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mercoledì 8 aprile 2026

Gruppo operaio 'e zezi di Pomigliano d'Arco - Tammurriata dell'Alfasud (Mc, 1976)

 
front cover LP

TRACKLIST:

Lato A
01.Tammurriata (Bella figliola / Tarantella napulitana / Tarantella paisana / 'A vecchia 'e San Martino / Palle e pallucce / Improvvisazione) - 13:50
02. Tammurriata dell'Alfasud - 8:10

Lato B
03. Tammurriata de pummarole e 'a cantata de maccarune - 6:45
04. Alli uno 'e puverielle - 2:35
05. 'A Flobert' - 7:30
06. Bandiera rossa - 2:40

back cover LP

MUSICISTI (voci e strumenti):

Angelo De Falco, Antonio De Falco, Antonio Sodano, Ciro De Cicco, Daniele Sepe, Luigi Cantone, Marcello Colasurdo, Matteo D'Onofrio, Nino Di Marzo, Pasquale Bernile, Pasquale De Cicco, Pasquale Terraciano, Vincenzo Panico


Apro questo post con un grande bentornato. Dopo un po' di "latitanza" ritorna fra noi lo storico collaboratore Ilario, con l'auspicio che questo contributo non resti un episodio isolato. Da dove scaturisce questa musicassetta, che ci riporta sulle strade del folk e della canzone politica? Il nostro Ilario rovistando tra le vecchie musicassette (operazione che anch'io eseguo ogni qualvolta spero di trovare qualche rarità dimenticata) ha recuperato questa "Tammurriata dell'Alfasud" realizzata dal Gruppo operaio 'e zezi di Pomigliano d'Arco. La cassetta è stata digitalizzata e le tracce suddivise. Ottimo lavoro, Ilario. I sei brani vennero registrati dal vivo a Frattaminore (NA) il 30 settembre 1976 e a Parete (CE) il 1° ottobre 1976. L'album, primo LP del gruppo, venne pubblicato in formato LP e MC dall'etichetta I Dischi del Sole nel 1976. Fu poi ristampato in CD nel 1996 dalla Bravo Records. Va da sé che musiche e testi devono essere storicizzati e ascoltati con un orecchio critico, visto che stiamo parlando del 1977 e del decennio "caldo", degli anni di piombo e delle grandi proteste operaie e studentesche. L'album è un mix di suoni spesso improvvisati, di tammurriate, di dialoghi, voci di contadini, comizi di piazza, messaggi televisivi, slogan cantati a squarciagola. Un album di denuncia sociale e politica, oggi fuori dal tempo (con tutto il suo armamentario e la classica "Bandiera rossa" in chiusura), ma quanto mai spontaneo e diretto. E poi nel 1977 esisteva ancora l'Alfasud. 

La MC del nostro amico Ilario

Cerchiamo di sapere qualcosa di più su questo foltissimo gruppo di cantanti/musicisti. Vi propongo alcuni passi tratti dal quotidiano Il Manifesto del 20 settembre 2024. 

"Il Gruppo operaio ‘e zezi nasce nel 1974 a Pomigliano d’Arco e trae il nome da «Zeza» (Lucrezia, moglie di Pulcinella), impicciona, plebea con ambizioni aristocratiche. «La Zeza» appartiene al teatro di strada, con attori tutti uomini. Con «zeziare» i napoletani indicano l’andare a zonzo di un flaneur, uno zonzeggiare da calabrone. Il Gruppo operaio ha da poco festeggiato i 50 anni di attività. 
Furono loro a rilanciare la musica popolare nel Mezzogiorno partendo dalla Campania Felix e più ancora dall'ara di Pomigliano. La funzione dei Zezi è precisamente quella dei griot africani, i cantori dei villaggi. Una delle canzoni più note, ‘A Flaubert, narra lo scoppio di una fabbrica che provocò la morte di dodici operai. In essa Dario Fo intercettava un modo epico ed originario di esprimersi. Gli operai alla catena di montaggio trasformavano il rumore dei macchinari nel suono dei cimbali di una tammorra."


Ilario, nelle liner notes, riporta un ricordo del gruppo molto particolare. 

"Eravamo nel 1977, periodo particolarmente caldi, tanto caldo che persino il sonnacchioso biellese (ndr - Ilario vive a Biella) ne senti gli effetti, certo meno caldi del resto d'Italia, diciamo un po' più tiepidi. Insomma, questi 'e zezi nel 1977 vennero a Biella e più per curiosità che per interesse andai al concerto. Fin da subito li sentii molto coinvolgenti, sensazione condivisa dal pubblico presente, ma ahimè, il secondo brano non riuscirono a finirlo, poiché nel locale in cui si teneva il concerto, arrivò un nutrito numero di persone i cosiddetti, "autoriduttori", Morale della favola, fini tutto in un gran casino, con i musicisti, il pubblico, gli autoriduttori a discutere. Insomma il concerto saltò, ed io anni dopo, memore di quella serata, trovai questa cassetta. Riuscii così ad ascoltare il resto del concerto che non avevo potuto ascoltare. Credo che il contenuto della cassetta sia più o meno ciò che era in programma in quella famosa serata," 
Purtroppo, caro Ilario, gli anni '70, in particolare la seconda metà, come ben ricordiamo, furono caratterizzati dalle contestazioni degli autoriduttori, quelli della musica gratis. Bene, grazie a questi fanatici l'Italia per anni uscì dal circuito dei grandi concerti iternazionali. Avremo modo, in futuro, di ritornare sull'argomento.
Per ora ci fermiamo qui. Cari amici, vi auguro buon ascolto e vi invito a leggere il sottostante messaggio. 

