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lunedì 19 ottobre 2026

Serie "Just One Record" - Romantic Warriors - Battlefield (CD, 1993)


TRACKLIST:

01. In Progress - 4:28
02. The Dreambreacker - 6:05
03. Open The Gates - 5:42
04.Ode To Romantic Warriors - 4:34
05.Battlefield - 4:03
06.You're My Life - 4:30
07. Coloured Shades - 3:31
08. Montmartre - 5:43
09. Spread Your Wings - 4:50
10. Song To John - 5:02
11. March Of The Heartknights - 3:30
12. Beyond The Landmarks - 4:42


FORMAZIONE:

Beppe Crovella - Hammond A100,M3 organs, piano, Minimoog, Mellotron, Sequential Prophet C 8,2002,Us,Roland D550,Yamaha SY99,DX802, Arp Odissey, Emu Vintage Keys, Proteus 2,E-Max2, Moog Liberation, lead vocals (4,6,8,10)
Furio Chirico - drums on 1,5,7,9,11,12
Arturo Crovella - accordion on 8
Rinaldo Doro - chironda on 8
Giovanni Faga - bass on 1,5,9,10,12
Alberto Fratucelli - drums on 2,3
Fabrizio Fratucelli - electric and acoustic guitar on 2,6,7,10,12
Anna Mezzano - choir on 2,3,6,8,10
Luca Re - lead vocal on 2


Premetto che questo "Battlefield", unico lavoro realizzato dai Romantic Warriors nel 1993, viene  presentato e condiviso quest'oggi grazie alla magnanimità del nostro amico Frank-One che - su mia gentile richiesta - me lo ha inviato in tempo record. Grazie come sempre, a nome degli amici della Stratosfera. Il CD, un concept a quanto pare, venne pubblicato dall'etichetta Vinyl Magic nel 1993 e distribuito l'anno successivo anche in Giappone da parte della Nexus. Artefice del progetto Romantic Warriors è una nostra vecchia conoscenza, quel Beppe Crovella, già co-fondatore e tastierista degli Arti & Mestieri, con alle spalle una lunga carriera musicale e partecipazioni ad una miriade di gruppi. A proposito di Arti & Mestieri, guarda chi ti spunta nella line-up: nientemeno che Furio Chirico, batterista storico del gruppo torinese di jazz-rock (oltre che dei rinati Trip). 


Al loro fianco una bella squadra di musicisti e ospiti, tra cui Luca Re, vocalist nella traccia 2. Nelle restanti tracce la voce è quella dello steso Crovella. L'album si caratterizza per una vera e propria cascata di tastiere: organo, piano, mellotron, sintetizzatori, che in alcuni passaggi ci riporta a E.L.&P., Triumvirat, Rick Wakeman e qualche altro grande tastierista del passato; in altri momenti le tastiere sono presenti in quantità eccessiva che sfocia in un suono troppo ridondante. Il "campo di battaglia" sonoro, a tratti un po' troppo facilone (la stra-melodica "Montmartre" docet), non sarebbe dispiaciuto ad un pubblico come quello d'oltre oceano, dai gusti più facili. Tutti i testi sono ovviamente in inglese. Insomma, sono convinto che per questa band la registrazione di un solo album sia stata più che sufficiente. Poi, come sempre, il giudizio ed il palato sono personali. Buon ascolto



Post by George - Music by Frank-One

sabato 28 marzo 2026

Audio: a great prog rock from Padova - Audio (CD, 1993) & Rettili (CD, 1998)

 

Il merito è sempre suo e grazie a lui ancora una volta andiamo alla scoperta di sconosciute band italiane di new progressive rock. Sconosciute ma di valore. La persona da ringraziare per l'ennesima volta è il nostro storico collaboratore (eh sì, sono quasi due lustri che ci fornisci il tuo importante sostegno) Marco Osel, Per questa occasione ci ha fornito i file degli unici due album, piuttosto rari,  degli Audio, un ottimo gruppo di prog rock proveniente da Padova. La biografia la traccia il bassista Massimo Durante su "Prog Archives". 
"La band Audio nasce nel 1981 a Padova con l'idea di proporre al pubblico composizioni proprie di musica progressiva e alcuni classici internazionali dello stesso genere (Genesis, ecc.). La prima formazione comprendeva 9 membri: Claudio Caresia (batteria), Marzio Casellato (voce), Andrea Cervelli (tastiere), Massimo Durante (basso), Alberto Lazzarin (chitarra), Roberto Milesi (sassofono, flauto), Gabriele Zorzi (chitarra), Claudio Madini (Hammond), Andrea Dainese (flauto).


