giovedì 3 aprile 2025

Serie "Bootleg" n. 351 - Banco del Mutuo Soccorso - Teatro Alessandrino, Alessandria, 22 marzo 2025 - "Storie Invisibili Tour"


TRACKLIST CD 1:

01. Introduzione - Vittorio speech
02. Metamorfosi
03.Il ragno
04. Lontano da
05. Studenti
06, Presentazione della band e dell'album "Storie invisibili"
07. Eterna Transiberiana
08. Il giardino del mago

TRACKLIST CD 2:

09. R.I.P.
10. Il mietitore
11. Non mi spaventa più l'amore - Vittorio speech
12. Paolo Pa
13. Moby Dick
14. Traccia - encore
15. Tanti auguri
16. Non mi rompete


FORMAZIONE:

Vittorio Nocenzi – tastiere, voce
Filippo Marcheggiani – chitarra
Tony D'Alessio – voce
Marco Capozi – basso
Michelangelo Nocenzi – tastiere
Andrea Bruni – batteria


Immortale. Esiste forse un altro aggettivo per definire il Banco del Mutuo Soccorso? Nel 2025 sono ancora qui, dopo avere attraversato quasi sei decenni di storia. La nuova formazione gravita intorno al leader storico Vittorio Nocenzi, fondatore del primo embrione del Banco nel lontano 1968 insieme al fratello Gianni, occasionalmente ospite in qualche concerto. Vittorio Nocenzi (da un po' di tempo col suo immancabile cappellino) è una vera e propria icona della musica rock italiana che con il suo Banco del Mutuo Soccorso ha attraversato periodi musicali splendidi ma anche difficili (quali gli anni '80) e ha subito lutti gravissimi, come la morte di Francesco Di Giacomo e di Rodolfo Maltese. Ma non si è lasciato prendere dallo sconforto, anzi, affiancato da nuovi e virtuosi musicisti ha realizzato negli ultimi anni una trilogia di album di altissimo livello, da "Transiberiana" del 2019, passando attraverso "Orlando le forme dell'amore" (2022) per giungere al recentissimo "Storie invisibili". Ed è proprio dedicato a quest'ultima fatica il nuovo tour preparato da Nocenzi e soci che ha preso avvio in questo scorcio iniziale del 2025. 


Ho voluto realizzare questo post per due ragioni: la prima risiede senza dubbio nel grande affetto e rispetto che ho da sempre nei confronti di questa storica band; la seconda è che non volevo lasciarmi sfuggire questo recentissimo concerto del "nuovo" Banco del Mutuo Soccorso (risale al 22 marzo scorso) che denota - ancora e sempre - la potenza musicale del sestetto e il forte impatto scenico. Oggi, al fianco di Vittorio Nocenzi, troviamo il cantante Tony D'Alessio (in formazione dal 2016), l'oramai storico chitarrista Filippo Marcheggiani (con il Banco da ben 31 anni), che ha sostituito più che degnamente Rudy Maltese, il figlio di Vittorio, Michelangelo, anche lui alle tastiere a supportare con abilità i virtuosismi di cotanto padre, Il bassista Marco Capozi e per finire la new entry, il batterista Andrea Bruni, da poco entrato nell'organico. Per tornare alla trilogia discografica (di cui Vittorio parlerà nel corso del concerto)  ed, in particolare, a "Storie invisibili", sono quasi certo che a qualcuno avrà lasciato un po' di amaro in bocca. Confesso di non averlo apprezzato più di tanto al primo ascolto. Ma come dirà Vittorio nel corso del concerto, i tempi cambiano e le suite oggi non vanno più. I nuovi brani sono brevi, veloci, come delle fotografie istantanee che immortalano un personaggio o un evento. Io per primo, e con me coloro che hanno seguito l'evoluzione del Banco fin dagli albori, dobbiamo imparare a prendere le distanze dalla pura e semplice nostalgia. Come si dice...i tempi cambiano e il mondo va avanti. E il Banco del Mutuo Soccorso ha avuto la capacità di rigenerarsi.