IN CONCLUSIONE:
 COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Per problemi tecnici alle apparecchiature di Radio Panda, questa settimana la trasmissione "The Prog Side of the Moog", condotta dal nostro amico Frank-One, non è andata in onda. L'appuntamento è rinviato alla prossima settimana



Post by George & Ilario

martedì 9 settembre 2025

Calicanto: Venexia (CD 1997) & Mosaico (CD 2011) - special post by Roberto

 

"Calicanto”, non è forse un nome poetico? Richiama subito alla mente un canto, una melodia dolce che si diffonde nell’aria. In effetti, a guardarlo bene, questo piccolo fiore giallo sembra un sole in miniatura, coi raggi ancora un po’ chiusi verso il centro, come a rendere subito chiaro il suo risveglio quando ancora l’inverno non ha finito di raffreddare le città. Ma qui non stiamo parlando di fiori ma di un gruppo musicale veneto la cui musica è di non facile definizione. Definirla folk sarebbe riduttivo. Forse etnica? O meglio ancora world music? Non lo so. So solamente che questi due album mi sono piaciuti moltissimo. Chiusa questa premessa voglio ringraziare l'amico e collaboratore Roberto per avermi inviato i file di questi due CD e ne approfitto per scusarmi per averli tenuti un po' troppo tempo in naftalina (ma per i post di una certa consistenza occorre il tempo necessario). Lascio a lui la parola per la presentazione della band. Premetto che le immagini dei Calicanto (passate e presenti) le ho tratte dal loro sito ufficiale. 

Biografia dei Calicanto a cura di Roberto
prima parte: dal 1981 al 2000

Il gruppo nasce nell’autunno del 1981 con l’attenzione rivolta agli studi etnomusicali sul territorio veneto, a quel tempo estremamente rari. La ricerca sul campo avviene da parte di Roberto Tombesi cui si unisce, nella metà degli anni ottanta il contributo dei ricercatori Marina Dalla Valle e Guglielmo Pinna e le prime ricostruzioni di strumenti, tra i quali la piva (antica cornamusa veneto-emiliana) da parte di Massimo Fumagalli. Il primo LP esce nel 1983 e si intitola "De là dell’acqua". L’originale proposta concertistica ed i consensi della critica rendono subito Calicanto uno dei gruppi musicali di punta del movimento italiano di folk-revival. Le tournée all’estero: Belgio (1983), Spagna (1984 e 1985), Svizzera e Jugoslavia (1986) e l’uscita d’altri due dischi, le fortunate apparizioni ai grandi festival europei di Lorient (F), Dranouter (B) del 1987 e Farnham (GB) del 1988, spianano la strada della notorietà in Europa.


Nel luglio del 1989, al ritorno da una serata di prove musicali, muore in un incidente stradale il violinista Riccardo Sandini: un vuoto che non verrà più colmato. Nel 1997 Calicanto entra a far parte dell’etichetta discografica Compagnia Nuove Indye che produrrà il CD "Venexia", accolto con entusiasmo da pubblico e critica. Un sondaggio del mensile Folk Bulletin lo indicherà come uno dei cinque migliori CD dell’anno. Si sviluppa la collaborazione con il cinema (La ragazza sul ponte, Les enfants du siecle…) ed il teatro (Labirintomare, Visioni, I due gemelli veneziani…) e prendono forma nuove produzioni: Trio Adriatica, Il sogno di Dolasilla (con A. Cuni, W. Durand e P. Schutze), Ciuma-Salvi-Tombesi Trio, Ottavio!, Piripicchio e la Contessa (per bambini), Alpen Folk Orchestra, che sottolineano la volontà di esplorare percorsi ed emozioni a 360°.


seconda parte: dal 2000 ad oggi

Riprendono le ricerche tra le comunità venete e italiane di Istria e Dalmazia e per i vent’anni di Calicanto, nasce il progetto Labirintomare che coinvolge oltre 25 artisti dell’Adriatico e porta alla pubblicazione del cd omonimo. "Labirintomare" porta Calicanto nel 2002 a vari festival, tra i quali spicca il prestigioso Smithsonian Folklife Festival in Washington D.C. con Silk Road Project diretto da Yo Yo Ma. Con il 2004, si intensifica il lavoro di ricerca sulle musiche dei Colli Euganei con la collaborazione di Giuseppina Garro ed il ritorno "sul campo" di Guglielmo Pinna. Nel 2005 il lavoro trova compimento con il cd "Isole senza mar", che verrà premiato dall'Academie Charles Cros con il Coup de Coeur tra i migliori dischi di world music nel panorama mondiale.


I tempi recenti sono caratterizzati da un continuo ed instancabile impegno su più fronti, che ha portato alla realizzazione di un gran numero di ambiziosi progetti. Va ricordata la collaborazione con il Trio di Carlo Muratori, con Jan Mari Carlotti, i Monaci dell’Abbazia di Praglia, Dominique Paris, la Grande Orchestra delle Alpi, il fecondo gemellaggio artistico con il gruppo galiziano Milladoiro. Calicanto partecipa attivamente, fin dalla prima edizione, all’organizzazione del Festival di Musica e Cultura Popolare del Veneto, Ande Bali e Cante, che si tiene annualmente nel mese di settembre a Rovigo e di cui Roberto Tombesi è direttore artistico. 