Nel 1982 Madini e Dainese lasciano il gruppo senza essere sostituiti, mentre nel 1984 Mario Maragotto (tastiere) e Luca Palmarin (batteria) prendono il posto di Cervelli e Caresia. Con queste tre formazioni la band si esibisce dal vivo fino al 1986 in vari teatri e piazze, ricevendo un buon riscontro di pubblico e stampa. Il gruppo realizzò anche diverse registrazioni da concerti dal vivo, che costituirono la base per il CD intitolato "Audio", pubblicato dall'etichetta italiana Mellow Records nel 1993, e per un altro CD autoprodotto, "Rettili", uscito nel 1998. 


Nel 1997 sempre la la Mellow Records decise di rendere omaggio alle band progressive italiane degli anni '70 con la pubblicazione di un quadruplo CD, "Zarathustra's Revenge. A Tribute to Italian Progressive Rock of the Seventies", per il quale gruppi italiani e di tutto il mondo furono invitati a fornire il proprio contributo con una cover. Per l'occasione, il gruppo "Audio" registrò una nuova versione di "Sguardo verso il cielo", del gruppo Le Orme (ndr - qui inserita come bonus track). Quando ciò accadde, la formazione era composta da: Alberto Lazzarin (chitarra, tastiere), Massimo Durante (basso), Emanuele Gottardo (batteria), Massimiliano Ferriani (voce). Gli "Audio" continueranno a suonare con diverse formazioni fino al 1999, allontanandosi tuttavia dallo stile progressive originale".
E ora passiamo alla presentazione dei due album

Audio - Omonimo (CD, 1993)


TRACKLIST:

1. Visione (5:46)
2. Sordomuta (8:48)
3. Strumentale (6:38)
4. Sogni di vetro (7:13)
5. Spazi (7:15)
6. UF-one (9:17)
7. Fermati se puoi (10:23)
8. Stanza chiusa (7:11)
9. A Sweet Sad Song (2:50)


FORMAZIONE:

Claudio Caresia / drums (1 to 7)
Mario Casellato / lead vocals
Andrea Cervelli / keyboards
Massimo Durante / bass
Alberto Lazzarin / electric guitar
Roberto Milesi / saxophone, flute
Gabriele Zarzi / guitars
Andrea Dainese / flute (1, 2, 4, 7)
Claudio Madini / organ (1, 2, 4, 7)
Mario Maragotto / synthesizer (8)
Luca Palmarin / drums (8)


Il CD contiene registrazioni live tratte da diversi concerti tenuti in Italia nel corso del triennio 1981, 1982 e 1984. La musica di questa big band (beh, nove elementi non sono pochi) si colloca a metà strada tra un rock jazz con venature blues che richiamano i gloriosi BS&T, almeno nei primi tre brani, e il più tradizionale prog sinfonico, molto vicino alle atmosfere tradizionali italiane e non solo. L'album, con tutti i difetti delle registrazioni live tecnicamente non eccelse, nel complesso poteva essere decisamente più godibile se non fosse stato penalizzato dalla pessima produzione e da un mixaggio forse un po' troppo frettoloso. Purtroppo queste carenze penalizzano in larga misura strumenti e voce. Ed è un vero peccato, perché molte tracce contengono pregevoli assoli di chitarra elettrica e ottimi  passaggi  di sax e di flauto. Tra i vertici dell'album la lunga "Fermati se puoi", dal sapore "canterburiano", della durata di oltre 10 minuti. Di certo se i brani fossero stati registrati in studio, sarebbe stato un album di grande livello. Pazienza. Nulla toglie alla bravura degli Audio e alla passione dei numerosi musicisti che si sono succeduti in questo primo scorcio di vita artistica.

Audio - Rettili (CD, 1998)


TRACKLIST:

01. Una storia (6:50)
02. A te (6:54)
03. Blues (1:25)
04. Bastard Jazz (2:53)
05. Metamorfosi (5:09)
06. Don't Cry (6:57)
07. Turn Around Your Head (6:46)
08. Rettili (5:44)
09. Voices on the Telephone (3:25)
10. Solo ossigeno (7:20)
11. Piazze vuote (4:22)
12. Gente di New York (6:40)
13. Balla balla (5:00)

Bonus track
14. Sguardo verso il cielo (cover Le Orme)
 dalla compilation "Zarathustra's Revenge" - 1997


FORMAZIONE

Claudio Caresia / drums (tracks 1-4)
Marzio Casellato / vocals (tracks 1-4, 6-13)
Andrea Cervelli / keyboards (tracks 1-6)
Massimo Durante / bass (tracks 1-4, 6-13)
Alberto Lazzarin / guitar (tracks 1-5, 7-13)
Roberto Milesi / saxophone, flute
Gabriele Zorzi / guitar
Claudio Madini / Hammond (tracks 1, 2)
Andrea Dainese / flute (tracks 1, 2)
Mario Maragotto / keyboards (tracks 7-13)
Luca Palmarin / drums (tracks 6-13)
Maurizio Maranto / drums (track 5)


