domenica 31 maggio 2026

Serie "Bootleg" n. 373 - David Riondino - "Scampoli 1988 -1994" (rarità, inediti, versioni alternative) - a great post by Andrea "Sprassolati"


TRACKLIST:

01 Divano caimano (Live al Premio Tenco 1991)
02 Lo sguarguariello (Live al Premio Tenco 1993)
03 Poetessa Innamorata (dal Maurizio Costanzo show, data imprecisata)
04 Elezioni (dal Maurizio Costanzo show, data imprecisata)
05 Dopo le elezioni, 1 e 2 (live TV, 5 aprile 1992)
06 La ballata del sì e del no (Live al Premio Tenco 1993)
07 Il bicchiere di vodka (Live al Premio Tenco 1993)
08 Vecchio Sgarbone (Live a Musicultura, Recanati 1994)
09 Sonetto della colomba (dalla trasmissione "A tutto volume", 1994)
10 Noi piedi (live TV, versione inedita su disco, prob. 1988)
11 Tentativu de divinazione (alias Joao Mesquinho, Maurizio Costanzo Show, data imprecisata)
12 I tre muneti (alias Joao Mesquinho, Maurizio Costanzo Show, data imprecisata)
13 Pedro Alvarez Montecucco (sketch, da "L'Araba Fenice", 1988)

David Riondino (a destra). A sinistra il Collettivo Victor Jara

La Stratosfera, a differenza (permetteteci l'orgoglio) di tanti altri organi di comunicazione, non ha aspettato che David Riondino, scomparso lo scorso 29 marzo, levasse le tende da questo mondaccio per riconoscere il suo estro irregolare, il suo genio deragliante, applicato anche (pur se con una certa discontinuità) al mondo della canzone. In anni passati abbiamo infatti cominciato a riscostruire la sua storia musicale, passando dagli album con il Collettivo Victor Jara ("Collettivo Victor Jara di Firenze", 1974 e "Non vi mettete a spingere", 1979) a quelli a nome proprio ("David Riondino", 1979, "Boulevard", 1980, "Tango dei Miracoli", 1986). In occasione della morte, un bellissimo super post di George, Cimabue e Osel ne ha ricordato la vicenda artistica, riprendendo il discorso discografico e riproponendo "Racconti picareschi", 1989, e "Non svegliate l'amore", 1991, e prossimamente, grazie a Frank-One, sarà a disposizione dei nostri lettori il recital live "Romanzo picaresco"A conclusione, almeno per ora, del nostro ricordo di questo eccentrico e poliedrico artista fiorentino, ci piace regalarvi alcune rarità mai edite e mai apparse sul web, delle "chicche" di cui, lo sappiamo bene, i lettori della Stratosfera sono particolarmente ghiotti.

David Riondino ospite in una delle tante edizioni del premio Tenco cui ha partecipato

"SCAMPOLI", questo è il nome che abbiamo del tutto arbitrariamente voluto dare a questo post, comprende del materiale eterogeneo presentato in TV in diverse occasioni, materiale inedito altrove che è solo una minima parte di tutto quello che questo artista caleidoscopico ha disseminato in giro nel corso degli anni in radio, TV, riviste, libri, palchi vari. E' materiale che proviene da alcune mie cassette private, registrate nel corso di svariati anni. Da estimatore di David Riondino cercavo infatti di farmi trovare pronto con il registratore ogniqualvolta il Nostro si palesava in TV. Purtroppo parte del materiale, per l'usura dei nastri e la traccia del tempo, è irrecuperabile, ma quello che si è salvato merita, credo, un attento ascolto.


