lunedì 27 aprile 2026

Folkaldo - Shakidu / Vecchio uomo (45 giri, vinile, 1972)


TRACKLIST:

01. Shakidu (lato A)
02. Vecchio uomo (lato B)


E' piuttosto infrequente che la Stratosfera pubblichi un 45 giri (abitualmente li inserisco come bonus track), ma ci possono essere delle eccezioni. Nel caso in oggetto si tratta di un 45 giri raro, da tempo presente nella nostra wishlist, che finalmente vede la luce. Un enorme GRAZIE va al mio sodale e storico amico Frank-One che ha scovato questo singolo nei meandri della sua collezione di vinili. Grazie a nome di tutta il team della Stratosfera.
Veniamo al dunque. Shakidu venne pubblicato dall'etichetta Help! nel giugno del 1972 e dietro al misterioso Folkaldo (chiaramente uno pseudonimo). si nascondeva Aldo Parente. Quest'ultimo, nel 1974, utilizzò un altro pseudonimo, Franco Maria Giannini, con il quale registrò il 33 giri "Affresco" (lo trovate sulla Stratosfera).  Parenti iniziò la sua carriera di musicista (suonana la chitarra) negli anni '60, prima con I Baronetti e successivamente, nel 1970, con gli 0Under 2000 (3 singoli all'attivo). Poi la svolta prog con il sopracitato "Affresco". "Shakidu", al di là della rarità, è una canzoncina pop senza lode né infamia. Sulla falsariga il lato B, "Vecchio uomo". Un cimelio dal passato. Buon ascolto. 


LINK

Post by George - Music by Frank-One

domenica 26 aprile 2026

Osage Tribe - Arrow Head (1972 - RE-POST & RE-LOAD) & Tamburi di guerra - live Supersonic, Radio RAI (bootleg, 1971 - NEW POST)

 

Dedichiamoci quest'oggi ad un gruppo storico del prog italiano, gli Osage Tribe, autori di due album: il primo, quello storico, sicuramente più conosciuto, oggetto di re-post e relativo re-upload (richiesto da un nostro stratosferico navigatore) si intitola "Arrow Head", pubblicato dalla Bla Bla nel 1972; il secondo, "Hypnosis" venne invece dato alle stampe nel 2013 ad opera della AMS Records. Il post originale di "Arrow Head" risale al 21 maggio 2011 (link inattivo da anni) e lo ritroverete qui, mentre "Hypnosis", l'album del ritorno sulla scena discografica, realizzato da un trio composto da Cucciolo Favia (batteria), Bob Callero (basso) e Mattia Tedesco (chitarra, al posto di Marco Zoccheddu) lo troverete cliccando qui. "Hypnosis", essendo stato postato da chi vi scrive nel 2022, ha il link attivo. Vi riporto, in parte, quanto scrivevano Alessandro Gaboli e Giovanni Ottone sul volumetto "Progressive Italiano" (Giunti, 2011) a proposito degli Osage Tribe e del loro "Arrow Head".


"Leggendario gruppo ligure formato agli inizi degli anni Settanta da Franco Battiato, Bob Callero, Nunzio "Cucciolo" Favia e dal chitarrista Marco Zoccheddu (ex Gleemen e Nuova Idea). I quattro ottengono subito un contratto con la Bla Bla, ma Battiato fa in tempo ad incidere solo il singolo Un falco nel cielo / Prehistoric Sound e la prima traccia dell'album prima di dedicarsi alla carriera solista (ndr - il 1972 è l'anno di Fetus). Ridotta a trio la band porta a termine le registrazioni dello splendido Arrow Head. che però viene pubblicato a gruppo già sciolto. Con la bellissima copertina realizzata da Jerri Casone, è un disco sottovalutato ma di grandissimo valore, felice connubio tra hard rock e jazz raffinato, originale e di forte impatto. 

Osage Tribe - Arrow Head ( CD version, 1994) 


TRACKLIST:

01. Hajenhanhowa (autori Zoccheddu - Battiato) - 9:46
02. Arrow Head - 5:16
03. Cerchio di luce - 7:20
04. Soffici bianchi veli - 9:40
05. Orizzonti senza fine - 8:22

Bonus tracks on 1994 CD version
06. Un falco nel cielo (lato A, 45 giri, 1971) - 2:58
07. Prehistoric Sound (lato B, 45 giri, 1971) - 2:56

Extra bonus track
08. Crazy Horse (lato B, 45 giri, 1972) - 3:41 (il lato A è "Prehistoric Sound")


FORMAZIONE:

