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domenica 2 agosto 2026

Le antologie della Stratosfera vol. 58 - Vi ricordate dei New Dada? E di Maurizio? (retrospettiva 1965 - 1970)


24 giugno 1965: una data storica. I Beatles arrivano in Italia per tre date e quel giorno sono a Milano al Velodromo Vigorelli. I New Dada vengono chiamati da Leo Watcher, al fianco di Fausto Leali e i suoi Novelty, di Peppino Di Capri con il suo gruppo e di altri artisti minori, come open act del concerto dei Fab Four, con il compito di scaldare gli animi degli spettatori. Un bel trampolino di lancio per quei giovani ragazzi della buona borghesia milanese, artisticamente semi-sconosciuti, che nella Milano degli anni '60 cercavano di aprirsi un varco nel vasto movimento beat allora imperante. Nel 1965 i New Dada hanno appena registrato il loro primo 45 giri, "Ciò che fai/Domani sì" pubblicato dalla Bluebell Records. La biografia/discografia del gruppo è diffusissima sul web, basta avere voglia di cercarla. Oltre che sulla  solita wikipedia, vi suggerisco di dare un'occhiata alla pagina dedicata ai New Dada sul sito "Musica e memoria" (qui). Qualche informazione ve la passo anch'io, qui di seguito. 


Tra il 1965 e il 1967 i New Dada diventarono uno dei complessi di maggiore successo, tra i primi cinque di quel periodo poi chiamato convenzionalmente "beat", anche se non tutta la musica che si ascoltava si poteva ricondurre a questo genere. Più che un successo di vendita di dischi ebbero un successo mediatico: in televisione, nei concerti, in manifestazioni come il Cantagiro, soprattutto nella storica edizione del 1966, nella quale l'organizzazione prevedeva addirittura un girone apposito per i complessi, e nel quale i New Dada arrivarono terzi (dopo l'Equipe 84 e i Rokes), con la loro canzone "Non dirne più". Si differenziavano dalle altre band dell'epoca ad iniziare dal nome, ispirato al dadaismo (o dada), quella corrente artistica e letteraria nata a Zurigo e sviluppatasi tra il 1916 e il 1922, e dal look (giacca e cravatta nera, camicia bianca e capelli appena appena lunghi). Insomma, molto dandy e molto all'avanguardia. Il leader, fin da subito, era Maurizio Arcieri. E' curioso notare come alcuni componenti avessero un soprannome, quello che oggi chiamiamo "nickname": Renato Vignocchi (era detto "René"), Franco Jadanza, Ferruccio Sansoni (era detto "Ferry"), Giorgio Fazzini e Ricky Rebaioli - quest'ultimo quasi subito rimpiazzato alla batteria da Gianfranco Longo (era detto "Pupo"). 


Sotto il profilo discografico il gruppo registrò una manciata di singoli tra il 1965 e il 1967 e un solo LP intitolato "I'll Go Crazy" pubblicato, sempre dalla Bluebell nel 1966. "I'll Go Crazy" era un brano risalente al 1960 interpretato da James Brown. Il vinile venne poi ristampato in versione CD nel 1996 dalla On Sale Music con l'aggiunta di 4 bonus track. Piccola curiosità: il primo singolo, parliamo del lato A, venne pubblicato con due titoli diversi. Sul primissimo 45 giri il brano si intitolava "Ciò che fai", una cover con testo in italiano di "When You Walk Into the Room", scritto da Jackie DeShannon. Il testo venne accreditato a Shel Shapiro ma la Ricordi, detentrice dei diritti in Italia del brano, diffidò la Bluebell (che aveva pubblicato il disco), costringendola a cambiare titolo anche se il testo non venne modificato. Lo ripubblicò come "La mia voce". Nello stesso anno i Rokes portarono al successo questa canzone che intitolarono "C'è una strana espressione nei tuoi occhi".  In entrambi i singoli dei New Dada il lato B rimase "Domani sì". Di seguito le due differenti copertine del singolo del 1965.

front cover del 45 giri "Ciò che fai"

front cover del 45 giri "La mia voce" (con errore nel titolo diventato "La tua voce")


I SINGOLI (1965-1967)

1965 – Ciò che fai/Domani sì (Bluebell Records, BB3130)
1965 – La mia voce/Domani sì (Bluebell Records, BB3139)
1965 – L'amore vero/C'è qualcosa (Bluebell Records, BB3144)
1966 – Batti i pugni/Sick and Tired (Bluebell Records, BB3151)
1966 – Non dirne più/Batti i pugni (Bluebell Records, BB3151)
1966 – T Bird/I'll Go Crazy (Bluebell Records, BB3154)
1967 – Lady Jane/15ª frustata (Bluebell Records, BB3163)

