giovedì 21 settembre 2017

Laura Betti - 1960 - Laura Betti con l’orchestra di Piero Umiliani (Vynil)



TRACKLIST

1 Cocco di mamma (L.Antonioni- F.Nebbia)
2 Piero (E.Patti- P.Umiliani)
3 Valzer della toppa (P.P.Pasolini- P.Umiliani)
4 Quella cosa in Lombardia (F.Fortini- F.Carpi)
5 Io son’una (F.Mauri- F.Nebbia)
6 Macrì Teresa detta Pazzia (P.P.Pasolini- P.Umiliani)
7 Venere tascabile (F.Mauri- F.Nebbia)
8  E invece no (G.Parise- G.Negri)
9 Seguendo la flotta (A.Arbasino- F.Carpi)
10 Solamente gli occhi (G.Negri- G.Negri)
11 Non so spiegarmelo (E.Patti- P.Umiliani)
12 Vera signora (F.Mauri- F.Carpi)
13. BONUS- Cristo al Mandrione (P.P. Pasolini - P.Piccioni)

Torino. Marzo 2006. L’attore statunitense Matt Dillon, grande appassionato di musica, entra in un noto negozio di dischi di Torino. Dopo circa un’ora ne esce fuori recando in mano un vecchio vinile. Gli piace talmente tanto che pochi giorni dopo lo porta con sé, tenendolo ancora in mano durante l’intervista che concede a Fabio Fazio per “Che tempo che fa”.
Beatles? Elvis? Dylan?
No.
“Laura Betti con l’orchestra di Piero Umiliani”, anno 1960.


La figura di Laura Betti si staglia ancora oggi con singolare nitidezza. Artista versatile, negli anni 50 comincia a calcare le scene teatrali come attrice e cantante, per poi dedicarsi al cinema. Sebbene abbia recitato in diversi film, per firme del calibro di Fellini (“La dolce vita”), Bellocchio (“Nel nome del padre” e “Sbatti il mostro in prima pagina”), Bertolucci (“Novecento”) ed altri ancora, la sua carriera cinematografica, nonché la sua vicenda umana sono fortemente marcate da Pier Paolo Pasolini, che la chiamava “la mia moglie non carnale”, e che dal ’63 in poi la volle in diversi film (“Edipo Re”, ”Teorema”, “Porcile”) e in altri tre episodi in film collettivi (indimenticabile la sua ingenua Desdemona nell’episodio “Che cosa sono le nuvole”). 


La collaborazione con Pasolini era nata ancor prima, quando, nel 1959, sulla scia di altre figure femminili che in quegli anni stavano lavorando su un’idea di canzone d’arte (Milly, la recentemente scomparsa Margot), la Betti e il regista Filippo Crivelli idearono un recital assai innovativo, chiedendo a scrittori e poeti suoi amici di scrivere per lei i testi di alcune canzoni. All’appello risposero grandi nomi del tempo, come Alberto Moravia, Mario Soldati, Goffredo Parise, Gino Negri, Franco Fortini, Ennio Flaiano, Giorgio Bassani, Alberto Arbasino, Camilla Cederna, Fabio Mauri, Ercole Patti, Dino Buzzati, oltre che, appunto, lo stesso Pasolini. Ne nacque uno spettacolo, “Giro a vuoto”, che esordì nel gennaio ’60 e che, dopo un’esibizione parigina, fu entusiasticamente recensito da André Breton, padre del Surrealismo (se volete saperne di più, QUI troverete un'interessantissima intervista a Laura Betti, con gustosi aneddoti anche relativamente a questo spettacolo). Nello stesso anno presso Scheiwiller venne anche pubblicato un libro con i testi, ma, sfortunatamente, lo spettacolo non ebbe poi una vita discografica autonoma. Ciò nonostante, Laura Betti nello stesso anno pubblica per la Jolly “Laura Betti con l’Orchestra di Piero Umiliani”, LP dove sono raccolte diverse canzoni originariamente pensate per “Giro a vuoto”, alcune delle quali in verità già uscite in un paio di EP (di cui uno è omonimo dell’album) di poco precedenti.


Il disco, ristampato nel ’69 per l’etichetta Stella (da questa edizione proviene il nostro rippaggio, e il retro della cover che vedete qua sopra) e mai riversato in CD, è una misconosciuta pietra miliare della canzone d’autore italiana ai suoi primordi. Se è vero che qua e là affiora forse un certo sentore di scrittoio, quell’intellettualismo che in qualche modo ridusse l’incidenza presso un pubblico più vasto anche dello stesso Cantacronache (che resta il modello principale), è vero anche che la Betti, con l’inconfondibile grana della sua voce e con la sua impostazione canora non convenzionale, riesce a dare corpo e anima a queste strane (per l’epoca) canzoni, e a renderle ancora oggi straordinariamente vivide. Sono brani che raccontano di puttane che dopo una forte bevuta si sentono rinascere in una nuova verginità (“Il Valzer della toppa” dello stesso Pasolini, poi diventato anche un cavallo di battaglia di Gabriella Ferri), o che rivendicano orgogliosamente la loro professione rifiutandosi di infamare il proprio protettore (“Macrì Teresa detta pazzia”, ancora per mano di P.P.P.). Sono canzoni modernissime, queste prime due, anche per l’uso neorealistico del romanesco, parallelo all’uso che lo stesso regista ne fece in “Accattone” e “Mamma Roma” e ancor prima nei romanzi "Ragazzi di vita " e "Una vita violenta".