Si comincia con "Divano caimano", registrato live, eseguito in prima assoluta al Premio Tenco 1991, ben prima della sua ripresa discografica del '94 in "Temporale". Come molti sanno, una delle specialità del perfido Riondino (questo l'appellativo affibiatogli da Antonio Silva), era la ri-creazione (non imitazione, e neanche, del tutto, una parodia) del mondo e del modo stilistico di alcuni famosi cantautori. Questa pratica era già cominciata nel primo album solista del '79 con "Lo gnegno" in cui venivano riproposti gli stilemi di Angelo Branduardi. Proseguirà poi con "Giuseppina che cammina sul filo" (De Gregori), la famosa "Mistici digiuni" (altrimenti nominata "Franco a Catania") dedicata a Battiato e "Briciole" in odore di Franco Califano. "Divano caimano", il cui testo è stato scritto in collaborazione con  Stefano Benni, purtroppo anche lui recentemente scomparso, è invece un gustosissimo falso d'autore di Paolo Conte. Su questo solco ecco "Lo sguarguariello", anch'esso ripreso in "Temporale", in cui invece Riondino si impossessa (o è il contrario?) di Roberto Murolo. A me pare, ma posso sbagliare, che queste versioni live, nella loro essenza cabarettistica, a contatto vivo con il pubblico, siano di molto migliori di quelle poi registrate, ma voi sappiatemi dire.

Al Maurizio Costanzo Show

Si prosegue con una rara testimonianza della partecipazione di Riondino al "Maurizio Costanzo Show" (in rete incredibilmente non c'è praticamente nulla di questa esperienza televisiva che gli dette una prima vistosa notorietà). Come qualcuno ricorderà, David Riondino era spesso ospite in questo famoso salotto televisivo, ritagliandosi la figura del "cantacronache" (chiamiamolo così) che prendendo spunto da quanto detto nel corso della puntata dagli altri ospiti, improvvisa una canzone umoristica (negli anni svilupperà sempre più l'interesse per la poesia improvvisata, studiando al tradizione toscana dei poeti a braccio e quella cubana dei repentistas). "Poetessa innamorata" è dedicata ad Alda Merini, presente in quella puntata. Le tre canzoni che seguono sono in qualche modo collegate: se"Elezioni", sempre dal Maurizio Costanzo Show" è un'occasionale parodia di "Emozioni" di Battisti, le due che seguono si configurano in realtà come l'evoluzione di uno stesso brano, anch'esso improvvisato e cangiante, a cui spesso è collegato il nome di Riondino. Tutto nasce la sera delle elezioni politiche del 5 e 6 aprile 1992, quelle a cavallo tra l'arresto di Mario Chiesa e lo scoppio del caso Tangentopoli, quelle che vedono cominciare a flettere i partiti cardine della Prima Repubblica, DC e PSI, e l'ascesa irruente di nuovi soggetti come la Lega Nord. 


Riondino è presente, sempre nel ruolo di "menestrello cattivo", nella trasmissione condotta da Giuliano Ferrara, e, chiamato in causa dal conduttore, interviene due volte, a risultati ancora freschi. Abbiamo raccolto in un'unica traccia dal titolo arbitrario "Dopo le elezioni" i due interventi di David Riondino: nel primo immagina satiricamente le conseguenze dello scossone elettorale su alcuni VIP tradizionalmente legati ai vecchi partiti governativi in calo, nel secondo risponde a Franco Zeffirelli, presente in studio, che alla fine del primo intervento cantato lo aveva criticato perché non aveva parlato del deludente risultato del PDS. Questo pezzo, improvvisato quella sera, è  il nucleo da cui nasce, qualche tempo dopo, "La ballata del sì e del no" (anch'essa poi compresa in "Temporale"), un pezzo legato alla cronaca diretta di quei mesi convulsi, e quindi in continua evoluzione per un paio di anni, che varrà a Riondino il Premio Tenco per la migliore canzone nel 1994. In questo caso, però, vi proponiamo una versione embrionale, quella presentata allo stesso Premio Tenco l'anno prima, un po' diversa da quella discografica. Dalla stessa edizione del Premio Tenco, dedicata a Vladimir Vysotsky, proviene "Il bicchiere di vodka", un pezzo inedito dal vivo, che omaggia il grande cantore russo.