L'intera produzione discografica a 45 giri, con l'eccezione di un brano, confluì nel 33 giri "I'll Go Crazy" pubblicato nel 1966. E' questo un fenomeno piuttosto diffuso negli anni '60 allorché il 33 giri diveniva una sorta di compilation dei singoli già pubblicati, magari con l'aggiunta di un paio di inediti. "Non dirne più" è la versione in italiano di "Sick and Tired", quest'ultima pubblicata come lato B di "Batti i pugni", non inclusa nel 33 giri originale ma inserita nella ristampa CD 1996 come bonus track. Nella suddetta ristampa della On Sale troviamo anche, come bonus track, ben tre versioni di Lady Jane, quella edita su 45 giri, una "Drums version strumentale" e una seconda versione strumentale. Giusto per non farci mancare niente. Di seguito le copertine dei 45 giri.

cover L'amore vero 

inside L'amore vero

cover Batti i pugni

cover Non dirne più

cover T Bird (lato B indicato erroneamente come "I Go Crazy")

Sicuramente il grosso pubblico ricorda i New Dada per la cover di Lady Jane dei Rolling Stones, anche se il gruppo si merita ben altri riconoscimenti. 

LADY JANE (1967)


Lady Jane (lato B 15a frustata) venne pubblicato come singolo nel 1967, Il lato B era già stato incluso nel 33 giri "I'll Go Crazy". La cover in italiano dei Rolling Stones, musicalmente molto bella e ben curata, venne realizzata utilizzando in apertura e chiusura un sottofondo del rumore del mare e del canto dei gabbiani. Narrano le cronache che il testo in italiano venne scritto dall'organista Ferruccio Sansoni a Roma una notte in albergo, al Grand Hotel Regina in via Veneto, in occasione di una registrazione per una trasmissione televisiva. L'organo utilizzato per la registrazione è un Vox Continental. Il singolo scalò rapidamente le classifiche italiane di vendita e spopolò nel programma radiofonico cult dell'epoca "Bandiera Gialla", condotto da Gianni Boncompagni e Renzo Arbore. 
"Lady Jane" fu il brano di maggiore successo dei New Dada ma anche il loro canto del cigno. Il gruppo si sciolse per dissidi interni. Nello stesso anno il cantante del gruppo, Maurizio, pubblicò come solista una nuova versione di Lady Jane (praticamente uguale a quella dei New Dada) usando la stessa copertina del disco del complesso.


I singoli, a parte il grosso successo di Lady Jane che va giudicato a parte, ottennero un buon riconoscimento per conto del pubblico, in particolare Non dirne più (cover di Sick and Tired di Chris Kenner), con la quale il gruppo partecipò al Cantagiro 1966. Il 1966 è anche l'anno in cui il gruppo apparve in vari programmi televisivi in prima serata, come "Aria condizionata" e "Studio Uno", e tenne numerosi concerti sia all'estero che in giro per l'Italia, fra cui quello della serata inaugurale del Piper di Milano. Nello stesso anno i New Dada vinsero la prima edizione del Festival dei Complessi di Rieti. L'anno si concluse con la pubblicazione del loro unico LP, il già citato "I'll Go Crazy", in cui il gruppo si avvicinò sempre più alle sonorità rhythm and blues. 

New Dada - I'll Go Crazy (LP 1966)


TRACKLIST:

01. I'll Go Crazy – 3:06 (James Brown)
02. 15a frustata – 3:18 (Ermanno Parazzini, Wavan)
03. Who'll Be The Next In Line – 2:19 (Ray Davies)
04. Batti i pugni – 2:28 (Arfemo, Wavan)
05. Lawdy Miss Clawdy – 1:58 (Lloyd Price)
06. L'amore vero – 2:21 (Federico Monti Arduini, Wavan)
07. T Bird – 2:15 (Bill Anderson, Ermanno Parazzini)
08. Non dirne più – 3:28 (Chris Kenner, Dave Bartholomew, Ermanno Parazzini)
09. La mia voce – 2:45 (Del Shannon, Mogol, Ricky Gianco)
10. Jenny Jenny – 2:17 (Enotris Johnson, Richard Penniman)
11. Domani sì – 2:09 (Federico Monti Arduini, Franco Califano)
12. C'è qualcosa – 2:12 (Wavan)

Bonus Tracks dal CD 1996 della On sale Records
13. Lady Jane – 3:44
14. Sick And Tired - 3:14 (Chris Kenner and Dave Bartholomew)
15. Lady Jane (Strum. Drums Version) – 3:18
16. Lady Jane (Strum. Version) – 3:38



FORMAZIONE:

Maurizio Arcieri  voce
Franco Jadanza - chitarra
Renato «René» Vignocchi - chitarra
Giorgio Fazzini - basso
Ferruccio "Ferry" Sansoni - organo
Gianfranco «Pupo» Longo - batteria



