcune parti si abbandona l’uso solitario della chitarra in favore di una orchestrazione polistrumentale come nel caso di “Reds”, l’ultimo brano che, per quel poco che può valere la mia opinione, vale da solo l’intero CD. Da qui in poi iniziano le collaborazioni, che sfociano con “Umanitaria”

Umanitaria (acoustic) - con Marco Messina (EP, 2023)


TRACKLIST:

01.This War (acoustic) - 2:03
02. Why (acoustic) - 3:45 
03. Winter Pond (acoustic) - 0:47 
04. Umanitaria (acoustic) - 3:19


Questo ultimo lavoro, un breve EP, vede Paolo Sereno collaborare con Marco Messina in quattro brani in tutto, molto ben sviluppati.

SEZIONE FINALE: INEDITI AUDIO E VIDEO

Durante il concerto di Margherita di Savoia sono stati suonati alcuni brani di cui non ho trovato alcun riferimento nella sua discografia (ad esempio “Falangi”). Ho ricontattato Paolo chiedendogli chiarimenti e, lasciando la parola a lui “Falangi non ha incisioni, alcuni video sono sulla mia pagina YouTube - è un brano nella moda "visual" che ha preso tantissimo piede a partire dalla fine degli anni 90 - è un brano che all'ascolto non può far intendere il gesto virtuosistico del suonare due strumenti contemporaneamente e che invece è particolarmente eccitante veder suonare dal vivo; stessa cosa con il brano "This War" dove suono la chitarra con le dita e l'arco del violino modificato - là è stato Marco Messina a insistere che lo inserissi nel nostro CD”.


A questo punto è iniziata la caccia ai brani visual (non sapevo che esistesse questa sotto-sotto categoria musicale) – ne ho raccolti alcuni, molti dei quali sono cover (drasticamente reinterpretate) di altri brani.
Dei brani visual originali vi allego sia il brano audio che il video (andateli a vedere, è una esperienza). Delle cover vi allego sia il brano in fingerstyle che quello originale. Di fatto ne propongo due. Il primo è proprio “Falangi”, sia in versione audio che video (registrato durante una esibizione teatrale – guardatelo che è uno spettacolo!). Il secondo è una cover di “Forbidden Colours” (conosciutissimo) del purtroppo prematuramente scomparso Ryuichi Sakamoto, di cui vi allego anche l’originale.


Una menzione a parte merita il brano “Falangi” per la storia che c’è dietro e che Paolo ha voluto farci sapere. In prima battuta il brano prende il titolo da un suo amico bolognese, Federico Falangi, persona quanto meno originale, che una volta ha deciso di fare Bologna – Marrakesh in auto, usando però una Citroen Dyane 2CV. Più che un auto, un dinosauro, vista l’epoca da cui proviene. Neanche Paolo sa quante volte questa macchina si sia fermata durante il percorso, ma una volta si fermò in pieno deserto (benzina finita !!!). Con molta fortuna il Falangi trova un distributore e, quando si avvicina, scopre che il titolare dell’esercizio – un giovanotto – stava suonando delle percussioni usando solo le dita (ironia della sorte le falangi, appunto). Al rientro in Italia racconta l’avventura all’amico Paolo, che ne trae ispirazione per una sua composizione. E il brano composto da Paolo infatti è particolarmente percussivo proprio per l’uso, sulla cassa della chitarra, delle falangi (quelle sue stavolta) … ! Tre coincidenze in un solo brano …


Per pura curiosità personale ho voluto fare un esperimento che ha coinvolto alcuni amici “ottimi conoscitori di musica secondo loro”. Agli stessi ho fatto ascoltare alcuni brani di Paolo Sereno (senza dare ovviamente alcuna informazione) invitandoli a dirmi quanti musicisti suonassero in quel momento a loro giudizio. La risposta è stata invariabilmente tra i tre ed i quattro. Quando poi giravo lo schermo del portatile per far loro vedere il live da cui era tratto il brano beh … l’espressione diventava davvero diversa. Ed incredula…Come molta musica di nicchia – e questa lo è – il primo ascolto lascia sostanzialmente indifferenti. Un successivo ascolto consente di entrare meglio nelle atmosfere armoniche e di apprezzarne maggiormente i contenuti. E’ sempre così. Inutile dire che, se volete approfondire, trovate in rete molto altro materiale soprattutto video.

