sabato 12 settembre 2026

Abiogenesi: i due album d'esordio (1995-1998)


 Abiogenesi = teoria secondo la quale gli esseri viventi avrebbero origine dalla materia inorganica (Garzanti Linguistica). Abiogenesi è anche il nome di una band torinese di progressive rock nonché quello del loro primo album. Vi sono delle affinità tra l'origine della vita da materia non vivente e il gruppo? Verosimilmente nessuna. Però il nome è originale e accattivante. Al loro arrivo sulla scena prog a metà degli anni '90, gli Abiogenesi hanno mostrato uno stile sorprendentemente carismatico e personale che li ha accompagnati per quasi 15 anni. La band, un quartetto guidato dal chitarrista e vocalist Tony D'Urso, appena apparso sulle nostre pagine con il Tony D'Urso Group (vi avevo anticipato che lo avremmo ritrovato a breve), ha scelto senza mezzi termini di tornare alle origini del prog, proponendo un sound legato alla tradizione degli anni '70. A proposito di definizioni (quelle finalizzate a incasellare un artista, ovvero quelle che a me stanno un po' strette) vi riporto quanto scritto su una pagina web (vi risparmio il nome) a proposito della loro musica: 
 "Le loro influenze sono fondamentalmente tre: heavy art rock (influenza classica o arrangiamenti moderni), prog psichedelico e prog sinfonico italiano moderno. Si potrebbe forse menzionare anche il retro-prog, poiché la band cerca di ricreare un'atmosfera psichedelica classica e onirica che mescola fantasia, passaggi melodici e improvvisazione". Tutto chiaro, vero? Iniziamo allora con la musica, poi il giudizio finale lo lascio a voi.

Abiogenesi - Abiogenesi (CD, 1995)


TRACKLIST:

1. Ile St. Louis
2. La notte di Ognissanti
3. Abiogenesi
4. L'oscura tenebra
5. R.I.P.
6. Appuntamento con la Luna


FORMAZIONE:

Tony d'Urso - chitarra, voce
 Patrick Menegaldo - tastiere
Roberto Piccolo - basso
Sandro Immacolato - batteria


Gli Abiogenesi fanno riferimento fondamentalmente al loro chitarrista, compositore e cantante Toni d'Urso. Dopo averlo ascoltato alle prese con rock-blues, rock 'n roll e grandi cover nella veste di leader del "Tony D'Urso Group", oggi lo conosceremo anche come cantante e chitarrista di un gruppo di prog rock. . Con lui il fedele batterista Sandro Immacolato, già presente nei due album del "Group". Al loro attivo gli Abiogenesi hanno 5 album, tutti pubblicati dall'etichetta Black Widow Records, ad eccezione dell'ultimo LP uscito nel 2010 e autoprodotto. Gli album nell'ordine sono: l'omonimo "Abiogenesi" (1995), "Il Giocoscuro" (1998), "La notte di Salem" (2001), "Io sono il Vampiro" (2005) e "Impetus insectorum" (2010). Tutti gli album sono stati pubblicati nella doppia versione, vinile e CD, ad eccezione dell'ultimo uscito solo in versione vinile. Quest'oggi vi propongo i primi due CD. quelli che risentono meno della svolta dark, un po' troppo hard, di quelli successivi. Dopo la pubblicazione del loro secondo album, Patrick Menegaldo fu sostituito dall'organista e flautista Marco Cimino, a sua volta sostituito da Paulo Cercato. Nei loro numerosi album hanno collaborato anche altri musicisti, tra cui spiccano Clive Jones dei Black Widow, Gigi Venegoni e Kevin Brooks.


La collaborazione con Clive Jones ha portato inevitabilmente gli Abiogenesi a scivolare verso l'hard prog della band britannica. Non a caso i nostri hanno realizzato cover dell'album "Return To The Sabbat" dei Widow e hanno contribuito con un brano (Mary Clark) al loro album tributo "King Of The Witches" nel 2000. Nonostante tutto ciò, la storia degli Abiogenesi rimane piuttosto oscura. Il loro primo album è considerato un debutto fantastico, caratterizzato da brani lunghi, effetti e atmosfere complesse; è una fusione di psichedelia strumentale e rock melodico o acustico. "Il Giocoscuro" ha un ritmo che presenta una dinamica prog più aggressiva, dove prevalgono la strumentazione e la fantasia, pur mantenendo influenze hard rock e psichedeliche,


Abiogenesi - Il Giocoscuro (CD, 1998)


TRACKLIST:

