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mercoledì 22 maggio 2013

Canzoniere del Lazio - 1977 - Italien


Premessa
Avevo già scritto degli avvicendamenti di formazione nel post relativo al loro concerto tenuto a Cavriago (RE) nel '75
Riprendo l’argomento per dire che, all’indomani della pubblicazione di Spirito Bono, gli impegni cominciano ad essere molteplici e, tra concerti e conservatorio, riassetti famigliari e punti di vista “professionali”, maturano inconsciamente le divergenze che porteranno prima all’uscita di Giannattasio e poi, alla vigilia del tour africano (sponsorizzato dal Ministero degli Esteri in omaggio a 5 paesi di recente indipendenza: Somalia, Tanzania, Mozambico, Kenya, Zambia), all’abbandono di Piero Brega e Luigi Cinque.
Senza cantante e sassofonista il gruppo “vacilla”, rischia di fermarsi proprio quando tutto sembrava andare per il meglio, e allora vengono contattati Clara Murtas e Maurizio Giammarco** che, a vario titolo, gravitavano attorno agli stessi ambienti artistici, e che decidono di unirsi volentieri al gruppo.

La lunga esperienza africana (nov-dic ’76) segnerà profondamente i musicisti, sia dal punto di vista artistico che da quello umano, e quelle settimane saranno una preziosa palestra, tanto che al rientro, all’inizio del nuovo anno, il Canzoniere è nuovamente “vivo”, attivo, e ha molto materiale nuovo nel proprio repertorio.


Il festival
Siamo nel febbraio del 1977, il Canzoniere viene invitato al prestigioso 7° Festival “Rote Lieder” di Berlino che si terrà dal 12 al 19, (l'opportunità nasce grazie al contributo di Pablo Romero e degli Inti Illimani): Giammarco non può andarci perché è già impegnato in tournè col suo quartetto, e allora, col compito di solista, si aggrega Mauro Pagani che aveva da poco lasciato la Premiata, un po’ stanco del “mondo rock” e alla ricerca di nuovi stimoli.




  
La loro partecipazione è un successo, vengono accolti come “star” ai diversi concerti, suonano in jam-sessions di ogni tipo e con musicisti provenienti da ogni angolo della terra alla “Das Haus der jungen Talenten“ (la casa dei giovani talenti), luogo deputato agli incontri serali e notturni tra i partecipanti, ed è un’altra bella esperienza di musica e di vita:
“… il Canzoniere è sempre stato di sinistra, ma sono sicuro che nessuno di noi ha mai avuto la tessera di un partito.  Era il nostro modo di esistere.   Non ci piacevano l’autorità in generale e le burocrazie, non ci piacevano le gerarchie e tanto meno i centralismi.   Per quanto ne so, la pensiamo ancora tutti così.   Era incredibile, a Berlino, scoprire che le nostre aspirazioni ed i nostri sogni erano così simili a quelli dei nostri coetanei dell’est Europa, ma erano anche gli stessi sogni e le stesse aspirazioni dei giovani africani, degli americani, dei cileni, dei mongoli.   Essere giovani in quegli anni significava detestare la guerra, ogni tipo di guerra, sperare e credere fortemente in un mondo senza frontiere, senza divisioni sociali, senza povertà, senza ingiustizia. Senza limiti per l’immaginazione, la creatività e la ricerca.   E ciò valeva per ciascuno ed ognuno di noi, da qualunque continente del nostro pianeta fossimo arrivati;   cambiava solo un po’ l’angolazione, ma il punto di vista era assolutamente identico per tutti…”

(Il mio Canzoniere – Carlo Siliotto nel suo sito web)







l disco


Nel corso del festival, al Canzoniere viene proposto di realizzare, in studio, un disco dal vivo, e l’accordo si potrà concretizzare nell’unico momento libero della settimana: il giorno prima della partenza.