 
"Vecchio sgarbone" proviene invece dalla Rassegna Nuove Tendenze della Canzone d'Autore di Recanati, indetta da Musicultura: siamo nel 1994 e Riondino prende amabilmente per il culo Vittorio Sgarbi, della cui ascesa ad astro nascente della TV italiana era stato testimone proprio negli anni in cui era stato ospite al Maurizio Costanzo Show. Memorabile la chiosa rivolta alla mamma di Sgarbi: "forse da bambino lo avete picchiato/ dovevate dargliene di più".
"Sonetto della colomba" (un altro dei pezzi poi ripresi in "Temporale") ci riporta ai tempi in cui David Riondino e Daria Bignardi conducevano l'ultima edizione (1994) di "A tutto volume", fugace tentativo di dare alle reti Fininvest un aura culturale, sebbene con un tono pop. Si tratta di una rielaborazione del "Sonetto gongorino en que el poeta manda a suo amor una paloma" di Federico Garcia Lorca.
"Noi piedi" non so bene sinceramente da dove provenga, né l'anno (potrebbe essere la trasmissione TV "L'Araba fenice", ma va a sapere). Fu la prima relativa hit di Riondino nell'album di esordio del 1979, ma qui è proposta in versione inedita, diversa sia da quel LP sia dalle riprese successive in "Temporale" e "Quando vengono le ballerine".


"Tentativu de divinazione" e "I tre muneti" provengono anche esse ancora dal" Maurizio Costanzo Show" e sono solo due tra gli innumerevoli brani inventati all'impronta sulle cose dette dagli ospiti della puntata ma presentati come tratti dall'opera monumentale di un fantasmagorico Joao Mesquinho, bizzarro cantore brasiliano che viveva in una capanna d'oro, ma dentro non aveva nulla, perché era poverissimo. Purtroppo non sono riuscito a recuperare quel brano improvvisato partendo dalla storia di una coppia invitata in trasmissione a raccontare la loro tragicomica luna di miele, tra raggiri ed altre disgrazie. Il pezzo di Joao Mesquinho narrava di una vicenda nell'antica Roma, nel 79 d.C., quando una coppietta partecipando a un concorso vince "un viasgu di nozzi di sgiorni sei/ a Pompei". Le due più apprezzate composizioni di Joao Mesquinho ("Empepada de cajaju" e "Alegria do brasil")  troveranno vita discografica in "Racconti picareschi"(1989).

David Riondino all'Araba Fenice (Italia 1, 1988)

Chiudiamo con una non-canzone, uno sketch comico tratto da "L'araba fenice" (1988), trasmissione satirica cult della notte di Italia 1. Qua Riondino interpreta la parte di Pedro Alvarez Montecucco, indisponente regista pieno di sussiego che umilia il suo malcapitato intervistatore (Silvio Orlando), travolgendolo di saccenza. Mi scuso per l'indebita intrusione in un post musicale, ma sul web non c'è molto a riguardo, e questa scenetta, per quanto ho potuto constatare, è inedita. Inoltre, mi fa molto ridere, e di questi tempi butta via.


Finiscono così questi scampoli inediti, nella speranza che possano piacervi, pur nella loro frammentarietà, e nella convinzione di aver fornito un piccolo contributo nel delineare la figura di un grande artista multiforme, forse non del tutto riconosciuto in vita. Ovviamente in rete trovate molto più materiale musicale "extra-vagante" legato alle sue numerose incursioni televisive, alle sue cose radiofoniche o al suo contributo a Pandora Tv con le note "TG Suite" eredi dirette di quella concezione di canzoni-cronaca, instant song, di cui qua abbiamo cercato in parte di testimoniare le origini. Infine, se volete approfondire la carriera musicale di David Riondino, mi permetto di rimandarvi a un succoso speciale radiofonico in due parti che nel 2012 curai per Radio Orvieto Web nella mia trasmissione "Arrivano gli Sprassolati!" con la presenza in studio dello stesso Riondino, ricco di aneddoti e ricordi. Lo trovate QUI e QUI. Buon ascolto!



