venerdì 28 novembre 2025

Serie "Historic Prog Bands Live in Italy" - Capitolo 98 - Anderson, Bruford, Wakeman, Howe: An Evening of Yes Music Plus live in Milan, Palatrussardi, 21.11.1989

 

TRACKLIST CD 1:

01. Young Persons Guide To The Orchestra 
02. Time And A Word/Owner Of A Lonely Heart/Teakbois/Time And A Word (reprise) 
03. Clap 
04. Mood For A Day 
05. Rick Wakeman Solo 
06. Long Distance Runaround/Bill Bruford Solo 
07. Birthright 
08. And You And I 
09. I've Seen All Good People 
10. Themes 
11. Levin/Bruford Duet 


TRACKLIST CD 2:

12. Brother Of Mine 
13. Heart Of The Sunrise 
14. Order Of The Universe 
15. Roundabout 
16. Starship Trooper 
17. Sweet Dreams


LINE UP

Jon Anderson - lead vocal, guitar
Bill Bruford - drums, percussion
Steve Howe - guitars, vocal
Rick Wakeman - keyboards

with
Julian Colbeck - keyboards
Tony Levin - bass
Milton McDonald - guitars


Questo post nasce casualmente a seguito della sistemazione di alcuni miei vinili, allorché mi è capitato tra le mani un album degli Yes dove i musicisti non si chiamano Yes bensì Anderson, Bruford, Wakeman, Howe. Il disco, che assunse semplicemente il nome dei quattro musicisti, venne pubblicato nel 1989 dalla Arista Record e fu l'unico lavoro in studio realizzato dagli ABWH (un acronimo un po' complicato giusto per evitare di ripetere i quattro nomi per esteso). Come è facile intuire, questa denominazione forzata nacque a seguito di beghe legali e della divisione degli Yes in due tronconi (nulla di nuovo, anche in Italia i litigi e le scissioni non erano una novità). Un po' di aiuto ce lo fornisce la solita wikipedia. Nel 1987 gli Yes avevano acquisito la cosiddetta formazione "Yeswest" con il chitarrista Trevor Rabin. Jon Anderson, che con questi Yes, detentori del glorioso marchio, aveva realizzato due album (90125 e Big Generator), ritenendosi insoddisfatto della direzione pop presa dal gruppo, se ne andò e chiamò con sé tre musicisti dell'epoca storica degli Yes, che avevano abbandonato il gruppo in diversi momenti: il chitarrista Steve Howe, il tastierista Rick Wakeman e il batterista Bill Bruford.


Il materiale dell'album fu provato a Parigi e poi inciso nell'isola di Montserrat. Contrariamente a quanto scritto da alcuni critici musicali (che, ovviamente rispetto) ovvero che questo lavoro ricorda gli Yes classici "con brani strutturati e complessi, melodie sofisticate, ritmiche inusuali, e così via", a mio avviso, al di là della bellissima copertina realizzata ancora una volta da Roger Dean, l'album è piuttosto deludente, privo di fantasia e lontano dalla magnificenza dei vecchi Yes. Troviamo anche elementi di musica latina e caraibica che mal si conciliano col glorioso marchio "Yes" a cui eravamo abituati. A seguito della pubblicazione del disco, il quartetto intraprese un lungo tour che toccò anche l'Italia nel novembre 1989. Da qui il recupero di questa registrazione live, con il gruppo in concerto al Palatrussardi di Milano il 21 novembre, che dimostra come le esibizioni dal vivo fossero di ben altro tenore rispetto al lavoro in studio. Vorrei sottolineare la presenza al basso del grande Tony Levin. 



Il mini tour italiano fu particolarmente sfortunato a seguito dello stato di salute di Jon Anderson che rischiò anche di perdere la voce. Le tappe previste erano Torino, Milano, Roma e Modena. Già nelle prime tre date vennero cancellati alcuni brani, tra cui la suite  Close To The Edge. La tappa romana fu ancora più stringata. Quella di Modena fu addirittura cancellata. Il tour si intitolò "An Evening with Yes Music Plus" (il tribunale concesse ai quattro di utilizzare il marchio Yes almeno nel titolo dello show). Dal lungo tour mondiale venne tratto un album live pubblicato nel 1993 intitolato proprio "An Evening of Yes Music Plus". Nel corso del concerto milanese il quartetto miscelò brani storici con le composizioni presenti sull'album in studio. Beh, dal vivo nulla da dire. la magia degli Yes emerge prepotente e non delude mai. Forse potrà sorprendere l'inizio dello show, completamente acustico, un po' inusuale. Ma è solo l'apertura. Concluse  le due personali performance di Steve Howe (Clap e Mood For A Day) il sound degli Yes si sviluppano in un crescendo inarrestabile. Il CD 2 ci regala i grandi classici, quelli che i fans volevano assolutamente ascoltare, da "Heart Of The Sunrise" a "Roundabout". da "Starship Trooper" a "Sweet Dreams". Un tripudio. La qualità della registrazione è decisamente buona. E' tutto. Non mi resta che augurarvi buon ascolto. Una piccola anticipazione per tutti i fans e gli ammiratori di Frank Zappa: è in arrivo una gran bella sorpresa, frutto dei contributi del nostro amico Morris. A breve su queste pagine. 



LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George

giovedì 27 novembre 2025

RADIO TAXI - THE PROG SIDE OF THE MOOG (puntata del 25.11.2025 e puntate precedenti - part 1)


Trasmissione andata in onda martedì 25 novembre 2025


LINK

 PUNTATE PRECEDENTI - PART 1

Cari amici, ben ritrovati con il nostro appuntamento settimanale con una nuova puntata di "The Prog Side Of The Moog", trasmissione curata e condotta dal nostro amico Frank-One. Quella di oggi è andata in onda martedì 25 novembre. Ma non è la sola cosa che vi propongo. 
Ho visto che l'iniziativa ha riscosso un ampio successo e molti di voi hanno chiesto di poter ascoltare le puntate precedenti. Tutto ciò detto, in accordo con Frank-One, iniziamo quest'oggi col recupero del pregresso, ovviamente da ascoltare con la giusta calma e tranquillità. Vi fornisco qualche spiegazione: la serie iniziò il 30 settembre 2025 e siamo giunti oggi alla puntata del 25 novembre. Oltre alla puntata del 18 novembre, già postata qualche giorno fa, restano 7 vecchie puntate da recuperare. Di seguito  troverete i link e le immagini delle prime 4 puntate precedenti. Le altre 3 le troverete in coda al post con la trasmissione che andrà in onda martedì 2 dicembre. Buon ascolto,

1 - Trasmissione del 30 settembre 2025


2 - Trasmissione del 7 ottobre 2025


LINK 

3 - Trasmissione del 14 ottobre 2025



4 - Trasmissione del 21 ottobre 2025


LINK

Post by George & Frank-One

martedì 25 novembre 2025

REPOST & RELOAD - Premiata Forneria Marconi Live On TV 1972-1978 (post originale 18 maggio 2012)

 
Era il 18 maggio 2012 quando sulla Stratosfera apparve questo bootleg, incluso nella serie "Yesterday & Today" n. 8, in accoppiata con la PFM Live in London 2003, insieme a Peter Hammill. I link di tutti questi concerti sono purtroppo inattivi da tempo. Visto che qualche amico della Stratosfera ha da poco richiesto il re-upload dei brani registrati "live on TV 74-78", eccoci qui con tanto di re-post e re-load del doppio CD. Il post originale lo troverete qui. Ho parlato di doppio CD perché i CD postati erano due, il primo con tracce live del periodo 1972-1976, il secondo con live del 1974-1978. La maggior parte dei brani inclusi nei due CD provengono da trasmissioni televisive della RAI, altri dalla americana ABC e dalla inglese BBC. La provenienza è indicata nelle tracklist. Vi ricordo che nel 2014, due anni dopo la pubblicazione di questi bootleg, la Manticore fece uscire un eccezionale cofanetto dal titolo "Paper Charms -  The Complete BBC Recordings 1974-1976", contenente due CD e un DVD. Proprio nel DVD sono compresi tre brani presenti in versione audio nei nostri bootleg, ovvero "Mr. Nine Till Five /Alta Loma Five Till Nine", "Celebration" e "Chocolate Kings". Detto questo passiamo alla presentazione dei due CD. Rispetto alla copertina che vedete qui sotto, i CD sono postati in ordine cronologico.


Premiata Forneria Marconi - Live on TV 1972-74-76


TRACKLIST:

RAI TV, Teatro 10, 1972
01 Impressioni di settembre
02 a) Renzo Arbore presenta Flavio Premoli che introduce Mellotron e Moog
b) Dove...quando (parte 2)
03 La carrozza di Hans (con testo diverso)

BBC 2 - Old Grey Whistle Test, 1974
04 Mr. Nine Till Five / Alta Loma Five Till Nine/ William Tell
05 Celebration

BBC 2 - Old Grey Whistle Test, 1976
06 Chocolate Kings


La parte di maggior pregio di questa compilation è rappresentata dai brani live del 1972, con una Premiata Forneria Marconi agli esordi che presenta "Impressioni di Settembre". "Dove...quando (parte 2), quest'ultima preceduta da un dialogo tra Renzo Arbore e Flavio Premoli che presenta le caratteristiche del mellotron e del moog, e per finire "La carrozza di Hans" con un testo diverso rispetto alla versione in studio. Gli ultimi tre brani, registrati per la BBC 2 nel 1974 e 1976, sono inclusi nel DVD "Paper Charms". 

Premiata Forneria Marconi - Live on TV 1974-78
-

TRACKLIST:

ABC in Concert - US Tour, 13 September 1974
01 Celebration
02 Violin solo (William Tell)
03 Four Holes in the Ground

"L'altra domenica" - RAI TV, July 1978
04 Svita la vita
05 Viene il Santo


I primi tre brani vennero registrati nel settembre 1974 per l'emittente ABC, nel corso del lungo tour che la PFM tenne negli States. Più interessanti sono gli ultimi perché risalgono al 1978, anno di pubblicazione di "Passpartù", l'album che segnò un certo ritorno alla semplicità, dopo i fasti dei tour europei e americani. I due brani vennero presentati all'interno della trasmissione "L'altra domenica", ancora con Renzo Arbore alla conduzione. Bene, è tutto. Buon ri-ascolto.


NEW LINK CD 1 - PFM Live on TV 1972-1976
NEW LINK CD 2 - PFM Live on TV 1974-1978

Re-post & Re-load by George

sabato 22 novembre 2025

Le Antologie della Stratosfera vol. 57 - Hunka Munka Story (retrospettiva)


 

   01. PREMESSA AL POST

Tra le mie passioni (che qualche amico le ha ironicamente definite "perversioni") vi è quella di realizzare un post, o per meglio dire un dettagliato articolo che ricostruisca la carriera artistica di un musicista o di un gruppo, pubblicando parallelamente la discografia completa (sempre che sia possibile). Insomma, per farla breve, lo scopo di queste "retrospettive antologiche", che vedono come protagonisti eroi degli anni '70 e '80, è puramente divulgativo. I destinatari non sono solamente gli amici più "datati", ma anche e soprattutto le giovani generazioni che seguono la Stratosfera e le sue offerte musicali. Detto questo vi presento il nostro protagonista: si tratta di Roberto Carlotto, in arte Hunka Munka. Lo pseudonimo, come specificato dallo stesso Carlotto in occasione di una intervista rilasciata nel 2021 (ne riparleremo più avanti) altro non è che il nome di un porcellino d'India della Nuova Guinea. Attenzione, perché il personaggio non è esclusivamente confinato nel passato, dal momento che,  dopo aver realizzato un unico LP nel lontano 1972 (Dedicato a Giovanna G.) - ancora assente sulla Stratosfera - è tornato alla ribalta nel 2021 realizzando, dopo "soli" 49 anni, il suo secondo album, a nome Hunka Munka, intitolato "Foreste Interstellari". In questo mio percorso filologico, sotto il profilo musicale ho cercato di raccogliere tutta la produzione di Carlotto, ovvero singoli, 33 giri e CD, con l'eccezione del sopracitato "Foreste Interstellari, e del disco solista del 2021, troppo recenti per essere pubblicati sul nostro blog. Spero di esserci riuscito, mentre sotto il profilo biografico ho ripreso tout court quanto scritto dal nostro maestro e amico Augusto Croce sul suo biblico "Italian Prog". I testi di Augusto, accurati ed esaustivi come sempre (li ho virgolettati), sono per tutti noi un marchio di garanzia.  Per le ulteriori informazioni da me utilizzate, che non sono "farina del mio sacco", citerò ovviamente la fonte. Oltre ai testi ho cercato tutte le copertine dei dischi citati e numerose foto del musicista scattate in diversi periodi della sua lunga carriera musicale. Finisco col dire che, riguardo al titolo del post, ho optato per una "Hunka Munka Story" piuttosto che per una "Carlotto Story". Semplicemente mi piaceva di più, anche perché lo pseudonimo è divenuto nel tempo il suo marchio di fabbrica.
 
