TRACKLIST CD 1:
1. Intro
2. Il respiro del tempo
3. Suonare suonare
4. Maestro della voce
5. Dove… quando…
6. La carrozza di Hans
7. Romeo e Giulietta - Danza dei Cavalieri
8. Band intro
9. Impressioni di settembre
TRACKLIST CD 2:
10. Intro Traccia De André
11. L’infanzia di Maria
12. Bocca di Rosa
13. La Canzone di Marinella (De André vocals)
14. Un giudice
15. Zirichiltaggia
16. Volta la carta
17. Il pescatore
encore
18. E’ festa / Celebration / Impressioni di settembre
FORMAZIONE:
Franz Di Cioccio - batteria, voce
Luca Zabbini - basso, voce
Marco Sfogli - chitarra
Lucio Fabbri - violino, cori
Alessandro Scaglione - tastiere, cori
Eugenio Mori - batteria
Posso già prevedere i commenti di alcuni amici: "questa è solo una cover band della PFM guidata da Franz Di Cioccio", "erano bravi solo negli anni '70", "Di Cioccio è senza voce ed è meglio che smetta di cantare e suonare", ecc, ecc. Verissimo. Gli altri componenti si sono persi da anni per strada e non torneranno, così come non torneranno gli anni 70. . Ma basta un solo musicista storico per tenere viva l'immagine di una band? Il concetto vale anche per Vittorio Nocenzi col suo Banco, Michi Dei Rossi con Le Orme, Lino Vairetti con gli Osanna, Furio Chirico con i Trip, giusto per citare i maggiori. Per me la risposta e sì, fortemente sì. Io provo grande ammirazione per questi vecchi leoni che dopo una carriera durata numerosi decenni, hanno ancora la voglia (e la forza) di proporre i loro successi sui palcoscenici. Cosa dovrebbero fare questi musicisti oramai ottantenni, o quasi? Ve lo vedete Di Cioccio seduto al bar a giocare a briscola con un bicchiere di vino bianco? Di Cioccio è un musicista che non si è risparmiato nel corso dei decenni e ancora oggi riesce a sedersi dietro la sua batteria e suonarla senza problemi alla schieni (come purtroppo è successo al suo collega Phil Collins, da anni impossibilitato a suonare). Certo, la voce oramai se ne è andata quasi del tutto, prova ne è che le canzoni di De André vengono quasi recitate. : Ma guardatelo in foto questo storico eroe che riesce ancor a creare in noi la nostalgia per una musica oramai confinati nei libri di storia.
La recensione del concerto è stata oggetto di un lungo articolo, molto bello e dettagliato (con tanto di foto che ho carpito per realizzare il post) apparso sul quotidiano on line "AostaSera" il 4 luglio scorso, scritto dal mio caro amico e collega giornalista Chris, (che saltuariamente collabora con la Stratosfera). Sempre su "AostaSera" troverete un video che sintetizza lo show in 5 minuti. Cliccate qui per la lettura integrale dell'articolo. Io vi riporterò solo le parti legate al concerto della PFM.
La recensione di Chris
Lo “zoccolo duro” del progressive italiano è vivo e, anche ad Aosta, lotta ancora con la Premiata Forneria Marconi. Non legioni di fan come un tempo, perché di anni dall’epoca d’oro ne sono passati una cinquantina (e l’età media si è alzata), ma quanti ne sono bastati nella serata di venerdì 3 luglio, a riempire l’abbondante migliaio di sedie posizionate dall’organizzazione nell’area P8 per l’esibizione della band capitanata da Franz Di Cioccio. La prima è, per l’appunto, il prog, in cui piove sul pubblico un “greatest hits” dei successi della band nata a Milano nel 1971. Ad Aosta si è aperta con Il Respiro Del Tempo, quindi Suonare Suonare. Maestro della Voce ha rinnovato, per molti spettatori, una promessa d’amore con il gruppo e Dove… quando…, scivolata sul far del tramonto, ha sprigionato tutto il suo potere evocativo. Di Cioccio lascia il microfono per salire alla batteria su La Carrozza di Hans e la sensazione continua ad essere che, se proprio dovesse (potesse?) esprimere una preferenza, picchiare sulle pelli (il verbo è proprio quello) gli risulta più congeniale che cantare.