Marco Zoccheddu - chitarra, voce, pianoforte, organo, armonica
Bob Callero - basso, voce
Nunzio "Cucciolo" Favia - batteria
Franco Battiato - voce in 1, 6, 7





Hajenhanhowa è l'unico pezzo scritto da Franco Battiato, insieme a Marco Zoccheddu, caratterizzato da lunghe pause strumentali e divagazioni corali tipiche dello stile dell'artista siciliano, ma in stridente contrasto con il sound compatto ed energico presente nel resto del disco. Le parti vocali diluite lasciano ampi spaziagli strumenti, in particolare alla chitarra di Zoccheddu e al basso di Callero. I testi, allucinati e visionari, sono ben legati alla musica e non appesantiscono l'ascolto. Prima ancora di aspettare i giudizi della critica, Zoccheddu e "Cucciolo" abbandonano il gruppo per dedicarsi ad un progetto più ambizioso, Duello Madre (un solo album, omonimo, realizzato nel 1973). Favia cerca di costituire un nuovo gruppo chiamando Red Canzian (Capsicum Red) e Giampiero Marchiani. Accorciato il nome in Osage preparano un nuovo 33 giri che non verrà mai pubblicato perché Canzian preferisce unirsi ai Pooh (ndr - chiamalo fesso!). Bob Callero ha fatto parte successivamente del supergruppo Il Volo, con Alberto Radius, Mario Lavezzi, Gabriele Lorenzi, Vince Tempera e Gianni Dall'Aglio, ed è poi divenuto uno dei più apprezzati turnisti italiani. Cucciolo entrò nei Dik Dik e successivamente fece coppia con Roberto Carlotto. Anche Marco "Zok" Zoccheddu, a quanto pare è tutt'oggi in attività. 


Per tornare al nostro album, oltre ai 5 brani che lo costituiscono fin dall'inizio, tutti composti da Marco Zoccheddu ad eccezione della track , nella versione qui proposta (ristampa CD del 1994) troviamo due bonus track, ovvero il singolo "Un falco nel cielo" (che qualche boomer come me ricorderà come sigla del programma televisivo per ragazzi "Chissà chi lo sa" condotto da Febo Conti) con il suo lato B, "Prehistoric Sound" che altro non è se non la versione in inglese del lato A. La voce solista è quella di Franco Battiato. Molto particolare la copertina horror alla Dario Argento. L'ultima bonus track si intitola "Crazy Horse", uno strumentale inedito su LP che venne collocato sul lato B di un altro singolo contenente "Prehistoric Sound" sulla prima facciata. Il 45 giri venne pubblicato solo in Spagna e così "Crazy Horse" finì nella compilation "La convenzione", risalente al 2002, attribuita a Franco Battiato, Juri Camisasca e Osage Tribe. . Non dimentichiamo infine che alcuni brani degli Osage Tribe sono inclusi in un'altra compilation, la celebre "Tarzan compilation", presente sulla Stratosfera sia nell'edizione singola che in quella completa. Di seguito le copertine dei due 45 giri. Da notare che nella back cover di Crazy Horse, si vedono i tre Osage Tribe insieme. 

45 giri Un falco nel cielo - front

45 giri Un falco nel cielo - back


45 giri Prehistoric Sound - front

45 giri Prehistoric Sound - back


Serie Bootleg n. 371
Osage Tribe - Tamburi di guerra - live "Supersonic"
Radio RAI, 24 agosto 1971


TRACKLIST:

01. Tamburi di guerra


Questa rara registrazione proviene dal canale YouTube "Massive Obsession" (grazie di cuore all'amico e collaboratore Cimabue per avere scaricato la traccia ed avermela inviata). Si tratta di un solo lungo brano della durata di 29 minuti, intitolato "Tamburi di guerra", una composizione inedita di Marco Zoccheddu e Franco Battiato, dal suono ipnotico, che riporta per qualche verso al sound degli Aktuala Tra gli ospiti il già citato Franco Battiato alle tastiere, chitarra elettrica e kalimba. Quando questa registrazione live venne effettuata negli studi RAI "Arrow Head" non era ancora stato pubblicato (e verosimilmente nemmeno composto). La registrazione è naturalmente di ottima qualità e fa un certo effetto riascoltare in apertura la gloriosa sigla di "Supersonic", una trasmissione radiofonica che ebbe il pregio di trasmettere in diretta molti concerti live (io registrai quello delle Orme, qui postato). Detto questo detto tutto. Buon ascolto e buona riscoperta degli Osage Tribe.