Insieme agli album dei Rokes, quello dei New Dada è uno dei migliori album beat (ma il termine è restrittivo) realizzati da un gruppo italiano negli anni '60. Anche la scelta delle cover denota una certa attenzione e lo dimostrerà anche Maurizio Arcieri nella sua discografia solista. Federico Monti Arduini, che ha firmato un paio di brani, è meglio conosciuto come "Il guardiano del faro". I New Dada, pur non avendo grandi esperienze pregresse. si dimostrarono abili strumentisti (bellissimo l'organo di Ferry Sansoni) a sostegno di una gran bella voce come quella di Maurizio Arcieri. Ogni tanto il mercato discografico ricorda l'esistenza dei New Dada con qualche ristampa e soprattutto con qualche compilation un po' pasticciata che inserisce anche i singoli del solo Maurizio. Se volete un consiglio limitatevi a questo piccolo gioiellino. 

back cover del CD 1996

IL DOPO NEW DADA

Il singolo Lady Jane, che avrebbe dovuto consacrarle i New Dada definitivamente nel panorama beat italiano, si rivelò invece essere il loro ultimo lavoro insieme. I dissidi interni al gruppo, già presenti da tempo, sfociarono in aperta rottura fra Arcieri e Longo da un lato e Sansoni, Vignocchi e Jadanza dall'altro. Entrambe le fazioni cercarono di ottenere l'utilizzo esclusivo del nome, ma nessuna delle due vi riuscì. Non a caso Arcieri pubblicò il primo singolo con la denominazione "Maurizio de I New Dada" (per evitare uno strappo troppo brusco) per poi limitarsi al solo "Maurizio". 

La storia della band finì sostanzialmente con questa separazione. Arcieri, Longo e Fazzini convocarono il bassista Giandomenico Crescentini, il tastierista Roberto Rossetto (ex de I Giacobini) e il chitarrista Gilberto Ziglioli (che aveva già suonato in precedenza con Ghigo e i Goghi), ma la nuova formazione diventò presto la band del progetto solista di Arcieri. Sansoni, Vignocchi e Jadanza, invece, si unirono con Gaby Lizmi (dal Patrick Samson Set) e Danny Besquet (ex bassista de I Profeti) e formarono i Ferry, Franco, René, Danny e Gaby. Scritturati dalla CBS, incisero due 45 giri – il secondo singolo, Se te lo raccontassi..., venne utilizzato come sigla d'apertura della miniserie televisiva omonima diretta da Bruno Corbucci – e vennero chiamati a fare da band di supporto al tour italiano dei Rolling Stones, nell'aprile 1967, prima di sciogliersi definitivamente.
Ecco la loro stringata discografia.

FERRY, FRANCO, RENE' DANNY, GABY
45 giri (1967)

01. Un treno che parte - lato A, 1967
02. Elegia per l'amico di Antonio - lato B, 1967
03. Se te lo raccontassi... - lato A, 1967
04. Quattro stagioni - lato B, 1967





Il primo singolo contiene due brani pop molto leggeri, il lato A venne composto da Sansoni, il lato B da Mogol e Angiolini. Un po' più elaborato, sotto il profilo musicale, è il secondo singolo, specie il lato B, ma nel complesso nulla di memorabile. Dato lo scarso successo raccolto, lo scioglimento del quintetto divenne inevitabile. 

MAURIZIO ARCIERI - DISCOGRAFIA SOLISTA 
1967-1970


Dopo lo scioglimento dei New Dada, Maurizio Arcieri avviò una fortunata carriera solista abbreviando il nome semplicemente in Maurizio. In questa sede tratteremo la prima parte della sua produzione solista, quella che va dal 1967 al 1970. La discografia è caratterizzata soprattutto da una serie di 45 giri che confluiranno, quasi per intero (come precedentemente accaduto per i New Dada), nel suo primo album solista pubblicato dalla Joker nel 1970 e intitolato semplicemente "Maurizio". L'apice della popolarità la raggiunse con il brano "Cinque minuti e poi..." presentato all'edizione 1968 del Disco per l'Estate, Il brano divenne un vero e proprio tormentone e colonna sonora del musicarello "Quelli belli siamo noi". Piccola curiosità: visto che era innegabilmente attraente, Maurizio si cimentò per breve tempo come attore di fotoromanzi (specie sul periodico "Bolero"). Musicista eclettico e raffinato segnò la sua svolta artistica, insieme alla moglie Christina Moser, nel 1976 a Londra, fondando il celebre duo elettronico orientato al synth-pop e alla new wave  dei Chrisma poi Krisma. Ma qui si apre un altro grande capitolo, ancora inedito sulla Stratosfera. 