Non meno anticonformista la ragazza dalla disinvolta vita sentimentale di “Piero” (scritta da Ercole Patti, autore anche di “Non so spiegarmelo”), o la donna che in “Quella cosa in Lombardia”, capolavoro assoluto scritto dal poeta Franco Fortini, invita spudoratamente il suo fidanzato ad andare a fare l’amore, e sia chiaro che non si parla di casti baci sulla guancia  (“dico proprio quella cosa che tu sai/ e che a te piace almeno quanto a me”). Ricordiamo che siamo nel 1960, e che a quell’epoca l’Italia ancora si turbava per Julia de Palma che cantava “Tua/ sulla bocca tua/ finalmente mia”. Per dire. Questo pezzo, musicato genialmente da Fiorenzo Carpi, fu poi ripreso da Enzo Jannacci nel suo primo album del ‘64 (cantato malino, per la verità, e ciò gli valse una successiva “stroncatura” dello stesso Fortini. C’è da dire che Jannacci fece mea culpa e rimediò alla grande nel live del 1989 con una superba interpretazione).

Lascio a voi il piacere di (ri)scoprire altre gemme di questo lavoro che si muove tra cabaret e satira sociale (d’altra parte all’epoca le due cose erano brechtianamente assai collegate), ma lasciatemi almeno segnalare l’iniziale “Cocco di mamma” che si fa beffe dell’archetipo sanremese per eccellenza, e la divertentissima “Seguendo la flotta” uscita dalla brillante penna di Alberto Arbasino (e musicata ancora da Carpi). Inoltre, ci sembrava giusto inserire come bonus track dell'album un'altra canzone pasoliniana della Betti, anch'essa legata a "Giro a vuoto". Parliamo di "Cristo al Mandrione", un pezzo musicato con insolita mano lirica da Piero Piccioni, uscito su album per la prima volta solo nel 1968 in un'incongrua miscellanea di artisti vari ("Aria di casa nostra") ed edita dalla DET su etichetta Tank.

 

Grande merito nella riuscita dell’album va riconosciuto alle orchestrazioni, ora beffarde, ora liriche, ora ellingtoniane, ora cinemascopiche del grande Piero Umiliani, che firma anche la musica di tre pezzi, tra cui la ricordata e pasoliniana “Macrì Teresa detta pazzia” (anche se Umberto Fiori, cantante e autore degli Stormy Six, anni dopo ne criticherà la veste musicale, accusandola,  con il suo incongruo e scintillante swing, di depotenziarne il testo).

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BONUS TRACKS - Laura Betti - 1962 - Laura Betti 1 e 2 (doppio EP, Francia)


TRACKLIST

1 Je me jette (A.Moravia- J.Rougeul- G.Marinuzzi jr.)
2 La parade du suicide (P.P.Pasolini- J.Rougeul-G.Fusco)
3 Je hais Rome (M.Soldati- J.Rougeul- P.Umiliani)
4 La belle Léontine (G.Parise- J.Rougeul-G.F.Maselli)
5 Je sais vivre (F.Mauri- J.Rougeul- F.Nebbia)
6 Piero (E.Patti- J.Rougeul- P.Umiliani)
7 Maria le Tatouage (F.Mauri- J.Rougeul- F.Nebbia)
8  Une vrai dame (F.Mauri- J.Rougeul-F.Carpi)

Dicevamo che non tutte le canzoni dello spettacolo “Giro a vuoto” hanno trovato posto in questo lavoro, né lo troveranno in altri album: la Betti inciderà in seguito solamente due LP con brani tratti dall’opera di Kurt Weill (notevolmente arrangiati dal compositore Bruno Maderna) e qualche EP, per poi dedicarsi pressochè esclusivamente alla sua carriera d’attrice.

Ma c’è un ma.

Due anni dopo uscirono in Francia due EP in cui la stessa Betti cantava, in francese, tradotte da Jean Rougeul, non solo tre canzoni già apparse nel disco oggetto di questo post (in diversa versione), ma anche qualcuna di quelle presenti nel suddetto spettacolo, ma escluse dall’LP (per i testi di Mario Soldati, ancora Goffredo Parise e Alberto Moravia, a quanto pare restio a rassegnarsi al fatto che in una canzone è necessaria una metrica). Degna di nota è la presenza di un altro brano scritto da Pasolini, “La parade du suicide”, inciso poi in italiano da Anna Nogara (“La ballata del suicidio”), ma rimasto inedito per parecchi anni, recuperato solo nel 1989 nel CD “Tutto il mio folle amore” di Grazia De Marchi e poi in una miscellanea del ’95 (“Luna di giorno- Le canzoni di Pier Paolo Pasolini”), nella versione originaria della Nogara. Per questo motivo ci permettiamo, dopo fruttuosa battuta di pesca sul Tubo, di proporvi questi due EP come bonus track.

E’ davvero tutto. Buon ascolto.

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Post by Andrea de "Gli Sprassolati"


8 commenti:

  1. Innanzitutto esprimo il mio totale apprezzamento per la splendida ed erudita recensione che ci ha regalato Andrea, una vera miniera di informazioni, dove emergono competenza e passione. Questo ci aiuta ad ascoltare il disco in modo attento e ragionato. Un esempio e un modello da seguire.

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  2. Brani adorabili, allo stesso tempo ironici ed impegnati: grazie infinite, caro Andrea!

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  3. Un post meraviglioso..grazie ad Andrea per la recensione

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  4. Meraviglioso! Grazie ragassi, vi voglio bene!

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  5. Grazie infinitamente, di cuore.

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  6. Un grande post, interessantissimo! Molte grazie di cuore. Marco dalla Valpellice.

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  7. un disco importante nella mia discoteca.....

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  8. Grazie, davvero un dono.
    Andy

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