Il concerto qui proposto è stato registrato (con ottima qualità sonora) al Teatro Alessandrino di Alessandria il 22 marzo 2025. L'autore, al quale vanno i nostri ringraziamenti, è Max Zarucchi che ha altresì postato l'intero video su YouTube. Ringrazio Max anche per averlo pubblicato nella sua integrità, lasciando i numerosi dialoghi di Vittorio, grande affabulatore e "chiacchierone", come lui stesso si è definito: i suoi ricordi spaziamo dagli anni '70 ("ero vestito con la pelliccia di mia madre, i jeans a zampa di elefante e gli stivaletti tacco 12 acquistati a Londra...e in ogni cantina, garage o sala c'era qualcuno che suonava") all'analisi degli ultimo tre album. C'è anche spazio per festeggiare il compleanno di Michelangelo Nocenzi, con una improvvisata "tanti auguri a te". 


Veniamo ai contenuti del concerto, costituito da 16 tracce da me suddivise e ripartite in due CD (per chi volesse ancora masterizzarli). L'apertura è all'insegna della potenza, con la classica "Metamorfosi" tratta dal Salvadanaio. Seguono altri brani storici quali "Il ragno", "Lontano da", "R.I.P." , "Traccia" e "Moby Dick". Ma la vera sorpresa è la riproposta integrale de "Il giardino del mago", dal 1° album del 1972, dove Filippo Marcheggiani, in particolare nel segmento finale, sfodera tutta la sua tecnica e la sua abilità chitarristica. Dalla recente trilogia vengono presentati solo quattro brani: "Studenti" e "Il mietitore", da "Storie invisibili", "Eterna Transiberiana", da "Transiberiana" e "Non mi spaventa più l'amore" da "Orlando". Un buon equilibrio tra storia e attualità. Il finale non poteva che essere l'onnipresente "Non mi rompete", brano iconico, divenuto nel tempo un vero e proprio inno negli spettacoli del Banco. 



Io ho concluso, Lascio ora a voi lo spazio per esprimere le vostre considerazioni e i vostri commenti.
Buon ascolto.



LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Music by Max

martedì 1 aprile 2025

Retrospettiva: Officina Meccanica - La follia del mimo di fuoco (CD 2007) with bonus tracks


TRACKLIST

01. Suite bambini innocenti - 6:50
02. Primo turno - 6:23
03. Via non esiste - 10:33
04. Insieme al Sole - 3:11
05. Nel grattacielo delle idee il pensiero più alto è la pazzia - 10:51
06. Amanti di ieri - 5:06
07. Il viaggio di un uomo non più uomo nella valle del tempo - 13:33
08. Angelo - 3:12

Bonus tracks
09. Nel grattacielo delle idee il pensiero più alto è la pazzia (versione alternativa, 1973)
dalla compilation "This Is Italian Progressive Rock - Collection Of Rare Prog Tracks (2010)
10. Bambini innocenti (versione integrale) 09:54 - dalla compilation "Progressivamente Story 1970-2014 (2014)


FORMAZIONE:

Luciano Maiozzi - voce
Gianni Barbati - chitarra
Luigi Canini - tromba
Vincenzo "Bitto" Bentivegna - sax
Randolfo Canini - basso
Bruno Dionisi - batteria





L'Officina Meccanica è uno di quei gruppi storici del progressive italiano che finora non abbiamo mai trattato direttamente. Sono apparsi su numerose compilation pubblicate nel corso di questi anni, a volte con qualche brano inedito, ma il loro unico album non lo avevamo ancora proposto. Come si dice...c'è sempre tempo per rimediare. Vediamo innanzitutto cosa dice Augusto Croce su "Italian Prog" in merito a questo sestetto.


