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martedì 29 settembre 2026

Cantautores - All Works (1988/1989)


Sono particolarmente felice di poter ultimare questo post che era stato abbozzato anni fa dal mio caro amico Roby (alia il Capitano) per poi rimanere nel limbo per numerose stagioni. L'ho scoperto quasi per caso, andando a rivedere qualche giorno fa i lavori incompiuti rimasti ancora nel settore "bozze". Bene, quando parliamo dei Cantautores, autori di due album nel 1988 e nel 1989, facciamo riferimento ad una sorta di "All Star Band" all'italiana. Forse la maggior parte di voi ha perso memoria di questo gruppo, anche per la sua limitata attività artistica (2 anni e 2 dischi), In alcune biografie di Alberto Radius si legge che "nel 1986 (ndr - ho dei dubbi su questa data) Radius costituisce il gruppo Cantautores con cui partecipa a varie trasmissioni televisive di revival musicale e con cui incide due album (Cantautores e La terra siamo noi) in cui convivono vecchi e nuovi successi". Nulla di più. Il progetto nacque con l'idea di unire grandi musicisti e interpreti della scena nazionale per reinterpretare sia classici della musica d'autore italiana (spesso legati alle storiche collaborazioni di Radius, come i brani di Lucio Battisti) sia pezzi inediti. 


Le informazioni su questo "super gruppo" sono piuttosto . Ma chi erano i componenti dei Cantautores? Ecco i nomi. Iniziamo da Alberto Radius, ex chitarrista della Formula 3, il fondatore della band (voce e chitarra); seguono Bernardo Lanzetti (voce), Mauro Lusini (voce), Angela Baggi (voce), Dino D'Autorio (basso elettrico), Flaviano Cuffari (batteria), Stefano Previsti (tastiere), Mauro Gazzola (tastiere) e Valerio Galavotti (sassofono). Niente male. Ma passiamo alla discografia.

Cantautores - Cantautores (LP, 1988)


TRACKLIST:

Lato A
01. Un'avventura
02. Davanti all'amore
03. Il tempo di morire
04. C'era un ragazzo (che come me...)
05. Questo folle sentimento

Lato B
06. Mi si spezza il cuore
'7. Musica maledetta
08. Che cosa sei
09. La pelle nera
10. Vaffa


Album di debutto del supergruppo con una copertina a dir poco originale. Le donne qui ritratte non sono ovviamente delle modelle o dei personaggi famosi: fanno semplicemente parte del concetto visivo  intitolato "Mamme", ideato da Gabi e Ricky Gianco. Le fotografie del disco furono scattate da Silvio Nobili. L'album venne pubblicato nel 1988 dalla Fonit Cetra in formato vinile e in musicassetta. Non mi risultano ristampe, ma potrei sbagliarmi. Prodotto dallo stesso Alberto Radius il disco vede nella veste di co-produttore la nostra vecchia conoscenza Ricky Gianco. Strano che anche lui non facesse parte della squadra. ."Cantautores" contiene riarrangiamenti in chiave pop-rock di classici della musica d'autore made in Italy, come Il tempo di morire o Questo folle sentimento di Battisti-Mogol, e anche C'era un ragazzo di Mauro Lusini. Affiorano anche alcuni inediti come Musica maledetta e Vaffa.. Come sempre spicca tra i solchi la potente voce del grande Bernardo Lanzetti. Qui sotto la copertina della Mc


Cantautores - La Terra siamo noi (CD, 1989)


TRACKLIST:

01. La Terra siamo noi
02. Non cambieremo mai
02, Pugni chiusi
04. Solo per te
05.Notte dello scorpione
06. C'è un fiume che va
07. Amore no Aids
08. Cinema
09. Impressioni di Settembre
10. Di che colore è la pioggia?
11. La mia chitarra


Secondo e ultimo album per la nostra "All Star Band". "La Terra siamo noi" uscì nel 1989 (sempre per la Fonit Cetra) in vinile, CD e musicassetta. Il disco è focalizzato su tematiche ecologiche - ad iniziare dal titolo - e sonorità tipiche della fine del decennio. Non mancano i messaggi sociali come in "Amore non AIDS". Insomma, un bel polpettone ricco di ingredienti. La formazione non è variata e tra le cover vi è da segnalare l'immancabile "Pugni chiusi" e "Impressioni di Settembre" della PFM, cantata naturalmente da Lanzetti. Come per quello precedente, l'album è prodotto dalla coppia Radius-Gianco. Un album tutto sommato divertente, leggero e disimpegnato di cui potevamo anche fare a meno. Vorrei però salvare "La mia chitarra", un bel blues che chiude degnamente l'album. Colonna sonora ideale per un bel viaggio in auto. Buon ascolto.


