mercoledì 12 gennaio 2022

Stefano Rosso- 2011- Folkstudio Live 1993 (CD)




TRACKLIST:

01 Canzone per un anno 

02 Gli occhi dei bambini

03 Letto 26 / Gina blues

04 Neurologico raggae

05 Lady Tonight

06 Vado via

07 Nashville rag 

08 Galopeira

09 Compleanno

10 I got rhythm

11 Una storia disonesta

  

FORMAZIONE:

Stefano Rosso- voce, chitarra 

 

Con questo post fa il suo ingresso nella Stratosfera Stefano Rosso, uno dei più rappresentativi cantautori italiani degli anni Settanta e Ottanta, abile come pochi nella difficile arte di intessere canzone (fortemente impregnata di una schietta romanità) e trame folk, country e blues, il tutto impastato con tagliente e dissacratoria ironia, ma anche profonda umanità. Se è vero che come Rino Gaetano, per fare un nome per molti versi affine, il cantautore trasteverino ha tratto la propria linfa vitale dallo spirito dell’epoca, è anche vero che si tenne fuori da ogni scuola e da ogni parrocchia, proseguendo con coerenza un proprio percorso musicale, sia nel momento del successo (si pensi a quell’autentico inno che fu “Una storia disonesta”) che nei periodo più in ombra, come nei difficili anni ’80, in cui la sua poetica fu un po’ annacquata dai suoni plasticosi allora in auge.
 
Romano fino al midollo, fu un acuto osservatore della sua epoca, senza moralismi, ma anche senza sconti. Virtuoso chitarrista, in particolar modo nella tecnica del fingerpicking a cui dedicherà un apprezzato manuale, dopo un oscuro 45 giri a fine anni ’60, esordì in casa RCA nel ’76 con “Una storia disonesta”  la cui titletrack (con il suo celebre refrain “Che bello, due amici una chitarra e uno spinello”), fu trasmessa a spron battuto dalle nascenti radio libere, insieme al suo altro classico “Letto 26”. Sono questi i due brani cui è ancorata tutt’oggi la fama di Stefano Rosso presso il (relativo) grande pubblico, ma sarebbe ingeneroso misconoscere i tanti suoi altri gioielli disseminati in album come “E allora senti cosa fo” (’78), “Bioradiofotografie” (’79) e nei due seguenti (e meno conosciuti) “Io e il Signor Rosso” (1980) e “Vado, prendo l’America e poi torno” (’81).



Per quei pochi lettori stratosferici che non conoscessero Stefano Rosso e che volessero saperne qualcosa di più, c’è la sua pagina su Wikipedia e un sito a lui dedicato, ma ancor più vi invitiamo a recuperare “L’ultimo romano”, un amorevole documentario prodotto qualche anno fa dal cantautore Simone Avincola.
 

Quello che vi proponiamo oggi, scaduti i canonici 10 anni dalla pubblicazione, è un prezioso documento live, finora irreperibile sul web. Si tratta della registrazione di un’esibizione al Folkstudio, datata 1993, acclusa al libro di Mario Bonanno e della figlia Stefania Rosso “Che mi dici di Stefano Rosso?”, edito da Stampa Alternativa nel 2011 8da cui abbiamo tratto anche le foto). Onestamente non saprei dirvi se si tratta della stessa registrazione apparsa nel 2003 in “Live at the Folk Studio” (Red & Black Music), giacché di questo lavoro non sono riuscito a reperire alcuna notizia (e il libro a tal proposito non dice nulla).

 

E’ uno Stefano Rosso in stato di grazia, quello che emerge dalla registrazione (probabilmente solo parziale, vista la durata) di questo concerto del ’93, scaldato dall’affetto dello zoccolo duro dei fans, in quel Folkstudio che, pur, in una diversa sede, lo aveva visto tanti anni prima muovere i suoi primi passi, a quanto pare all’inizio un po’ riluttanti (“Io non salii mai sul palco: mi ci buttò di peso Maurizio Francisci, poiché non ne avrei mai avuto il coraggio. E così fui battezzato anch’io”).


Nonostante tra anni ’90 e anni 2000 Stefano Rosso si esibisse talvolta accompagnato dalle basi, crediamo che sia proprio la formula voce & chitarra quella in cui emerge più limpidamente la sua arte, anche grazie alla sua sopraffina tecnica chitarristica.