Cinque anni dopo il disco di esordio viene pubblicato "Rettili", album autoprodotto, che riprende in parte il filo del discorso laddove si era interrotto. Anche "Rettili", con la sua bella copertina che ritrae il gruppo 'on stage', contiene tracce live (al termine di alcuni brani si coglie un secondo di applausi), forse quelle residue registrate verosimilmente anche dal vivo in studio negli anni precedenti la pubblicazione del primo CD. Purtroppo non conosco la provenienza dei brani. Va detto che sul web non vi sono notizie su questa band, fatta eccezione per il sito "Prog Archives" che ne traccia la breve discografia. Caso più unico che raro anche Discogs è latitante. Per saperne di più dovrebbe scriverci uno dei componenti della band. L'invito è aperto.  Il biglietto da visita degli Audio in "Rettili" è quel flauto saltellante che apre l'album e il primo brano "Una storia", che ci catapulta sans aucun doute negli anni '70. I temi prog si fanno ancora più marcati col secondo brano, "A te", con l'apertura del sax e del flauto seguiti da un lungo assolo di chitarra elettrica. E' ora la volta del sax, grande protagonista nella breve ma intensa  "Blues", troppo breve per essere apprezzata fino in fondo. 


Da qui in avanti si apre una sequenza di brani con sonorità che si allontanano dal prog per abbracciare un  funky rock modello anni '70, in perfetto stile Average White Band o Wild Cherry. Quasi certamente questi brani provengono da sessions e periodi diversi. "Metamorfosi", Don't Cry", "Turn Around Your Head" e "Rettili" (quasi la metà dell'album) fanno un discorso a sé. Si ritorna alle atmosfere più rock con "Voices on the Telephone", "Piazze vuote" e "Solo ossigeno". Quest'ultimo, un po' sciatto, è il punto più basso dell'intero album. Si chiude con "Balla balla" che, nonostante il titolo,  è cantato in inglese, una sorta di omaggio ai Genesis era Collins. A mio giudizio, un album disomogeneo e confuso, decisamente inferiore rispetto alla proba di esordio. Poi, come si dice, de gustibus non est disputandum. 
Ultima annotazione: purtroppo, oltre alle front cover dei due CD e alla foto del gruppo posta in apertura, non vi sono altre immagini riguardanti gli Audio e i loro album, Pertanto ho dovuto ripiegare sulle cosiddette "immagini di repertorio". Abbiate pazienza. Tutto ciò detto vi auguro buon ascolto. 


LINK Audio (1993)
LINK Rettili (1998)

Post by George - Music by Osel

domenica 1 marzo 2026

Corrado Sannucci - La sfida e le passioni (CD, 1993)

FIRST TIME ON THE WEB

"Non sono riuscito a fare il medico, non sono riuscito a fare il cantautore, non sono riuscito a fare la rivoluzione. Non mi restava che fare il giornalista".


TRACKLIST:
01.Tutti i nomi di Giuda
02. Le mele rosse 
03. Hangar 
04. Il male e il nero (Funerali di stato) 
05. Perdona 
06. Asma bambina (Il bambino che si crede Eolo)
07. Cartesio
08. La sfida 
09. Incidendo la stele


MUSICISTI:

Paolo Emilio Marrocco: tastiere, programmazioni computer
Riccardo Giagni: chitarre
Alessandro Cercato: basso elettrico
Claudio Corvini: tromba
Francesco Marini: sax contralto, sax soprano
Mike Appelbaum: tromba, flicorno
Silvia Schiavoni: voce in “Tutti nomi di Giuda”
Giovanna Marini: voci in “Incidendo la stele"

Un ritratto di Corrado Sannucci

Colpevolmente, per vari impegni, è da un po’ che non do il mio piccolo contributo alla Stratosfera. Me ne scuso e ringrazio invece chi, come George, Frank-One e tutti gli altri, continua a tenere su la baracca.

L’occasione del rientro mi è data da un CD che, sistemando un po’ i miei scaffali, è saltato fuori un po’ a sorpresa. Ancora più sorprendente è stato il constatare che, nonostante qualche buona recensione ricevuta all’epoca, questo lavoro sembra essere a tutt’oggi un’opera-fantasma, un disco missing in action. Il web, a parte citarlo, sembra ignorarlo, almeno per quello che ho potuto constatare: non è su Youtube e non è nemmeno catalogato su Discogs. Per questo ho pensato di riproporlo per gli amici della Stratosfera, sempre ghiotti di rarità, sperando che possa essere un contributo interessante.