LINK Cantautores (1988)
LINK La Terra siamo noi (1989)

Post by George (da una idea del Capitano)

domenica 31 maggio 2026

Serie "Bootleg" n. 373 - David Riondino - "Scampoli 1988 -1994" (rarità, inediti, versioni alternative) - a great post by Andrea "Sprassolati"


TRACKLIST:

01 Divano caimano (Live al Premio Tenco 1991)
02 Lo sguarguariello (Live al Premio Tenco 1993)
03 Poetessa Innamorata (dal Maurizio Costanzo show, data imprecisata)
04 Elezioni (dal Maurizio Costanzo show, data imprecisata)
05 Dopo le elezioni, 1 e 2 (live TV, 5 aprile 1992)
06 La ballata del sì e del no (Live al Premio Tenco 1993)
07 Il bicchiere di vodka (Live al Premio Tenco 1993)
08 Vecchio Sgarbone (Live a Musicultura, Recanati 1994)
09 Sonetto della colomba (dalla trasmissione "A tutto volume", 1994)
10 Noi piedi (live TV, versione inedita su disco, prob. 1988)
11 Tentativu de divinazione (alias Joao Mesquinho, Maurizio Costanzo Show, data imprecisata)
12 I tre muneti (alias Joao Mesquinho, Maurizio Costanzo Show, data imprecisata)
13 Pedro Alvarez Montecucco (sketch, da "L'Araba Fenice", 1988)

David Riondino (a destra). A sinistra il Collettivo Victor Jara

La Stratosfera, a differenza (permetteteci l'orgoglio) di tanti altri organi di comunicazione, non ha aspettato che David Riondino, scomparso lo scorso 29 marzo, levasse le tende da questo mondaccio per riconoscere il suo estro irregolare, il suo genio deragliante, applicato anche (pur se con una certa discontinuità) al mondo della canzone. In anni passati abbiamo infatti cominciato a riscostruire la sua storia musicale, passando dagli album con il Collettivo Victor Jara ("Collettivo Victor Jara di Firenze", 1974 e "Non vi mettete a spingere", 1979) a quelli a nome proprio ("David Riondino", 1979, "Boulevard", 1980, "Tango dei Miracoli", 1986). In occasione della morte, un bellissimo super post di George, Cimabue e Osel ne ha ricordato la vicenda artistica, riprendendo il discorso discografico e riproponendo "Racconti picareschi", 1989, e "Non svegliate l'amore", 1991, e prossimamente, grazie a Frank-One, sarà a disposizione dei nostri lettori il recital live "Romanzo picaresco". A conclusione, almeno per ora, del nostro ricordo di questo eccentrico e poliedrico artista fiorentino, ci piace regalarvi alcune rarità mai edite e mai apparse sul web, delle "chicche" di cui, lo sappiamo bene, i lettori della Stratosfera sono particolarmente ghiotti.

David Riondino ospite in una delle tante edizioni del premio Tenco cui ha partecipato

"SCAMPOLI", questo è il nome che abbiamo del tutto arbitrariamente voluto dare a questo post, comprende del materiale eterogeneo presentato in TV in diverse occasioni, materiale inedito altrove che è solo una minima parte di tutto quello che questo artista caleidoscopico ha disseminato in giro nel corso degli anni in radio, TV, riviste, libri, palchi vari. E' materiale che proviene da alcune mie cassette private, registrate nel corso di svariati anni. Da estimatore di David Riondino cercavo infatti di farmi trovare pronto con il registratore ogniqualvolta il Nostro si palesava in TV. Purtroppo parte del materiale, per l'usura dei nastri e la traccia del tempo, è irrecuperabile, ma quello che si è salvato merita, credo, un attento ascolto.


Si comincia con "Divano caimano", registrato live, eseguito in prima assoluta al Premio Tenco 1991, ben prima della sua ripresa discografica del '94 in "Temporale". Come molti sanno, una delle specialità del perfido Riondino (questo l'appellativo affibiatogli da Antonio Silva), era la ri-creazione (non imitazione, e neanche, del tutto, una parodia) del mondo e del modo stilistico di alcuni famosi cantautori. Questa pratica era già cominciata nel primo album solista del '79 con "Lo gnegno" in cui venivano riproposti gli stilemi di Angelo Branduardi. Proseguirà poi con "Giuseppina che cammina sul filo" (De Gregori), la famosa "Mistici digiuni" (altrimenti nominata "Franco a Catania") dedicata a Battiato e "Briciole" in odore di Franco Califano. "Divano caimano", il cui testo è stato scritto in collaborazione con  Stefano Benni, purtroppo anche lui recentemente scomparso, è invece un gustosissimo falso d'autore di Paolo Conte. Su questo solco ecco "Lo sguarguariello", anch'esso ripreso in "Temporale", in cui invece Riondino si impossessa (o è il contrario?) di Roberto Murolo. A me pare, ma posso sbagliare, che queste versioni live, nella loro essenza cabarettistica, a contatto vivo con il pubblico, siano di molto migliori di quelle poi registrate, ma voi sappiatemi dire.