Fin qui l'accurata biografia da parte del nostro Roberto. Per presentare i Calicanto sono stati selezionati due album dalla lunga discografia del gruppo: Venexia, pubblicato dalla già ricordata etichetta Compagnia Nuove Indye nel 1997 e Mosaico, pubblicato nel 2011 dalla Atelier Calicanto, ad oggi - a quanto pare - ultima prova discografica del gruppo veneto. 

Calicanto - Venexia (1997)


TRACKLIST:

01. Canson roversa - 4:32
02. Bealaguna - 3:54
03. Sulla via dei Battipali - 3:19
04. Correnti del Sud - 3:32
05. Lepanto - 4:01
06. Te speto / La croxe - 3:16
07. Oci sensa mar - 3:45
08. Corcal - 3:16
09. Adriatica - 3:13
10. Rivasse carlo scarpa - 2:53
11. Venessia dai - 4:36


FORMAZIONE:

Rachele Colombo – canto, percussioni, programmazione
Gabriele Coltri – cornamusa, clarinetto, flauti
Corrado Corradi – concertina, tamburello, canto
Giancarlo Tombesi – contrabbasso, basso fretless
Roberto Tombesi – mandola, organetto, chit. battente, salterio, ludro, tamburello, canto
Nicola Marsilio – clarinetto, sax soprano, flauti

Ospiti
Gualtiero Bertelli – canto
Alberto D’Amico – canto
Monica Giori – coro


Negli anni '90 i Calicanto registrarono solo due album, uno nel 1992 e l'altro, questo "Venexia", nel 1997.  Il lavoro è dedicato al bicentenario della caduta della Repubblica di Venezia, occasione per riflettere sulla tradizione ed il nostro tempo. L'album beneficiò della consulenza musicale di Carlo de Pirro, del Conservatorio di Rovigo e di quella storico-artistica di Roberto Masiero della Facoltà di Architettura di Venezia. Non solo dunque un'opera musicale di grande spessore ma anche e soprattutto un lavoro di ricerca storica. Anche la strumentazione utilizzata dal gruppo merita attenzione, visto l'utilizzo di numerosi strumenti (alcuni poco diffusi) a corda, a fiato e a percussione. Un disco di notevole valore culturale, con brani suonati con maestria, che richiede di un ascolto attento.

Calicanto - Mosaico (2011)


TRACKLIST:

01. Grechesca - 2:34
02. Venexia mia - 4:38
03. Barene - 4:16
04. Xe destin - 5:21
05. Buran - 6:08
06. Vento di tramontana / Moresca arcana - 6:58
07. Lassa esser - 3:33
08. Ninà Ninà - 4:38
09. Pairis / Scottish Saumonée - 3:43
10. O fia mia - 7:04
11. Stanotte m'ho insognà - 5:23
12. Porto Caleri - 2:50


FORMAZIONE:

Alessandro Arcolin – batteria, percussioni, glockenspiel
Gabriele Coltri – cornamuse, armonium
Claudia Ferronato – voce
Francesco Ganassin – clarinetti, oggetti
Giancarlo Tombesi – contrabbasso
Roberto Tombesi – organetti, mandole, liuto cantabile, chitarra a 12 corde, salterio, voce


"Mosaico", pubblicato nel 2011, è l'ultimo lavoro realizzato in studio dai Calicanto. Le registrazioni dei brani 4-5-6-8-11 sono state effettuate dal vivo all’auditorium Pollini di Padova il 30 gennaio 2010 in occasione del concerto S-Confini Mediterranei dedicato a Carlo de Pirro. Come riportato sul sito ufficiale del gruppo "ogni brano di questa nuova avventura è una tessera musiva che racconta dei molteplici percorsi intrapresi dal gruppo: la rielaborazione e la rivitalizzazione della tradizione, il lavoro musicale su testi poetici legati al territorio veneto (Biagio Marin, Hugo Pratt), le collaborazioni con il teatro (Laura Curino, Titino Carrara), l’incontro, mai avvenuto prima in Veneto, tra repertorio tradizionale e musica classica (Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, il compositore Gianluca Baldi). Il disco rivela ancora una volta l’amore per Venezia, la laguna, l’Adriatico, il Mediterraneo, e la musica si veste di nuovi colori anche attraverso l’apporto di giovani talenti"
«Calicanto è prima di tutto un suono. È una vibrazione, testo e timbro che raccontano. Così nascono le tracce di questo cd, dall’incontro con il teatro, con un’orchestra sinfonica, con le storie, le melodie del nord Adriatico, i sogni fatti sotto al grande cielo di Venezia. Calicanto ad ogni appuntamento porta la propria essenza: una sonorità ed una presenza in scena che ne fanno un’unica, trentennale, esperienza».


Qui si conclude questo lungo e articolato post dedicato ai Calicanto. Ancora un grazie all'amico Roberto e a voi tutti auguro il mio consueto buon ascolto.