Vengono registrati 5 brani, 2 dei quali mai incisi primi :  “Nu gatto come nu lione” (poi su Miradas del ’77) e “Tarantellone” (che in versione estesa occuperà il lato B di Morra 1978).


"Italien” è il titolo del disco, uscirà un anno più tardi (nel ’78) per l’etichetta Amiga, ed è un documento sonoro di particolare rilevanza storica:  ci sono 2 prime incisioni, l’esordio ufficiale in sala di registrazione di Clara Murtas e Marcello Vento nelle vesti del “Canzoniere”, oltre che l’unico evento con la partecipazione di Mauro Pagani.

TRACKLIST :


side 1



01. Su ballu
02. Nu gatto come nu lione
03. Morte di Pulcinella

side 2
04. Tarantella dei baraccati
05. Tarantellone


FORMAZIONE:
Clara Murtas (voce)
Giorgio Vivaldi (percussioni)
Pasquale Minieri (chitarra elettrica e acustica, basso elettrico e acustico, mandolino)
Marcello Vento (batteria)
Carlo Siliotto (violino, mandolino, voce, flicorno tenore)
Mauro Pagani (violino)

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Post by Odiladilu
nota **
a conclusione dell’esperienza Blue Morning , Giammarco aveva formato i SUONOSFERA gruppo che nonostante una buona attività live, purtroppo, non lascerà tracce discografiche;

il progetto proponeva una ricerca musicale dove la struttura formale passava in secondo piano: dominava la libera espressione, il frammento sonoro continuo, l'approccio “minimale”. Le cronache del tempo narrano di suoni sghembi, multidirezionali e policentrici, con una buona dose di elettronica, che catalizzavano lo spettatore-ascoltatore.

I compagni di ventura erano:
Maurizio Giammarco (sassofoni, piano elettrico), Nicola Raffone (batteria, percussioni),
Tony Ackermann (chitarra, viola, piano elettrico), Eugenio Colombo (flauti, sax alto),
Michele Iannacone (batteria, xilofono, percussioni), Luca Spagnoletti (agli impianti tecnici) 

il gruppo era di tipo "aperto" e, al concerto del maggio '74 tenuto al Beat ‘72 (Roma), si unirono anche Alvin Curran e Tommy Burannick

venerdì 12 aprile 2013

Blue Morning - 1973 - Blue Morning



Blue Morning è l’unica produzione di questo gruppo romano, registrata all’indomani della loro partecipazione al Festival di Villa Pamphili  (26 maggio 1972) :
“… vorrei menzionare i Blue Morning, formazione davvero eccellente, in grado di tenere lo spettacolo con una notevole grinta ed una musicalità pulita e raffinata cui in Italia siamo difficilmente abituati: il loro è stato un momento jazzistico di ottimo livello, una parentesi fatta di vibrafono, basso, chitarra solista, batteria, organo e flauto, un tutto estrinsecante, un jazz molto viscerale, parzialmente influenzato, negli andanti , dagli ultimi lavori di Miles Davis e, in parte, dai Soft Machine….”
(Maurizio Baiata nel recensire il festival su Ciao 2001 n.24 del giugno ‘72)


























Il nucleo dei Blue Morning si forma sul finire degli anni 60 attorno a Maurizio Giammarco, al suo sax  e alla sua passione per il jazz, che studia e sperimenta con altri musicisti del quartiere in cui vive (Montesacro).
È durante quella lunga esperienza di garage-band che il gruppo si consolida, ricercando un proprio linguaggio musicale “d'avanguardia” (così si diceva allora, per indicare percorsi poco battuti),  che li porterà ad emergere dalle cantine con una proposta originale e matura.

In quel periodo vi militano, tra gli altri, Billy Ward al piano elettrico, il percussionista Alfredo Minotti e, in un secondo momento, Roberto Ciotti alla chitarra;
e al trio Giammarco-Minotti-Ciotti si aggregheranno, successivamente, anche il basso di Sandro Ponzoni e il polistrumentista Alvise Sacchi (cordofoni e aggeggi vari).





