Al Maurizio Costanzo Show

Si prosegue con una rara testimonianza della partecipazione di Riondino al "Maurizio Costanzo Show" (in rete incredibilmente non c'è praticamente nulla di questa esperienza televisiva che gli dette una prima vistosa notorietà). Come qualcuno ricorderà, David Riondino era spesso ospite in questo famoso salotto televisivo, ritagliandosi la figura del "cantacronache" (chiamiamolo così) che prendendo spunto da quanto detto nel corso della puntata dagli altri ospiti, improvvisa una canzone umoristica (negli anni svilupperà sempre più l'interesse per la poesia improvvisata, studiando la tradizione toscana dei poeti a braccio e quella cubana dei repentistas). "Poetessa innamorata" è dedicata ad Alda Merini, presente in quella puntata. Le tre canzoni che seguono sono in qualche modo collegate: se"Elezioni", sempre dal Maurizio Costanzo Show" è un'occasionale parodia di "Emozioni" di Battisti, le due che seguono si configurano in realtà come l'evoluzione di uno stesso brano, anch'esso improvvisato e cangiante, a cui spesso è collegato il nome di Riondino. Tutto nasce la sera delle elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992, quelle a cavallo tra l'arresto di Mario Chiesa e lo scoppio del caso Tangentopoli, quelle che vedono cominciare a flettere i partiti cardine della Prima Repubblica, DC e PSI, e l'ascesa irruente di nuovi soggetti come la Lega Nord. 


Riondino è presente, sempre nel ruolo di "menestrello cattivo", nella trasmissione condotta da Giuliano Ferrara, e, chiamato in causa dal conduttore, interviene due volte, a risultati ancora freschi. Abbiamo raccolto in un'unica traccia dal titolo arbitrario "Dopo le elezioni" i due interventi di David Riondino: nel primo immagina satiricamente le conseguenze dello scossone elettorale su alcuni VIP tradizionalmente legati ai vecchi partiti governativi in calo, nel secondo risponde a Franco Zeffirelli, presente in studio, che alla fine del primo intervento cantato lo aveva criticato perché non aveva parlato del deludente risultato del PDS. Questo pezzo, improvvisato quella sera, è  il nucleo da cui nasce, qualche tempo dopo, "La ballata del sì e del no" (anch'essa poi compresa in "Temporale"), un pezzo legato alla cronaca diretta di quei mesi convulsi, e quindi in continua evoluzione per un paio di anni, che varrà a Riondino il Premio Tenco per la migliore canzone nel 1994. In questo caso, però, vi proponiamo una versione embrionale, quella presentata allo stesso Premio Tenco l'anno prima, un po' diversa da quella discografica. Dalla stessa edizione del Premio Tenco, dedicata a Vladimir Vysotsky, proviene "Il bicchiere di vodka", un pezzo inedito dal vivo, che omaggia il grande cantore russo.

 
"Vecchio sgarbone" proviene invece dalla Rassegna Nuove Tendenze della Canzone d'Autore di Recanati, indetta da Musicultura: siamo nel 1994 e Riondino prende amabilmente per il culo Vittorio Sgarbi, della cui ascesa ad astro nascente della TV italiana era stato testimone proprio negli anni in cui era stato ospite al Maurizio Costanzo Show. Memorabile la chiosa rivolta alla mamma di Sgarbi: "forse da bambino lo avete picchiato/ dovevate dargliene di più".
"Sonetto della colomba" (un altro dei pezzi poi ripresi in "Temporale") ci riporta ai tempi in cui David Riondino e Daria Bignardi conducevano l'ultima edizione (1994) di "A tutto volume", fugace tentativo di dare alle reti Fininvest un aura culturale, sebbene con un tono pop. Si tratta di una rielaborazione del "Sonetto gongorino en que el poeta manda a suo amor una paloma" di Federico Garcia Lorca.
"Noi piedi" non so bene sinceramente da dove provenga, né l'anno (potrebbe essere la trasmissione TV "L'Araba fenice", ma va a sapere). Fu la prima relativa hit di Riondino nell'album di esordio del 1979, ma qui è proposta in versione inedita, diversa sia da quel LP sia dalle riprese successive in "Temporale" e "Quando vengono le ballerine".


"Tentativu de divinazione" e "I tre muneti" provengono anche esse ancora dal" Maurizio Costanzo Show" e sono solo due tra gli innumerevoli brani inventati all'impronta sulle cose dette dagli ospiti della puntata ma presentati come tratti dall'opera monumentale di un fantasmagorico Joao Mesquinho, bizzarro cantore brasiliano che viveva in una capanna d'oro, ma dentro non aveva nulla, perché era poverissimo. Purtroppo non sono riuscito a recuperare quel brano improvvisato partendo dalla storia di una coppia invitata in trasmissione a raccontare la loro tragicomica luna di miele, tra raggiri ed altre disgrazie. Il pezzo di Joao Mesquinho narrava di una vicenda nell'antica Roma, nel 79 d.C., quando una coppietta partecipando a un concorso vince "un viasgu di nozzi di sgiorni sei/ a Pompei". Le due più apprezzate composizioni di Joao Mesquinho ("Empepada de cajaju" e "Alegria do brasil")  troveranno vita discografica in "Racconti picareschi"(1989).