01. ll Giocoscuro - 22:50
a) Nessie la regina del lago
b) Jazz Vampire (strumentale)
c) Il Giocoscuro
d) Il cimitero degl'innocenti
e) Schizogenesi
f) Movimentoscuro

02. Sul margine del bosco la morte librava la sua falce - 8:07
03. Notte da urlare - 3:24
04. Lunipieno - 1:15
05. Golem - 10:00


FORMAZIONE:

Tony D'Urso - voce, chitarra, tapes
Patrick Menegaldo  tastiere organo Hammond, fisarmonica, flauto
Roberto Piccolo - basso
Sandro Immacolato - batteria


L'inizio è grandioso: una suite di quasi 23 minuti con apertura di flauto, chitarra acustica, voce. La quintessenza del migliore prog rock. Questo il biglietto da visita de "Il Giocoscuro", secondo album degli Abiogenesi uscito nel 1998. La title track, brano epico diviso in sei movimenti, non crea mai momenti di noia, non scade mai nella ripetizione, cosa non facile. Gli assoli (chitarra, organo) sono fantastici. Rispetto al debut album qui si denota una certa maturazione sia nella composizione che nell'uso della voce e degli strumenti. La track 2, dal titolo lunghissimo, vede la voce recitante di Tony piena di echi, Si tratta fondamentalmente di uno strumentale che ci regala una parte centrale molto decisa con batteria e basso martellanti e un grande assolo di Hammond. Segue un robusto assolo di chitarra da parte di Tony. Ma cosa non riusciva a fare Tony D'Urso? Curioso "Lunipieno", breve frammento acustico giocato dal solo Tony D'Urso. La traccia conclusiva, "Golem", della durata di ben 10 minuti, merita tutta la nostra attenzione. La parte iniziale (basso, batteria, tastiere) ci riporta alle prime Orme. Non si discute. Poi l'ingresso della chitarra di Tony, grandioso come sempre. Un capolavoro. Ascoltate questi due album con grande tranquillità e poi...fatemi conoscere il vostro pensiero e le vostre emozioni. Le mie le ho già scritte. Buon ascolto.


LINK Abiogenesi (1995)
LINK Il Giocoscuro (1998)

Post by George 

lunedì 7 settembre 2026

Messaggio al popolo della Stratosfera

In questa settimana la normale "programmazione" (perdonatemi il termine) subirà un breve rallentamento causa l'assenza del sottoscritto per quattro giorni. L'appuntamento con il prossimo post sarà pe sabato prossimo. Nel frattempo invito tutti gli amici e collaboratori del blog a visionare la wishlist per capire se vale la pena mantenere alcuni titoli o se è il caso di eliminarli vista l'impossibilità di reperire l'album (o il singolo). Alcuni titoli sono presenti da anni e a questo punto non credo sia il caso di mantenerli ancora nella "lista dei desideri". Lasciate le vostre considerazioni nei commenti, sarebbe molto utile per me.
A presto

Post by George

domenica 6 settembre 2026

Tony D'Urso: un chitarrista dimenticato - Discografia del Tony D'Urso Group (1987 - 1997)

 
Tony D'Urso in concerto 

Credo proprio che di Tony D'Urso si sia parlato troppo poco, confinandolo ingiustamente nell'area della sua Torino e dintorni. Ne è la riprova quello che si apprende dalle scarne informazioni presenti sul web laddove si legge che "Tony D'Urso è stato un stimato chitarrista, cantante e leader musicale italiano, figura centrale e colonna portante della scena rock-blues e progressive della città di Torino. Noto per possedere una delle voci maschili più potenti ed espressive del panorama locale, ha diviso la sua carriera tra il blues viscerale e le sonorità ricercate del rock progressivo". Un artista camaleontico, senza dubbio. Cerchiamo allora di ampliare la conoscenza del personaggio, andando al di là dell'ombra della Mole Antonelliana. Vogliamo ricordarlo innanzitutto come componente dei No Strange (originariamente si chiamavano No Strani), gruppo seminale, tra i precursori della neo psichedelia italiana, nati nel 1980. Antonio "Tony" D'Urso partecipò alla vita del gruppo a fasi alterne, al fianco dei due fondatori, il fratello Salvatore "Ursus" D'Urso e Alberto Ezzu. 