Questo artista mi era completamente sconosciuto e l’averlo ascoltato è risultata una gradevole sorpresa. Non so se invece fosse già noto agli amici della Stratosfera – fatemi sapere se ero l’unico scemo a non conoscerlo o se invece sono stato sino ad ora in buona e affollata compagnia.
Da parte mia, come sempre, il solito e sincero abbraccio musicale – Vostro Giudas


LINK Con la chitarra (2019)
LINK Vulcano (2019)
LINK Umanitaria (2023)
LINK Inediti audio-video

Post by Giudas (with the help of George)

martedì 27 maggio 2025

Paolo Sereno - Da Margherita di Savoia all'eccellenza fingerstyle (2004-2023) - part 1 (special post by Giudas)

 

BREVE PREMESSA BY GEORGE

Il nostro amico e storico collaboratore Giudas non finisce mai di stupirci, sempre alla ricerca di musicisti e gruppi quasi sempre poco conosciuti ma meritevoli di grande attenzione. Questa volta, per tutti gli appassionati del bel suono della chitarra acustica, suonata con la tecnica del fingerstyle, abbiamo un protagonista di eccellenza, Paolo Sereno, con la sua intera discografia. Per questa ragione dividerò il post, piuttosto corposo, in due parti, giusto per non "rimpinzare" troppo gli amici della Stratosfera e dar loro il tempo di assimilare i lavori qui proposti un po' per volta. Come sempre Giudas ha curato il post anche sotto il profilo dei testi. Mi permetto solo di fornire il mio piccolo contributo proponendo una stringata biografia del musicista in questione. 


BIOGRAFIA DI PAOLO SERENO
    (dal sito "villaggio globale"))

Definito da Don Ross “Italy’s grooviest guitar player!” Paolo Sereno è stato scoperto da Marcel Dadi nel 1996 e nel corso degli anni si è esibito con Michael Manring, lo stesso Don Ross, Jackie Perkins, William Ackerman, Antoine Dufour, Andrea Costa dei Quintorigo e jazzisti come Stefano Fariselli e Leo Gadaleta. La chitarra viene suonata nella sua interezza e utilizzata anche in modo percussivo al fine di racchiudere in un unico arrangiamento la melodia, l’accompagnamento armonico e il set percussivo con risultati di alto livello stilistico e di coinvolgimento emotivo della platea. Nel 2017 si esibisce in 5 diverse date in Colombia, ospite del Festival Internazionale di chitarra di Cartagena de Indias e a Bogotà ospite della Universidad de Los Andes. Nel 2003 Paolo ha vinto il Primo Posto del NEW ACOUSTIC SOUNDS di Sarzana (SP) nell'ambito del Festival Internazionale di Chitarra Acustica quale miglior autore e performer di brani originali per chitarra. 


Dal 2011 al 2014 si esibisce all’estero, invitato due volte consecutive al Festival di Shanghai, quindi compie un tour di dieci concerti in Olanda e suona al Festival di chitarra classica di Banja Luka. Viene invitato in Austria da Thomas Leeb per le masterclass austriache e compie un tour di un mese in Asia esibendosi per la seconda volta a Singapore e poi ancora a Pechino, Xian, Hong Kong e Kuala Lumpur.
Ed ora la parola passa all'amico Giudas

POST BY GIUDAS

A Margherita di Savoia (NDR - comune in provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia) esiste una associazione “Amici della Musica” che, come ho scoperto di recente, funziona come una vera e propria macchina da guerra. Trattasi veramente di persone comuni, unite da una comune passione per la musica, di ogni genere e tipo. A parte la passione musicale non hanno altri mezzi: per dire, tengono i concerti in una sala parrocchiale che viene loro amichevolmente concessa, la cui capienza a stento raggiunge i cento posti, e le sedie sono quelle di plastica che si usano negli stabilimenti balneari, ma il vantaggio è che i concerti hanno sempre un sapore molto intimo, oserei dire a conduzione familiare…
Sono tenaci e testardi e riescono ad invitare e a far suonare delle vere e proprie eccellenze musicali, spesso di fama nazionale o mondiale, ma sconosciute ai più. Questa ultima cosa, oramai lo avrete capito, è per me un richiamo irresistibile visto che mi piace conoscere cose che ancora non conosco. Se a questo aggiungete che uno dei più attivi soci è da trent’anni un mio amico che mi avvisa periodicamente sulla loro programmazione musicale, allora il gioco è fatto.


Ciro Zeno, l’amico di cui sopra, è un ingegnere specializzato in saline (ricordo ai più che Margherita di Savoia è sede della più grande salina di Europa) ed è anche un raffinato chitarrista amatoriale. Quando Ciro Zeno mi invita a partecipare ad un concerto di Paolo Sereno, mi viene spontaneo chiedergli: “e chi diamine è ?” Oggi so che è uno dei più validi chitarristi italiani di fingerstyle , ma allora non sapevo neanche che esistesse (per la cronaca, al momento non ho proprio detto “diamine”, ma lascio a voi la gioia di risolvere il mistero linguistico…). Un rapido accesso ad internet mi fa scoprire che razza di mostro musicale sia Paolo Sereno e per uno come me che si pregia di avere una cultura musicale vasta, questa mancata conoscenza è una macchia da eliminare quanto prima.