immagine tratta dal sito "John's Classic Rock"

02. BIOGRAFIA DI ROBERTO CARLOTTO / HUNKA MUNKA - part 1
(da "Italian Prog")

"Il tastierista varesino Roberto Carlotto, conosciuto con il nome di battaglia di Hunka Munka, cominciò a suonare le tastiere fin da piccolo, anche se un incidente aereo in gioventù rischiò di mettere fine alla sua carriera. I suoi inizi come musicista professionista lo portarono a suonare in Inghilterra, Germania e Svizzera, aprendo anche i concerti di artisti del calibro di Rod Stewart e Colosseum, mentre in Italia aveva suonato in precedenza con i Big 66, I Cuccioli e poi con Ivan Grqaziani nell'Anonima Sound, nel 1970, prima di dare vita ad una carriera solistica a partire dal 1971 con un 45 giri (Fino a non poterne più / E' pura fantasia - ndr). Diventato solista, Carlotto si distinse per la sua tecnica notevole e l'alta qualità delle sue attrezzature, un numero incredibile di tastiere e perfino i primi esempi di batterie elettroniche a nastro". 
(PS - da qualche parte ho letto che, abitando a Lugano per un certo periodo, suonò con gruppi svizzeri, in particolare i Nightbirds e Les Sauterelles - ndr)
 
Roberto con Les Sauterelles

 03. L'ALBUM SOLISTA E LA COLLABORAZIONE CON IVAN GRAZIANI
 (1969-1973)

In occasione della pubblicazione di "Foreste Interstellari", il sito "TuttoRock Magazine" pubblicò il 24 ottobre 2021 una interessante intervista - realizzata da Fabio Loffredo - a Roberto Carlotto e Joey Mauro, i due autori dell'album. Nel corso dell'intervista si vengono a scoprire aspetti interessanti legati agli esordi, in particolare alla collaborazione con Ivan Graziani. Come sottolineato anche da Augusto Croce, Carlotto partecipò nel 1969 alla registrazione del singolo "Josephine / Mille ragioni" dell'Anonima Sound, pur non venendo accreditato. Oltre ad Ivan Graziani (voce e chitarra) facevano parte dell'Anonima Sound Walter Monacchi al basso e Velio Gualazzi (padre del pianista e cantautore Raphael). Dopo la dipartita di Ivan nel 1971, Carlotto si dedicò al suo album solista, mentre il gruppo, dopo un cambio di formazione, assunse il nome di Anonima Sound Ltd. La collaborazione con Ivan Graziani si concretizzò anche nella partecipazione di quest'ultimo all'album "Dedicato a Giovanna G.", mentre Carlotto, col suo pseudonimo Hunka Munka, ricambiò la cortesia  suonando le tastiere nel 33 giri "La città che io vorrei", pubblicato nel 1973, quello che è stato definito l'album più prog e intimista del grande Ivan Graziani. Qui potete leggere l'intervista completa. 
E ora facciamo la prima sosta musicale.

Anonima Sound - Gualazzi, Graziani, Monacchi

Anonima Sound (1969) con Roberto Carlotto
01. Josephine (lato A, 45 giri)
02. Mille ragioni (lato B, 45 giri)




Hunka Munka - Dedicato a Giovanna G. (LP, 1972)


TRACKLIST:

Lato A
01. Nasce un giorno
02. Ruote e sogni
03. L'aeroplano d'argento
04. Cattedrali di bambù
05. Anniversario

Lato B
06. Io canterò per te
07. Intermezzo n. 1
08. Giovanna G.
09. Intermezzo n. 2
10. Il canto dell'amore
11.Muore il giorno muore

Bonus tracks
12. Fino a non poterne più - lato A, 45 giri, 1971
13. E' pura fantasia - lato B, 45 giri, 1971


MUSICISTI:

Hunka Munka (Roberto Carlotto) - organo Hammond modificato, effetti, voce
Ivan Graziani - chitarra, basso, cori
Nunzio "Cucciolo" Favia - batteria



Nel 1972 vide la luce il primo lavoro solista del nostro Hunka Munka pubblicato dalla Ricordi. Molti si saranno chiesti chi era la Giovanna G. a cui Carlotto dedicò l'album. Nella sopracitata intervista a "TuttoRock Magazine" Carlotto raccontò che, contrariamente a quanto si poteva pensare, ovvero che fosse una donna, Giovanna G. era in realtà il suo produttore, Gilberto Amati. "Dopo una folgorante promozione ed una programmata tournée con un gruppo inglese, il tutto non venne effettuato per la sua scomparsa in un incidente stradale. Dopo due anni, pensai di dedicargli un 33, da qui la fatidica “Giovanna G.". Sotto il profilo discografico, il musicista realizzò un anno prima, nel 1971, un 45 giri pubblicato anch'esso dalla Ricordi, contenente due brani inediti su LP, "Fino a non poterne più / E' pura fantasia". I due brani li ho inseriti come bonus track. Da notare che nel 1988 venne stampato il solo lato A del 45 giri su vinile di colore rosso, in versione flexi-disc, per il  mercato giapponese. 
Di seguito le immagini.