"Gruppo della provincia di Roma, l'Officina Meccanica merita una citazione perché a giudicare dal singolo Bambini innocenti e dal filmato televisivo prodotto all'epoca, sarebbero potuti diventare un gruppo molto importante se avessero potuto incidere un album. Il gruppo ha pubblicato cinque singoli, i primi tre sull'etichetta Picci, che ha anche prodotto La Seconda Genesi. Il loro genere univa influenze di rock fiatistico (la formazione comprendeva un sassofonista ed un trombettista) come in Stranger in his country o Signora Marisa, con un genere prog dalle atmosfere drammatiche, come nella meravigliosa Bambini innocenti o in Un prato e poi sognare. Il primo singolo comprendeva anche il secondo chitarrista Roberto Morvillo, assente nei dischi successivi. 


Il gruppo si sciolse nel 1978, e tre dei musicisti (Maiozzi, Barbati e Bentivegna) formarono il gruppo rock Stazione Termini con tre altri componenti, a cui si aggiunse anche l'ex bassista dell'Officina Meccanica, Randolfo Canini nel 1985. Il chitarrista Gianni Barbati suona oggi negli Estro, cover-band dei Genesis. Un giusto tributo a questo ottimo gruppo è arrivato nel 2007 con la pubblicazione del CD La follia del mimo di fuoco (realizzato anche in vinile nel 2015, ma con soli 5 brani rispetto agli 8 presenti sul CD), comprendente alcuni brani dai singoli e diversi inediti, che dimostrano il loro notevole valore, purtroppo non abbastanza apprezzato all'epoca".


Il gruppo non si limitò all'attività in sala di registrazione ma si si esibì anche in numerosi tour, sia in Italia che in altri stati (anche in Tunisia). Nei corso dei concerti davano ampio spazio all'aspetto teatrale, dipingendosi il viso ed usando costumi di scena, un po' come gli Osanna. In alcune occasioni suonarono come gruppo spalla di formazioni quali Banco del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi. Purtroppo fecero la triste fine di altre band italiane in attività agli inizi degli anni '70: nonostante l'innegabile bravura non riuscirono a trovare una casa discografica che li lanciasse in modo serio, favorendo altresì la registrazione del "fatidico" primo album. Peccato veramente.


Di seguito vi propongo i singoli registrati dal gruppo dal 1972 al 1977. Alcuni purtroppo non sono riuscito a trovarli da nessuna parte. Li evidenzio, nella speranza che qualche amico mi aiuti a completare la discografia. Anche s sarà dura!!

Officina Meccanica - Singoli 1972-1977


TRACKLIST:

01. Signora Marisa (lato A, 1972)
02. La mia strada in periferia (lato B, 1972)
The Land Of A Thousand Dance (lato A, 1973) introvabile
03. Un prato e poi sognare (lato B, 1973)
04. Bambini innocenti (lato A, 1973)
05. Bambini innocenti (strumentale) (lato B, 1973)
06. Stranger In His Country (lato A, 1974)
Un attimo di vita (lato B, 1974) introvabile
07. Amanti di ieri ( (lato A, 1977)
08. Insieme al sole (lato B, 1977)



 


I 45 giri di più difficile reperibilità (ce lo ricorda Augusto Croce) sono i primi tre, registrati per la Picci. Come potete vedere, nella tracklist ho evidenziato i due brani "introvabili". Purtroppo l'ultimo singolo del 1977 è decisamente commerciale (così come Angelo, posto a chiusura dell'album), segno che il gruppo aveva oramai perso l'originalità e la vena creativa degli esordi. 
Bene, cari amici, con questo è tutto. Vi auguro, come sempre, buon ascolto.


LINK La follia del mimo di fuoco (2007)
LINK Singoli 1972-1977

Post by George

sabato 29 marzo 2025

A Sud di Nogales - Canzoni allargate (1995)


TRCKLIST:

01. Arizona
02. Un giorno di più
03. Immensi draghi
04. Sconvolgendo
05. La battuta Scafia
06. Soffia il vento
07. Matrix
08. Fantasmi
09. Cat. n. 2 (potere fare tutto)
10. Io per sempre
11. Sssss


FORMAZIONE:

Eleonora Bruni - voce
Errico de Fabritiis - sassofoni
Paolo Saolini - piano, tastiere
Mauro Di Rienzo - batteria
Gianni Pieri - basso elettrico, voce, violoncello