NEW LINK Arrow Head (CD 1994)
LINK Tamburi di guerra (live Supersonic, 1971)

Post by George (with the help of Cimabue)

venerdì 24 aprile 2026

giovedì 23 aprile 2026

In ricordo di Frando Di Sabatino (R.I.P.) - Angelo Branduardi - Concerto (3 LP, 1980)


Erano gli inizi del mese di aprile quando Angelo Branduardi, dalla sua pagina Facebook, lanciava questo triste messaggio: "Franco Di Sabatino ha terminato il suo cammino su questa terra. Ma nei nostri cuori ci sarà sempre". Franco non apparteneva alla categoria dei "numeri uno" nel panorama rock nazionale, ma era un buon musicista, un tastierista per la precisione, che aveva fornito un importante contributo a numerosi musicisti. Lo vogliamo ricordare soprattutto come componente del Rovescio della Medaglia, all'epoca di "Contaminazione" (anno 1975) e come membro della band di Angelo Branduardi, sia in studio che nel corso dei concerti dal vivo. Per trovare notizie legate a questo evento luttuoso, ho dovuto scavare nei meandri del web finché ho trovato un articolo pubblicato sul giornale on line "Abruzzo Indipendent" subito dopo la scomparsa del musicista. Ve lo riporto.

Una delle ultime immagini di Franco

"L'Abruzzo perde una delle sue anime musicali più raffinate e colte. Nelle scorse ore è scomparso Franco Di Sabatino, pianista e tastierista magistrale. Di Sabatino è stato un artista capace di muoversi con naturalezza tra la precisione della musica classica e l'imprevedibilità del prog, portando sempre con sé quel tocco eclettico e a tratti introverso che lo rendeva unico sulla scena internazionale. Originario di Pescara, Di Sabatino ha manifestato il suo genio sin dall'infanzia. Pochi sanno che i suoi esordi furono legati alla fisarmonica, strumento con cui si laureò campione mondiale quando era ancora un bambino. Quella stessa agilità tecnica e sensibilità melodica furono poi trasferite al pianoforte e, soprattutto, all'organo Hammond, diventando il marchio di fabbrica di un musicista capace di dipingere atmosfere sonore indimenticabili. 


La carriera di Di Sabatino è stata costellata di collaborazioni leggendarie. Il grande pubblico lo ricorda soprattutto al fianco di Angelo Branduardi, con il quale ha condiviso momenti storici come la tournée di Cogli la prima mela e la celebre trasmissione televisiva del 1985 dedicata a La pulce d’acqua. La sua capacità di intrecciare sonorità folk e barocche con la modernità delle tastiere contribuì a rendere magico il sound del "menestrello" italiano. Ma il suo prestigio varcò i confini nazionali: visse e lavorò a lungo in Germania, collaborando con la "Rossa" della canzone italiana, Milva, e confrontandosi con il genio di Astor Piazzolla. Nel panorama del rock progressivo, il suo nome resta legato a Il Rovescio della Medaglia, band storica con cui portò sul palco la potenza sonora di un'epoca irripetibile.

Franco con il Rovescio della Medaglia

"Un musicista magistrale, un uomo di rara sensibilità che ha preferito far parlare i tasti piuttosto che le parole". Così lo ricordano i fan club e i colleghi che in queste ore stanno inondando i social di messaggi di cordoglio. Franco Di Sabatino non è stato solo un turnista di lusso, ma un architetto del suono che ha saputo portare l'orgoglio della scuola musicale pescarese sui palchi più prestigiosi del mondo. Proprio Branduardi sui propri social ha annunciato la scomparsa di Franco Di Sabatino "A pochi giorni di distanza ci tocca riproporre questa foto per dire addio a un altro grande compagno di Viaggio (in riferimento alla morte di Andy Surdy, al secolo Andrea Surdi, batterista scomparso il 22 marzo)". 

Franco nella band di Angelo Branduardi

Il ricordo di Franco prosegue sotto il profilo musicale. A questo proposito vi rimando innanzitutto al vecchio post del 12 settembre 2011, realizzato dal Capitano, dove potrete riascoltare il Rovescio della Medaglia con "Contaminazione" e la sua versione inglese "Contamination" (qui). Entrambi i link sono attivi. Franco Di Sabatino era entrato in formazione nel 1975 al fianco di Enzo Vita, Pino Ballarini, Stefano Orso e Gino Campoli. La "novità", si fa per dire, risiede nella pubblicazione del triplo LP "Concerto" di Angelo Branduardi, ancora assente sulla Stratosfera, Franco Di sabatino è presente in tutte le tracce live. Insomma, due piccioni con una fava.