In merito ai contenuti dell'LP riporto ancora quanto scritto da Augusto Croce su "Italian Prog":

"Il suo unico album, Dedicato a Giovanna G., ricordato per la sua provocatoria copertina, è un disco di prog melodico, dominato dalle tastiere (in particolare l'organo Hammond modificato dallo stesso musicista) e dalla voce di Carlotto che ricorda lo stile di Demis Roussos o le voci dei Bee Gees. Sono presenti sul disco il batterista Nunzio "Cucciolo" Favia degli Osage Tribe ed il chitarrista Ivan Graziani, anche lui precedentemente nell'Anonima Sound prima di una carriera solistica di successo. L'album contiene 11 brani non troppo lunghi, due dei quali già usciti su 45 giri (Io canterò per te / Cattedrale di bambù - ndr), per lo più in uno stile leggero e con alcuni arrangiamenti orchestrali e coristici talvolta invadenti, come in Io canterò per te. In ogni caso l'album contiene alcuni brani di ispirazione progressiva molto buoni, come Ruote e sogni, il più lungo dell'album con un'ottima parte d'organo".


cover del 45 giri tratto dall'LP


Ivan Graziani - La città che io vorrei (LP, 1973)


TRACKLIST:

Lato A
01.Apertura – 0:59
02. La città che io vorrei – 4:06
03. Tom Sawyer – 3:08
04. Il campo della fiera – 2:34
05. Colori – 4:06
06. Nah nah nah – 3:00

Lato B
07. L'età gratis – 4:48
08. L'ubriaco – 3:53
09. A volte in primavera – 3:36
10. Luisa (situazione) – 6:10
11. Chiusura – 4:17


MUSICISTI:
    
Ivan Graziani - voce solista, chitarra, basso
Hunka Munka (Roberto Carlotto) - tastiere
Nathan - violino
Enzo - batteria, percussioni


Questo è il primo vero album di Ivan Graziani pubblicato a proprio nome nel 1973 dall'etichetta Freedom Italiana Records. Da notare la copertina apribile con all'esterno la fotografia del matrimonio tra Ivan Graziani e Anna Bischi scattata da Aurelio Picco. All'interno un'altra fotografia della coppia (la vedete qui sopra). Sul retro copertina vi è una breve nota di presentazione del disco firmata dall'artista. 


IL disco è stato ristampato in versione CD dalla Universal Music nel 2013 per i sui 40 anni. Come si può evincere l'amicizia e la collaborazione tra Ivan Graziani e Roberto Carlotto proseguì nel tempo al punto che i due collaborarono nei loro primi album solisti. Una lunga recensione del disco è stata pubblicata sul sito "Mescalina.it" (qui), Ve ne propongo solamente uno stralcio. 
"La città che io vorrei" è un concept-album con dentro messi in fila, uno dietro l’altro, i topos dei suoi temi: luoghi e personaggi di una Teramo come metafora, contraltare di una città ideale (utopica?) esistente solo nella testa del chitarrista. Strofe come ritratti in chiaroscuro di drop-out (L’ubriaco, Nah Nah Nah), di vagabondi improbabili (Tom Sawyer), di sognatori, scemi e assassini di paese (La città che io vorrei, Luisa). Acquerelli sospesi tra miraggio e realtà, riti di passaggio (L’età gratis, A volte in primavera), illusioni sentimentali sullo sfondo di microcosmi umani & urbani (lo storpio de Il campo della fiera), prove tecniche di autoironia (Situazione, la moglie in ospedale a partorire e Ivan alle prese con le faccende domestiche), su chitarre tenui tenui (e tastiere di Roberto Carlotto), a tratti semplici, a tratti datate, ma con un fascino vintage che non si discute nemmeno e che, anzi, vi raccomando". 



Riprendo e concludo la biografia presente su "Italian Prog" - part 2

"Successivamente Carlotto si è unito ai Dik Dik dal 1973, sempre insieme al batterista Cucciolo e i due hanno suonato insieme per anni come "Carlotto & Cucciolo". Inoltre realizzò un album elettronico nel 1984, Promise of love (Atlantide AMX 12003), con lo pseudonimo Karl Otto. Nei primi anni 2000 la collaborazione con il tastierista calabrese Joey Mauro, esperto di strumenti "vintage", per un ipotetico ritorno del glorioso nome Hunka Munka, non portò alcun risultato discografico. Carlotto suonò poi con i riformati Analogy dal 2011 alla fine della loro attività concertistica nel 2016. Successivamente si è riunito con Joey Mauro e altri musicisti per la nuova versione degli Hunka Munka che ha realizzato nel 2021 l'album Foreste interstellari".


04. L'AVVENTURA CON I DIK DIK (1973-1977)
    
Come già indicato su "Italian Prog", sul finire del 1973 - inizio 1974 (alcune fonti parlano del 1972 ma non è esatto) il nostro Hunka Munka, che aveva abbandonato lo pseudonimo, seppur non in via definitiva, per ritornare al suo vero nome (lo sapevate che qualche volta si faceva chiamare Charlott?), entrò a far parte dell'organico dei Dik Dik, uno tra i più celebri e storici gruppi italiani. Prese il posto del tastierista Mario Totaro, mentre il sodale amico Nunzio "Cucciolo" Fava (batterista nel suo album solista "Dedicato a Giovanna G.") sostituì Sergio Panno. Con Cucciolo, Roberto Carlotto costituì un duo artistico, anche nella fase post Dik Dik, che durò parecchi anni. Cucciolo Fava, barese di nascita e cremonese di adozione, sebbene molto giovane, vantava già varie esperienze musicali, sia con i Trip di Joe Vescovi che con gli Osage Tribe creati da Franco Battiato. Carlotto e Cucciolo, ormai così soprannominati e conosciuti nell'ambiente artistico, entrarono a far parte a pieno titolo, della formazione dei Dik Dik, assumendosi, insieme agli altri tre componenti tutti gli oneri e i contratti precedentemente assunti dalla formazione originaria. 