Ovviamente chiedo a Ciro Zeno di farmi da gancio con Paolo Sereno e scopro che il problema semplicemente non esiste in quanto non solo Paolo Sereno è di Margherita di Savoia come Ciro Zeno (anche se ora vive a Fidenza) ma i due si conoscono da una vita in quanto i rispettivi padri lavoravano insieme presso la Salina e le famiglie si frequentavano – hanno di fatto iniziato insieme a suonare. Dopo di che Paolo Sereno ha fatto della musica la propria vita, mentre Ciro Zeno ha scelto altre strade – insomma, meglio di così … 
Le informazioni che seguono sono il frutto delle ricerche su internet e delle informazioni avute direttamente dall’amico Ciro Zeno e da Paolo Sereno, che non ho mancato di conoscere ed intervistare a concerto finito (purtroppo uno scappa-e-fuggi di pochi minuti). Gli ho presentato la Stratosfera al meglio delle mie capacità ed ho ottenuto piena e completa licenza di pubblicare tutto il suo materiale discografico  e, se tanto mi dà tanto, abbiamo da oggi un nuovo seguace del blog.  L’esserci scambiati i rispettivi recapiti telefonici e mail ha reso questo post più completo in quanto il contatto diretto mi ha reso possibile colmare alcune lacune.


Attualmente la discografia di Paolo Sereno si compone dei seguenti lavori:

1 - Fingerstyle & Fingercussion Guitar Method (2004)
2 - The Movie Concert (2009)
3 – Con la chitarra (2019)
4– Vulcano (2019)
5 – Umanitaria (acoustic)  EP (con Marco Messina) (2023)

Fingerstyle & Fingercussion Guitar Method (2004)


TRACKLIST:

01. First beats with E bass - 1:20
02. E on second string & A major scale in fingercussion - 1:05
03. Fingercussion melody and first chord progression - 0:53 
04. Exercises 3 and 5 - 0:37
05. Swingin agogo and first blues triplets - 1:02 
06. Melodic and rhythmic formulas ex from 7 to 9 - 1:07 
07. Exercises 10 and 14 old & new - 0:45 
08. Exercises 11 and 13 E minor sixths and walk in Ebmaj - 0:32 
09. E min jazz & blues and fingercussion melody with bass - 1:03 
10. Study 2 Cubanini - 1:10 
11. Study 5 Song For Waldo - 0:56 
12. Fingercussion Studies 1 and 3 - 1:10


Il primo album è semplicemente un metodo per chitarra che, attraverso una serie di esercizi via via più complessi, insegna al chitarrista i primi rudimenti del fingerstyle. Un consiglio: ascoltatelo solo se siete chitarristi convinti e volete imparare la tecnica, altrimenti passate oltre – l’ascolto fine a se stesso potrebbe risultare di una noia mortale (per quanto gli ultimi brani sono piacevoli anche al solo ascolto).
Gli stessi titoli indicano palesemente la loro funzione di eserciziario: L’ho inserito in questo post perché io sono un inguaribile completista, perché anche qualcuno di voi potrebbe esserlo, e perché rappresenta comunque l’esordio discografico di questo artista, il quale, proprio l’anno precedente (2003) ottiene il riconoscimento ed il premio come miglior chitarrista italiano emergente. Col tempo (e si sente!) è nel frattempo emerso del tutto.


D’altro canto, se sentire la musica suonata da Paolo Sereno è una esperienza musicale fantastica, andare ad un suo concerto è irrinunciabile – non solo è un buon affabulatore, dotato di un senso dell’humor che rende sempre gradevole qualunque esibizione, ma “vedere” il modo in cui suona vale da solo il biglietto.
E qua, per i non musicisti (ma anche per i musicisti meno smaliziati) occorre spiegare brevemente cosa è il “fingerstyle” ed il “fingercussion”. Un esempio calzante sono i brani per sola chitarra acustica che Steve Howe (il chitarrista degli Yes) propone da decenni nei suoi concerti. La chitarra suonata è una ma, se chiudete gli occhi, vi sembra che ce ne siano due o tre. A questo aggiungete, in contemporanea, che le dita battono anche ritmicamente sul legno della chitarra a mo’ di percussione. Questo, in sintesi, è il fingerstyle e il fingercussion (più tecnicamente diremo che è una evoluzione del finger-picking).