Angelo Branduardi - Concerto (LP version, 1980)


TRACKLIST:

Lato A
01.L'uomo e la nuvola (Breme - Stadthalle, 10/26/79) - 12:00
02.Tanti anni fa (Frankfurt - Jahrhunderthalle, 10/30/79) - 4:35
03. The Stag (Berlin - Hochschule Der Kunste, 10/07/79) - 3:15
04. Under The Lime Tree (London - The Venue, 02/03/79) - 2:35

Lato B
05.Alla Fiera dell'Est (Arena di Verona, 09/15/78) - 11:20
06. Se tu sei cielo (Roma - Palaeur, 11/18/79) - 3:20
07.Confessioni di un malandrino (Arena di Verona, 09/15/78) - 5:00
08. Il gufo e il pavone (Roma - Palaeur, 11/18/79) - 4:30

Lato C
09. La pulce d'acqua (Hannover - Niedersachsesenhalle, 10/09/79) - 6:15
10. Lady (Hamburg - Musikhalle, 10/05/79) - 4:15
11. Gli alberi sono alti (Arena di Verona, 09/15/78) - 4:30
12. Old Man And Butterflies (Zurich - Kongresshaus, 09/30/79) - 5:15

Lato D
13. Il Signore di Baux (Milano - Palasport, 11/11/79) - 5:25
14. Il ciliegio (Arena di Verona, 09/15/78) - 4:25
15. Donna mia (Arena di Verona, 09/15/78) - 3:30
16. Re di speranza (Arena di Verona, 09/15/78) - 6:15

Lato E
17. Cogli la prima mela (Torino - Palasport, 12/04/79) - 7:25
18. La luna (Munchen - Circus Krone, 10/04/79) - 9:45
19. The Song Of Eternal Numbers (London - The Venue, 02/03/79) - 5:00

Lato F
20. Ballo in Fa Diesis Minore (Bologna - Palasport, 12/03/79) - 8:15
21. The Lady And The Falconer (Bruxelles - Palais Des Beaux Arts, 10/20/79) - 10:10
22. Il poeta di corte (Arena di Verona, 09/15/78) - 6:30


MUSICISTI:

Alan King, Aldo Giovagnoli, Alfredo D'Aquino, Andy Surdy, Angelo Branduardi, Claudio Capponi, Felix Mizrahi, Franco Di Sabatino, Gianni Colaiacomo, Gianni Dall'Aglio, Gianni Nocenzi, Gigi Cappellotto, Hugo Heredia, Luigi Lai, Massimo Macri, Maurizio Fabrizio, Piercarlo Zanco, Pierluigi Calderoni, Roberto Puleo, Rodolfo Maltese, Ronnie Jackson, Vittorio Nocenzi



La versione triplo vinile venne pubblicata dalla Polydor nel 1980 e conteneva un booklet di 12 pagine con numerose foto. Il primo box set con 2 CD venne pubblicato dalla EMI nel 1992. Veramente ottima la recensione pubblicata sul sito De Baser, che vi propongo di seguito.
"Concerto rappresenta il primo album dal vivo pubblicato da Angelo Branduardi. Rilasciato come triplo LP nel 1980, il disco (anzi i dischi), sono la testimonianza del primo tour europeo intrapreso dal cantautore italiano, a cavallo fra il 1978 e il 1979, all’indomani della pubblicazione di Cogli la prima mela. La tournee è la punta dell’iceberg del progetto ideato dallo stesso Branduardi e che prende il nome de “La Carovana del Mediterraneo” (ndr - cliccate qui per rivedere il post dedicato alla "Carovana Story" sulla Stratosfera). La prima edizione del ’78-’79 vede la partecipazione, oltre ad Angelo Branduardi, anche di altri artisti come il Banco del Mutuo Soccorso, Felix Mizrahi, celeberrimo violinista egiziano accompagnato dal suo gruppo etnico, Alan King, sassofonista e flautista britannico, e di Luigi Lai, famosissimo maestro di launeddas, antico strumento a fiato sardo.