LINK Venexia (1997)
LINK Mosaico (2011)

Post by George & Roberto

lunedì 17 febbraio 2025

Tarantàs - La possibilità che ha il coniglio di salvarsi la pelle (2007)


TRACKLIST:
.
01. E riprese a volare
02. Festa nazionale
03. La frontiera
04. Fontana di aga
05. Me piase sta piova
06. Intro
07. Terra
08. Le possibilità che ha il coniglio di salvarsi la pelle
09. La veglia


FORMAZIONE:

Lorena Cecchetto – voce 
Fabio Coden – batteria, percussioni 
Francesco Martinello – chitarre, bouzouki 
Silvano Moni Bidin – trombone 
Andrea Trevisanut- basso 
Ivano Trevisanutto - fisarmonica


Amici che vanno, amici che vengono. A fronte di alcuni storici collaboratori della Stratosfera, da un po'  di tempo silenti (ma sono certo che prima o poi torneranno alla ribalta) vi sono nuovi amici che salgono sulla nave con i loro preziosi contributi. E' il caso di Roberto, che poche settimane fa ci aveva inviato l'ottimo album dei This Armony. Questa volta è il turno dei Tarantàs, band molto originale ma purtroppo poco conosciuta, che propongono un album un album di difficile reperibilità (ma quanto ci piacciono i gruppi e gli album di nicchia). Alle spalle hanno solamente due album, almeno per il momento. Il debutto porta con sé un titolo alquanto originale, "La possibilità che ha il coniglio di salvarsi la pelle", pubblicato nel 2007 dalla Hapax Legomenon. Per trovare qualche notizia sulla band occorre spulciare Rockit, magazine sempre attento alle nuove tendenze e prodigo di informazioni. 
Ve le riporto.


Il gruppo Tarantàs nasce nella provincia di Pordenone nell'estate del 2002 ed inizia ad elaborare un progetto di musica propria, legata sovente alla cultura e alla lingua della propria terra. I componenti del gruppo provengono non solo da esperienze musicali differenti ma anche da diverse aree geografiche (Friuli, Sicilia, Veneto), ritrovandosi in una provincia di per se stessa di confine, di passaggio. Anche per questo, la band sceglie il nome "Tarantàs", parola russa che indica un tipo particolare di carrozza o calesse, ovvero un mezzo per spostarsi e viaggiare. Nella sua prima produzione, la band utilizza linguaggi differenti (l'italiano e i dialetti friulano, veneto e siciliano) mescolati a caldi ritmi mediterranei o nebbiose e malinconiche atmosfere, più tipicamente settentrionali, sfruttando sonorità acustiche e nel contempo elettriche. L'iniziale uso dei dialetti e di strutture armoniche popolari/folk, ha gradatamente lasciato il passo alla lingua italiana e a composizioni più vicine al rock, nella sua accezione più ampia. 



La band ha all'attivo numerosi concerti in locali e partecipazioni a manifestazioni. Tra tutte, ricordiamo l'esibizione tra gli otto finalisti del concorso nazionale per gruppi etno-folk "Suoni di notte" svoltosi a Ravenna nel novembre 2003. Selezionato tra i gruppi della rassegna "Acustica 2004" (Musile di Piave – VE), ha, inoltre, aperto insieme al cantautore Dario Zampa la 36° edizione del "Festival Internazionale del Folklore" di Aviano. Nel 2005 ha iniziato una collaborazione con alcune compagnie teatrali. Il 2007 ha visto la pubblicazione del primo CD, quello oggi proposto su queste pagine. 


. I Tarantàs hanno superato le selezioni (per l'area nord-est) del festival "Folkest", accedendo così alla fase finale dell'edizione annuale (luglio 2007). Sono risultati vincitori del concorso "Musica in cantina" tenutosi a Buttrio (UD) nei mesi di aprile e maggio 2007 e dell'VIII edizione della rassegna "Marco Tosin-Fabio Poletti"di Trebaseleghe (PD), che li ha portati ad esibirsi a Novellara (RE) il 17 febbraio 2008 per l'annuale "Tributo ad Augusto Daolio". Si giunge così al 2009 dove, nonostante alcuni cambi di formazione, viene pubblicato il secondo CD intitolato "La Corte dei Miracoli" (chissà se riusciamo a trovarlo da qualche parte), edito e distribuito da "Folkest Dischi"  Qui sotto la copertina. Con questo è tutto. Ancora un grazie a Roberto e buon ascolto a voi tutti. 


LINK

Post by George - Music by Roberto

giovedì 19 dicembre 2024

Taberna Mylaensis - 19milioni 770mila 558lire 88centesimi per la libertà (1978, vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Che beddu Garibaldi
02. Ora ca cc'è l'Italia fannu Talia
03. Fazzu la vita chi fa lu nigghiu
04. Lu 'nfernu e chinu di fiscali e giudici

Lato B
05. La Sicilia è la terra di li rosi
06. Porca la Talia
07. Luna lunedda
08. U suli prigiunieru
09. Carzaratu sugnu a tortu


FORMAZIONE:

Luciano Maio - voce, chitarra, mandolino, mandola, mandoloncello 
Antonio "Cairo" Andaloro - chitarre, flauto, sax, armonica 
Bobo Santo Otera - voce, effetti
Picchio Manzone - voce, flauto, tambura


Prima o poi le cose arrivano. Basta avere un po' di pazienza. E' il caso di questo raro vinile oggetto di un mio "appello" ai frequentatori della Stratosfera avvenuto nel febbraio di quest'anno. Sto parlando del terzo album, in ordine cronologico, della Taberna Mylaensis, autoprodotto e uscito nel 1978. Il disco, dal titolo lunghissimo (lo scriverò una volta sola per esteso), "19milioni 770mila 558lire 88centesimi per la libertà" è molto raro e, ovviamente, non esiste una ristampa in CD. Questa magnifica strenna pre-natalizia giunge da un nostro nuovo amico, che si chiama Roberto, ma ha come nickname Perla. Grazie amico, per questo graditissimo cadeau a nome di tutti gli amici della Stratosfera. E' sempre bello poter contare sulle collaborazioni che arricchiscono, mattone su mattone, il nostro già corposo catalogo. 


