Anche questo post ha la matrice di Alifib, che ringrazio a nome di tutti
I miei unici meriti la ricerca delle immagini, l'impaginatura e l'upload
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| Il Cavaliere dell'Intelletto Teoria della Sicilia. Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera. |
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| Alifib: Federica Sassone ha fatto la tesi su questa Opera |
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| Alifib: Sulla carta stampata "Un fascio di emozioni e concetti affidati alla parola e al suono [...] Ed è stato così: emozioni, concetti, architetture della mente, sofismi e riflessioni: tutto è sfociato liberamente e pregnantemente nell'opera [...] Com'è questa musica? Per orchestra, coro, solisti di canto e passi registrati (voci e suoni di mercati arabi, chiacchiericcio, canti del muezzin) hanno tutti quel fascino, quell'emozione che sempre Battiato sa sprigionare nelle sue più ampie arcate musicali. [...] il pubblico, come raccapezzandosi, si protende all'applauso. Avrà poi tempo di riflettere. [...] Diremmo che un'opera come questa possa riaccendere, com'è nella tradizione del melodramma, un'ansia di conoscenza, un rifiorire di riflessioni che vanno oltre quelle suscitate da Battiato con Genesi e Gilgamesh: qui, con Federico II di mezzo, si rimescola la storia che, dopo ottocento anni, è ancora storia d'oggi [...]" (Erasmo Valente, "L'Unità", 22/9/1994) "[...] A che cosa assomiglia di più questa laica non-opera dove risuonano, nel meraviglioso libretto di Manlio Sgalambro, parole altissime come 'Non è Dio la morte, ma la morte è Dio', dove i violini emettono a volte puri armonici e gli attori inviano all'amplificazione con microfoni-radio ogni sfumatura del testo, dove i tre danzatori molto orientali di Raffaella Rossellini scolpiscono statue corporee? Forse più che a a ogni altra cosa assomigliano a un 'masque' inglese, a quella prima forma libera di spettacolo, di recitazione, danza e musica cui anche le visioni cinematografiche del Prospero's book di Greenaway si ispirano; genere in cui la parola, il gesto e il suono creavano un sistema apparentemente scollato e in realtà segretamente intercomunicante di messaggi, ai quali nessuno spettatore può sottrarsi. Perché è impossibile che sia sordo a tutti e tre." (Carlo Maria Cella, "Il Giorno", 10/10/1994). Opera completa Libretto |