Catapultiamoci dunque con la fantasia (i più fortunati con il ricordo) in quella serata del ’93 (non è dato sapere la data precisa), nell’angusto Folkstudio, in cui, in un’atmosfera intima e complice, Stefano Rosso sciorina i suoi classici (i già più volte citati “Una storia disonesta” e “Letto 26”), ma anche brani rimasti più nascosti come “Canzone per un anno” e “Neurologico raggae” (due inediti dalla raccolta “Il Meglio” del 2001), “Compleanno” (dal primo album) “Gli occhi dei bambini” (da “Banjoman”, 2004) “Gina’s blues”, introdotta da un gustoso aneddoto (da “Donne”, 1982), e gli esercizi virtuosistici di “Nashville rag” (dallo storico e raro disco-manuale “La Chitarra Fingerpicking di Stefano Rosso” del 1983), della tradizionale “Galopeira” e della gerswhiniana “I got rhythm” (entrambe da “Fingerstyle guitar, vol. 1” del 2003).

Ad impreziosire il tutto anche un paio di pezzi che, a quanto ci risulta (ma siamo pronti ad ogni smentita), dovrebbero essere inediti, come “Vado via” (da non confondersi con “Vado” dell’81) o la breve strumentale “Lady tonight”.

 

Insomma, uno Stefano Rosso in purezza che speriamo incontri il vostro gradimento.

 

Buon ascolto!

 

 

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9 commenti:

  1. Bravo era bravo.....peccato non sempre puntuale.....
    Anno di grazia 76 o 77 doveva venire al festival dell'unità per aprire il concerto di Ivan Graziani, aspetta e aspetta il nostro non si fa vedere , al che Ivan, spazientito mi mette in mano la chitarra e mi dice: " vai su e intrattienili, tanto nessuno lo conosce e penseranno che tu sia Stefano Rosso!"
    Così mi trovai a cantare canzoni mie, ad inventarle qualcuna e, per chiudere a fare una versione raffazzonata di : una storia disonesta.
    Nonostante la mia, ovvia, imperizia mi applaudirono , chissà perchè.....
    Quando poi mi capitò di sentirlo live, beh la differente classe chitarristica e vocale nei confronti della mia era palese!
    Mi assolvo dicendo che ero giovane e alle prime armi, ma anche ora, dopo anni di "suonate" non posso certo competere, a maggio ragione nel fingerpicking

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    1. Grazie Osel per il gustoso aneddoto! Anche io ho un ricordo personale, quando il mio gruppo dell'epoca partecipò al festival della canzone romanesca, mi pare nel '99 o nel 2000. Lui era ovviamente ospite d'onore, e passammo un paio d'ore insieme al bar. Ci chiese come ci spostavamo, e se per portare in giro casse, aste, mixer eccetera fosse meglio comprare una monovolume, e quale. Ricordo che mi fece un autografo sul testo della nostra canzone con un "Buona fortuna!" scritto sotto. Una gran bella persona.

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  2. Che grande e graditissimo regalo, carissimo super-Andrea. Tanti anni fa, un espositore di libri e vinili, a un mercatino, mi consigliò di ascoltare Stefano Rosso: acquistai una raccolta in audiocassetta, che poi gli prestai. Scoprii così un autore ironico, malinconico ma allegro, capace di affrontare argomenti di spessore con leggerezza e profondità (''Allora senti cosa fò'', ''Colpo di stato''). Ad un mio amico che aveva perso la testa per una ragazza, feci ascoltare il brano ''Femminando'' (Femminando, sono finito in clinica, femminando, per una donna cinica). Un mio amico aveva contattato Stefano per incidere una cover di un brano di De Andrè in un cd tributo, ma non se ne fece nulla perchè volò in cielo troppo presto. Simpatico l'aneddoto di Osel, riguardo la mancata puntualità del suddetto. Grazie di esistere, amici della Stratosfera.

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    1. Ciao Albe! E grazie a te per l'attenzione con cui ci segui. Senti, ricordi che pezzo di De André avrebbe dovuto fare?

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    2. Ciao Andrea, il mio amico me ne parlò, ma non mi disse di che brano si trattava. Grazie a te Andrea per le tue interessantissime proposte musicali.

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  3. A me piaceva molto Stefano Rosso, condivido in pieno la definizione: malinconico ma allegro!
    Come uomo, poi, era veramente singolare: entrò nella Legione Straniera salvo poi (pare) disertare in seguito (pare) ad una delusione d'amore. Cantautore veramente particolare.
    Grazie di avermelo ricordato.

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  4. Molto bravo Stefano Rosso !

    Per me il suo disco migliore è l'esordio del 1977 Una storia disonesta, molto piacevole e ben suonato !

    Discreti e gradevoli anche i lavori successivi E allora senti cosa fo, Bioradiofotografie e Io e il sig. Rosso .

    Carini anche Vado prendo l'America e torno, Donne e lo strumentale La chitarra fingerpicking .

    Michele D'Alvano

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  5. Anni fa ebbi modo di contattare la figlia di Stefano Rosso, Stefania. Le feci anche un regalo, regalo che a breve col suo consenso, prenderà forma qui sulla StratoSfera.
    Come scrisse il poeta : "Altro dirti non vo.....". A presto. FRANK - ONE

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