DISCOGRAFIA A 45 GIRI (1967-1970)

1967 - Ballerina / Non c'è bisogno di camminare (come Maurizio de I New Dada)
1967 - Lady Jane / L'more da morire (Gimme Some Lovin')
1967 - Il comizio (di Maurizio) / Il fiore all'occhiello
1968 - Era solo ieri / Ricomincio da zero (Natural Born Loser)
1968 - Cinque minuti e poi... / Un'ora basterà (Je t'appelle encore)
1969 - L'amore è blu...ma ci sei tu! (L'amour est bleu - Can't Sing A Rainbow) / 
E schiaffeggiarti (Take Me For A Little While)
1969 - Elizabeth / Sirena
1969 - 24 ore spese bene con amore (Spinning Wheel) / 
Cade qualche fiocco di neve (Juste quelque flocons qui tombent)
1970 - Guardami, aiutami, toccami, guariscimi (See Me, Feel Me) / Prima estate
1970 - Prima estate / 24 ore spese bene con amore (Spinnibg Wheel)


Anche nel corso della sua carriera solista, Maurizio pose molta attenzione alla scelta delle cover. Qui, tra le altre, ne troviamo tre di grande spessore ovvero le versioni in italiano di Gimme Some Lovin' dello Spender Davis Group (L'amore da morire), Spinning Wheel dei Blood Sweat & Tears (tra i miei gruppi preferiti) che è stata tradotta in "24 ore spese bene con amore" e nientemeno che la versione in italiano di See Me, Feel Me degli Who (Guardami, aiutami, toccami, guariscimi). Ad eccezione dei due 45 del 1970, il primo pubblicato dalla Polydoe e il secondo dalla Playtime, tutti i singoli sono stati pubblicati dalla Joker. 
Di seguito tutte copertine in ordine cronologico.













Come già ampiamente ricordato nel 1970 la solita Joker pubblicò il primo eponimo album di Maurizio. Come bonus track ho inserito i singoli dal 1967 al 1970 rimasti esclusi dal 33 giri. Ci tengo a ricordare che Maurizio Arcieri pubblicò un secondo eccellente album nel 1973 intitolato "Trasparenze". Questo disco lo troverete sulla Stratosfera cliccando qui. Ricordo, purtroppo,  di averlo postato quando commemorai (il mio solito triste lavoro) la scomparsa dell'artista avvenuta il 29 gennaio 2015. 

Maurizio - Maurizio (LP, 1970)


TRACKLIST:

01. Cinque minuti e poi...
02. Elisabeth
03. L'amore è blu /...Ma ci sei tu! (L'amour est bleu / I Can Sing A Rainbow)
04. 24 ore spese bene con amore (Spinning Wheel)
05. Cade qualche fiocco di neve (Juste quelques flocons qui tombent)
06. Era solo ieri
07. Il comizio (di Maurizio)
08. E schiaffeggiarti!...(Take Me For A Little While)
09. Un'ora basterà (Je l'appelle encore)
10. Sirena
11. Il fiore all'occhiello
12. Ricomincio da zero (Natural Born Loser)

Bonus tracks - singoli 1967-1970 inediti su LP

13. Ballerina (lato A, 1967)
14. Non c'è bisogno di camminare (lato B. 1967)
15. Lady Jane (lato A, 1967)
16. T'amo da morire (Gimme Some Lovin') (lato B, 1967)
17. Guardami, aiutami, toccami, guariscimi (See Me, Feel Me) (lato A, 1970)
18. Prima estate (lato B, 1970)


L'album "Maurizio" fu oggetto di numerose ristampe con titolo differente. In particolare nel 1996 la Joker lo ristampò in versione CD col titolo "Cinque minuti e poi" (facendo leva sul brano più conosciuto del disco). Ma le compilation non si fermarono qui. Discogs è preciso nel descriverle. Di seguito la copertina del CD del 1996.



Maurizio Arcieri, fino al 1975, continuò a realizzare alcuni 45 giri, Poi nel 1976 la virata artistica con i Chrisma/Krisma. Altro grande capitolo musicale che prima o poi apriremo sulla Stratosfera. Per ora fermiamoci qui. Di materiale da ascoltare credo che ce ne sia a sufficienza. Vi ringrazio per avermi seguito lungo questo lungo percorso. Insomma, un bel superpost estivo, spero rilassante e soprattutto nostalgico. Vi lascio augurandoci il mio consueto buon ascolto.


LINK New Dada - I'll Go Crazy (LP, 1966)
LINK Ferry, Franco, René, Danny e Gaby - 45 giri
LINK Maurizio (LP, 1970 with bonus tracks)

Post by George

lunedì 24 febbraio 2025

La Messa dei Giovani: furono solo canzonette? - Barritas & Co: la trilogia (1966-1969) plus Bonus CD - Superpost

 