Post by Andrea "Arrivano gli Sprassolati"
(with a little help by George)

sabato 30 maggio 2026

Serie "Historic Bands Live in Italy" - Capitolo 103 - Frank Zappa live in Napoli, Stadio San Paolo - 12 luglio 1982

 

TRACKLIST CD 1:

00 Audience - Info - 3:08
01 The Mammy Anthem - 7:13
02 Intro - 1:13
03 Montana - 3:37
04 Easy Meat - 7:30
05 Dead Girls Of London - 2:35
06 Shall We Take Ourselves Seriously? -1:49
07 What's New In Baltimore? - 5:28
08 Moggio - 2:36
09 You Are What You Is - 3:33
10 Mudd Club - 2:55
11 The Meek Shall Inherit Nothing - 3:18
12 Dancin' Fool - 3:45
13 RDNZL - 12:47
14 Advance Romance - 8:08


TRACKLIST CD 2:

15 Bamboozled By Love - 6:18
16 Let's Move To Cleveland - 9:49
17 Tinsel Town Rebellion - 2:24
18 Approximate - 1:47
19 King Kong - 17:28 (w/Thomas Nordegg alphorn)
20 Sofa - 2:54 (cut to 21, no music missing)
21 Audience - 1:28
22 No, No Cherry - 1:44
23 The Man From Utopia Meets Mary Lou - 3:25 (cut to 24, no music missing)
24 Na tazzulella 'e café (omaggio a Pino Daniele - w/Massimo Bassoli) - 2:02
25 Strictly Genteel - 6:05
26 The Illinois Enema Bandit - 9:14


FORMAZIONE:

Frank Zappa - chitarra e voce
Steve Vai - chitarra
Ray White - chitarra e voce
Tommy Mars - tastiere
Robert 'Bobby' Martin - tastiere, sassofono, voce e alphorn
Scott  Thunes - basso e voce
Chad Wackerman - batteria
Ed Mann - percussioni
ospite
Massimo Bassoli- voce


Leggendario. Non vi è altro aggettivo per definire il concetto che Frank Zappa e la sua band tennero a Napoli il 12 luglio 1982 (il giorno successivo alla vittoria dell'Italia ai Mondiali in Spagna). La sede era quella dello Stadio San Paolo (oggi Diego Armando Maradona) di fronte a oltre 20.000 spettatori (così narrano le cronache e non so se il dato sia veritiero), un pubblico relativamente scarso rispetto alla capienza dell'impianto, conseguenza del fatto che, con ogni probabilità, molti napoletani erano ancora "impegnati" nei festeggiamenti per i Mondiali di calcio. Da notare che il giorno precedente (11 luglio) i Rolling Stones suonarono allo Stadio Comunale di Torino (il 17 luglio andranno a Napoli). Il concerto di Torino, che si tenne di pomeriggio (NB io c'ero), fu quello in cui Mick Jagger, indossando la maglietta di Paolo Rossi, profetizzò la vittoria della nazionale italiana (3 a 1) sulla Germania Ovest. Cosa che si verificò puntualmente.  Zappa e Stones: due concerti, due grandi eventi uniti indissolubilmente dal trionfo della nostra nazionale calcistica. Tempi irripetibili sotto tutti i profili.