Sempre Tony D'Urso in concerto

Al fianco delle esperienze psichedeliche con i No Strange, troviamo l'eclettico Tony alla guida del suo "Tony D'Urso Group", un combo bello compatto (chitarra-basso-batteria, come nella migliore tradizione) intriso di blues, di rock-blues e di rock 'n roll. Il "Group" ha realizzato due album, nel 1987 e nel 1997, che sono i protagonisti del post odierno.  Oltre a questo progetto, D'Urso è conosciuto come leader della Tony D'Urso Blues & Soda Band e per il suo lavoro con gli Abiogenesi, una band di rock progressivo molto apprezzata dai cultori del genere. La Blues & Soda Band ha avuto il merito di reinterpretare e tenere viva la tradizione del rock-blues e ha all'attivo un solo album (che io non possiedo, purtroppo, ma che sono certo mi verrà inviato quanto prima da qualche amico della Stratosfera), pubblicato nel 1991 intitolato "Happy Birthday Mr. Dylan", composto, come è facile immaginare, da cover del grande artista americano. 
Ben altro discorso dobbiamo fare per gli Abiogenesi, la sopracitata band di prog rock con all'attivo ben 5 album, realizzati dal 1995 al 2010. Saranno i protagonisti, a breve, di un post a loro dedicato. La discografia di Tony D'Urso non si esaurisce qui. Se avete voglia di rovistare su Discogs troverete qualche altro singolo o album che lo vede presente come co-protagonista. 


Nei primi mesi del 2019, la comunità musicale torinese si è mobilitata per sostenere l'amico Tony D'Urso colpito da una grave malattia degenerativa. Il 17 febbraio dello stesso anno, presso lo storico locale "Il Peocio" di Trofarello (nei pressi di Torino), è stato organizzato il concerto benefico intitolato  “With a little help from your friends, AiuTony”, che ha visto la partecipazione e la solidarietà di importanti band storiche del territorio (tra cui Venegoni & Co, Rockalacoque e The Bowindows). Ho trovato sul web un articolo in cui si legge che Tony potrebbe essere scomparso qualche anno fa. Ma queste informazioni sul suo conto sono talmente incerte che non me la sento di confermarle. 
Come ho scritto nel titolo, Tony D'Urso è stato un chitarrista (e cantante) dimenticato. Di lui si è parlato e scritto veramente poco. Felice di averlo portato in superficie, per quanto possibile, attraverso la Stratosfera. E ora passiamo alla musica.

Tony D'Urso Group - There's No Price For Friendship 
(EP 12", 1987)


TRACKLIST:

Lato A
A1. Lucille (Albert Collins / Little Richard) - 3:06
A2. New Year Day (Sam Cooke) - 2:57

Lato B
B1. Just Another Coffee (Tony D'Urso) - 2:52
B2. There's No Price For Friendship (Tony D'Urso) - 3:12


FORMAZIONE:

Tony D'Urso - chitarra, voce
Mauro Gandolfo - basso
Sandro Immacolato - batteria, percussioni

con:
Marco Cimino - tastiere (B1)
Walter Bettin - chitarra ritmica, cori (B2)
Toti Canzoneri - sax (B2)
Marina Nizza, Maurizio - cori (B2) 


Il Tony D'Urso Group realizzò nel 1987 questo EP 12" (ovviamente in vinile mai ristampato) contenente 4 brani, due cover sul lato A, rispettivamente composte da Albert Collins in coppia con Little Richard e da Sam Cooke, e due composizioni originali dello stesso D'Urso sul lato B. Il gruppo teneva molti concerti in quel periodo includendo parecchie cover di artisti stranieri e il mini LP da un lato voleva essere un omaggio a due mostri sacri del blues e del rock 'n roll, dall'altro voleva evidenziare la capacità compositiva raggiunta dallo stesso Tony. I brani composti da quest'ultimo sono nell'ordine una lenta ballata strumentale caratterizzata da un lungo assolo di chitarra (Just Another Coffee) e un robusto rock 'n roll (omonimo al titolo dell'EP) che vede la presenza di alcuni musicisti ospiti, tra cui il sassofonista Toti Canzoneri. Ignoro che promozione e che distribuzione fece a suo tempo l'etichetta Stardust Records che pubblicò il disco. 