Parte 1 - Introduzione

Per parlare della Messa dei Giovani ho scelto come titolo più o meno provocatorio: "furono solo canzonette?" Quattro canzoncine di matrice beat oppure qualcosa di più, come ad esempio il tentativo di svecchiare la vecchia liturgia ecclesiastica ad iniziare da suoni più moderni? Forse un punto di rottura? Il fenomeno prese piede intorno alla metà degli anni '60, dove dogmi e rituali sembravano inamovibili. Molte funzioni religiose venivano ancora officiate in latino. La Messa Beat rappresentò invece la volontà dei giovani, allora in pieno cambiamento sociale, etico e musicale, di inserirsi in modo moderno e dinamico sposando i gusti musicali dell'epoca, nell'ambito della funzione religiosa. Questo fu il grande merito di una parte del mondo giovanile nel periodo 1965-1970. Il fenomeno riempì le pagine di molti quotidiani, diventando così un evento di portata nazionale, naturalmente con visioni diverse: sostenitori e detrattori combatterono ad armi pari. Ho trovato alcuni interessanti articoli che mi hanno aiutato a comporre questo post, così come ho recuperato una serie di fotografie d'epoca (a cominciare da quella sottostante). Qui i ricordi di ognuno di noi - parlo naturalmente di chi, anagraficamente, visse quel periodo - possono diventare un utile compendio a questo articolo dal taglio socio-cultutal-musicale.
Sotto il profilo squisitamente musicale vi proporrò le tre diverse versioni del disco "La Messa dei Giovani", quella originale del 1966 e le due versioni, in italiano e in inglese, realizzate dal Barritas / Berets. Infine, per non farci mancare niente, vi regalerò un bonus CD a "sorpresa". 

Una rara foto degli Angel and The Brains

Tony Face, sul suo omonimo sito, parlando della Messa Beat ricorda che "i primi a portare avanti il connubio tra sacre scritture e musica cosiddetta profana furono a metà dei 60‘s Gli Amici di Ascoli Piceno e i sardi Barritas, senza dubbio i più famosi con la loro Messa dei Giovani e con le musiche di Marcello Giombini. Oggi nelle parrocchie i canti con chitarra e altra strumentazione (organo elettrico, flauto, in alcuni casi il violino), sono molto comuni, ma allora, in una Chiesa che stava passando dal latino al linguaggio comune, era una assoluta novità". Io stesso  e qui mi lascio andare ai ricordi - ero un "ragazzo del coro" che, insieme ad altri giovani ragazzi e ragazze, cantavamo in un coro di chiesa accompagnati da chitarra e organo elettrico. 
Ma torniamo a Marcello Giombini, forse il massimo ideatore della messa beat. Già autore di colonne sonore di western all'italiana, Giombini - in collaborazione con il paroliere Giuseppe Scoponi - intuì che era il momento adatto per introdurre una veste più moderna in chiesa per attirare una gioventù in pieno fermento. Nel 1965 apparve sul mercato discografico il 45 giri Non uccidere, dei Barritas. Sempre nel 1965, il complesso Gli Amici pubblicò su etichetta Edizioni Paoline l'EP "Chinati ai tuoi piedi/Osanna nell'alto dei cieli/Ave Maria no morro" .


Giombini compose poi La Messa dei Giovani, divenuta la "messa beat" per antonomasia, eseguita per la prima volta presso l'Aula Borrominiana dell'Oratorio di San Filippo Neri alla Vallicella, il 27 aprile del 1966, alla presenza di un foltissimo pubblico e vari organi di informazione, RAI inclusa. A suonare e cantare vi erano I Barritas, Angel and the Brains e The Bumpers. Ne parleremo più avanti. Risale al 1966 la prima incisione de "La Messa dei Giovani" su LP in vinile (etichetta Ariel), nell'originaria interpretazione dei gruppi sopracitati. Come già ricordato, I Barritas realizzano in seguito un proprio LP, sempre intitolato "La Messa dei Giovani" e successivamente, con il nome The Berets, incisero la versione in inglese, con il titolo "The Mass For Peace, pubblicata negli Stati Uniti e in Inghilterra dalla Avant Garde, con produzione Clay Pitts. Rammento che quest'ultimo album è già stato pubblicato sulla Stratosfera tempo fa (2 febbraio 2016). Lo ritroverete qui. Perdonatemi se oggi, per completezza di informazione, lo riproporrò per la seconda volta. 

Marcello Giombini

Parte 2 - La prima esecuzione della Messa dei Giovani
27 aprile 1966: l'inizio della "rivoluzione musicale"
(articolo apparso su "La Porzione.it) nel 2018

"Nel 1966 la prima esecuzione della Messa Beat segnò un vero punto di svolta nella musica liturgica. In una chiesa su cui spirava il vento variabile del Concilio Vaticano II, quell’esperimento musicale divise il popolo cattolico sull'introduzione della musica leggera nella liturgia, tanto che Papa Paolo VI durante il suo difficile pontificato fu chiamato a pronunciarsi nel merito. Tra continuità o discontinuità la prima messa beat innescò indirettamente un processo spontaneo che cambiò dal basso il modo di suonare e cantare nelle parrocchie italiane. 
Guardate qui sotto il titolo di un quotidiano dell'epoca:" Urla e fischi in una chiesa di Roma per la Messa dei cantanti capelloni