Vorrei fare un balzo indietro di qualche mese per ritornare a febbraio quando  presentammo i primi due album della Taberna, "Populu e Santi" e "Fammi ristari 'nto menzu di to brazza", entrambi pubblicati nel 1976. "Gli esordi", così si intitolava il post. Questo terzo album va a completare la trilogia degli anni '70. Se volete fare un bel ripassino della biografia, dello stile musicale e dei contenuti dei lavori del gruppo di Milazzo, vi rimando alla pagina di 10 mesi fa (qui). In questo terzo lavoro ritroviamo la Taberna Mylaensis alle prese col suono più puro del folk, toccandone le radici della tradizione popolare, sulla scia dei due precedenti album che, insieme a questo, vanno letti come un unico grande capitolo: la lingua è il dialetto siciliano, i suoni sono rigorosamente acustici, i testi narrano di sofferenze, di lotta e di voglia di riscatto. Protagonisti e simboli dell'unità d'Italia aleggiano su tutto il disco. 
Ma quanto costa la libertà?


L'album è di breve durata, solo 9 tracce, stringate ma di grande intensità. Un piccolo capolavoro del folk italiano. La vetustà del vinile si fa sentire (si ode ogni tanto qualche righina in alcune parti della registrazione), ma come dico sempre le righe rappresentano "il marchio di garanzia e di genuinità". La svolta musicale, quella elettrica con decisi richiami al folk rock da parte del gruppo guidato da Luciani Maio, avverrà nel 1981 con la pubblicazione di quel capolavoro dal titolo "Gricalata". Questo vinile, perché di vinile trattasi, è già sulla Stratosfera dal 2015, e se volete riascoltarlo dovrete cliccare proprio qui. E qui chiudiamo, cari amici, Un ultimo grazie a Perla per la condivisione di questi preziosi file e a voi tutti auguro il consueto buon ascolto.


LINK

Post by George - Music by Perla (thanks friend)

giovedì 8 febbraio 2024

Taberna Mylaensis: 1976 - gli esordi (vinyl)

 

Cari amici, percorriamo oggi le strade della musica popolare italiana, quel genere comunemente definito come folk, e lo facciamo con un gruppo storico, la Taberna Mylaensis, che ha l'innegabile merito di avere dato un forte impulso a questo genere musicale,  facendolo uscire dalla limitata cerchia di appassionati. Certo, non sono stati i soli: ad iniziare dagli anni '70 altri alfieri della musica folk furono il Canzoniere del Lazio, La NCCP, i Musicanova, Antonio Infantino con i suoi Tarantolati, Carmelita Gadaleta, i vari Canzonieri Popolari. Vado a memoria, quindi so di averne dimenticati alcuni. Tutti questi artisti li ritroverete nelle vecchie pagine del nostro blog. Grazie a loro e a molti altri, la musica folk cominciò ad essere ascoltata e apprezzata dal popolo giovanile, smarcandosi dalle gabbie delle feste di piazza o delle sagre paesane per affiancare cantautori e gruppi rock. Insomma, la musica popolare regionale iniziò una seconda vita con la diffusione della cultura e delle tradizioni del nostro Paese, inserendo testi di natura sociale e politica., Oggi il folk è vivo più che mai: dagli Agricantus in avanti è una esplosione di suoni che continuano a perpetrare le storie e la cultura musicale delle nostre regioni. L'uso del dialetto era ed è  piuttosto comune, così come l'utilizzo di strumenti della tradizione popolare. 


I musicisti della Taberna Mylaensisi (termini latini che significano "la taverna di Milazzo"), guidati dal fondatore Luciano Maio, sono siciliani doc. proprio di Milazzo, nei pressi di Messina. Il gruppo si formò all'incirca nel 1975 e - nota bene - è tuttora attivo. Proprio lo scorso anno abbiamo avuto il piacere di ascoltare il loro CD live "U tempu passa". Un capolavoro di suoni e di voci. La musica della Taberna è stata influenzata dalle culture dei popoli che sono stati presenti in Sicilia, tra cui Greci, Arabi e Normanni. Il loro repertorio proponeva, almeno agli inizi,  canzoni della tradizione siciliana, integrati da canti a sfondo sociale, basati sul lavoro dei vendemmiatori e dei minatori, canti religiosi, canzoni di rabbia e di protesta. Anche il nostro amico Augusto Croce li cita su "Italian prog" (sito web o volume che sia) ricordandoci che, grazie al contratto firmato con una major, la RCA, affiancarono Francesco De Gregori in tournée e, nel 1976, furono ospiti del celebre concerto del Parco Lambro a Milano (appaiono anche sul disco), Gli album di matrice prettamente folk "tradizionale" sono sicuramente i primi due, entrambi pubblicati nel 1976. Ad iniziare dagli anni '80, con "Gricalata" del 1981 (lo potete riascoltare qui), avviene la svolta musicale, con l'introduzione di strumenti elettrici, la composizione di brani originali ed un progressivo spostamento verso sonorità più rock. Passiamo ora alla musica. Gli album che ho scelto, come già scritto, sono i primi due, "Populu e Santi" e "Fammi ristari 'nto menzu di to brazza". Partiamo.