Oltre ad essi, il gruppo che accompagna Angelo Branduardi è composto dagli stessi musicisti che hanno collaborato con lui alla stesura dei lavori in studio. Fra i tanti vale la pena ricordare Andy Surdi e Gianni Dall’Aglio (in alcune date) alla batteria, Gigi Cappellotto al basso elettrico, Franco Di Sabatino alle tastiere, Claudio Capponi al pianoforte, Roberto Puleo e l’immancabile Maurizio Fabrizio alle chitarre, bouzouki e mandolino. In più, anche una sezione di archi e fiati per gli arrangiamenti orchestrali.
Concerto rappresenta un Angelo Branduardi all’ennesima potenza, in stato di grazia e in piena maturazione musicale. L’album è la trasposizione sul palco delle complesse composizioni che caratterizzano gli album in studio precedenti. In Concerto vi sono brani estratti da tutti i dischi pubblicati fino ad allora da Branduardi, dal primo album fino a Cogli la prima mela (in fase di pubblicazione, ma già completo). Nella scaletta sono presenti i brani più famosi come “Alla fiera dell’est”, “Ballo in fa diesis minore”, “Il signore di Baux” e “Confessioni di un malandrino”, oltre alle versioni in inglese di altri brani, come “The Stag” (Il dono del cervo), “The song of eternal number” (La serie dei numeri), “Old man and butterflies” (Il vecchio e la farfalla), “Under the lime tree” (Sotto il tiglio), “The lady and the falconer” (Ninna nanna).



Concerto è un capolavoro della musica italiana ed internazionale, apprezzato in tutta Europa per la sua capacità di miscelare nello stesso tempo musica folk, musica d’autore italiana, arrangiamenti orchestrali e influenze classiche, elementi rock e progressive. Il tutto fa sì che Branduardi venga considerato uno dei musicisti più apprezzati ed eclettici del panorama italiano ed europeo, per la capacità di sintetizzare in un unico album tanti generi musicali diversi. La specialità di questo album sono i momenti memorabili toccati dagli artisti, che mai si potevano apprezzare con le sole versioni in studio degli album, come il richiamo al Guglielmo Tell di Rossini nell’apoteosi finale de “La pulce d’acqua” o l’intermezzo di launeddas durante “Alla fiera dell’est”, così come il silenzio sognante con il quale si ascolta “Confessioni di un malandrino” o il battimani all’unisono in “Ballo in fa diesis minore”, le fantastica introduzione progressive di “L’uomo e la nuvola” e quella di influenza gitana in “Cogli la prima mela”. Il miglior Branduardi è racchiuso qui, in queste 22 canzoni che compongono il Concerto. Dopo c’è solo l’immortalità". Con questo è tutto. Un ultimo saluto a Franco Di Sabatino con la frase che Branduardi era solito pronunciare durante i suoi concerti:.

Alle tastiere...Franco Di Sabatino



LINK DISC 1
LINK DISC 2
LINK DISC 3

Post by George

martedì 21 aprile 2026

Filoritmia - The Complete Works: Filoritmia (CD autoprodotto, 2000) & Passaggi (CD autoprodotto, 2009)

 

Ed eccoci ancora una volta all'interno del sottobosco musicale del new prog italiano. E' sempre una bella soddisfazione quella di poter scoprire e condividere artisti di indiscusso valore con all'attivo magari solo uno o due album. purtroppo passati sotto silenzio. Bene, come si dice...questo è pane per i nostri denti. Per questa occasione i file non provengono (caso raro) dagli archivi dello storico amico Osel, ma da quelli di un altro amico della Stratosfera che preferisce restare dietro le quinte. I protagonisti sono i Filoritmia, un quintetto di Milano di cui si parla molto poco sul web (se non sul loro sito) e che ha realizzato due album di non facile reperibilità. . 


Il primo embrione risale al 1993, ma solo nel 1997 la band trovò la formazione ideale, quando Roberto Riccardi (chitarra) e Matteo Scarparo (basso) si unirono al nucleo storico formato da Angelo D'Ariano (tastiere), Antonio Mazzucchelli (batteria) e Giorgio Mele (voce). I Filoritmia alternavano le esibizioni live a periodi dedicati alla composizione, in cui ogni membro forniva il personale apporto ed il proprio contributo compositivo. Si giunse così nel settembre 2000, anno in cui il gruppo registrò il primo album, dall'omonimo titolo completamente autoprodotto. 

Filoritmia - Omonimo (CD, 2000)


TRACKLIST:

01. Al buio (7:17)
02. Rapporto occasionale (6:53)
03. Il mago (9:55)
04. Fiato sul collo (8:54)
05. La mappa del tempo (4:55)
06. Dirti di no (6:50)
07. Per essere felici (5:48)
08. Questo inferno (9:11)
09. Anima (6:25)
10. Epoca lontana (7:38)


FORMAZIONE:

Giorgio Mele - voce
Roberto Riccardi - chitarre
Angelo D'Ariano - tastiere
Matteo Scarparo -  basso
 Antonio Mazzucchelli - batteria