Per quanto nelle originarie intenzioni dovesse essere solo un concerto, un evento per dare voce all’esigenza di un canto religioso più vicino al linguaggio e alla musica dei giovani, gli effetti a catena della prima Messa beat non tardarono a manifestarsi. L’evento diventò innanzitutto un fenomeno discografico di successo: Non solo, ma da questo momento nelle parrocchie italiane iniziò una rivoluzione pacifica destinata a segnare una svolta nella musica liturgica: un movimento orizzontale e spontaneo introdusse progressivamente e a macchia d’olio nelle chiese il costume di suonare con le chitarre e altra strumentazione "pop" tanto le canzoni tradizionali quanto quelle composte da Giombini, e, in seguito, da nuovi autori come il noto Claudio Chieffo. Questo movimento spontaneo destinato a modificare dalla “base” la musica liturgica nacque sul quel confine tra discontinuità e continuità che, da sempre, segna i momenti più importanti della storia della Chiesa 


E il concerto del 27 aprile 1966? Cosa avvenne nell'Aula Borrominiana dell'Oratorio di San Filippo Neri alla Vallicella? 
Musicisti "capelloni" con chitarre elettriche, organo e batteria suonarono nell'Aula alla presenza di . circa quattrocento persone, soprattutto giovani. Per lo meno il doppio rimase fuori, tentando di forzare l’entrata presidiata dalla polizia (NDR - un brutto vizio che segnerà anche gli anni '70). Non era un concerto rock né una manifestazione studentesca tipica di quegli anni: era la prima esecuzione della «Messa beat». Verso le 18:30 si diede inizio all’evento alla presenza di sacerdoti, musicisti, giornalisti e perfino della RAI. Prima dell’esecuzione il professor Federici, liturgista del Pontificio Istituto Liturgico e il domenicano padre Sinaldo Sinaldi, chiarirono la finalità del concerto: dare ai giovani l’opportunità di pregare cantando con la propria musica. La prima «Messa beat», quindi, non era destinata ad essere eseguita nelle chiese. Nove i brani previsti: Introito, Graduale, Credo, Offertorio, Sanctus, Pater Noster, Agnus Dei, Communio. L’esecuzione venne affidata a tre complessi italiani piuttosto conosciuti in quegli anni: i Barritas («Berretti», in dialetto sardo), i Bumpers (ossia «Paraurti») e gli Angel and The Brains («Angelo e cervelli»). Le musiche erano state composte dal già citato Maestro Marcello Giombini (1928-2003), al tempo già ex direttore del coro dell’Accademia filarmonica romana, mentre i testi erano di Giuseppe Scoponi, giornalista e autore cinematografico. 

I Bumpers suonano la Messa Beat

Leggendo le cronache del tempo, si apprende che in un primo tempo Paolo VI stesso autorizzò a Roma, nella sua diocesi, a titolo sperimentale, le «messe dei giovani». Dall’altra parte, non mancarono quanti videro un pericoloso tentativo di desacralizzazione della Messa. Nel 1970 si giunse addirittura ad un grave episodio di contestazione: durante la messa dei giovani celebrata dall’abate benedettino don Franzoni, e alla quale assistevano ben mille persone, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura irruppe un gruppo di “tradizionalisti” per rovesciare i microfoni e strappare le chitarre dalle mani dei musicisti. Episodi simili accaddero in molte altre parrocchie italiane. Si arrivò al punto che nel 1969 lo stesso Papa Paolo VI fu il destinatario di una protesta sottoscritta da centomila persone e promossa da trentacinque musicisti italiani fra cui i direttori del conservatorio di Milano, Jacopo Napoli e del conservatorio di Bari, Nino Rota, i quali protestavano " per la forma e lo spirito della musica leggera che si andava introducendo nella liturgia e che rischiava di sollecitare gli istinti e i sensi, essendo lontana dalla spiritualità". La questione fu presa molto seriamente, tant'è che nel 1970 la Congregazione per il Culto Divino pubblicò un’istruzione, denominata Liturgicae instaurationes, con la quale si incoraggiava a «promuovere il canto liturgico con tutti i mezzi, anche usando le nuove forme musicali, rispondenti al gusto attuale» Da lì in avanti la strada era aperta


Parte 3 - Gli anni successivi

Il fenomeno dilagò in tutta Italia (e dura ancora ai giorni nostri), ma non solo: oltreoceano gli Electric Prunes, nel 1968, registrarono l'album "Mass in F Minor" traendo probabilmente spunto anche dall'esperienza italiana. Numerosi altri compositori e gruppi portarono avanti questo nuovo modo di interpretare il canto liturgico con strumenti e sonorità innovative. E' quella vasta corrente che noi della Stratosfera abbiamo etichettato come "Catto Prog", creando una apposita serie che conta numerose presenze. Tra i principali nomi legati a questo filone (molto, ma molto ricco e abbondante) troviamo Domenico Machetta, Giovanni Maria Rossi, Michele Bonfitto, i Gen Rosso, i Gen Verde e tutti gli altri Gen, Pierangelo Sequeri, Pierangelo Comi, gli Alleluia  e tantissimi altri. Lo stesso Giombini continuò a comporre nuovi canti che si diffusero in tutte le parrocchie italiane. 