Tony D'Urso Group - Under The Cover Sign (LP. 1997)


TRACKLIST:

Lato A
01. Bad Scene (Ten Years After cover)
02. See Emily Play (Pink Floyd cover)
03. Thank You (Led Zeppelin cover)
04. 2000 Light Years From Home (Rolling Stones cover)
05. Under The Comet Sign

Lato B
06. Shapes Of Things (Yardbirds cover)
07. Moonage Daydream (David Bowie cover)
08. Cymbaline (Pink Floyd cover)
09. Never Let Go (Camel cover)
10. Finale [Hidden Track]


FORMAZIONE:

Tony D'Urso - chitarra, voce
Roberto Piccolo - basso
 Sandro Immacolato - batteria
Luca Revel - tastiere


Il secondo e ultimo vinile (etichetta Vlad Tapes - pare sia uscito in tiratura limitata 500 copie, ma non ci giurerei) del Tony D'Urso Group è un insieme di cover, tranne la track 5 composta da Silvia Gea e dallo stesso D'Urso. Il trio dopo 10 anni si è consolidato diventando un quartetto, con la presenza fissa di Luca Revel alle tastiere. La scelta dei brani è del tutto disomogenea. Vabbé che l'album si intitola "Sotto il segno delle cover" ma qui si saltella con grande disinvoltura dai Ten Years After ai primi Floyd dell'era barrettiana, dai Camel agli Yardbirds. Manca un fil rouge. Mah, forse Tony ha semplicemente voluto realizzare una cover-compilation dei brani a lui graditi e che lo hanno accompagnato nel corso dei suoi anni e del suo percorso artistico. Nulla da eccepire sulla qualità delle cover, vuoi per l'apporto chitarristico vuoi per quello vocale, con una voce duttile,  capace di adattarsi senza problemi alle armonie dei Pink Floyd come a quelle di Bowie o dei Led Zeppelin. L'album si chiude con una "hidden track": scoprirete che si tratta di un frammento strumentale di un celebre brano del prog rock a noi molto caro. Non ve lo svelo in anticipo. Lascio a voi il piacere di scoprirlo. Bene, a breve ritroveremo Tony - come ricordato in precedenza - in veste di chitarrista degli Abiogenesi, ottima band di prog rock. E allora avremo modo di apprezzarlo anche sotto una diversa dimensione. Intanto vi auguro buon ascolto.


LINK There's No Price For Friendship (1987)
LINK Under The Cover Sign (1997)

Post by George

venerdì 4 settembre 2026

Arcadelt - The Demo Tapes (1995?) - addendum al post del 3 settembre 2026


Side A

A1. A Deceiving Melody's Dream
A2. Instrumental
A3. Untitled # 1
A4. The God in the Bottle
A5. Untitled # 2

Side B

B1. The Ballad of Friendship
B2. Flight on a Marzipan Throne
B3. The Bullet-tear
B4. Untitled # 3


FORMAZIONE:

Pierfrancesco Drago - voce solista, flauto
Fabrizio Verzaschi - chitarra elettrica, chitarra acustica
Giacomo Vitullo - tastiere, cori
Fabio Cifani - basso, viola
Fabio Ferri - batteria


Noi siamo sempre a caccia di rarità, questo è un dato di fatto. Ebbene, il nostro amico Roberto, insieme ai file dei due album ufficiali degli Arcadelt, postati nella giornata di ieri, 3 settembre, mi ha anche inviato una cartella contenente un demo tape risalente verosimilmente al 1995, anno precedente la registrazione di "Enjoy".  Ma non ho certezze al riguardo, così come non ne ha il nostro Roberto che non è riuscito a risalire alla fonte. Poco male. Sta di fatto che per realizzare questo addendum al post di ieri mi sono preso la briga di suddividere le tracce (i file che le contenevano erano solo due), identificarle laddove possibile e di creare per l'occasione una copertina, giusto per dare un tocco di professionalità. Missione compiuta. Il demo, suddiviso in due side, contiene ben 9 brani (due in più rispetto all'album di esordio) ovviamente in versioni differenti rispetto alle registrazioni in studio. Alcune tracce le ho nominate "untitled", dal momento che non sono riuscito ad identificarle. Quasi sicuramente si tratta di tracce rimaste inedite. Se per caso vi è qualche cover fatemelo sapere. E' tutto. Vi lascio con una photogallery della band tratta dalla loro pagina Fb. Buon ascolto.