David Riondino all'Araba Fenice (Italia 1, 1988)

Chiudiamo con una non-canzone, uno sketch comico tratto da "L'araba fenice" (1988), trasmissione satirica cult della notte di Italia 1. Qua Riondino interpreta la parte di Pedro Alvarez Montecucco, indisponente regista pieno di sussiego che umilia il suo malcapitato intervistatore (Silvio Orlando), travolgendolo di saccenza. Mi scuso per l'indebita intrusione in un post musicale, ma sul web non c'è molto a riguardo, e questa scenetta, per quanto ho potuto constatare, è inedita. Inoltre, mi fa molto ridere, e di questi tempi butta via.


Finiscono così questi scampoli inediti, nella speranza che possano piacervi, pur nella loro frammentarietà, e nella convinzione di aver fornito un piccolo contributo nel delineare la figura di un grande artista multiforme, forse non del tutto riconosciuto in vita. Ovviamente in rete trovate molto più materiale musicale "extra-vagante" legato alle sue numerose incursioni televisive, alle sue cose radiofoniche o al suo contributo a Pandora Tv con le note "TG Suite" eredi dirette di quella concezione di canzoni-cronaca, instant song, di cui qua abbiamo cercato in parte di testimoniare le origini. Infine, se volete approfondire la carriera musicale di David Riondino, mi permetto di rimandarvi a un succoso speciale radiofonico in due parti che nel 2012 curai per Radio Orvieto Web nella mia trasmissione "Arrivano gli Sprassolati!" con la presenza in studio dello stesso Riondino, ricco di aneddoti e ricordi. Lo trovate QUI e QUI. Buon ascolto!



Post by Andrea "Arrivano gli Sprassolati"
(with a little help by George)

domenica 19 aprile 2026

Serie "L'Ottava... ma ora ora non lotta più" vol. 6: Giuni Russo - A casa di Ida Rubinstein (CD, 1988) - special post by Cimabue

 
PREMESSA (by CMB / Cimabue)
Da frequentatore del blog (prima che collaboratore) ho apprezzato l’inventiva del Capitano e dei collaboratori storici nel creare le cosiddette “Serie della Stratosfera”, catalogando talune proposte con una modalità che richiama i volumi tematici di un’enciclopedia. Con estremo piacere, con il post odierno, aggiungiamo un ulteriore capitolo alla storica serie “L’Ottava… ma ora non lotta più”, che vide la luce il 4 gennaio 2013 con un bellissimo post dedicato al "Te Deum" di Juri Camicasca.

LA GENESI
“A casa di Ida Rubinstein” di Giuni Russo (al secolo Giuseppa Romeo) edito nel 1988, è un disco sperimentale, quasi un unicum nella produzione dell’artista siciliana, totalmente immerso in quella che sarà poi definita “musica di confine”. All’epoca Giuni - che poteva già vantare un palmares di tutto rispetto (suoi i cori non accreditati in “YS” del Balletto di Bronzo edito nel 1972, tanto per rimanere in ambito prog) - aveva attraversato gli anni ’80 sulle ali del pop commerciale, anche se raffinato e stava faticando non poco a scrollarsi di dosso l’etichetta di artista festaiola ereditata dal grande successo estivo di “Un’estate al mare” del 1982.


Era il momento di cambiare strada, seguendo l’esempio della sodale amica e collega Alice che - accantonato temporaneamente il sodalizio con Franco Battiato con l’omaggio di “Gioielli rubati” - aveva dato alle stampe lo splendido e lungimirante “Park Hotel”, primo tassello di un percorso da taluni definito “Avantgarde Pop”. Ad Antonietta Sisini (compagna artistica e di vita, custode instancabile dell’opera di Giuni con la Fondazione Giuni Russo Arte) venne un’idea: “Perché non mettiamo insieme un bel repertorio di romanze?”. A Giuni l’idea piacque e dà lì prese il via un intenso percorso di documentazione e di studio del canto, con regolari lezioni dall’anziana insegnate di canto Lia Guarini, un’istituzione nel mondo della lirica milanese. Tra i grandi compositori, Donizetti era stato particolarmente generoso con il genere, ma anche Verdi e persino il conterraneo Bellini si erano cimentati scrivendo romanze. Ma non era una sfida facile quella su cui Giuni e Antonietta si stavano avventurando: si trattava di composizioni ottocentesche, ma loro non potevano e non volevano rifarle come si cantavano allora. Si rendeva necessario un lavoro di rielaborazione che le rendesse attuali, contaminandole con la musica del tempo.


“L’idea di cantare alla mia maniera le romanze e le arie di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi - scriverà nella presentazione del CD che venne realizzato in contemporanea con il disco in vinile - nasce anche dalla mia curiosità di cantante e di donna. Mi sono posta molti interrogativi sul senso del mio ruolo nella ‘modernità’ della musica leggera attuale”. Per l’adattamento e l’arrangiamento delle musiche, Antonietta e Giuni, si rivolsero al M° Alessandro Nidi, già direttore d’orchestra dell’opera lirica “Genesi” di Franco Battiato.  