Tra i gruppi che parteciparono alla prima messa beat, gli Angel and The Brains incisero un altro 45 giri sempre su tematiche religiose dedicato a San Francesco d'Assisi. Dopo il successo della prima messa beat, altri gruppi si dedicano ad analoghe esperienze o più semplicemente alla proposta di brani a sfondo religioso. Vorrei spendere una parola in più per gli Illuminati che nel loro album del 2008 "Prendi la chitarra e prega" riproposero alcuni brani di messa beat tratti dalla storica "Messa dei Giovani".

Parte 4 - Gli album

01. La Messa dei Giovani (prima edizione - 1966, vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Angel and the Brains – Introito (penso pensieri di pace)
02. I Barrittas – Gloria (gloria al Signore)
03. Angel and the Brains – Graduale (con voci di gioia) 
04. The Bumpers – Credo (io credo) 

Lato B
05. Angel and the Brains – Offertorio (a te offro mio Dio) 
06. The Bumpers – Sanctus (Santo)
07. The Bumpers – Pater Noster (tu che sei nei cieli)
08. I Barrittas – Agnus Dei (Agnello di Dio) 
09. The Bumpers – Communio (rendete grazie a Dio)


Questa è la prima versione originale della "Messa dei Giovani", dove i Barritas condividono le 9 tracce con Angel and The Brains e i Bumpers. Solo due brani per i Barritas (che si rifaranno più avanti ri-registrandolo interamente), tre per gli Angel and The Brain (musicalmente i più debolini), mentre i veri dominatori sono i Bumpers con ben quattro brani, tutto sommato ingenui ma non banali. Il disco, pubblicato dalla Ariel nel 1966, venne poi ristampato in due successive occasioni, la prima nel 1968, sempre ad opera della Ariel, la seconda nel 2024 (in vinile) ad opera dell'etichetta Aberrant Records, ma solo per il mercato americano, col lungo titolo "Holy Beat! A Collection of ’60s Italian Christian Beat From the Vaults of Ariel Records". I file che trovate qui sono stati rippati direttamente dal mio vinile originale 1966. Sul web è molto difficile trovare questo disco nella sua completezza: in alcuni casi si tratta della versione dei Barritas, pur con questa copertina. In un altro caso la tracklist è incompleta. Credo - qui lo dico e qui lo nego - che questa sia la prima versione originale completa pubblicata sul web. Come già ricordato le 9 composizioni accompagnano le fasi della Messa e sostituiscono alcune invocazioni dell'assemblea. Il disco è tutt'altro che banale: siamo in piena era beat con tanto di coretti, chitarra elettrica e assoli di tastiere. "Communio", posto a chiusura del disco è un bel rock giocato su una potente base ritmica e una chitarra elettrica molto incisiva.  Non solo un documento storico ma anche una bella espressione musicale. 



02. I Barritas - La Messa dei Giovani (1968, vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Introito (Penso pensieri di pace)
02. Gloria (Gloria al Signore)
03.Graduale (Con voci di gioia)
04. Credo (Io credo)
05. Offertorio (A te offro mio Dio)

Lato B
06. Sanctus (Santo) (dall'ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi)
07. Pater noster (Tu che sei nei cieli) (dall'ordinarium missae con modifiche di Carlo Gasbarri)
08. Agnus Dei (Agnello di Dio) (dall'ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi)
09. Communio (Rendete grazie a Dio)
10. Non uccidere (In memoria di Martin Luther King)


FORMAZIONE:

Benito Urgu - voce
Antonio Albano - chitarra solista
Giuseppe Miscali - chitarra
Antonello Salis - tastiere
Antonio Salis - basso
Antonello Cocco - batteria
 

Veniamo ora ai Barritas, unici protagonisti di questo album. Come sopra ricordato nel 1966 il sestetto sardo, guidato da Benito Urgu e Antonio Albano, venne coinvolto dal Maestro Marcello Giombini (che aveva già collaborato in precedenza con loro, firmando la musica della canzone Su e giù, sul loro terzo singolo) nella realizzazione della prima Messa beat italiana, di cui al disco pubblicato nel 1966, condiviso con The Bumpers e Angel and the Brains. Nel 1967 I Barrittas lasciarono la Ariel per firmare il contratto con la Bluebell Records e incidere il singolo Dusu amigusu. Sta di fatto che nel 1968 i Barritas registrarono nuovamente tutti i brani del precedente omonimo album per realizzarne una nuova versione con l'aggiunta di "Non uccidere" (track 10) un brano risalente al 1965. Innegabile il salto di qualità delle nuove versioni. 

front cover "Messa Folk" (1970)

L'album è stato stampato dalla Bluebell Records nel 1968 sempre in formato LP con numero di catalogo BBLP 30. Nel 1970 l'edizione della Bluebell viene ristampata in LP dalla Produttori Associati con il numero di catalogo PA/LP 30, con diversa copertina e con il titolo modificato in "Messa Folk". Infine, nel 2005, il disco "La Messa dei Giovani" è stato ristampato in versione CD, con numero di catalogo GRCD 6390, dalla Duck Record unitamente alla versione successiva in inglese dal titolo "The Mass For Peace". Nel 1970 venne anche realizzata la versione musicassetta intitolata "Messa Folf (la Messa dei Giovani) e, subito a ruota, una seconda versione Mc dal titolo "Messa Beat". Di seguito le copertine.