LINK

Post by George - Music by Roberto

giovedì 3 settembre 2026

Arcadelt - The Complete Works (1996 - 2019)


Questo post è stato reso possibile grazie al contributo di Roberto, amico e collaboratore della Stratosfera (ma avete notato che bel team abbiamo creato?) il quale, in possesso dei due lavori ufficiali della band (più un raro demo), ha ritenuto di condividerli con tutti i navigatori. Grazie Roberto per questi gioiellini che possiamo oggi includere nel nostro lungo elenco del gruppi di new italian prog. La storia degli Arcadelt prende avvio negli anni '90, all'interno della florida scena romana del rinascente progressive rock. Furono più fortunati (o forse semplicemente più bravi) di altri loro colleghi perché riuscirono, non senza fatica, ad entrare in studio e registrare il primo album, "Enjoy", pubblicato nel 1996 dalla piccola etichetta Progland Records. Il disco era un po' la conseguenza e la sintesi delle numerose esibizioni dal vivo, queste ultime molto apprezzate grazie, non solo alla bravura dei musicisti,  ma anche alla forte presenza scenica del vocalist Pierfrancesco Drago. Tanto per cambiare il disco passò del tutto sotto traccia e la band si sciolse dopo qualche anno come neve al sole. Solo Drago conitinuò a dare notizie di sé grazie ad alcune partecipazioni e alla militanza nei Revelation. Poi, incredibile ma vero, dopo ben 25 anni di assenza dalle scene, all'improvviso gli Arcadelt ritornarono nel 2019, in formazione originale, con un album nuovo di zecca dal titolo "Arc8". Giusto per completare la loro discografia ricordo la pubblicazione nel 2010 di "Enjoypan", un mini CD autoprodotto contenente 4 brani tratti da "Enjoy", utilizzato in occasione dei concerti live. 
Concluse lepremesse passiamo alla musica. 

Arcadelt - Enjoy (CD, 1996)


TRACKLIST:

1. Flight on a Marzipan Throne (7:48)
2. The Ballad of Friendship (6:21)
3. The God in the Bottle (3:03)
4. The Bullet-Tear (8:15)
5. Coriandres dans le ciels (2:46)
6. A Deceiving Melody's Dream (10:02)
7. Descent to Hell (6:27)


FORMAZIONE:

Pierfrancesco Drago - voce, flauto
Fabrizio Verzaschi - chitarra elettrica, chitarra acustica
Giacomo Vitullo - tastiere, cori
Fabio Cifani - basso, viola
Fabio Ferri - batteria
Cristina Ternovec -viola (track 5)


"Amanti del prog favolistico e fantasioso, l'album d'esordio degli Arcadelt arriva dopo qualche anno di gavetta. La  band romana riesce a proporre su supporto digitale il meglio della propria produzione musicale, ovvero 7 brani, per un totale di circa 50 minuti di musica perennemente in bilico tra new prog inglese e dettami della scuola romantica dei '70s. Pur avvicinandosi ad influenze di classico stampo Genesis/Marillion, il paragone che mi viene più voglia di fare è quello coi prolifici messicani Cast, anch'essi dei piccoli maestri nel riallacciare i rapporti tra le decadi 70 e '80, ma anche coi Clepsydra. Spicca sicuramente, pur in una dimensione quale quella del CD che non offre in tal senso le possibilità di un concerto dal vivo, la scenicità del cantato di Pierfrancesco Drago, pur penalizzata da una registrazione non ottimale. Sembra quasi di vederlo sul palco a mimare le storie raccontate dai suoi testi, storie di folletti, boschi più o meno incantati e... dèi in bottiglia! La strumentazione è arricchita dalla presenza di viola e flauto (che si mette in evidenza nella breve "Coriandres dans le ciel"), ma per il resto si tratta di una formazione classica. "Flight on a marzipan throne" evidenzia subito in modo paradigmatico le caratteristiche del CD, ovvero un continuo susseguirsi di temi ed aperture dettati da tastiere e chitarra, quest'ultima sempre su tonalità melodiche. I momenti migliori sono comunque racchiusi nei due episodi conclusivi, la lunga "A deceiving melody's dream" e "Descent to Hell". La musica degli Arcadelt può piacere al primo impatto, specie a chi ama certe sonorità prog-romantiche, ma per scoprirne e apprezzarne tutte le sfaccettature occorrono alcuni ascolti. Tutto risulta più semplice se si ha la possibilità di seguire i testi, di addentrarsi nelle storie narrate assieme alla narrazione di Pierfrancesco, di comprendere perché in quel dato punto le tastiere sembrano più cupe o in quell'altro la musica pare assumere atteggiamenti gioiosi" (tratto dalla recensione di Alberto Nucci sul sito  Arlequins)


Di seguito la copertina del sopra ricordato mini CD "Enjoypan" uscito nel 2010 e contenente le seguenti tracce tratte da "Enjoy": 
1. Flight on a Marzipan Throne
2. The Bullet-Tear
3. Descent to Hell
4. The Ballad of Friendship


Arcadelt - Arc8 (CD, 2019)


TRACKLIST:

1. Behind the Curtain (7:58)
2. The Heartbeat (5:53)
3. Dogs in Chains (4:26)
4. Caledonia (The Inn of Happiness) (8:18)
5. Assenze (4:18)
6. Boold On (3:59)
7. The Blue Side (8:13)


FORMAZIONE:

Pierfrancesco Drago - voce
Fabrizio Verzaschi - chitarra
Giacomo Vitullo - tastiere
Fabio Cifani - basso
Sandro Piras - batteria
Fabio Ferri batteria (track 8)
Quartetto d'archi – Euterpe Quartet (track 5)


Come ricordato nelle premesse, a distanza di 25 anni, il quintetto in formazione originale, decide di dare un seguito a quell’unico album, ammodernando il suono ma non rinnegando niente delle proprie esperienze pregresse. Abbiamo ancora un progressive sinfonico intriso di new prog marillioniano, quasi interamente cantato in inglese, con un ruolo importante giocato dall’espressività del cantato, attorno al quale la musica si muove per supportare e sostenere adeguatamente le narrazioni. Le 7 tracce sono quasi interamente cantate in inglese; quel “quasi” in realtà si traduce proprio nelle due tracce migliori dell’album, “Caledonia (The Inn of Happiness)” e “Assenze” .

Sandro Piras

Con una certa enfasi, è il caso di dirlo, la Lizard Records (la casa discografica che ha pubblicato l'album) descrive così "Arc8":
"Un tuffo meraviglioso nel neo-prog degli anni 80 e 90 che contraddistinse la rinascita della magia progressive. Nelle sonorità degli Arcadelt ritroviamo quella magia, l’estetica e la poesia dei primi Marillion, dei primi IQ, che inevitabilmente rimandano in particolare anche ai primi Genesis. Un ritorno sorprendente a 25 anni da “Enjoy”, dunque speciale ed emozionante, che non poteva essere se non assommando una nuova freschezza e una nuova pregevole fonte ispirativa alle tipiche atmosfere (e teatralità) british-prog che hanno gli Arcadelt. Pertanto la Lizard Records è orgogliosa di accompagnare questo ritorno discografico che affiancherà anche una nuova attività live. “Arc8” rappresenta la chiusura di un cerchio nato 25 anni fa, un progetto dove la passione per il progressive rock degli anni 70 e 80 lascia spazio ad una componente rock dal peso specifico non indifferente, integrandone lo stile". 


Vi lascio ricordando che il nostro amico Roberto mi ha inviato un raro demo tape degli Arcadelt contenente due lunghe tracce con numerosi brani. Le tracce necessita però di preparazione prima di essere postate. Rinviamo quindi di qualche giorno la loro pubblicazione. E' tutto. Buon ascolto.

LINK Enjoy
LINK Arc8

Post by George - Music by Roberto

lunedì 31 agosto 2026

RE-POST & RE-LOAD: Nova - Full Discography (part 2 - 1977 /1978) (post originari marzo e giugno 2011)


Concludiamo qui il re-post e relativo re-load della discografia completa dei Nova, pensata e realizzata dal nostro amico e  collaboratore Cimabue / CMB che approfitto per ringraziare ancora una volta. I due album proposti quest'oggi vennero postati sulla Stratosfera nel lontano 2011 e hanno da tempo il link inattivo. Era ora di dare nuova vita a questi lavori. Abbiamo trattato a lungo nella parte 1 la biografia del gruppo, basandoci sulle informazioni contenute nel sito "Italian Prog" di Augusto Croce. Non solo, ma abbiamo allegato anche una breve biografia (story) e soprattutto una utilissima "guida all'ascolto". Pertanto questa volta fileremo via lisci come l'olio, occupandoci solo degli ultimi due album realizzati dalla band di Corrado Rustici e soci nel 1977 e nel 1978. 

Nova - Wings Of Love (LP, 1977)


TRACKLIST:

1. You Are Light (6:19)
2. Marshall Dillon (3:53)
3. Blue Lake (6:50)
4. Beauty Dream - Beauty Flame (6:22)
5. Golden Sky Boat (6:09)
6. Loveliness About You (5:53)
7. Inner Star (6:31)
8. Last Silence (5:11)


FORMAZIONE:

Corrado Rustici - voce solista, chitarra solista, chitarre acustiche 6 e 12 corde, glockenspiel, 
triangolo, gong
Renato Rosset - Fender Rhodes, pianoforte, Minimoog, Polymoog, Hammond, clavinet
Elio D'Anna - sassofoni contralto, baritono, soprano e tenore, flauto
Barry Johnson - basso, campanelli a vento, voce solista (1,7)
Ric Parnell - batteria e percussioni

con:
Nectar Smile Choir - cori (4)