IL RICORDO DI ALESSANDRO NIDI
“Le melodie…l’unica cosa su cui lavorare dimenticando tutto il resto. Per provare a contaminare modi di accompagnamento, ritmi, armonie, tempi addirittura. La strada si rivelava difficile data la precisione delle melodie così stilisticamente nette. Il rischio era quello della contaminazione fine a sé stessa; e allora, con l’aiuto di particolari armonie, di sensazioni di clima, lunghe sonorità aperte, di tutto ciò insomma che riconosco come mio patrimonio, con l’aiuto di ciò che conosco degli autori (il tipo di orchestrazione, la ricerca, e la creazione di emozioni), con la collaborazione di un musicista di estrazione jazzistica (Martino Traversa ndt), quindi molto diversa dalla mia, cercando l’appoggio del divertimento e dell’ironia, siamo arrivati all’espressione completa delle nostre sensazioni ed emozioni.
Alcune ‘canzoni’ sono state soltanto ritoccate, altre lasciate intatte; la voce di Giuni Russo ha il diritto di interpretarle anche così, come sono state scritte.”


Dallo studio parmigiano di Alessandro Nidi vengono scelti otto brani, tra romanze, ariette ed arie da camera: un programma rappresentato in anteprima al Teatro Due di Parma, con la direzione del M° Nidi e con l’Orchestra Sinfonica al gran completo. Tutto molto bene. C’era solo un piccolo problema… la pubblicazione e soprattutto la distribuzione. Antonietta e Giuni si rivolsero alla Decca Classica, che sembrava loro la casa discografica più adatta, ma dopo un primo (apparente) interessamento i responsabili della prestigiosa etichetta si tirarono indietro. Dopo aver bussato a diverse porte, incassando altrettanti garbati rifiuti, Antonietta e Giuni capitarono a casa di Franco Battiato che, curioso come sempre, volle sentire i provini. Gli piacquero tanto che, sentendo delle peripezie per trovare un editore, lasciò le due amiche a bocca aperta… “E che problema c’è? Ve lo pubblico io.” 
Proprio in quei giorni, infatti, all’Ottava libri si era affiancata l’Ottava dischi che poteva contare sulla capacità distributiva della EMI. Franco volle trovare lui stesso il titolo per il nuovo album; dopo alcuni giorni di riflessioni, disse. “Si chiamerà A casa di Ida Rubinstein.”


IDA RUBINSTEIN: BREVE RITRATTO
Nata a San Pietroburgo da una ricca famiglia ebrea (morta a 85 anni nel 1960 a Vence in Provenza), Ida Rubinstein è stato un personaggio molto famoso negli ambienti culturali europei della Belle Epoque.
Danzatrice nella celebre compagnia dei “Balletti Russi” di Dialoghev (cit. Prospettiva Nevski) raccolse attorno a sé una cerchia di artisti di varia estrazione e disciplina, ai quali commissionava e finanziava creazioni da lei stessa interpretata. Bella e incurante degli scandali, interpreta una Salomé senza veli nel dramma di Oscar Wilde, un Sebastiano al femminile per Gabriele D’Annunzio (su musiche di Debussy), commissiona e interpreta il celebre Bolero che Maurice Ravel scrive per lei nel 1928. Non certo una grande artista (o ballerina), ma sicuramente un’animatrice culturale di elevato spessore che nella sua casa di Parigi allestì un salotto frequentato dai più grandi artisti dell’epoca.

Ida Rubinstein - Salomé 

Giuni Russo - A casa di Ida Rubinstein (CD, 1988)


TRACKLIST:

01. A mezzanotte (Gaetano Donizetti)
02. Malinconia, Ninfa gentile (Vincenzo Bellini)
03. Le crépuscule (Gaetano Donizzetti)
04. La zingara (Gaetano Donizetti)
05. Fenesta che lucive (Vincenzo Bellini)
06. Vanne, o rosa fortunata (Vincenzo Bellini)
07. Nell’orro di notte oscura (Giuseppe Verdi)
08. Me voglio fa’ na casa (Gaetano Donizetti)


MUSICISTI:

Giuni Russo - voce
Alessandro Nidi - pianoforte e tastiere
Martino Traversa - programmazione e tastiere
Graziano Bassani - batteria
Sebastiano Scalzo - basso
Giuseppe Affilastro - corno
Massimo Ferraguti - clarinetto e sassofono soprano
Francesco Carraro - oboe
Elio Galeazzi – fagotto


Il disco, edito nei classici tre formati dell’epoca (CD, MC e vinile) è andato presto fuori catalogo per poi essere ripubblicato in due diverse edizioni a cura di Antonietta Sisini:
“Giuni Russo Mediterranea Tour - 10 settembre 1984” - “A casa di Ida Rubinstein” cofanetto DVD-CD edito da NAR nel 2005 (la versione proposta in questo post): rispetto all’album originale, il missaggio realizzato da Alberto Boi cambia il bilanciamento degli strumenti, reintegra alcune sezioni tagliate dall’album originale (nei brani A mezzanotte, La zingara e Nell’orror di notte oscura”. “A casa di Ida Rubinstein 2011” - opera postuma edita da EDEL - è invece concepita come una rivisitazione in chiave jazz con la partecipazione di illustri ospiti, quali Brian Auger, Uri Caine, Paolo Fresu e Franco Battiato. 