The Movie Concert (2009)


TRACKLIST:

01. Mission Impossible - 2:16
02. Cheek to Cheek - 3:28 
03. Nuovo Cinema Paradiso - 4:08 
04. Last Train Home - 3:26 
05. Peter Guinn Theme - 2:34 
06. La vita è bella - 3:11 
07. Forbidden Colours - 4:32 
08. Prayer - 3:12 
09. Vele di Settembre - 4:42 
10. Danza Bianca - 5:26 


Un secondo lavoro, “The Movie Concert”, che di fatto è il primo vero e proprio lavoro musicale originale, prende piede nel 2009 – i brani prediligono ancora la chitarra in solitaria ma vi è già un primo accenno, in un paio di essi, ad una concertazione accompagnata da altri strumenti. Le composizioni, ancora un po’ timide, iniziano a prendere forma compiuta. Molti brani sono cover rifatte in modalità fingerstyle. La sequenza dei brani “Prayer” “Vele di Settembre” e “Danza Bianca” rappresenta una trilogia che, come mi è stato spiegato da Paolo Sereno, riporta alle usanze delle città costiere pugliesi di oltre un secolo fa, in particolare del Salento, ove gli uomini andavano per mare con assenze anche di oltre una settimana (sperando di rientrare con tanto pesce pescato) mentre le donne rimanevano a casa ad accudire alla stessa ed ai bambini.


In “Prayer” gli uomini partono verso il largo mentre le donne restano a pregare per l’incolumità degli stessi. In “Vele di Settembre” (che lo stesso Paolo fa notare sia stato scritto in Gennaio) si respira l’atmosfera delle barche lanciate al largo sospinte dai venti. In “Danza Bianca” le barche rientrano e tutto il paese fà festa con canti e balli – il titolo è un arguto doppio senso, in quanto, dopo una settimana e oltre di assenza degli uomini, la danza bianca rappresenta sia i festeggiamenti del paese tutto, che quelli, più privati e sotto le lenzuola, delle coppie che si ritrovano.


E qui si conclude la prima parte dello speciale dedicato a Paolo Sereno. Nella seconda presenteremo gli ultimo tre lavori, quelli più recenti, dal 2019 al 2023. Per il momento, oltre a ringraziare Giudas, vi auguro buon ascolto.

LINK Fingerstyle & Fingercussion Guitar Method (2004)
LINK The Movie Concert (2009)

Post by Giudas (with a little help by George)

giovedì 2 maggio 2024

Tavernanova: musica, tradizione, dialetto (1994-2012) - special post by Giudas (part I)


BREVE PREMESSA by GEORGE
Periodicamente l'amico e collaboratore Giudas ci propone delle vere e proprie delizie, frutto di lunghi lavori di ricerca, interviste incluse. Grazie Giudas per questi preziosi contributi. Questa volta i protagonisti sono i musicisti di un gruppo di world music (mi permetto di collocarlo in questa categoria), i Tavernanova, autori (al momento) di tre album pubblicati in un arco temporale che va dal 1994 al 2012. Il post sarà suddiviso in due parti: la prima con i primi due album del 1994 e 1996, la seconda con l'ultimi CD del 2012. Le immagini qui presenti le ho tratte dalla pagina Fb del gruppo. E ora la parola passa a Giudas.

BIOGRAFIA E RECENSIONI by Giudas
Questo gruppo non è affatto sconosciuto ed infatti vi sono un sacco di notizie in rete – ma come è mia abitudine lascio a chi fosse interessato il gusto dell’approfondimento, riservandomi il privilegio di contattare alla fonte i protagonisti per cavare da loro tutte le informazioni possibili. Ma vediamo come ci arrivo. Nei primi anni duemila giunge nella mia scuola un tizio di Corato – 30 km dalla mia città -  insegnante di inglese, col quale inizio ad avere i primi scambi di vedute – scopro che è anche un chitarrista e che ha un gruppo musicale con cui suona. E fanno musica interessante. Lui era, ed è, Aldo De Palma, il chitarrista storico dei TAVERNANOVA, gruppo di cui non avevo all’epoca alcuna cognizione. Mi fa dono dei due CD sino ad allora prodotti dal gruppo (“Tavernanova” e “Matengue”) - ringrazio e la cosa finisce lì – l’anno dopo si trasferisce ad altra sede – all’epoca non conoscevo la Stratosfera e così ciao ciao ..


Un paio di anni fa mi ritornano sotto gli occhi i due CD (ennesima sistemazione dello studio – ogni tanto affiora qualcosa …) – ma adesso esiste la Stratosfera ed il prodotto è molto interessante. Quindi ricontatto Aldo De Palma e gli spiego brevemente cosa mi serve per fare un buon post – lo trovo addirittura entusiasta – Corato dista pochi chilometri dalla mia città -  e quindi … si parte ! Anche Aldo De Palma è sfuggente come tutti gli artisti di mia conoscenza – ogni volta che fisso un appuntamento c’è qualcosa che non va e si rinvia – ci metto due anni ma finalmente a gennaio di questo anno ci ritroviamo a parlare, dopo un bel po’ di tempo. 