Secondo la band è difficile definire il loro stile: "Potrebbe essere rock, funky, jazz, delicato o tagliente, liscio e semplice o pieno di cambiamenti improvvisi. Ci piace rompere il ritmo e quegli schemi che abbiamo creato noi stessi. Tutto è uno strumento per creare un'atmosfera o una sensazione attraverso la musica. Prima di tutto, vorremmo sottolineare che, anche se la maggior parte delle persone considera la nostra musica progressiva, pensiamo che sia difficile paragonarci a qualsiasi altra band progressiva, vecchia o nuova. Anche se tutti amiamo i classici del rock progressivo (amiamo certe canzoni di PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Area, Genesis, Marillion), non traiamo ispirazione da nessuna musa in particolare". Ed infatti il loro sound è assolutamente originale. A differenza di altri gruppi italiani di new progressive rock che cercano l'essenza del prog nelle sonorità degli anni '70,  i Filoritmia lasciano il passato alle spalle, filtrando le loro influenze per  presentare un suono fresco e innovativo, fuori dagli schemi. ''Filoritmia'' si basa sulla sezione ritmica molto compatta e complessa, sul forte lavoro di chitarra di Riccardi e sul sensibile pianoforte/organo di D'Ariano. In quanto a tecnica non hanno bisogno di prendere lezioni da nessuno. Un gran bell'inizio che lasciava presagire interessanti sviluppi futuri. 


Filoritmia - Passaggi (CD, 2009)


TRACKLIST:

01. Colla e gesso (6:59)
02. Senza sale (8:45)
03. Non è festa (5:28)
04. L'uomo che torna (9:04)
05. Godo (9:37)
06. Il sogno del fotografo (7:46)
07. Questo (7:13)
08. Manifesto (10:02)


FORMAZIONE:

Giorgio Mele - voce
Roberto Riccardi - chitarra
Angelo D'Ariano - tastiere
Matteo Scarparo - basso
Antonio Mazzucchelli - batteria


Che dire? Sembrava imminente la pubblicazione di un secondo album e invece dovranno trascorrere ben nove anni prima di ascoltare l'episodio n. 2, "Passaggi", ancora autoprodotto e registrato, caso più unico che raro visto il tempo intercorso, con la medesima formazione. Sembra che il tempo non sia passato: la voce è ancora ruvida e graffiante, la chitarra è potente e la base ritmi è solida. Il biglietto da visita si intitola Colla e gesso, quasi 7 minuti di rock elettrico che si rifà agli anni Settanta. Distanze siderali dal progressive. Anche i quasi 9 minuti di Senza sale ripercorrono i sentieri del rock elettrico più tradizionale. La terza traccia è molto curiosa: si intitola Non è festa, uno strumentale che riprende le atmosfere e le sonorità della celebre E' festa della PFM. Ascoltatela e mi direte. Un grande omaggio alla band di Di Cioccio & Co. Sottolineo ancora la traccia n, 5 (delle 8 complessive) intitolata Godo, voce a parte, un miracolo sonoro alla Pearl Jam. E così fino alla fine, con qualche scivolone (peccato veniale) come nella complessa ma poco efficace Il sogno del fotografo. Ottimo il finale con Manifesto, dove la potenza del gruppo e, soprattutto,  la tecnica chitarristica di Roberto Riccardi esplodono in tutta la loro grandezza. Un ottimo  album di rock elettrico, dove però le già miti influenze prog presenti nel disco di esordio scompaiono del tutto. Giudizio complessivo più che positivo ma un gradino al di sotto dell'opera prima. 


In ogni caso la breve epopea dei Filoritmia si conclude qui: due album in 9 anni, ma di ottimo livello.. Quando si dice pochi ma buoni. Infine, per curiosare attraverso la loro storia e la loro musica vi invito a visitare il sito ufficiale che troverete qui. E' tutto, Vi lascio con il consueto buon ascolto.


LINK Filoritmia (2000)
LINK Passaggi (2009)

Post by George with the help of a friend of Stratosfera

domenica 19 aprile 2026

Serie "L'Ottava... ma ora ora non lotta più" vol. 6: Giuni Russo - A casa di Ida Rubinstein (CD, 1988) - special post by Cimabue

 
PREMESSA (by CMB / Cimabue)
Da frequentatore del blog (prima che collaboratore) ho apprezzato l’inventiva del Capitano e dei collaboratori storici nel creare le cosiddette “Serie della Stratosfera”, catalogando talune proposte con una modalità che richiama i volumi tematici di un’enciclopedia. Con estremo piacere, con il post odierno, aggiungiamo un ulteriore capitolo alla storica serie “L’Ottava… ma ora non lotta più”, che vide la luce il 4 gennaio 2013 con un bellissimo post dedicato al "Te Deum" di Juri Camicasca.

