giovedì 4 ottobre 2018

Roberta D'Angelo - 1978 - ...Abitare a Cinecittà...(vynil)


TRACKLIST

1 Cinecittà
2 Ultimo ideogramma cinese
3 Mimì
4 Le mosche non hanno anima
5 Racconto
6 In realtà è solo passato
7 Piccoli topacchi
8 Passe-partout

FORMAZIONE

Roberta D’Angelo- voce e pianoforte
Marcello Luciano- chitarra acustica, folk ed elettrica, voce in “Le mosche non hanno l’anima
Roberta Masala- basso elettrico
Marco Pirisi- batteria
Adriano Giordanella- bonghi, zanza, campanelli

Questo disco, per quanto mai ristampato in CD, non è né raro, né introvabile, essendo già disponibile da qualche tempo sul Tubo, anche se qui ascolterete il nostro rippaggio da vinile.
Permettetici comunque di parlarne, perchè si tratta di un’artista passata un po’ sotto traccia e di un disco che, a parer di chi scrive, con il senno di poi andrebbe assai rivalutato. Di Roberta D’Angelo, cantante, autrice e pianista di formazione classica, potete leggere un attento ricordo qua.


Comincia la sua carriera lanciata dalla IT tra le "Cantautori” (questo l’infelice termine coniato all’epoca) in un album collettivo con Nicoletta Bauce, Silvia Draghi e le carneadi Simo e Susi. Le prime due, tra l’altro, avranno anche la possibilità di inserire un loro brano nel doppio dal vivo Trianon 75, un album che testimoniava una serie di concerti proposti in quartieri popolari di Roma dalla RCA (e sottoetichette connesse) e che, se volete, potete recuperare qui

Ma torniamo a Roberta D’Angelo che dopo questo imprinting all’ombra di Gaio Chiocchio, ebbe modo di registrare tre album tra il 1976 e il 1980, e qualche singolo, nessuno di particolare successo, fino a quando nel 1983 scende dai palchi e si dedica all’insegnamento.

Eppure questo secondo lavoro “...abitare a Cinecittà...”, uscito nel 1979 per la casa madre RCA e sorprendentemente prodotto e arrangiato dalla stessa cantante (e scritto in buona parte con il marito Angelo Carbone), ad ascoltarlo oggi è una rivelazione che fulmina. Se avrete la bontà di accostarvi al disco senza pregiudizi (lo sappiamo, la brutta copertina non aiuta), potrete infatti ammirare una cantautrice dallo spirito autenticamente rock, assai più, a nostro giudizio, della coeva Gianna Nannini, che proprio in quello stesso 1979 cominciava con “California” a macinare i primi successi.

Il disco, ambientato nell’omonimo quartiere (in realtà solo limitrofo a quello in cui viveva l’artista), si snoda su 8 tracce che più o meno gravitano in questo scorcio di Roma, quello in cui più plasticamente si staglia la differenza tra i fantasiosi sogni del cinema e la dura realtà della città. L’iniziale title track è già un manifesto, un pezzo che parte tenue, ma con un canto assai duttile, quasi teatrale, che nel finale si sporca e si strazia. Molte di queste canzoni sono costruite su una base armonica che resta fissa per diverse battute, sulla quale la D’Angelo ha modo di inerpicarsi con la sua voce, ora sussurrata, ora urlata, ora giocata di testa, ora di gola, talvolta abbandonando la melodia per un recitare ritmico di grande impatto.