Cari amici stratosferici, oggi abbiamo in cartellone un disco decisamente raro, così come sono rari tutti i CD realizzati da questa band dal curioso nome, A Sud di Nogales. Il regalo proviene dall'amico Roberto, che ringrazio per avermi inviato i file e darmi così la possibilità di condividerli con tutti voi. Grazie Roberto per le rarità che continui a proporci.  Sul web e (meno che mai) sulla carta stampata le notizie riguardanti questa band sono praticamente nulle. Iniziamo intanto dal nome di questo quintetto romano, preso a prestito da un volumetto del leggendario Tex Willer di Sergio Bonelli. Nogales è una città a sud dell'Arizona, al confine tra Stati Uniti e Messico. Qui sotto la copertina del fumetto, giusto per non farci mancare niente.


Il fondatore della band è Gianni Pieri, bassista, violoncellista e cantante, che ricorderete come membro degli Agorà nell'era della loro reincarnazione, quella di "Ichinen" (2014) e "Bombook" (2016),  Con lui, come co-fondatore del gruppo, il batterista Mauro Di Rienzo. Gianni Pieri, oltre all'esperienza A Sud di Nogales, sarà anche membro dei Nu Indaco e della Solar Orchestra, oltre che degli Agorà, naturalmente. Nel corso di una intervista, Gianni Pieri ha così ricordato la sua esperienza nel gruppo: "Nel corso degli anni ho avuto molte collaborazioni in diversi contesti: jazz, rock, pop, sia come bassista, sia come violoncellista. Tuttavia, mi sono principalmente dedicato a miei progetti personali tra i quali, la band A SUD DI NOGALES, indubbiamente la realtà a cui più sono legato. Si trattava di una formazione aperta per la quale  curavo testi e musiche, che spaziava tra i generi e che si inseriva in un discorso di musica progressiva italiana. Con loro ho suonato per tutti gli anni novanta". 


Difficile classificare la musica proposta dal gruppo: troviamo una matrice jazz alla base contaminata da sonorità progressive e atmosfere contemporanee, che vanno nella direzione della musica oltre confine. Da sottolineare la bellissima voce della cantante Eleonora Bruni. La discografia di A Sud di Nogales si compone di sei album, tutti autoprodotti, tutti di difficile reperibilità. E' già un miracolo avere questo disco tra le mani. Gianni Pieri è presente in tutti gli album. Questa la discografia:

Sonate in stile dark fusion (1992)
Potere fare tutto (1994)
Canzoni allargate (1995)
Suona per Cuba (1995)
Altrimodi (1997)
Ai limiti dei confini (2000)

Da notare che allo stesso Gianni Pieri è attribuita la registrazione di una cassetta (data di pubblicazione ignota) intitolata "A Sud di Nogales", (la stessa copertina apparirà sul primo album del 1992), con ogni probabilità prodromica alla nascita ufficiale del gruppo. Non a caso al suo fianco vi sono gli amici Di Rienzo e Fabritiis. Di seguito la cover.


Con questo è tutto. Vi auguro il mio consueto buon ascolto.


Post by George - Music by Roberto

mercoledì 26 marzo 2025

Serie "Bootleg" n. 350 - Treves Blues Band live in Saint-Vincent (AO), Grand Hotel Billia - Blues & Soul Spring Festival - 22.03.2025

 

TRACKLIST:

01. No
02. Can't Let Go
03. Instrumental (composed by Larry Carlton)
04. Between The Devil And The Deep Blue Sea
05. Don't Start Me Talkin'
06. Unknown (composed by Alex Garlazzo)
07. Wrecking Ball
08. Marbletown
09. Take The Hammer
10. From Four Till Late
11. Nashvegas
12. The Midnight Special
13. Bring It On Home To Me
14. Flip Flop And Fly
15. Final and Band Intro


FORMAZIONE:

Fabio Treves - voce, armonica
Alessandro "Kid" Garlazzo - chitarra, banjo, mandolino, voce
Gabriele Delle Piane - basso
Massimo Serra - batteria


A volte ritornano. Questa volta è ritornato sul serio dopo anni di assenza dai palcoscenici della Valle d'Aosta. Stiamo parlando di Fabio Treves, soprannominato "Il Puma di Lambrate" (chissà se a lui piace questo nomignolo), accompagnato da una ennesima incarnazione della celebre Blues Band. Al suo fianco tre musicisti di indiscusso valore e grande abilità tecnica, ad iniziare dal virtuoso chitarrista Alex Garlazzo e da Massimo Serra, quest'ultimo al fianco di Fabio da ben 34 anni, sempre seduto dietro i suoi tamburi. Tra cover di grandi bluesmen americani e brani originali, sia acustici che elettrici, le 15 tracce di cui si compone il concerto ci riportano alle calde atmosfere del Delta e della più torrida Chicago blues. Non manca una grande cover di "Bring It On Home To Me" portata al successo dagli Animals. Fabio, quando scalda gli animi  con la sua voce graffiante e la sua armonica a bocca, sembra essersi scodato delle sue 76 primavere. Non è forse vero che il blues e i bluesmen non invecchiano mai?


Chi vi scrive purtroppo non era presente al concerto, ma ha avuto il piacere di ascoltare l'ottima registrazione fornitami da un amico, che oggi voglio condividere con tutti voi. Vorrei sottolineare l'ottima qualità audio paragonabile ad un album live ufficiale. Non c'ero al concerto ma ho letto alcuni articoli sui giornali on line locali che lo recensivano. In particolare ho avuto modo di apprezzare, come sempre d'altronde, quello scritto dal mio amico di lungo corso Chris (giornalista professionista, che ricorderete come occasionale collaboratore della Stratosfera) sul quotidiano "AostaSera" che vi invito ovviamente a leggere con attenzione. Per rispetto di quanto da lui scritto ho evitato di "cannibalizzare" i suoi testi per riportarli su queste pagine. Questo il link. con l'articolo corredato da foto e video. A proposito di foto, tutte quelle pubblicate in questo post sono riferite al concerto di Saint-Vincent del 22 marzo. Ancora una informazione: il concerto era inserito nella rassegna musicale "Blues & Soul Spring Festival". In cartellone anche Neal Black & The Healers, Black Gold e Joyce Yuille & The Soul Experience.


Sono certo che questo freschissimo concerto della Treves Blues Band (sono solamente trascorsi 4 giorni dall'esibizione) renderà felici molti amici della Stratosfera amanti del blues, ad iniziare dal mio storico amico Frank-One che, se non sbaglio, è legato a Fabio Treves da un rapporto di amicizia. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.
Vi lascio con altre immagini tratte dallo show. Buon ascolto.





Post by George

martedì 25 marzo 2025

The Sleeves - The (almost) complete discography (1987-1996) plus bonus CD "Live in Rovigo 1999"

 

Quest'oggi, con una bella sterzata rispetto alle usuali, o quasi, atmosfere progressive, vorrei occuparmi degli Sleeves, un r'n'r band genovese con all'attivo una manciata di dischi registrati tra il 1987 e il 1996. Se ben ricordo la trattazione di questo gruppo mi era anche stata sollecitata da un nostro amico frequentatore del blog. Per documentarmi sulla biografia e sulla carriera artistica del gruppo mi sono affidato a quanto scritto nel 2016 dal noto giornalista, critico musicale e produttore discografico Federico Guglielmi sul suo blog "L'ultima Thule - dove la musica è ancora una ragione di vita". Per la lettura dell'articolo completo vi rimando qui. Guglielmi è una garanzia senza ombra di dubbio. Fatte le doverose citazioni e i riconoscimenti delle fonti informative passiamo ai nostri protagonisti. Troverete, di seguito, la loro intera discografia (3 album) ad eccezione del demo tape registrato nel 1986.