Taberna Mylaensis - 1976 - Populu e Santi


TRACKLIST:

Lato A
01. Orazione per le greggi e l'armenti a San Giuseppe - 6:48
02. Prighiera prufana - 4:32
03. Lu Patri Nostru di San Giuliano - 4:26

Lato B
04. I miraculi i Santu sanu - 4:35
05. Mirtoti Sfasciasanti - 3:46
06. A sirinata du carritteri - 3:21
07. Cantu di lu metri - 6:22


MUSICISTI

Luciano Maio - voce, chitarra, percussioni
Santo "Bobo" Otera - voce
Carmelo Gitto - voce, chitarra
Franco Salvo - chitarra, voce
Alberto Cocuzza - voce


A detta di molte discografie ufficiali "Popilu e Santi" è il primo album ufficiale della Taberna Mylaensis. Alcuni siti lo collocano come seconda uscita, al seguito di "Fammi ristari 'nto menzu di to brazza". Non lo so, ma poco m'importa, anche perché sono sati pubblicati entrambi nel 1976 e sono uno il seguito naturale dell'altro. In questo primo periodo della carriera musicale del gruppo il repertorio era basato su brani della tradizione, raccolti oralmente o tratti dalle ricerche di etnomusicologi o storici delle tradizioni popolari. 

Luciano Maio

"Populu e Santi" raccoglie canti di lavoro, canzoni d'amore, canti religiosi e profani e tarantella. Nell'epoca  del folk revival, nel corso degli anni '70, la Taberna Mylaensis, grazie all'impulso del suo fondatore, il già ricordato Luciano Maio, avvia una operazione di recupero della grande tradizione musicale della Sicilia: canti di lavoro, che scandivano ritmicamente una stagione dopo l'altra, Un recupero musicale che abbraccia diversi secoli: dal Cinquecento all'Ottocento, dai canti dell'isolamento e della solitudine a quelli che ruotano attorno alla delusione post-risorgimentale, alle lotte contadine, all'occupazione delle terre. Tutto ciò' si identifica in una espressione musicale che diviene prima di tutto musica del Mediterraneo, ovvero una musica che suona come un incrocio di culture" (da Rockbottom). 
L'album, così come quello successivo, stranamente non è mai stato ristampato in versione CD. 


Taberna Mylaensis - 1976 - Fammi ristari 'nto menzu 
di to brazza


TRACKLIST:

Lato A
01. Cantu di carcirati
02. Canto della vendemmia
03. Fammi ristari 'nto mezzu di to brazza
04. Romanza
05. U tritrolu

Lato B
06. L'amanti cunfissuri
07. Babba Blu di Petralia
08. Storia da figghiuledda rubbata di pirati
09. San Caloriu di Naru
10. Ninna nanna


Con la medesima formazione, la Taberna Mylaensis realizza nello stesso anno un altro grande disco, il seguito  naturale della prova di esordio. I canti a sfondo sociale riguardano carcerati, vendemmiatori, un popolo do sofferenti che attraverso i canti popolari trovano la via per amplificare il suo stato e il suo malessere. Non solo, nel disco appaiono anche canzoni d'amore e, nel finale, una ninna nanna. 


Ricorda gli esordi della Taberna Alberto Cocuzza, co-fondatore e voce del gruppo, nel corso di una intervista: "Avevamo una grande voglia di fare musica. Volli collaborare  con loro (il primo nucleo della Taberna Maio, Otera, Salvo e Luciano Maio. Il loro modo di fare musica mi piaceva molto e partimmo insieme per le Eolie, nel ’73, dove suonavamo musica popolare. Già allora la coralità fu il nostro segno distintivo: studiavamo per plasmare in modo organico le nostre voci; io avevo un tono di voce molto alto e mi ispirai subito a Giovanni Mauriello (strepitoso cantante della NCCP). Non ci piaceva il modo di rappresentare la Sicilia solo con balletti  e quartare, sullo sfondo di Ciuri Ciuri, ma si cercavano nuovi modi espressivi".  E sicuramente la Taberna ha varcato le frontiere della mera tradizione musicale siciliana, allargando i suoi orizzonti e i suoi confini in una progressione che continua ancora oggi.

Concludo il post con uno dei miei periodici appelli al popolo della Stratosfera. Perdonatemi se ogni tanto li faccio...Ebbene, il terzo album del gruppo, autoprodotto, uscito nel 1978 con un titolo lunghissimo, "19milioni 770mila 558lire 88centesimi per la libertà" è molto difficile da reperire. Se qualcuno lo possiede e lo vuole condividere su questo blog si faccia vivo. Sono certo che si trova in qualche vostro cassetto. Un caro saluto a voi tutti e buon ascolto.


LINK Populu e Santi
LINK Fammi ristari 'nto mezzu di to brazza

Post by George

giovedì 19 gennaio 2023

Stefano Palladini (canta Giuseppe Gioacchino Belli) - 1975 - La vita dell'omo (vinyl)

 

TRACKLIST:

Lato A
01. La vita del'omo
02. Li soprani der monno vecchio
03. Er caffettiere filosofo
04. La creazzione der monno
05. La bbona famijja

Lato B
06. La monnizione
07. Er ferraro
08. Piazza Navona
09. Li morti de Roma
10. La morte co la coda


MUSICISTI:

Stefano Palladini - voce, chitarra
Francesco Bruno - chitarra
Giampaolo Belardinelli - chitarra
Nazario (Zaza) Gargano - mandolino, fisarmonica