I Dik Dik nel 1975 con Carlotto e Cucciolo

Dopo aver pubblicato il singolo Help me (brano ispirato a Space Oddity) e, nel 1976, il 33 giri Volando (la cui title track era una cover di Sailing di Rod Stewart), i Dik Dik parteciparono, fra l'altro, con questa formazione al festival di "Vinha del Mar", manifestazione famosissima della musica leggera internazionale che si svolse a Santiago del Cile. In America Latina i Dik Dik fecero anche una lunga tournée in Colombia, di circa due mesi. Carlotto ebbe anche il merito di comporre "Piccola mia", con la quale i Dik Dik vinsero il Disco per l'Estate a Saint-Vincent nel 1975. Il gruppo iniziò però a vivere un periodo di declino - quantomeno sul lato discografico - dovuto in parte al cambiamento dei gusti del pubblico, in parte a scelte discografiche un po' azzardate e poco coerenti con il resto della produzione Dik Dik: si pensi a I'te vurria vasà (Eduardo Di Capua) del 1976. Sta di fatto che nel 1977 Roberto Carlotto uscì dal gruppo e al suo posto entrò in pianta stabile Joe Vescovi. Con il nuovo tastierista la band registrò l'album "Amico" nel 1978. 


Per ricapitolare, Roberto Carlotto con i Dik Dik registrò i seguenti dischi:

Help Me / Sono nato (45 giri, 1974)
Volando / Ossessioni (45 giri, 1975) - lato A sul 33 giri
Piccola mia / Uno strano sentimento (45 giri, 1975)
Come una bambina / I te vurria vasà (45 giri, 1976) - entrambe sul 33 giri "Volando"
Volando (33 giri, 1976)

Dik Dik - Volando (LP, 1976)


TRACKLIST:

Lato A
01. Volando
02.Mese di Maggio
03. Cavalli alati
04. E' amore
05. Contrada

Lato B
06. Come una bambina
07. I te vurria vasà
08. Vecchio solaio
09. Futuro presente
10. Latte azzurro
11. Sognando la California

Bonus tracks - Singoli 1974-1975 non presenti su LP
12. Help Me (lato A, 1974)
13. Sono nato (lato B, 1974)
14. Ossessioni (lato B, 1975)
15. Piccola mia (lato A, 1975)
16. Uno strano sentimento (lato B, 1975)


FORMAZIONE:

Pietruccio Montalbetti - voce, chitarra, basso
Erminio Salvaderi - voce, chitarra
Giancarlo Sbriziolo - voce, basso
Roberto Carlotto - voce, tastiere
Nunzio Favia - batteria, percussioni

Musicisti aggiunti
Roberto Giuliani (from "Maxophone") – direzione d'orchestra
Alberto Ravasini (from "Maxophone") - basso, chitarra elettrica


"Volando" è il quarto album in studio dei Dik Dik, pubblicato nel 1976. Prima di questo uscirono "Storie e confessioni" (1973) e il piccolo gioiello prog incompreso dal pubblico, "Suite per una donna assolutamente relativa"  del 1972. L'album venne prodotto da Sandro Colombini con l'orchestra diretta da Roberto Giuliani. Cone abbiamo già detto la title track è una cover in italiano di Sailing, originariamente interpretata dai Sutherland Brothers nel 1972, ma resa celebre tre anni dopo da Rod Stewart. Sognando la California, già incisa dal gruppo dieci anni prima, è un remake molto affascinante, con chitarre acustiche e impasti corali molto efficaci. La versione originale è California Dreamin' dei The Mamas & the Papas. Infine, I' te vurria vasà, è un brano con testo in napoletano risalente al 1900, sicuramente il punto più basso del disco, disallineato con il resto della produzione. Due elementi del gruppo jazz-rock dei Maxophone prestarono la loro opera: oltre al già citato Roberto Giuliani fa la sua comparsa Alberto Ravasini al basso e alla chitarra elettrica. 
Di seguito le copertine dei 45 giri.






05 - IL POST DIK DIK E LA PARENTESI KARL OTTO

La biografia artistica di Roberto Carlotto, conclusa l'esperienza con i Dik Dik si fa più complessa. Nel 1977. avvicinatosi al giro della Numero Uno di Mogol-Battisti, collaborò per un breve periodo con Alberto Radius, il chitarrista della Formula Tre, suonando le tastiere nel suo album solista del 1977, Carta Straccia. Non ve lo ripropongo perché è già presente sulla Stratosfera con link attivo. Lo troverete qui. Nel 1978 Carlotto pubblicò un 45 giri, che uscì per la CGD, con l'apporto della chitarra di Alberto Radius, intitolato "A cartulina 'e Napule / Caro amore". Lo troverete nella sezione "I singoli". Di seguito le copertine.



Arrivati a questo punto alcune biografie citano testualmente "Carlotto non si fermò mai. La sua sete di sperimentazione lo portò a collaborare con la cantante inglese Norma Green, con la quale incise un disco prodotto da Radio Luxembourg". Purtroppo, nonostante le mie approfondite ricerche (ho setacciato la discografia della Green), non sono riuscito a trovare traccia di questo fantomatico disco. Se qualcuno lo possiede o, più semplicemente, ha qualche informazione al riguardo, me lo faccia sapere attraverso i commenti. Nel 1981, Roberto Carlotto (che riesumò il vecchio pseudonimo Hunka Munka) , avvalendosi nuovamente della coppia Albertelli-Lombardi, cercò di partecipare al Festival di Sanremo con il singolo "Dolce mela", (lato B "Sull'aeroplano") ma un litigio del suo produttore con il management sanremese, gli fece sfumare questa occasione. I due brani del 45 giri sono presenti nella sezione "I singoli". Intraprese allora nuovamente la sua ricerca nel campo musicale, dedicandosi al contempo alla famiglia e alla sua grande passione: le automobili (ne ha posseduti oltre 180 esemplari). Seguì un altro 45 giri nel 1982 con "Come With Me" sul lato A, un brano sul genere "Italy disco", preludio all'esperienza Karl Otto. Sul lato B è presente una ballata piuttosto anonima intitolata "Malinconia e nostalgia". 

copertina del 45 giri "Dolce mela" (1981)

copertina del 45 giri "Come with me" (1982)

Come prima ricordato da Augusto Croce nella biografia del musicista, Roberto Cralotto, verso la metà degli anni '80. percorse strade alternative rispetto alla formula "canzone" che lo aveva contraddistinto negli ultimi tempi, e con una decisa sterzata si spostò sul genere "disco music elettronica" assumendo lo pseudonimo di Karl Otto. Questa esperienza ebbe due fasi, se così possiamo definirle: la prima nel 1984, la seconda nel 2006. Nel 1984 Karl Otto realizzò un 12" per l'etichetta ATL Records contenente due lunghi brani: Promise of Love (vocal version) sul lato A del maxi single e "Promise of Love (instrumental version) sul lato B. Qui sotto le copertine.