LE ORIGINI - GETTING THE FEAR (demo tape, 1986)
"Sono di Genova, vantano una classicissima line-up r’n’r di tre elementi (chitarra/voce, basso e batteria) e hanno appena realizzato il demo-tape Getting The Fear, inciso per metà in studio e per metà dal vivo: stiamo parlando degli Sleeves, figli naturali dei Dream Syndicate (non a caso propongono una cover di Still Holding On To You) e del roots-rock statunitense. Il lato in studio, oltre alla già citata cover, contiene due originali del gruppo, validi seppure con qualche soluzione un po’ ingenua, mentre la facciata live raccoglie i tre pezzi di cui sopra più le riletture di So You Want To Be A Rock’n’Roll Star (Byrds) e I Had Too Much To Dream Last Night (Electric Prunes). Insomma, un buon biglietto da visita".
(da Il Mucchio Selvaggio n.106 del novembre 1986)
Il 1987 è l'anno della svolta per il gruppo genovese: registrano infatti il loro primo LP per la Cobra Records intitolato "Five Days To Hell".


The Sleeves - Five Days To Hell (1987 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Five Days To Hell - 2:33
02. Love & Hate - 3:27
03. Under The Lights - 3:10
04. Cook Book - 3:39
05. Always The Sun Go Down - 4:00

Lato B
06. Beating The Grass - 4:39
07. Shadows Of The Trees - 4:26
08. Snared Souls - 3:55
09. (I Had) Too Much To Dream (Last Night) - 2:47
10. Lighting Struck The Granary (The First Thing I Saw) - 3:11


FORMAZIONE:

Marco Keldi - voce, chitarra
Carlo Keldi - chitarra, voce
Luciano Moriconi - basso
Luciano Cerellini - batteria


“Dieci canzoni amare, acide, in cinque giorni, spesso cantate con le lacrime agli occhi. Me stesso, mio fratello, il mio migliore amico. Le due ore passate a Pisa con Paul Cutler, Los Angeles 1981, le tue recensioni, le tue parole ad Arezzo, tutto questo è tra i solchi del disco, un disco che probabilmente rimarrà negli scaffali del retrobottega di un negozio, ma che spero ti piacerà”. Non penso che me ne vorrai, Marco, se ho reso pubblico questo stralcio della lettera che mi hai inviato. Non so se mi crederai quando ti dirò che spesso, all’ascolto di Five Days To Hell, gli occhi mi diventano lucidi. E che in esso ritrovo i nostri Dream Syndicate, i nostri Alley Cats, la nostra California, le nostre birre, i nostri sogni, soprattutto il nostro rock’n’roll. Sei nato dalla parte sbagliata dell’Oceano, caro Marco. Come tuo fratello Carlo, come il tuo migliore amico Luciano, forse come me. Ti accuseranno di imitare Steve Wynn, e ti ricorderanno che sei nato a Genova. Ma quei i – e chi dice che, invece, non saranno tanti? – che ascolteranno davvero il primo album dei tuoi Sleeves non lo lasceranno marcire in un magazzino polveroso. Perché è bello. Sincero. Ispirato. Coinvolgente. Perché – ed è il miglior complimento che possa farti – è puro e semplice r’n’r, di quello che grida al mondo il suo sentimento e la sua voglia di libertà. 


So già che non ti importa poi molto del suo futuro. Che per te è già un grosso risultato 1’aver trascorso cinque giorni della tua vita in uno studio di registrazione e averne tirato fuori queste dieci gemme, due delle quali “rubate” ai Damnations Of Adam Blessing (Cookbook) ed agli Electric Prunes (I Had Too Much To Dream (Last Night), addirittura!). Beh, sappi che a me, invece, interessa moltissimo, perché Five Days To Hell dovrebbe trovare posto in ogni casa e mi dispiacerebbe immensamente vederlo giacere fra gli invenduti. Tranquillo, il disco mi è piaciuto, più di quanto non lascino intendere queste mie poche confuse parole. Auguri, Marco, che tu conosca altri “inferni” come questo. E che lo spirito del rock’n’roll continui ad assisterti. Quasi dimenticavo: che i lettori mi perdonino se ho trasformato una semplice recensione in un qualcosa che neanch’io so bene come definire. Ma, come direbbe un mio più famoso collega, “anche un giornalista è un uomo”. E agli uomini, persino a quelli più cinici, è concesso talvolta di commuoversi".
(da Rockerilla n.89 del gennaio 1988)