Stefano Palladini

A proposito di poesie in musica: dopo l'interessante post di Andrea dedicato a Gregory Corso, restiamo in tema, spostandoci però sull'italico suolo. E' questo l'inizio di un progetto ambizioso che vuole tracciare il profilo musicale del duo Stefano Palladini - Nazario Gargano, due musicisti che hanno avuto il merito di avere musicato con grande classe e raffinatezza i versi di alcuni grandi poeti italiani. Questo primo post è dedicato al solo Stefano Palladini, autore di un album, tutto da riscoprire, intitolato "La vita dell'omo", pubblicato nel 1975 dalla RCA. Il sottotitolo è quanto mai esplicativo: Stefano Palladini canta Giuseppe Gioacchino Belli. Seguiranno altri album in cui Palladini sarà al fianco dello storico amico, arrangiatore e musicista, Nazario Gargano. Questa prima opera e attribuita al solo Palladini, accompagnato da altri due chitarristi (Francesco Bruno e Giampaolo Belardinelli). Nazario Gargano è presente con un ruolo marginale, alle prese, in alcune tracce, con mandolino e fisarmonica. Di fatto tutti gli arrangiamenti sono stati curati da Palladini e Belardinelli. Nei dischi a seguire la presenza di Gargano sarà decisamente più determinante. I due musicisti si incontrarono negli anni ‘70 al "Folkstudio" di Roma, un locale rigorosamente "acustico" e spontaneo che contribuì in modo decisivo alla formazione stilistica di una "scuola romana" di cantautori e folksinger. Della loro avventura musicale congiunta parleremo nella prossima puntata. Restiamo sul pezzo, o meglio sull'album in questione. "La vita dell'omo" raccoglie dieci sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli, musicati e arrangiati in stile folk-rock. Non mi risulta che il disco sia stato ristampato. I disturbi nelle singole tracce ci ricordano che il vinile ha compiuto le sue 47 primavere. 

Francesco Bruno

Non è sicuramente il primo esperimento di traduzione in musica di versi poetici, ma in questo caso vi è l'originalità della scelta, Giacchino Belli non è un autore facile e i suoi sonetti sono stati "la voce del popolo" in una Roma papale e corrotta, quella del "Papa Re". L'opera del Belli - come si legge sui testi di letteratura italiana - rappresenta con felice sintesi la mentalità dei popolani romani, lo spirito salace, disincantato, furbesco e sempre autocentrico della plebe, come egli la denomina, rendendo con vividezza una costante traduzione in termini ricercatamente incolti delle principali tematiche della quotidianità. Giacchino Belli scrisse 2279 sonetti in dialetto romanesco per circa 32.000 versi, più del doppio dei versi della Divina Commedia dantesca, Un'opera ponderosa che pochi altri autori riuscirono ad eguagliare. Il sonetto che dà il titolo all'album, "La vita dell'omo", venne composto nel 1833 e in poche rime riassume in modo ironico e pessimistico la vita di un popolano qualunque. Lo scritto del Belli è in dialetto romanesco, ma qui - per facilitare la comprensione - vi propongo la traduzione in italiano. 

"Nove mesi nella puzza: poi avvolto in fasce
sempre sbaciucchiato, con le croste lattee e i lacrimoni:
poi al laccio, dentro un girello, con una vesticciola,
un copricapo e un'imbragatura al posto dei calzoni.

Poi comincia il tormento della scuola,
l'abbiccì, le frustate per punizione, i geloni per il freddo,
la rosolia, dover far la cacca sul vasetto
e un accenno di scarlattina e di vaiolo.

Poi viene il lavoro, il digiuno, la fatica;
l'affitto, il carcere, il governo,
l'ospedale, i debiti, la fica,

il sole l'estate e la neve d'inverno ...
E alla fine, che Dio ci benedica,
viene la Morte e tutto finisce all'Inferno"

Giuseppe Giacchino Belli

Stefano Palladini interpreta il sonetto accompagnato dalla sua chitarra acustica. I suoni acustici sono la costante in questo disco, di pura matrice "folk studio". Se cercate la traduzione in italiano dei 10 sonetti (tranne il primo) non faticherete a trovarla sul web. E con questo concludo qui la prima parte e vi lascio augurandovi buon ascolto.


Post by George

domenica 27 novembre 2022

Whisky Trail - 1986 - Pooka


TRACKLIST:

Lato A
Cetamon
01. Eiri Na Greine/Paddy's Leather Breeches
02. Leprechaun
03. Da Luan Da Mort/Fairy Polka
04. Tweed Side/The River Lee/Applecross/Pooka
Midsummer's Feast (Midsummer's Day)
05. When The Wind Blows/Fairy Love Song
06. Witch's Curses

Lato B
Midsummer's Feast (Midsummer's Night)
07. Sweet Molly/Granny Duncan/Agata
Samain
08. Mermaid's Croon/Fairy Love Song(Repr.)
09. Never Wed An Old Man
10. Green Hills/Gooseberry Bush
11. Fairy Nurse

back cover LP

FORMAZIONE

Pietro Sabatini - guitar, bouzouki, vocals
Stefano Corsi - celtic harp, harmonium, 12-string guitar, mandolin, harmonica, pedal bass], bass, backing vocals
Lorenzo Greppi - highland pipes, uilleann pipes, whistle, jew's harp, dulcimer, accordion, bodhrán, backing vocals
Giulia Lorimer - vocals, fiddle, psaltery, percussion


Circolano in Italia numerose band impegnate nella riproposta di brani tratti dalla tradizione musicale celtica e irlandese, o nella composizione di musiche originali sempre di ispirazione celtica. Tra questi abbiamo optato per la presentazione dei Whisky Trail, con una biografia musicale risalente nientemeno che al 1975. Cerchiamo di conoscerli più da vicino, tenuto conto che è la prima volta che fanno la loro comparsa su queste pagine. 