"Wings Of Love" è il terzo album realizzato dai Nova, pubblicato dalla Arista nel 1977. Rimase "relegato" (si fa per dire) su vinile fino al 2006, quando la stesa Arista ne curò una ristampa per il mercato giapponese. Con questo lavoro la band sembra aver intrapreso una nuova direzione, con il formato più breve dei brani e in particolare con lo stile funky del bassista Barry Johnson, così diverso da quello di Percy Jones presente nel precedente album. Qui i Nova adottano sonorità fusion, che raggiungeranno il culmine con il successivo "Sun City" sullo stile dei Brand X e dei Return To Forever. Elegante, ben suonato, ma privo di grandi emozioni. 


Nova - Sun City (LP, 1978)


TRACKLIST:

1. Morning Flight (6:04)
2. Modern Living (4:09)
3. Illusion (3:30)
4. Light Were My Years (4:51)
5. Sailors (3:45)
6. Fantaisies (3:33)
7. Lean on Me (4:00)
8. All You Have (Is What You Are) (3:00)
9. Starchild (4:00)

Bonus track
10. Conchis Funk (inedito registrato dal vivo - reperibile solo sul sito di Corrado Rustici)


FORMAZIONE:

Corrado Rustici - voce solista e cori, chitarre (elettriche a 6 e 12 corde, acustiche a 12 corde, fretless)
Renato Rosset - Fender Rhodes, pianoforte, Minimoog, ARP Omni, Hammond, clavinet, organo a canne, fisarmonica, campane tubolari
Elio D'Anna - sassofoni contralto, baritono, soprano, sopranino e tenore, flauto, Lyricon
Barry Johnson - basso, congas (2,3), tamburello (3), voce solista (1,3)
Ric Parnell - batteria, tamburello, maracas, batteria elettronica

con:
The Betty And John Joyce Choir - voci
Richard Helm - arrangiamenti per archi
Jesse Ehrlich - violoncello (9)
Stasha Qamar - cimbali (7)


"Sun City", ultima prova del poker di album realizzato dai Nova, viene pubblicato nel 1978 solamente negli Stati Uniti e in Canada in formato LP. La Arista ne pubblicò anche una versione in musicassetta , sempre per il mercato americano (qui sotto la copertina) ma non realizzò mai la ristampa in CD. 


"Sun City", presenta brani ancora più brevi rispetto al disco precedente (la durata complessiva dell'album supera di poco i 36 minuti) e un tocco ancora più funky, con un'atmosfera generale che si avvicina al jazz rock mainstream. Come regalo troverete una bonus track, ovvero il brano live inedito dal titolo "Conchis Funk" disponibile solo sul sito di Corrado Rustici (ne parla anche Augusto Croce nella biografia del gruppo). Come è facile immaginare i Nova ebbero a suo tempo sostenitori e denigratori. D'altronde sono io il primo a sostenere che per dei musicisti con un Dna prog (Cervello, Osanna) questi album possono risultare divisivi. Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero al riguardo. Nel frattempo vi auguro buon ri-ascolto.


NEW LINK Wings Of Love (1977)
NEW LINK Sun City (1978) 

RE-POST & RE-LOAD by George & Cimabue

venerdì 28 agosto 2026

Serie "Just One Record" - Alice's Mirror - Through The Mirror (CD, 2018)

 

TRACKLIST:

1. Fake Communication #1 (3:30)
2. Fake Communication (6:24)
3. Alice's Dance (4:06)
4. Ronin (11:32)
5. Bach Town (6:41)
6. Merigold (4:32)
7. Jump The Step (5:32)
8. Arabian Carpet (9:25)


FORMAZIONE:

Fulvio Bucci / voce, basso
Eduardo Bucci / tastiere
Walter Antonio Lanotte / chitarre, bouzouki, lap steel
Michele Di Modugno / batteria, pad

con:
Ass. Corale Polifonica "Rubis Canto" diretta dal M° Nicola Bucci (4)


Inizio, come faccio abitualmente, con i ringraziamenti, che indirizzo al generoso amico e collaboratore Marco Osel, sempre attento nel farci scoprire qualche perla rimasta nel sottobosco musicale e che vale la pena portare in superficie e condividere con i frequentatori della Stratosfera. Grazie come sempre, per questo ennesimo regalo. E di perla si tratta, dal momento che questo unico lavoro realizzato dagli Alice's Mirror nel 2018 è di una bellezza straordinaria (mio modesto pensiero, che sia ben chiaro). Visto che non si parla molto in giro per il web di questa band pugliese, riprendo quanto riportato dal sito Prog Archives.