L'evento di Napoli si inserì all'interno della storica e caotica tournée italiana del 1982, ricordata sia per la qualità dei concerti che per i gravi problemi di ordine pubblico che funestarono alcune date, in particolare quella di Milano e quella conclusiva di Palermo. Al riguardo ricordo che questo tormentato concerto (14 luglio 1982, Stadio Comunale "La Favorita") è stato pubblicato sulla Stratosfera (qui) il 4 ottobre 2021, ad opera di un nostro storico collaboratore, Gaetano Simarco. Gaetano riassume con grande efficacia e dovizia di particolari il clima di guerriglia venutosi a creare nello stadio, ma anche il clima di tensione e di terrore che si respirava a Palermo in quei lontani giorni. Rileggete quella pagina. Ne vale veramente la pena. Per quanto riguarda il concerto di Napoli (la qualità audio è veramente buona) i pochi articoli che ho trovato sul web raccontano tutto sommato di un concerto abbastanza tranquillo (e lo si sente anche dalla registrazione), prova ne è che Zappa e amici conclusero brillantemente il concerto, suonando per oltre due ore. Però se qualche lettore era presente allo show ci faccia sapere, attraverso i commenti, come andarono realmente le cose e che clima si respirava. 


Nel corso del live partenopeo Frank Zappa mantenne la sua promessa di omaggiare la tradizione e la musica napoletana includendo alcune citazioni. Insieme ad un giovanissimo Steve Vai alla chitarra Zappa rese omaggio alla tradizione locale accennando 'O sole mio e Torna a Surriento. Non solo, Zappa incluse nel concerto una reinterpretazione di Na tazzulella e cafè cantata da Massimo Bassoli (giornalista musicale e amico personale di Frank Zappa, ospite speciale alla voce) celebrando così la musica del cantautore partenopeo, così come esplicitato anche sui manifesti pubblicitari dell'epoca (quello che vedete pubblicato subito sotto la formazione).


Come già ricordato, Napoli fu la penultima tappa del tour italiano che si concluse due giorni dopo a Palermo. Proprio a causa dell'incolumità messa a rischio nelle piazze di Milano e Palermo a seguito degli scontri tra dimostranti e polizia, Frank Zappa decise di non fare tournée in Italia per tutto il 1983. Lo ritroveremo invece nel 1984, con quel lungo ed eccezionale tour (documentato interamente sulla Stratosfera nel dicembre 2025 grazie al nostro amico e collaboratore Morris). 
Dulcis in fundo ringrazio Morris anche in questa occasione per averni inviato i file del grande concerto di Napoli (l'invio risale a un po' di tempo fa, lo ammetto, ma ho voluto appositamente lasciare intercorrere qualche mese tra il super post con i concerti del 1984 e quello di oggi per non inflazionare la figura dell'artista sul blog). Grazie Morris, spero di ricevere quanto prima qualche tuo altro  importante contributo. A voi tutti auguro buon ascolto.


LINK CD 1
LINK CD 2

Post by George - Music by Morris

giovedì 28 maggio 2026

mercoledì 27 maggio 2026

Cellar Noise - Alight (CD, 2017)

 

TRACKLIST:

1. Dive with me (9:33)
2. Underground Ride (8:03)
3. Embankment (6:29)
4. Temple (8:24)
5. Blackfriars (3:27)
6. Move the Stone (5:45)
7. Monument (8:52)


LINE UP:

Francesco Lovari - lead & backing vocals
Alessandro Palmisano - lead & rhythm electric guitar, acoustic guitar
Niccolò Gallani - grand piano, electric piano, Hammond organ, Mellotron, synthesizer
Loris Bersan - bass, classical guitar
Eric Bersan - drums, percussion

with:
Chiara Alberti - cello
Luca Tarantino - oboe
Giulia Zanardo - flute



Mentre è appena uscito sul mercato il terzo album di questa eccellente band milanese, dal titolo "Panic Loves Telling Lies", noi - grazie al nostro mitico Osel - andiamo ad ascoltarci il primo CD, risalente al 2017. "Alight", questo il titolo, venne pubblicato dalla AMS Records. Grazie Osel per questo ennesimo cadeau che, ancora una volta, evidenzia la ricchezza e la qualità del panorama italiano del new prog rock. Giusto per dirla tutta il secondo album, pubblicato nel 2019 (troppo recente per il nostro blog) è intitolato "Nautilus" e vi garantisco che è un'altra meraviglia. Sulla rete lo poterete ascoltare in streaming. Una breve biografia dei Cellar Noise l'ho recuperata da "Prog Archives" e ve la riporto paro paro. 