Nel 2006 Roberto riesumò il vecchio pseudonimo Karl Otto per realizzare, questa volta insieme al tastierista, cantante e produttore Joey Mauro, un secondo maxi single (in vinile 12" pubblicato dall'etichetta Flashback Records) dal titolo "Electric Love", contenente tre brani: l'omonima "Electric Love (extended version)" sulla side A, e due brani sulla side B, "Electric Love (instrumental version)" e "Broken Emotions". Il genere è sempre un synth pop senza lode né infamia. Tutti i brani contenuti nei due maxi single (1984 e 2006) li troverete nella sezione "I singoli". Di seguito la copertine di Electric Love.



Ma non è finita qui. Karl Otto e Joey Mauro realizzarono nel 2023  due 12" limited edition intitolati "Turbo" (con 3 brani) e "Turbodemos" (con 4 brani). Purtroppo sono troppo recenti per essere postati. 
Sotto il profilo discografico gli anni '80 si chiusero con la registrazione di un 45 giri, pubblicato nel 1988 dall'etichetta Synthesis Advertising, contenente lo stesso brano nelle versioni in italiano e in inglese. Il brano, dedicato all'isola di Malta si intitolava "Malta - Un'isola di sogno" sul lato A e "Malta - An Island of Dreams" sul lato B. Io vi propongo la versione cantata in italiano. Qui sotto la copertina.



Di seguito il riepilogo dei brani inclusi nei 45 giri presentati fin qui (con l'eccezione di quelli inclusi negli album come bonus tracks)

Roberto Carlotto / Hunka Munka / Karl Otto
I singoli (1978 - 2006)


01. A cartulina 'e Napule (lato A, 1978)
02. Caro amore (lato B, 1978)
03. Dolce mela (lato A, 1981)
04. Sull'aeroplano (lato B, 1981)
05. Come With Me (lato A, 1982)
06. Malinconia e nostalgia (lato B, 1982)
07. Promise of Love (vocal version) (12" - lato A, 1984)
08. Promise of Love (instrumental version) (12" - lato B, 1984)
09. Electric Love (extended) (12" - lato A, 2006)
10. Electric Love (instrumental) (12" - lato B1, 2006)
11. Broken Emotions (12" - lato B2, 2006)
12. Malta - Un'isola da sogno )lato A, 1988)


Piccola annotazione: il lato B del singolo del 1981, "Sull'aeroplano", assolutamente introvabile sul web, proviene dal 45 giri in mio possesso. 


06. GLI ANNI '90 E IL REVIVAL 
"CARLOTTO & CUCCIOLO GIA' DIK DIK"


Siamo agli inizi degli anni '90. I Dik Dik nel contempo si erano sciolti e ogni componente aveva preso una strada diversa. Cucciolo, in particolare, sentì forte il richiamo del gruppo e il desiderio di ricostituirlo, ma il rapporto con gli altri tre (Lallo, Pepe e Pietruccio) era compromesso per numerose ragioni. Ne parlò con Carlotto che accolse l'idea di buon grado. Non potendo assumere la denominazione "Dik Dik" per problemi legali, riuscirono ad ottenere dal Tribunale di Milano la possibilità di inserire il nome Dik Dik in una denominazione più ampia. Nacque così una nuova band chiamata "Carlotto e Cucciolo già Dik Dik". Meglio questo che niente. Il nuovo gruppo, in piena epoca revival anni '60-'70 partecipò a numerosi festival di piazza e trasmissioni televisive, portando in giro per l'Italia i grandi classici  dei Dik Dik. Registrano anche un paio di album (guarda caso intitolati "Il meglio dei Dik Dik") e due compilation, più o meno contenenti gli stessi brani. Ho selezionato un album e una compilation, a mio avviso le produzioni più rappresentative. Beh, le cover sono rifatte molto bene, nulla da dire. Una gran bella operazione "nostalgia". 

Carlotto e Cucciolo dei Dik Dik - Il meglio 
(CD compilation, 1993)


TRACKLIST:

01. Senza luce - 4:30
02. Io mi fermo qui - 3:12
03. Luce e vita - 4:16
04. Viaggio di un poeta - 3:23
05. Sognando California - 2:30
06. La Regina dell'amore - 2:27
07. Volando - 5:01
08. L'isola di Wight - 4:01
09. Confidenze - 3:16
10. Storia di periferia - 4:12
11. Discoteca blu - 3:45
12. Piccola mia - 3:55
13. Solo - 6:06
14. Senza luce (vers. 2) Bonus track


Nel 1993 la Bebas Record pubblicò questa compilation che raccoglieva brani storici (e meno) dei Dik Dik. L'anno prima (era il 1992) venne pubblicata dalla piccola etichetta Butterfly una Mc (ma forse vi è anche il CD, non ne sono sicuro) dal titolo "Carlotto e Cucciolo - Il meglio dei Dik Dik" (tanto per cambiare) contenente 10 brani registrati dal vivo al Teatro Tenda "Drive In" di Salerno. 