I TAVERNANOVA, si costituiscono negli anni 90. Il nome deriva da una contrada in agro di Corato –scopro che è anche il nome di una frazione del Comune di Casalnuovo di Napoli (che comunque nulla ha a che vedere con loro). Ad oggi hanno realizzato tre album (un quarto lo stanno facendo in questi mesi) prendendosi tutto il tempo necessario e senza alcuna fretta. Il loro segreto è che fanno musica veramente per puro piacere, avendo ciascuno di loro un lavoro che si tengono stretto, e quindi non sono oberati da tour, promozioni, ansia da pubblico, eccetera. La prima formazione è la seguente (in parentesi il lavoro che di fatto svolgono quando non fanno i Tavernanova):

Luigi DI ZANNI – voce (ragioniere in pensione)
Francesco QUATELA – voce (docente di Italiano)
Rosita RANALDO – voce (farmacista, residente a Roma)
Rino MAZZILLI – pianoforte (avvocato)
Aldo DE PALMA – chitarra classica (docente di inglese al liceo)
Pierluigi BALDUCCI – basso elettrico (insegnante di basso al Conservatorio)
Mario ARBORE – batteria (imprenditore)
Cesare PASTANELLA – percussioni (percussionista professionista)


Solo Balducci e Pastanella fanno musica per professione. Pastanella ha spesso e volentieri lavorato con gente del calibro di Toquinho, Antonella Ruggero, Roberto Ottaviano. Gli altri provengono dal mondo classico (De Palma) o jazzistico (Mazzilli) ed è proprio la mescolanza di questi due sistemi, spesso agli antipodi, che determina la cifra della loro particolare musica. All’epoca era un gruppo di venti-venticinquenni appassionati di musica; solo Di Zanni superava la quarantina riservandosi la funzione di “saggio” del gruppo". La passione comune converge quindi verso la musica etnica, con uno sguardo alle tradizioni del passato, ma mantenendo la barra dritta sul moderno – dobbiamo riconoscere che gente come la Nuova Compagnia di Canto Popolare, il Canzoniere del Lazio, Antonio Infantino e i Musicanova di Eugenio Bennato hanno decisamente spianato la strada a tutti gli altri e fornito nuovi obiettivi musicali per tanta gente. I TAVERNANOVA si inseriscono in questo solco e iniziano ad essere riconosciuti come appartenenti ai maestri del genere. 


A dirla tutta chiedo ad Aldo De Palma il motivo di questa scelta. Mi risponde candidamente che il cantante che avevano all’epoca, pur decisamente in gamba, non aveva il canto in italiano nelle sue corde, avendo molta più familiarità col dialetto, visto anche il possesso di una pesante inflessione, e quindi ci si è spostati in questa direzione. Mi ricordo che sono scoppiato a ridere: mai avrei immaginato una spiegazione simile… Eppure la cosa funziona e funziona molto bene. Si giunge così alla realizzazione del primo album nel 1994.

Tavernanova - Tavernanova (1994)


TRACKLIST:

01. Cuevas - 1:35
02. Toria Patoria - 3:26 
93. La pettinatrice - 4:24 
04. Filastrocca - 6:38 
05. Proverbi - 4:15 
06. Fuscia Demonia - 7:07 
07. Matalena - 4:12 
08. Ciaula d’Ore - 3:44 
09. Mallett’ America - 5:37 
10. Mitte u Agghie - 4:00 
11. U Guvern - 3:17 
12. Ninna Vola - 3:55 
13. Peppì Peppì - 6:08 
14. Titt Titt - 0:32 


FORMAZIONE:

Luigi Di Zanni - voce
Francesco Quatela - voce
Rosita Ranaldo - voce
Rino Mazzilli - piano, tastiere
Aldo Di Palma - chitarra classica
Pierluigi Balducci - basso
Mario Arbore - batteria
Cesare Pastanella - percussioni


L’ispirazione del primo lavoro proviene da un libro di Cataldo Bucci, scrittore coratino che aveva pubblicato proverbi e filastrocche locali, in vernacolo, di autori anonimi. E’ bastato saccheggiare quelle più belle per realizzare l’album (solo il primo brano è interamente strumentale) – la musica è venuta fuori spontaneamente. Si può quindi dire che i testi di questo album sono di fatto anonimi, seppure per il tramite di Bucci. I brani e gli arrangiamenti sono accreditati all’intero gruppo, senza distinzioni particolari. Va anche detto che se i gruppi etnici campani e salentini, forse un po’ più conosciuti, virano ovviamente su tarantelle e musiche molto briose, qui si pone lo sguardo sulla Puglia Murgiana che offre spunti molto diversi ed a volte i brani non scorrono proprio lisci – insomma occorre applicarsi nel loro ascolto. I testi sono riportati nel libretto del CD, ma purtroppo mancano le traduzioni in italiano. Pertanto ho preferito comunque fornirvi una traduzione di massima (a distanze superiori ai 50 km da Corato ho forti dubbi che gli utenti della Stratosfera possano apprezzare i dettagli linguistici …). E per la verità persino io ho trovato tante parole e locuzioni a me sconosciute (eppure sono appena 30 km di distanza). Sono passato in modalità “Google Traduttore” e ho passato al setaccio linguistico ogni singolo brano. Ed è stato un bene perché in questo modo persino io ho potuto apprezzare i contenuti dei singoli brani. Un esempio per tutti: il brano “U Guvern” (Il governo) è permeato da una rara ironia dissacrante, e ricorda tanto lo schema della Fiera dell’Est di Branduardi. Con la differenza che questa filastrocca è di due secoli orsono…