Ascoltatevi la seguente Ultimo ideogramma cinese, un pezzo sconvolgente nel suo incedere ritmico, con un canto che si direbbe pervaso di sacro furore (un po’ alla Patti Smith) che strapazza testi e melodie e che, in qualche punto, sembra ricordare il Fortis o il Bennato più “schizo” (prendo in prestito per comodità, e per pigrizia, la definizione che Gianfranco Manfredi coniò per Jannacci). Chi bazzica l’odierna scena indie si stupirà forse della modernità di questa voce, una modernità fatta di coraggio e di grande libertà creativa, del tutto lontana sia dal bel canto sia dagli stilemi del rock italico dell’epoca, per volgersi invece a quanto di più stimolante veniva dall’estero. Prendete, a controprova, “Le mosche non hanno anima” che originariamente chiudeva il lato A: si tratta di un pezzo duro, di forte denuncia politico-sociale, che si muove sostanzialmente su due accordi, con un esplicito riferimento musicale al Lou Reed di “Walk in the wild side” e un testo di indubbia forza espressiva. 

Non usuale sentire qualcosa del genere in area RCA, ne converrete.


Lascio a voi il piacere di scoprire anche gli altri brani di questo lavoro di stupefacente originalità, come, per esempio, “In realtà è ancora passato”, un pezzo davvero notevole, e il talking jazz di “Piccoli topacchi”. Vi segnalo solamente, a mo' di aneddoto, che “Racconto”, un pezzo che ritrae una donna con un passato di droga che solo mettendo al mondo figli cerca di ritrovarsi, sfoggia un testo scritto da una giovane Serena Dandini.

Buon ascolto, e sappiatemi dire.

NEW LINK



Post by Andrea Altrocanto

12 commenti:

  1. Purtroppo il link non funziona....

    RispondiElimina
  2. Ciao, ho riscontrato anch'io lo stesso problema. Grazie mille se riesci ad attivare il link.

    RispondiElimina
  3. Va alla grande! Grazie Andrea!

    RispondiElimina
  4. Volevo ringraziare Andrea perchè grazie a post come il suo e alle note che lo accompagnano mi ritrovo ad apprezzare lavori da anni in mio possesso ma che ai tempi non avevano toccato particolarmente le mie corde. Insomma questo è un ulteriore motivo per cui apprezzare e cercare di supportare il nostro blog! L'unica annotazione che mi permetto aggiungere è che....a me la copertina non dipsiace affatto. De gustibus.... FRANK - ONE

    RispondiElimina
  5. il link non funziona più... di nuovo...
    potresti riattivarlo?
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so che dirti, a me funziona. Prova un'altra volta e vedi che succede.

      Elimina
  6. La Miglore cantautrice romana di sempre, come riusciva a riprodurre la noia di questa città in "Cinecittà" manco Califano c'era riuscito, fece addirittura un 45 giri con i Bu Bu Sex della compianta Luisa Mann (Ciao Luisa, Riposa in Pace), mettete pls in linea anche "Casablanca" che merita, v'assicuro. Ora credo abia un negozietto in periferia. Grande Roberta, sempre nei nostri cuori !!! Indomito

    RispondiElimina
  7. Andrea hai fatto un ottimo lavoro. Era da un pò di tempo che balenava nella mia testa l'idea di inviare i tre lavori discografici oltre ai 45 incisi dalla ns al Capitano. Giustoappunto volevo corredare il tutto con qualche nota. Resto a disposione per il primo album, Casablanca e i 45 giri. Ho già inviato "Avellino express di Gerardo Carmine Gargiulo. Alla prossima

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Avellino Express" è un album culto anche per me. Anni fa con un mio amico cantavamo sempre a fine concerto la sua Gita sul Po, tanto che nella mia città, Orvieto, divenne conosciutissima. Poi lo invitammo a una nostra trasmissione radiofonica. Personaggio bislacco, molto gentile.

      Elimina
  8. L'anno scorso, ad una mostra del disco, un espositore mi ha consigliato questo vinile. Dopo ripetuti ascolti, ne ho apprezzato il valore. Grazie mille, caro Andrea, di averlo proposto qui. lo sto riascoltando e gOdendo appieno.

    RispondiElimina
  9. So che ora è insegnante di musica in una scuola, sempre da quelle parti

    RispondiElimina