"I Cellar Noise nascono a Milano nel 2013, dall'incontro tra Niccolò Galliani e Alessandro Palmisano. I due, uniti dalla passione per il progressive rock, decidono di unire le forze e i loro talenti compositivi per dare vita a un progetto originale, rispettoso dei "classici" degli anni '70 ma allo stesso tempo proiettato verso sonorità più moderne. Il nucleo principale del gruppo si completa quando al tastierista e chitarrista si aggiunge Francesco Lovari, cantante, che darà il suo contributo personale scrivendo i testi.
Dopo diversi cambi di formazione, nel 2015 si compone la sezione ritmica dei fratelli Bersan, Loris al basso e un giovane Eric alla batteria. La formazione è finalmente completa. 


I Cellar Noise,  che inizialmente suonano cover di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull e PFM, iniziano a scrivere composizioni inedite che propongono nel corso dei concerti, ricevendo commenti positivi e ottenendo la vittoria in un concorso tra band della loro città. Nel 2016, il gruppo incontra Fabio Zuffanti (su di lui bisognerebbe sciivere un saggio), il quale, affascinato dalla loro musica, decide di proporsi come direttore artistico e di seguire la creazione del loro primo disco, registrato a Genova e pubblicato, guarda caso, per AMS Records il 10 febbraio 2017". A questo seguiranno gli altri due album sopracitati. 
Circa la loro musica, questo è quanto hanno raccontato i componenti del gruppo nel corso di una intervista: "La musica che proponiamo è un prog sinfonico di matrice "genesisiana", non basato sui virtuosismi dei singoli musicisti bensì sulla ricerca di belle melodie ed armonie e di soluzioni strumentali interessanti che strizzano l'occhio alla musica classica romantica".



Per completezza di informazione, riporto - in chiusura di post - quanto scritto da Valentino Buffi il 21 aprile 2017 sul sito "ArtistsAndBands"

"L’album è un concept incentrato sulla vita di un anonimo impiegato che, come nelle varie diramazioni di una metropolitana, cambia “linea” e vita alla ricerca di se stesso. E’ un rock sinfonico, quello del gruppo milanese, che trae origine negli anni '70, ma che si colora di tonalità più attuali, risultando convincente sia nelle parti cantate (in inglese), sia nelle pregevoli soluzioni strumentali. Un lavoro dinamico e coinvolgente e, per certi aspetti, “rassicurante” con tutti gli ingredienti dosati nella giusta misura e tali da rendere appetitoso ognuno dei cinquanta minuti di durata dell’album. La traccia iniziale, “Dive with me” è uno strumentale ad ampio respiro dominato dalle numerose tastiere di Gallani (organo, mellotron, synth…) ed impreziosito dagli interventi di Chiara Alberti (cello), Luca Tarantino (oboe) e Giulia Zanardo (flauto).



Le band di riferimento? Strano a dirsi ma Hostsonaten ed Ezra Winston (soprattutto il secondo album) non sono così distanti. “Underground ride” ci permette di apprezzare la calda voce di Francesco Lovari. L’inizio è dolcemente acustico e vellutato, poi qualche spunto dell’elettrica di Palmisano prima che il brano distenda le ali in una sinfonia di colori e suoni abbaglianti. In “Embankment”, dopo un inizio soft, la band mostra i muscoli con ritmiche sferzanti e chitarra heavy, appena stemperate dalle immancabili incursioni di Gallani. Emozionante e malinconico il finale per voce e pianoforte. L’oscura “Temple” è un altro sviluppo del sound dei Cellar Noise che, nei momenti più hard, “flirta” con gli ultimi Porcupine Tree (ecco un altro riferimento attuale per la band). 