LA GENESI
A casa di Ida Rubinstein” di Giuni Russo (al secolo Giuseppa Romeo) edito nel 1988, è un disco sperimentale, quasi un unicum nella produzione dell’artista siciliana, totalmente immerso in quella che sarà poi definita “musica di confine”. All’epoca Giuni - che poteva già vantare un palmares di tutto rispetto (suoi i cori non accreditati in “YS” del Balletto di Bronzo edito nel 1972, tanto per rimanere in ambito prog) - aveva attraversato gli anni ’80 sulle ali del pop commerciale, anche se raffinato e stava faticando non poco a scrollarsi di dosso l’etichetta di artista festaiola ereditata dal grande successo estivo di “Un’estate al mare” del 1982.


Era il momento di cambiare strada, seguendo l’esempio della sodale amica e collega Alice che - accantonato temporaneamente il sodalizio con Franco Battiato con l’omaggio di “Gioielli rubati” - aveva dato alle stampe lo splendido e lungimirante “Park Hotel”, primo tassello di un percorso da taluni definito “Avantgarde Pop”. Ad Antonietta Sisini (compagna artistica e di vita, custode instancabile dell’opera di Giuni con la Fondazione Giuni Russo Arte) venne un’idea: “Perché non mettiamo insieme un bel repertorio di romanze?”. A Giuni l’idea piacque e dà lì prese il via un intenso percorso di documentazione e di studio del canto, con regolari lezioni dall’anziana insegnate di canto Lia Guarini, un’istituzione nel mondo della lirica milanese. Tra i grandi compositori, Donizetti era stato particolarmente generoso con il genere, ma anche Verdi e persino il conterraneo Bellini si erano cimentati scrivendo romanze. Ma non era una sfida facile quella su cui Giuni e Antonietta si stavano avventurando: si trattava di composizioni ottocentesche, ma loro non potevano e non volevano rifarle come si cantavano allora. Si rendeva necessario un lavoro di rielaborazione che le rendesse attuali, contaminandole con la musica del tempo.


L’idea di cantare alla mia maniera le romanze e le arie di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi - scriverà nella presentazione del CD che venne realizzato in contemporanea con il disco in vinile - nasce anche dalla mia curiosità di cantante e di donna. Mi sono posta molti interrogativi sul senso del mio ruolo nella ‘modernità’ della musica leggera attuale”. Per l’adattamento e l’arrangiamento delle musiche, Antonietta e Giuni, si rivolsero al M° Alessandro Nidi, già direttore d’orchestra dell’opera lirica “Genesi” di Franco Battiato.  

IL RICORDO DI ALESSANDRO NIDI
“Le melodie…l’unica cosa su cui lavorare dimenticando tutto il resto. Per provare a contaminare modi di accompagnamento, ritmi, armonie, tempi addirittura. La strada si rivelava difficile data la precisione delle melodie così stilisticamente nette. Il rischio era quello della contaminazione fine a sé stessa; e allora, con l’aiuto di particolari armonie, di sensazioni di clima, lunghe sonorità aperte, di tutto ciò insomma che riconosco come mio patrimonio, con l’aiuto di ciò che conosco degli autori (il tipo di orchestrazione, la ricerca, e la creazione di emozioni), con la collaborazione di un musicista di estrazione jazzistica (Martino Traversa ndt), quindi molto diversa dalla mia, cercando l’appoggio del divertimento e dell’ironia, siamo arrivati all’espressione completa delle nostre sensazioni ed emozioni.
Alcune ‘canzoni’ sono state soltanto ritoccate, altre lasciate intatte; la voce di Giuni Russo ha il diritto di interpretarle anche così, come sono state scritte.”


Dallo studio parmigiano di Alessandro Nidi vengono scelti otto brani, tra romanze, ariette ed arie da camera: un programma rappresentato in anteprima al Teatro Due di Parma, con la direzione del M° Nidi e con l’Orchestra Sinfonica al gran completo. Tutto molto bene. C’era solo un piccolo problema… la pubblicazione e soprattutto la distribuzione. Antonietta e Giuni si rivolsero alla Decca Classica, che sembrava loro la casa discografica più adatta, ma dopo un primo (apparente) interessamento i responsabili della prestigiosa etichetta si tirarono indietro. Dopo aver bussato a diverse porte, incassando altrettanti garbati rifiuti, Antonietta e Giuni capitarono a casa di Franco Battiato che, curioso come sempre, volle sentire i provini. Gli piacquero tanto che, sentendo delle peripezie per trovare un editore, lasciò le due amiche a bocca aperta… “E che problema c’è? Ve lo pubblico io.” 
Proprio in quei giorni, infatti, all’Ottava libri si era affiancata l’Ottava dischi che poteva contare sulla capacità distributiva della EMI. Franco volle trovare lui stesso il titolo per il nuovo album; dopo alcuni giorni di riflessioni, disse. “Si chiamerà A casa di Ida Rubinstein.”