"Molto lussuoso (ma anche, purtroppo, un po’ kitsch) nella veste grafica, Five Days To Hell allinea dieci episodi ad alto potenziale coinvolgente: dalla title track e dalla non meno affascinante Shadows Of The Trees, tese e vibranti, alle armonie grintose ma accattivanti di Always The Sun Go Down e Love & Hate, dalla passionalìtà di Under The Lights e Beating The Grass alle atmosfere più aggraziate e rarefatte di Lighting Struck The Granary (solo voce, chitarra acustica e tamburello) e Snared Souls. Infine, come fiore all’occhiello, gli eccitantissimi rifacimenti di Cookbook e I Had Too Much To Dream (Last Night), ai quali sarebbe forse stato il caso di aggiungere Escape From The Planet Earth degli Alley Cats, che i Nostri sono soliti proporre in concerto. “Ascoltai per la prima volta I Had Too Much To Dream - spiega Marco Keldi - in un disco da solista di Stiv Bators, Disconnected del 1981. Era devastante, iniziammo a provarla alla fine di ogni esibizione e soltanto molto dopo scoprimmo l’originale. L’abbiamo voluta nell’album perché è molto tirata, quasi punk, e perché non ci stanchiamo mai di suonarla. Per Cookbook il discorso è diverso: i Damnation Of Adam Blessing li abbiamo conosciuti grazie a Giorgio Mangora, il proprietario della Cobra, e ci è piaciuta l’idea di riarrangìare quella vecchia canzone trasformandola in un hard~rock molto psichedelico”.


Five Days To Hell ottiene un discreto successo, tanto che gli Sleeves mettono in cantiere un nuovo disco: un EP con 5 pezzi (che verrà pubblicato anch'esso dalla Cobra Records), che segnerà l’esordio ufficiale del nuovo bassista, Italo Wochicevich (“un tipo molto deciso”, secondo Marco). Nel frattempo, la band prosegue senza soste la sua attività dal vivo, raccogliendo ovunque consensi grazie a uno show carico di potenza, vitalità e feeling. 

The Sleeves - Sadness Boulevard (EP 12", 1988 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Mary'S Hours
02. Last Friday Night
03. Have A Pleasant Trip

Lato B
04. Down In Mexico
05. Sadness Boulevard


"Il secondo disco degli Sleeves sancisce l’ormai definitiva maturazione di una band che già con il suo precedente album Five Days To Hell aveva messo in luce notevoli capacità di elaborare canzoni liriche e avvolgenti, di inequivocabile derivazione californiana; nei cinque pezzi di questo mini-LP, però, il terzetto genovese sembra avere affievolito gli aspetti più epici e graffianti del suo sound a favore di soluzioni più ricche e raffinate, con influenze blues più marcate che in passato. Ne è venuto fuori un lavoro meno irruente di quello dell’anno precedente, più ponderato anche se sempre emozionante, che denota l’accresciuta verve canora di Marco Cheldi, ma che pecca forse di “artificiosità”, pur nel rispetto di una vena compositiva e interpretativa che è poco definire brillante".
(da Velvet n.4 del gennaio 1989)



Sleeves - Estremo limite di niente (CD, 1996)


TRACKLIST:

01. Tre colori - 3:51
02. Memorie - 2:59
03. Dio televisivo - 2:56
04. Il diritto a guardare il mare - 4:41
05. Estremo limite di niente - 5:18
06. I Don't Know What I Am - 2:54


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - voce, chitarra
Carlo Cheldi - chitarra, cori
Fabio Reggio - basso
Carlo De Bastiani - batteria
Rocket de Johnny - chitarra solista (track 6)
Silvio Noto - piano, tastiere, cori
Paolo Bonfanti - chitarra slide (track 1)