Gli Alice's Mirror si sono formati nel 2016 a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari, con l'obiettivo di proporre un progressive rock personale che fondesse influenze del passato con sonorità moderne. Dopo un periodo dedicato alla composizione di brani originali e al loro affinamento attraverso concerti nella scena locale, nel 2018 la band ha pubblicato un album di debutto intitolato "Through The Mirror" per l'etichetta indipendente Hydra Music (ndr - l'album si può ascoltare in streaming e scaricare da alcune piattaforme), con una formazione composta da Fulvio Bucci (voce, basso), Eduardo Bucci (organo, pianoforte, tastiere), Walter Antonio Lanotte (chitarre, bouzouki, lap steel) e Michele Di Modugno (batteria, pad). L'artwork dell'album, realizzato da Francesco Pio Marcone, rispecchia il contenuto musicale e nelle immagini presenti nel libretto si può apprezzare la cura che i musicisti dedicano all'aspetto visivo della loro musica, ispirata al romanzo di Lewis Carroll e al colorato film d'animazione di Walt Disney. Secondo la band, lo specchio riflette ciò che siamo e potrebbe essere visto come una porta d'accesso all'anima di un musicista, mentre Alice, la protagonista di un viaggio attraverso un mondo surreale e folle, rappresenta una metafora della ricerca musicale del gruppo...


Descrizione delle tracce (solo per chi ha voglia di leggerla)

L'ipnotico brano strumentale d'apertura "Fake communication # 1" inizia dolcemente con un'atmosfera spaziale e si conclude con un estratto del film commedia-drammatico italiano del 1981 "Sogni d'oro" diretto da Nanni Moretti, in cui si può sentire la voce infuriata di quest'ultimo ripetere "Non parlo di cose che non conosco!". È l'introduzione a "Fake Communication", una riflessione sincera e sentita sugli effetti negativi dei social media sul nostro modo di comunicare, dove le parole diventano solo rumore e troppe persone sembrano parlare senza avere nulla da dire, prigioniere dei like nelle loro chat...

Un estratto dalla versione italiana di "Alice nel Paese delle Meraviglie", il film d'animazione musicale fantasy americano del 1951 prodotto dalla Walt Disney Productions, introduce l'eccellente brano strumentale "Alice's Dance", che fonde echi degli anni Settanta e passaggi nervosi e intensi con chitarra elettrica e organo in primo piano. Questo brano introduce "Ronin", una sorta di elegia per un amico perduto, che inizia con un delicato arpeggio di chitarra acustica e un sognante motivo di pianoforte. L'atmosfera è malinconica, mentre la musica e le parole dipingono nuvole pallide in un cielo immobile e fiori che sbocciano nei campi... Il paesaggio primaverile fa da triste cornice all'ultimo addio di un guerriero errante, un samurai senza signore né terra... Questo brano contiene i cori della Corale Polifonica "Rubis Canto" diretto dal Maestro Nicola Bucci.

Un breve estratto da un documentario su Johann Sebastian Bach, che stigmatizza il cattivo carattere del celebre compositore, introduce "Bachtown", uno scintillante esercizio di stile in cui i musicisti mettono in mostra il loro talento e la loro grande maestria, fondendo rock e musica classica, da Bach a Mozart e alla sua Marcia Turca dalla Sonata per pianoforte in La maggiore n. 11...


"Merigold" è un bel pezzo folk che affronta il tema dell'emigrazione. Ci si trova di fronte a una scelta difficile: si è davvero sicuri di essere più felici se si lascia la propria patria e le proprie radici, dimenticandole, per cercare un posto migliore dove vivere e guadagnare? È questa la vita che si desidera veramente? Non è tutto oro quel che luccica...

L'album si chiude con due brani strumentali: la nervosa "Jump The Step" e la lunga e sognante "Arabian Carpet", intrisa di sonorità orientali e tocchi di psichedelia che evocano un forte senso di mistero, dove aggressivi riff di chitarra elettrica si alternano a passaggi acustici più delicati.

Insomma, un album che non poteva mancare nel catalogo della Stratosfera. Vi segnalo infine la recensione curata da Donato Ruggiero sul suo sito (la troverete qui).
E' tutto. Buon ascolto


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Post by George - Music by Osel