Stiamo parlando de “La sfida e le passioni”, opera seconda e ultima di Corrado Sannucci, uno di quelli la cui storia artistica è legata indissolubilmente al mitico Folkstudio di Cesaroni. E’ qui infatti che il giovane Sannucci muove i suoi primi passi quando già altri colleghi (i De Gregori, i Bassignano, i Venditti, i De Angelis, i Lo Cascio) sono già approdati al primo disco (se non al secondo) e qualcuno si stava già avviando verso il successo. Sarà proprio l’etichetta “Folkstudio” voluta da Cesaroni per dare voce e opportunità ai suoi giovani (fra essi, Mimmo Locasciulli) a far esordire discograficamente Sannucci nel 1975 con "I falò di maggio”, titolo con echi pavesiani che nasconde in realtà una vena politica e sociale molto evidente, con un’interpretazione vocale che ricorda molto da vicino Paolo Pietrangeli (è stato proprio lui che, su indicazione di Giaime Pintor e Marco Lombardo Radice, lo aveva indirizzato al Folkstudio). Sulla scia della pubblicazione di quest’album, nel ’76 si esibisce in diverse occasioni per “Lotta Continua” movimento di cui è un convinto militante, ed è invitato a partecipare al Club Tenco.

Programma del Tenco 1976

Ma il riflusso è dietro l’angolo, e molte strade si chiudono, sicché, a parte altre episodiche occasioni (tra cui la collaborazione con un pezzo, “Martello”, alla colonna sonora di “Sogni d’oro” di Nanni Moretti e una canzone uscita nel 1986 su un 45 giri collettivo per raccogliere fondi per il Folkstudio), Corrado Sannucci si allontana dal mondo della canzone per dedicarsi ad altro.


Corrado Sannucci nel mediometraggio di Nanni Moretti "Come parli, frate?" del 1974

Negli anni ‘80 sviluppa infatti una carriera giornalistica già avviata in precedenza (a metà '70 aveva collaborato con Muzak), una carriera che lo porta prima a “Reporter” (nulla a che vedere con l’attuale trasmissione di RAI 3) e poi, alla sua chiusura, a Repubblica dove però si occupa prevalentemente di sport (calcio, atletica, rugby e pallavolo in particolare), diventando uno dei giornalisti sportivi più apprezzati. Scrittore, lo si ricorda in particolar modo per “Lotta Continua. Gli uomini dopo” (Limina, poi ristampato per Fuori Onda), e per “A parte il cancro tutto bene” (Mondadori), libro autobiografico in cui racconta come il tumore, che nel 2009 lo porterà alla morte a soli 59 anni, ha fatto irruzione nella sua vita e in quella della sua famiglia. Nel 2008 un suo pezzo, “Angelo” viene interpretato da Piero Brega (Canzoniere del Lazio, Carnascialia) per il suo album “Fuori dal paradiso”.

Ma sarà anche ora di cominciare a parlare dell’album oggetto di questo post, che ne dite? Allora, cominciamo dalla coordinate-base: "La sfida e le passioni" esce, in formato CD, nel 1993, alla bellezza di 18 anni di distanza dall’esordio, per l’etichetta “Stentore”, dietro la quale si cela un’autoproduzione. E’ un album che va ascoltato nel suo contesto, come colpo di reni di un cantautore che aveva esordito in tutt’altra epoca. Musicalmente si avverte un po’ che il budget era, giocoforza, limitato, e gli arrangiamenti si appoggiano soprattutto sulle tastiere che, complice un basso fretless, riempiono la scena sonora su cui si staglia la voce profonda di Sannucci. Ogni tanto qua e là fa capolino una chitarra acustica e un fiato (sax soprano e contralto, flicorno, tromba). 

Insomma, musicalmente siamo più o meno dalle parti di altri “ritorni” di vecchi leoni a cavallo tra ’80 e ’90 (come il Claudio Lolli del disco omonimo del 1988, il Pietrangeli -ancora lui- di “Tarzan e le sirene”, stesso anno), ma se si supera un po’ l’effetto “ciglio alzato” che ci fanno questi suoni un po’ datati e, almeno sulla carta, poco consoni alla canzone d’autore, quello che resta è un disco che regala alcune belle canzoni che acquistano punti a ogni ascolto. Parlo soprattutto di pezzi che sfoggiano refrain notevoli come “Il male e il nero” e “Perdona”. A queste mi sentirei di aggiungere “Hangar” in cui l’arrangiamento si fa più interessante (e dove compare l’inaspettata rima tra “paptest” e “Oktoberfest”) e “La sfida” con sentori battiatiani in certe soluzioni sonore (lo stesso sentore l’avevamo già avvertito nella cosa finale di “Tutti i nomi di Giuda”).