IDA RUBINSTEIN: BREVE RITRATTO
Nata a San Pietroburgo da una ricca famiglia ebrea (morta a 85 anni nel 1960 a Vence in Provenza), Ida Rubinstein è stato un personaggio molto famoso negli ambienti culturali europei della Belle Epoque.
Danzatrice nella celebre compagnia dei “Balletti Russi” di Dialoghev (cit. Prospettiva Nevski) raccolse attorno a sé una cerchia di artisti di varia estrazione e disciplina, ai quali commissionava e finanziava creazioni da lei stessa interpretata. Bella e incurante degli scandali, interpreta una Salomé senza veli nel dramma di Oscar Wilde, un Sebastiano al femminile per Gabriele D’Annunzio (su musiche di Debussy), commissiona e interpreta il celebre Bolero che Maurice Ravel scrive per lei nel 1928. Non certo una grande artista (o ballerina), ma sicuramente un’animatrice culturale di elevato spessore che nella sua casa di Parigi allestì un salotto frequentato dai più grandi artisti dell’epoca.

Ida Rubinstein - Salomé 

Giuni Russo - A casa di Ida Rubinstein (CD, 1988)


TRACKLIST:

01. A mezzanotte (Gaetano Donizetti)
02. Malinconia, Ninfa gentile (Vincenzo Bellini)
03. Le crépuscule (Gaetano Donizzetti)
04. La zingara (Gaetano Donizetti)
05. Fenesta che lucive (Vincenzo Bellini)
06. Vanne, o rosa fortunata (Vincenzo Bellini)
07. Nell’orro di notte oscura (Giuseppe Verdi)
08. Me voglio fa’ na casa (Gaetano Donizetti)


MUSICISTI:

Giuni Russo - voce
Alessandro Nidi - pianoforte e tastiere
Martino Traversa - programmazione e tastiere
Graziano Bassani - batteria
Sebastiano Scalzo - basso
Giuseppe Affilastro - corno
Massimo Ferraguti - clarinetto e sassofono soprano
Francesco Carraro - oboe
Elio Galeazzi – fagotto


Il disco, edito nei classici tre formati dell’epoca (CD, MC e vinile) è andato presto fuori catalogo per poi essere ripubblicato in due diverse edizioni a cura di Antonietta Sisini:
“Giuni Russo Mediterranea Tour - 10 settembre 1984” - “A casa di Ida Rubinstein” cofanetto DVD-CD edito da NAR nel 2005 (la versione proposta in questo post): rispetto all’album originale, il missaggio realizzato da Alberto Boi cambia il bilanciamento degli strumenti, reintegra alcune sezioni tagliate dall’album originale (nei brani A mezzanotte, La zingara e Nell’orror di notte oscura”. “A casa di Ida Rubinstein 2011” - opera postuma edita da EDEL - è invece concepita come una rivisitazione in chiave jazz con la partecipazione di illustri ospiti, quali Brian Auger, Uri Caine, Paolo Fresu e Franco Battiato. 



L’opera sarà riproposta in versione integrale al Teatro Manzoni di Monza nel 1991 (immortalata su DVD come official bootleg) e molti singoli brani entreranno in scaletta nelle esibizioni live (molte delle quali testimoniate da registrazioni ufficiali). 
"L’Isola che non c’era (un nuovo approdo per la musica italiana)" del maggio 1998, nella rubrica “Mi ritorni in mente” dedicò un’ampia retrospettiva a firma di Lino Terlati, che potete leggere nel file Word allegato alla cartella contenente i file audio e le immagini.

NOTE FINALI
Per la redazione dei testi, oltre cha alla sopra citata “L’Isola che non c’era”, ho attinto al bellissimo volume “Da un’estate al mare al Carmelo” di Bianca Pitzorno, edito da Bompiani nel 2009. Non mi resta che auguravi un buon ascolto (suggerisco ripetuto e comodamente seduti in poltrona o sul sofà) e un arrivederci alla prossima. 


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Post by Cimabue (with a little help by George)