Chi, nel tempo, ha scritto di loro suggerisce coordinate che portano dalle parti di Perigeo e Soft Machine,  personalmente ho sempre faticato ad associarli a quei nomi, se non marginalmente e solo per evidenziarne lo spirito libero:
meno “circolari” dei primi  e meno “elettronici” dei secondi, ma con un inter-play decisamente più ritmico e festoso, sottolineato dal pindarico lavoro di sax e chitarra.
È un jazz-rock atipico, il loro, caratterizzato da una forte impronta personale, impregnato di blues e mediterraneo.
Sono gli scarti, le virate, gli accenti musicali ad evidenziarlo, valga, come esempio, la prima traccia in presa diretta: un vero e proprio manifesto del “mattino blu”, col sax che sembra un’armonica soul e la chitarra che sanguina rock “sudista”.
L’album verrà dato alle stampe solo nel ’73 dalla Tomorrow/IT con una incisione dinamica poco brillante (ho provato a migliorare le frequenze basse nel ripparlo).

 
 “i Blue Morning sono un gruppo romano avviato al jazz d'avanguardia, da parecchio tempo in anticamera: finalmente esce il loro primo album, che coincide però con uno sfaldamento parziale della formazione.   Resta il documento, il risultato di una ricerca musicale condotta per molto tempo in modo del tutto autonomo e non senza sacrifici vari, come gli stessi ragazzi del gruppo scrivono nelle note di copertina. ...il loro è un jazz personale, lontano dai modelli inglesi più imitati: un jazz ricco di spunti creativi e sufficientemente comunicativo, senza sbavature, con spazio per tutti gli strumenti e nel medesimo tempo senza noiosi assoli.    L'album è strumentale, e cinque sono i brani dai titoli molto originali e per i quali non è sempre facile trovare il nesso logico con la musica… un'ennesima prova, quella dei Blue Morning, che la musica in Italia ha uomini validi, e che sono soprattutto le strutture, e semmai l'educazione artistica del pubblico a mancare“ (Enzo Caffarelli su Ciao 2001)
In effetti, i titoli (quelli sì) sembrerebbero figli di terra "canterburyana"... e, purtroppo, rimane il rammarico per un progetto che non ha avuto ulteriori capitoli e ciò, nonostante il gruppo (più o meno al completo) sia stato ingaggiato nella realizzazione di diversi dischi dai cantautori del giro Folkstudio (De Gregori, Venditti, Lo Cascio...)
Dei musicisti e delle loro successive esperienze artistiche, anche internazionalmente note, nel caso del bluesman Ciotti e del jazzista Giammarco, vorrei ricordare l’attività grafica di  Alvise Sacchi (suo il disegno del disco) che poi migrerà a Caracas dove, con Stefano Gramitto (altro italiano in trasferta) e Luis Levin, fonderà nel 1978 il gruppo sperimentale elettroacustico Musikautomatica  (un album omonimo nell’83), e la militanza di Maurizio Giammarco sia nel Canzoniere del Lazio a partire dal ‘76 (album Miradas e Morra) che nel successivo progetto Carnascialia (disco e tour del '79).





















 TRACKLIST :
SIDE 1
01. Danza dei palombari lottatori (*)
02. Panini volanti
SIDE 2
03. Farfalle nella pancia
04. Belmont Plaza
05. Una sera di luglio, in città, dopo una cena col morto
 (*) registrato estemporaneamente dal vivo e riprodotto senza alcuna aggiunta o ritocco 



 FORMAZIONE:
Maurizio Giammarco (sax soprano, sax tenore, flauto, ottavino, piano, rhodes)
Roberto Ciotti (chitarre)
Sandro Ponzoni (basso elettrico)
Alfredo Minotti (batteria, percussioni)
Alvise Sacchi (aggeggi vari trk 3,5) 

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Post by Odiladilu