Inoltre, vogliate apprezzare la chicca finale: i 100 secondi di “Incidendo la stele” in cui prende la scena, sovrapponendo diversi voci, la grande Giovanna Marini, anche lei purtroppo da poco scomparsa (con la Marini collaborerà anche per la parte musicale di “I-TIGI- Canto per Ustica” di Marco Paolini). Pur nella sua brevità, si tratta di un pezzo intenso e dolente, che, come raccontano le note del libretto, prende spunto da un fatto di cronaca: “A Franca V. di Pordenone, il medico nascose che l’amniocentesi rivelava gravi malformazioni al feto. Per il suo silenzio, il medico è stato assolto: la Chiesa ha giustificato il suo operato teorizzando che la bugia è necessaria, oltre che eticamente lecita, se la verità può provocare un peggioramento delle condizioni della madre. Di B., nata senza braccia, senza una gamba, e con malformazioni al viso e al cranio, nessuno parla”.

direttamente dal mio Cd-Rom "Gli anni di Repubblica", 20 marzo 1992

A un altro dramma medico (la morte del piccolo Ciro E.) è dedicata “Asma”.

Gli arrangiamenti sono di Riccardo Giagni (che suona la chitarra e produce anche) e Paolo Emilio Marrocco e c’è da dire che, fatta la tara per i motivi di cui si diceva prima, alla fine risultano tutto sommato funzionali a creare il mood per queste canzoni che si muovono su un crinale poetico ed umano, una sorta di bilancio della maturità. La penna di Sannucci, forte delle esperienze accumulate negli anni, si è decisamente affinata e i testi risultano notevoli, sospesi come sono tra onirismo, delusioni esistenziali, ricerca dell’essenza del vivere, passioni (appunto) civili. A mio parere si rivelano di molto superiori a quelli del già ricordato (e, relativamente, più noto) esordio del ’75 che scontava una certa retorica figlia di quell’epoca barricadera (se volete considerarli con calma, ve li ho scansionati nel link che vi posto alla fine). Non che, come si è visto,  gli slanci politici siano stati messi da parte dal Sannucci ultraquarantenne (ne fanno fede anche l’iniziale “Tutti i nomi di Giuda” o la già ricordata “Il male e il nero”), ma ora sono amalgamati con altri temi e, liberati dalla necessità zdanoviana di dover per forza esibire l’impegno, risultano ancora più efficaci.

Insomma, forse non siamo dalle parti del capolavoro, ma “La sfida e le passioni” mi sembra un album sicuramente meritevole di tornare alla luce, dopo più di trent’anni di oblio.


La presentazione di Corrado Santucci tratta dalla rivista "Il Cantautore", 1976 - numero unico


Come sempre, nella speranza che questa proposta possa incontrare i vostri favori, vi auguro buon ascolto!

Post by Andrea "Arrivano gli Sprassolati" Caponeri

mercoledì 10 dicembre 2025

Gerardo Cardinale, Franco Parravicini - Canto d'amore (CD, 1993)

 

TRACKLIST:

01. Momento d'incanto - 5:07
02. Canto di Maggio - 3:02
03. Mattino - 3:47
04. Mediterraneo - 6:10
05. Annabel - 4:42
06. Aria - 4:23
07. Positivo - 4:40
08. Canzone - 1:59
09. Oceano - 3:56
10. La dea ispiratrice - 3:20
11. Canto d'amore - 4:46


MUSICISTI:

Gerardo Cardinale - flauti, conchiglie, ance etniche (tracce 3, 6, 9, 10, 11)
Franco Parravicini - chitarre acustica, classica, elettrica; E-Bow, chitarra saracena, adungo, arpetta africana (tracce 1, 2, 4, 5, 7, 8, 9)
Rino Rossi - contrabbasso, basso elettrico (tracce 2, 3, 6, 7, 9, 11)
Alberto Morelli - vibrafono, kalimba, campane tibetane (tracce 2, 6, 10, 11)
Federico Sanesi - tabla, percussioni (tracce 2, 7, 9)
Franco D'Auria - percussioni (tracce 3, 6)
Vincenzo Zitello - arpa celtica (traccia 9)
Stephen James - violino (traccia 7)


Se ben vi ricordate il nostro collaboratore Cimabue, all'interno del post intitolato "Around Dissòi Lògoi" del 14 novembre scorso, presentando l'album "Un lungo cammino" di Gerardo Cardinale, scrisse queste testuali parole: "Risulta alle stampe un secondo album di non facile reperibilità intitolato “Canto d’amore”, edito nel 1993 e condiviso con il chitarrista Franco Parravicini. Se qualche sodale amico/frequentatore della Stratosfera lo possiede e lo vuole condividere… mille grazie in anticipo". Beh, un amico si era già palesato nei commenti, e sto parlando di Stefano Abulqasim, che aveva promesso di cercare il CD, digitalizzarlo e girarmi i file. Ebbene, Stefano, che ben conosciamo quale amministratore e gestore del blog amico "SoundScapes" si è dimostrato "uomo di parola" inviandomi i file qualche giorno fa, alla faccia dei 5-6 mesi preventivati. Quindi non mi resta che ringraziarlo per questo bellissimo cadeau. 