Cucciolo on drums


Carlotto & Cucciolo - Carlotto & Cucciolo già Dik Dik 
(CD e MC, 1995)


TRACKLIST:

Lato A
01. Il primo giorno di Primavera - 3:35
02. Sognando California (California Dreamin') - 3:35
03. Senza luce (A Whiter Shade Of Pale) - 4:30
04. Piccola mia - 4:00
05. Io mi fermo qui - 3:25
06.Storia di periferia - 4:20
07. Il vento - 5:05

Lato B
08. L'isola di Wight (Wight Is Wight) - 4:43
09. Volando - 4:35
10. Viaggio di un poeta - 3:40
11. Guardo te e vedo mio figlio - 3:45
12.Vendo casa - 4:25
13. L'esquimese - 3:50
14.Altre mani - 3:30


FORMAZIONE:

Roberto Carlotto - tastiere, voce, cori
Cucciolo Favia - batteria
Nello Vivacqua - basso, voce, cori
Matteo Criscuolo - chitarra, cori


front cover ristampa CD 1998

back cover ristampa CD 1998

Come si può notare, gli stessi brani (non tutti, solo alcuni) inclusi nei due album non sono esattamente uguali e provengono verosimilmente da sessions di registrazione diverse. "Senza luce" la troviamo in due diverse versioni, così come "L'Isola di Wight", "Volando"  e "Io mi fermo qui", giusto per fare alcuni esempi. Alcune tracce comprese nella compilation del 1993 parrebbero addirittura essere registrate dal vivo. Purtroppo sulle copertine dei dischi mancano le informazioni. Fra i titoli del CD del 1995 troviamo uno dei brani più belli in assoluto, "Il vento", registrato inizialmente da Lucio Battisti e donato poi sia ai Dik Dik (che lo portarono al successo)  che ai Rokes. Questi ultimi lo fecero diventare un piccolo capolavoro psichedelico, cantato in inglese, intitolato "When The Wind Arises". Bella anche la ripresa di "Guardo te e vedo mio figlio", brano che - nonostante l'indiscusso valore - finì relegato come lato B del singolo "Senza luce" (1967). Qui ritrova la sua dignità. Preciso che "Carlotto & Cucciolo  già Dik Dik" venne ristampato dalla D.V.More Record nel 1998 con diversa copertina (quella postata sotto il titolo 06) e differente disposizione dei brani. Con due album alle spalle e un paio di compilation, oltre che con una bella serie di spettacolo live. si concluse la nostalgica avventura di Carlotto & Cucciolo. All'inizio del nuovo millennio ognuno si dedicò a progetti personali. La svolta per Roberto Carlotto avvenne quando nacque il sodalizio con Joey Mauro. 

Carlotto e Mauro


Per via della passione per gli organi Hammond, Carlotto conobbe il giovane tastierista Joey Mauro, (noto in Italia per l'esperienza sulle tastiere vintage, come Hammond, moog e mellotron). Joey era anche , collezionista e riparatore di vecchie tastiere, e aveva avuto modo di conoscere e consigliare numerosi musicisti come Gianni Leone (Balletto di bronzo), Max Tempia (Demo Morselli Band), Gianluca Tagliavini, Enrico Cosimi (Latte e i suoi derivati). I due musicisti iniziarono a frequentarsi musicalmente e Carlotto fu ben lieto di insegnare i trucchi del mestiere al giovane "allievo". I primi lavori a firma congiunta furono una manciata di singoli sul genere disco elettronico (vedi sezione "I singoli"). Più interessante fu  sicuramente il progetto di un nuovo album a firma Hunka Munka. che vedrà la luce solo nel 2021. Ne parleremo in seguito. Intanto su alcune piattaforme on line apparve una compilation (che non figura nelle discografie ufficiali del musicista) datata 2010 e intitolata "Ricordi di musica" attribuita a Roberto Carlotto / Hunka Munka. I brani si possono ascoltare in streaming.


07. GLI ANNI 2000 E ILCONCERTO CON GLI ANALOGY

Oltre alla conoscenza con Joey Mauro, subito dopo la metà del primo decennio degli anni 2000, la vita artistica di Roberto Carlotto incrociò quella di un gruppo storico del rock progressivo: stiamo parlando degli Analogy, ai quali la Stratosfera ha reso giustizia da tempo pubblicando numerosi loro lavori, tra cui l'opera omnia "The Complete Works" del 2009. Come avvenne l'incontro tra gli Analogy e Carlotto ve lo racconto più avanti. L'iniziativa di cooptare Carlotto fu comunque del bassista Mauro Rattaggi. Il gruppo degli Analogy/Earthbound era costituito in quel momento dai fondatori, i tedeschi Martin Thurn- Mithoff e Jutta Taylor-Nienhaus più il batterista Scott Hunter, il chitarrista Richard Brett e il già citato Mauro Rattaggi al basso. A loro si unì Roberto Carlotto alle tastiere. Da questo ensemble nacque un celebre e unico concerto, tenutosi a Lamezia Terme il 14 aprile 2012. Ne scaturirono un vinile e un CD live mixati poi a Londra, dal titolo “konzert” .

Analogy - Konzert (CD, 2013)


TRACKLIST:

01. Analogy - 9:15
02. The Suite - 13:15
a) Sink Or Swim
b) The Mirror
c) The Treatment Intermission
03. Dark Reflections - 6:47
04. Sold Out - 4:51
05. Whatchamacallit - 5:21
06. Pan-Am Flight 249 - 5:36
07. Song For South Kensington - 3:42
08. God's Own Land - 5:35
09. Liberated Lady - 6:00


FORMAZIONE:

Mauro Rattaggi - basso
Scott Hunter - batteria
Jutta Nienhaus - voce solista
Nikolai Mithoff - chitarra
Martin Thurn - chitarra, lauto, bongos
Roberto Carlotto - tastiere
Richard "Dick" Brett - basso



Ma come arrivò Roberto Carlotto negli Analogy? Ce lo racconta Mauro Rattaggi nel corso di una lunga intervista pubblicata sul sito Athos Enrile, in data 8 aprile 2015. Quella che seguirà è solo una porzione dell'intervista. Per leggerla integralmente cliccate qui.

"Dopo il breve concerto al Bloom di Mezzago nel 2010 (tenuto eccezionalmente dagli Analogy in occasione della pubblicazione della mega compilation "The Complete Works" nel 2009 - ndr) l'idea della reunion a quel punto era partita. 


C’erano però un paio di problemi da risolvere, fondere le due formazioni (Analogy e Earthbound) e, dal momento che interpellato, Nicola (Pankoff) non se la sentiva di aderire, bisognava trovare chi lo sostituisse alla tastiere, strumento indispensabile nel nostro sound. Venne a trovarmi in quei giorni un amico che non vedevo da tempo, aveva bisogno di informazioni inerenti al mixer del mio studio (mixer che era nel frattempo diventato suo); quell’amico era Roberto Carlotto alias “Hunka Munka”. 