In quel momento, guardandolo sul palco ti ricordi che, quell’uomo dalla maglietta nera con la scritta “Randagio”, per l’anagrafe ha 80 anni. La domanda è universale (in alcuni scattata prima dell’inizio dello show, in altri durante): la performance è ancora all’altezza della nomea che precede la PFM? La risposta – pur se si moltiplicano i momenti in cui il nostro gioca alla creatura bizzarra e un po’ folle (di quelle che popolano il sottobosco prog) è: sì. E non deve stupire. In fondo, parliamo della stessa età di Patti Smith, Ian Gillian e John Paul Jones. Se poi cerchiamo delle rockstar più attempate, Eric Clapton ne ha 81, Bob Dylan 85, Mick Jagger 83 e Paul McCartney 84. Provate a dire quale di questi artisti ha appeso il microfono al chiodo. Nessuno? Ecco, perché dovrebbe farlo Di Cioccio?!
Assente Patrick Djivas (con il basso passato nelle mani dell’ottimo Luca Zabbini, da menzione come il chitarrista Marco Sfogli, il tastierista Alessandro Scaglione e il secondo batterista Eugenio Mori), l’altra “colonna” della PFM era rappresentata ad Aosta dal violinista Lucio Fabbri, entrato nella band ufficialmente nel 1980. Non ha bisogno di presentazioni, ma siccome qualcosa nel taccuino del cronista rimane sempre, riguarda l’arrangiamento rock-prog di Romeo e Giulietta – Danza dei Cavalieri. Sul brano, il suo violino fa a pezzi ogni convenzione che lo vorrebbe strumento classico. A trarre in inganno è forse che da fuori lo si vede suonato dalle mani di un musicista, ma a guidarle è il suo animo. Un concetto che torna prepotente anche sul brano che chiude la prima parte dello show, Impressioni di Settembre. Per milioni di persone nel mondo è l’inno della PFM. In quanto tale, non lo si commenta, lo si ascolta in silenzio. Scelta, va detto, parecchio condivisa ieri sera all’area P8.
Quindi Di Cioccio la tocca piano per aprire la seconda parte dello show: “Io considero Cristo il più grande rivoluzionario della storia. Ho bisogno, e credo tutti abbiano bisogno, di considerarlo come un uomo e di considerare come umani tutta la sua storia. Perché se lo si considera un Dio non si può imitarlo. Se lo si considera un uomo, sì… Fabrizio De André”.
La seconda traccia dello show, ça va sans dire, è quella dedicata al sodalizio tra la PFM e Faber, incarnato dal tour 1978-79, considerato ancor oggi uno dei momenti più importanti della musica italiana. La canzone d’autore (peraltro in un suo esponente tra i più intimisti e complessi, rispetto al quale non sarebbe sbagliato parlare di poesia) che incontra il rock-progressive.
L’omaggio sentito ieri sera ha viaggiato su coordinate non troppo diverse da quello sentito alla Saison Culturelle nel dicembre 2023, ma l’impatto emozionale si rinnova ad ogni occasione. Si parte con L’Infanzia di Maria, quindi Bocca di Rosa. La Canzone Di Marinella è sempre in grado di fermare il tempo, quando sulla musica della PFM si adagia la voce di De André registrata, e succede anche stavolta.
Un Giudice è forse il brano in cui si capisce di più cosa significhi vestire le liriche di Faber con i suoni nel DNA della PFM e Zirichiltaggia – in dialetto gallurese (cantato da Zabbini) – è un altro “amarcord” del tour di quarantotto anni fa. Gran finale, per la seconda traccia del concerto, con Volta La Carta e Il Pescatore. Richiamata a gran voce sul palco, la Premiata Forneria Marconi regala un medley conclusivo da cinque minuti e mezzo, in cui si fondono E’ Festa, Celebration e Impressioni di Settembre. Dopodiché, il sipario cala del tutto, dopo un’ora e mezza di musica. Andandosene non resta da pensare ad altro se non che il progressive è stata una meravigliosa forma (come, prima di lui, il jazz e il rock stesso) di contaminazione. Forse lo si dimentica troppo spesso.
E' tutto cari amici. Vi auguro buon ascolto.
LINK CD 2
Post by George - Words by Chris & George




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RispondiEliminaAscoltare per l'ennesima volta La carrozza Di Hans, Impressioni di settembre, E’ festa / Celebration e quant'altro è sempre un'emozione impareggiabile e tutto il resto va in secondo piano. Bentornato carissimo George e grazie mille sia a te che a Chris.