L’opera sarà riproposta in versione integrale al Teatro Manzoni di Monza nel 1991 (immortalata su DVD come official bootleg) e molti singoli brani entreranno in scaletta nelle esibizioni live (molte delle quali testimoniate da registrazioni ufficiali). 
"L’Isola che non c’era (un nuovo approdo per la musica italiana)" del maggio 1998, nella rubrica “Mi ritorni in mente” dedicò un’ampia retrospettiva a firma di Lino Terlati, che potete leggere nel file Word allegato alla cartella contenente i file audio e le immagini.

NOTE FINALI
Per la redazione dei testi, oltre cha alla sopra citata “L’Isola che non c’era”, ho attinto al bellissimo volume “Da un’estate al mare al Carmelo” di Bianca Pitzorno, edito da Bompiani nel 2009. Non mi resta che auguravi un buon ascolto (suggerisco ripetuto e comodamente seduti in poltrona o sul sofà) e un arrivederci alla prossima. 


LINK

Post by Cimabue (with a little help by George)


mercoledì 15 aprile 2026

Luca Bonaffini - Astrologia (LP, 1988)


TRACKLIST:

Lato A
01. Con la bocca chiusa - 4:27
02. Polifemo Das Auge - 4:50
03. Un'altra vita - 4:26
04. Astrologia - 4:56

Lato B
05. Ehi, ballerina - 4:59
06. Senza tempo - 5:35
07. Free Time - 4:05
08. Finale - 1:38
09. Non ci si può nascondere - 4:52


Il personaggio non è nuovo sulla Stratosfera. Abbiamo avuto modo di ascoltarlo in episodi di grande interesse e grande valore. A questo proposito ricordo il suo unico album live del 2004, "La canzone va a teatro" (qui) e le sue collaborazioni con Gianni Mocchetti (album "Minora" del 1996 - qui) e con Ermanno Zanfi e Pierangelo Bertoli nel bellissimo "Blez" del 1993 (qui). IL sodalizio con quest'ultimo durò a lungo, con un Bonaffini presente sia in veste di musicista che di compositore. Non è il caso di riproporre la biografia dell'artista, già tracciata abbondantemente nel post contenente il live del 2004. Quest'oggi abbiamo tra le mani il primo album solista del musicista (in copertina appare solo il cognome "Bonaffini") pubblicato nel 1988 dall'etichetta Carrere nei soli formati vinile e musicassetta. Da allora non è mai stato ristampato. Per essere precisi il disco venne distribuito per due volte in pochi mesi: a dicembre, in occasione delle feste natalizie e a febbraio, dopo l'ingresso di Bonaffini nella rosa degli aspiranti alla sezione "Emergenti" del Festival di Sanremo 1989 con il brano Con la bocca chiusa.


Al di là della sua rispettabile quotazione sul mercato dell'usato questa opera prima di Bonaffini non può certo considerarsi un capolavoro. C'è sempre una certa attesa di fronte al primo album di u artista. A volte viene ripagata a volte no. Qui impattiamo in nove canzoni, nemmeno troppo originali, che non lasciano il segno. Abbiano conosciuto Bonaffini in tempi e situazioni decisamente migliori. Però, visto che ce l'abbiamo, tanto vale ascoltarlo. Come diceva il Maestro, "Goutez et comparez". 



Post by George

giovedì 19 marzo 2026

Dunwich - Horror At Red Hook (demo 1988 - musicassetta)


TRACKLIST:

01. Dark Ice - 4:51
02. Keep Running - 4:04
03.Time Still Lives Dying - 3:22
04. The Return - 6:21
05. On My Skin - 4:40
06. Sometimes, Somewhere - 6:52



FORMAZIONE:

Claudio Nigris - tastiere
Paolo Di Virgilio - basso
Fabiana Del Vico - batteria
Vincenzo Trasca - chitarra
Maethelyiah Luisa Nash (Max) - voce

ospite
Stefano Curasi - violino

Max #1

Max #2

Dunwich Atto III. E'il caso di dirlo. Quando un nostro lettore, nei commenti, chiese poco tempo fa se era possibile postare questo raro demo del 1988, mai più mi sarei aspettato di trovarmelo nella posta elettronica dopo pochissimi giorni. E' proprio vero che il team della Stratosfera riesce a scovare anche gli "introvabili". Il merito va al nostro amico e collaboratore Roberto che ringrazio vivamente. Roberto, è bene ricordarlo, ci aveva già inviato nello scorso mese di gennaio il primo album ufficiale dei Dunwich (postato qui), "Sul monte è il tuono" del 1994.  Mi chiedo da dove sbuchi questa introvabile cassetta. Eh sì, perché "Horror At Red Hook" è il secondo demo della band romana - dopo "Dunwich Horror" del 1987 - registrato a Roma l'8 agosto 1988 e contenente 5 brani. Almeno così scrivono gli stessi Dunwich sul loro sito ufficiale. Quindi la traccia n. 6 (Sometimes, Somewhere), che oltretutto risulta essere quella più lunga, è una inaspettata e ben gradita bonus track. Ci spiegherà Roberto da dove proviene. 