Non abitava più qui ma a Lamezia Terme, così mangiando una pizza e bevendoci una birra, parlammo delle varie esperienze e di cosa bollisse in pentola in quei tempi. Lo misi al corrente della nostra idea di rifondare la band e gli chiesi: “Roby, te la senti di provarci e di partecipare anche tu a questa nuova avventura?” - “mi sembra una bella idea, possiamo provarci” rispose lui e allora, messi al corrente i miei compagni, combinammo di fare una serie di prove per vedere se la cosa potesse musicalmente funzionare. Gli stili differenti si integravano alla perfezione, quello che scaturiva era una musica che, anche se pescava nei vecchi  repertori, aveva una nuova energia, il suono era diventato più corposo ed era bellissimo suonare assieme. 


Dal momento che le distanze che ci separano però sono grandi, Scott Hunter-batteria, vive nei dintorni di Londra, Martin ad Amburgo, Jutta nell’interland di Saarbruken, Roberto a Lamezia, Richard Brett, bassista negli Earthbound, in Belgio ed io sul Lago Maggiore a Laveno, i tempi per trovarci sono stati scarsini, e solo nella immediata vicinanza della preparazione di concerti. Pensa che l'album “Konzert”, registrato a Lamezia nel 2012, l’ultimo nostro prodotto e primo live della band, è la registrazione del primo concerto dopo 40 anni e con soli tre giorni di prove".


Il concerto, anche se provato in fretta e furia, è veramente stupendo (l'intera The Suite ne è la riprova)  e mette in luce, ancora una volta, la grandezza dei musicisti, incluso l'indispensabile apporto di Roberto Carlotto. Se pensiamo che nel corso del 2018, ovvero sei anni dopo questa registrazione, Martin Thurn-Mithoff e Jutta Taylor-Nienhaus scomparvero a distanza di pochi mesi l'uno dall'altra (rispettivamente il 7 aprile e il 10 dicembre) mi viene il magone. Concludiamo pubblicando ancora qualche scatto fotografico proveniente dal concerto di Lamezia Terme. 




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07. GLI ANNI RECENTI E IL RITORNO DI HUNKA MUNKA


Siamo ai tempi attuali e il viaggio sta per concludersi. Intervistato su ScrepMagazine il 3 maggio 2021, alla domanda “Qual è la tua ultima produzione artistica?" Roberto Carlotto ha così risposto:
"I miei ultimi lavori sono un nuovo CD dal titolo “Ho preso a schiaffi il mio cuore” del 2021 (l'album è composto da 11 brani e si trova on line su alcune piattaforme tra cui YT - ndr) mentre è prossima l'uscita di "Da un’avversità nasce un’opportunità”, ispirato al librosaggio con l’omonimo titolo, di cui sono anch’io autore, pubblicato recentemente da Biblios Edizioni. E' anche stato pubblicato  un CD dal titolo "Amazzone" con testi di Anna Maria Esposito da me musicati. “Amazzone” è  un viaggio dell’anima, dove la musica e le parole ci parlano di un amore lontano che si fa per noi…maestro di vita.
Il CD è composto da 15 poesie ed io ho elaborato le musiche per le diverse liriche, studiando prima le attitudini delle differenti voci narranti. Un lavoro che vale veramente la pena ascoltare. Il CD è disponibile su tutti i digital store. Ma la vera grande novità di questi ultimi anni è il ritorno di Carlotto con lo storico pseudonimo Hunka Munka, autore di un grande album intitolato "Foreste Interstellari". 


L'album è composto da 9 tracce nuove di zecca realizzate da Roberto / Unka Munka insieme al sodale amico Joey Mauro, entrambi impegnati alle tastiere, Al loro fianco una serie di special guest alle prese con basso, batteria e chitarra. L'album segna un riorno alle vecchie matrici prog ed è stato accolto molto bene dalla critica specializzata. Ovviamente, avendo solo 4 anni di vita, non è possibile postarlo sul nostro blog. Ma sono certo che lo avrete ascoltato ed apprezzato. 
L'ultima notizia che vi porto, prima di chiudere la lunga maratona, riguarda il meritatissimo premio alla carriera a Roberto Carlotto ospite a Modena il 20 ottobre 2024 in occasione della finale della sesta edizione del Festival Via Emilia. L'evento si è svolto presso il Teatro Michelangelo. Meglio di così non si poteva concludere. E un piccolo premio alla carriera, seppur virtuale, glielo assegniamo anche noi della Stratosfera. Più che meritato..


08. CONCLUSIONI

Quando ho iniziato a scrivere e a e a comporre questo post sulla vita artistica di Roberto Carlotto / Hunka Munka non immaginavo che ne sarebbe scaturita un'opera chilometrica, una sorta di inserto speciale che non ho avuto voglia di spezzare e suddividere in più puntate. Mi sono accorto solo strada facendo di quante sfumature e articolazioni presentasse la sua biografia. E' sicuramente il lavoro più complesso che abbia mai affrontato in più di 10 anni di Stratosfera, prova ne è che il completamento di questo post è durata quasi tre settimane (un pezzo alla volta, certo). Ho tirato in ballo numerosi altri artisti, con i quali Carlotto ha collaborato: Ivan Graziani, Alberto Radius, Dik Dik, Cucciolo, Joey Mauro, Analogy. Non sono pochi e i loro album non erano ancora presenti sulla Stratosfera. Devo ammettere che è stato un viaggio lungo e affascinante all'interno del personaggio che non conoscevo così profondamente. Ho avuto modo di apprezzarlo sia per la sua indiscussa abilità tecnica che per la facilità con cui si è inserito e adattato a filoni musicali diversi. Ringrazio infine il nostro maestro e guru, Augusto Croce, dal cui sito "Italian Prog" ho carpito la biografia dell'artista. Grazie anche a tutti voi per la pazienza che, spero, avrete nell'affrontare questa lunga maratona musicale. Alla prossima.


Post by George