"Non si facevano sentire da un bel po’ di tempo, gli Sleeves: più o meno dall’uscita di Sadness Boulevard, il mini-LP che nel 1988 aveva fornito degno seguito a Five Days To Hell – l’album d’esordio, anch’esso edito dalla Cobra Records – e alle partecipazioni alle raccolte Eighties Colours Vol.2 (1987 - con Beating The Grass) e Arezzo Wave 1987 (con Always The Sun Go Down), confermando la band genovese come brillante interprete di un rock’n’roll filo-statunitense straordinario per ispirazione e forza evocativa. Marco e Carlo Cheldi, fratelli di sangue e di corde, non avevano però appeso al chiodo gli strumenti: avevano anzi proseguito a raccontare, seppur solo dal vivo, le loro storie di rabbia, malinconia e sentimenti forti, dove il roots-rock psichedelico di Dream Syndicate e Green On Red si sposa con il punk “evoluto” dei tanti più o meno misconosciuti eroi dell’epopea californiana, i Sixties, il rhythm’n’blues.


Oggi, ben otto anni più tardi, gli Sleeves sono riapparsi sul mercato: con line-up rinnovata (accanto ai Cheldi bros, Silvio Noto alle tastiere, Fabio Reggio al basso e Carlo De Bastiani alla batteria) e forse con qualche capello bianco, ma con immutato desiderio di esprimere la propria anima attraverso canzoni che non vogliono sapere di avvilirsi nello scimmiottamento di questo o quel trend; canzoni che, rispetto al passato, presentano la sola differenza dei testi in italiano, ma che graffiano, trascinano e commuovono come le migliori del vecchio repertorio. Delle sei racchiuse nel recente mini-CD autoprodotto Estremo limite di niente, quattro sono originali del gruppo (Tre colori, la title track e le splendide Dio televisivo e Il diritto a guardare il mare), mentre le rimanenti due – Memorie, ovvero Memories Are Made Of This, e Don’t Know What I Am, rimasta in inglese – sono cover di classici degli australiani Saints e dei Wipers di Greg Sage: altamente consigliate, quasi inutile dirlo, per gli aficionados del vero rock e per chi ama affidare i propri sogni alle note per lo più ruvide di una chitarra elettrica".
(da Il Mucchio Selvaggio n.222/223 del luglio/agosto 1996)


Dal lontano 1996 gli Sleeves non sono più tornati in studio di registrazione, mentre è continuata, non so per quanto tempo, l'attività concertistica. Dal tubo ho recuperato questa unica performance live avvenuta a Rovigo nel 1999. 

BONUS CD (bootleg)
The Sleeves Live in Rovigo 1999



TRACKLIST:

01. L'ultima danza (inedito)
02. Down in Mexico (da Sadness Boulevard)
03. Tre colori - Memorie (da Estremo limite di niente)
04. Estremo limite di niente (da album omonimo)
05. AmaraMente (inedito)
06. Per te (inedito)
07. Il diritto a guardare il mare (da Estremo limite di niente)
08. La fabbrica del tempo perso (inedito)
09. Black Magic (inedito)
10. Sadness Boulevard (da album omonimo)
11. Dio televisivo (da Estremo limite di niente)


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - basso, voce
Carlo Cheldi - chitarra 
Cla Villa - batteria


Grandissimo concerto suonato in trio, come alle origini, con il combo composto da chitarra, basso e batteria. La particolarità di questo concerto risiede nei numerosi inediti proposti dal gruppo, segno - forse - dell'anticipazione di tracce che sarebbero confluite in un album, purtroppo mai pubblicato. 
Bene, siamo giunti al termine di questa lunga retrospettiva dedicata agli Sleeves. Non mi resta che augurarvi il consueto buon ascolto. 


LINK Five Days To Hell (1987)
LINK Sadness Boulevard (1988)
LINK Estremo limite di niente (1996)
LINK Live in Rovigo 1999 (bootleg)

Post by George