Dunwich nel 1987

Gli esordi del gruppo (1985-1988) ce li raccontano loro stessi all'interno del sito ufficiale: "Nell'estate del 1985 il tastierista Claudio Nigris decide di avviare un progetto musicale e chiama a sé il bassista Paolo Di Virgilio, la batterista Fabiana del Vico e il chitarrista Vincenzo Trasca con il quale aveva condiviso la precedente esperienza con gli Stormwitch. Il 20 ottobre 1985 segna la data di nascita dei Dunwich, nome scelto da Claudio ispirandosi sia alla letteratura dei racconti di H.P. Lovecraft, che hanno segnato le atmosfere dei brani del primo periodo della band, che al nome dell'omonima città del Suffolk sprofondata e inghiottita dal mare del Nord tra il 1287 e il 1328 a causa di tempeste e fenomeni di erosione.

Dunwich nel 1988

La voce della cantante Maethelyiah Luisa Nash (Max) arriva nel gruppo nel febbraio del 1987, e con questa formazione si registrano i primi due demo tape: Dunwich horror (Roma 12/06/1987) e Horror at Red Hook (08.08.1988)". Vorrei ricordare, per completezza d'informazione, che il 30 dicembre 2022 l'etichetta Bloodrock Records pubblicò un CD "limited edition" intitolato "Horror At Red Hook - Anthology of the 1985/88 + Revisited Unreleased Tracks" contenente 9 brani tra cui quelli appartenenti ai primi due demo. 

Dunwich nel 1988

Come si può evincere, nella formazione che registrerà il primo album ufficiale, il già citato "Sul monte è il tuono" troveremo il solo Claudio Nigris. I brani inclusi in questa cassetta sono acerbi, ancora embrionali,  ma lasciano già trapelare quel suono particolare, quel metal-gothic che caratterizzerà i futuri lavori. Nulla di straordinario, ma un bel documento che fotografa gli esordi di una band che realizzerà dei grandi album. Un ultimo grazie a Roberto che, sempre in tema di demo, me ne ha inviato un secondo di una band ottima ma sconosciuta, Ne riparleremo più avanti. 
Vi lascio augurandovi il consueto buon ascolto.

Dunwich live Roma 1988


Post by George - Music by Roberto

venerdì 14 novembre 2025

Around Dissòi Lògoi (a special post by Cimabue)

Premessa by George
Apro questo bellissimo post ringraziando l'amico Cimabue, collaboratore di vecchia data della Stratosfera, che in questo frangente mi ha dato un grosso colpo di mano proponendo la redazione di tutti i testi che accompagnano i tre dischi da lui selezionati. A quanto mi risulta CMB si è anche divertito nella veste di redattore e quindi spero che questo sia solo l'inizio di una serie di collaborazioni ancora più strette. Il mio apporto quest'oggi si è limitato alla composizione del post (impaginazione testi e immagini) e all'effettuazione degli upload. Un gran bel lavoro a quattro mani che spero venga apprezzato dai nostri "navigatori". Detto questo detto tutto. Lascio la parola a Cimabue. 

Recensioni by Cimabue
Stimolato dalla pubblicazione sul blog del primo album omonimo dei Dissòi Logòi, avendo musicalmente frequentato alcuni componenti dell’entourage a seguito del trio di Vincenzo Zitello, ho pensato di proporne un’appendice, recuperando una triade di pubblicazioni rare in cui diversi componenti del combo intersecano il cammino.

Gerardo Cardinale - Un lungo cammino (LP, 1988)


TRACKLIST:

Lato A
01. Canto d'amore I - 3:12
02. Un lungo cammino - 4:30
03. Canzona 1 - Danza del Sud - 3:31
04. Inno alla Nemesi - Canto d'amore II - 5:38

Lato B
05. Egitto - 1:27
06. Lago calmo - 4:46
07. La dea ispiratrice - 3:09
08. Inno al Sole - 4:01
09. Canto degli uccelli - 3:36


MUSICISTI:

Gerardo Cardinale: flauto, ance etniche
Franco Parravicini: chitarre e basso e registrazione
Giorgio Gallo: batteria, percussioni, produzione e registrazione
Vincenzo Zitello: arpa bardica
Pascal: tastiere e campionamenti
Paolo Favini: sax
Federico Sanesi: tabla
Coy: voce in “Lago calmo”
Alberto Cesa: voce in “Inno al sole”

Gerardo Cardinale

Gerardo Cardinale è un flautista di lungo corso, formatosi alla Scuola Civica di Milano nel 1970, sulle scene dal 1972, prima con il “Collettivo Musicale di Ricerca Popolare”, poi con il  gruppo “I Musicanti”; già componente della “Coop. L’Orchestra” collabora con diversi cantautori tra cui Salvator Vincenzo Rosati, Francesco Magni e Maurizio Angeletti, per poi prendere parte al trio Emisfero, con il chitarrista Franco Parravicini e l’arpista Vincenzo Zitello. Esperto di aerofoni, vanta collaborazioni con il gruppo calabrese “Scaricavascio” e con i piemontesi “Cantovivo” e “Ciapa Rusa” e per l’appunto con l’ensemble Dissòi Lògoi. 