Consiglio di andarveli a leggere – ne trarrete sicuramente un arricchimento culturale gratificante, da quelle più drammatiche a quelle decisamente più birichine con parecchi doppi sensi. Devo però per questo ringraziare Natalino Cantatore, mio collega di scuola, che si è improvvisamente trovato privato dei suoi panni di docente di matematica e fisica per vestire quelli di traduttore – lui che proviene direttamente da quell’area – un paio di volte l’ho quasi coartato per terminare in tempo utile le traduzioni. Eppure anche lui (non propriamente coratino) ha trovato diverse difficoltà, che sono riuscito a superare quando a un certo punto mi sono ricordato che il marito di mia sorella, Rocco, è di origine coratina … e tutti i tasselli sono andati al loro posto !! (NDR - i file con le traduzioni sono raccolti in una cartella con link dedicato che troverete al fondo di questo post). 
Il CD è quasi autoprodotto ma desta i primi interessi, Di loro si “accorge” Paolo Dossena, non certo l’ultimo arrivato visto che, tanto per dire, è uno degli autori di “Pazza Idea” cantata da Patty Pravo e di un mare di altri successi musicali. Dossena inizia a produrli e a promuoverli. Vengono così i vari tour che li fanno conoscere ed apprezzare sul territorio nazionale. Il tutto, lo ricordo, senza particolare fretta e nel rispetto del lavoro che ognuno svolge in proprio. 


Si arriva al 1996 e, con la realizzazione di “Matengue”, il gruppo viene finalmente notato e proiettato alla ribalta nazionale ed internazionale. Alcuni brani iniziano ad entrare in raccolte nazionali di vario tipo fra le quali si evidenzia quella della rivista "Il Manifesto", “Canti Sudati”, in cui spicca un loro pezzo. Iniziano a fioccare i premi ed i riconoscimenti più vari: un loro brano viene scelto come tema conduttore di un film francese. Radio Deejaj, MTV, e il quotidiano La Repubblica iniziano di fatto a promuoverli. 

Tavernanova - Matengue (1996)


TRACKLIST:

91, Fiure de Pagghjie (fiore di paglia) - 3:28
02. Traine (carretto) - 5:09
03. Ghiacce e Carvune (ghiaccio e carbone) - 2:53
04. Ngè Ngè - 3:44
05. Ninnella - 4:46
06. Matengue - 4:33
07. Ghiomere - 4:51
08 Vene Carnevale - 3:44
09. Ninna Nanna - 3:01
10. Sciette e Bum! - 4:11
11. Forco - 5:49


FORMAZIONE:

Luigi Di Zanni - voce
Rosita Ranaldo - voce
Rino Mazzilli - fisarmonica, tastiere e programmazione
Aldo De Palma - chitarra
Pierluigi Balducci - basso
Cesare Pastanella - batteria, darbouka, congas, djembe, percussioni



I testi, questa volta originali, sono di Quatela e le musiche di Mazzilli e De Palma. In questo album, finalmente , sono stampate anche le traduzioni in italiano (riportate qui sotto). Chiedo a De Palma se qualche brano ha un qualche significato particolare. Mi dice che “Sciette e bum” si rifà ad una vecchia filastrocca (ecco il punto di unione col primo lavoro). Ma la sorpresa viene quando mi parla di “Ghiacce e carvune” (ghiaccio e carbone) che si rifà a vecchie storie familiari di nonni e bisnonni delle famiglie degli autori, gente tra i tanti emigranti in America di inizio ‘900 che erano infatti spesso addetti al taglio del ghiaccio e del carbone. Giuro che non sapevo che moltissimi emigrati svolgessero questa mansione – il ghiaccio per esempio veniva usato all’epoca per i sistemi di condizionamento dei primi grattacieli. E adesso venitemi a dire che non è vero che la musica veicoli cultura … !