LE ORIGINI: IL GRUPPO FOLK INTERNAZIONALE

"Negli anni '70 nasce, da un'idea di Antonio Breschi, pianista fiorentino con influenze jazz e blues, il Gruppo Folk Internazionale. Antonio Breschi riunisce intorno a sé musicisti di svariate provenienze musicali tra cui la moglie Rebecca Miller, americana del sud degli Usa, la cui bellissima voce si presta per canti elisabettiani, gospel e spiritual, Pietro Crivelli, cantante blues, chitarrista e contrabbassista, Stefano Hollesch, musicista eclettico e pittore che suona vari generi e strumenti, Gilberto Kondo, percussionista africano e infine Piero Bubbico, giovane promessa dell'ambiente jazz fiorentino. 
Il Gruppo Folk Internazionale si esibisce con successo in svariate manifestazioni musicali producendo musica che data la molteplice varietà delle esperienze musicali dei suoi componenti: spazia dal Worksong degli schiavi africani al Dixieland, dalle Rocky Mountain Folk Songs al Country, dal Jazz ai ritmi e alle canzoni della musica africana. 


Da lì a poco Piero Bubbico, intuendo le potenzialità del gruppo e consapevole della dispersività creativa e organizzativa dei suoi componenti, porta ad inserire un suo vecchio amico, Stefano Corsi con cui aveva precedentemente avuto varie esperienze musicali. Stefano Corsi, musicista pop, ma con grandi doti di arrangiatore e organizzatore, riesce subito a porre le basi per un nuovo indirizzo che segnerà la vita del gruppo fino ai nostri giorni. Il gruppo cambia in parte indirizzo musicale orientandosi prevalentemente sulla musica folk e blues americana e sulle connessioni di questa con la cultura musicale degli irlandesi emigrati negli Usa. Verrà anche cambiato il nome da Gruppo Folk Internazionale in Whisky Trail, visto che all'epoca di un altro gruppo chiamato con l'identico nome (di questo omonimo gruppo abbiamo parlato tempo fa sulla Stratosfera). 

1975: NASCONO I WHISKY TRAIL

La formazione del Whisky Trail comprendeva in origine Antonio Breschi, Rebecca Miller, Pietro Crivelli, Piero Bubbico, Stefano Corsi, Daniel Craighead e Giulia Lorimer (quest'ultima scomparsa nel 2021). Fu con questa line-up che il gruppo registrò il suo primo disco nel 1976, "Canzoni di lotta e d'amore del popolo irlandese", per l'Editoriale Sciascia, in seguito ristampato col titolo "Irish Songs" (Forrest Hill Records, 1999.

Giulia Lorimer e Stefano Corsi

Nell'anno successivo Rebecca Miller e Pietro Crivelli lasciano il gruppo a cui invece si unisce Pietro Sabatini, che con estrema determinazione Piero Bubbico aveva voluto, avendone conosciuto in una precedente esperienza musicale le grandi doti di ritmica e musicalità. Pietro Sabatini lo abbiamo appena incontrato nei Peter Cam, insieme ad Alex Camaiti dei Nuova Era.  
Nel 1977 sempre per l'editoriale Sciascia il gruppo incide il suo secondo album, "Canti e danze del popolo irlandese vol. 2". Nel 1979 al gruppo si unisce anche Velemir Dugina e per qualche concerto Chris Hamblin. E' con questa formazione che viene inciso il loro terzo album, "Miriana" per la Cardinale Records.

Stefano Corsi

Negli anni successivi lasceranno il gruppo Antonio Breschi, Piero Bubbico e Velemir Dugina e al gruppo si unirà Lorenzo Greppi, polistrumentista, che aveva suonato con Véronique Chalot.Nel corso degli anni il gruppo terrà centinaia di concerti in Italia e all'estero, fra cui una tournée in Portogallo nel 2001 in occasione della quale hanno partecipato al festival "Festival Sete Sóis Sete". (fonte wikipewdia).
I Whiski Trail hanno all'attivo ben 14 album più una compilation, coprendo un periodo temporale che va dal 1975 al 2015. Vi rimando a Dscogs per un approfondimento sulla loro discografia. 

La back cover del CD

   POOKA (1986)

"Pooka", pubblicato nel 1986 dall'etichetta Saga, è la quinta prova discografica dei Whisky Trail in ordine cronologico. Si tratta di un graditissimo cadeau da parte del nostro amico e collaboratore Marco Osel e raccoglie 11 tracce di grande bellezza. Il virtuosismi dei musicisti, alle prese con gli strumenti della tradizione celtica, perfetto tappeto sonoro per la calda voce di Giulia Lorimer, traspare in ogni singola traccia. "Pooka" venne ristampato in CD per ben due volte, nel 1999 e nel 2005. Sempre nel 1999 venne pubblicata una edizione con copertina differente rispetto all'originale, in occasione del 25° anniversario (1975-1999) della nascita del gruppo. Ve le riporto di seguito.



Qui si conclude il post di oggi. Mi auguro che questo sconfinamento in atmosfere sonore non proprio usuali per la Stratosfera (voi mi direte: ma se abbiamo pubblicato di tutto?) sia di vostro gradimento. Prendiamo questo post come un "assaggio" della produzione discografica dei Whisky Trail, guardando già al futuro e all'implementazione della loro corposa discografia. Grazie ancora a Osel per l'invio e la condivisione dei file. Per il momento è tutto. Buon ascolto. 

Pietro Sabatini


Post by George - Music by Osel