Franco Parravicini

“Un lungo cammino” edito per l’etichetta Stile Libero e distribuito dalla Virgin è un album a cavallo tra ambient e world music, in cui convivono dimensioni acustiche mediterranee e contaminazioni elettroniche (sampler) in un percorso geografico estremamente variegato. Pur essendo accreditato al solo Cardinale “Un lungo cammino” è un album d’insieme, in cui fanno capolino molti sodali amici e collaboratori eccellenti. Risulta alle stampe un secondo album di non facile reperibilità intitolato “Canto d’amore”, edito nel 1993 e condiviso con il chitarrista Franco Parravicini. Se qualche sodale amico/frequentatore della Stratosfera lo possiede e lo vuole condividere… mille grazie in anticipo.

Vincenzo Zitello Trio - Otto Armonico (CD, 2003)


TRACKLIST:

01. Amphorae - 5:24
02.Civiltà celesti - 5:48
03.Dorado - 3:54
04.Emisphero / Cieli deserti - 4:05
05. Minimale - 7:07
06. Epigramma - 5:54
07. Ambra / Waltz d'Ambra - 6:38
08. Serenade - 7:35


FORMAZIONE:

Vincenzo Zitello: arpa e flauto
Franco Parravicini: chitarre
Federico Sanesi: tabla e percussioni

Vincenzo Zitello

Il Vincenzo Zitello Trio è una formazione live estremamente affiatata, attiva per oltre un decennio - da “Kerygma” a ”Concerto” - a supporto dell’intensa attività concertistica intrapresa dallo stesso Vincenzo Zitello, con cui hanno anche condiviso il progetto “Musica Caeli” già presente sul blog (qui). 
"Otto Armonico" è stato registrato dal vivo alla Fonoteca di Carpi (MO) il 21 novembre 1997 - prodotto e distribuito dalla Fonoteca stessa e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Carpi - L'album fotografa il particolare momento di grazia del “Vincenzo Zitello Trio” nella dimensione live.
Gran parte della scaletta è dedicata alle composizioni dell’arpista, ma trovano spazio anche due momenti solistici di grande impatto ad appannaggio del chitarrista (con la sua minimale) e del percussionista (con le tabla in evidenza su Epigramma). 


Ancora qualche anno e - dopo dieci anni circa di attività concertistica - Vincenzo deciderà di valorizzare nelle esibizioni live il connubio arpa bardica (con corde di metallo) e arpa celtica (corde di nylon) privilegiando le esibizioni in solitaria, anche se nelle molteplici pubblicazioni discografiche successive non rinuncerà a coinvolgere musicisti peculiari provenienti di varia estrazione. Un documento raro, solitamente non contemplato nella discografia ufficiale dell’artista.

Franco Parravicini e Fausto Tagliabue - Acqua 
(corde fiati percussioni voci) (CD, 2014)


TRACKLIST:

01. Sorgente
02. 心の土地
03. Gocce di mare
04. Rispetto
05. Le soufle d’une étoile
06. Lars
07. Be Bop
08. Appaloosa
09. Glory 
10. Cascata

Franco Parravicini

MUSICISTI:

Franco Parravicini: chitarra acustica e chitarra elettrica, chitarra portoghese, basso, armonica, 
effetti elettronici 
Fausto Tagliabue: chimes, percussioni, tromba, flicorno, voce, batteria, cimbali, cajon, marimba

Ospiti in “心の土地”
Lionello “Lello” Colombo: sax baritono e tenore
Alberto Morelli: zurna
Luigi Crippa: voce

Fausto Tagliabue

“Acqua” è una sorta di concept dedicato all’elemento naturale che si dispiega in 10 brani/movimenti. Una produzione marcatamente ambient, in cui i due comprimari – il chitarrista Franco Parravicini ed il polistrumentista Fausto Tagliabue - si alternano e in un caso condividono composizioni acustiche, liquide, realizzate con il dispiego di una vasta strumentazione sapientemente maneggiata dai due.

CONCLUSIONI
In conclusione, ancora un ringraziamento a Cimabue per le tre proposte musicali, tutte assolutamente pregevoli, in primis per la qualità e poi - se proprio vogliamo - anche per la rarità. La Stratosfera sta diventando sempre più un laboratorio aperto dove confluiscono idee, proposte musicali, richieste e suggerimenti e, non ultimo, nuovi collaboratori. A breve avrò il piacere di presentarvi una new entry che concorrerà ad ampliare la già nutrita schiera di collaborazioni. Infine, ricordatevi dell'appello lanciato da questo post circa il reperimento dell'album del 1993 "Canto d'amore" del duo Cardinale-Parravicini. 
Lascerò questo lungo post almeno un giorno in più prima di procedere con una nuova proposta, per darvi il tempo di ascoltare gli album con la giusta calma.
E' tutto. Buon ascolto.


LINK Gerardo Cardinale - Un lungo cammino
LINK Vincenzo Zitello Trio - Otto Armonico
LINK Franco Parravicini e Fausto Tagliabue - Acqua 

Post by Cimabue - with a little help by George