RispondiEliminaCarissimi George e Chris, il dibattito sui concerti attuali della PFM sarebbe lungo, forse noioso e probabilmente senza vincitori o vinti. Per chi è nato musicalmente con il progressive ed il cantautorato, risulta meraviglioso ascoltare le pietre miliari che ci hanno fatto crescere le nostre sensibilità come esseri uomini pensanti. Certo pensare al mio battesimo del fuoco interiore, un concerto della PFM in formazione completa oltre 50 anni fa, provo grande nostalgia in confronto ai pur grandissimi musicisti che accompagnano il tour di questi anni. Mi rimane il dubbio sul perchè alcuni artisti-musicisti, non vogliano andare in pensione come tutti gli altri lavoratori (!!!) pur avendo raggiunto i requisiti economici ed arrivare invece fino agli ultimi giorni sul palco, pur non potendo mostrare più tutte le loro capacità di una volta (ed il discorso non è riferito espressamente a Di Cioccio ma anche ad altri musicisti che ho visto in questi anni). Spero che benevolmente ciò che ho detto non sia considerato puro cinismo ma possa aprire un dibattito che è in fondo ciò che gli amministratori del blog desiderano. Un forte abbraccio. Sergio
RispondiEliminaLe risposte possono essere tre, secondo me, anche tutte o una o due. Perche si sentono vivi e hanno bisogno di quell'adrenalina; perchè non sanno fare altro; perchè raggranellano qualche spicciolo (anche chi fa concerti gratis viene pagato dal comune)
EliminaCaro Sergio, è vero quello che dici a proposito dei tanto auspicati dibattiti da parte dell'amministratore (ovvero il sottoscritto). Mi fa molto piacere leggere i commenti che finalmente stanno arrivando. Come ho già scritto nel post a mio avviso gli artisti, tranne rare eccezioni, e con questi intendo musicisti, scrittori, pittori, ecc, non sono destinati alla pensione. Naturalmente rispetto il tuo punto di vista e, anzi, ti ringrazio per avere partecipato al dibattito.
EliminaOtro bootleg más y van 1000. Grazie
RispondiEliminaUn concertone, i PFM letteramente on fire! Bello il riferimento a Prokofiev con la Danza dei Cavalieri dal Romeo e Giulietta! Grazie per questa chicca George e Chris
RispondiEliminaCiò che penso di questi gruppi che si coverizzano da soli è noto .... bisogna però riconoscere l'indubbia maestria tecnica dei vari strumentisti.....i brani sono storia .,..
RispondiEliminaMerci pour ce double bootleg live.
RispondiEliminali ho visti oltre 20 anni fa a Milano con questa setlist, De Andrè e PFM. Di Cioccio, tanto bistrattato, non avrà voce, ma ha ancora energia e carisma scenico, e la capacità di trasmettere emozioni. Per la nuova formazione, li ho ascoltati, ma non mi scaldano il cuore. Non si tratta di nostalgia, ma proprio non mi trasmettono niente.
RispondiEliminaANdrea
E' la mia band preferita (dopo i Genesis), ma onestamente li preferisco quando fanno solo pezzi della PFM.
RispondiEliminaNon me ne vogianio gli appassionati di De Andrè, ma per me la PFM è la PFM.
Dio Santo, ma un musicista seppur decrepito avrà pure il sacrosanto diritto di suonare i suoi brani fino a che campa, no ? Per la PFM vidi a Roma il concerto per il quarantennale, non granché, ma li avevo già visti da bimbo nel 1978, tutta un' altra cosa .. Indomito
RispondiEliminaI loro concerti fanno (quasi) sempre il pienone. E questo è un fatto. L'uscita di Flavio e poi di Franco hanno oggettivamente privato la band di quella varietà timbrica a livello vocale, in particolare dal vivo (nei due album di inediti in studio ancora si regge). La versione de La buona novella, che alternava Franz e Francone alla voce, aveva (a mio avviso) una buona resa. Il Franz cantante funziona sulle cose sue (i pezzi appositamente scritti per la sua voce negli '80 e negli ultimi album in studio). Mi piacerebbe, l'ho già scritto, che in occasione del "farewell tour" - che prima o poi sarà allestito - transitassero sul palco molti dei musicisti (titolari e sessionman storici) che hanno reso grande la band. Mi è stato detto che è un sogno (quasi) impossibile... ma almeno sulla Strato è bello sognare anche l'impossibile. Un caro saluto e un bentornato a George (ritemprato e pronto per nuove sfide musicali). Many thanks
RispondiEliminaRagazzi, io apprezzo la vostra fede ma l'uscita nel tempo di Pagani, Premoli e Mussida hanno dato una botta fatale alla resa live e compositiva della PFM. Lo posso ben dire (li ho visti la prima volta nel '72 al Piper di Viareggio) e poi altre infinite volte. Ci rimasi malissimo quando ad un concerto, appena dopo l'uscita di Premoli, Franz non spese 2 parole per giustificarne l'assenza, anche inventando una scusa qualsiasi.