 A questo punto vi è una lunga pausa sino al 2012 e ce la prendiamo anche noi, sospendendo il post con questi primi due album. Nella seconda parte vedremo il loro terzo CD, “il sorpasso”, con la svolta in italiano e il cambio di cantante, Se il gruppo mi autorizzerà, in un post successivo vedremo anche il lavoro che stanno finendo di registrare in questi primi mesi del 2024. 
NOTA A MARGINE – sino ad ora ho scavato solo tra gli artisti di Barletta (la mia città), Trani e Bisceglie. Con i Tavernanova inauguriamo, dal punto di vista musicale, una nuova “piazza di spaccio”, Corato, cittadina di 50mila abitanti ma che promette di essere musicalmente frizzantina. De Palma, il chitarrista, mi ha fornito una serie di contatti: spero che diano frutti. Vedremo.
Da parte mia, come sempre, il solito abbraccio musicale.
Vostro Giudas


LINK Tavernanova (1994)
LINK con traduzione testi 
LINK Matengue (1996)

Post by George - Music & Words by Giudas

giovedì 28 dicembre 2023

Serie "Just One Record": Solo - 2014 - Indrid Cold

 

TRACKLIST:

01. Risposte - 4:18
02. Se tu non sei - 3:24
03. 96 - 3:33
04. Il mio modo disordinato di crescere - 4:25
05. Non crollo - 3:47
06. Endy - 3:19


FORMAZIONE:

Francesco Grande - voce, chitarra elettrica
Nicola Novello - chitarra elettrica
Fabrizio Pellegrino - basso
Francesco Dettole - batteria, sequenze


PREMESSA E CONSIDERAZIONI DI FINE ANNO by George

Cari amici, eccoci giunti al termine di un altro anno. Non accenno nemmeno a quanto  accaduto in questo 2023: lasciamo spazio a giornali, Tv e social per realizzare il solito resoconto dei principali accadimenti. Non è questa la sede. Mi limito semplicemente a ricordarvi che la Stratosfera compie 12 anni, non è poco, e pare godere, anzi gode, di buona salute.  Questo ritengo che sia dovuto da un lato dall'abbondanza di materiale a disposizione e dall'altro dalla scelta, definiamola editoriale, di differenziare "il prodotto", proponendo i generi musicali - sempre Made in Italy con l'eccezione degli Historic Concert  - più disparati (prog, rock, jazz, blues, elettronica, country cantautorale e altri ancora, per non parlare delle rarità), Cercando di andare incontro ai diversi palati abbiamo raccolto e consolidato un pubblico numeroso, che ci segue con costanza e - spero - con affetto, non solo dall'Italia, ma anche dall'estero. 


Due anni fa, se vi ricordate, in occasione del decennale della fondazione del blog, avevo fornito qualche cifra. Vorrei aggiornarne una, in particolare: due anni fa le visualizzazioni complessive superavano di poco la cifra di 5.200.00. Oggi, nel momento in cui scrivo, si attestano su 6.288.083 (ovvero una crescita di oltre un milione in due anni). Sono numeri ragguardevoli che fanno piacere e che ci stimolano a proseguire nel percorso fin qui intrapreso. Al primo posto nelle visualizzazioni (e relativi download) si colloca l'Italia seguita (attenzione!!) da Hong Kong, Singapore e Stati Uniti. Quindi Giappone, Corea del Sud, Portogallo, Germania e Francia. Seguono altri Paesi con numeri minori. A quanto pare i Paesi del lontano Oriente seguono con attenzione e sicuramente apprezzano la musica italiana nella sue diverse sfumature. Il numero totale di post, ad oggi, è di 1933, ciò significa che in breve arriveremo a quota 2000. La Stratosfera si connota sempre più, lasciatemelo dire con una punta di orgoglio, come uno dei siti più longevi e più seguiti, una vera e propria enciclopedia mediatica della storia della musica italiana (quella di alto livello, ovviamente) dagli anni '60 ad oggi. 


Il merito, inutile dirlo, va a tutti voi, al grande team della Stratosfera: senza i vostri suggerimenti, le vostre proposte e i file musicali inviati, farei molta più fatica a "tirare avanti" e non saremo sicuramente a questi livelli. Per quanto mi riguarda, cerco di fare il possibile per realizzare i post che, credetemi, non si costruiscono in pochi minuti. Quindi perdonatemi per i ritardi e per la perdita (ahimé) di qualche file nel marasma del materiale contenuto dei miei numerosi hard disk. 
Un grazie di cuore a voi tutti e...avanti così!! 
Voglio chiudere il 2023 con un cadeau del nostro amico Giudas, che ha il pregio non solo di scovare album di nicchia e di grande interesse, ma anche di cercare i musicisti e intervistarli, come accaduto in passato e come accade nel caso di oggi. Grazie Giudas, per la grossa mano che mi dai e per l'importante contributo che fornisci alla Stratosfera.  E con questo ho concluso e passo a lui la parola.