L'album "Canto d'amore" venne pubblicato dalla label DDD nel 1993 e Riccardo Zappa, virtuoso chitarrista più volte ospite della Stratosfera, ci mise lo zampino curandone registrazione e missaggio. Mi fa veramente piacere avere tra le mani questo disco che conoscevo solo di nome. Ebbene, le 11 tracce, tutte rigorosamente strumentali, sono soffici, sognanti e delicate - come giustamente dovrebbe essere un canto d'amore - giocate su melodie acustiche dove dominano il flauto e le ance di Gerardo Cardinale e le chitarre del sodale amico Franco Parravicini. Siamo  a cavallo tra la ambient, reminiscenze di ethnic e un certo minimalismo, dove gli strumenti etnici (veramente numerosi) vengono chiamati a svolgere il ruolo di fini ricamatori e cesellatori. In "Oceano" è ospitato un amico del duo, l'arpista Vincenzo Zitello, anche lui del giro di Cardinale, vicino ai Dussòi Lògoi, E a proposito di questi ultimi, in "Canto d'amore" troviamo alcuni ex componenti del gruppo, da Alberto Morelli a Francesco D'Auria, per giungere a Federico Sanesi. Da notare anche la presenza di Stephen James al violini in "Positivo", musicista nato negli Stati Uniti ma vissuto per alcuni anni in India per perfezionare gli studi della musica classica indiana e suonare il sarod come allievo del grande maestro Ravi Shankar. Per completezza di documentazione vi allego anche tre immagini dell'interno del CD, inviate da Stefano. Ultima annotazione, non di poco conto: le 11 tracce sono in formato flac. E' tutto. Buon ascolto.





Post by George - Music by Stefano Abulqasim

martedì 21 ottobre 2025

Dissòi Lògoi - Da Occidente a Oriente (CD, 1993)

 

TRACKLIST:

01. Dissòi Lògoi - 4:01
02. Go Home! - 4:36
03. Delfini - 2:43
04. Da Occidente a Oriente - 3:05
05. Etruschi - 3:56
06. Psycho Rock - 5:25
07. Il sogno dell'elefante - 4:49
08. Be Bop - 4:41
09. Radio Africa - 7:24
10. Luglio Agosto Settembre nero - 5:00


MUSICISTI:

Franco Parravicini - basso, chitarra elettrica e acustica, batteria, programming, tape, voce
Alberto Morelli - testiere, zuma, batteria, programming, piano, tape, conch, voce
Francesco D'Auria - batteria (6, 10), Giorgio Gallo - batteria  (1, 5), Marco Castiglioni - batteria (7)
Gerardo Cardinale - flauto, flauto basso (5, 7)
Roberto Mazza - oboe (1, 10)
Amedeo Bianchi - sax (2, 7)
Fabio Petrocchi - tabla (3)
Federico Sanesi - tabla, goblet drum. percussioni (1, 8, 9. 10)
Francesco Manzoni - tromba, trombone (8, 10)
Faisal Taher - voce (2, 7)
Nassera Chohra - voce araba (10)
Milton Kwami - voce (9)


Entriamo per la prima volta nel mondo dei Dissòi Lògoi grazie al contributo del nostro amico e collaboratore Roberto. Grazie Roberto, per la condivisione di questo splendido e geniale album. Iniziamo con la presentazione del gruppo (fonte wikipedia). 
"Dissoi Logoi (dal greco "discorsi duplici") è un gruppo musicale fondato da Alberto Morelli e Franco Parravicini che fa della commistione di linguaggi la propria cifra stilistica. Si tratta di un gruppo "a formazione aperta" nel senso che oltre ai due fondatori, nel corso degli anni, si sono susseguiti numerosi altri musicisti, alcuni in forma più assidua, altri in fugaci collaborazioni. Tra questi si possono citare nomi quali Mario Arcari, Luca Calabrese, Gerardo Cardinale, Francesco D'Auria, Paolo Fresu, Riccardo Luppi, Francesco Manzoni, Roberto Mazza, Gabriele Mirabassi, Stefano Scarani, Daniele Sala, e ancora Moni Ovadia, Laura Fedele, Muna Amari, Amelia Cuni, Eric Wood, Stephen James, Federico Sanesi, Piero Milesi, Tommaso Leddi, Matteo Maltauro, Faisal Taher, Milton Kwami, Nassera Chohra. 

Alberto Morelli

La trasversalità del loro progetto rende difficile identificare i Dissoi Logoi in una categoria di genere specifica, sebbene si possono individuare degli stilemi di riferimento nel jazz e nella musica sperimentale tra i '60 e la fine dei '70, nel primo progressive, nel minimalismo e nelle musiche tradizionali dell'area mediterranea".