Finale ancora da brividi con chitarre acustiche, oboe ed un bell’intervento di Palmisano ad aggiungere quel “quid” al già splendido brano. Quando tutto sembra volgere al termine un’ulteriore esplosione strumentale va a coronare un brano davvero sontuoso. Fra tanto splendore la frizzante “Blackfriars” passa quasi in secondo piano, anche perché il brano successivo “Move the stone” è un’altra prova cristallina delle capacità della band di creare atmosfere delicate e seducenti. Su coordinate simili si pone la conclusiva “Monument” con un ottimo e pirotecnico finale. I giovanissimi Cellar Noise fanno centro al primo tentativo e confermano la vitalità della scena “progressive” italiana. Ora però viene il difficile, con “l’obbligo” di ripetersi a questi altissimi livelli".
E giusto per non smentirsi, "Nautilus" conferma la grande capacità creativa, compositiva e strumentale della band. Da non perdere. 
Intanto, dopo aver ringraziato ancora una volta Osel per la scelta dei file, vi lascio augurandovi il mio consueto buon ascolto.




Post by George - Music by Osel

lunedì 25 maggio 2026

Ivano Fossati - Cane di strada (7" inedito su LP, 1974)

 

TRACKLIST: 

01. Cane di strada (lato A, 45 giri, 1974)
02. Concerto di plenilunio in castello di Stoccarda (strumentale - lato B, 45 giri, 1974)


MUSICISTI:

Ivano Fossati - voce solista, flauto traverso
Umberto Tozzi - chitarra
Guido Guglielminetti - basso
Euro Cristiani - batteria
Oscar Prudente - tastiere


Il raro poster allegato alle prime copie del 33 giri

Frank-One, come suo solito, non smette mai di stupirmi.  Ma oramai ci ho fatto l'abitudine. Questa volta ha lasciato un ampio e dettagliato commento in calce al post "Good-bye Indiana" di Ivano Fossati dove ricorda l'esistenza di due 45 giri pubblicati "a supporto" dell'album. Il primo contiene la title track "Good-bye Indiana" suddivisa in due parti, una per ogni lato del singolo ed è stato pubblicato nel 1975. Il secondo (che sulla base dell'etichetta del vinile risale al 1974 e quindi ha preceduto l'album) contiene due inediti, oggetto del post di oggi. Segnalo l'eccellente strumentale posto sul lato B, col flauto traverso di Fossati in primo piano.. Come potete notare la copertina del singolo richiama quella dell'album. Ignoravo invece, perdonami amico mio per questa carenza informativa, l'esistenza di un poster allegato alle prime copie dell'album. Colmo la lacuna con la pubblicazione (qui sopra) del poster in questione che mi hai inviato. Quindi, cari amici, prendete questo breve post come un addendum a quello più corposo contenente l'intero 33 giri "Good-bue Indiana" del 1975. Ancora un enorme grazie a Frank-One e a voi tutto auguro buon ascolto. 


LINK

Post by George & Frank-One

domenica 24 maggio 2026

Ivano Fossati - Good-bye Indiana (LP, 1975)


TRACKLIST:

01. Il grano e la luna – 3:13
02. Where Is Paradise – 5:44 (testo: Marrow – musica: Fossati)
03. Azteca (strumentale) – 3:56
04. I treni fantasma – 6:03
05. Storie per farmi amare – 4:21
06. Harvest Moon – 5:02 (testo: Marrow – musica: Fossati)
07. Good-bye Indiana – 9:58 (Fossati, Prudente)

back cover versione LP

MUSICISTI:

Ivano Fossati - voce, chitarra acustica ed elettrica, pianoforte, Fender Rhodes e tastiera, flauto traverso e dolce, sassofono soprano, ocarina, batteria e percussioni, basso, campane tubolari
Marva Jan Marrow - voce
Rossana Casale, Françoise Hardy, Aida Cooper, Caterina Bueno, Oscar Prudente - cori in 
Good-Bye Indiana


Cronologicamente "Good-bye Indiana" è il terzo album solista di Ivano Fossato, conclusa l'esperienza Delirium, preceduto da "Il grande mare che avremmo traversato" e "Poco prima dell'aurora", condiviso con Oscar Prudente, entrambi pubblicati nel 1973. Avevo sottolineato la bellezza di questo album in occasione del post con il concerto live di Fossati del 1987 e qualche lettore era concorde nel pubblicarlo. Quindi è inutile girargli intorno e continuare ad evocarlo, meglio postarlo, apprezzarlo in tutta la sua bellezza e non pensarci più. La versione originale venne pubblicata nel 1975 dalla Fonit Cetra. La versione in vinile è stata ristampata numerose volte nel corso del tempo (l'ultima nel 2025), mentre il CD venne pubblicato per la prima volta nel 1989.

back cover versione CD

Rispetto alle precedenti produzioni, "Good-bye Indiana" presenta alcune particolarità. Innanzitutto è interamente suonato dal solo Fossati che si cimenta con chitarre, tastiere, fiati, basso e percussioni, Gli unici apporti sono quelli di Umberto Tozzi come collaboratore agli arrangiamenti, di alcune celebri coriste presenti nella title track e della cantautrice californiana Marva Jan Marrow ai cori. La Marrow inoltre firma i testi dei due brani cantati in inglese, Where Is Paradise? e Harvest Moon. La title track è co-firmata da Fossati e Oscar Prudente. Altra particolarità del disco è il differente modo di cantare di Fossati, che abbandona il suo classico tono roco a favore di un modalità più morbida, con qualche eccezione come in Storie per farmi amare.
Tra i brani troviamo un ottimo strumentale (Azteca), dove fa la sua apparizione il flauto traverso, e una composizione particolarmente elaborata (I treni fantasma) dove nella parte centrale Fossati improvvisa alcuni assoli variando lo strumento utilizzato (dalla chitarra al sax). Infine vorrei segnalare la sorprendente title track. posta in chiusura dell'album, supportata da ben quattro coriste (oltre a Oscar Prudente), tra cui la compianta Françoise Hardy. Con i suoi 9 minuti e 58 secondi di durata è la canzone più lunga incisa in studio da Ivano Fossati. E' un brano evocativo, incentrato sui temi del viaggio, della transizione e del distacco. Il testo mescola l'italiano a brevi inserti in lingua inglese ("Good-bye Indiana train") e spagnola ("Te quiero, te quiero / E no puedo vivir"), costruendo un immaginario che richiama i grandi paesaggi americani, le ferrovie e atmosfere quasi cinematografiche frontieristiche ("Terra rossa sulla faccia", "Scende il sole dalle rocce"). Un brano semplicemente geniale. 

Marva Ian Marrow

Purtroppo, nonostante la sua indiscutibile bellezza, le vendite dell'album risultarono molto scarse, e per questo motivo la quotazione della prima edizione in vinile è molto alta (volete scommettere che Frank-One o Osel ce l'hanno?). Lo scarso riscontro ottenuto da questo disco fu uno dei motivi che portarono Fossati al cambiamento di casa discografica e al passaggio alla RCA Italiana, dove iniziò una collaborazione con Antonio Coggio. Da notare che nessuna delle canzoni incluse in questo  disco è stata mai eseguita dal vivo dal cantautore genovese. 
Con questo è tutto. Vi lascio all'ascolto dell'album e - se lo volete - alla pubblicazione di qualche commento. Di seguito due immagini di Ivano e Marva.

  


Post by George