RECENSIONE by Giudas

SOLO – Quando l’abbandono diventa musica
Intanto partiamo da una prima, ironica, considerazione. Il gruppo si chiama “SOLO” ma è costituito da più di una persona. Quindi, problemi di sanità mentale ? (tanto siamo tra musicisti – chi mai se ne può accorgere?). Vedremo. Ma mettiamo in ordine i fatti. Vengo a conoscenza della passata esistenza di questo gruppo dalla solita mia collega di scuola – secondo lavoro cantante di piano bar – (NDR - quando ce la farai conoscere?) che ogni giorno viene ad insegnare da Trani. Ed infatti il gruppo è tranese e riesco a contattare il suo fondatore, Francesco Grande. Dopo i soliti due, tre mesi di corteggiamenti e di tira-e-molla (è sempre così)  riusciamo a trovarci e riesco ad intervistarlo per potergli spremere tutto quanto è possibile sulla storia di questo gruppo. Francesco Grande ha oggi poco più di quaranta anni e la sua storia musicale inizia nei primi anni duemila, all’interno di un gruppo pop- rock tranese, i GARDENYA. Cresce musicalmente felice in questo gruppo finché, tra il 2009 ed il 2010, viene letteralmente estromesso dalla band insieme al chitarrista Nicola Novello.


A questo punto Francesco Grande si ritrova solo, insieme a Novello. Si guarda intorno, e chiama a raccolta altri due suoi compagni di merende,  Fabrizio Pellegrino e Francesco Dettole. Con questi musicisti fonda un suo gruppo di cui si pone subito al comando. La triste esperienza di solitudine musicale appena trascorsa – mi racconta – è alla base del nome del gruppo che infatti si chiamerà SOLO. Inutile dire che la condizione vissuta è favorevole alla creazione di brani, di tipo intimo e solitario, che sono alla base dei brani che andranno a comporre il CD. Il risultato della sua attività compositiva sfocia infatti, nel 2014, nella pubblicazione del loro unico album ,“Indrid Cold”. Musica e testi sono interamente suoi. Arrangiamenti e produzione artistica sono curati da Francesco Adessi del Blen Studio. Il brano più rappresentativo è sicuramente “Non crollo” – il testo narra infatti proprio i suoi sentimenti dopo l’allontanamento dal gruppo precedente.


Chiedo a Francesco il motivo del titolo del CD e mi dice che in realtà è un omaggio ad uno dei suoi film preferiti ("The Mothman Prophecies" con Richard Gere) e Indrid Cold è lo pseudonimo di un'entità conosciuta nella mitologia anche come "Uomo Falena". La scelta è ricaduta anche e soprattutto perché gli piaceva il suono di quelle due parole che però a lui ricordavano una figura femminile – da cui il tipo di copertina usata. I SOLO non sono mai stati ufficialmente sciolti, conferma il mio interlocutore, anche se poi ognuno se ne è andato per la sua strada. Quindi potremmo aspettarci, teoricamente parlando, successivi lavori. Francesco Dettole – batteria – si è avviato verso la musica professionale, diventando turnista live di artisti anche importanti quali Giorgia, ecc.). Gli altri due sono rimasti in ambito amatoriale e continuano a suonare in tribute-band locali. 
Allego al materiale presente alcune foto che vanno spiegate.



Se notate bene, la copertina del disco riporta la parte inferiore di un viso, limitatamente alla bocca ed al mento. Il buon Francesco Grande ha quindi avuto una idea semplice ma sicuramente geniale nel suo genere. Ha chiesto a diversi amici di posare per una foto, ponendo la parte inferiore del proprio viso in corrispondenza della copertina, dietro di essa. Insomma, una immagine vale più di mille parole. Guardate le foto allegate e vi renderete conto dei risultati.



Mi piace riportate l’episodio in quanto, a mia memoria, nessuno ha fatto mai una cosa del genere e quindi mi interessava rendere pubblico il diritto di primogenitura a Francesco Grande nel caso qualcuno, magari più famoso, dovesse avere la stessa idea. 



Due note a margine
Mi procurerò il materiale dei Gardenya e spero di realizzare un post sullo stesso, quanto meno a fini di completezza della carriera musicale di Francesco Grande, nonostante la musica dei Gardenya sia più di tipo easy-listening. Ma la chicca viene ora. Francesco Grande mi dice che ha radicalmente cambiato genere e si dedica oramai da diversi anni alla musica elettronica – ho sentito qualcosa e ritengo che non sfigurerebbe nelle teche musicali degli amanti di Kraftwerk, Popol Vuh et similia – il progetto si chiama “Rock is dead” - mi procurerò il tutto e ve lo proporrò appena possibile.
Da parte mia, come sempre, il solito sincero abbraccio musicale -  Giudas



CONCLUSIONI

Ringrazio ancora una volta Giudas sia per la precisa (e divertente) recensione che per l'invio del materiale di questo unico album dei Solo. Sono "solo" sei brani, ma di ottimo pop-rock, Rimaniamo quindi in attesa di ascoltare i due CD di cui hai accennato. Con questo ultimo post, la Stratosfera chiude, o meglio socchiude, la porta per qualche giorno. Arrivederci nel 2024 e a voi tutti giungano i miei migliori auguri di 

BUON ANNO NUOVO
HAPPY NEW YEAR



Post by George - Music by Giudas - Words by Giudas & George