Mc "Messa Folf" (1970)

Mc "Messa Beat"

03. The Berets (I Barritas) - The Mass For Peace (1969, vinile)


TRACKLIST;

Side A
01. Introit (I’ll Give You Peace)
02. Gloria (Glory To The Lord)
03. Gradual (With Voices Of Joy)
04. Creed (I Believe)
05. Offertory (Father, I Offer You My Life)

Side B
06. Holy (Holy, Holy, Holy)
07. Our Father (Who Are In Heaven)
08. Lamb Of God
09. Communion (We Give Thanks To You Lord)
10. Don’t Kill (In Mermory Of Martin Luther King)


A seguito del dilagare delle messe beat anche in altri Paesi, I Barritas vennero invitati a registrare la versione inglese della loro "Messa dei Giovani". Cambiato il nome in The Berets (che significa sempre e comunque i Berretti) incisero nuovamente le 10 tracce per realizzare "The Mass For Peace", pubblicato dalla Avant Garde Records in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nel 1969. Si tratta quindi della terza versione della messa beat, dopo quella della Ariel (1966) e della Bluebell (1968). Anche questo disco verrà stampato per la prima volta in versione CD dalla Duck record nel 2005 unitamente alla versione italiana "La Messa dei Giovani". Di seguito alcune immagini relative alla copertina.





E per concludere...

04. BONUS CD
Complesso Gli Illuminati - Prendi la chitarra e prega (2008)


TRACKLIST:

01. Sei tu la madre
02. Alleluia
03. Oggi è nato il redentor
04. Chinati ai tuoi piedi
05. Communio
06. Gloria
07. Venne un uomo
08. Gloria a Dio
09. La notte del mondo
10. Eli Eli Lamma Sabactani!
11. Il mio Signore


FORMAZIONE:

Pier Paolo De Juliis - voce
Tiziano Tarli - chitarra, organo, voce
Emanuele Sterbini - basso
Alessandro Palermo - batteria


Ho scelto di chiudere questo lungo articolo/post di stampo sociologico-musicale con il gruppo degli Illuminati (il nome è già un biglietto da visita) per una serie di ragioni: la principale è che queste registrazioni risalenti al 2008 rappresentano la continuità e l'evoluzione musicale della gloriosa "messa beat" anni 60 che qui si connota a tutti gli effetti come "messa rock". I suoni cambiano radicalmente e gli Illuminati ci regalano un album di grande rock (notare il classico quartetto chitarra, basso, batteria, voce). Addirittura il disco si chiude con una torrida cover di "My Generation" degli Who, qui intitolata "Il mio Signore". La continuità con le vecchie messe beat risiede nel fato che tutti i testi sono scritti da Marcello Giombini e che alcune tracce incluse sugli album originali sono qui riprese e riproposte in chiave rock (Alleluia, Communio, Gloria). Questo album venne ristampato in versione CD + DVD nel 2014. Gli Illuminati, una garage/psychedelic band romana che utilizzava testi religiosi, realizzò un secondo album nel 2014 intitolato "Lumen Gentium". Poi...il silenzio. Di seguito due immagini degli Illuminati in concerto.



Parte 5 - Conclusioni

Voglio concludere con la domanda iniziale: "furono solo canzonette?". La risposta è ovvia, tenuto conto che i suoni, i canti, gli strumenti utilizzati per realizzare la messa beat furono in grado di dare una forte spallata ad un sistema ecclesiastico rigido e tradizionalista poco incline ad accogliere qualsiasi forma di cambiamento. Eppure quei giovani musicisti, quei giovani autori riuscirono, se non del tutto almeno in parte nel loro intento, scomodando addirittura il Papa. A loro, a posteriori, va tutta la nostra ammirazione e la nostra riconoscenza. Potenza della musica? Forse, ma non solo. Sicuramente nella musica, ieri come oggi, le generazioni si riconoscono facendola diventare parte integrante della vita sociale o, come nella fattispecie, nell'ambito religioso.. Gli anni '60 ebbero una loro unicità. Fu la prima spinta verso i cambiamenti sociali che troverà piena maturazione nel decennio successivo. In merito alle messe dei giovani o messe beat vennero scritti anche alcuni interessanti volumetti. Se avete voglia e tempo di approfondire il tema è facile trovarli, anche sul web. Fermiamoci qui. Lasciamo spazio all'ascolto e alle vostre, sempre preziose e ben gradite, considerazioni. Alla prossima.


LINK La Messa dei Giovani (1966)
LINK I Barritas - La Messa dei Giovani (1968)
LINK The Berets - The Mass For Peace (1969)
LINK Complesso Gli Illuminati - Prendi la chitarra e prega (2008)

Post, words & music by George