Fin qui wikipedia che, oltre a ricordare le decine di collaborazioni, ha perfettamente centrato le sonorità proposte da questo ensemble. "Da Occidente a Oriente", pubblicato nel 1993 dalle Edizioni Musicali Il Pontesonoro, è il primo capitolo della discografia dei Dissòi Lògoi, composta da sei album (l'ultimo dei quali, con la partecipazione di Paolo Fresu, uscito nel 2021) e da numerose partecipazioni a compilation. Il CD in questione, come recita il titolo, è un tentativo perfettamente riuscito di combinare suoni, influenze e atmosfere tra il Nord e il Sud del mondo. Un grande esempio di world music dalle mille sfaccettature. Decisamente pregevole la cover del classico degli Area, "Luglio Agosto Settembre nero" posta a chiusura del disco. Non mi resta che augurarvi buon ascolto e aspettare di leggere i vostri commenti. 

Roberto Mazza


Post by George - Music by Roberto

lunedì 23 giugno 2025

Serie "Bootleg" n. 353 - Banco del Mutuo Soccorso - Villa Arconati, Castellazzo di Bollate (MI), 6 luglio 1993 (special gift by Morris)


TRACKLIST CD 1:

01. Intro
02. R.I.P.
03. Il ragno
04. L'evoluzione
05. Metamorfosi
06. 750.000 anni fa...l'amore?
07. Hey Joe
08. Il giardino del mago


TRACKLIST CD 2:

01. Non mi rompete
02. Moby Dick
03. Lontano da
04. Grande Joe / Si, ma sì
encore
05. La conquista della posizione eretta
06. Traccia II


FORMAZIONE:

Francesco Di Giacomo - voce
Vittorio Nocenzi - tastiere, voce
Rodolfo Maltese - chitarra, tromba
Pierluigi Calderoni - batteria
Tiziano Ricci - basso


Miei cari amici, lo so che ne abbiamo da poco postato uno, però è cosa assai difficile riuscire a reperire un concerto "storico" del Banco del Mutuo Soccorso, gruppo indiscutibilmente nelle nostre grazie, non ancora pubblicato su questo blog. Il merito va al nostro nuovo amico Morris, a cui tutti noi diamo il benvenuto, che si è perfettamente calato nel ruolo del ricercatore di bootleg e di album rari o poco conosciuti, cogliendo in pieno lo spirito che contraddistingue la Stratosfera. E vi posso garantire che il materiale ricevuto finora è di primissima qualità. Lo ascolteremo nel corso delle prossime settimane.


Amici che vanno, amici che vengono: dopo 14 anni di vita del blog è cosa abbastanza normale. Per l'occasione mi sono cimentato, con i miei poveri mezzi, nel realizzare le due copertine. Veniamo al concerto di oggi, registrato a Villa Arconati, nella frazione di Castellazzo di Bollate, il 6 luglio 1993. Non è certamente il primo concerto degli anni '90 che fa la sua apparizione sul nostro blog. Non fu un decennio facile per il Banco. Dopo un tentativo di riciclo avvenuto negli anni '80, strizzando l'occhio ad un pop più masticabile, nel corso del decennio successivo la band di Di Giacomo e Nocenzi - sulla scia di altre storiche band di rock progressivo - intraprese una azione di revival del primo repertorio, portando in tour i grandi classici degli anni '70. Nel 1991 venne pubblicato "Da qui messere si domina la valle", un doppio album contenente le re-incisioni dei brani tratti dai primi due album, "Salvadanaio" e "Darwin", in versioni completamente riarrangiate. Qualche prurito solista colpì un paio di membri del Banco: Di Giacomo nel 1990 registrò il singolo  "Hey Joe", storico brano cantato in compagnia del leggendario cantante e songwriter americano Sam Moore, mentre Rodolfo Maltese, sul finire del decennio, divenne il motore trainante degli Indaco, oltre a collaborare con numerosi altri gruppi e artisti. Ancora nel 1992 vide la luce il video concerto "Ciò che si vede è", registrato al Palladium di Roma il 12 maggio dello stesso anno. 


L'unico sforzo creativo in studio fu un album di inediti, senza lode né infamia, intitolato "Il 13". pubblicato nel 1994. Sicuramente più pregevole è da considerarsi l'attività concertistica: il trio Nocenzi, Di Giacomo. Maltese, accompagnato dal chitarrista Filippo  Marcheggiani, si imbarcò anche nel progetto Acustico, in cui diversi brani classici vennero reinterpretati per l'appunto in chiave acustica. In questo periodo il Banco intraprese anche diversi tour mondiali, arrivando a toccare Giappone, Messico, Stati Uniti, Brasile e Panama. Da uno dei concerti di maggior successo (in Giappone, il 25 e 26 maggio 1997) venne tratto l'album dal vivo "Nudo", che includeva anche un nuovo brano registrato in studio, dallo stesso titolo.