RispondiEliminaAl contrario invece ho il ricordo del mio concerto, in cui Di Cioccio incitò il pubblico per far cambiare la decisione di Pagani di abbandonare il gruppo. Altri tempi. Sergio
Eliminacomunque non è più la PFM ...così come non lo è più il Banco.....poi ovviamente ognuno ha il diritto di continuare a suonare e cantare finchè se la sente.
EliminaVisto che fanno il pienone ai concerti vuol dire che di nostalgici ce ne sono molti, personalmente mi rifiuto di spendere un euro per il anco senza francesco e rodolfo ,la PF; senza Missida ,Premoli e Pagani o i Nomadi senza Augusto......poi,ovviamente sono s.celte personali.
Concordo con la critica sul fare i pezzi di De Andrè.....c'è hià il Figlio che coverizza il padre, direi che basta e avanza(e lui almeno ha una voce simile)
Concordo su tutto con Osel. Sergio
EliminaGran bella discussione, amici. Vi ringrazio e vi preannuncio che sta per arrivare un live della PFM, breve ma interessante, registrato nel 1982 a Milano, gentile dono del nostro collaboratore Cimabue.
RispondiEliminagià un periodo non eccelso, ma sicuramente migliore dell'attuale
EliminaPersonalmente non mi trasmettono più nulla
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaCredo si possa partire dalle parole dette da Premoli, guest al concerto milanese durante il tour di "Emotional Tattoos": "Un grazie a questi ragazzi che portano avanti la nostra musica".
E' la Premiata anni '70? No.
E' una cover band? No.
Comunque, vedere un concerto odierno della PFM non è come vederne uno di una (veramente) cover band: l'energia è comunque diversa e migliore! Una cover band ne suona i brani con l'entusiasmo di chi vuole emulare il "maestro"; la PFM attuale ne suona il brano CON i maestri, quindi con quella chiave di lettura che altri non avrebbero. Bella o brutta che sia, ma la LORO.
Certo: godo a vedere Premoli o Pagani o Mussida sul palco o su disco ma allo stesso modo in cui godo pensando a mia moglie 20enne e non lo è più, è diversa; ma l'amore è sempre lo stesso.
Finora la Premiata non è diventata patetica ed ha mantenuto un livello eccelso; magari non più innovativo o precursore ma eccelso, e su questo ognuno credo non possa dissentire.
Mia mamma è meno mamma perchè a 95 anni non mi dà amore nella stessa maniera in cui me lo dava 60 anni fa? Me lo dà diversamente.
La Premiata è diversa, come lo è stata in "PFM? PFM!", in "Ulisse" o in "Come ti va in riva....." o "Miss Baker" che forse sono stati (in particolar modo il primo) diversi dalla PFM anni '70.
Ma ognuno di loro, riascoltandolo, ha qualcosa di ciò che ci ha fatto innamorare della Premiata.
Grazie e scusate la lungaggine.
Guido
è legittimo apprezzare questa formazione come non apprezzarla, sono gusti personali.
EliminaCi mancherebbe....
Che tristezza! Non lo scarico nemmeno
RispondiEliminaCondivido le "critiche". Penso che bisognerebbe avere sufficiente "dignità" per smettere di salire sul palco e occuparsi di musica in altri modi: talent scout, rimasterizzatore, autore, ecc.
RispondiEliminaPerò finché la gente va ai suoi concerti... Il mondo è bello anche perché c'è spazio per tutti!
Grazie per la pubblicazione. Inserisco anche il il mio commento perché mi sembra siano tutti graditi. Il primo concerto che ho visto risale al '72 - '73, l'ultimo è del 2024. Nel mezzo tantissimi altri, compresi quelli con De Andre'. Beh, è vero, non è certo la stessa cosa, ma basta esserne consapevoli. Franz non ha certo una gran voce, però sul palco c'è una "cover band legittimata" che suona con un'energia ed una capacità tecnica difficile da trovare altrove. Quando posso vado anche ai concerti dei vari Banco, Trip, Osanna, Nomadi ecc., o meglio, di quel che ne rimane. Per me l'emozione è intatta, il repertorio inarrivabile, la capacità tecnica e la professionalità è a livelli massimi.
RispondiElimina