Ma come sempre la grandezza e la potenza del suono del Banco del Mutuo Soccorso emerge nel corso degli show dal vivo. Quello di oggi ne è la prova tangibile. Iniziamo dalla qualità della registrazione, decisamente di ottima qualità nonostante i suoi 32 anni. Il concerto è suddiviso in due parti per un totale complessivo di 13 brani (escludo il breve Intro). Il quintetto ripropone, con interessanti riarrangiamenti, i brani storici, in particolare quelli presenti su "Darwin". Le concessioni a tempi più recenti sono la sopracitata "Hey Joe" (versione da brivido) e, se proprio vogliamo, anche l'altro Joe, quello grande, pubblicato nel 1985 su un singolo. Grandioso il bis con la doppietta "La conquista della posizione eretta / Traccia II". Tra i brani storici va segnalata la scelta di riproporre "Il giardino del mago" in una bella versione di oltre 13 minuti (siamo lontani dai 25 minuti del live del 1972 ma anche questa si difende).Tutti i dialoghi col pubblico e le presentazioni dei brani da parte di Francesco e Vittorio sono rimasti immortalati nella registrazione. Non è sempre così scontato poter entrare nell'atmosfera del concerto.


Concludo con un annuncio riguardante sempre il BMS: il nostro amico Morris mi ha inviato anche i file di un raro concerto assolutamente inedito sul web o su qualunque altra piattaforma registrato nel lontano 1974 ad Aosta. Arriverà nelle prossime settimane proprio per evitare le grandi abbuffate. Gli altri live non li voglio spoilerare: lasciamo spazio alle sorprese. Vedo però con piacere che stiamo tornando all'epoca dei grandi bootleg. Molto, ma molto bene. Con questo è tutto. Un ultimo ringraziamento a Morris e a voi tutti...buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George & Morris

giovedì 15 maggio 2025

Serie "Just One Record" - Cafewien - Terrae Motus (1993)


TRACKLIST:

01. Golem - 5:31
02. La sfera di Itten - 5:16
03. Aspettando le rose - 5:47
04. Cafewien - 9:35
05. La notte dei cristalli - 4:46
06. John Keating - 5:26
07. Elementi - 6:15
08. Senegal - 6:00


FORMAZIONE:

Roberto Cosimi: tastiere
Bruno Comanduli: chitarre
Maurizio Dell'Olio: basso
Giancarlo Dossena: batteria
guest
Tino Tracanna: sax tenore & soprano


Ringrazio subito l'amico Roberto, oramai entrato a fare parte della schiera dei collaboratori della Stratosfera, per l'invio dei file e la condivisione di questo ottimo album di prog-fusion (se proprio vogliamo etichettarlo). "Terrae Motus" venne pubblicato dalla Mellow nel 1993, anche se le registrazioni vennero effettuate a Cremona nel 1990. Purtroppo le informazioni riguardanti questo ottimo quartetto, o meglio quintetto, se includiamo il sassofonista Tino Tracanna, sono praticamente inesistenti. Come cercare un ago nel pagliaio. Qualche stringata notizia appare sul sito del bassista Maurizio Dell'Olio dove si legge quanto segue:
"Terrae Motus è l’unica testimonianza del lavoro di accurata ricerca musicale ed espressiva effettuata dal gruppo cremasco CAFEWIEN, composto da Maurizio Dell’Olio al basso elettrico - Giancarlo Dossena alla batteria - Bruno Comanduli alla chitarra elettrica e Roberto Cosimi alle tastiere. Si tratta di un prodotto alquanto interessante che spazia tra il Rock Progressive e la Fusion, anche se  il lavoro in studio non rende il giusto merito alle notevoli capacità tecniche ed espressive raggiunte dal gruppo nelle esibizioni live".



Questo è quanto. Devo dire che le otto tracce, ovviamente tutte strumentali, rimandano non poco a Venegoni & Co. o ad altri gruppi ruotanti nell'orbita degli Arti e Mestieri, giusto per avere un punto di riferimento. Sono certo che la massima espressione l'abbiano fornita nelle esibizioni  live, come riportato da Dell'Olio. Purtroppo questa è l'unica testimonianza sonora dei Cafewien (al di là della presenza di un brano già edito nella compilation "Accordo" del 1994, insieme ad altri gruppi cremaschi), un album di grande spessore che soddisferà i palati più raffinati. Dopo la registrazione di questo disco con i Cafewien, Maurizio Dell'Olio ha proseguito nella sua carriera solista con altri lavori e varie iniziative. Informazioni accurate le troverete sul suo sito (qui) dal quale ho anche recuperato le foto d'archivio dei Cafewien risalenti al 1990. Con questo è tutto. Un ultimo ringraziamento a Roberto e a voi tutti auguro il consueto buon ascolto.



Post by George & Roberto